lunedì 17 settembre 2018

Paula (I. Allende)

Isabel Allende è la mia autrice preferita. In tutti i suoi libri che ho letto ho trovato una narrazione ricca sotto ogni punto di vista: ricca di contenuti, di descrizioni, di riferimenti storici, di sentimenti. In Paula è soprattutto quest'ultimo aspetto che colpisce: il dolore per la situazione di sua figlia Paula, nata il 22 ottobre del 1963 e che a 28 anni si è ammalata di una gravissima malattia - la porfiria - che l'ha costretta in coma su un letto d'ospedale.

Si tratta di uno scritto autobiografico con una donna, una madre che cerca di stare accanto a sua figlia sfruttando la magia della scrittura - una vera e propria magia sembra essere quella che guida la sua penna - in un racconto ricco di particolari, di emozioni, di vita. E' come se, raccontando la sua vita, la sua e della famiglia, Isabel volesse respingere la morte che allunga, di giorno in giorno, i suoi tentacoli su sua figlia.
Parlando a Paula dai fogli che riempie giorno dopo giorno la Allende guida il lettore in un viaggio lungo la storia della sua famiglia, dei suoi antenati, lungo la sua vita di bambina, di ragazza e di donna. 
Isabel resta accanto a sua figlia per lungo tempo, senza mai perdere la speranza e senza mai nascondere le emozioni che prova nei pochi minuti che le sono concessi accanto a sua figlia.

In questo periodo matura anche il rapporto con suo genero, appena diventato tale visto che si è sposato da poco con Paula e si scopre in intimità con lui, condividendo l'amore per quella donna che da quel letto di ospedale non può fare altro che ricevere amore senza avere la possibilità di ricambiare.

L'abilità della Allende nel dipingere un quadro a tinte nitide e vivaci non mi è nuova: anche questa  volta, come peraltro avvenuto in precedenti suoi libri, la storia è più ricca di quel che si potrebbe pensare. 

Chi si avvicina a questa lettura pensando ad un romanzo resterà deluso. Ed anche chi si aspettasse un racconto quotidiano di ciò che accade a Paula resterà deluso visto che accanto al racconto dell'evolversi della malattia della figlia, la Allende punta molto sulla parte autobiografica: chi volesse approfondire la storia dell'autrice, della sua famiglia, i suoi sogni, le sue aspettative, i suoi desideri verrà pienamente soddisfatto e conoscere anche la parte più dolorosa della vita di questa donna che riesce a sintetizzare un mondo con la sua scrittura. 

Emergono alcune figure, in particolare, come la madre di Isabel o suo nonno. Le loro vite, le loro scelte, il loro carattere vengono resi alla perfezione dall'autrice che, come al solito, riesce ad ammaliare il lettore anche quando parla di vicende storiche o di situazioni che potrebbero interessare meno ma che, ai fini del quadro generale, si rivelano fondamentali.

Ho trovato un po' limitanti i caratteri usati per la scrittura, molto piccoli e fitti fitti. Leggendo, poi, una edizione piuttosto vecchia trovata in biblioteca e dalle pagine ingiallite ho avuto una certa difficoltà nella lettura, soprattutto serale, e sono andata avanti più lentamente del previsto. 

Con questo libro partecipo alla Challenge Diche colore sei? utile per lo spicchio verde, autrice straniera. 
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un volatile con becco, utile per questo mese di gara.

mercoledì 12 settembre 2018

I ragazzi della II C (M. Migliavacca)

E' un libro un po' vecchiotto quello che mia figlia ha avuto come testo di narrativa a scuola, l'anno scorso, quando frequentava la seconda media. Vecchiotto come edizione (si tratta della quindicesima ristampa del 2002 ma la prima uscita è del 1989) ma la storia raccontata è piuttosto attuale.

Quattro amici che frequentano la seconda classe del liceo condividono la passione per la musica: hanno messo in piedi una band e si ritrovano sistematicamente in uno scantinato usato come sala prove. Scrivono canzoni inventando testi e musiche e sognano il successo.

Sono quattro amici molto diversi tra loro i protagonisti del libro I ragazzi della IIC

Ludo è una ragazza di ricca famiglia ma, oltre ai soldi, non conosce la serenità e la felicità di una situazione familiare stabile. I suoi sono separati e cercano di comprare il suo affetto a suon di regali o di soldi.
Patsy è un ragazzone grande e grosso che vive in una famiglia modesta che non naviga certo nell'oro ed alla quale vorrebbe iniziare a dare una mano in fatto di entrate.
Morgana è orfana di padre e sua madre la cresce, non senza fatica, facendo traduzioni e dispensandole tanto amore.
Max è figlio di un salumiere arricchito ma la sua è e resta una famiglia di ceto medio che sgomita per poter apparire diversa.
Quattro vite differenti, quattro banchi nella stessa aula, nella stessa scuola, un'unica passione per la musica.

Improvvisamente arriva l'occasione della loro vita ed hanno la possibilità di portare un loro brano inedito ad un produttore che, però, ruba testo e musica facendo cantare il brano ad una ragazza del suo team. Da questa situazione antipatica nasce la vera occasione per loro visto che, nel momento in cui una collaboratrice del tipo che li ha fregati denuncia l'accaduto, su di loro e sulla loro musica si accendono i riflettori ed arrivano davvero al successo. Un successo improvviso, capace di trasformare tutto in lustrini e paillettes nascondendo bene la realtà: gli impegni sono pressanti e le vite dei quattro ragazzi vengono sconvolte.
Così, a sedici anni, si trovano a prendere una decisione che potrebbe cambiare la loro vita: sono pronti a lasciare tutto per seguire i ritmi del successo oppure no?

Ognuno reagirà diversamente agli impulsi che gli arrivano da quel mondo e da quel successo tanto agognato ma arriverà il momento di crescere e di prendere una decisione importante. Ognuno farà le sue valutazioni e le proprie scelte.

Dicevo molto attuale perché, in effetti, non sono certo così rare baby band che arrivano alla ribalta improvvisamente con artisti che, seppur tali, sono e restano dei ragazzini che hanno degli impegni ber precisi come, in primis, la scuola e la famiglia.
Così come non credo che sia raro, nel mondo dello spettacolo, imbattersi in situazioni imbarazzanti, in veri e proprio sgambetti in nome di un successo che tutti vorrebbero raggiungere percorrendo la strada più breve possibile.

Il carattere dei quattro ragazzi è ben tracciato, la storia scorre gradevolmente anche se mi sono imbattuta in un paio di errori di stampa che, però, nulla tolgono all'insieme. Anzi, devo dire di aver apprezzato una nota dell'editore che, nelle primissime pagine subito dopo la copertina dice che la realizzazione di un libro presenta aspetti complessi e richiede particolare attenzione nei controlli. Nessuno è perfetto, qualche cosa può sfuggire ed i lettori sono invitati a segnalare eventuali errori o a far pervenire suggerimenti. Magari li segnalo io!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo utile per lo spicchio azzurro, obiettivo 2 (autrice italiana). Con lui chiudo questa fase di gioco in attesa dei nuovi obiettivi di domani e devo dire di aver fatto fatica, questa volta, a tenere il ritmo, per una serie di motivi che spero non si ripresentino in futuro. 

martedì 11 settembre 2018

Negli occhi di chi guarda (M. Malvaldi)

Dopo aver conosciuto storie e personaggi del Bar Lume ho avuto occasione di leggere uno dei libri più recenti di Marco Malvaldi, autore che ricordo con simpatia, incontrato alla presentazione di un suo libro nella mia città, qualche anno fa.
Già dalle prime pagine ho apprezzato la proposta di Malvaldi quando, nel presentare i vari personaggi che avranno poi dato vita la storia, ha offerto il loro punto di vista circa la location in cui si snodano le vicende: Poggio alle Ghiande. Così facendo, non solo ha reso l'idea di alcune caratteristiche dei personaggi ma anche del loro rapporto con il luogo conteso: Poggio alle Ghiande, infatti, è un podere nelle campagne toscane e sarà il motivo del contendere.
Eh sì, perché Alfredo e Zeno Cavalcanti, gemelli che vivono nel podere, hanno ricevuto un'offerta per la vendita dell'intero blocco ad un'azienda cinese e c'è da decidere il da farsi. I due, ovviamente, hanno posizioni contrarie  favorevole il primo, contrario il secondo - e per decidere se vendere o no si affidano ad un consulto medico molto particolare: chi dei due avrà maggiore probabilità di sopravvivere all'altro deciderà il da farsi.

Un modo molto singolare, quello scelto dai due gemelli, per prendere una decisione così importante che, tra l'altro, coinvolgerà anche altre persone che, in un modo o nell'altro, sono legate al podere ed il responso sulla longevità dell'uno rispetto all'altro è affidata a Piergiorgio Pazzi che, però, è ignaro del valore che il suo consulto avrà sulle sorti del podere.

Semplice, no?
Invece no. Perché come se la situazione non fosse già paradossale di suo, si aggiunge il ritrovamento del cadavere di Raimondo, agricoltore e custode della tenuta, luogo in cui gli è stata data una seconda possibilità di vita dopo un soggiorno obbligato in manicomio. E con la sua morte spunta un mistero: l'uomo, infatti, sosteneva di possedere un'opera autentica donatagli da un suo compagno di ospedale, un certo Ligabue. La reale esistenza del dipinto può essere legata alla sua morte? Ma dov'è, se davvero esiste, questo dipinto? 
Mentre si cerca di dipanare la matassa, un'altra morte sospetta si abbatterà sul podere e sui suoi abitanti. 

Piergiorgio si troverà, suo malgrado, a seguire a suo modo le indagini e tenterà di venirne a capo - parallelamente ma anche in collaborazione con il colonnello Valente - assieme a Margherita, affascinante filologa di sua conoscenza. 

Dico subito che la questione del quadro è quella che mi ha interessata ed anche colpita di più, non immaginavo niente di simile, circa alla sua sorte! Originale, senza dubbio.
E mi è piaciuta l'ironia dei personaggi, il loro modo di porsi e di relazionarsi tra loro. 

Così come mi ha fatto piacere trovare, alla fine del libro, un'altra volta la carrellata dei personaggi a posteriori, dopo che si sono svolte le vicende narrate da Malvaldi.
Originale anche questo!

Il personaggio che mi è piaciuto di più? Il colonnello. Perché, poverino, lui è in forza alla forestale e di solito ha a che fare con situazioni molto più tranquille e di altro genere, non certo con due cadaveri rinvenuti a stretto giro l'uno dall'altro.
Non è l'eroe di turno, il super commissario che si trova in tanti romanzi di altri autori, e mi ha anche fatto tenerezza in alcuni passaggi.

Di coloro che hanno a che fare con Poggio alle Ghiande devo ammettere che il più intrigante è stato proprio Raimondo ma non dico altro, proprio non posso!

E' un libro che consiglio per gli amanti del giallo ma anche di chi ama una scrittura ironica, legata al territorio in cui si svolge la vicenda, con personaggi spontanei e che fanno anche sorridere e con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo consigliato per l'obiettivo 2 dello spicchio giallo della gara.

domenica 9 settembre 2018

Ogni piccola bugia (A. Feeney)

Amber Reynolds è su un letto d'ospedale. E' in coma farmacologico a seguito di un brutto incidente. Sente coloro che le sanno attorno ma non riesce a muoversi, tantomeno a parlare. Non ricorda nulla dell'incidente ma riesce a dare un nome a coloro che si avvicendano al suo capezzale - a suo marito Paul e a sua sorella Claire - pur avendo dei ricordi frammentari sulle sue ultime ore che hanno preceduto l'incidente. E riesce anche a comprendere di essere in pericolo ogni volta che un uomo si avvicina al suo letto d'ospedale.

La prima cosa che mi sento di dire è che l'autrice è stata proprio brava a proporre una storia che ne sottintende altre, a proporre personaggi che hanno qualche cosa da nascondere ma che non si espongono più di tanto, a proporre una protagonista che è capace di stupire. Eh sì, perché mai come in questo caso va detto che niente è come sembra. Anche la lettura del libro, che sembra costruire alcune fondamenta solide circa la storia, all'improvviso inizia a tremare e far cadere il castello di carte che il lettore ha costruito sulla base delle proprie convinzioni.
Insomma, si crede di aver capito qualche cosa, più avanti si crede di aver capito tutto per poi rendersi conto che è tutto fondamentalmente diverso.

Inutile dire che tutto ciò mi sia piaciuto molto. La storia viene raccontata proponendo l'alternanza di un oggi a pagine di diario e a racconti di un tempo passato. Il lettore viene così in possesso di piccole tessere che cerca di comporre in un unico puzzle. 

Non posso dire molto sulla trama perché vorrebbe dire svelare dettagli che guasterebbero le feste a chi non l'avesse ancora letto. Posso dire che i personaggi sono molto ben costruiti, con personalità tutt'altro che equilibrate, in un verso o nell'altro, e con un'abilità tale da indurre il lettore a dire "...ma come?". 
La narrazione mantiene alto il ritmo dalla prima all'ultima pagina e, onestamente, il finale oltre a lasciare un certo margine di dubbio al lettore apra anche le porte per un seguito che, onestamente, spero prima o poi arrivi.

E' una storia originale, per niente scontata, dove i meccanismi si incastrano alla perfezione anche quando sembra che manchi qualche cosa. 

Tutto sembra reggersi su una serie di bugie, piccole o grandi che siano, che non si limitano ad un solo personaggio ma che, a ben guardare, appartengono un po' a tutti. C'è chi mente per difendersi, chi per non ferire, chi per difendere una persona che ama, chi perché la sua indole è quella del manipolatore... Tanti gli elementi stanno perfettamente in equilibrio tra di loro e devo dire che hanno dato vita ad un thriller che mi sento di consigliare agli amanti del genere o anche a chi ama gli intrighi psicologici, le personalità misteriose e capaci di riservare qualche sorpresa.

A lettura finita mi viene davvero da pensare a quante piccole bugie ognuno di noi racconti, e si racconti, nella vita quotidiana... a quante siano realmente innocue e quante, invece, possono innescare meccanismi perversi...
Con questo bel thriller psicologico partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo consigliato (e ringrazio le ideatrici del gioco per questo) in questo periodo di gara che va concludersi.

sabato 8 settembre 2018

Vittoria (B. Fiorio)

Ha la stessa mia età, Vittoria. Per questo non ci ho messo molto nel mettermi nei suoi panni. 
E... onestamente credo che anche io avrei reagito come lei se mi fossi trovata senza lavoro e senza l'uomo che credevo fosse della mia vita. Mi sarei chiusa a riccio, avrei passato le mie giornate a pensare a tutto ciò che ho perso, a ricordare i momenti belli passati con il mio amore e a fissare il cellulare sperando in un suo messaggio e in una sua telefonata.

Devo ammettere che la primissima impressione che ho avuto di Vittoria è stata quella di una donna un po' noiosa e troppo melodrammatica. Poi, però, ci ho riflettuto un attimo e mi sono resa conto che il personaggio nato dalla penna di Barbara Fiorio è molto vero, molto vicino alla realtà. La sua è la sofferenza di qualsiasi donna che si trovasse nella sua situazione. 

Vittoria si trova a fare i conti con una nuova vita piena di buchi neri: sul fronte lavorativo - fa la fotografa ma oltre a non avere nessun contratto di lavoro concreto ha perso la vena artistica e non riesce più a prendere in mano una macchina fotografica - e sul fronte personale visto che il suo uomo l'ha lasciata.

Federico non le ha fornito una vera e propria spiegazione ma se n'è andato chiudendo per sempre la loro storia. Una storia su cui Vittoria credeva e della quale sente profondamente la mancanza. Le manca lui, Federico, e la vita che portavano avanti insieme.

Vittoria ha degli amici accanto, amici che cercano non solo di risollevarle in morale ma anche di darle una scossa (positiva) affinché torni a conquistarsi un posto nel mondo senza considerarsi solo ed esclusivamente una nullità.

La strada che le si apre davanti è molto singolare e la porterà a contatto con persone e storie che la aiuteranno nel suo cammino di risalita, molto più di quanto non si possa pensare.

Vittoria è un romanzo in cui la figura della protagonista viene resa senza filtri con la sofferenza e le paranoie che ci possono stare in una situazione come la sua. 
Fondamentale la presenza di amici che le sanno stare accanto prendendosi cura di lei e la aiutano, in un modo o nell'altro.

E' comunque un romanzo moderno visto che il riferimento al mondo dei social, alla sua funzione, ai suoi pregi e ai suoi difetti posiziona Vittoria in un momento molto attuale, in una città - Genova - che resta sullo sfondo senza mai essere troppo invadente. Vittoria vive in un ambiente protetto, tra casa sua e la casa dei suoi amici, esce poco, ha pochi interessi ma arriverà a rivalutare se stessa e la sua situazione dando una svolta alla sua vita.

E' una storia positiva, anche se le premesse non sembrano proprio essere quelle di una storia positiva. Auguro a tutte le donne che vivono momenti difficili di avere vicino amici come quelli di Vittoria e di riuscire a guardarsi dentro per scoprire di essere ne' un fallimento ne' una donna da buttare come le circostanze potrebbero far pensare.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle fotografie. Ed è il secondo libro utile per questo periodo di gara.

venerdì 7 settembre 2018

L'ultima notte al mondo (B. Marconero) - Venerdì del libro

Sono le voci di Marco e Marianna che si alternano nel libro L'ultima notte al mondo di Bianca Marconero

La peculiarità di questa storia, per me, è dovuta al fatto che non c'è un personaggio che posso dire di aver preferito agli altri o uno a cui mi sono particolarmente affezionata. 
Per entrambi i protagonisti posso dire di aver odiato alcuni comportamenti ed essermi trovata molto vicina a loro in altri. Ho fatto il tifo fin dall'inizio per Marco ma non posso dire in assoluto quale sia il mio personaggio preferito visto che entrambi i protagonisti stanno sullo stesso livello, per me. 

Marco e Marianna hanno frequentato il liceo nella stessa classe. Marco ha sempre covato un profondo sentimento per lei, mai manifestato ed ancora vivo oggi, ad anni di distanza, quando i due si incontrano per caso. 
Il loro non è mai stato, però, un rapporto di qualsivoglia tipo visto che i sentimenti di lui sono rimasti nel suo cuore. A causa di una sfortunata vicenda Marco non concluse gli studi con Marianna e si allontanò dal loro giro di amici: era la pecora nera del gruppo, con una reputazione macchiata per sempre, meglio prendere le distanze.

Anni dopo Marianna è alle prese con un difficile momento con il suo fidanzato di sempre: quel Luca che sa di averla in pugno, l'unico che lei abbia mai amato e che amerà, colui che è convinto di esercitare un'influenza assoluta su di lui. Quel Luca che lei sente e vuole amare sopra ogni cosa, nonostante tutto.
La situazione è difficile visto che le fondamenta del loro rapporto sono minate dal tradimento di lui. Marco ha un lavoro in una rete televisiva, ha dei sogni del cassetto da realizzare e non ha una ragazza fissa. Non avendo potuto avere accanto la ragazza che ama da sempre ha scelto di essere uno da una notte e via. Senza legami, senza coinvolgimenti. 

Le loro vite si incrociano nuovamente ma ora non sono più dei ragazzini e tra di loro nasce una collaborazione professionale oltre che un'amicizia. 

Ciò che più mi ha indispettita di questa storia è stato l'ambiente benestante di Marianna e della sua famiglia con quel carico di pregiudizi e di falsità che si porta dietro. La necessità di fare buon viso a cattivo gioco, la volontà di mantenere in piedi ad ogni costo una cerchia di amicizie all'altezza del proprio ceto sociale, gli obblighi che l'essere ricco impone. 
In questo contesto emerge con violenza la figura di Marco. Lui non è adatto per stare accanto a Marianna. Ha un passato poco pulito alle spalle, ha un lavoro considerato poco dignitoso e che difficilmente gli garantirà un futuro, è originario di un quartiere povero della città e non vive in un'abitazione nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Marianna. Gioco forza, lei tiene nascosto soprattutto a sua madre il suo rapporto con lui: il rapporto d'amicizia, di lavoro e ciò che potrà (o non potrà) nascere poi da tutto ciò.

Ed è forse per questo che Marco, dei due protagonisti, mi è piaciuto di più. Non ha avuto vita semplice, ha conquistato ciò che ha, vive del suo lavoro, ha degli amici di periferia e ne va fiero. Va fiero di tutto ciò, con dignità. Anche se attorno a lui gravitano persone ricche e se viene trascinato dentro ad ambienti chic rispetto ai quali lui sembra un intruso.

Senza ombra di dubbio posso dire che il personaggio più antipatico, per me, è la mamma di Marianna. Una donna tutta d'un pezzo, di un'eleganza unica, attenta a rispettare e far rispettare l'etichetta, una di quelle che non si lasciano mai andare ai sentimenti e che, anche nei confronti della figlia, è più attenta a salvare le apparenze piuttosto che a ciò che la sua unica figlia prova, vive. 

Anche Luca merita una citazione: l'eterno fidanzato, perenne traditore, falso fino alla radice e super convinto di essere il più fico, il più bello, il più forte. Mi è sembrato un fumetto, in alcuni punti, una montatura, una marionetta. E Marianna ci ha messo un bel po' a capirlo.

Ho letto la storia di Marco e Marianna in formato digitale e mi sono imbattuta in due piccolissimi errori di battuta su cui si può tranquillamente soprassedere e con questa lettura partecipo alla  Visual Challenge in quanto in copertina compaiono delle fotografie, utili per questo mese di gara appena iniziato ma anche per la Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio rosa, obiettivo 2.

mercoledì 5 settembre 2018

Barbara Fiorio - Vittoria - Incontri con l'autore

Ci ho messo un po' prima di raccontare il mio incontro con Barbara Fiorio ma non perchè sia stato noioso... tutt'altro! Dovevo solo trovare il momento giusto. Ed è arrivato.

L'occasione mi è stata fornita da uno degli incontri al calendario di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) nel corso della quale è stata proposta un'interessante serie di incontri con autori. 

Nel ruolo dell'intervistatrice, come di consueto, Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali).
E poi lei. 
Simpatica, dalle mille risorse, un fiume in piena. Una donna ironica, Barbara, diretta, senza filtri.
Con lei, Vittoria.

Vittoria.  
Una donna.
Una storia. 

Da dove arriva il titolo?
Il titolo è mio e sono molto felice di questo. Questo libro si è intitolato così fin dall'inizio.

Il gatto in copertina?
I gatti sono presenti anche nella mia vita e, a dirla tutta, ho prestato a Vittoria il mio, di gatto, Brodo. Pur amando i gatti non di razza, in copertina c'è un siamese che, da quel che mi dicono, pare abbia attirato parecchio. Ho messo Vittoria in situazioni piuttosto difficili ed ho pensato di prestarle, almeno, un mio amico. 

Dove si svolge la storia?
Siamo a Genova ma la città non è molto presente visto che la storia di Vittoria viene vissuta per lo più tra quattro mura con pochi momenti in esterna. Conosciamo Vittoria in un momento delicato della sua vita ed ha bisogno di un ambiente protetto, intimo.
Genova c'è, la si sente, anche nel cibo ad esempio, ma resta discretamente fuori dalla porta.

Parlaci della protagonista...
Vittoria è un'artista che, però, non riesce più a creare. La sua arte si esprime con le foto: tutti noi abbiamo un lato creativo ed ognuno lo declina come preferisce. Nel caso di Vittoria corrisponde al suo mestiere ma anche alla sua identità. Si trova a vivere una profonda crisi creativa e quando il suo uomo la lascia la situazione precipita. Si ritrova senza lavoro e senza una fonte di sostentamento, si ritrova povera pur avendo una casa, un cellulare, una macchina. Si può essere poveri anche quando, pur possedendo dei beni, non ci si può più permettere l'abituale tenore di vita.
Per fortuna ci sono gli amici. 
Vittora può contare su degli amici che le ricordano il suo valore ma lei non lo coglie immediatamente. Nel momento in cui realizza ciò, torna ad essere la Vittoria di sempre.
E' intollerante ai lieviti ed ascolta Rock duro!

Una curiosità. Vittoria ha la mania delle liste. Ce l'hai anche tu?
E' anche una mia mania, lo confesso. Faccio le liste per fare la valigia prima di un viaggio, per le cose da fare, per la spesa e se, per caso, metto nel carrello qualche cosa che nella lista non c'è bhe... aggiungo alla lista e cancello! La verità è che sono peggio di Vittoria su questo fronte!

Cosa ci insegna la storia di Vittoria, che è meglio avere tanti amici veri piuttosto che un amore fasullo?
Bhè, secondo me l'amicizia è cibo per l'anima e Vittoria ne ha la prova materiale. 
Gli amici la nutrono, la accudiscono, fanno in modo che resti in vita. Ecco, questa è l'amicizia: cibo per il corpo ma, soprattutto, per l'anima.

E la storia d'amore fallita? Che ci dici in proposito?
A 46 anni, con tre anni di convivenza alle spalle, un amore che fallisce è come aver digitato il terzo tentativo di PIN! Federico, il suo uomo, se n'è già andato di casa ma il lettore vive la loro storia percorrendo i ricordi di Vittoria. 

Oltre al gatto, hai fatto un altro dono importante a Vittoria...
Sì, le ho donato Alice, la mia migliore amica. E' un'amica che a volte liquida i problemi con leggerezza e questo spezzo irrita Vittoria. Alice, però, è quella che sa esserci sempre e che affronta la vita con la leggerezza buona che non va scambiata per superficialità.  

Nel tuo romanzo compaiono anche i social. Che rapporto ha Vittoria con loro?
Lei non ha un buon rapporto con i social che, però, le portano molte cose positive. Su Facebook ha visto evaporare il suo rapporto! Va detto, comunque, che nei social come in tutto il resto c'è del buono così come del cattivo. Facebook è uno spazio sociale che crea dipendenza: non è mia intenzione demonizzare i social ma è vero che è arrivato il momento di affrontare questo problema: ho visto persone che conosco essere diverse sui social rispetto a ciò che sono. 

Il libro è sul mio comodino. Inizierò la lettura a breve. Per ora ho solo il giudizio - lapidario - di mia madre che lo ha letto prima di me: "Parte lento ma poi accelera e mi è piaciuto". Vedremo.