mercoledì 6 novembre 2019

Suite francese (I. Némirovsky)

Suite francese era da tempo tra gli e-book da leggere ma, evidentemente, aspettavo il momento giusto. Ed è arrivato.

Conoscevo questo libro di fama ma non avevo mai approfondito la trama così come la sua gestazione letteraria.
Ora ne so qualche cosina in più.
Non mi soffermerò sul fatto che si tratta di un'opera incompiuta - nata da una diversa idea dal punto di vista della struttura dell'opera - per via della sorte dell'autrice ma è evidente che la consapevolezza che la storia avrebbe dovuto proseguire e non finire così come è finita non può non influenzare il mio giudizio complessivo.

Siamo nel 1940 e la città di Parigi è stata appena bombardata.
I Francesi sono costretti, loro malgrado, a lasciare la loro città per cercare di salvarsi la vita. E' da qui che inizia il racconto, proposto attraverso le vicende di persone che si portano dietro non solo i propri bagagli (proprio dal punto di vista fisico) ma la propria storia, le proprie radici, la propria posizione sociale, le proprie convinzioni, le proprie speranze.

E' proprio questo un aspetto che mi sento di sottolineare: dalle vicende narrate emerge a chiare note che la guerra, la paura che ne consegue, non guardano in faccia a nessuno. Non che avessi bisogno di una conferma per convincermene ma è la primissima cosa che emerge dalla lettura. Ancora prima della sofferenza, della morte... è l'uguaglianza che si concretizza tra le persone a prescindere da tutto e da tutti, davanti alla guerra.

Si può essere visconti, artigiani, semplici operai... quando viene sganciata una bomba sopra la città non ci sono riguardi per nessuno. Si è tutti vittime. Anche gli stessi soldati tedeschi, arrivati in Francia e stabilitisi poi come vincitori, sono vittime. Vittime del loro ruolo, lontani da casa, privati degli affetti, pronti a fare il loro dovere ma pur sempre uomini.
Sono vittime le donne che restano e gli uomini che vanno al fronte, anche se non muoiono. Sono tutti vittime della guerra. Questo è stato il mio primo pensiero in assoluto.

La paura accomuna tutti così come la morte. 
Accomuna vinti a vincitori perchè sono sempre - la paura e la morte - dietro l'angolo. 
Accomuna chi ha la casa piena di provviste e chi vive di stenti. Chi ha fiducia nel futuro e chi, invece, si lascia andare agli eventi.

Ho molto apprezzato le capacità descrittive dimostrate dall'autrice che non solo riesce a rendere alla perfezione ambienti e personaggi ma riesce a trasmettere quell'inquietudine, quell'angoscia, quelle aspettative che i personaggi devono aver provato nelle varie circostanze. 
In molti romanzi mi è capitato di criticare descrizioni del tutto superflue ed inefficaci: non è questo il caso. Anzi, personalmente è ciò che più mi resterà nel cuore: quella capacità di trasmettere emozioni, suoni, colori, immagini filtrate con quella paura latente che è propria dei periodi di guerra. E, credo di poter dire, dalla sua esperienza personale.

Tanti i personaggi che, con la loro storia, aiutano a tratteggiare i colori complessivi di una vicenda che resta - è vero - in sospeso così come restano in sospeso le sorti di parecchi personaggi che, onestamente, avrei voluto seguire fino agli esiti delle loro scelte, delle loro avventure. 
Da una Parigi bombardata arriviamo alla partenza dei soldati tedeschi verso la Russia. E' questo l'arco temporale raccontato. E se è vero che, comunque, l'abbandono dei territori francesi da parte dei tedeschi è comunque un punto d'arrivo visto che l'invasore se ne va, non tutto viene compiuto.
Tenendo conto, però, di quanto detto in premessa, mi sento di essere indulgente e metto alla prova la mia immaginazione cercando un finale alla storia personale dei vari protagonisti, non tanto alla Storia del conflitto (sappiamo bene com'è andata a finire).

Quella raccontata dall'autrice è la guerra della gente comune in una Francia che sembra assopita, inerme (anche se i soldati l'hanno difesa ma di questo aspetto si parla pochissimo) davanti alla sorte che le è stata riservata. Quando, dopo la vittoria dei tedeschi, le famiglie del posto saranno costrette ad ospitare gli aggressori nelle loro case, si crea una situazione paradossale ma profondamente umana: il nemico pian piano perde le caratteristiche dell'aggressore per diventare un amico, un ragazzo dagli occhi dolci, dalle mani calde, dal cuore grande oppure un uomo che ha lasciato una moglie incinta di pochi mesi, una sorella malata, una madre morente. Qui trova spazio anche l'amore che è quello che, alla fine, più mi è rimasto impresso per i suoi paradossi. 
Sono Bruno (il tedesco) e Lucille (la moglie francese in attesa di un marito prigioniero di guerra ma che non ha mai amato e che, per di più, la tradiva manifestatamente) i personaggi che mi sono rimasti maggiormente nel cuore.
 
Lei che combatte contro la necessità di un amore.
Lui che spera di poter tornare da lei a guerra finita, senza più pesi sul cuore e sull'anima.
Entrambi che dimenticano di essere già sposati come se fosse solo un dettaglio.
Entrambi pieni dell'affetto (più o meno manifestato ma presente nell'aria) e della presenza, seppur silenziosa e discreta, dell'altro tanto da sfidare anche le convenzioni dell'epoca nonchè, nel caso di lei, l'atteggiamento ostile di una suocera che finisce per odiarla più di quanto non facesse già in precedenza.

Comunque tutti i personaggi hanno qualche cosa da raccontare e danno un contributo importante al racconto, a prescindere da quelli che sono piaciuti maggiormente a me.
Un classico, Suite francese, che ho scoperto con piacere. Per niente pesante, per niente noioso, per niente ripetitivo. Uno spaccato vero (triste) ed emozionante dell'epoca.
Non sarebbe male se lo leggessero anche i nostri giovani, giusto per avere un'idea...
***
Suite francese
Irène Némirovsky
Edizioni Fermento
435 pagine
Kindle Unlimited

2 commenti:

  1. Mi ispira molto ma non è adatto a questo periodo, per me. Me lo segno per il futuro!

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