sabato 13 luglio 2019

Un caso speciale per la ghostwriter (A. Basso)


Siamo arrivati ad un punto di svolta nella vita di Vani Sarca, la protagonista della serie che Alice Basso ha messo nelle mani di lettori che, se somigliano a me, avranno sicuramente tenuto dei comportamenti strani.
La sottoscritta, tanto per dire, si è talmente affezionata a Vani da andare in giro per casa e dire “…su Vani, andiamo al mare che oggi è una bella giornata” prima di infilare il libro in borsa e partire con i figli al seguito che si guardano perplessi perché sanno che nessuno di loro due si chiama Vani!
Ecco, giusto per dare un’idea.
Di mestiere Vani Sarca fa la ghostwriter per la casa editrice L’Erica: scrive per altri ed è un personaggio fantasma all’interno della casa editrice visto che nessuno sa di lei. O quasi.
La sua è una dote innata che le permette di comprendere la persona che ha davanti e riesce non solo a scrivere proprio come farebbe lei ma anche a intuirne pensieri e comportamenti. 
Comprende le persone ma non le sopporta. 
Non sopporta avere molta gente attorno, ama avere i suoi spazi, non ha intenzione di cambiare il suo modo di fare tantomeno il suo modo di vestire o di porsi.
Dopo diverse vicissitudini, Vani è preoccupata per la scomparsa di Enrico Fuschi: è il suo capo, un uomo con cui non ha avuto sempre un rapporto sereno… anzi, si è scontrata con lui più o più volte ma stavolta la situazione sembra essere davvero preoccupante. 

Nel libro precedente avevamo lasciato Vani con un Enrico Fuschi che ha fatto una scelta importante della quale, ora, paga le conseguenze. 
Una scelta che li ha avvicinati... o allontanati a seconda dei punti di vista.

Da quel momento Fuschi ha fatto perdere le sue tracce e tanto basta per allarmare i suoi amici, anche quelli che – come Vani – non ammetterebbero mai di essere preoccupati per lui.
Inizia la ricerca e con lei si mobilitano tutti coloro che, nonostante il suo caratteraccio, ad Enrico ci tengono.

Ho molto apprezzato la scelta dell’autrice di proporre la vita di Enrico in modo originale… Non avevo capito subito cosa avessi davanti agli occhi, avevo pensato ad una storia parallela ma ben presto ci è svelato l'arcano... Andando avanti con la lettura ci si imbatte in un personaggio complesso, con un passato che nessuno avrebbe mai immaginato. Emergono segreti, abitudini, frustrazioni che nessuno avrebbe mai associato a quel burbero personaggio che è abituato a prendere a pesci in faccia il suo prossimo, senza fare troppe distinzioni. E non avrei mai immaginato di arrivare a provare tenerezza per lui proprio come Vani non avrebbe mai immaginato di provare preoccupazione per una persona alla quale, volente o nolente, tiene.
Ecco, sta qui la chiave di volta. 
Emergono in modo prepotente e più marcato del solito i sentimenti ma non in modo sdolcinato… i rapporti interpersonali hanno un altro sapore stavolta.

Già nelle precedenti avventure si era avuto sentore di come quella ragazza così particolare, così strana, a volte anche antipatica nei suoi atteggiamenti (non possiamo nasconderlo), stesse maturando. E la maturazione arriva anche con delle scelte importanti che riguardano sia la sua vita personale che professionale. Scelte che toccano, in modo più o meno diretto, anche coloro che ha attorno.

Mi sono anche trovata, e non mi è capitato mai, a comprare il primo volume della serie in questi giorni (da me letto tempo fa) perché mi è venuta voglia di far conoscere Vani a mia figlia e lei non ama i prestiti bibliotecari che tentano di scandire i suoi tempi di lettura… io lo presi in biblioteca all’epoca ed ora è l’unico che mi manca, ma ancora per poco! 
Sta arrivando e la mia serie sarà completa… 

Vani Sarca è uno di quei personaggi che il lettore si abitua a vedere come personaggio reale, ad immaginare la sua persona, il suo abbigliamento, il suo modo di esprimersi ed anche i suoi significativi silenzi. 

Questo quinto libro mi è piaciuto e, secondo il mio parere, è forse uno dei più riusciti. Posto, ovviamente, che mi sono piaciuti anche tutti gli altri. Lascio, dunque, tirare le giuste somme!

Ps. cinque stelline vanno ad Irma: personaggio conosciuto in una precedente avventura e che, secondo me, pur restando in secondo piano è una presenza importante, un collante discreto ma molto potente.

E cinque stelline vanno ai libri: tanti ne vengono citati in modo diretto, tanti altri hanno vengono riportati alla mente con riferimenti specifici... bello, molto bello!

Se posso permettermi: "Vani, mi manchi già!".
***
Un caso speciale per la ghostwriter
Alice Basso
Garzanti Editore
376 pagine
17.90 euro

mercoledì 10 luglio 2019

Il paese delle meraviglie (G. Culicchia)

Il titolo non l'ho capito. Non sono proprio riuscita a dargli un perchè dopo aver letto la storia. Sicuramente è un mio limite.

A parte ciò, Il paese delle meraviglie mi ha colpita nonostante i dubbi che si sono affollati nella mia mente dopo le primissime pagine. Dubbi legati più che altro alla scelta stilistica ma che, pian piano, si sono diradati fino a trasformarsi nella consapevolezza di quanto fosse stata una scelta azzeccata.
L'autore dà voce a dei personaggi che solo con il loro particolare modo di esprimersi e approcciarsi alla vita risultano "veri" e credibili. Zazzi non sarebbe Zazzi se non parlasse in modo sguaiato, senza filtri... e Attila non sarebbe Attila se non trasmettesse quell'emozione che sembra fare da leit motif ad ogni sua scelta. E' un ragazzino delicato anche quando cerca di fare il duro.

Attila è un ragazzino molto timido che affronta la vita per lo più a voce bassa e arrossendo quando qualcuno gli parla.
Zazzi è il suo compagno di banco, adolescente come lui, ma fatto di tutt'altra pasta. Zazzi, alias Franz, è un fascista convinto, un ragazzo che si relaziona agli altri con prepotenza, un tipo aggressivo, con cambi d'umore improvvisi ed estremi ma capace di tenere fede senza mai farsi prendere dai dubbi a quell'amicizia che lo lega con Attila.

Attila è un sognatore, innamorato di una ragazza di quattro anni più grande di lui ma incapace di avviare qualsiasi contatto con lei, anche solo per un ciao.
Zazzi non si fa problemi a fumare una canna davanti a tutti, non porta rispetto agli insegnanti, si atteggia a bullo di zona, profondamente amante della libertà (ovviamente intesa a modo suo).

Sono diversi e sembra strana l'amicizia di due ragazzi tanto distanti l'uno dall'altro. Eppure, quella che li lega è un'amicizia profonda che si consolida di giorno in giorno, che li vede complici ma mai succubi l'uno dell'altro, li vede prendere a morsi la vita anche quando questa ha poco da offrire.

Sono due ragazzi che nel 1977, epoca in cui si ambienta il libro, hanno quattordici anni: un anno in cui arriva la tv a colori e chi la possiede si trova un gradino sopra gli altri, un anno in cui le vicende politiche sono particolarmente fervide e legate anche a tragici momenti, l'anno in cui Francesco Moser conquista il titolo di campione del mondo di ciclismo su strada... 

La storia si snoda nell'arco di un anno scolastico. Questa è l'impressione che ho avuto io visto che nelle prime pagine la scuola è già iniziata e nelle ultime finisce. Un arco di tempo in cui sembra non succedere mai nulla nella monotonia di giorni tutti uguali ma nei quali, invece, succede di tutto. 

Ciò che più mi ha colpita è il modo in cui viene intesa e viene resa al lettore l'amicizia tra i due ragazzi. 
Un'amicizia mai realmente dichiarata ma dimostrata ogni giorno con gesti piccoli e grandi, con scelte più o meno condivise ma che comunque coinvolgono entrambi, nel bene e nel male. 

Attila sa che Zazzi è l'unico amico che ha e lo rispetta in quanto tale, anche quando i suoi atteggiamenti gli piacciono poco. Zazzi è così, non potrebbe essere diverso. Dice le parolacce, si vanta di avere avuto chissà quante donne, non ha alcun interesse per la scuola, è un fascista dichiarato e sempre pronto a farlo sapere al mondo, intavola confronti politici coloriti anche con gli insegnanti e tiene testa a tutti: è un personaggio sopra le righe ma che, secondo il mio parere, è stato ben strutturato dal punto di vista caratteriale. 
Difende le sue idee argomentando - anche se a volte gli argomenti possono essere discutibili - senza paura: in un quattordicenne non è poi cosa così comune. Sa quello che dice, nella convinzione che sia giusto.
Attila non riesce a tenere testa agli altri come fa Zazzi, ne' a parole ne' con l'uso delle mani (quando Zazzi si toglie il giubbotto e la maglietta  non è un buon presagio!). 
E non riesce nemmeno ad essere disinvolto con le ragazze. 

Diversi ma amici, in modo indissolubile.

Se Zazzi è il personaggio che, tra i due protagonisti, mi è piaciuto di più - non per quello che fa che, lo ripeto, è spesso discutibile - ma per come è posto al lettore e per come è strutturato, tra i personaggi secondari ho amato il nonno di Attila. E' un vecchietto che inizia a perdere colpi ma che è legato, anch'esso, da amore profondo a quel nipote a cui vorrebbe trasmettere tutto ciò che sa. E' un personaggio bizzarro ma importantissimo nella vita del ragazzo oltre che tassello importante della storia.

Ho molto apprezzato anche la scelta dell'autore di proporre, alla fine del libro, una cronologia degli eventi realmente accaduti nel 1977 - e richiamati durante la narrazione - per aiutare i lettori più giovani a orizzontarsi e quelli meno giovani a ricordare. 

Un romanzo politicamente scorretto ma pieno di umanità: sono proprio d'accordo con quanto indicato nell'ultima di copertina. 
***
Il paese delle meraviglie
Giuseppe Culicchia
Garzanti Editore
315 pagine
8.50 euro

mercoledì 3 luglio 2019

Ritorna (S. Benchetrit)

E' riuscito a spiazzarmi. Il libro Ritorna mi ha decisamente spiazzata tanto che, ad un certo punto, non sapevo più cosa aspettarmi o cosa augurarmi che accadesse.
E' una storia strana. E' una storia normale, fin troppo. Con un protagonista normale. Fin troppo.
Un protagonista che cerca di dare un senso alla propria vita, che si pone un obiettivo ma che, puntualmente, si trova su sentieri collaterali di quella strada maestra che crede di aver tracciato ed iniziato a percorrere.

Il protagonista è uno scrittore che avrebbe ha una buona prospettiva davanti a sé: la realizzazione di una serie televisiva dal suo ultimo romanzo dal titolo Cemento armato. Peccato che il produttore, attirato dalla trama, abbia deciso di realizzarci una serie senza aver letto il libro e che ora voglia leggerlo. Peccato che non se ne trovi più una copia in giro se non alcune che, però, sono personalizzate (come la copia donata dall'autore a suo figlio, con tanto di dedica).
All'inizio pensa anche di strappare la dedica ed usare quella, di copia, ma ben presto cerca di percorrere strade alternative.
Si mette sulle tracce di una sua fan che, tempo prima, gli aveva chiesto un autografo: che sia proprio lei a detenere l'unica copia disponibile e utilizzabile ai fini della serie tv? 
Si mette sulle sue tracce e si ritrova in una casa di riposo dove la sua vita prende una piega diversa.

Lo scrittore è un uomo solo. Separato da sua moglie, ha un unico figlio che è partito per un lungo viaggio intorno al mondo e la sua lontananza gli pesa.
E' un uomo in certa di una sua dimensione.
Un uomo che si trova a fare i conti con una vita che gli riserva continui cambiamenti di fronte, continui adattamenti a situazioni nuove, che lo pone davanti a scelte che mai avrebbe pensato di dover fare. Come, ad esempio, decidere di leggere - per spirito di volontariato - libri a delle vecchiette che non riescono più a farlo da sole e, per di più, libri di un suo acerrimo rivale.
Eppure, anche questa scelta gli riserverà delle soprese, principalmente sul piano umano.

Ammetto di aver fatto fatica ad inquadrare il personaggio, all'inizio. Ci ho messo un bel po' per  capire dove l'autore volesse andare a parare, quale fosse la vera trama di una storia che mi sembrava, soprattutto nella prima metà, decisamente strampalata. 
Ho rivalutato il libro verso la fine. Ed ho anche compreso il messaggio che l'autore ha voluto lanciare, almeno secondo me: la vita è imprevedibile, cancella obiettivi, cambia i piani, induce a scelte che mai si sarebbero potute immaginare. La vita non ha un canovaccio, non ha una trama, non ha un filo conduttore chiaro. Ecco, questo è quello che ho capito.

Devo dire di essermi commossa verso la fine del libro ma anche divertita in molti passaggi oltre che interrogata su cosa avesse in mente l'autore per quel personaggio così particolare, così strano.
Quando, poi, nella storia ha fatto ingresso un'anatra maschio, diventata co-protagonista della storia, bhè mi sono detta che davvero la situazione ci stava sfuggendo di mano per poi capire, più avanti, che anche quel maschio d'anatra aveva un senso in una storia tanto particolare.

Il personaggio che ho preferito? Il figlio dello scrittore. Un ragazzo che è lontano dalla sua famiglia per scelta, un'assenza - la sua - che ha un peso non indifferente in tutta la storia e che incide in modo determinante sulla crescita, dal lato umano, del protagonista. Un uomo, lo scrittore, che vede maturare il rapporto con suo figlio nonostante la distanza, che si pone degli interrogativi che fino a quel momento non gli erano balenati nemmeno lontanamente nel cervello. Un uomo che realizza di avere bisogno di quel figlio lontano, di volerlo accanto a sè anche se non è più quel bambino che teneva sulle ginocchia.

Secondo il mio parere di tutto il libro la parte più bella è quella finale.
Ben scritto, storia singolare, narrazione a tratti poetica ma senza mai scadere nella banalità... ho trovato solo un'incongruenza: sull'ultima di copertina, dove di solito si indicano dei commenti da parte di giornali, riviste o critici letterari, si fa riferimento non a questo libro ma ad un altro, dello stesso autore: Il condominio dei cuori infranti. Mha... mi è sembrata una stranezza leggere cosa dicono Panorama ed Il Sole 24 Ore di un libro precedente a questo. Bho!

Il finale mi è piaciuto ma mi è rimasto un gran dubbio: la serie sul libro Cemento armato? Si farà mai? Da lì parte la storia ma poi va a finire in tutt'altra direzione.
***
Ritorna
Samuel Benchetrit
Neri Pozza editore
238 pagine
17.00 euro

domenica 30 giugno 2019

Il canto degli abissi (V. Piazza)

Un'isola maledetta. Tale è considerata l'isola di Eilean Mor. Un luogo misteriosi, pericoloso. Così dicono. Un luogo che affascina e cattura. E non solo dal punto di vista figurato. 
E' proprio su quell'isola che Morgan Ducat (una psicologa specializzata in criminologia), nipote di James Ducat sovrintendente del faro  dell'isola nel 1900 e misteriosamente scomparso assieme a due suoi fiati marinai, decide di fare delle ricerche per fare chiarezza sulla sorte del fratello di suo nonno. Il caso è stato chiuso dalle autorità come un tragico incidente ma lei non crede che sia andata esattamente così.

Ecco, dunque, che il libro narra in parallelo la storia di James e quella di Morgan facendo dei salti temporali che permettono di seguire entrambe le vicende e collegarle in modo tale da comprendere ciò che è stato e ciò che è oggi. 

James Ducat non temeva quell'isola e ne sentì il richiamo. Un richiamo soave, ammaliante, una voce di donna che assume anche un aspetto fisico affascinane. James non ha paura e non crede che sia qualche cosa di malefico, di negativo, di pericoloso.
A distanza di anni, Morgan sente lo stesso richiamo quando arriva su quella stessa isola accompagnata da Jacob Hollsen, dirigente della Northern Lighthouse Board, società che gestisce la funzionalità dei fari. Lui è un uomo solitario e senza paura, che ha fatto della sicurezza del prossimo la sua ragione di vita, mettendo da parte - questo è quel che mi è sembrato di capire - anche il suo diritto alla felicità.

Il canto degli abissi è un libro che mi è piaciuto fin dalle sue prime pagine, contro ogni mia aspettativa. Protagonista è il mare con i suoi misteri, con il suo fascino, le sue contraddizioni. E protagonisti sono dei personaggi che si mettono in gioco e accettano delle sfide importanti.

La storia di fondo è quella di James Ducat e della sua misteriosa scomparsa: è la vicenda trainante dell'intero libro ed è attorno a tale storia che si intende fare chiarezza. Morgan, però, oltre a vivere un'appassionante avventura alla ricerca dei trascorsi del suo avo, si trova anche ad avere accanto un uomo che le scompiglia i sensi: nella seconda parte del libro emerge l'aspetto romantico della situazione che, secondo me, se non ci fosse stata sarebbe stato meglio.
Mi spiego: avevo letto che si trattava di un romance ma per come è iniziata e si è sviluppata la storia mi sono lasciata catturare dall'avventura e i risvolti rosa, secondo il mio parere, hanno stonato un pochino. Avrei preferito che avesse continuato a restare sul piano dell'avventura.

Poi ho degli appunti da fare... piccoli problemini in cui mi imbatto spesso negli e-book. Ho notato un uso secondo me non corretto delle virgole
Ma James, sospettava che la ridotta vita in mare, non avesse ancora infettato la purezza di quel ragazzo.
o qualche errore di battuta ed anche qualche parola secondo me inappropriata.
Quando sento dire "...fino a che la caviglia non mi si storta"... io storco il naso. Io di solito faccio una storta o la caviglia mi si storce... magari mi sbaglio ma non mi sembra una frase molto corretta.
Oppure la frase: "Agghiaccio e la marea sale". Mmmm ho qualche perplessità!
Ed ancora: "Mentre parlavo, sistemai con cura i fiori...". Due tempi verbali diversi in una frase che richiederebbe lo stesso tempo verbale, no?
Sono pignola, lo so... però le mie sono osservazioni che possono aiutare a migliorare...

Comunque, la storia mi è piaciuta, mi è piaciuto il finale ed anche sapere, come dice l'autrice nelle note, che la storia dei guardiani di Eilean Mor sia realmente accaduta e alcuni passi del diario che sono proposti tra le pagine siano reali, come anche i loro nomi  che sono stati mantenuti.
Non manca della buona, sana invenzione ma va bene così.
***
Il canto degli abissi
Valentina Piazza
173 pagine
Kindle Unlimited

sabato 29 giugno 2019

Lo scandalo Modigliani (K. Follett)

Ken Follett come non l'avevo mai letto. E' stata la prima cosa che ho pensato quando ho iniziato a leggere il libro Lo scandalo Modigliani: si tratta del primo romanzo di un autore che poi diventerà famoso per romanzi di gran lunga diversi da questo ma che già, fin da questo primo libro, dimostra di saper scrivere bene.

La storia è, a ben guardare, molto semplice: siamo nel mondo delle gallerie d'arte e si apre una singolare ricerca ad un'opera fino ad ora sconosciuta, realizzata - così si dice - da Modigliani in un momento in cui era sotto l'effetto di droghe.

Tra interessi legati all'accrescimento della propria conoscenza sul mondo di Modigliani ed interessi più meramente economici legati, Follett propone al lettore molti personaggi che sembrano fare una vita a se stante ma le cui esistenze, pian piano, si legano le une alle altre.

Chi arriverà prima al quadro? La studentessa di storia dell'arte Dee Sleig o il gallerista Charles Lampeth che oramai non ha più un soldo in tasca e confida in un colpo di fortuna bello e buono?
O meglio, riuscirà qualcuno a trovare questo quadro? Esiste davvero?
Attorno a loro gravitano tanti altri personaggi, legati con un nodo più o meno stretto ai protagonisti principali, che a volte sembrano voler distogliere l'attenzione del lettore dal quadro misterioso.

Ciò che più mi è piaciuto è il sottile modo utilizzato dall'autore per scoprire qualche altarino soprattutto sul fronte della competenza dei galleristi nel riconoscere un dipinto autentico da uno falso e nel dare un valore all'opera. Devo dire che ha avuto un'ottima intuizione che strappa anche un sorriso.

Secondo il mio parere - ma magari mi sbaglio - la vera storia non è tanto quella legata alla ricerca e al possibile ritrovamento di un Modigliani quanto le vicende legate all'attività di due bravissimi falsari che hanno qualche cosa da dimostrare. Sta qui la genialità, credo.
Lo scandalo, secondo me, sta in questo contesto e non è legato al Modigliani come il titolo indica e come la prima parte della storia fa credere.
Io, per lo meno, così ho interpretato le intenzioni di un autore che sfida un sistema attorno al quale girano parecchi soldi facendo rimediare a qualcuno una figura barbina.
Scelta coraggiosa, sempre secondo il mio parere.

Non è un libro paragonabile agli altri di questo autore perchè è decisamente diverso nello stile ed anche nella struttura della storia. Sembra un altro autore. E', comunque, una storia ben scritta, con personaggi brillanti, ognuno con le proprie aspirazioni - spesso contrastanti con quelle degli altri - in mondo, come quello delle gallerie d'arte, che al termine della storia subisce qualche contraccolpo.

Si legge bene, l'evoluzione delle vicende va seguita con attenzione per non perdere tasselli importanti. 
Ma non è il Ken Follett che conoscono i più.
***
Lo scandalo Modigliani
Ken Follett
214 pagine
prezzo non pervenuto (ho preso il libro in prestito in biblioteca)

martedì 25 giugno 2019

La mia sfida più grande - Anchor Island (T. Osburn)

Ho letto La mia sfida più grande per via della copertina che mi è utile per una challenge a cui sto partecipando. Si tratta del secondo libro di una serie iniziata con Scritto nel destino che, lo ricordo bene, non mi era dispiaciuto affatto.
Questa volta, lo dico subito, il secondo volume della serie Anchor Island mi è sembrato noioso e scontato... ho trascinato giorni e giorni la lettura aspettando che la storia ingranasse davvero ma non è stato così. Mi spiace, ma non è stato affatto così.

Giusto per ricordare a che punto eravamo, Beth, Lucas e Joe sono stati i protagonisti del primo volume. Lei, fidanzata con Lucas, sul punto di sposarsi, alla fine lo lascia per suo fratello. Questo in estrema sintesi.
Nel secondo volume della serie i protagoisti sono Lucas e Sid - una ragazza che fa il meccanico di mestiere e che, soprattutto dai modi, sembra un uomo mancato - mentre tutti gli altri restano sullo sfondo.

A due mesi dalla delusione provata con Beth, Lucas torna nell'isola in cui abita la sua famiglia per via di un malore del padre. Deve aiutare a portare avanti l'attività di famiglia, un ristorante che senza Tom (il padre di Lucas e Joe) farebbe fatica ad andare avanti.
Questo vuol dire riaprire qualche ferita, soprattutto nel momento in cui Lucas rivede suo fratello e deve dividere con lui l'impegno al ristorante. 

A dire il vero Lucas ha poco tempo per leccarsi le ferite: ha qualche problemino con lo studio legale in cui lavora e questo gli provoca non propri pensieri inoltre, sull'isola, si imbatte nella bella Sid che nasconde dentro una tuta da meccanico un fisico esplosivo ed un caratterino niente male.
Inutile dire che tra i due scoppia la passione, inutile dire che Lucas mette subito le carte in tavola dicendo che la loro non potrà mai essere una storia duratura perchè lui tornerà in città per il suo lovoro e lei non ha nessuna intenzione di lasciare l'isola.

Combattuti tra la necessità di darsi l'uno all'altra con passione e tra la realtà che li porta a fare i conti con un futuro che non li vede insieme, Lucas e Sid vivono una storia che viene narrata con dovizia di particolari ma che non mi ha lasciato nulla soprattutto perchè scontatissima dall'inizio alla fine.

Non è un libro scritto male, non dico questo. Dico solo che la storia che ha aperto la serie se non altro aveva un perchè... qui siamo nella banalità più assoluta.

In ogni modo posso dire che il personaggio che mi è piaciuto più di tutti è quello di Sid: una donna che sa il fatto suo, che non si fa mettere i piedi in testa e che, seppur cresciuta come un maschiaccio e pur atteggiandosi come uno scaricatore di porto, riesce a trovare il suo lato femminile e a farne tesoro. E' noiosa, però, quando ripete continuamente che non si deve innamorare, che è una storiella senza impegno, che è un rapporto a termine. Lo dice continuamente e questa cosa rende la storia ancor più noiosa.

Peccato, perchè lo scenario dell'isola è bellissimo e stavolta non è stato utile a creare nemmeno un pizzico di magia, almeno per me.

Questa volta, e mi spiace dirlo, la lettura è stata completamente tempo sprecato per me.
***
La mia sfida più grande (Anchor Island 2) 
Terri Osburn
320 pagine
Kindle Unlimited

lunedì 17 giugno 2019

Rien ne va plus (Antonio Manzini)

Antonio, ascoltami bene... non m'inganni!
Io non ti credo, questo finale non m'inganna e se pure dovrò aspettare anni - perchè l'ho capito che per il momento Rocco Schiavone lo vuoi lasciare da parte per un po', lo hai detto tu stesso nel presentare proprio questo libro (e io c'ero) - aspetterò. Aspetterò di sapere cosa ti salta in mente per risolvere la situazione.
Sappi che non m'inganni!

Se potessi parlare ad Antonio Manzini, terminata la lettura del libro Rien ne va plus della serie del vicequestore Rocco Schiavone è questo che gli direi.

Posta tale premessa, l'ultima avventura - in ordine di tempo e di uscita - di Schiavone è più rocambolesca delle solite con una squadra che (finalmente!) si trova ad affrontare una vera e propria azione sul campo e che, se non erro, fino ad ora l'autore non aveva mai proposto in modo così completo, armi alle mani e cuori che battono all'impazzata nel petto. 

Questo libro è la naturale continuazione del precedente - Fate il vostro gioco - dove la storia era tutt'altro che chiusa: Rocco aveva individuato i colpevoli della morte di un uomo nell'ambiente dei casinò ma i conti non tornavano. Qualche cosa era sospeso ed ora si fa chiarezza su una situazione ingarbugliata e complessa ma che pian piano vede i nodi arrivare al pettine.

Questa volta Schiavone e i suoi uomini sono alle prese con la scomparsa di un furgone portavalori. Scompaiono tanti soldi e ben presto viene trovato anche un cadavere collegato proprio a questa scomparsa. Portavalori, soldi, casinò, potere: i legami non mancano... che sia tutto parte di un unico disegno avviato tempo prima, con l'uccisione di un uomo che apparteneva proprio a quel mondo?
Che sia arrivato il momento di scrivere la parola fine su una vicenda attorno alla quale Rocco sente di dover fare chiarezza? 
 
Le indagini questa volta porteranno anche ad una vera e propria azione e questo mi ha positivamente colpita. Immaginare all'azione quegli uomini che Manzini ha indotto il lettore a considerare familiari raccontando, un libro dopo l'altro, le loro storie, mi ha convolta più del dovuto perchè ho temuto di perdere qualcuno di loro... e, mannaggia alla miseria, non ci sono mica andata tanto lontano! 

Non posso dire di più ma, oltre ad aver apprezzato l'azione della squadra, ho notato alcuni sospesi.
Resta in sospeso la storia di Sebastiano ed anche l'amicizia tra Sebastiano e Rocco.
Resta in sospeso la storia di Caterina ed anche il legame tra Caterina e Rocco che, seppur spezzato alla fine della storia precedente, ha lasciato delle ferite aperte in un uomo che anche stavolta vorrebbe vederci chiaro. 
Avrei qualcosa da dire anche in merito ad Italo, sempre parlando di sospesi e, perchè no, in merito alla coppia Gambino/Fumagalli ed anche su alcuni trascorsi di Rocco... 
C'è ancora molto da dire ed io so aspettare!

E poi, caratteristica di ogni libro di questa serie confermata in pieno anche stavolta, mi è piaciuta la scelta di dare spazio ad uno dei membri della squadra: in precedenza era toccato ad altri, come Caterina Rispoli, Italo Pierron... Questa volta è toccato all'agente Casella: è sulle soglie della pensione e si rende conto, un giorno dopo l'altro, di quanto gli pesi la sua solitudine. Vorrebbe venirne fuori ma fa fatica. Non gli è semplice rompere in ghiaccio con la gente, soprattutto se risponde al nome della sua vicina di casa che osserva da lontano da tempo, che sogna di notte ma con la quale non riesce a scambiare più di un buongiorno o di un buonasera. Anche stavolta colpisce l'umanità dei personaggi creati dalla penna di Manzini: personaggi fragili, con dei difetti, con delle aspirazioni, con dei sogni nel cassetto. Non dei supereroi ma degli uomini e delle donne che hanno una vita oltre che un ruolo accanto a Schiavone.

Letto tutto d'un fiato, Rien ne va plus sembra voler chiudere un cerchio ma io non credo proprio che sia così, almeno non del tutto. Potrà essere così sul fronte delle indagini nel mondo della ludopatia, ma per il resto secondo il mio parere c'è ancora molto da dire. 
Rien ne va plus per Rocco Schiavone?
Non credo proprio. 
Anche se Manzini fa del tutto per convincermi.
E non credo di sbagliare.

Inutile dire che è un libro che consiglio senza riserve, con un vicequestore che mantiene il suo brutto carattere e che continua ad avere poca fortuna in fatto di donne ma che è anche capace di slanci d'affetto in aspettati e che sono capaci di far battere il cuore. 

Ps: in questo libro ci si diverte anche, a tratti... non nel finale, però. Il finale non è per niente divertente... va letto. Punto e basta. Ovviamente seguendo l'ordine di uscita delle vicende di Rocco Schiavone perchè si rischia di non capirci niente in caso contrario.

***
Rien ne va plus
Antonio Manzini
Sellerio Editore Palermo
310 pagine
14.00 euro