martedì 9 agosto 2022

Domani e per sempre (E. Meta)

 Doloroso. Un libro che non ti aspetti. Una scrittura fluida ed efficace per una storia che, seppur romanzata, mette nero su bianco il dolore di un popolo, in un'epoca non così lontana da noi.

Quando mi madre mi ha chiesto di comprarle il libro di Ermal Meta ammetto di non avergli dato troppa fiducia. Mi sbagliavo e di grosso. Non solo è scritto molto bene ma la storia proposta arriva al cuore fino a graffiare l'anima.

Quella proposta è la storia di un popolo sopravvissuto ad eventi terribile. La storia di uomini e donne che hanno sofferto, hanno creduto che si potesse fare qualcosa per conquistare la libertà, hanno sopportato, sono morti.

Tutti i personaggi che entrano in scena sono inventati ma ispirati, per stessa ammissione dell'autore, a persone che ha incontrato, delle quali ha conosciuto le storie. Per non perdere la memoria di ciò che è stato. Per non dimenticare.

In un periodo storico e in una società nei quali il mondo occidentale viene demonizzato, c'è chi quel mondo lo sogna, lo cerca, lo conquista. Quel lavaggio del cervello effettuato su un popolo che ha imparato a dare la colpa di tutto al capitalismo è sopravvissuto a lungo. 

Raccontando la storia di Kajan Ermal Meta racconta le sofferenze di un popolo nell'Europa segnata dalla seconda guerra mondiale quando l'Albania subisce l'occupazione tedesca. Kajan all'inizio della storia ha sette anni, è l'inverno del 1943. Comprende solo in parte ciò che gli sta accadendo attorno: sta crescendo con suo nonno perché i suoi genitori, partigiani, sono lontani a combattere sulle montagne contro i nazisti. La guerra finisce e i sogni sembrano avverarsi. Kajan non sa, però, che la sua vita sarà una continua (e non sempre positiva) sorpresa, con tante perdite, tanta sofferenza, tante occasioni che sembrano però avere tutte le stesso epilogo. Ad un certo punto della sua vita si troverà a subire vicende che mai avrebbe immaginato e la sua esistenza vivrà non una ma più svolte in direzioni inimmaginabili.

In quello che è stato definito come uno straordinario romanzo di formazione, Ermal Meta racconta la sua terra in un periodo storico particolare, quando la popolazione era piegata sotto il peso della più feroce delle dittature comuniste mai esistite, quella applicata da  Enver Hoxha.

Devo ammettere che prima di questa lettura conoscevo davvero poco di quegli anni, di quel popolo. Ed ho sofferto. Ho sofferto terribilmente nel pensare che quanto letto tra quelle pagine, seppur romanzato, potesse anche solo minimamente essere fedele ad una realtà dolorosa, terribile.

Quello che viene narrato è il racconto di una vita fatta di allontanamenti e riavvicinamenti, di dolore fisico e non solo, di violenza ma anche di speranza. Quella che anche nei momenti di sconforto manda la sua fioca luce dal profondo dell'anima di un giovane, prima, uomo adulto poi, che vive un'avventura lunga una vita, capace di tenere il lettore sulle spine fino alla fine.

La libertà, per me, aveva l'aspetto di quelle poche cosa per cui non bisognava chiedere il permesso. Per tutto il resto serviva l'autorizzazione del partito, persino per l'amore. Chissà che aspetto ha la libertà qui.
Positiva sorpresa, consiglio questo libro a chi non abbia paura di soffrire davanti a violenze inaudite, ad esistenze piegate che, però, non si spezzano. A chi non abbia paura di soffrire davanti a scelte inaccettabili...
Gran bel libro. Complimenti all'autore con il quale mi scuso per essermi lasciata prendere la mano dal fatto di avere a che fare con un personaggio dello spettacolo a cui, come dicevo sopra, non davo molta fiducia. Mi sbagliavo. Non faccio fatica ad ammetterlo.
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Domani e per sempre
Ermal Meta
La nave di Teseo
546 pagine
20.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

domenica 7 agosto 2022

Un volo per Sara (M. De Giovanni)

 

Torna la donna invisibile, Sara Morozzi, frutto della penna e della fantasia di Maurizio De Giovanni che ha imbastito la trama di una nuova avventura dell’ultimo dei suoi personaggi seriali.

Questa volta Sara, Viola (che collabora con piacere con la madre del suo defunto fidanzato, padre del suo bambino, seppur in via ufficiosa) e l’ispettore Davide Pardo sono chiamati ad investigare su una vicenda che li catapulta indietro nel tempo. Un viaggio a ritroso che, per Sara in particolare, vuol dire rivivere un periodo della sua vita che è rimasto segnato a caratteri di fuoco nella sua anima.

Ecco, dunque, che l’indagine sullo schianto di un piccolo aeroplano turistico diretto in Sardegna (a seguito del quale non ci saranno superstiti) porta Sara ad ipotizzare legami con vicende passate ma mai dimenticate. Entra in gioco uno dei personaggi più riusciti, secondo il mio parere, accanto a Sara: Andrea Catapano ex collaboratore della vecchia squadra, l’Unità di intercettazioni e ascolto dei Servizi, oramai in pensione che, avendo perso quasi del tutto la vista, ha imparato a sopperire a tale mancanza affidando l’udito: la sua capacità di ascoltare con più attenzione degli altri e sentire laddove sembra non esserci niente di interessante, sarà fondamentale per aprire uno spiraglio che porterà l’indagine per l’incidente dell’aeroplano su binari ben precisi.

A mio giudizio quello di Andrea è un personaggio molto ben riuscito tra i personaggi secondari, ancora meglio di Teresa, ex collega di Sara e sua compagna in mille avventure, l’unica ancora attualmente in servizio a capo dell’Unità investigativa. Una coppia inossidabile, la Mora e la Bionda, ma fino a che punto?

Più che l’indagine in quanto tale (pure molto interessante e ben strutturata) mi è piaciuto il tuffo nel passato dal punto di vista personale di Sara. Conoscere più a fondo quel Massimiliano che le ha cambiato la vita e che l’ha lasciata troppo presto mi ha aiutata a comprendere meglio il suo personaggio. Tornare all’epoca in cui lavoravano insieme vuol dire, per Sara, non solo indagare su personaggi intoccabili, mettere le mani nel torbido del potere dell’epoca ma vuol dire anche far riaffiorare ricordi personali che fino a questo momento erano restati celati nell’anima della donna.

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Un volo per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli editore
256 pagine
19.00 euro copertina flessibile, 10.99 Kindle

sabato 6 agosto 2022

La Vergine azzurra (T. Chevalier)

 

Libro di esordio di TracyChevalier, La Vergine azzurra propone la storia di Isabelle ambientata in Francia, nel ‘500 che si intreccia con quella di Ella che, ai tempi moderni, è alla ricerca delle sue origini francesi.

Una struttura narrativa non del tutto originale, devo ammetterlo (in più romanzi mi sono trovata davanti a situazioni analoghe con personaggi che, scavando nel passato, hanno riportato a galla ricordi sconvolgenti) ma in un libro ben scritto, scorrevole, emozionante e capace di offrire ai lettori personaggi ben strutturati e resi alla perfezione.

La Tracy Chevalier degli inizi, insomma, non delude.

La storia: Isabelle porta addosso i segni di quella che, all’epoca, è una vera e propria condanna: ha i capelli rossi e secondo i dettami dell’epoca ciò la accomuna alle forze del diavolo. La società non le fa sconti e i sermoni del predicatore calvinista Monsierur Marcel contro la Vergine, cui lei somiglia molto, accendono gli animi degli abitanti del villaggio che, di fatto, non avrebbero motivo per temerla o avercela con lei. Tra superstizioni e cattiveria, tra convenzioni sociali difficili da sradicare e alle quali è impossibile opporsi, Isabelle accetta la sua condizione a testa bassa, non potendo fare altrimenti, subendo anche le violenze di un marito che si dimostra diverso da ciò che aveva creduto.

Elle, da parte sua, trasferitasi in Francia con il marito Rick che ha seguito per impegni di lavoro, si trova in un periodo della sua vita molto particolare. Sente addosso un vuoto che non sa come colmare fino a che non decide di scavare nel passato della sua famiglia per risalire alle sue origini francesi. Non è una ricerca facile e ben presto l’immagine di una veste azzurra le si fissa nella mente tanto da ossessionarla al punto di voler arrivare al più presto alla verità e liberarsi, se possibile, da quello che è diventato un tarlo nella sua mente.

Si tratta di un romanzo ambientato in un periodo storico reale, con le sue credenze e le sue contraddizioni.

Ciò che mi ha maggiormente catturata è la storia di Isabelle ma non posso nascondere che le vicende attuali di Elle, i suoi tentativi di arrivare alle origini della sua famiglia abbiano comunque avuto un ruolo importante soprattutto nel tenere alta la tensione in merito ad una determinata circostanza in particolare.Ben scritto, con descrizioni efficaci sia per quanto riguarda gli ambienti che il periodo storico ed i personaggi, l’autrice mi ha resa partecipe in prima persona soprattutto dei momenti di maggiore tensione ed ho sofferto con le protagoniste, con Isabelle in particolare, sentendomi impotente quando, invece, avrei voluto fare qualcosa per lei.
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La vergine azzurra
Tracy Chevalier
Beat edizioni (edizione originale Neri Pozza)
300 pagine
9.00 euro 

giovedì 4 agosto 2022

La gazza (E. Day)

 

Sono arrivata all'ultima pagina con una certa perplessità addosso. Perché se la prima parte del libro stupisce, dimostrando ad un certo punto come niente sia come sembra mentre la parte centrale abbia, invece, a mio parere rallentato un po' appiattendosi su una situazione che sembrava non arrivare mai ad una svolta, alla fine la svolta arriva ma non è quella che avrei visto bene per quello che è stato proposto come thriller psicologico ad alta tensione.

Procediamo con ordine. 

La storia ruota attorno ad un delicatissimo argomento: la maternità. Quella mancata di Kate, quella speciale di Marisa, quella morbosa di Annabelle. Maternità cercata, agognata, voluta, mancata, arrivata in modo del tutto inusuale, maternità che lascia addosso le sensazioni più disparate in chi la vive (o non può viverla, dipende dai punti di vista). Argomento delicato perché sono tanti gli aspetti che entrano in gioco, fisici e non solo. 

In questo contesto c'è la figura di un uomo che in alcuni passaggi mi è sembrato troppo passivo per maturare, però, strada facendo, fino a diventare determinante sul finale: Jake.

La storia in poche, pochissime parole. Marisa e Jake: una coppia come tante con il desiderio di avere un figlio. Un po' particolare fin da subito, Marisa, sempre troppo accomodante (secondo il mio parere) pronta  trovare conforto sempre e comunque nel suo uomo senza porsi troppe domande come se fosse pronta ad accettare tutto ciò che viene senza la minima obiezione. Quando nella loro casa arriva Kate, un'inquilina necessaria per arrivare a fine mese con i conti, qualche cosa inizia a scricchiolare e non sono solo le certezze di Marisa ma anche quelle del lettore. Perché se fino a questo punto ha letto una storia, dall'arrivo di Kate in avanti ne legge un'altra che lo fa ricredere su tutto ciò che aveva creduto di aver compreso.

A questo punto il romanzo stupisce ed i fili della tensione iniziano ad essere sempre più tesi dal momento in cui il lettore realizza che gli ingranaggi ruotano in modo diverso da quanto era stato indotto a pensare. Inizia una storia nella storia ed è questa la parte che, secondo me, dà l'impressione di ruotare troppo in cerchi concentrici come se non arrivasse mai una svolta.

Poi, però, altro punto molto bello del racconto, la svolta arriva e porta ad un epilogo che avevo immaginato diverso da quello che è stato ma che, a ben guardare, è il più giusto che si potesse pensare per una storia così.

Non posso essere più precisa: è una storia rispetto alla quale non si può dire molto per togliere il gusto della lettura. 

Posso dire, però, che il personaggio che più mi ha colpita è quello di Annabelle. Una donna matura che si porta appresso il retaggio di una maternità non equilibrata neppure dopo tanti anni. Una donna calcolatrice, volta a controllare le vite altrui, pronta a capovolgimenti di fronte pur di manipolare le persone che ama. Una forma di amore anche questa, secondo il mio parere, seppur tossica.

Non è il più bel libro che ho letto negli ultimi tempi ma senza dubbio una storia che si lascia leggere e che fa anche riflettere, ben scritta, con quei capovolgimenti di fronte che vanno costruiti con abilità. 

Sono reduce da diverse letture di Michel Bussi per cui sono piuttosto preparata ad essere portata sull'orlo del precipizio dall'autore (mi sono permessa di definirlo un illusionista). Stavolta la sensazione è meno accentuata di quanto avvenuto con lui ma è tutta un'altra storia per cui va bene così... e non si possono fare confronti.

Va dato merito all'autrice di aver messo in piedi un impianto narrativo credibile e con meccanismi che combaciano alla perfezione offrendo una storia particolare dal punto di vista psicologico, ma molto umana.
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La gazza
Elizabeth Day
Neri Pozza editore
400 pagine
18.05 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

venerdì 29 luglio 2022

Il cielo non ha catene (R. Sepetys)

 

“Un’opera di fiction storica”.

Così viene definito il libro Il cielo non ha catene dalla stessa autrice che, nelle note finali, fornisce delle spiegazioni in merito al lavoro effettuato per mettere tra le mani dei lettori il suo ultimo libro.

Con gli occhi, il cuore e il sangue di Cristian l’autrice racconta la dittatura di Ceaușescu e la conseguente sofferenza di un popolo privato della sua libertà, della sua dignità. Se dal punto di vista narrativo l’impianto è comunque romanzesco, le fondamenta di quanto narrato sono reali anche se, in effetti, poco note ai più. Io stessa ammetto di non aver mai approfondito quel particolare periodo storico che, a ben guardare, non è così lontano da noi.

Viene raccontata la dittatura comunista. Viene raccontata la sofferenza di un popolo stremato, terrorizzato, ridotto al silenzio, privato di tutto, anche della possibilità di parlare ad alta voce.

Ed è un racconto struggente, doloroso, toccante: Cristian incarna tutte le contraddizioni di un’epoca in cui si era controllori ma anche controllati, un’epoca nella quale non ci si poteva fidare di nessuno, dove non esistevano momenti privati che non fossero in qualche modo supervisionati dal “sistema”, in modo anche piuttosto subdoli. Terrificante l’idea di essere sempre controllati, di avere a che fare con persone che non si può dire di conoscere anche se vicine, anche se familiari, anche se amiche.

Io ammetto di essere rimasta sconvolta dal racconto di Cristian. Quell’idea di libertà che fin troppo spesso tendiamo a sbandierare ai quattro venti come “privata, negata, ridotta” anche in tempi moderni, a quell’epoca lo era davvero. E si dovrebbe riflettere a lungo prima di parlare di “libertà negata” se non altro per rispetto di chi la libertà se l’è vista negare davvero, di chi è stato ucciso, incarcerato, torturato solo per aver rivendicato il proprio diritto di vivere in modo libero e dignitoso.

Cristian racconta il periodo che va dall’ottobre 1989 alla caduta di Ceaușescu che ebbe il suo epilogo con la morte del dittatore e di sua moglie il 25 dicembre dello stesso anno. Un periodo di tempo breve ma denso di dolore, di privazioni, di costrizioni che hanno caratterizzato tutto il periodo della dittatura comunista, fino alla rivoluzione romena quando il popolo ha detto basta!

Cristian è un ragazzo descritto in modo molto efficace e le sue scelte, non tutte condivisibili a dire il vero, sono impossibili da giudicare da chi non ha vissuto quelle circostanze. Si tratta di scelte che sono lo specchio di un’epoca nella quale si veniva ricattati, si tradiva per non morire o per non vedere morire i propri cari, quando si tradiva e si veniva traditi. Un’epoca fatta di privazioni, di silenzi, di sottomissione, di un popolo piegato che, alla fine, si ribella a quello stato di cose.

L’autrice non è una sorpresa per me: ho avuto modo di apprezzare il suo stile – efficace ma mai sopra le righe, nemmeno nei passaggi più dolorosi che ben si sarebbero prestati a diventare ancor più d’effetto – rispettoso del passato, rispettoso dei morti, di coloro che si sono sacrificati per la libertà. Una penna delicata ma allo stesso tempo pungente, perché si deve ricordare ciò che è stato per non commettere più gli errori del passato. Anche se, purtroppo, abbiamo le prove che spesso non è così.

Lettura consigliata soprattutto a chi voglia guardare oltre la parte romanzata e soffermarsi sul passato di un popolo che ha conquistato pagando un prezzo molto alto la sua libertà.
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Il cielo non ha catene
Ruta Sepetys
Garzanti Editore
pag. 304
18.60 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

lunedì 25 luglio 2022

Lo scudo di Talos (V. M. Manfredi)

La società spartana non ha posto per un bambino nato storpio. 

Per quella creatura di pochi mesi, nata con un difetto ad un piedino, l'unico destino immaginabile - all'epoca - è quello dell'abbandono al volere degli dei. E se gli dei lo vogliono può accadere che quella creatura, abbandonata dal padre in mezzo alla natura, venga salvata.

É un anziano pastore ilota a trovarlo e a dargli il nome di Talos per affidarlo poi alla figlia che, rimasta vedova, non ha avuto tempo e modo di avere un figlio suo e vive con lui.

Gli dei hanno voluto che quel bambino vivesse e che crescesse forte e coraggioso, guidato da colui che lo ha salvato e che lo ha educato in modo tale da dargli gli strumenti giusti per potersi opporre, a tempo debito, al destino che altri hanno scelto per lui.

"Lo storpio": questo l'appellativo che viene dato, senza dileggio, a quel bambino prima, ragazzo e uomo poi. Non un'offesa ma un modo per manifestare il rispetto di un popolo, quello di adozione, nei confronti di una creatura segnata dagli dei ma non per questo domata.

Talos è il protagonista indiscusso di un romanzo che narra le vicende di un giovane nato spartano, cresciuto e vissuto come servo ma, allo stesso tempo, proponendo la sua storia, racconta un'epoca. Una caratteristica, questa, dei romanzi di un autore che mi ha insegnato ad apprezzare il romanzo storico con letture precedenti, dandomi conferma della sua abilità con quello che, forse, è uno dei suoi romanzi più consigliati nelle scuole e che a casa mia è arrivato proprio su suggerimento dell'insegnante di lettere di mio figlio come lettura estiva.

Grazie ad uno stile narrativo preciso e ricco di riferimenti, anche stavolta ho avuto modo di seguire con attenzione le vicende di Talos riportando alla memoria le mie conoscenze dell'epoca in cui gli Iloti combatterono per la libertà da Sparta, che erano oramai sedimentate in me da tanto, tantissimo tempo. Ed è stato piacevole.

Il contesto storico è ben delineato con tanti dettagli. Devo ammettere che in alcuni capitoli avrei preferito che Manfredi accelerasse un po' nel raccontare le varie vicende sul campo per prediligere aspetti maggiormente legati alla vita personale di quel ragazzo ma mi sono ben presto resa conto che, all'epoca, un ragazzo che realizza di essere figlio di due popoli mortalmente nemici e di dover fare delle scelte importanti non poteva avere una vita che non fosse legata a doppio o triplo filo alle vicende storiche dell'epoca. Giusta la scelta di Manfredi dunque, anche se con il rischio di appesantire un po' la narrazione.

Nelle vene di Talos scorre sangue di guerriero e nel momento in cui viene a conoscenza delle sue origini non ne è sconvolto più di tanto e questo mi ha fatto un po' storcere il naso quasi come se fosse facile accettare una verità di questo tipo. Da qui inizia, però, la maturazione di un personaggio che ha dovuto affrontare scelte difficili e che ha combattuto con la propria coscienza prima di tutto...

Quella che ho avuto tra le mani è una storia di libertà conquistata dopo oltre cinquecento anni di oppressione. É la storia di un popolo che rialza la testa pagando un prezzo altissimo ma riscattandosi a costo di morire. Non è spoiler, perchè sono i libri di storia che ci dicono questo.

Talos c'è, in questo contesto. Da Spartano o da Ilota? Qui non posso spoilerare, assolutamente, ma non posso negare che quello "storpio" ha insegnato qualcosa a qualcuno. A più di uno, a dire il vero.

Lettura consigliata (e sono d'accordo con l'insegnante che lo ha proposto a studenti del biennio delle superiori) sapendo di trovarci un bel po' di storia, anche se con aspetti romanzati.

Ps. io ho trovato un'edizione piuttosto vecchia di questo libro in biblioteca e le tante sottolineature a matita dimostrano che è stato argomento di studio (o, se non altro, di approfondimento) per molti nel tempo.

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Lo scudo di Talos
Valerio Massimo Manfredi
Oscar Mondadori
pag. 331
edizione del 1988 - diecimila lire

lunedì 18 luglio 2022

Nulla ti cancella (M. Bussi)

 

Si può credere alla reincarnazione?
 Si può pensare che il proprio bambino, morto dieci anni prima all'età di dieci anni, possa essersi reincarnato in un bambino molto somigliante e che sembra riportare strettamente a lui?

Se lo chiede ogni volta la protagonista del libro Nulla ti cancella di Michel Bussi: una donna che non si rassegna all'idea di aver perso suo figlio, che ha l'impressione ti ritrovarlo di nuovo dopo dieci anni e che sente sulle sue spalle il peso di proteggerlo.

Esteban era suo figlio. Tom è, a distanza di dieci anni, un bambino apparentemente identico.

Ma come è possibile? Cosa è successo? Chi può rispondere alla domande di una donna che lascia tutto per poter afferrare un sogno, un'illusione?

Ed è propri un'illusione quella che offre Bussi ai suoi lettori in un libro a dir poco particolare, come ho imparato che lo sono tutti i suoi libri, ma che in alcuni passaggi stavolta non mi ha convinta.

In particolare secondo il mio parere poco credibile è la figura di Gabriel ma non posso dire altro perchè gli sviluppi che lo riguardano sono fondamentali ai fini delle sorprese legati alla storia. Non perchè sia un personaggio inverosimile, fuori dalle righe o fuori luogo... no no, è la scelta narrativa dell'autore che secondo il mio parere non funziona. Non posso dire perché, sarebbe uno spoiler troppo grave per chi il libro non l'avesse ancora letto.

Ancora una volta Bussi gioca a fare l'illusionista con i lettori, offre una storia che ad un certo punto sembra simile a qualche altro suo libro letto in precedenza a dire il vero, con una serie di illusioni che solo in parte reggono. Ovviamente si tratta del mio pensiero, magari per altri lettori funziona tutto alla perfezione... La parte finale del libro l'ho letta a rilento soprattutto dopo che il colpo di scena legato alla figura di Gabriel mi ha lasciata decisamente interdetta.

Bussi va letto a piccole dosi, secondo me. Per un po' lascerò decantare gli altri titoli che mi mancano e me li gusterò più avanti... Non è uno di quelli da leggere tutto d'un fiato per recuperare il tempo perso perché, proprio per via dello stile narrativo in cui tutto si rivela essere il contrario di tutto, richiede una lettura attenta ed anche riflessiva. 
Non è uno di quei libri che rileggerei, insomma, ma che non mi è dispiaciuto leggere, tutto sommato.
 
Ps. copertina molto azzeccata, come quelle dei suoi libri precedenti che ho letto, d'altronde.
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Nulla ti cancella
Michel Bussi
Edizioni E/O
453 pagine
16.50 copertina flessibile - 11.99 Kindle