venerdì 29 aprile 2016

Il web è nostro (A. Fogarolo) - Venerdì del libro

Una guida per ragazzi svegli che mi piacerebbe vedere in ogni casa in cui c'è qualcuno che usa la rete. Ragazza/o o adulto che sia. 
O meglio, che mi piacerebbe vedere tra le mani, in lettura, di ragazzi e non solo.
Perchè anche agli adulti avere una guida così chiara e semplice ma allo stesso tempo importante non farebbe di certo male!
Il web è nostro, la guida per ragazzi svegli scritta da Anna Fogarolo ed edita da Erickson nella collana Capire con il cuore è un concentrato di informazioni preziosissime che - ne sono convinta - non tutti coloro che navigano nella rete conoscono.

E' un guida scritta pensando, come destinatari privilegiati, i più giovani. Viene raccontata una storia che non è affatto lontana da ciò che può succedere nella realtà a chi usa internet, social network annessi e connessi. Una storia in cui i protagonisti sono dei ragazzini che somigliano molto ai nostri figli, compiono gli stessi errori che i nostri figli potrebbero compiere ed hanno bisogno di conoscere nozioni importanti, proprio come i nostri figli!

Nelle more del racconto vengono proposti degli approfondimenti, fornite delle spiegazioni che non sono mai pesanti e che li aiutano a comprendere le potenzialità ma anche i rischi di un uso sconsiderato della rete.
Fumetti, quiz, laboratori, proposte di attività si alternano al racconto e questo rende il libro molto dinamico e davvero stimolante per chi ha, ovviamente, orecchi per sentire. Perchè se un giovane lettore un po' presuntuoso, certo di sapere tutto, approccia questa lettura come se si dicessero cose scontate allora qualche cosa potrebbe andare perduto.
Diverso è il discorso, invece, di un lettore che voglia avere gli strumenti necessari per avere maggiore consapevolezza nell'uso della rete e per sfruttarne appieno le potenzialità tenendosi alla larga dei tanti pericoli che sono celati dietro ad un www.

Devo dire che alcuni concetti sono ripetuti più volte e c'è il rischio di considerare l'autrice ripetitiva ad una lettura superficiale. Io mi sento di dire, invece, che ripetere in più punti di non sfare un uso sconsiderato di foto, video e immagini sia solo un rafforzativo per creare maggiore consapevolezza nel lettore più giovane.  

Testo scritto in modo scorrevole, chiaro ed efficace, mai banale, suggerisco questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.

Nelle ultime pagine vengono proposti numeri e siti utili...

 ...e non manca un glossario utile per dialogare con adulti che non siano troppo moderni sul fronte delle tecnologie, in modo da potersi capire senza dover ricorrere ad un interprete!
Molto utile per gli adulti anche la parte finale, nella quale vengono forniti dei suggerimenti tutt'altro che scontati, per stare accanto ai nativi digitali aiutandoli ad imparare ad usare il web senza rischi, per diventare dei fruitori consapevoli delle sue infinite potenzialità. Sono indicati anche alcuni campanelli d'allarme, comportamenti che dovrebbero farci drizzare le antenne in modo particolare. Ho trovato questa guida molto utile. Io non sono del tutto digiuna di argomenti legati ad un uso consapevole della rete. Ho sempre cercato di essere informata per poter essere io un fruitore consapevole dalla rete ed essere, poi, un buon compagno di viaggio per i miei figli. 
Eppure, ho davvero trovato utile una lettura di questo tipo. Lettura che consiglio ai giovani ma anche agli adulti senza vergogna. Come dice l'autrice, nessuno di noi è nato imparato e non ci si deve vergognare nel cercare di conoscere, o conoscere meglio, ciò con cui si ha poca dimestichezza o che si vorrebbe approfondire.
 
Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.
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Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli
Anna Fogarolo
Erickson editore - Collana Capire con il cuore
euro 15.00 disponibile qui a prezzo scontato

giovedì 28 aprile 2016

Dimmi che credi al destino (L. Bianchini)

Ultimamente prima di andare in biblioteca faccio lunghe ricerche su cosa potrei trovare di interessante da leggere, grazie alla possibilità di effettuare una ricerca telematica, da casa, dei titoli disponibili.
L'ultima volta - mea culpa - ero convinta di avere in borsa l'elenco dei libri che avevo individuato la sera prima ma mi sono accorta di aver sbagliato foglio solo una volta arrivata davanti al portone della biblioteca. Non potevo certo andarmene solo per questo dettaglio! Non sia mai.

Sono entrata a testa alta ed ho dato un'occhiata ai libri in bella mostra sul tavolo dei libri suggeriti. Ho scelto Dimmi che credi al destino senza una particolare motivazione. La copertina mi ha trasmesso serenità, anche il titolo a dire il vero, ed ho subito pensato ad una sdolcinata storia d'amore.
Invece no.

Non ho trovato quello che sulle prime pensavo di trovare e ne sono contenta visto che troppe storie d'amore una dietro l'altra - ultimamente ne ho letto più d'uno - potrebbero farmi alzare i livelli di glicemia nel sangue ;-)

A parte gli scherzi, trovo che i romanzi d'amore vadano letti a piccole dosi. Almeno per me. Il genere che preferisco è quello dei thriller per cui considero libri più rosa come una pausa necessaria tra un delitto e l'altro.

Lunga premessa per dire che Luca Bianchini non l'ho cercato con cognizione di causa ma mi è capitato tra le mani così, senza un perchè.

La storia d'amore c'è comunque. 

Devo dire che all'inizio mi sono trovata davanti ad un avvio un po' lento della storia e temevo che i personaggi non decollassero mai, così come la storia. 
Va detto che è il primo libro che leggo di questo autore per cui non ho alcun elemento per fare confronto con suoi libri precedenti.
Bianchini propone al lettore il passato della protagonista quasi come se fosse un dettaglio di poco contro mentre, a ben guardare, si tratta di circostanze molto importanti nella sua vita.
Ornella è un personaggio che all'inizio sembra molto comune, senza nulla da raccontare. Ma ben presto Bianchini lascia intendere che non è così e arriva ad aprire uno spiraglio su una situazione che l'ha segnata profondamente, su un capitolo della sua vita non ancora completamente chiuso.
E la missione di salvare la libreria in cui lavora passa quasi in secondo piano rispetto ad una missione ben diversa, quella che le si profila dal punto di vista personale.
Il passato di Ornella mi ha sorpresa ed il suo presente in alcuni punti mi aveva irritata soprattutto ogni volta che la immaginavo alzare il calice e bere birra. 

Non posso dire che si tratta di un libro indimenticabile. Ho trovato anche stavolta un uso delle virgolette e dei punti che a me non piace - non starò più a chiedermi se è corretto o no mettere il punto dentro o fuori alle virgolette chiuse quando si finisce una frase ma ribadisco che il punto dentro a tali virgolette a me aggrada - e in ogni caso la lettura non è stata faticosa. 

Ornella lavora in una libreria ed ultimamente mi par di capire che un'ambientazione di questo tipo vada molto di moda. Una libreria che esiste davvero così come Ornella esiste davvero, al pari di qualche altro personaggio che l'autore ha preso in prestito dalla realtà, pur romanzandone la storia ed aggiungendo di suo.

Lettura leggera per chi non ha grosse pretese nonostante gli argomenti trattati come la tossicodipendenza, l'omosessualità... forse concessi in pasta lettore con troppa leggerezza. O, forse, più semplicemente l'idea dell'autore era proprio quella di non rendere la storia troppo pesante.

Una storia personale che trova il suo riscatto. 
Una donna matura (Ornella ha 55 anni) che torna a vivere appieno dopo un lungo periodo di letargo. Spunti interessanti, qualche scena piuttosto divertente anche se alcuni aspetti lasciano un po' a desiderare. Come Diego, ad esempio, la cui figura non mi ha convinta più di tanto. Magari è solo mancanza di feeling tra noi, non so. Magari ad altri lettori è pure simpatico!

Tutto sommato - e non conoscendo lo stile di Bianchini - non mi spiace aver letto questo libro anche se non mi sento aggiungerlo alla lista dei bellissimi.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6: un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.

martedì 26 aprile 2016

La lista dei miei desideri (L. N. Spielman)

E' uno dei libri che, ultimamente, ho letteralmente divorato. La lista dei miei desideri mi era già piaciuto nel guardare la copertina. Poi, le sue brave 353 pagine sono scivolate via senza fatica, complice anche la festa del XXV aprile che - per via di una temperatura quasi polare - ha particolarmente conciliato la lettura.

E' il secondo libro che leggo, in pochi giorni, in cui si racconta di figli che hanno a che fare con la presenza di genitori defunti. 
Eh sì, presenza. Non ho sbagliato termine. 

Nel libro Meno cinque alla felicità c'è la voce di una padre defunto che fa compagnia alla figlia e la guida in una certa missione. 
Questa volta è una madre che continua a stare accanto post mortem a sua figlia, anche lei con l'obiettivo di portare a termine una certa missione: ha lasciato una lista ad un avvocato che, esecutore testamentario della scomparsa, si trova a dare indicazioni precise alla figlia ai fini dell'ottenimento della sua eredità. 
Vuoi la tua eredità? Sì? Solo quando avrai realizzato i tuoi sogni, quelli che sono contenuti nella lista che tua madre ha recuperato anni fa e che ha conservato fino alla morte.

Strano. Davvero strano questo testamento. 

E da qui si sviluppano le avventure di Brett che si trova con una vita stravolta dalle volontà di una madre che, nella maggior parte dei casi, sembra volerla punire non si sa per che cosa. Questa è l'impressione che ha Brett. A ben guardare, però, quello che compie sua madre è un gesto d'amore dopo l'altro, anche se a Brett serve del tempo per capirlo.

Trovo che sia una storia molto originale, ben scritta, scorrevole, nella quale non manca un pizzico di magia. Brett si trova a dover riconsiderare la sua vita sotto diversi aspetti e si troverà a prendere delle decisioni su questioni che considerava oramai consolidati. 
Era una donna felice: ricca, con un uomo accanto, un lavoro che la faceva sentire realizzata, una madre che l'amava. Era. Sì, prima che sua madre morisse e che le lasciasse tutte quelle particolari indicazioni da seguire per... realizzare i suoi sogni. Era una donna che accettava quasi con rassegnazione il suo stato. Perchè? Perchè credeva di stare bene così.
Poi arriva la sfida lanciata da sua madre, a rimettere in discussione tutto.
Non è così certa di farcela, a dire il vero, ma ci prova. Si lascia guidare da sua madre e, anche se ha dei dubbi, si affida a lei con fiducia. Dove la porterà questo strano percorso? 
Non voglio svelare altro perchè ogni dettaglio in più potrebbe togliere il gusto della lettura.
Basti dire che Brett cambierà la sua vita e prenderà consapevolezza di sè  prima di poter fare qualsiasi scelta. Del suo essere donna, del suo modo di intendere l'amore, della sua scala di valori.

E' un libro che suggerisco senza riserve a chi fosse alla ricerca di una storia delicata, commovente, dove sia l'amore a farla da padrone, inteso sotto ogni sua accezione. 

Anche questa volta devo far presente un uso della punteggiatura, in particolare dei punti dopo le virgolette, che secondo me non è corretta ma non insisto più su questo punto perchè alla fine mi sto convincendo di essere io la sbagliata. Non so.

A parte questo, la storia scivola via con piacere: fa sorridere ma anche riflettere e ammetto che la mia voglia di sapere come le varie situazioni si evolvessero mi hanno indotta a restare attaccata alle pagine per ore, senza sosta.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta del libro bonus proposto dalle Lgs.

domenica 24 aprile 2016

Meno cinque alla felicità (V. Bramati)

Meno cinque alla felicità, meno cinque giorni al Natale. 
Il romanzo di Virginia Bramati che ha per protagonista Costanza, giornalista in forza alla redazione di un giornale finanziario di New York, è ambientato in un periodo natalizio, con tanto di pranzo di Natale da organizzare, abete da decorare e neve che scende giù dal cielo. 
Non è un romanzo che si addice a questo periodo di strana primavera (anche se, a dire il vero, le condizioni meteo si avvicinano più all'autunno che alla primavera) ma questo non è affatto un impedimento per gustarsi la storia.

Virginia ha perso da poco suo padre e, per Natale, decide di tornare a casa, a Verate Brianza, dove ha una madre ed una sorella, nonchè due nipotini, che l'attendono. Qui ritrova anche la sua amica Sassi (già protagonista di un precedente libro della Bramati che, però, non ho letto) e tante altre persone con le quali ha sempre condiviso - assieme al suo compianto padre - delle tradizioni natalizie che quest'anno rischiano di venire meno vista la situazione. Vista l'assenza di lui, la Roccia, quel padre che, però, non sembra affatto intenzionato a chiudere i ponti con i suoi cari (in particolare con Costanza) prima di aver portato a termine dall'Aldilà una importante missione.

E' una storia di fantasia che vede Costanza alle prese con una voce, quella di suo padre, che per lei è molto reale, tanto da darle indicazioni ben precise su cosa fare per appianare la situazione natalizia sospesa.

A chi non piacerebbe sentire la voce di una persona cara, da poco scomparsa? Chi non vorrebbe continuare a sentirla vicina anche se solo per un po'?  Bhè, io ammetto che - avendo letto ieri sera l'ultima parte del libro - stanotte ho sognato mia nonna... ed è stato molto piacevole, tanto da commuovermi. Suggestione? Bho, chissà!

E' un romanzo leggero, gradevole, che propone una storia romantica ed anche divertente per le situazioni che si vengono a creare. Magari nella vita le cose andassero come vanno a Costanza! Magari!!! E non dico perchè, rischierei di togliere il gusto della letture a chi ancora non l'avesse avuto tra le mani.

Ho trovato questo libro in biblioteca e la copertina mi ha ispirato simpatia. Non sapevo nulla dell'autrice, tantomeno della trama del libro. Ho comunque pensato che genere potesse essere - il titolo mi è sembrato piuttosto chiaro e la tipologia di copertina non faceva certo pensare ad un thriller psicologico - e mi sono concessa una pausa romantica.

Devo fare un piccolo appunto: ho trovato un po' di riferimenti pubblicitari all'interno del racconto. E non mi è piaciuta molto questa cosa. Non credo che, ai fini della storia, i riferimenti ai marchi citati non erano poi così indispensabili e si potevano usare dei sinonimi generici come "scarpe costose", "supermercato" etc...
Però, si sa, io sono puntigliosa e non posso farci niente!

Anche stavolta ho notato un uso della punteggiatura che, secondo quanto mi è stato insegnato, non è corretto. Ma quasi mi viene il dubbio che sia io a sbagliare, che ne so, tanto è ricorrente nei libri l'utilizzo, ad esempio, delle virgolette con il punto prima che le virgolette vengano chiuse.

Io so, da sempre, da quando ero bambina, che la frase fra virgolette si conclude con le virgolette di chiusura poi il punto, non il punto poi le virgolette. Ora mi viene il dubbio. Qualcuno può aiutarmi a capirci qualche cosa? Sono io che sbaglio da sempre?
"Che il segreto della felicità sta nel trovare il lavoro giusto, meglio ancora se nel tuo lavoro aiuti gli altri, e nell'incontrare la persona giusta con cui condividere la vita."
Che devo dire? Mi stona e non mi sembra corretto. Quando c'è un punto interrogativo, allora, lo si mette prima di chiudere le virgolette. Questo ho sempre saputo.
Io avrei chiuso le virgolette poi messo il punto come segno di chiusura della frase ma, lo ripeto, non è la prima volta che mi imbatto in questo uso del punto e delle virgolette. Ribadisco, pignola sono!

Comunque, lettura leggera che consiglio a chi ama storie non impegnative, che facciano sognare un po' e che strappino anche qualche sorriso.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6 : un libro nella cui cover non siano raffigurate persone. 

venerdì 22 aprile 2016

Sole di mezzanotte (J. Nesbø)

Con Jo Nesbø ho uno strano rapporto. Cioè, non con lui! No no, non volevo dire questo. Con i suoi libri. Li leggo al contrario.
Mi è capitato con la serie di Harry Hole e mi è capitato di nuovo. 
Ho comprato Sole di mezzanotte cedendo, come al solito, all'istinto. Sentivo che questo libro mi sarebbe piaciuto e, una volta verificato che non facesse parte della serie Harry Hole l'ho comprato. Così, senza pensarci.
E l'ho anche letto in fretta. Scelto tra diversi che erano in lista d'attesa, mossa dalla certezza che mi sarebbe piaciuto.
Perchè Jo Nesbø mi piace. Mi piace il suo stile. Mi piace il suo modo di narrare le storie che inventa anche se a volte finisce un tantino sopra alle righe. Mi piacciono i personaggi a cui dà vita, Harry Hole su tutti.

E l'ho letto in due giorni, questo libro! 
Dopo di che, quasi per caso, mi sono resa conto che è il seguito di Sangue e neve... E no... ancora una volta! Mi era capitato anche con la serie Harry Hole quando ancora non conoscevo il personaggio e avevo scoperto da poco l'autore.
Nel caso di Hole ora sto proseguendo in ordine con la lettura, pur avendo prima di tutti gli altri letto il uno degli ultimi - Lo spettro - prima di tutti gli altri. E mi è capitato di nuovo.

Posta tale premessa, il mio giudizio sarà necessariamente solo su questa storia, presa in modo autonomo, senza poterla in nessun modo legare al capitolo precedente.

Devo dire che Sole di mezzanotte narra una storia che si regge benissimo in piedi da sola, anche senza aver letto il libro precedente e trovo che questo sia un punto a favore dell'autore che mette in condizione il lettore di capire ciò che legge anche se non ha letto tutto ciò che ha scritto prima. Pur essendo parte di una serie - la serie Olav Johansen - è un romanzo che ha una sua identità pur lasciando uno spiraglio aperto per un possibile seguito.

Ulf non è il suo vero nome ma è così che si fa chiamare.
Perchè sta scappando e deve necessariamente nascondere la sua identità se vuole tentare di salvarsi la pelle. Ulf è un buono che indossa, però, un abito da cattivo. Cattivo per necessità, non per volontà. Cattivo per amore.
Ora scappa da una morte sicura
Dopo aver percorso tanti chilometri, nella certezza che ovunque lo troveranno, si ritrova in un paesino norvegese sperduto nella zona più a nord della Norvegia.
Qui incontra gente sconosciuta che non resterà tale a lungo. Qui troverà anche una possibile via per  sua redenzione, ammesso che sia possibile per un uomo come lui.
Ma, infondo, che uomo è? I motivi che l'hanno spinto a tenere determinati comportamenti non contano nulla? Si può dimenticare? Cosa si può dimenticare e cosa, invece, no? 
Si imbatte in gente molto religiosa. Lui che tutto può dirsi meno che credente. Come, tutto questo, potrà influenzarlo?
Riuscirà ad avere un futuro o il suo destino è quello di essere scovato e ucciso lì, al freddo, in un capanno tra renne e lupi?

Il protagonista che esce dalla penna di Nesbø è un buono, incapace di uccidere. Strana questa cosa, conoscento l'autore. Non tanto il fatto che sia un buono quanto la sua incapacità di premere quel maledetto grilletto. Eppure è un personaggio riuscito. Anche lui tira fuori delle caratteristiche da supereroe e fa delle cose che ad un certo punto mi hanno quasi fatto venire il voltastomaco (sensazione passata subito, alla pagina successiva, tanta era la voglia di capire come si andava avanti) ma, che devo dire, lo stile di Nesbø mi piace e mi piace questo suo modo di dipingere personaggi sempre ai limiti o una spanna sopra le righe. E' un po' la sua caratteristica.

Il finale è aperto. Lascia intendere un possibile seguito e devo dire che non mi è dispiaciuta affatto come storia (considerata al netto di alcune esagerazioni che, però, a Nesbø concedo). Però... c'è un però. Anche lui, stavolta, mi va a cascare sulla punteggiatura. Ancora colpa della traduzione? Non so. Dovrei procurarmi il testo in lingua originale per poterne essere certa. 
Mi ha fatto venire il nervoso pure lui con punteggiatura usata in modo secondo me non corretto. Magari sbaglio, ma mi sono innervosita.
- Ah, ho capito, - dissi, annuii e mi accorsi di avere la schiena sudata. (...)
Guardai la sua cicatrice. - Ti credo. Allora, andiamo. Grazie - , Le tesi la mano. Questa volta la strinse. La sua era dura e bollente, come una pietra riscaldata dal sole. 
Trattini, virgolette usati assieme in questo modo mi fanno impazzire.
Ad un certo punto ho deciso di non farci più caso e di lasciarmi andare alla storia ma questa cosa mi è un po' dispiaciuta. Nesbø non è da te, suvvia!

Con questa lettura - che tra l'altro propongo per il Venerdì del libro di oggi - partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
 

Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6 : un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.

giovedì 21 aprile 2016

Nuovi arrivi#24 e in biblioteca#22

Il mese di aprile è stato particolarmente fecondo sul fronte dei nuovi arrivi, sia per via delle mie capatine in biblioteca che per gli acquisti ai quali non ho saputo resistere.
Gli ultimi due arrivi dalla biblioteca sono Dimmi che credi al destino e Meno cinque alla felicità!
Quello di Bianchini non era preventivato: l'ho visto in bella mostra sul tavolo degli arrivi più recenti in biblioteca e non ho saputo resistere alla tentazione. L'altro, invece, l'ho scelto per partecipare ad uno degli obiettivi della challenge di lettura che sto seguendo, come libro senza persone sulla cover.
Non so molto della trama dell'uno così come dell'altro, non le ho appositamente cercare, così saranno entrambi una sorpresa.

Open, di Andre Agassi, è finito nella mia libreria a seguito di un acquisto per un regalo, mai consegnato al destinatario. Non ho avuto occasione di consegnare quello che avrebbe dovuto essere un regalo di Natale: l'ho tenuto per mesi incartato dentro ad un cassetto poi, quando ho iniziato a vergognarmi di guardare quella carta da regalo con le palline natalizie e le stelle dorate, ho deciso di scartarlo e considerarlo un regalo per me. In questo momento, a dire il vero, è nelle mani di mia madre che ama storie vere. Chissà se le piacerà? Si tratta pur sempre di una biografia.

Sole di mezzanotte è stata una scelta piuttosto semplice. 

Ero in procinto di comprare il libro Perchè le donne valgono su richiesta di mia madre (che affida a me gli acquisti in libreria) ed ho approfittato per prendere due nuove letture per i miei figli... e una per me. Nesbø, appunto, libro che ho iniziato a leggere ieri.
A proposito del libro comprato per mia madre - Perchè le donne valgono - mi sono subito resa conto che non le sarebbe piaciuto. Si tratta di un saggio, con tanto di dati economici, statistici... Credo che lei si aspettasse un racconto. Mi ha detto di averne sentito una presentazione in tv: o non ha ben capito lei, o chi lo ha presentato non l'ha fatto in modo chiaro.
Comunque da quel che ho capito la lettura è stata abbandonata dopo poche pagine.

A mia figlia ho comprato In punta di dita, scelto pensando alla sua passione per la pallavolo. In parallelo, all'ometto di casa ho pensato di acquistare un'altra avventura delle Cipolline, la squadra di calcio della serie Gol! che tanto gli piace .Sempre tra in nuovi arrivi vanno annoverati altri quattro libri della collana Scrittori di Classe 2, con storie scritte da autori per ragazzi ma ispirandosi a racconti che arrivano dagli alunni di diverse scuole italiane. Si tratta di In piedi sui pedali (tra l'altro scritto dallo stesso Luigi Garlando della serie Gol!), Il fantasma sei tu, Sulle ali della libertà, Un bullo... 100 libri. Li abbiamo presi grazie ad una raccolta punti e, se non ho capito male, per completare la serie ce ne mancano un paio.

mercoledì 20 aprile 2016

La voce del violino (A. Camilleri)

Può un violino raccontare al suo uditore qualche cosa di diverso dalla musica che si origina dalle sue corde? Per Salvo Montalbano la risposta è sì, senza ombra di dubbio.
La prova è nel libro La voce del violino che narra la quarta indagine del commissario Montalbano, nato dalla fantasia di Andrea Camilleri, che si trova alle prese con una giovane e bella donna assassinata senza un apparente perchè. 

Si tratta di una serie pertanto la storia di Montalbano, quella personale in particolare, si evolve. Sia per quanto riguarda il suo rapporto con Livia che quello con il piccolo François. Chi ha letto le sue precedenti avventura sa bene di cosa sto parlando e, per chi non l'avesse ancora fatto, non dico di più.

Anche stavolta Montalbano dimostra di essere un uomo intuitivo, capace di mettere in atto un metodo che, pur essendo a volte discutibile dal punto di vista procedurale, è sempre seguito per arrivare alla verità.

Michela, questo è il nome della giovane donna trovata assassinata (trovata a seguito di una particolare coincidenza dallo stesso Montalbano) in una elegante villetta. Nuda. Completamente nuda. Soffocata. 
Nessun segno di effrazione, nessun segno di violenza. Segni di rapporti sessuali che, a quel che dice il medico legale, sono stati consenzienti.
Le voci di quartiere fanno puntare il dito contro qualcuno. Troppo semplice, però. Quando la situazione inizia a prendere una brutta piega, Montalbano comincia a rendersi conto che, forse, l'intera vicenda avrebbe potuto avere un epilogo diverso se solo...
Sono tanti i se.

Anche in questo libro compaiono immagini ricorrenti come Montalbano nella sua casetta in riva al mare, la lontanza da Livia e il loro sentirsi al telefono, la figura un po' ingombrante tra loro di Mimì Augello, l'appettito di Montalbano e il ruolo della sua governante. Elementi noti che rappresentano la continuità con le avventure precedenti e che, ne sono certa, torneranno anche nelle avventure che verranno. 

Su tutto, però, c'è la spassosità di fondo legata all'uso del dialetto e quel modo di fare così particolare che lega il commissario ai suoi uomini. Alcuni di essi sono davvero divertenti nel loro essere persone semplici, coriacee. Uno su tutti il simpaticissimo Catarella, telefonista d'eccezione stavolta alle prese con un corso d'informatica.
Dottori, ci voleva dire che mi hanno acchiamato dalla Quistura di Montilusa. S'arricorda che le dissi di quel concorso d'informaticcia? Accomincia lunedì matino e io mi devo apprisintari. Come farete senza di mia al tilifono?
Come di consueto, in perfetto stile Camilleri-Montalbano, la lettura mi ha divertita (per il modo in cui il racconto viene proposto e per le situazioni oltre che i dialoghi a volte anche difficili da tradurre ma ai quali si arriva senza fatica, una volta che ci si è fatta l'abitudine) ed intrigata sul fronte dell'indagine.

L'acuto Montalbano fa i suoi ragionamenti in modo che può sembrare casuale ma che casuale non è affatto. E mangia sempre molto bene, il commissario. Che sia per mano di Adelina così come di altri. Buongustaio!

Il volume è di un formato molto gradevole soprattutto per chi, come me, è abituato a tenere libri in borsa. L'unica pecca - credo di averlo detto anche altre volte - sono i caratteri piccini. La lettura è comunque scorrevole una volta superato lo scoglio del dialetto per cui anche sui caratteri si può chiudere un occhio!

Con questa lettura partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 2: un libro di un autore che abbia più di 60 anni. 

domenica 17 aprile 2016

Luna (J. A. Peters)

Non l'ho cercato io. Lui ha cercato me.
Questo libro mi è finito tra le mani senza volerlo.
Ero in cerca di un paio di libri - attentamente selezionati da una lunga lista - in biblioteca e mentre sbirciavo tra gli scaffali, in attesa che la bibliotecaria facesse il suo lavoro, ho visto Luna. Una copertina che mi è subito piaciuta, un colore che mi ha catturata, un carattere che mi è sembrato magnetico in quel momento. 
"Lasci stare - ho detto alla signora che stava cercando il secondo dei titoli da me indicati - ho trovato un libro che mi piace di più". L'ho detto così, a pelle, senza nemmeno curarmi di andare a guardare l'argomento trattato.
 E così l'ho portato a casa con un mese di tempo per leggerlo. 
Un mese? Ma quale mese? L'ho letto in tre giorni, forse quattro!

Reagan e Liam sono sorella e fratello. Vivono in una famiglia in cui la madre, dopo aver tascorso anni tra i fornelli, ora è troppo occupata con il suo lavoro ed in cui il padre incarna l'uomo medio, frustrato sul lavoro, convinto che i maschi debbano fare le cose da maschi e le femmine le cose da femmine.
Liam, però, è un transessuale. E' una ragazza imprigionata in un corpo di ragazzo. In un mondo in cui soprattutto suo padre lo vuole macho, sportivo, pieno di ragazze. In una società che ancora non è pronta ad accettarlo per quello che è, per ciò che desidera essere.
Così, condivide il suo segreto con sua sorella che si trova a portare sulle spalle tutto quello che ciò comporta.
Le crisi di Luna - questo è il nome che Liam ha scelto quando emerge la sua vera personalità - così come i suoi sogni, le sue aspettative; le sue, di crisi, quelle di una ragazza che sa di non avere una vita come tutte le sue coetanee, certa che la situazione che rischia di scoppiarle tra le mani da un giorno all'altro possa travolgere anche la sua, di vita. Reagan è una ragazza che tende ad isolarsi da tutti gli altri, è un po' pasticciona, non ha una vita sociale, non ha un ragazzo. Quando, però, nella sua vita compare Chris, la sue esistenza prende una piega diversa ed anche la sua vita privata inizia a scombussolarsi più del solito. Teme che le vicende della sua famiglia, al situazione di Luna in particolare, possano riflettersi sui suoi rapporti personali e, in particolare, su quelli con il ragazzo che tanto le piace.

Liam, da parte sua, non ce la fa più a fingere. Non riesce più a soffocare il suo vero io dietro una parvenza di normalità, infilando il suo corpo in un paio di jeans strappati ed in un giubbotto da macho. Lui non è questo. Lui è Luna. La sua femminilità prende sempre più spesso il sopravvento, con tutto ciò che ne consegue.

Il romanzo è ben strutturato. La protagonista è Reagan e, accanto a lei, suo fratello Liam. Le loro vite sono parallele. Ma le cose stanno per cambiare per entrambi. Ci si sta avvinando ad una immaginaria linea di svolta, per tutti e due.
Non sarà facile. Ci vorrà coraggio. E l'epilogo non è così scontato come si potrebbe pensare.

La storia è narrata con ironia da una Reagan che mette a nudo i suoi sentimenti e quelli di suo fratello. 
E' una storia d'amore. L'amore che lega due fratelli. L'amore che sboccia tra un ragazzo ed una ragazza. L'amore di Liam per il suo vero io

E' una storia di coraggio. Il coraggio di guardare alla realtà. Il coraggio di fare scelte per amore. Il coraggio di volgere lo sguardo con fiducia ad un futuro che sembra, sulle prime, non riservare niente di buono. Il coraggio di essere se stessi ad ogni costo.

E' una storia di identità. Ma anche di crescita individuale dei protagonisti.
Mi è piaciuto. Molto.
L'autrice è riuscita a farmi riflettere, a farmi divertire, innervosire ed anche commuovere. 

Però... Ho notato una gran confusione nell'uso del femminile e del maschile durante la narrazione. 
Ok. Liam in alcune situazioni si comporta da ragazzo e in altre da ragazza. Ma credo che ciò non giustifichi la confusione che si crea. Non so se sia dovuto alla traduzione o alla stesura originale ma...
La reazione di quei bambocci poteva anche essere prevedibile. Ma quella della commessa, continuava a tornarmi in mente: il momento esatto in cui capì cos'era Luna, e prese fisicamente le distanze da lei. Quell'istante mi aveva scavato una ferita nell'anima. Le aveva fatto ribrezzo, non c'era altro modo di definire quella reazione. Luna se ne era accorto. 
Ma come se ne era accorto? Luna è una donna... se ne era accorta, semmai!
Luna aprì un quaderno a spirale, si leccò un dito e girò una pagina, poi scrisse il suo nome in cima e la data sotto. "Non farlo, Liam". Suonò la campanella e io mi alzai. "Non puoi fargli questo". Posò la matita sulla pagina. "Farle cosa?".
Chiudendo un occhio su Luna/Liam - che magari ci può stare per far capire la confusione di identità - ma fargli o farle? Perchè prima al maschile e poi al femminile? Nel dialogo ci si riferisce ad una loro amica. Sarebbe corretto farle, non fargli. Senza ombra di dubbio è una gran confusione se prima si parla al maschile poi al femminile.
Non ero stato più brava di Liam a spiegarlo...
Mmmm... c'è qualche cosa che non va. Peccato, perchè altrimenti sarebbe stato da promuovere a pienissimi voti. Comunque lo consiglio.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 6 : un libro nella cui cover non siano raffigurate persone.
***
Luna
Julie Anne Peters
Giunti Editore
14.50 euro

venerdì 15 aprile 2016

E poi diventai farfalla (L. Mattia) - Venerdì del libro

In occasione del week end dei lettori, all fiera di Bologna, mia figlia ci ha messo un po' a decidere quale libro comprare. Ha cambiato idea più d'una volta e, alla fine, si è rivolta a me dicendo che avrebbe voluto un libro che parlasse d'amore.
"D'amoreeee?!" questa è stata l'osservazione interiore che ho fatto senza però aprire bocca perchè, con lei, mi sono controllata e mi sono mostrata tranquilla.
La principessa di casa sta crescendo e i suoi gusti in fatto di letture crescono con lei. Sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato ma non si è mai preparati a sufficienza.

Così, partiamo alla ricerca di un libro che parlasse d'amore. D'amore ma non troppo visto che la mia principessina ha solo undici anni. Niente storie troppo... da adolescenti, ecco! Qualche cosa di adatto alla sua età.
Abbiamo scelto E poi diventai farfalla, di Luisa Mattia, che ci ha fatto pensare ad un libro che parlasse della crescita di una ragazzina. dei suoi primi amori e dei problemi che si trova ad affrontare. E' questa la mia proposta per il Venerdì del libro di oggi.

Prima di farlo leggere a lei, però, il libro è passato al vaglio della mamma. 
Quando mi ha chiesto "...che fai, mamma, leggi il mio libro?" io le ho risposto che "...sì, lo sai che mi piace leggere anche storie per ragazzi e ragazze" ma dentro di me sapevo che volevo controllarne il contenuto. Ecco, l'ho detto!

La protagonista è una ragazzina che si trova a vivere i primi amori e anche ad affrontare le prime prove della vita. I suoi genitori si stanno separando e lei non riesce proprio ad accettare questa cosa. 
Diventa scontrosa, tira fuori un carattere meno famiglia del Mulino Bianco ed inizia a confrontarsi con i grandi - con la madre, in particolare - su argomenti da grandi come può essere una separazione, un amore che finisce, nuove famiglie che si formano.

Il suo primo innamoramento - quello che, credo, potesse interessare a mia figlia - passa in secondo piano rispetto a ciò che sta accadendo all'interno della sua famiglia, ai meccanismi che sono alla base di una separazione, al far finta di niente perchè ci sono i figli piccoli, al non avevamo più niente da dirci quando tu e tu fratello non c'eravate.

E' lei, Fiamma, a parlare in prima persona. Quella ragazzina che all'improvviso si trova davanti a qualche cosa che rischia di travolgerla rompendo ogni equilibrio, frantumando ogni sicurezza. 
Non riesce proprio ad accettare ciò che le sta accadendo attorno. Sulle prime scarica ogni colpa su sua madre, poi scopre come stanno realmente le cose e scarica altrove la sua rabbia.

Riuscirà a maturare e a guardare alla sua nuova vita con occhi diversi?
La sfida è tutta qui.

Onestamente come storia non è niente di particolarmente originale: l'autrice propone i sentimenti di una adolescente a misura di adolescente per cui per quella fascia d'età è un libro adatto.

Anche qui, ecco la pignola che è in me, ho trovato un errore nell'uso della punteggiatura, in questo caso delle virgolette:
"Sì, ma tanto arriva ogni anno. E poi, non è mica importante". L'importante è che ci posso appoggiare la teiera e le tazze".
Un errore di distrazione, così l'avrebbe definito la mia insegnante di italiano, che però ha notato anche mia figlia quando, notando che quella pagina era contrassegnata da un post it, è andata a sbirciare cosa avesse attirato la mia attenzione e mi ha detto che c'era un errore.

Lascerò il libro in mano a mia figlia? Ma si, preparandola però alla tipologia di argomento che vi troverà visto che, comunque, la separazione di papà e mamma è sempre un argomento delicato. Cerca una storia d'amore: e questa è una storia d'amore. Lo è quella di Fiamma con il suo primo fidanzatino ma lo è anche quella dei suoi genitori, dei loro nuovi compagni. Anche la separazione e i nuovi fidanzamenti sono declinazioni dell'amore.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.

mercoledì 13 aprile 2016

Wintergirls. Così leggere da bucare le nuvole (L. H. Anderson)

Non è semplice trovare le parole adatte per parlare di un libro così.
Un libro duro, crudo, che va dritto al punto. Forse troppo.
Ma quando si soffre come Lia, quando si è malate come lei e come la sua amica Cassie, come si può non andrare dritti al punto per raccontare la loro storia?

Lia è una ragazza che si sente inadeguata. Non all'altezza. Brutta/schifosa/grassa/incapace e tutto il resto. In famiglia si sente trasparente/invisibile/inconsistente. Rispetto al cibo meglio non parlarne. La sua mente malata la porta a scendere di peso sempre di più, fino ad arrivare a quello che sarebbe l'obiettivo massimo: lo 0. Non vuole uccidersi, no. Non è questo il punto. Vuole arrivare ad essere sempre più leggera e anche a farsi fisicamente del male - ma non tanto ma uccidersi - per permettere al suo malessere di uscire fuori dal suo corpo con il sangue.

Ha dei serpenti nella testa che la torturano. Quando la sua migliore amica Cassie viene trovata morta in un albergo e lei si rende conto di non averle risposto al telefono nel momento del bisogno, la situazione precipita ancora più in basso senza che Lia possa venirne fuori, almeno non da sola.

Il racconto non risparmia dettagli sia sul malessere psicologico che su quello fisico. Lia è dibattuta. Rifiuta il cibo e si sente forte per ogni ora di digiuno accumulata ma vorrebbe tanto mangiare qualcosa di succulento che, però, il suo corpo rifiuta. Sta male. Tanto male e anche se tutti conoscono il suo problema nessuno si rende conto del punto in cui sia arrivata fino a che non diventa quasi un punto di non ritorno.

Questo un po' mi ha infastidita: madre, padre e matrigna sanno perfettamente quale sia il problema di Lia e cercano di aiutarla inducendola a mangiare. Ma non si rendono conto di come continui a perdere peso, non capiscono di essere imbrogliati con una bilancia taroccata, con pesi cuciti nelle tasche del pigiama, con tagli inflitti di nascosto a quel corpicino ridotto a pelle ed ossa. Mi hanno fatto innervosire perchè ho avuto la sensazione che non volessero realmente rendersi conto dell'entità esatta del problema. Come può, una ragazza di 18 anni che arriva a pesare quaranta chili nascondere la situazione tragica agli occhi di tutti? Forse alla famiglia fa comodo così... Vedo non vedo. So ma non so del tutto. Vorrei ma non vorrei sapere fino a che punto mia figlia si sta facendo del male.
Fino a che...
Fino a che arriva sull'orlo del baratro rischiando di tirarsi dietro anche altre persone. Allora qualcuno inizia a prendere realmente coscienza della situazione.

Non è assolutamente mia intenzione giudicare qualcuno, ci mancherebbe. Però ho avuto questa sensazione. Il momento della pesata settimanale, quando Lia imbroglia con i pesi nel pigiama... Nessuno che la guarda davvero? Ok alla privacy di una diciottenne... farla spogliare per rendersi conto della situazione no?
So che è difficile avere a che fare con problemi di questo tipo. E so, purtroppo, che sono anche piuttosto comuni. 
La mente e il corpo di Lia vincono su tutto. Gli incubi che la perseguitano, il suo malessere, il suo senso di inadeguatezza, il suo modo di considerarsi grassa e brutta hanno la meglio sulle buone intenzioni.

La storia ha un finale positivo ma per arrivare a ciò il racconto porta il lettore verso il basso assieme a Lia. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di provare dolore, come Lia. Nausea, come lei. 
In questo l'autrice è stata efficace.

Forse, se un libro del genere viene letto da una adolescente, potrebbe risultare un po' eccessivo. Ma fotografa la realtà. Mi auguro che chi legge questo libro non voglia fare propri comportamenti che, essendo descritti in modo così chiaro e diretto, potrebbero essere emulati da chi un problema ce l'ha già. Il lieto fine, comunque, fa pensare che un lieto fine possa esserci ma nella realtà non so se, arrivati a quei livelli in cui si trova Lia, il lieto fine possa esserci davvero.
Il corpo non funziona più come dovrebbe e non sempre è così facile e immediata una ripresa.

E' un libro che non dimenticherò di certo.
Mi ha toccata, su questo non ci sono dubbi. Probabilmente l'obiettivo dell'autrice era proprio quello di non lasciare indifferente il lettore. Ci è senza dubbio riuscita.

Lo stile di scrittura è molto particolare. Non è una narrazione tradizionale ma i pensieri, spesso sconclusionati, di Lia vengono riportati in modo da rendere, al lettore, l'idea di ciò che le frulla per la mente. Efficace anche in questo.

 Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
 
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

martedì 12 aprile 2016

Bologna Children Book Fair 2016 e nuovi arrivi#23

Ci pensavo da tempo ma, fino all'ultimo, ero convinta che quest'anno non ce l'avrei fatta. Poi, all'ultimo minuto, ho lanciato l'idea a mio marito che - sbuffando senza farsi sentire e vedere - ha detto sì: domenica siamo stati alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, nell'ambito del week end dei giovani lettori.

Lo scorso anno andammo durante la settimana e fu una visita molto veloce, quando oramai non c'era molto più da vedere che non i libri in vendita.

Stavolta, anche se all'ultimo momento, siamo riusciti ad organizzarci un pochino meglio.

Era l'ultimo dei due giorni di apertura al pubblico e ci tenevo davvero tanto a non perdere l'occasione. Nel corso della giornata erano in programma dei laboratori con prenotazione obbligatoria per i bambini: pur non avendo prenotato in tempo (quando ho chiamato, sabato pomeriggio, mi hanno detto che i posti erano esauriti) siamo comunque riusciti a seguire diverse attività, per lo più presentazioni di libri e letture animate.

Nello spazio della libreria c'era da perdersi. Inutile che lo dica. 

Tante, tantissime proposte editoriali, molte delle quali davvero originali e per me del tutto sconosciute perchè non disponibili nelle librerie che frequento di solito. E poi fa davvero un
bell'effetto vedere così tanti libri tutti insieme, in bella mostra e pronti per essere acquistati ammirati e, per chi avesse voluto, acquistati.
Il biglietto d'ingresso alla fiera - cinque euro per gli adulti mentre i bambini non pagavano - è stato detratto come buono sconto dal prezzo di copertina del libro scelto. Potevamo forse non acquistare nulla? Per cui il biglietto d'ingresso mio e di mio marito è stato del tutto ammortizzato come sconto.

Mio marito si è un po' annoiato. Un bel po'. Non essendo un amante dei libri mi ha accontentata sopportando in silenzio la stanchezza del viaggio, la noia - per lui - degli autori che parlavano dei loro libri e i miei lunghissimi giri tra i libri in esposizione prima di decidere, con i miei figli, cosa acquistare.

L'ho apprezzato. E non dispero: magari tra uno sbadiglio e l'altro qualche cosa di ciò che ha ascoltato è rimasta in mente anche a lui, chissà! E' stato un po' come se io fossi andata con lui ad una fiera di auto o di moto. Lo avrei accompagnato con scarso interesse ed una buona dose di noia (oltre che un pizzico di fastidio per le classiche ragazze poco vestite che di solito si abbinano ai motori... almeno tra i libri gli ho risparmiato ragazzotti in short e addominali in bella mostra!).

Trovarmi in un luogo con tante altre persone che condividevano la mia (nostra, con i miei figli) passione per la lettura in questo caso dei libri per ragazzi è stata davvero una bella esperienza.

Avrò modo di parlare prossimamente degli incontri con i vari autori che hanno presentato i loro libri. Io ho scoperto dei prodotti davvero interessanti e non mancherò di condividere sul blog le mie impressioni in merito.

Acquistato qualcosa? Bhè, si!
Mentre l'ometto di casa è stato - come al solito - piuttosto deciso su cosa portare a casa, la sua sorellina maggiore ha cambiato idea almeno cinque o sei volte. Alla fine mi ha chiesto un libro che parlasse di amore. Amore ad undici anni... visto che c'erano libri per diverse fasce d'età abbiamo cercato qualche cosa di adatto a lei ed abbiamo scelto E poi diventai farfalla ma ho intenzione di leggerlo io prima di lei per capire se, effettivamente, è adatto alla sua età o se è meglio che aspetti un pochino.
L'ometto di casa ha scelto un libro che parla dell'Elettricità e devo dire che mi ha piuttosto colpita facendo questa scelta. Non pensavo che lo avrebbe attirato un libro di questo tipo, dal taglio scientifico. Spero che lo legga davvero! 

Poi in questi giorni ci sono stati altri due nuovi arrivi.
Il coraggio di Milo è un libro che si ispira ad una storia scritta dalla classe III E della Scuola Secondaria di I grado "Aci Buonaccorsi" di Aci Buonaccorsi (CT) e che rientra nell'ambito del progetto Scrittori di classe 2, nato dalla collaborazione tra otto grandi autori di libri per ragazzi e le classi che hanno vinto il concorso letterario che è parte integrante dell'iniziativa Insieme per la scuola.
Il web è nostro mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice Erickson e non vedo l'ora di iniziare a leggerlo per poi proporlo ai miei figli che, ogni giorno di più, sono attirati dal web, con tutto ciò che comporta.

lunedì 11 aprile 2016

Squadra Speciale Minestrina in brodo (R. Centazzo)

Diciamolo subito. All'inizio Roberto Centazzo, autore del libro Squadra Speciale Minestrina in brodo, mi ha fatto innervosire con un uso alquanto discutibile della punteggiatura. Virgole, in particolare.
E poi l'uso delle virgolette con il punto.
A me hanno sempre insegnato ".....frase". e non "....frase."
E questa cosa mi ha innervosito. 
Poi il trattino usato nel mezzo di una frase: a me hanno sempre insegnato che quel trattino - questo trattino - serve per inserire un inciso in una frase ma poi il trattino va messo alla fine dell'inciso stesso. Centazzo non lo fa. E questa cosa mi ha ulteriormente innervosita.
E le virgole usate spesso in sovrabbondanza, quando non servivano... Insomma, la parte pignola che è in me nei primi capitoli ha notato queste cose e mi sono un tantino innervosita.
Poi...
Poi ho iniziato a farmi prendere dalla storia e le virgole, le virgolette, i trattini per gli incisi sono passati in secondo, terzo piano. Non ci ho fatto più caso.  
Perchè la storia ha iniziato a divertirmi, i personaggi ad incuriosirmi e quel loro modo di comportarsi mi ha fatto dimenticare tutto il resto.

Posta la premessa, la storia mi è proprio piaciuta. Originale l'idea di una indagine parallela, non tanto autorizzata, portata avanti da tre tipi (in pensione) che si sono dati degli appellativi quali Semolino, Kukident e Maalox. Tutto un dire. 

Prendi un ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, un ex sovrintendente alla Scientifica ed un ex assistente capo all’Immigrazione. Possono forse, tre tipi così, di punto in bianco mettersi a fare i pensionati al parco o al bar con cornetto, cappuccino e quotidiano? Ci provano pure. Si che ci provano. Ma non funziona.
Il loro istinto di detective li porta fuori dal bar e lontano da qualsivoglia parco a meno che questi ambienti non rientrino in un'indagine. 

Trovo che l'indagine non sia la colonna portante del racconto. A farla da padrone sono le vite di questi tre uomini. Tre vite che hanno viaggiato su binari paralleli l'una all'altra fino a che sono stati in servizio ma che, poi, hanno rischiato o di sovrapporsi in una noiosa routine da pensionati (che non sia mai!) o di tornare ad incrociarsi per altre vie. Tutt'altro che ufficiali.
E questo capita. 

Per non togliere il piacere della lettura mi limito a dire che tutto ruota attorno alla morte di un ragazzo di colore, un immigrato che vendeva cianfrusaglie ed il cui caso, probabilmente, è stato sottovalutato. Proprio uno dei tre, tal Ferruccio Pammattone, si rende conto di aver in qualche modo trascurato o sottovalutato ciò che accadde a quel ragazzo il giorno prima che andasse in pensione. 
Stava andando in pensione, cosa poteva fare per lui?
Ci sarà stato senz'altro qualcuno che se ne sarebbe occupato dopo il suo pensionamento. No?
E invece no. Quel ragazzo è stato ucciso ed una strana sensazione gli chiude la gola e lo fa sentire in qualche modo responsabile. Ecco che scatta la necessità di fare qualche cosa affinchè, se non altro, quella morte non risulti del tutto inutile. L'indagine prende il via.

Il libro mi è arrivato dopo aver aderito all'iniziativa delle Lgs con il Libro Geograficamente Sparpagliato. Io ero la seconda destinataria e mi è arrivato direttamente da Elisa, partito dopo aver fatto un bel viaggetto dal Nord verso il Centro Italia. Domattina ripartirà verso la prossima destinataria.
Ps. il personaggio che più mi è piaciuto è Pammattone, il capo banda. Non vi dico quale dei tre soprannomi gli appartiene perchè è più gustoso scoprirlo leggendo. E' un tipo in gamba. 

Ps del Ps: i protagonisti mettono le mani su certe questioni piuttosto attuali. 

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.

sabato 9 aprile 2016

Io ci credo (Al Bano)

Nella libreria di casa mia c'è una sezione che ospita libri che, di mia iniziativa, probabilmente non avrei mai acquistato. Sono libri che ho ereditato da mia nonna e che io, negli ultimi anni, avevo comprato per lei. La mia nonnina over 90 amava leggere e le letture che prediligeva erano quelle collegate alla fede e a storie vere. Così, mi sono ritrovata diversi libri che parlano di questi argomenti. 

Rimasta momentaneamente senza nulla da leggere (nulla che fosse adatto per la Challenge a cuo sto partecipando) in attesa dell'arrivo (che sentivo imminente) del libro sparpagliato, ho preso in mano quello scritto da Al Bano dal titolo Io ci credo. Perchè con la fede non mi sono arreso mai
Ho pensato che poteva essere una lettura scorrevole, da terminare in fretta in arrivo dell'altro libro ed ho iniziato a leggerlo.

Come ben si può pensare si tratta del racconto di momenti salienti della sua vita di ragazzo di campagna, di padre, di artista, di marito. 
Nelle more della lettura ho cercato di dimenticare chi fosse l'autore, il suo volto noto, il suo nome per tenere conto solamente dalla storia. Al Bano, non me ne voglia, non è un personaggio che mi ha mai attirata. Non avevo alcun interesse a conoscere i dettagli della sua vita per cui ho cercato di considerare il libro come la storia di una persona, illuminata dalla fede, ma non con quel volto e quel nome.

Così, posso dire di aver letto una storia narrata in modo semplice e non ricercato. Una storia di profonda fede ma anche di evoluzione personale di un ragazzo di campagna che parte con la sua valigia di cartone con all'interno un bel po' di sogni. Un ragazzo che diventa uomo e vede crescere la sua fama accompagnato dalla sua fede costante, radicata nella sua cultura, trasmessa dalla sua famiglia profondamente credente.
E' la storia di un uomo che ha avuto fortuna ed ha saputo mettere a frutto il suo talento: cantare.
Ma è anche la storia di un uomo messo a dura prova dalla vita. Di un uomo che si troverà a perdere quella profonda fede che lo aiutato a crescere spiritualmente e che lo ha assistito. 
L'autore non nasconde le sue fragilità e racconta anche come si è riavvicinato al suo credo. 

Le sue vicende personali ne fanno un peccatore. Così si definisce quando sostiene di non voler essere un esempio per nessuno ma di voler portare la sua testimonianza di fede e di speranza.

In alcuni punto devo ammettere che la narrazione è un po' ripetitiva. Alcuni concetti vengono proposti e riproposti in modo che, più che essere rafforzativo, mi è parso ridondante.

Resta comunque il fatto che si tratta di una testimonianza di fede senza filtri. Al Bano (che poi non ho mai capito come si scriva il suo nome... in alcuni passaggi del libro leggo Albano tutto attaccato, in altri Al Bano, copertina compresa!) dice la sua sulla droga, sull'educazione moderna dei figli e su altro ancora. Parla dei valori che gli sono stati trasmessi dalla famiglia, di quelli che ha cercato di trasmettere ai suoi figli, della tragedia legata alla scomparsa di sua figlia ma anche della difficoltà di dimostrarsi credente in un mondo, come quello dello spettacolo, che propone valori diversi da quelli spirituali. 

Questa lettura mi permette di partecipare alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 2: un libro di un autore che abbia più di 60 anni.

venerdì 8 aprile 2016

La Signorina Euforbia (L. Ballerini) - Venerdì del libro

Non sono pasticcini miracolosi quelli che prepara la Signorina Euforbia ma qualche cosa di speciale ce l'hanno di sicuro.
Sono pasticcini su misura. Non nel senso che bisogna usare il centimetro per realizzarli nel modo giusto ma sono fatti su misura per le persone che li chiedono, in base alle loro necessità e ai loro stati d'animo.

Perchè la Signorina Euforbia - nessuno sa il suo cognome ma per tutti è Signorina Euforbia con la S maiuscola - è una persona speciale che usa ingredienti normali ma seguendo una logica tutta sua.
Così, non è una novità trovare i pasticcini potrebbe-venirmi-una-buona idea o chi-trova-un-amico-trova-un-tesoro! Su misura, ecco il senso dei pasticcini su misura. Adatti alle situazioni, alle necessità, a ciò che si sta vivendo. Gli ingredienti sono quelli classici ma le ricette non sono conservate in un ricettario. No no, l'abilità della Signorina Euforbia è tutta lì: nel saper leggere le necessità altrui e trovare il modo di dare una mano mettendo insieme nel giusto equilibrio gli ingredienti giusti. Ecco perchè nel bancone della sua pasticceria non c'è niente. Ecco perchè ogni dolce viene ordinato e consumato del tutto, senza rimanenze. 
Particolare, decisamente particolare.

La storia che viene narrata da Luigi Ballerini è alquanto originale e lancia, con semplicità, una serie di messaggi molto chiari: la necessità di dare una seconda opportunità a tutti, il non giudicare dalle apparenze, credere in se stessi, avere il coraggio di mettersi in gioco. Il tutto, in modo leggiadro, senza appesantire la storia.
Una storia di amicizia ma anche di sofferenza (anche in questo caso affrontata con estrema delicatezza e positività). 

Non mi meraviglia che il libro di Luigi Ballerini abbia vinto il Premio Andersen 2014 con la seguente motivazione:
Per aver saputo raccontare uno spaccato di adolescenza ritraendone sapientemente dinamiche e sentimenti.
Per l’abilità narrativa con cui l’autore riesce a intessere una trama scorrevole e divertente, capace di affiancare ai tempi comici l’occasione per riflessioni più profonde.
Lo segnalo per questo Venerdì del libro perchè trovo che sia adatto sia per un piacevole intrattenimento che per affrontare tematiche importanti, riflessioni legate ai vari aspetti della vita degli adolescenti seppur grazie ad una storia di fantasia.

Il libro si presenta bene: con copertina cartonata, allegra cover raffigurante la Signorina Euforbia nel suo negozio in cui domina il verde (suo padre, quando le regalò quel negozio, la immaginava nelle vesti di fioraia o esperta botanica... ecco da dove arriva il suo singolare nome) e all'interno ci sono delle illustrazioni che spezzano un po' la narrazione rendendo la lettura più leggera per i lettori più giovani.

Da pignola quale sono ho trovato il "...difficilmente poteva c'entrare con i dolcetti" che proprio non mi piace. L'ho detto anche incontrando tale dicitura in altri libri: io avrei usato altro, magari "...difficilmente poteva avere a che fare con i dolcetti" ma chi mi segue oramai lo sa, sono pignola!

Ogni tanto mi piace alternare le letture da grandi con storie per ragazzi e devo dire che è stata una piacevole pausa. Spesso mi trovo a leggere libri a voce alta con i miei figli (e spesso appassionano più me che loro) ma stavolta ammetto di averlo letto io e basta. Lo suggerirò senza ombra di dubbio ai miei figli, a condizione che se lo leggano da soli e non me lo facciano rileggere un capitolo a sera. Non perchè non valga la pena ma perchè... ora la storia la conosco e con loro preferisco leggere altro ;-)

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 3: un libro che abbia vinto un premio letterari.

mercoledì 6 aprile 2016

Incontri con l'autore. Giuseppe Catozzella - Il grande futuro


Ciò che mi ha colpita di più dell’incontro con Giuseppe Catozzella, autore del libro Il grande futuro, è stato il suo modo tranquillo e pacato di affrontare tematiche così delicate come quelle collegate all’Islam ed al mondo musulmano. Una pacatezza, quella usata nel proporre la conoscenza delle ragioni del nemico, che credo sia tutt’altro che scontata in un periodo in cui, come quello attuale, sono così vive le immagini degli attentati che sfilano in tv per ricordare quotidianamente cosa sta accadendo. In un periodo in cui è facile lasciarsi andare a giudizi spesso motivati dalla non conoscenza di ciò di cui si parla.
Ed ecco l’altro aspetto che tanto mi ha colpita in quest’uomo: la sua profonda conoscenza dell’argomento e la sua voglia di raccontarla a tutti come testimone diretto di ciò che non è solo un romanzo ma il racconto di un incontro che pone le sue basi sulla realtà.

L’incontro con Alì. Di questo sto parlando. Perché nel libro Il grande futuro è Alì che parla e che racconta di se, della sua vita, delle sue scelte. Il libro non l’ho ancora letto ma lo farò presto. Per il momento mi limito a raccontare il nostro incontro (nostro… io ero in platea tra tanti altri, non ho certo l’esclusiva!). 

L’occasione di questo incontro è stata favorita da un’iniziativa dell’Associazione Santa Croce (in collaborazione con la libreria Il Gatto con gli Stivali) che, nell’ambito della rassegna Incipit, ha voluto proporre un approfondimento su tematiche attuali grazie alla presenza di Catozzella.

Il grande futuro è il suo quarto romanzo.
Alì è un ragazzo di origini molto umili, discendente da una famiglia molto povera – racconta Catozzella nel presentare il protagonista del suo romanzo – e per rivendicare le sue  origini era entrato nel fondamentalismo da cui poi è uscito per amore”.

L’autore, tra l’altro nominato Goodwill Ambassador Onu, ha voluto conoscere da vicino il fenomeno che era alla base degli spostamenti di massa da paesi in guerra. Ha conosciuto da vicino la guerra ed ha voluto capirla per poi parlarne “…perché credo che la letteratura non debba per forza indietreggiare davanti al molto che all’autore è dato di vivere”. 

Ogni volta che ho incontrato Alì era con il volto coperto - dice Catozzella – perché come conseguenza delle sue scelte aveva messo in pericolo la sua vita. Quando entri nel fondamentalismo fai un giuramento e vieni protetto. Quando fai una scelta differente e vuoi uscirne metti in pericolo la tua vita. Durante i nostri incontri vedevo solo gli occhi. Molto intensi ma anche misteriosi. Inizialmente era molto titubante ma pian piano si è aperto e mi ha detto che voleva soltanto giustizia. Nel fondo di quegli occhi ho trovato me stesso. Se quello che avevo di fronte era il mio nemico bhe… avevamo tantissimo in comune. Le stesse speranze, le stesse paure, la stessa sete di giustizia. Ho capito che io e il mio nemico eravamo la stessa cosa. Evidentemente erano altre le motivazioni che ci avevano reso tali. Ho voluto dare voce al mio nemico”.

Una scelta coraggiosa, quella di Catozzella. Quando, poi, si era sul punto di pubblicare il libro la cronaca ha portato alla luce gli attentati più recenti e pubblicare un libro così poteva essere inopportuno. Alla luce di ciò, hai riflettuto sull’opportunità di pubblicarlo?

Erano anni che stavo lavorando al libro. Tutta la macchina editoriale era in moto. Sulle prime ho chiesto al mio editore di evitare la pubblicazione ma poi ci abbiamo pensato ed entrambi abbiamo ritenuto che, invece, andasse fatto. Lo abbiamo fatto. Provavo sentimenti contrastanti. Da un lato la rabbia viva per un grande attentato a casa nostra e, dall’altro, la conoscenza di quei luoghi, di quelle persone. È una cosa diversa la guerra di là e di qua. Sono felice dell'uscita di questo libro perché è forse un’occasione da non perdere per chi vuole di capire le ragioni del nemico ed anche le nostre, di ragioni”.

Questa volta la guerra non è più come la prima guerra mondiale: ora siamo l’uno dentro l'altro. Il nostro nemico abita a casa nostra e noi siamo a casa del nostro nemico, anche se questo non ci viene raccontato. Vorrei raccontare un episodio emblematico, a tale proposito. Quamdo Alì fa il battesimo del fuoco prende in mano un fucile e guarda la matricola: è una matricola che rimanda al produttore… ed il produttore è quel Paese nemico contro il quale il popolo di Alì combatte. E si domanda che razza di guerra sia quella in cui è il nemico ad armare i guerriglieri”.

Nello scrivere questo romanzo pensavi, come interlocutori, ai giovani come romanzo formativo?
Quando scrivo non ho un target in mente. Io giro molto le scuole ed ho scoperto che gli adulti hanno già delle nozioni acquisite ed è difficile raccontare ciò che ho visto. La verità è che queste cose non ce le hanno mai raccontate. I ragazzi invece hanno molta più sete di conoscenza, di sapere ed hanno meno preconcetti in mente di quanto, invece, non ne abbiano gli adulti. Questo posso dire: è più facile parlare con i giovani che con gli adulti ma non avevo un target preciso in mente”.

Davanti a tematiche così importanti, quali sono le domande più comuni, le curiosità più comuni da parte dei giovani che incontri?
La domanda più comune è quella di sapere quanto c'è di vero e quanto, invece, vero non lo é. I miei romanzi richiedono tanto lavoro sulla realtà ed io dico che tutto è vero e tutto è inventato”.

Che storia è, quella di Alì? Una storia di violenza, di paura, di guerra?
“Io racconto una storia di luce, di riscatto. Alì è servo figlio di servi. Vuole strapparsi da questo destino e fa un percorso in questa direzione. Va incontro alla felicità fino alla fine. La felicità è un diritto di tutti. Se la cerchi si fa trovare".

Che obiettivo ti eri posto nel pensare ad un libro così?
Ho fatto, per conto del lettore, un viaggio dentro l'anima di quello che noi consideriamo come il nostro nemico. Ho cercato di mettere in condizione il lettore di capire un po’ di più per farsi fregare un po’ di meno. Io credo che la letteratura non debba essere solo e sempre mero intrattenimento. Credo che possa essere anche qualche cosa di più importante. E’ questo il mio modo di intendere la letteratura. Ho cercato di far comprendere che ci sono grosse ragioni economiche che ci portano ad essere nemici. E questo solitamente non ce lo dicono. Spesso dimentichiamo che l’Islam, il mondo musulmano e la sua deviazione armata sono due cose diverse. Queste cose non ce lo dicono. Ci dicono che musulmano è uguale a fondamentalista. Costruiscono dentro alla gente la paura per il fondamentalismo facendo passare la sua equivalenza con il mondo musulmano. Non è così. I musulmani dicono che con i fondamentalisti non vogliono avere niente a che fare… la religione non è fondamentalismo. I fondamentalisti usano vari collanti per reclutare i tanti ragazzini che crescono con quella mentalità. Uno di questi sono i soldi: danno da mangiare a loro e alle loro famiglie, gli insegnano a leggere e scrivere. L’altro collante sono l’agire in nome di valori più altri: prendono alcune parti del Corano, le parti più violente e gli fanno il lavaggio del cervello. E il terzo collante è lo sfruttamento delle loro frustrazioni”.

Tanti altri sono stati gli spunti di riflessione emersi nel corso dell’incontro e che avrebbero richiesto ore di approfondimento su un tema così attuale. Ora non resta che leggere il libro e farsi la propria idea delle ragioni del nemico che sono quelle a cui Catozzella ha voluto dare voce.