lunedì 25 settembre 2017

Hamburger & Miracoli sulle rive di Shell Beach (F. Flagg)



Se avessi dovuto giudicare dalla copertina non avrei mai scelto il libro Hamburger & miracoli sulle rive di Shell Beach di Fannie Flagg. Pur avendo apprezzato l’autrice in passato, l’orrenda copertina proposta dall’edizione Bompiani che ho trovato in biblioteca mi avrebbe senza dubbio indotta a passare ad altro se non fosse per la Challenge a cui partecipo, la Ruota delle Letture, per la quale avrei dovuto leggere un libro di questa autrice. E quello con l’hamburger in copertina era l’unico disponibile in biblioteca in questo periodo!

Stendendo un velo pietoso sulla copertina, dunque, ho iniziato la lettura.

Una bambina racconta, in un vero e proprio diario, le sue giornate. Poche pagine ed ho pensato che sarei morta dalla noi. Tanti i personaggi introdotti, racconti che cambiavano contesto da una riga all’altra e tanti argomenti introdotti quasi senza un senso logico. Noia, di sicuro!

E invece no! La protagonista ha undici anni quando inizia a scrivere il suo diario e buona parte del libro riguarda il suo undicesimo anno di vita: scrive come una undicenne anche se racconta cose che, a volte, mi sembrano poco adatte ad una bambina della sua età come, per esempio, il fatto di bere birra ed essere una vera intenditrice di questo tipo di bevande. Poi si scopre che suo padre è un gran bevitore (sempre sbronzo, così lo definisce sua figlia) e che le birre sono il minimo sindacale che entra in casa sua… 

Daisy Fay, questo il suo nome, racconta con semplicità la vita degli anni ’50 in un angolo d’America sconosciuto ai più, nel profondo Sud degli Stati Uniti, nello stato del Mississippi. Shell Beach, questa è la località dove la bambina si trova a vivere con genitori che litigano di continuo fino a prendere due diverse strade. La sua, quella di Daisy Fay, è legata a doppio filo con suo padre “…perché ha bisogno di me”.

Daisy Fay, con l’ingenuità della sua età, diverte il lettore e propone una varietà di personaggi che dipingono un quadro piuttosto colorito. E’ una ragazzina curiosa, pronta a scattare per un nonnulla, con dei sogni ben precisi in mente. Tiene un diario in cui scrive di tutto e di tutti. E non ha filtri nel raccontare ciò che capita a lei e alle persone che le gravitano attorno. Daisy Fay diventa adolescente e arriva a due passi dal matrimonio: cresce e con lei crescono e prendono strade nuove anche i personaggi di cui racconta. Quello che descrive è lo spaccato di un’epoca in una zona in cui vive gente fuori dalle righe, un po’ pazzerella e lunatica. Daisy Fay non si lascia spaventare dai tanti personaggi stravaganti che ha attorno. Anzi, lei riesce ad esserlo ancora più degli altri e riesce a lasciare il segno.

Lettura ironica e divertente che, a differenza di quanto immaginato all’inizio, non mi ha affatto annoiata. 

Il personaggio che più mi è piaciuto (troppo scontato amare la protagonista) è quello di Jimmy: si è portato nella tomba un amore mai palesato ma che, da tanti particolari, si comprende chiaramente. Forse lo comprendono tutti tranne che la destinataria di tale sentimento.

E poi il padre di Daisy Fay è un personaggio che non passa inosservato. Ha dei problemi con la bottiglia, è vero, ma ha anche un cuore grande. E' anche lui un po' pazzerello tanto che, ad un certo punto, qualcuno dice qualcosa del genere: ...la ragazzina non avrebbe potuto essere diversa, visto il padre! Insomma, un personaggio particolare, con idee fuori dalle righe ma che sempre è stato vicino a sua figlia, anche quando lei può aver pensato che non fosse così!

venerdì 22 settembre 2017

Tempi duri per i romantici (T. Fusari) - Venerdì del libro

Il tempo non può cancellare un grande amore. Anche se è un amore d'infanzia, nato tra un pizzicotto e la sbucciatura di un ginocchio, tra un pacchetto di patatine sgranocchiate davanti ad un film ed uno zaino troppo pesante per spalle esili.
Il tempo non può cancellare le emozioni, le aspettative, le promesse. Non le cancella, anche se poi ci si può mettere di mezzo la distanza - soprattutto se improvvisa - a scompigliare le carte.

E' quello che è accaduto a Stefano ed Alice: vicini di casa, amici da sempre, legati da un sentimento più forte di una semplice amicizia e, seppur nell'ingenuità dei loro 12 anni, si promettono di non lasciarsi mai o, per lo meno, di ritrovarsi per realizzare insieme i propri sogni.
Un mattino, però, Stefano bussa alla porta di Alice e nessuno risponde.
Nessuno risponderà per giorni e giorni. Altrettanti giorni passeranno, mesi ed anni. Stefano non l'ha dimenticata anche se nel suo presente non c'è più spazio per lei. Nella sua mente e nel suo cuore, però, Alice è viva più che mai e quando, finalmente, si decide di andarla a cercare, scoprirà di essere sempre stato tanto vicino al ritrovare quell'amore di un tempo. Ci prova, Stefano. Parte e la raggiunge avendo pochi, pochissimi elementi utili per arrivare a lei. Quei pochi che, però, gli basteranno per ritrovarla e per accorgersi di quanto sia cambiata.

Ma è davvero così, o è la corazza che Alice indossa ogni giorno per difendersi dalle prove che la vita le ha messo e continua a metterle davanti?
Davvero non c'è più Stefano nei suoi pensieri? Lo ha dimenticato come un ricordo poco importante, eliminato come una vecchia ciabatta inutilizzabile? 

Stefano ed Alice mi hanno emozionata.
Mi ha emozionata Alice con il suo tentativo di respingere l'amore di un tempo.
Mi ha emozionata Stefano con il suo modo così autentico di aprire se stesso a quella bambina che ora ritrova, a 22 anni, in un corpo di donna. 

Troppo bello per essere vero, mi sono detta in diversi passaggi.
Troppa felicità ritrovata con troppa facilità.

Devo dire che Stefano mi è sembrato troppo romantico per essere vero poi mi sono detta che già dal titolo avrei dovuto capire che il romanticismo avrebbe avuto una parte importante nella storia per cui ci poteva stare. Così, ho abbonato a Stefano alcuni eccessi che, secondo me, nella realtà difficilmente si verificano (o solo in qualche sporadica eccezione) ed ho anche perdonato all'autore di non aver fatto cenno all'epilogo di un aspetto importante della vicenda. Stefano si trova davanti agli occhi un'Alice diversa. Un'Alice che lavora in un ambiente tutt'altro che rispettabile e che non ci pensa due volte a fare uso della micidiale polverina bianca tanto di moda in certi ambienti. Ebbene, mentre più volte l'autore parla di questa sua abitudine, improvvisamene non se ne fa più cenno come se la cosa non fosse stata più detta. Ecco, è un dettaglio ma mi sarei aspettate maggiore approfondimento su questo punto anche solo per far capire che non si trattava di una vera e propria dipendenza.
L'ho perdonato, perchè anche io avrei voluto essere Alice nel trovare un amore così: un passato in comune che torna vivo più che mai in un presente in cui entrambi, soli e lontani dall'amore vero, rischiavano di perdersi. 

Di Stefano ho molto apprezzato il coraggio. Tempo fa, leggendo il libro Per voce sola della Tamaro mi è rimasto in mente un passaggio che richiamo perchè, secondo me, molto pertinente: l'amore richiede forza. Bisogna essere coraggiosi per amare.
Stefano mi ha confermato quanto ciò sia vero. Stefano ha il coraggio di amare. Ha il coraggio di partire, di lasciare tutto, di ricominciare. Questo mi ha fatto riflettere molto anche a livello personale, in merito a circostanze che non sto qui a raccontare ma l'ho ammirato per questo. Ha avuto quel coraggio che io credo di non aver avuto in passato. Vabbè, questo non c'entra. E' solo per dire che ho sentito quasi sotto la mia pelle la storia di Stefano e di Alice con un epilogo di cui avevo un vago sentore ma che non volevo prendere come ipotesi. Troppo bello per essere vero, dicevo...

E' un libro che si legge in fretta. Scritto in modo scorrevole, con ironia, divertente ma mai sopra le righe, con passaggi scanzonati ma che propone una storia molto profonda ed un amore grande. Quell'amore che auguro a tutti di vivere anche se a nessuno auguro lo stesso epilogo.

Con questo libro, che suggerisco per questo Venerdì del libro, partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0.
Partecipo inoltre alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo STANZA LIBROSA, libro recensito da La Libridinosa nel 2016 o nel primo periodo del 2017.

lunedì 18 settembre 2017

Vacanze al faro maledetto (D. Luciani)

Prendi un ragazzino convinto di essere un acuto investigatore che si ispira al grande Sherlock Holmes. Prendi una punizione che si trasforma in una grande opportunità di vivere un'avventura unica. Prendi un faro abbandonato attorno al quale aleggiano leggende e dicerie che lo danno per maledetto ed infestato dai fantasmi. Prendi anche una bella ragazza dai lunghi capelli neri, un'amica con un cane dall'aspetto singolare e fai un bel mix.
Il risultato è una storia con un protagonista divertente ma anche acuto, un adolescente che fa un po' di pasticci ma che è anche capace di fare chiarezza su un mistero alimentatosi nel tempo. Il risultato è la storia narrata nel libro Vacanze al faro maledetto che ho letto in e-book.

Lui è Jerry, la punizione arriva da suo padre che vieta a tutta la famiglia di andare in vacanza a seguito di un vero e proprio abbaglio preso dal ragazzo, il faro è quello di una località che la dice lunga già dal nome: Lido Funesto.
E poi la bella ragazza dai lunghi capelli neri risponde al nome di Noemi passando poi Tilla (Domitilla) e il cane Morti (Mortimer) che hanno già vissuto un'avventura in precedenza accanto al nostro protagonista.

Eh sì! Perchè Jerry e Tilla sono stati protagonisti di un altro libro - che io non ho letto - e nel quale sono emerse le capacità investigative dei due. Capacità messe a dura prova, questa volta, da fantasmi, presunti cadaveri, uomini incappucciati e nascondigli misteriosi. Ingredienti giusti, questi, per un mistero in piena regola e per un'indagine in piena regola: quella che avvia Jerry alle spalle della sua famiglia che, alla fine, al richiamo delle vacanze ha ceduto spinta (il padre in particolare) da una straordinaria offerta speciale.

Sarà stato davvero un affare o una clamorosa fregatura?
Jerry, di certo, ci ha visto lungo ed il mistero che trapela già dal nome del posto non gli ha lasciato dubbi! Affare, senza dubbio un affare soprattutto per vivere una intrigante avventura.

Si tratta di un libro per ragazzi ben scritto, storia ben costruita, non mi sono imbattuta in errori (è un aspetto a cui faccio caso ogni volta che leggo un e-book, dopo aver avuto diverse esperienze negative) e l'ho letto volentieri. E' per ragazzi, è vero, ma questo non vuol dire che sia scritto in modo elementare o scontato. No. Testo piacevole, personaggio ironico e divertente, indagini vere portate avanti con tanto di deduzioni logiche ed intuizioni, mistero fitto, fittissimo con un epilogo inaspettato.

Il personaggio che più mi è piaciuto... bhè, è Mortimer! Spesso sottovalutato, considerato una sottospecie di cane per via del suo particolare aspetto porcino, dimostra di essere un grande amico, un fedele compagno d'avventure ed anche di avere un certo fiuto.

Un dettaglio mi ha colpita: Jerry dice di avere 14 anni e in più di un'occasione lo si vede con in mano alcolici... Sarà pure per fare scena - il calice di champagne o di vino (non ricordo bene) e un singolare aperitivo alcolico nelle prime ore del mattino - per creare atmosfera in quelle singolari situazioni che vengono narrate ma sono aspetti che hanno un po' stonato nell'insieme, riferimenti a cui avrei fatto volentieri a meno soprattutto se penso che è una lettura per ragazzi. Nulla danno alla storia e la loro assenza nulla avrebbe tolto, almeno secondo me.

Con questa lettura partecipo e concludo la terza tappa della The Hunting Word Challenge con la parola FARO che trovo nel titol e rappresentata in copertina.

venerdì 15 settembre 2017

Le madri (B. Bennet) - Venerdì del libro


Sono loro, “Le madri”, la voce narrante del libro che ne porta il nome: un potente esordio della venticinquenne Brit Bennet che offre ai lettori una storia importante e bellissima, a mio parere.
Bellissima non perché rose e fiori, assolutamente. Anzi, l’ho trovata piuttosto triste…

Bellissima perché narrata con forza e con intensità anche – e, forse, soprattutto – nei passaggi più tragici. 
Tutto ruota attorno alla Upper Room Chapel, centro propulsore della comunità nera della California del Sud. Qui operano “Le madri”: donne che impiegano la loro giornata a fare del bene, a pregare e a mantenere viva e vivace la vita della comunità con il loro buon esempio ma anche grazie al loro modo di spettegolare che appare così naturale e quasi casuale da mettere paura. 

Per ognuno c’è un commento, non sempre benevolo.

Tanto più per Nadia Turner: una ragazzina ribelle che si porta addosso il peso della perdita prematura e tragica della madre e che vive con un padre distante, troppo distante per comprenderla ed esserle di conforto. Troppo distante per capire che sua figlia, diciassettenne, si trova a prendere una decisione che le segnerà per sempre la vita: nonostante il suo carattere forte e deciso, la scelta di non tenere il figlio che cresce dentro di se, suo e di Luke Sheppard figlio del pastore, le lascerà addosso segni più profondi di quanto lei stessa non potrebbe immaginare.

La storia inizia così: con un bambino mai nato, un abbandono, un amore finito e distanze da conquistare. Distanze da un padre che le sembra sempre più lontano, da un ragazzo che credeva l’amasse ma che l’ha lasciata al suo destino pur avendole messo in mano le banconote necessarie per pagare un intervento, distanze da un’amicizia che, seppur apparentemente forte e viva, è ostacolata da un segreto troppo grande, troppo importante per restare per sempre tale. Ma anche distanze da una comunità che, però, le manderà forte e chiaro il suo richiamo fino a che Nadia non ne diventa parte integrante. 

Ciò che più mi è rimasto in mente è quel senso di tristezza latente che ho provato leggendo questo bellissimo libro. Una storia triste ma profonda in cui “Le madri” non sono solo quelle della comunità nera ma sono anche tutte le altre che entrano ed escono dal racconto.

Nadia è una madre mancata, per sua scelta.
La sua amica Aubrey è una donna che cerca con le unghie e con i denti la maternità che ancora le manca, fino a che non avrà un fagottino rosa tra le braccia.
La madre di Nadia: nessuno sa perché ha deciso di farla finita così come nessuno sa quanto la sua assenza pesi per quella ragazzina che non riesce a darsi risposte capaci di farla rassegnare ad una così importante perdita. Una madre assente ma comunque presente nei pensieri di una giovane che cerca un posto nel mondo con le unghie e con i denti ma che, alla fine, nonostante la sua smania di conoscere posti nuovi, non andrà tanto lontano.
La madre di Luke: una donna potente, orgogliosa e protettiva nei confronti di un figlio che intende proteggere fino alla fine.

Un discorso a parte meritano, poi, i padri che vengono proposti come personaggi secondari ma che, a ben guardare, un ruolo secondario non ce l’hanno affatto.
Se solo ci fosse stato maggiore dialogo tra Nadia e suo padre forse le cose sarebbero andate diversamente così come se il pastore avesse affrontato in modo diverso “il problema”, soprattutto alla luce del fatto di avere un ruolo così importante all’interno di una comunità che, volenti o nolenti, si fonda sulla preghiera e su precetti che dovrebbero difendere la vita, ad ogni stadio.
Invece no. I padri restano in secondo piano dall’inizio alla fine ma la loro ombra è ben visibile lungo tutto il racconto.

Il libro cattura il lettore. Almeno con me è stato così. Complice un fine settimana piovoso, l’ho letteralmente divorato e lo consiglio senza riserve per questo Venerdì del libro ringraziando Laura “La Libridinosa” per avermelo suggerito per uno dei due obiettivi che mi sono stati assegnati in seno alla Challenge La ruota delle letture.

   
Quello di Nadia è un personaggio forte e debole al tempo stesso: forte nel suo modo di reagire davanti alle difficoltà, forte nel suo essere una ragazza nera ribelle, forte nel modo di proporre una scelta importante come se non ci fosse alcuna possibilità di replica ne’ di opposizione, forte nel lasciare tutto e tornare ad accudire suo padre in un momento di difficoltà. Ma Nadia ha anche i suoi punti di debolezza nel non riuscire a rinunciare ad un amore che non può darle quello che vorrebbe, nel non riuscire ad essere sincera come l’amicizia vera vorrebbe. Nadia è una ragazza, una donna molto bella ma anche segnata nel profondo da sue scelte che non restano confinate nel passato ma le conseguenze spuntano con insistenza dal  profondo della sua anima.

Molto efficace la descrizione dei meccanismi che regolano la comunità così come molto efficace è la narrazione affidata alle madri. Donne che fanno delle considerazioni a voce alta e che quasi si compiacciono delle disgrazie altrui e delle difficoltà di chi non potrebbe sopravvivere senza il loro aiuto e sostegno. Ma è davvero così? O, magari, è vero l’esatto contrario?

mercoledì 13 settembre 2017

Musica per un amore proibito (H. Münzer)

Diciamo subito che la traduzione italiana del titolo è del tutto fuori contesto. Non sono proprio riuscita a capire a quale amore proibito collegare questo titolo... non è affatto chiaro anche perché diverse storie si sovrappongono e se dovessi dire quali di questi fosse un amore proibito me ne verrebbe in mente uno molto fugace e durato appena qualche giorno (ed anche poche pagine, rispetto alle oltre 400 del libro). Un po' poco.

Posta tale premessa, il libro Musica per un amore proibito viene sviluppato su diversi livelli temporali - tecnica narrativa che va molto di moda e che, solitamente, se ben usata, è anche piuttosto efficace - ma che in questo caso mi sembra un po' sacrificata. Mi spiego. Il racconto si apre con Felicity che sta per lasciare Seattle, ed anche il suo fidanzato a dire il vero, per raggiungere Kabul e realizzare il suo sogno: fare il medico in quelle zone. Sta partendo ma quando si rende conto che sua madre, a pochi giorni dalla morte di sua nonna Deborah, è scomparsa abbandona tutto e si mette sulle sue tracce.
Martha, questo è il nome della madre di Felicity, si è recata a Roma dove viene raggiunta dalla figlia e viene trovata in con ritagli di giornale in mano ed un diario scritto in ebraico, rinvenuto tra gli averi personali di sua madre Deborah. Poche pagine per partire con questa premessa e fare, subito dopo, un tuffo nel passato. Per pagine e pagine viene raccontata la storia celata in quel misterioso diario scritto, peraltro, in una lingua arcaica alle due donne sconosciuta. Si torna ai tempi moderni soltanto alla fine, con poche pagine e un finale frettoloso. Un finale che riserva qualche sorpresa, non dico di no, ma dopo il lungo, lunghissimo sviluppo della storia di Deborah mi sarei aspettata maggior cura per il finale. E' come se la figura di Felicity e di sua madre fossero servite solo per introdurre il grosso del libro: la storia di Deborah. E' lei la vera protagonista. E' lei che ha portato nella tomba segreti, sofferenze ed orrori che il ricordo può far rivivere solo in parte ma che le sono rimasti, di certo, stampati addosso. 

Nel racconto sono coinvolte quattro generazioni di donne in un ambito spaziale che va da Monaco a Berlino passando per Cracovia e Città del Vaticano. Elisabeth, Deborah, Martha e sua figlia Felicity. Ognuna è protagonista, a suo modo, ma la figura di Deborah, almeno secondo il mio parere, domina su tutte.

Il mistero contenuto in quel diario porta indietro nel tempo, all'epoca della Germania nel pieno del periodo dell'ascesa hitleriana ed il suo contenuto spiegherà il perché nonna Deborah ha trattato sempre con distacco sua figlia Martha, quasi come se non provasse amore per quella figlia che si è sentita rifiutata. E la spiegazione arriva da terribili vicende legate alla guerra e a tutto ciò che ha portato son sè.

Molto dettagliata (forse troppo in alcuni passaggi) e circostanziata la parte storica, con chiara ispirazione a personaggi realmente esistiti. Devo dire che la storia appassiona pur lasciano un po' con l'amaro in bocca in riferimento a Felicity e Martha: nelle morte del racconto, quasi me le ero dimenticate, tanto è marginale la presentazione dei loro personaggi. E, come dicevo, il finale appare piuttosto frettoloso. Tanti i nomi stranieri che compaiono e che, ad un certo punto, mi hanno un po' confusa ma è solo un dettaglio nel complesso del racconto.

Ho letto questo libro nella versione e-book e, per fortuna, non mi sono imbattuta in errori che, in altre letture, mi hanno proprio innervosita. Meglio così!

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della The Hunting Word Challenge per la parola MUSICA che trovo nel titolo.

sabato 9 settembre 2017

Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato) - (V. Bramati)

Storia d'amore un tantino prevedibile ma libro piacevole ed anche con qualche colpo di scena.
Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato) è un libro che ho letto in fretta e che mi è molto piaciuto. Amicizia, amore, un pizzico di mistero ed anche un po' di giallo: il tutto, proposto in chiave moderna con riferimenti ad elementi attuali come può essere Harry Potter e libri recenti come Open o Io sono Malala

Leo - si chiama Agnese ma Leo è il nomignolo che si è conquistata con la sua chioma leonina - è un personaggio moderno che parte con una sofferenza insormontabile in corpo ma ritrova la voglia di vivere e di sorridere quasi per caso. Chiusa nella sua corazza, quando dopo la morte di sua madre si trova a vivere in un luogo che non le appartiene, lontano dalla sua città e immersa nella natura, tenta di chiudersi ancora di più a riccio ma si imbatte in qualcuno che non le permette di farlo.

Adelchi, è lui quel qualcuno: un amico caro, solare, intelligente capace di capirla ed amarla con intensità. Un amico che ogni ragazza vorrebbe avere: tenero e divertente, spontaneo e fresco nel suo atteggiamento di un po' più che amico

E poi c'è lui, il dottor Aleardi. Marco. Più grande di Leo, con più di dieci anni di differenza, è il sostituto di suo padre in qualità di medico e si trova a condividere con lei gli stessi spazi.  La storia inizia così. O meglio, il libro si apre con lei che scrive una lettera al suo prossimo marito. Una lettera che resta in sospeso perché, poi, partono i ricordi. La narrazione è particolare visto che l'autrice propone dei salti temporali proposti da un momento all'altro e lasciando anche dei discorsi sospesi, quasi come se si volesse lasciare al lettori una certa autonomia nell'intuire il prosieguo. Invece no, ciò che viene lasciato in sospeso in coda ad un capitolo viene poi ripreso e sviluppato quando meno te lo aspetti.

Il personaggio che ho amato più di tutti è senza dubbio Adelchi. Un ragazzo che all'apparenza potrebbe spiazzare per via del suo aspetto bizzarro ma che dimostra di avere un gran cuore oltre che una grande intelligenza ed un'accurata preparazione. E' un ragazzo estroverso e mai sopra le righe, tranne che nel vestire o nell'indossare catene ed orecchini vistosi. Ma sappiamo bene che non si può giudicare una persona dall'aspetto ed Ade ne è la dimostrazione. Ha una considerazione dell'impegno scolastico diversa da quella di Leo, è sempre pronto ad aiutarla, affettuoso, attento, tenero e dolce. I due sono accomunati dall'età e dal fatto di vivere in una zona di campagna che, però, vivono in modo differente. Sarà Ade che insegnerà a Leo a godere delle piccole cose e ad apprezzare il miracolo della natura che si manifesta in un tramonto, in una piantina che cresce, in un albero agitato dal vento. 

Le descrizioni che l'autrice offre degli ambienti in cui i due ragazzi vivono sono molto efficaci e quel tocco di romanticismo che emerge dal racconto non è affatto mieloso o eccessivo, così come non lo sono i momenti di intimità che vengono narrati con dolcezza e delicatezza, seppur nella loro intensità. Sembra un controsenso ma spero di essermi spiegata. Un bacio leggero, un caldo abbraccio, mani che scorrono frementi lungo la schiena non sfociano mai nella volgarità o nell'eccesso eppure trasmettono appieno le emozioni provati dai protagonisti.

Ma Ade e Leo sono accomunati anche da qualcosa di più profondo. Sono entrambi orfani - di padre lui, di madre lei - ed ostaggio di una sofferenza silenziosa, discreta ma profonda come quelle che solo la morte di un genitore può provocare.
A tal proposito si alimenterà anche un giallo su cui la ragazza cercherà di fare luce....

Il fatto che l'epilogo della storia d'amore sia prevedibile non mi ha disturbata  affatto. Ho apprezzato il libro nell'insieme e sono contenta di averlo letto. Lo suggerirò con calore. 

Un piccolo dettaglio che ho notato, solita pignoleria. All'inizio Adelchi mostra il cellulare spento e subito dopo si dice che mette le cuffiette per sentire musica dallo stesso cellulare.... piccola incongruenza.

Letto in e-book, per fortuna non mi sono imbattuta nei soliti strafalcioni che mi portano ad amare sempre meno il passaggio dal cartaceo al dispositivo moderno.


Con questa lettura partecipato alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quanto è uno dei titoli suggeriti. Per me è la prima lettura utile per la challenge nel mese di settembre.
Inoltre, partecipto alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo CUCCIA LIBROSA - un libro recensito da La biblioteca di Eliza.
 

giovedì 7 settembre 2017

C'è un cadavere in biblioteca (A. Christie)

C'è un cadavere in biblioteca è il secondo libro in assoluto che leggo di Agatha Christie ed è quello che mi ha permesso di conoscere il personaggio di Miss Marple. Non è il primo libro in cui la signora anziana compare, lo si capisce dalla narrazione quando si fa riferimento ad un'altra occasione in cui ha dato un positivo contributo alla buona riuscita di indagini legate ad un qualche caso che non conosco.
Nonostante ciò, non è mancato nessun tassello alla storia nel senso che non si tratta di una serie che necessita di essere letta in ordine, così mi è sembrato, per poter comprendere la storia. 

Miss Marple compare in punta di piedi e viene descritta in modo molto efficace sia dal punto di vista fisico che per quanto riguarda le sue abilità di investigatrice fuori dal comune.
Miss Marple era famosa per l'abilità di collegare piccoli, insignificanti fatterelli del paese con problemi gravi, in maniera tale da gettar luce su di questi.
...accanto alla terza colonna c'era una vecchia signora dal volto dolce, tranquillo e zitellesco, la cui mente ha sondato le bassezze dell'umanità malvagia e che ha molta pratica. E' Miss Marple. Viene dal paese di St. Mary Mead (...) ed è molto abile in fatto di delitti.
Tanto basta per inquadrare il personaggio che, comunque, viene arricchito di dettagli strada facendo. Una nonnina piuttosto acuta, attenta ai dettagli e capace di fare la differenza al punto tale che in un'indagine legata alla morte misteriosa di una ragazza - il cui cadavere viene rinvenuto nella biblioteca di un'abitazione in cui vivono persone che sostengono di non conoscerla - viene consultata affinché i suoi ragionamenti possano dare una mano a chi sta indagando, peraltro senza riuscire a cavare un ragno da un buco.

Non si spiega come mai quella ragazza, o meglio il suo cadavere, sia finito dove è stato rinvenuto. Non si spiega chi possa aver avuto il movente e l'occasione per spezzare quella giovane vita.
Anzi, due. Il caso si complica quando viene rinvenuto un secondo cadavere, di una seconda ragazza, carbonizzato in un'auto.

E' un libro piuttosto vecchio (la prima pubblicazione è del 1942) e lo stile di scrittura è un tantino arcaico. Non me ne vogliano gli estimatori di Agatha Christie. La narrazione è piuttosto ricca di descrizioni, di dettagli ma procede un po' lentamente. Si apre con il ritrovamento del cadavere e la storia prosegue piccoli pezzetti che emergono dai discorsi fatti dai vari personaggi che intervengono ad arricchire la trama. A proposito di personaggi, ho apprezzato la presenza, all'inizio del libro, di un elenco dei personaggi. Un buon aiuto per seguire la storia soprattutto visto che di nomi ne vengono proposti diversi e a volte si fa fatica a capire di chi si stia parlando.

E' lei, la docile nonnina, a scoprire l'assassino e con i suoi ragionamenti fatti a voce alta fa capire al lettore cosa l'ha insospettita, cosa l'ha incuriosita e quali sono stati gli elementi chiave delle sue deduzioni.

Che dire... forse sono abituata a gialli più moderni, più carichi di tensione e di azione per apprezzare appieno storie d'altri tempi. In alcuni punti la lettura è proseguita a rilento (mi sono distratta facilmente) e questo è segno che il libro non mi ha presa in modo assoluto come avviene quando non riesco a smettere di leggere. 
Ho molto gradito il formato - è una ristampa Hachette, credo che fossero delle pubblicazioni settimanali da acquistare in edicola ed io l'ho preso in prestito in biblioteca - e risale, se non ho capito male, al 2001: formato maneggevole, copertina rigida, comodo da tenere in borsa.

Non è un libro che boccio perché ben scritto, storia comunque ricca di dettagli ma, a tratti, un po' troppo lenta. Per questo, il mio è un !
Cercherò qualche altro di suo...