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sabato 2 aprile 2022

Marcovaldo (I. Calvino)

 

Il libro Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, è composto da venti novelle ognuna delle quale è dedicata ad una stagione: il ciclo delle stagioni, dunque, si ripete tra le pagine per cinque volte. 

Il protagonista è sempre lui, Marcovaldo: un omino che fa tenerezza e strappa un sorriso con il suo modo di fare, con quel suo modo di cercare la natura in città. È un personaggio buffo, un po’ malinconico, uomo dall’animo semplice e uomo di fatica: ha una famiglia numerosa che non naviga economicamente in buone acque e lui non si tira indietro davanti al lavoro, per poter provvedere a moglie e figli.

Ho avuto la sensazione che, vivendo in città, avesse una grande nostalgia di una vita diversa, a contatto con quella natura che cerco in ogni situazione. È un po’ smarrito tra i cartelli pubblicitari e le scritte al neon che coprono la visuale della luna e delle stelle, si sente fuori posto anche se appare ben adattato alla vita di città.

La struttura delle varie novelle è, più o meno, sempre la stessa: tra il grigiore della città Marcovaldo cerca i segni dell’avvicendarsi delle stagioni sognando di tornare ad uno stato di maggiore contatto con la natura. Ed ogni volta, puntualmente, per lui è una delusione.

È un ingenuo, un uomo semplice, protagonista di quelle che sembrano delle piccole favole nelle quali, però, il finale porta con sé una buona dose d’amarezza.

Non si comprende in quale città si svolgano le sue avventure, quasi a voler intendere che situazioni di questo tipo potrebbero accadere ovunque, in qualsiasi metropoli industriale. Un’alea di mistero avvolge anche la tipologia del lavoro di Marcovaldo, quel suo caricare e scaricare casse per un’azienda di cui si conosce solo il nome ma non la tipologia, lascia pensare – sulla falsariga di quanto accade per la città – che possa trattarsi di un lavoro qualunque. Un lavoro di fatica, ma qualunque.

Nel corso della lettura ho avuto la sensazione che Calvino sia passato da storielle con sfondo leggermente comico a storielle più malinconiche, meno divertenti. Eppure il protagonista non si rassegna. Segue sempre il suo istinto tanto da apparire anche un po’ sciocco, a volte. Ma sempre ispirando tenerezza – almeno questo è capitato con me – nel lettore.

Non è un uomo fortunato, Marcovaldo. Colleziona anche delle brutte figure, passa anche dei guai di tanto in tanto ma… arriva sempre sera e, con lei, un sonno riparatore d'ogni offesa della giornata.

Un esempio da seguire in questo, riaprendo poi gli occhi con nuova fiducia per affrontare un giorno nuovo.
***
Marcovaldo
Italo Calvino
Mondadori editore
127 pagine
12.00 euro copertina flessibile

martedì 29 marzo 2022

Il testimone chiave (S. Savioli)

 

Seconda indagine per l'agenzia investigativa Cantoni. Secondo mistero da risolvere. 

Tornano ne Il testimone chiave i personaggi nati dalla fantasia di Sarah Savioli: Cantoni, investigatore privato titolare dell'omonima agenzia, Tonino suo fidato collaboratore ed Anna. Collaboratrice anche lei, fidata anche lei, ma piuttosto sui generis visto che non ascolta e raccoglie le testimonianze di persone informate sui fatti ma... di animali e piante. Una dote, una capacità che non ha sempre avuto ma che ha sviluppato nel tempo, a seguito di una piccola ischemia cerebrale, e che non è del tutto comprensibile da parte di chi gli stà accanto. Qualcuno la compatisce, qualcuno cerca di comprenderla, qualcun altro la consdiera un po' svitata piuttosto che dotata. E lei lascia anche che si pensi questo. Non è certo l'approvazione degli altri ciò che le interessa. Questa è una caratteristica che mi è piaciuta molto di Anna: si accetta, accetta le sue capacità con tutte le stranezze che comportano ma, a livello più umano, si accetta come persona. Ha mal di schiena, è un po' pasticciona, ha dei limiti che conosce molto bene anche nei rapporti personali ma si accetta con ironia.

Devo ammettere che la parte che mi è piaciuta di più di questo secondo romanzo è la descrizione della sfera personale più che l'indagine in quanto tale. Sono i rapporti tra persone che mi hanno incuriosita maggiormente, in particolare quello tra Anna e suo padre (che a ben guardare è un rapporto dolorosamente inesistente) ma anche quello di Anna con sua sorella che arriva ad una stabilità che all'inizio della storia sembrava lontana. E poi anche la sfera umana di Cantoni, il suo capo, mi ha colpita. Quell'uomo così silenzioso e burbero che sembra non avere un cuore ma che invece...

Altro punto di forza della protagonista, secondo il mio parere, oltre ad essere un personaggio molto reale nonostante la sua dote, è l'ironia con la quale affronta la vita. Per lei è una sorta di ancora  di salvataggio che l'aiuta a venire fuori da ogni situazione, anche dalla più dolorosa. L'ironia è un filtro con il quale affronta le varie situazioni che le si pongono davanti e l'uso del quale appare vincente sia nei risvolti concreti che la riguardano che ai fini narrativi, strappando anche qualche sorriso. 

Anna, grazie alla sua particolare capacità, impara ad ascoltare quello che molto spesso il resto delle persone non sente o che, più semplicemente, fa finta di non sentire. Conosce punti di vista diversi, ascolta racconti che a volte sbalordiscono per la loro semplicità ma anche per la loro realtà e sono racconti che invitano a riflettere in modo, a volte disarmante.

Questa volta l'agenzia Cantoni indaga sulla morte di un anziano signore che ha lasciato una cospicua eredità alla sua badante straniera. Cosa, questa, che insospettisce i figli (uno dei due figli in particolare) tanto da indurlo a chiedere l'aiuto di un'agenzia investigativa per fare luce su quella che ritiene essere stata una circonvenzione d'incapace. 

La storia raccontata dal figlio della vittima, però, ben presto si rivela di gran lunga diversa da quella che è in realtà. Nelle more dell'indagine cambiano i punti di vista, cambiano le prospettive ed emergono informazioni inaspettate sempre, guarda un po', suggerite dalle confidenze di piante ed animali più o meno inclini alle chiacchiere. 

Scrittura scorrevole, storia non violenta ma che mantiene alta la curiosità su come si siano davvero svolte le cose, animali determinanti così come determinante è l'acume di Anna che, pur non riuscendo a mettere ordine nella sua vita con troppa semplicità, aiuta a mettere ordine nelle vite degli altri. 

Essendo il secondo volume di una serie consiglio la lettura in ordine pur trattandosi di una storia autoconclusiva (è una raccomandazione che faccio sempre perchè le serie, nate come tali, hanno un loro perchè dal punto di vista cronologico).

Lettura piacevole, non troppo impegnativa, di svago.
***
Il testimone chiave
Sarah Savioli
Feltrinelli editore
304 pagine
16 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

mercoledì 15 settembre 2021

Neroinchiostro (S. Vallefuoco)

Ghibaudo è un vicebrigadiere del carabinieri senza nome. Non lo dice, il suo nome di battesimo lasciando intendere che sia ridicolo o impronunciabile. Lo svela solo sul finale e nessuno sa realmente come si chiami quell’uomo che si è trovato, da un giorno all’altro, ad indagare su un crimine nel quale si è imbattuto quasi per caso: l’omicidio di un collega dell’Arma in un luogo in cui si era recato a seguito di una denuncia per furto.



Nella Sardegna di fine secolo, nel 1899, il vicebrigadiere è al lavoro con una squadra di colleghi arrivati da diverse parti d’Italia e si trova a fare i conti con una terra che ha le sue regole, i suoi equilibri, le sue verità.

Verità scomode, come la vendetta che in quella terra viene consumata al di fuori delle aule giudiziare e senza mobilitare le forze dell’ordine o come la doppia faccia di chi la legge dovrebbe farla rispettare mentre, in pratica, fa tutt’altro.

Verità che aprono al futuro, come l’indagine scientifica che è alle porte e che porta cambiamenti radicali nel modo di valutare i casi che le forze dell’ordine hanno per le mani o come la voglia di emancipazione di una donna che ha le idee ben chiare di quale vuole che sia il suo posto nel mondo.

Le indagini non sono semplici perché quello che inizialmente stupisce tutti – la denuncia di un furto in una zona in cui solitamente di denunce ne arrivano poche – in realtà nasconde una situazione ben più complessa con indagini che portano in una direzione tutt’altro che chiara e che porterà alla luce situazioni inaspettate.

Molto interessante la scelta dell’autrice di approfondire i tratti di un periodo storico particolare, la vigilia del 1900 così come è interessante la reazione dei personaggi alle novità che il nuovo secolo porta inevitabilmente con sé.

L’autrice inserisce in modo intelligente e sottile tematiche che vanno oltre le indagini: la voglia di rompere gli schemi di un personaggio femminile che si dimostra caparbio e pronto a sfidare il destino pur di raggiungere il suo obiettivo, la difficoltà di un uomo di fare i conti con i suoi sentimenti e con le sue inclinazioni (inconfessabili, all’epoca) ma anche la solidarietà e la collaborazione tra uomini, prima che tra colleghi. Un bel mix che porta ad un finale inaspettato più per i risvolti relativi alla vita personale dei protagonisti che per l’epilogo delle indagini. Ghibaudo è un uomo che lascia trasparire anche il suo passato, oltre che il suo presente, e ciò gli attribuisce un peso “umano” particolare.

Singolare la scelta di svelare qualche piccola svolta tra le note, anch’esse da leggere. Preludio di un seguito?
***
Neroinchiostro
Sara Vallefuoco
Mondadori editore
304 pagine
17.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 9 febbraio 2021

Isolati (I. Bonetti)

Ramon Perez è un ex studente che, da tre anni, vive isolato nella sua camera. Ha chiuso letteralmente il mondo fuori.

Ryan Walsh è uno scrittore irlandese in cerca della propria identità professionale: nessuno lo conosce come tale perchè, fino ad ora, ha sempre fatto il gosthwriter per un autore di successo.

Matt Horley è un poliziotto ormai tagliato fuori per aver messo il naso in questioni che non avrebbe mai dovuto conoscere.


Maurice Duris è un medico francese che non è riuscito a salvare la vita a suo figlio.

Javier Hernandez è un narcotrafficante in cerca di vendetta.

Avril Flores
è un'aspirante attrice.

Sono gli unici superstiti dei 318 passeggeri che erano a bordo di un aereo precipitato e inabissato nell'Oceano Indiano il 27 dicembre alle ore 10.20. 

Il mare li ha restituiti alla terraferma in un luogo non meglio identificato nel quale attendono che qualcuno li vada a cercare. Ma nessuno lo sa. I giorni passano e nessuno li cerca. Si rendono ben presto conto che il loro soggiorno forzato in quel posto sarà molto più lungo e duro del previsto.

Quella che avrebbe potuto essere una trama sfruttatissima (tante sono le storie di persone che si trovano a vagare su isole deserte sulle quali sono arrivate per via di incidenti di diverso tipo e in attesa che qualcuno li porti in salvo) ha riservato, contro ogni aspettativa, tante positive sorprese.

Nel conoscere i sei protagonisti, nella prima parte del libro, ho avuto l'impressione che la storia di ognuno potesse essere il soggetto di un libro a sé stante. Penso alla storia di Ramon, che chiude fuori il mondo e vive da hikikomori all'interno delle quattro pareti di una cameretta diventata - per scelta - la sua prigione. Penso al poliziotto che non fa altro che il suo dovere ma si trova a scoprire traffici che coinvolgono persone insospettabili ed intoccabili, tanto da rischiare di giocarsi la carriera. O al narcotrafficante che avrebbe una lunga storia da raccontare. 

Questo è stato il pensiero che mi ha accompagnata per tutta la parte del racconto. 

Quando le esistenze di queste persone si incrociano su una spiaggia sconosciuta, ognuno ha un bagaglio di esperienze e di vita che, però, scelgono di lasciare nell'ombra per mostrare solo ciò che ritengono di far sapere agli altri. Dal mix di queste esistenze che si incrociano su quella spiaggia l'autrice imbastisce una storia di amore e paura, di follia e coraggio, di fantasia e leggenda, realtà ed invenzione che non risparmia alta tensione, colpi di scena, momenti di puro terrore ma anche tenerezza, coinvolgimento, scoperte ed anche oscure presenze. 

In quella terra che aveva vinto tutte le battaglie contro il progresso e vedeva le loro vite come un'anomalia, i sei sopravvissuti si troveranno ben presto a fare i conti con la ricerca di un equlibrio che, volenti o nolenti, va affermato. Non mancherà una certa tensione dovuta alla definizione di tali equlibri soprattutto perchè si incontrano - e si scontrano - sensibilità diverse e un diverso modo di concepire la vita ed il rapporto con gli altri.

Cinque uomini e una donna. Isolati in chissà quale posto del mondo. Lontani da tutto e da tutti. Apparentemente soli. L'ago della bilancia, in quel luogo in cui le regole si erano spogliate di secoli di civiltà ed erano tornate al punto zero, è lei: Avril. Ben presto si rende conto che quel posto le ha tolto ogni possibilità di scelta e che il suo destino, in quelle circostanze, è chiaro seppur lontano dalla sua volontà. Ben presto si rende conto di non appartenere più a se stessa: il destino ha scelto per lei e si rende conto di non potersi opporre in nessuno modo. Per il bene di tutti. Ma il suo, di bene? Qui potrei aprire un lungo discorso che non è il momento di fare per non svelare troppo. Magari chi avesse letto questo libro e avesse voglia di confrontarsi sul ruolo e sulle scelte (più o meno volontarie) di Avril faccia un fischio!

Ben presto i sei compagni d'avventura si rendono conto di non essere soli e di avere a che fare con una comunità che vive allo stato selvaggio. Ma non è questa la scoperta più sconvolgente. A terrorizzarli è la presenza di creature demoniache alle quali quei selvaggio pagano dei tributi in termini di vite umane in cambio di una tranquilla esistenza.

A questo punto la lotta per la sopravvivenza si fa ancora più dura. Non posso dire altro sulla trama. Il libro merita di essere letto. 

Mi permetto di dire che secondo il mio parere il personaggio centrale è Avril. Ed ho anche riflettuto a lungo sul titolo: isolati perchè finiti su un'isola... ma nel dare uno sguardo alle loro vite, ognuno dei sei non è forse isolato rispetto al resto del mondo per via di scelte personali, circostanze o situazioni?

Ho trovato qualche errore che mi auguro sia stato corretto nella versione cartacea ma nel complesso del romanzo, ben scritto e articolato, è poca cosa. I personaggi mi sono arrivati con le loro particolarità: un ulteriore approfondimento delle loro storie e delle loro personalità, come dicevo in apertura, avrebbe richiesto un romanzo per ogni loro storia. Chissà che l'autrice non voglia farci un pensierino per il futuro! Io leggerei volentieri la storia di Ramon, di Javier e di tutti gli altri a prescindere dall'avventura sull'isola e dall'epilogo.

Positiva scoperta. Lettura lunga ma che non mi ha annoiata affatto.
***
Isolati
Iris Bonetti
486 pagine
16.64 euro copertina flessibile - 3.49 euro Kindle

lunedì 2 dicembre 2013

Un uso qualunque di te (S. Rattaro)

Raramente leggo due libri dello stesso autore uno dietro l'altro. Mi capita se sono dei sequel (anche se spesso lascio passare del tempo tra l'uno e l'altro intercalando le due letture con un autore diverso) oppure nel caso in cui il primo mi sia piaciuto talmente tanto da avermi lasciata addosso una certa... fame... di qualcos'altro scritto altrettanto bene.
Non è questo il caso. L'altro giorno sono stata in biblioteca e me ne sono tornata a casa con due libri della stessa autrice: "Un uso qualunque di te" e "Non volare via".

Nel parlare con la mia amica bibliotecaria avevo capito che uno dei due mi avrebbe toccata particolarmente ma ero certa che dei due fosse questo. Invece ho capito tutto il contrario... Per non togliermi il gusto della lettura non ho letto la trama ne' dell'uno ne dell'altro e mi sono messa subito a leggere. Ora che ho terminato "Un uso qualunque di te" so che mi aspetta qualche cosa di meglio con il secondo (appena iniziato) e, lo ammetto, ne sono contenta.
Ne sono contenta perchè il libro appena letto non mi è piaciuto più di tanto. L'ho trovato ben scritto ma molto scontato, dal finale facilmente prevedibile ed anche un po' troppo assurdo.

Viola è una donna sposata da anni con un uomo che è suo marito solo di facciata visto che lo tradisce e lo ha sempre tradito. Lui l'ama ed è la sua roccia. Lei vive una vita che non sente sua ma le va bene così. Lei ha una personalità molto particolare... insicura, instabile, piuttosto strana. Suo marito è la sua certezza, colui che risolve i problemi, che scioglie i nodi, che raffredda le acque troppo bollenti. Viola e Carlo hanno una figlia: Luce. Una ragazza che è ha un feeling speciale con suo padre e che si trova, senza preavviso, tra la vita e la morte.

Tra una telefonata ed un lettino d'ospedale, l'autre narra la storia di Viola, di Carlo, di Luce passando da un capitolo di racconto al presente ad uno che rimanda ad anni prima, da un racconto diretto per mano di Viola che si rivolge direttamente a sua figlia a spezzoni di una vita che sembra lontana anni luce.
Si va avanti e indietro nel tempo per comporre un puzzle che delinea i tratti di una famiglia apparentemente unita ma fondamentalmente instabile.

Ben presto, a seguito del malore della ragazza, la vita di Viola e di Carlo cambia inesorabilmente. Non si può più tornare indietro dal punto in cui si è arrivati, un vero punto di non ritorno...
Non voglio svelare troppo la trama ma mi limito a dire cosa mi ha lasciato l'amaro in bocca... Ebbene, Viola tradisce da sempre suo marito e, da un certo momento in poi del racconto, diventa un'eroina. E' come se con un gesto estremo voglia redimere la sua intera vita di menzogne, di falsità, di doppia vita. 

Anche io farei di tutto per salvare la vita dei miei figli, non dico di no. 
Ognuno può commettere degli errori e non sto certo qui a giudicare.
Però non mi è piaciuciuta la velocità con la quale si è voluti arrivare al finale e, soprattutto, ho trovato il tutto un po' troppo fantastico con una donna che cancella tutto il male che ha fatto alla sua famiglia in un attimo... Mi è sembrato troppo... semplice. Poi c'è il risvolto sentimentale, una figlia da salvare.... mha...

A metà libro si capisce come andrà a finire la storia. E onestamente sono rimasta un tantino delusa.
Non posso dire di più, rischierei di svelare troppi dettagli e rovinare la lettura... mi limito a dire che il secondo libro preso in biblioteca, e che ora sto leggendo, si propone come migliore.

Con questa lettura partecipo alla gara in corso Io leggo italiano.

venerdì 29 novembre 2013

Smettila di reprimere tuo figlio (R. Cavallo - A. Panarese) - Il Venerdì del libro

Per questo Venerdì del libro propongo una lettura che mi auguro possa alimentare una interessante discussione. Si tratta di "Smettila di reprimere tuo figlio", libro scritto a quattro mani da Roberta Cavallo ed Antonio Panarese, edito da Uno Editori e sottotitolato "Come la semplice formula di Madre Natura garantisce la crescita felice del tuo bambino da 0 a 21 anni".
Ammetto che il titolo, sulle prime, mi ha irritata. Come credo ogni genitore ho avuto la reazione immediata di pensare che io non reprimo affatto mio figlio per cui quel titolo così... pronto a giudicare mi ha un momentino irritata.
Nonostante ciò l'ho letto. E pure con interesse. Sul retro copertina ho trovato scritto che si tratta di un libro "...capace di trasformare genitori qualsiasi e a volte casuali in genitori consapevole e in grado di permettere alla loro creatura di crescere ed evolversi in modo sano e felice".
Inoltre, leggo (sempre sul retro copertina) che "...per saper educare i bambini e fare le scelte giuste non bisogna leggere troppi libri, bisogna imparare a leggere loro. Lì è scritto tutto". E' questo l'assunto fondamentale, il perno attorno a cui si snoda l'intero libro. Le leggi di Madre Natura non sono le stesse che ci sono state inculcate, quelle con le quali magari siamo stati cresciuti noi stessi ed i nostri genitori prima di noi.
Il libro propone i principi di Madre Natura che vanno prima di tutto capiti, poi fatti propri e applicati nella vita accanto ai nostri cuccioli. Basta questo, così si dice, per far crescere i nostri figli sereni e felici.
Devo ammettere che ho trovato degli interessanti spunti di riflessione, soprattutto quando il genitore viene invitato a guardare dentro se stesso per leggersi dentro e mettersi in discussione. Ho trovato anche alcuni assunti che non riesco a condividere o che, comunque, mi sembrano un po' troppo teorici.
Qualche esempio? Concordo sul fatto che ai nostri figli debba essere donato amore incondizionato, che vadano ascoltati, capiti, amati sempre e comunque, accettati per quello che sono, valorizzati in ogni momento della loro vita. Concordo sul fatto che i bambini sono lo specchio di noi stessi perchè ci imitano e ci hanno come modello per cui i genitori dovrebbero comportarsi sempre come vorrebbero che il loro figlio si comportasse "...con trasparenza, sincerità e rispetto".
Molti spunti di riflessione, lo ammetto.
Mi sono trovata un po' in difficoltà nel "digerire" quanto detto in merito alle condizioni di salute dei nostri figli.... Sono d'accordo sull'uso eccessivo di medicinali, cosa che non piace nemmeno a me e che non condivido... Non riesco però a pensare che lo stato di salute di un bambino possa migliorare solo se i genitori sono in grado di comprendere appieno i messaggi che manda il loro corpo e se il genitore si pone "in positivo" nei suoi confronti e nei confronti della sua malattia. 

Con i bambini sono l'atteggiamento, i pensieri e i sentimenti del genitore ad avere una grande influenza, molto più incisiva delle famiglie. 
Sono d'accordo, ma non sono d'accordo sul fatto che si tratti di un assunto valido in assoluto e non credo che si possa generalizzare così. E' un po' come colpevolizzare i genitori per le malattie dei loro figli... questo ho pensato nel leggere alcuni passaggi....

Ogni tanto, poi, vengono portate delle testimonianze di casi concreti tra cui quello di Sara, affetta da dermatite atopica: il problema, viene raccontato, è stato risolto con un percorso di accompagnamento nei confronti della mamma, invitata a fare un percorso interiore seguendo colloqui verbali, esercizi da svolgere a casa, usare rimedi naturali, trattamenti corporei bioenergetici e tecniche di visualizzazione. L'atteggiamento della mamma nei confronti della bambina, al termine del percorso, è cambiato, e le azioni quotidiane nei confronti della bambina sono cambiati. Così il problema è stato risolto... Ammetto di essere rimasta un po' perplessa...

Che dire? Credo che comunque il libro meriti di essere letto anche perchè invita ad atteggiamenti atti a mettere in pratica regole dettate da Madre Natura. Come è capitato a me, sono certa che ogni lettore troverà sia degli spunti di interessante riflessione (e che possono portare a positivi cambiamenti) che passaggi che si fa più fatica a condividere o a mettere in pratica. Ammetto che a me è servito anche se non lo considero una "bacchetta magica" capace di risolvere la vita ad ogni genitore. Però può aiutare. Parere mio, ovviamente.

Con questo libro partecipo alla gara di lettura "Io leggo italiano". 

Ps. ho scritto di getto... magari tra qualche ora rileggo tutto con calma e cerco di aggiustare il tiro laddove dovessi essere stata poco chiara ;-)

martedì 12 novembre 2013

La vita accanto (Mariapia Veladiano)

Breve ma intenso. E non lo dico tanto per dire ma perchè è così. Il libro La vita accanto di Mariapia Veladiano conta poco più di 160 pagine e si legge in fretta. Non perchè superficiale. Tutt'altro. Lo si legge in fretta perchè tanta è la voglia di andare avanti di una pagina e poi di un'altra per scoprire qualche cosa di più della storia. 
Quando un libro mi piace tra noi è così: faccio fatica a lasciarlo andare, mi spiace chiuderlo e riporlo sul comodino nell'attesa di un momento da dedicargli ed ogni volta che arrivo alla fine di un capitolo non riesco a resistere alla tentazione di iniziarne un altro pur sapendo di avere un impegno e non potermi trattenere con lui.
Tra noi è stato così. 
Mi è stato proposto dalla mia amica bibliotecaria alla quale avevo chiesto una storia serena e tranquilla, che non mi facesse avere gli incubi la notte (perchè a furia di leggere gialli, thriller e roba del genere a volte mi è capitato di sognare le ultime scene di cui avevo letto poco prima di addormentarmi).
Non c'è da immaginarsi un romanzo rosa. No, non è questo il caso. Assolutamente.
E' un romanzo profondo, intenso, delicato e... poetico. Eh si, proprio così, nonostante l'argomento.

Rebecca è una bambina brutta. Nata brutta da una coppia di bellissimi genitori. Questo la porta a vivere ai margini della società fin da piccina, a vivere nascosta, reclusa fino ad arrivare a svolgere un lavoro nell'ombra. E' brutta ma speciale: ha un gran talento che le permette di esprimere tutta se stessa nella consapevolezza che il suo posto, nel mondo, non sarà mai un posto di primo piano piano.
Anche negli affetti si trova a vivere ai margini, in particolare per quanto riguarda sua madre. Una mamma che si ammala dopo la sua nascita...
Non dico altro della trama perchè merita di essere letto senza che sia svelato altro.

Lasciatemi dire che non è solo la sua storia quella che viene raccontata ma anche la storia di un profondo dolore che segnerà, anche se in modo indiretto, anche lei.

La narrazione è attenta, puntuale, delicata ma forte allo stesso tempo. Il racconto si dipana su diversi piani temporali e questo tiene il lettore attento su più fronti tanto da alimentare in lui l'ingordigia per il prosiego. L'autrice - che mi era del tutto sconosciuta - mi ha catturata. Ha saputo alimentare la mia curiosità, ha saputo toccare le corde della mia sensibilità di donna, di figlia e di madre. 
Ha saputo anche invitarmi alla riflessione in più punti...
Propongo qualche passo per rendere l'idea.

Da piccole le bambine pensano di poter diventare qualsiasi cosa: principesse, dottoresse, maestre, attrici. Una bambina brutta sa di essere sempre e solo brutta.
Una bambina brutta non ha progetti per il proprio futuro. Lo teme e non lo desidera perchè non lo sa immaginare migliore del presente. Ascolta i progetti delle altre bambinee sa da sempre che non la riguardano. Così pensa di non sentire dolore se le capita di intuire il desiderio di chi descrive il so futuro di modella, cantante, hostess, ballerina, avvocato, medico, impiegata, insegnante. Quello è il mondo delle altre. Lei a volte si scopre a pensareche forse esiste un lavoro che si possa fare restando nascosti, in casa, nel buio. Ma non lo conosce e ha paura di chiedere.
***
Una bambina brutta non ama nemmeno il passato dal momento che non porta niente di bello da ricordare. Vorrebbe invece con tutta se stessa cancellare i ricordi cattivi ma non può, perchè anche il dolore di un'offesa è vita, preferibile al niente dell'indifferenza.
***
Dio? dice lei con ironia nella voce. Se esistesse andrebbe licenziato per giusta causa, incapacità, assenteismo, e poi giustiziato per crudeltà, bruciato per eresia contro le verità che lui stesso ha proclamato. Già fatto, dico io. Già frustato, crocifisso, ucciso e sepolto.

Ringrazio Simonetta per avermelo consigliato. Grazie davvero. Così come ringrazio l'autrice per quanto è stata capace di trasmettermi.
Con questo libro partecipo alla gara di lettura Io leggo italiano.

mercoledì 16 ottobre 2013

Il tiranno di Roma (Andrea Frediani)

Viene definito in copertina "un grande romanzo storico". Sul fatto che sia un romanzo storico non ci sono dubbi. Sul fatto che sia "grande" qualche dubbio ce l'ho anche se, lo ammetto, non è un genere che conosco bene per cui il mio metro di misura potrebbe essere calibrato male.
Il romanzo conta 124 pagine e secondo me lascia una porta aperta per un seguito. L'ho comprato solo perchè costava 0.99 euro: essendo un genere che non amo, se non fosse stato per quel prezzo stracciato non mi sarei mai avventurata in una lettura così.

L'autore narra la storia - la breve storia nel senso che tutto si consuma nell'arco di pochissimo tempo - di uno schiavo di nome Crisso che tenta di conquistare la sua libertà arruolandosi nel corpo della guardia privata del nemico storico di Silla, Gaio Mario. 
Quest'ultimo è anziano ma ancora il piglio del capo. 
Crisso si viene a trovare nel bel mezzo di scorribande ed attacchi, si trova a compiere delle carneficine in nome di colui che è diventato il suo capo. Vengono descritte scene di quella violenza che, all'opaca di Silla e Ottavio, erano all'ordine del giorno con bambini uccisi senza pietà, teste staccate, donne vittime di stupri di gruppo da parte di soldati che, pur avento vinto sui nemici, vengono incitati a saccheggiare la città e a fare man basse di tutto ciò che vogliono, donne comprese.
Quella che si delinea davanti agli occhi di Crisso è una realtà che non gli appartiene ma della quale accetta di diventare parte in nome di quella agognata libertà che non può conquistare in altro modo.
Il suo destino si incrocerà con quello di Giunilla, una schiava che avrà una sorte molto particolare.
Non aggiungo dettagli per evitare di rovinare la sorpesa ad amanti del genere.

Io, onestamente, non amando romanzi ambientati nell'antica Roma, non ho apprezzato più di tanto. La scrittura è asciutta e scorrevole ma le descrizioni, vista l'ambientazione ed il tipo di storia, sono quello che sono. 
E' un libro che non mi ha lasciato nulla se non tanta rabbia al pensiero che le violenze descritte siano realmente state perpetrate in passato. Un passato lontano che, però, a pelle mi infastidisce un bel po'.

A me non è piaciuto molto, non mi ha appassionata e mi è sembrato che si volesse consumare troppo in fretta, bruciando le tappe. Mi sarebbe piaciuto leggere un maggiore approfondimento sulla personalità dei protagonisti cosa che, probabilmente, è stata sacrificata vista la necessità di dare vita ad un romanzo che si adattasse alla formula "0.99 euro".

Con questa lettura partecipo alla gara Io leggo italiano.

domenica 15 settembre 2013

Sogni di sangue (L. Ghinelli)

Nello stesso supermercato in cui tempo fa trovai i libri a peso mi sono imbattuta in un espositore con libri a 0,99 euro. Potevo forse resistere? Certo che no. Uno dei vari libri che vi ho comprato è di un'autrice italiana, Lorenza Ghinelli, e si intitola "Sogni di sangue".
L'accenno di trama che ho letto sull'ultima di copertina, a dire il vero, non mi ha subito colpita. Anzi... L'avevo preso in mano poi rimesso al suo posto perchè non mi sembrava una storia che potesse essere nelle mie corde. Poi sono ritornata sui miei passi e l'ho preso assieme ad un altro che, allo stesso modo, non è uno dei generi che amo ma che ho voluto prendere per togliermi una curiosità. Infondo si trattava di libri piccini (circa 100 pagine l'uno) ad un costo irrisorio: mi sono detta che avrei potuto provare a leggere qualche cosa di diverso dal solito.

Non so come definire questo libro. Un thriller, un noir, un libro che mette insieme magia nera, potere occulto, umiliazione, morte, paura. Il tutto si consuma nell'arco di qualche giorno. 

I progatonisti sono un ragazzo claudicante, costretto a portare dei tutori alle gambe da una madre che nasconde un segreto. 
Lui, Enoch, viene preso in giro dai suoi "amici" e subisce umiliazioni ogni giorno. Solo al fine della lettura ci si rende conto che anche in casa viene umiliato, seppur in un modo diverso da quello che mettono in atto i suoi compagni di scuola, alcuni in particolare.
Eppure Enoch ha un segreto. Serba in se un segreto che lo terrorizza. Gli accade qualche cosa quando si addormenta. Qualche cosa che non riesce a spiegare nemmeno a se stesso ma che non sembra mettere paura a sua madre alla quale appare tutto piuttosto normale.

Accanto ad Enoch e a sua madre Dorotea, i protagonisti della storia sono tre suoi coetanei: Alex, Francesca e Gino. Ragazzi violenti, strafottenti, poco rispettosi nei confronti di quel ragazzino che deridono chiamando "Wall-e". 

La storia è molto particolare e se devo essere onesta non mi è piaciuta. Non è proprio un genere che amo.
Le descrizioni sono molto tetre, illustrano uno scenario malsano, mettendo in risalto dei particolari che richiamano il mondo delle tenebre, dell'oscurità. In più pagine ho trovato le descrizioni ripetitive, soprattutto nei primi capitoli, quando si usano spesso gli stessi termini tanto da rendere le frasi ridondante. Forse sono io ad essere troppo critica ma non è una lettura che mi sento di consigliare.
Magari ci saranno amanti del genere ma io ho capito che, anche se costa novantanove centesimi, non li spenderei di nuovo per un libro così. 

Con questo libro partecipo alla gara di lettura "Io leggo italiano" e lo aggiungo ai libri di autori italiani fino ad ora letti.
*** 
Sogni di sangue 
Lorenza Ghinelli
Newton & Compton editori
0.99 euro

venerdì 17 maggio 2013

Ninfa Plebea (D. Rea) - Venerdì del libro

Ninfa Plebea è un libro che ho letto aderendo ad una iniziativa proposta nel mio comune, quella dei Libri SEMpre in giro: libri di proprietà di lettori privati che vengono inseriti in uno scaffale virtuale dal quale si può attingere per avere dei prestiti, a potenziamento dei prestiti che si possono avere dalla biblioteca.
Avevo voglia di leggere un autore italiano e la scelta è caduta su Domenico Rea. L'autore racconta le vicende di Miluzza, una ragazzina nata "in un pozzo sporco e buio" e vissuta nella Nofi della seconda guerra mondiale. La ragazzina è lo specchio di un'epoca, di una terra che viene raccontata con dovizia di particolari anche nelle situazioni più torbide ma senza mai scadere nel volgare, senza eccessi. Tutto avviene con estrema naturalità nel mondo attorno a Miluzza così come in lei: quella ragazzina che inizia a conoscere la sua femminilità, i piaceri legati alle esperienze sessuali in modo naturale, come se fosse "roba d'ogni giorno" matura in fretta anche per via di una vita che non è stata poi così clemente con lei.
Tra un'amicizia che si estrinseca, a volte, in atteggiamenti un po' ambigui e la vita di ogni giorno "per tirare avanti", Miluzza arriva alla svolta che la porterà a conquistare quella normalità e quella serenità cui ogni ragazza ambisce. Conosce Pietro, un soldato che scappa dalla guerra, e per lei la vita cambia.
Nel restituire il libro, dopo averlo letto, ho lasciato un appunto sulla scheda che lo accompagna: "Un racconto sanguigno, di quelli che non badano a sottigliezze nel descrivere ambienti che trasudano vita da ogni angolo. La fotografia di un'epoca, una storia come tante, laddove "...tale madre, tale figlia" è l'assunto di fondo".
Questo il primo pensiero che mi è venuto in mente dopo aver terminato la lettura di un libro in cui l'autore traccia i contorni della società di Nofi con toni piuttosto decisi, tanto da permettere all'immaginazione del lettore di ritrovarsi proprio in quelle case, di sentire quegli odori corporali, di ascoltare quelle voci gracchianti delle donne del mercato.
E' un libro che si legge in fretta e che non si dimentica. Questa è l'impressione che ho avuto. 
Qualcuna delle amiche del Venerdì del libro - a cui partecipo anche oggi - l'ha letto? 
Aggiungo questo libro alla lista delle letture di autori italiani con cui sto partecipando a "Io leggo italiano".

venerdì 12 aprile 2013

Io ti vivo (Linda De Angelis) - Venerdì del libro

Io ti vivo è il secondo libro acquistato a peso che leggo. 
E, pensa un po' il caso, si tratta di un libro che parla di adolescenti proprio come l'altro - Albakiara - che ho recensito di recente. 

Questa volta, però, si tratta di un libro diverso. Parla di adolescenti che vivono una vita normale, con le passioni e le paure di ogni adolescente, soprattutto con i sogni di un adolescente. L'ho preso in mano dopo Albakiara attirata dalla copertina - ne ho altri in casa che attendono di essere letti - e devo ammettere che dopo la tristezza (chiamiamola così) collegata al ritratto del mondo adolescenziale che aveva fatto, peraltro in modo molto efficace, Stefano Salvati, questa lettura mi ha messo addosso un po' più di serenità. 

Ho trovato diverse analogie tra i due libri pur essendo, lo sottolineo, diametralmente opposti per quanto riguarda gli aspetti rimarcati e la storia proposta. In Albakiara la protagonista è Chiara, sedici anni. In Io ti vivo la protagonista è Albalisa, sedici anni. Stessa età, nomi che hanno a che fare con l'Alba anche se in modi diversi. Ma non basta. Tutte e due vengono raccontate passando per la loro esperienza scolastica e tutte e due vengono descritte in relazione ad una cerchia di amici e a degli amori che, però, le vedono protagoniste in modi completamente diversi. Chi ha letto la mia precedente recensione può rendersi subito conto che in questo caso non si parla di adolescenti sballati, che non danno alcun valore agli affetti e pronti a vivere sesso libero anche in modo alquanto superficiale. No, Albalisa non è Chiara ma fare un parallelo tra i due personaggi mi è risultato inevitabile.
In tutti e due i libri ho trovato un personaggio che si chiama Castri di cognome, in tutti e due i libri vengono tracciati i caratteri di madri, che, seppur in modi diversi, sono piuttosto assenti nella vita delle loro figlie.

E poi in entrambi i libri compaiono continui riferimenti a Giulietta e Romeo: in modo piuttosto triste nella storia di Chiara, come elemento portante della storia di Albalisa. 
Una serie di coincidenze che mi hanno costretta, seppur involontariamente, a fare un parallelismo tra i due titoli.
Ma ora veniamo al libro che propongo per questo Venerdì del Libro.
Io ti vivo è un romanzo adolescenziale che, permettetemi, vorrei definire "puro"... nel senso che fa emergere le sensazioni, le ambizioni e le aspettative di adolescenti che vivono la loro vita come ogni madre vorrebbe che accadesse ai propri figli. Scuola, amici, qualche interesse particolare come può essere il teatro o la musica, ed anche quel pudore che viene attribuito a Chiara nel rapporto con l'altro sesso... Non dico altro perchè altrimenti svelerei la trama, seppur in parte... e non mi va di farlo.
Posso solo dire che mi ha rincuorata leggere un libro così dopo Albakiara... Mi ha permesso di guardare al mondo adolescenziale secondo un'altra ottica che, lo ammetto, mi piace molto di più. 
La scrittura non è eccessivamente ricercata e non si tratta di un capolavoro letterario ma di una storia che si legge volentieri. Forse perchè avevo bisogno di una lettura così... non so... ma il mio giudizio è positivo. I personaggi mi hanno fatto sorridere, emozionare, riflettere in più occasioni.
Mi sento di consigliarlo, pur senza aspettarsi un capolavoro.

E' edito da Sperlink & Kupfer, l'ho pagato1.50 euro comprandolo a peso. Il prezzo di copertina è di 17.50 euro. Con questa lettura partecipo anche alla gara di lettura Io leggo italiano.
***
Io ti vivo
Linda De Angelis
Sperling & Kupfer
17.50 euro 

venerdì 5 aprile 2013

Albakiara (Stefano Salvati) - Venerdì del libro

E' Albakiara il secondo libro che avevo portato con me in occasione di una breve vacanza pasquale a casa di parenti e l'avevo preso per non restare a secco di letture nel caso in cui avessi terminato in fretta l'altro libro che avevo tra le mani, L'anno luce, recensito qualche giorno fa.
Albakiara è uno dei libri che ho acquistato a peso in un supermercato a 1,02 euro (il libro pesa 173 grammi ed il costo dei libri a peso era 5.90 al chilo) e rispetto al quale non avevo la minima idea di cosa mi proponesse non avendo letto alcuna recensione ed avendolo comprato "a caso" assieme ad altri quattro. 

Albakiara mi è piaciuto. Ha provocato in me sensazioni contrastanti, mi ha fatto riflettere e ad un certo punto della lettura ho quasi dimenticato di avere tra le mani un romanzo tanto era verosimile ciò che tra le pagine veniva narrato. Leggendo la fascetta in copertina mi sono resa conto che ne è stato tratto anche un film ma io - che non amo la tv - non ne sapevo nulla per cui il libro per me era una novità assoluta.

Chiara è una sedicenne tutto pepe, che vive la sua vita con quella leggerezza che è tipica dei ragazzi di oggi. In alcuni punti del libro ho sperato caldamente che la realtà del mondo adolescenziale che viene narrato fosse un po' esagerato... perchè pensare a ragazzini che vivono tra un tiro di coca, una serata di sesso tanto per fare qualche cosa di diverso, super alcolici, sfide a base di prestazioni sessuali e così via discorrendo mi ha davvero lasciata senza parole... Spero che sia un'esagerazione anche se la cronaca di ogni giorno mi fa pensare che il romanzo sia, purtroppo, molto vicino alla realtà.
Chiara ha una madre poco presente, un padre che ha lasciato sua moglie e le sue due figlie, ha una sorella un po' strana che ha smesso all'improvviso di parlare. Ha un amore, Niko, con il quale si sente molto legata. Ha delle amiche un po' pazzerelle, piuttosto peperine e scaltre... E si infila spesso in qualche guaio di troppo... Uno, in particolare, collegato al ritrovamento casuale - così pensa lei - di un'enorme partita di droga nel magazzino di suo zio (defunto). 
Chiara si infila in un guaio che nemmeno immagina... e che la porta ad un epilogo poco felice.

Questa, in soldoni, è la storia. E nel narrare la storia l'autore dipinge un ritratto molto preciso ed efficace della vita di tutti i giorni dei "ragazzi di oggi".
Vicende, quelle narrate, che mi hanno davvero fatto pensare a cosa ci sia fuori dalla porta delle nostre case, pronto ad aspettare i nostri figli...
La mia è stata una generazione diversa, quella degli anni '70.... Oggi la storia è diversa. Dovremmo rassegnarci a ragazzi che fanno degli spinelli un'abitudine, che usano il sesso come strumento di distrazione o di ricatto o come metodo per scalare la società o ottenere un bel voto...
L'autore, secondo il mio modesto parere, è stato molto bravo a rendere la storia quasi come un perfetto vestitino per quei personaggi. Il linguaggio volutamente adolescenziale, anche l'uso di qualche parola pesante ogni tanto, mi hanno davvero fatto immergere nella storia come se la stessi vivendo in prima persona. Bravo. Mi è piaciuto il suo modo di rendere i personaggi.

Per essere un libro comprato in modo quasi distratto e costato poco più di un euro mi posso ritenere più che soddisfatta. Mentre leggevo, da una pagina all'altra, sentivo il bisogno di andare avanti, di sapere qualche cosa in più... proprio come quando le storie mi prendono al punto tale da provocarmi un certo dispiacere nel momento in cui non posso continuare a leggere.

I personaggi sono ben descritti. Anche quelli che sembrano essere capitati per caso nella storia hanno, invece, un perchè. Trama intrigante, dalla doppia faccia.
Lo promuovo e propongo un piccolo stralcio che arriva dalle ultime pagine del libro:
Lascia l'immagine sul muro.
E la vede sempre più sgranata, adesso, perchè piange, piange lacrime intense e dolciamare.
Dolci com'era dolce Chiara in quel filmino, la Chiara innamorata, la Chiara che viveva quell'amore assoluto e non temeva di gridarlo al mondo. 
Amare com'era amara Chiara, com'era amara la generazione di cui faceva parte, senza più sogni da realizzare, senza più ideali da conquistare, senza più niente da desiderare: nikilista, la generazione K.

Qualcun altro lo ha letto e mi può dare il suo parere in merito? 
Con questo libro partecipo alla gara di lettura Io leggo italiano e lo propongo per questo Venerdì del libro.
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Albakiara
Stefano Salvati
Mondadori
prezzo di copertina 15.00 euro - prezzo a peso 1.02

lunedì 1 aprile 2013

L'anno luce (G. Genna)

Non è un genere che fa per me. "L'anno luce" di Giuseppe Genna non è un libro che ho amato pur avendolo letto con una certa bramosia... Più che altro perchè non vedevo l'ora di togliermelo di torno, non me ne voglia l'autore. Non si può pensare che tutto piaccia a tutti... 
Ho acquistato questo libro tra i "remainder" in una libreria on line in cui faccio spesso compere. Mi era piaciuta la copertina e mi sono lasciata cattuare senza pensarci troppo. Una bella coppia d'altri tempi, su un'auto d'altri tempi e con una cartina in mano... anche questo apparteneva ad altri tempi visto che ora si va in giro con il navigatore a portata di mano. Mi aspettavo una storia d'amore, un intrigo di fondo, qualche cosa di misterioso... e a dire il vero, a pensarci bene, ho trovato tutto ciò anche se lo stile non mi appartiene proprio.
Non so nulla di questo autore, per me è uno sconosciuto per cui non ho termini di paragone con altri suoi libri non avendo letto altro di suo. Mi limito, dunque, ad esprimere un mero giudizio dovuto alla lettura del libro punto e basta. 
La storia non sarebbe nemmeno tanto male... ma la scrittura mi ha irritata, indispettita e mi ha indotta a saltare parecchie pagine nelle quali, secondo me, l'autore si è lasciato andare a delle digressioni di cui avrebbe potuto fare sicuramente a meno, del tutto superflue ai fini della storia.
Nell'ultima di copertina leggo "Il romanzo duro e crepuscolare di uno scrittore giunto a una svolta importante", ed ancora "Genna scrive con un'ergia prodigiosa che agghiaccia il lettore"... Che vi devo dire, forse sono io una lettrice strana ma... non sono riuscita ad apprezzare il libro. 

Da dove inizio? La trama? Mi limito a dire che tutto ruota attorno alla figura di una donna, Maura, che si trova a vivere uno shock che nessuno (o quasi) sa ricondurre alla causa: cade in uno stato catatonico ed incosciente e nessuno (o quasi) sa il perchè. Il perchè verrà a galla e attorno a lei ruotano diversi personaggi le cui storie si intrecciano a doppio filo. 

Ciò che mi ha irritata maggiormente è stato lo stile di scrittura che proprio non è nelle mie corde. Preferisco qualche cosa di meno "crepuscolare", lo ammetto... qualche cosa che non mi provochi il mal di testa come è accaduto con questo libro.

Un esempio?
Questo è il preciso momento in cui altrove. 
Altrove è questo momento di sospensione in cui il Mente sta per urlare in faccia la Profeta la verità, e quindi pensa di porre fine alla storia.
Altrove è Maura: piange al giardino della Guastalla... (e la frase continua... ma evito per non svelare passaggi che potrebbero togliere il gusto della lettura a chi volesse osare...)
Altrove è il Faccendiere.... (idem come sopra).
Ovunque esplodono, puntinati, i momenti veri. Verità più vere delle verità assalgono i protagonisti della nostra storia, i protagonisti delle storie...

Io alla fine di periodi così ho il mal di testa... Probabilmente il problema è mio, non sono tagliata per questo tipo di scrittura... Pazienza!

Altro esempio?
La sua comparsa nella vicenda del Mente ha un prologo: inaspettatamente nel Sudafrica, ai margini di un'immensa assolata prateria arancione, che va a fondersi con una foresta sconvolgente e conturbante bellezza, le cui dimensioni e la cui intima vita sono totalmente aliene da quanto concepisce essere vita qualunque personaggio finora apparso nel racconto.
 -
Sono tutti nel buco nero, di cui niente si sa, ma in cui continua a essere qualcosa che sa di essere e si dimentica...

Non ci riesco... io sono per le frasi semplici e lineari... non posso farci niente!

Da quel che ho capito questo libro è stato anche proposto come trasposizione cinematografica ma... io non ne sapevo nulla, nemmeno di questo. Non so come sia stato reso il racconto... Quello che viene definito "il primo romanzo neoborghese italiano" probablmente ad altri è noto anche come fiml... non a me...
Tra me e il libro non c'è stato feeling... Magari ce ne potrebbe essere con il film... chissà! 
Qualcuno l'ha letto ed ha avuto una reazione diversa dalla mia? Mi piacerebbe tanto confrontarmi con chi, magari, non la pensa come me... 
Aggiungo questa lettura alla gara Io leggo italiano... anche se non mi è piaciuta un granchè!
***
L'anno luce
Giuseppe Genna
Gruppo Editoriale Il Saggiatore
prezzo di copertina € 8.00

venerdì 29 marzo 2013

Il mercante di libri maledetti (Marcello Simoni) -

Il momento che amo di più per leggere è la sera, quando tutti dormono, e posso rilassarmi con un libro in mano. No, non intendo in una vasca da bagno sommersa dalle bolle ma semplicemente in un qualsiasi angolino di casa, avvolta dal silenzio più assoluto e libera di mettermi comoda come più mi piace. Così, approfittando del silenzio di ieri sera dopo le 23, con pupi e marito a nanna, ho finito di leggere Il mercante dei libri maledetti di Marcello Simoni. Dopo aver parlato per più venerdì di libri per bambini, per questo Venerdì del Libro pre-pasquale ho scelto un libro da grandi. 
Si tratta di un libro acquistato a 5.90 euro senza pensarci troppo, qualche tempo fa. L'ho preso sulla scia di "La biblioteca dei morti", di Glenn Cooper, che avevo letto qualche tempo prima e che come genere non mi era affatto dispiaciuto. La copertina rimanda agli ambienti di un tempo, quando erano i monaci a fare e disfare di ogni cosa, nella loro vita più o meno relegata all'interno delle strutture a loro deputate. 
Siamo nel 1205 e la storia che viene narrata da Simoni è ricca di mistero, di enigmi, di ambiguità e di tanto sangue che scorre davvero a fiumi... All'epoca probabilmente era proprio così. Uccisioni (senza pensarci su più di tanto), torture, sotterfugi, segreti, misteri... 
Senza voler svelare la trama più di tanto, vorrei far notare la prima cosa che ho apprezzato del libro: i capitoli corti. Eh si, perchè quando si ha sempre poco tempo da dedicare alla lettura, avere a che fare con capitoli corti mi piace molto di più di quanto non accada con capitoli lunghi che dovrei spezzettare in momenti diversi di lettura. Con i capitoli corti mi viene voglia di leggerne un alro, poi un altro, poi un altro ancora... Con quelli lunghi spesso mi perdone e rimando al giorno dopo.
Un dettaglio che ho notato è l'uso di parole piuttosto ricercate soprattutto nella prima parte del libro. Ammetto di aver avuto bisogno di usare il vocabolario, ad esempio, per capire che il bordone era un bastone ricurvo, che il dittico era un taccuino e così via discorrendo. Non mi sono lasciata scoraggiare, però, dal fatto di trovare parole così inusuali... Credo che tutto facesse parte del disegno complessivo di un libro che, parlando del passato, usa anche termini di un tempo che vengono messi nel punto giusto, nel momento giusto. A naso sono arrivata a capire cosa fosse il proietto di un mangano... e più andavo avanti con la lettura mi piaceva l'idea di dovermi sforzare per dare un significato a quelle parole più difficili, nel contesto del discorso.

La storia è piuttosto intricata e credo che non vada minimamente accennata per non togliere il gusto della lettura. 
Qualche accenno, però, vorrei concedermelo per il protagonista: Ignazio. E' lui il mercante. Il mercante di libri maledetti e non solo di libri.
E' un uomo sprezzante del pericolo, sempre in fuga e pronto a nascondersi da chi lo bracca continuamente. A lui il compito di trovare un libro molto speciale ed ambito da molti: l'Uter Ventorum. Ignazio, questo il nome del mercante, è sulle tracce del libro ma per arrivare ad ogni sua parte deve intepretare degli enigmi... Ebbene, trovo che sia un personaggio eccessivamente artefatto soprattutto per via di quel suo saper tutto - riesce sempre a dare una risposta ad ogni domanda che gli viene posta - e per la facilità con cui risolve enigmi che tutto dovrebbero essere meno che di semplice risoluzione visto che sono usati anche come tutela del libro maledetto contro i nemici. Perchè se quel libro finisse in mani sbagliate sarebbero guai.
Nel suo cammino verso l'ignoto (non è ben chiaro quale sia il potere di quel libro, se non a grandi linee) ha accanto a se due fedeli compagni: Willalme ed il giovane Uberto. Quest'ultimo... bhè, non posso dire nulla per non rovinare il gusto della lettura.

La trama in alcuni punti è un po' troppo intrecciata, tanto da far perdere quasi il filo. Nel complesso, però, come genere mi è piaciuto e devo dire che complessivamente sono contenta di averlo comprato e letto. Soprattutto sul finale, l'intrigo si fa sempre più fitto fino ad arrivare all'epilogo che... per quanto riguarda il libro misterioso mi ha lasciato un po' d'amarezza in bocca ma che, comunque, nel complesso, non mi è dispiaciuto. 

L'autore mi era del tutto sconosciuto: dalla sua biografia ho letto che ha scritto un altro libro ma io non ne sapevo nulla.
Con questo libro partecipo alla gara di letttara Io leggo Italiano
***
Il mercante dei libri maledetti
Marcello Simoni
Newton Compton Editori - Gli insuperabili
5.90 euro.

lunedì 11 febbraio 2013

Tre atti e due tempi (G. Faletti)

Da Giorgio Faletti mi aspettavo qualche cosa di diverso. O, meglio, mi ha abituata a qualche cosa di diverso con la lettura di tutti gli altri suoi libri precedenti: da Io uccido a Niente di vero tranne gli occhi arrivando poi a Fuori da un evidente destino passando per Appunti di un venditore di donne ed Io sono Dio

Quando ho iniziato a leggere Tre atti e due tempi ho atteso la svolta una pagina dopo l'altra e, quando è arrivata, era qualche cosa di diverso da ciò che mi aspettavo. Quella suspance alla quale mi ero abituata non l'ho trovata. Qualche cosa c'è, non dico di no. Ma è qualche cosa di diverso.

Il romanzo è ambientato nel mondo del calcio (tra i ringraziamenti dell'autore trovo citati Alex Del Piero ed Alberto Zaccheroni) e la storia si consuma in fretta, con poco approfondimento dei personaggi. Almeno secondo il mio punto di vista. 

Avrei voluto conoscere un po' di più il suo personaggio, quel Silver che vanta un passato molto particolare, che è finito in galera per avere venduto un incontro di boxe, che ora si trova ad affrontare una situazione che non avrebbe mai immaginato.

Avrei voluto sapere qualche cosa di più di quel Grinta, quel Roberto Masoero (figlio di Silver) che arriva sul punto di compiere lo stesso errore del padre ma non in un ring piuttosto in un campo da calcio.

Il libro si legge in fretta, l'ho letto in tre o quattro giorni, ma quando ho letto l'ultima riga sono rimasta con un po' d'amaro in bocca. Come quando si accende tra le dita un cerino che ci consuma in fretta e lascia solo odore di fumo, senza accendere nessun fuoco.. E' stato bello vedere la sua fiamma ma è durato poco e poco ha lasciato.
Questa è l'impressione che ho avuto io di Tre atti e due tempi.
L'ho preso in prestito in biblioteca con una certa aspettativa ed ho commesso l'errore di cercare un libro nella certezza di trovare qualche cosa si simile a libri precedenti dello stesso autore. Errore che non va commesso. Ogni libro è un libro a se anche se la mano che lo scrive è la stessa. 
Non mi dispiace averlo letto, non è uno di quei libri che mi sento di sconsigliare ma che, comunque, va fuori dalle righe dal genere che Faletti ha proposto in precedenza.
Ben scritto, scorrevole, con qualche parolaccia ogni tanto (ma per rendere verosimile l'ambiente calcistico ci può anche stare) e con un diverso editore rispetto al passato.

Aggiungo questa lettura a quelle con cui partecipo alla gara di lettura Io leggo italiano.

***
Giorgio Faletti
Tre atti e due tempi
Einaudi Stile Libero Big 
12.00 euro