martedì 27 dicembre 2016

Ascolta il mio cuore (B. Pitzorno)

Siamo nel corso dell'anno scolastico 1949/1950. Prisca, Elisa e Rosalba sono allieve nella classe IV D della scuola Sant'Eufemia ed hanno a che fare con una nuova insegnante. Le aspettative sono molto alte così come molto alta sarà la delusione (ed anche la rabbia) nel momento in cui la nuova insegnante mostra la sua indole:
crudele,  bugiarda, prepotente, ipocrita, una vera carogna!
Questa è la descrizione della nuova insegnante che, non a caso, viene soprannominata Arpia Sferza! E' la maestra Sforza, ma quel soprannome che le è stato affibbiato se l'è guadagnato sul campo.

Nel romanzo Ascolta il mio cuore Bianca Pitzorno mette in ordine ricordi. Ricordi della sua infanzia, di quando era lei ad andare a scuola dando vita ad un libro che unisce, come lei stessa dice nella premessa, realtà e fantasia. Quanto narrato è realmente accaduto ma non tutte le vicende si sono verificate nello stesso anno, nella stessa classe e alle persone citate. Insomma, l'autrice ha messo insieme dei ricordi reali ma lo ha fatto romanzando il tutto. E le va riconosciuto di aver scritto in modo chiaro ed efficace, dipingendo i tratti di un'epoca lontana ma che non è stata dimenticata da chi l'ha vissuta.

In 317 pagine racconta la vita di ragazzine (si parla di una classe femminile) di parecchi anni fa, con situazioni dell'epoca (i grembiuli neri, le classi rigorosamente maschili o femminili e raramente miste, una netta separazione tra poveri e benestanti, le punizioni corporali che erano all'ordine del giorno).

Le protagoniste sono tre bambine, tre amiche, che raccontano ciò che accadeva in classe ma non solo: ciò che contava - e che ancora dovrebbe contare, a rigor di logica - erano i rapporti tra le persone ed è proprio di rapporti tra persone che l'autrice parla. I personaggi che si susseguono sono molti ed hanno caratteristiche proprie, specchio di un'epoca. Ecco, dunque, la nonna benestante che va in giro con il maggiordomo e l'autista, ecco la sartina che non può andare agli incontri con l'insegnante perchè deve prima pensare al lavoro e poi alla famiglia, ecco l'insegnante rigida e severa....  
Ed è proprio quella dell'insegnante la figura attorno alla quale si snoda gran parte del romanzo.

Un'insegnante che mi ha innervosita, lo ammetto. All'autrice va dato il merito di aver trasmesso, in modo semplice e diretto, la figura di un'insegnante d'altri tempi che, pur rispettando un codice di comportamento che riteneva giusto (per la dignità della classe e del suo insegnamento) arriva al lettore così com'è: irritante, irrispettosa, bugiarda... insomma, così come le bambine la descrivono. Ovviamente non appare così a tutte le bambine della classe. Ce ne sono alcune, quelle con la puzza sotto il naso, che apprezzano i modi dell'insegnante. Non è il caso di Prisca, Elisa e Rosalba che, deluse dalla nuova arrivata e dai suoi comportamenti, cercano di vendicarsi.

La nuova insegnante arriva in una classe di un certo livello, la IV D. Ed è proprio questo - il fatto di avere a che fare con figlie di persone di un certo ceto sociale - che la motiva nel suo insegnamento. Ecco, dunque, che quando arrivano due ragazzine di estrazione sociale piuttosto modesta - Adelaide e Iolanda - l'insegnante non ci pensa due volte a mostrare in modo palese il suo disappunto. E a diventare odiosa. Questo, almeno, è quello che ho pensato io.
Fa di tutto per allontanare le due pecore nere della situazione, le incolpa anche quando non hanno fatto niente, le maltratta, le offende a parole ma anche con comportamenti. L'ho odiata e mi spiace pensare che possano essere davvero esistite (e mi auguro che non esistano ancora) insegnanti così. E' vero, siamo in un'altra epoca, ma il rispetto per le persone, a prescindere dal loro portafogli, è qualche cosa su cui non transigo. Soprattutto, mi irrita l'idea che quei modi siano stati tollerati e giustificati, anche!

Ho amato, invece, le due bambine povere ed avrei voluto per loro un'opportunità in più. Famiglie come le loro ce ne sono state tante, a quell'epoca, e la loro rassegnazione mi ha commossa. 
Anche le tre protagoniste mi sono piaciute: hanno carattere, non temono di manifestare i propri sentimenti ed i propri pensieri anche se, va detto, in quel rigido ambiente scolastico non è così semplice farsi ascoltare. 

E' un romanzo che ho letto con piacere e che, pur avendomi innervosita con quella figura così particolare di insegnante, mi ha emozionata. E quando un libro è capace di trasmettere un'emozione credo che possa dire di aver colpito nel segno.

Con questo romanzo partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge. 
Nel titolo compare la parola CUORE ed un CUORE è rappresentato in copertina.

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