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venerdì 6 settembre 2019

La luce sugli oceani (M.L.Stedman) - Venerdì del libro

La luce sugli oceani è uno di quei libri che riservano delle sorprese al lettore. 
Uno di quei libri che magari possono apparire lenti all'inizio ma che, poi, dimostrano che la narrazione non è stata affatto casuale anche quando si poteva pensare il contrario.

Stedman racconta una storia d'amore. 
O meglio, racconta tante storie d'amore che si sommano, si intrecciano, cercano di farsi spazio.

Tom è il guardiano del faro. Isabel è sua moglie.
Vivono da soli su un'isola che è diventata il loro mondo e non sentono il bisogno di tornare alla vita precedente, alla terraferma, alla vicinanza con le rispettive famiglie. Manca solo un figlio. Quel figlio che tanto hanno voluto ma che, più d'una volta, è arrivato ma se n'è andato lasciando un grande vuoto soprattutto in lei, in Isabel.

Nel momento in cui vedono avvicinarsi una barca e sentono il flebile vagito di un bambino, o meglio di una bambina, la vita al faro cambia per la coppia.
Isabel non ha dubbi: è un segno del Signore. Colui che toglie e che dà, dopo aver tanto tolto alla giovane coppia ora ha deciso di dare una splendida bambina.
Tom è dibattuto tra l'amore per la moglie, la voglia di famiglia e il senso di responsabilità che lo spinge ad annotare nel registro del faro quanto accaduto. La bambina non era sola nella barca: un uomo, con lei. Un cadavere. Quello di suo padre, pensano Tom e Isabel.
Deducono che la bambina sia sola al mondo e trovano giusto tenerla e farla passare per quel figlio che, dopo altri due in precedenza, è morto appena nato.

A cosa può portare tutto ciò?

La storia non mi è sembrata affatto male fin dall'inizio ma ho subito avuto l'impressione che la narrazione avrebbe tenuto un passo piuttosto lento. Vengono raccontati tanti dettagli - a volte con descrizioni minuziose che nulla sembrano dare alla storia se non allungare l'attesa del lettore che attende una svolta - e questo mi ha un pochino rallentata nella lettura.

Poi, però, arriva la svolta. Arriva l'accelerazione la curiosità per arrivare ad una fine che si fa fatica ad immaginare perchè dolorosa, qualunque essa possa essere.

Eh sì, perchè ad una vita felice grazie all'arrivo, in un modo così inaspettato, di un piccolo angelo con i riccioli biondi, si somma la voce di una coscienza che inizia a bussare alle orecchie ed al cuore di quel guardiano del faro che non ce la fa più a tacere, a vivere la sua felicità sapendo che per essa è stata sacrificata quella di qualcun altro: di un'altra madre.

Ciò che più mi è piaciuto di questo libro è stata l'abilità dell'autrice di far affezionare il lettore ad un personaggio e di farlo arrivare a comprendere le sue ragioni per poi scompigliare le carte e proporne un altro, di personaggio, in maniera altrettanto forte ed incisiva tanto da insinuare qualche dubbio in chi legge, soprattutto quando le ragioni dell'uno sono uguali e contrarie a quelle dell'altro.
Brava, in questo molto brava.

Il lettore arriva ad interrogarsi su fino a che punto ci si possa spingere quando si è mossi dalla convinzione di agire per il bene altrui, dove sia il limite tra la propria felicità e quella degli altri, su cosa sia giusto e cosa non lo sia. Ci si chiede fino a che punto ci si possa spingere nel compiere una scelta d'amore... quanto possa essere giusta una scelta che, comunque, cambia la vita di qualcuno senza che questo qualcuno possa avere voce in capitolo...

E' un libro emozionante, che fa riflettere sulla fragilità umana, sulla ricerca della felicità, sul dolore che la felicità altrui può provocare... Un gran bel libro. Sono contenta di averlo letto anche se, non posso negarlo, non credevo che la lettura sarebbe proceduta con i ritmi che invece ho rispettato. Credevo di ingranare subito la storia e che le pagine sarebbero volate vai in fretta invece non è stato così. E' una storia della quale non ci si può perdere nemmeno un dettaglio per sentirla veramente, per mettersi nei panni di quei personaggi, per sentire il dolore, la sofferenza, la gioia che trapela dalle pagine.

Con questa lettura torno a partecipare, dopo un periodo di assenza, al Venerdì del libro di oggi consigliando caldamente la storia di Tom, di Isabel e della loro bambina.

***
La luce sugli oceani
M.L. Stedman 
Garzanti Editore
360 pagine
9.90 euro

lunedì 11 febbraio 2019

Ellie all'improvviso (L. Jewell)

Non è un thriller in senso stretto. 
O, almeno, non solo quello.
Ellie all'improvviso è un libro diverso. Una storia originale con personaggi che sembrano persone qualsiasi, che potrebbero essere persone  qualsiasi ma che hanno delle storie terribili da raccontare. 
E lo fanno. 
Sì che lo fanno. 
Le raccontano, ognuno secondo il loro punto di vista: l'autrice permette ad ognuno dei personaggi principali di dire la sua fornendo, così, una serie di versioni della storia che fa da canovaccio all'intero libro.
Ed è una storia terribile, qualunque sia il punto di vista di cui si volesse tener conto.

E' la storia di Laurel e di Ellie: madre e figlia. Una figlia scomparsa dieci anni prima e rispetto alla quale Laurel ancora non è riuscita a rassegnarsi.

E' la storia di Laurel e Paul, i cui rapporti si sono deteriorati dopo la scomparsa della loro figlioletta tanto da indurre lui a rifarsi una vita altrove, con un'altra donna.

E' la storia di Floyd e Poppy: un uomo e la sua figlioletta, la sua figlioletta prediletta, che piombano nella vita di Laurel senza un apparente perchè, come una boccata d'acqua fresca che però, alla lunga, è talmente fresca da togliere il fiato. 

E' la storia di Laurel e Poppy che scoprono di avere molto in comune, molto più di quanto si potesse immaginare.

E' la storia di Laurel e Floyd: un'attrazione immediata, un rapporto fin troppo sereno, tanto da apparire sospetto.

Il sospetto. E' questo ciò che mi ha tenuta attaccata alle pagine. 
Sospetti che l'autrice ha sapientemente alimentato senza offrire grossi colpi di scena - onestamente non li ho trovati - ma catturando il lettore mettendogli in mano tante tessere che combaciavano l'una con l'altra, anche se offerte in ordine sparso.

Ho molto apprezzato lo stile dell'autrice, Lisa Jewell: riesce a tenere il ritmo della narrazione molto alto anche quando sembra che non ci sia niente di strano, di particolare, niente da notare. Nulla è trasmesso al lettore a caso. Non viene nemmeno celata la sorte della ragazzina, non è questo il punto. Il punto sta nel comprendere cosa, a distanza di dieci anni, stia capitando a quella donna che ancora non si rassegna alla perdita della sua bambina. Cosa hanno a che fare quelle persone con la sua storia personale?

La figura che più di tutte mi ha colpita è quella di Poppy. Una bambina che mi è sembrata troppo costruita in alcuni passaggi, con modi da donnina fatta e finita nonostante la sua età. Quell'entusiasmo smisurato nei confronti di Laurel mi è sembrato esagerato in più passaggi e un pochino mi ha disturbata, lo ammetto.

Nel complesso, comunque, ho molto apprezzato questa lettura: non posso dire, l'ho già detto in altri casi, che sia una bella storia perchè non riesco proprio a considerare belle storie che raccontano di violenze nei confronti di bambini o ragazzini. Non che la violenza nei confronti di persone più adulte renda bella una storia, ci mancherebbe... La violenza sempre violenza è. Nel caso di minori è ancora peggio!
Posso dire però che, secondo il mio parere, l'autrice sia stata capace di donare un tocco di originalità ad una storia che avrebbe potuto essere simile ad altre (una bambina scomparsa, una madre che non perde la speranza... una canovaccio piuttosto sfruttato in libri di questo genere) ma che non lo è ne' per i contenuti ne' per la scelta di far parlare i vari protagonisti da un capito all'altro. 

Anche Ellie racconta ciò che le accade visto che l'autrice struttura la storia su due piani temporali e devo ammettere che sono proprio le parti in cui parla la ragazzina le più dure da accettare.
Almeno per me.

Con questa lettura - terribile e dolorosa - partecipo alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro strutturato su più piani temporali ed anche alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse.
***
Ellie all'improvviso
Lisa Jewell
Neri Pozza editore 
297 pagine
€ 18.00

sabato 26 gennaio 2019

Il Diario di Anna Frank (A. Frank)

Il Diario di Anna Frank è uno di quei libri di cui sai già il finale. Tutto quello che leggi, perciò, è in qualche modo proiettato a quel finale che hai già scritto bene in mente.
Ricordo di averne letta qualche pagina a scuola, quando la lettura era obbligata dagli insegnanti, ma non avevo mai letto tutto il diario. 
Fino ad ora.

Anna, come il mondo intero oramai sa bene, è una ragazza ebrea nata a Francoforte il 12 giugno del 1929. Decide di affidare ad un diario i suoi pensieri nel periodo in cui scappa, con la sua famiglia ed altre quattro persone, ad Amsterdam. Non un viaggio di piacere. Tutt'altro. Fuggono per andare a vivere in un nascondiglio, sopra l'uffici del padre, vivendo in clandestinità per tentare di sfuggire alla sorte che, in quel periodo storico, spettava a gran parte degli ebrei. 
Il 4 agosto del 1944 vengono scoperti dalla Gestapo e deportati ad Auschwitz. Anna muore assieme a sua sorella nel campo di Bergen-Belsen all'età di 15 anni.
Solo suo padre Otto sopravvive alla guerra. 

Questa è la storia di Anna. Non c'è molto da aggiungere.
Quello che, però, mi sento di fare, è condividere le mie sensazioni, i miei pensieri alimentati dalla lettura di quelle pagine oggi, da lettrice matura.

Innanzitutto ciò che ho notato è stato come le vicende della guerra arrivassero ovattate ad Anna e a tutti gli altri. Vivendo isolati, è evidente che anche le notizie del conflitto arrivassero con il contagocce e questo, probabilmente, ha aiutato Anna ed i suoi compagni di sventura a mantenere viva la speranza fino alla fine.
Chi si aspetta di conoscere in modo dettagliato la violenza della guerra resterà deluso.
Tranne qualche accenno che comunque ben rende la tragicità del momento, ciò che viene narrata è la monotona vita all'interno del rifugio segreto.
Monotona.
Non potrebbe essere altrimenti la vita di un gruppo di persone che si deve nascondere al mondo tra quattro mura.
E' la monotonia che caratterizza le giornate anche se Anna cerca sempre di trovare una luce infondo al buio.

Quello che più mi ha colpita è il senso di speranza e di fiducia verso il futuro che Anna, fino alla fine, manifesta. E' una ragazzina vivace, una ragazzina come tante altre, proveniente anche da una famiglia benestante che vede cambiare improvvisamente la sua vita. Sua e quella dei suoi cari.
Lei si mantiene attiva, cerca di combattere la noia e la monotonia come può anche se la situazione all'interno del rifugio, spesso, degenera. La convivenza non è facile, tantomeno lo è quando gli spazi sono ridotti, il cibo scarseggia, non si possono aprire le finestre, si deve stare a luce spenta, fare i bisogni in un catino comune. Una situazione terribile.

In questo contesto, emerge la personalità di una ragazzina che matura molto in fretta. E' costretta a farlo. Nella prima parte ho incontrato una Anna che si sente vittima del comportamento dei suoi familiari che, secondo lei, non la comprendono. Si sente sola, continuamente sgridata e ripresa... mi ha colpita il rapporto con sua madre che la ragazzina considera assente dalla sua vita, presente solo per sgridarla sistematicamente.
E' un'adolescente come tanti altri, Anna. La situazione, però, è decisamente particolare. Tragica.

Ho molto apprezzato la sua voglia di vivere, quella positività che trasmette anche in una situazione di quel tipo. Un atteggiamento che spesso manca agli adolescenti di oggi che, invece, vivono una vita decisamente diversa e priva di prove così terribili. Anna avrebbe tutti i motivi per piangere, per disperarsi, per abbattersi ma non lo fa. Studia, legge, fa ricerche, fa i mestieri in casa ed è anche di sostegno agli altri.
E' un'adolescente che matura in fretta, dicevo.
Ben presto non si vede più quella bambina che giocava sulle pozzanghere: la situazione è cambiata, è vero, ma anche lei cresce. Inizia a provare sentimenti nuovi, si accorge dell'altro sesso, chiede tenerezza, affetto, matura anche nei confronti dei suoi genitori rispetto ai quali cambia atteggiamento. Lei fa tenerezza con i tanti scrupoli che si fa quando si chiede se non sia una brutta cosa abbracciare un ragazzo - ce n'è uno tra i suo compagni di sventura - o scambiarsi un bacio.
Ragionamenti sempre proiettati al futuro, i suoi.

Sta qui il bello di questo personaggio. Posto che la sua storia è terribile e che non potrei mai dire che si tratta di una bella lettura, nella sua semplicità Anna si proietta con positività all'esterno grazie a delle pagine che, nelle sue intenzioni, nessuno avrebbe dovuto mai leggere.
Ha dei sogni che coltiva fino alla fine. Vorrebbe fare la giornalista o la scrittrice e legge molto, studia, si applica anche al buio. Sogni che si infrangeranno davanti alla Gestapo.
Ovviamente il loro arresto non è narrato nel diario perchè Anna non ha certo modo di prendere carta e penna. E fino alla fine parla dei suoi sogni, delle sue speranze verso una realtà migliore, con la fine della guerra.
 
Ho trovato alcuni errori nella versione in e-book che ho letto, anche delle frasi a volte in cui credo mancasse qualche cosa. Purtroppo con gli e-boook mi capita spesso.

Ho notato poi alcune cosette che mi sono saltate agli occhi.
Ad un certo punto Anna racconta della scomparsa del suo gatto. Poi qualche giorno dopo parla del gatto come se non fosse mai scomparso. Probabilmente non ha ritenuto importante annotare il suo ritorno.
Il personaggio che avrei con piacere approfondito maggiormente è quello della sorella di Anna, Margot. Mi sarebbe piaciuto poterla conoscere meglio ma, essendo un diario, Anna ha scelto di scrivere solo ciò che le sembrava più importante, evidentemente non ha ritenuto di dare maggiori informazioni su di lei. Magari non c'era nemmeno molto altro da dire, sarà stata una bambina come tutte le altre. Purtroppo, morta con lei secondo la stessa terribile modalità.

Cosa lascia Anna Frank? E' stato detto e ridetto e non sarò originale: lascia una terribile testimonianza di ciò che accadde, vista dagli occhi e dal cuore di un'adolescente. La scrittura non è quella di un'autrice ricercata che vuole colpire i lettore ma parole semplici (usa quasi sempre il passato remoto e in alcuni punti passa al passato prossimo o al presente) ma è una ragazzina e il suo diario è stato reso come tale. Credo che se non fosse stato così, non sarebbe sembrato così vero.

Terribile.
Non credo di dover dire altro.

Partecipo con questa lettura alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse che, tra gli altri, ha inserito anche la lettura di un libro ambientato durante una guerra reale ed anche alla Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro scritto da un'autrice morta.
***
Il Diario di Anna Frank
Anna Frank 
Le Vie della Cristianità Editore
285 pagine
letto nell'ambito dell'abbonamento Kindle Unlimited