sabato 18 agosto 2018

Forse un giorno (C. Hoover)

Ridge è un musicista. Scrive canzoni, musica e parole e ogni giorno, alla stessa ora, suona dal terrazzo di casa.
Sydney ogni giorno lo vede e lo sente suonare. Ogni giorno resta affascinata da quel suo modo di pizzicare le corde, da quel suo modo così singolare di tenere la chitarra. 

Lui vive con un amico - Warren - ed ha una fidanzata, Maggie.
Lei vive con un'amica - Tori - ed ha un fidanzato, Hunter.

Si amano. 
Hanno ognuno ha la propria storia alle spalle, un presente da vivere ed un futuro tutto da scrivere insieme.

Non sempre, però, la vita prosegue lungo i binari che ognuno ha cercato di indirizzare e succede che Ridge è testimone oculare del tradimento di Hunter ai danni di Sydney con Tori e succede anche che Ridge, ragazzo sincero e diretto, nel momento in cui entra in contatto con Sydney (non diciamo come, non togliamo il gusto della lettura) ritiene giusto dirle ciò che sa affinchè si scriva la parola fine a quella farsa che si sta consumando alle sue spalle.

Ridge è sordo ma vive questa sua difficoltà con serenità ed impegnandosi al massimo per comunicare con chi gli sta accanto, affinando gli altri sensi. Scrive canzoni ma sta vivendo il blocco dello scrittore.
Sydney è particolarmente brava nello scrivere testi sulle musiche di Ridge che, scoperta delle scoperte, scrive per un gruppo che lei conosce bene e che è piuttosto apprezzato.
Tra i due nasce una collaborazione che li porterà a stare non solo sotto lo stesso tetto come coinquilini ma anche molto, molto vicini per motivi professionali.

Nel momento in cui Sydney vede crollarsi il mondo addosso, tradita dalle persone che più amava al mondo, la sua strada si incrocia con quella di un Ridge che non solo è affascinante e magnetico ma anche molto delicato, intenso, sensibile, attento... Un ragazzo da amare per un sacco di buoni motivi ma che appartiene ad un'altra. Sydney ne è consapevole come ne è consapevole lui: sentono entrambi una forza che li attira l'uno verso l'altra ma sono entrambi convinti a non volersi ridurre allo stesso livello di Hunter e Toni.

Quella raccontata nel libro Forse un giorno è una storia tenera, intensa, delicata, commovente. 
E' una storia d'amore, di rispetto, di principi che sembrano oramai dimenticati. La sordità di Ridge lo rende unico. Non per la sua difficoltà ma per quel suo modo di essere e di sentire gli altri.
Personalmente sono molto sensibile su questo fronte e chi mi conosce sa perchè: come avrei potuto non tifare per quel ragazzo così speciale? L'autrice lo rende tale con una narrazione attenta, intesa, arricchita da tocchi di colore che dipingono un quadro dai toni pastelli, non senza intensità però! 
Nel descrivere Ridge ed il suo modo di essere, di amare, l'autrice mi ha fatto venire letteralmente i brividi e in alcuni punti sono stata sul punto di piangere. Eh sì! Non esagero affatto.

Mi è molto piaciuto anche il personaggio di Maggie: una ragazza positiva, solare, simpatica, amante della vita nonostante gli ostacoli che le sono stati posti nel mezzo del suo cammino. Una ragazza che verrà messa alla prova ancor più di quanto le difficoltà della vita non l'avessero fatto già e che, a ben guardare, dimostra di essere molto più matura di quanto si possa pensare. 

Bel libro. Lettura che ho molto gradito e consumato letteralmente in una notte. Protagonisti che mi sono molto piaciuti e delicatezza di fondo che non stona affatto.
Lo consiglio e partecipo, con questa lettura, alla Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle nuvole sullo sfondo (elemento utile per questa fase di gara) e alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo utile per lo spicchio rosa, obiettivo 1, new adult.

venerdì 17 agosto 2018

L'educazione (T. Westover)

Gran bel libro. Duro, difficile, inaccettabile a tratti, violento anche ma sempre intenso e vero. 
La storia di Tara è la storia di una bambina nata e cresciuta in una famiglia mormona ed estremista dell'Idaho. 
Un padre fanatico e convinto che il mondo stia per finire, che non ci si possa curare dai medici perchè non vogliono guarire ma annientare, che i figli debbano essere educati in famiglia lontani dalle tentazioni del mondo e dalle sconcezze di una società che non rispetta i precetti di un Dio che è capace di provvedere a tutto; una madre incapace di vedere ciò che capita davanti ai suoi occhi e schieratasi, nonostante tutto, dalla parte del suo uomo; un fratello violento e capace di godere nel far soffrire gli altri nella vita quotidiana: in mezzo a tutto questo c'è lei. 

Tara è una bambina che non ha mai vissuto in mezzo ad altri che non fossero i suoi familiari. 
E' cresciuta con le violenze fisiche di uno dei suoi fratelli, con quelle psicologiche del padre, con una madre che non è stata capace di rendersi conto (o che non ha voluto) di ciò che capitava nella sua famiglia o, per lo meno, non è stata capace di dire basta, in un modo o nell'altro anche davanti a situazioni estreme.
Eravamo stati feriti, sfregiati e contusi, le nostre gambe avevano preso fuoco e le nostre teste erano state aperte. Avevamo vissuto in stato di allerta, in una specie di terrore costante, col cervello inondato di cortisolo perchè sapevamo che quelle cose potevano succedere da un momento all'altro. Perchè il papà metteva sempre la fede davanti alla sicurezza. Perchè si credeva nel giusto e continuava a crederlo - dopo il primo incidente con la macchina dopo il secondo, dopo il bidone, il fuoco, il bancale. E a pagare eravamo sempre noi.
Tara Westover è la protagonista del libro L'educazione e l'autrice dello stesso: ha chiamato a raccolta i suoi ricordi ed ha reso nota una storia dolorosa che parla, però, di riscatto, di coraggio oltre che di una profonda sofferenza.

Quella raccontata è la storia della sua crescita ed è molto toccante. 
Libro ben scritto, Tara riesce a trasmettere sensazioni che non lasciano indifferenti. 
Non è una lettura semplice, questo va detto: le malattie che vanno curate con le erbe e non dai medici, i bambini che devono nascere in casa e se il parto non va bene sarà stata la volontà di Dio, istruzione familiare per tutti, un mondo chiuso tra le mura di una casa e della discarica di famiglia, senza contatti con nessuno che di questo mondo non faccia parte.
Questo è il mondo di Tara e questo è ciò che la lega ad una terra che l'ha segnata nal profondo.
E' la storia di una bambina prima, di una giovane donna poi, che non ha mai avuto gli strumenti per comprendere appieno la situazione di una famiglia diversa dalle altre, che ha subito in silenzio senza possibilità di ribellione ciò che le veniva insegnato e che, anche nel momento in cui ha avuto l'opportunità di cambiare la sua vita, ha fatto fatica a prendere una decisione, l'unica possibile. 
Dolorosa e definitiva ma che segna la sua rinascita come persona.

Quello della protagonista è il personaggio che maggiormente colpisce: le sue contraddizioni, la sua voglia di cambiamento ma, allo stesso tempo, la sua convinzione di non doversi ribellare e di dover abbassare la testa davanti a ciò che suo padre impone con tanta enfasi. E' così che è stata cresciuta e non ha motivo di credere che ciò possa essere sbagliato.
Eppure... arriva il momento in cui mette in discussione tutto ciò. Tara cresce, matura, scopre che può avere una possibilità che sia lontana dal rischio di essere schiacciata ogni giorno da una lastra di metallo nella discarica di famiglia.
Più volte Tara è sul punto di dire basta e più volte ci ripensa, torna in quella casa in cui spera, probabilmente, di trovare qualche cosa di diverso o di poter essere lei l'artefice di un cambiamento che possa riguardare tutti. Ci prova, scopre che in lei vivono due persone: una felice e una triste; una succube della propria famiglia ed una vogliosa di avere un futuro diverso. Ed è una lotta continua tra le due. Una lotta difficile, che richiederà tempo e coraggio. 
Coraggio: è ciò che credo davvero sia il fondamento dell'intera storia. Coraggio di vivere giorno dopo giorno in una realtà come quella che la famiglia le ha cucito addosso, coraggio di immedesimarsi in quelle idee m anche coraggio di maturare, di crescere, di iniziare a pensare con la propria testa e fare delle scelte diverse. Come fa Tyler, uno dei fratelli maggiori di Tara, ad esempio. E non solo lui.

Coraggio ma anche speranza, fiducia, possibilità. E diversità. Perchè Tara inizia a sentire il peso della sua diversità nei confronti di chi vive una vita diversa dalla sua, dove indossare una maglietta a maniche corte non è peccato, dove ci si può liberamente lavare le mani con il sapone dopo essere stati in bagno senza peccare e molto altro ancora.

Quello della madre è un personaggio che salta agli occhi: una donna che abbassa la testa davanti all'estremismo predicato e attuato da suo marito, che cura le malattie con oli e misture convinta di ciò che fa anche quando davanti ai suoi occhi si susseguono fotogrammi che parlano di necessità di gran lunga diverse, che potrebbe fare la differenza se solo volesse. Cosa che, però, non fa.

Ho letteralmente odiato Shawn, il fratello violento. L'ho odiato per il suo modo di essere ma ammetto di aver odiato anche tutti coloro che l'hanno sempre giustificato, che hanno accettato le sue violenze (perchè non è solo Tara che le subisce) e che non hanno fatto nulla per fermarlo, per aiutarlo e, allo stesso tempo, mettere la parola fine ad una scia di violenza che durava, in casa, da sempre.

E poi il padre di Tara e dei suoi fratelli. Un uomo convinto di essere nel giusto, convinto che il mondo fosse un luogo minaccioso e potesse corrompere i membri della sua famiglia tanto da ritenere necessario restare entro i confini della propria famiglia, senza eccezione alcuna. Un uomo che diventa anche pericoloso con il suo modo di fare e che si dimostra molto persuasivo.

E' un libro molto bello nella sua tragicità.
Non intendo dire che sia una bella storia visto che è molto dolorosa e che porta a scelte difficili, soprattutto tenendo conto che si tratta della vera vita dall'autrice.
E' una bel libro perchè intenso, profondo, capace di trasmettere sensazioni che toccano le corde del cuore e che rendono consapevoli di quanto la realtà possa essere difficile, a volte.


Ringrazio le organizzatrici della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle che mi hanno permesso di conoscere questa autrice e la sua storia in quanto titolo suggerito nell'ambito della macro-categoria Harry Potter. 

domenica 12 agosto 2018

La prima stella della notte (S. E. Phillips)

La serie dei Chicago Stars non mi dispiace affatto. L'idea dell'autrice di proporre storie che hanno per protagonisti di volta in volta personaggi già incontrati nei libri precedenti ma nei quali avevano dei ruoli secondari non è affatto male. 
Questa volta i protagonisti sono Piper Dove e Cooper Graham, ex quaterback dei Chicago Stars che, pur non giocando più, è oramai un personaggio di indiscussa fama.

Lei sogna di diventare una grande detective ed ha rilevato un'agenzia investigativa che tenta di far affermare grazie al suo lavoro. E' reduce da un'esperienza per niente positiva in famiglia, con un padre che l'ha cresciuta come se fosse un ragazzo, che l'ha educata a non essere mai debole, a non mostrare le proprie emozioni e ad affrontare la vita senza aver bisogno di nessuno e contando solo su se stessa. Un padre severo, rigido, i cui insegnamenti le si sono appiccicati addosso e che - anche ora che è cresciuta - non la mollano affatto.

Piper è alle prese con un incarico delicato: pedinare Cooper Graham per conto di una sua possibile finanziatrice per un progetto che l'ex giocatore dei Chicago Stars vorrebbe realizzare. 

Ben presto, però, si scoprono le carte in tavola e Piper viene scoperta. Il rischio è alto: senza più lavoro, potrebbe perdere anche la sua casa oltre all'agenzia investigativa a cui tanto tiene. Per evitare il disastro non può fare altro che accettare l'incarico che le arriva proprio da Cooper, nel suo club - lo Spiral - dove dovrà controllare i dipendenti per verificarne la professionalità e la fedeltà al capo.
Semplice, no?

Eh no! Perchè la vita di una star dello sport è piuttosto movimentata e ben presto Piper si trova ad indagare su qualche cosa di più grosso: qualcuno cerca di sabotare Cooper e di fare attorno a lui terra bruciata. Piper intende proteggerlo e venire a capo dell'enigma.
 
Inutile dire che le vite dei due protagonisti si intrecceranno molto più del previsto, tanto da creare uno strano rapporto di complicità che stenta, però, a prendere la strada giusta.
Troppo diversi, legati da un rapporto professionale, due mondi opposti che sembrano non avere punti di contatto: questo è ciò che i due incarnano. Piper, soprattutto, non ha nessuna intenzione di lasciarsi andare e di dare spazio al proprio cuore: è quello che suo padre le ha insegnato e che, purtroppo per lei, le pesa come una invisibile ma pesantissima zavorra.

Piper è una ragazza forte, decisa e che tenta di nascondere le sue fragilità dietro ad un atteggiamento aggressivo che, però, Cooper comprende e cerca di abbattere. 

Tra i due domina la figura di Piper che, pur agendo spesso d'istinto e creando non pochi casini, dimostra di essere una ragazza coraggiosa, pronta a dare il massimo per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Se, poi, il suo obiettivo è quello di proteggere Cooper Graham allora non è solo la professionalità a scendere in campo ma anche qualche cosa a cui non vuole dare un nome ma che sa bene cosa sia.

Ciò che mi è piaciuto meno, rispetto al complesso della storia, è il rapporto che si instaura tra i due nella fase iniziale del libro. Non dico altro in merito per non rovinare la lettura ma mi permetto di dire che le cose cambiano e ciò non può che essere buona cosa!

A sorpresa, positiva sorpresa, compare anche Phoebe Sommerville che ho incontrato nel primo libro che ho letto di questa autrice: figura autoritaria anche in questo caso, pur essendo presente di passaggio. Il finale mi ha fatto rimandato parecchio alla storia di Phoebe e Dan (e mi sono anche detta che magari l'autrice avrebbe potuto essere un tantino meno ripetitiva) ma non dico altro, rischierei di rovinare la sorpresa.

Lettura piacevole, che non richiede necessariamente di aver letto i precedenti della serie anche se, come per ogni serie che si rispetti, sarebbe consigliabile andare in ordine cronologico per avere tutti gli elementi sistemati al posto giusto.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compaiono scarpe con il tacco (elemento utile per questa fase di gara) e alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo utile per lo spicchio rosa, obiettivo 2.

giovedì 9 agosto 2018

La fine dell'eternità (I. Asimov)


Non è un genere che amo e devo ammettere che ci ho messo un po' ad entrare nella storia proposta da Isaac Asimov nel libro La fine dell'eternità.

Ci ho messo un po' (almeno un centinaio di pagine) non solo per comprendere termini e riferimenti ma anche per prendere familiarità con i personaggi e, soprattutto, con il loro ruolo in un futuro in cui viaggiare nel tempo è all'ordine del giorno. Ci si sposta da un secolo all'altro senza problemi e con un obiettivo ben preciso: tenere sotto controllo l'umanità ed apportare quei cambiamenti che si presentano come necessari per evitare turbamenti nella storia e migliorare, per quanto possibile, la condizione umana.
E' questa la storia di fondo narrata per la prima volta nel 1955 - The End of Eternity - da un Asimov che dimostra di avere una grandissima fantasia, grande dimestichezza con ragionamenti proiettati in un futuro in cui tutto appare possibile ma niente è ciò che sembra, nemmeno i rapporti tra persone.
Perchè in questo futuro immaginario ci sono esseri umani - non robot - che prendono decisioni per l'intera umanità e che esercitano, in questo modo, un'autorità che non si capisce bene da dove arrivi e chi l'abbia loro attribuita.

Andrew Harlan è un giovane Eterno, un membro di quella casta (rigorosamente chiusa) a cui è concesso effettuare le modifiche necessarie per mantenere gli equilibri che governano i secoli.
Scelto all'età di quindici anni è stato allontanato dalla sua famiglia per entrare nell'Eternità. Ha studiato come Cadetto per dieci anni, si è diplomato ed ha fatto il suo ingresso nel periodo successivo, come Osservatore. Alla fine, è diventato uno Specialista, un vero e proprio Eterno. Così, infatti, si suddivideva la vita di un Eterno (abitante dell'Eternità), giovane o meno giovane che fosse: Temporale (un umano proveniente dal Tempo), Cadetto, Osservatore, Specialista.

Nel percorso che lo ha portato ad essere un Eterno, Harlan non ha più avuto contatti con la sua famiglia e con altri esseri Temporali: si è sempre relazionato solo con altri Eterni per compiere il suo compito di manipolatore del passato e, di conseguenza, del futuro.
I membri dell'Eternità venivano scelti con la massima cura verificando che rispondessero a due condizioni: dovevano essere adatti al compito e la loro scomparsa dal Tempo non doveva influire negativamente sulla Realtà.
Sostanzialmente, nel momento in cui Harlan è stato selezionato, la sua vita è diventata solitaria tanto più se si pensa che il compito del manipolatore richiede di lasciarsi alle spalle ogni sentimento, ogni coinvolgimento personale di sorta. Una volta selezionato, un Eterno non può più pensare di tornare a casa semplicemente perchè, alla luce dei cambiamenti dovuti alle continue manipolazioni, probabilmente la casa, così come l'aveva conosciuta, non esisteva più! Stesso discorso per la sua famiglia.

Nel momento in cui incontra Noys, il suo ruolo nell'Eternità viene scombussolato da qualche cosa a cui aveva rinunciato da anni: il sentimento, il desiderio, il trasporto, l'amore. Sarà proprio una donna che scompiglierà le carte e sarà per amore suo che Harlan dovrà fare una scelta importante, fondamentale per lui e per l'Eternità stessa, quella che ha il compito di salvaguardare con le manipolazioni del passato.

Al di là della situazione decisamente immaginaria - come potrebbe essere il contrario, trattandosi di fantascienza? - quello che mi ha colpito è stato proprio il repentino cambiamento che subisce il protagonista. Troppo repentino, troppo improvviso e troppo radicale per essere casuale o frutto di superficialità da parte dell'autore.
Me lo sono detta subito. Da una sostanziale indifferenza al gentil sesso Harlan passa ad un coinvolgimento tale da mettere in discussione non solo la sua, di vita, ma quella di tutta l'Eternità. Casuale? E poi, possibile che in oltre venti anni si tratta della prima donna in assoluto che incontra? Interrogativi, questi, che avranno risposta solo leggendo il libro!

La figura femminile, quella di Noys, mi è piaciuta più di tutti i personaggi che compaiono - non molti, a dire il vero - attorno ad Harlan. Una donna enigmatica, capitata apparentemente per caso (o per interesse?) accanto a questo Eterno che tutto si aspettava meno che avere contatti con lei, e che si svela nella seconda parte del libro serbando qualche sorpresa per il lettore ma anche per lo stesso protagonista. Un figura che ho rivalutato nella seconda parte del libro e che nella prima parte mi era sembrata, invece, un po' troppo forzata e, allo stesso tempo, calata nella storia senza che il suo ruolo avesse un senso. Sbagliavo...

Devo dire che l'autore offre delle descrizioni molto minuziose di scenari e situazioni che, essendo proiettate in un futuro immaginario, non sono poi così semplici da descrivere. E' molto dettagliato, attento a seminare indizi dando vita ad un'avventura fantastica con una buona dose di suspense e capovolgimenti di fronte inaspettati.

Superato l'iniziale smarrimento legato ad uno stile narrativo che non mi è affatto familiare ho apprezzato la storia e la capacità dell'autore di trasmettere anche concetti importanti.

Nel sopprimere i guasti della Realtà, l'Eternità ne soffoca anche i trionfi.
Questa osservazione di Noys, donna intelligente, mi ha fatto riflettere: se si avesse davvero la possibilità di intervenire nel passato per modificare ciò che di negativo si è avuto (penso alle guerre, alle malattie, agli attentati...) tali modifiche cambierebbero, di riflesso, anche tutto ciò che di positivo si è verificato? 
Non avrei mai immaginato di fermarmi a riflettere su temi come questi, pur trattandosi di ragionamenti per assurdo. 
E poi l'amore. 
Di fondo, accanto all'aspetto futuristico ci troviamo alle prese con una storia d'amore resa in modo davvero interessante da un autore molto particolare. 
Sulle prime mi ha un po' spaventata il suo stile ma poi, lo ammetto, ci ho preso gusto!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Harry Potter, libro scritto da un autore morto. Partecipo anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare una nuvola e alla Challenge Diche colore sei? in titolo adatto per lo spicchio nero, obiettivo 2 (libro di Asimov).

lunedì 6 agosto 2018

Donne che leggono libri proibiti (L. Harrison)

A chi non piacerebbe fare parte di un club segreto, uno di quelli in cui puoi lasciare ai pensieri più intimi di diventare parole pronunciate a voce alta e confessioni senza dover temere un tradimento da parte di chi li ascolta?  

Gloria, Dot, Liddy e Marjorie vivono, negli anni Sessanta, proprio questa esperienza: amiche da sempre, decidono di incontrarsi ogni venerdì di plenilunio in una biblioteca molto particolare, una biblioteca proibita e segreta dove parlano di libri scandalosi e da essi prendono spunto per parlare dei propri pensieri piccanti, di emozioni mai svelate e fare considerazioni che mai, in altri contesti, potrebbero permettersi di fare.
 
Parlano di loro stesse, della loro vita gettando quella maschera che sono costrette ad indossare quotidianamente per quieto vivere. 

Dopo cinquantaquattro anni quel luogo segreto viene ereditato da quattro donne che non hanno niente in comune l'una con l'altra ma che vengono messe in condizione di diventare, in tutto e per tutto, le eredi dei membri originali di quel Club così speciale, con tutto ciò che comporta. 

M.J., Addie, Britt e Jules sono molto diverse l'una dall'altra. 
Non sono amiche e, a dire il vero, sulle prime non sono poi così entusiaste al pensiero di diventarlo. Non hanno nulla in comune. 

E' questo che pensano. 
Ma sarà davvero così?

Seguendo il rituale imposto dall'essere membri del Club dei libri proibiti scopriranno di avere molto in comune: non sono pienamente soddisfatte della loro vita, ambiscono ad altro anche se devono convincere prima di tutto loro stesse di ciò ed hanno bisogno l'una dell'altra... Eh sì! Hanno bisogno di sostenersi a vicenda. Saranno i fatti a dimostrarlo.

Il grosso della storia gravita attorno alle quattro protagoniste attuali, non a quelle del passato che, comunque, fanno da fil rouge a tutta la storia.
Eppure, paradossalmente, io ho preferito Gloria, Dot, Liddy e Marjorie con le loro debolezze, le loro confessioni delle quali M.J. e le altre vengono a conoscenza grazie a delle lettere che ottengono in eredità assieme al Club dei libri proibiti.
Sono state le lettere la parte che più mi è piaciuta. 
Mi hanno incuriosita e mi hanno detto molto di coloro che, a suo tempo, le scrissero ed hanno il pregio di averlo fatto rendendo alla perfezione l'idea in poche pagine. Mi è sembrato di conoscere Gloria più di Britt, o Liddy più di Jules tanto per capirci anche se, questo è chiaro, le storie delle ragazze di oggi sono il fulcro della storia e vengono sviluppate maggiormente. 

Letta la prima lettera non vedevo l'ora di arrivare alla seconda. Questo è stato l'effetto che mi ha fatto l'idea - senza dubbio originale - dell'autrice di dare attualità anche a quelle donne di un tempo, donne ancora in vita anche se con qualche annetto di più e che ricompariranno alla fine seppur in sottofondo.

Tra le quattro protagoniste di oggi, quella che mi è piaciuta di più è stata Addie. Di mestiere fa la psicologa, offre sostegno a molte donne, giovani donne soprattutto, ed è molto libertina nel suo modo di fare e di relazionarsi con le proprie pazienti. Verrà messa alla prova e sarà il sostegno delle sue nuove amiche la medicina più preziosa.

La sua è stata la storia che mi ha colpita più di tutte, più di quella della stessa M.J. - May-June  all'anagrafe - che si trova a vivere un periodo molto particolare della sua vita: lascia la sua promettente carriera a New York per seguire il suo fidanzato Dan ma si capisce subito che non è del tutto convinta di questa scelta anche se cerca di convincere se stessa che sia così.
Parlando di personaggi, ho molto apprezzato la scelta di Dan. Una scelta d'amore che me lo ha reso molto più simpatico di quanto non abbia fatto la sua voglia di essere d'aiuto ai meno fortunati, in varie parti del mondo. 

Donne che leggono libri proibiti è un romanzo che mette in primo piano l'amicizia e che racconta storie tutte al femminile, dove gli uomini sono comunque una parte importante ma non da protagonisti. Racconta di scelte fatte e non fatte, di coraggio (perchè, a ben guardare, fare una scelta richiede sempre una buona dose di coraggio) e di solidarietà tra donne anche quando i legami tra loro non sono poi così forti... ma che tali diventeranno con il tempo. 

I personaggi sono molti e ammetto di essermi persa in alcuni dialoghi. Ho avuto bisogno di stoppare la lettura per ricordarmi chi fosse quella persona che veniva nominata e che ruolo avesse nella storia: forse avrei dovuto leggere questo libro con maggiore attenzione, lo ammetto... ma siamo in un periodo di ferie, si va al mare e non sempre ci si può concentrare al massimo. 
Va comunque bene così. 

Lettura piacevole  nella quale, non posso evitare di dirlo, protagonisti sono anche i libri... Libri proibiti all'epoca, alcuni dei quali ammetto di avere letto anche io!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Harry Potter e si tratta del Cappello Parlante che mi è stato proposto. Spero di non aver sbagliato titolo.

martedì 31 luglio 2018

Favola splatter (B. e F. Tosco)

Sapevo che non sarebbe stato nelle mie corde, lo sapevo già dal titolo.
Favola Splatter. Splatter: aggettivo. Di fumetto, film o altro genere di spettacolo (in questo caso, libro)  che ostenta violenza e si compiace di scene truculente.
No. Non fa per me.
Eppure, volendo sperimentare generi nuovi, non mi sono sottratta alla lettura soprattutto tenendo conto che mi sarebbe stata utile per la  Visual Challenge in quanto in copertina compare un uccello, utile per questo mese di gara a cui arrivo davvero sul filo di lana!

Un uccello - un falco per la precisione - che presta i suoi occhi per raccontare ciò che vede in una Milano impazzita, che ha letteralmente perso il controllo. 

Tutto ha inizio con un silos, deposito di tonnellate di sostanze stupefacenti, che viene colpito e semi distrutto da una gru che cade. Si alza il vento che disperde tali sostanze in una Milano che sembra quasi che non vedesse l'ora di avere una valida scusa per far emergere gli istinti più violenti e fino a quel momento tenuti sotto controllo. E' una Milano del futuro (nemmeno troppo lontano visto che è proiettata 15 anni in avanti rispetto ad oggi) quella che perde la testa e diventa teatro di gesti folli, uccisioni indiscriminate, violenze gratuite e spettacolari, degne di una favola splatter che si rispetti. Spuntano armi da ogni dove: da sotto ai letti, dalle cantine, dai cassetti... armi più o meno convenzionali ma pur sempre capaci di togliere la vita o, se non altro, arrivarci vicino vicino a toglierla.
In questa Milano impazzita, dove non ci si può fidare più nemmeno di una vecchietta in pantofole, c'è chi sfrutta il web alimentando ancora di più la pazzia collettiva: con l'hashtag #MilanoFiesta circolano immagini di cadaveri spiaccicati per terra, ti teste sfondate, di arti spappolati. E, nemmeno a dirlo, tutto ciò piace tanto che i mi piace si moltiplicano a vista d'occhio fino a creare un vero e propri circolo di persone pronte a scendere in strada per rivendicare il proprio turno, la propria dose di violenza. 
Il falco, che tutto vede dall'altro, tiene sotto controllo anche un ragazzino russo di origini, orfano ma non troppo, che risponde al nome di Vladi. Con lui Lola, un'adolescente che si allontana dai genitori per partecipare ad una registrazione televisiva e dei cui genitori non si sapà più nulla fino alla fine del libro (irraggiungibili, volatilizzati... e poi lei perde il cellulare, punto e fine). Con loro il comandante dei Carabinieri Diego De Leo che non riesce ad arginare la pazzia collettiva e la violenza dilagante ma che cerca di fare comunque la cosa più giusta scortando i due giovani verso l'auspicata salvezza.

Tanti, tantissimi i personaggi che i tre incontrano, volenti o nolenti. Tutti accomunati da un'infelice sorte in quanto vittime o protagonisti (e non so quale sia la cosa peggiore) di quella violenza che le sostanze stupefacenti hanno alimentato ma che, questo è quello che viene da pensare, stesse covando sotto la cenere già da parecchio tale è la facilità con cui certi gesti vengono compiuti. 

Violenza gratuita, spettacolare, attuata con una facilità da far accapponare la pelle. No no, questa favola non fa per me.
Me lo sono detta fino all'ultima pagina quasi sbuffando perchè indispettita da situazioni che non mi hanno fatto ridere, non mi sono sembrate ironiche ma solo assurde.
Salvo poi... salvo poi arrivare ai saluti finali e comprendere che 
I personaggi del romanzo sono frutto di fantasia, e ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente causale, esclusi questi signori
ed inizia un elenco che fa capire al lettore come la realtà possa essere, a volte, più tremenda di una favola splatter, di un romanzo in cui l'autore - gli autori in questo caso - hanno volutamente calcato la mano ma che non hanno, a ben guardare, inventato del tutto.

E' lì, a pagina 254/255, a libro concluso, che ho riletto l'intera vicenda da una diversa prospettiva comprendendo le intenzioni degli autori e ribaltando completamente il mio giudizio.

Le favole splatter non fanno per me, resto di questa idea perché non amo il genere e ritengo di non essere proprio su quella lunghezza d'onda, ma sono poi così favole? In questo caso, per lo meno...
Me lo sono chiesta davvero!

lunedì 30 luglio 2018

Colpa delle stelle (J. Green)

Hazel e Augustus sono due adolescenti accomunati da un simile destino: sono malati, hanno una gran sofferenza alle spalle, nel passato ma anche nel loro presente. E pur nella consapevolezza di come ogni giorno vissuto sia un giorno conquistato, non smettono di sperare e, soprattutto, scelgono di non negarsi l'uno all'altra nonostante la folle paura di perdersi presto, troppo presto. 

Nel libro Colpa delle stelle l'autore, John Green, propone una storia d'amore tra due adolescenti che si trovano ad affrontare la prova più grande che un essere umano può trovarsi davanti: la malattia, lo spettro della morte.

I protagonisti sono consapevoli della loro situazione devo dire che questa loro consapevolezza, quel modo di parlare della loro condizione e del loro futuro, in alcuni passaggi mi è sembrato un po' artefatto, molto costruito e poco verosimile.

L'argomento che l'autore affronta è molto delicato: il cancro che colpisce ragazzini, giovani uomini e giovani donne alle prese con una grandissima prova. Così come affronta la morte in età giovanile. La morte di qualcuno provoca sempre un dolore grande, un vuoto incolmabile. Ma quando ad andarsene è un giovane, giovanissimo, allora il dolore raddoppia.

I due si conoscono ad un gruppo di supporto frequentato da tutte persone, molto giovani, colpite dal cancro. Il loro rapporto cresce di giorno in giorno con la consapevolezza che potrebbe essere - o meglio, che sarà -  a termine. A breve termine. Forse brevissimo.
E' proprio questa consapevolezza che sta alla base dell'intera storia,
I due si innamorano quasi a dispetto della loro volontà (di lei, a dire il vero) di non volersi innamorare per non dare un dolore all'altro nel momento dell'inevitabile distacco.

E' una storia triste, ma come potrebbe non esserlo, visti i temi trattati? Anche se i due protagonisti sono forti, sono maturi - pure troppo, secondo il mio parere - e capaci di sfidare i loro stessi limiti per il raggiungimento di un obiettivo agognato, mi è rimasta addosso una profonda tristezza che, probabilmente, anche con un finale diverso sarebbe stata inevitabile.

Tra i personaggi il più simpatico è Isaac. Anche lui provato nel fisico in maniera definitiva, è stato il meno costruito, secondo me, il più spontaneo di tutti. Questa è l'impressione che ho avuto.
Molto particolare il personaggio di Van Houten, scrittore del libro preferito di Hazel che lo diventerà anche di Augustus e che i ragazzi rintracceranno e raggiungeranno per conoscere il finale della storia che resta sospesa nel libro. Una figura particolare, irriverente ma profondamente segnata da un dolore, simbolo di come ognuno reagisca in modo diverso ad una perdita, ad un dolore profondo come può essere la morte di una persona cara.

Onestamente, dopo aver sentito tanto parlare di questo libro, mi aspettavo qualche cosa di più. Forse l'ho letto con troppe aspettative e non sono riuscita ad entrare in sintonia con i personaggi. Non so. Certo è che non è un libro che rileggerei e che mi ha lasciato addosso una profonda tristezza. Forse non era il momento giusto... non so dire.
Non voglio sfatare il mito del grande successo letterario - dal libro è stato anche tratto un film che ha fatto impennare le richieste di prestito di questo titolo nelle biblioteche della mia zona - ma non è entrato nelle mie corde e spero di leggere qualche cosa di più allegro scritto da un autore che, comunque, mi piace come scrive ed anche per i temi che tratta.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Diche colore sei? in quanto titolo consigliato per lo spicchio azzurro e partecipo anche alla Visual Challenge in quanto in copertina compare una mano, utile per questo periodo di gara.