venerdì 24 novembre 2017

Il cacciatore di sogni (S. Rattaro) - Venerdì del libro

Letto in poche ore e passato di mano da me a mia figlia che, incuriosita dalla copertina e dal titolo, mi ha chiesto se fosse o meno un libro adatto a lei. 
Lo è!
Il cacciatore di sogni è un libro che parla di sogni, di eroi, di grandi gesta che vengono raccontate come se fossero una storia ma che si rivelano molto più concrete di quanto non si potesse pensare.
Il protagonista è Luca, un ragazzino che suona il pianoforte e che sogna di diventare un pianista. Al momento il suo sogno sembra infrangersi per via di un incidente che ha avuto come conseguenza brutte fratture ad una mano.

E' il 4 luglio del 1984 quando Luca si trova su un aereo assieme a suo fratello e a sua madre. Mentre suo fratello è in estasi per via delle presenza di Diego Armando Maradona in quello stesso aereo, Luca cerca un momento di tranquillità e quando si ritrova accanto ad un uomo anziano dallo sguardo interessante ancora non sa di aver incontrato il suo eroe.

Questo misterioso signore inizia a raccontare a Luca la storia di un personaggio molto importante, che ha cambiato la vita dell'umanità. Si tratta di Albert Bruce Sabin, scienziato che salvò molti bambini nel mondo scoprendo il vaccino contro la poliomelite.
E' una storia piena di fascino ed è la stessa storia che l'autrice ha nel cuore: per questo ha voluto raccontare del suo eroe. Un eroe che non ha i superpoteri ma che salva comunque il mondo. 
Ha voluto rendere onore a Sabin, uomo onesto e paziente - così lo descrive l'autrice in appendice - che ha dedicato tutto quello che aveva per salvare la vita a noi.

Non conoscevo questo volto di Sara Rattaro, autrice di cui ho letto diversi romanzi. Il volto di autrice per ragazzi mi è del tutto nuovo e devo dire che mi piace. La sua scrittura fluida, semplice ma non banale è capace di incantare lettori grandi e meno grandi.

Leggendo questo libro ho avuto modo di conoscere meglio un personaggio di cui sapevo poco e che, a dire il vero, non mi sono mai curata di approfondire.

La Rattaro narra una storia nella storia. Interessante il parallelo che viene fatto tra il racconto dell'uomo anziano con ciò che accade a Luca in una serie di ricordi che portano, tutti, a mettere meglio a fuoco la situazione attuale di quel ragazzino che ha tanta voglia di conoscere, di sapere ma anche di fare e di creare musica con le sue mani. 

E' un invito a portare avanti i propri sogni quello che lancia l'autrice portando ad esempio un uomo che ha realizzato il suo sogno con umiltà e con passione: aiutare gli altri, i bambini in particolare.

Molto interessante - e decisamente utile, la breve cronologia della scienza medica che l'autrice propone in coda al libro per un approfondimento chiaro e per niente pesante.

E' una lettura che suggerisco per questo Venerdì del libro e che mi auguro possa piacere anche a mia figlia che avrà modo di conoscere un eroe.
Con questa lettura partecipo anche alla Challenge La ruota delle letture che volge ormai verso la fine.

martedì 21 novembre 2017

Foglie morte (G. G. Marquez)

Ho preso in prestito in biblioteca il libro Foglie morte perchè utile per una della challenge che sto seguendo. 
Sono sincera. Non credo che l'avrei preso in considerazione altrimenti soprattutto perchè la copertina non mi piace per niente e il titolo mi ha subito messo addosso una certa tristezza. 
Posta tale premessa, va anche detto che non disdegno affatto la lettura di libri datati, non vado dietro alle ultime uscite, alle anteprime e, soprattutto, ai libri troppo pubblicizzati. Spesso mi concedo un tuffo nel passato e così ho fatto anche stavolta.
Va anche detto che non ho letto nulla di questo autori (eh sì!!) per cui non ho elementi sufficienti per poter fare confronti con altri suoi libri più famosi. E' una mia mancanza, lo so... e intendo rimediare appena possibile.

Ho letto Foglie morte in due giornate di trasferta fuori Regione per una visita medica con mio padre, avevo del tempo libero da impiegare e mi ha tenuto compagnia. Non è stata una lettura scorrevole, però. Questo devo dirlo visto che sono dovuta entrare nello stile di un autore che a volte mi è sembrato volesse divagare mentre, a ben guardare, non ha fatto altro che intrecciare punti di vista differenti fornendo al lettore molteplici elementi di valutazione.
Lo spazio temporale in cui si snoda il libro è quello di un'ora (tempo scandito con chiarezza durante la narrazione), della giornata in cui muore un uomo - impiccato - e ci si adopera per ricomporre i suoi resti e per convincere il Sindaco ad autorizzarne degna sepoltura. Un arco temporale brevissimo per un racconto comunque ricco di ricordi e frammenti di quella storia che alita attorno a quel corpo senza vita.

Tre i punti di vista proposti: quello del colonnello che ha ospitato quell'uomo parecchi anni prima e che intende mantenere una promessa fattagli nel momento in cui gli ha salvato la vita, quello di sua figlia che si è trovata in casa un uomo di cui non ha mai saputo molto e quello di suo nipote. Un bambino attento, lui, capace di guardarsi attorno con attenzione.

Lui, il defunto, il dottore, è un personaggio misterioso, arrivato in quella Macondo che ha vissuto fasti migliori e che ora si trova a fare i conti con un cadavere scomodo. Eh sì, scomodo, perchè i più vorrebbero liberarsi di quel pese senza troppe cerimonie tanto che al capezzale del defunto si trovano solo i tre personaggi principali, quelli di cui si riporta il pensiero.

La figura che mi è piaciuta di più è senza dubbio quella del dottore che, pur non essendo più in vita, ha molto da dire grazie ai ricordi di chi lo ha conosciuto: un uomo misterioso, schiacciato sotto il peso della solitudine ed incapace di fare del bene usando quei mezzi di cui dispone essendo, appunto, un dottore. Quelle conoscenze che dice di aver dimenticato. Quello spirito di servizio che dovrebbe essere comune a tutti coloro che hanno la vocazione del medico nel sangue. 
Lui ad un certo punto si chiude, chiude definitivamente con il mondo. Figura misteriosa, enigmatica, scomoda.

Interessanti i tre punti di vista proposti tanto che l'autore corre volentieri il rischio di essere ripetitivo. E' evidente che narrando tutti e tre le stesse vicende, alcune ripetizioni sono d'obbligo.

Per me non è stata una lettura scorrevole perchè in alcuni punti ho rischiato di perdermi per via di descrizioni che mi sono sembrate inutili, superflue. Tutto, però, alla fine della lettura, si interseca alla perfezione, anche se ciò che al momento poteva sembrare di troppo.

Con questa lettura partecipo all'ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola FOGLIE che trovo nel titolo così come raffigurata in copertina.

mercoledì 15 novembre 2017

Mistero a Villa del Lieto Tramonto (M. Lindgren)

Dopo i nonni della minestrina in brodo, arrivano le tre nonnine alla riscossa, direttamente dalla Finlandia.
Sono Siiri, Irma e Anna-Liisa: tre amiche ultranovantenni che dimorano a Villa del Lieto Tramonto che già nel nome è tutto un dire. Si tratta di una struttura in cui persone anziane che non hanno una famiglia in cui stare - per tanti motivi diversi, le famiglie degli ospiti non possono prendersi cura di loro - e che si trovano a condividere con altri anziani un sereno ultimo periodo della loro vita.
Così, almeno, dovrebbe essere sulla carta.

Perchè poi, a ben guardare, anche in una struttura di questo tipo può capitare qualche cosa che vada a turbare la quiete quotidiana. 

Ecco, dunque, che le tre amiche si troveranno alle prese con un mistero bello e buono - anzi, a ben vedere più di uno - e le loro indagini cercheranno di fare chiarezza. 

Intanto va detto che da Villa del Lieto Tramonto gli ospiti possono uscire: sono persone autosufficienti, ancora capaci di prendere un tram o un taxi e di osservare le stranezze del mondo che si trova al di fuori della finestra dei loro appartamenti.

Possono fare delle amicizie, possono scambiare quattro chiacchiere con persone che incontrano sul tram, possono partecipare ai funerali di coloro che, solo qualche giorno prima, giocava con loro a canasta negli appositi locali messi a disposizione dalla struttura o che si incontravano salendo o scendendo le scale.
E quando il giovane cuoco della struttura viene a mancare, emerge l'esigenza di capire bene cosa sia successo e cosa ci sia di strano in quella struttura che, a ben guardare, sembra averne parecchie di stranezze prima passate inosservate.

Il racconto diverte ma fa anche riflettere grazie a personaggi che, con una buona dose di ironia, fanno emergere aspetti legati alla terza età e alle condizioni in cui si possono trovare coloro che vengono affidati alle cure di una struttura piuttosto che avere vicino la propria famiglia. 
Ecco, dunque, che emerge con una buona dose di ironia l'attesa della morte che viene considerata una liberazione dalla noia che imperversa giorno dopo giorno.
E poi, anche se la situazione strappa qualche sorriso, ciò che accade ad Irma fa riflettere sull'uso dei medicinali per tenere a banda i vecchietti più difficili, su come si possa diventare improvvisamente dei vecchi bacucchi incapaci anche di riconoscere i propri amici per via non solo degli effetti della senilità ma anche per una buona dose di farmaci che ci mettono il carico.
Tra un mistero e l'altro, arrivano anche i nipoti-eredi che non hanno tempo per andare a trovare la nonna ma che ne trovano a volontà per arraffarsi tutti i suoi averi quando la credono vicina al trapasso. 
Insomma, una serie di situazioni, proposte dal punto di vista di persone anziane, molto credibili e verosimili anche se - ovviamente - romanzate.

La difficoltà maggiore che ho incontrato sta nei nomi: siamo in Finlandia e compaiono nomi e cognomi impronunciabili per me e difficilissimi da memorizzare. Ad un certo punto ho anche pensato che l'autrice avesse usato lo stesso nome per due personaggi diversi invece non era così.

Ho già in mano il seguito ed anche il terzo volume. Chissà cosa combineranno, andando avanti, queste tre impavide vecchiette!

Con questo libro partecipo all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo assegnato dalle organizzatrici della gara.
Ps. questa storia mi ha fatto pensare molto a mia nonna, venuta a mancare a 94 anni. In qualche riga ho sorriso, in qualche altra mi sono un po' commossa pensando a lei, in altre mi è anche sembrato di vedere il suo volto tra una parola e l'altra...

giovedì 9 novembre 2017

La collezionista di libri proibiti (C. Giorgio)

La storia d'amore è piuttosto scontata ma il contesto originale.
Quella narrata nel libro La collezionista di libri proibiti è una storia che si snoda tra due città - Venezia e Parigi - in ambienti legati ai libri d'altri tempi. Biblioteche ma anche collezioni private, case d'asta, vecchie botteghe: un'ambientazione suggestiva, particolare per una storia che vede come protagonista una ragazza (una ragazza facoltosa) che ha una grande passione per i libri e trova il modo di coltivarla andando a lavorare in una bottega d'antiquariato che diventerà la sua seconda casa.
Ama i libri d'altri tempi e, in particolare, i libri messi all'indice e censurati all'epoca ed ora difficili da trovare, diventati delle vere e proprie rarità. Sarà grazie al proprietario della bottega, Anselmo, che Olimpia, questo è il suo nome, potrà coltivare la sua passione e farne il proprio lavoro. Una lavoro di successo, a dire il vero, aiutata anche da un cospicuo conto in banca. 
Nella bottega di Anselmo Olimpia incontra anche il suo grande amore, Davide, nipote del titolare e anch'egli amante dei libri. 
Due anime gemelle che, però, si perderanno per tanto tempo.

La storia d'amore, come accennavo, è prevedibile e, a dire il vero, trovo anche i personaggi presentati in modo poco approfondito. Sono più minuziose le descrizioni dei luoghi (di Venezia in particolare) piuttosto che dei personaggi. Avrei preferito conoscere meglio la loro personalità e non solo le loro vicende quotidiane. 
Di Davide, soprattutto, il lettore sa ben poco pur essendo un personaggio importante e onestamente avrei voluto sapere qualche cosa di più di lui.

La storia non mi ha stupita, anche se bene scritta e - per fortuna - senza errori (lo sottolineo visto che ogni volta che leggo un e-book mi trovo a fare a lotta con refusi d'ogni tipo). 

Nella prima parte ho trovato superfluo il continuo riferimento a delle canzoni, titoli inseriti nella narrazione che secondo il mio parere non sono serviti a nulla ai fini della storia.

L'autrice dimostra di essere preparata in fatto di libri ed anche in merito ad un personaggio in particolare che fa da filo conduttore a tutta la storia e che, lo ammetto, secondo me è quello che incuriosisce maggiormente il lettore. 
Quella Veronica Franco, cortigiana e poetessa veneziana del ‘500, i cui scritti scandalosi sono arrivati tra le mani di Olimpia è il personaggio che, seppur inserito in modo indiretto nella storia, mi ha catturata maggiormente. Se ne parla continuamente, il suo nome viene fuori spesso ma resta un personaggio secondario della storia eppure la sua figura mi è rimasta impressa. E' proprio Veronica il personaggio che mi ha lasciato di più. La stessa Olimpia mi ha lasciato poco.

La storia parte con una Olimpia adolescente per ritrovarla, alla fine, sopra la soglia dei quaranta. In tutto questo periodo di tempo, a dire il vero, oltre all'affermazione dal punto di vista professionale le succede ben poco.

Un mistero è alla base della ricca collezione di libri antichi che Olimpia potrà vantare nel tempo ma anche qui, devo ammetterlo, la provenienza di quei pezzi è piuttosto prevedibile. 

Apprezzabile la preparazione dell'autrice in merito agli aspetti legati ai libri così come è apprezzabile la scrittura semplice e fluida, scorrevole. 
Non è certo un libro indimenticabile, almeno non lo è stato per me. D'altronde, ognuno hai suoi gusti e non tutto può piacere a tutti. 

Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo n. 3 - libro nel cui titolo sia presente un aggettivo.
Inoltre, partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola LIBRO che trovo nel titolo così come raffigurata in copertina.

lunedì 6 novembre 2017

Il leopardo (Jo Nesbø)

Non c'è niente da fare.  E' magnetico. Jo Nesbø è magnetico così come lo è Harry Hole, il suo personaggio di punta.
Sono arrivata a leggere l'ottava avventura - Il leopardo - che lo vede come protagonista e ne sono sempre più catturata, ammaliata. Ammaliata da Hole - è un commissario con parecchi lati negativi che, però, mi ha conquistata fin da subito con il suo modo di fare, la sua tenacia, il suo intuito e la sua voglia di arrivare sempre alla fine non per vanagloria ma per fare giustizia - ma anche dal modo di scrivere di un autore in cui mi sono imbattuta tardi ma rispetto al quale sto recuperando terreno.

A dire il vero mi ero ripromessa di non leggere di sera libri di questo tipo perchè - non posso nasconderlo - tra le descrizioni di morti ammazzati, di torture e squilibri mentali, quelli di Nesbø non sono certo delle tisane della buonanotte. Ma è stato più forte di me. 
Mi sono letteralmente attaccata alle pagine tanto da cercare di rimediare ogni piccolo spiraglio di luce, anche nel cuore della notte, cercando di non disturbare in nessun modo il sonno altrui, pur di arrivare alla fine.
Delle 759  intense pagine in cui si snoda la storia non ce n'è stata una che mi abbia annoiata. Nessuna riga inutile, superflua, che avrei evitato o che avrei consigliato all'autore di depennare. Spesso capita di imbattersi in storie che - almeno questa è una mia impressione - per non sfumare in poche pagine vengono diluite all'inverosimile. Non è certo questo il caso. Ogni pagina ha un suo scopo, ogni descrizioni ha una sua utilità nel dipingere un quadro complesso e dai tanti colori, dalle tante sfumature. Un quadro che va ammirato nel suo complesso ma anche in ogni singola tonalità di colore. 

L'unica cosa che credo di aver sbagliato, me ne sono resa conto solo a lettura inoltrata, è stata quella di non aver preso nota dei nomi dei tanti personaggi - vecchi e nuovi - che interagiscono: sono nomi norvegesi non semplici da memorizzare per cui mi sarebbe stata utile una specie di legenda che mi aiutasse ad abbinare, in modo immediato, quei nomi alle loro storie. Non avendolo fatto ho dovuto superare lo scoglio con maggiore fatica ma questo non ha per niente inficiato il mio piacere nella lettura.

Non è semplice dire in soldoni cosa avviene ma ci provo. 
Hole viene coinvolto nella ricerca di quello che si crede possa essere un serial killer. Dopo aver risolto il caso dell'Uomo di neve, ed essersi anche allontanato dalla sua città d'origine imboccando una via tutt'altro che retta, Hole viene scovato da qualcuno che ha bisogno di aiuto. E' la Polizia Criminale di Oslo che, seppur consapevole della reputazione di quel singolare commissario dichiaratamente alcolizzato e oramai tossicodipendente, sa che solo lui può aiutarla a venire a capo di un enigma bello e buono.
Due donne vengono trovate morte con 24 ferite identiche in bocca. Qualcosa ha provocato quelle ferite e le ha fatte affogare nel loro sangue. Quando Harry decide di tornare ad Oslo per via della malattia di suo padre, in fin di vita in ospedale, la sua strada si intreccerà a doppio filo con quella della Polizia Criminale e dei casi attorno ai quali si sta indagando. 

Morti strane, apparentemente slegate tra loro. Sangue che si somma a sangue in una corsa contro il tempo che sembra non finire mai.

L'autore non risparmia particolari, ne' in merito alle morti ne' in merito alle storie ed agli ambiente e questo è un punto a suo favore. Come accennavo sopra, niente è superfluo e non è da tutti scrivere un libro di così tante pagine senza essere per niente ridondante.
Ognuno dei personaggi che entrano in scena hanno un passato ed un presente che vengono descritti in modo approfondito. Personalità complesse, quelle di cui si parla, che fanno comprendere quanto ognuno possa avere dei lati oscuri, dei segreti, dei silenzi mantenuti troppo a lungo. Harry lo sa bene.

Questa volta la figura di Rakel - quella che è stata in primissimo piano nella storia precedente - è solo marginale così come quella di Oleg, figlio di lei. Avendo letto il libro successivo so che le cose cambieranno da qui a breve ma non dico altro. Del libro Lo spettro ho già parlato.
Sono marginali ma mai lontani. Rakel è la donna che Harry porta nel cuore e ancora una volta resta nel suo angolino più profondo ma pulsa più che mai.

E poi viene mantenuta una caratteristica che ho imparato a riconoscere nelle storie di Harry Hole: gli assassini si mettono in rapporto diretto con lui, quasi come se la sua figura sia imprescindibile, dialogano con lui sfidandolo apertamente e questa non è una novità visto che è capitato anche in altre sue storie.

Così come non è una novità la contraddizione nei comportamenti di quell'uomo tormentato che si porta ancora addosso i segni di un passato che non riesce a dimenticare, perdite e prove che hanno lasciato segni profondi sulla sua pelle, quei fantasmi che urlano di notte nei suoi sogni. Un personaggio tormentato che si fa amare dal lettore anche per questo. Almeno con me è capitato così. 

Arrivata ai due terzi del libro mi sono anche chiesta - davanti all'assassino dichiarato - cos'altro potesse succedere per motivare così tante pagine ancora da leggere: Nesbø si è superato proponendo un risvolto inaspettato e strutturato quasi come se fosse un libro a parte. Bravo. Non posso dire altro.

Anche stavolta ha calcato un po' la mano rendendo Harry una specie di robocop senza paura... ma ci sta. Nell'insieme ci sta. Ora, alla luce di quanto accade, dovrò mentalmente rifarmi un'idea del volto di quell'uomo ma ci può stare.

Un ultimo appunto: ogni libro è una storia che si regge perfettamente da sola ma consiglio a chi si avvicinasse ora a questo autore, di iniziare dal primo libro della serie per conoscere bene la figura di Harry Hole fin dall'origine. Non è un percorso indispensabile per la lettura dei libri successivi ma secondo me aiuta parecchio a mettere a fuoco comportamenti e lati del caratteri di questo commissario che altrimenti potrebbero apparire alquanto strani.

Con questo libro partecipo all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici. E' il secondo libro di questo autore che mi è utile per la challenge ed ho già in mente il terzo.

mercoledì 1 novembre 2017

L'imperfetta (C. Scotti)


L'imperfetta, libro di esordio di Carmela Scotti, è un libro forte, intenso, che racconta una storia capace di graffiare, di fare male, di lasciare dei segni. 

E' un libro che mantiene un alto ritmo narrativo dall'inizio alla fine, sia quando parla del presente di Catena che quando porta il lettore indietro nel tempo per conoscere la sua storia, i suoi precedenti, le sue sofferenze e la causa delle sue ferite.
Perché Catena è ferita nel corpo e nell'anima. E' ferita dal vuoto lasciato dalla morte di suo padre, quel padre con cui aveva un legame speciale, un legame filiale puro ed intenso. 
Lui era la sua ispirazione, la sua consolazione, il suo divertimento, la sua fonte di sicurezza. 
Con la sua morte tutte le certezze di Catena sono venute a cadere e si è trovata sola pur vivendo in casa con sua madre, con due sorelle, con lo zio paterno ed un cugino sordomuto.

Sola e indesiderata da una madre che non l'ha mai amata e che la trova troppo simile a suo padre per poter anche solo guardarla. A lei sua madre attribuisce ogni fonte di sciagura ed ora, che lo zio ha preso il posto del padre nel letto coniugale, quella donna fa finta di non sentire e non vedere le afflizioni che sua figlia è costretta a subire per mano di quell'uomo. 
Uno zio che la maltratta, la picchia, la violenta notte dopo notte ed una madre che non l'ha mai amata: questo è ciò che resta tra le mani di Catena dopo la morte di suo padre. 
Sopporta finché può ma, all'età di quindici anni, decide che è ora di spezzare quella catena di violenza che viene quotidianamente perpetrata su di se.
Sarà una scelta forte, la sua. Una scelta che la costringerà a vivere da fuggiasca sola più che mai, a fare i conti con il freddo, con i morsi della fame, con l'indifferenza di una società troppo impegnata a fare i conti con il colera per prendersi cura di una creatura sola, tanto più se ricercata dalle forze dell'ordine in ogni angolo.

La latitanza di Catena sarà difficile e ancor più carica di dolore di quanto non avrebbe potuto essere la mera solitudine. Niente, nemmeno il continuo pensiero di suo padre ed i libri che le sono rimasti tra le mani - quelli che lui le leggeva ogni sera - bastano per tenerla al sicuro.

Catena è un personaggio forte, tormentato, fragile nell'animo ma altrettanto forte nel conquistare con le unghie e con i denti una libertà che le costerà cara.
E' un personaggio che porta con se una buona dose di coraggio e tanta, tanta solitudine. Un'infanzia negata, la sua, per essere una quindicenne costretta a crescere così in fretta da non riuscire più a capire dove sia finita la bambina e dove sia iniziata la donna che si è difesa con le unghie e con i denti da una sorte tutt'altro che fortunata.

L'autrice ha reso il personaggio quasi invincibile. Catena arriva al punto di invocare la morte ma la morte non arriva. E tutti dicono che sia una strega, protetta dal diavolo per questo per lei la morte sembra non arrivare mai.

Catena vive nella Sicilia di fine Ottocento e l'ambientazione è resa particolarmente vivida dalla penna dell'autrice. Il bosco che accoglie Catena diventa quasi umano grazie alle descrizioni che l'autrice offre al lettore. Lo rende pulsante, accogliente e tremendo allo stesso tempo. Lo rende vivo, così come viva è quella giovane donna quasi irriconoscibile, piegata dalla violenza ma mai resa schiava da chi, piegandola nel corpo, vorrebbe metterla in ginocchio anche nell'anima. 
In una società dove tradizioni e suggestioni si mescolano sapientemente, Catena è la protagonista assoluta di una storia triste ma potente.

Ho immaginato che la maggior parte della storia si svolgesse al buio. Anche quando palesemente Catena si trovata in situazioni verificatesi di giorno, la sensazione che mi ha pervasa per tutta la lettura è stata quell'oppressione che il senso perenne di oscurità mi ha trasmesso. 
Un'oscurità legata alla storia più che agli ambienti. 
Mi auguro che alla fine Catena abbia trovato davvero la luce.


Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. Primo libro utile per il mese di novembre.
Partecipo inoltre, alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo n. 11 - libro scritto da un'autrice italiana vivente.

domenica 29 ottobre 2017

Sai tenere un segreto? (S. Kinsella)

In perfetto stile Sophie Kinsella
 
Il libro Sai tenere un segreto mi ha fatto sorridere, divertire ma anche arrabbiare, rattristare, emozionare. 
Emma è una ragazza come tante, con le sue debolezze, i suoi punti di forza e... i suoi segreti. 
Qualche segreto, chi non ne ha? 
Bhè... parecchi segreti. 
Piccini, mica tanto grandi, ma un bell'elenco. 
 
Si sforza quotidianamente di essere come tutti vorrebbero che lei fosse, per non deludere chi ha vicino cerca di farsi piacere ciò che non le piace, cerca di trattenersi ogni volta che vorrebbe protestare, cerca di sorridere quando nel suo intimo vorrebbe solo piangere. Una ragazza accomodante? Chiamiamola così. Ha un fidanzato che l'ama, che la adora, che farebbe di tutto per lei e che lei cerca di autoconvincersi che sia quello giusto, in principe azzurro che ogni donna vorrebbe. Eppure, eppure...
Eppure quando si trova in aereo, convinta di essere sul punto di morire per via di una turbolenza che le sembra piuttosto turbolenta, inizia a raccontare tutti i suoi segreti ad uno sconosciuto, in quell'aereo che la sta riportando verso casa dopo una trasferta (disastrosa) di lavoro.
Uno sconosciuto... e che sarà mai! Potrà mai incontrarlo di nuovo? Certo che no!
Invece, scopre essere il suo capo e, fino a qui, la storia parrebbe prendere la piega di una certa prevedibilità. 
Tra i due c'è una simpatica complicità e tutto ciò che accade ad Emma la rende un'eroina un po' sfortunata ma tanto simpatica. 
Potrebbe andare tutto liscio? Certo che no. 
 
La storia non risparmia una buona dose di divertimento per il lettore, messo davanti ad una pasticciona di prima categoria che sembra essere arrivata davanti al vero principe azzurro. Non manca, però, un retrogusto amaro quando la situazione inizia a precipitare con segreti che non sono più tali, con amici che tutto mi sono sembrati meno che amici (io avrei preso a calci ognuno di loro in un certo momento) per poi risollevarsi quando, finalmente, Emma riesce a liberarsi della zavorra che si porta dietro.
 
Ad un certo punto, convinta di essere arrivata al lieto fine e vedendo che mancavano ancora parecchie pagine mi sono anche chiesto cosa ancora potesse accadere... E c'è stata qualche sorpresa.
 
Emma mi è piaciuta molto: una ragazza davvero simpatica, infelice (anche se ci vuole un po' a cpiare  di esserlo) ma simpatica. Fin dall'inizio mi sono detta che meritasse un po' di serenità, quella ragazza, ed ho sperato che arrivasse il momento in cui il suo vero io potesse venire alla luce senza costrizioni. Come si può vivere in quel modo? Suvvia, non è semplice. Soprattutto se la nostra protagonista non riesce a starsene a bocca chiusa e proprio non ce la fa a tenere un segreto.
 
In alcuni momenti l'ho adorata (penso al pic-nic con al famiglia) mentre in altri l'avrei presa a schiaffi.
 
E poi c'è lui. Non il suo fidanzato no... Connor sembra quasi finto: la descrizione che lei ne fa, di un Ken biondo, rende perfettamente l'idea. Sembra proprio un personaggio finto, costruito con la plastilina.
 
No, per lui intendo l'altro, il grande capo, il riccone, l'uomo d'affari, Jack.
Devo ammettere che, dalle descrizioni che ho seguito, mi è parso che fosse più maturo di lei ma poi mi sono resa conto che non sono mai stati dati elementi che potessero portare in questa direzione. Non so come mai me l'ero immaginato brizzolato all'interno di quei jeans e quelle magliette che spesso gli vengono infilate addosso dall'autrice. Non ci sono elementi sull'età ma a me piace pensare che fisicamente sia così. Un bell'uomo, bello e misterioso, taciturno, capace di ascoltare (fin troppo capace, a dire il vero). Non fa pesare il suo essere il grande capo ma riserva qualche sorpresa, non del tutto positiva per la povera Emma. 

Ci sarà il lieto fine? Bhè, non resta che leggerlo!
A me è piaciuto e con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo libro con copertina rosa.