domenica 23 febbraio 2020

Tutto sarà perfetto (L. Marone)

Andrea e suo padre Libero, protagonisti del libro Tutto sarà perfetto,  mi hanno emozionata.
La loro è una storia fatta di distanze eppure sono più vicini di quanto abbiano mai pensato entambi.

Andrea ha 40 anni, fa il fotografo di mestiere ed è allergico ai parenti. Ha sempre cercato di stare loro il più lontano possibile. Libero compreso.
Ed ora che lui è malato e che sua sorella Marina deve assentarsi da casa per un po', e non può badare a lui, è proprio ad Andrea che tocca il compito di sostituirla. Una volta tanto.

Marina non si fida di suo fratello e non lo nasconde affatto.
Gli scrive una serie di regole da rispettare alla lettera, a partire da cosa fargli mangiare fino all'orario in cui farlo addormentare, senza dimenticare le medicine. 
Inizia così la vera storia di Andrea e Libero.

Andrea non ha mai sentito vicino suo padre: il capitano, come tutti lo chiamano, era spesso lontano da casa e, quando c'era, era comunque lontano. Lontano da Andrea, da sua sorella e dalla loro madre, quella donna fragile che ha cresciuto da sola i suoi figli e che è stata schiacciata dal peso di una vita vuota, diversa da quella che aveva immaginato.

Libero sa di avere i giorni contati ma non si rassegna. Ha un sogno da realizzare e cerca la complicità di quel figlio che mai, fino ad allora, ha sentito così vicino. Ora che ha bisogno di lui per raggiungere il luogo in cui è rimasto ancorato il suo passato. Il suo e quello della sua famiglia.

Andrea è un incosciente. Lo sa perfettamente e ne ha conferma quando si lascia coinvolgere da un piano che sua sorella Marina considererebbe una pazzia. Eppure leggere negli occhi di suo padre la gioia nell'aver ritrovato i posti del passato gli fa dimenticare che la realtà è diversa... nella realtà non ci sono bicchieri di vino, sigarette, uscite alla luce del sole e tutto ciò che l'isola di Procida riserva loro, con la complicità di tutti coloro che hanno fatto parte del loro passato e che Libero ed Andrea non hanno mai dimenticato.

E' una storia emozionante. Una storia che mi ha fatto pensare a quanto sia semplice convincersi di fare il massimo per il bene delle persone che si amano, togliendo loro però il libero arbitrio.
Marina è convinta di accudire al meglio suo padre ma non si rende conto di ciò che davvero vuole. Eppure lo ha sempre fatto con il massimo impegno e la massima preoccupazione eppure... ciò che vuole Libero è lontano dal rigore di quella figlia così attenta. 
Quello che vuole Libero è ciò che Andrea gli può dare, anche senza rendersene conto.

Sono due personalità forti che si incontrano e si scontrano, quelle di Andrea e Libero, in un turbinio di ricordi che emozionano loro per primi. Si scoprono dopo tanto tempo, dopo tante cose non dette, dopo tante emozioni soffocate e mai lasciate trasparire.
E poi c'è il mare... c'è un'isola... 
Il mare è un coprotagonista capace di coinvolgere, accarezzare il lettore contribuendo a rendere al meglio la storia.

Una bella storia, non priva di sofferenza e di distanze. 
Ma anche di sentimenti, riavvicinamenti e nuove (o vecchie) scoperte.

Lo consiglio.
***
Tutto sarà perfetto
Lorenzo Marone
Feltrinelli Editore
298 pagine
16.50 copertinta flessibile

giovedì 20 febbraio 2020

Tokyo Express (M. Seichō)

Non vado forte con gli autori giapponesi e non riesco a sentirmi in sintonia con una cultura a me lontana e che - lo ammetto - conosco poco. 
Non che abbia dei pregiudizi, ci mancherebbe, ma non è la prima volta che mi imbatto in una lettura di autori giapponesi e mi rendo conto di non riuscire a stare dietro alla narrazione.

Questa volta mi sono persa tra nomi di persone che ho fatto fatica a memorizzare, luoghi (si parla di treni, partenze ed arrivi), orari (sempre in riferimento a treni o altri mezzi di trasporto) e località di partenza e di arrivo che proprio mi hanno mandato in confusione. Alla fine del libro è presente un glossario ma mi ha aiutata poco, soprattutto perchè non mi sono sentita nemmeno stimolata ad andare a sbirciare il significato di alcuni termini.

In sostanza la storia è molto semplice: il cadavere di un uomo e una donna vengono rinvenuti in una spiaggia. Tutto fa pensare ad un doppio suicidio, probabilmente un suicidio di due amanti. Il caso viene archiviato con estrema rapidità ma restano delle perplessità soprattutto in un anziano investigatore ed in un suo collega più giovane che non sono convinti di ciò che le apparenze sembrano chiarire con troppa facilità.

Emerge pian piano un mistero imbastito da una mente diabolica e calcolatrice che ha seminato tanti indizi che vorrebbero portare nella direzione del doppio suicidio ma che lasciano molte perplessità nei due osservatori attenti quali sono Torigai Jutaro (il più anziano) e Mihara Kiichi (il più giovane e colui che sarà più attivo dei due).

Non si vive un'atmosfera di tensione ma vengono proposti tanti ragionamenti che parlano di percorsi, orari, coincidenze più o meno fortuite anche con dei veri e propri schemi o appunti che vengono proposti al lettore anche dal punto di vista grafico...
Io non ce l'ho fatta a seguire i tanti ragionamenti e alla fine non vedevo l'ora di arrivare al colpevole (ammesso che si fosse trattato di omicidio e che non venisse, invece, confermato il duplice omicidio) e non posso dire di aver letto con piacere questo libro. Non credo che mi rimarrà altro, in mente, se non i tanti orari dei treni di cui si parla continuamente per cercare un appiglio, una falla, una mancanza che possa essere d'aiuto a delle indagini che non sembrano nemmeno ufficiali visto che appare tutto come se venisse portato avanti a livello personale dall'investigatore principale. 

Non sono riuscita a stare dietro ai suoi ragionamenti, non sono stata coinvolta dalla sua logica ed anche quando, alla fine del libro, scrive una lettera all'investigatore più anziano nella quale racconta come sono andate realmente le cose e come si è arrivati alla soluzione del caso, non ci ho capito molto.
Mi spiace dirlo ma questo libro non è stato affatto nelle mie corde. Comunque non l'ho mollato perchè sono testarda e cerco sempre di arrivare fino alla fine ma posso dire che l'unica cosa che mi è piaciuta è... la copertina! Un po' poco per poter dire di aver apprezzato un libro.

Ps: prima del glossario è presente anche una cartina che fa capire i tanti spostamenti di cui si parla durante il racconto ma nemmeno questo mi ha aiutata. Limite mio, probabilmente!
***
Tokyo Express
Matsumoto Seichō
Adelphi Editore
175 pagine
18.00 euro

lunedì 17 febbraio 2020

La sala da ballo (A. Hope)

Era da tanto tempo che non mi commuovevo nel leggere un libro.
Con La sala da ballo mi sono commossa.

E' un libro bellissimo, a mio parere, forse il più bello letto fino ad ora. Narra una storia d'altri tempi - siamo nell'Inghilterra del 1911 - e pone al centro un amore sbocciato in un luogo in cui si respira di tutto, tranne che l'amore.

Ella è una giovane donna che lavora in una filanda e che, da un giorno all'altro, si trova confinata tra le quattro mura di un manicomio. Non riesce a capire come mai sia capitata in un posto come quello e spera di uscirne presto. Non sarà così.

John è un uomo taciturno che racchiude un dolore grande nel petto. E' un dolore che lo consuma e che lo porta ad isolarsi da un mondo che gli ha tolto tutto ciò per cui valeva la pena vivere. 

Charles lavora come medico nella struttura in cui sono confinati entrambi: lei nell'ala destinata alle donne, lui nell'ala destinata agli uomi. Ama la musica ed è convinto che essa possa aiutare le persone con le quali condivide i suoi giorni, seppur in ruolo differenti. Per questo, quando viene assunto nel manicomio anche con il ruolo di direttore di una piccola orchestra, sente di avere una missione che va oltre il suo ruolo di dottore.

Ecco dunque che in una sala della struttura, la sala da ballo, ogni venerdì uomini e donne hanno modo di condividere degli spazi altrimenti a loro preclusi e possono farlo a ritmo di musica. Il venerdì diventa il giorno più atteso da parte di tutti, anche da parte di chi, come John, è abituato a starsene in disparte.

Nel momento in cui Ella e John si incontrano (la prima volta, a dire il vero, si scontrano), quando i loro occhi si perdono gli uni negli altri, le giornate iniziano ad avere un senso, i giorni a scorrere veloci nonostante la fatica, nonostante la segregazione, nonostante l'isolamento. Perchè il venerdì sera è il momento in cui i loro corpi si sfiorano durante il ballo e le loro anime si accarezzano.

Quella di Ella e John è una storia commovente, un amore struggente in un ambiente in cui i due sono finiti non si capisce bene perchè. In quel manicomio ci sono persone che si strappano i capelli, che parlano da sole, che hanno atteggiamenti sopra le righe ma non è così per loro due. E' questo, probabilmente, l'aspetto che avrei preferito che si approfondisse maggiormente: il perchè Ella e John sono finiti lì, con qualche dettaglio in più sulla loro vita precedente. Questo, sì, mi è mancato.
Per il resto, però, è stato un crescendo di emozioni con personaggi che si svelano piano piano e mostrano il loro volto contro ogni aspettativa.

E' il caso di Charles, in particolare. Sulle prime ho pensato che potesse essere un personaggio positivo ma che, alla fine, ha dimostrato di essere l'unico che il manicomio se lo meritava davvero, come paziente, però!

Non dico altro. Mi limito a dire che questo amore mi ha coinvolta e il finale mi ha commossa come non avrei mai immaginato.
Ben scritto, l'autrice è stata capace di trasmettere emozioni, di offrire descrizioni molto precise e non eccessive anche nei passaggi più crudeli perchè, va detto, in una struttura come quella di crudeltà se ne verificavano e non poche. 

Ho scoperto questo libro in biblioteca e devo dire che stavolta è stata una bellissima sorpresa. Letto con piacere. Anzi, con un piacere crescente dalla metà in avanti quando le vicende hanno avuto sviluppi inattesi.

Devo dire che la parte che meno che mi ha coinvolta è stata quella che riguarda Charles (i capitoli sono strutturati raccontando le vicende intrecciate dei tre personaggi principali, proponendo i loro punti di vista alternati l'un l'altro. E' stata la parte meno interessante, quella che riguarda Charles, ma necessaria per comprendere la sua personalità, i suoi fini, il perchè dei suoi comportamenti.

E' un libro che consiglio caldamente di leggere. E' una storia che emoziona e che fa anche riflettere sulle condizioni di coloro che finivano, all'epoca, nei manicomi. Questo mi ha lasciato un pizzico d'amarezza ma la storia, in quanto tale, è molto bella. 
***
La sala da ballo
Anna Hope
Ponte alle grazie (Salani Editore)
395 pagine
16.80 euro copertina flessibile

domenica 16 febbraio 2020

Le confessioni di Frannie Langton (S. Collins)

Essere nera in una marea di bianchi ti fa desiderare il dono dell’invisibilità.
Quanto dolore può sopportare una donna?
Una donna mulatta in un periodo in cui persone di colore sono comprate, vendute, cedute, donate come oggetti?
Quanto orrore riescono a sopportare gli occhi di una bambina, prima, giovane donna, poi, prima che tutto ciò si trasformi in un fardello troppo pesante per essere sopportato e taciuto?
Per quanto tempo può restare senza voce un amore profondo, per una donna che è di altri e che può costare la vita?
Quanta ipocrisia e quanta menzogna può gravare sulle spalle di una giovane donna che non conosce le sue origini, che non ha diritti, che non ha libertà?

Tutto questo mi sono chiesta dopo aver letto l’ultima riga del libro Le confessioni di Frannie Langton. Un libro letto nell'ambito della collaborazione con Thrillernord che mi ha conquistata e mi ha fatto sentire anche un po’ colpevole… in quanto bianca. Eh sì, perché le sofferenze che tanti  fratelli neri hanno dovuto sopportare, in altre epoche, quando la loro vita valeva più o meno zero, sono state impartite da bianchi che, in nome della loro superiorità, hanno disposto di quelle vite come meglio gli è aggradato, senza alcun rispetto per la dignità altrui, per i diritti altrui, per la stessa vita altrui.
Le confessioni di Frannie Langton è proprio questo, il racconto di una vita. E’ un racconto fatto in prima persona dalla protagonista che apre il suo cuore e mette a nudo la sua anima nel momento in cui è accusata della morte dei suoi padroni, Mr e Mrs Benthon, trovati uccisi nella loro abitazione, seppur in diverse stanze. Lei, la Mulatta Assassina (questo l’appellativo che le è stato dato subito dopo i fatti) giaceva accanto alla sua signora, profondamente addormentata e sporca di sangue. Lei è stata considerata fin da subito colpevole e i suoi vuoti di memoria le hanno reso impossibile difendersi.
Nel momento in cui l’avvocato Pettigrew viene incaricato di difenderla davanti ad una giuria che dovrà decidere della sua vita, è lui stesso a chiederle di avere un motivo per salvarla. Andare alla ricerca di questo motivo vuol dire, per Frannie, ripercorrere una vita fatta di dolore, di privazione ma anche di un amore tanto profondo quanto doloroso.
Frannie scrive le sue memorie parlando in prima persona proprio con il suo difensore e i suoiracconti si alternano con momenti estrapolati dal processo e sue considerazioni personali su quanto sta accadendo.
Comprata da Mr Langton (sarà il suo unico bene a non essere ipotecato) ed entrata nella sua casa senza aver alcuna voce in capitolo (così come senza avere voce in capitolo ne uscirà), sarà testimone di esperimenti da lui compiuti sugli esseri umani. Morti, prima… Poi...
Su neri, per la precisione, con particolare interesse per quelli albini. Esperimenti verso i quali Langton è stato indotto da colui al quale, una volta caduto in disgrazia, cederà la ragazza: quel Mr Benhan che è stato rinvenuto cadavere nella biblioteca di casa.

Solo nelle more del processo la ragazza avrà occasione di raccontare la sua verità. Una verità che in pochi hanno intenzione di ascoltare, per un motivo o per un altro. Una verità che parla di catene – siano esse fisiche che morali – di sofferenza ma anche di un amore sbagliato, quello per la sua padrona. 

Al tema della schiavitù si somma quello dell’amore omosessuale – inaccettabile a quell’epoca e impossibile da vivere alla luce del sole – ma anche il tema dell’amicizia, della solitudine.
Il racconto procede in un crescendo, con una particolare accelerazione sul finale quando ogni tassello va al suo posto per raccontare una storia in parte diversa da quella che si vuole far credere. Soprattutto, emergono delle verità fino a quel momento taciute, nascoste, adulterate per salvaguardare il buon nome di qualcuno!
Ed emergono i profili di persone che mostrano il loro lato peggiore, siano esse uomini che donne. E’ una storia che fa riflettere sul valore della vita umana, su quanto sia difficile – in quella particolare epoca – parlare di diritti e su quanto sia difficile essere donna, una donna mulatta.

Brava l’autrice, secondo il mio parere, nel trasmettere le emozioni dei vari personaggi. Resa alla perfezione la protagonista che personalmente mi ha fatto vivere momenti di pura angoscia, di profondo dolore, di inarrestabile rabbia. Brava nel tratteggiare il periodo storico di riferimento. Brava a tenere con il fiato sospeso. Perché, se è vero come è vero che al centro del racconto c’è un delitto e si va a caccia del colpevole puntando il dito contro una sola persona, è anche vero che la protagonista assoluta è la vita della giovane donna chiamata a pagare per un delitto che non si sa bene da chi sia stato compiuto.

Bel libro. Mi ha positivamente stupita e catturata. E mi ha costretta a riflettere su un periodo storico a me lontano, in una zona del mondo a me lontana trasmettendomi, però, un dolore diretto, dritto al cuore.

Non posso che consigliarne la lettura.
***
Le confessioni di Frannie Langton
Sara Collins
Einaudi Editore
432 pagine
22.00 euro copertina flessibile - 10.99 euro Kindle

domenica 9 febbraio 2020

L'interprete (A. Hess)

Un libro contro l'oblio.
Perché non si può dimenticare.
Non si può far finta che non sia successo.

L'interprete è un libro intenso, toccante, che nel ricostruire il processo di Francoforte, noto anche come secondo processo Auschwitz - tenutosi in Germania fra il 1963 ed il 1965 nei confronti di 22 imputati accusati dei crimini commessi nel campo di concentramento di Auschwitz fra il 1940 ed il 1945 - fa emergere la necessità di non dimenticare e quanto sia sottile il confine tra la consapevolezza e la negazione davanti ad eventi storici tanto tragici.

Grazie alle testimonianze di coloro che, con estrema dignità e profondo dolore, salgono sul banco dei testimoni, viene ricostruita una storia che qualcuno tenta con caparbietà di negare ma che, altri, sentono ancora viva sulla loro pelle.

La protagonista del romanzo è Eva: di mestiere fa la traduttrice e viene coinvolta proprio in veste di interprete in quello che, subito non se ne rende conto, sarà uno dei più importanti processi dell'epoca, contro i crimini dell'Olocausto.
Per lei non sarà un semplice lavoro. Abituata a tradurre contratti e cataloghi, deve necessariamente fare i conti con testimonianze che la sconvolgono nel profondo, tanto più quando si rende conto che anche la sua famiglia ha avuto un ruolo in tutto ciò. Lei, del tutto inconsapevole, allora bambina, inizia a realizzare pian piano - grazie a dei ricordi che emergono timidamente da un passato che aveva relegato nel cassetto più lontano della memoria - che quegli orrori di cui lei stessa parla, per via delle traduzioni, hanno allungato la loro ombra nella sua famiglia e che i suoi genitori, perfettamente consapevoli, le hanno sempre taciuto verità che ora bussano prepotentemente alla porta della sua memoria e della sua anima.

Eva è un personaggio forte. E' una donna che rivendica il suo ruolo nel mondo, che non accetta che altri decidano per lei, che vuole andare fino alla fine del percorso che ha intrapreso, anche se doloroso.
Eva è una giovane donna sensibile e che non teme di mostrare la sua debolezza davanti alla quale, però, reagisce con coraggio.
Posta davanti ad una realtà che mai e poi mai avrebbe potuto immaginare, non intende dimenticare, non intende fare finta di niente, cerca anche di chiedere perdono per quello che è stato compiuto a danno di quelle persone che, pur con mani tremanti e voci flebili, ora sono davanti ai giudici per chiedere giustizia. 

Giustizia sarà fatta? Quale giustizia può esserci a fronte delle tante efferatezze compiute da coloro che ora negano, in un'aula di tribunale, di aver avuto un qualunque ruolo in quelle vicende? 
Uomini come tanti, oggi, rispettabili, stimati... ma che celano crimini indescrivibili.

Il libro è ben scritto, efficace anche grazie ai personaggi che si incrociano con la protagonista in vicende personali che, pure, sono importanti per la completezza del racconto.
Mi sono commossa, lo ammetto. Ed ho provato tanta rabbia ed indignazione per vicende passate che, però, non possono essere relegate a meri episodi storici di cui prendere atto.

L'autrice è stata capace di rendere alla perfezione il delicato equilibrio tra i tormenti personali di chi non ha mai trovato pace dopo certe vicende e il tentativo di rimuovere quanto accaduto in ogni casa tedesca, negli anni successivi al dopoguerra.

Eva è il simbolo di quella gioventù cresciuta nell'inconsapevolezza di quanto accaduto e nel momento in cui si rende conto di tutto ciò la sua vita viene sconvolta.

Molto bello il finale, commovente, toccante.
***
L'interprete
Annette Hess
Neri Pozza Editore
314 pagine
18.00 euro

martedì 4 febbraio 2020

Evil (V.E. Schwab)

Una positiva sorpresa. Un ritmo altissimo. Una storia di fantasia, di gran fantasia, ma capace di catturare. Questo è quanto mi sento di dire dopo aver concluso la lettura di Evil, libro di V.E. Schwab, autrice che mi era del tutto sconosciuta fino a qualche giorno fa.
Eh sì, perchè di qualche giorno di lettura si tratta.
Tanta era la voglia di capire come potesse evolvere la situazione che l'ho letteralmente divorato. 
E mi è anche dispiaciuto arrivare alla fine. E' un controsenso, lo so... ma mi è rimasta addosso una sensazione di dispiacere per aver dovuto lasciare quei personaggi e le loro storie.

Alcune precisazioni.
Il sangue scorre a fiumi. 
Vengono raccontate scene violente.
Si incontrano personaggi cattivi che si credono buoni, buoni che hanno un fondamento di cattiveria.

Il sangue scorre a fiumi ma la cosa sembra preoccupare tutti in modo relativo.
Vengono raccontate scene violente ma non mi hanno creato alcun fastidio, cosa che invece è accaduta in altri libri che - magari meno violenti - ma mi hanno disturbata un bel po' per le situazioni raccontate.
E sui personaggi... bhè... qui va detto qualcosina.

Victor ed Eli sono due compagni di studi, due amici fin dal periodo dell'università quando condividono la voglia di sapere, di sperimentare, di scoprire andando anche oltre i limiti del concesso.
Si dedicano ad una ricerca molto particolare, legata alle esperienze ai confini con la morte. Scoprono qualche cosa di inimmaginabile: in determinate situazioni, sfidando la morte, si possono sviluppare dei poteri fuori dal normale diventando E.O. cioè degli esseri ExtraOrdinari. Cosa vuol dire ciò, concretamente, è diverso per ognuno... chi fa un'esperienza di questo tipo, torna indietro dalla morte portando con se qualche cosa ma dimentica qualcosa di ciò che è stato.

Le strade dei due ragazzi si separano in modo violento, proprio a causa degli effetti delle loro sperimentazioni ma, a dieci anni di distanza, ci sono dei sospesi da regolare.
Victor - evaso dal carcere dove è finito dieci anni prima - si mette sulle tracce del suo vecchio amico.
Eli, da parte sua, ha vissuto dieci anni cercando di eliminare, in modo violento, tutti gli E.O. viventi, considerati dei pericoli per l'umanità.
Anche lui è un E.O. proprio come Victor, ma per Eli si tratta di un dono riflessivo, che non ha effetto sugli altri. E' forse questo che lo fa sentire diverso?
E' questo che lo legittima ad assumere il diritto di assumersi il ruolo di giudice, giuria e boia?

Non posso dire altro sulla trama ma... in merito ai personaggi posso dire che sono tutti ben delineati. Non mancano figure femminili e vanno cercate proprio tra di esse coloro che, secondo il mio parere, detengono i poteri più potenti di tutti.

Il libro mi è piaciuto pur essendo un racconto molto fantasioso.
La voglia di voler superare i propri limiti, di raggiungere i propri obiettivi qualunque cosa accada, il dolore per aver perso per sempre qualcuno che, seppur in vita, non è più lui...
Ma anche l'esagerazione nei comportanti - comunque collegata al contrappasso rappresentato dal potere su cui, poi, ogni E.O. può contare - il continuo riferimento al dolore in alcuni passaggi mi hanno davvero fatto pensare che l'autrice avesse calcato molto la mano (soprattutto pensando a chi, nella realtà, deve fare davvero i conti con il dolore, con la perdita, con la sconfitta, con la morte).

Eppure mi è piaciuto... ma non posso esimermi dal segnalare un neo: gli errori.

Mi sono imbattuta in congiuntivi sbagliati, errori di diverso tipo che, onestamente, mi hanno un po' disturbata. Credo che si debba avere più cura per l'aspetto grammaticale - non so se ciò possa essere attribuito a dei refusi o a problemi con la traduzione, non lo so - che non è affatto secondario.

Non dimentichiamo che da un grande potere derivano sempre grandi responsabilità
Ma forse Eli ha preso davvero troppo sul serio questa cosa!!!
***
Evil
V.E. Schwab
Newton & Compton Editori
360 pagine 
4.99 euro Kindle
12.00 euro copertina flessibile

lunedì 3 febbraio 2020

Il suo nome è Alex (A. Arcoleo)

Appena ho finito di leggere il libro Il suo nome è Alex, arrivato tra le mie mani grazie alla collaborazione in corso con Thrillernord, sono rimasta per qualche minuto in silenzio, sola con i miei pensieri, per cercare la mia chiave di lettura alla storia appena conclusa.
E credo di averla trovata: secondo il mio parere quella di Alex è una storia che si avvicina molto alla favola moderna per via dell’accentuazione di alcune situazioni che, nella normalità, stonerebbero. In una favola no.
E non lo dico in senso dispregiativo.

Ho voluto interpretare la vita di Alex, il suo viaggio dalla nascita alla senilità, come una favola da raccontare per trasmettere concetti importanti come quelli della solitudine, dell’abbandono, dell’amore, della mancanza, della lontananza, della speranza. Concetti molto sfruttati nella letteratura moderna ma proposti, in questo caso, in modo originale se la mia chiave di lettura è quella giusta.

Tutto ha inizio nel Natale del 1996 quando la mamma di Alex muore su un marciapiede, tra l’indifferenza di tutti coloro che sono troppo presi dagli ultimi acquisti e dalla frenesia del momento. Quella donna protegge fino alla fine, con il suo corpo, suo figlio. Un figlio piccolissimo se si considera che più avanti, nel 2026, si dirà che Alex ha trent’anni. Lo sottolineo perché si fa molto leva sui ricordi del piccolo Alex, ricordi della sua mamma: ma se era in fasce come può avere da grande ricordi così nitidi? Questo, almeno, nella vita normale. Secondo la mia chiave di lettura, però, tutto è possibile.

E’ possibile che Alex senta su di se quel senso di abbandono che la sua vicenda personale gli ha appiccicato addosso e riesca a trasformarlo in attenzione per gli altri.
E’ possibile che Alex avverta ancora il calore del corpo di sua madre e riesca a trasformarlo in affetto per le persone con le quali entra in contatto.
E’ possibile che Alex abbia la sensazione di sentire gli odori che lo avvolgevano in quella via, tra le braccia della madre morente e riesca a farne viatico per la propria esistenza.

La storia di Alex è una storia di mancanze ma è anche la storia di chi riesce trasformare tali mancanze in pienezza per gli altri. Riesce a riempire la vita degli altri già da piccolino, all’interno dell’orfanotrofio quando, un Natale dopo l’altro, si sente sempre più legato ai suoi compagni di sventura. A Luca, il pasticcione, ad Emanuele il furbetto del gruppo, a Mattia che è sempre arrabbiato con tutti ma anche a Michele, il ragazzino di colore che non riesce a capire cosa ci sia di diverso in lui rispetto agli altri. Alex è particolarmente legato a Giuseppe: ha l’asma, difende sempre i più deboli pur avendo una gran paura solo nel farsi notare. Ed è legato a Sarah: è una ragazzina con la maturità di piccola donna, uno spirito allegro e gioioso, sempre pronta ad infondere coraggio con il brillio dei suoi occhi.

Il ragazzino riesce a raggiungere il suo equilibrio all’interno di quella struttura che considera, a tutti gli effetti, la sua famiglia. Ma sarà ancora a Natale, nel Natale del 2006, che arriva la notizia che l’orfanotrofio alla fine dell’anno dovrà chiudere i battenti.
Sarà quello il momento del distacco, per quei ragazzini, tanto che Alex si troverà solo ad affrontare una vita nuova. E una nuova mancanza, una nuova assenza: quella di Sarah. Li lega una promessa che, però, non sarà facile mantenere.
Da qui il salto verso Alex trentenne: ha trovato una sua dimensione ma, se dovessi giudicare la sua esistenza pensando a lui come ad una persona in una storia reale dire che non è un giovane realizzato, non ha una vita al di fuori della struttura in cui si trova, non esce da quelle quattro mura proprio come da bambino non era mai uscito dall’orfanotrofio. Non si può vivere così, direi. Come si può pensare di non avere mai bisogno di un dottore, non dover frequentare una scuola, di non uscire mai da quel cancello, di non dover mai fare un documento in un ufficio pubblico, niente di niente? Impensabile!
Ma nella storia fantastica di Alex allora sì che è possibile perché tutto ciò rappresenta ancora il retaggio di ciò che il mondo gli ha tolto. Tutto ciò che è fuori dalle mura della sua comfort zone gli ha tolto sua madre e rappresenta, anche ora che è grande, la sua paura più grande.
Da Alex trentenne si fa ancora un salto in avanti e si scopre ancora qualche cosa di lui e che ha ancora il sapore della favola.

Questa è la mia interpretazione della storia che l’autrice ha proposto sintetizzando in poche pagine un ampio arco di tempo.

Letta così ha un senso. Se fossi stata più realista allora, probabilmente, il mio giudizio sarebbe stato un altro ma mi va bene così.
Ah, dimenticavo, il titolo mi è piaciuto davvero tanto!
***
Il suo nome è Alex
Mattia Madonia
Augh! Editore
150 pagine
11 euro

domenica 2 febbraio 2020

Vedova per un anno (J. Irving)

La lettura del libro Vedova per un anno è andata avanti a due, anzi a tre velocità.
Spedita, molto spedita, nella prima parte per rallentare drasticamente verso la metà e riprendere poi ritmo verso la fine fino (e spunta la quarta velocità) all'accelerazione finale. 

Una saga familiare, quella proposta da Irving, che mi ha catturata anche nelle parti che mi sono sembrate più lente. E' una storia romantica, erotica (è stata la parte ambientata nei quartieri a luci rosse di Amsterdam che mi ha annoiata un po') ma anche divertente e drammatica.

Ruth Cole ha appena quattro anni quando scopre sua madre Marion a letto con un giovane amante.
"Non piangere tesoro - si sente dire - siamo soltanto Eddie ed io".

Marion e Ted, suo marito, sono divorziati: lui è uno scrittore che ama raccontare storie alla sua piccina. Lei non riesce a superare la sofferenza legata alla perdita dei suoi primi due figli, morti troppo presto in un incidente stradale, e non riesce nemmeno ad amare Ruth come vorrebbe. 
Eddie è un giovane assunto da Ted come assistente nel suo lavoro di scrittore ma si troverà a fare tutt'altro arrivando ad amare perdutamente quella donna matura che gli resterà dentro per sempre. Anche quando se ne andrà, lasciando il suo giovane amante e la sua bambina, schiacciata sotto al peso di una sofferenza che le toglie l'aria e che rischia di riversarsi anche sulle persone che ama.

L'autore racconta le vicende dei protagonisti intrecciando, ad arte, storie, vite e personaggi fino a stupire il lettore. Tutto ciò che sembra superfluo nella narrazione - perchè in diversi passaggi ho avuto questa impressione - è invece importante per gli sviluppi futuri, fino ad arrivare all'epilogo.

La storia si struttura seguendo la crescita di Ruth: la troviamo bambina, poi adulta per arrivare alla sua realizzazione nella professione che ama fino ad arrivare alla sua maturità.

Ruth sente, da sempre, la mancanza di sua madre e vive un rapporto conflittuale con un padre che ha sempre dato più importanza alle tante donne che sono passate per il suo letto che a tutto il resto.

La parte più divertente della storia è quella che riguarda proprio lui, Ted, alle prese con una delle sue tante fiamma che si dimostra un osso più duro del previsto nel momento in cui lui intende lasciarle.
Scene divertenti che nascondono, però, l'ironia di una vita costruita sul niente. 

Il personaggio che ho amato di più è quello di Eddie. In lui ho letto l'amore. Un amore vero, reale, profondo, capace di andare oltre i confini del tempo e dello spazio. Ha sempre privilegiato donne mature, anche quando la loro maturità diventava sinonimo di senilità, ma nel suo cuore c'è stato posto solo per lei, per Marion.
Vive una storia d'amore molto particolare ma con un'intensità che mi ha commossa.

Ruth, invece, pur essendo la protagonista principale, mi è piaciuta meno. Mi è arrivata con minore intensità di quanto non l'abbia fatto Eddie. Non ho condiviso alcune sue scelte ma l'ho ammirata per la grinta che ha messo nel perseguire il suo sogno dal punto di vista professionale. 

I continui riferimenti erotici mi sono sembrati a volte un po' ridondanti ma, a lettura conclusa, mi sono invece resa conto che sono stati dei momenti importanti - in un modo o nell'altro - delle vite dei protagonisti e il libro sarebbe stato decisamente meno efficace senza. A partire dalla scena iniziale. 

Vedova per un anno è un romanzo complesso, ben costruito intrecciando tempi importanti come l'abbandono, l'assenza, l'amore, la passione, il dolore, la perdita.

La vicenda che mi ha maggiormente emozionata è legata al racconto di come sono morti i due giovani fratelli di Ruth. E mi sono detta, ancora più di quanto non l'avessi fatto in altre circostanze, come possa una madre sopravvivere alla morte dei suoi figli!!! Credo che sia un dolore pulsante, perennemente pulsante nel cuore e nell'anima di una donna... e questo mi ha fatto capire le ragioni di Marion (pur non condividendone le scelte)..

Inizialmente mi sono anche interrogata sul perchè di una copertina che non riuscivo proprio a capire. Ma posso dire che mai copertina fu più azzeccata! Non dico altro per non togliere il gusto della lettura.

Giusto finale, giusta conclusione. 
Stile fluido ed efficace. Dettagliato, anche troppo a volte, ma efficace.
Bel libro.
***
Vedova per un anno
John Irving
Rizzoli Editore
538 pagine
17.46 euro (nella mia edizione è scritto anche il prezzo in lire, 34.000)

venerdì 24 gennaio 2020

Absence. Il gioco dei quattro (C. Panzuti) - Venerdì del libro

Faith è un'adolescente che vive con sua madre. Sono in attesa di una sorellina ed alla prese con uno dei tanti traslochi che le ha vista spostarsi da una città all'altra.
Jared ha un fratello e due genitori che, però, non sono quelli biologici, morti a suo tempo. Passa sempre per il fratello cattivo mentre il suo altro non è se non uno scudo per difendere soprattutto il suo fratello minore.
Christabel ama nuotare. Sono l'acqua e la fatica le sue difese da un mondo nel quale non si sente affatto a suo agio e nel quale si sente perseguitata dalla sfortuna. Pessimista cosmica, combatte il mondo a suo di bracciate.
Scott è impegnato a far colpo sulle ragazze. Troppo impegnato da accorgersi che qualche cosa non va.

Qualche cosa non va per tutti e quattro: non si conoscono ma saranno destinati a condividere un'esperienza sconvolgente, diventando loro malgrado una squadra.

Improvvisamente si rendono conto di essere invisibili. O meglio, di essere scomparsi non solo fisicamente ma anche dai ricordi delle persone che da sempre vivono loro accanto.
Essere completamente ignorati è terribile e i quattro ragazzi lo sperimenteranno sulla loro pelle. Ben presto si renderanno conto, dopo essersi incontrati, di essere le pedine di un terribile gioco che li metterà sulla strada di un misterioso premio, in combutta con altre squadre di adolescenti con le loro stesse caratteristiche: invisibili e inesistenti per il resto del monto, si vedono e si sento tra loro grazie a particolari dispositivi.

Absence. Il gioco dei quattro è il primo di una trilogia fantasy che se, da un lato, vede i protagonisti impegnati a combattere fisicamente per non soccombere, dall'altra li vede impegnati in una lotta interiore che li porta a farsi delle domante, ad interrogarsi sul proprio passato, su un presente incerto e su un futuro che non si riesce a capire se davvero arriverà.

Ciò che maggiormente mi ha colpita è la riflessione che viene spesso fatta in merito all'esistere o non esistere. E' sufficiente avere un corpo, una fisicità, occupare uno spazio per poter dire di esistere? Quante volte ci troviamo in mezzo agli altri e sembriamo invisibili al loro cospetto pur essendo presenti in carne ed ossa? In famiglia, sul lavoro, a scuola, nello sport...
E' questo, fondamentalmente, l'interrogativo che pervade tutto il racconto e che porta i ragazzi a fare un'analisi oggettiva su quella che è stata la loro vita fino a quel momento.

Ed è lo stesso interrogativo che ho fatto mio vedendo davanti agli occhi tante situazioni nelle quale mi sono resa conto di essere stata invisibile agli occhi di qualcuno pur essendo lì accanto.

Non è un libro autoconclusivo per cui per comprendere appieno la storia dovrò leggere il seguito. In questo primo capitolo posso dire che restano parecchi interrogativi aperti? Chi è che sta giocando con i ragazzi? Perchè? Come mai proprio loro? Non mi sento di dire altro a tal proposito e non lo considero un neo del racconto proprio perchè non è autoconclusivo e sono certa che si avranno altri elementi nei prossimi capitoli.

Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi soprattutto perchè è un libro per ragazzi, un fantasy che mi sento di consigliare anche ai più giovani: scritto in modo scorrevole, senza scene spinte, senza frasi poco consone... un libro che farei leggere ai miei figli. E, lo ammetto, non mi capita spesso di dirlo, anche se si tratta di letture pensate per ragazzi, perchè mi capita spesso di trovare qualcosa che non mi sembra adatto per loro. Stavolta lo promuovo e chissà che prima o poi non arrivi anche nelle loro mani!!!
***
Absence. Il gioco dei quattro
Chiara Panzuti
Fazi Editore
382 pagine
Kindle Unlimited
15.00 euro copertina flessibile

mercoledì 22 gennaio 2020

Mahut (M. Madonia)

Mattia Madonia racconta la vita di esseri umani che inizialmente spiazzano, poi catturano. Sono persone che non nascondono le loro fobie, le loro debolezze, le loro fragilità. Anzi, si mostrano al lettore in modo franco, diretto, senza filtri apparendo anche un tantino indisponenti perché, diciamolo, davanti ad una persona in difficoltà ci si indispone subito, anche se poi si fa finta di interessarsi o di prestare attenzione all’altro.

E’ la vita che ci pone davanti persone come Bianca, Livio o Paride ma noi ce ne accorgiamo? Ci accorgiamo della solitudine degli altri, della difficoltà alle relazioni interpersonali, del malessere legato al condividere esperienze, pensieri e paure con qualcuno di reale?
Questa è la riflessione che ho fatto dopo aver letto le storie dei tre personaggi che Madonia racconta in modo diretto, crudo, vero. Senza sconti.

Bianca è una donna sola, provata dalla sofferenza e dalla fatica che derivano dall’aver perso la madre e dal dover accudire un padre malato.  Quante volte ci soffermiamo a tendere la mano a chi, nel suo silenzio o nel suo modo di schivare il resto del mondo, chiede aiuto? Non un aiuto materiale, non una mano a fare qualcosa di concreto, ma una mano nell’essere ascoltato, compreso. Bianca mi ha dato l’impressione di essere una persona profondamente sola non per scelta ma per via di una serie di circostanza che l’hanno portata a circoscrivere la sua vita tra le quattro mura di casa, un padre inerte, un impegno costante nei suoi confronti. L’epilogo della sua storia è di una tristezza disarmante ma tale da colpire al cuore di un lettore attento.

Livio è un giovane – non saprei dargli un’età precisa – che vive la sua vita tra le mura di casa per scelta. Teme il contatto con gli altri tanto da farne una fobia. Non esce dallo spazio che si è cucito addosso, non fa più passi di quelli che sono necessari per andare a fare la spesa o per prendere un caffè. Ha Igor accanto: un amico immaginario con il quale tenta di spingersi oltre i propri limiti tanto da arrivare oltre la sua comfort zone. Arriva ad un parco e conosce una persona. Una persona, un’unica persona, che gli sconvolge la vita con una fretta quasi inaccettabile. Un segno, questo, di quanto sia facile rompere un equilibrio così delicato come quello che una persona che vive sulla sua pelle la fobia sociale può aversi costruito attorno.

Paride è il personaggio che mi ha sconvolta maggiormente. Non che gli altri due mi abbiano lasciata indifferente… tutt’altro. Paride, però, incarna il prototipo della persona-fantasma: lui che non è mai al centro dell’attenzione, che lavora tra tante altre persone ma che non ha amici, che vive in un mondo fatto di ombre dove si confonde con facilità. Una persona che tutti definirebbero normale ma che cela, sotto quell’apparente normalità, un animo inquieto, sofferente, solo. Nemmeno il suo gemello immaginario può aiutarlo più di tanto. O meglio, lo guida in alcune scelte che, però, non possono certo essere dette positive per lui. La sua è la storia più sconvolgente ma che, a ben guardare, non è poi così lontana da tante altre storie di cui si sente davvero nella vita reale.

A Madonia - che ho conosciuto grazie alla mia collaborazione in corso con Thrillernord e che mi ha permesso di leggere questo libro - devo riconoscere il merito di aver reso alla perfezione i suoi personaggi. Ad un iniziale smarrimento – quando, davvero, mi sono chiesta dove l’autore voleva arrivare – ho ben presto sostituito la consapevolezza di quanto sia fragile l’essere umano e di quanto, ognuno di noi, potrebbe essere Bianca, Livio o Paride senza che nessuno se ne accorga. Come nessuno, a ben guardare, si è accorto di loro.
 ***
Mahut
Mattia Madonia
Baldini & Castoldi
150 pagine
9.99 euro Kindle
17.00 euro copertina flessibile

domenica 19 gennaio 2020

Enigma in luogo di mare (Fruttero & Lucentini)

Devo ammettere una mia mancanza: Enigma in luogo di mare è il primo libro di Fruttero & Lucentini che ho avuto occasione di leggere. E' una mancanza grave, me ne sono resa conto durante la lettura, così come mi sono resa conto che si tratta dell'ultimo giallo da loro scritto.

I due autori hanno donato nobiltà letteraria ad un genere, il giallo, che spesso sacrifica la ricercatezza stilistica sull'altare della scorrevolezza, della semplicità di lettura.
Lo stile ricercato, in alcuni passaggi anche ridondante, le descrizioni meticolose e particolari, inusuali oserei dire, mi hanno catturata in un ambiente reso alla perfezione con personaggi descritti con ironia e verosimiglianza. 

Siamo in una piccola località non lontana da Grosseto. Nella Pineta della Gualdana, proprietà esclusivamente privata, si ergono 153 villette per lo più nascoste dalla vegetazione ed abitate soprattutto nel periodo estivo da famiglie benestanti che vi si recano per passare le vacanze.
Siamo, però, in un periodo particolare dell'anno visto che mancano pochi giorni a Natale e lo scenario è tutt'altro che estivo. Anzi, le timide luci che arrivano dalle villette - non molte - abitate per l'occasione, sembra che non riescano a riscaldare l'ambiente. Un ambiente in cui convergono diverse storie: storie di noia, di quotidiana sopportazione ma anche storie di lussuria e di ambizione, storie di un successo che sembra oramai verso il tramonto. Proprio tra queste storie vanno ricercate le esistenze più tormentate, quelle che diventeranno protagoniste del mistero che si cela in quella pineta che sembra più lugubre del solito. 

Lo scenario, poi, è tutt'altro che festivo visto che il ritrovamento di un cadavere di un uomo e la scomparsa di due coniugi, tutti e tre temporaneamente resistenti nella Gualdana, rendono la situazione piuttosto particolare. 

Quella che descrivono gli autori è una normalità forzata, di quelle che si vengono a creare quando più persone si trovano a convivere - seppur ognuna nelle proprie abitazioni - in un ambiente circoscritto. Le chiacchiere passano da bocca in bocca, le apparenze fanno fatica ad essere salvate, le difficoltà quotidiane vengono, in un modo o nell'altro, esasperate. Perchè, se è vero come è vero, che la pineta offre un posto lontano dal mondo, una quiete estrema ed una immobilità che si avvicina all'irrealità, è anche vero che questo mette ognuno davanti alle proprie fragilità, alle proprie debolezze, alle proprie manie. E se ci scappa un morto, o forse tre, la situazione si complica.

Ciò che mi ha maggiormente colpita è lo stile che, secondo il mio parere, predomina sulla storia, sugli indizi, sulle indagini portate avanti in modo più o meno ufficiale.

Mi ha poi colpita quel senso di normalità che traspare dal racconto, anche quando il rinvenimento di un cadavere dovrebbe smuovere un po' gli animi: le varie situazioni si dipanano con normalità estrema, come se nulla fosse successo e, soprattutto, senza che nessun sospetto si alimenti a danno di qualcuno degli abitanti della Gualdana. Il cadavere c'è, è vero, i due scomprasi sono scomparsi, anche questo è vero, ma si può forse cambiare l'equilibro di un tranquillo e borghese angolo di mondo per tutto questo? E' come se nessuno si scomponga più di tanti nei giorni che seguono al ritrovamento fino alla soluzione del caso. E' un luogo riservato per sua natura, la Gualdana, e sembra che tutti intendano mantenere questa riservatezza anche davanti alla morte, all'omicidio, alla scomparsa.

Altra cosa che mi ha colpita, il fatto che fino a metà - più o meno - non ci sia l'ombra di un mistero. La prima parte del libro è riservata a tracciare i caratteri dei vari personaggi e lanciare qualche indizio su chi potrebbe fare cosa. Delle piccole esche... così le ho considerate.

Tra i personaggi, alcuni mi hanno maggiormente colpita.

La prima è Katia. Una ragazza a cui non sono stata capace di attribuire un'età che si ritrova nella Gualdana in cerca di successo, al seguito di un personaggio attempato che potrebbe farla conoscere a personaggi importanti ed al quale si concede considerando ciò come una sorta di biglietto da pagare per un futuro di successo. Una ragazza senza troppi scrupoli, dal bel caratterino e capace di prendere al volo le occasioni che le si presentano, senza dare troppo importanza al contorno

E poi la signora Zeme: una donna sempre sull'orlo di una crisi di nervi, depressa, in balìa delle medicine e capace di alternare momenti di insopportabile sovraeccitazione a momenti di silenzio altrettanto insopportabile. Dev'essere davvero difficile stare accanto ad una persona così.

Tra i personaggi maschili, su tutti domina Monforti: un depresso dichiarato che ospita nel suo appartamento sua sorella e suo cognato (che non vede l'ora di andarsene via verso altri lidi) e che con fare discreto dimostrerà, prima di tutti a se stesso, di non essere poi così depresso. Piuttosto pessimista, diciamo così, ma non proprio depresso come ha sempre creduto.

Ammetto che la lettura è proceduta più lentamente del previsto, in alcuni punti mi sono anche persa tra i vari ragionamenti ma poi, nel finale, è stato interessante capire come gli autori abbiano portato il lettore a svelare l'arcano... in modo piuttosto diretto, a dire il vero. Ma non dico altro per non togliere il gusto della lettura a chi questa storia ancora non la conoscesse.

E' un libro che suggerisco a chi volesse leggere un giallo di classe, stilisticamente diverso dai gialli a cui il lettore medio (io mi ritengo tale) è abituato. Lo consiglio ai lettori più esigenti, più raffinati ma anche a chi volesse togliersi una curiosità e toccare con mano la differenza. Chissà che non ne resti poi affascinato?

Io ho letto un'edizione che mi è piaciuta molto, appartenente alla collana Le stade del giallo de La biblioteca di Repubblica. 
***
Enigma in luogo di mare
Fruttero & Lucentini
Mondadori editore per La biblioteca di Repubblica
pag. 373
5.90 euro + il prezzo del quotidiano

lunedì 13 gennaio 2020

Miss Charity (M-A Murail)

Miss Charity è un personaggio adorabile. La sua è una storia che fa bene al cuore, ben scritta, scorrevole, delicata anche nei momenti meno delicati ma forte e potente dove necessario.
E' una storia scritta con garbo e la suggerisco anche a giovani lettori che vogliano immergersi in una storia d'altri tempi.

Charity è una bambina che ama gli animali. Diventerà presto una ragazzina e una donna a cui gli stereotipi dell'epoca - siamo nell'800 - andranno stretti.

Non ama mettersi in mostra ma nemmeno stare in un angolo. Ha dei sogni ed intende realizzarli anche quando la propria famiglia - sua madre in particolare - per lei vorrebbe altro.

La sua è una storia d'amore: amore per la natura, per gli animali ma anche amore per il sapere, per la conoscenza. E' una storia d'amore tra persone, declinata in tanti modi: amore per le persone a lei care ma anche quell'amore con la A maiuscola a cui lei sembra non dare peso, di cui le stessa sembra non rendersi conto ma che si legge tra ogni riga.

In un'atmosfera vittoriana d'altri tempi, le regole dell'epoca la vorrebbero lontana da tutto ciò che, invece, lei ama. La curiosità, l'amore per la scienza, per l'arte, per il teatro sono parte personalità di una bambina che ama la libertà e ne fa, con discrezione, una bandiera. Non eccede mai nei suoi comportamenti eppure fa cose altamente disdicevoli per una bambina, prima, e per una donna più tardi. Lo fa in modo estremamente naturale e come se fosse giunto il fatidico momento dell'emancipazione, senza che questo sconvolga nessuno.

Nonostante un carattere considerato eccentrico per la sua epoca, Miss Charity mi ha trasmesso tanta tenerezza: è una figura positiva, buona, altruista e capace di trasmettere tutto ciò in modo semplice ma efficace. Mi ha fatto sorridere, commuovere, riflettere ed avrei voluto abbracciarla in più punti.

Sono tante le persone che incontra lungo il cammino della vita ed ognuna le darà qualcosa.
E' coraggiosa: non le interessa in giudizio degli altri, lei è capace di argomentare le proprie scelte.
E' pratica: ha ben capito come vada il mondo e quanto sia importante avere autonomia e capacità di mantenersi, tanto per citare un esempio.
E' sensibile: le sofferenze altrui non le sono indifferenti e cerca di fare tutto ciò che può per alleviarle, quando ciò è alla sua portata ma anche quando ciò sembra troppo grande per lei.
E' innamorata: ama la vita, prima di tutto. Ama gli eseri viventi, la sua famiglia ed anche coloro che avrebbero dovuto farne parte ma non ci sono più. Ama tutti coloro che incrocia lungo il suo cammino, in modo più o meno intenso.

Due aspetti della sua storia mi hanno colpita.
Il primo è il rapporto con sua madre: una donna gelosa della sua bambina, che vorrebbe sempre tenerla il più vicina possibile, che la critica per le sue scelte ma con la quale non va mai in contrasto. Una gelosia che resterà tale anche quando Charity bambina non lo è più. In alcuni passaggi ho avuto la sensazione che quella donna abbia visto in sua figlia ciò che lei non è stata, in passato. Non so... è stata una mia sensazione provata a pelle.

E poi il rapporto con quello che sarà l'uomo della sua vita e che si capisce fin da subito quale ruolo avrà.
Un ragazzo eccentrico anche lui, a suo modo. Un artista, un sognatore, che non può certo dirsi privo di difetti ma che per lei c'è sempre - così come lei c'è per lui - e che pur non sfiorandola mai nemmeno con un dito trasmette amore, quello vero, ogni volta in cui fa la sua comparsa nella vita di Charity. Anche per lei è così: le attenzioni che gli riserva, quel suo modo così genuino di preoccuparsi di lui, quell'ingenuità di volersi fidare a tutti i costi cosa sono se non segno di un profondo amore, anche se mai dichiarato.

Bellissimo il momento in cui i due si trovano, veramente, sulla stessa lunghezza d'onda! Emozionante il momento delle dichiarazioni che appaiono così improvvise e veloci quanto intense e profonde.
 
Gran bel libro. Bellissima storia nella quale non mancano certo gli stereotipi dell'epoca (...una donna che diventa scrittrice... mai e poi mai troverà marito... ) ma che trasmette anche tanta fiducia e tanto coraggio: ognuno di noi è artefice del proprio destino, anche quando tutto intorno ci viene detto il contrario!

Ps. da segnalare la figura di Noel: un ragazzino che sa il fatto suo e che resta nel cuore, non solo in quello della protagonista.
***
Miss Charity
Marie-Aude Murail
Giunti Editore
477 pagine 
14.00 euro

domenica 12 gennaio 2020

Il sosia (E. Masina)

Il Fantasma è un grosso trafficante internazionale di droga, sicuramente italiano che, per quanti sforzi fossero stati fatti anche con la collaborazione delle polizie di tutto il mondo, non era mai stato possibile identificare ed arrestare.
Eppure, prima di diventare tale, il Fantasma era un ragazzo come tanti altri, impiegato di banca senza troppe ambizioni, con pochi amici ed una vita sociale mediocre. Un ragazzo che si imbatte in un personaggio che, a sua volta, lo avvicina ad un ambiente che mai e poi mai avrebbe potuto immaginare di conoscere così da vicino e del quale diventare pilastro importante.
Il Fantasma è il protagonista di una storia in cui gli eventi si susseguono ad una velocità impressionante, quasi come se vicende che lo riguardano fossero così tante e così tanto concentrate in un arco temporale relativamente breve da dover scorrere sotto gli occhi del lettore con la massima velocità.

Questa è stata la sensazione che ho avuto io nel leggere Il sosia, letto in collaborazione con Thrillernord: l’autore aveva così tanto da dire sul protagonista, così tanto da raccontare, da dover sacrificare dettagli e descrizioni meticolose per condurre il lettore lungo la sua storia ed arrivare al più presto alla fine.

Ma cosa c’entra il Fantasma con la morte di un uomo – assassinato con un’iniezione letale durante una funzione religiosa in Austria – e con lo scambio di cadavere che seguirà alla sua autopsia?
Sisto Proietti, l’uomo assassinato, era un commerciante di tessuti con un giro d’affari pulito, svolto alla luce del sole. Sarà forse la sua particolare somiglianza con il Fantasma ad essergli costata la vita? E quel cadavere che viene scambiato con il suo, cosa c’entra con lui?
Prendono le mosse da questi eventi vicende misteriose in cui camorra, droga, ricchezza e scaltrezza sono gli ingredienti che vengono mixati a dovere con un ritmo narrativo incalzante, veloce, anche troppo in alcuni momenti.

Devo ammettere che il Fantasma, colui che nessuno riesce a rintracciare ed ai cui polsi nessuna manetta riesce a scattare, mi è sembrato un giovanotto senza spina dorsale fin dai primi passi che ha mosso fuori dalla sua comfort zone. Un bambinone incapace di capire bene cosa gli stesse succedendo, incapace di opporre la benché minima resistenza a tutto ciò che gli stava capitando attorno, pronto a subire senza fare domande anche le vicende che, a ben guardare, hanno dell’assurdo. Eppure, un tipo dal tal fattura diventa il fulcro di un ampio traffico di droga senza nemmeno avere il tempo di realizzare chi, come e cosa gli operi attorno. 

A chi deve credere? 
Chi gli dice la verità? 
Ci sono dei buoni attorno a lui? 
O solo dei cattivi?
E quali sono?
In che misura?

Ho avuto la sensazione che il Fantasma si ponesse continuamente questi interrogativi e che subisse, giorno dopo giorno, gli eventi più che determinarli. Secondo il mio parere è un personaggio passivo che, di fatto, non prende mai decisioni ma le subisce.

Il sosia è un giallo particolare sia nella struttura narrativa che per le vicende che vengono narrate. Non è il mistero sui due omicidi che il lettore ha bisogno di vedere svelato ma capire dove le vicende porteranno il Fantasma, cosa gli accadrà… e se riuscirà a restare un Fantasma per sempre…
Ammetto di averlo letto in poco tempo tanta era la voglia di arrivare a capire come si sarebbero messe le cose per l’uno o per l’altro personaggio ed un po’ ho sofferto della velocità di narrazione, come se tante – troppe – informazioni e tanti (continui) cambiamenti di fronte avessero spaesato non solo me ma anche il protagonista.
***
Il sosia
Ernesto Masina
Macchione Editore
200 pagine
15.00 euro

martedì 7 gennaio 2020

Di niente e di nessuno (D. Levantino)

Ora che l'ho finito lo posso dire: bel libro!

Se mi avessero chiesto un giudizio a metà lettura probabilmente non sarei stata tanto entusiasta perchè ho trovato la narrazione di Levantino troppo di pancia. 
Ora, però, è proprio questa scrittura di pancia che mi permette di dire che la storia di Rosario arriva dritta al cuore del lettore. Al mio, almeno, è arrivata.
E' arrivata la storia di un ragazzino che si trova a crescere troppo in fretta lungo le strade di una Palermo che non fa sconti.
Un ragazzino che si trova a fare scelte più grandi di lui e a subire le regole di un ambiente in cui ha la meglio chi mena più forte le mani, non chi lo merita.

Rosario è un ragazzino alle prese con il primo amore ma anche con la prima esperienza con una grande passione che apprende di aver ereditato dal nonno: il calcio. O meglio, fare il portiere. Per lui è naturale volare da un palo all'altro per ancorare a terra un pallone e nemmeno lui si rende conto come fa ad arrivare a scalzare il primo portiere nella squadra di calcio del suo quartiere. 
Nel momento in cui si rende conto di avere un talento innato deve però fare i conti con la legge del più forte. Lui, l'ultimo arrivato, che minaccia il posto del capitano!
E' questa la prima grande prova che deve affrontare Rosario e ad essa seguiranno prove di altro genere ma tutte importanti ed anche capaci di cambiargli la vita, anche se sul momento non se ne rende conto.

Quella di Rosario è la storia di una famiglia che vive in un equilibrio precario per un sacco di motivi.
E' una storia di bullismo e di violenza di strada. Quella che fa crescere, nonostante tutto.
E' una storia d'amore, di passione, di promesse. Di scelte.
E' una storia di crescita. 

Rosario è un ragazzino che scopre sulla sua pelle di essere capace di fare scelte coraggiose, di avere quella forza che serve per camminare a testa alta in quel quartiere Brancaccio in cui è tanto difficile crescere. 
Io non sono mai stata a Palermo e non ne conosco da vicino le caratteristiche ma ciò che mi ha trasmesso la storia raccontata da Levantino è un senso di appartenenza, a quella terra, da parte di tutti i personaggi, più forte di quanto si possa pensare. Perchè il quartiere identifica le persone, nel bene e nel male, e tutti ne sono consapevoli.

In alcuni punti ho messo in discussione il passaggio disinvolto da un tempo verbale all'altro, da parte dell'autore, ma l'effetto che fa questa scelta narrativa - perchè tale la considero - è nell'insieme della situazione molto azzeccata.
***
Di niente e di nessuno
Dario Levantino
Fazi Editore
160 pagine
17.50 euro

sabato 4 gennaio 2020

Il coltello (Jo Nesbø)

Bello e devastato.

Arrivano per bocca della collega Kaja Solness i termini che cercavo da tempo per descrivere Harry Hole, il protagonista della serie nata dalla geniale penna di Jo Nesbø e avviata con Il pipistrello, giunta alla sua dodicesima tappa con Il coltello, ultimissimo libro della serie.

Bello e devastato.

Bello di una bellezza tutta sua, perchè proprio bello bello, dal punto di vista estetico, Harry non dovrebbe esserlo più di tanto soprattutto dopo i tanti segni che il suo corpo, il suo viso in particolare, presenta. Dal fisico possente, biondo con i capelli dritti in testa, immagino il suo viso solcato da quella cicatrice color fegato che gli segna il volto, dalla bocca all'orecchio e che oramai lo caratterizza rendendolo quasi aggressivo agli occhi di chi non lo conosce. Lo immagino con gli occhi iniettati di sangue quando, sbronzo oggi come allora, si ritrova in casa sua con i vestiti insanguinati, le mani insanguinate senza ricordare nulla di quanto accaduto la sera prima. Non è certo un bel biglietto da visita....

Devastato. Questo riesco ad immaginarlo senza fatica. Harry è un uomo devastato da un passato che lo rincorre continuamente e da un presente più che doloroso. E' un uomo che perde ciò che di più caro ha al mondo e l'unico motivo che gli fa aprire gli occhi al mattino (tanto per cambiare, viene sospeso da qualsiasi tipo di indagine) è la ricerca del  colpevole del delitto che lo ha letteralmente devastato. 

Harry è un uomo devastato dal dubbio, dal sospetto, dalla continua lotta tra il suo io più violento ed istintivo con quello che, secondo il mio parere, invece lo caratterizza. Harry è un uomo buono, dal gran cuore ed anche in una vicenda dolorosa come quella che stavolta si trova ad affrontare lo dimostra.
Parere mio, ovviamente.

Harry è un uomo dalla sensibilità superiore, nella vita così come nello svolgere il suo mestiere. Un mestiere nel quale è insuperabile nonostante tutto, nonostante il Jim Beam che lo corteggia continuamente e il suo alcolismo dichiarato, nonostante i modi alquanto ortodossi di affrontare indagini dalle quali spesso, stavolta più che mai, viene tenuto (senza successo) lontano.

E' devastato su più fronti. L'ho realizzato alla fine del romanzo quando mi sono trovata davanti ad una svolta che mai e poi mai avrei potuto immaginare, ad un colpevole che mai e poi mai avrei (ed anche Harry) voluto che fosse tale!

Non posso dire altro in merito alla trama perchè non voglio togliere il gusto della scoperta - perchè è una storia in cui le scoperte sono continue - al lettore.

Posso dire che Nesbø si conferma abile nel raccontare storie nella storia, nel proporre personaggi a cui il lettore si fidelizza, personaggi che il lettore affezionato riconosce e dei quali, qualora mancassero, sentirebbe la mancanza. Nesbø non lesina in descrizioni e devo dire che stavolta, rispetto a quanto avvenuto in precedenti capitoli della serie, è meno cruento nelle descrizioni ma non meno efficace nell'effetto finale. Da questo punto di vista credo di poter dire che l'autore si sia migliorato nel tempo: non sono necessarie descrizioni cruente fino all'inverosimile per arrivare al cuore del lettore, in senso positivo o negativo che sia. 
E non lo dico solo in riferimento al protagonista, quell'Harry Hole che oramai nel cuore dei lettori di Nesbø ha un posto fisso qualunque cosa faccia... Lo dico in riferimento anche a personaggi secondari che diventano tutti antagonisti importanti. Nessuna storia viene lasciata nelle mani del lettore con superficialità. Nessun personaggio viene raccontato in modo sbiadito.

Forse stavolta ce n'è uno che resta un po' in penombra. 
Almeno secondo il mio parere, la figura di Katrin perde un po' dello smalto che le avevo inizialmente riconosciuto e lo fa per un sacco di motivi: per atteggiamenti, scelte o non scelte, per la scarsa incisività che, sempre per parere personale, ha nell'ultima avventura di Hole. E', da sempre, una sua alleata... stavolta però la sua figura scricchiola un po'... anzi, parecchio!

Sullo sfondo ci sono sempre i paesaggi di una Oslo che non fa sconti. A nessuno.

Forse esagero nel dire che è il libro più bello della serie di Harry Hole ma lo dico comunque, senza ovviamente nulla togliere a tutti gli altri. E' senza dubbio il più ricco: di personaggi, di descrizioni, di dubbi, di emozioni ed anche di verità.

Lo consiglio agli amanti del genere senza ombra di dubbio. A chi non avesse ancora letto nulla di questa serie consiglio di iniziare dal principio per comprendere alcune sottigliezze che l'autore semina, di libro in libro, per meglio mettere a fuoco il personaggio, la sua storia, le sue emozioni.

Un personaggio bello e devastato che è protagonista, stavolta, di una storia bella (per quanto possa essere bello un thriller in cui ci sono violenze e morti... ma mi avete capito!) e devastante. Per Harry ma anche per chi segue le sue avventure.

Ps: devo fare un appunto. Non mi era mai capitato prima con libri Einaudi e, nello specifico, della collana Stile Libero Big ma mi sono imbattuta in diversi errori... poca cosa, a al posto di una e, un plurale al posto di un singolare... poca cosa, ma che io ho notato.
Pignola? 
Magari sì, ma io preferisco definirmi lettrice attenta.
***
Il coltello
Jo Nesbø 
Einaudi Editore
625 pagine
20.00 euro formato cartaceo

giovedì 2 gennaio 2020

La madre segreta (S. Boland)

Ammetto che è stata la copertina ad attirarmi nella scelta del libro La madre segreta che ho letto in collaborazione con Thrillernord.
Bella la scelta di colori, bella l'immagine...
Ho potuto, in questo modo, fare la conoscenza di Tessa.

Tessa è una donna spezzata da un dolore che nessuna madre dovrebbe provare: la morte dei suoi due figli. Due gemelli morti prematuramente, due piccole bare su cui portare fiori: hanno lasciato un vuoto profondo nella sua vita e Tessa fa ancora fatica a trovare un equilibrio dopo quanto è successo alla sua famiglia. Quando, in un giorno come tanti, Tessa trova un bambino in casa sua, lasciato da un misterioso angelo (così dice il piccolo), per lei ha inizio un incubo fatto di sospetti, di ipotesi, dubbi, accuse.

Quel bambino la crede sua madre… Impossibile, impensabile. E come è finito lì?
Nessuno crede che sia finito da solo in quella cucina. Il sospetto è che sia stata lei a rapirlo.
Non ha un passato limpido, Tessa. Dopo la morte dei suoi bambini ha avuto un crollo e il sospetto che possa aver tentato di appropriarsi di quel bambino per riempire il vuoto rimasto nella sua vita serpeggia tra la polizia ma anche nella mente del suo ex marito e della sua attuale compagna. Solo il suo capo, Ben, le crede e la sostiene nel suo viaggio verso la verità.
Tessa vuole capire cosa sta succedendo e decide di farlo usando un metodo tutto suo che può rivelarsi, però, più pericoloso del previsto.

Secondo il mio parere si arriva troppo in fretta all’epilogo. Avrei preferito che la situazione venisse maggiormente sviscerata soprattutto nella prima parte del libro.

Credo che questa sia la pecca di un romanzo che ha una trama interessante e con una protagonista che arriva a chiedersi se non sia davvero stata lei a rapire il bambino, rimuovendo poi il tutto dalla sua mente. L’autrice insinua dubbi nel lettore e lo induce a stare in ansia per un epilogo che non si riesce ad immaginare fino ad un certo punto. Nel momento in cui i tasselli iniziano ad andare al loro posto il finale è facilmente immaginabile, anche se non nei dettagli.

Ho avuto qualche dubbio su Ben, il datore di lavoro di Tessa: l’autrice è stata abile a depistarmi, tanto da farmi pensare che tutta la sua premura nei confronti della protagonista potesse celare altro.
La narrazione è scorrevole, i dialoghi mai pesanti, le descrizioni efficaci anche se non eccessivamente dettagliate. Stonano solo un po’ la modalità secondo la quale il bambino arriva a casa di Tessa e la sostanziale inerzia da parte della polizia che sembra restare con le mani in mano senza il minimo interesse a capire cosa sia realmente successo.

Tessa è la colpevole perfetta, ne ha tutte le caratteristiche e dare la colpa a lei permetterebbe di chiudere il caso in fretta. Ma la polizia non fa nemmeno questo: l’attività investigativa delle forze dell’ordine viene lasciata in secondo, anzi, in terzo piano in una vicenda in cui la vittima è un minore. Ciò sembra interessare poco a tutti, tranne che a lei, a quella donna su cui tanti dubbi si sono annidati.
Per gli amanti del thriller, una storia terribile per i contenuti (perché ogni volta che ci sono dei bambini di mezzo non mi sento di dire che è una bella storia, tantomeno se sono dentro ad una bara) ma interessante come proposta narrativa.
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La madre segreta
Shalini Boland
Hope Edizioni
212 pagine
3.99 formato Kindle
13.90 formato cartaceo