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sabato 4 settembre 2021

Il danno (J. Hart)

Come nasce un'ossessione? Nel libro Il danno, Josephine Hart racconta una storia nella quale non si manifestano particolari meccanismi dai quali si scatena un'ossessione. Due anime si riconoscono all'istante, due corpi si cercano senza filtri e senza curarsi troppo di tutto ciò che c'è attorno.

 In una vita fatta di abitudini, di serenità conquistata senza troppa fatica, di equilibri oramai consolidati nel tempo, basta un piccolo elemento di novità a portare scompiglio anche se, sulle prime, nessuno se ne accorge tranne i protagonisti.

Stephen Fleming è un medico che si infila nella vita politica con un certo successo. Ha una vita familiare tranquilla con una moglie e due figli, un maschio ed una femmina, ha una casa accogliente e ben curata, una rispettabilità conquistata nel tempo.

Quando conosce Anna, la fidanza di suo figlio, di otto anni più grande di lui, tutti gli equilibri raggiunti nei suoi cinquant'anni di vita iniziano a vacillare: quella che nasce tra loro è una passione incontrollabile, che non ha niente a che fare con i sentimenti (anche se su questo andrebbero fatti i dovuti distinguo) ma che sfocia in incontri clandestini intensi ed appassionati a fronte dei quali avvengono incontri pubblici, in famiglia, nei quali i due debbono mantenere il loro rapporto su un piano del tutto diverso.

Ciò che mi ha maggiormente colpita di questa storia è lo stile asciutto utilizzato nel descrivere il rapporto tra i due. L'approccio iniziale è tanto intenso quanto distaccato. Non ci sono corteggiamenti, non ci sono dialoghi che non vadano oltre il momento della passione. Tutto è feroce, intenso, totalizzante tra i due, come se fosse qualche cosa di naturale, di irrinunciabile tanto da portare lui a valutare la possibilità di lasciare tutto per lei. Anna, però, non è del suo stesso avviso. Anna è una donna che ha subìto un danno nel profondo, qualche cosa si è spezzato in lei ed ora nei suoi comportamenti, nelle sue scelte si riflettono le conseguenze di quel danno.

A suo modo la donna lancia anche un avvertimento a Stephen nei primi capitoli del libro.

Ho subìto un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere.

Ed è quello che, di fatto, fa. Sopravvive senza porsi troppi interrogativi anche quando le cose precipitano. 

Ma non sono affatto propensa ad attribuire a lei la "colpa" - ammesso che di colpa si possa parlare - di un rapporto insano. Si è pur sempre in due quando si sceglie di stare insieme, in un modo o nell'altro per cui non sono affatto d'accordo nell'assegnare colpe. Uomo e donna sono partecipi alla pari di una scelta - quella che li porta a consumare momenti di passione fuori dall'ordinario - che li vede entrambi consapevoli. Punto.

In alcuni passaggi ho avuto l'impressione che la narrazione fosse un po' troppo frettolosa, come se l'autrice volesse far passare per normale e scontato ciò che, in realtà, non lo è per niente.

Anna è una figura enigmatica, una donna dalla personalità difficile da decifrare, dai comportamenti quasi meccanici e dai sentimenti manifestati in modo alquanto strano. A ben guardare non fa niente per attirare a sé quell'uomo. Non lo stuzzica. Non lo seduce. Si limita a guardarlo, a stringerli la mano quando gli viene presentata e da quel momento è un crescendo di pazzia, passione, felicità e disperazione che si consumano con un'intensità tali da fare male ma da lasciare anche una sensazione di vuoto e di pochezza. Niente oltre la passione. Niente oltre l'attimo vissuto alle spalle del mondo. Niente che non sia il soddisfare i propri istinti e le proprie necessità fisiche che, per lui, erano sopite da tempo.

Se mi è piaciuto? Mha... non mi ha lasciato molto, devo essere sincera. Il finale era facilmente immaginabile, difficile pensare che tutto potesse filare liscio come avevano immaginato.

E non mi permetto nemmeno di cadere in facili giudizi. L'aspetto morale della situazione non è contemplato affatto. Lei è la fidanzata del padre di lui ma, se non fosse per qualche scrupolo legato più che altro ad un transitorio senso di colpa da parte dell'uomo, il rapporto tra i due viene consumato senza dare spazio ad altro che non sia la passione per poi salutarsi come se niente fosse accaduto. Non è poi così impensabile una situazione del genere, no?

***
Il danno
Josephine Hart
Feltrinelli Editore
168 pagine
3.90 copertina flessibile, 7.00 euro copertina rigida, 6.99 formato kindle

domenica 20 giugno 2021

Falli soffrire 2.0. Gli uomini preferiscono le stronze - versione aggiornata (Sherry Argov)

Quando questo libro mi è stato proposto per uno scambio l'ho guardato con sufficienza e senza il minimo interesse. Poi ci ho ripensato, considerando che potesse essere una lettura divertente o, se non altro, un modo per staccare la spina tra un romanzo più impegnato e l'altro.

Calzava a pennello per una challenge di lettura che sto seguendo e me lo sono portato al mare.

Bhè, di spunti di riflessione accanto ai quali mettere un post it ne ho trovati tanti.

Per scrivere questo libro l'autrice ammette di aver fatto delle interviste e molte ricerche che le hanno permesso di raccogliere la testimonianza di uomini e donne: grazie a loro ha stilato un lista di cento regole di seduzione chiamate leggi del fascino che danno vita ad una sorta di guida alle relazioni di coppia rivolta alle donne troppo premurose, alle classiche brave ragazze.

L'appellativo stronze non è usato in senso dispregiativo. L'autrice lo chiarisce fin dall'inizio e lo spiega, poi, una pagina dopo l'altra. La stronza è una donna gentile ma forte dotata di una particolare energia sotterranea, una donna che non rinuncia alla propria vita e che non darà mai la caccia ad un uomo lasciando intendere di essere disperata. Si tratta di una donna che tiene prima di tutto a se stessa, che ha quel sangue freddo necessario per rimanere calma anche quando è sotto pressione, che non si concede senza limiti per la sola necessità di avere un uomo. La stronza si ama ed ha una straordinaria capacità di pensare con la sua testa, non vive secondo gli standard imposti da altri ma secondo i propri, trovando poi la chiave per arrivare ad un buon equilibrio con il partner. Si tratta di una donna che ha la presenza di spirito per fare ciò che è meglio per se stessa e mantiene un atteggiamento che ribadisce di non aver bisogno di essere lì, ma di aver scelto di esserci.

Una stronza è una stronza - dice ad un certo punto l'autrice - perché non è disposta a buttarsi via.

Si tratta di un libro che aiuta le donne ad imparare le regole di un gioco che richiede molta autostima e un pizzico di sfrontatezza. Servili e sottomesse: non sono queste le caratteristiche che piacciono agli uomini nella donna che vorrebbero avere accanto. Magari possono piacere sulle prime ma ben presto la relazione - questo emerge dalle tante interviste effettuate dall'autrice - l'uomo si annoia e la relazione si appiattisce.

Grazie anche a delle tabelle e a degli esempi molto chiari l'autrice mette a confronto due tipologie di donne - le stronze e le brave ragazze -  e aiuta a comprendere quali comportamenti sono sbagliati e quali, invece, portano verso la giusta direzione.

Io credo che non si possa fare un discorso valido in assoluto per tutte allo stesso modo ma mi sono trovata d'accordo su tante delle considerazioni fatte. 

In sintesi il messaggio che lancia l'autrice è chiaro: 

(...) invece che cercare di soddisfare lui in tutto e per tutto, impegnatevi ad appagare voi stesse... perché alla fine solo così riuscirete davvero a compiacerlo.

In alcuni passaggi ho trovato la lettura un po' ripetitiva ma comunque mi è sembrato utile ripassare alcune lezioncine di autostima che, spesso si perde per strada quando si muovono i primi passi nel creare le basi per una relazione solida (ed anche, a dire il vero, durante una relazione consolidata).
***
Falli soffrire 2.0. Gli uomini preferiscono le stronze
Sherry Argov
Piemme
316 pagine
17.00 euro copertina flessibile

lunedì 22 marzo 2021

Il bacio d'argento (A. Curtis Klause)

Non amo storie di vampiri ma ci sono cascata di nuovo. Il bacio d'argento è un libro che mi aspetta da tempo, acquistato per curiosità attirata soprattutto dalla dicitura romanzo gotico che ho trovato in copertina.

Non sono molto esperta di romanzi gotici e nemmeno di vampiri. Lo ammetto. 

Però mi piace spaziare con le mie letture ed il gotico è un genere che da tempo ho il desiderio di approfondire per cui eccomi qui a parlarne, a lettura terminata.

Devo dire innanzitutto che è un romanzo molto triste. È triste la protagonista, Zoe, è triste la situazione che sta vivendo con la madre malata terminale di cancro, è triste Simon, il vampiro che incontra, tormentato da un'esistenza-non esistenza e da una dannazione che gli pesa. Non è un personaggio spocchioso ma tormentato. Ed è triste anche tutto il resto, con un'amica che se ne sta andando visto che la famiglia si trasferisce, un padre che è troppo impegnato tra il lavoro e la malattia di sua moglie per pensare a lei.

Nel mettere a fuoco il personaggio di Zoe ho immaginato una giovane profondamente sola ed anche un tantino incosciente nel momento in cui incontra un giovane che mostra subito di avere qualche cosa da nascondere ma che, ben presto, le racconterà tutto della sua vita, della sua lunga esistenza e della sua missione. E non è certo una storia semplice da digerire ma lei non batte ciglio. Finalmente si sente considerata da qualcuno e sembra non dare nessun peso al pericolo e alla morte che quel giovane si porta dietro. Questa sua incoscienza mi ha un po' indispettita, sulle prime, poi mi sono resa conto che, probabilmente, è dovuta al grande vuoto che questa ragazza ha dentro. Un vuoto che Simon sembra poter riempire, in qualche modo.

Le ambientazioni tetre, scure, notturne sono quelle che mi aspettavo e sono piuttosto efficaci ma non mi aspettavo che da metà libro in avanti la narrazione accelerasse a tal punto da farmi pensare che l'epilogo stesse arrivando con eccessiva velocità. Un epilogo, tra l'altro, che non avevo assolutamente immaginato e che mi è sembrato il più giusto per tutti. 

Ho notato che non viene fatto il minimo accenno ad eventuali indagini effettuate per risalire alla mano omicida - perché è di questo che si parla, anche - ed ho avuto come la sensazione che la comunità si rassegnasse, quasi, a quelle sistematiche morti, come se sapesse di essere impotente davanti ad una così chiara manifestazione del male.

Non ho termini di paragone per cui non sono in grado di fare confronti con altri libri di questo genere. Ho letto la serie Black Friars e nient'altro, non credo che basti per mettere a confronto libri che, peraltro, sono stati pubblicati a distanza di oltre venti anni l'uno dall'altro (o meglio, dagli altri, visto che si tratta 
di una serie) per cui si può pensare che il genere sia anche evoluto. 

Lettura piaciuta? Non che mi aspettassi qualche cosa di più, a dire il vero... però l'ho trovata un po' lenta e ripetitiva nella prima parte per poi, come ho accennato, arrivare ad un'accelerazione. 

Se si cerca un libro di questo tipo senza troppe aspettative e se si tiene conto che è stato scritto più di venti anni fa allora andate tranquilli!
***
Il bacio d'argento
Annette Curtis Klause
Salani Editore
184 pagine
12.00 euro copertina flessibile

domenica 1 novembre 2020

Alaska. La resa dei conti (B. Novak)

So che è uscito il quarto volume della serie che ha per protagonista Evelyn Talbot ed ora che ho letto il terzo, Alaska. La resa dei conti, posso pensare anche all'ultima uscita.

Evelyn è stata rapita, torturata e quasi uccisa dal suo fidanzatino, quando aveva sedici anni. Un giovane che ha anche ucciso (dopo averle torturate) le sue migliori amiche. Sopravvissuta a colui che aveva creduto essere l'amore della sua vita, Evelyn è ora impegnata ad Hannover House, un carcere particolare, nel quale sono detenuti psicopatici che si sono macchiati di ogni tipo di delitto e che lei intende studiare per comprenderne i comportamenti ed evitare ad altre potenziali vittime di diventare tali. E' una donna determinata: vuole svelare i segreti delle menti malate.

La struttura si trova in un piccolo centro, in Alaska, e la sua presenza non è ben vista dai pochi residenti del posto che, nei due anni di apertura della stessa, hanno avuto a che fare con diversi omidici che hanno toccato da vicino la stessa Evelyn tanto che, nel libro precedente, lei stessa ha rischiato di lasciarci la pelle. 

Dopo le vicissutini narrate nei due libri precedenti, Jasper (questo il nome di colui che ha tentato di uccidere Evelyn) è ancora una minaccia e continua a colpire. Vicino, molto vicino a lei. 

Amarok, l'uomo che Evelyn ha trovato lungo il suo cammino e che le ha promesso di trovare quell'assassino, è alle prese con il ritrovamento dei cadaveri di due donne sui quali si allunga l'ombra della mano omicida che Evelyn conosce bene.

L'autrice scrive molto bene ed è capace di coinvolgere il lettore in una narrazione efficace, carica di tensione così come di tenerezza nei momenti giusti. E dico tenerezza perchè alle vicende legate agli omicidi e a quanto accade ad Hannover House si alternano le vicende personale di una donna che, violentata e torturata da ragazzina, ha ritrovato solo con Amarok la sua voglia di vivere e di avere un'attività sessuale con un uomo che le ispira fiducia e che ama. L'aspetto rosa è quello - l'ho detto anche in precedenza - che mi piace meno nel complesso del racconto ma ci sta, perchè è un aspetto importante (la fragilità da quel punto di vista) nel delineare la personalità della protagonista ed anche dell'uomo che ha accanto.

La situazione personale di Evelyn si complica con l'arrivo in Alaska di sua sorella che, chiamata da Amarok per tenere compagnia alla sua donna e per condividere con lei bei momenti, si porta dietro un fardello personale molto pesante, che Evelyn non avrebbe mai potuto immaginare. Non è stata affatto una scelta felice quella di invitarla tra le nevi, soprattutto in questo momento. E mi è sembrato anche sciocco pensare di lasciare quella ragazza sola mentre Evelyn è impegnata al lavoro... se ha paura lei a stare sola in casa, figuriamoci sua sorella, pur sempre una donna sola! Da questo punto di vista mi parso di leggere un po' di superficialità.

A tratti ho trovato la storia un po' ripetitiva, soprattutto nel ripetere quanto Jasper sia pericoloso, come si sia comportato in passato, quante vittime abbia lasciato lungo il suo cammino e quanto possa essere vicino. Perchè vicino, Jasper, lo è. E pure tanto! Troppo per passare così inosservato, sotto il naso di tutti.

Eppure, anche se con alcuni difetti, la narrazione cattura. Ed anche stavolta, come capitato nei capitoli precedenti, la tensione sale all'ennesima potenza nel finale quando si passa all'azione vera. 

Ce la faranno a mettere le manette ai polsi di quello squilibrato di Jasper?
***
Alaska. La resa dei conti
Brenda Novak
Giunti Editore
432 pagina
19.00 euro copertina rigida - disponibile per Kindle Ulimited

mercoledì 14 ottobre 2020

Non c'è niente di male a essere felici (L. Holmes)

Capitano situazioni, a volte, che cambiano la vita.

Può succedere che una donna pronta a lasciare un marito che non ama più si trovi davanti all’improvvisa morte di lui e restare in quella casa in cui aveva deciso di non voler più vivere.

Può succedere ad un lanciatore di successo di non riuscire più a fare ciò che lo ha reso famoso e a doversene fare una ragione.

Lei è Evvie. Lui è Dean. Quando le loro esistenze si incontrano – lui va a vivere in affitto in casa di Evvie – scatta qualche cosa. E' la loro storia quella che viene raccontata nel libro Non c'e niente di male a essere felici che ho letto in collaborazione con Thrillernord.

Non è il classico colpo di fulmine, la classica storia d’amore tra due solitudini che si incontrano e  si trovano. Quella raccontata dall’autrice è una storia fatta di sensi di colpa, di silenzi, di quei “non detto” che prima o poi emergono con la forza di un uragano rischiando di portare via tutto. Ma è anche una storia di complicità, di comprensione, di voglia di essere d’aiuto a qualcuno quasi come se ciò fosse, a sua volta, una richiesta d’aiuto per se stessi seppur inconsapevole.

Devo ammettere che nella prima parte della storia mi sono trovata un po’ spiazzata perché non riuscivo a capire dove si volesse andare a parare. Due persone che si incontrano e sembrano essere amiche da sempre… mi è sembrata una forzatura. Poi, però, andando avanti, mi sono resa conto di quanto quell’apparente serenità fosse il preludio di un incontro più turbolento tra due esistenze, lo scontro di due diversi modo di soffrire, due diversi modi di affrontare il presente.

Inizia, così, il percorso che porterà i due protagonisti verso un futuro fatto non necessariamente di successi e di momenti di svolta. No, il bello sta proprio qui. Non è un romanzetto rosa che porta il lettore su una nuvoletta: è una storia in cui la sofferenza scava a fondo nella personalità dei due protagonisti e viene diversamente elaborata fino ad arrivare alla consapevolezza che anche il senso di colpa, anche un dolore grande, una grande delusione possono essere un terreno fertile per qualche cosa di positivo. I momenti di incontro tra i due protagonisti sono carichi di sensualità senza mai scadere nel volgare e questo l’ho apprezzato molto. Un semplice scambio di sguardi del tutto innocente tra i due riscalda il cuore… e fa bene all’anima di chi legge.

Questa storia è un invito a perdonarsi (almeno così l’ho interpretata io) a lasciare da parte quella severità che ognuno di noi tende a riservare a se stesso nei momenti difficili, un invito a prendere il coraggio a quattro mani per confrontarsi con le persone che ci vogliono bene e che ci sono accanto senza il timore di essere giudicati.

Una lettura che fa bene a chi crede di non avere un’opportunità, a chi crede di non meritarsi un’opportunità.

Una lettura che fa bene.
***
Non c'è niente di male a essere felici
Linda Holmes
Sperling & Kupfer
307 pagine
17.90 euro copertina rigida - 9.90 Kindle  

sabato 29 agosto 2020

Mary e il mostro. Amore e ribellione. Come Mary Shelley creò Frankenstein (L. Judge)

 
 

 

Secondo la leggenda Frankenstein nacque a seguito di una sfida quando, in una notte di tempesta, un gruppetto di persone raccolte vennero sfidate da Lord Byron, uno dei più grandi poeti romantici dell'epoca, a mettere su carta un racconto del terrore. 

Non è un'invenzione questa circostanza ma, a quanto pare, ad influenzare Mary Wollstonecraft Selley (questo è il nome completo di colei che ha dato vita al Mostro) nella stesura del romanzo furono tante vicende messe insieme, sassolini del cammino di una storia travagliata che hanno, per primi, segnato l'anima della giovane scrittrice.

Ammetto che fino a qualche settimana fa non conoscevo questa autrice e la sua travagliata vita. Quando mi sono recata in biblioteca per chiedere in prestito Frankenstein la bibliotecaria mi ha proposto anche il bellissimo Mary e il mostro: devo darle ragione, è una lettura che merita!

Allontanamento, isolamento, perdita, morte, sofferenza: tante le variabili che hanno influenzato una giovane che ha trovato nella storia del Mostro il modo per trasmettere la sua inquietudine. L'urgenza di dare vita ad una creatura senza nome - perchè tale è il Mostro per lei - diventa quasi come l'unico modo di combattere contro tutto ciò che ha trovato lungo il suo cammino.

Il libro di Lita Judge è una piccola meraviglia. Il testo, scritto in prima persona, trasuda emozioni amplificate dalle bellissime illustrazioni che l'accompagnano. L'amore, la speranza, l'illusione, la delusione, la sofferenza, la paura... si avverto a fior di pelle e le parole rendono alla perfezione la figura di una giovane donna che ha sfidato le convenzioni del tempo e le tante limitazioni imposte alle donne. Una penna così giovane, vissuta peraltro all'ombra di suo marito, ha trasformato tutta la sua sofferenza in un personaggio che è diventato ben presto un'icona della fantascienza e dell'horror. 

Ma ciò che colpisce non è tanto la sua capacità di imporsi nel mondo della letteratura - cosa di cui la giovane Mary non si è quasi nemmeno accorta - quando le tappe di un'esistenza vissuta completamente nell'ombra (rinnegata dalla famiglia per via di un amore clandestino con un uomo sposato, la forzata convivenza con la moglie di lui in attesa di un figlio, l'umore di un uomo psicologicamente provato, il grigiore degli stenti, le difficoltà quotidiane, la perdita di giovani vite....) e che trasuda sofferenza. 

Il giovane poeta Percy Bysshe Shelley entra nella sua vita come una folgore che le abbia attraversato l'anima. Reduce da un'infanzia difficile, con equilibri familiari delicati, la giovane Mary vede cambiare, all'improvviso, tutta la sua esistenza. Decide di cogliere un'opportunità: quella di aspirare ad una vita diversa, potenzialmente capace di soddisfare le sue aspettative sia dal punto di vista intellettuale che materiale ed umano. Shelley è riconosciuto oggi come uno dei maggiori poeti del romanticismo ma, all'epoca, le sue opere vennero respinte da gran parte di coloro a cui si rivolse, tacciato di blasfemia. Il riconoscimento del valore della sua opera avvenne grazie agli infaticabili sforzi di Mary, tanto da diventare l'idolo dei giovani poeti dell'epoca.

Mary è una giovane donna che non teme di fare le sue scelte. Difende il suo amore pur sapendo che non è quello a cui ogni donna vorrebbe aspirare. Si infila in una relazione che ogni persona moderna definirebbe estremamente dannosa ma va detto che, all'epoca, le relazioni violente e gli abusi erano all'ordine del giorno ma riesce a diventare lei stessa traino dell'esistenza di quel compagno che, in più occasioni, per via dei continui rifiuti, arriva sull'orlo della disperazione più assoluta. 

Le ragazze dovevano essere gentili e obbedire alle regole. Le ragazze dovevano essere silenziose e ingoiare punizioni e dolore. 

La bandirono dalla società perchè amava un uomo sposato. Gli amici la oltraggiarono. Il padre la cacciò di casa.

Ma lei non si nascose. Non si lasciò zittire. Lottò contro la crudeltà della natura umana. Scrivendo.

E' una donna capace di andare oltre le convenzioni. Una donna che soffre ma con dignità. Subisce gravi perdite ma trova il modo per andare avanti e trova nel Mostro lo sfogo a tante sue paure. E non si nasconde, mai, nemmeno nei momenti più difficili.

La Creatura le è sopravvissuta e continua a vivere ogni volta che qualcuno racconta la sua storia. 

Bel libro, con tanto di approfondimenti nelle pagine  finali che mi hanno permesso di conoscere meglio i personaggi (realmente esistiti) con dovizia di particolari.

Bellissima opera.  Storia dolorosa. Triste. Ma anche carica di speranza...

***
Mary e il Mostro. Amore e ribellione. Come Mary Shelley creò Frankenstein
Lita Judge
Edizioni Il Castoro
312 pagine
15.50 euro copertina flessibile

giovedì 9 aprile 2020

Tehran Girl (M. Mohebali)

Ho avuto occasione di leggere il libro Tehran Girl nell'ambito della collaborazione in corso con Thrillernord e devo dire che è stata un'esperienza di lettura particolare.

Elham, la protagonista, non rappresenta, di certo, l’immagine della donna Iraniana che ci arriva da quella cultura. Ha trentatré anni e non incarna affatto il prototipo della donna sottomessa.
Di mestiere fa la segretaria ma la storia ruota tutta attorno ad una realtà in sui si sente stretta: la donna porta addosso il peso di un passato che torna quotidianamente a bussare alla sua porta, ha bisogno di risposte per trovare quella pace che - nonostante i comportamenti sopra le righe - in realtà le manca. Ha bisogno di ritrovare suo padre che è lontano da 25 anni e che non ha più voluto sapere nulla della sua famiglia.

Io ammetto di non aver mai approfondito la cultura mediorientale e ammetto che la figura di Elham mi ha decisamente spiazzata. Dai ragionamenti ai comportamenti, dal modo di apparire al carattere: la protagonista ribalta l’idea di donna  iraniana che avevo in mente.
Ed anche la sua storia mi ha presa in contropiede: tanti, tantissimi i personaggi che compaiono in modo più o meno determinante con tanti, tantissimi nomi che ho fatto fatica a memorizzare. Comportamenti sopra le righe, a partire dalla sgommata con l’auto fino al calcio tra le gambe sferrato ad un bestione grande e grosso. Situazioni che ho fatto fatica a mettere in fila anche per via della scelta fatta dall’autrice di  continui salti temporali che, secondo il mio parere, non hanno agevolato la lettura.
Probabilmente è un mio limite, probabilmente non ero pronta per una lettura di questo tipo ma non posso negare di aver fatto fatica ad arrivare alla fine.
Ciò che più mi ha incuriosita tra le tante vicende narrate è stato il rapporto di Elham con suo padre: lui che se n’è andato 25 anni prima e che solo ora lei apprende essere ancora vivo. Lo rintraccia con estrema facilità ma il risultato di questo riavvicinamento è diverso da quanto la ragazza aveva sperato. Sono loro ad essere diversi e quel vuoto lungo 25 anni non è colmabile in modo altrettanto semplice.

L’aspetto più toccante dell’intera vicenda è il senso di colpa che la protagonista si porta addosso fin da quando era bambina: è convinta di essere stata lei la causa della rovina della sua famiglia ma si rende conto di essere stata tradita. Qualcuno ha tradito lei e la sua famiglia in un periodo di instabilità politica ed ora, a distanza di anni, ha intenzione di capire chi possa essere stato anche se questo non potrà certo restituirle gli anni perduti.

E’ una missione, la sua, che però ho avuto l’impressione si sia persa tra una situazione e l’altra. Non è un racconto lineare. E’ a tratti claustrofobico.
I due obiettivi – trovare suo padre e capire chi all’epoca la tradì – mi sono sembrati due enunciati rimasti appesi a penzoloni su personaggi, vite e storie che hanno portato altrove il lettore.

E’ una storia che consiglio a chi voglia conoscere un personaggio che rappresenta l’inquietudine di una generazione che cerca il suo spazio al di sopra delle convenzioni di un luogo e di un tempo che gli vanno decisamente stretti. Una letture per chi voglia conoscere uno stile narrativo particolare e non abbia paura, a sua volta, di far parte di un esperimento letterario, secondo me, non adatto a tutti.
***
Tehran Girl 
Mahsa Mohebali
Bompiani editore
240 pagine
17.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

mercoledì 8 maggio 2019

Deliziosa tentazione. Un’avventura d’amore e desiderio con la babysitter (J. Rossi)

Mila è una giovane - di età non meglio definita - che lavora al bar di un locale in cui si balla la lap dance. Suo fratello Julian è in un letto d'ospedale tenuto in vita dalle macchine a seguito di un brutto incidente stradale e visto che la degenza è costosa, molto costosa, Mila decide di guadagnare qualcosina in più ballando la lap dance nel locale in cui lavora.
La prima sera di esibizione entra per caso (ed è la sua prima volta, dice) un ricchissimo signore di un'età non meglio definita che la vede ballare mezza nuda e un po' impacciata: resta folgorato, decide che deve essere sua e solo sua, farà del tutto per averla e sente che di lei si può fidare tanto da andarla a cercare, il giorno dopo, per affidarle un lavoro come babysitter per sua figlia. Una figlia che adora e che è contesa con sua moglie, una donna molto particolare ed un po' fuori di testa, dalla quale sta divorziando. Avrà il divorzio, però, solo se fino al momento dell'apposizione dell'ultima firma non avrà storie con altre donne. E fino a quel punto problemi non ne ha avuti, dice. Con Mila la situazione si complica...

Storia assurda, personaggi assurdi, situazioni assurde per un libro che ho letto per la alla  Challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro valutato con meno di tre stelline su Amazon.
Che mi potevo aspettare? Niente di meglio di ciò che ho trovato.

Nell'arco di un mese lei che si dichiara vergine passa dall'essere una barista acqua e sapone ad essere una ballerina di lap dance fino a diventare babysitter/amante di un uomo straricco che non fa nessuna fatica a darle le chiavi di una delle due Lamborghini parcheggiate in garage. Non fa fatica ad affidarle, completamente alla cieca e solo sull'istinto che probabilmente gli arriva dalla zona del cavallo dei pantaloni, la sua unica figlia. Ma non finisce qui. Nell'arco di un mese saranno riservate altra sorprese che non posso svelare per non spoilerare la trama anche se ho una gran tentazione di farlo!

Una fatica la fa, però, Julian (questo il suo nome): non riesce a tenere a bada i suoi istinti pur sependo che cedere potrebbe voler dire perdere sua figlia.
Lui è uno spocchioso (potrei avere tutte le donne che voglio! Ora le faccio vedere che vuol dire stare con un uomo vero! Di sicuro non avrà mai provato le sensazioni che solo io le faccio provare...), superficiale (ne è prova il modo con cui fa la scelta di far entrare quella giovane sconosciuta nella vita sua e di sua figlia) ma riesce anche ad essere tenero (con sua figlia soprattutto), appassionato (e su questo aprirò una parentesi bella grande) e pronto a fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per difendere le persone che ama.

Dopo nemmeno un'ora da quando conosce la figlia di Julian la piccina la chiama mammina e non vuole più staccarsi da lei.  Lei, Mila... non sono proprio riuscita ad inquadrarla. Va a vivere a casa di un uomo che non conosce, i suoi genitori non sanno niente di tutto ciò, sostiene di essere l'unica che si dà da fare per tenere in vita suo fratello ma poi, alla fine, sono i genitori che decidono di staccare la spina. 
Anche qui, finale assurdo che più assurdo non si può ma non dico altro!
Apprezzabile il legame fraterno che emerge, apprezzabile il suo impegno per guadagnare le cifre stratosferiche che improvvisamente servono per tenere in vita Julian ma la situazione generale non è credibile per niente. Irritante, direi!

Assurde anche le scene di sesso con descrizioni minuziose, per gli amanti del genere porno è la lettura giusta, ma del tutto fuori luogo nel contesto di una storia che vuole anche essere tragica (vedi il ragazzo in ospedale, vedi la bambina contesa tra padre e madre) e profonda.
Chiedo scusa ma certe cose non le reggo!!! Vorrei spoilerare... vorrei, ma non posso ;-)

Se anche volessi chiudere un occhio sulle scene di sesso, ma la trama? Il finale? Nell'arco di un mese succede di tutto, fino al miracolo finale su più fronti. 
La figura della moglie di lui non è migliore: lotta con le unghie e con i denti per avere l'affido esclusivo di sua figlia pur non amandola (e lo dichiara) solo per far dispetto al suo ex marito e spillargli più soldi. E' così attenta a comportarsi bene per avere l'affido esclusivo che finisce per aggredire Mila, rapire (o quasi) sua figlia e presentarsi all'udienza dal giudice in condizioni che mi hanno fatto davvero dire "...ma no, dai, non è possibile". Talmente attenda da rovinarsi con le sue stesse mani.

Ho apprezzato solo una cosa: nella presentazione su Amazon - dove l'ho scaricato con l'abbonamento Kindle Unlimited - è inserita la dicitura 
Questo è un romanzo romantico di 44.000 parole adatto per chi ha più di 18 anni che contiene scene esplicite. 
Almeno questo.
Per il resto: fermate questa donna, questa autrice intendo! E correggete gli errori, suvvia! Già la trama non si regge, i personaggi non si reggono, il finale non si regge... pure gli errori!!!

Ho cercato di contenermi nel mio giudizio perché, davvero, la tentazione di raccontare riga per riga e demolirla, parola per parola, è stata davvero grande. 

Ah, un ultimo appunto: l'erotismo è altra cosa!!!
***
Deliziosa tentazione. Un'avventura d'amore e desiderio con la babysitter
Josefina Rossi
240 pagine
Kindle Unlimited