domenica 31 maggio 2020

Per il sogno di altri (M. Bellavita)

La sua idea era quella di trovare la propria libertà ma la realtà gli ha riservato qualcosa di molto diverso: quando Massimo decise di abbandonare il suo lavoro per buttarsi in una nuova avventura, si è trovato con un lavoro che, come lui stesso dice, anziché renderlo libero lo ha reso schiavo.

Il 27 di novembre del 2008 Massimo, l’autore del libro Per il sogno di altri, prende possesso di un canile dando così inizio ad un percorso che avrebbe dovuto portare alla realizzazioni di un sogno. Un sogno non suo, però, ma il sogno di altri. Per la precisione, del suo “socio” Giorgio che lo ha convinto a buttarsi mani e piedi in un’avventura che mai avrebbe immaginato così faticosa (sia dal punto di vista economico che fisico).

Massimo ha voglia di dare un senso alla sua vita e crede di aver trovo la sua strada e, all’inizio, l’entusiasmo gli offusca gli occhi e la mente. Così, quello che viene proposto come un grande affare e come una fonte immediata di guadagno sicuro mostra pian piano il suo vero profilo: tanto lavoro da fare, tanti investimenti indispensabili per avviare e portare avanti l’attività, tanta passione da mettere in campo ma anche tanta presenza per far fronte alle necessità degli animali che saranno, poi, l’oggetto dell’attività dei due ragazzi.
Ma se Massimo si mette in discussione per trovare una strada e dare un senso alla sua vita, Giorgio mira più che altro al risultato economico e la sua scarsa presenza lascia trasparire chiaramente il suo atteggiamento nei confronti dell’attività: gli animali sono fonte di guadagno e vanno “sfruttati” come tali.

Nel suo libro Massimo Bellavita racconta con estrema precisione e con minuzia descrittiva ogni passo compiuto verso l’apertura di un’attività che ha anche dato le sue soddisfazioni – un allevamento di cani sommato ad una pensione – me che ha segnato profondamente la sua vita e non sempre in modo positivo.

Tante le delusioni, le fregature dietro l’angolo, la delusione per l’atteggiamento di quel “socio” che Massimo aveva considerato anche un amico, tra le righe si legge la voglia di non mollare, di dare il massimo per raggiungere quello che oramai è diventato un obiettivo da raggiungere: avviare un’attività di successo, che possa dare soddisfazioni dal punto di vista economico ma anche umano.
Purtroppo Massimo si troverà a fare i conti con una realtà diversa da come l’aveva immaginata e si renderà conto che non può subire passivamente gli eventi. Lo vediamo crescere, durante questa esperienza, soprattutto dal punto di vista persona. Lo vediamo tirare fuori il carattere, fare scelte importanti e, soprattutto, metterci l’anima.
Si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe, Massimo: trattandosi di una storia vera, della sua storia, non le manda a dire quando si trova a parlare di alcune persone incontrate lungo il suo cammino e situazioni vissute tra le pareti di quella struttura che inizialmente aveva dato un’immagine decisamente diversa da quella reale.
Una notazione mi è d’obbligo in merito al rapporto con gli animali: è vero che chi decide di lavorare come allevatore ha come scopo quello di lucrare sui cani che vende… Ecco dunque la necessità di far accoppiare gli animali, di avere delle buone cucciolate, cagnolini sani e appetibili. E’ un mercato e come tale va considerato. Non manca, però, anche l’aspetto più umano del legame che si può creare tra l’uomo e il cane. Su questo non dico altro perché questo rapporto va scoperto e vissuto assieme al protagonista.

In chiusura l'autore fornisce ai lettori degli strumenti per capire meglio come scegliere una buona pensione per animali e mette, così, a disposizione di tutti la sua esperienza. Parla anche di altre realtà, del ruolo che hanno avuto nella vicenda ed anche in questo caso mette a disposizione la sua esperienza. Sarà pure stato il sogno di altri ma quel che è certo è che quel ragazzo ci ha messo tutto se stesso in questa avventura.
Ne avrà avuto la soddisfazione che cercava?
Da scoprire leggendo il suo libro.
***
Per il sogno di altri
Massimo Bellavita
319 pagine
6.99 euro Kindle - 13.52 euro copertina flessibile

giovedì 28 maggio 2020

I battiti dell'amore (J. E. Ann)

Ci sono errori ai quali è possibile rimediare.
Poi ci sono errori ai quali non è possibile rimediare.
Lo sa bene Flint, un avvocato di successo con una bellissima moglie ed un figlio al quale i due hanno intenzione di dare, presto, un fratellino.
Ma Flint commette un errore.
Si mette alla guida ubriaco. 
Un errore.
Un gravissimo errore che porta a delle conseguenze irrimediabili: sua moglie muore, lui e suo figlio sopravvivono ma il senso di colpa derivato dalla consapevolezza di aver ucciso la donna della sua vita lo schiaccia rendendogli difficile perdonarsi e, soprattutto, considerarsi meritevole di qualsiasi cosa bella possa riservargli la vita.
Perchè lei è morta. 
Lui no.
Va avanti per lui e per suo figlio. Ma lei è morta, lui no!

Harrison, orfano di madre, è abituato alla sola presenza di suo padre con il quale condivide a modo suo gioie e dolori: è affetto da Sindrome di Asperger ed a volte i suoi comportamenti sono talmente diretti e senza filtri da lasciare senza fiato.
Non è questo suo modo di essere il fil rouge della storia, però. No. Non lo è affatto. 
Harrison è un ragazzino talentuoso e sensibile al quale, però, suo padre non è stato capace di dire la verità circa la morte di sua madre, quella tremenda notte. Ed al peso per la morte della sua donna Flint somma il peso dell'omissione nei confronto di quel ragazzino al quale ha sempre voluto risparmiare un altro dolore.

In questo contesto arriva Ellen: una ragazza spensierata, musicoterapeuta, che affitta un locale di proprietà di Flint, sopra il suo studio di avvocato, per praticare la sua attività. Da questa circostanza muove i passi una storia che, lo devo ammettere, fino all'80% della lettura mi è sembrata noiosa e ripetitiva, eccessivamente sdolcinata, banale con l'inserimento di piccole tragedie, per lui e per lei, che avrebbero dovuto dare un minimo di spessore alla situazione.
Sono sincera. Questo è quello che ho pensato.

Lei eccessivamente disinibita.
Lui eccessivamente ingessato all'apparenza. 
Lei e lui si infilano in un rapporto che nasce quasi zoppo per via di alcuni sospesi la cui soluzione non va di pari passo con la veloce, velocissima storia di passione che li travolge. 

Poi nel 20% finale ho trovato un riscatto. 
L'epilogo dell'intera situazione e, soprattutto, una grande sorpresa legata alla figura di Harrison che mi ha colpita, intenerita, che mi ha fatto riflettere molto sono valse l'intera lettura.
Non posso dire altro per non spoilerare ma sono contenta di non aver abbandonato quando ho pensato che fosse una storiella rosa fin troppo scontata. 

Il personaggio che ho amato più di tutti in assoluto è stato il padre di Flint: un uomo frizzante, un nonno dall'intelligenza sottile, una forte spalla su cui appoggiarsi. E' una figura che compare solo marginalmente ma che mi ha catturata positivamente.
Anche il padre di Ellen ha un suo perchè... sono figure importanti, diverse ma fondamentali anche se appaiono marginalmente.

Non posso dire che sia una lettura indimenticabile ma nemmeno del tutto da bocciare per il lettore che abbia la tenacia di arrivare a qualche cosa di più di incontri tra le lenzuola.
***
I battiti dell'amore
Jewel E. Ann
Newton Compton Editore
416 pagine
3.99 euro Kindle - 9.90 euro copertina flessibile 

domenica 24 maggio 2020

Una lettera per Sara (M. De Giovanni)

Sara già mi manca. 
Sapevo che sarebbe andata così. 
Avrei dovuto centellinare le pagine, leggere lentamente, prendermi magari anche una pausa ogni tanto ma non ce l'ho fatta e mi sono bastati pochi giorni per vivere con lei, frutto della fantasia e della penna di Maurizio De Giovanni, la sua nuova avventura. 

Una lettera per Sara è l'ultimo libro, in ordine di tempo, che narra le avventure di Sara Morozzi. 
Una donna invisibile, di quelle che passano inosservate, che non hanno bisogno di apparire per essere. E' una donna attenta, Sara, capace di dare un significato al tic improvviso di un occhio, alla mano che si stringe impercettibilmente in pugno, alle spalla che si curvano, agli occhi che guizzano da una parte all'altra... dettagli che Sara nota nei suoi interlocutori e dai quale trae informazioni che nessun altro immaginerebbe di trarre.

E' questa la sua abilità. Un'abilità che le permette di essere la migliore nel suo campo.
Sara va a caccia dei colpevoli e cerca giustizia.
A modo suo, però.
Sara non è una poliziotta. 
E' una giustiziera.
E' una donna invisibile. 
Sa come passare inosservata e non avrebbe alcun interesse per la vita se non fosse per il piccolo Massimiliano che, da poco, è entrato a far parte della sua esistenza.
Sara è una nonna e quel piccolo batuffolo di tenerezza le restituisce un po' di quel calore che ha perso nel tempo. 
Calore che ha perso quando ha abbandonato suo figlio Giorgio, da bambino, per seguire il suo amore.
Calore che ha perso quando è morto Massimiliano, il suo compagno.
Sara si trova, senza volerlo, a fare i conti con un passato che bussa improvvisamente alla sua porta.
Bussa alla sua porta in modo indiretto, a dire il vero, con un caso singolare arrivato al cospetto di quell'ispettore un po' impacciato che risponde al nome di Davide Pardo che si trova, anche lui, a fare i conti con una persona arrivata dal suo passato per la quale si mette al lavoro, volente o nolente. 

Si tratta del vice commissario Angelo Fusco: oramai in fin di vita per l'incedere spedito di una malattia che non fa sconti, l'uomo cerca risposte in merito alla morte di sua sorella, trent'anni prima. E chiede aiuto a Pardo per poter arrivare ad un detenuto, anch'egli con i giorni contati, che ha chiesto di lui. Le cose non vanno come Fusco sperava e la situazione sembra degenerare fino a che Pardo, con l'aiuto di Sara e di Viola (la compagna del figlio scomparso di Sara) cercano di fare chiarezza scavando nel passato. 
Ma se, da una parte, iniziano ad emergere nomi e situazioni che sambrava non avessero lasciato traccia alcuna, per Sara il coinvolgimento sarà molto più personale di quanto chiunque altro possa immaginare visto che i vari tasselli che si vanno via via mettendo insieme sembrano coinvolgere l'uomo che lei ha amato, quello che credeva di conoscere e nei confronti del quale inizia ad alimentarsi qualche dubbio.

E' quel passato che torna a chiedere il conto a motivare, più che tutto il resto, Sara. Con i suoi modi discreti ma decisi, con la sua capacità di mantenere il controllo senza perdere d'occhio nessun dettaglio, Sara torna a coinvolgere il lettore che pian piano comprende la situazione ma che, sul finale, resta decisamente spiazzato.

Eh sì... perchè De Giovanni riserva una sorpresa sul finale!

In questo terzo capitolo della storia di Sara emergono valori forti come l'amicizia, l'amore inteso in modo ampio e sempre incondizionato ma anche fiducia, la stima, i rapporti tra le persone, insomma. Credo che sia questo ciò di cui si parli, tra le righe, in questo romanzo: i legami, forti o meno forti, ma pur sempre legami... a volte si spezzano, a volte si consolidano, a volte sono sottili e fragili altre volte hanno radici profonde, altre volte ancora si basano su delicate verità o impensabili bugie ma sempre, ogni volta, lasciano qualcosa.
Anche dei sospesi, a volte.
E Sara lo sa bene, oramai!

Ps. la lettera del titolo non è indirizzata a lei ma le sconvolge la vita, più di quanto si possa immaginare.
***
Una lettera per Sara
Maurizio De Giovanni
Rizzoli Editore
350 pagine
10.99 Kindle - 19.00 euro copertina flessibile

venerdì 22 maggio 2020

Eroi dell'Olimpo. L'eroe perduto (R. Riordan) - Venerdì del libro

Non c'è niente da fare. Sarà pure un autore per ragazzi, io non rientro nella categoria da un po' ma Rick Riordan riesce a lasciarmi addosso la voglia di andare avanti e cercare subito il seguito delle serie che propone. Le stue avventure tra dei e semidei sono conivolgenti e viene voglia di andare avanti con voracità.

E' stato così con Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo, è così con gli Eroi dell'Olimpo di cui ho appena terminato di leggere L'eroe perduto, il primo della serie.
In realtà è un discorso mai chiuso con la serie precedente, una continuazione naturale nella quale si ritrovano gli stessi personaggi, più o meno. 

Dico più o meno perchè, come dice il titolo, un eroe è smarrito, perduto, scomparso nel nulla ed il suo non è un nome qualsiasi ma si tratta di Percy Jackson. Annabeth è alla sua ricerca ma ci sono grossi problemi in vista ed è necessario che qualcuno, in sua assenza, prenda le redini della situazione, rischio l'estinzione di tutti gli dei e la distruzione dell'Olimpo.

La novità più grande che arriva con il primo volume della seconda serie, rispetto alla precedente, è l'introduzione della mitologia romana nella storia ed anche un certo scambio ai vertici... ma non dico di più. E inutile dire che ci sono scontri a volontà, ricerche, pericoli, pozioni....
L'ambientazione si divide tra gli Stati Uniti d'America contemporanei e il mondo parallelo, quello che esiste oltre la nebbia, il mondo degli dei.

Due mondi tra i quali tre ragazzi scoprono improvvisamente di doversi dividere, proprio come accadde tempo prima a Percy.
Jason Grace si sveglia negli ultimi posti di un autobus ma non sa come ci è finito. I suoi ricordi sono completamente cancellati e nemmeno quella ragazza che gli fa gli occhi dolci gli dice qualcosa. Cosa ci fa in quel posto? Chi sono quei ragazzi e quelle ragazze che sono in autobus con lui? Dove stanno andando? E perchè?
Leo Valdez è il miglior amico di Jason (così dice) ed è una ragazzo molto abile con bulloni e cacciaviti. Le sue mani sanno dare vita alle cose ed ha qualche problemino con il fuoco. Non ha avuto un'infanzia semplice ed è passato da una famiglia affidataria all'altra.
Piper McLane è la ragazza di Jason (così sostiene, anche se lui non se lo ricorda proprio), è alla ricerca di suo padre scomparso da qualche giorno e serba un segreto: in sogno ha delle visioni inquietanti, con suo padre in pericolo e con strani personaggi che le chiedono di tradire i suoi amici per poter liberare suo padre.

La loro vita ha una decisiva svolta nel momento in cui l'autobus su cui viaggiano viene attaccato da un gruppo di spiriti della tempesta e vengono raggiunti da una ragazza che dice di chiamarsi Annabeth ed essere alla ricerca di un certo Percy Jackson. Quel Percy Jackson che, però, i tre ragazzi non sanno chi sia.
Da questo momento i tre ragazzi verranno catapultati in un altro mondo dove conosceranno tanti personaggi particolari che nemmeno nei sogni hanno mai incontrato: tra satiri, ciclopi, draghi di metallo e dei di ogni fattezza e potenza, Jason, Leo e Piper scopriranno di essere i predestinati per affrontare una grande impresa, pericolosa ma indispensabile per salvare quel mondo in cui le figure mitologiche sono all'ordine del giorno. Arrivano nel campo Mezzosangue: una realtà che non conoscono e che fanno fatica a comprendere fino a che non verrà svelata la loro natura di semidei ed il loro incarico. 
C'è un potentissimo nemico da combattere e sarà necessario che sette semidei combattano insieme... ma loro sono solo tre... 

Nelle more del racconto si prende familiarità non solo con la mitologia greca - come avvenuto con la serie di Percy - ma anche con quella romana e Jason ne sa qualcosa...
Per permettere al lettore di familiarizzare con la forma romana degli dei, alla fine del libro è riportato un glossario molto utile per fare chiarezza (durante la lettura in alcuni punti si usa indifferentemente il nome romano e quello greco per la stessa divinità e io ho dovuto fermarmi a riflettere un momento per ben capire di chi e che cosa stessimo parlando).

Si scopre, ad esempio, che Poseidone (dio greco del mare, figlio dei Titani Crono e Rea nonchè fratello di Zeus e Ade) nella sua forma romana è Nettuno. 
Facile, no? Lo sanno tutti, giusto? 
Però magari con gli dei minori il discorso cambia ed è una bella scoperta. Per ma, almeno, lo è stata.
Magari chi è esperto di mitologia greta e romana si farà una risata davanti alle mie considerazioni ma per me sono state piacevoli scoperte (ed anche conferme in alcuni casi) su argomenti che non spolvero da tempo (se non con letture di questo tipo).

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti è stato Leo. 
Un ragazzo convinto di essere sfortunato, respinto da tutti, una presenza inutile secondo il suo punto di vista. Scoprirà che non è affatto così e la sua nuova consapevolezza lo ha reso molto tenero ai miei occhi, come se un ragazzino maturasse pian piano fino a rendersi conto di avere un ruolo importante (e direi anche fondamentale) nel mondo.

E Percy? Verrà ritrovato? Che fine avrà fatto?
Non posso dirlo. Eh no! Che gusto ci sarebbe... Posso solo dire che la strada è lunga così come lo è la serie che è composta da cinque libri. Ce ne saranno, ancora, di avventure!

Ps: io ho letto la versione con copertina flessibile e l'ho trattato un po' male... nel senso che mi sono portata il libro in giro continuamente da una stanza all'altra, anche nelle poche uscite in giardino da mia madre in borsa e la copertina si è sgualcita un po', tenendo anche conto che con le sue brave 500 pagine non è nemmeno piccino piccino e leggerissimo... diciamo che ora è un libro vissuto!!! Non rovinerei mai e poi mai un libro.

Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.
***
Eroi dell'Olimpo. L'eroe perduto
Rick Riordan
Mondadori - Oscar Bestesellers
518 pagine
6.99 euro Kindle - 17.00 euro copertina rigida - 11.50 euro copertina flessibile

mercoledì 20 maggio 2020

I migliori anni (C. Giorgio)

Matilde è una donna che non mi ha ispirato simpatia appena l’ho conosciuta.
Il nostro primo incontro risale al 1975, quando lei aveva 48 anni: non è mi piaciuto proprio il suo modo di reagire all’imminente arrivo di un nipotino. Mi è sembrata fredda, distante dai suoi cari, una donna che ho subito definito ruvida… ma come spesso accade, l’apparenza inganna. E sono stati i suoi ricordi a tracciare i contorni di una bambina, prima, ragazzina e donna, poi, completamente diversa da quella che mi era apparsa in quell’ospedale, in attesa che sua figlia partorisse.
L’autrice racconta, nel libro I migliori anni, la storia di sua nonna strutturando la narrazione su due piani temporali. Anzi tre, a ben guardare.

L’oggi, il 2005, arriva solo nelle ultime pagine. Gran parte del racconto arriva da un passato che ha segnato Matilde nel profondo, all’epoca della seconda guerra mondiale. Sono questi i ricordi che affiorano, di tanto in tanto, nella Matilde del 1975 e che rappresentano la parte che più mi ha coinvolta di tutto il libro. Matilde è una donna che ha qualche cosa in sospeso con il passato e che porta cucito addosso, seppur nell’angolino più nascosto del suo cuore, un grandissimo rimpianto oltre che un profondo dolore.

Lo stile dell’autrice mi è piaciuto: semplice e diretto, scorrevole e ricco di dettagli sia per quanto riguarda le ambientazioni che i personaggi. Descrive Matilde come una ragazza di carattere, una giovane che serba nel suo profondo un forte desiderio di indipendenza, una donna dalla personalità forte e ostinata, come suo padre. E l’ho ammirata per questo soprattutto quando si è trovata a fare delle scelte importanti intraprendendo una strada non semplice per lei, ma giusta.

Matilde è una ragazza molto bella, di gran fascino ma priva di quell’accondiscendenza e quella docilità che, all’epoca, ne avrebbero fatto una candidata ideale per l’altare. No. Matilde vuole essere se stessa e non intende piegarsi ne’ alle convenzioni dell’epoca ne’ a ciò che sua madre vorrebbe che fosse per diventare un’appetibile donna da marito, meglio se un buon partito. Lei è così: uno spirito libero ed è convinta che essere donna sia una penalizzazione molto forte. Una convinzione, questa, che resta viva in lei anche quando si trova a sperare che il suo primo nipote non sia una nipotina perché una bambina avrebbe dovuto affrontare molte più difficoltà di un maschio.
La Matilde del 1975 non ha ancora fatto i conti con i suoi sospesi e credo che sia per questo che appare così “ruvida”, a pelle.
Bello il finale. E bella storia che ho sentito molto vicina per un sacco di motivi.

Letto in collaborazione con Thrillernord e che consiglio a chi ama le storie d’amore ma non quelle sdolcinate, a chi ama le storie che hanno un contesto storico particolare ma anche a chi ama le saghe familiari.
***
I migliori anni
Cinzia Giorgio
Newton Compton Editori
320 pagine
2.99 kindle - 9.90 copertina rigida - 12.90 copertina flessibile

lunedì 18 maggio 2020

Ossigeno (S. Naspini)

Titolo quanto mai azzeccato, così come l'immagine di copertina!

L'ho letto in poco tempo ma non è un libro che va letto di fretta. 
Poco tempo: ho sfruttato l'ultimo fine settimana di soggiorno obbligato in casa.
Non va letto di fretta: l'autore è bravo a seminare elementi che vanno compresi, assimilati, fatti propri per seguire gli sviluppi di situazioni in un continuo crescendo, anche quando non sembra.
Luca è un ragazzo come tanti che vive con un padre come tanti: attento, premuroso, protettivo per quel figlio rimasto troppo presto orfano di madre. La loro è un'esistenza tranquilla, con un capo famiglia colto, impegnato in conferenze e lezioni all'università ma non per questo poco presente nella vita di suo figlio.
Una sera, però, l'equilibrio si spezza quando i Carabinieri fanno irruzione in casa e ammanettano l'uomo, accusato di aver segregato per anni delle bambine in un container in cui si recava sistematicamente per portare avanti il suo piano diabolico. 
Quale fosse, di preciso, questo piano, non lo si saprà mai nei dettagli visto che l'autore non dà spazio al rapitore, ai suoi obiettivi, alla sua voce. E' quasi una comparsa e questo fa del romanzo un romanzo particolare, fuori dai canoni.
L'autore dà voce a coloro che subiscono - in un modo o nell'altro - le conseguenze delle scelte e delle azioni del carnefice.
Luca, Laura, l'amica di Laura, la mamma di Laura.
Luca è il figlio del mostro. E questa cosa gli pesa, si sente in colpa e cerca di vestire i panni dell'angelo custode di quella ragazza a cui suo padre ha rubato 14 anni di vita.
Laura è quella ragazza che è stata tenuta lontana dal mondo per 14 anni e liberata a ventidue. A cinque anni dalla sua liberazione vive un'esistenza apparentemente tranquilla, forse troppo.
Laura è serena, sorridente. Impegnata. Non si sa bene in cosa ma è impegnata. Una vita  normale, la sua...
La madre di Laura è una donna che si è messa insieme con il filo spinato ed ora cerca di tenere i segreti della sua famiglia tra le mura di casa. Dal punto di vista psicogico il ritorno di quella giovane, un'estranea oramai, ha un impatto fortissimo.
Laura è l'argine di un oceano sconosciuto che comunque inonda, travolge barchette... Per prima la mia. 
Martina era l'amichetta del cuore di Laura, oggi è una donna. E' l'ultima ad averla vista prima della sua scomparsa ed ora vive con un fantasma attaccato alla schiena. Vive con il peso della colpa per averla lasciata sola quel giorno in cui poi scomparve nel nulla.

L'autore racconta i personaggi in modo originale ed efficace. 
Grazie a loro la storia si snoda con un ritmo crescente fino ad arrivare agli sviluppi finali. 
Scruta nella loro psicologia in modo attento e profondo offrendo le loro contraddizioni, il loro dolore al lettore che riesca a seguire con attenzione ogni passaggio.
La storia viene raccontata da diversi punti di vista ma, a differenza di molti altri libri in cui ad inizio capitolo viene messo il nome o l'anno relativi al punto di vista proposto, qui è il lettore che deve fare attenzione e capire chi parla e quando. Deve essere attento!

E' un viaggio sorprendente, un thriller psicologico che mi ha lasciata spiazzata in più punti ma che mi ha catturata. 
***
Ossigeno
Sacha Naspini
Edizioni e/o
211 pagine
11.99 euro Kindle - 16.00 euro copertina flessibile

sabato 16 maggio 2020

Le ricette della signora Tokue (D. Sukegawa)

Sentarō è uno scontroso pasticcere che porta avanti, con poco entusiasmo, la gestione di un negozio di dolci tradizionali giapponesi - Doraharu - senza grande successo. Ha accettato questo lavoro per saldare un debito con l'allora proprietario, ora passato a miglior vita e con il negozio lasciato in eredità a sua moglie, attuale proprietaria.
Un giorno un'anziana signora, dolce e sorridente, si avvicina e si propone come collaboratrice convincendo l'uomo ad assumerla come aiutante, dopo avergli fatto assaggiare il dolce risultato della sua ricetta segreta di confettura di fagioli.
Toku, questo il nome della vecchina, dimostra di avere una particolare dote nelle mani, una specie di magia: sa ascoltare i fagioli, sa attendere i loro lunghi tempi di cottura per ottenere un risultato stupefacente al palato. 
La signora, però, nasconde un segreto: le sue mani deformi sono il segno di una vecchia malattia che l'ha tenuta lontana dal mondo per anni. Ha avuto la lebbra ed anche se, ora, è del tutto guarita (da parecchio tempo, oramai) gli strascichi di quello che è stato del suo corpo, della sua salute arrivano fino alla clientela di Sentarō e fino alle orecchie della proprietaria del locale che ne reclama l'allontanamento.

Nell'arco di poco tempo i protagonisti si incontrano e si confrontano, uniscono le loro solitudini e i loro dolori, le proprie sofferenze e i segni che la vita passata ha lasciato loro addosso riuscendo a dare una svolta inaspettata alla loro esistenza. 

E' una storia particolare, che va letta col cuore prima di tutto.
Una storia di riconciliazione con i veri valori della vita, il racconto di esistenze che si incontrano quasi per caso e che si arricchiscono a vicenda senza che i protagonisti se ne rendano conto.
E' un invito a pensare alla vita con speranza, con fiducia perchè ogni cosa ha qualche cosa da dire e ogni esistenza ha un motivo per esistere, anche quella che appare più triste e dannata.
Ed è un racconto di cui ognuno dovrebbe appropriarsi per fare tesoro da ciò che legge. Il rischio di una lettura superficiale è quello di arrivare alla fine e dire: "... e allora?". Ma credo che basti riflettere un po' lasciandosi andare nel profondo per trarre da questa favola moderna insegnamenti importanti.

Come il potere dell'amicizia che non ha età.
O del peso che ha, spesso, il pregiudizio nei rapporti.
O quanto spesso si sia portati a non dare il giusto valore a tutto ciò che la vita offre, in diverse forme e in diversi momenti della nostra esistenza.
Tokue, nella sua semplicità e nella sua solitudine, ha molto da dire anche se appare piuttosto taciturna. Sentarō la sa ascoltare perchè si pone in ascolto con un animo ben predisposto, senza nascondersi e senza celare la sua fragilità. C'è anche un terzo personaggio che interagisce con loro, una ragazzina che mi ha trasmesso più degli altri il senso della speranza, della freschezza, della possibilità che è riservata ad ognuno.

Ho trovato qualche difficoltà con i termini giapponesi continuamente inseriti nel racconto, termini con i quali non ho alcuna familiarità ma alla fine del libro ho scoperto la presenza di un glossario che può aiutare. Non sono andata a guardare la fine durante la lettura per cui mi sono accorta del glossario solo una volta terminata la lettura ma per chi iniziasse ora a leggere potrebbe essere un'informazione utile. 

E' un libro particolare che può arricchire se si ha la voglia, la pazienza e la capacità di mettersi in ascolto.
***
Le ricette della signora Tokue
Durian Sukegawa
Einaudi Editore
184 pagine
18.00 euro - 9.99 formato Kindle

giovedì 14 maggio 2020

Wolfheart. La ragazza lupo (A. Coppola)

Vampiri, licantropi, demoni e creature della notte non sono il mio forte eppure... 
Eppure la storia della ragazza lupo mi è piaciuta e mi ha tenuta attaccata alle pagine.
In questo periodo di reclusione forzata in casa ho dato fondo alle riserve di libri che ho in casa - dopo aver fatto razzia di millemila e-book ma questo è un altro discorso - e sono arrivata anche a pescare tra i libri di mia figli.
Di solito i libri che compro per lei prima li leggo io, per capire se si tratta di storie che possano fare al caso suo ma questo lo abbiamo comprato sulla scia dell'entusiasmo del Festival del libro che si è svolto a settembre nel mio comune e l'abbiamo preso senza pensarci troppo.

Lei ancora non lo ha letto e io, onestamente... non credo possa incontrare il suo gradimento. Non tanto per via della storia - è scritta a misura di giovani lettori, non sono riportate scene inadatte per un'adolescente come mia figlia - ma perchè lei sviene al solo pensiero di una goccia di sangue e qui c'è chi di sangue si ciba, con tanto di descrizioni che raccontano di squarci ottenuti con i denti, annessi e connessi.

Posta tale premessa, posso dire che la storia è avvincente, strutturata con una buona dose di fantasia e funziona piuttosto bene.

Protagonista è Aylena: una giovane che fin dalle prime pagine appare come speciale.
E’ una combattente, combatte per vendetta e cerca di comprendere la sua natura che, nonostante i tanti segnali che le arrivano, non le è del tutto chiara. E’ una creatura molto particolare: è una totemki che è una bella ragazza di giorno ma diventa lupo di notte. Una situazione, questa, appesantita dal fatto di essere stata colpita da una maledizione che l’ha resa per metà anche creatura delle tenebre (damoir). Si nutre di sangue ma nel suo intimo ha una gran forza di volontà che la porta a distaccarsi dalla natura damoir: non si nutre di esseri umani, come gli altri di quella specie fanno, e non intende uccidere esseri innocenti per sopravvivere. Ha scelto di cacciare i damoir, coloro ai quali appartiene per natura, anche se in parte: questa sono creature che, invece, si nutrono di sangue umano e mordono donne incinte per trasmettere ai loro feti il loro sangue e, in questo modo riprodursi. Per spezzare la maledizione e tornare ad essere una ragazza umana Aylena dovrà uccidere colui che l’ha generata mordendo sua madre. Questa è la sua missione: vendicare sua madre e liberarsi dalla maledizione.
Un’impresa tutt’altro che semplice.
E' una giovane che aveva imparato a rivendicare da sé i propri diritti e il rispetto che le si doveva: la sua natura la rendeva forte, la sua tempra la rendeva indomabile.
Lungo il suo cammino la giovane incontra Adrien, figlio di Aymon reggente di Thanam: è un cacciatore di damoir, nato per servire, per garantire agli altri la libertà di vivere a discapito della propria. Il suo è un compito delicato da compiere con discrezione con l’aiuto della Confraternita segreta dei luperici, a servizio dei Thanam affinché gli uomini non sappiano della loro segreta missione. La Casata dei Thanam venne fondata da un antenato di Adrien affinchè tutti coloro che avessero perduto qualcuno a causa di quei demoni potessero trovare vendetta. Da quel momento Adrien e i suoi compagni cacciatori sono guardiani dei due mondi: sovrannaturale e mortale.

L’incontro tra due esseri così diversi, che dovrebbero respingersi per via della rispettiva natura, è sconvolgente per entrambi: quel legame che si crea tra i due diventa così forte da metterli entrambi lungo un sentiero pericoloso dove sembra esserci spazio per tutto tranne che per l’amore tra due giovani.
Un po’ intricata, come situazione, ma quel che si comprende è la situazione paradossale che viene a crearsi: lei che combatte coloro dai quale discende, lui che dovrebbe combattere lei, in quanto combatte coloro dai quali discende, lei che da sempre lotta da sola e non è abituata ad avere l’aiuto di nessuno, lui che la vuole aiutare anche se ciò vuol dire correre un rischio più grande di quelli che compie normalmente durante la caccia ai demoni…
E fosse solo questo! Durante il racconto ci sono delle complicazioni inaspettate che rendono la storia ancora più intricata ma non confusionaria. Anzi, sono situazioni che rendono la storia più appassionante, secondo me.
Entrano in gioco personaggi interessanti, figure potenti, si alternano tradimenti a dimostrazioni di fedeltà inaspettate, dolcezza a puro terrore: tanti gli ingredienti dosati con una buona dose di fantasia per una storia che, contro ogni aspettativa, mi è piaciuta.
Ho notato qualche errore ogni tanto, sia sulla stampa (lettera maiuscola dopo una virgola, articolo singolare per parola plurale) così come qualche passaggio un po’ superficiale (Adrien che entra in un albergo accompagnato da un lupo, e gli viene concesso di portarlo in camera come se fosse un favore, ma che ne esce tranquillamente con una ragazza e nessuno se ne accorge) ma nel complesso, nell’ambito della struttura del racconto ho chiuso volentieri un occhio.
Non è un capolavoro della letteratura, non intendo certo dire questo, ma è una lettura d’intrattenimento gradevole per chi ama il genere o anche per chi, pur non amandolo particolarmente (come me) sa lasciarsi andare a qualche esperimento lontano dalla sua comfort zone

Una sorpresa nelle ultime pagine: un finale aperto (seppur con altre sorprese davvero strabilianti). Non so se sia stato strutturato in partenza come il primo capitolo di una serie ma mi ero aspettata una storia autoconclusiva invece ci sono le premesse per il seguito. 
Vedremo.
*** 
Wolfheart. La ragazza lupo
Alessia Coppola
La Corte Editore
318 pagine
16.90 euro copertina flessibile - kindle unlimited

lunedì 11 maggio 2020

Il mondo di Belle (K. Grissom)

Donne oppresse, bianche e nere, nella Virginia sul finire del 1700.
E' questa, in estrema sintesi, la storia che viene narrata da Kathleen Grissom nel libro Il mondo di Belle.

Il titolo - lo dico subito - secondo il mio parere non è calzante perchè la protagonista non è Belle ma Lavinia. Il libro propone la storia narrata da entrambe, due punti di vista diversi che si incrociano e si completano. Ma la figura dominante è quella di Lavinia: una bambina che viene accolta in casa del capitano Pyke, destinata alla cucina della sua piantagione. Al suo arrivo alla piantagione non ricorda nulla, nemmeno il suo nome. I suoi genitori, morti durante la traversata, erano debitori del capitano Pyke che per veder saldato il loro debito prende con se la bambina.

La piccola Lavinia è molto diversa da tutti coloro che la accolgono nelle cucine: lei è bianca, tutti gli altri sono neri. Eppure non attribuisce alcuna importanza a questo dettaglio visto che si inserisce in fretta nella sua nuova famiglia e crea legami così forti da abbattere ogni distanza, ogni differenza.

Belle, l'altra voce narrante, è figlia del capitano e di una sua serva nera. Allontanata dalla casa padronale quando, dopo la morte di sua madre, l'uomo porta un'altra donna (una moglie, stavolta, bianca e non una schiava), ora vive nelle cucine con tutti gli altri. La sua pelle scura nasconde le sue origini che, però, sono note a tutti, o quasi.

Quella che viene narrata è una storia triste, una storia di violenza, di soprusi, di ingiustizie, di errori ma anche una storia di coraggio e di lealtà. 

L'autrice narra, con dovizia di particolari, la vita nella piantagione nell'epoca in cui gli schiavi venivano considerati alla pari di merci da comprare e da vendere, dovevano subire le angherie dei bianchi senza potersi ribellare nemmeno davanti a violenze fisiche inaudite e del tutto immotivate.
Questa lettura è capitata tra le mie mani, tra l'altro, in un periodo in cui ho aiutato mio figlio a studiare proprio quel periodo storico, con la tratta degli schiavi e tutto il resto per cui mi sono sentita molto coinvolta anche per questo.
A parte questo dettaglio, l'autrice è capace di trasmettere alla perfezione le emozioni dei personaggi, proponendo una intensa storia di legami, intrighi, segreti, inganni, amori e tradimenti ma anche coraggio e riscatto in un'epoca storica in cui tutto ciò è stato tristemente vero. 

Lavinia è un personaggio che ad un certo punto mi ha fatto tanta tenerezza per la sua ingenuità: l'ho immaginata in un corpo di giovane donna ma con i sentimenti e gli atteggiamenti di una bambina in cerca di conferme soprattutto quando si è trovata a fare scelte importanti. I tanti segreti della piantagione, quei segreti che nascono come tali e tali sono destinati a rimanere proprio perchè riguardano gli schiavi e i loro padroni, hanno segnato la sua esistenza... 

Belle, da parte sua, secondo il mio parere pur essendo l'altro personaggio a cui è affidata la narrazione resta in secondo piano.

La loro storia - la storia di tutta la comunità che gravita attorno alla piantagione - mi ha toccata, emozionata, turbata anche... perchè mi ha fatto riflettere (ne parlavamo proprio con mio figlio mentre studiavamo la tratta degli schiavi) sul fatto che nessuno di noi può scegliere il periodo storico in cui nascere, l'ambiente in cui nascere... e che siamo fortunati ad essere dove siamo e quelli che siamo!

E poi la differenza tra le persone vista dagli occhi dei bambini - come accade tra Lavinia bambini e tutti gli altri - che non esiste! Un grande insegnamento, questo, di cui ogni adulto dovrebbe far tesoro ma che ha trovato scarsa concretezza soprattutto all'epoca in cui i fatti narrati si sono svolti. 
Quando Lavinia torna nella piantagione in una nuova veste, è difficile pensare che tutto sia come prima e le differenze vengono sottolineate a caratteri cubitali, suo malgrado.

Gran bel finale, segno di speranza e di riscatto.
Gran bel libro. Ringrazio chi me lo ha consigliato: probabilmente se non fosse stato così non sarebbe mai arrivato a me.
Bello.
***
Il mondo di Belle
Kathleen Grissom
Neri Pozza editore
413 pagine
9.90 euro copertina rigida - 18.00 euro copertina flessibile

domenica 10 maggio 2020

Le più belle storie Disney di sfide sportive

Non leggevo un fumetto da secoli e, sulle prime, i caratteri piccini, in mezzo a tutte quelle immagini colorate con un diverso codice comunicativo mi hanno spiazzata... 
Dopo aver amaramente realizzato che è passato tanto tempo da quanto, ragazzina, non vedevo l'ora che mio padre tornasse dall'edicola con il mio nuovo numero di Topolino, ho provato una piacevole sensazione di familiarità con questa raccolta tra le mani. 

Con tredici storie che hanno come filo conduttore lo sport ho scoperto che anche Zio Paperone ha un cuore sportivo. Ed anche che Paperino è stato un grande atleta nell'antica Grecia o che Battista (il maggiordomo di Zio Paperone) ha delle doti sportive non indifferenti. Chi l'avrebbe mai detto?

In fin dei conti da queste storie traspare che gli abitanti di Paperopoli e di Topolinia hanno una grande passione per l'agonismo e non si tirano indietro davanti ad una sfida sportiva, anche quando qualcuno ci mette lo zampino per creare un po' di subbuglio. 
Le loro avventure - che si aprono con gli episodi legati alla Caccia ai trofei in cui Zio Paperone è più interessato (chissà come mai) ad accumulare denaro che non al gusto del confronto sportivo - fanno conoscere ai lettori discipline come la scherma, il rugby o il judo visto che, nelle more del racconto, vengono forniti anche dettagli tecnici che aiutano a meglio comprendere regole e caratteristiche dell'una o dell'altra disciplina.

I primi racconti fanno tutti parte della Caccia ai trofei: per ottenere una bella sommetta di denaro Zio Paperone deve vincere almeno un trofeo tra sette manifestazioni sportive organizzate in giro per il mondo, partecipando con dei rappresentanti a sua scelta. Ecco, dunque, che si mette in modo per far partecipare i suoi nipoti alle varie gare certo di riuscire nell'intento. Non tiene conto, però, dello scompiglio che possono creare i Bassotti o la cara, vecchia Amelia! Tra magie e dispetti, rapimenti e sgambetti, riusciranno i nostri eroi a vincere almeno un trofeo per la gioia di Zio Paperone?

Nei restanti episodi Qui, Quo e Qua sono alle prese con i segreti del Karate, le tecniche del Judo, la Maratona di Paperopoli, le battute del Tennis, lo spirito del Rugby per concludere con una sfida d'altri tempi quando Paperino era un eroe dell'Olimpia antica.

Che dire? E' stato un piacere tornare al passato e tenere la raccolta di sfide sportive a portata di mano è stato davvero divertente, in diversi momenti della giornata.
Si tratta di una raccolta Giunti, di bel formato, con copertina rigida regalata tempo fa a mio figlio ma devo ammettere che non si è mai lasciato incuriosire (per ora!). Chissà che non riesca a farlo appassionare e che non si possa tornare a riprendere le mie vecchie collezioni che stanno in soffitta?
***
Le più belle storie Disney di sfide sportive
Giunti Editore
304 pagine
7.90 euro

venerdì 8 maggio 2020

Le ragazze non devono parlare (M. Higgins Clark)

Ammetto di non aver mai letto prima d’ora questa autrice ed ho scoperto, grazie alla collaborazione con Thrillernord uno stile incalzante, personaggi di carattere e un crescendo di sorprese.
L’autrice porta a galla, per mano della giornalista Gina Kane, una brutta storia di reiterata violenza consumata tra le pareti di una importante rete televisiva dove, pur di salvare la reputazione di un uomo di punta e di un’azienda che aspira ad una quotazione in borsa, si è pronti a fare tutto per chiudere la bocca a chi potrebbe avere le armi per far cadere tutto il castello di carte.
Le vicende vengono narrate con una velocità che in alcuni punti mi è sembrata anche eccessiva ma che offre un ritmo serrato al lettore. Credo che sia caratteristico dei thriller americani.
Nella prima parte del libro viene presentata una giornalista che ha chiaro in mente il suo obiettivo: lavorare ad una storia che possa permetterle di fare carriera, una storia importante, altisonante che le permetta di arrivare alla verità su una vicenda oscura che ha per protagoniste donne che collaborano in un ambiente molto vicino al suo.

Siamo nell’ambiente giornalistico, dove una giornalista si trova ad indagare tra servizi televisivi, bei volti di colleghe e tristi epiloghi per diverse di esse.
Nella parte centrale del libro si fa un salto indietro per far meglio comprendere di cosa si stia parlando, quali siano i meccanismi ai quali la protagonista, la giornalista Gina Kane si è avvicinata tanto da rischiare di scottarsi.
Poi si torna al presente, verso l’epilogo che mantiene ritmi molto alti.

Mi permetto alcune considerazioni.
La prima: avrei preferito conoscere meglio Gina. E’ lei che toglie il coperchio di una pentola in cui bolle una storia pericolosa ma di lei si sa davvero poco. Ha un fidanzato, è orfana di madre, suo padre ha una nuova compagna ma della sua personalità di donna si sa ben poco. L’autrice punta più sulla storia che sui personaggi, lasciando in sospeso la vita personale in particolare della protagonista se non per quanto riguarda il rapporto (protettivo) con il padre.
Altra considerazione: tra le righe si legge di un sistema in cui il diritto alla privacy è allegramente aggirato e con estrema facilità da investigatori privati, amici di amici, avvocati. Si accede a dati personali come se si comprassero caramelle.
E’ un dato un po’ allarmante perché se questo si avvicina anche solo minimamente alla realtà c’è poco da essere allegri. Ma è un romanzo e come tale va preso.
Ultima considerazione, ma prima per importanza: nell’ambiente di lavoro della REL News si ha una considerazione del genere femminile inquietante. Le donne, i loro diritti, la loro dignità non hanno alcun valore ed è nelle parole dei personaggi più rappresentativi dell’azienda che traspare tutto ciò. Da giornalista e da donna mi sono sentita molto toccata da questa cosa. Ripeto, è un romanzo, ma l’argomento mi ha toccata da vicino.
Quando, poi, ad indagare su un caso in cui sono tutti uomini coloro che tirano le fila, quando mi sono trovata davanti ad una donna tenace, pronta a fare di tutto per arrivare alla verità mi sono sentita un po’ riscattata.
Molto veloce anche il finale con qualche sorpresa.
Lettura piacevole (non perchè sia piacevole il tema trattato, s'intende, quanto perchè scorre bene e la trama si fa seguire), brutto caso, protagonista di carattere che avrei preferito conoscere maggiormente come donna.
Lettura consigliata anche se la narrazione presenta, in alcune circostanze, delle esagerazioni ma che, nel complesso, ci possono stare.
***
Le ragazze non devono parlare 
Mary Higgins Clark
Sperling & Kupfer 
368 pagine
9.99 euro kindle - 19.90 copertina rigida