domenica 20 dicembre 2020

Regalare libri a Natale. Perchè no?

Non è mai facile regalare un libro. Bisogna conoscere bene il destinatario del dono per interpretarne i gusti e le preferenze, è vero, ma ci può stare anche una buona dose di rischio, perchè no?

In questo Natale un po' particolare, in cui si ha poca voglia di pensare a doni che, magari, faremo anche fatica a consegnare a persone lontane, io qualche libro sotto l'albero ce lo metterei. Prima di tutto per me, perchè mi sono già fatta qualche regalino... ma anche per le persone care.

Ad oggi ne ho comprati per mia madre (che ama le storie vere, le biografie e storie d'attualità) ed anche per mia figlia, stavolta dietro sua precisa richiesta. Nel pieno dell'uragano che risponde al nome di "adolescenza", stanca di leggere solo i libri consiglia dall'insegnante di lettere, mi ha chiesto un libro che proprio non conoscevo e che, da quanto ho capito, parla agli adolescenti usando la loro lingua.

Prima di consegnarli alle destinatarie non posso svelare i titoli altrimenti che sorpresa sarebbe? Anzi, per mia figlia posso dirlo, visto che me lo ha chiesto lei.

Mi ha chiesto Il ritratto di Dorian Gray perchè assegnato dalla prof. di italiano come lettura delle vacanze ma anche Sempre con te di Mattia Ollerongis che io, onestamente, non so chi sia. Di solito leggo prima di lei i libri che mi chiede, per avere un'idea di cosa si tratta e capire se sono adatti ma stavolta temo che inizierà a leggerlo appena lo avrà tra le mani e io non farò in tempo!!! 

Fatta tale premessa, un paio di titoli da regalare a Natale ho avuto occasione di suggerli in un articolo di Patrizia Gariffo nel quale, assieme ad altri bookblogger, cerco di dare il mio contributo per regalare una buona lettura alle persone che si amano. Ho suggerito un classico ed un libro per ragazzi. 

Chi volesse soddisfare la sua curiosità può cliccare sul link

Ringrazio Patrizia per aver pensato a me. E' sempre bello collaborare con chi condivide la mia stessa passione per la lettura.

Ed io? In tanti mi hanno chiesto cosa vorrei trovare sotto il mio albero di Natale. 

Ebbene, sarà scontata ma quest'anno vorrei trovare un pizzico di serenità, ne abbiamo tutti molto bisogno.

E chi volesse regalarmi un libro? 

Spesso mi dicono: "...ma tu leggi molto, poi se sbaglio, se non è un genere cha ami...". Ebbene, io non ho dei generi che rifuggo in assoluto. Nel tempo mi sono ricreduta anche su vampiri e libri storici, per cui... I libri che ho letto sono tutti recensiti su questo blog per cui chi volesse farmi un regalo può scegliere tra i titoli che qui non compaino. Facilissimo!

A parte gli scherzi... regalare libri è sempre bello anche se so che spesso la paura di sbagliare fa da deterrente! Invito a superare questa paura e a provarci.

Se regalate un libro che avete già letto ed amato non servirà molto altro, sarà un dono fatto con il cuore.

Buon Natale e... buone letture!

giovedì 17 dicembre 2020

L’ultima nave per Tangeri (K.Barry)

La ricerca (piuttosto statica, a dire il vero) di una ragazza scomparsa, l’attesa, il viaggio nei ricordi, il presente molto diverso da ciò che è stato e da ciò che ci si era aspettati allora.

E ci sono loro: Maurice e Charlie che – in un contesto fatto di flashback in cui i ricordi si scontrano e si rincorrono, facendo a pugni con un presente molto più grigio del previsto – mostrano di essere molto diversi da come le rispettive esperienze di vita li ha forgiati.

Ex trafficanti, amici da anni, due figuri considerati pericolosi per dei trascorsi tutt’altro che tranquilli, i due cinquantenni si trovano a stazionare nei pressi del porto di Algeciras – città situata nella provincia di Cadice nella comunità autonoma dell’Andalusia, in Spagna – alla ricerca della figlia di Maurice che manca da tre anni.

Più che una ricerca io l’ho avvertita come un’attesa.

Anche piuttosto triste come situazione, devo dire.

Ciò che maggiormente colpisce, prima ancora della storia, è lo stile narrativo proposto dall’autore con un continuo flusso di pensieri che tende anche a spiazzare un lettore poco avvezzo ad una tecnica di questo tipo. Io ammetto di aver fatto fatica ad entrare nella storia proprio per questo: continui flashback che si alternano a dialoghi e pensieri portando il lettore avanti e indietro nel tempo in alcuni momenti anche in modo confuso, dialoghi formalmente privi di punteggiatura e lasciati alle mercé del lettore che sente quelle parole come se gli venissero buttate addosso in flusso continuo. Un po’ spiazzante, per me, ma senza ombra di dubbio originale.

Sono dei tipi loschi, è vero, hanno avuto entrambi dei trascorsi di cui non andare fieri ma ne portano i segni addosso, con un dolore latente che emerge pian piano, andando avanti con la lettura.Maurice e  Charlie hanno fatto delle scelte, in passato, che li hanno segnati e che hanno lasciato delle cicatrici apparentemente non visibili, apparentemente mimetizzate ma, a ben guardare, ben presenti nella loro anima. E pulsanti!

Il racconto dei loro trascorsi non mi è piaciuto più di tanto, lo ammetto. Viene proposto con una certa spocchia, ma credo che siano proprio le circostanze che lo richiedano. Un racconto che poi si scontra con il presente in cui si confrontano due persone che fanno i conti con dei vuoti profondi, difficili da riempire.

E se, in passato, i due ex trafficanti hanno vissuto senza preoccuparsi del futuro, in barba ad ogni regola ed ogni morale, arriva poi il momento di cambiare rotta e invertire quella marcia che, oramai, ha segnato un percorso rispetto al quale non sono ammessi ripensamenti. Si trovano, così, a fare i conti con un presente incerto ed un futuro ancora più incerto, fatto di solitudine e di mancanze.

Ho letto questa in questa vicenda una sorta di parabola discendente della vita: l’accelerazione massima nel momento della gioventù verso la maturità, quando non si ha paura di niente e di nessuno, quando si vive di eccessi e di spavalderia, quando si sceglie una strada che sembra adatta a spalancarne chissà quante altre per arrivare, pian piano, a scendere verso il basso quando si arriva a perdere quella spocchia di una volta per fare i conti con un destino che non restituisce altro che non sia solitudine e vuoto.

Su una panchina.

Quella del porto in cui parte la nave per Tangeri.

E’ un libro che consiglio a chi non si lascia spaventare da uno stile fuori da ogni convenzione. Uno stile originale di un autore che mette alla prova il lettore al quale non consegna un classico romanzo lineare e semplice da comprendere ma al quale consegna due vite.

E la vita, si sa, non è mai così lineare e chiara come si vorrebbe!
***
L'ultima nave per Tangeri
Kevin Barry
Fazi Editore
246 pagine
18.50 copertina flessibile - 12.99 Kindle

martedì 15 dicembre 2020

Bella mia (D. Di Pietrantonio)

Due gemelle separate dalla morte di una di loro. 

Olivia è il suo nome. 

A separarle non un incidente stradale, non una malattia, non la vecchiaia ma il terremoto. 

Quello che ha colpito L'Aquila il 6 aprile del 2009. Quello che ha strappato la vita a 309 persone di tutte le età e che ha lasciato per la strada migliaia di sfollati. Quello stesso terremoto che ognuno porta ancora dentro la propria anima come una delle tragedie più grandi degli ultimi decenni, con una città - L'Aquila - che fa ancora i conti con quella ricostruzione che nessuno avrebbe mai immaginato di doversi augurare per tornare ad un minimo di normalità. 

Anche la mia terra ha conosciuto gli effetti del terremoto. Non agli stessi livelli, è vero. Ma dal punto di vista emotivo posso dire di aver letto il libro Bella mia, di Donatella Di Pietrantonio, con i sensi più esposti di quanto non lo siano mai stati in altre letture.

Olivia in questo libro è la grande assente, rimasta schiacciata sotto le macerie di casa sua, sotto il tetto di quella casa che divideva con suo figlio dopo essere stata lasciata dal marito, padre del ragazzino. 

Ora, a distanza di tre anni da quella grande perdita, quel ragazzino è un adolescente che porta sulle sue spalle tutti i segni di una così profonda perdita: è un adolescente che si trova a vivere con sua zia, quella identica a sua madre, e con sua nonna. Un adolescente che non ha più contatti con un padre lontano, distratto da tanti impegni, assente oggi come allora. 

Ognuno serba nel proprio cuore un dolore profondo e ancora vivo. Ognuno lo affronta a modo suo. 

La madre di Olivia e Caterina cerca un colpevole e lo trova in quel padre che, se non se ne fosse andato, avrebbe avuto accanto sua moglie e suo figlio in un'altra città e le cose sarebbero andate diversamente.

Caterina - l'io narrante - si trova a fare i conti con un nipote diventato d'improvviso come un figlio ingombrante (e non solo dal punto di vista fisico), con i suoi brufoli ed i suoi eccessi da adolescente. Lei che di figli non ne ha voluti, lei che fa ancora fatica a trovare la sua dimensione al di fuori della coppia con quella sorella che le manca si trova a gestire una situazione che mai avrebbe potuto immaginare.

E poi Marco, il figlio di Olivia: è nel momento più delicato della sua crescita e, oltre a far fatica a relazionarsi con un corpo che è cresciuto all'improvviso, fa anche fatica a trovare uno spazio in quelle relazioni così delicate ma, allo stesso tempo, così forti. 

La narrazione alterna l'oggi al ricordo di ciò che è stato in una scrittura diretta, asciutta come una situazione di questo tipo merita. L'autrice non usa escamotages per arrivare al cuore dei lettori, non calca la mano sugli aspetti più intimi della vicenda anche se, a dire il vero, avrebbe potuto farlo. E' la realtà che ci arriva diretta come un treno. 

Nulla di più.

Sono i personaggi così veri, che danno sempre l'impressione di avere ancora addosso quella polvere che è stata distribuita ovunque con i crolli, anche nelle anime degli aquilani che soffrono ancora e che, ne sono certa, non smetteranno mai di farlo.
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Bella mia
Donatella Di Pietrantonio
Einaudi Editore
182 pagine
12.00 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

domenica 13 dicembre 2020

Le solite sospette (J. Niven)

Anche Le solite sospette è un libro che avevo in mente di prendere in prestito prima che le misure anti-Covid imponessero la chiusura delle biblioteche. In attesa dell'attivazione del servizio di distribuzione a domicilio da parte della nostra biblioteca comunale ho approfittato della piattaforma Mlol anche se, lo ammetto, non avevo tanta voglia di leggere sul tablet.

Pazienza! Ho fatto il sacrificio di cercare la posizione migliore per tenere il dispositivo comodamente in mano e ne è valsa la pena. Eh sì, perché mi sono trovata tra le mani una storia che mi ha fatto sorridere dall'inizio alla fine e in questo periodo ci voleva proprio.

Un libro che si apre con una morte piuttosto particolare di un uomo considerato uno stimato e ricco professionista che, invece, nascondeva una seconda vita fatta di eccessi e di gusti sessuali molto lontani da ciò che la sua tranquilla moglie avrebbe mai potuto immaginare. Susan, questo il suo nome, si trova all'improvviso non solo nei panni della vedova ma, soprattutto, di una vedova che passa all'improvviso dalle stelle alle stalle, sprofondando nei debiti che lui, il defunto marito, le ha lasciato tra capo e collo.

Accanto a lei un eterogeneo gruppetto di signore che, per un motivo o per l'altro, si imbarcano in un'impresa più grande di tutte loro messe insieme: svaligiare un banca e sparire con il malloppo per spassarsela e/o sistemare qualche conto sospeso.

Surreale come idea ed anche come situazione e molto, molto divertente.

Tra passamontagne con originali scritte sulla fronte, tra armi riesumate dai tempi della guerra, tra complici attaccati ad un respiratore, le insolite sospette mettono a segno un colpo che mai nessuno avrebbe potuto pianificare.

Se poi pensiamo che alle loro costole c'è un sergente pieno di tanta buona volontà (povero Boscombe!) ma un tantino sfortunato, tanto da arrivare ogni volta ad un soffio dal mettere le manette ai polsi delle pericolose criminali, allora il quadro è completo.

In più passaggi quel poveretto mi ha fatto proprio compassione mentre loro, le protagoniste, tra una parolaccia ed una volgarità, tra un calice di champagne ed una suite a cinque stelle in barba alla banca svaligiata, hanno anche occasione di fare del bene nei confronti di una ragazzina fino a quel momento sconosciuta ma diventata oggetto delle loro attenzioni, in positivo ovviamente! 

E' una storia surreale, con delle situazioni un tantino esagerate ma ben costruite con una buona dose di genialità ed ironia. Devo dare merito all'autore di avermi divertita riscattando la figura delle "vecchiette oramai sulla strada del tramonto". Certo è che pensare di mettere a punto una rapina ad una banca con, tra l'altro, una delle criminali su una sedia a rotelle è alquanto fantasioso... ma efficace! Con il sistema di protezione della banca che non fa una granché bella figura e pure la polizia...

Chiudo con un insegnamento di cui le nonnine sono la prova vivente:

Meglio un buon piano oggi che un piano perfetto domani.

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Le solite sospette
John Niven
Einaudi editore
346 pagine
12.50 euro copertina flessibile - 7.99 kindle

sabato 12 dicembre 2020

Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Avevo intenzione di leggere Anime di vetro, della serie del commissario Ricciardi di De Giovanni prima che le restrizioni dovute al Covid imponessero la chiusura delle biblioteche bloccando i prestiti. Quando, poi, il mio comune ha attivato il prestito a domicilio, non ci ho pensato su due volte e me lo sono fatto portare.

L'ho letto con calma, ho voluto assaporare ogni riga perché so che la serie si è conclusa e non voglio lasciare questo personaggio (o, almeno, vorrei farlo il più tardi possibile) che mi ogni volta mi arriva al cuore.

Quell'uomo così triste, piegato sotto al peso di un segreto che lo limita soprattutto negli affetti, nei legami. Quel commissario così umano, tanto da arrivare a domandarsi - sul finire del romanzo - se non si sia mai comportato in modo troppo superficiale, nella sua carriera, nel dare la caccia ai colpevoli. Un interrogativo che si pone a seguito di una brutta esperienza che si trova a vivere sulla sua pelle, senza possibilità alcuna di difendersi.

Di tutto il libro è proprio la parte finale che mi ha maggiormente colpita: fino a dove può portare la rabbia di chi si sente respinto dalla persona che ama? Ciò che accade a Ricciardi mi ha fatto molto riflettere: una persona innamorata, respinta senza un perché, cosa può arrivare a fare per vendetta? E' davvero vendetta ciò che si esprime in quei momenti o un tentativo di dare alla propria delusione una diversa fisionomia? 

E cosa può arrivare a fare, per contro, un'anima riconoscente nei confronti di chi le ha offerto un aiuto, un'ancora di salvezza, senza chiedere niente in cambio? 

Quanto alle indagini, una donna incarica Ricciardi di fare chiarezza su un omicidio di cui è stato accusato suo marito, reo confesso. Lei sa che non è stato quell'uomo che, pur non amando più da tempo, è pur sempre un innocente che sta scontando una colpa altrui. Anche se l'indagine è chiusa, quella donna chiede che si arrivi alla verità, non fosse altro che per arrivare a quella pace interiore che ora, con un pesante dubbio addosso, la tormenta.

Di tutti i libri che ho letto fino ad ora della serie di Ricciardi questo è quello che, probabilmente, offre meno azione dal punto di vista delle indagini su un caso che non è nemmeno attuale ma rispetto al quale Ricciardi viene chiamato a fare luce pur se in modo non ufficiale. E che offre la punta massima d'emozione proprio nelle ultime pagine. Parlo di emozione perché pur avando a che fare con crimini, colpevoli, morti e indagini, ciò che caratterizza questa serie è proprio l'aspetto umano che trasuda da ogni riga. Quel tormento che cammina accanto a Ricciardi, quella sofferenza che ora più che mai gli pesa nel profondo e, silenziosamente, lo spinge sempre più in basso, verso una disperazione silente e difficile (se non impossibile) da esprimere. Ma un dolore come il suo è davvero così inconfessabile? O il fardello potrebbe essere più leggero se condiviso con una persona amata?

Lo accenno solo, per non togliere il gusto della lettura... Sarà proprio una persona che ama Ricciardi a compiere un gesto eclatante e che avrebbe anche potuto essere definitivo. 

Un gesto dettato da un amore disperato che lui non vuole (o non può?) corrisondere.

Onestamente, dopo aver letto tante avventure di questa serie, credo che siamo vicini alla necessità di una svolta nelle vicende personali del commissario. Una svolta che, se da un lato, è inevitabile visto l'epilogo di questo volume, dall'altro diventa sempre più urgente per una serie di motivi. Una svolta che potrebbe anche essere la definitiva scelta della solitudine ma che, oramai, si ha la sensazione che debba arrivare per non portare troppo alla lunga ciò che non può restare perennemente in sospeso.

Per Ricciardi si susseguono le stagioni ed anche per i lettori che sanno di essere, un libro dopo l'altro, sempre più vicini alla sua fine.
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Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Editore
441 pagine
19.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

martedì 8 dicembre 2020

La promessa del drago (B. Repetto)

Mi ero ripromessa di continuare la lettura del ciclo dei Guerrieri del Sole ed eccomi qui, a condividere le mie impressioni dopo aver letto il secondo volume della serie di Barbara Repetto, La promessa del drago.

Dopo un addestramento lungo tre anni, nel corso del quale il giovane Cederik ha vissuto con ser Nemo senza una fissa dimora, è tempo di cambiamenti. Cederik è maturato, ora ha 17 anni e viene asservito dal suo ruolo di servitore ed ha la possibilità di scegliere se continuare a seguire il suo maestro o se intraprendere la propria strada. Sceglie di restare accanto a quell'uomo che inizia a conoscere un po' di più: è un cavaliere di stirpe reale che ha un regno da riscattare. Ha una storia alle spalle ed una doppia missione: riportare il legittimo erede sul trono che è stato strappato alla sua famiglia ma, prima, ritrovare la sua amata.

E' proprio per questa missione che Cederik parte giurando fedeltà a quel maestro che lo ha aiutato a ritrovare la sua identità di cavaliere e gli ha restituito libertà e dignità. Ha sempre ben in mente la sua missione: vendicare la sua famiglia trucidata anni prima e tornare a dare lustro ad un regno, il Regno di Kiev, i cui abitanti sono conosciuti nel circondario come selvaggi ma, allo stesso tempo, indomiti.

In questa seconda avventura ho trovato maggiore azione - se non altro non sono sempre e solo Cederik e ser Nemo i protagonisti, come avvenuto nel precedente - ma in alcuni passaggi ho trovato la storia un po' troppo lenta e farcita di dettagli che potevano essere evitati. Onestamente credo che mettendo insieme il primo e secondo volume, liberati di alcuni passaggi un po' troppo lenti, si sarebbe potuto avere un unico romanzo più efficace ed avvincente. Ho avuto l'impressione che questo secondo volume avesse molte più pagine di quelle che effettivamente ha... segno che la lettura è andata avanti più a rilento del previsto.

A Cederik viene affidato un compito importante e Sir Nemo è convinto che sia pronto per badare a sé stesso e non solo.

Io, onestamente, non ho mai perso di vista il fatto che fosse comunque un ragazzino di diciassette anni per cui alcuni atteggiamenti un po' troppo avventati, scelte frettolose ed ingenue non mi sono sembrate ingenuità dell'autrice quanto situazioni che ben si addicono a ragazzini della sua età, pur se ben forgiati e se plasmati come cavalieri. Temerario e ribelle: quale diciassettenne con una spada nel fodero della cintola, preparato a dovere per affrontare avversari non lo sarebbe? E' pur sempre un ragazzino alle prese con la sua prima, vera avventura. In solitaria, per di più. E se questa temerarietà, in concreto, corrisponde ad un pizzico di pazzia (perché tale è, in alcune circostante) ci può stare. Fa fatica a tenere buono il lupo che sente nel suo intimo, quel lupo che lo porterebbe ad essere molto più impulsivo di quanto, in effetti, non sia. Ed è tutto un dire!

Non manca quel pizzico di magia che risolve alcune situazioni e che si respira nell'aria dall'inizio alla fine del racconto. Un racconto che non è autoconclusivo e che lascia in sospeso il lettore che è costretto a leggere il volume successivo per chiudere il cerchio. 

Mi è piaciuto lo stile di scrittura, quel lessico ricercato appartenente ad altri tempi quando ci si dava del lei in senso di rispetto. E, soprattutto, di semplice comprensione pur nell'essere ricercato: uno stile di scrittura perfetto per giovani lettori che vogliano vivere un'avventura tra boschi, regni e cavalieri.

Non è un capolavoro ma, a questo punto, sono curiosa di sapere come andrà a finire e, soprattutto, se fa tesoro di un assunto sempre valido, in ogni epoca e soprattutto in riferimento a persone che si conoscono poco:

(...) è molto semplice incorrere in errori di giudizio quando non si è correttamente informati.

Lettura di evasione, senza troppe pretese, di puro intrattenimento e senza alcuna ambizione di essere un romanzo storico. Non lo è. Basta tenerlo presente.
***
La promessa del drago
Barbara Repetto
184 pagine
9.99 euro copertina flessibile - Kindle Unlimited

domenica 6 dicembre 2020

Don Arlocchi e il mistero della statua di Minerva (E. Masina)

E’ un’indagine molto sui generis quella che porta avanti un investigatore altrettanto sui generis che risponde al nome di Don Arlocchi. E’ un prete. E’ il Coadiutore del Parroco che è momentaneamente in ferie e che lo lascia alle prese non solo con una comunità da gestire ma anche di un mistero del quale avrebbe fatto volentieri a meno.

Don Arlocchi è un prete di provincia piuttosto anziano, un po’ sempliciotto ma dall’arguzia sopraffina.

Durante una confessione (o subito prima?) viene a conoscenza di un fattaccio e rinviene un cadavere con accanto un bambino… Situazione incresciosa davanti alla quale deve decidere il da farsi. In fretta. Perché  c’è un bambino da sistemare, un morto da denunciare alle autorità competenti ma anche un mistero legato al ritrovamento di alcuni pesanti reperti che fanno pensare a qualche cosa di importante.

Inizia, così, un’avventura (che ho letto in collaborazione con Thrillernord) che pone il simpatico Don Arlocchi davanti alla necessità di rendersi utile davanti alla giustizia ma, allo stesso tempo, ottemperare ai suoi compiti davanti a Dio, con il sacramento della confessione. Ma poi perché nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità e  tutti i protagonisti della storia scelgono la via della confessione per far arrivare a lui, proprio a lui, delle informazioni importanti su quanto accaduto? Manifestazione di stima nei suo confronti? O, più semplicemente, un modo per sentirsi a posto con la propria coscienza?

Fatto sta che a lui arrivano informazioni importanti rispetto alle quali deve decidere in fretta come comportarsi soprattutto perché  i Carabinieri (uno in particolare) non fanno una granché bella figura e non sono affatto d’aiuto.

Don Arlocchi si trova a vestire i panni di un investigatore un po’ impacciato, sia nei modi che nelle espressioni.

In questa storia non c’è da cercare la perfezione stilistica. Nemmeno il giallo puro o il pathos che si cerca nei thriller (è un romanzo classificato come giallo/thriller) ma una vena di divertimento e di leggerezza che riportano alla vita di provincia dove le notizie corrono in fretta, dove tutti sanno tutto di tutti, dove nessuno ci vuole mettere la faccia.

Nel leggere di Don Arlocchi (peraltro personaggio presente in altri libri dell’autore) ho visto davanti ai miei occhi il volto del vecchio parroco del mio paese. E mi ha fatto tanta tenerezza soprattutto per le tante domande che si pone su come relazionarsi con gli altri, su cosa dire o non dire, su come e in che misura coinvolgere gli altri nel pasticcio in cui si è trovato invischiato.

E’ una figura tenera che non minaccia la figura del Maresciallo (che, pure, si va a prendere le ferie in un momento cruciale del mistero) ma che ne diventa coadiutore, proprio come gli capita con il parroco titolare!

L’uso del dialetto in alcuni dialoghi rende il racconto più familiare e le sue interlocuzioni, a volte ridondanti e dalle quali sembra non riuscire a venire fuori, se da una parte possono risultare un po’ dispersive, dall’altro caratterizzano un personaggio che si mostra così com’è: impacciato nelle movenze e nei pensieri ma tutt’altro che sciocco.
***

Don Arlocchi e il mistero della statua di Minerva
Ernesto Masina
Macchione Editore
182 pagine
15.00 euro copertina flessibile