mercoledì 13 aprile 2016

Wintergirls. Così leggere da bucare le nuvole (L. H. Anderson)

Non è semplice trovare le parole adatte per parlare di un libro così.
Un libro duro, crudo, che va dritto al punto. Forse troppo.
Ma quando si soffre come Lia, quando si è malate come lei e come la sua amica Cassie, come si può non andrare dritti al punto per raccontare la loro storia?

Lia è una ragazza che si sente inadeguata. Non all'altezza. Brutta/schifosa/grassa/incapace e tutto il resto. In famiglia si sente trasparente/invisibile/inconsistente. Rispetto al cibo meglio non parlarne. La sua mente malata la porta a scendere di peso sempre di più, fino ad arrivare a quello che sarebbe l'obiettivo massimo: lo 0. Non vuole uccidersi, no. Non è questo il punto. Vuole arrivare ad essere sempre più leggera e anche a farsi fisicamente del male - ma non tanto ma uccidersi - per permettere al suo malessere di uscire fuori dal suo corpo con il sangue.

Ha dei serpenti nella testa che la torturano. Quando la sua migliore amica Cassie viene trovata morta in un albergo e lei si rende conto di non averle risposto al telefono nel momento del bisogno, la situazione precipita ancora più in basso senza che Lia possa venirne fuori, almeno non da sola.

Il racconto non risparmia dettagli sia sul malessere psicologico che su quello fisico. Lia è dibattuta. Rifiuta il cibo e si sente forte per ogni ora di digiuno accumulata ma vorrebbe tanto mangiare qualcosa di succulento che, però, il suo corpo rifiuta. Sta male. Tanto male e anche se tutti conoscono il suo problema nessuno si rende conto del punto in cui sia arrivata fino a che non diventa quasi un punto di non ritorno.

Questo un po' mi ha infastidita: madre, padre e matrigna sanno perfettamente quale sia il problema di Lia e cercano di aiutarla inducendola a mangiare. Ma non si rendono conto di come continui a perdere peso, non capiscono di essere imbrogliati con una bilancia taroccata, con pesi cuciti nelle tasche del pigiama, con tagli inflitti di nascosto a quel corpicino ridotto a pelle ed ossa. Mi hanno fatto innervosire perchè ho avuto la sensazione che non volessero realmente rendersi conto dell'entità esatta del problema. Come può, una ragazza di 18 anni che arriva a pesare quaranta chili nascondere la situazione tragica agli occhi di tutti? Forse alla famiglia fa comodo così... Vedo non vedo. So ma non so del tutto. Vorrei ma non vorrei sapere fino a che punto mia figlia si sta facendo del male.
Fino a che...
Fino a che arriva sull'orlo del baratro rischiando di tirarsi dietro anche altre persone. Allora qualcuno inizia a prendere realmente coscienza della situazione.

Non è assolutamente mia intenzione giudicare qualcuno, ci mancherebbe. Però ho avuto questa sensazione. Il momento della pesata settimanale, quando Lia imbroglia con i pesi nel pigiama... Nessuno che la guarda davvero? Ok alla privacy di una diciottenne... farla spogliare per rendersi conto della situazione no?
So che è difficile avere a che fare con problemi di questo tipo. E so, purtroppo, che sono anche piuttosto comuni. 
La mente e il corpo di Lia vincono su tutto. Gli incubi che la perseguitano, il suo malessere, il suo senso di inadeguatezza, il suo modo di considerarsi grassa e brutta hanno la meglio sulle buone intenzioni.

La storia ha un finale positivo ma per arrivare a ciò il racconto porta il lettore verso il basso assieme a Lia. In alcuni momenti ho avuto la sensazione di provare dolore, come Lia. Nausea, come lei. 
In questo l'autrice è stata efficace.

Forse, se un libro del genere viene letto da una adolescente, potrebbe risultare un po' eccessivo. Ma fotografa la realtà. Mi auguro che chi legge questo libro non voglia fare propri comportamenti che, essendo descritti in modo così chiaro e diretto, potrebbero essere emulati da chi un problema ce l'ha già. Il lieto fine, comunque, fa pensare che un lieto fine possa esserci ma nella realtà non so se, arrivati a quei livelli in cui si trova Lia, il lieto fine possa esserci davvero.
Il corpo non funziona più come dovrebbe e non sempre è così facile e immediata una ripresa.

E' un libro che non dimenticherò di certo.
Mi ha toccata, su questo non ci sono dubbi. Probabilmente l'obiettivo dell'autrice era proprio quello di non lasciare indifferente il lettore. Ci è senza dubbio riuscita.

Lo stile di scrittura è molto particolare. Non è una narrazione tradizionale ma i pensieri, spesso sconclusionati, di Lia vengono riportati in modo da rendere, al lettore, l'idea di ciò che le frulla per la mente. Efficace anche in questo.

 Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
 
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

4 commenti:

  1. ecco, appena finisco la Allende, avevo pensato di leggere questo ... Sono un po' titubante, a quanto pare non sarà facile ... dopo mi ci vorrà qualcosa di mooolto leggero!

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    1. Aspetto la tua recensione... vediamo se fa anche a te lo stesso effetto. Un pugno nello stomaco, ecco, questo è stato per me. E mi capita di pensarci anche se ho finito a leggerlo...

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  2. Mamma mia, che libro difficile!!!
    Non so se la famiglia, in certi casi, non voglia accettare la realtà o se sia solo un senso di impotenza schiacciante..però è terribile!

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    1. Eh si. Libro molto forte, tema molto delicato... Non si può giudicare e lungi da me il pensiero di farlo ma alcuni passaggi mi hanno proprio innervosita. Avrei voluto poter fare qualche cosa.

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