sabato 22 ottobre 2022

Ah l'amore l'amore (A. Manzini)

 

Mi è mancato, Rocco Schiavone. 

Quel suo modo di accusare il colpo ogni volta che risolve un caso, le canne fumate sulle scale, i discorsi a senso unico con la sua Marina che ormai l'ha lasciato da un po'. E mi sono mancati anche tutti gli altri della Squadra dai più dinamici ai più imbambolati perché, si sa, in una squadra ci può stare di tutto. Infine, mi è mancato il gioco di squadra che Schiavone è in grado di mettere in atto ogni volta.

Lo avevo lasciato su un letto d'ospedale con una pallottola in corpo. Lo ritrovo con un rene in meno ma vivo, sempre su quel letto d'ospedale, raggiunto dalla notizia della morte di un uomo piuttosto facoltoso durante un'operazione chirurgica. Un errore umano, così dicono, dello staff del dottore che aveva i ferri tra le mani: uno scambio di sacca con sangue non compatibile a quello dal paziente. Errore umano, inchiesta medica all'orizzonte, colpe alla malasanità. 

Ma qualche cosa non torna e Rocco Schiavone inizia a sentire puzza di bruciato tanto da iniziare ad indagare dall'interno anche se, formalmente, indagini in corso non ce ne sono perché il caso è in chiuso con un frettoloso errore medico.  

L'indagine è piuttosto sui generis ma parlando di quel Rocco Schiavone non mi meraviglia più di tanto. Tenace, pronto a mettersi in gioco quando è convinto che giustizia non sia stata fatta, abbiamo per le mani indagini che gravitano attorno all'ambiente medico ma che fanno portano lontano.

Ad arricchire l'indagine, che in alcuni non è poi così dinamica ma rischia di accartocciarsi su se stessa - ci sono le vicende personali della squadra. Antonio che si deve districare in una situazione sentimentale piuttosto intricata, ha un ampio spazio in questa storia e, onestamente, il modo in cui la vicenda per lui si evolve mi è anche sembrata un po' troppo frettolosa ed anche eccessivamente "a buon mercato". Tra i personaggi secondari è quello che cattura maggiormente l'attenzione del lettore.

E poi c'è anche la svolta finale sulla pistola che ha sparato il colpo che è costato un rene a Rocco. Anche se arriva sul finale, è una notizia tutt'altro che indolore per Rocco e per la squadra. 

Lettura piacevole anche se la storia mi è sembrata un po' convalescente, come il protagonista appena operato. Ma mi sta bene così. Non sarebbe stata credibile maggiore azione con Rocco in quelle condizioni.
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Ah l'amore l'amore
Antonio Manzini
335 pagine
Sellerio Editore
15.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

venerdì 21 ottobre 2022

La stanza delle mele (M. Righetto)

Quello delle Dolomiti bellunesi è un ambiente che non conosco se non per il poco che ho studiato sui libri di geografia, da ragazzina. Nel leggere il libro La stanza delle mele mi sono trovata immersa in descrizioni che mi hanno permesso di riempire la mia lacuna lasciando lavorare l'immaginazione.

Perché le descrizioni degli ambienti, così come delle situazioni, sono a dir poco efficaci anche quando alcuni termini mi sono sembrati lontani da me, alcuni cognomi in particolare con suoni molto strani per le mie orecchie (a partire dal protagonista, quel bambino di 11 anni che risponde al nome di Giacomo Nef e che vive in una piccola frazione di Livinallongo del Col di Lana, località di cui non sapevo nemmeno l'esistenza).  

 

Siamo nell'estate del 1954 e Giacomo vive con i nonni assieme ai due fratelli maggiori dopo aver perso i genitori. La vita è dura, per lui più che per gli altri. Il nonno è convinto che sia il figlio di un amore clandestino di sua nuora: tanto basta per avere un comportamento estremamente rigido con quel bambino che, con i suoi capelli biondi ed i suoi occhi vispi, ispira tenerezza fin dalle primissime pagine. Oramai Giacomo sa che la stanza delle mele è il luogo in cui sistematicamente verrà chiuso in punizione e quell'ambiente diventa, volente o nolente, il suo piccolo regno, il suo laboratorio, il luogo del suo cuore.

A sconvolgere ancora di più la vita del ragazzino sarà il ritrovamento, in una notte in cui infuria il temporale, del cadavere di un uomo appeso al ramo di un albero del Bosch Negher dove il nonno lo aveva mandato a cercare una roncola. Una scena che non lo abbandonerà mai e che, tra varie vicissitudini, lo accompagnerà fino a 40 anni dopo...

Nella seconda parte del libro, quella della maturità, ha inizio una nuova storia che si intreccia con quella di quel ragazzino chiuso spesso nella stanza delle mele ed il mistero di allora scivola tra le dita dell'uomo che Giacomo è diventato.

Rispetto alla prima ho provato emozioni differenti ma sempre intense. Se nella prima parte è stata la tenerezza che mi ha trasmesso Giacomo a farmi venire voglia di entrare nel libro per fermare quel nonno così burbero e duro, per stringere in un abbraccio quel ragazzino, nella seconda le emozioni sono state differenti ma comunque trasmesse da un personaggio reso alla perfezione (non posso dire di più, non sarebbe corretto nei confronti dei lettori... ho detto già troppo). 

La storia mi ha emozionata, credo di non aver letto storie così ben rese dal punto di vista descrittivo sia degli ambienti che della psicologia dei personaggi e devo ammettere di non aver letto altro di un autore che è stata una piacevole scoperta e che cercherò di recuperare prossimamente.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti in assoluto è quello di quell'anziana solitaria considerata da tutti una strega, la strega di Rovei. Personaggio suggestivo, capace di catalizzare l'attenzione del lettore (per lo meno la mia) fin dalla sua prima apparizione. E poi le leggende, i misteri del bosco, i suoi spettri ma anche la sua magia: trovo che il bosco sia anch'esso un personaggio fondamentale - concedetemelo - di una storia che altrove non avrebbe potuto essere la stessa.
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La stanza delle mele
Matteo Righetto
Feltrinelli editore
240 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

giovedì 20 ottobre 2022

Flashback (C. Comencini)

 
 Che cosa può accadere se si soffre di amnesie transitorie? 

Lo sa bene l’autrice del libro Flashback, che ha vissuto questa esperienza in diversi momenti della sua vita: ha dimenticato chi fosse per vivere altre vite, quelle di personaggi che l’hanno travolta, portandola nel loro mondo e inducendola a scoprire che anche la sua, di esistenza, potesse in qualche modo avere un legame con loro. Se non altro in termini di paragone o di riflessione, mettendo a confronto esperienze di quelle donne con le sue nel momento in cui l’amnesia è passata ed ha lasciato spazio alle considerazioni…

Eloisa, Sofia, Elda, Sheila: quattro donne vissute in epoche storiche diverse, ognuna immersa in una società che le accartoccia in situazioni particolari, in convenzioni dure a morire, coraggiosa a suo modo, ognuna capace di trasmettere qualcosa alla protagonista che, nel narrare le loro storie, quelle che le affollano la mente nei momenti di amnesia, riflette anche sulla sua, di vita. E lo fa con riferimenti ad amori, equilibri familiari, lavorativi, emozioni che rendono al lettore l’immagine di una donna che non teme di mettersi in discussione e che intenerisce nei momenti in cui non riconosce suo figlio e nemmeno se stessa…

Per fortuna sono amnesie brevi. Con loro, però, arrivano esperienze intense nel momento in cui emergono quelle storie che porteranno il lettore a spasso nel tempo con figure di donne che non si dimenticano. A ben guardare sono donne come ce ne potrebbero essere tante, ma ognuna pronta a lasciare un segno più o meno profondo.

All’inizio devo ammettere di aver fatto un po’ fatica ad entrare in sintonia con la narrazione perché il racconto delle vite di quelle donne si alterna, in modo istantaneo, con considerazioni dell’autrice. L’esperienza di Sofia, tanto per citare un esempio che poi si ripete con tutte, viene intervallata da considerazioni personali della protagonista. Ma capito il meccanismo mi sono resa conto di avere tra le mani un romanzo molto originale, ricco di riferimenti storici molto precisi ed attimi di vita attuale che arrivano dal vissuto reale di un’autrice che si mette a nudo ammettendo – a sua volta – una sua fragilità. 
 
Esperimento letterario molto interessante, secondo il mio parere, stile efficace, personaggi che restano nel cuore, autrice compresa.
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Flashback
Cristina Comencini
Feltrinelli editore
272 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 11.99 Kindle

mercoledì 19 ottobre 2022

Il rosmarino non capisce l'inverno (M. Bussola)

Non amo i racconti. 

Preferisco storie più strutturate che ho sempre considerato più complete, più coinvolgeti.

Ma ci sono delle eccezioni. Il rosmarino non capisce l'inverno è una di queste perché mi è piaciuto... Bussola propone storie di donne con le loro fragilità, i loro abissi, le loro speranze, le loro aspirazioni, le loro scelte. Ero convinta che si trattasse di tutte storie con un inizio ed una fine (ed ero certa che mi avrebbero fatto lo stesso effetto di tante altre raccolte di  racconti che mi sono passate per le mani in precedenza) invece mi sono accorta, durante la lettura, dell'esistenza di legami tra loro. Legami che in alcuni casi ho fatto fatica ad individuare ma che, in altri, sono stati lampanti. Non me ne sono resa conto subito, a dire il vero. Ed è stata una bella sorpresa il momento in cui si è accesa la lampadina.

Questo filo sottile mi ha positivamente colpita. Non tutte le storie mi hanno emozionata allo stesso modo, con la stessa intensità. Ce ne sono state alcune che mi hanno coinvolta più di altre ma credo che sia giusto così. Credo che sia una questione di empatia, di feeling con i personaggi dei libri che mi passano tra le mani.

Devo anche ammettere che la storia dell'una mi ha aiutato a completare quella dell'altra quando mi sono arrivati elementi o punti di vista che in precedenza mancavano.

Due, in particolare, sono le storie che mi hanno toccata maggiormente: quella di Aika (come l'amica umana di Hallo Spank, proprio lei) e quella di una donna anziana alla quale una terribile malattia ha tolto i ricordi ma della quale non ha intaccato l'anima.

Donne diverse, le protagoniste del libro di Bussola, per età, per estrazione sociale, per abitudini, per ambizioni, per problematiche ma tutte accomunale da quella tenacia che mi viene da paragonare a quella del rosmarino. Accusano il colpo, resistono alle prove della vita, reagiscono. Lo fanno in modo diverso, in modo più o meno istintivo, con maggiore o minore convinzione ma anche se apparentemente sembrano subire le circostanze a ben guardare non è così.

Ciò che mi è piaciuto maggiormente di questo libro è stata la capacità dell'autore di proporre con penna delicata storie importanti, che non sono affatto superficiali e che offrono spunti di riflessione altrettanto importanti. Non ho recensito questo libro subito dopo averne terminata la lettura perché ho voluto lasciare sedimentare per un po' le sensazioni che mi ha trasmesso: tematiche come la perdita, la malattia, il razzismo, la difficoltà di accettare l'altro, le difficoltà nel mondo del lavoro, dei rapporti familiari... c'è davvero tanto su cui riflettere.

Ognuna delle protagoniste dei racconti, a mio modo di vedere, avrebbe potuto essere la protagonista di un libro intero ma qui torniamo alla mia tendenza a preferire storie più strutturate... Con questo non voglio dire che i personaggi non sono stati posti con il giusto spessore: considerando che si tratta di un libro breve e che è una raccolta di racconti la scelta dell'autore è efficace nel rendere e vari personaggi ma onestamente credo che avrebbe avuto ancora molto altro da dire e da trasmettere.

Un piccolo appunto: ho trovato tra le righe tante frasi ad effetto, di quelle che possono far pensare a luoghi comuni piuttosto sfruttati. Devo anche dire, però, che nel contesto delle storie proposte secondo me stanno più che bene e contribuiscono a rendere quelle storie di vita, apparentemente comuni a tante altre, delle storie indimenticabili.

In chiusura non posso esimermi dal fare una piccola critica che mi renderà un po' impopolare: si tratta di un libro molto pubblicizzato in rete, in Instagram in particolare. Questa cosa inizialmente mi ha trasmesso un senso di repulsione assoluto soprattutto a seguito di post pubblicati quasi tutti contemporaneamente all'uscita, spesso senza una riga di commento ma solo come invito a recarsi in libreria. Non sopporto questa cosa scandalosamente promozionale e che, almeno per quanto mi riguarda, mi allontana da titoli pubblicizzati in questo modo. 

Poi l'ho trovato disponibile in una delle biblioteche della mia zona e, spinta soprattutto dalla curiosità di capire se fosse adatto o meno anche a mia figlia, l'ho preso. Se lo trovo adatto anche a lei? Forse in questo momento no, magari più avanti, quando avremo affrontato e risolto alcune questioni strettamente legate - dal punto di vista emotivo - al periodo adolescenziale che sta vivendo perchè, comunque, sono storie che toccano dal punto di vista emotivo e per lei, secondo me, non è il momento.

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Il rosmarino non capisce l'inverno
Matteo Bussola
Einaudi Editore
160 pagine
16.50 euro copertina flessibile, 9.99 euro Kindle

martedì 18 ottobre 2022

Zodiaco street food (H. Zed)

Primo dicembre 1983: viene messa a segno una rapina il cui bottino resterà sepolto in un terreno per diverso tempo. 

Quando, poi, arriva il momento di godere di tale bottino, seppur in parte, per Romeo Marconato incombe una necessità ben precisa: come fare per riportare alla luce l'oro all'epoca rubato e depositare il relativo valore  in un posto sicuro.

Ecco qui il percorso che fa il protagonista - un ex affiliato della mala del Brenta che ha saputo reinventarsi nel tempo aprendo una catena di furgoni per la vendita di cibo da strada ma che ha mantenuto il modo di fare dei tempi passati - farcito di avventure inaspettate e di situazioni che strappano un sorriso.

O meglio, a strappare un sorriso è lui, con i suoi modi di fare, il suo linguaggio sgrammaticato e i suoi atteggiamenti che, comunque, sono pur sempre atteggiamenti che di divertente hanno ben poco visto che ci si muove sul terreno di reati che si susseguono a volontà.

Romeo si trova ad affrontare situazioni difficili, a partire da quelle familiari nelle quali domina, su tutti, quella con suo figlio: un ragazzino difficile che si svela strada facendo rappresentando l'unico punto fermo attorno al quale ruota l'esistenza attuale del protagonista, dopo un passato fatto di trascuratezza e superficialità. Difficile anche il rapporto con sua moglie: una donna molto particolare che, a ben guardare, si addice parecchio a lui per atteggiamenti e modi di fare ma che non lo ama e rende la situazione in casa piuttosto pesante con dialoghi pesanti, accuse reciproche e molto molto ancora. Poi c'è lei, Larisa: una donna dal carattere di ferro, formata in Germania come spia e pronta a tutto per arrivare ad ottenere i risultati che si è prefissata. L'incontro fortuito con Romeo rappresenta la chiave di volta dell'intera storia.

Poi c'è anche una parentesi legata ad un reality ed anche qui c'è da ridere!

Si tratta di un noir molto particolare, farcito di situazioni esilaranti che, come accennavo sopra, a ben guardare sono piuttosto tragiche. I cadaveri sparsi in giro con una certa nonchalance danno la misura della leggerezza con cui la storia viene resa anche nei momenti più tragici. Sta qui, secondo me, la genialità di una scrittura che punta molto sui dialoghi e sulla psicologia di personaggi alquanto singolari ma molto concreti, tutti, senza distinzioni, nel loro ambito.

Per amanti del genere.
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Zodiaco Street Food
Heman Zed
Neo edizioni
232 pagine
15.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

giovedì 13 ottobre 2022

Rabbia (C. Palahniuk)

Di libri strani per le mani me ne sono capitati parecchi, nel corso del tempo, ma con Rabbia, di Chuck  Palahniuk, pur sentendomi sballotta da una parte all’altra, ho sentito l’esigenza di non abbandonare la lettura per cercare di avere in mano tutti i pezzi necessari per cercare di fare chiarezza sulla figura del protagonista.

Premessa: è il primo libro che leggo di questo autore per cui non ne conoscevo lo stile tantomeno il genere proposto. Ricordo di aver avuto questo libro con uno scambio (mi era piaciuta la copertina) e di aver provato uno strano piacere nel tenere il volume tra le mani, dovuto probabilmente all’edizione (molto gradevole) ma anche al fatto che si capiva chiaramente che fosse stato già letto da altri, sfogliato, vissuto. Non so come mai ma questa idea di riuso del volume mi è subito piaciuta.

Ho iniziato a leggerlo senza prima cercare informazioni di sorta. Mi sono trovata a leggere pensieri di persone che, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che fare con Buster “Rant” Casey ed ognuno ha fornito il pezzetto di un puzzle che, però, a volte non combaciava del tutto con gli altri.
Sono memorie, perché Rant è morto, ricordi di tempi passati, testimonianze di chi lo ha amato, odiato, sopportato, disprezzato o ammirato in vita. Sono frammenti, però, che sono resi senza un particolare ordine cronologico come se si fossero messi insieme dei ricordi sparsi lasciando al lettore il compito di trovare l’ordine giusto per leggere in modo corretto quella particolarissima storia. Come tutti i ricordi, però, sembrano affiorare alla mente a tratti in modo nitido ma, a tratti, confuso, tanto che lo stesso ricordo ma fornito da due persone diverse non combacia del tutto.

Non è chiaro, dunque, dove arrivi la verità e dove, invece, la fantasia. 

Quello che mi è parso chiaro fin da subito è che il nostro protagonista sia stato decisamente particolare. La sola idea che trovasse eccitazione dal farsi mordere da insetti (il riferimento ad enormi ragni all’inizio mi ha disgustata ma poi… a fronte di tanto altro, mi è sembrata poca cosa) o che provasse piacere nel tenere comportamenti chiaramente pericolosi per se stesso e per la collettività mi ha fatto inquadrare quella esistenza come qualche cosa di leggendario e non del tutto terreno.
In alcuni passaggi ho avuto l’impressione di avere per le mani un libro distopico (ammesso che io riesca a comprenderne appieno i tratti, visto che non sono affatto un’esperta) per via di situazioni a dir poco fantascientifiche, davanti al decadimento di una società nella quale il divertimento massimo dei giovani dell’epoca – che non sono riuscita bene ad inquadrare – fosse quello di dare vita ad una sorta di autoscontro mortale per le vie di una città che sembra fantasma.

Sicuramente è una lettura particolare, che può piacere o non piacere. A me ha incuriosita un bel po’ e mi sono fatta un’idea di chi possa essere stato Buster “Rant” Casey grazie agli elementi che sono riuscita a raccogliere dalle testimonianze lette… devo anche dire, però, che molti racconti mi sono sembrati decisamente di troppo, inutili ai fini dell’identikit del protagonista ma necessari per tinteggiare con i colori giusti il contesto in cui è vissuto.

Particolare. Da leggere solo se si è disposti a lasciarsi spiazzare un po’…
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Rabbia
Chuck Palahniuk
Mondadori Editore
350 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 6.99 Kindle

sabato 8 ottobre 2022

Chi dà luce rischia il buio (G. Ciarapica)

Letto in collaborazione con Thrillernord (dove la recensione può anche essere ascoltata), leggendo questo libro mi sono sentita a casa più che mai.

Nel romanzo di Giulia Ciarapica Chi dà luce rischia il buio ho trovato, ancor di più che nel precedente volume, la mia terra. Quella fatta dell’odore della pelle, delle voci degli operai nelle fabbriche, quella che si è ritagliata un posto nella produzione di calzature non senza sacrifici. Ho ritrovato i personaggi che avevo amato nel primo volume e, ancor più stavolta, ho sofferto con loro. Ho amato con loro. Ho pianto con loro ma ho anche rialzato la testa con loro, con coraggio. Come i marchigiani – terra di persone testarde, tenaci e determinate – sono abituati a fare.

L’autrice torna a proporre, seppur romanzata, la storia dei suoi nonni – Valentino e Giuliana – che è, a ben guardare, la storia di un territorio che mi piace considerare il protagonista assoluto del racconto.

Un territorio che soffre, come avviene un po’ ovunque (siamo alla fine degli anni sessanta, inizi degli anni settanta) per un futuro che cerca di farsi largo con forza anche in periferia, in quella Casette d’Ete che è molto lontana dalle grandi città ma che, come nelle grandi città, inizia a soffrire le conseguenze dei cambiamenti in atto. Primo tra tutti quello relativo al mondo del lavoro con le proteste dei lavoratori che prendono in contropiede i titolari delle aziende e che segnano un’epoca. Ma anche cambiamenti sociali all’interno delle famiglie dove le donne, le più giovani, non si accontentano più della vita di provincia ed iniziano a ribellarsi agli stereotipi che vanno loro sempre più stretti. 

In questo secondo volume l’autrice permette ai suoi personaggi di esporsi, di manifestare le proprie debolezze e fragilità più di quanto non abbia fatto in precedenza. Ammetto di essermi persa in qualche passaggio, in qualche dialogo (ma non certo per l’uso del dialetto che comprendo alla perfezione essendo il mio) ma probabilmente è stato un mio limite dovuto alla voglia di arrivare al più presto alla fine per conoscere l’epilogo di determinate vicende.

È un romanzo di presenze ed assenze, di allontanamenti e avvicinamenti, di gioie e dolori, successi ed insuccessi. È la vita. Ed è, come accennavo all’inizio, la mia terra che si propone con forza e con orgoglio. L’uso del dialetto nei dialoghi – non tutti ma nei più significativi – secondo il mio parere è molto efficace e perfettamente comprensibile. Non sarebbe stato lo stesso romanzo se fosse mancato.

“E famme ‘bboccà, Robè, per piacere. Devo ‘ttaccà la macchina…”.

Quindi non ce semo capiti? Do’ vai? No ‘bbocca gnisciù, ogghi. Mettete qua”. 

Come dialogo tra due dipendenti che affrontano con spirito diverso uno sciopero, uno dei primi organizzati a Casette d’Ete, è molto più efficace così che in italiano perfetto. Non sarebbero reali quei personaggi se non parlassero così, soprattutto nei momenti di maggior tensione. Non saremmo reali, noi marchigiani, se non ci esprimessimo così.
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Chi dà luce rischia il buio
Giulia Ciarapica
Rizzoli editore
384 pagine
19.00 euro copertina flessibile - 10.99 Kindle