martedì 15 dicembre 2020

Bella mia (D. Di Pietrantonio)

Due gemelle separate dalla morte di una di loro. 

Olivia è il suo nome. 

A separarle non un incidente stradale, non una malattia, non la vecchiaia ma il terremoto. 

Quello che ha colpito L'Aquila il 6 aprile del 2009. Quello che ha strappato la vita a 309 persone di tutte le età e che ha lasciato per la strada migliaia di sfollati. Quello stesso terremoto che ognuno porta ancora dentro la propria anima come una delle tragedie più grandi degli ultimi decenni, con una città - L'Aquila - che fa ancora i conti con quella ricostruzione che nessuno avrebbe mai immaginato di doversi augurare per tornare ad un minimo di normalità. 

Anche la mia terra ha conosciuto gli effetti del terremoto. Non agli stessi livelli, è vero. Ma dal punto di vista emotivo posso dire di aver letto il libro Bella mia, di Donatella Di Pietrantonio, con i sensi più esposti di quanto non lo siano mai stati in altre letture.

Olivia in questo libro è la grande assente, rimasta schiacciata sotto le macerie di casa sua, sotto il tetto di quella casa che divideva con suo figlio dopo essere stata lasciata dal marito, padre del ragazzino. 

Ora, a distanza di tre anni da quella grande perdita, quel ragazzino è un adolescente che porta sulle sue spalle tutti i segni di una così profonda perdita: è un adolescente che si trova a vivere con sua zia, quella identica a sua madre, e con sua nonna. Un adolescente che non ha più contatti con un padre lontano, distratto da tanti impegni, assente oggi come allora. 

Ognuno serba nel proprio cuore un dolore profondo e ancora vivo. Ognuno lo affronta a modo suo. 

La madre di Olivia e Caterina cerca un colpevole e lo trova in quel padre che, se non se ne fosse andato, avrebbe avuto accanto sua moglie e suo figlio in un'altra città e le cose sarebbero andate diversamente.

Caterina - l'io narrante - si trova a fare i conti con un nipote diventato d'improvviso come un figlio ingombrante (e non solo dal punto di vista fisico), con i suoi brufoli ed i suoi eccessi da adolescente. Lei che di figli non ne ha voluti, lei che fa ancora fatica a trovare la sua dimensione al di fuori della coppia con quella sorella che le manca si trova a gestire una situazione che mai avrebbe potuto immaginare.

E poi Marco, il figlio di Olivia: è nel momento più delicato della sua crescita e, oltre a far fatica a relazionarsi con un corpo che è cresciuto all'improvviso, fa anche fatica a trovare uno spazio in quelle relazioni così delicate ma, allo stesso tempo, così forti. 

La narrazione alterna l'oggi al ricordo di ciò che è stato in una scrittura diretta, asciutta come una situazione di questo tipo merita. L'autrice non usa escamotages per arrivare al cuore dei lettori, non calca la mano sugli aspetti più intimi della vicenda anche se, a dire il vero, avrebbe potuto farlo. E' la realtà che ci arriva diretta come un treno. 

Nulla di più.

Sono i personaggi così veri, che danno sempre l'impressione di avere ancora addosso quella polvere che è stata distribuita ovunque con i crolli, anche nelle anime degli aquilani che soffrono ancora e che, ne sono certa, non smetteranno mai di farlo.
***
Bella mia
Donatella Di Pietrantonio
Einaudi Editore
182 pagine
12.00 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

domenica 13 dicembre 2020

Le solite sospette (J. Niven)

Anche Le solite sospette è un libro che avevo in mente di prendere in prestito prima che le misure anti-Covid imponessero la chiusura delle biblioteche. In attesa dell'attivazione del servizio di distribuzione a domicilio da parte della nostra biblioteca comunale ho approfittato della piattaforma Mlol anche se, lo ammetto, non avevo tanta voglia di leggere sul tablet.

Pazienza! Ho fatto il sacrificio di cercare la posizione migliore per tenere il dispositivo comodamente in mano e ne è valsa la pena. Eh sì, perché mi sono trovata tra le mani una storia che mi ha fatto sorridere dall'inizio alla fine e in questo periodo ci voleva proprio.

Un libro che si apre con una morte piuttosto particolare di un uomo considerato uno stimato e ricco professionista che, invece, nascondeva una seconda vita fatta di eccessi e di gusti sessuali molto lontani da ciò che la sua tranquilla moglie avrebbe mai potuto immaginare. Susan, questo il suo nome, si trova all'improvviso non solo nei panni della vedova ma, soprattutto, di una vedova che passa all'improvviso dalle stelle alle stalle, sprofondando nei debiti che lui, il defunto marito, le ha lasciato tra capo e collo.

Accanto a lei un eterogeneo gruppetto di signore che, per un motivo o per l'altro, si imbarcano in un'impresa più grande di tutte loro messe insieme: svaligiare un banca e sparire con il malloppo per spassarsela e/o sistemare qualche conto sospeso.

Surreale come idea ed anche come situazione e molto, molto divertente.

Tra passamontagne con originali scritte sulla fronte, tra armi riesumate dai tempi della guerra, tra complici attaccati ad un respiratore, le insolite sospette mettono a segno un colpo che mai nessuno avrebbe potuto pianificare.

Se poi pensiamo che alle loro costole c'è un sergente pieno di tanta buona volontà (povero Boscombe!) ma un tantino sfortunato, tanto da arrivare ogni volta ad un soffio dal mettere le manette ai polsi delle pericolose criminali, allora il quadro è completo.

In più passaggi quel poveretto mi ha fatto proprio compassione mentre loro, le protagoniste, tra una parolaccia ed una volgarità, tra un calice di champagne ed una suite a cinque stelle in barba alla banca svaligiata, hanno anche occasione di fare del bene nei confronti di una ragazzina fino a quel momento sconosciuta ma diventata oggetto delle loro attenzioni, in positivo ovviamente! 

E' una storia surreale, con delle situazioni un tantino esagerate ma ben costruite con una buona dose di genialità ed ironia. Devo dare merito all'autore di avermi divertita riscattando la figura delle "vecchiette oramai sulla strada del tramonto". Certo è che pensare di mettere a punto una rapina ad una banca con, tra l'altro, una delle criminali su una sedia a rotelle è alquanto fantasioso... ma efficace! Con il sistema di protezione della banca che non fa una granché bella figura e pure la polizia...

Chiudo con un insegnamento di cui le nonnine sono la prova vivente:

Meglio un buon piano oggi che un piano perfetto domani.

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Le solite sospette
John Niven
Einaudi editore
346 pagine
12.50 euro copertina flessibile - 7.99 kindle

sabato 12 dicembre 2020

Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Avevo intenzione di leggere Anime di vetro, della serie del commissario Ricciardi di De Giovanni prima che le restrizioni dovute al Covid imponessero la chiusura delle biblioteche bloccando i prestiti. Quando, poi, il mio comune ha attivato il prestito a domicilio, non ci ho pensato su due volte e me lo sono fatto portare.

L'ho letto con calma, ho voluto assaporare ogni riga perché so che la serie si è conclusa e non voglio lasciare questo personaggio (o, almeno, vorrei farlo il più tardi possibile) che mi ogni volta mi arriva al cuore.

Quell'uomo così triste, piegato sotto al peso di un segreto che lo limita soprattutto negli affetti, nei legami. Quel commissario così umano, tanto da arrivare a domandarsi - sul finire del romanzo - se non si sia mai comportato in modo troppo superficiale, nella sua carriera, nel dare la caccia ai colpevoli. Un interrogativo che si pone a seguito di una brutta esperienza che si trova a vivere sulla sua pelle, senza possibilità alcuna di difendersi.

Di tutto il libro è proprio la parte finale che mi ha maggiormente colpita: fino a dove può portare la rabbia di chi si sente respinto dalla persona che ama? Ciò che accade a Ricciardi mi ha fatto molto riflettere: una persona innamorata, respinta senza un perché, cosa può arrivare a fare per vendetta? E' davvero vendetta ciò che si esprime in quei momenti o un tentativo di dare alla propria delusione una diversa fisionomia? 

E cosa può arrivare a fare, per contro, un'anima riconoscente nei confronti di chi le ha offerto un aiuto, un'ancora di salvezza, senza chiedere niente in cambio? 

Quanto alle indagini, una donna incarica Ricciardi di fare chiarezza su un omicidio di cui è stato accusato suo marito, reo confesso. Lei sa che non è stato quell'uomo che, pur non amando più da tempo, è pur sempre un innocente che sta scontando una colpa altrui. Anche se l'indagine è chiusa, quella donna chiede che si arrivi alla verità, non fosse altro che per arrivare a quella pace interiore che ora, con un pesante dubbio addosso, la tormenta.

Di tutti i libri che ho letto fino ad ora della serie di Ricciardi questo è quello che, probabilmente, offre meno azione dal punto di vista delle indagini su un caso che non è nemmeno attuale ma rispetto al quale Ricciardi viene chiamato a fare luce pur se in modo non ufficiale. E che offre la punta massima d'emozione proprio nelle ultime pagine. Parlo di emozione perché pur avando a che fare con crimini, colpevoli, morti e indagini, ciò che caratterizza questa serie è proprio l'aspetto umano che trasuda da ogni riga. Quel tormento che cammina accanto a Ricciardi, quella sofferenza che ora più che mai gli pesa nel profondo e, silenziosamente, lo spinge sempre più in basso, verso una disperazione silente e difficile (se non impossibile) da esprimere. Ma un dolore come il suo è davvero così inconfessabile? O il fardello potrebbe essere più leggero se condiviso con una persona amata?

Lo accenno solo, per non togliere il gusto della lettura... Sarà proprio una persona che ama Ricciardi a compiere un gesto eclatante e che avrebbe anche potuto essere definitivo. 

Un gesto dettato da un amore disperato che lui non vuole (o non può?) corrisondere.

Onestamente, dopo aver letto tante avventure di questa serie, credo che siamo vicini alla necessità di una svolta nelle vicende personali del commissario. Una svolta che, se da un lato, è inevitabile visto l'epilogo di questo volume, dall'altro diventa sempre più urgente per una serie di motivi. Una svolta che potrebbe anche essere la definitiva scelta della solitudine ma che, oramai, si ha la sensazione che debba arrivare per non portare troppo alla lunga ciò che non può restare perennemente in sospeso.

Per Ricciardi si susseguono le stagioni ed anche per i lettori che sanno di essere, un libro dopo l'altro, sempre più vicini alla sua fine.
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Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi Editore
441 pagine
19.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

martedì 8 dicembre 2020

La promessa del drago (B. Repetto)

Mi ero ripromessa di continuare la lettura del ciclo dei Guerrieri del Sole ed eccomi qui, a condividere le mie impressioni dopo aver letto il secondo volume della serie di Barbara Repetto, La promessa del drago.

Dopo un addestramento lungo tre anni, nel corso del quale il giovane Cederik ha vissuto con ser Nemo senza una fissa dimora, è tempo di cambiamenti. Cederik è maturato, ora ha 17 anni e viene asservito dal suo ruolo di servitore ed ha la possibilità di scegliere se continuare a seguire il suo maestro o se intraprendere la propria strada. Sceglie di restare accanto a quell'uomo che inizia a conoscere un po' di più: è un cavaliere di stirpe reale che ha un regno da riscattare. Ha una storia alle spalle ed una doppia missione: riportare il legittimo erede sul trono che è stato strappato alla sua famiglia ma, prima, ritrovare la sua amata.

E' proprio per questa missione che Cederik parte giurando fedeltà a quel maestro che lo ha aiutato a ritrovare la sua identità di cavaliere e gli ha restituito libertà e dignità. Ha sempre ben in mente la sua missione: vendicare la sua famiglia trucidata anni prima e tornare a dare lustro ad un regno, il Regno di Kiev, i cui abitanti sono conosciuti nel circondario come selvaggi ma, allo stesso tempo, indomiti.

In questa seconda avventura ho trovato maggiore azione - se non altro non sono sempre e solo Cederik e ser Nemo i protagonisti, come avvenuto nel precedente - ma in alcuni passaggi ho trovato la storia un po' troppo lenta e farcita di dettagli che potevano essere evitati. Onestamente credo che mettendo insieme il primo e secondo volume, liberati di alcuni passaggi un po' troppo lenti, si sarebbe potuto avere un unico romanzo più efficace ed avvincente. Ho avuto l'impressione che questo secondo volume avesse molte più pagine di quelle che effettivamente ha... segno che la lettura è andata avanti più a rilento del previsto.

A Cederik viene affidato un compito importante e Sir Nemo è convinto che sia pronto per badare a sé stesso e non solo.

Io, onestamente, non ho mai perso di vista il fatto che fosse comunque un ragazzino di diciassette anni per cui alcuni atteggiamenti un po' troppo avventati, scelte frettolose ed ingenue non mi sono sembrate ingenuità dell'autrice quanto situazioni che ben si addicono a ragazzini della sua età, pur se ben forgiati e se plasmati come cavalieri. Temerario e ribelle: quale diciassettenne con una spada nel fodero della cintola, preparato a dovere per affrontare avversari non lo sarebbe? E' pur sempre un ragazzino alle prese con la sua prima, vera avventura. In solitaria, per di più. E se questa temerarietà, in concreto, corrisponde ad un pizzico di pazzia (perché tale è, in alcune circostante) ci può stare. Fa fatica a tenere buono il lupo che sente nel suo intimo, quel lupo che lo porterebbe ad essere molto più impulsivo di quanto, in effetti, non sia. Ed è tutto un dire!

Non manca quel pizzico di magia che risolve alcune situazioni e che si respira nell'aria dall'inizio alla fine del racconto. Un racconto che non è autoconclusivo e che lascia in sospeso il lettore che è costretto a leggere il volume successivo per chiudere il cerchio. 

Mi è piaciuto lo stile di scrittura, quel lessico ricercato appartenente ad altri tempi quando ci si dava del lei in senso di rispetto. E, soprattutto, di semplice comprensione pur nell'essere ricercato: uno stile di scrittura perfetto per giovani lettori che vogliano vivere un'avventura tra boschi, regni e cavalieri.

Non è un capolavoro ma, a questo punto, sono curiosa di sapere come andrà a finire e, soprattutto, se fa tesoro di un assunto sempre valido, in ogni epoca e soprattutto in riferimento a persone che si conoscono poco:

(...) è molto semplice incorrere in errori di giudizio quando non si è correttamente informati.

Lettura di evasione, senza troppe pretese, di puro intrattenimento e senza alcuna ambizione di essere un romanzo storico. Non lo è. Basta tenerlo presente.
***
La promessa del drago
Barbara Repetto
184 pagine
9.99 euro copertina flessibile - Kindle Unlimited

domenica 6 dicembre 2020

Don Arlocchi e il mistero della statua di Minerva (E. Masina)

E’ un’indagine molto sui generis quella che porta avanti un investigatore altrettanto sui generis che risponde al nome di Don Arlocchi. E’ un prete. E’ il Coadiutore del Parroco che è momentaneamente in ferie e che lo lascia alle prese non solo con una comunità da gestire ma anche di un mistero del quale avrebbe fatto volentieri a meno.

Don Arlocchi è un prete di provincia piuttosto anziano, un po’ sempliciotto ma dall’arguzia sopraffina.

Durante una confessione (o subito prima?) viene a conoscenza di un fattaccio e rinviene un cadavere con accanto un bambino… Situazione incresciosa davanti alla quale deve decidere il da farsi. In fretta. Perché  c’è un bambino da sistemare, un morto da denunciare alle autorità competenti ma anche un mistero legato al ritrovamento di alcuni pesanti reperti che fanno pensare a qualche cosa di importante.

Inizia, così, un’avventura (che ho letto in collaborazione con Thrillernord) che pone il simpatico Don Arlocchi davanti alla necessità di rendersi utile davanti alla giustizia ma, allo stesso tempo, ottemperare ai suoi compiti davanti a Dio, con il sacramento della confessione. Ma poi perché nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità e  tutti i protagonisti della storia scelgono la via della confessione per far arrivare a lui, proprio a lui, delle informazioni importanti su quanto accaduto? Manifestazione di stima nei suo confronti? O, più semplicemente, un modo per sentirsi a posto con la propria coscienza?

Fatto sta che a lui arrivano informazioni importanti rispetto alle quali deve decidere in fretta come comportarsi soprattutto perché  i Carabinieri (uno in particolare) non fanno una granché bella figura e non sono affatto d’aiuto.

Don Arlocchi si trova a vestire i panni di un investigatore un po’ impacciato, sia nei modi che nelle espressioni.

In questa storia non c’è da cercare la perfezione stilistica. Nemmeno il giallo puro o il pathos che si cerca nei thriller (è un romanzo classificato come giallo/thriller) ma una vena di divertimento e di leggerezza che riportano alla vita di provincia dove le notizie corrono in fretta, dove tutti sanno tutto di tutti, dove nessuno ci vuole mettere la faccia.

Nel leggere di Don Arlocchi (peraltro personaggio presente in altri libri dell’autore) ho visto davanti ai miei occhi il volto del vecchio parroco del mio paese. E mi ha fatto tanta tenerezza soprattutto per le tante domande che si pone su come relazionarsi con gli altri, su cosa dire o non dire, su come e in che misura coinvolgere gli altri nel pasticcio in cui si è trovato invischiato.

E’ una figura tenera che non minaccia la figura del Maresciallo (che, pure, si va a prendere le ferie in un momento cruciale del mistero) ma che ne diventa coadiutore, proprio come gli capita con il parroco titolare!

L’uso del dialetto in alcuni dialoghi rende il racconto più familiare e le sue interlocuzioni, a volte ridondanti e dalle quali sembra non riuscire a venire fuori, se da una parte possono risultare un po’ dispersive, dall’altro caratterizzano un personaggio che si mostra così com’è: impacciato nelle movenze e nei pensieri ma tutt’altro che sciocco.
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Don Arlocchi e il mistero della statua di Minerva
Ernesto Masina
Macchione Editore
182 pagine
15.00 euro copertina flessibile

sabato 5 dicembre 2020

After (A. Todd)

Una storia di una tristezza unica.

Triste l'ambiente, triste il concetto di amicizia, triste il concetto di divertimento.
Ho letto il primo libro della serie After di Anna Todd per capire se fosse adatto o meno ad una quindicenne, avendone una in casa e sapendo che diverse sue amiche hanno già letto la storia di Thessa e Hardin.

Ebbene, non solo non è per niente adatto per via dei contenuti minuziosamente descrittivi di momenti intimi tra i protagonisti ma non lo è - secondo il mio punto di vista - per la storia nel suo complesso.

Thessa è una ragazza al suo primo giorno alla Wasington Central University. Il raggiungimento di un traguardo importante, per lei che arriva da una famiglia che non è riuscita a rimettere insieme i cocci di un abbandono da parte del padre ma che può contare sull'amore e sulla vicinanza di un fidanzato eterno, di quelli con i quali ti ritrovi a giocare da bambina per fare, poi, progetti di matrimonio da grande.

Una diciottenne molto ingenua, acqua e sapone, che non ha gli strumenti per affrontare ciò che l'aspetta in un mondo fatto di falsità, di doppio gioco, di apparenza e di sregolatezza. Così come non ha gli strumenti per affrontare la vicinanza di un giovane piuttosto attraente, Hardin, ma anche piuttosto misterioso e strano nel suo modo di essere e di fare.

La storia è piuttosto banale e sfruttata, letta e riletta anche se farcita in modo differente e, magari, con descrizioni meno minuziose: lei che si innamora di lui, lui il bello e dannato da "salvare" e da aiutare a cambiare per amore, lei che si sente indispensabile in questo meccanismo, lui che ha dei segreti che arrivano dal suo passato e che ne hanno segnato la crescita, lei che vive in un mondo di nuvolette morbide e delicate dalle quali, però, cade continuamente per piombare rovinosamente a terra. Ma se ne frega: perché l'amore è cieco e non vede ciò che, un tassello dopo l'altro, lancia segnali molto chiari per poter essere identificato con una certa chiarezza.

Eh sì, perché lui è strano. Molto. Affascinante, ok. Ma maleducato, scostante, pronto a momenti di tenerezza quando stanno soli ma altrettanto pronto a trattarla male in pubblico. Ed è strana la situazione che viene a crearsi soprattutto nel gruppo di amici (amici... un parolone) di cui Hardin fa parte e in cui lei si è inserita in modo più o meno gradito.

Lei insicura, timorosa, gelosa, ingenua ci casca come una pera cotta. Nell'arco di due mesi riesce a bruciare un amore lungo anni, il rapporto con sua madre e lascia da parte anche la sua dignità, a mio modo di vedere, sacrificata sull'altare di che cosa? Un amore travolgente? Sesso strabiliante? 

L'epilogo, poi, non è per niente originale. Ma proprio per niente. Letto e riletto.

Devo dare atto, però, all'autrice di aver creato ottime basi per quello che poi è stato il suo successo (perché so che si è trattato di un caso letterario molto particolare tanto da arrivare anche nei teleschermi): lascia il lettore in sospeso nel momento in cui vorrebbe capire bene cosa è successo anche se, a ben guardare, non è che ci sia da lavorare molto con la fantasia.

Nel primo volume si chiude il cerchio ma resta aperte una porta, bella spalancata, per il seguito. 

La figura della protagonista ne esce più che acciaccata. Già per come viene presentata e per come si relaziona con gli altri, devo dire, non mi era piaciuta. 
Lo so, a quell'età ci si lascia andare alle emozioni, alla passione e si tende a lasciare spento il cervello soprattutto quando c'è un ragazzo che ti piace e che si dimostra così esperto in situazioni che nemmeno conoscevi... Lo so, il bello e dannato attira. Lo so, è brutto quando si ha a che fare con una madre che giudica un ragazzo per i tatuaggi che ha sul corpo senza nemmeno averci mai parlato. Posso comprendere tutto questo. Ed in effetti il suo atteggiamento - della madre, intendo - non mi è piaciuto molto anche se, da madre, posso capirla.
 
Non comprendo, però, il comportamento di chi si definisce più volte (e lo sottolinea spesso) un adulto ma che dimostra di essere molto lontano dalla maturità. 

Che dire? Non ho nessuna curiosità di leggere il seguito anche se ne posseggo tutta la serie (mi manca un solo volume) che ho ottenuto con degli scambi. Ho sbagliato anche in questo: magari avrei dovuto fermarmi al primo per capire poi se fosse il caso di andare avanti o meno. Per il momento mi basta così. Magari più avanti... quando sarò predisposta per una lettura da cui non aspettarmi niente di diverso da quanto letto già.
 
Ps. nella prima edizione, del 2015, che ho avuto tra le mani, ho trovato anche dei refusi... che stavolta passano in secondo piano rispetto a tutto il resto.
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After
Anna Todd
425 pagine
Sperling&Kupfer
14.90 copertina rigida, 13.00 euro copertina flessibile, 8.99 kindle

giovedì 3 dicembre 2020

Beastly (A. Flinn)

Sapevo a cosa andavo incontro nello scegliere di legger Beastly: un retelling de La bella e la bestia. Mi sarei aspettata, però, qualche cosa di più originale e meno scontato di quello che ho avuto tra le mani.

Un storia ben scritta, non lo nego. Un libro per ragazzi, adatto a giovani lettori sia per le tematiche proposte che per la terminologia utilizzata. E di questo devo dare merito all'autrice che avrebbe potuto tranquillamente calcare la mano se avesse voluto rendere la storia "rosa" più pesante.

Di cosa parliamo è presto detto. 

Il nostro protagonista è Kyle: un ragazzino di 16 anni che è il più bello della scuola e sa di esserlo. Figlio di papà nel vero senso della parola, con un padre che tutto può grazie alle sue influenze e ai suoi soldi, è un ragazzo arrogante e irrispettoso, pronto a prendere in giro tutti soprattutto chi non rientra nei parametri di bellezza che si è dato. Ciò che più lo disturba e che più stuzzica la sua vena di bullo è proprio questo: chi non è bello - canoni di bellezza che ovviamente non sono fissati in modo universale ma che lui ha ben chiari in mente - viene trattato malissimo. Fino a che... la bruttina di turno non è una ragazzina come tutte le altre ma una strega che ha in serbo per lui un incantesimo: diventerà ciò che lui odia in più negli altri e solo a fronte di un profondo cambiamento d'amore l'incantesimo potrà essere spezzato.

Il seguito è facilmente immaginabile, seppur con i dovuti adattamenti: accanto a Kyle sarà protagonista una sua coetanea che viene ceduta alla bestia dal padre... etc. etc...

Mi aspettavo qualche cosa di più originale perchè ho dei precedenti di retelling molto più originali di questo. E' il caso di Stepsister e della serie Cronache Lunari con storie che mi sono piaciute molto di più. Probabilmente mi sono messa alla lettura con aspettative troppo alte.

A prescindere dall'originalità della storia (che è stata reinterpetata in modo un tantino banale) non mi è piaciuta la presentazione del protagonista: troppo brutale e frettolosa. Un ragazzino di 16 che si comporta in modo spregevole senza che si faccia alcun riferimento al perché possa comportarsi in questo modo. Un maggiore approfondimento dal punto di vista della psicologia del personaggio secondo me sarebbe stata necessaria se non altro per inquadrarlo meglio e non buttar lì come un mostro (perché tale è a prescindere dall'aspetto) accettato da tutti e rispettato perchè temuto. Un ragazzino abituato a porsi al di sopra di tutto e di tutti, Kyle. Improvvisamente tutto cambia e si ha la sensazione di stare davvero in un'altra storia. Tutto diventa più delicato, più magico, più ovattato con un vero mostro, dal punto di vista estetico stavolta, che si isola (o viene isolato) dal resto del mondo e che deve trovare l'amore entro due anni per poter cambiare le cose.

Se lo consiglio? 

Facciamo così, diciamo a chi lo consiglio... Lo consiglio a lettori che vogliano leggere una storia d'amore non del tutto originale che riscalda il cuore se si pensa ai messaggi che lancia (saper guardare la vera bellezza nelle cose e nelle persone, apprezzare le piccole cose, imparare a rispettare gli altri ed accettarle per quello che sono, il vero amore trova la bellezza nell'animo e non nell'aspetto fisico) ma che è pur sempre una fiaba. Per chi ama la magia, per chi ama il lieto fine. Per chi vuole passare qualche ora senza troppo impegnarsi.
Per chi cerca qualche cosa di più originale, allora meglio di no.
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Beastly
Alex Flinn
Giunti editore
384 pagine
7.29 euro copertina flessibile, 4.90 copertina rigida, 4.42 kindle