sabato 9 aprile 2016

Io ci credo (Al Bano)

Nella libreria di casa mia c'è una sezione che ospita libri che, di mia iniziativa, probabilmente non avrei mai acquistato. Sono libri che ho ereditato da mia nonna e che io, negli ultimi anni, avevo comprato per lei. La mia nonnina over 90 amava leggere e le letture che prediligeva erano quelle collegate alla fede e a storie vere. Così, mi sono ritrovata diversi libri che parlano di questi argomenti. 

Rimasta momentaneamente senza nulla da leggere (nulla che fosse adatto per la Challenge a cuo sto partecipando) in attesa dell'arrivo (che sentivo imminente) del libro sparpagliato, ho preso in mano quello scritto da Al Bano dal titolo Io ci credo. Perchè con la fede non mi sono arreso mai
Ho pensato che poteva essere una lettura scorrevole, da terminare in fretta in arrivo dell'altro libro ed ho iniziato a leggerlo.

Come ben si può pensare si tratta del racconto di momenti salienti della sua vita di ragazzo di campagna, di padre, di artista, di marito. 
Nelle more della lettura ho cercato di dimenticare chi fosse l'autore, il suo volto noto, il suo nome per tenere conto solamente dalla storia. Al Bano, non me ne voglia, non è un personaggio che mi ha mai attirata. Non avevo alcun interesse a conoscere i dettagli della sua vita per cui ho cercato di considerare il libro come la storia di una persona, illuminata dalla fede, ma non con quel volto e quel nome.

Così, posso dire di aver letto una storia narrata in modo semplice e non ricercato. Una storia di profonda fede ma anche di evoluzione personale di un ragazzo di campagna che parte con la sua valigia di cartone con all'interno un bel po' di sogni. Un ragazzo che diventa uomo e vede crescere la sua fama accompagnato dalla sua fede costante, radicata nella sua cultura, trasmessa dalla sua famiglia profondamente credente.
E' la storia di un uomo che ha avuto fortuna ed ha saputo mettere a frutto il suo talento: cantare.
Ma è anche la storia di un uomo messo a dura prova dalla vita. Di un uomo che si troverà a perdere quella profonda fede che lo aiutato a crescere spiritualmente e che lo ha assistito. 
L'autore non nasconde le sue fragilità e racconta anche come si è riavvicinato al suo credo. 

Le sue vicende personali ne fanno un peccatore. Così si definisce quando sostiene di non voler essere un esempio per nessuno ma di voler portare la sua testimonianza di fede e di speranza.

In alcuni punto devo ammettere che la narrazione è un po' ripetitiva. Alcuni concetti vengono proposti e riproposti in modo che, più che essere rafforzativo, mi è parso ridondante.

Resta comunque il fatto che si tratta di una testimonianza di fede senza filtri. Al Bano (che poi non ho mai capito come si scriva il suo nome... in alcuni passaggi del libro leggo Albano tutto attaccato, in altri Al Bano, copertina compresa!) dice la sua sulla droga, sull'educazione moderna dei figli e su altro ancora. Parla dei valori che gli sono stati trasmessi dalla famiglia, di quelli che ha cercato di trasmettere ai suoi figli, della tragedia legata alla scomparsa di sua figlia ma anche della difficoltà di dimostrarsi credente in un mondo, come quello dello spettacolo, che propone valori diversi da quelli spirituali. 

Questa lettura mi permette di partecipare alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 2: un libro di un autore che abbia più di 60 anni.

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