mercoledì 26 aprile 2017

La ragazza con la bicicletta rossa (M. Hesse)


Originale.

Ho trovato originale la storia narrata da Monica Hesse nel libro La ragazza con la bicicletta rossa. Il contesto storico è quello della Seconda Guerra Mondiale quando i Paesi Bassi, dopo essere stati violentemente invasi, subirono una serie crescente di restrizioni nei confronti della popolazione ebrea. Siamo nel 1943 ad Amsterdam ed è in questo contesto che l'autrice presenta Hanneke: una ragazza che ogni giorno procura di che vivere alla sua famiglia facendo delle consegne porta a porta scovando beni di diverso tipo e commerciandoli sul mercato nero. 
E' brava, Hanneke.
a questo mestiere per soldi e non ha tempo di provare sentimenti tra una transazione e l'altra, nel mezzo di una transazione o di un'altra.

Sentimenti.
Li ha sepolti completamente quando è morto il ragazzo che amava e della cui morte si sente responsabile. Le manca, Bas. Le manca il suo sorriso, le mancano i suoi occhi ma respinge il pensiero ogni volta, lasciandolo annegare nel mare della colpa che prova per la sua morte.
La storia viene narrata usando dei flash-back nei quali Hanneke rivela pezzetto dopo pezzetto la sua vicenda personale. Il suo passato, dunque, si somma al suo presente. Ad un presente in cui vige il coprifuoco, in un presente in cui ci sono persone che scompaiono e che non tornano più a casa, in un presente in cui è la paura il sentimento dominante.
In tale contesto Hanneke viene coinvolta in una vicenda più grande di lei: viene incaricata di cercare una persona scomparsa. Non una cosa, un oggetto ma una ragazza che era stata nascosta per sfuggire alla morte - che peraltro era toccata alla sua famiglia - ma che così, da un giorno all'altro, non si trova più nell'abitazione in cui le era stato offerto riparo. Nessuno sa nulla. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito. Volatilizzata. Sparita. Nessun traccia da seguire, apparentemente.
Hanneke è titubante ma, alla fine, accetta. E lo fa, come di consueto, per soldi.

Riuscirà a restare distaccata davanti alle immagini che le sfileranno davanti agli occhi?
Riuscirà a non farsi coinvolgere in modo intimo e personale dalla sofferenza altrui?
Riuscirà a restare indifferente davanti al coraggio di chi, pur in un contesto di pericolo così elevato, mette in pericolo la propria vita per salvare quella di qualcun altro?
Soprattutto, sarà capace di trovare una persona con la stessa abilità con la quale scova oggetti?

Dicevo che ho trovato la storia originale. Le vicende storiche, purtroppo, sono tutt'altro che originali. Ciò che capitò in quegli anni è risaputo ed è stato raccontato in tanti romanzi storici, più o meno fedeli a quanto realmente accaduto. In tale contesto, la storia di Hanneke è originale perché lo è ciò che si trova ad avere per le mani.
E' un racconto che tenta di mettere in primo piano una normalità che, purtroppo, non è più tale quanto attorno impera la guerra, la violenza, l'odio razziale. 
Eppure, in un contesto del genere, ci sono dei giovani che cercano di non subire le vicende in modo passivo o rassegnato.

Ciò che mi ha maggiormente colpito in tutto il racconto, oltre alla particolare personalità di Hanneke - così forte e scaltra ma anche così profondamente fragile ed affamata d'affetto - è il ruolo della sua famigli. Una famiglia che resta in secondo piano mentre nel suo interno prende forma qualche cosa di grande, di importante e di pericoloso. I genitori di Hanneke pur stando in apprensione per lei quando non torna per l'ora del coprifuoco, non indagano più di tanto su ciò che fa la loro figlia, su cosa realmente la tiene fuori in orari tanto pericolosi. O, forse, non vogliono indagare perché preferiscono non sapere? Preferiscono l'incoscienza alla condivisione di qualche cosa di così grande come la Resistenza può essere. 
Sullo sfondo di un periodo storico che non si può dimenticare, parte una caccia all'uomo con le ore contate dove non ci sono commissari o ispettori nelle vesti dei protagonisti ma dove ci sono dei giovani che affrontano di petto una realtà che non intendono accettare.

Con questo libro partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge. La parola utile per la challenge è BICICLETTA che compare nel titolo ed è raffigurata in copertina.

domenica 23 aprile 2017

La bambina che amava Tom Gordon (S. King)

Da Stephen King mi aspetto sempre momenti di puro terrore, così come scritto nella copertina del libro La bambina che amava Tom Gordon. In un commento del New York Times, riportato in giallo di lato, in basso a destra della copertina, è quello che si dice di questo libro. Momenti di puro terrore: non che ami questo genere ma, avendo letto un solo altro libro di King - che peraltro mi è piaciuto molto - e non avendo trovato terrore, ho voluto provare con un altro titolo che, dalla copertina, faceva delle promesse ben precise.

Invece...

Invece ho letto la storia di una bambina che si perde nel bosco con tutti i disagi e le situazioni difficili che questo può provocare. Ma di momenti di puro terrore non ne ho proprio incontrati, se non fosse per quel disagio che ha provocato in me l'idea di una bambina dell'età di mio figlio che resta tanti, troppi giorni da sola in un bosco, sotto la pioggia, senza cibo, con le zanzare che la torturano e con i tanti suoni di quell'ambiente che devono averla fatta impazzire. E' la situazione in se' ad essere terrificante!

Questa è la storia.
Innanzitutto devo dire che nell'edizione che ho avuto io  tra le mani - piuttosto vecchia, avuta in prestito dalla collezione privata di mia cognata che di King ha tutto - la traduzione non è affatto accurata. Basti un solo esempio: la cantante Céline Dion diventa Celine Dionne. Un dettaglio che, però, mi ha fatto capire quanto poco sia stata accurata la traduzione. Un errore così grossolano su un nome proprio viene poi accompagnato da diverse inesattezze.

E' nel bosco con sua madre e suo fratello, Trisha, ma nessuno dei due fa caso a lei, rimasta un pochino indietro così come nessuno sente la sua voce che li chiama. Sono troppo impegnati a discutere che sembra proprio che non si ricordino nemmeno della sua presenza. E resta indietro. Dall'alto dei suoi nove anni Trisha non si rende conto di quanto possa essere pericoloso, nel bosco, perdere di vista i suoi compagni di viaggio. Se ne renderà conto solo successivamente quando sarà completamente sola, con poche provviste, un solo zainetto al seguito, qualcosa da bere ed uno walkman a farle compagnia fino a che le batterie lo vorranno.

Trisha cammina. Cammina in una direzione che la porta sempre più lontano. Cammina e cade, si ferisce, piange, si rialza, continua a camminare, mangia qualche briciola, beve acqua di torrente che la fa star male, cala di peso un giorno dopo l'altro, combatte con le zanzare, viene punta e punta e punta ancora. Sente una vocina malefica dentro di se che le ricorda quanto si vicina alla morte ma la scaccia con decisione: sarà il pensiero del suo giocatore preferito, Tom Gordon, a farle compagnia e a darle coraggio. Arriverà ad avere le allucinazioni, perderà le forze, perderà il senso del tempo e dello spazio e dovrà affrontare anche un grande pericolo. Mentre i giorni passano.

Per il resto del mondo, per coloro che la stanno cercando, la montagna l'ha inghiottita. La foresta dei Monti Appalachi la custodisce come un grande segreto da celare agli occhi di tutti gli altri, quasi come fosse diventata parte di se. Ma per chi la sta cercando, Trisha è morta, inghiottita dalla natura chissà dove e chissà secondo quali modalità.

Lei non si lascia scoraggiare, però, chiama a raccolta tutte le sue forze e vuole cercare la vita, vuole cercare voci umane, presenze umane che possano aiutarla. Non credo proprio che una bimbetta di quell'età potrebbe fare ciò che fa lei. Nemmeno un adulto ci riuscirebbe, secondo me! King è minuzioso nelle descrizioni ma, secondo me, ha messo su un personaggio poco verosimile. E' solo una bambina di nove anni ma si comporta come un super eroe. Una specie di piccola Rambo a cui mancano solo ago e filo per ricucirsi le ferite.

Personaggio poco verosimile in una situazione estrema per un King che, comunque, invita a non perdere la speranza anche in circostanze come questa.

Con questo libro partecipo alla Challenge  La ruota delle letture.
Mi è utile per l'obiettivo11 del decimo giro di ruota che prevede un libro ambientato in montagna.

venerdì 21 aprile 2017

Lorenzo Marone - Magari domani resto (Venerdì del libro)

Per il Venerdì del libro vorrei condividere l'incontro con Lorenzo Marone, per la presentazione del suo ultimo libro Magari domani resto
E' stato ospite dell'anteprima Leggerestate, una iniziativa che si svolge nel comune di Porto Sant'Elpidio (nelle Marche), un ciclo di incontri con autori che di solito si svolge in estate e che, appunto, è stato proposto in anteprima.
   
Intervistato da Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali), Marone ha portato in mezzo a noi Luce

Luce è la protagonista di quel romanzo, l'ultimo, che ha definito come il suo lavoro più descrittivo in riferimento alla città in cui si svolge il racconto. Napoli, la sua Napoli, da cui ha preso in prestito i caratteri dei personaggi che la sua stessa città gli ha offerto. Ovviamente sono personaggi inventati ma le loro caratteristiche arrivano proprio dalla sua Napoli.

Magari domani resto che tipo di romanzo è?
"E' un romanzo pieno di contraddizioni. Volevo raccontare una storia piena di vita, di colori, di sapori, di speranza. Anche la protagonista è piena di contraddizioni e merita di essere conosciuta".

Luce Di Notte: un nome, quello della protagonista, che è tutto un programma!
"Eh sì. Il nome dalla protagonista non è un nome scelto a caso. E' una piccola, grande femmena del sud. Ha un caratteraccio ma è molto sensibile, vive con ironia. Uno strumento, quello dell'ironia, con il quale cerca di affrontare le difficoltà quotidiane. Con ironia ma anche con leggerezza. Lavora in un ambiente maschilista e combatte ogni giorni per chi è inerme, indifeso. E' insoddisfatta della sua vita privata: è la primogenita, nasce e cresce con questo ruolo. E' una ragazza che prende in mano le redini e ciò contribuisce a renderla ciò che è. E' una ragazza coraggiosa".

Andare o restare è il tema di fondo del libro. Luce è una che resta?
"La storia di Luce lascia emergere una tematica a me cara: quella del partire e del restare. Ci vuole coraggio sia per partire che per restare. Luce è una che resta. Luce non scappa. Affronta i problemi e dimostra che migliorare il nostro pezzetto di mondo contribuisce a cambiare la nostra vita".

Napoli. Qual è la Napoli che viene descritta da Marone in questa storia?
"Non amo raccontare il nero di Napoli. Ci sono altri che lo fanno. Io cerco sempre le vie di mezzo. Napoli non è solo quella di Gomorra. Per carità, quello pure c'è! Ma c'è anche molto altro. C'è anche chi tira avanti con coraggio, c'è chi nonostante tutto resta".

Da dove arriva la scelta della copertina?
"Sulla presenza della rondine non dico nulla. Lo si scoprirà leggendo. Posso dire, però, che avevo chiesto all'editore una copertina luminosa, allegra, primaverile che riscattasse un po' i toni tetri del romanzo precedente.

Marone quando scrive, quando è alle prese con un nuovo romanzo, legge oppure no?
"Io leggo sempre. Ho sentito di questa cosa che ci sono autori che quando scrivono non leggono. Io non potrei stare lontano dalla lettura. Onestamente sono per il leggere qualunque cosa, purchè si legga".

Io condivido appieno quest'ultima affermazione. Ricordo la mia insegnante di italiano delle scuole medie che ci consigliava di leggere qualunque cosa. Ai maschi consigliava anche la Gazzetta dello Sport, purchè leggessero!

Ora non mi resta che leggere il libro e lo farò presto.

Ps. non sono riuscita ad incontrare di nuovo Marone a Tempo di Libri, a Milano e, per consolarmi, mi sono accontentata di una foto con la sua foto! Da fuori, perchè dentro la vetrina non c'entravo proprio!

giovedì 20 aprile 2017

Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

Non ho letto questo libro ma l'ho ascoltato. E' il secondo di De Giovanni che ascolto in audiolibro e stavolta non è stato un caso. Avendo davanti a me dieci ore di viaggio in macchina (non da guidatore) - cinque all'andata e cinque al ritorno - ho pensato bene di rendere fruttuoso il tempo che avrei passato altrimenti in modo passivo, magari chiacchierando un po' e sonnecchiando per la maggior parte del tempo. 

Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone è stata la prosecuzione naturale di Buio, letto qualche giorno fa, e che ha consolidato l'affezione a De Giovanni, a Lojacono e a tutta la squadra dei Bastardi.

Anche questa volta De Giovanni mi ha catturata e la voce di Peppe Servillo lo ha aiutato in questo visto che è perfetta per la tipologia di racconto e per rendere al meglio i personaggi, alcuni più di altri ma comunque tutti ben riusciti.

Anche questa volta le indagini che arrivano al cospetto del Commissariato di Pizzofalcone sono due: un duplice omicidio e un sospetto di violenza sessuale su una dodicenne da parte del padre. 

Le due piste stavolta non hanno contatti come avvenuto in Buio e proseguono parallelamente l'una all'altra. La ragazzina lancia dei segnali molto chiari contro suo padre ma l'infamante accusa che traspare da ciò che scrive sui suoi tempi di italiano richiede parecchio tatto ed indagini approfondite.

Il duplice omicidio è un caso piuttosto intricato: fratello e sorella trovati morti in casa, un quell'appartamento che lui, Biagio, occupava da tempo e che di recente aveva ospitato anche la sua bellissima sorella di poco più piccola di lei. 
Cadaveri trovati da un amico e collega di Biagio, che poi si scoprirà essere anche il proprietario dell'appartamento che il ragazzo occupava gratuitamente da tempo.
Padre in carcere, uscito da poco. 
Fidanzato di lei piuttosto geloso. 
Un agente piuttosto ambiguo che ha introdotto la bella ragazza nel mondo dei set fotografici. Attorno a questi soggetti gravitano le indagini. Da loro si cerca di sapere qualche cosa di più ed emergono rapporti piuttosto controversi, con un padre che - di recente uscito da galera dove ha scontato 16 anni per omicidio - sembra essere colui nei confronti del quale i sospetti prendono sempre più corpo. Però... come al solito c'è qualche cosa che non quadra e Lojacono manifesta i suoi dubbi anche quando il Commissario Palma - forse per la fretta di dare qualche elemento alla stampa, tentando di evitare la chiusura del Commissariato che è la perenne spada di Damocle che pende sulla sua testa e su quella dei suoi ragazzi - ha un'idea diversa. Lui non è convinto, Lojacono. 
La svolta arriva nell'arco di poche pagine: sarà la conferma della colpevolezza del padre dei due ragazzi oppure no?

Anche stavolta il libro mi è piaciuto anche se in alcuni punti l'ho trovato un po' ripetitivo. In particolare per quanto riguarda vicende pregresse che chi ha letto i libri precedenti conosce bene (anche perchè ogni volta l'autore ne fa cenno per permettere anche a chi scegliesse di leggere un solo libro della serie di capirci qualche cosa) e che, proprio perchè ho letto gli altri della serie ed anche in un ristretto arco di tempo mi sono apparsi ridondanti. 
Passaggi obbligati per un autore che, pur proponendo una serie, non vuole penalizzare in nessun modo il lettori, ma troppo ripetitivi per chi la serie la legge diligentemente in ordine d'uscita.

Pur restando un romanzo in cui ad emergere è la squadra tutta, la mia attenzione è stata attirata maggiormente dalla Dottoressa Laura Piras, il magistrato di cui Lojacono è innamorato. Si tratta di un personaggio che sta accanto a Lojacono fin dal caso del Coccodrillo e che torna con forza in questo capitolo della saga manifestando più il suo lato umano che non quello professionale, pure ineccepibile.
Laura è una donna innamorata che non vuole e non può permettersi di perdere tempo in corteggiamenti più adatti a degli adolescenti che non ad un uomo e una donna che già con uno sguardo si sono detti molto fino a quel punto. Molto ma non tutto. Laura vuole Lojacono e decide che è il momento di manifestarsi in modo chiaro. Stanno bene insieme, molto bene. Sarà giunto il momento di essere una vera coppia?
E per Alex e Rosaria - altri due personaggi chiave della serie - è arrivato il momento di far emergere il loro rapporto omosessuale, così intenso e coinvolgente? Anche la figura di Alex mi ha colpita: una donna forte ma incapace di farsi valere in una famiglia che le toglie il respiro, come se fosse una ragazzina appena maggiorenne. Una famiglia che non accetterebbe mai la sua omosessualità ed al cospetto della quale non ha nemmeno la forza di dire che esce con qualcuno, ogni volta che inventa cene di lavoro. Una donna forte ma allo stesso tempo fragile: forte e decisa sul lavoro, fragile dal lato personale.
Donne diverse, Laura ed Alex, ma entrambe innamorate e giunte sul punto di non riuscire più a mettere a tacere i loro sentimenti.

E poi c'è la storia dei suicidi che, onestamente, vorrei che arrivasse ad una soluzione viste le premesse gettate nel libro precedente. Anche la figura di Giorgio Pisanelli mostra la sua fragilità in questo racconto, più di quanto non abbia fatto in precedenza.

Credo che sia proprio questa la carta vincente di De Giovanni in questa serie: sviluppa i personaggi pian piano, legandoli sempre più al lettore. Un lettore che è pronto a perdonargli un po' di lentezza in alcuni punti, alcune ripetizioni di fatti già noti pur di conoscere non solo il colpevole, ma anche la sorte dei singoli Bastardi.
 
Ho il libro successivo sul comodino e intanto con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo SeriaLmente: si tratta del terzo libro che ho scelto come lettura di una serie Thriller/Giallo.
 
Inoltre, partecipo anche alla Challenge  La ruota delle letture.
Mi è utile per l'obiettivo 2 del decimo giro di ruota che prevede la lettura di un giallo/trhiller.

martedì 18 aprile 2017

Buio per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

I bastardi, con la lettera minuscola, erano i quattro agenti che si macchiarono di un grave crimine e che hanno infangato il buon nome del commissariato di Pizzofalcone. 
I Bastardi, con la lettera maiuscola, sono coloro che sono stati chiamati a fa risorgere quel commissariato. Quelli che, volenti o nolenti, quel soprannome se lo portano stampato addosso anche ora che stanno dimostrando di essere in gamba, nonostante il passato di ognuno, non del tutto limpido. 

Buio per il Bastardi di Pizzofalcone è il libro che mi ha accompagnata nel giorno di Pasqua e in un tranquillo lunedì di Pasquetta legandomi a doppio filo a quei personaggi che De Giovanni rende impossibili da dimenticare. 

Non molti giorni fa dicevo che a quei personaggi ci si affeziona. Ed è più che vero. Ne ho le prove. Con questo secondo libro della serie ho trovato personaggi a me familiari, dei quali volevo sapere di più anche dal lato personale, non solo in relazione alle indagini in corso. E questo mi è piaciuto. Perchè non c'è un commissario supereroe o un ispettore acchiappatutto ma è il gioco di squadra e l'importanza che ogni suo membro ha nelle more del racconto così come durante le indagini che fa la differenza con tanti altri libri che rientrano nel genere giallo-poliziesco dove c'è un personaggio principale attorno a cui ruotano tutti gli altri ma senza che abbiano troppa importanza.

Giuseppe Lojacono è l'ispettore a cui è legato il primo racconto, quello del caso del coccodrillo, a cui si continua a far riferimento ma è la squadra che cattura il lettore così come i meriti dei successi vanno alla squadra, non ad un singolo. Lo è stato in precedenza e continua ad esserlo anche ora.
Anche questa volta sono due le indagini in cui al commissariato di Pizzofalcone sono impegnati. Il rapimento di un bambino di dieci anni è il più grave e quello che tiene maggiormente in tensione il gruppo. Poi c'è un furto in appartamento. O un tentativo di furto in appartamento. Bisogna capire bene di che cosa si tratta. Le indagini vanno avanti su due binari paralleli fino a che...

Le indagini si alternano con approfondimenti relativi alla personalità dei vari personaggi. Strappa sempre qualche risata Marco Aragona, con quel suo modo di fare così teatrale. Un Marco Aragona che, però, si dimostra sempre più arguto malgrado la sua sempre più palese mancanza di tatto.

E Pisanelli ci arriva vicino alla soluzione di quei casi collaterali che segue fuori dal lavoro, quelle indagini su suicidi che crede legati ad una mano omicida. Vicino, molto vicino, pur non rendendosene conto.

Si sa qualcosina in più della figura del commissario Palma: un uomo solo, che tende a trascurarsi e che alla sua capacità di tenere unita la squadra somma una silenziosa e latente passione per Ottavia, la veterana del commissariato di Pizzofalcone.

Vicende personali che non appesantiscono il racconto, che non distolgono il lettore dal caso - o meglio dai casi - tutt'altro. Sono informazioni che contribuiscono a creare un insieme sempre più chiaro, a far conoscere sempre meglio la squadra.

Dodo. Dodo è il bambino che ho sul cuore. E' un bambino figlio di genitori che hanno smesso da tempo di amarsi e che si sono fatti una nuova vita l'uno lontano dall'altra, un bambino con un nonno molto ricco ed anche molto malato. E' un bambino che viene tradito e che, suo malgrado, si troverà a pagare colpe non sue.
Sono alla ricerca di Dodo, i Bastardi di Pizzofalcone e le loro indagini gravitano in una cerchia familiare in cui c'è qualche cosa che stona. Ma non si capisce bene cosa. Così come la pista del furto in appartamento: anche qui c'è qualche cosa che non quadra. 

Il ritmo del racconto accelera vorticosamente verso la fine e mi concedo anche un po' di spoiler che chi vorrà, potrà leggere nelle righe fantasma sotto al banner della Challenge.

Bastardo. 
Mi viene da dire. 
Ma non mi riferisco ad uno del commissariato. No no... Mi riferisco al colpevole! Gran bastardo. 

Con questo libro partecipo alla challenge Leggendo SeriaLmente: si tratta del secondo libro che ho scelto come lettura di una serie Thriller/Giallo.

Il libro mi è piaciuto non solo per la capacità di De Giovanni di catturare il lettore grazie a personaggi magnetici, non solo per la sua capacità di snodare il filo delle indagini pian piano, lasciando in giro elementi che, alla fine, si completano per dare vita al quadro complessivo, ma anche perchè non va alla ricerca forzata del lieto fine. Non c'è sempre un lieto fine, nella vita. Ed anche se mi costa dirlo, perchè la vittima è un bambino, il racconto è credibile anche per questo. Perchè spesso, purtroppo, storie di questo tipo vanno proprio a finire così!

domenica 16 aprile 2017

Un albero al contrario (E. Luvarà)

Dodici anni: un'età delicata, un periodo di passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, un periodo di contraddizioni, in cui le emozioni sono amplificate, le reazioni non troppo controllate. Quando, poi, ad avere questa età è una ragazzina che vive sulla sua pelle l'affido familiare, la situazione si complica ancora di più.
Quello di Elisa Luvarà è un esordio letterario che mi ha positivamente colpita. Per l'intensità dei suoi personaggi, per la fluidità nella scrittura, per le emozioni che è stata capace di provocare, per aver offerto ai lettori personaggi dai tratti vividi e molto reali.
 
Ho letto il libro Un albero al contrario dietro suggerimento di Laura, La Libridinosa, che me lo ha indicato come lettura utile per la nona tappa alla Challenge  La ruota delle letture.
Mi ha fatto un bel regalo in questo periodo di Pasqua, Laura, visto che è un bellissimo libro che, probabilmente, senza il suo suggerimento non avrei mai conosciuto.
 
La protagonista è Ginevra. Sta per compiere 12 anni quando arriva in una comunità che raccoglie bambini con esperienze simili alla sua: allontanati dai rispettivi genitori biologici, sono bambini reduci da situazioni di affido fallite o in attesa di una famiglia affidataria che possa dare loro una casa.
Arriva con le sue poche cose ma con grandi aspettative: seppur inizialmente dubbiosa su ciò che potrà trovare in quel luogo (persone buone oppure no? Bambini bravi o dispettosi? Operatori severi o comprensivi?) è molto fiduciosa e, fin da subito, si rende conto che l'ambiente della comunità è quello che fa per lei. Fin troppo, a dire il vero, tanto da iniziare a pensare che possa essere definitivamente quella la sua casa.

Ginevra ha che fare con compagni di viaggio che hanno storie diverse e diverse prospettive per il futuro, ognuno con una famiglia difficile alle spalle, ognuno con la voglia di trovare un ambiente da poter chiamare casa. 
La signora Tilde, che l'accoglie con un gran sorriso e modi affabili, si rivelerà una donna gentile ed attenta, un appiglio sicuro per tutti i ragazzini che possono contare su di lei.
Ginevra è reduce da un rifiuto che le fa ancora male: mai, mai più vorrà andare in affido per il timore di essere nuovamente rifiutata, non ritenuta all'altezza, non adatta a far parte della famiglia. Un rifiuto che le ribolle sotto la pelle e che si somma alle sensazioni che prova ogni volta che sente o vede i suo genitori biologici, entrambi persone dal passato e dal presente difficile. Deve parlare con i suoi genitori che tali sono e tali restano visto che non ci sono motivi che possano, nonostante tutto, cancellare la loro genitorialità ma entrambi la fanno soffrire: sua madre, con problemi di mente e problemi comportamentali; il padre che, in modo molto diretto, la considera un errore più che una figlia. 

L'autrice mette a nudo le sensazioni di quella ragazzina che ha trovato un equilibrio in comunità. Un equilibro piuttosto fragile, però, soprattutto per via del fatto che tutti loro sono di passaggio in quel posto, anche se Ginevra non vorrebbe che fosse così.

I personaggi mi sono molto piaciuti: resi con toni molto chiari dall'autrice, rendono alla perfezione l'idea di quanto sia difficile vivere sospesi nel dubbio di quale possa essere il loro futuro. I più piccini vivono con spensieratezza ed incoscienza il loro stato ma i più grandi mostrano tante contraddizioni, mostrano le proprie speranze e le proprie delusioni senza filtri.
E' quello che accade ad Agape, un bellissimo ragazzino a cui Ginevra si affeziona immediatamente vivendo un sentimento più grande di lei, di loro. Un ragazzino che confida nella possibilità di tornare a vivere con suo padre ma che, da un momento all'altro, vede crollare il castello di sabbia che con tanta pazienza ha eretto nel tempo. Cambierà, Agape. Saranno le prove della vita a cambiarlo e l'ho trovato molto ben strutturato come personaggio.

Il punto di vista che emerge è quello dei bambini, non delle famiglie. Le famiglie affidatarie restano in secondo piano dando spazio, invece, ai bambini. 
Emerge un ritratto molto toccante di bambini fondamentalmente senza radici che, però, non perdono la speranza e trovano, comunque, la forza per affrontare le situazioni che la vita pone loro davanti e trovano la forza ed il coraggio di crescere. Eh sì, perché secondo me ci vuole anche tanto coraggio già nella vita in generale, per affrontare i problemi di ogni giorno. E ce ne vuole ancora di più quando le prove sono ancora più grandi, come quelle che vengono poste ai ragazzini dati in affido.

Sono contenta di aver avuto l'occasione di leggere questo libro e colgo l'occasione di augurare a tutti Buona Pasqua e buone letture.
Oggi è un giorno di festa, lo so, ma proprio per questo riesco ad approfittare di qualche minuto di tranquillità prima che la vera e propria giornata inizi.

venerdì 14 aprile 2017

I bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni) - Venerdì del libro

Ero ferma al caso del coccodrillo e da tempo avevo in mente di riprendere in mano la serie. Ed eccolo qui. 

Proprio a seguito del caso del coccodrillo Lojacono viene trasferito in un commissariato sull'orlo della chiusura. Eh sì, perché quattro poliziotti si sono macchiati di reati che ne hanno pregiudicato, com'è ovvio che sia, l'attività.
Bisogna ricominciare da zero con un nuovo commissario - Luigi De Palma - che sa benissimo di avere una sola opportunità: riuscire a fare bene o la chiusura del commissariato.
Accanto a se avrà dei colleghi tutt'altro che integerrimi, uomini e donne che hanno qualche macchia nel loro passato, un passato che ognuno ha ancora appiccicato addosso. Sono i Bastardi di Pizzofalcone: così vengono chiamati. Ed è tutto un dire. Nessuno ripone grande fiducia in quel nucleo di persone che - secondo il sentire comune - non varrebbero molto e non andranno molto lontano.
E' in questo contesto che viene integrato il cinese, Giuseppe Lojacono, reduce da un'infamante accusa che fa ancora fatica a scrollarsi di dosso, si ritrova a Pizzofalcone su precisa richiesta di De Palma.

Mi ero recata in biblioteca per chiedere in prestito il cartaceo ma, verificando che ancora non era stato restituito da un precedente prestito, la bibliotecaria mi ha proposto l'audiolibro e l'ho accettato molto volentieri avendo avuto positive esperienze in precedenza.

Una mia amica mi ha guardato storto quando mi ha vista in palestra con le cuffiette e, alla sua domanda Quale musica ascolti? si è sentita rispondere ascolto un libro.
Ma non sono certo le occhiate storte che mi mettono paura o mi inducono a desistere dal mio proposito: anche i tempi morti - come può essere un'ora di tapis roulant (che non è tempo morto per il fisico ma lo è per la mente secondo il mio parere) oppure il tempo che passo in cucina a spignattare - possono diventare un'ottima occasione per ascoltare un buon libro.

Voce suadente e molto coinvolgente quella di Peppe Servillo che ha letto per me e che ha dato ancora più carattere ai personaggi.
I personaggi: sono loro la carta vincente di questo libro. Non solo e non tanto la storia - pure interessante e coinvolgente - quanto la caratterizzazione dei personaggi, a partire dai colleghi di Lojacono.
E sono proprio le descrizioni dei personaggi, le loro storie, le loro fobie e le loro paure, le loro passioni e le loro inclinazioni ad avermi catturata.

Francesco Romano è un uomo possente, di fisico ed anche di carattere. Fa fatica a tenere a bada i suoi scatti d'ira ed a farne le spese è stata anche sua moglie, Giorgia, che lo ha lasciato dopo un episodio dio violenza. In lui ho visto l'esuberanza di tanti uomini che non riescono a tenere a freno il nervosismo, l'irruenza, l'irascibilità sia sul lavoro (in alcuni frangenti ci è andato proprio vicino a rovinarsi la carriere) che nella vita. In questo caso ci è riuscito a rovinare la sua vita privata, ci è riuscito alla perfezione.

Ottavia Calabrese è una delle memorie storiche del commissariato. Non ha una vita facile con un figlio disabile ed un marito che non ama più. Sembra avere una doppia vita: quella al lavoro e quella a casa. Ma quella a casa non è una vita. E' più che altro una prigione, un calvario,
Ottavia non sopportava di stare sola con suo figlio. Era stata una mamma amorevole ai primi tempi ma ora... ora aveva iniziato a percepire la casa come una prigione. E non sopportava più la presenza di suo marito e di suo figlio.

Alex di Nardo, al secolo Alessandra, ha uno strano rapporto con le armi, un pericoloso rapporto a volte. E' una ragazza di carattere, sa il fatto suo. 

Marco Aragona è il fighetto della situazione. Con i suoi gesti teatrali per togliere gli occhiali a specchio, sembra un eroe delle serie tv. Le descrizioni che ne dà l'autre permettono proprio di immaginarselo davanti agli occhi. E poi la voce di Servillo, quando lo fa parlare, calza a pennello con il personaggi, più che per altri.

Giorgio Pisanelli, altra memoria storica del commissariato di Pizzofalcone, ha una personalissima missione da portare a termine: è convinto che dietro ai tanti suicidi di cui si ha notizia nella zona ci sia una mano omicida. E intende provarlo. Missione impossibile? Una sua fissa personale o ipotesi che possono avere fondamento? Anche lui ha un passato con luci ed ombre, una moglie morta suicida, un presente fatto di un cancro alla prostata che, però, non sembra interessargli più di tanto. 

Mi tengo il mio cancro alla prostata e non lo dico a nessuno. Prima risolvo questa storia, poi posso morire anch'io!
Sono loro i Bastardi di Pizzofalcone che, però, nonostante ciò che si pensi di loro, non si tirano indietro davanti al lavoro.
Due sono le storie che si intrecciano: quella di una diciottenne che sembra segregata in casa da un uomo molto più grande di lei e la morte violenza di una donna, la moglie di un famoso notaio, uccisa in casa propria.
Due storie che si intrecciano e che mostrano due diversi lati della vita nella zona.
Emergono situazioni di disagio, tradimenti, scelte di convenienza, tentativi di salvare le apparenze... scenari che hanno comunque a che fare con dei reati e che mai sono usati in modo sensazionalistico da De Giovanni. Il racconto è avvolto da un alone di poesia che viene reso ancora meglio dalla voce del lettore, in audiolibro. Una poesia che non toglie affatto drammaticità agli eventi ma che, al contrario, li enfatizza.

Impossibile non affezionarsi a questo gruppo di bastardi... Impossibile non voler leggere il seguito delle storie che li hanno per protagonisti.  Propongo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi e colgo l'occasione per augurare a tutti una Serena Pasqua e buone letture!


Con questo libro partecipo alla nuova tappa della challenge Leggendo SeriaLmente: si tratta del primo libro che ho scelto come lettura di una serie Thriller/Giallo.