martedì 31 dicembre 2019

Nelle terre estreme (J. Krakauer)

Ho chiuso l'anno con la lettura di Nella terre estreme.
Il libro narra la storia vera di Chris McCandless, un giovane che nell'aprile del 1992 decide di inziare un viaggio verso l'Alaska. Solo. Con pochi mezzi (per scelta) a sua disposizione.
Il suo obiettivo è quello di lasciare la civiltà del tempo per immergersi in modo autentico nella natura. Vuole dimostrare a se stesso che può farcela da solo, senza l'aiuto di nessuno. 
Lascia la sua famiglia in modo netto, definitivo, senza lasciare traccia.
Il suo viaggio, però, non ha un positivo epilogo: viene ritrovato cadavere - morto di stenti - da un cacciatore. 
Il libro nasce dall'interesse del giornalista Jon Krakauer per il caso di questo giovane, per la sua storia, per la sua scelta di vita.

Il libro non è un romanzo ne' una biografica. L'autore, dopo aver raccolto diverse testimonianze - da parte della famiglia, da parte di coloro che lo hanno incontrato - e dopo aver ricostruito seppur con difficoltà il suo percorso da un diario che venne ritrovato accanto al cadavere, propone ai lettori non solo la storia di Chris intesa come viaggio fisico ma anche come viaggio psicologico alla ricerca di un equilibrio che, nella sua quotidianità, mancava.

Innanzitutto il lettore parte da una consapevolezza: Chris muore. Si sa già il finale della storia, si conosce come termina in viaggio. Essendo stato un fatto di cronaca molto discusso all'epoca ed avendo utilizzato il vero nome ed i veri riferimenti del ragazzo, era inevitabile che fosse così. Quello che propone l'autore è un approfondimento del suo essere, delle sue convinzioni, delle motivazioni che hanno mosso Chris così come altre persone che, nel tempo, hanno fatto una scelta analoga alla sua.

Ciò che mi ha maggiormente colpita di questa storia è l'atteggiamento di Chris: quel suo modo di tagliare ponti in modo netto e senza sofferenza, quella sua voglia di vita pura ed intensa lontano da ricchezze ed agi di qualsiasi tipo, il suo rapporto arrugginito con i familiari. 
A Chris non piaceva che gli si dicesse cosa doveva fare, e sarebbe stato scontento di chiunque. Sostanzialmente il suo problema non erano i suoi, ma il concetto stesso di genitori.
Partì all'avventura attirato dalla natura selvaggia, senza particolare conoscenze che avrebbero potuto aiutarlo nella propria sopravvivenza e senza alcuna aspettativa nell'intervento di qualcuno che potesse arrivare in suo aiuto. Un viaggio in solitaria, un viaggio consapevole in solitaria. Anche quando ha incontrato persone che si sono affezionate a lui, nel momento dell'addio non ha lasciato a nessuno il modo di raggiungerlo, di aiutarlo, di salvarlo dai rigori dell'Alaska e dagli stenti. 

La notizia della sua morte alimentò un vivace dibattito con molte persone che criticarono la sua scelta in modo colorito. Questa cosa mi ha fatto riflettere su come le scelte di ognuno, tanto più quando così estreme, possano provocare reazioni differenti negli altri. 

Le descrizioni dei luoghi sono molto dettagliate. L'autore rende alla perfezione momenti di vita del protagonista... in alcuni punti ho avuto l'impressione di avere freddo, lascio a voi immaginare il perchè!

La parte del libro che mi è piaciuta di più è quella in cui la sua famiglia - una famiglia che ha molto sofferto per la scelta di Chris - ne traccia i caratteri: la sua voglia di superare i propri limiti, l'insofferenza davanti alle regole, il suo opporsi ad ogni genere di istruzione che gli permettesse di perfezionarsi, la facilità con cui otteneva ottimi risultati con il minimo sforzo. I ricordi condivisi dai suoi familiari, dalle persone che lo hanno conosciuto, mi hanno permesso di conoscere a fondo il protagonista. Ne emerge un ragazzo dalla personalità complessa con dei palesi controsensi, come nel caso del suo rapporto con il denaro. 

Considerava la ricchezza qualcosa di vergognoso, corruttivo, intrinsecamente maligno, ma ironicamente possedeva un'innata indole da capitalista e riusciva a riempirsi le tasche con prodigiosa destrezza.

Il libro racconta una vita, non si limita a raccontare un viaggio. Ed è piuttosto coinvolgente. Mi spiace, però, che sia finita come è finita.
***
Nelle terre estreme
Jon Krakauer
Corbaccio Editore
266 pagine
16.60 euro

lunedì 30 dicembre 2019

L'Alchimista (P. Coelho)

Conoscevo L'alchimista di Paolo Coelho di fama. Me lo sono ritrovato tra le mani quando ho dovuto comprarlo per mia figlia che avrebbe dovuto leggerlo (e lo sta leggendo) durante le feste di Natale, come compito assegnato dall'insegnante di italiano del liceo in cui frequenta il primo anno.

Io ho approfittato di alcuni giorni in cui lei non avrebbe avuto il tempo materiale per leggere nemmeno una riga per via di una trasferta legata ad un torneo di volley e l'ho letto. Lei era impegnata a giocare, io ad attese tra un incontro e l'altro... ed ho approfittato!

La prima, primissima considerazione che mi è venuta in mente è che non si tratta di un libro semplice, da affrontare a cuor leggero.
E' una favola spirituale, quella che viene proposta da Coelho e che ha per protagonista Santiago, un giovane pastore che ha scelto la sua professione perchè amava viaggiare.

E' un ragazzo dalle idee chiare, Santiago, e nel momento in cui gli verrà prospettata la possibilità di trovare un tesoro, si troverà a fare un viaggio che - anche se non se ne rende immediatamente conto - sarà un viaggio alla scoperta di se stesso, delle proprie convinzioni, della propria spiritualità. 
Santiago incontra personaggi molto particolari durante il suo cammino ed ognuno lo segnerà in modo differente. Anche i personaggi negativi, quelli che non portano propriamente gioia nella sua vita, lo faranno crescere. E devo ammettere che lungo il cammino le idee chiare non le ha avute più di tanto, il pastorello!

Lungo il cammino verso il tesoro, Santiago scopre il Linguaggio Universale che lo pone in sintonia con l'universo. E' un linguaggio che parte dal cuore, dall'anima. E spesso non servono nemmeno le parole per comprenderlo e per farsi comprendere dagli altri.

Non è un libro facile. 
Non è una storiella da leggere con superficialità. 
O meglio... se la si legge con superficialità lascia il tempo che trova: è una favola in cui si ha una buona dose di magia, di suggestione e di frasi ad effetto. 
Ma se la si legge con spirito critico, da lettore "maturo", allora le cose cambiano. E' un invito a leggere la propria spiritualità in chiave differente, a dare un senso ai segni che la vita ci pone davanti, a comprendere come l'universo proponga un linguaggio che spesso gli esseri umani dimenticano di conoscere.
La via per il tesoro non è tracciata i nessuna mappa, ne' per Santiago ne' per altri. 
Ognuno dovrebbe impegnarsi a leggere i segni che incontra lungo il proprio cammino, facendo tesoro degli incontri che fa per arrivare al tesoro. Al proprio tesoro. Qualunque esso sia!

Devo ammettere che mi aspettavo qualche cosa di diverso. 
Dopo aver sentito tanto parlare di questo libro mi aspettavo altro, non so nemmeno io cosa. 
Certo è che all'inizio mi sono trovata un po' spiazzata, portata fuori strada da aspettative molto alte e dalla mia scarsa abitudine e a testi spirituali di questo tipo. 
E' stata comunque una lettura interessante ed ora sono piuttosto impaziente di confrontarmi con mia figlia, quando avrà terminato la lettura.  
***
L'Alchimista
Paulo Coelho
La nave di Teseo
217 pagine
13.00 euro

venerdì 27 dicembre 2019

La locanda del bianco Natale (C. Wright)

Quanto avrei voluto essere anche io, questo Natale, nella locanda di Jeanne e Tim, nel Vermont! 
Quell'ambientazione così suggestiva, quella neve, quel focolare mi hanno attirata fin dalle prime pagine di un libro perfetto nel periodo natalizio e capace, davvero, di scaldare il cuore.

E' una storia un po' magica ma che potrebbe realmente accadere. E se c'è un pizzico di magia, è quella che il Natale porta con se'.

Il posto è descritto con dovizia di particolari sia dal punto di vista estetico che dei comfort che offre così come della cucina: sembra quasi di sentire i profumi speziati, di avvertire la croccantezza dei dolcetti, la freschezza del pane appena cotto.
Sono descrizioni che contribuiscono a rendere tutto ancora più magico.

Nella locanda si incontrano persone diverse, ognuno con la sua storia, ognuno con le sue aspettative e le sue speranze. Complice una tormenta di neve che ha reso necessario la chiusura delle strade, alla locanda arriverà anche chi non era prenotato e chi non avrebbe proprio dovuto fare tappa in quel posto. Ognuno, alla fine della storia, si è invece trovato nel posto giusto, al momento giusto. E un piccolo grazie va dato anche alla tormenta di neve, a ben guardare, che ha permesso che si verificassero alcune particolari circostanze.

E' una lettura che consiglio a chi abbia voglia di una storia capace di strappare un sorriso e di riscaldare il cuore, a chi crede nella magia nel Natale o vuole tornare a crederci. La consiglio anche a giovani lettori e giovani lettrici: la storia è scorrevole, scritta con garbo ed in modo efficace, con uno stile semplice ma non banale.
Probabilmente era il momento giusto ma devo dire che questa lettura mi è proprio piaciuta!

I personaggi principali, o per lo meno quelli che mi sono piaciuti di più...
Molly: è colei con cui si apre il libro. Scrive storie per bambini ed è in cerca dell'ispirazione per il suo libro: non è in formissima, a dire il vero, ed ha cercato un luogo adatto per risvegliare il suo estro. Farà un incontro importante, che potrebbe cambiarle la vita. Di Molly ho apprezzato la schiettezza, la semplicità ma anche la paura... la puara di non riuscire, di non essere apprezzata, di non essere all'altezza.
Luke: è il personaggio che mi è piaciuto più di tutti. Nipote dell'ex proprietaria della locanda, che tuttora vi lavora, viene descritto come un bel ragazzo davvero a modo, atletico, umile (è l'umiltà la caratteristica che ho letto prima di tutte le altre), rispettoso, pronto a fare la sua parte senza voler mai stare al centro dell'attenzione. E' il classico bravo ragazzo che ogni ragazza vorrebbe incontrare nella sua vita!
Geoffrey: parsonaggio un po' burbero che mi ha subito incuriosita. Avevo intuito che fosse un personaggio misterioso ma non avevo ben capito fino a che punto. E' stata una positiva sorpresa, la sua presenza.

Il più odioso? Trevor, senza ombra di dubbio. Irritante, pieno di se', convinto di poter fare e disfare a suo piacimento, altrettanto convinto che tutto gli sia dovuto... Non è un personaggio con il quale si può avere feeling sia per come si comporta che per la descrizione, soprattutto caratteriale, che l'autrice traccia. 
E' comunque un personaggio importante, necessario ai fini della storia. Ma ciò non toglie che sia odioso.

E' un libro che ho anche consigliato ad un'amica che cercava una storia da regalare a Natale: sono certa di averci visto giusto. Piacerà ad animi romantici e non solo!
***
La locanda del bianco Natale
Colleen Wright
Newton Compton Editori
279 pagine
9.90 euro

domenica 22 dicembre 2019

Quattro amiche e un paio di jeans (A. Brashares)

Diciamolo subito: ho iniziato la lettura del libro Quattro amiche e un paio di jeans senza troppe aspettative e senza sapere nulla dei suoi trascorsi. In particolare, non sapevo che da questa storia è nato un film con tanto di seguito. Non guardo molto la tv per cui il fatto che mi fosse sfuggito non mi ha meravigliata più di tanto.

Mi sono però dovuta ricredere: quella che credevo una storia leggera, un classico niente di che si è rivelata una profonda amicizia con storie che hanno fatto crescere le protagoniste mettendole alla prova individualmente, non come gruppo. In gruppo sarebbe stato tutto più facile!

Tibby, Lena, Carmen e Bridget sono quattro amiche inseparabili. Le loro madri si erano conosciute nel seguire corsi pre-parto quando loro erano nel pancione e, una volta nate, il loro legame è andato via via consolidandosi, prima grazie alle loro madri che sono rimaste in contatto, poi per loro scelta.
Ora sono adolescenti e si apprestano a vivere un'estate ognuna per conto proprio:
Tibby è l'unica che resterà a casa mentre Lena andrà in Grecia a trovare i nonni, Carmen raggiungerà suo padre per passare un'estate da sola con lui, Bridget andrà in Baja California, ad un campus estivo di calcio, la sua passione.
Staranno lontane ma non troppo perchè si sono ripromesse non solo di scriversi spesso ma anche di passarsi l'un l'altra quello che viene considerato un paio di jeans magici. Sarà il loro legame, i loro jeans viaggianti che le farà sentire sempre insieme anche se lontane.

Ognuna si troverà a vivere un'estate particolare. Ognuna dovrà affrontare delle difficoltà e sarà messa alla prova. Ognuna si scoprirà diversa, ad estate finita.
L'autrice racconta con leggerezza ma mai senza scadere nel banale storie di ragazze come tante, con le stesse debolezze, le stesse emozioni, gli stessi impulsi. Ragazze forti eppure fragili davanti alle prove della vita. Ragazze sole, in quel momento, ma che sanno di avere sempre qualcuno accanto. 

Sarà la loro amicizia la chiave di volta in situazioni che, seppur affrontate individualmente, alla fine le porta a ricongiungersi scoprendo un rapporto più forte di prima, più maturo perchè ognuna di loro è più matura.

La storia che mi ha colpita più di tutte è stata quella di Tibby: lei che sogna un futuro da regista, è pronta a passare la sua estate in città per realizzare un documentario. Quello che non sa, all'inizio dell'estate, è che farà la conoscenza con una persona che le segnerà la vita. Tibby si troverà a fare i conti con la malattia ma anche con la forza di una ragazzina che le darà molto. E' una storia delicata ma che non intende portare il lettore a far compatire la protagonista. Tutt'altro. Ed ho molto apprezzato questa scelta effettuata dall'autrice che ha dato dignità ad una ragazzina che sa di avere ormai il tempo scaduto ma che mai, in nessun momento, fa compassione al lettore. Mi ha trasmesso tanta forza.
In ordine di gradimento segue Carmen: figlia di genitori separati, si troverà davanti ad un padre che avrebbe voluto tutto per  se' ma che ha in serbo una sorpresa per lei. Sarà messa davanti ad un fatto compiuto, a qualcosa che lei non avrebbe mai immaginato, e questo la farà soffrire. Carmen reagisce come qualunque adolescente farebbe: il comportamento che mi ha fatto innervosire è stato, invece, quello del padre ma vi lascio scoprire il perchè leggendo...

Stile scorrevole, nei vari capitoli si alternano racconti delle giornate delle quattro ragazze e, ogni tanto, vengono riportate anche le lettere che si scambiano. 

L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere è il naso è il fatto che quei jeans, che viaggiano tanto e vengono indossati a turno dall'una e dall'altra, sulla base delle regole che le quattro amiche si sono date non debbono essere mai lavati. Mmmm... chissà in che condizioni arriveranno alla fine dell'estate!!!

Considerazione finale: saranno i jeans ad essere magici o il legame che c'è tra le quattro ragazze?
Lettura adatta a giovani lettori ma gradevole anche per lettori adulti che vogliano fare un tuffo nel passato e pensare a come si sarebbero comportati loro al posto delle protagoniste, nelle varie situazioni.
***
Quattro amiche e un paio di jeans
Ann Brashares
298 pagine
Bur Rizzoli edizioni
10.00 euro

venerdì 20 dicembre 2019

Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo. Lo scontro finale (R. Riordan) - Venerdì del libro

E' un libro per ragazzi, lo so bene. E io tanto ragazzina non lo sono da un po'.
Ma io sono sempre più convinta che non ci sia un'età giusta per leggere storie, soprattuto quando sono capaci di portare via il lettore e farlo volare lontano con la fantasia.

Il quinto capitolo della saga di Rick Riordan Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo mi ha tenuto compagnia nei giorni scorsi e devo dire che Percy e tutta la sua allegra compagnia già mi mancano.

Siamo oramai arrivati alla resa dei conti. 
Percy e gli altri semidei si stanno preparando allo scontro finale con i Titani che minacciano sempre più da vicino l'Olimpo. 
Spetterà a loro difendere il luogo in cui gli dei greci, loro genitori, hanno sempre vissuto in serenità (più o meno!).

Percy - per  chi non lo conoscesse - è un adolescente che ha scoperto di essere figlio di una madre umana e di un padre divino che risponde al nome di Poseidone. Dopo un'infanzia tranquilla, la sua adolescenza è stata segnata dalla notizia della sua semi-divinità e tutto ciò che essa comporta. E' entrato in contatto con altri ragazzi ed altre ragazze come lui ma anche con mostri più o meno pericolosi e divinità più o meno vendicative.
Non si è risparmiato lotte e pericoli, fino a qui, ma ora siamo arrivati alla vera resa dei conti. 
Crono vuole il potere assoluto. 
Vuole abbattere l'Olimpo e assumere il comando. 
La sua minaccia prende sempre più corpo, tanto più quando diversi dei, piuttosto potenti, si alleano con lui per vendetta o solo per sete di potere.
Ai ragazzi mezzosangue e ai loro compagni d'avventura spetta l'onere di affrontare la minaccia e proteggere l'Olimpo... c'è anche di mezzo una profezia che non lascia presagire niente di buono.

Non mi dilungo oltre sulla trama che non è nemmeno semplice da accennare senza spoilerare troppo. Mi vorrei soffermare, però, su ciò che mi ha maggiormente colpito di questo quinto capitolo.

Innanzitutto la consapevolezza di quanto l'unione faccia la forza. 
Percy non riesce ad unire tutti i mezzosangue e questa cosa rappresenterà una mancanza importante, anche se lui sembra non volerlo far pesare più di tanto. A tal proposito emerge la figura di Clarisse: colpita nell'orgoglio resta ferma nella sua posizione e non aiuta gli altri contro Crono. Ma nelle more del racconto qualche cosa cambierà e la sua figura mi ha fatto pensare a quante volte ognuno di noi resta fermo nelle sue posizioni nonostante tutto e a quanto sia difficile tornare sui propri passi. 
Ci vuole coraggio anche nel fare ciò! E a Clarisse tutto si può dire tranne che non sia coraggiosa!

Oltre che Clarisse, ciò che più mi è piaciuto in questo capitolo è il ruolo in generale delle figure femminili. Vengono valorizzate molto, si dimostrano all'altezza della situazione e danno anche qualche lezione al lettore. 
C'è chi si sacrifica per un amico.
C'è chi è pronto a combattere senza se e senza ma.
C'è chi riesce a tornare sui propri passi per il bene di tutti.
Sono ragazzi ma sono, soprattutto, ragazze i personaggi che trasmettono emozioni. 
Almeno per me è stato così.
La scena che ho amato di più in assoluto è quella che vede Talia scendere in campo con le sue combattenti: scena a dir poco mitica. Mi è proprio sembrato di vedere quel plotone di donne con lupi bianchi ai loro piedi pronte a difendere l'Olimpo. 
Alla faccia delle Barbie!!!

Anche il cattivo ha qualche cosa da trasmettere e la sorpresa finale mi ha colpita. 

La prima serie è arrivata alla fine ma Percy riserva ancora qualche sorpresa. Mi sono talmente trovata in sintonia con la mitologia greca che sono andata a cercare altro di questo autore... e presto avrò tra le mani il primo volume della serie successiva.

Riordan dimostra - ma non avevo certo bisogno di avere delle prove di questo, dopo quattro libri letti - di avere grande padronanza della mitologia greca e riesce a trasmettere tutta la magia e l'atmosfera che quei personaggi evocano. Tanti, tantissimi i dettagli. Le immagini delle battaglie si materializzano davanti agli occhi e sembra di essere lì in mezzo con la spada in mano!

Tra gli dei il mio preferito stavolta è Ade, dio delle ombre e dei morti: ha un passato che lo mette in contrapposizione con gli dei ed avrebbe più di un motivo per schierarsi con Crono ma il buonsenso lo porta a fare una scelta diversa, che meraviglia tutti. 
Ha una storia da raccontare, più di ogni altro ed è un personaggio che mi ha catturata.
Tra i mezzosangue, Percy domina su tutti per coraggio e per decisione: sa qual è la sua missione e non ha timori, mai. Degno figlio di Poseidone e orgoglio di mamma!
Tra i personaggi minori, ho adorato Paul, attuale compagno della mamma di Percy. Non dico perchè... non vorrei svelare troppo. Ma per quel poco per cui compare mi è sembrato davvero in gamba, il patrigno giusto per Percy.

La serie è conclusa ma credo ci rivedremo, io e te, caro Percy.
Avventure consigliate a giovani lettori e non solo. Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.
***
Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo. Lo scontro finale
Rick Riordan
Mondadori editore
361 pagine
11.00 euro

mercoledì 18 dicembre 2019

La forma muta (E. Ciurli)

E’ finito troppo presto. 
Questo è il pensiero che ho avuto appena ho terminato la lettura de La forma muta (recensito per Thrillernord), un po’ dispiaciuta perché avrei voluto stare in compagnia di Anita ancora un po’.
Anita è un personaggio che cattura: è un commissario imperfetto, una donna imperfetta, che deve affrontare i propri demoni personali prima di arrivare ad affrontare quelli che arrivano sul tavolo del commissariato della Squadra Mobile di Massa Carrara dove presta servizio.

Prima di tutto deve affrontare i demoni del suo passato, fatto di violenze in famiglia con un padre-padrone che, anche dopo la sua morte, sembra allungare i suoi artigli sulla vita di una figlia che ne rammenta le violenze come se fossero ancora attuali.

L’autrice pone la protagonista in una posizione altalenante tra un presente fatto di indagini su vite spezzate ed un passato fatto di vite messe in serio pericolo da un uomo che Anita chiama “babbo”, dando un tocco di affetto che mi ha fatto pensare a quanto amore, comunque, provi una figlia per un genitore, a prescindere da tutto. 

Una donna poco fortunata, Anita, anche per via di un amore sbagliato, di un marito che l’ha sempre mortificata già dal giorno del suo matrimonio, con il passaggio da una casa dominata da un demone ad un’altra, molto simile anche se avvezzo ad esprimersi con diverse modalità. Aldo, suo marito, è un personaggio violento in modo più sottile, che usava (parlo al passato perché stanno divorziando) armi psicologiche più che quelle reali come suo padre quando ci andava giù pesante con sua madre. Aldo è un personaggio presente solo come elemento di disturbo in una vita che fatica a trovare un equilibrio. E trovo che sia stata una scelta giusta quella di inserire un personaggio così: presente ma non più di tanto mentre il suo peso, nella storia personale di Anita, è piuttosto importante.
La scelta dell’autrice di proporre la narrazione con i ricordi della protagonista che spuntano di tanto in tanto nelle spire dell’indagine è, secondo il mio parere, azzeccata.

Lei è un personaggio difettoso e particolarmente vero, reale. Non è il commissario invincibile. Tutt’altro. Non sempre riesce a controllare le sue emozioni come vorrebbe, non sempre fa scelte azzeccate, anche se non lo ammette ha un profondo bisogno di affetto.
La sua storia personale è, secondo me, ciò che cattura maggiormente nel romanzo, ancor più e ancor prima dell’inchiesta, delle indagini, del mistero legato alla morte di una studentessa trovata cadavere all’interno di una statua.

Trama senza dubbio originale ma che, secondo me, scivola via troppo in fretta rispetto alle sue potenzialità. Avrei preferito maggiore approfondimento, indagini più strutturate, qualche pagina in più. Ovviamente si tratta di un’opinione personale che interpreto in chiave positiva: quando mi dispiace che un romanzo finisca troppo presto è perché la storia mi è piaciuta, mi sono affezionata ai personaggi (uno, in questo caso… non altri) e la richiesta di maggiore approfondimento risponde proprio a tutto ciò.

Ho scoperto un’autrice che non conoscevo e che, secondo me, con questo romanzo getta le basi di una possibile serie con protagonista una donna, imperfetta per di più… come tutte noi, no?
Perché chi può dire di non avere uno scheletro nell’armadio, anche se piccino piccino?
***
La forma muta
Elena Ciurli
Augh! Editore
160 pagine
11.90 euro

venerdì 13 dicembre 2019

Il mastino dei Baskerville (A. C. Doyle)


Mea culpa: Il mastino dei Baskerville è il primo libro in assoluto che leggo di Doyle e che ha come protagonisti Sherlock Holmes ed il suo fedele Watson. Ed il merito va a mia figlia. O meglio, alla sua insegnante di italiano del liceo che le ha dato da leggere questo libro il mese scorso, incuriosendo anche me.
Per lei l’ho trovato in biblioteca in una raccolta di racconti piuttosto datata: caratteri piccini e volume un po’ pesantino. Io l’ho letto in ebook e se ciò mi ha favorita con il formato e con i caratteri mi ha però penalizzata per via di errori che hanno reso la lettura meno scorrevole.

In particolare, ho trovato molti errori sugli è accentati, soprattutto nelle maiuscole e questa cosa mi ha dato un po’ fastidio. E’ un intoppo in cui non è incorsa mia figlia ma anche per lei la lettura è proceduta un po’ a rilento. Non ha molto gradito – mi par di capire che preferisca qualche cosa di più moderno - ed ha ammesso di essersi persa già nelle prime pagine.
Io devo dire che ho rilevato uno stile narrativo intrigante, semplice e accattivante anche se comprensibilmente datato. 
Siamo nella seconda metà del 1800 e i due investigatori sono alle prese con un mistero legato alla morte di un anziano signore, tale Charles Baskerville, ritrovato cadavere nel giardino della sua villa e la cui morte, secondo quanto viene raccontato, sarebbe legata ad una creatura arrivata dritta dall’inferno, con le sembianze di un mastodontico mastino. Sarebbe sua la colpa della morte di Charles Baskerville e la maledizione a lui collegata sarebbe pronta a colpire anche il prossimo erede della famiglia che si ritrova proprietario di quella stessa villa in cui l’anziano venne trovato cadavere.
Una vicenda che incuriosisce Holmes al punto tale da inviare Watson ad effettuare delle indagini dandogli di fatto un incarico molto delicato, in sua assenza.
Una scelta che mi ha fatto subito pensare: questo Holmes manda in prima linea il suo fedele collaboratore e lui intanto cosa fa? Si limita a fare deduzioni dai report che Watson gli invia? Per gran parte del racconto resta in seconda linea. E’ la sua assenza che si nota anziché la sua presenza. Non conoscendo il personaggio mi sono lasciata guidare dalla curiosità per meglio capire come operasse e quale fosse, in concreto, la strategia messa in campo per venire a capo di un mistero legato – secondo quanto detto – a qualcosa di soprannaturale.
E’ stato piacevole seguire lo sviluppo delle indagini ed anche arrivare alla svolta che spiega il ruolo di Holmes in tutto questo. Un personaggio capace di sorprendere pur non rubando la scena a nessuno.
Il finale mi è piaciuto, mi ha piacevolmente sorpresa e la lettura non mi è dispiaciuta affatto.
Rispetto a gialli più moderni lo stile è differente, meno cruento, con una suspense più sottile che non ha bisogno di violenza su violenza (certo… ci sono dei morti ma meglio non svelare troppo), di sangue che scorre a fiumi o di parole pesanti, volgari nei dialoghi come spesso a accade… 
L’autore ha la capacità di prendere per mano il lettore come se fosse lui fisicamente presente in quella brughiera che così tante volte viene nominata da diventare la protagonista principale di tutto il racconto. Non il cadavere, non l’erede, non gli investigatori e nemmeno il mastino. E’ la brughiera la protagonista con i suoi silenzi e i suoni spaventosi, con i suoi antri scuri e i viottoli difficili da percorrere. E’ la brughiera che sempre affascinare tutti i protagonisti, in un modo o nell’altro, anche lo stesso Holmes. Questa almeno è l’impressione che ho avuto io. L’ambientazione viene resa in modo così vivido che ora, ripensando alla trama, è proprio la brughiera la prima cosa a cui penso.
Ps: questo spaventoso mastino esisterà davvero oppure no? 
E se esiste… è davvero così diabolico oppure…
Se posso permettermi, è il personaggio che mi ha fatto più tenerezza di tutti, nel complesso!
***
Il mastino dei Baskerville
Arthur Conan Doyle
Newton Compton Editori
169 pagine
Kindle Unlimited

domenica 8 dicembre 2019

Gli occhi neri di Susan (J. Heaberlin)

Il silenzio.
Secondo il mio parere è il silenzio il protagonista del libro Gli occhi neri di Susan che mi ripromettevo di leggere da un po' e che solo oggi sono riuscita a concludere. Più e più volte avevo messo questo libro in cima alla lunga lista di libri da leggere ma ogni volta - non so come mai - tornava in coda. Poi è arrivato il momento giusto ed eccomi qui, ad esprimere il mio parere il merito.

Dicevo, il silenzio.
E' lui, per me, il protagonista.
O meglio, lo sono i silenzi. 
Quelli di Tessa: le risposte non date, i pensieri che restano aggrovigliati nella sua mente, le voci che sente solo lei e che, all'esterno, sono solo silenzio.
Ma anche i silenzi di tanti altri personaggi che le ruotano attorno, le verità non dette, le opinioni non espresse...
E poi il silenzio che ha accompagnato le Susan nel loro calvario: quello che ho immaginato le avesse avvolte nella loro triste fine... anche se... posso dire di averlo immaginato visto che quanto è accaduto a Tessa e alle altre ragazze coinvolte assieme a lei non l'ho capito del tutto. 

Eh sì... secondo me vengono forniti tanti brandelli di un racconto a volte delirante (comprensibilmente delirante, da quel che mi è parso di capire) ma un'immagine completa di quanto accaduto manca. E questa cosa non mi è piaciuta affatto perchè mi è rimasta comunque un'ombra di curiosità addosso in merito alle vicende per le quali un uomo è stato condannato all'esecuzione capitale.

Sono state ritrovate delle ossa, ok, questo è chiaro.
La stessa Tessa è stata rinvenuta in una fossa scavata in un terreno, in fin di vita tra ossa umane... ma non si dice molto di più e secondo me qualche cosa è mancato.

Comunque, in soldoni, la trama è piuttosto semplice: il presunto assassino sta per essere giustiziato quando Tessa inizia ad avere dei forti dubbi in merito alla sua colpevolezza, soprattutto dopo aver visto dei fiori - gli occhi neri di Susan, appunto - spuntare da sotto il suo balcone. Ciò le ha fatto fare un tuffo nel passato: sono passati venti anni da allora e quei fiori sono legati al suo calvario. Come è possibile che l'uomo ritenuto colpevole di tutto ciò - che peraltro è in isolamento in carcere in attesa della morte - abbia potuto avvicinarsi a lei in quel modo?
E se il vero colpevole fosse ancora libero e ci fosse stato un errore?
Ecco che Tessa cerca di tornare indietro nel tempo per far tornare alla luce dei dettagli che possano, in un modo o nell'altro, aiutarla a cancellare il seme del dubbio che si è insinuato in lei. E sarà un percorso molto doloroso oltre che non semplice.

Il punto di forza del libro, secondo me, sono le frasi ad effetto che l'autrice è stata capace sistemare ad hoc nei vari capitoli riacquistando quei punti persi con una narrazione a tratti lenta e a tratti capace di far andare fuori di testa anche il lettore più attento.
Frasi ben calibrate, capaci di far alzare la tensione in determinati punti e tali da farmi venire la tentazione di cercare carta e penna per prendere appunti.

Mi aspettavo di meglio, lo ammetto.
Non ho fatto fatica ad arrivare fino alla fine ma credo che il merito sia alla tecnica del lasciare correre... in alcuni punti, dove mi sono proprio persa, non sono stata a pensarci più di tanto sacrificando i dettagli sull'altare della comprensione del concetto generale. Credo che questo modo di fare mi abbia aiutata.

Il personaggio preferito... probabilmente è il genere maschile in generale: gli uomini che stanno attorno a Tessa vengono descritti tutti come dei bei figlioli, muscolosi, di bell'aspetto... non posso dire di più sulla personalità perchè non sono affatto approfonditi ne' loro ne' le donne, a dire il vero! Si punta più sul percorso psicologico che Tessa segue - oggi ma anche allora, visto che la narrazione avviene su due piani temporali - sacrificando secondo me molti dettagli che, invece, sarebbero stati utili per inquadrare meglio i personaggi.

Finale secondo me frettoloso anche se inaspettato.
***
Gli occhi neri di Susan
Julia Heaberlin
Newton Compton Editori
320 pagine
4.90 euro