venerdì 22 giugno 2018

Il richiamo della foresta (J .London) - Venerdì del libro

Ogni tanto mi piace leggere libri classici, quelli che spesso venivano dati da leggere a scuola e la cui lettura veniva affrontata come un obbligo più che come un diletto. Ne propongo uno per il Venerdì del libro di oggi.

Il richiamo della foresta di Jack London è uno di questi. Non ricordo di averlo letto in passato ma ne ho conservata una copia piuttosto datata che riporta al suo interno una dedica da parte di due nostre cugine per la comunione di mio fratello minore. 23.05.1982. Un'edizione piuttosto vecchia, con pagine ingiallite ma perfettamente leggibile e correlata da illustrazioni che accompagnano la lettura. In modo molto efficace.
Parto proprio da un'immagine che racchiude ciò che più mi è piaciuto di questa lettura: il rapporto che si crea tra l'uomo e il cane. Un uomo e un cane, Buck nello specifico, visto che non tutti gli uomini che questo bel cagnone incontra nella sua vita sono degni della sua fedeltà.

Buck è un cane piuttosto pigro che fa una bella vita. Una vita da ricchi. Vive in una grande casa, dispone di bei prati con alberi ed una veranda che permette l'accesso in casa con ampie scuderie sul retro della stessa. Ha quattro anni ed è sempre vissuto qui: il re indiscusso della casa e del giardino, pronto a fare compagnia alle figlie del giudice e ad accoccolarsi ai suoi piedi nelle serate d'inverno.
Improvvisamente, però, la sua vita cambia. Uno dei giardinieri lo sottrae alla sua bella vita e lo cede a cercatori d'oro che intendono aggiungerlo ad una muta di cani da slitta nelle fredde terre d'Alaska. Una cambiamento radicale, improvviso, violento che porta Buck a conoscere la sofferenza per le continue percosse, la fame, il freddo, la fatica. 

La prima parte mi ha indispettita un bel po' con descrizioni di cani domati a suon di bastoni, feriti, uccisi a volte per la sola necessità di sottometterli al giogo della fatica e del lavoro costante. Buck non viene risparmiato e nulla resta della regalità di un tempo. Regalità che, però, non perde nel suo carattere. Anzi, le nuove situazioni che si trova a vivere gli permettono di riscoprire istinti sopiti, di risvegliare quello spirito di sopravvivenza che mai ha avuto necessità, nei suoi quattro anni di vita, di far emergere.
Nel momento in cui incontra un uomo - John Thornton - che lo sottrae alle sofferenze inflitta da chi lo considera solo una macchina da lavoro, Buck si innamora dell'umano che ha accanto e diventa il suo compagno più fedele. E' una bella immagine quella che viene descritta dall'autore quando parla del legame che si stringe tra i due ed è ciò che più mi ha scaldato il cuore. E' a suo servizio come lo era per gli altri, questo è vero, ma le condizioni sono differenti: è considerato come un figlio e questo stringe i loro rapporti con un doppio nodo.
Buck aveva in sé la fedeltà e la devozione, che son cose del fuoco e del tetto, ma aveva anche la ferocia e la scaltrezza dell'animale primitivo. Era come se non fosse più un cane venuto dal dolce Sud e già segnato da generazioni e generazioni di antenati domestici, ma piuttosto un animale venuto da barbare terre a sedersi accanto al fuoco di John Thornton.
La sua vita, però, non si conclude davanti ad un rassicurante fuoco.
La vista, si sa, riserva sorprese ad ogni essere vivente e Buck non viene risparmiato in questo. Scoprirà di essere parte di una natura che lo reclama, che lo chiama e lo spinge a superare i suoi limiti imposti dal cane che era in passato e che, oramai, è solo un lontano, lontanissimo ricordo.

E' una storia ben scritta, non per niente Il richiamo della foresta viene definito come il libro capolavoro di London. Nonostante lo stile scorrevole ci ho messo più del previsto a leggerlo. Il pensiero di cani sanguinanti, di ossa spezzate, di lacerazioni e tagli mi ha un tantino rallentata. Non sono una lettrice impressionabile ma stavolta, forse perché protagonisti cani, mi sono un tantino innervosita.

E' comunque un bel classico che io ho letto nella sua edizione integrale: una storia di amicizia, di lotta per la sopravvivenza, dove le grandi protagoniste sono la vita e la natura con un protagonista che resta nel cuore.

Con questo libro partecipo al nuovo trimestre della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, obiettivo 2, un classico.

martedì 19 giugno 2018

La scrittrice del mistero (A. Basso)

Non penserai mica di chiudere qui con la Vani, vero Alice? 
Scusa se mi permetto ma Vani Sarca è un personaggio che funziona, la sua è una storia che prende, il suo è un carattere che cattura, il commissario Berganza con cui si è ufficialmente fidanzata è un commissario che funziona e... le ghostwriter mi piacciono! Mi sento moooolto vicina a loro.


Come ho già avuto modo di dire nel presentare Vani Sarca (all'anagrafe Silvana Cassandra Sarca), si tratta di una giovane donna con un'anima dark e un grande dono: è capace di mettersi nei panni degli altri dando forma a quei pensieri che gli altri, da soli, non saprebbero mettere in ordine ed ai quali non saprebbero darla,  una forma.
Un dono che la rende molto brava nel suo lavoro: è una ghostwriter. La migliore. E' una scrittrice senza nome visto che il nome che appare su ciò che scrive non è mai il suo ed ora è anche una consulente del commissario Berganza, quel Romeo che - oltre ad averla coinvolta in indagini in cui la sua dote è stata preziosa - ha anche fatto breccia nel suo cuore al punto da iniziare una storia seria, una di quelle che vale la pena di essere vissute.
Vani è sempre alle prese con un lavoro - quello per la casa editrice L'Erica - che la mette in contatto con autori di diversa foggia e caratura: questa volta Enrico, il suo capo, ha un disperato bisogno di lei e del suo lavoro per poter risalire la china. Rischia di essere licenziato e lei rappresenta la sua sola ed unica possibilità. Stavolta non dovrà scrivere saggi di nessun tipo ma un thriller. In parallelo, viene coinvolta in un caso di minacce nei confronti di una persona molto particolare: Riccardo, il suo ex. 
Non sarà facile per lei districarsi in una situazione inizialmente difficile dal punto di vista piscologico - Riccardo è ancora innamorato di lei e fino a qualche settimana prima era deciso a riconquistarla - ma che ben presto si rivelerà più seria del previsto. 

In questa avventura Vani Sarca cambia. Non perde il suo spirito dark, per niente. Ma si rende conto che non è poi così bello stare distaccati dal resto del mondo - è sempre stata una personcina solitaria e poco avvezza a passare del tempo con altre persone - e, soprattutto, si rende conto che c'è chi ha bisogno di lei tanto quanto lei ha bisogno di loro. Inizia a fare i conti con i suoi sentimenti, quei sentimenti che fino a questo momento ha cercato di far finta di non avere. Ed azzarda... 

I rapporti Vani e gli altri personaggi - Berganza in primis - maturano, si consolidano. Lei cresce. Personaggio ironico e pungente, di grande cultura, conoscitrice di una vasta letteratura che richiama con non chalance davanti a chiunque, è una donna consapevole delle proprie capacità ma incapace di gestire, ancora, i suoi sentimenti. Ancora per poco, però, perchè matura anche il rapporto con il commissario dal quale si è lasciata avvicinare nell'avventura precedente e con il quale ora fa coppia fissa.

Adoro Vani Sarca, la sua intelligenza - i personaggi femminili dotati di un'intelligenza sopra la media mi piacciono davvero tanto - il suo modo di essere, il suo acume, la sua intuitività.
Ed anche Romeo Berganza mi piace. Un commissario discreto, mai sopra le righe, indole tranquilla e dai modi educati. Una coppia sui generis, verrebbe da dire, ma che a ben guardare ha molti punti di contatto e molti interessi in comune. Tutti da scoprire leggendo il libro, ovviamente,

In questo volume emerge anche la figura della sorella di Vani, Lara: l'opposto di Vani, la bella Lara si trova a vivere un momento di crisi familiare e a prendere in mano la propria vita con coraggio. E' molto curioso il rapporto tra le due sorelle, così diverse tra loro: nelle more del racconto Vani torna indietro nel tempo, di tanto in tanto, e questi salti temporali permettono al lettore di capire meglio i vari personaggi, le loro affinità, le loro diversità ed anche di capire meglio alcune dinamiche, soprattutto tra le due sorelle.

Ho molto apprezzato la mancanza di momenti romance che, in alcuni punti, si sarebbero ben prestati. Niente smancerie, niente descrizioni hot anche quando si lascia intendere che ci sono momenti particolarmente intensi. Altro punto al pallottoliere di Vani Sarca.

Anche la figura del suo ex, Riccardo, subisce una maturazione rispetto alla quale nulla posso dire per non rovinare il gusto della lettura.

Posso dire che Vani Sarca non delude. In alcuni punti ho trovato che l'autrice si sia dilungata un po' troppo ma niente di particolarmente ingombrante ai fini dei meccanismi narrativi.

Ribadisco: adoro la Vani, mi piace il modo di scrivere di Alice Basso e mi scuso per essermi rivolta a lei come se fosse una mia amica: un pochino la considero tale avendo letto tutti i suoi libri ed avendo oramai una certa familiarità con il suo personaggio di punta ma non volevo certo mancarle di rispetto.
Con questo libro partecipo al nuovo trimestre della Challenge Diche colore sei? per lo spicchio giallo, obiettivo 2 libro recensito dalle organizzatrici.
Ps. è il quarto libro di una serie per cui, per capire bene alcuni meccanismi, è necessario iniziare dal primo e fare le conoscenza per gradi dei vari personaggi. La storia si regge bene anche da sola ma se mancano tasselli importanti, che si conoscono leggendo in ordine i volumi precedenti, non c'è gusto!

lunedì 18 giugno 2018

Paolo Giordano - Divorare il cielo - Incontri con l'autore


Ho incontrato Paolo Giordano in occasione della presentazione del suo nuovo libro Divorare il cielo e devo dire che è stata una serata molto piacevole. L’occasione è stata fornita dall’anteprima di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) e nel corso della quale sarà proposta – da qui ad agosto - una interessante serie di incontri con autori.
Intervistato come di consueto da Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali), Giordano – per capirci, l’autore de La solitudine dei numeri primi - ci ha fatto conoscere nuovi personaggi in una nuova, intensa storia.
La storia si svolge quasi del tutto in Puglia, l'ambientazione è quella di una masseria...
"Teresa, che è uno dei protagonisti ed è la voce narrante, non è pugliese ma si affeziona molto a quella terra.
Cercavo un luogo, un nome che diventasse riconoscibile, che restasse familiare al lettore. La masseria è un luogo contadino e mi è sembrato il termine ed il luogo adatto. Ed è un luogo che cambia in parallelo con i personaggi: prima è una comune religiosa, poi un luogo di peccato, un luogo di agricoltura etica... In questo caso il luogo non è solo un'ambientazione ma è un vero e proprio protagonista".

Da dove arriva il titolo? E' tuo?
"E' opera mia ma anche no nel senso che il titolo è rubato ad un libro che c'è dentro il libro".

Cosa puoi dirci dei personaggi?
"Protagonisti sono tre fratelli-non fratelli. Vivono in questa masseria che è una specie di casa-famiglia con un padre, Cesare, che li prende in custodia (ha un solo figlio suo) e che è religioso a modo suo. Pregano al mattino e alla sera, fa loro lezione perchè non vuole che vengano contaminati dal mondo esterno: quello del padre è un personaggio bizzarro, con una visione tutta sua della vita, ma con una grande anima. Ha un'idea ben precisa in mente: se faccio il bene, se faccio conoscere ai miei figli solo il bene, loro cresceranno con una concreta idea di rettitudine e si comporteranno di conseguenza.
I tre figli, che non sono fratelli di sangue, sono molto uniti tra loro da piccoli ma gli insegnamenti che ricevono dal padre poi, negli anni, si declineranno in modo diverso per ognuno di loro fino a metterli in conflitto, l'uno contro l'altro.
Bern è il figlio che assorbe più profondamente gli insegnamenti di Cesare. Non è suo figlio di sangue ma gli somiglia molto e questo crea anche delle gelosie. Bern ad un certo punto è attirato da un bisogno di sfida e smette di credere e nel libro si racconta il vuoto che gli resta dentro.
Questi ragazzi ad un certo punto cercheranno la vita fuori dalla masseria e combineranno qualcosa che diventerà, per loro, un patto di segretezza..".

Questo senso di religiosità a volte eccessivo non è un po' prevaricante?
"Secondo me Cesare non è un padre oppressivo ma molto credente. Non mi sono mai sentito di condannare ne' lui ne' altri personaggi per i comportamenti o le scelte che fanno".

La storia narra di giovani che poi crescono. Quanto ti è stato facile (o difficile) riconoscerti in un uomo che cresce? L'autore Paolo Giordano è cresciuto?
"Tra La solitudine dei numeri primi e questo nuovo libro ci sono delle somiglianze. Attraversano entrambi lo stesso spazio temporale dei protagonisti ma mentre il precedente libro è stato scritto con tutti e due i piedi nella post-adolescenza, quest'ultimo libro è stato scritto con tutti e due i piedi fuori. Ora mi viene da parlare più di educazione, cosa che non avrei mai fatto dieci anni fa".

Quando un tuo libro viene tradotto all'estero, ti fidi del traduttore?
"Mi fido ma... un occhio ce lo butto. Parto dall'idea che i traduttori siano affidabilissimi, la mia è una fiducia intrinseca per aver letto tanti libri tradotti... ma un occhio ce lo butto comunque".

Quale potrebbe essere la colonna sonora giusta per leggere questo libro?
"C'è qualche cosa di intrinseco nel libro. Siamo a metà degli anni '90, erano gli anni del Festivalbar, nella cassetta dello walkman che viene lasciato a Bern c'è Robert Miles.... Non si sceglie dove l'anima va ad incastrarsi... a me si è incastrata nella musica di Robert Miles".

Che tipo di lettore è Paolo Giordano?
"Amo molto gli scrittori che ti fanno faticare e che poi, in una pagina, ti ripagano di tutta la fatica come Dostoevskij. La restituzione è pari a tutta la fatica accumulata fino a quel punto".

Il libro che hai sul comodino?
"Sotto il sole di satana di Georges Bernanos". 

***
DIVORARE IL CIELO
Paolo Giordano
Einaudi editore - collana Supercoralli
22,00 euro - p. 430

venerdì 15 giugno 2018

Foto 51: il segreto del DNA (C.V. Segré) - Venerdì del libro

Foto 51: il segreto del DNA è un romanzo frutto della fantasia di Chiara Valentina Segré ma non del tutto. Alcuni personaggi che compaiono sono realmente esistiti, il contesto storico non è affatto inventato così come non lo è la scoperta di cui si parla nel libro.

Tutto prende avvio dallo smarrimento di una misteriosa busta da parte di una donna che dà l'impressione di essere in fuga da qualcuno. Anne Fisher, una ragazzina piuttosto curiosa, raccoglie quella busta e nel momento in cui ne ha il contenuto tra le mani si rende conto che dev'essere qualche cosa di particolare.

Sono foto, ma non foto qualsiasi.
Con l'aiuto di due amici fidati Anne cercherà di mettersi sulle tracce del proprietario di quel misterioso pacchetto ma mai e poi mai avrebbe potuto immaginare quanto prezioso fosse. Si è trovata ad avere tra le mani un segreto destinato a cambiare le sorti del mondo, il tutto racchiuso in una busta, concentrato in una strana foto.

Devo dire la verità, la storia mi ha appassionata non solo per il buon ritmo proposto - tante sono le emozioni che vivono i protagonisti con dei colpi di scena ed anche un certo brivido - ma anche per i riferimenti a fatti realmente accaduti, a persone realmente accadute e delle quali, lo ammetto, non ero a conoscenza.

Anne si rende conto che la donna che ha perduto la busta era una scienziata. Sulle prime questa cosa sembra stonare in un mondo in cui le donne restano (negli anni '50 era così) in secondo piano nello svolgere mestieri di un certo tipo ma Anne è convinta che le donne possano fare tutto ciò che fanno gli uomini (e forse anche meglio) e difende questa sua idea a spada tratta.

Quella di Rosalind non sarà la sola figura femminile di una certa importanza nell'ambito delle ricerche sulla cristallografia del DNA: la storia ha avvio negli anni '50 ed arriva ai tempi moderni, diverse generazioni susseguono ed un'altra scienziata avrà un ruolo importante, donna intelligente e di gran fascino. La presenza di personaggi femminili che hanno fatto qualche cosa di importante - sul serio, e non solo nel romanzo - mi ha davvero fatto piacere.

Una buona dose di suspanse, ragazzini coraggiosi che vivono una particolare avventura, il futuro che si dispiega tra le mani di scienziati importanti: bella storia!

Anne è il personaggio chiave, al di fuori del mondo scientifico di riferimento: grazie alla sua tenacia, al suo intuito, alla sua curiosità la storia ha una importante svolta e procede lungo un certo binario.
E' un libro che fa parte della collana Rimbalzi, tra passato e presente, tra storie e Storia, tra parole e visioni, tra reale e immaginario della casa editrice Notes edizioni. Trovo che sia una collana molto interessante - se anche gli altri libri che ne fanno parte sono strutturati come questo - e cercherò qualche altro titolo.
Suggerito per questo Venerdì del libro a giovani lettori ma anche a lettori meno giovani che vogliano rispolverare argomenti importanti resi in un'originale chiave romanzata, dove la realtà si somma alla fantasia senza che l'una prevarichi l'altra, sminuendola.

Ps. Terminato il racconto viene proposto un elenco di date con reali riferimenti a quanto accaduto - e con nomi dei personaggi che hanno davvero fatto la storia - dal gennaio del 1951 al 1962, quando è stato conferito il Premio Nobel per la Medicina per la scoperta della struttura del DNA. Forte!

Con questo libro partecipo al nuovo trimestre della Challenge Diche colore sei? per lo spicchio azzurro, ragazzi autore italiano.
 
Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un orologio sulla torre, utile per questo mese di gara.

martedì 12 giugno 2018

Per sempre mia (J. L. Armentrout)

Sasha ha avuto bisogno di dieci anni per poter riprendere tra le mani la sua vita e fare i conti con il passato. Dopo dieci anni è tornata da sua madre, in quel posto in cui ha vissuto un'esperienza terrificante, rapita, picchiata e seviziata da un uomo che era sul punto di ucciderla. Sasha è una sopravvissuta visto che è riuscita a scappare a colui che è stato identificato come Lo sposo: le donne che hanno subito un trattamento analogo prima di lei, almeno sei, non hanno potuto raccontarlo visto che sono state uccise. Lo sposo, così definito per le modalità con cui attuava il suo folle piano, si è tolto la vita quando stava per essere catturato, grazie alla testimonianza della sopravvissuta.

Dieci anni dopo tutto questo, dieci anni dopo aver lasciato tutto e tutti - compreso Cole, il ragazzo che amava - Sasha decide di riprendere in mano il suo sogno di gestire la locanda di famiglia e torna in quel posto che non ha mai dimenticato come luogo in cui venne rapita e tutto il resto. Quando, poi, ritrova Cole e si rende conto che il legame tra loro non si è mai spezzato, inizia a guardare alla sua vita attuale da un punto di vista diverso.

Il suo, però, oltre a non essere un ritorno semplice dal punto di vista psicologico, è anche motivo di scompiglio per una piccola comunità che non ha dimenticato. Tanto più quando alcuni terribili episodi si sommano in un arco temporale molto breve che coincide, guarda caso, con il ritorno di Sasha: altre donne vengono rapite ed uccise e le modalità fanno pensare che a lui.

Nel libro Per sempre mia, l'autrice Jennifer L. Armentrout somma elementi di un giallo con quelli di una storia d'amore degna dei migliori romanzi rosa.

La prima osservazione che ho fatto a me stessa è collegata alle forze dell'ordine: gli agenti che compaiono sono tutti dei gran pezzi d'uomo, descritti come delle bellezze fuori dal comune, ognuno con le proprie caratteristiche. E non è da tutti, soprattutto tenendo conto che spesso chi investiga sui casi ha un po' di pancetta o, comunque, non è descritto come un gran figo. In questo caso pare che siano tutti bellocci!

A parte questo dettaglio, nella prima parte ho mostrato un po' di impazienza visto che nessuno dei personaggi sembrava volermi far capire, in quanto lettrice, cosa fosse davvero accaduto dieci anni prima. Ogni tanto venivano dati degli indizi ma la storia è dovuta entrare nel pieno della narrazione per capire bene cosa avesse subito Sasha e come mai ne fosse stata segnata così profondamente. Se, sulle prime, questa cosa mi ha un po' spazientita, poi mi sono resa conto che era tutto in linea con la sua difficoltà a superare quanto le era accaduto e, di conseguenza, a parlarne.

Una piccola considerazione su un personaggio secondario: un giornalista che viene maltrattato da Sasha e da Cole ma che, a ben guardare, si rivelerà importante nel dare una svolta alle indagini. Da collega devo dire che sentire le considerazioni dei protagonisti su quel giornalista mi ha disturbata un po': nostro compito è quelli di andare a fondo delle notizie e trovare, se possibile, risposte. Ed è quello che quel giornalista fa. Certo è che l'immagine che traspare, sulle prime, non è delle migliori visto che è considerato come un opportunista, uno sciacallo annessi e connessi. Striker, questo è il suo nome, redime la figura dei giornalisti, checchè se ne dica!

Oltre che dal punto di vista fisico, Sasha subisce pesanti pressioni psicologiche e mi è sembrata una donna molto forte.  Personaggio, quello della protagonista, che all'inizio mi era sembrato un po' troppo labile e poco approfondito ma ho cambiato idea strada facendo.

Il finale? Tutto da gustare. L'autrice ha seminato parecchi indizi lungo il percorso ma la vera svolta si ha verso il 75% della lettura: il ritmo è sempre più incalzante e nella parte finale la storia d'amore passa in secondo piano rispetto al thriller. Poi recupera il suo spazio nell'epilogo.

Non male come lettura. E' stato davvero un bel suggerimento nell'ambito della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo.

Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una coppia, utile per questo mese di gara.

lunedì 11 giugno 2018

Arancia meccanica (A Burgess)

Non è semplice recensire un libro oramai considerato un capolavoro da cui è stato tratto un film, capolavoro anch'esso. E non ho nessuna velleità a tal proposito. La mia voce è un nonnulla nel mare di opinioni di critici blasonati. Come è mia abitudine, però, vorrei lasciare la mia opinione di semplice lettrice che, tra l'altro, il film non l'ha nemmeno visto.

Parlare di Arancia Meccanica vuol dire evocare violenza con la V maiuscola. Questo è assodato. Ed è un libro che trasuda violenza da ogni pagina. Non è stato certo questo a catturare la mia attenzione e spingermi verso questa lettura quanto, piuttosto, la curiosità che è cresciuta in me dopo aver trovato questo volumetto in uno scatolone che mi è stato donato da un'amica che ha liberato una vecchia casa e non aveva posto per sistemare tutti i libri lasciati dalla precedente proprietaria.

Il libro era pressoché intatto, nessun segno di essere stato sfogliato, sgualcito, consumato. Niente di niente. 

Ed ho iniziato a leggerlo. Arrivata a pagina sessanta ho avuto bisogno di smettere. Alex - questo è il nome del protagonista e del narratore - usa un gergo difficile da comprendere, un gergo giovanile di sua invenzione che rende difficile la comprensione delle frasi e mi ha fatto andare a rilento. L'ho abbandonato per qualche giorno, ho letto altro poi sono stata tentata di riprenderlo in mano e pian piano ho iniziato ad abbinare determinati termini e significati che, secondo me, erano i più adatti a dare un senso alle frasi. E pian pianino sono andata avanti. Lettura lenta, molto lenta per questo. Ed anche se procedendo ci si abitua si fa fatica ad andare avanti spediti. Questo è stato il limite maggiore, secondo il mio punto di vista. In alcuni momenti ho dovuto smettere a fronte di un mal di testa che stava lentamente facendosi avanti... mai successo prima!

La storia di Alex è quella di un ragazzino - è appena quindicenne - che rappresenta il picco della criminalità giovanile degli anni Cinquanta quando i giovani, agitati e cattivi, insoddisfatti del mondo del dopoguerra, violenti e distruttivi, si aggiravano per vie e vicoli alla ricerca di qualche cosa da fare. Qualche cosa di violento da fare, aggiungerei. Per puro divertimento, senza un particolare motivo, o per rubare qualche soldo con cui mantenersi. 

Quello che viene narrato nel libro è il tentativo di fare fronte alla crescente criminalità con una terapia nuova, che permetta di risparmiare i soldi dei contribuenti visto che prigione o riformatori a poco servono, e che prevede un facile condizionamento, una specie di terapia del disgusto, che permetta di associare l'atto di violenza con malessere, nausea, rifiuto.

Una terapia, questa, che impedisce al soggetto ogni possibilità di scelta: Alex, da giovane cattivo e violento per scelta, diventa buono per costrizione.

A ben guardare, anche lo Stato compie una violenza su Alex: gli viene applicata una punzione che agisce a livello involontario in modo tale da essere derubato - questo è il termine che usa l'autore - della sua capacità di scegliere. Dopo il trattamento punitivo Alex non può più scegliere, è questa la reale violenza che viene applicata su di lui.
Non voglio scendere in analisi di nessun tipo circa il messaggio che viene trasmesso perchè, come dicevo in apertura, non me ne sento all'altezza. 

Posso dire, però, che la figura di Alex, seppur debitamente caricata (secondo il mio punto di vista) non è poi lontana da quella di tanti bulli di oggi che, magari, sono meno violenti da come viene descritto nel libro ma non per questo meno consapevoli o meno colpevoli di Alex. 
E' un libro che va capito e che offre parecchi spunti di riflessione: i rapporti tra ragazzi difficili e la loro famiglia, i meccanismi punitivi messi in atto da uno Stato che, per essere garante nei confronti della collettività, usa tecniche piuttosto dubbie, il disagio giovanile dell'epoca - la prima stesura del libro risale agli anni Sessanta - ma, di riflesso, anche il disagio di oggi che, seppur con le dovute proporzioni, somiglia molto al disagio di allora.

Trovo che sia un libro non facile sia per l'argomento trattato che per lo stile narrativo utilizzato.

Alex non è un personaggio positivo - anche se il finale lascia spazio ad una certa speranza - così come non è una lettura rilassata. Trasmette una certa inquietudine, questo è sicuro. 

Sono comunque contenta di aver ripreso il libro in mano e terminato la lettura perchè ero proprio curiosa di sapere che fine avrebbe fatto il piccolo Alex
 
Con questa lettura partecipo  alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde in quanto libro da cui è stato tratto un film.

domenica 10 giugno 2018

Quanta stella c'è nel cielo (E. Bruck)

Anita non ha ancora compiuto sedici anni ed è una sopravvissuta. E' sopravvissuta ai campi di concentramento e lo stesso non si può dire della sua famiglia, perduta per sempre. Ora è in fuga da u un orfanotrofio, diretta verso la casa della zia Monika che è il suo unico legame con una famiglia oramai decimata. A farle da guardia del corpo è Eli, giovane cognato di Monika, che la sta accompagnando in Cecoslovacchia: un Paese che la vedrà entrare da clandestina e dove non può certo dire di aver raggiunto la libertà.

Quanta stella c'è nel cielo - titolo che mi ha lasciata un po' perplessa ma che, spiega l'autrice, altro non è se non il primo versodi una ballata di un poeta ungherese - è un libro che mi ha lasciata molta amarezza addosso. 

Non mi è piaciuto.
Non che la storia di Anita non sia toccante: non è questo il punto. E' la costruzione delle vicende che la riguardano che mi sono sembrate molto forzate ed artefatte.

Anita è una ragazzina che fugge dall'olocausto ma che non vuole dimenticare ciò che ha visto e che le è successo accanto. Tutti gli altri, invece, sono propensi a non parlarne come se ciò potesse dare loro l'illusione che certe barbarie non si siano mai verificate.
E' questo l'aspetto che più mi ha colpita: il voler reprimere, ad ogni costo, la necessità di Anita di parlare, di condividere con qualcuno le proprie esperienze, di aiutarla a rendere un pochino più leggere quel fardello che si porta dietro da quando ha perso tutto, anche la sua dignità di persona. 

Tutto il resto mi ha delusa. Mi ha delusa Eli, un ragazzo che usa Anita in modo quasi animale, per soddisfare le proprie voglie approfittando della necessità della ragazzina di avere un po' di calore umano accanto a se. 
Mi ha delusa il modo in cui lei si è arresa a questo stato di cose e mi hanno delusa quegli zii che non ha saputo - o voluto - capire ciò che accadeva ogni notte nella stanza in cui i due ragazzi erano stati relegati. Due zii che non hanno nemmeno notato il gonfiore di un ventre sempre più teso sotto gli abiti consumati, cose se essere incinta di cinque mesi volesse dire poco più di niente.
Mi ha delusa nuovamente Eli per la brutalità con cui ha deciso di sbarazzarsi del problema.

Non mi ha delusa ma mi è sembrato un tantino assurdo quanto accade davanti al dottore incaricato di far abortire una ragazzina al quinto mese di gravidanza.

L'epilogo, poi, deludente anche quello. Un finale un po' troppo frettoloso (avendo poche pagine da leggere mi sono chiesta quale travolgente epilogo potesse essere concentrato in così poche pagine) e non all'altezza dell'argomento dominante del libro: quello degli orrori della selezione

Con questa lettura partecipo  alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde in quanto libro da cui è stato tratto un film (Anita B.).
Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una coppia, utile per questo mese di gara.