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martedì 29 giugno 2021

Ti avrei dato tutto (N. Paolizzi)

Buone le intenzioni e, soprattutto, lo scopo terapeutico (che l'autore stesso dichiara) che può avere la scrittura per chi si trova a vivere un periodo delicato della propria vita.

Gli sviluppi sono, secondo il mio parere, molto affrettati e poco approfonditi soprattutto se si pensa alla tematica che viene affrontata, quella dei disturbi alimentari.

Nicolas Paolizzi racconta un amore adolescenziale, quello tra Nicole e Marco, rispettivamente 15 e 17 anni. Un amore nato grazie ai social per cui una storia molto moderna che si porta dietro le difficoltà legate alle distanze tra due giovani che vorrebbero abbatterle in fretta ma che devono, comunque, fare i conti con la realtà.

È una storia d'amore che nasce in fretta e si alimenta ancora più in fretta, proprio come avviene a quell'età quando tutto è amplificato e tutto è rapido, sia l'ascesa che la discesa.

L'autore è molto giovane e credo che debba maturare parecchio prima di poter dare spessore ad un romanzo. I personaggi sono solo tratteggiati e si lascia molto spazio a frasi romantiche, quelle d'effetto che possono essere efficaci on line nei post quotidiani ma che calate in un romanzo, sempre secondo il mio parere, appaiono troppo superficiali se non sono seguite da una trama approfondita e da personaggi ben delineati.

Nicole è una ragazzina che non ha una famiglia alle spalle e già questo basterebbe per mettere tanta carne al fuoco dal punto di vista della sua personalità. Invece l'aspetto dei legami familiari non è affatto approfondito e solo di sfuggita di parla di una madre poco presente e poco attenta e di un padre praticamene assente. Se poi si pensa ai problemi che la ragazzina ha con il cibo, con l'accettazione del suo corpo di materiale per tracciare i contorni di un personaggio ben strutturato ci sarebbero tutti. 

Di Marco viene detto ben poco. Non si capisce molto della sua personalità che non è nemmeno accennata e questo mi dispiace perchè credo che avrebbe delle buone potenzialità per esprimersi. 

È un libro che si legge in fretta, che può piacere alle ragazzine che magari conoscono l'autore per via dei posti sui profili social dove, come accennavo sopra, frasi d'effetto fanno sempre presa soprattutto su chi vive l'età adolescenziale. Però nello strutturare un romanzo credo che serva qualche cosa di più. Quel di più che Nicolas mi auguro acquisisca maturando. Punta molto sui sentimenti quando, secondo me, avrebbe potuto approfondire altro dando un diverso spessore al romanzo.
***
Ti avrei dato tutto
Nicolas Paolizzi
Rizzoli editore
165 pagine
15.90 copertina flessibile, 7.99 Kindle

martedì 8 giugno 2021

Come muoversi tra la folla (C. Bordas)

Ho letto il libro Come muoversi tra la folla piuttosto lentamente. Onestamente credevo che sarebbe stata una lettura più snella ma non è stato affatto così. Non perché la narrazione si stata pesante, perché non abbia gradito lo stile di scrittura o altro. Ho letto lentamente la storia di Dory e della sua famiglia perchè mi chiedevo, continuamente, dove l'autrice volesse arrivare, cosa intendesse trasmettere con precisione. Durante la lettura, probabilmente perché mi aspettavo una svolta eclatante da un momento all'altro, non sono riuscita a darmi una risposta.

 

L'ho fatto a lettura ultimata quando ho avvertito sottopelle una strana sensazione: quel ragazzino, la voce narrante, mi sarebbe mancato. 

Dory (Isidore all'anagrafe, Izzie se lui potesse scegliere come farsi chiamare) è l'ultimo di sei fratelli. Vivono in Francia con la loro madre ed un padre poco presente, impegnato sempre fuori per lavoro. Mentre i suoi fratelli e le sue sorelle s'impegnano per affermarsi facendo forza sui propri talenti (Berenice, Aurore e Leonard hanno bruciato le tappe a scuola e sono alle soglie del dottorato; Jeremie ha una grande passione per la musica; Simone immagina una grande carriera da scrittrice) Dory è convinto di non averne, di talenti. E chi gli sta attorno sembra essere del suo stesso avviso.

Con una semplicità disarmante, con l'ingenuità di un ragazzino, Dory sarà, invece, il punto di riferimento per tutta la famiglia nel momento in cui si troverà ad affrontare una grande tragedia. 

Dory non ha amici fatta eccezione per una ragazzina che non ama la vita e che è sola come lui. Sono due solitudini che si incontrano, due poli opposti che si attraggono però, visto che lei vede sempre il bicchiere mezzo vuoto mentre lui cerca di fare del tutto affinché sia sempre mezzo pieno. 

La loro è un'amicizia che non sembra nemmeno essere tale ma che li avvicinerà ogni giorno di più fino a che un evento doloroso non colpirà anche questa amicizia mettendo ulteriormente alla prova Dory.

La figura di Denise, questo il nome della ragazzina, mi ha toccato il cuore e, da madre, mi ha anche rattristata molto la sua storia. Non viene dato moltissimo spazio alla sua figura e vengono centellinati elementi che la riguardano, ma tanto basta per rendere al lettore un'esistenza difficile, un grande bisogno di attenzione nonostante il suo modo di stare alla larga dagli altri, un disagio che nessuno riesce a comprendere appieno pur essendone a conoscenza. Indifferenza. Questo ho letto tra le righe. Ed è quella che tutti riservano a questa ragazzina fino alla fine. Dory cerca di aiutare la sua amica con i pochi strumenti che ha ed è molto tenero il suo tentativo di farla felice ma mi è sembrato davvero l'unico che abbia realmente fatto qualche cosa per lei.

Altrettanto particolare è il personaggio di Daphné, una nonnina ultracentenaria che, anch'essa nella sua semplicità, invita a riflettere su tanti aspetti della vita anche quando tutti sarebbero portati a pensare che il suo essere ormai anziana voglia dire essere sempre più vicina alla demenza. 

Non ci sono colpi di scena in questa storia ma si alternano tante situazioni che non sono altro che la vita, quella che riserva parecchie sorprese già quando è un vita normale (chi lo decide, poi, cosa sia la normalità?) e che quel ragazzino, considerato meno intelligente dei suoi fratelli, offre al lettore in modo estremamente autentico.

Sta qui il merito dell'autrice: aver reso il protagonista un efficace narratore, molto verosimile e capace di arrivare al lettore in modo talmente disarmante da fargli sentire la sua mancanza appena arriva all'ultima
pagina.

Ps. devo ammettere che la copertina mi ha lasciato addosso una strana sensazione. Tutta quella gente ammucchiata in un posto ristretto! Non sono più abituata a questo pensiero tantomeno a questa visione.
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Come muoversi tra la folla
Camille Bordas
SEM editore
301 pagine
18.00 euro copertina rigida, 6.99 Kindle

mercoledì 31 agosto 2016

Piccola (G. Brisac)

Non è un romanzo ma una storia di vita vera. Quella di Nouk, una ragazzina che decide di non mangiare più e, di riflesso, di non crescere più. E' la storia autobiografica dell'autrice, Geneviève Brisac, che lascia una testimonianza del periodo in cui era malata di una malattia che risponde al nome di anoressia.

Piccola - Petite nella versione originale - è il titolo di un libro piccino piccino, di cento pagine appena, che sembra quasi adattarsi alla figura esile della ragazza di cui si parla.

E' un libro che si legge in fretta ma che, al di là dell'argomento trattato, mi è sembrato scritto in modo un po' confuso. Mi spiego meglio. L'autrice alterna momenti in cui parla in prima persona a repentie virate nelle quali parla in terza persona, poi fa dei salti nel passato in modo improvviso... mi ha spiazzata. 
Credo che sia stata una scelta precisa quella di utilizzare uno stile così eterogeneo, quasi a voler dare conto del turbinio di pensieri che vengono in mente all'autrice nel raccontare un periodo tanto doloroso della sua vita. Però, secondo me, alla fine è il contenuto stesso che ne perde. Sembrano degli appunti messi insieme senza cercare omogeneità che non sia la storia stessa. Un'impressione mia, ovviamente.
E' comunque un libro veloce, troppo veloce, forse, tanto da lasciare alcuni sospesi importanti. Il finale arriva in fretta e lascia qualche cosa di indefinito, non so come dire, ma è questa la sensazione che ho provato. Mentre andavo avanti con le pagine mi chiedevo ma come avrebbe potuto l'autrice articolare un finale nelle poche pagine che restavano. E in effetti un finale vero e proprio non c'è, lo si lascia intendere ma sembra arrivare tutto così in fretta da lasciare un po' d'amarezza. 

Emerge comunque la sofferenza della ragazzina, il suo sentirsi inadeguata, la sua voglia di normalità senza, però, trovare la giusta motivazione per arrivare a tale normalità. Nemmeno le cure a cui viene sottoposta le sono efficaci realmente. Esternamente, forse, ma non nell'anima. 
Poi accade qualche cosa che la cambia. E la storia prende un'altra direzione. Molto velocemente, a dire il vero, forse troppo. Avrei preferito a questo punto un finale un po' più strutturato. 
Forse, però, la sofferenza ha guidato la penna dell'autrice e con la sofferenza non si scende a patti.

Alla fino del nono capitolo l'autrice riconosce di aver fatto un po' di confusione e chiede quasi scusa al lettore.
Mi rendo conto che non è molto onesto ammucchiare, come sto facendo, un po' di ricordi alla rinfusa. Se si racconta una storia, non va bene farlo a metà. Ma i primi amori non vanno toccati. Se fosse un romanzo, invece... Ne farò un romanzo, e allora potrò far ridere, o far piangere, con queste immagini che ho dimenticato. Questa, invece, è solo la storia di Nouk, una Nouk smarrita, devastata a sua insaputa, fermamente decisa a non amare più nessuno, confortata nella sua paura degli uomini, come un paranoico che vede il suo delirio confermato dalla realtà.
 Questo libro mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: libro scritto da un'autrice. 

mercoledì 13 aprile 2016

Wintergirls. Così leggere da bucare le nuvole (L. H. Anderson)

Non è semplice trovare le parole adatte per parlare di un libro così.
Un libro duro, crudo, che va dritto al punto. Forse troppo.
Ma quando si soffre come Lia, quando si è malate come lei e come la sua amica Cassie, come si può non andrare dritti al punto per raccontare la loro storia?

Lia è una ragazza che si sente inadeguata. Non all'altezza. Brutta/schifosa/grassa/incapace e tutto il resto. In famiglia si sente trasparente/invisibile/inconsistente. Rispetto al cibo meglio non parlarne. La sua mente malata la porta a scendere di peso sempre di più, fino ad arrivare a quello che sarebbe l'obiettivo massimo: lo 0. Non vuole uccidersi, no. Non è questo il punto. Vuole arrivare ad essere sempre più leggera e anche a farsi fisicamente del male - ma non tanto ma uccidersi - per permettere al suo malessere di uscire fuori dal suo corpo con il sangue.

Ha dei serpenti nella testa che la torturano. Quando la sua migliore amica Cassie viene trovata morta in un albergo e lei si rende conto di non averle risposto al telefono nel momento del bisogno, la situazione precipita ancora più in basso senza che Lia possa venirne fuori, almeno non da sola.

Il racconto non risparmia dettagli sia sul malessere psicologico che su quello fisico. Lia è dibattuta. Rifiuta il cibo e si sente forte per ogni ora di digiuno accumulata ma vorrebbe tanto mangiare qualcosa di succulento che, però, il suo corpo rifiuta. Sta male. Tanto male e anche se tutti conoscono il suo problema nessuno si rende conto del punto in cui sia arrivata fino a che non diventa quasi un punto di non ritorno.

Questo un po' mi ha infastidita: madre, padre e matrigna sanno perfettamente quale sia il problema di Lia e cercano di aiutarla inducendola a mangiare. Ma non si rendono conto di come continui a perdere peso, non capiscono di essere imbrogliati con una bilancia taroccata, con pesi cuciti nelle tasche del pigiama, con tagli inflitti di nascosto a quel corpicino ridotto a pelle ed ossa. Mi hanno fatto innervosire perchè ho avuto la sensazione che non volessero realmente rendersi conto dell'entità esatta del problema. Come può, una ragazza di 18 anni che arriva a pesare quaranta chili nascondere la situazione tragica agli occhi di tutti? Forse alla famiglia fa comodo così... Vedo non vedo. So ma non so del tutto. Vorrei ma non vorrei sapere fino a che punto mia figlia si sta facendo del male.
Fino a che...
Fino a che arriva sull'orlo del baratro rischiando di tirarsi dietro anche altre persone. Allora qualcuno inizia a prendere realmente coscienza della situazione.

Non è assolutamente mia intenzione giudicare qualcuno, ci mancherebbe. Però ho avuto questa sensazione. Il momento della pesata settimanale, quando Lia imbroglia con i pesi nel pigiama... Nessuno che la guarda davvero? Ok alla privacy di una diciottenne... farla spogliare per rendersi conto della situazione no?
So che è difficile avere a che fare con problemi di questo tipo. E so, purtroppo, che sono anche piuttosto comuni. 
La mente e il corpo di Lia vincono su tutto. Gli incubi che la perseguitano, il suo malessere, il suo senso di inadeguatezza, il suo modo di considerarsi grassa e brutta hanno la meglio sulle buone intenzioni.

La storia ha un finale positivo ma per arrivare a ciò il racconto porta il lettore verso il basso assieme a Lia. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di provare dolore, come Lia. Nausea, come lei. 
In questo l'autrice è stata efficace.

Forse, se un libro del genere viene letto da una adolescente, potrebbe risultare un po' eccessivo. Ma fotografa la realtà. Mi auguro che chi legge questo libro non voglia fare propri comportamenti che, essendo descritti in modo così chiaro e diretto, potrebbero essere emulati da chi un problema ce l'ha già. Il lieto fine, comunque, fa pensare che un lieto fine possa esserci ma nella realtà non so se, arrivati a quei livelli in cui si trova Lia, il lieto fine possa esserci davvero.
Il corpo non funziona più come dovrebbe e non sempre è così facile e immediata una ripresa.

E' un libro che non dimenticherò di certo.
Mi ha toccata, su questo non ci sono dubbi. Probabilmente l'obiettivo dell'autrice era proprio quello di non lasciare indifferente il lettore. Ci è senza dubbio riuscita.

Lo stile di scrittura è molto particolare. Non è una narrazione tradizionale ma i pensieri, spesso sconclusionati, di Lia vengono riportati in modo da rendere, al lettore, l'idea di ciò che le frulla per la mente. Efficace anche in questo.

 Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
 
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

mercoledì 17 settembre 2014

Una vita tutta curve (Elisa D'Ospina)

Ho già avuto modo di parlare della presentazione del libro Una vita tutta curve di Elisa D'Ospina e consigliavo di leggerlo pur non avendolo letto in prima persona. Di solito non parlo di libri che non ho letto, non mi piace presentare anteprime o "prossime uscite" perchè non mi va l'idea di fare pubblicità a qualche cosa che non conosco. 
Mi piace leggere poi dare un giudizio: nella rubrica dell'incontro con gli autori - se qualcuno ci si è mai imbattuto l'avrà capito - parlo dell'incontro, magari propongo un'intervista ma non del libro se non l'ho letto.
Con Elisa è stato diverso perchè, dopo aver ascoltato la sua testimonianza, mi sono resa conto che parlare di tematiche legate all'accettazione del proprio corpo, all'impegno contro la bulimia e l'anoressia sia comunque importante ed ero certa che la testimonianza di Elisa meritasse.

Ora lo posso confermare.

Ho letto il libro "Una vita tutta curve" in pochi giorni... lo scorso fine settimana. L'avevo comprato in occasione della presentazione a cui ho partecipato ma poi, per un motivo o per un altro, era rimasto in attesa di essere letto... ed è arrivato il momento nella seconda settimana di questo settembre pazzerello... in concomitanza con la finale di Miss Italia 2014... 
Una coincidenza particolare: mentre guardavo la finalissima in tv - era in gara una mia bellissima concittadina - stavo leggendo il libro di Elisa che era anche lei impegnata con il concorso seppur come inviata speciale di Radio Kiss Kiss. 
Tornando al libro, come anticipavo in occasione del mio post relativo all'incontro con l'autrice, Elisa parla della sua esperienza di bambina "fuori taglia", più grande delle altre e per questo anche a disagio nel suo corpo abbondante. Parla della sua adolescenza e della sua maturazione fino ad arrivare al suo impegno nel mondo della moda come testimonial "curvy" di una bellezza più morbida, meno scheletrica di quanto le tradizionali passerelle non chiedessero.

Elisa è diventata una modella molto richiesta e nel suo libro racconta il percorso - con tutte le difficoltà e delusioni che ha portato con se - che ha seguito per arrivare ad essere quella che è: si rivolge alle donne, soprattutto alle più giovani, affinchè siano capaci di accettare una taglia in più nella consapevolezza di essere belle anche se per la moda si è delle taglie forti... e basta poco per essere tali visto che se si è al di sopra della taglia 42 per il sistema moda si è taglie forti... si è taglie regular fino alla 42.

Elisa parla in modo semplice e diretto strutturando il suo libro in capitoli: nella prima parte parla della sua fanciullezza e della sua adolescenza fino ad arrivare alle porte della maturità. Nella seconda parte arriva l'impegno curvy. In particolare, si rivolge in modo diretto alle lettrici raccontando come venga quotidianamente propinato un modello di donna, nel mondo della moda ma anche in quello della tv, che è decisamente sotto misura rispetto alla realtà. Donna è bello anche se con qualche chilo in più perchè è quella la normalità. Ognuna ha dei talenti anche se non entra in un jeans taglia 40.
Entra anche nello specifico parlando di problemi molto seri, come la bulimia e l'anoressia, racconta di siti internet e blog che esaltano queste malattie e creano un mondo lontano, lontanissimo dalla realtà e dai canoni minimi di vita salutare. 
Nel parlare di come la perfezione non esista, Elisa detta alcune regole d'oro - frutto della sua esperienza - per ritrovare la propria autostima e vivere in pace con se stesse. Sette regoline che dovremmo tenere tutte bene in mente:
* circondarci di persone che ci vogliano bene;
* eliminare dal nostro vocabolario qualsiasi termine negativo;
* esaltare i nostri pregi e camuffare i nostri difetti;
* armarci di un bel sorriso;
* usare l'ironia;
* imparare a conoscerci;
* essere noi stesse.
Non sempre è facile (ma chi ha detto che debbono per forza piacerci le cose facili?) ma è proprio vero - come ben dice Elisa - che ognuna di noi è speciali e che il bello sta nel mostrarci in tutta la nostra naturalezza. Perchè parlo in prima persona? Bhè, perchè anche io per il sistema moda sono una taglia forte... Nei jeans taglia 42 non riesco più ad entrarci... nemmeno se trattengo il fiato!!!
Il libro si chiude con un'intervista di Elisa ad un'esperta che fornisce dettagli dal punto di vista tecnico, lasciatemi passare il termine.


Consiglio la lettura del libro anche a mamme, nonne, zie ma, soprattutto, ad adolescenti che rischiano di perdersi davanti ad uno specchio che, spesso, sembra volersi ostinare a riflettere un'immagine differente da quella che si vorrebbe vedere. Si legge in fretta e non si dimentica. All'interno del libro Elisa propone alcune sue foto ed anche quella di una campagna pubblicitaria di cui è stata protagonista assieme ad alcune colleghe, bellissime colleghe, per lo scatto Curvy We Can.


Come si fa a dire che non sono belle solo perchè di una taglia in più rispetto alle magrissime modelle che la moda reclama? Suvvia...
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Una vita tutta curve
Elisa D'Ospina
Giunti Edizioni
euro 12.90