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mercoledì 19 dicembre 2018

La coda del diavolo (M. Maggi)

E' un uomo solo che vive con un grande peso sulle spalle. 
Ha scelto la solitudine e sente il bisogno di espiare una colpa che nessuno conosce, tranne lui.
Una colpa che ha un nome ben preciso, anzi due: quelli di due suoi coetanei, morti diciassette anni prima e la cui tragica scomparsa pesa addosso lui come un macigno, anche dopo tanto tempo.
Lui solo conosce la verità e tanto basta per vivere quotidianamente con un tormento che nessuno riesce a comprendere, nessuno può conoscere.

Sante Moras è il protagonista del libro La coda del diavolo. E' un uomo di legge, lavora come guardia carceraria in un carcere in cui arriva, in un giorno come tanti, il mostro
Ha rapito, nascosto, torturato ed infine ucciso, come se fosse un animale, una ragazzina appena tredicenne. 

E' un mostro e, per Sante, può rappresentare un'occasione di redenzione che però, diventerà, ben presto, qualche cosa di diverso.
A lui viene attribuito un omicidio che in molti avrebbero voluto commettere, lui stesso avrebbe voluto farlo. Ma non è stata la sua mano a colpire anche se tutto, attorno a lui, dice il contrario.
E' costretto a scappare e vuole cercare una verità diversa da quella che gli hanno cucito addosso.
Tra debiti da pagare, promesse di ingenti somme di denaro, la prospettiva di una vita fuori da quella prigione in cui lui stesso ha scelto di segregarsi, Sante diventa, ben presto, un fuggitivo. E' abituato ad affrontare il nemico anche grazie ai suoi trascorsi, non ha paura di nessuno, ed ha dalla sua parte quella forza che arriva dalla voglia di trovare un'occasione di riscatto. 

Quella di Sante Moras è una storia narrata con una fredda descrizione di ciò che può accadere quando si ha a che fare con gente senza scrupoli. E' la storia di un uomo che fa i conti con la sua coscienza, con il suo passato oltre che con il suo presente.

Ciò che più mi è piaciuto è il ritmo della narrazione. Sante mi è sembrato un Rambo dei giorni nostri e devo dire che nella mia mente gli ho anche dato una fisionomia molto simile a quella di Stallone!
Anche nei momenti in cui l'autore ha un po' calcato la mano rendendolo quasi invincibile non l'ho trovato .Ci sta, nel suo personaggio! Ci sta anche che possa svignarsela da una barca senza farsi notare anche quando c'è un manipolo di uomini ad un soffio da lui e qualunque altra persona normale si sarebbe fatta beccare all'istante, ci sta che possa colpire con la precisione di un cecchino un uomo armato e pronto a sua volta a sparare, ci sta che se la possa cavare anche in situazioni che sembrano senza via d'uscita. L'autore ha creato un personaggio prima che una storia. Questo è il mio parere.

Ciò che avrei preferito fosse maggiormente approfondita è la figura della giornalista Fabiana Lai che compare fin da subito nel racconto e alla quale avevo immaginato che venisse riservato un ruolo più determinante, con una maggiore definizione del personaggio. 

Mi è piaciuto quel modo di lasciare in giro indizi mettendo il lettore in condizione di capire ma senza giocare troppo a carte scoperte. Mi è piaciuto anche il racconto nel racconto con i flashback di quanto accaduto diciassette anni prima e di cui il lettore prende pienamente coscienza solo alla fine, proprio come avviene per la storia principale. Anche in merito ai due ragazzi morti diciassette anni prima, onestamente, mi sarebbe piaciuto sapere qualche cosa di più così come avrei voluto conoscere meglio Sante adolescente ma se così fosse stato il romanzo sarebbe stato decisamene diverso. A conti fatti, comunque, mi è piaciuto così!

Con questa lettura partecipo per l'ultima volta alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto titolo suggerito e partecipo anche alla nuova challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro uscito nel 2018.

mercoledì 12 dicembre 2018

La rampicante (D. Grittani)

Io ci vivo in quel posto in cui è stato ambientato il romanzo La rampicante di Davide Grittani.
I miei passi rimbombano tra quei vicoli ogni mattina.
Il mio sguardo si perde verso quei panorami.
E il mio cuore, lo ammetto, ha battuto un po' più forte nel leggere la storia di Riccardo perché mi è sembrato di essere dietro a quei portoni, in quelle piazze, davanti a quella casa in cui l'edera si era oramai fatta strada da anni. A Sant'Elpidio a Mare c'ero anche io con lui e, lo ammetto, non mi aspettavo di essere così coinvolta. 

Leggere i dialoghi con un richiamo del nostro dialetto mi è suonato strano ma mi ha strappato un sorriso. Non è come nei romanzi di Camilleri, sia chiaro, quando l'intero libro è scritto in modo da sembrare incomprensibile a chi quel dialetto non lo conosce (al quale però, alla fine, ci sia abitua). 
No, in questo caso il dialetto è usato in modo marginale ma i dialoghi rendono molto bene l'indole del marchigiano doc, quello tenace, che lavora senza scansare i sacrifici, che rialza la testa anche quando le calamità naturali tentano di abbatterlo. E questa cosa dell'uso - anche se in parte e in modo molto delicato - del dialetto mi è piaciuta molto, rendendomi partecipe ancora di più.

Riccardo è un ragazzino che si trova, all'improvviso, a fare i conti con una realtà diversa da come gli è sempre stata raccontata. E' un ragazzino che cresce covando un odio profondo per colui che ha sempre chiamato padre ed è un ragazzino che diventa adulto serbando quel rancore che si alimenta ancora di più quando viene messo al corrente di una verità che, già da allora, gli era parsa chiara. 
Un rancore che arriva da lontano ma che non accenna a scemare. 
Anche quando oramai è adulto, quando ha una moglie accanto, anche quando sembra non pensare più a quell'evento che lo ha tanto sconvolto. 

Riccardo è il personaggio principale: un animo tormentato, un personaggio esposto alla casualità degli eventi che si susseguono e che non si snodano sempre come vorrebbe.  E' un uomo segnato da quanto gli è accaduto nella sua infanzia, volente o nolente.

E poi c'è lei, Edera. E' il personaggio che ho amato più di tutti. Una bambina particolare che arriva sotto la finestra di casa di Riccardo per una di quelle casualità cui lui stesso è esposto. 
Oppure non è così? 
Che non sia stato il caso a portarla, assieme a sua madre, sotto quella finestra? 
Che fosse, invece, un evento già previsto nel destino di quell'uomo a cui manca qualche cosa, che soffre sottopelle ma in modo profondo?

Edera è una bambina che ha delle difficoltà mentali ma che si pone, nei confronti degli adulti, con grazia, con delicatezza cercando il suo posto nel mondo senza voler fare troppo rumore ma, allo stesso tempo, con voce forte e chiara. Trovo che sia un personaggio affascinante. Con le sue crisi, con il suo modo di rapportarsi con le voci che sente nella sua testa, con il suo modo di comprendere il mondo anche quando da lei non ci aspetterebbe niente di tutto ciò si fa amare e dona alla storia una leggerezza inaspettata, pur nella tragicità della situazione. Edera fa sorridere, riscalda il cuore e fa venire una improvvisa voglia di cullarla tra le braccia. E' una bambina imperfetta che proprio grazie a tale imperfezione entra in sintonia - perfetta, questa volta - con Riccardo, con l'adulto, cambiandone la vita e, a ben guardare, anche determinando alcuni eventi che altrimenti, probabilmente, non si sarebbero mai verificati.

Quella di Edera è una storia nella storia, un'avventura nell'avventura, proprio come accade nella vita, quando sono molteplici le situazioni che si rincorrono e si completano dando un senso l'una all'altra. Ed è difficile stabilire quale sia la storia principale e quale la secondaria, secondo me. Dipende dai punti di vista.

Altro protagonista della storia è il trapianto di organi connesso, soprattutto, ad un interrogativo ben preciso: chi riceve si merita davvero quel dono? Lo comprende appieno? Gli attribuisce il valore che merita? Interrogativi rispetto ai quali non è semplice porsi, ai quali non è possibile dare una reale e definitiva risposta.
Ebbene, credo che in questo libro l'autore abbia saputo, con un racconto intenso ed appassionato, mettere nelle mani del lettore una storia che non fa sconti. Non li fa ai protagonisti ma non li fa nemmeno al lettore che si trova a riflettere su scelte a volte estreme ma molto umane, giuste o sbagliate che siano. 

Infine, il terremoto. 
Altro aspetto che mi ha colpita, il richiamo a quei tragici eventi che ho vissuto sulla mia stessa pelle nell'agosto del 2016 e dei quali la mia città porta ancora i segni.
Grittani descrive una comunità, quella marchigiana, che non si abbatte, non si limita a leccarsi le ferite ma guarda avanti con fiducia. E, secondo il mio parere, l'autore non lo fa in modo compassionevole ma con estremo rispetto. 
Altro aspetto, questo, che mi ha toccata. 

Bel libro, una storia che merita di essere letta e che ho apprezzato, personaggi che mi hanno emozionata e che vale davvero la pena di conoscere.

Con questa lettura partecipo alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con la copertina verde.

martedì 27 novembre 2018

Fai piano quando torni (S. Truzzi)

Margherita è una ragazza bella, ricca ma infelice che finisce in ospedale a seguito di un incidente stradale. Sta vivendo un periodo difficile della sua vita: è stata lasciata dal suo grande amore, Francesco, e non riesce a dare più un senso alla sua esistenza senza di lui.
Anna è una signora anziana che si trova nel letto d'ospedale accanto al suo per via di una caduta che le ha provocato la frattura del femore: è una donna nata da una famiglia umile ma che ha saputo guardare con fiducia al futuro, ha lavorato sodo e si è guadagnata quella stabilità economica che ora le permette di essere un'anziana benestante che, però, non ha dimenticato le sue origini.

In quella stanza d'ospedale si incontrano due vite diametralmente opposte sia per via dell'appartenenza a due diverse generazioni che per il vissuto di ognuna. 
In quella stanza d'ospedale nasce un'improbabile ma solida amicizia che cambierà entrambe, in meglio.
Anna ha tanta voglia di vivere ed ha un amore segreto che l'aiuta, da oltre cinquant'anni, a guardare con fiducia al futuro. E' un amore epistolare quello che la lega a Nicola, un giovanotto conosciuto tanti anni prima ed amato fin da subito ma non gradito alla sua famiglia perché meridionale. Le loro vite si sono separate ma invariato resta l'amore che li ha legati e li lega ancora, pur essendo così lontani.

La storia di Anna mi è piaciuta molto di più di quella di Margherita che, onestamente, mi è risultata subito antipatica. Dai modi rudi, il suo atteggiamento chiuso e indisponente non mi è piaciuto affatto.
Grande lezione di vita, invece, quella di Anna che si trova ad avere a che fare con una ragazza molto antipatica - così lei stessa la definisce ed è d'accordo con me - ma che le fa pena.
Così dice di lei a Nicola, in una delle lettere che gli ha scritto dall'ospedale.
 Penso che le andrebbero bene due scapaccioni, ma siccome non glieli posso dare provo a parlarle un po'. E' una bella ragazza e ha una mamma buona che le vuole bene, ha il lavoro e secondo me anche tanti soldi. Devo scoprire cos'è che ha che non va. Chissà se quello che non sono riuscita a fare con Raffaella riesco a farlo con questa qui.
Raffaella è l'unica figlia di Anna. Una ragazza praticamente assente dalla vita di quella donna che ha tanto amore da dare e con la quale non ha mai avuto un vero rapporto affettivo, tanto si è manifestata distante fin da ragazzina.

Non posso considerarlo come un romanzo indimenticabile sia per la storia - che dalla metà in avanti è piuttosto scontata - che per lo stile di scrittura che è molto semplice e a tratti sembra uscito dalla penna di una ragazzina. Ciò lo rende leggibile, è vero ma avrei preferito qualche cosa di più articolato.

Nonostante ciò ammetto di avere letto senza intoppi le avventure di queste due donne e cercavo anche un colpo di scena che, però, non è arrivato. Non è una lettura pretenziosa, scorre senza problemi ma lascia un po' di amaro in bocca.
Però - c'è un però - è anche vero che la protagonista è una donna anziana che non ha un alto livello culturale per cui le parti che la riguardano, soprattutto le lettere che fanno da apertura ad ogni capitolo, rendono molto bene: è come se pensassi a mia nonna che si mettesse a scrivere una lettera con la sua istruzione da seconda elementare di 80 anni fa... Questo non giustifica, comunque, alcuni passaggi su altre parti narrative che ho trovato piuttosto semplici.
Probabilmente, anzi sicuramente, si tratta di una precisa scelta stilistica che non riesco a comprendere.
Limite mio.

Credo proprio che mi rimarrà nel cuore la storia di Anna e Nicola: quell'amore forte ma lontano, quelle vite separate da chilometri e chilometri ma vicine come non mai, quelle esistenze parallele per scelte di vita differenti che, per causa di forza maggiore, li hanno portati l'una lontano dall'altro.
Un amore mai vissuto per l'incapacità, o l'impossibilità (all'epoca era così) di far valere i propri sentimenti e ribellarsi ad una famiglia che non ci ha pensato due volte ad alzare dei muri senza pensare alla felicità e al futuro di quella ragazzina che ora, da donna matura, non teme più niente e nessuno, tantomeno un amore a distanza. Credo di poter dire che non si tratta di una storia improbabile, tutt'altro. Ha un gusto un po' rétro per via del rapporto epistolare oramai antiquato come metodo di comunicazione ma due persone anziane che si tengono in contatto così, nell'epoca degli sms e dei videomessaggi, sono molto romantiche. E poi le lettere hanno sempre il loro fascino, l'emozione dell'attesa, la foga nell'aprire quei sigilli e nell'avere tra le mani la carta che l'amato o l'amata ha vergato di suo pugno! Romantico, d'altri tempi ma romantico!
E' Anna il mio personaggio preferito, oramai si è capito: non si cura del giudizio altrui, acuta nelle sue osservazioni anche quando sembra dire cose sciocche, divertente nella sua semplicità, romantica, intraprendente, coraggiosa, innamorata... Un personaggio che mi è piaciuto molto, fin dalle primissime pagine quando la sua testa spuntava da sotto al lenzuolo del letto d'ospedale con dei bei bigodini in bella mostra.

Una nonnina sui generis che domina su tutti gli altri personaggi, anche soprattutto sulla stessa Margherita che, secondo me, con il suo modo di essere e il suo carattere passa decisamente in secondo piano.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge visto che in copertina compare una poltrona - utile per questa fase di gioco - ed alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro il cui titolo inizia per F.

martedì 13 novembre 2018

L'età dello Tsunami. Come sopravvivere ad un figlio pre-adolescente (A. Pellai - B. Tamborini)


La copertina ben rende: un groviglio di linee che, secondo il mio parere, richiama un groviglio di emozioni, di pensieri, di idee ma anche di paure e fragilità.
E' quello che accade nel periodo della pre-adolescenza ed è l'argomento di cui parlano Alberto Pellai e Barbara Tamborini: coppia nella vita, i due autori hanno portato la propria esperienza e le proprie considerazioni di esperti (medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva lui, psicopedagogista lei) oltre che di genitori di quattro figli.

L'età dello Tsunami: come sopravvivere a un figlio pre-adolescente è un libro che si è rivelato molto utile per una  mamma di due pre-adolescenti (13 e 11 anni) come me.

Dopo aver inquadrato la figura del pre-adolescente (di adolescenti si parla molto ma di coloro che non sono più bambini ma non ancora adolescenti a dire il vero si parla poco) e ne vengono delineati i caratteri. E' una descrizione che calza a pennello ai miei ragazzi e nella quale mi sono trovata al 100%.

Il libro è scritto in modo chiaro, con esempi di situazioni pratiche, di dialoghi tra genitori e figlio/a, reali momenti di vita che sintetizzano ciò che accade in una famiglia come la nostra. 
Secondo il mio parere gli autori non hanno l'ambizione di dare delle formule magiche da applicare in modo rigido per districare quel groviglio di cui parlavo all'inizio ma invitano il lettore (o, farei meglio a dire, i lettori visto che entrambi i genitori sono caldeggiati a leggere il libro) a riflettere su ciò che capita in casa, sulla propria situazione di genitore, sulla propria capacità di ascoltare, di non rispondere alle provocazioni e sulla capacità di aggiustare il tiro dopò aver riflettuto.  

Molto interessante la parte in cui viene proposto un viaggio nella mente del pre-adolescente: vengono fornite informazioni scientifiche (chiare e facilmente comprensibili) su ciò che accade, nell'età della pre-adolescenza, nei nostri figli a livello neuronale, emotivo, psicologico oltre che fisico. Trovo che questo sia un approfondimento molto utile e spesso sottovalutato quando si parla di età difficili.

Non manca il riferimento al ruolo del genitore, ovviamente: mamme e papà sono invitati a riflettere su sé stessi, su proprio modo di essere e di relazionarsi con i propri figli con tanto di test. 

Nessun capitolo è dedicato alle formule magiche o alle regole da applicare in modo rigido per essere all'altezza della situazione: ho molto apprezzato questo aspetto, il non voler dare ricette ma invitare alla riflessione, al confronto tra marito e moglie su un argomento delicato come può essere quello della crescita dei propri figli. 

Vengono proposti anche dei film da vedere insieme e per ognuno è proposta una scheda in cui vengono indicate alcune informazioni utili per mettere a frutto la visione. 

Presenti, nella parte finale del libro, dieci situazioni tipiche, comuni a quell'età, con l'indicazione di alcuni comportamenti scorretti ma anche quelli corretti da tenere di volta in volta. Anche in questo caso non le ho interpretate come ricette da applicare in modo rigido ma come analisi di reazioni giuste o sbagliate. Ulteriori spunti di riflessione.

Secondo il mio parere, ed anche in base alla mia esperienza, il messaggio più difficile da mettere in pratica è quello di riuscire a non rispondere alle provocazioni, a restare calmi davanti ad atteggiamenti a volte anche verbalmente violenti, di far sentire la nostra vicinanza di genitori e la nostra comprensione anche nel momento in cui saremmo più portati ad urlare e magari a far partire un ceffone. Su questo c'è da lavorare.
Ho riflettuto sui miei ragazzi, è vero, ma anche molto su me stessa... Io, ad esempio, a volte alzo la voce come se questo fosse l'unico strumento che ho per far sentire la mia autorità. Devo dire che la riflessione che ho fatto insieme agli autori mi è stata molto utile ed ho iniziato fin da subito a sperimentare qualche cosa di diverso con loro. 

Trovo che sia un libro molto utile per genitori ma anche nonni, perché no, o per quanti abbiano a che fare con ragazzini di questa età per aiutarli a crescere ma, in primis, per crescere con loro senza farsi travolgere dallo Tsunami che è in loro.

Con questa interessante ed utile lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con la copertina rossa.

venerdì 9 novembre 2018

La treccia (L. Colombani) - Venerdì del libro

Smita, Sarah e Giulia: tre donne, tre storie in tre continenti diversi, tre vite che si trovano legate l'una all'altra anche se nessuna di loro lo sa. 
Sono le vite di queste tre donne ad essere raccontate nel libro La treccia: storie emozionanti proposte al lettore da un'autrice che cattura con uno stile di scrittura delicato ma potente, capace di arrivare al cuore.
Smita è un'intoccabile: ha un destino segnato come lo è stato per sua madre, per sua nonna e come lo sarà per sua figlia. Vive in un villaggio indiano ed è una dalit: una donna che vive ai margini della società e che per mestiere - se così si può definire - pulisce le latrine altrui. Smita, però, vuole opporsi a qual destino: non permetterà a sua figlia di avere la sua stessa sorte e farà tutto quanto le sarà possibile per scrivere la parola fine a tutto ciò.
Dovrà fare una scelta importante, rischiosa, definitiva.

Giulia abita a Palermo: vive in famiglia, lavora nel laboratorio di suo padre che, da generazioni, realizza, vende ed esporta parrucche realizzate con capelli veri. Un lavoro paziente, minuzioso che subisce uno scossone nel momento in cui il titolare non può più occuparsene.
Davanti ad una situazione inaspettata, ad un vero e proprio terremoto nella vita sua e della sua famiglia, Giulia dovrà prendere una decisione importante.

Sarah è una donna di successo: vive a Montréal, è un avvocato che ha sacrificato tutto per la sua carriera e non si pente di averlo fatto. E' una donna decisa, forte, che non ha punti deboli o, se li ha, sa bene come non mostrarli. E' ambiziosa e punta in alto anche se questo vuol dire dover perdersi la crescita dei propri figli, non avere mai un giorno di ferie, sacrificare il riposo che spetta ad ognuno, mandare a monte due matrimoni.
Eppure arriva il momento in cui deve fare i conti con una realtà che non aveva affatto preso in considerazione prima di allora.

Tre donne che vivono, con coraggio, un presente che non fa sconti a nessuna.
Tutte e tre lottano per il loro futuro con strumenti che nemmeno immaginavano di avere a loro disposizione.

La trecca è un libro originale e molto ben scritto. Già questo basterebbe per essere consigliato in questo Venerdì del libro. Se poi aggiungiamo protagoniste femminili dalle personalità ben delineate e capacità dell'autrice di incuriosire ed emozionare allora gli ingredienti ci sono tutti.

Delle tre storie secondo me quella di Sarah è la più scontata e prevedibile. Nonostante ciò, l'ho apprezzata anche perchè nel suo caso emerge una particolare discriminazione, nel mondo del lavoro, che lei non avrebbe mai immaginato di sperimentare sulla sua pelle: viene discriminata perchè malata. 

La storia di Smita è quella che mi ha colpita maggiormente e, lo ammetto, mi ha turbata parecchio: il pensiero che possano esistere davvero persone considerate addirittura come inquinanti, che con il solo respiro possono inquinare l'aria respirata dalle classi superiori... il pensiero di persone confinate ai margini della società e che le donne vengano costantemente violentate anche come punizione nei confronti dei loro uomini, dei loro fratelli... il pensiero che a questo destino non ci si possa ribellare mi ha fatta rabbrividire. Una realtà terribile, terrificante, inconcepibile.
Eppure i dalit esistono davvero!

La storia di Giulia assume risvolti che non mi aspettavo: non è scontata come quella di Sarah ma nemmeno sconvolgente come quella di Smita. Eppure colpisce e lascia il segno.

Donne diverse, diverse le loro abitudini, la società in cui vivono, le prove che la vita mette loro davanti. Eppure, si scopre un legame sottile ma importante. Ed il bello del libro è anche arrivare a comprendere quale sia questo legame.

Trovo che sia davvero un bel libro. Lettura scorrevole, bella copertina, storie che catturano ed emozionano. E' questa la mia proposta per  la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con una sola parola del titolo (articoli esclusi). Inoltre, è anche la mia proposta per la Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito.

mercoledì 31 ottobre 2018

Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

Mi mancavano i Bastardi. Per scelta non ho visto la serie tv restando affezionata alla loro immagine che mi è arrivata dai libri di Maurizio De Giovanni e non me ne pento affatto.

Aspettavo l'occasione giusta per tornare a vivere con loro un'avventura e tornare a sbirciare nelle loro vite ed eccola qui, servita su un piatto d'argento quando, per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle mi è stato assegnato, come obiettivo, un libro con fiori in copertina. I fiori ci sono, nella cartolina, e non solo loro! C'è anche una donna che mi permette di partecipare anche alla Visual Challenge
e, per concludere in bellezza, riesco a partecipare anche alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo in quanto libro da cui sia stata tratta una serie. Una triplice buona occasione per tornare a Pizzofalcone.

Un uomo viene trovato privo di conoscenza in un cantiere della metropolitana. Nessun documento, coperto di sangue, con chiari segni di un pestaggio e nessun elemento che possa aiutare coloro che si trovano ad indagare sul caso: Palma e i suoi, i Bastardi di Pizzofalcone
Dalle indagini emergono le sue origini: americano, figlio di un'ex attrice di Hollywood molto famosa all'epoca, ora malata di Alzheimer, fratello di Holly e con le quali ha raggiunto Sorrento per una vacanza. 
Difficile capire chi e perché possa aver ridotto quell'uomo in fin di vita ma i Bastardi - nei confronti dei quali, come al solito, i superiori non hanno alcuna fiducia - pian piano mettono insieme elementi che collegato il passato al presente e fanno emergere un segreto lungo cinquant'anni ed una realtà molto pericolosa. 

Si intrecciano affetti, sacrifici per amore, scelte importanti, legami di sangue, vicende losche e pericolose in una storia proposta in perfetto stile De Giovanni. Pian piano emergerà uno scenario del tutto inaspettato e molto più pericoloso di quanto si potesse immaginare.
L'ispettore Lojacono, il Cinese, agli ordini del commissario Palma, si trova ad indagare attuando i suoi soliti metodi poco ortodossi: ritroviamo il suo intuito, la sua calma - è uno degli aspetti che più mi piacciono di lui, quel suo modo di mantenere il controllo anche quando le circostanze porterebbero a ben altro - la sua capacità di guidare un gruppo con un metodo che, anche se fuori dai canoni, porta di solito i suoi frutti.

In questa storia ho apprezzato l'equilibrio perfetto in cui il passato ed il presente si intrecciano con maestria. Ma ho anche apprezzato le novità: la squadra si sposta a Sorrento ed anche il crimine commesso è diverso dal solito... 

Oltre alla storia, al mistero ben imbastito e strutturato, oltre all'abilità narrativa di De Giovanni rispetto alla quale non avevo alcuni dubbio, ho apprezzato molto l'aspetto umano che l'autore sottolinea ogni volta. Giorgio Pisanelli, Alex Di Nardo, Francesco Romano, Ottavia Calabrese, Marco Aragona: sono le loro storie, le loro fragilità, le loro passioni a rappresentare un'ulteriore ricchezza anche al di fuori delle indagini ed è questo che più mi piace nei Bastardi, in tutta la serie. Sono loro che si fanno amare. E' Lojacono con il suo bisogno d'affetto, è Marco Aragona con il suo piglio da ganzo ma con la sua estrema timidezza in fatto di cuore, è Alex Di Nardo con il suo rapporto conflittuale con un padre che, a differenza di quanto lei possa pensare, l'ama più di ogni altra cosa. Ma lo è anche Ottavia con quel figlio difficile e quell'amore impossibile e lo sono tutti gli altri.  Ognuno con una storia da raccontare, ognuno con un frammento di vita consegnato al lettore per permettergli di prendere la propria esistenza tra le mani e tirare le somme.

In questo capitolo uno dei personaggi che più mi ha colpita e fatta riflettere è stata una donna... Laura Piras, quel magistrato che ha messo la carriera davanti a tutto e che è sul punto di sacrificare molto per questo. Una donna che deve sempre apparire fredda, dura come la pietra ma che nasconde un'anima calda e pulsante, una donna combattuta tra l'amore e l'attrazione per un uomo e la sua carriera. Una carriera che potrebbe risentire di un legame affettivo profondo, tanto più se c'è una figlia di mezzo. Quanto spesso capitano situazioni di questo tipo, nella vita reale? Quanto coraggio mette in campo una donna nel fare una scelta?

Ed anche un'altra figura femminile mi è particolarmente piaciuta: una donna costretta a vivere nell'ombra ma che è stata capace di dimostrare carattere e coraggio, pur essendo considerata una specie di nullità da chi, invece, ha molto da temere da lei. Mai sottovalutare una donna, soprattutto se ha una vita da proteggere oltre alla propria!
Non posso dire di chi si tratta visto che non amo lo spoiler ma chi ha letto il libro - o lo leggerà - non avrà bisogno di altri elementi per capire.

Bel libro. Letto in poco tempo. Non perché avessi voglia di una lettura frettolosa ma perché è una di quelle storie che chiamano il lettore quando lascia il libro sul comodino, una di quelle storie per le quali si sacrifica qualche ora di sonno senza rimpianti! 
Consigliato. 
Ovviamente andando in ordine con la lettura: pur essendo una vicenda autoconclusiva sul fronte delle indagini, le storie dei protagonisti iniziano da lontano e si rischia di non comprendere appieno alcuni passaggi perdendosi le tappe precedenti. 

Ps. ci sono delle sorprese sul finale e non manca una capitolo in cui - e non è la prima volta nelle storie di De Giovanni - vengono proposti adi vite di persone che non diventeranno mai protagoniste ma che vivono drammi personali non di poco conto... Un modo, così lo interpreto io, per trasmettere al lettore che sono tante le vite ad un bivio, anche quando l'attenzione dei più è concentrata altrove.

venerdì 19 ottobre 2018

Un tè tra le stelle (D. M. Barnett) - Venerdì del libro

Credo di poter dire che Un tè tra le stelle sia il libro più bello che abbia letto, fino ad ora, nel 2018. 
Originale la storia. 
Molto credibili i personaggi, capaci di emozionare, di strappare un sorriso, di scaldare il cuore, di far arrabbiare. Personaggi che restano nel cuore con le loro debolezze, la loro spontaneità, i loro errori ma anche con il loro coraggio e la loro genuinità.
Stile narrativo curato ma non pesante, scorrevole e non superficiale.
Bel libro davvero.

Thomas è il primo uomo ad andare su Marte. Il suo sarà un lungo soggiorno su una navicella spaziale allo scopo di creare le condizioni per aprire le porte all'arrivo di altri esseri umani su Marte, in futuro. Un soggiorno lungo, lunghissimo, forse anche l'ultimo per lui.
Thomas è un uomo solo.
Ha scelto la solitudine convinto com'era di non avere più nessun per cui valesse la pena di continuare a vivere sulla terra. E' solo e contento di esserlo. Almeno questo è quello che pensa fino a che, grazie ad una serie di situazioni fortuite, entra in contatto con una singolare famiglia via telefono: Thomas conoscerà, così, una nonnina un po' sciroccata che risponde al nome di Gladys ed ha 71 anni, una ragazzina di diciassette anni che si chiama Ellie ed un ragazzino, suo fratello, di dieci anni che si chiama James. Una famiglia molto particolare, la loro, che si trova a vivere in un equilibrio delicato e precario, pronto a spezzarsi da un momento all'altro. 
E' Ellie che si fa carico del peso di badare ad una nonna che inizia a perdere colpi e ad un fratellino molto intelligente ma che viene continuamento preso di mira da un gruppetto di bulli a scuola. Oltre che, ovviamente, farsi carico della sua carriera scolastica e dei tanti lavori che svolge per poter racimolare di che vivere. E' un'adolescente che, per causa di forza maggiore, è dovuta crescere in fretta. Troppo in fretta.
Thomas non è sempre stato così scontroso e solitario e nelle more del racconto il lettore ha modo di conoscere a fondo la sua storia. E' un uomo segnato da vicende che, seppur lontane, hanno lasciato delle profonde cicatrici. Una zavorra, quella che ancora sente addosso, di cui fa fatica a liberarsi anche ora che è lontano da tutti.
James ed Ellie, da parte loro, sono due ragazzini che fanno i conti con una difficile realtà. Temono che i servizi sociali scoprano, prima o poi, che la loro tutrice inizia davvero a perdere colpi ed Ellie, che è di fatto la capofamiglia, cerca di fare di tutto per evitare che ciò avvenga. In questo modo, però, non vive una vita da adolescente: è una ragazzina forte, coraggiosa, intelligente, pronta a tutto pur di difendere la propria famiglia o ciò che ne resta.
Major Tom, così la famigliola chiama Thomas, è un personaggio che fa i conti con se stesso e comprende, a sue spese, che nessuno è un'isola grazie a quelle persone che sono entrate in modo così improvviso nella sua vita.
Ero convinto di poter vivere senza le altre persone - ammette - invece mi sbagliavo. Abbiamo bisogno degli altri, noi. Abbiamo tutti bisogno del prossimo.
Onestamente non sono in grado di dire quale sia il mio personaggio preferito perchè mi sono piaciuti tutti, ognuno per un motivo diverso.

Thomas vuole fare il duro - e in parte ci riesce anche - ma si trova a fare i conti con un lato della sua personalità che gli era quasi sconosciuto. Secondo me è un personaggio che incarna la voglia di lasciarsi tutto alle spalle che è tanto comune in chi vive una vita che non lo soddisfa, senza legami, senza affetti. Quella voglia di tagliare i ponti con tutti e non doversi preoccupare di niente e di nessuno: quanto spesso si sente dire "...quanto vorrei poter lasciare tutto e tutti e vivere lontano, in solitudine!". Ecco, è quello che realmente fa lui.

La figura della nonna è simpaticissima e molto tenera. Gladys si rende perfettamente conto di avere qualche problema - i segni della demenza senile le sono piuttosto chiari e si rende conto di ciò che le sta capitando - ma questo non le impedisce di fare la sua parte per difendere la famiglia. Non sempre i risultati sono quelli sperati ma lei, che ogni tanto crede di avere ancora accanto il suo defunto marito, non si tira indietro. Secondo me si tratta di un personaggio chiave della storia: una vecchina da proteggere ma anche un pilastro attorno al quale ruota la famiglia, una donna forte e fragile al tempo stesso, una nonnina saggia ma anche sconsiderata quanto basta... Adorabile, semplicemente adorabile. Gladys mi ha fatto un po' pensare alla mia nonnina e, come ogni volta che ci sono nonnine di mezzo, mi intenerisco già alla sola idea di una testolina bianca.

E poi James. E' un ragazzino curioso, dalle grandi potenzialità, ingenuo come ogni suo coetaneo ma anche maturo per la sua età avendo dovuto fare i conti con una vita che non gli ha certo fatto sconti. E' spontaneo e diretto e con Thomas crea un legame che nessuno dei due avrebbe mai immaginato che si potesse concretizzare.
E' vittima di bullismo e avrei davvero voluto poter fare qualche cosa per lui. Subisce in silenzio perchè, pur volendo, non può ribellarsi per le conseguenze che questo provocherebbe agli occhi di chi ha il potere di intervenire sulla sua famiglia. Il fenomeno del bullismo viene reso alla perfezione: traspare la cattiveria di certi atteggiamenti, la voglia di fare male anche solo con parole taglienti se non quando con gesti palesi ma che sembrano sempre passare inosservati. Mi è piaciuto il modo in cui l'autore ha reso l'idea: senza calcare troppo la mano ma dando la perfetta misura di ciò che capita, purtroppo troppo spesso, a bambini considerati più deboli, indifesi, facili mire dei bulletti di turno.

Ellie... l'ho ammirata, lo ammetto. Ce ne fossero di ragazzine così!

Secondo me è una storia che merita di essere letta, assaporata una pagine dopo l'altra. A ciò che accade al presente si alternano ricordi che non rubano la scena al momento attuale ma la completano. Ottima scelta, ottima capacità dell'autore di offrire emozioni ben dosate.

Ho scoperto questo libro partecipando alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle e ne sono proprio contenta. Propongo questo libro per il Venerdì del libro di oggi.

martedì 25 settembre 2018

Fra me e te (M. Erba)

Edoardo e Chiara sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola. Si saranno forse incontrati qualche volta all'uscita o nei momenti d'intervallo ma non hanno nulla a che fare l'uno con l'altra.

Lui è arrabbiato, molto arrabbiato. E' arrabbiato con il mondo, con tutto ciò che lo circonda. Odia la sua città, non sopporta sua madre che - a suo dire - è una nullità ed è colpevole di aver fatto allontanare suo padre, odia i suo insegnanti che non sanno nulla di lui e che lo vedono come un bravo ragazzo, con buoni voti, buon comportamento senza mai interessarsi davvero alla sua persona, odia la malattia che sta consumando suo padre un giorno dopo l'altro.
Ma più di tutti Edoardo odia gli stranieri. 
In particolare, odia i cinesi da quando a dei cinesi attribuisce il fallimento del negozio di famiglia a seguito del quale suo padre si è ammalato e si è ridotto su un letto d'ospedale.

E quando in classe arriva proprio un ragazzino cinese, Yong, che si piazza accanto al suo banco, in Edo scatta una molla che fa venir fuori tutto il disagio che ha accumulato nel tempo, tutta la rabbia tenuta faticosamente a bada. Edoardo si scopre ribelle, capace di compiere gesti che non gli appartengono e che sono lontani anni luce da quel bravo ragazzo. Eppure, si sente forte più che mai, si sente un guerriero pronto a tutto, con una certa soddisfazione.

Chiara è una ragazza molto brava. Una ragazza modello non solo a scuola che, però, si sente sola, distante da quelle ragazze dietro alle quali i maschi sbavano. 
Non è il suo mondo, quello che guarda, ammirata, da lontano. 
Si sente un bruco che, prima o poi, spiccherà il volo nelle vesti di una splendida farfalla. Quel momento arriva molto in fretta quando, grazie a Facebook che facilita i rapporti ed agevola le conoscenze, per lei si apre un mondo diverso fatto di trucco pesante agli occhi, abiti nuovi e nuove compagnie così come nuove abitudini. Vive con suo padre dopo che sua madre è morta quando lei era piccola. Ma la nuova Chiara con quel padre non riesce più a relazionarsi: ora ha un ragazzo che le fa girare la testa e pazienza se a suo padre non piace o se la sua migliore amica la mette in guardia! Eric è tenero, affettuoso, ha occhi solo per lei. E' un gran bravo ragazzo, anche se le persone a lei più vicine le dicono il contrario. 
Sono tutti invidiosi! 
Meglio lasciarli stare!

Le vite di Edoardo e Chiara si sfiorano in alcuni momenti per poi incrociarsi in modo definitivo. E lo fanno in un percorso fatto di sofferenza, di difficoltà, di delusioni, di violenza, di perdono. Entrambi i personaggi - che poi sono le due voci narranti (anche se in alcuni capitoli si alterna più volte la voce narrante maschile) - vivono una profonda crisi esistenziale che nel caso di Edoardo si manifesta con comportamenti violenti che snaturano la sua figura di ragazzo perbene mente nel caso di Chiara appaiono come momenti di disinibizione che, però, non le appartengono.

Con Fra me e te l'autore - insegnante di italiano e latino in un liceo del milanese oltre che giornalista -  scatta una fotografia di quel periodo, l'adolescenza, in cui i giovani si trovano davanti a contraddizioni, a dubbi, all'incapacità di capire quale sia il loro posto del mondo. 
Sia Edo che Chiara indossano delle maschere. Vogliono essere accettati in un ambiente che, fino a poco prima, non li vedeva neanche. E ad un certo punto realizzano che questa maschera non è poi così difficile da indossare. Anzi, ci si toglie anche qualche bella soddisfazione!

L'autore tocca un tema delicato come il razzismo e lo fa senza concedere sconti. 
In questo contesto secondo il mio parere spicca la figura di Yong. Quel ragazzino arrivato da lontano che sembra la preda ideale per i bulli di turno, quel muso giallo che pretende pure di salutare ed essere simpatico alla classe! E' lui il personaggio chiave del racconto ed è anche colui che ho preferito anche se i protagonisti sono Edoardo e Chiara.
Yong è un ragazzo molto intelligente, parla molto bene italiano, viene da una famiglia di lavoratori regolari ed onesti che vive da anni in Italia, gioca molto bene a calcio e dimostra di essere altruista oltre che gioviale e pronto a mettere il bene di un amico prima del suo. Darà una bella lezione ad Edoardo e non solo a lui.

Amico: ma come si permette di pronunciare quella parola! 
Vorrà mica pretendere, quel muso giallo, di essere considerato amico di qualcuno!

Checché Edoardo ne dica, sarà proprio quel ragazzino, quell'amico, la chiave di volta.

La narrazione è fluida, il racconto scorrevole anche se molto forte in alcuni passaggi soprattutto considerato che è un libro per ragazzi. In biblioteca, dove l'ho preso in prestito attirata dalla copertina e nel tentativo di valutare se fosse adatto a mia figlia (che di anni ne ha tredici) hanno apposto un'etichetta con su scritto +16 anni e credo che sia più che giusto. 

L'autore non usa filtri, non fa sconti a nessuno. Quando racconta comportamenti razzisti, bullismo in seno all'ambiente scolastico lo fa senza romanzare più di tanto. Perchè, purtroppo, quello che viene raccontato è ciò che troppo spesso capita nelle nostre scuole, nelle vie delle nostre città, tra i vicoli dei nostri quartieri.
Così come non usa filtri rosa nemmeno nel raccontare i fragili equilibri familiari, pronti a crollare come un castello di carte ad un solo balito di vento.

Mi ha molto ferita il modo in cui Edoardo si relaziona con sua madre. Da mamma, mi ha davvero colpita al cuore ed il solo pensiero che uno dei miei figli possa riservare a me, per un qualsiasi motivo, un trattamento del genere, mi ha gelato il sangue.
Fa riflettere, adolescenti e non solo!
 
Con questa lettura partecipo alla fase finale della della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle.
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono un paio di scarponi ai piedi della ragazza ed anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde obiettivo 2.

martedì 4 settembre 2018

Sara al tramonto (M. De Giovanni)

Sara è una donna invisibile. Riesce a passare inosservata non solo grazie ad un aspetto dimesso e ad un modo di fare discreto ma anche grazie ad anni di esperienza passati a carpire segreti agli altri, senza che questi se ne accorgessero.
Sara riesce ad interpretare i movimenti, le posture, i tic, i toni di voce. 
Sara riesce a comprendere dialoghi a distanza. 
Sara ha una particolare capacità di fare tutto questo rendendosi quasi invisibile e riuscendo a portare avanti delle indagini che, altrimenti, continuerebbero a brancolare nel buio.

Ha messo la sua abilità a servizio della Polizia di Stato nell'unità speciale dedita alle intercettazioni non autorizzate per lungo tempo ma ora è in pensione. Eppure, nel momento in cui la sua vita sembra destinata ad ingrigire ogni giorno di più, come i suoi capelli, un'ex collega la contatta per una missione fuori dalle righe. Nessuna indagine ufficiale, metodi più che discreti per cercare di capire se davvero la vita di una bambina, la piccola Bea, è in pericolo come sostiene sua madre, tossicodipendente arrestata per l'omicidio si suo padre, nonno della bambina.

Tutto ha nuovamente inizio e Sara si trova a lavorare accanto a Davide Pardo, uno sbirro un po' pasticcione, letteralmente succube del suo meraviglioso cane (meraviglioso lo dico io, conoscendo la razza... lui non sarebbe poi così d'accordo con me!) ma pronto a fare la sua parte. Con loro, Viola.

Viola è la figura che più ho amato di tutta la storia.
Viola era la compagna del figlio, deceduto, di Sara. Ora ha il pancione ed aspetta suo figlio, nipote della donna invisibile. Viola è una piccola eroina secondo me, non fosse altro per la capacità che dimostra di sopportare sua madre, una grandissima rompiscatole insopportabile ed anche maleducata, secondo il mio punto di vista ed i cui sproloqui la accompagnano quotidianamente.
Viola si troverà alle prese con una situazione più grande di lei che la coinvolge e le ridà quella carica che credeva di aver perduto con la morte del suo compagno, padre di suo figlio.
Alien: così lei chiama quell'esserino che scalcia nel suo pancione ed ammetto di aver avuto per lei un moto di tenerezza nel sentirla chiamare così quel piccoletto che scalcia continuamente. Una ragazza sola, Viola: ha accanto sua madre ma è come se fosse sola visto l'atteggiamento che ha nei suoi confronti. E' sola ad affrontare una gravidanza che pur non essendo difficile dal punto di vista fisico è piuttosto difficile sul lato emotivo.

Quelle di Sara e Viola sono due solitudini che si incontrano, due personalità che si fortificano a vicenda tanto da diventare l'una il motivo di vita dell'altra. Alla vera e propria indagine si affiancano le storie personali che, più o meno approfondite a seconda dei personaggi, catturano ed incuriosiscono.

Lo stile di De Giovanni mi piace. Lo conosco avendo letto molto altro di lui. Con Sara al tramonto si cimenta in un personaggio nuovo che al momento non riesco a paragonare agli altri ma che, secondo il mio parere, può essere un altro pezzo forte della produzione letteraria dell'autore. 

Questa volta, in particolare, ho avvertito il bisogno di conoscere qualche cosa di più della storia passata di Sara: si porta addosso tanta sofferenza, tante ombre si allungano su di lei durante la notte e, onestamente, leggeri volentieri un libro che raccontasse la sua storia precedente, di quando era in servizio, di quando aveva un amore con il quale condividere vita e lavoro, di quando ha fatto scelte importanti e dolorose che l'hanno portata ad essere la donna che è oggi. Ecco, questo desiderio di leggere la sua storia si è manifestato all'improvviso durante la lettura e ammetto che non mi era capitato con altri personaggi...  Trovo che sia qualche cosa di positivo, segno di come l'autore sia stato capace di farmi affezionare al personaggio anche se, lo ammetto, siamo ancora agli inizi.

E' una lettura che mi ha catturata ed appassionata facendomi sorridere, commuovere, arrabbiare, preoccupare. Sono anche rimasta un tantino interdetta sul finale quando ho compreso quale fosse realmente il compito che si intendeva affidare a Sara.

Ho letto questo libro nell'ambito della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle e mi auguro di averci visto giusto visto che si trattava di un titolo misterioso da decifrare.

domenica 26 agosto 2018

Ti ho trovato fra le stelle (F. Zappia)

Ti ho trovato fra le stelle è un romanzo moderno. Modernissimo, direi. Uno di quelli che si può anche far fatica a seguire se non si conosce il mondo del fandom, delle fanfiction e dei fumetti. O, per lo meno, se non ci si informa su termini di questo tipo per capire di cosa stiamo parlando.

E' un libro che ho letto contemporaneamente a mia figlia: lo ha voluto comprare lei attirata dalla copertina - che non è affatto male, lo ammetto - e dalla trama che l'ha subito riportata ad un mondo a lei vicino.
Mi è sembrato adatto per la  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle visto che la protagonista è un'adolescente così come sono adolescenti gran parte di coloro che interagiscono con lei. Inoltre, mi è utile anche per la Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle stelle.
Ebbene, l'ho letteralmente sottratto a mia figlia nei momenti in cui non era tra le sue mani e devo dire che è stato bello confrontarmi con lei sui vari capitoli letti e scambiarci pareri, condividere osservazioni.

Eliza Mirk è la strana della scuola. E' all'ultimo anno di liceo e non ama stare in mezzo agli altri, parlare con gli altri, relazionarsi con loro. Preferisce senza ombra di dubbio la sua vita nella rete dove è presente con lo pseudonimo di Lady Constellation, autrice anonima di un fumetto che spopola nella rete e che le ha anche permesso di dare vita ad un buon giro d'affari con gadget e tutto quello che può essere venduto, dedicato ai personaggi da lei inventati. Si trova bene nella rete: si relaziona con tanti fan che però non conosce in modo diretto, è una celebrità riconosciuta come tale on line ma nessuno (tranne pochi fedelissimi suoi collaboratori) sa realmente quale volto si nasconda dietro allo pseudonimo di Lady Contellation. E ad Eliza va bene così. Più che bene. E' riuscita a creare un buon equilibrio tra la sua vita in famiglia, a scuola e nella rete dove quest'ultima è senza ombra di dubbio dominante e di gran lunga più soddisfacente delle altre due.
Quando però conosce Wallace, l'ultimo arrivato nella sua classe, questo equilibrio inizia a vacillare soprattutto nel momento in cui si rende conto che anche la vita reale vale la pena di essere vissuta, che ci può essere qualcuno con cui sentirsi in sintonia senza dover indossare la maschera dell'anonimato virtuale.
Nel momento in cui inizia ad uscire dal suo guscio e ad assaporare una nuova vita da adolescente, però, qualche cosa la catapulta in un buco nero che sembra non avere fine.

La storia è la perfetta fotografia degli adolescenti di oggi. Non voglio generalizzare, ovviamente, ma credo che sia piuttosto comune rifugiarsi nella rete stringendo amicizie virtuali che appaiono molto più semplici - e a volte anche più profonde - di quelle reali.
Dietro ad una tastiera non si deve fare i conti con lo sguardo altrui, con la presenza fisica altrui, con emozioni che potrebbero trasparire da una goccia di sudore, da un improvviso calo di voce o da un rossore in viso.
Tutto molto più facile in rete, tanto da annientare tutto il resto.

Quello di Eliza è un personaggio ben costruito che trasmette tutte le sensazioni che la investono, travolgendola a volte. E' una giovane incapace di venire fuori da quel guscio che si è costruita addosso e solo ad un certo punto della storia si rende conto che questo suo modo di fare l'ha resa addirittura un'estranea in casa sua. Vive con suo padre, sua madre ed i suoi fratelli ma è come se fossero coinquilini più che una famiglia: non sa nulla dei suo fratelli, non partecipa alle loro gioie, alle loro conquiste così come i suoi genitori sanno pochissimo di lei, tanto da arrivare a mettere un piede in fallo, creando una situazione disastrosa da quello che avrebbe voluto essere un gesto positivo nei confronti della loro figliola.

Dalla storia emerge quanto la rete, spesso, allontani i più giovani dal loro mondo e questo mi ha fatto molto riflettere: senza nulla togliere al successo virtuale di Lady Constellation, quanto sacrifica Eliza sull'altare della gloria telematica? Non se ne rende neanche conto, probabilmente, fino a che non si scontra con una realtà che sa anche essere dolorosa ma che, comunque, è una realtà che può dare tanto, molto di più di quanto possano dare orde di fan.

Ho molto apprezzato la figura di Wallace: un ragazzo schivo, anche lui chiuso a riccio ma che con Eliza si scioglie e, seppur con i suoi tempi, si apre come non ha mai fatto con nessun altro. Ha una storia da raccontare e decide di farlo proprio con lei.

Grande sorpresa per me sono stati i fratelli di Eliza: ho molto apprezzato il loro modo di fare che emerge nell'ultima parte del libro. Dimostrano di essere molto più maturi di quanto non si possa pensare e, soprattutto, di avere a cuore le sorti della sorella strana.

La storia principale si alterna a frammenti di quella che Lady Constellation propone sotto forma di fumetto e vengono proposte anche delle immagini. Idea carina che permette anche di farsi un'idea di ciò che ha reso questa anonima autrice tanto famosa on line.

Se mi è piaciuto? Superando l'iniziale difficoltà dovuta a termini a me poco familiari, debitamente documentatami in merito, devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Storia adatta a giovani lettori (e non solo) ma non per questo superficiale o priva di argomenti importanti. La perdita, la diversità, la sincerità, l'amore, il disagio... c'è tanto da interiorizzare e mi auguro che a mia figlia - che è rimasta un po' indietro nella lettura rispetta a me - piaccia tanto quanto è piaciuto alla madre e che, soprattutto, come lei si fermi a riflettere un po'.

Un'ultima osservazione: quella resa in italiano è la traduzione del libro originale Eliza and Her Monsters. A lettura ultimata, pur ammettendo che il titolo italiano ben ci sta con la storia ed ha un suo perchè, personalmente trovo più calzante quello originale. Eliza e i suoi mostri: i mostri che nascono dalla sua penna ma anche i mostri che spuntano nella sua vita di ogni giorno e con i quali, volente o nolente, si trova a lottare. Bella anche l'altra copertina, pur riconoscendo che quella delle edizioni Giunti non è affatto male.

venerdì 17 agosto 2018

L'educazione (T. Westover)

Gran bel libro. Duro, difficile, inaccettabile a tratti, violento anche ma sempre intenso e vero. 
La storia di Tara è la storia di una bambina nata e cresciuta in una famiglia mormona ed estremista dell'Idaho. 
Un padre fanatico e convinto che il mondo stia per finire, che non ci si possa curare dai medici perchè non vogliono guarire ma annientare, che i figli debbano essere educati in famiglia lontani dalle tentazioni del mondo e dalle sconcezze di una società che non rispetta i precetti di un Dio che è capace di provvedere a tutto; una madre incapace di vedere ciò che capita davanti ai suoi occhi e schieratasi, nonostante tutto, dalla parte del suo uomo; un fratello violento e capace di godere nel far soffrire gli altri nella vita quotidiana: in mezzo a tutto questo c'è lei. 

Tara è una bambina che non ha mai vissuto in mezzo ad altri che non fossero i suoi familiari. 
E' cresciuta con le violenze fisiche di uno dei suoi fratelli, con quelle psicologiche del padre, con una madre che non è stata capace di rendersi conto (o che non ha voluto) di ciò che capitava nella sua famiglia o, per lo meno, non è stata capace di dire basta, in un modo o nell'altro anche davanti a situazioni estreme.
Eravamo stati feriti, sfregiati e contusi, le nostre gambe avevano preso fuoco e le nostre teste erano state aperte. Avevamo vissuto in stato di allerta, in una specie di terrore costante, col cervello inondato di cortisolo perchè sapevamo che quelle cose potevano succedere da un momento all'altro. Perchè il papà metteva sempre la fede davanti alla sicurezza. Perchè si credeva nel giusto e continuava a crederlo - dopo il primo incidente con la macchina dopo il secondo, dopo il bidone, il fuoco, il bancale. E a pagare eravamo sempre noi.
Tara Westover è la protagonista del libro L'educazione e l'autrice dello stesso: ha chiamato a raccolta i suoi ricordi ed ha reso nota una storia dolorosa che parla, però, di riscatto, di coraggio oltre che di una profonda sofferenza.

Quella raccontata è la storia della sua crescita ed è molto toccante. 
Libro ben scritto, Tara riesce a trasmettere sensazioni che non lasciano indifferenti. 
Non è una lettura semplice, questo va detto: le malattie che vanno curate con le erbe e non dai medici, i bambini che devono nascere in casa e se il parto non va bene sarà stata la volontà di Dio, istruzione familiare per tutti, un mondo chiuso tra le mura di una casa e della discarica di famiglia, senza contatti con nessuno che di questo mondo non faccia parte.
Questo è il mondo di Tara e questo è ciò che la lega ad una terra che l'ha segnata nal profondo.
E' la storia di una bambina prima, di una giovane donna poi, che non ha mai avuto gli strumenti per comprendere appieno la situazione di una famiglia diversa dalle altre, che ha subito in silenzio senza possibilità di ribellione ciò che le veniva insegnato e che, anche nel momento in cui ha avuto l'opportunità di cambiare la sua vita, ha fatto fatica a prendere una decisione, l'unica possibile. 
Dolorosa e definitiva ma che segna la sua rinascita come persona.

Quello della protagonista è il personaggio che maggiormente colpisce: le sue contraddizioni, la sua voglia di cambiamento ma, allo stesso tempo, la sua convinzione di non doversi ribellare e di dover abbassare la testa davanti a ciò che suo padre impone con tanta enfasi. E' così che è stata cresciuta e non ha motivo di credere che ciò possa essere sbagliato.
Eppure... arriva il momento in cui mette in discussione tutto ciò. Tara cresce, matura, scopre che può avere una possibilità che sia lontana dal rischio di essere schiacciata ogni giorno da una lastra di metallo nella discarica di famiglia.
Più volte Tara è sul punto di dire basta e più volte ci ripensa, torna in quella casa in cui spera, probabilmente, di trovare qualche cosa di diverso o di poter essere lei l'artefice di un cambiamento che possa riguardare tutti. Ci prova, scopre che in lei vivono due persone: una felice e una triste; una succube della propria famiglia ed una vogliosa di avere un futuro diverso. Ed è una lotta continua tra le due. Una lotta difficile, che richiederà tempo e coraggio. 
Coraggio: è ciò che credo davvero sia il fondamento dell'intera storia. Coraggio di vivere giorno dopo giorno in una realtà come quella che la famiglia le ha cucito addosso, coraggio di immedesimarsi in quelle idee m anche coraggio di maturare, di crescere, di iniziare a pensare con la propria testa e fare delle scelte diverse. Come fa Tyler, uno dei fratelli maggiori di Tara, ad esempio. E non solo lui.

Coraggio ma anche speranza, fiducia, possibilità. E diversità. Perchè Tara inizia a sentire il peso della sua diversità nei confronti di chi vive una vita diversa dalla sua, dove indossare una maglietta a maniche corte non è peccato, dove ci si può liberamente lavare le mani con il sapone dopo essere stati in bagno senza peccare e molto altro ancora.

Quello della madre è un personaggio che salta agli occhi: una donna che abbassa la testa davanti all'estremismo predicato e attuato da suo marito, che cura le malattie con oli e misture convinta di ciò che fa anche quando davanti ai suoi occhi si susseguono fotogrammi che parlano di necessità di gran lunga diverse, che potrebbe fare la differenza se solo volesse. Cosa che, però, non fa.

Ho letteralmente odiato Shawn, il fratello violento. L'ho odiato per il suo modo di essere ma ammetto di aver odiato anche tutti coloro che l'hanno sempre giustificato, che hanno accettato le sue violenze (perchè non è solo Tara che le subisce) e che non hanno fatto nulla per fermarlo, per aiutarlo e, allo stesso tempo, mettere la parola fine ad una scia di violenza che durava, in casa, da sempre.

E poi il padre di Tara e dei suoi fratelli. Un uomo convinto di essere nel giusto, convinto che il mondo fosse un luogo minaccioso e potesse corrompere i membri della sua famiglia tanto da ritenere necessario restare entro i confini della propria famiglia, senza eccezione alcuna. Un uomo che diventa anche pericoloso con il suo modo di fare e che si dimostra molto persuasivo.

E' un libro molto bello nella sua tragicità.
Non intendo dire che sia una bella storia visto che è molto dolorosa e che porta a scelte difficili, soprattutto tenendo conto che si tratta della vera vita dall'autrice.
E' una bel libro perchè intenso, profondo, capace di trasmettere sensazioni che toccano le corde del cuore e che rendono consapevoli di quanto la realtà possa essere difficile, a volte.


Ringrazio le organizzatrici della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle che mi hanno permesso di conoscere questa autrice e la sua storia in quanto titolo suggerito nell'ambito della macro-categoria Harry Potter. 

giovedì 9 agosto 2018

La fine dell'eternità (I. Asimov)


Non è un genere che amo e devo ammettere che ci ho messo un po' ad entrare nella storia proposta da Isaac Asimov nel libro La fine dell'eternità.

Ci ho messo un po' (almeno un centinaio di pagine) non solo per comprendere termini e riferimenti ma anche per prendere familiarità con i personaggi e, soprattutto, con il loro ruolo in un futuro in cui viaggiare nel tempo è all'ordine del giorno. Ci si sposta da un secolo all'altro senza problemi e con un obiettivo ben preciso: tenere sotto controllo l'umanità ed apportare quei cambiamenti che si presentano come necessari per evitare turbamenti nella storia e migliorare, per quanto possibile, la condizione umana.
E' questa la storia di fondo narrata per la prima volta nel 1955 - The End of Eternity - da un Asimov che dimostra di avere una grandissima fantasia, grande dimestichezza con ragionamenti proiettati in un futuro in cui tutto appare possibile ma niente è ciò che sembra, nemmeno i rapporti tra persone.
Perchè in questo futuro immaginario ci sono esseri umani - non robot - che prendono decisioni per l'intera umanità e che esercitano, in questo modo, un'autorità che non si capisce bene da dove arrivi e chi l'abbia loro attribuita.

Andrew Harlan è un giovane Eterno, un membro di quella casta (rigorosamente chiusa) a cui è concesso effettuare le modifiche necessarie per mantenere gli equilibri che governano i secoli.
Scelto all'età di quindici anni è stato allontanato dalla sua famiglia per entrare nell'Eternità. Ha studiato come Cadetto per dieci anni, si è diplomato ed ha fatto il suo ingresso nel periodo successivo, come Osservatore. Alla fine, è diventato uno Specialista, un vero e proprio Eterno. Così, infatti, si suddivideva la vita di un Eterno (abitante dell'Eternità), giovane o meno giovane che fosse: Temporale (un umano proveniente dal Tempo), Cadetto, Osservatore, Specialista.

Nel percorso che lo ha portato ad essere un Eterno, Harlan non ha più avuto contatti con la sua famiglia e con altri esseri Temporali: si è sempre relazionato solo con altri Eterni per compiere il suo compito di manipolatore del passato e, di conseguenza, del futuro.
I membri dell'Eternità venivano scelti con la massima cura verificando che rispondessero a due condizioni: dovevano essere adatti al compito e la loro scomparsa dal Tempo non doveva influire negativamente sulla Realtà.
Sostanzialmente, nel momento in cui Harlan è stato selezionato, la sua vita è diventata solitaria tanto più se si pensa che il compito del manipolatore richiede di lasciarsi alle spalle ogni sentimento, ogni coinvolgimento personale di sorta. Una volta selezionato, un Eterno non può più pensare di tornare a casa semplicemente perchè, alla luce dei cambiamenti dovuti alle continue manipolazioni, probabilmente la casa, così come l'aveva conosciuta, non esisteva più! Stesso discorso per la sua famiglia.

Nel momento in cui incontra Noys, il suo ruolo nell'Eternità viene scombussolato da qualche cosa a cui aveva rinunciato da anni: il sentimento, il desiderio, il trasporto, l'amore. Sarà proprio una donna che scompiglierà le carte e sarà per amore suo che Harlan dovrà fare una scelta importante, fondamentale per lui e per l'Eternità stessa, quella che ha il compito di salvaguardare con le manipolazioni del passato.

Al di là della situazione decisamente immaginaria - come potrebbe essere il contrario, trattandosi di fantascienza? - quello che mi ha colpito è stato proprio il repentino cambiamento che subisce il protagonista. Troppo repentino, troppo improvviso e troppo radicale per essere casuale o frutto di superficialità da parte dell'autore.
Me lo sono detta subito. Da una sostanziale indifferenza al gentil sesso Harlan passa ad un coinvolgimento tale da mettere in discussione non solo la sua, di vita, ma quella di tutta l'Eternità. Casuale? E poi, possibile che in oltre venti anni si tratta della prima donna in assoluto che incontra? Interrogativi, questi, che avranno risposta solo leggendo il libro!

La figura femminile, quella di Noys, mi è piaciuta più di tutti i personaggi che compaiono - non molti, a dire il vero - attorno ad Harlan. Una donna enigmatica, capitata apparentemente per caso (o per interesse?) accanto a questo Eterno che tutto si aspettava meno che avere contatti con lei, e che si svela nella seconda parte del libro serbando qualche sorpresa per il lettore ma anche per lo stesso protagonista. Un figura che ho rivalutato nella seconda parte del libro e che nella prima parte mi era sembrata, invece, un po' troppo forzata e, allo stesso tempo, calata nella storia senza che il suo ruolo avesse un senso. Sbagliavo...

Devo dire che l'autore offre delle descrizioni molto minuziose di scenari e situazioni che, essendo proiettate in un futuro immaginario, non sono poi così semplici da descrivere. E' molto dettagliato, attento a seminare indizi dando vita ad un'avventura fantastica con una buona dose di suspense e capovolgimenti di fronte inaspettati.

Superato l'iniziale smarrimento legato ad uno stile narrativo che non mi è affatto familiare ho apprezzato la storia e la capacità dell'autore di trasmettere anche concetti importanti.

Nel sopprimere i guasti della Realtà, l'Eternità ne soffoca anche i trionfi.
Questa osservazione di Noys, donna intelligente, mi ha fatto riflettere: se si avesse davvero la possibilità di intervenire nel passato per modificare ciò che di negativo si è avuto (penso alle guerre, alle malattie, agli attentati...) tali modifiche cambierebbero, di riflesso, anche tutto ciò che di positivo si è verificato? 
Non avrei mai immaginato di fermarmi a riflettere su temi come questi, pur trattandosi di ragionamenti per assurdo. 
E poi l'amore. 
Di fondo, accanto all'aspetto futuristico ci troviamo alle prese con una storia d'amore resa in modo davvero interessante da un autore molto particolare. 
Sulle prime mi ha un po' spaventata il suo stile ma poi, lo ammetto, ci ho preso gusto!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Harry Potter, libro scritto da un autore morto. Partecipo anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare una nuvola e alla Challenge Diche colore sei? in titolo adatto per lo spicchio nero, obiettivo 2 (libro di Asimov).

lunedì 6 agosto 2018

Donne che leggono libri proibiti (L. Harrison)

A chi non piacerebbe fare parte di un club segreto, uno di quelli in cui puoi lasciare ai pensieri più intimi di diventare parole pronunciate a voce alta e confessioni senza dover temere un tradimento da parte di chi li ascolta?  

Gloria, Dot, Liddy e Marjorie vivono, negli anni Sessanta, proprio questa esperienza: amiche da sempre, decidono di incontrarsi ogni venerdì di plenilunio in una biblioteca molto particolare, una biblioteca proibita e segreta dove parlano di libri scandalosi e da essi prendono spunto per parlare dei propri pensieri piccanti, di emozioni mai svelate e fare considerazioni che mai, in altri contesti, potrebbero permettersi di fare.
 
Parlano di loro stesse, della loro vita gettando quella maschera che sono costrette ad indossare quotidianamente per quieto vivere. 

Dopo cinquantaquattro anni quel luogo segreto viene ereditato da quattro donne che non hanno niente in comune l'una con l'altra ma che vengono messe in condizione di diventare, in tutto e per tutto, le eredi dei membri originali di quel Club così speciale, con tutto ciò che comporta. 

M.J., Addie, Britt e Jules sono molto diverse l'una dall'altra. 
Non sono amiche e, a dire il vero, sulle prime non sono poi così entusiaste al pensiero di diventarlo. Non hanno nulla in comune. 

E' questo che pensano. 
Ma sarà davvero così?

Seguendo il rituale imposto dall'essere membri del Club dei libri proibiti scopriranno di avere molto in comune: non sono pienamente soddisfatte della loro vita, ambiscono ad altro anche se devono convincere prima di tutto loro stesse di ciò ed hanno bisogno l'una dell'altra... Eh sì! Hanno bisogno di sostenersi a vicenda. Saranno i fatti a dimostrarlo.

Il grosso della storia gravita attorno alle quattro protagoniste attuali, non a quelle del passato che, comunque, fanno da fil rouge a tutta la storia.
Eppure, paradossalmente, io ho preferito Gloria, Dot, Liddy e Marjorie con le loro debolezze, le loro confessioni delle quali M.J. e le altre vengono a conoscenza grazie a delle lettere che ottengono in eredità assieme al Club dei libri proibiti.
Sono state le lettere la parte che più mi è piaciuta. 
Mi hanno incuriosita e mi hanno detto molto di coloro che, a suo tempo, le scrissero ed hanno il pregio di averlo fatto rendendo alla perfezione l'idea in poche pagine. Mi è sembrato di conoscere Gloria più di Britt, o Liddy più di Jules tanto per capirci anche se, questo è chiaro, le storie delle ragazze di oggi sono il fulcro della storia e vengono sviluppate maggiormente. 

Letta la prima lettera non vedevo l'ora di arrivare alla seconda. Questo è stato l'effetto che mi ha fatto l'idea - senza dubbio originale - dell'autrice di dare attualità anche a quelle donne di un tempo, donne ancora in vita anche se con qualche annetto di più e che ricompariranno alla fine seppur in sottofondo.

Tra le quattro protagoniste di oggi, quella che mi è piaciuta di più è stata Addie. Di mestiere fa la psicologa, offre sostegno a molte donne, giovani donne soprattutto, ed è molto libertina nel suo modo di fare e di relazionarsi con le proprie pazienti. Verrà messa alla prova e sarà il sostegno delle sue nuove amiche la medicina più preziosa.

La sua è stata la storia che mi ha colpita più di tutte, più di quella della stessa M.J. - May-June  all'anagrafe - che si trova a vivere un periodo molto particolare della sua vita: lascia la sua promettente carriera a New York per seguire il suo fidanzato Dan ma si capisce subito che non è del tutto convinta di questa scelta anche se cerca di convincere se stessa che sia così.
Parlando di personaggi, ho molto apprezzato la scelta di Dan. Una scelta d'amore che me lo ha reso molto più simpatico di quanto non abbia fatto la sua voglia di essere d'aiuto ai meno fortunati, in varie parti del mondo. 

Donne che leggono libri proibiti è un romanzo che mette in primo piano l'amicizia e che racconta storie tutte al femminile, dove gli uomini sono comunque una parte importante ma non da protagonisti. Racconta di scelte fatte e non fatte, di coraggio (perchè, a ben guardare, fare una scelta richiede sempre una buona dose di coraggio) e di solidarietà tra donne anche quando i legami tra loro non sono poi così forti... ma che tali diventeranno con il tempo. 

I personaggi sono molti e ammetto di essermi persa in alcuni dialoghi. Ho avuto bisogno di stoppare la lettura per ricordarmi chi fosse quella persona che veniva nominata e che ruolo avesse nella storia: forse avrei dovuto leggere questo libro con maggiore attenzione, lo ammetto... ma siamo in un periodo di ferie, si va al mare e non sempre ci si può concentrare al massimo. 
Va comunque bene così. 

Lettura piacevole  nella quale, non posso evitare di dirlo, protagonisti sono anche i libri... Libri proibiti all'epoca, alcuni dei quali ammetto di avere letto anche io!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Harry Potter e si tratta del Cappello Parlante che mi è stato proposto. Spero di non aver sbagliato titolo.

giovedì 19 luglio 2018

Harry Potter e l'Ordine della Fenice (J. K. Rowling)

La lettura del quinto volume è stata una sfida con me stessa - vista la mole di pagine  da leggere in un numero ridotto di giorni - ma anche un gran piacere. Harry Potter cattura anche lettori non più giovanissimi ed io ne sono la prova.  Lo è stato con i volumi precedenti e lo è ora, con Harry Potter e l'Ordine della Fenice.

Questa volta ho trovato un Harry Potter più nervoso del solito e particolarmente sotto pressione. Non che in precedenza non lo sia stato (sotto pressione, intendo) ma stavolta ancor di più ed in modo molto diretto.

L'ambientazione è sempre quella della scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, i personaggi sono sempre gli stessi e le attività che impegnano i ragazzi sono sempre quelle ma non mancano delle novità. Nuovi personaggi, nuove sfide, nuove difficoltà, nuove consapevolezze.

La storia si apre con un Harry Potter additato da tutti - non dai suoi amici più fedeli, però - in quanto continua a sostenere che il famigerato Tu-sai-chi, colui di cui nessuno vuole pronunciare il nome, è tornaro. Voldemort - lui non ha paura di chiamarlo per nome - è tornato più violento che mai, ha anche commesso un altro omicidio sotto gli occhi del nostro maghetto che, da testimone, non viene creduto da nessuno. Non lo credono a scuola ma non lo credono neanche ai piani alti del Ministero della Magia.
Lui non ha paura nel sostenere la sua verità anche se questo vuol dire essere preso di mira, punito, deriso, considerato pazzo. 

Harry ha quindici anni. Non è più un bambino. E' sempre stato molto maturo per la sua età ed ora, nel pieno dell'adolescenza, dimostra di essere cresciuto ma anche di avere delle debolezze, delle insicurezze, manifesta delle ingenuità che gli costeranno care.

Nelle more del racconto verranno alla luce aspetti molto interessanti. Viene chiarito il ruolo della zia Babbana del maghetto, il perchè la casa degli zii deve comunque essere sempre un riferimento per lui nonostante il trattamento ricevuto. Harry verrà a conoscenza di informazioni importanti sulla sua persona ed anche sul suo rapporto con Voldemort per bocca di un Silente che, questa volta, si defila più del solito, resta ai margini e sembra non voler avere nulla a che fare con Harry. Questo nella prima parte del libro, però, perchè alla fine la figura di Silente sarà fondamentale e quel che accade particolarmente emozionante.

Tra i personaggi ho cordialmente odiato la nuova insegnante Dolores Umbridge. E' la nuova  professoressa di Difesa contro le Arti Oscure, ma il suo è un ruolo che va oltre l'insegnamento visto che ha il compito di poter riferire al Ministro Fudge (lei ha anche l'incarico di sottosegretario anziano del Ministero) tutto ciò che avviene all'interno della scuola. E' un personaggio viscido, odioso, carico di cattiveria secondo il mio punto di vista, pieno di pregiudizi. Il suo potere cresce pian piano all'interno della scuola fino ad arrivarne ai vertici dando così una terrificante prospettiva per il futuro dell'intera scuola. Ha degli obiettivi chiari che nulla hanno a che vedere con il reale insegnamento. L'ho odiata e di lei mi resta in mente la profonda cattiveria. 

Hermione è, invece, uno dei personaggi che maggiormente ho amato. Più del solito. Dimostra di essere una ragazzina matura, equilibrata, capace di controllarsi nonostante le tante pressioni che le arrivano in modo diretto o indiretto. E' un'amica fidata per Harry, un personaggio che è maturato nel tempo e che, ne sono certa, continuerà ad avere un ruolo importante accanto a Potter. 

Ciò che maggiormente mi resterà di questa storia, oltre all'odio per la Umbridge, è il senso di perdita che mi è rimasto addosso alla fine del libro. Harry non è nuovo a situazioni di questo tipo - non a caso ha perso i genitori da piccolo - ma stavolta quella che subisce è una perdita più consapevole visto che è più grande e si rende conto con maggiore maturità di ciò che accade e di cui, però, si sente responsabile.

Mi resterà impressa anche la nuova consapevolezza di Harry nei confronti della figura del padre: un carattere a lui sconosciuto, non così perfetto come è stato sempre descritto.
Per quasi cinque anni il pensiero di suo padre era stato per lui una fonte di conforto e ispirazione. Se qualcuno gli diceva che assomigliava a suo padre, si sentiva avvampare di orgoglio. E ora... quello stesso pensiero lo rendeva infelice. 
Harry, però, imparerà anche ad accettare che si possono commettere degli errori e, non per questo, essere persone da disprezzare. 
Non giudicare tuo padre da quello che hai visto, Harry. Aveva solo 15 anni. Molti si comportano da idioti a 15 anni.
Ho apprezzato la riposta intelligente che il ragazzo dà in questo frangente sostenendo che anche lui, al momento, ha 15 anni ma che non tiene certo comportamenti idioti come quelli che gli sono stati manifestati su suo padre. Ragazzo intelligente, Harry. 
Questa cosa, a dire il vero, resta un po' in sospeso nel senso che non si capisce bene se Harry riesce davvero ad accettare che anche suo padre possa aver avuto degli atteggiamenti poco simpatici da ragazzo ed essere, comunque, l'uomo cha ha sempre adorato pur avendolo perso da piccolo.

Il volume cinque della saga di Harry Potter è particolarmente ricco. Non mancano i personaggi di sempre ma se ne aggiungono di nuovi così come alcuni che in precedenza sono stati relegati in secondo piano assumono ruoli importanti. 

L'amicizia, il gioco di squadra sono sempre elementi fondamentali nelle storie del maghetto e questa volta emerge anche una nota rosa che in passato è sempre mancata. Infondo Harry ora è un adolescente, e questi di cuore non stonano di certo.

Non si può dire di più per non togliere il gusto della lettura. Quello che mi sento di dire, però, è che forse questa volta la permanenza dagli zii Babbani per le vacanze sarà meno tormentata del solito. 
Me lo auguro: diamo un po' di pace a questo ragazzo che ha tanti pensieri per la testa e ancora tante sfide davanti a lui!

Ps. ho letto la versione ebook e parecchi termini sono modificati rispetto alle prime traduzioni. In coda al libro è proposto un glossario dei cambiamenti. Buona cosa.

Dicevo che pe me questa lettura è stata una sfida: è il terzo libro utile per la Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Dissennatori, in quanto libro della serie di Harry Potter. Ebbene, la mole di pagine da leggere (810) ed anche il fatto che fosse il terzo obiettivo per cui avessi a disposizione poco tempo mi hanno fatto vivere una sfida nella sfida. E sono contenta di poter dire di averla vinta essendo riuscita a rispettare i tempi godendomi la storia.
 
Partecipo anche alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un uccello, utile per la gara in corso.