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mercoledì 20 maggio 2020

I migliori anni (C. Giorgio)

Matilde è una donna che non mi ha ispirato simpatia appena l’ho conosciuta.
Il nostro primo incontro risale al 1975, quando lei aveva 48 anni: non è mi piaciuto proprio il suo modo di reagire all’imminente arrivo di un nipotino. Mi è sembrata fredda, distante dai suoi cari, una donna che ho subito definito ruvida… ma come spesso accade, l’apparenza inganna. E sono stati i suoi ricordi a tracciare i contorni di una bambina, prima, ragazzina e donna, poi, completamente diversa da quella che mi era apparsa in quell’ospedale, in attesa che sua figlia partorisse.
L’autrice racconta, nel libro I migliori anni, la storia di sua nonna strutturando la narrazione su due piani temporali. Anzi tre, a ben guardare.

L’oggi, il 2005, arriva solo nelle ultime pagine. Gran parte del racconto arriva da un passato che ha segnato Matilde nel profondo, all’epoca della seconda guerra mondiale. Sono questi i ricordi che affiorano, di tanto in tanto, nella Matilde del 1975 e che rappresentano la parte che più mi ha coinvolta di tutto il libro. Matilde è una donna che ha qualche cosa in sospeso con il passato e che porta cucito addosso, seppur nell’angolino più nascosto del suo cuore, un grandissimo rimpianto oltre che un profondo dolore.

Lo stile dell’autrice mi è piaciuto: semplice e diretto, scorrevole e ricco di dettagli sia per quanto riguarda le ambientazioni che i personaggi. Descrive Matilde come una ragazza di carattere, una giovane che serba nel suo profondo un forte desiderio di indipendenza, una donna dalla personalità forte e ostinata, come suo padre. E l’ho ammirata per questo soprattutto quando si è trovata a fare delle scelte importanti intraprendendo una strada non semplice per lei, ma giusta.

Matilde è una ragazza molto bella, di gran fascino ma priva di quell’accondiscendenza e quella docilità che, all’epoca, ne avrebbero fatto una candidata ideale per l’altare. No. Matilde vuole essere se stessa e non intende piegarsi ne’ alle convenzioni dell’epoca ne’ a ciò che sua madre vorrebbe che fosse per diventare un’appetibile donna da marito, meglio se un buon partito. Lei è così: uno spirito libero ed è convinta che essere donna sia una penalizzazione molto forte. Una convinzione, questa, che resta viva in lei anche quando si trova a sperare che il suo primo nipote non sia una nipotina perché una bambina avrebbe dovuto affrontare molte più difficoltà di un maschio.
La Matilde del 1975 non ha ancora fatto i conti con i suoi sospesi e credo che sia per questo che appare così “ruvida”, a pelle.
Bello il finale. E bella storia che ho sentito molto vicina per un sacco di motivi.

Letto in collaborazione con Thrillernord e che consiglio a chi ama le storie d’amore ma non quelle sdolcinate, a chi ama le storie che hanno un contesto storico particolare ma anche a chi ama le saghe familiari.
***
I migliori anni
Cinzia Giorgio
Newton Compton Editori
320 pagine
2.99 kindle - 9.90 copertina rigida - 12.90 copertina flessibile

martedì 3 maggio 2022

La piccola libreria di Venezia (C. Giorgio)

Premessa obbligatoria: da una parte ho trovato il libro scorrevole e ben scritto, dall’altra la storia mi è sembrata come una serie di cliché e di déjà vu che mi hanno un po’ innervosita… a partire dal fatto che la protagonista si presenta come una dottoressa che cura le anime consigliando i libri giusti. Diciamolo subito.

Mi ha ricordato altri libri ed altre storie nelle quali librai/e vengono presentati come “dottori” che curano grazie alle storie, alle parole. Devo ammettere che le storie che parlano di libri sono molto simili, sotto alcuni aspetti, ma a ben guardare non si sbaglia quando si dice che un libro può salvare un'anima. Se non altro, può allietarla e darle la giusta direzione. Questo aspetto, anche se un po' troppo sfruttato, è forse quello che mi ha coinvolta di più. 
 Da amante dei libri e delle storie mi sono trovata a mio agio tra i tanti riferimenti letterari, come se fossi stata proprio a casa mia.

La storia della libreria, però, è passata fin dalle primissime pagine in secondo piano rispetto alla storia d’amore che magari ci sta pure ma mi è sembrata costruita con qualche forzatura. Un amore che scoppia all’istante, un legame forte ma minacciato da un ex, da una parte, e da un passato che ancora è piuttosto vivo sottopelle, dall’altro.

I personaggi non mi sono sembrati molto approfonditi dal punto di vista psicologico ed avrei preferito sapere qualche cosa in più in merito alle loro vite, al loro passato, alle loro abitudini…

Ho anche scoperto, solo quando sono andata a curiosare a lettura conclusa, che il padre della nostra libraia è stato protagonista di un precedente volume per cui le storie sono collegate. Due libri autoconclusivi, questo va detto, però, sono certa molti elementi me li sono persi perché erano già spiegati in precedenza. Ammetto di non aver fatto molto attenzione nella scelta di questo libro che ho voluto leggere sia perché ho apprezzato l’autrice in altri suoi scritti ma anche per concedermi un momento di leggerezza del quale sentivo particolarmente bisogno.

Ecco, se preso come un libro leggero, senza troppe pretese, con una storia d’amore che non offre molti colpi di scena allora può andare. Se si cerca qualche cosa di diverso, allora, meglio evitare e passare ad altro.

Una chicca finale? I consigli di Margherita, la protagonista. Per le varie situazioni (problemi di cuore? Mancanza di fiducia in se stessi? etc...) suggerisce una "medicina". Ci sono tanti spunti. Idea carina.
 
Non lo rileggerei di sicuro (per fortuna l'ho trovato in prestito gratuito nel sistema Mlol), di questa autrice ho letto I migliori anni che è un libro decisamente diverso, una scrittura più matura, più coinvolgente e meno banale.
***
La piccola libreria di Venezia
Cinzia Giorgio
pag. 286
Newton Compton editori  
10.00 euro copertina rigida, 2,99 Kindle

lunedì 21 aprile 2014

Ero cattivo (A. Ferrara)

Avevo notato il libro Ero cattivo in occasione delle ultime uscite in biblioteca senza prestargli troppa attenzione soprattutto perchè era in bella mostra tra i libri suggeriti per ragazzi.
Dopo che gli occhi mi sono caduti per più volte sulla copertina (il viso di un adolescente) e sul titolo, alla fine mi sono decisa e l'ho chiesto in prestito seppur nella consapevolezza di avere tra la mani una lettura adatta a lettori di età ben inferiore alla mia. 

Ero cattivo ha vinto il Premio Andersen nel 2012 quale miglior libro oltre i 15 anni: eh si, sono decisamente fuori quota per una lettura del genere... 
Visto, però, che altre volte letture destinate a ragazzi mi sono piaciute e che questo libro con questa copertina sembrava mi stesse chiamando, non ci ho pensato su due volte ed ho iniziato la lettura la sera stessa del giorno in cui l'ho preso in prestito.

"Ero cattivo. Lo sapevano tutti, a scuola si parlava solo di me. Anche nel mio quartiere. Non stavo mai fermo, combinavo sempre qualcosa. Avrei tanto voluto essere un bravo ragazzo di terza media, ma avevo paura a comportarmi da bravo ragazzo perchè temevo che i miei amici mi dessero del bravo ragazzo". Già dalla prime righe si afferra il nocciolo della questione. Come li chiamiamo, oggi, ragazzini così? Bulli? Bullo o non bullo, Angelo è - per tutti - un ragazzino cattivo. Punto e basta.

La storia viene narrata in prima persona dal protagonista, l'adolescente "cattivo" che, guarda un po', ha un nome diametralmente opposto a questa sua caratteristica visto che si chiama Angelo.
Angelo è sempre pronto a dare fastidio, a fare scherzi, a distogliere l'attenzione da tutto ciò che non ritiene essere importante, periodicamente convocato dal preside... fino a che non succede qualche cosa che lo rende "più cattivo", se non altro agli occhi degli altri. Il risvolto tragico di quello che voleva essere un semplice scherzo lo porterà ad essere espulso dal collegio in cui i genitori lo avevano confinato per finire all'interno di una comunità al cospetto di un prete. 
Ma è davvero un "cattivo"? Un ragazzo che non ha una coscienza, che ha voglia di essere così come è senza se e senza ma? Che non si dispiace delle conseguenze delle sue azioni? Non proprio. E' cattivo perchè così è sempre stato considerato in ogni ambiente: in famiglia come a scuole così come nella società in cui è cresciuto. La sua famiglia lo abbandona a se stesso ma ne trova un'altra, di famiglia, in comunità, da padre Costantino.

Non sono molti i ragazzini accolti dal prete ed ognuno ha una storia diversa e difficile. Ognuno ha commesso degli errori ma non per questo viene giudicato, non per questo viene trattato come un irrecuperabile. Anzi, quel prete che viene definito un po' matto per il suo modo di fare e le sue abitudini, infonde fiducia nei suoi ragazzi e li aiuta a capire le proprie potenzialità. 
Come al solito non voglio svelare la trama ma fare qualche considerazione. La lettura è scorrevole, adatta ad un giovane lettore. I capitoli sono corti, i dialoghi molto diretti e non eccessivamente articolati. Da lettrice adulta avrei preferito che venissero approfondite diverse situazioni ma rendendomi conto che si tratta di un libro per ragazzi credo che vada bene così. 
Il finale mi è sembrato voler lasciare un po' in sospeso la situazione. Mi avrebbe fatto piacere sapere qualche cosa del futuro di Angelo, come gli insegnamenti di padre Costantino (e se) avessero prodotto davvero frutto... E' come se il libro narrasse un periodo della vita del ragazzo lasciando poi in sospeso il resto ed io (sarò forse troppo curiosa?) uno sguardo più attento al futuro di Angelo l'avrei buttato anche se si lascia intravedere un lieto fine.

A parte questa mia aspettativa, trovo che sia una lettura capace di infondere fiducia e di far riflettere sulla condizioni di tanti adolescenti che vengono etichettati (o si credono) cattivi e ai quali la vita può riservare, invece, una sorte ben diversa. Non sempre le cose sono semplici e la storia di Mara, una delle ospiti della comunità, ne è la prova. Spesso la realtà è molto dura ma, come ben dice padre Costantino, nessuno nasce cattivo... 

Il linguaggio usato dall'autore è quello di un adolscente, diretto e senza troppi filtri. Un linguaggio capace di arrivare al dunque, sempre e comunque. In modo piuttosto efficace, lo ammetto.

Questa lettura mi ha fatto riflettere ed ha fatto scorrere davanti a me parecchie immagini di adolescenti abitualmente bollati come irrecuperabili ma che, a ben guardare, hanno avuto una vita difficile e, probabilmente, non hanno incontrato nessun padre Costantino sulla loro strada. Mi ha anche fatto riflettere su quello che potrà essere il futuro dei miei figli, quali saranno le loro compagnie, le prove che la vita metterà loro davanti. Ammetto di essermi anche fatta parecchie domande circa il mio modo di essere madre, di essere genitori, circa il rapporto che si è instaurato con i miei figli e su come fare per essere sempre migliori, accanto ai nostri figli. 

Una lettura per adolescenti che (almeno nel mio caso) ha posto qualche interrogativo ad una lettrice che adolescente non lo è più da un po' ma che è madre di due bimbi che, tra qualche anno, entreranno nell'età dell'adolescenza... Una lettura che può rivelarsi utile non solo a giovani lettori ma anche a chi, come genitori o educatori, con i giovani ha a che fare (o ce l'avrà tra qualche anno).

Dopo aver assistito alla presentazione del libro di Cattarina che, comunque, parla di giovani con problemi legati, in quel caso, alla droga, mi sono trovata tra le mani un altro libro che parla di adolescenti e che a quella presentazione mi ha fatto tornare in più passaggi.
***
Ero cattivo
Antonio Ferrara
San Paolo ediz.
15.00 euro

martedì 12 giugno 2018

Per sempre mia (J. L. Armentrout)

Sasha ha avuto bisogno di dieci anni per poter riprendere tra le mani la sua vita e fare i conti con il passato. Dopo dieci anni è tornata da sua madre, in quel posto in cui ha vissuto un'esperienza terrificante, rapita, picchiata e seviziata da un uomo che era sul punto di ucciderla. Sasha è una sopravvissuta visto che è riuscita a scappare a colui che è stato identificato come Lo sposo: le donne che hanno subito un trattamento analogo prima di lei, almeno sei, non hanno potuto raccontarlo visto che sono state uccise. Lo sposo, così definito per le modalità con cui attuava il suo folle piano, si è tolto la vita quando stava per essere catturato, grazie alla testimonianza della sopravvissuta.

Dieci anni dopo tutto questo, dieci anni dopo aver lasciato tutto e tutti - compreso Cole, il ragazzo che amava - Sasha decide di riprendere in mano il suo sogno di gestire la locanda di famiglia e torna in quel posto che non ha mai dimenticato come luogo in cui venne rapita e tutto il resto. Quando, poi, ritrova Cole e si rende conto che il legame tra loro non si è mai spezzato, inizia a guardare alla sua vita attuale da un punto di vista diverso.

Il suo, però, oltre a non essere un ritorno semplice dal punto di vista psicologico, è anche motivo di scompiglio per una piccola comunità che non ha dimenticato. Tanto più quando alcuni terribili episodi si sommano in un arco temporale molto breve che coincide, guarda caso, con il ritorno di Sasha: altre donne vengono rapite ed uccise e le modalità fanno pensare che a lui.

Nel libro Per sempre mia, l'autrice Jennifer L. Armentrout somma elementi di un giallo con quelli di una storia d'amore degna dei migliori romanzi rosa.

La prima osservazione che ho fatto a me stessa è collegata alle forze dell'ordine: gli agenti che compaiono sono tutti dei gran pezzi d'uomo, descritti come delle bellezze fuori dal comune, ognuno con le proprie caratteristiche. E non è da tutti, soprattutto tenendo conto che spesso chi investiga sui casi ha un po' di pancetta o, comunque, non è descritto come un gran figo. In questo caso pare che siano tutti bellocci!

A parte questo dettaglio, nella prima parte ho mostrato un po' di impazienza visto che nessuno dei personaggi sembrava volermi far capire, in quanto lettrice, cosa fosse davvero accaduto dieci anni prima. Ogni tanto venivano dati degli indizi ma la storia è dovuta entrare nel pieno della narrazione per capire bene cosa avesse subito Sasha e come mai ne fosse stata segnata così profondamente. Se, sulle prime, questa cosa mi ha un po' spazientita, poi mi sono resa conto che era tutto in linea con la sua difficoltà a superare quanto le era accaduto e, di conseguenza, a parlarne.

Una piccola considerazione su un personaggio secondario: un giornalista che viene maltrattato da Sasha e da Cole ma che, a ben guardare, si rivelerà importante nel dare una svolta alle indagini. Da collega devo dire che sentire le considerazioni dei protagonisti su quel giornalista mi ha disturbata un po': nostro compito è quelli di andare a fondo delle notizie e trovare, se possibile, risposte. Ed è quello che quel giornalista fa. Certo è che l'immagine che traspare, sulle prime, non è delle migliori visto che è considerato come un opportunista, uno sciacallo annessi e connessi. Striker, questo è il suo nome, redime la figura dei giornalisti, checchè se ne dica!

Oltre che dal punto di vista fisico, Sasha subisce pesanti pressioni psicologiche e mi è sembrata una donna molto forte.  Personaggio, quello della protagonista, che all'inizio mi era sembrato un po' troppo labile e poco approfondito ma ho cambiato idea strada facendo.

Il finale? Tutto da gustare. L'autrice ha seminato parecchi indizi lungo il percorso ma la vera svolta si ha verso il 75% della lettura: il ritmo è sempre più incalzante e nella parte finale la storia d'amore passa in secondo piano rispetto al thriller. Poi recupera il suo spazio nell'epilogo.

Non male come lettura. E' stato davvero un bel suggerimento nell'ambito della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo.

Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una coppia, utile per questo mese di gara.

domenica 30 ottobre 2022

L'apprendista geniale (A. Dalton)

Andrea ha un sogno da realizzare: diventare una famosa giornalista. 

Sulle orme di sua madre, quella madre che l'ha lasciata da bambina ma che è sempre accanto a lei, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà, grazie ad un biglietto che le scrisse anni prima: "Scrivere, scrivere, scrivere". Questa la raccomandazione che le fece quando, ancora bambina, Andrea le aveva chiesto di poter lavorare con lei, come giornalista. Ancora troppo piccola, aveva ben accolto la promessa della madre: cresci, studia, scrivi e poi potremo lavorare insieme.

Il destino, però, ha scritto una storia diversa per Andrea che ora, grazie ad una borsa di studio, sta per varcare la soglia di un prestigioso college che forma giornalisti ma accoglie solo i migliori. In una Venezia che coccola i suoi ospiti, Andrea sa di essere sola come, a dire il vero, è sempre stata anche quando - da bambina - la chiamavano secchiona e mangiava sempre sola in mensa. Non si aspetta niente di diverso qui, anni dopo. 

Eppure...  quando apre le porte della più prestigiosa scuola di giornalismo al mondo accanto all'impegno che le è richiesto inizia un nuovo capitolo della sua vita dove sarà l'amicizia di alcuni compagni che formano una squadra piuttosto bizzarra. 

Marilyn è il personaggio che ho amato di più in assoluto: sempre in nero, con orecchini, pearcing e borchie addosso, affronta la vita di petto anche se - lo si scoprirà piano piano - sotto quella scorza da duro si nasconde una ragazza dal cuore grande ed anche fragile... 

Uno (si chiama proprio così), il suo compagno di stanza, è un ragazzo che avrei tanto voluto avere anche io come amico: attento, sensibile, affettuoso, capace di ascoltare e di comprendere anche e soprattutto i silenzi. Alle belle signorine preferisce ragazzi muscolosi ed è un vero latin lover: ciò non gli impedisce di essere un amico caro.

Andre, con il suo respiratore per l'asma, è il terzo del gruppo: ama silenziosamente Marilyn ed ha tutte le carte in regola per completare il terzetto.

Poi c'è lui: Joker. Bello, con un ciuffo di capelli verdi che nasconde metà del suo viso, è il primo ad accogliere realmente Andrea e da quel momento in lei succede qualche cosa a cui non riesce a dare un nome preciso ma che, giorno dopo giorno, crescerà silenziosamente in lei. Joker è un ragazzo misterioso, ombroso, che trasmette una malinconia capace di toccare il cuore: nasconde un segreto che non è disposto a svelare proprio come lei, Andrea, non ha intenzione di parlare dalla morte di sua madre.

Come in ogni scuola che si rispetti, non mancano elementi di disturbo: Barbie, ricca e ambiziosa, vede subito in Andrea una rivale che ha conquistato il suo posto nel prestigioso college grazie ad un curriculum di tutto rispetto. Lab ella bionda sa che l'ultima arrivata è la sua vera antagonista, quella che le potrebbe soffiare da sotto il naso la possibilità, dopo il terzo anno, di lavorare in un prestigioso giornale. E si comporta di conseguenza, rendendole la vita difficile.

Finalmente ho avuto tra le mani un libro che parla di giovani e che può essere letto anche dai più giovani: l'autrice non scade mai nel banale soprattutto quando le situazioni potrebbero lasciarlo pensare. Penso a scene di sesso che non ci sono anche se si creano momenti nei quali se si fosse voluto calcare la mano lo si avrebbe potuto fare senza problemi.

Questo mi permette di aggiungere un punto in più ad una lettura piacevole, con personaggi ben delineati, dalle personalità ben definite e capaci di incarnare pregi (più pregi, devo dire) e difetti di giovani che sono alle prese con la loro prima vera esperienza di autonomia, al college.

Scrittura delicata quando serve, ironica quando serve con Marilyn superlativa! 

Leggerò anche il seguito (anche se devo ammettere che il titolo non mi è piaciuto affatto).
***
L'apprendista geniale
Anna Dalton
Garzanti editore
272 pagine
12.00 euro copertina flessibile, 7.99 Kindle

mercoledì 31 marzo 2021

La signora dei funerali (M. Wickham)

Il suo obiettivo è chiaro: entrare nella vita di ricchi vedovi, conquistarli, spennarli e abbandonarli. In soldoni è questa la storia di Fleur Daxeny donna molto bella e di gran fascino pronta a tutto per arrivare al risultato che si è posta.

 
Donna senza scrupoli, vera professionista dell'imbroglio con i fiocchi. E nessuno se ne accorge fino a che lei non è lontana. Di solito.

Tutto quello che programma le riesce anche bene e ogni volta è pronta a voltare pagina senza troppi rimpianti. 

Fleur è un personaggio con il quale si rischia di entrare in conflitto fin da subito. Per me è stato così. Mi sono detta fin dalle prime pagine che fosse poco credibile come personaggio, che fossero troppo esagerati i suoi comportamenti, troppo facile che non venga mai scoperta da nessuno... poi, durante la lettura, mi sono resa conto che di truffatori in giro ce ne sono tanti e tanti sono anche donne. Se ne sentono dalle cronache quotidiane reali, perché non dovrebbe essere credibile un personaggio di un romanzo che si comportasse in quel modo? 

Ecco, dunque, che l'iniziale conflitto si è trasformato in un senso di disagio davanti ad una donna che possa comportarsi in quel modo. La sua capacità di conquistare non solo un uomo ma un'intera famiglia, in un momento così delicato come quello che segue alla perdita di una moglie, di una sorella, di una madre ben presto si rivela come un toccasana per tutti con la consapevolezza, da parte del lettore, che è tutto destinato a finire. Il vedovo di turno rinasce a nuova vita ed anche coloro che gli stanno attorno e che si rendono conto che esiste un presente con Fleur ma che un passato, senza di lei, è come se non fosse mai esistito. O, comunque, non è stato ciò che ognuno di loro ha creduto.

In una commedia degli equivoci, del detto non detto, dell'apparire a tutti i costi diversi da come non si è realmente ma anche nella quale il denaro domina su tutto, si toccano tematiche importanti come la mancanza di dialogo, l'importanza dei rapporti interpersonali che non si limitino alla partita di golf o all'aperitivo di sera, a quanto conti l'apparenza e cosa voglia dire, davvero, essere felice. 

Pensavo di avere tra le mani una storia leggera, che mi avrebbe anche fatto sorridere invece mi ha fatto prima innervosire, poi riflettere. Ho incontrato personaggi profondamente soli, la stessa Fleur lo è. Mi sono innervosita per alcuni comportamenti, ho gioito per delle piccole, grandi conquiste, ho odiato alcuni personaggi troppo superficiali per essere inseriti in un certo contesto e ho provato tanta, tanta tenerezza per i due adolescenti che compaiono improvvisamente l'uno nella vita dell'altro come se fosse una reciproca medicina.

Una è Zara, la figlia di Fleur. A soli 13 anni porta sulle spalle un vissuto che non ha niente a che fare con la spensieratezza della sua età ed è molto più matura di ciò che si potrebbe pensare. E' una ragazzina sola che non ha mai conosciuto suo padre e del quale non sa nemmeno il nome (per scelta della madre) e che è stata iscritta a 5 anni nelle migliori scuole che, però, l'hanno vista lontana anche dall'unico affetto rimastole, quello di sua madre. Magra, molto magra, troppo magra e perfettamente consapevole di avere una madre che fa quello che fa per una precisa scelta, Zara porta anch'essa un'aria di novità in una famiglia che già deve molto a sua madre in fatto di cambiamenti.

E poi Anthony. Adolescente di poco più grande di Zara, è figlio del vedovo di turno. Profondamente solo anche lui pur vivendo in una famiglia che non lesina attenzioni nei suoi confronti. Eppure... 

Sono tutte queste esistenze che si incrociano e che, seppur destinare a fare i conti con una grandissima delusione (fatta eccezione per Fleur che va dritta verso il suo obiettivo) potrebbero subire una decisa virata verso una direzione inaspettata.

Lieto fine? Mha... dipende dai punti di vista.
Ps: magari il nome dell'autrice, su due piedi, non dice molto ma se dicessi Sophie Kinsella renderei l'idea dello stile del racconto?
***
La signora dei funerali
Madeleine Wickham
Mondadori editore
285 pagine
9.50 copertina rigida, 7.79 copertina flessibile, 6.99 Kindle

martedì 15 novembre 2022

Nessuno mi può giudicare (P. Chiozza)

Avevo voglia di una pausa. Di una lettura non impegnativa e spensierata dopo essermi impegnata con diverse storie piuttosto importanti. Paola Chiozza mi è venuta in soccorso con Nessuno mi può giudicare con una storia che non posso certo definire indimenticabile ma che, se non altro, mi ha fatto un po' sorridere.

 

Intanto va detto che il titolo non è per niente originale visto che ce ne sono diversi, di libri, intitolati così.

E poi va anche detto cosa c'è da aspettarsi da un libro di questo tipo: una commedia romantica con una protagonista un po' imbranata che si infila in situazioni imbarazzanti ma che cerca, come meglio può, di venirne fuori. Non del tutto originale, ma ci può stare.

Ecco, dunque, che Sienna - giornalista che ambisce ad una promozione all'interno della rivista in cui lavora - nel momento in cui scopre che sarà rimpiazzata da una giovanissima influencer che accumula followers mostrando il suo deretano su Instagram, ha un'ultima opportunità per salvare il suo posto e il suo futuro lavorativo: scrivere un ultimo, straordinario pezzo.
Racconta in prima persona la sua avventura in quella che sembra una chiacchierata con i lettori ma che si trasforma piano piano in un racconto piuttosto dettagliato, soprattutto di alcuni aspetti della sua vita.

Diciamo in partenza che la rivista non è impegnata ma si occupa di tematiche piuttosto frivole - ne sono prova i suoi precedenti articoli incentrati su consigli alle donne su come rinvigorire il rapporto di coppia e così va discorrendo - ma ah un suo pubblico. Quello stesso pubblico che ora Sienna dovrà stupire per tentare, se non di ambire ad una promozione, almeno di mantenere il suo posto.

La scelta sull'argomento da affrontare viene "caldeggiata" dalle sue due migliori amiche, così come il metodo da seguire: frequentare un uomo più grande di lei ed uno più giovane per raccogliere dati da usare per poi scrivere un articolo sulla differenza d'età nella coppia. 

Già da qui si può immaginare lo sviluppo della situazione che, a mio modo di vedere, non è del tutto originale. Quando ci sono di mezzo esperimenti di questo tipo il finale è facilmente immaginabile. Non sono stata smentita anche se nel frattempo sopraggiungono delle situazioni inaspettate che rendono comunque la lettura piacevole. Un po' scontata ma piacevole.

I riferimenti sessuali abbondano visto che l'elemento sesso non può mancare tra gli appunti di lavori di Sienna e, a ben guardare, stavolta nel contesto della storia i vari riferimenti non sono di troppo come spesso avviene in romance che puntano ad essere un po' spinti per catturare il pubblico di lettrici. In questa storia trovo che sia tutto piuttosto equilibrato.

I due prescelti - entrambi bellissimi a modo loro ma dalla personalità completamente differente -  riservano delle sorprese (non sempre e non del tutto positive) con le quali la protagonista dovrà fare i conti, volente o nolente.

Finale in linea con le aspettative, scrittura scorrevole, qualche forzatura qua e là per rendere per forza il personaggio divertente ed impacciato.

Lo consiglio agli amanti del genere e a chi voglia evadere qualche ora sognando i regali di Brandon e le performances di Hunter: a voi capire chi dei due possa essere il quarantenne e chi il ventenne... Su, non è difficile!!!

Ah, dimenticavo, Sienna di anni ne ha 30.
***
Nessuno mi può giudicare
Paola Chiozza
415 pagine
14,99 copertina flessibile, Kindle prime

martedì 21 novembre 2017

Foglie morte (G. G. Marquez)

Ho preso in prestito in biblioteca il libro Foglie morte perchè utile per una della challenge che sto seguendo. 
Sono sincera. Non credo che l'avrei preso in considerazione altrimenti soprattutto perchè la copertina non mi piace per niente e il titolo mi ha subito messo addosso una certa tristezza. 
Posta tale premessa, va anche detto che non disdegno affatto la lettura di libri datati, non vado dietro alle ultime uscite, alle anteprime e, soprattutto, ai libri troppo pubblicizzati. Spesso mi concedo un tuffo nel passato e così ho fatto anche stavolta.
Va anche detto che non ho letto nulla di questo autori (eh sì!!) per cui non ho elementi sufficienti per poter fare confronti con altri suoi libri più famosi. E' una mia mancanza, lo so... e intendo rimediare appena possibile.

Ho letto Foglie morte in due giornate di trasferta fuori Regione per una visita medica con mio padre, avevo del tempo libero da impiegare e mi ha tenuto compagnia. Non è stata una lettura scorrevole, però. Questo devo dirlo visto che sono dovuta entrare nello stile di un autore che a volte mi è sembrato volesse divagare mentre, a ben guardare, non ha fatto altro che intrecciare punti di vista differenti fornendo al lettore molteplici elementi di valutazione.
Lo spazio temporale in cui si snoda il libro è quello di un'ora (tempo scandito con chiarezza durante la narrazione), della giornata in cui muore un uomo - impiccato - e ci si adopera per ricomporre i suoi resti e per convincere il Sindaco ad autorizzarne degna sepoltura. Un arco temporale brevissimo per un racconto comunque ricco di ricordi e frammenti di quella storia che alita attorno a quel corpo senza vita.

Tre i punti di vista proposti: quello del colonnello che ha ospitato quell'uomo parecchi anni prima e che intende mantenere una promessa fattagli nel momento in cui gli ha salvato la vita, quello di sua figlia che si è trovata in casa un uomo di cui non ha mai saputo molto e quello di suo nipote. Un bambino attento, lui, capace di guardarsi attorno con attenzione.

Lui, il defunto, il dottore, è un personaggio misterioso, arrivato in quella Macondo che ha vissuto fasti migliori e che ora si trova a fare i conti con un cadavere scomodo. Eh sì, scomodo, perchè i più vorrebbero liberarsi di quel pese senza troppe cerimonie tanto che al capezzale del defunto si trovano solo i tre personaggi principali, quelli di cui si riporta il pensiero.

La figura che mi è piaciuta di più è senza dubbio quella del dottore che, pur non essendo più in vita, ha molto da dire grazie ai ricordi di chi lo ha conosciuto: un uomo misterioso, schiacciato sotto il peso della solitudine ed incapace di fare del bene usando quei mezzi di cui dispone essendo, appunto, un dottore. Quelle conoscenze che dice di aver dimenticato. Quello spirito di servizio che dovrebbe essere comune a tutti coloro che hanno la vocazione del medico nel sangue. 
Lui ad un certo punto si chiude, chiude definitivamente con il mondo. Figura misteriosa, enigmatica, scomoda.

Interessanti i tre punti di vista proposti tanto che l'autore corre volentieri il rischio di essere ripetitivo. E' evidente che narrando tutti e tre le stesse vicende, alcune ripetizioni sono d'obbligo.

Per me non è stata una lettura scorrevole perchè in alcuni punti ho rischiato di perdermi per via di descrizioni che mi sono sembrate inutili, superflue. Tutto, però, alla fine della lettura, si interseca alla perfezione, anche se ciò che al momento poteva sembrare di troppo.

Con questa lettura partecipo all'ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola FOGLIE che trovo nel titolo così come raffigurata in copertina.

giovedì 31 dicembre 2015

Pel di Carota (J. Renard)

Pubblicato la prima volta nel 1894 (in edizione italiana nel 1915) Pel di Carota è un romanzo breve (141 pagine in tutto), di ispirazione autobiografica, scritto da Jules Renard. Un'opera che non ha soddisfatto l'autore più di tanto ma che, negli anni, è stata soggetta ad innumerevoli pubblicazioni con altrettante innumerevoli traduzioni. 
Io ho trovato l'edizione del 2003 in edizione speciale, venduta in abbinamento a dei quotidiani, stampata presso Grafica Editoriale Pinting Srl (Bologna).

Ho chiesto in prestito questo libro in biblioteca: ero alla ricerca di una storia da poter leggere la sera ai miei figli, come lettura della buonanotte, che fosse un romanzo, non un libro illustrato come quelli che abbiamo sempre letto da piccoli. Pensavo che la storia di Pel di Carota potesse essere divertente, leggera e adatta a sonni tranquilli ma, a dirla tutta, mi sbagliavo.
Già dalle prime pagine, lette ad alta voce con loro, la reazione non è stata positiva e mi hanno chiesto di cambiare libro.

L'immagine di un ragazzino che deve tirare il collo a due pernici - una delle prime immagini di Pel di Carota proposte dal libro - non è piaciuta molto ai bimbi. E come non dar loro ragione? Andando avanti il racconto non migliora...
Non l'ho proposto come lettura ad alta voce per loro ma l'ho letto io... non ho l'abitudine di lasciare i libri a metà (e in questo caso sarebbe stato ancora meno di metà) così sono andata avanti con la lettura.

Pel di Carota, al secolo  François Lepic, è un ragazzino che vive in una famiglia in cui i rapporti sono molto freddi e distaccati. Sua madre non lo ama, è l'ultimo di tre figli ed a lui sono riservate sempre le porzioni più piccole a tavola, le punizioni più dure, le sgridate più violente. Lui, di riflesso, sembra subire questa situazione con rassegnazione ma fino ad un certo punto. Con i suoi fratelli il rapporto non è dei migliori. Considerato come una nullità dalla madre, di riflesso Pel di Carota è tale anche al cospetto dei suoi fratelli. L'unico a dispensare briciole di affetto è i padre di lui, il Signor Lepic, sempre lontano per lavoro.

Un passaggio, tratto dall'album finale di Pel di Carota, rende bene l'idea.
Pel di Carota dà questo consiglio alla domestica Agathe: "Per mettersi in buona luce con la signora Lepic le dica male di me". C'è un limite. Infatti, la signora Lepic non sopporta che un altro che non sia lei tocchi Pel di Carota. Una vicina di casa si permette di minacciarlo: la signora Lepic accorre, si arrabbia e libera suo figlio che è raggiante di gratitudine. "E ora a noi due", dice lei.
Il ragazzino cresce quasi allo stato selvatico, compie gesta che poco hanno  che fare con un ragazzino della sua età. Maneggia armi da fuoco, spara ai gatti senza motivo, va a caccia con suo padre ed usa il fucile, beve superalcolici su invito del padre. Insomma, una figura tutt'altro che positiva.
Eppure in lui l'autore vede se stesso e il racconto è fortemente autobiografico. La mancanza di amore, la freddezza dei rapporti con i suoi familiari sono sentimenti a lui ben note, tanto da dare vita ad un personaggio molto "crudo" che, però, pur essendosi adattato alla situazione, ogni tanto dimostra di avere un lato sconosciuto a tutti.

E' una figura arcaica - basta pensare alla data in cui il romanzo è stato scritto - che però da lettrice adulta (pur non potendo dire, complessivamente, che il libro mi sia piaciuto) mi ha fatto molto riflettere sui rapporti tra madre e figlio, tra padre e figlio ed anche tra fratelli.

Un bambino che non è amato non saprà amare.
Un bambino che non conosce le coccole non saprà coccolare.
Un bambino continuamente schernito penserà che schernire sia la normalità.

Il romanzo sarà pure antico, ma quanto è vero tutto ciò, ancora oggi!

Questa lettura mi permette di partecipare alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la prima tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 1: un libro con un alimento nel titolo. In questo caso, CAROTA.

giovedì 8 marzo 2018

Dead Man. Il fuorilegge della magia nera (D. Finn)


E' la prima volta in assoluto che leggo un libro fantasy in cui la magia la faccia da padrona. Non mi ha mai attirata questo genere così come non mi attirano storie di zombie, di vampiri annessi e connessi. Ebbene, leggendo le avventure di Cisco Suarez ho trovato tutto questo. 

Dead Man è un libro che non posso dire mi sia piaciuto del tutto proprio perché si tratta di un genere che non mi attira. Senza ombra di dubbio, però, racconta una storia piena di azione, un'avventura originale e dal ritmo altissimo con un personaggio - Cisco - che ha tutte le caratteristiche per essere il figo di turno anche se non è questo l'aspetto che emerge tra le pagine.

Non c'è traccia di romanticismo tranne che per qualche accenno alla sua storia con la sua precedente fidanzata. 
C'è la perdita della propria famiglia con annesso senso di colpa per non essere stato in grado di difenderla.
C'è un amico che, a distanza di 10 anni, Cisco fa fatica a riconoscere come tale per via delle scelte che ha fatto strada facendo.
C'è la morte di mezzo.

Dunque... non mi sarà facile raccontare questa storia e chiedo perdono se non sarò molto efficace. 

Dicevo, Cisco Suarez è il protagonista: è un animista, un essere umano in grado di entrare in contatto con gli spiriti per ottenere energia magica. Negromante, incantatore di ombre, fuorilegge della magia nera. Così lui stesso si definisce.
E' un uomo morto. Cioè, è morto dieci anni prima ed ora si ritrova vivo e vegeto ma con un buco profondo nella mente: non ricorda come è morto, non ricorda cosa ha fatto in questo arco di tempo. Niente di niente. Quasi non si rende conto, sulle prime, di essere tornato nei posti in cui ha vissuto ma dieci anni dopo. E' evidente che molto è cambiato, dalle persone agli ambienti, alla tecnologia. E' stato riportato alla vita da una magia molto potente e fin dal primo momento in cui si rende conto di essere vivo, ritrovatosi dentro un cassonetto, Cisco deve guardarsi le spalle da qualcuno, o qualcosa, che è evidentemente potente lo è ancora di più. 
Trae la sua forza dalla magia, dall'oscurità e si difende anche a grazie a tatuaggi magici che non ricorda di aver mai fatto ed ha un fisico da culturista che non gli appartiene. Segno, questo, che nei dieci anni di buio completo della sua mente deve essersi allenato parecchio. Ma non lo ricorda.

Ha una gruppo di personcine non troppo a modo alle calcagna e le intenzioni non sono delle migliori. Evidentemente, ma lui non lo ricorda, deve aver fatto qualche cosa (o aver posseduto qualche cosa?) che questi signori intendono rivendicare con coltelli, pistole e tutto ciò che possa essere usato come arma.

Pian piano si rende conto di essersi immischiato in qualche cosa di sporco, talmente sporco da avere a che fare con morti, zombie, vampiri ed è mosso non solo dalla voglia di difendersi ma anche di avere delle risposte e, soprattutto, di vendicarsi.

Nel momento in cui va alla ricerca della sua famiglia e apprende che sono stati tutti brutalmente uccisi - padre, madre e sorella - la situazione si complica ancora di più. Ora non ha solo la sua, di morte, da vendicare ma anche quella dei suoi cari. 

Cisco è un personaggio misterioso che, però (e l'ho molto apprezzato) pian piano si svela e fornisce chiare spiegazioni ai profani e lo fa in modo diretto, rivolgendosi direttamente ai lettori. Spiega questioni legate alla magia nera, alle ombre, agli zombie, ai suoi poteri. Aiuta lettori come me - poco inclini a storie di questo tipo - a capire qualcosina in più.

Lui è decisamente magnetico. La descrizione fisica permette di avere davanti agli occhi un bel fusto capace di prendersi un proiettile nel petto e sentirlo appena. Quella canotta che gli avvolge i pettorali lascia ben immaginare il contenuto e il suo modo di fare - senza paura e consapevole delle proprie capacità - lo identifica come un duro a tutti gli effetti anche se emergono alcuni aspetti meno invincibili e più umani.
Mi sembra davvero strano fare questi discorsi, parlare di soprannaturale, di morti viventi e tutto il resto ma per questa storia è così. 

La storia di fondo funziona. Non mancano rivelazioni sconvolgenti, personaggi secondari che non sono come appaiono, un amore d'altri  tempi oramai perduto. La storia è autoconclusiva ma non del tutto visto che restano in sospeso alcune questioni lasciate da parte per alimentare una serie.
Per chi ama il genere è più che consigliato. Io per ora non ho molta curiosità di capire cosa combinerà Cisco ma chissà... magari più avanti mi tornasse la voglia di cani zombie e uomini morti-non morti!!

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro adatto per lo spicchio nero, obiettivo 1 (recensito dalle organizzatrici).

domenica 1 novembre 2020

Alaska. La resa dei conti (B. Novak)

So che è uscito il quarto volume della serie che ha per protagonista Evelyn Talbot ed ora che ho letto il terzo, Alaska. La resa dei conti, posso pensare anche all'ultima uscita.

Evelyn è stata rapita, torturata e quasi uccisa dal suo fidanzatino, quando aveva sedici anni. Un giovane che ha anche ucciso (dopo averle torturate) le sue migliori amiche. Sopravvissuta a colui che aveva creduto essere l'amore della sua vita, Evelyn è ora impegnata ad Hannover House, un carcere particolare, nel quale sono detenuti psicopatici che si sono macchiati di ogni tipo di delitto e che lei intende studiare per comprenderne i comportamenti ed evitare ad altre potenziali vittime di diventare tali. E' una donna determinata: vuole svelare i segreti delle menti malate.

La struttura si trova in un piccolo centro, in Alaska, e la sua presenza non è ben vista dai pochi residenti del posto che, nei due anni di apertura della stessa, hanno avuto a che fare con diversi omidici che hanno toccato da vicino la stessa Evelyn tanto che, nel libro precedente, lei stessa ha rischiato di lasciarci la pelle. 

Dopo le vicissutini narrate nei due libri precedenti, Jasper (questo il nome di colui che ha tentato di uccidere Evelyn) è ancora una minaccia e continua a colpire. Vicino, molto vicino a lei. 

Amarok, l'uomo che Evelyn ha trovato lungo il suo cammino e che le ha promesso di trovare quell'assassino, è alle prese con il ritrovamento dei cadaveri di due donne sui quali si allunga l'ombra della mano omicida che Evelyn conosce bene.

L'autrice scrive molto bene ed è capace di coinvolgere il lettore in una narrazione efficace, carica di tensione così come di tenerezza nei momenti giusti. E dico tenerezza perchè alle vicende legate agli omicidi e a quanto accade ad Hannover House si alternano le vicende personale di una donna che, violentata e torturata da ragazzina, ha ritrovato solo con Amarok la sua voglia di vivere e di avere un'attività sessuale con un uomo che le ispira fiducia e che ama. L'aspetto rosa è quello - l'ho detto anche in precedenza - che mi piace meno nel complesso del racconto ma ci sta, perchè è un aspetto importante (la fragilità da quel punto di vista) nel delineare la personalità della protagonista ed anche dell'uomo che ha accanto.

La situazione personale di Evelyn si complica con l'arrivo in Alaska di sua sorella che, chiamata da Amarok per tenere compagnia alla sua donna e per condividere con lei bei momenti, si porta dietro un fardello personale molto pesante, che Evelyn non avrebbe mai potuto immaginare. Non è stata affatto una scelta felice quella di invitarla tra le nevi, soprattutto in questo momento. E mi è sembrato anche sciocco pensare di lasciare quella ragazza sola mentre Evelyn è impegnata al lavoro... se ha paura lei a stare sola in casa, figuriamoci sua sorella, pur sempre una donna sola! Da questo punto di vista mi parso di leggere un po' di superficialità.

A tratti ho trovato la storia un po' ripetitiva, soprattutto nel ripetere quanto Jasper sia pericoloso, come si sia comportato in passato, quante vittime abbia lasciato lungo il suo cammino e quanto possa essere vicino. Perchè vicino, Jasper, lo è. E pure tanto! Troppo per passare così inosservato, sotto il naso di tutti.

Eppure, anche se con alcuni difetti, la narrazione cattura. Ed anche stavolta, come capitato nei capitoli precedenti, la tensione sale all'ennesima potenza nel finale quando si passa all'azione vera. 

Ce la faranno a mettere le manette ai polsi di quello squilibrato di Jasper?
***
Alaska. La resa dei conti
Brenda Novak
Giunti Editore
432 pagina
19.00 euro copertina rigida - disponibile per Kindle Ulimited

giovedì 8 settembre 2022

Loveless (A. Oseman)

Iniziamo col dire che il titolo è fuorviante perché tutto si può dire tranne che in questa storia manchi l'amore. Almeno secondo me, l'amore si legge in ogni riga anche se espresso in maniera diversa da ciò che si può pensare. Non è forse amore la passione che si ha per il teatro? Non è una forma d'amore l'affetto che si prova per un amico? E quello per se stessi cos'è, se non amore? Titolare una storia di questo tipo "senza amore" secondo me è fuorviante rispetto al messaggio che si vuole lanciare.

Ma il titolo è l'ultimo dei problemi, secondo me.

Sarò sicuramente impopolare ma questa lettura non mi è proprio piaciuta. Il problema non sono gli argomenti di cui si parla - la protagonista è un'adolescente che è alla ricerca della sua identità sessuale, si parla di una infinitià di identità sessuali differenti, anche con acronimi che per me erano sconosciuti - quanto le modalità con cui lo si fa. Secondo il mio parere è l'intera storia che non funziona. O meglio, trovo che sia proposta per catturare le attenzioni di giovani lettori e lettrici ripetendo ad oltranza gli stessi concetti fino a noia. 

Prima di scendere nel merito, la trama in pillole. Georgia è una matricola dell'università ed ha un concreta difficoltà ad essere attratta da qualcuno, il genere non importa. Vorrebbe tanto avere una storia d'amore, essere coccolata, amata, corteggiata ma non ce la fa proprio a lasciarsi andare e l'idea di stare con qualcuno, soprattutto dal punto di vista fisico, la infastidisce. Si sente diversa dagli altri, dai suoi coetanei e dalle sue coetanee che, invece, hanno atteggiamenti ben diversi dai suoi.

Pip e Jason sono i suoi migliori amici con i quali va d'accordo da sempre. Quando la ragazza si troverà a condividere la stanza con l'esuberante Rooney e quando deciderà di farsi aiutare da lei a superare il blocco emotivo del quale crede di essere vittima, gli ingranaggi inizieranno a scricchiolare per una serie di motivi. 

L'autrice propone una riflessione sulla sessualità intesa a 360° ma lo fa, secondo me, in modo ossessivo. 

Parole come sesso, sessualità, sessuale, asessuale si ripetono per oltre 180 volte in tutto il libro: praticamente ogni due pagine si parla di sesso. La parola bacio si ripete 40 volte. La parola fanfiction (che non c'entra con il discorso sulla sessualità ma che a me è risultato disturbante) viene citata più di trenta volte e alla fine mi è venuto da dire: ok, ho capito che la protagonista legge questa roba ma basta!!!!

Ho trovato la storia ripetitiva, ridondante e una trama che mi è sembrata forzatamente strutturata per piacere ai lettori più giovani facendo leva sulla loro immaturità - non me ne voglia nessun adolescente - sul fronte della consapevolezza sessuale. Secondo me ne escono ancora più confusi!!!

Uni al posto di università, poi, non si può sentire!!! Non è una lettura nelle mie corde, mi spiace. Ho approfondito termini come aromantico o asessuale anche se più che di un approfondimento ho avuto la sensazione che si trattasse del ripetere fino a noi le stesse cose... ho apprezzato il valore che viene dato all'amicizia anche se non ho condiviso alcune reazioni da parte di chi si professa amico in determinati momenti ma devo ammettere che non vedevo l'ora che finisse.

Mi spiace. Non mi è piaciuto e non ho intenzione di leggere altro di questa autrice.

Tu sei antica - direte voi.

Bhè, la carta d'identità parla chiaro ma sono anche una lettrice che legge di tutto e che ha maturato un certo spirito critico che magari i lettori più giovani non hanno però a mia figlia, che di anni ne ha 17, un libro così non credo che lo consiglierei...
***
Loveless
(Alice Oseman)
Mondadori editore
384 pagine
19.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

giovedì 10 settembre 2015

La porta chiusa (A. Holt)

Helen Lardhal Bentley è la prima Presidente donna degli Stati Uniti. E' in carica da appena quattro mesi quando, durante un viaggio istituzionale ad Oslo, scompare.
Su una così prestigiosa scomparsa indaga la polizia norvegese ma anche gli americani vogliono avere voce in capitolo.
E' questa la storia attorno alla quale si snoda il romanzo La porta chiusa, di Anne Holt, il terzo della serie di Vik e Stubø.
 
Accanto ai migliori uomini della polizia norvegese arriva anche il capo di una importante sezione dell'Fbi. Risponde al nome di Warren Scifford. E' l'uomo che Jhoanne Vik non vuole nemmeno sentir nominare, l'uomo con cui ha avuto una storia in passato ma che resta un mistero nella sua vita tanto che ha chiesto a suo marito, Yngvar Stubø, di promettere che mai avrebbe chiesto qualche cosa su di lui e sulla loro storia. Scifford torna prepotentemente nella vita di Vik anche se in modo indiretto: chiederà di averla come intermediaria durante le indagini congiunte con la polizia norvegese. Non sarà possibile, allora ripiega su Stubø. Vorrà lui accanto a se durante tutte le indagini.

Scifford non è l'unico peronaggio che già conoscevo e che ricompare su un romanzo della Holt. Ci sarà anche Hanne Wilelmsen: una poliziotta incontrata in un altro romanzo della Holt ma non della serie di Vik e Stubø. La ricordavo un tantino diversa... ed in effetti qualche cosa nella sua vita cambierà rispetto al primo romanzo in cui è stata protagonista ma per arrivare a tale cambiamento sarà necessario leggere gli altri libri della serie che si apre con La dea cieca (cosa che non mancherò di fare visto che la Holt mi piace sempre più):

La storia è molto attuale: si fanno riferimenti alla politica internazionale, ai rapporti tra Usa e Norvegia, alle conseguenze collegate ai tragici eventi dell'11 settembre e, ancora una volta, l'autrice punta molto sui personaggi femminili. E' il quarto libro che leggo della Holt ed in ognuno questa sua caratteristica viene confermata. 

Nel romanzo si intrecciano drammi personali, segreti legati alla vita privata dei vari personaggi con la politica intenzionale ed entra in gioco anche qualche Paese lontano sia dall'una che dall'altra nazione. Un ricco personaggio Saudita entra in gioco come regista di una operazione studiata a tavolino da anni e messa in atto con calma, con pazienza e grazie a tante pedine che, loro malgrado, si trovano ad essere parte di un grande disegno criminale.. Non posso dire di più sulla trama. 

Mi limito a dire che questa autrice mi piace anche se stavolta non sono riuscita ad afferrare alcuni passaggi. Non ho ben capito (ma lo si capisce?) il ruolo di Scifford che va bene oltre quello di un capo dell'Fbi. In alcuni passaggi ho trovato delle forzature (una su tutte un fortuito, importantissimo ritrovamento che appare una coincidenza un bel po' esagerata) che rendono troppo inverosimili alcune circostanze.

Nonostante ciò, il libro mi è piaciuto. 
Non scorrono fiumi di sangue, non ci sono dettagli macabri ma questo nulla toglie alla gravità di alcune situazioni. 
Forse complessivamente il romanzo è poco credibile ma... è pur sempre un romanzo ben scritto, ben architettato e ben posto. Sono indulgente con la Holt perchè mi piace. Leggerò altro di suo.

Un appunto sul titolo e sulla copertina.
La versione originale non ha niente a che fare con la traduzione del titolo italiana: Presidentens valg non ha niente a che fare con il titolo italiano. Entrambi sono calzanti con la storia perchè comunque c'è una porta chiusa dietro la quale succede qualche cosa. La copertina, però... è bella, quella della versione italiana (per lo meno a me piace) ma quella originale trovo che calzi di più con la storia. Mettere una così bella donna dietro ad una porta che si sta aprendo non c'azzecca molto con il racconto.
Ne ho trovata un'altra, oltre a quella con i colori della bandiera americana, che dev'essere di un'altra edizione e che credo possa essere considerata una via di mezzo tra le due, tra quella italiana e quella originale. Compare un luogo non ben definito, con un sottofondo di rosso che richiama qualche cosa di misterioso...  ma quella originale resta più calzante, seppur la versione italiana più bella.

Ho preso in prestito il libro dalla biblioteca del mio comune e a giudicare dalle sue condizioni credo di essere stata la prima a prenderlo in prestito.
Ora cercherò gli altri della stessa autrice ma dell'altra serie anche se in questa storia viene svelato un dettaglio sulla vita di Hanne Wilhelmsen che avrei preferito non sapere, per non togliermi il gusto della sorpresa. Pazienza. farò finta di non sapere niente!

Ps: l'avevo notato anche negli altri libri letti di questa autrice ma non l'ho mai sottolineato. Spesso, troppo spesso, lascia i discorsi incompiuti durante i dialoghi. Un pochino questa cosa mi ha indispettita... A volte le interruzioni sono motivate. Altre volte ho avuto la sensazione che il discorso restasse davvero a metà...

Ps del ps: per chi avesse il precedente e si aspettasse qualche sviluppo... niente da fare. Storia del tutto nuova anche se viene nominato un personaggio chiave del libro precedente.
*** 
La porta chiusa
Anne Holt
Einaudi Stile Libero * Big
18.50 euro