venerdì 16 novembre 2018

Il mago di Oz (F. Baum) - Venerdì del libro

Sì, lo so... la mia proposta per il Venerdì del libro di oggi non è originale, non è niente di nuovo, è un libro che tutti hanno sicuramente letto, gran classico della letteratura per ragazzi.
Io, però, non l'avevo ancora letto fino a qualche giorno fa quando l'ho preso in prestito in biblioteca.
A dire il vero non conoscevo nemmeno a grandi linee la storia. Sapevo quali fossero i personaggi per sentito dire ma della storia, zero!
Meglio tardi che mai, dirà qualcuno.
Ed in effetti è proprio così. Meglio tardi che mai!

Leggendo l'edizione Classici Tascabili Giunti Junior de Il mago di Oz che ho trovato in biblioteca ho conosciuto il mondo di Dorothy. O, meglio, ho conosciuto il nuovo mondo di Dorothy visto che la ragazzina se ne stava tranquilla con i suoi zii nel Kansas prima di partire, suo malgrado, per un fantastico viaggio che la porterà a conoscere personaggi molto singolari e a vivere avventure inimmaginabili.

Per via di una particolarissima situazione, la nostra protagonista si trova in un mondo lontano da casa, dove tutto è diverso dal solito ambiente che era abituata a vedere. Incontra dei personaggi che diventeranno in fretta suoi amici e con i quali condividerà un'entusiasmante avventura.
Innanzitutto Dorothy si trova in un nuovo mondo assieme al suo cagnolino Toto. E fin qui, niente di strano.
Le stranezze arrivano quando si imbatte in un Boscaiolo di Latta, in uno Spaventapasseri e in un Leone.

Tutti sono accomunati da una missione: trovare il Mago di Oz, l'unico che potrà aiutarli. Dorothy vuole tornare a casa dai suoi zii, il Boscaiolo è alla ricerca di un cuore, quel cuore che dice di non avere più, lo Spaventapasseri cerca un cervello, quello che dice di non avere in zucca. E il Leone? Bhè, lui è alla ricerca di quel coraggio che sostiene di non avere.

I lettori fanno un viaggio fantastico, avventuroso e allo stesso tempo semplice, non eccessivamente artificioso come spesso sono i libri di avventura più moderni.

Dorothy è una ragazzina adorabile. Delicata, tenera, rispettosa, sempre pronta a vedere il lato positivo di ciò che accade. Si sottovaluta un pochino ma credo che ciò faccia parte del suo carattere cristallino. 

Il mago di Oz riserverà qualche sorpresa ai nostri avventurieri ed anche ai lettori. 

E' una lettura che consiglio a giovani lettori e non solo. Lo stile è scorrevole, le descrizioni precise e non troppo costruite, sufficienti per rendere l'idea con precisione e con i giusti colori di ciò che accade.  
L'autore tocca tematiche importanti come l'amicizia - quella che lega Dorothy ai suoi compagni di avventura - come il credere in sé stessi.
E' questo l'aspetto più importante della storia, secondo me. 

E' proprio vero che il Boscaiolo di Latta non ha un cuore, o è forse lui che crede di averlo perduto? 
E' proprio vero che il Leone non è coraggioso, o è forse che non crede nelle sue capacità?
E' proprio vero che lo Spaventapasseri non ha un cervello, o è forse che sottovaluta un po' la sua capacità di ragionamento?

Un insegnamento per tutti, quello che arriva dalle pagine del libro, e non solo per i più giovani. 
Una iniezione di fiducia, anche se arriva da un libro per ragazzi oramai datato, non è mai troppa!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro per ragazzi da cui è stato tratto un film ma anche alla Visual Challenge visto che in copertina Dorothy indossa un bracciale, utile per questo periodo di gara.

Non è mai troppo tardi per leggere un bel libro. Lo dico da sempre, e credo di averne le prove!!!

giovedì 15 novembre 2018

Tre donne. Una storia d'amore e disamore (D. Maraini)

Mi sono innamorata della copertina e del ricordo che avevo di un precedente libro letto di Dacia Maraini e che porto nel cuore.
Non ero andata in biblioteca in cerca di questo libro ma non sono riuscita ad evitare di portarlo a casa dopo averlo avuto tra le mani. Sembrerà scontato ma... è stato lui a trovare me.

All'attrazione che si è creata tra noi, però, non è corrisposta la stessa sensazione per la storia che mi è piaciuta solo in parte. 

La Maraini propone la storia di tre donne: una ragazzina di sedici anni, sua madre e la sua nonna sessantenne che vivono insieme senza alcun uomo in casa.
Lo stile narrativo è quello epistolare. 

La più giovane, Lori, tiene un diario ed attraverso quelle pagine fa conoscere al lettore la sua inquietudine, il suo modo un po' sconsiderato di essere un'adolescente che non considera la madre come un punto di riferimento e che considera la nonna un po' svitata.

Maria, la mamma di Lori, scrive lunghe ed appassionate lettere d'amore al suo François: un uomo che vive lontano ma che ricambia il suo sentimento. Per guadagnarsi da vivere fa la traduttrice e vive di libri, di parole. Una svampita, così la considerano sia sua figlia che sua madre. Una svampita che, però, cerca di farsi in quattro per essere utile in casa tanto che le altre due donne non si occupano altro che di loro stesse lasciando alla svampita i mestieri di casa oltre che il suo lavoro.

Gasuina è la più anziana. E' ancora una bella donna, ha dei trascorsi da attrice, ama la vita e l'amore. Non si tira indietro quando c'è da flirtare con qualche bell'uomo e non se ne vergogna. E' una donna che ancora piace, che ci può fare? Lei non tiene un diario e non scrive lettere ma affida i suoi pensieri ad un registratore.

La vita delle tre donne scorre sempre uguale, ogni giorno uguale all'altro.
Tra le tre il rapporto più diretto è quello tra nonna e nipote. Maria resta una figura quasi marginale, confinata nella sua storia d'amore in punta di china, storia d'altri tempi e che - agli occhi di sua figlia - puzza di muffa!

Gesuina e Lori parlano, si conoscono profondamente, conoscono l'una i segreti dell'altra mentre Maria sembra quasi vivere in un mondo tutto suo ma non per sua volontà. E' come se il mondo attorno a lei andasse avanti mentre la sua vita resta appesa a lettere e traduzioni. Poco sa di sua figlia e, a dire il vero, ciò che accade tra una lettera ed una registrazione a tratti ha dell'assurdo.

La figura che meno mi è piaciuta è stata quella di Lori: ok, è un'adolescente con tutto ciò che la sua età si porta dietro ma il suo modo di fare è irritante, il modo in cui parla di sua madre mi ha ferita, quasi come se la compatisse ma senza mai sforzarsi di avere un contatto con lei. 

Quella che mi è piaciuta di più, invece, è senza dubbio la nonna Gesuina. Quel suo modo di affrontare la vita con leggerezza ma anche di caricarsi di responsabilità quando necessario, quella sua spensieratezza nell'approcciarsi con l'altro sesso mi sono proprio piaciuti.

Ho trovato alcuni atteggiamenti molto superficiali da parte di tutte e tre le donne ma poi, a ben pensare, nella vita di ogni giorno quante volte capita di comportarsi in un certo modo senza pensare troppo alle conseguenze?

Non è una storia che mi ha catturata, lo dicevo in apertura. Però ha alimentato in me delle sensazioni (anche l'irritazione che ha provocato in me il comportamento di Lori è una sensazione, un'emozione, giusto?) e questo vuol dire che non è del tutto da bocciare. 

E poi... posso essere sincera fino alla fine? Una figlia come Lori non la auguro a nessuno!

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto uscito nel 2017 (spicchio verde) ma anche alla Visual Challenge visto che ha in copertina una chiave, elemento utile per questo periodo di gara.

martedì 13 novembre 2018

L'età dello Tsunami. Come sopravvivere ad un figlio pre-adolescente (A. Pellai - B. Tamborini)


La copertina ben rende: un groviglio di linee che, secondo il mio parere, richiama un groviglio di emozioni, di pensieri, di idee ma anche di paure e fragilità.
E' quello che accade nel periodo della pre-adolescenza ed è l'argomento di cui parlano Alberto Pellai e Barbara Tamborini: coppia nella vita, i due autori hanno portato la propria esperienza e le proprie considerazioni di esperti (medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva lui, psicopedagogista lei) oltre che di genitori di quattro figli.

L'età dello Tsunami: come sopravvivere a un figlio pre-adolescente è un libro che si è rivelato molto utile per una  mamma di due pre-adolescenti (13 e 11 anni) come me.

Dopo aver inquadrato la figura del pre-adolescente (di adolescenti si parla molto ma di coloro che non sono più bambini ma non ancora adolescenti a dire il vero si parla poco) e ne vengono delineati i caratteri. E' una descrizione che calza a pennello ai miei ragazzi e nella quale mi sono trovata al 100%.

Il libro è scritto in modo chiaro, con esempi di situazioni pratiche, di dialoghi tra genitori e figlio/a, reali momenti di vita che sintetizzano ciò che accade in una famiglia come la nostra. 
Secondo il mio parere gli autori non hanno l'ambizione di dare delle formule magiche da applicare in modo rigido per districare quel groviglio di cui parlavo all'inizio ma invitano il lettore (o, farei meglio a dire, i lettori visto che entrambi i genitori sono caldeggiati a leggere il libro) a riflettere su ciò che capita in casa, sulla propria situazione di genitore, sulla propria capacità di ascoltare, di non rispondere alle provocazioni e sulla capacità di aggiustare il tiro dopò aver riflettuto.  

Molto interessante la parte in cui viene proposto un viaggio nella mente del pre-adolescente: vengono fornite informazioni scientifiche (chiare e facilmente comprensibili) su ciò che accade, nell'età della pre-adolescenza, nei nostri figli a livello neuronale, emotivo, psicologico oltre che fisico. Trovo che questo sia un approfondimento molto utile e spesso sottovalutato quando si parla di età difficili.

Non manca il riferimento al ruolo del genitore, ovviamente: mamme e papà sono invitati a riflettere su sé stessi, su proprio modo di essere e di relazionarsi con i propri figli con tanto di test. 

Nessun capitolo è dedicato alle formule magiche o alle regole da applicare in modo rigido per essere all'altezza della situazione: ho molto apprezzato questo aspetto, il non voler dare ricette ma invitare alla riflessione, al confronto tra marito e moglie su un argomento delicato come può essere quello della crescita dei propri figli. 

Vengono proposti anche dei film da vedere insieme e per ognuno è proposta una scheda in cui vengono indicate alcune informazioni utili per mettere a frutto la visione. 

Presenti, nella parte finale del libro, dieci situazioni tipiche, comuni a quell'età, con l'indicazione di alcuni comportamenti scorretti ma anche quelli corretti da tenere di volta in volta. Anche in questo caso non le ho interpretate come ricette da applicare in modo rigido ma come analisi di reazioni giuste o sbagliate. Ulteriori spunti di riflessione.

Secondo il mio parere, ed anche in base alla mia esperienza, il messaggio più difficile da mettere in pratica è quello di riuscire a non rispondere alle provocazioni, a restare calmi davanti ad atteggiamenti a volte anche verbalmente violenti, di far sentire la nostra vicinanza di genitori e la nostra comprensione anche nel momento in cui saremmo più portati ad urlare e magari a far partire un ceffone. Su questo c'è da lavorare.
Ho riflettuto sui miei ragazzi, è vero, ma anche molto su me stessa... Io, ad esempio, a volte alzo la voce come se questo fosse l'unico strumento che ho per far sentire la mia autorità. Devo dire che la riflessione che ho fatto insieme agli autori mi è stata molto utile ed ho iniziato fin da subito a sperimentare qualche cosa di diverso con loro. 

Trovo che sia un libro molto utile per genitori ma anche nonni, perché no, o per quanti abbiano a che fare con ragazzini di questa età per aiutarli a crescere ma, in primis, per crescere con loro senza farsi travolgere dallo Tsunami che è in loro.

Con questa interessante ed utile lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con la copertina rossa.

venerdì 9 novembre 2018

La treccia (L. Colombani) - Venerdì del libro

Smita, Sarah e Giulia: tre donne, tre storie in tre continenti diversi, tre vite che si trovano legate l'una all'altra anche se nessuna di loro lo sa. 
Sono le vite di queste tre donne ad essere raccontate nel libro La treccia: storie emozionanti proposte al lettore da un'autrice che cattura con uno stile di scrittura delicato ma potente, capace di arrivare al cuore.
Smita è un'intoccabile: ha un destino segnato come lo è stato per sua madre, per sua nonna e come lo sarà per sua figlia. Vive in un villaggio indiano ed è una dalit: una donna che vive ai margini della società e che per mestiere - se così si può definire - pulisce le latrine altrui. Smita, però, vuole opporsi a qual destino: non permetterà a sua figlia di avere la sua stessa sorte e farà tutto quanto le sarà possibile per scrivere la parola fine a tutto ciò.
Dovrà fare una scelta importante, rischiosa, definitiva.

Giulia abita a Palermo: vive in famiglia, lavora nel laboratorio di suo padre che, da generazioni, realizza, vende ed esporta parrucche realizzate con capelli veri. Un lavoro paziente, minuzioso che subisce uno scossone nel momento in cui il titolare non può più occuparsene.
Davanti ad una situazione inaspettata, ad un vero e proprio terremoto nella vita sua e della sua famiglia, Giulia dovrà prendere una decisione importante.

Sarah è una donna di successo: vive a Montréal, è un avvocato che ha sacrificato tutto per la sua carriera e non si pente di averlo fatto. E' una donna decisa, forte, che non ha punti deboli o, se li ha, sa bene come non mostrarli. E' ambiziosa e punta in alto anche se questo vuol dire dover perdersi la crescita dei propri figli, non avere mai un giorno di ferie, sacrificare il riposo che spetta ad ognuno, mandare a monte due matrimoni.
Eppure arriva il momento in cui deve fare i conti con una realtà che non aveva affatto preso in considerazione prima di allora.

Tre donne che vivono, con coraggio, un presente che non fa sconti a nessuna.
Tutte e tre lottano per il loro futuro con strumenti che nemmeno immaginavano di avere a loro disposizione.

La trecca è un libro originale e molto ben scritto. Già questo basterebbe per essere consigliato in questo Venerdì del libro. Se poi aggiungiamo protagoniste femminili dalle personalità ben delineate e capacità dell'autrice di incuriosire ed emozionare allora gli ingredienti ci sono tutti.

Delle tre storie secondo me quella di Sarah è la più scontata e prevedibile. Nonostante ciò, l'ho apprezzata anche perchè nel suo caso emerge una particolare discriminazione, nel mondo del lavoro, che lei non avrebbe mai immaginato di sperimentare sulla sua pelle: viene discriminata perchè malata. 

La storia di Smita è quella che mi ha colpita maggiormente e, lo ammetto, mi ha turbata parecchio: il pensiero che possano esistere davvero persone considerate addirittura come inquinanti, che con il solo respiro possono inquinare l'aria respirata dalle classi superiori... il pensiero di persone confinate ai margini della società e che le donne vengano costantemente violentate anche come punizione nei confronti dei loro uomini, dei loro fratelli... il pensiero che a questo destino non ci si possa ribellare mi ha fatta rabbrividire. Una realtà terribile, terrificante, inconcepibile.
Eppure i dalit esistono davvero!

La storia di Giulia assume risvolti che non mi aspettavo: non è scontata come quella di Sarah ma nemmeno sconvolgente come quella di Smita. Eppure colpisce e lascia il segno.

Donne diverse, diverse le loro abitudini, la società in cui vivono, le prove che la vita mette loro davanti. Eppure, si scopre un legame sottile ma importante. Ed il bello del libro è anche arrivare a comprendere quale sia questo legame.

Trovo che sia davvero un bel libro. Lettura scorrevole, bella copertina, storie che catturano ed emozionano. E' questa la mia proposta per  la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto libro con una sola parola del titolo (articoli esclusi). Inoltre, è anche la mia proposta per la Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito.

mercoledì 7 novembre 2018

Nella tana dei lupi (A. Holt)

Birgitte Volter è una donna importante. 
E' il primo ministro di Norvegia.
O meglio, lo era.
Birgitte Volter viene trovata morta nel suo ufficio ad Oslo e questa volta, trattandosi di una morte illustre, le indagini sono più serrate del solito.
Nel libro di Anne Holt Nella tana dei lupi, l'ultimo che ho letto della serie  Hanne Wilhelmsen/Håkon Sand la polizia si muove in un ambiente politico nel quale emergono, giorno dopo giorno, aspetti poco chiari, meccanismi inimmaginabili, equilibri delicati.

Non è semplice fare chiarezza su una morte così inspiegabile. 
Inspiegabile in quanto coloro che avrebbero potuto essere i primi sospettati vengono, l'uno dopo l'altro, esclusi. Inspiegabile in quanto l'ambiente in cui la vittima viene trovata era - o, almeno, avrebbe dovuto essere - superprotetto.

Chi e perché ha ucciso il primo ministro? 
E' stato ucciso il primo ministro in quanto tale? 
O è la donna Birgitte Volter ad essere stata assassinata? 
Questioni private? Rivalità d'amore? 
E' stata assassinata o può trattarsi di qualche cosa di diverso?

Questa volta la coppia Hanne Wilhelmsen/Håkon Sand ha un ruolo marginale nelle indagini. Lei è fuori dal suo ambiente lavorativo per un anno di riposo (non ricordavo nessun accenno a ciò nel libro precedente, probabilmente non c'era proprio) ma torna ad Oslo per svolgere  comunque indagini in via informale lasciando l'ufficialità alla polizia.

Nel corso dello svolgimento delle indagini emergono situazioni - anche datate nel tempo - che appaiono legate a doppio filo agli accadimenti attuali. Si scava nella vita personale dei protagonisti, della vittima ed emerge tanta sofferenza, una sofferenza che si respira a casa della famiglia di lei dove sono rimasti, solo con loro stessi, suo marito e suo figlio che fanno fatica a relazionarsi l'uno con l'altro, soprattutto dopo quanto accaduto.

Senza svelare altro della trama mi limito ad alcune considerazioni.
Innanzitutto questa volta mi sono imbattuta in diversi errori di battuta con accenti dove non servivano, con lettere infilate nel posto sbagliato... Mi è sembrato strano perché leggendo libri della collana Stile Libero Big di Einaudi Editore non mi  era mai capitato. Di solito errori di questo tipo si incontrano nelle versioni in e-book dei libri, quelli di case editrici minori soprattutto. Stavolta non è stato così.

E poi trovo che l'autrice si sia dilungata troppo su aspetti che hanno deviato il discorso su un binario morto. Si dilunga molto, troppo, su equilibri politici che, a ben guardare, poco danno alla storia.
I personaggi sono tanti e per via dei nomi norvegesi ammetto di aver fatto fatica a memorizzare chi fosse l'uno o l'altro. In alcuni casi ho dovuto soffermarmi un momento anche a capire se si trattasse di un uomo o di una donna: un mio limite, lo ammetto, ma ciò ha rallentato la lettura.

Non è una storia che mi ha appassionata più di tanto e devo ammettere che mi aspettavo qualche cosa di meglio. Non è la prima volta che la Holt usa ambienti politici per dare corpo a delle storie ma stavolta qualche cosa non ha funzionato, almeno per me.

In alcuni momenti mi sono proprio annoiata e non vedevo l'ora di passare al capitolo successivo.
Alcuni dettagli mi sono sembrati inutili, alcuni discorsi inseriti solo per allungare il brodo, alcuni personaggi difficili da inquadrare.
Stavolta non è scattata la scintilla ed anche Hanne Wilhelmsen con questo suo esserci-non esserci mi è sembrata un po' appannata.

D'altra parte, mi è piaciuto il voler proporre personaggi femminili forti, donne importanti (e non solo la vittima e colei che contribuisce a fare chiarezza sulla sua morte) e di carattere. 

Il finale non mi è dispiaciuto ma complessivamente il libro non mi ha presa come mi sarei aspettata. Peccato!

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo, autore nordico.

mercoledì 31 ottobre 2018

Zucchero filato (D. Visser)

Ha aspettato tanto il ritorno di suo padre e quando lui torna a casa la loro vita non è  più la stessa. Non è più lontano, è vero, ma non è  più lui. Ezra se ne rende conto subito. Ha dodici anni, oramai... certe cose le capisce. Non come sua sorella che di ani ne ha otto ed ancora  gioca con le Barbie! 
Si rende conto che qualche cosa non va in quell'uomo scosso, così facilmente irritabile ed impressionabile. Non era così il suo papà. Il papà di prima. 

Lei capisce che qualche cosa si è spezzato in lui e sa bene che ciò avrà delle conseguenze.

Zucchero filato racconta i segni profondi che la guerra può lasciare in chi torna. Racconta come gli equilibri familiari vengano meno da un momento all'altro. Racconta la voglia di tornare ad essere una famiglia anche nei momenti più difficili.

La mamma di Ezra e di Zoe, la sua sorellina minore, è una figura chiave del racconto secondo il mio punto di vista. È una donna che tenta di nascondere l'evidenza, sulle prime, ma che comprende quale sia l'unico modo per aiutare suo marito e per dare una seconda opportunità alla loro famiglia.

Non è una posizione semplice, la sua. Si trova a fare scelte inevitabili e che anche lei ha cercato di scartare, all'inizio. 

Ezra non condivide la scelta della madre ma ben presto si troverà a fare i conti con la realtà. 

Il libro, di piccolo formato e molto comodo da tenere in borsa, è proposto con caratteri ad alta leggibilità e fa parte della collana "Gli arcobaleni" di Camelozampa editore. 
Propone un argomento non semplice per un giovane lettore ed introduce temi importanti come le conseguenze psicologiche della guerra sui reduci, le violenze in famiglia, la presenza di personale dei servizi sociali accanto a famiglie in difficoltà. Non sono concetti semplici per un giovane lettore.

Ezra ė una ragazzina coraggiosa, pronta a tutto pur di difendere le persone che ama. La figura del padre, contrariamente a quello che si potrebbe pensare,  è marginale. Una figura discreta pur essendo lui stesso il punto centrale della storia.

Il titolo porta un po' fuori strada. Se non si legge la trama, titolo e copertina secondo il mio parere fanno pensare a qualcosa di diverso anche se il richiamo allo zucchero filato, nella storia, non è casuale e ce se ne rende conto andando avanti con la lettura.

Con questo libro partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un prato, utile per questo mese di gara che va verso la conclusione.

Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone (M. De Giovanni)

Mi mancavano i Bastardi. Per scelta non ho visto la serie tv restando affezionata alla loro immagine che mi è arrivata dai libri di Maurizio De Giovanni e non me ne pento affatto.

Aspettavo l'occasione giusta per tornare a vivere con loro un'avventura e tornare a sbirciare nelle loro vite ed eccola qui, servita su un piatto d'argento quando, per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle mi è stato assegnato, come obiettivo, un libro con fiori in copertina. I fiori ci sono, nella cartolina, e non solo loro! C'è anche una donna che mi permette di partecipare anche alla Visual Challenge
e, per concludere in bellezza, riesco a partecipare anche alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo in quanto libro da cui sia stata tratta una serie. Una triplice buona occasione per tornare a Pizzofalcone.

Un uomo viene trovato privo di conoscenza in un cantiere della metropolitana. Nessun documento, coperto di sangue, con chiari segni di un pestaggio e nessun elemento che possa aiutare coloro che si trovano ad indagare sul caso: Palma e i suoi, i Bastardi di Pizzofalcone
Dalle indagini emergono le sue origini: americano, figlio di un'ex attrice di Hollywood molto famosa all'epoca, ora malata di Alzheimer, fratello di Holly e con le quali ha raggiunto Sorrento per una vacanza. 
Difficile capire chi e perché possa aver ridotto quell'uomo in fin di vita ma i Bastardi - nei confronti dei quali, come al solito, i superiori non hanno alcuna fiducia - pian piano mettono insieme elementi che collegato il passato al presente e fanno emergere un segreto lungo cinquant'anni ed una realtà molto pericolosa. 

Si intrecciano affetti, sacrifici per amore, scelte importanti, legami di sangue, vicende losche e pericolose in una storia proposta in perfetto stile De Giovanni. Pian piano emergerà uno scenario del tutto inaspettato e molto più pericoloso di quanto si potesse immaginare.
L'ispettore Lojacono, il Cinese, agli ordini del commissario Palma, si trova ad indagare attuando i suoi soliti metodi poco ortodossi: ritroviamo il suo intuito, la sua calma - è uno degli aspetti che più mi piacciono di lui, quel suo modo di mantenere il controllo anche quando le circostanze porterebbero a ben altro - la sua capacità di guidare un gruppo con un metodo che, anche se fuori dai canoni, porta di solito i suoi frutti.

In questa storia ho apprezzato l'equilibrio perfetto in cui il passato ed il presente si intrecciano con maestria. Ma ho anche apprezzato le novità: la squadra si sposta a Sorrento ed anche il crimine commesso è diverso dal solito... 

Oltre alla storia, al mistero ben imbastito e strutturato, oltre all'abilità narrativa di De Giovanni rispetto alla quale non avevo alcuni dubbio, ho apprezzato molto l'aspetto umano che l'autore sottolinea ogni volta. Giorgio Pisanelli, Alex Di Nardo, Francesco Romano, Ottavia Calabrese, Marco Aragona: sono le loro storie, le loro fragilità, le loro passioni a rappresentare un'ulteriore ricchezza anche al di fuori delle indagini ed è questo che più mi piace nei Bastardi, in tutta la serie. Sono loro che si fanno amare. E' Lojacono con il suo bisogno d'affetto, è Marco Aragona con il suo piglio da ganzo ma con la sua estrema timidezza in fatto di cuore, è Alex Di Nardo con il suo rapporto conflittuale con un padre che, a differenza di quanto lei possa pensare, l'ama più di ogni altra cosa. Ma lo è anche Ottavia con quel figlio difficile e quell'amore impossibile e lo sono tutti gli altri.  Ognuno con una storia da raccontare, ognuno con un frammento di vita consegnato al lettore per permettergli di prendere la propria esistenza tra le mani e tirare le somme.

In questo capitolo uno dei personaggi che più mi ha colpita e fatta riflettere è stata una donna... Laura Piras, quel magistrato che ha messo la carriera davanti a tutto e che è sul punto di sacrificare molto per questo. Una donna che deve sempre apparire fredda, dura come la pietra ma che nasconde un'anima calda e pulsante, una donna combattuta tra l'amore e l'attrazione per un uomo e la sua carriera. Una carriera che potrebbe risentire di un legame affettivo profondo, tanto più se c'è una figlia di mezzo. Quanto spesso capitano situazioni di questo tipo, nella vita reale? Quanto coraggio mette in campo una donna nel fare una scelta?

Ed anche un'altra figura femminile mi è particolarmente piaciuta: una donna costretta a vivere nell'ombra ma che è stata capace di dimostrare carattere e coraggio, pur essendo considerata una specie di nullità da chi, invece, ha molto da temere da lei. Mai sottovalutare una donna, soprattutto se ha una vita da proteggere oltre alla propria!
Non posso dire di chi si tratta visto che non amo lo spoiler ma chi ha letto il libro - o lo leggerà - non avrà bisogno di altri elementi per capire.

Bel libro. Letto in poco tempo. Non perché avessi voglia di una lettura frettolosa ma perché è una di quelle storie che chiamano il lettore quando lascia il libro sul comodino, una di quelle storie per le quali si sacrifica qualche ora di sonno senza rimpianti! 
Consigliato. 
Ovviamente andando in ordine con la lettura: pur essendo una vicenda autoconclusiva sul fronte delle indagini, le storie dei protagonisti iniziano da lontano e si rischia di non comprendere appieno alcuni passaggi perdendosi le tappe precedenti. 

Ps. ci sono delle sorprese sul finale e non manca una capitolo in cui - e non è la prima volta nelle storie di De Giovanni - vengono proposti adi vite di persone che non diventeranno mai protagoniste ma che vivono drammi personali non di poco conto... Un modo, così lo interpreto io, per trasmettere al lettore che sono tante le vite ad un bivio, anche quando l'attenzione dei più è concentrata altrove.