mercoledì 19 gennaio 2022

L'inquisito (G. Saviane)

Ve la ricordate la collana 1000 lire dei tascabili economici Newton? Ai più giovani non lo chiedo affatto, non potrebbero. Io me la ricordo bene così come ricordo che comprai, all'epoca, diversi titoli che poi sono rimasti in un angolo senza che nessuno si curasse di loro. A distanza di tanto tempo nel sistemare tra gli scaffali ne ho ritrovati alcuni e, con una tazza di tisana fumante in mano, ho voluto togliermi una curiosità e leggerne uno.

L'inquisito, di Giorgio Saviane, pubblicato nel 1994.

É un libro che non arriva alle cento pagine, a dire il vero, e non è nemmeno di semplice lettura. Non per lo stile di scrittura (ne ho letti di più complicati pur essendo più moderni) ma per il tipo di narrazione scelta, legata al messaggio che l'autore mi è parso volesse trasmettere.

Il protagonista, voce narrante, è un uomo accusato ingiustamente e sul punto di subire un processo per un crimine mai commesso. L'intera storia si snoda su due piani: quello reale, concreto, che vede l'uomo alle prese con delle accuse ben precise e una denuncia scritta nero su bianco e quello psicologico, ben più complicato, a ben guardare. Eh sì, perché il fatto di essere sottoposto ad un processo, per di più essendo innocente, provoca una sofferenza tale al protagonista da renderlo delirante.

Una denuncia è stata sporta per cui gli ingranaggi della giustizia si sono messi in moto. Allo stesso tempo, la sfera psicologica dell'uomo finisce in un vortice di sogni, immaginazione, incertezze, la ricerca di qualche punto fermo.

Ne emerge un racconto che somma il reale all'immaginario che, lo ammetto, ho fatto fatica a seguire come se io stessa fossi finita in un vortice di figure, di forme e di colori che tentava di risucchiarmi. 

L'assoluzione, nel momento in cui arriverà e se arriverà, non toglierà nulla alla sofferenza provocata dal sorgere e dallo svilupparsi della procedura così come nulla toglierà alla sofferenza di tutti coloro che, all'inquisito, stanno attorno: un'assoluzione, qualora arrivasse, cancellerebbe forse la disperazione in cui i familiari sono caduti al momento del nascere delle accuse? Restituirebbe i giorni sereni persi nei meandri di un dubbio che è stato alimentato di giorno in giorno dall'impianto accusatorio? 

L'informazione di garanzia non si porta forse dietro nell'immaginario collettivo una diffidenza che difficilmente potrà cadere, in caso di esito positivo? Il dubbio che viene alimentato sull'integerrimità del protagonista non è forse già una condanna?

E quando l'inquisito arriva a dire "...vorrei essere colpevole per respirare" non dice forse qualche cosa di comprensibile? Ecco, al di là della difficoltà di lettura, della confusione che arriva dall'alternarsi tra il reale e l'immaginario, è su questo che il romanzo invita a riflettere. E non è poi una materia sorpassata, tutt'altro. Se pensiamo ai tanti casi di errore giudiziario che hanno tenuto sotto scacco per anni persone innocenti, portandone alcune nella tomba, appare tutto tristemente attuale.
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L'inquisito
Giorgio Saviane
Tascabili Economici Newton
pag. 84
1000 lire

domenica 16 gennaio 2022

Noi (W. Veltroni)

Quattro generazioni della stessa famiglia si raccontano, in anni differenti. Le loro esistenze si intrecciano inevitabilmente, i ricordi si materializzano, le loro voci si accavallano. 

Giovanni, Andrea, Luca e Nina vivono in epoche diverse la loro adolescenza e quello che ne esce è il quadro di un anni fatti di prove importanti, di scelte, sacrifici, esperienze, errori, successi, ricordi, legami.

Ognuno si porta dietro l'eredità di chi lo ha preceduto, ognuno lascia il segno a modo suo così come l'autore lascia il segno. Eh già, lo devo ammettere. Conoscendo Veltroni sotto una diversa veste, non avendolo mai incontrato come autore lungo il mio cammino di lettrice, devo ammettere di avere preso il suo libro tra le mani senza troppe aspettative ma gli devo riconoscere il merito di avermi sorpresa.

Con la storia della famiglia Noi, perché è quello il cognome che portano i protagonisti, l'autore permette al lettore di fare un viaggio lungo la storia calando i personaggi in vicende realmente accadute (a parte Nina, che merita una citazione a parte vivendo nel 2025) e che hanno lasciato il segno nella storia della nostra Nazione.

La storia di Giovanni, bambino, si svolge nel 1943 e siamo nel mezzo di una guerra che non necessita di molti chiarimenti per rendere l'idea. Quella di Andrea è ambientata nel 1963 quando il ragazzino si trova catapultato nell'Italia del boom, dello sviluppo economico quando i ricordi del ventennio precedente sembrano lontani ma non lo sono affatto per le persone che hanno vissuto quelle vicende sulla loro pelle. Nel 1980 è ambientata, invece, la storia di Luca che vive con occhi di bambino momenti difficili come gli attentati delle Brigate Rosse o il terremoto in Irpinia. Fatti reali, pezzi di storia che l'autore propone in punta di penna senza calcare la mano ma, allo stesso tempo, senza romanzare avvenimenti importanti e tragici per tutti. 

Devo dare merito a Veltroni di aver sapientemente inserito i protagonisti in momenti storici importanti senza rendere nulla sopra le righe, anche le storie d'amore (che essendo una famiglia inevitabilmente caratterizzano la narrazione) non vengono mai tinte di quel rosa eccessivo che in altri generi di romanzo assumono con grande facilità ma assumono i toni delicati di storie destinate a fiorire. Con una scrittura scorrevole ed efficace, somma fatti di cronaca a vite di persone che vivono quei fatti sulla loro pelle o, comunque, molto vicino alle proprie esistenze. 

Nina merita una citazione a parte: il racconto che la riguarda è più breve degli altri ma il quadro del 2025 che viene dipinto è decisamente molto attuale. Se consideriamo che Noi è stato pubblicato nel 2009, leggere di un'epoca in cui le persone sono controllate in tutto e per tutto, dove la socialità è ridotta ai minimi termini, dove le forze dell'ordine vigilano affinché non si ritrovino più di dieci persone nello stesso posto, dove il ritocchino estetico è all'ordine del giorno e ci si incontra grazie a dei giochi virtuali che permettono di conoscere gente bhé... è decisamente molto attuale! Un mondo, quello che l'autore ha immaginato, che non è poi così lontano dalla realtà dell'epoca in cui Nina, di fatto, vive.

L'intreccio delle esistenze dei vari personaggi (che sono tanti, ma parliamo di quattro generazioni ed è evidente che sia così), che non svelo per non spoilerare, è reso in modo efficace tanto che quel finale che sembra mancare al termine di ogni capitolo per passare al periodo storico successivo viene poi svelato più avanti, quando meno ce lo si aspetta, nelle vicende ambientate anni dopo. 

Libro molto originale, scrittura molto gradevole e rispettosa delle importanti vicende storiche narrate, personaggi credibili e storia che mi ha catturata. Quello che secondo il mio parere resta meno approfondito è il personaggio di Nina di cui si sa davvero poco: l'autore descrive più le caratteristiche del periodo storico che sta vivendo di quanto non descriva la sua personalità e se avesse fatto uno sforzo in più per colmare questa lacuna sarebbe stato un libro perfetto.
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Noi
Walter Veltroni
Rizzoli editore
pag. 347 pagine
7.99 Kindle - 10.50 euro copertina rigida

giovedì 13 gennaio 2022

La signorina Crovato (L. Boccardi)

Luciana è una bambina che impara presto a fare i conti con le difficoltà della vita. 

Vive in un periodo storico particolare, siamo a Venezia nel 1936, e in una famiglia che si trova a vivere diverse vicissitudini in un contesto sociale in continuo cambiamento. 

Si troverà ben presto a fare i conti con quella che sarà definita, da tutti, la disgrazia: un incidente che segnerà la vita di suo padre e di tutta la famiglia, di riflesso, con una madre che è costretta ad arrangiarsi per tirare avanti e lei che vuole fare la sua parte imparando a fare di tutto. 

Si tratta di un romanzo di formazione che racconta la crescita, non solo fisica, della bambina: a segnare la sua infanzia e la sua adolescenza saranno una serie di distacchi, di separazioni che le bruciano sulla pelle come veri e propri abbandoni. Un libro autobiografico che - per ammissione della stessa autrice - è il primo di una trilogia e lo si capisce alla perfezione visto che il finale lascia nel lettore la necessità di sapere altro, di conoscere quale sarà la strada che si spiana davanti a quella bambina.

Luciana si sente sola e ogni volta che riesce a trovare un legame, una sintonia con la realtà familiare con cui entra in contatto, all'improvviso quel legame viene reciso come se non potesse meritare un equilibrio o qualche cosa di simile a quella famiglia che sente di aver perduto.

Ma è davvero così? Luciana ha davvero perduto al sua famiglio o ogni allontanamento è una sorta di protezione dagli effetti che la disgrazia possono provocare anche su di lei? Non è semplice dare una interpretazione di questo tipo a ciò che le accade soprattutto tenendo conto che si tratta di una bambina. E proprio perché è lei la voce narrante la sua storia è raccontata in modo semplice e lineare, anche con quel pizzico di ingenuità che, se fosse mancato, avrebbe reso artefatto un racconto di questo tipo.

Ho molto gradito i capitoli brevi, i titoli esplicativi ed il punto di vista della bambina che cerca di dare un perché a ciò che le accade. Così come ho molto gradito la presentazione che l'autrice fa dei tanti personaggi che entrano in scena con indicazione di parentele e caratteristiche dell'uno o dell'altro. Una presentazione d'obbligo, questa, per non perdersi tra i tanti personaggi che vengono citati. 

Cresce, Luciana, e dimostra di essere in grado di sfruttare al meglio i suoi talenti affrontando prove che non dovrebbero presentarsi ad una bambina così piccola. La sua è un'infanzia rubata me è anche la consapevolezza che ognuno ha un posto ben preciso nel mondo e che nulla accade per caso così come nulla arriva dal cielo. Non un lavoro, non la stabilità economica ma nemmeno un gesto d'affetto, una carezza.

Il libro è un racconto molto personale che arriva dalla stessa autrice-protagonista che, purtroppo, è venuta a mancara ieri: un viaggio nei ricordi della sua famiglia che mi ha fatto pensare alle tante storie analoghe che ognuno dei nostri nonni potrebbe raccontare.

Nelle intenzioni dell'autrice, La Signorina Crovato doveva essere "...il primo libro di una trilogia che va da metà '800 ai suoi 18 anni. Poi dai 19 anni ai 60 anni come ha raccontato in 'Dentro la vita' e infine alla vecchiaia".

Ps. bellissima la copertina, autoritratto dell'autrice del 1934, immagine che ho ritrovato tra le pagine, nelle precise descrizioni offerte con quei due occhioni pronti a mordere la vita pur nelle difficoltà.

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La signorina Crovato
Luciana Boccardi
Fazi Editore
340 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

mercoledì 12 gennaio 2022

La felicità del lupo (P. Cognetti)

 

 É la montagna la protagonista assoluta del libro di Cognetti, La felicità del lupo

Lo è almeno secondo il mio punto di vista perché è lei che, oltre ad offrirsi al lettore grazie alle efficaci ed emozionanti descrizioni, ha un ruolo fondamentale nella storia di tutti i personaggi che compaiono.

Per Fausto è un luogo in cui dare un taglio netto con il passato, con una moglie che oramai non è più tale, con il suo mestiere di scrittore che non lo soddisfa più, con opere nelle quali non si rivede... É linfa vitale per un nuovo capitolo della sua vita dove trovare nuovi compagni d'avventura ma anche dove fare pulizia interiore per aprirsi al futuro. In montagna ha trovato un lavoro come cuoco ed anche la possibilità di una nuova storia: per il momento gli basta.

Per Silvia è la tappa di un percorso di vita che non le è ancora chiaro. Cerca emozioni ad alta quota, ha voglia di esplorare, di conoscere, di ampliare i suoi orizzonti ma è pronta per altro?

Per Babette è un'esperienza lavorativa che potrebbe anche finire, sacrificata sull'altare di un viaggio che la vedrà lasciare tutto per paesi lontani. Sarà un addio definitivo?

Per Santorso è il luogo della sua solitudine, il luogo dell'anima, la pace. Lui che vive in disparte, che ha trovato in Fausto un inaspettato amico ma che è profondamente solo proprio come ognuno di quegli alberi che è chiamato a trovare la sua felicità nel luogo da cui non si può spostare: l'albero perché la natura vuole così, Santorso per scelta. 

Sono esistenze che si incrociano in una storia che non riserva grandi colpi di scena ma che è ricca di emozioni, soprattutto quelle che arrivano dalla natura circostante con i suoi segreti, i suoi pericoli, le sue meraviglie.

La parte che mi ha maggiormente emozionata è quella nella quale si racconta di un incidente ad alta quota (non faccio spoiler di nessun tipo): l'autore non riserva moltissimo spazio a questa vicenda che tocca i protagonisti solo di riflesso ma mi sono sentita molto vulnerabile nel leggere quei passaggi visto che è di qualche giorno fa una tragedia che ha toccato la mia comunità proprio per via della morte di un ragazzo che è scivolato lungo un dirupo, sui Sibillini. Si tratta di una vicenda secondaria, nel libro, ma mi ha molto toccata. L'autore riesce a rendere la vicenda senza voler impietosire il lettore, dando conto di come situazioni di questo tipo siano legate alla natura stessa della montagna, ai suoi pericoli, ai suoi silenzi, alla sua vastità. Eppure non lo fa con freddezza e arriva al cuore soprattutto se è già un tantino dilatato per un dolore recente.

Coinvolgenti le descrizioni degli ambienti in cui i protagonisti si muovono e non mi riferisco solo alla montagna. Quando Fausto affronta un viaggio verso Milano emerge chiaramente la differenza di ambientazione che si lascia alle spalle e quella che trova in città. Merito delle descrizioni. 

Una particolarità mi ha colpita ma non mi ha disturbata: Cognetti non usa virgolette di nessun tipo per i dialoghi ma questo non rende né difficile la lettura né confuso il racconto. L'abilità dell'autore sta nel rendere tutto così intimo e familiare da permette al lettore di immedesimarsi nelle situazioni e non serve rimandare a chi dice cosa... lo si comprende e basta.
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La felicità del lupo
Paolo Cognetti
Einaudi Editore
152 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 11 gennaio 2022

Non dirmi che hai paura (G. Catozzella)

Non dirmi che hai paura è stata una lettura condivisa con mio figlio che, in prima liceo, lo ha letto come compito mensile assegnato dalla professoressa di italiano. 

Dopo Nel mare ci sono i coccodrilli gli è arrivato tra le mani un altro libro importante, dal grande impatto emotivo. Perché la storia di Samia è un storia dolorosa, che trafigge l'anima. Ne abbiamo parlato, a lettura ultimata, e devo dire che è stato un bel momento di confronto.

Quella narrata non è solo la storia di Samia, la protagonista del libro, ma è la storia mi migliaia, milioni di persone che sono scappate da un territorio in guerra con il sogno di conquistare la libertà, una vita dignitosa, un futuro a conclusione di quello che viene chiamato il "viaggio della speranza".

Samia è nata con la guerra. I coprifuoco, le sparatorie, la paura, le limitazioni e gli obblighi sono stati suoi compagni di giochi, in senso figurato, ovviamente. Perché di tutto si può parlare meno che di giochi. I suoi occhi e le sue orecchie hanno visto e sentito da sempre colori, forme e suoni legati alla guerra come se fosse una condizione di normalità.

Samia e Alì: un amico fraterno, un bambino che come lei inizia a sognare una nuova vita dove la libertà possa essere all'ordine del giorno e, soprattutto, lo siano la pace, la serena convivenza tra i popoli. Appartengono a due clan in guerra da anni, Samia e Alì, così come i loro genitori e le loro famiglie. Clan in guerra da prima che loro nascessero per una rivalità che, però, le rispettive famiglie non hanno mai alimentato vivendo sotto lo stesso tetto - affittuari della stessa abitazione - ma soprattutto creando un rapporto d'amicizia e stima reciproca, capaci di andare oltre le rivalità arrivate da chissà dove. 

La famiglia è un elemento importante della storia. Lo è per Samia che è stata incoraggiata ad inseguire i suoi sogni nonostante la consapevolezza che ciò avrebbe potuto essere pericoloso. Lo è per Alì cresciuto senza una madre e costretto a fare i conti con una realtà più grande di lui.

Samia ha un sogno: quello di correre di vincere alle Olimpiadi. Per questo è pronta a lottare, a conquistarsi il diritto di sognare. Ben presto, però, Al Shabaab riesce a radere al suolo la speranza di un intero popolo: all'improvviso tutto quello che era possibile, pur con fatica e sacrificio, diventa impensabile. Improvvisamente il sogno, la speranza e la liberà vengono cancellati con un'unica mossa: vietato ascoltare musica, vietato girare liberamente per le strade, chiusi i cinema, non più abiti dai colori sgargianti, antiche tradizioni cambiate... Il popolo somalo viene completamente sradicato dal suo passato e deve sottostare a nuove regole, sempre più ferree...

Nonostante tutto Samia vuole perseguire il suo sogno e vuole farlo nella sua terra. Ci prova, con tenacia. con la forza di volontà di una guerriera... ma si rende conto che l'unico modo per arrivare alle Olimpiadi del 2012 è quello di lasciare la sua terra. Affronta, seppur a malincuore, quel Viaggio che in tanti hanno fatto... il Viaggio verso la libertà. Viaggio con la lettera maiuscola, non è un errore: non è un semplice viaggio ma è un pezzo che non può essere minimizzata in alcun modo.

Un viaggio terribile, che mi ha rattristata ed anche fatta arrabbiare, mi ha commossa e mia fatta sentire impotente. Ancora di più al pensiero che quella di Samia Yusuf Omar è una storia vera. 

Tristemente vera.

Consiglio a tutti di leggere questo libro, con il cuore gonfio di tristezza e le lacrime agli occhi per lei e per tutti coloro che hanno dovuto affrontare (e, purtroppo, ancora oggi devono affrontare) le sue stesse prove.

Catozzella ha la capacità di rendere vivi i personaggi e consegna al lettore una storia che trabocca di emozioni, non tutte positive, purtroppo. Ho avuto il piacere di conoscerlo e la sua personalità mi ha subito colpita... ho trovato, tra queste pagine, la sua voglia di dare testimonianza ma anche di denunciare, con garbo ma allo stesso tempo con decisione, la realtà. La triste realtà.
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Non dirmi che hai paura
Giuseppe Catozzella
Feltrinelli Editore
236 pagine
15.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

domenica 9 gennaio 2022

Il mio cielo. La mia lotta contro il dolore (D. Di Lazzaro)

Le storie dei personaggi famosi non mi attirano particolarmente ma ogni tanto mi capita tra le mani qualche biografia comprata (o, come in questo caso, avuta con uno scambio) su richiesta di mia madre che, invece, ama le storie vere e poi puntualmente le passa a me.

Ne Il mio cielo Dalila Di Lazzaro racconta la sua vita condividendo con i lettori il suo calvario dovuto non solo alla perdita prematura di suo figlio ma ad una serie di circostanze che l'hanno provata nel fisico facendola sprofondare in un dolore che ha trasformato la sua vita. 

 

Sapevo vagamente che la Di Lazzaro avesse avuto delle grandi prove da superare nella sua vita ma non avevo idea di quanto dolore stesse caratterizzando gli ultimi anni. 

Su questo devo fare una precisazione: il libro è stato pubblicato nel 2006 per cui la situazione è aggiornata a quell'epoca. Non so cosa e in che termini possa essere cambiato, per lei, di recente ma mi auguro e le auguro che sia stata trovata una terapia che possa averlo dato un minimo di sollievo.

Ma andiamo con ordine. Dalila parte dalla sua infanzia difficile, da rapporti familiari molto freddi (soprattutto con sua madre) per arrivare poi, piano piano, a rendere il lettore partecipe dei suoi successi nel mondo della moda e del cinema. Tanti gli amori che hanno fatto capolino nella sua vita (a partire dal primo, dal più acerbo, quello per il padre di suo figlio Christian) per arrivare poi all'amore attuale all'epoca della pubblicazione del libro ma che - l'ho verificato facendo qualche ricerca - ad oggi attuale non è più. Nell'arco di tempo che va dal padre di suo figlio all'ultimo amore che racconta si sono alternati momenti sfavillanti legati al suo lavoro ad un dolore fisico dovuto a diverse vicende che l'hanno cambiata definitivamente nell'anima e nel corpo.

Non intendo giudicare nessuno per cui non scenderò in dettagli riguardo la sua vita mondana. Ciò che mi ha toccato maggiormente è stata la parte in cui ha parlato della sua sofferenza fisica legata ad incidenti che l'hanno segnata profondamente ma anche la sofferenza di una madre che perde un figlio. Ammetto che il racconto degli aspetti più legati alla sua vita mondana mi hanno interessato meno.

Per quanto riguarda il grandissimo dolore legato alla perdita del figlio Christian ho notato una specie di buco... mi spiego. Dalila racconta (e motiva) di aver abbandonato suo figlio dai suoi genitori e che ho lo ha fatto per il suo bene (quegli stessi genitori da cui lei stessa è scappata) poco più che adolescente visto che ha avuto suo figlio molto giovane, per cercare la sua strada. Immagino che sia stata una scelta molto dolorosa ma ho proprio notato l'assenza di riferimenti temporali in merito al rapporto con suo figlio. Ho letto di lei appena diventata mamma, di lei che lascia suo figlio con i suoi genitori ed ho iniziato a leggere di cene, balli, regali, uomini... ma non sono riuscita ad avere un riferimento temporale: quanto tempo questo bambino è cresciuto con i nonni? Sarà mai tornato a vivere con lei che ad un certo punto si è divisa tra Italia e resto del mondo per motivi professionali? Poi, all'improvviso, mi sono trovata a leggere della morte di Christian, ventiduenne, al quale dice di essere legata da un legame profondo: ok, normale che sia... ma manca secondo me l'approfondimento di questo legame e ogni riferimento a come sono evolute le cose con lui prima di perderlo.

Questo nulla toglie al dolore di una donna che perde suo figlio, sia chiaro. Ma da lettrice di una biografia ho avuto la sensazione che mancasse qualche cosa di importante. Probabilmente troppo doloroso da raccontare ma quella parte mi è sembrata mancante.

Poi arriva la parte finale, quella in cui parla in modo approfondito della sua situazione fisica, peraltro già accennata in più passaggi precedenti. A seguito di un incidente motociclistico si è fratturata l'atlante, la prima vertebra del collo ed è stata a letto immobilizzata per molto tempo. Questo le ha provocato atroci dolori che mi hanno fatta rabbrividire. Non è stato l'unico incidente di cui è stata vittima: non è stata molto fortunata, a dire il vero, e mi auguro, di cuore, che la sua situazione negli anni successivi al libro, possa essere migliorata. 

Devo darle il merito di aver aperto una finestra su una questione, quella della terapia del dolore, che è tristemente attuale e della quale si parla troppo poco. Il dolore neuropatico, questo racconta Dalila, non è preso nella dovuta considerazione e chi ne soffre viene abbandonato a se stesso... e vive costantemente con il dolore che attanaglia corpo e anima.
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Il mio cielo. La mia lotta contro il dolore
Dalila Di Lazzaro
Piemme editore
256 pagine
12.50 euro copertina flessibile

 

mercoledì 5 gennaio 2022

Brest. Resistenza e canti di libertà nella Polonia in fiamme (A. Roncarolo)

Ho lasciato il libro di Antonella Roncarolo - Brest - ad attendere per troppo tempo ed ora, dopo averlo letto, me ne dispiaccio. Ho sempre avuto l'impressione che romanzi storici o, comunque, legati a vicende storiche ben precise non fossero nelle mie corde ma in più d'una occasione ho avuto la prova di quanto mi sbagliassi. Ed anche stavolta è stato così. 

Evidentemente era arrivato il momento giusto e la lettura di questo libro, che parla degli orrori della guerra ma anche dell'amore tra due persone la cui vita è stata segnata in modo indelebile proprio dalle vicende storiche dell'epoca, mi ha profondamente toccata.

 Devo dire, in premessa, che la storia mi ha fatto tornare in mente i racconti di mia nonna.

E già questo è stata una grandissima emozione. Lei che della guerra cerca sempre di evitare di raccontare quanto di più brutto per lasciare segno, invece, degli aspetti più belli. Lei che ricordava di aver preparato tante volte la polenta per quei giovani polacchi che erano di passaggio in zona. Lei che ha portato nel cuore il rimpianto di non aver potuto spedire una lettera che un giovane soldato polacco le aveva affidato affinché arrivasse alla sua donna che lo aspettava in patria. "Eravamo in guerra - diceva mia nonna - e vivevamo di stenti. Come avrei potuto trovare i soldi per spedire la lettera di un soldato? Eppure porto questo peso nel cuore...". Lo ricordo come fosse ieri ed ora che lei non c'è più i suoi ricordi riaffiorano con potenza alla mente, tanto più dopo la lettura del libro della Roncarolo.

Il fulcro della storia è la separazione forzata di due giovani innamorati, Janusz e Vida, per via dell'invasione della Polonia da parte di Hitler e per via di una guerra  che lascerà segni profondi nel popolo polacco. I due giovani non si dimenticheranno mai l'uno dell'altra ma le vicende che li vedranno, loro malgrado, come protagonisti imporranno loro delle scelte importanti, che segneranno la loro vita.

L'autrice racconta la sorte di un popolo che si è trovato a fare i conti con gli orrori di una guerra che lo ha messo in ginocchio ma che non ha mai abbattuto il coraggio, l'orgoglio, l'amore per la patria dei polacchi. La storia dei due ragazzi è il filo conduttore di tutto il racconto anche quando sono lontani, anche quando i loro occhi guardano ciò che non vorrebbero mai vedere, quando le loro membra subiscono violenze inaudite. Ma la vera protagonista del libro è la guerra, quella che non si può dimenticare, quella che i racconti dei sopravvissuto, le loro memoria, i loro ricordi intendono mantenere vita ancora oggi, perchè non si può dimenticare il sacrificio di chi è morto per difendere un popolo, un'identità perduti.

La storia della Polonia è l’insieme di frammenti di un puzzle che non s’incastrano mai. Stretta tra Oriente e Occidente, tra nazionalismi e sogni di democrazia. Ogni polacco porta dentro di sé la propria storia personale, spazzato via dagli eventi tragici del suo Paese senza pace.

Nei racconti contenuti tra le pagine di questo libro ho ritrovato la mia terra. Vivo nelle Marche e parte della storia narrata si svolge proprio qui: luoghi che conosco, che amo, che riconosco. Lo stile narrativo dell'autrice è efficace: scorrevole ma mai banale, toccante, capace di arrivare al cuore di chi legge e di farlo immedesimare (anche se non sarà mai possibile farlo del tutto, non avendo vissuto quegli episodi) con ciò che accade.

Ho letto il libro con una certa voracità: l'urgenza di sapere quali sarebbero state le sorti dei protagonisti mi ha portata a leggerlo in un paio di giorni e a convincermi definitivamente che quando un libro è ben scritto, ben impostato e capace di emozionare non ci sono limiti legati al genere di appartenenza. 

Brest racconta una storia che emoziona, è un concentrato di ricordi che non possono e non devono andare perduti, è una testimonianza forte di ciò che è stato ed è frutto di una precisa e meticolosa ricerca nella quale i ricordi di che è sopravvissuto sono stati fondamentali. Come lo sarebbero stati quelli di mia nonna.
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Brest. Resistenza e canti di libertà nella Polonia in fiamme
Antonella Roncarolo
Infinito edizioni
200 pagine
15.00 euro copertina flessibile - 3.49 Kindle