sabato 11 luglio 2020

La mappa del destino (G. Cooper)

La mappa del destino è un libro arrivato da me a seguito di uno scambio e, nello sceglierlo, non mi sono soffermata sulla trama... 
Ho scelto d'istinto, conoscendo lo stile di Cooper e avendo letto altri suoi libri legati a temi misteriosi, cattedrali, libri e salti temporali.

Mi sono trovata tra le mani una storia scorrevole malgrado i tanti intrighi e i diversi salti temporali indispensabili per mettere in mano al lettore le tessere di un puzzle che va via via componendosi, capitolo dopo l'altro.

Anche stavolta i protagonisti - un gruppo di archeologi guidati da Luc Simard - hanno a che fare con un misterioso manoscritto. Un piccolo tesoro che racchiude un grande segreto: il libro finemente rilegato viene alla luce dall'interno del muro dell'abbazia di Ruac che, distrutta da un incendio, fino a quel momento aveva conservato una importantissima quanto sconosciuta eredità. 
E' un testo scritto in codice ed arriva tra le mani di Luc dalle mani dell'abate Menaud che lo ha trovato.

Ma non è solo questo il mistero... C'è un grande tesoro artistico celato per migliaia di anni e che torna alla luce grazie ad una mappa. Il tesoro è conservato all'interno di una caverna che si apre agli occhi degli studiosi meravigliati da tanto splendore. Ma non basta. Non sono solo le pareti della caverna a catturare le attenzioni di Luc... ci sono anche delle misteriose piante raffigurate sulle pareti ed anche sul manoscritto, a quanto pare. Cosa saranno mai? E perchè qualcuno ha pensato bene di tramandare ai posteri quelle immagini? 

Prende le mosse da una situazione di questo tipo un'avventura che porta il lettore alla scoperta di segreti e misteri ma anche di comunità che, a modo loro, hanno fatto di tutto per difendersi e difendere quel segreto che ora è a rischio...

Ora che Luc e il suo staff hanno scoperto la grotta e sono sulla strada giusta per comprendere il significato di quanto scritto nel misterioso libro, alcuni delicati equilibri vengono minacciati da vicino.
Scatta, così, quello spirito di autoconservazione che può portare - se necessario - anche alla morte, all'omicidio.
Luc non può nemmeno immaginare cosa possa esserci sotto quella scoperta di gran valore artistico e storico. Solo quando inizierà a fare i conti con la morte di diversi membri del suo staff inizierà a comprendere che qualche cosa non va e si rende conto di essere, suo malgrado, la pedina di un gioco pericoloso. Molto pericoloso.

Glen Cooper è abile nel dare tante informazioni al lettore senza confonderlo. E quando ci sono di mezzo salti temporali e riferimenti storici il rischio è alto. 
Ho letto questo libro per lo più in spiaggia e mi sono resa conto di essermi completamente isolata da tutto il resto, durante la lettura. 
Pur non volendo soffermarmi troppo sui dettagli la storia è scivolata via con piacere.

Mi è piaciuta la figura femminile, Sara. Una donna in gamba, sul lavoro e nella vita. Figura positiva, ben resa dall'autore.
***
La mappa del destino
Glenn Cooper
TEA su licenza della casa editrice Nord
410 pagine
13 euro

venerdì 26 giugno 2020

Vipera. Nessuna resurrezione per il Commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Questa volta Ricciardi si trova ad indagare su un caso molto particolare. Perchè l'ambiente in cui è stato consumato il delitto è particolare.
La vittima è Vipera, una delle signorine di punta del casino che si cela sotto il nome Paradiso.
Una donna, una giovane donna - venticinquenne - per la morte della quale, a quanto pare, si potrebbero alimentare sospetti su più persona. Ognuno potrebbe avere un movente diverso, ognuno un motivo per farla fuori, ognuno un'occasione propizia per restare solo con lei e usare quel cuscino che le ha tolto il respiro.
Eppure Ricciardi fa fatica a comprendere chi possa aver avuto il vero movente per uccidere quella donna per la quale in tanti avrebbero pagato cifre inimmaginabili pur di compare il suo tempo. Una donna per la quale qualcuno, in effetti, faceva proprio questo circoscrivendo così il numero dei potenziali clienti quotidiani che avrebbero potuto stare in stanza con lei.

Ma il Commissario Ricciardi non ha a che fare solo con un caso di omicidio.
No. Ricciardi deve vedersela anche con rapporti personali che si incrinano, con incomprensioni, con reazioni che rischiano di spezzare qualche importante equilibrio.
Ricciardi si trova anche a dover fare i conti con un episodio che rischia di costare caro ad un amico per il quale deve chiedere aiuto perchè, da solo, non ce la farebbe mai a risolvere la situazione.
Si trova a fare i conti con se stesso, con le sue scelte, con i suoi sentimenti ai quali riserva sempre troppo poco spazio.

Anche in questo volume della serie di De Giovanni il lettore trova un protagonista malinconico, fiaccato dal peso di un fardello che lo tormenta e che non gli permette di sentirsi libero al punto tale da avere una vita come tutti gli altri. Un Ricciardi riflessivo, silenzioso, un uomo che sa riconoscere l'amicizia quella vera ma fa fatica a comprendere i suoi sentimenti nei confronti di potrebbe condividere con lui (o vorrebbe farlo) un'esistenza fatta di famiglia con tutti i canoni che essa richiede. Non potrebbe essere altrimenti: questa sua caratteristica non lo abbandona e quel senso di malinconia che caratterizza il personaggi, sommato alle ambientazioni di un'altra epoca (è nato nel 1900, Ricciardi precisamente il primo giugno) mi hanno conquistata fin dal primo libro della serie.

In questa avventura torna ad emergere la figura di Maione: un collega per Ricciardi ma anche un amico. E strappa anche qualche risata quando è alle prese con quel femminiello che risponde al nome di Bambinella e con in quale si relaziona per avere informazioni utili per i casi che segue insieme al commissario. Tra Maione e Bambinella c'è un'amicizia grande, di quelle che cercano di non manifestarsi ma che si legge in ogni dialogo, in ogni atteggiamento, in ogni battuta scambiata tra i due. Ed è sempre bello sentire (o meglio, leggere) quei due parlare con le divagazioni di Bambinella e l'urgenza di andarsene via di Maione.

Torna, anche stavolta, l'attenzione alle singole storie. 
De Giovanni non focalizza le attenzioni solo sul protagonista principale ma rende tutti i personaggi importanti. 
Credo che ognuno avrebbe molto da dire, molto più di quando non dica un libro dopo l'altro della serie.

Nell'edizione che ho avuto tra le mani - Einaudi Stilelibero - viene proposta un'intervista molto particolare ai personaggi chiave della storia: l'autore incontra Livia, la vedova Vezzi, donna affascinante, di gran classe e perdutamente innamorata di Ricciardi. 
Come nei precedenti volumi ho molto apprezzato questa chicca finale e... mi sarebbe piaciuto essere al posto di De Giovanni ed incontrare davvero, un libro dopo l'altro, i vari personaggi per scambiare quattro chiacchiere con loro.
***
Vipera. Nessuna redezione per il Commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Stilelibero
304 pagine
12.00 euro - 8.99 kindle

mercoledì 24 giugno 2020

Se la notte ha cuore (M. Corradini)

Se la notte ha cuore (letto in collaborazione con Thrillernord) non è un libro semplice da recensire.
Lo sarebbe se fosse un libro per ragazzi in cui si proponesse una storia di fantasia fuori da ogni realtà.
Lo sarebbe se fosse la storia di due adolescenti che decidono di affrontare il rischio di una fuga da un luogo sicuro verso luoghi meno sicuri.
Lo sarebbe se fosse una storia di vita in cui non mancano violenze e vengono messi in discussione equilibri familiari precari.

Non è semplice da recensire perché il libro di Matteo Corradini è tutto questo messo insieme: è una fuga, un’avventura fantastica, una storia di crescita ma anche un doloroso modo di fare i conti con i propri sospesi. E’ anche una storia di coraggio, di insicurezze, di speranza.
Lo stile di Corradini è molto particolare. Evoca immagini fantastiche lasciando largo spazio alla fantasia del lettore (…il fiocco sulla schiena è color dei capelli di chi vede il mare per la prima volta) ma è, allo stesso tempo, minuziosamente descrittivo soprattutto nelle scene più avventurose.

Codini Donna e la sua amica Andra scappano da un camposcuola estivo che li ha resi nostalgici. La loro non vuole essere una fuga definitiva, un abbandono… Scappano per arrivare alle rispettive case, riabbracciare i rispettivi genitori, riprendere la linea notturna del bus e poi ritornare al campo estivo come se niente fosse successo. Questa è l’intenzione. Nell’arco di una notte, invece, i due ragazzini saranno protagonisti di un’avventura strana, a tratti delirante, fuori dalle righe e della quale i due rischiano di perdere il controllo.

E’ un’avventura in cui i due ragazzini incontreranno personaggi molto singolari, faranno i conti con i pregiudizi, con le apparenze, con verità che si fa fatica a riconoscere come tali, conosceranno terribili leggende ed avranno anche un ruolo attivo nello spezzare alcuni legami inimmaginabili.
Ma i due ragazzini saranno anche protagonisti di una crescita personale che si legge tra le righe e che rende questo romanzo diverso da un semplice fantasy per ragazzi.

L’autore è abile a dare una svolta definitiva al racconto in modo del tutto inaspettato e quell’avventura così strana alla quale si rischia di fare fatica a dare un perché, le tante vicende che si susseguono in un breve arco di tempo, passano in secondo piano rispetto alla svolta finale, a quella che rimescola le carte, che fornisce delle risposte importanti e che segna la crescita di entrambi i personaggi.
Alla svolta finale che è capace di dare un diverso taglio a tutto il racconto.

Consigliato a chi ama sperimentare, a chi non si lascia impaurire da uno stile che mette alla prova il lettore andando fuori dai soliti canoni del fantasy.
***
Se la notte ha cuore
Matteo Corradini
Bompiani Editore
352 pagine
9.99 Kindle - 15.00 euro copertina rigida

lunedì 22 giugno 2020

Dodici rose a Settembre (M. De Giovanni)

In queste ultime settimane sono spesso in compagnia delle storie di Maurizio De Giovanni
Con Dodici rose a Settembre, però, ho scoperto il suo lato più ironico, più giocoso grazie a dei personaggi che, pur nella tragicità delle situazioni, strappano un sorriso.

Dopo la malinconia del Commissario Ricciardi - che mi sono ripromessa di continuare a seguire prestissimo - Mina Settembre e i suoi strampalati compagni d'avventura mi hanno anche fatto sorridere e l'ho molto apprezzato.

In premessa: i libri di questa collana delle edizioni Sellerio mi piacciono molto. Sono maneggevoli e mi danno piacere già solamente nel tenerli in mano, nello sfogliarli.
Poi quando la storia funziona allora il gioco è fatto.
E la storia di Mina Settembre funziona. Sì che funziona.

In questo romanzo si intrecciano due storie, anzi tre.
La prima è quella di una donna - Mina - che di mestiere fa l'assistente sociale in un consultorio dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Ha la vocazione di aiutare gli altri e lo fa prendendosi a cuore le situazioni che arrivano nel suo ufficio. 
Ha un'esistenza piuttosto piatta, senza grossi scossoni che non riconducano alle sue tre vulcaniche amiche le quali non riescono a concepire che lei, peraltro con un décolleté da far girare la testa, non abbia alcuna storia dopo la fine del suo matrimonio. Vive con sua madre in quella che è stata la sua cameretta dell'adolescenza e quella donna è un vero e proprio fumetto: il fatto di muoversi su una sedia a rotelle non le impedisce di essere costantemente sulla difensiva (o meglio, all'attacco), sempre pronta a rimproverare a sua figlia che il tempo passa e che inizia a perdere terreno, senza un uomo all'orizzonte! E' uno spasso assistere alle loro conversazioni telefoniche così come è uno spasso immaginare quei suoi improvvisi sermoni che le hanno permesso di ottenere l'appellativo di Problema Uno. Quella donna è il Problema Uno per Mina. Il Problema Due è di tutt'altra natura ma nessuna donna (e nessuna delle sue amiche) lo considererebbe mai tale.
La seconda storia è quella di una bambina, la piccola Flor, che si presenta al consultorio per chiedere aiuto a fronte di un padre violento che "...prima o poi ammazza mia madre". Da ciò prende le mosse un'avventura piuttosto strampalata ma motivata dalla volontà di Mina e dei quei pittoreschi aiutanti, di fare qualche cosa per scongiurare il peggio. 
La terza storia è quella di omicidi commessi a danno di persone che nei giorni precedenti alla loro morte ricevono 12 rose rosse. Nessuna impronta, niente di niente. Ma forse un legame tra quelle persone c'è e forse possono avere qualche cosa a che fare anche con lei, con Mina.

Ciò che più mi ha colpita piacevolmente del romanzo è stato quel tocco ironico e giocoso che ho trovato nei personaggi. Lo stile di De Giovanni mi piace e su questo non ero alla ricerca di conferme. 
Reduce dalla serie di Ricciardi, di Lojacono e più recentemente di Sara, ho scoperto un personaggio diverso, nuovo, fresco che - scopro solo al fine della lettura - è già stato protagonista di alcuni racconti ma approda per la prima volta (e non sarà l'ultima?) in un romanzo vero e proprio. 

E' facile affezionarsi ai personaggi nati dalla penna di De Giovanni ed anche con Mina c'è stato feeling fin da subito, malgrado i suoi modi un po' troppo scortesi nei confronti di quel ginecologo che ha sempre decine di donne in fila davanti al suo studio! 
 ***
Dodici rose a Settembre
Maurizio De Giovanni
Sellerio editore Palermo
271 pagine
14.00 euro

domenica 21 giugno 2020

Le avventure di Oliver Twist (C. Dickens)

Ho letto Le avventure di Oliver Twist con grande deferenza.
Ne ho avuta tra le mani un'edizione piuttosto vecchia (datata 1966), avuta in prestito in biblioteca: non avrei mai immaginato che prestassero libri così vecchi ma - forse anche per via del lock down e dell'impossibilità di consultare il testo nei locali della biblioteca - quando me lo hanno affidato mi sono sentita investita di una grande responsabilità.

E con questo animo l'ho letto: con estremo rispetto.

Non ho portato il libro in giro con me come sempre fatto, l'ho letto seduta alla scrivania o in cucina per non tenerlo in mano in posizioni che ne potessero pregiudicare la conservazione ed anche per questo la lettura è durata più del previsto.
Avevo in mente di leggere da tempo la storia del piccolo Oliver: dopo aver letto David Copperfield ed essermene innamorata mi ripromisi di arrivare anche a quest'altro personaggio nato dalla penna di Dickens.

Inutile dire che si tratta di un libro piuttosto datato: Dickens lo scrisse nel 1838 ed uscì alla fine di quell'anno.
Una trama solida, quella stratturata dall'autore, proponendo personaggi ben delineati ed efficaci con una rappresentazione tragica della realtà dell'epoca, in un nodo complesso di vicende e di personaggi ben definiti.

Viene narrata la storia di un povero orfanello che viene allevato a spese della parrocchia in cui la giovane partoriente, sua madre, si era rifugiata e dove ha perso la vita (subito dopo aver sentito il primo vagito di suo figlio). Padre sconosciuto. 
Ad attenderlo, però, non c'è un'infanzia facile e spensierata, come dovrebbe esssere quella di ogni bambino.
Oliver si trova ad affrontare terribili prove ma la sua purezza, la sua trasparenza, il suo buon cuore - che in alcuni punti sono caratteristiche davvero disarmanti - non vengono fiaccati nemmeno dalle prove più dure e dai tentativi di spezzare la sua ingenua bontà.

Nella sua strada, nell'arco dei suoi pochi anni di vita, incontra personaggi piuttosto discutibili che, non solo lo maltrattano, ma hanno a cuore tutt'altro che la sua salute e la sua serenità: viene avviato lungo la strada del ladrocinio e si troverà anche a pagare per colpe non sue.
Per via di una serie di fortuiti incontri - in circostanze che, a dire il vero, appaiono un po' troppo fortuite - a quei personaggi abietti e sinistri che hanno segnato i primi anni della sua vita si frappongono persone di buon cuore che trattano Oliver con benevolenza. 

L'autore traccia una linea netta tra i buoni ed i cattivi: cambiano ovviamente le descrizioni ma anche il tono del racconto con l'uso di termini efficaci per fare capire fin da subito a quelle delle due categorie i vari personaggi appartengano. 

Oliver è un bambino a cui non ci si può non affezionare e di cui non si può non avere compassione: inserito in quell'ambiente in cui i ladri sono coloro che dettano legge, sembra un pesciolino fuor d'acqua ed ogni volta il suo carattere remissivo, la sua ingenuità e la sua bontà lo portano a subire maltrattamenti continui quasi senza fiatare, come se fosse quello ciò che il destino ha da sempre avuto in serbo per lui. 

L'autore calca molto la mano sugli ambienti malfamati in cui la storia si dipana. 
Quegli ambienti cupi e misteriosi, quel dedalo di viuzze contorte e tenebrose, quei quartieri poverissimi di Londra, quelle osterie malfamate in cui si muovono, avvolte in una densa e cupa atmosfera, figure strane e quasi allucinanti sono dei punti fissi del racconto. Situazioni che sembrano sempre uguali a loro stesse così come sempre uguali a loro stessi e sempre pronti a commettere i loro errori sono coloro che li frequentano. Eppure non mancano situazioni bizzarre, quasi comiche, con personaggi che strappano una risata pur nelle tragiche situazioni in cui vengono inseriti.
In questo contesto emerge la figura di Nancy: una ragazza costretta fin da giovanissima al marciapiede, compagna di malaffare di loschi figuri, legata da uno strano sentimento ad uno di essi ma ragazza di gran cuore e spiccata sensibilità. Sarà questa una figura chiave nella vita di Oliver. E' un personaggio che cambia durante il racconto: una povera infelice che accetta rassegnata la sua sorte ma che non riesce a restare indifferente davanti all'evolversi delle vicende.

Vengono descritti ambienti realmente esistiti all'epoca, come gli ospizi di carità. Ed anche congetture dell'epoca: in alcuni discorsi emerge la scarsa considerazione che gli uomini hanno delle donne, si parla d'impiccagione come la fine naturale dei malfattori ed altro ancora. 

Dickens, ancora una volta, ha saputo descrivere con maestria i costumi e le tare della sua epoca restando, soprattuto, un meraviglioso, efficace e delicatissimo poeta.
Me lo aveva dimostrato con Un canto di Natale, con David Copperfield e - non che fosse necessario - lo ha confermato con il piccolo, dolcissimo Oliver.
***
Le avventure di Oliver Twist
Charles Dickens
Unione Tipografico-editrice Torinese
359 pagine
edizione del 1966

domenica 14 giugno 2020

Il figlio dell'italiano (R. Nadal)

Ammetto di aver letto la prima parte di questo libro (letto in virtù della collaborazione in piedi con Thrillernord) con una certa fatica. La narrazione mi è sembrata faticosa, quasi come se i personaggi stessero arrancando con difficoltà. 
Poi il cambiamento. 
Ad un certo punto ho avuto la sensazione che la parte iniziale fosse stata scritta da una penna diversa rispetto alla seconda. Pian piano ho compreso che si è trattato di una scelta precisa da parte dell’autore. Almeno così io l’ho interpretata.

Quanto Mateu, in età matura, decide di fare chiarezza attorno alle proprie origini la situazione che gli si crea attorno sembra caotica, quasi come se procedesse a tentoni (nella prima parte del libro): quel ragazzino cresciuto in un ambiente familiare considerato ai margini, con un padre assente (sia fisicamente visto che spesso lontano ma anche moralmente visto il suo atteggiamento freddo nei confronti della moglie e dei figli quando si trova in casa) ed una madre costretta a fare i conti con la vita durante la guerra, senza un uomo in casa e dei figli da crescere, solo in età adulta, dopo la morte della madre, sente la necessità di sapere la verità. 
Erano fondate le voci che hanno sempre circolato in paese circa le sue origini italiane?
Chi è quel ragazzo ritratto in una foto assieme ad altri marinai e che gli somiglia tanto?
E’ suo padre? 
Non era il boscaiolo, suo padre? 
Nelle sue vene non scorre il sangue di quell’uomo che sembrava non esistere, tanto era lontano dal ragazzino e dai suoi fratelli?
Questa ricerca in qualche modo gli cambia la vita. Non nel modo in cui vorrebbe, ma comunque lo cambia.

Ha inizio qui la parte che più mi è piaciuta del libro: il tuffo nel passato che il lettore fa grazie al racconto delle vicende degli italiani scampati alla tragedia della nave corazzata Roma, affondata da un aereo tedesco a nord della Sardegna il 9 settembre del 1943 a poche miglia dal Golfo dell’Asinara. Più di mille giovani marinai persero la vita a seguito di quell’attacco aereo ma tra quanti si salvarono c’era un giovane di nome Ciro che vede morire alcuni dei suoi amici più cari ma ne ritrova altri, sulla terraferma. Dagli episodi legati alla sorte della Roma e dei suoi marinai, legate dunque ad un episodio storico realmente accaduto, prende le mosse un romanzo che somma la storia di una famiglia – quella di Mateu – alle vicende di quei giovani che, lontani da casa, hanno dovuto affrontare la guerra e tutto ciò che per loro ha voluto dire essere arruolati in quell’epoca.

La parte più bella, ed anche scritta meglio secondo il mio parere, è proprio quella meno romanzata… le vicende storiche dominano su tutto il resto. Ed il vero protagonista non è Mateu – che è alla ricerca delle sue origini – ma quel soldato che fischiettava allegramente ogni volta che portava la biancheria sporca a lavare al fiume. Questa è l’impressione che ho avuto io.
Mateu è lo strumento per mezzo del quale l’autore offre al lettore le emozioni legate a quel periodo storico che ha segnato la vita di tanti. Non è la storia d’amore a catturare l’attenzione, tanto è trattata con delicatezza, con i guanti bianchi, senza eccessi e senza sbavature. Sono i marinai i protagonisti così come lo è la guerra vista da una prospettiva diversa dal solito, dando voce a coloro che furono costretti a vivere l’esperienza della Roma.

L’epilogo mi è piaciuto? 
In parte. 
Perché se avessi potuto avrei dato a Mateu un finale diverso… ma mi è piaciuta la forza del legame che comunque viene a crearsi tra i protagonisti.

Un solo dubbio mi ha seguita per tutta la lettura: ogni volta che la madre di Mateu passava del tempo con l’italiano… dove stavano i suoi figli? Perché ne aveva già due e, onestamente, questo aspetto mi è sembrato un po’ trascurato ma, probabilmente, sono io ad essere perfezionista…

Mi è mancata una parte della storia, a dire il vero, ma anche questo credo faccia parte della tecnica narrativa scelta dall’autore che, per far funzionare la scelta di dare comunque rilievo alla ricerca da parte di Mateu, nel portare i lettori indietro nel tempo dice e non dice, descrive e lascia immaginare, in modo da lasciare una certa aspettativa rispetto alla ricerca.

Ammetto di essermi anche incuriosita sulla vicenda storica della Roma e di essermi andata a documentare. O sono stata una studentessa distratta, o nessuno mi aveva mai parlato di questa cosa.

Un’ultima osservazione: copertina azzeccatissima, una volta tanto, pertinente con la storia. 
Non sempre è così.
***
Il figlio dell'italiano
Rafel Nadal
Dea Planeta editore
362 pagine
9.99 kindle - 17.00 copertinta flessibile

sabato 13 giugno 2020

Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Il commissario Ricciardi mi emoziona sempre. Mi emoziona la sua figura, il suo modo di essere, il peso che si porta addosso. Mi emozionano i personaggi che gli gravitano attorno e che, ogni volta, hanno qualche cosa da dire.

Questa volta il personaggio che mi ha emozionata più di tutti è il brigadiere Raffaele Maione. Ed a prescindere dal caso che i due si trovano ad affrontare. Sono le sue vicende personali che arrivano al cuore.
Credo che sia proprio questa la caratteristica di De Giovanni: la capacità di non focalizzare le attenzioni esclusivamente sui casi di cui, di volta in volta, il commissario Ricciardi si occupa con il suo fedele collaboratore Maione ma di dare vita a personaggi che restano nel cuore del lettore ed ai quali si affeziona. In ogni episodio della serie vengono aggiunti tasselli non solo nella vita del protagonista principale, Ricciardi appunto, ma anche di tutti gli altri che gli gravitano attorno. 
Il risultato?
Il lettore viene fidelizzato al punto tale da avere la necessità di scoprire cosa accadrà non solo nei casi di omicidio che di volta in volta si susseguono ma, soprattutto, nelle vite delle persone.
Persone che diventano familiari.
Diventano madri e padri come fossero i nostri.
Diventano amici come fossero i nostri.
Figli come fossero i nostri.
Questo è ciò che ho pensato arrivata all'ultima pagina.

Questa volta ad essere rinvenuti in un bagno di sangue sono due coniugi.
Siamo nei giorni che precedono il Natale e Ricciardi è ancora in via di ripresa dopo le vicende che lo hanno avuto per protagonista qualche mese prima, quando indagava sulla morte di un bambino.
Si tratta di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza.
Le indagini porteranno Ricciardi e Maione a contatto con un ambiente, quello della Milizia, molto particolare. Ma li porterà anche a contatto con la povertà, con la disperazione e con la dignità: con la dignità di chi deve fare i conti con un presente che non ha voluto, che non ha cercato ma che ne attanaglia il fisico e l'anima.

Per mano mia è, soprattutto, una storia di vendetta: vendetta cercata, agognata, desiderata... 
Vendetta che arriva a portata di mano e che arriva così vicina da mettere paura.
Vendetta che, però, vuol dire ancora dolore, ancora morte, ancora sofferenza, ancora allontanamenti...
Vendetta che riesce a lasciare spazio alla speranza e alla fiducia, in nome di chi si vorrebbe vendicare.
 
Lo stile di De Giovanni è impeccabile, secondo il mio punto di vista. Il suo modo di rendere vivi i personaggi e di porli accanto al lettore come se avessero una reale corporalità si somma alla sua capacità di evocare luoghi, situazioni, ambienti, attimi di vita rendendoli veri. La sua narrazione ha sempre qualcosa di nostalgico che è in linea con il signorino Ricciardi.
 
Le donne che gli gravitano attorno hanno sempre un ruolo importante anche se non sembra. Tanto più in questo capitolo in cui emergono fragilità, smarrimenti, determinazione in quelle donne che hanno - o vorrebbero avere - un ruolo nella vita di quel commissario così triste e solitario che sembra portare sulle sue spalle il peso del mondo.
 
Chi conosce Ricciardi sà che, in effetti, è proprio così: Ricciardi si trova anche stavolta a fare i conti con i vivi e con i morti. Anche se è Natale. Soprattutto se è Natale. Perchè si rende conto di vivere all'interno di un grande presepe, che è il suo mondo, fatto di lucine, di personaggi che hanno un ruolo, di situazioni che hanno un significato... sia esso un presepe di legno che un presepe fatto di esistenze reali, di luoghi di vita quotidiana.
 
Mi sono già procurata il volume successivo ma non credo che ne inizierò subito la lettura perchè non vorrei che... finisse subito! Il rischio è quello. 
***
Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
299 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 kindle