domenica 12 gennaio 2020

Il sosia (E. Masina)

Il Fantasma è un grosso trafficante internazionale di droga, sicuramente italiano che, per quanti sforzi fossero stati fatti anche con la collaborazione delle polizie di tutto il mondo, non era mai stato possibile identificare ed arrestare.
Eppure, prima di diventare tale, il Fantasma era un ragazzo come tanti altri, impiegato di banca senza troppe ambizioni, con pochi amici ed una vita sociale mediocre. Un ragazzo che si imbatte in un personaggio che, a sua volta, lo avvicina ad un ambiente che mai e poi mai avrebbe potuto immaginare di conoscere così da vicino e del quale diventare pilastro importante.
Il Fantasma è il protagonista di una storia in cui gli eventi si susseguono ad una velocità impressionante, quasi come se vicende che lo riguardano fossero così tante e così tanto concentrate in un arco temporale relativamente breve da dover scorrere sotto gli occhi del lettore con la massima velocità.

Questa è stata la sensazione che ho avuto io nel leggere Il sosia, letto in collaborazione con Thrillernord: l’autore aveva così tanto da dire sul protagonista, così tanto da raccontare, da dover sacrificare dettagli e descrizioni meticolose per condurre il lettore lungo la sua storia ed arrivare al più presto alla fine.

Ma cosa c’entra il Fantasma con la morte di un uomo – assassinato con un’iniezione letale durante una funzione religiosa in Austria – e con lo scambio di cadavere che seguirà alla sua autopsia?
Sisto Proietti, l’uomo assassinato, era un commerciante di tessuti con un giro d’affari pulito, svolto alla luce del sole. Sarà forse la sua particolare somiglianza con il Fantasma ad essergli costata la vita? E quel cadavere che viene scambiato con il suo, cosa c’entra con lui?
Prendono le mosse da questi eventi vicende misteriose in cui camorra, droga, ricchezza e scaltrezza sono gli ingredienti che vengono mixati a dovere con un ritmo narrativo incalzante, veloce, anche troppo in alcuni momenti.

Devo ammettere che il Fantasma, colui che nessuno riesce a rintracciare ed ai cui polsi nessuna manetta riesce a scattare, mi è sembrato un giovanotto senza spina dorsale fin dai primi passi che ha mosso fuori dalla sua comfort zone. Un bambinone incapace di capire bene cosa gli stesse succedendo, incapace di opporre la benché minima resistenza a tutto ciò che gli stava capitando attorno, pronto a subire senza fare domande anche le vicende che, a ben guardare, hanno dell’assurdo. Eppure, un tipo dal tal fattura diventa il fulcro di un ampio traffico di droga senza nemmeno avere il tempo di realizzare chi, come e cosa gli operi attorno. 

A chi deve credere? 
Chi gli dice la verità? 
Ci sono dei buoni attorno a lui? 
O solo dei cattivi?
E quali sono?
In che misura?

Ho avuto la sensazione che il Fantasma si ponesse continuamente questi interrogativi e che subisse, giorno dopo giorno, gli eventi più che determinarli. Secondo il mio parere è un personaggio passivo che, di fatto, non prende mai decisioni ma le subisce.

Il sosia è un giallo particolare sia nella struttura narrativa che per le vicende che vengono narrate. Non è il mistero sui due omicidi che il lettore ha bisogno di vedere svelato ma capire dove le vicende porteranno il Fantasma, cosa gli accadrà… e se riuscirà a restare un Fantasma per sempre…
Ammetto di averlo letto in poco tempo tanta era la voglia di arrivare a capire come si sarebbero messe le cose per l’uno o per l’altro personaggio ed un po’ ho sofferto della velocità di narrazione, come se tante – troppe – informazioni e tanti (continui) cambiamenti di fronte avessero spaesato non solo me ma anche il protagonista.
***
Il sosia
Ernesto Masina
Macchione Editore
200 pagine
15.00 euro

martedì 7 gennaio 2020

Di niente e di nessuno (D. Levantino)

Ora che l'ho finito lo posso dire: bel libro!

Se mi avessero chiesto un giudizio a metà lettura probabilmente non sarei stata tanto entusiasta perchè ho trovato la narrazione di Levantino troppo di pancia. 
Ora, però, è proprio questa scrittura di pancia che mi permette di dire che la storia di Rosario arriva dritta al cuore del lettore. Al mio, almeno, è arrivata.
E' arrivata la storia di un ragazzino che si trova a crescere troppo in fretta lungo le strade di una Palermo che non fa sconti.
Un ragazzino che si trova a fare scelte più grandi di lui e a subire le regole di un ambiente in cui ha la meglio chi mena più forte le mani, non chi lo merita.

Rosario è un ragazzino alle prese con il primo amore ma anche con la prima esperienza con una grande passione che apprende di aver ereditato dal nonno: il calcio. O meglio, fare il portiere. Per lui è naturale volare da un palo all'altro per ancorare a terra un pallone e nemmeno lui si rende conto come fa ad arrivare a scalzare il primo portiere nella squadra di calcio del suo quartiere. 
Nel momento in cui si rende conto di avere un talento innato deve però fare i conti con la legge del più forte. Lui, l'ultimo arrivato, che minaccia il posto del capitano!
E' questa la prima grande prova che deve affrontare Rosario e ad essa seguiranno prove di altro genere ma tutte importanti ed anche capaci di cambiargli la vita, anche se sul momento non se ne rende conto.

Quella di Rosario è la storia di una famiglia che vive in un equilibrio precario per un sacco di motivi.
E' una storia di bullismo e di violenza di strada. Quella che fa crescere, nonostante tutto.
E' una storia d'amore, di passione, di promesse. Di scelte.
E' una storia di crescita. 

Rosario è un ragazzino che scopre sulla sua pelle di essere capace di fare scelte coraggiose, di avere quella forza che serve per camminare a testa alta in quel quartiere Brancaccio in cui è tanto difficile crescere. 
Io non sono mai stata a Palermo e non ne conosco da vicino le caratteristiche ma ciò che mi ha trasmesso la storia raccontata da Levantino è un senso di appartenenza, a quella terra, da parte di tutti i personaggi, più forte di quanto si possa pensare. Perchè il quartiere identifica le persone, nel bene e nel male, e tutti ne sono consapevoli.

In alcuni punti ho messo in discussione il passaggio disinvolto da un tempo verbale all'altro, da parte dell'autore, ma l'effetto che fa questa scelta narrativa - perchè tale la considero - è nell'insieme della situazione molto azzeccata.
***
Di niente e di nessuno
Dario Levantino
Fazi Editore
160 pagine
17.50 euro

sabato 4 gennaio 2020

Il coltello (Jo Nesbø)

Bello e devastato.

Arrivano per bocca della collega Kaja Solness i termini che cercavo da tempo per descrivere Harry Hole, il protagonista della serie nata dalla geniale penna di Jo Nesbø e avviata con Il pipistrello, giunta alla sua dodicesima tappa con Il coltello, ultimissimo libro della serie.

Bello e devastato.

Bello di una bellezza tutta sua, perchè proprio bello bello, dal punto di vista estetico, Harry non dovrebbe esserlo più di tanto soprattutto dopo i tanti segni che il suo corpo, il suo viso in particolare, presenta. Dal fisico possente, biondo con i capelli dritti in testa, immagino il suo viso solcato da quella cicatrice color fegato che gli segna il volto, dalla bocca all'orecchio e che oramai lo caratterizza rendendolo quasi aggressivo agli occhi di chi non lo conosce. Lo immagino con gli occhi iniettati di sangue quando, sbronzo oggi come allora, si ritrova in casa sua con i vestiti insanguinati, le mani insanguinate senza ricordare nulla di quanto accaduto la sera prima. Non è certo un bel biglietto da visita....

Devastato. Questo riesco ad immaginarlo senza fatica. Harry è un uomo devastato da un passato che lo rincorre continuamente e da un presente più che doloroso. E' un uomo che perde ciò che di più caro ha al mondo e l'unico motivo che gli fa aprire gli occhi al mattino (tanto per cambiare, viene sospeso da qualsiasi tipo di indagine) è la ricerca del  colpevole del delitto che lo ha letteralmente devastato. 

Harry è un uomo devastato dal dubbio, dal sospetto, dalla continua lotta tra il suo io più violento ed istintivo con quello che, secondo il mio parere, invece lo caratterizza. Harry è un uomo buono, dal gran cuore ed anche in una vicenda dolorosa come quella che stavolta si trova ad affrontare lo dimostra.
Parere mio, ovviamente.

Harry è un uomo dalla sensibilità superiore, nella vita così come nello svolgere il suo mestiere. Un mestiere nel quale è insuperabile nonostante tutto, nonostante il Jim Beam che lo corteggia continuamente e il suo alcolismo dichiarato, nonostante i modi alquanto ortodossi di affrontare indagini dalle quali spesso, stavolta più che mai, viene tenuto (senza successo) lontano.

E' devastato su più fronti. L'ho realizzato alla fine del romanzo quando mi sono trovata davanti ad una svolta che mai e poi mai avrei potuto immaginare, ad un colpevole che mai e poi mai avrei (ed anche Harry) voluto che fosse tale!

Non posso dire altro in merito alla trama perchè non voglio togliere il gusto della scoperta - perchè è una storia in cui le scoperte sono continue - al lettore.

Posso dire che Nesbø si conferma abile nel raccontare storie nella storia, nel proporre personaggi a cui il lettore si fidelizza, personaggi che il lettore affezionato riconosce e dei quali, qualora mancassero, sentirebbe la mancanza. Nesbø non lesina in descrizioni e devo dire che stavolta, rispetto a quanto avvenuto in precedenti capitoli della serie, è meno cruento nelle descrizioni ma non meno efficace nell'effetto finale. Da questo punto di vista credo di poter dire che l'autore si sia migliorato nel tempo: non sono necessarie descrizioni cruente fino all'inverosimile per arrivare al cuore del lettore, in senso positivo o negativo che sia. 
E non lo dico solo in riferimento al protagonista, quell'Harry Hole che oramai nel cuore dei lettori di Nesbø ha un posto fisso qualunque cosa faccia... Lo dico in riferimento anche a personaggi secondari che diventano tutti antagonisti importanti. Nessuna storia viene lasciata nelle mani del lettore con superficialità. Nessun personaggio viene raccontato in modo sbiadito.

Forse stavolta ce n'è uno che resta un po' in penombra. 
Almeno secondo il mio parere, la figura di Katrin perde un po' dello smalto che le avevo inizialmente riconosciuto e lo fa per un sacco di motivi: per atteggiamenti, scelte o non scelte, per la scarsa incisività che, sempre per parere personale, ha nell'ultima avventura di Hole. E', da sempre, una sua alleata... stavolta però la sua figura scricchiola un po'... anzi, parecchio!

Sullo sfondo ci sono sempre i paesaggi di una Oslo che non fa sconti. A nessuno.

Forse esagero nel dire che è il libro più bello della serie di Harry Hole ma lo dico comunque, senza ovviamente nulla togliere a tutti gli altri. E' senza dubbio il più ricco: di personaggi, di descrizioni, di dubbi, di emozioni ed anche di verità.

Lo consiglio agli amanti del genere senza ombra di dubbio. A chi non avesse ancora letto nulla di questa serie consiglio di iniziare dal principio per comprendere alcune sottigliezze che l'autore semina, di libro in libro, per meglio mettere a fuoco il personaggio, la sua storia, le sue emozioni.

Un personaggio bello e devastato che è protagonista, stavolta, di una storia bella (per quanto possa essere bello un thriller in cui ci sono violenze e morti... ma mi avete capito!) e devastante. Per Harry ma anche per chi segue le sue avventure.

Ps: devo fare un appunto. Non mi era mai capitato prima con libri Einaudi e, nello specifico, della collana Stile Libero Big ma mi sono imbattuta in diversi errori... poca cosa, a al posto di una e, un plurale al posto di un singolare... poca cosa, ma che io ho notato.
Pignola? 
Magari sì, ma io preferisco definirmi lettrice attenta.
***
Il coltello
Jo Nesbø 
Einaudi Editore
625 pagine
20.00 euro formato cartaceo

giovedì 2 gennaio 2020

La madre segreta (S. Boland)

Ammetto che è stata la copertina ad attirarmi nella scelta del libro La madre segreta che ho letto in collaborazione con Thrillernord.
Bella la scelta di colori, bella l'immagine...
Ho potuto, in questo modo, fare la conoscenza di Tessa.

Tessa è una donna spezzata da un dolore che nessuna madre dovrebbe provare: la morte dei suoi due figli. Due gemelli morti prematuramente, due piccole bare su cui portare fiori: hanno lasciato un vuoto profondo nella sua vita e Tessa fa ancora fatica a trovare un equilibrio dopo quanto è successo alla sua famiglia. Quando, in un giorno come tanti, Tessa trova un bambino in casa sua, lasciato da un misterioso angelo (così dice il piccolo), per lei ha inizio un incubo fatto di sospetti, di ipotesi, dubbi, accuse.

Quel bambino la crede sua madre… Impossibile, impensabile. E come è finito lì?
Nessuno crede che sia finito da solo in quella cucina. Il sospetto è che sia stata lei a rapirlo.
Non ha un passato limpido, Tessa. Dopo la morte dei suoi bambini ha avuto un crollo e il sospetto che possa aver tentato di appropriarsi di quel bambino per riempire il vuoto rimasto nella sua vita serpeggia tra la polizia ma anche nella mente del suo ex marito e della sua attuale compagna. Solo il suo capo, Ben, le crede e la sostiene nel suo viaggio verso la verità.
Tessa vuole capire cosa sta succedendo e decide di farlo usando un metodo tutto suo che può rivelarsi, però, più pericoloso del previsto.

Secondo il mio parere si arriva troppo in fretta all’epilogo. Avrei preferito che la situazione venisse maggiormente sviscerata soprattutto nella prima parte del libro.

Credo che questa sia la pecca di un romanzo che ha una trama interessante e con una protagonista che arriva a chiedersi se non sia davvero stata lei a rapire il bambino, rimuovendo poi il tutto dalla sua mente. L’autrice insinua dubbi nel lettore e lo induce a stare in ansia per un epilogo che non si riesce ad immaginare fino ad un certo punto. Nel momento in cui i tasselli iniziano ad andare al loro posto il finale è facilmente immaginabile, anche se non nei dettagli.

Ho avuto qualche dubbio su Ben, il datore di lavoro di Tessa: l’autrice è stata abile a depistarmi, tanto da farmi pensare che tutta la sua premura nei confronti della protagonista potesse celare altro.
La narrazione è scorrevole, i dialoghi mai pesanti, le descrizioni efficaci anche se non eccessivamente dettagliate. Stonano solo un po’ la modalità secondo la quale il bambino arriva a casa di Tessa e la sostanziale inerzia da parte della polizia che sembra restare con le mani in mano senza il minimo interesse a capire cosa sia realmente successo.

Tessa è la colpevole perfetta, ne ha tutte le caratteristiche e dare la colpa a lei permetterebbe di chiudere il caso in fretta. Ma la polizia non fa nemmeno questo: l’attività investigativa delle forze dell’ordine viene lasciata in secondo, anzi, in terzo piano in una vicenda in cui la vittima è un minore. Ciò sembra interessare poco a tutti, tranne che a lei, a quella donna su cui tanti dubbi si sono annidati.
Per gli amanti del thriller, una storia terribile per i contenuti (perché ogni volta che ci sono dei bambini di mezzo non mi sento di dire che è una bella storia, tantomeno se sono dentro ad una bara) ma interessante come proposta narrativa.
***
La madre segreta
Shalini Boland
Hope Edizioni
212 pagine
3.99 formato Kindle
13.90 formato cartaceo

martedì 31 dicembre 2019

Nelle terre estreme (J. Krakauer)

Ho chiuso l'anno con la lettura di Nella terre estreme.
Il libro narra la storia vera di Chris McCandless, un giovane che nell'aprile del 1992 decide di inziare un viaggio verso l'Alaska. Solo. Con pochi mezzi (per scelta) a sua disposizione.
Il suo obiettivo è quello di lasciare la civiltà del tempo per immergersi in modo autentico nella natura. Vuole dimostrare a se stesso che può farcela da solo, senza l'aiuto di nessuno. 
Lascia la sua famiglia in modo netto, definitivo, senza lasciare traccia.
Il suo viaggio, però, non ha un positivo epilogo: viene ritrovato cadavere - morto di stenti - da un cacciatore. 
Il libro nasce dall'interesse del giornalista Jon Krakauer per il caso di questo giovane, per la sua storia, per la sua scelta di vita.

Il libro non è un romanzo ne' una biografia. L'autore, dopo aver raccolto diverse testimonianze - da parte della famiglia, da parte di coloro che lo hanno incontrato - e dopo aver ricostruito seppur con difficoltà il suo percorso da un diario che venne ritrovato accanto al cadavere, propone ai lettori non solo la storia di Chris intesa come viaggio fisico ma anche come viaggio psicologico alla ricerca di un equilibrio che, nella sua quotidianità, mancava.

Innanzitutto il lettore parte da una consapevolezza: Chris muore. Si sa già il finale della storia, si conosce come termina in viaggio. Essendo stato un fatto di cronaca molto discusso all'epoca ed avendo utilizzato il vero nome ed i veri riferimenti del ragazzo, era inevitabile che fosse così. Quello che propone l'autore è un approfondimento del suo essere, delle sue convinzioni, delle motivazioni che hanno mosso Chris così come altre persone che, nel tempo, hanno fatto una scelta analoga alla sua.

Ciò che mi ha maggiormente colpita di questa storia è l'atteggiamento di Chris: quel suo modo di tagliare ponti in modo netto e senza sofferenza, quella sua voglia di vita pura ed intensa lontano da ricchezze ed agi di qualsiasi tipo, il suo rapporto arrugginito con i familiari. 
A Chris non piaceva che gli si dicesse cosa doveva fare, e sarebbe stato scontento di chiunque. Sostanzialmente il suo problema non erano i suoi, ma il concetto stesso di genitori.
Partì all'avventura attirato dalla natura selvaggia, senza particolare conoscenze che avrebbero potuto aiutarlo nella propria sopravvivenza e senza alcuna aspettativa nell'intervento di qualcuno che potesse arrivare in suo aiuto. Un viaggio in solitaria, un viaggio consapevole in solitaria. Anche quando ha incontrato persone che si sono affezionate a lui, nel momento dell'addio non ha lasciato a nessuno il modo di raggiungerlo, di aiutarlo, di salvarlo dai rigori dell'Alaska e dagli stenti. 

La notizia della sua morte alimentò un vivace dibattito con molte persone che criticarono la sua scelta in modo colorito. Questa cosa mi ha fatto riflettere su come le scelte di ognuno, tanto più quando così estreme, possano provocare reazioni differenti negli altri. 

Le descrizioni dei luoghi sono molto dettagliate. L'autore rende alla perfezione momenti di vita del protagonista... in alcuni punti ho avuto l'impressione di avere freddo, lascio a voi immaginare il perchè!

La parte del libro che mi è piaciuta di più è quella in cui la sua famiglia - una famiglia che ha molto sofferto per la scelta di Chris - ne traccia i caratteri: la sua voglia di superare i propri limiti, l'insofferenza davanti alle regole, il suo opporsi ad ogni genere di istruzione che gli permettesse di perfezionarsi, la facilità con cui otteneva ottimi risultati con il minimo sforzo. I ricordi condivisi dai suoi familiari, dalle persone che lo hanno conosciuto, mi hanno permesso di conoscere a fondo il protagonista. Ne emerge un ragazzo dalla personalità complessa con dei palesi controsensi, come nel caso del suo rapporto con il denaro. 

Considerava la ricchezza qualcosa di vergognoso, corruttivo, intrinsecamente maligno, ma ironicamente possedeva un'innata indole da capitalista e riusciva a riempirsi le tasche con prodigiosa destrezza.

Il libro racconta una vita, non si limita a raccontare un viaggio. Ed è piuttosto coinvolgente. Mi spiace, però, che sia finita come è finita.
***
Nelle terre estreme
Jon Krakauer
Corbaccio Editore
266 pagine
16.60 euro

lunedì 30 dicembre 2019

L'Alchimista (P. Coelho)

Conoscevo L'alchimista di Paolo Coelho di fama. Me lo sono ritrovato tra le mani quando ho dovuto comprarlo per mia figlia che avrebbe dovuto leggerlo (e lo sta leggendo) durante le feste di Natale, come compito assegnato dall'insegnante di italiano del liceo in cui frequenta il primo anno.

Io ho approfittato di alcuni giorni in cui lei non avrebbe avuto il tempo materiale per leggere nemmeno una riga per via di una trasferta legata ad un torneo di volley e l'ho letto. Lei era impegnata a giocare, io ad attese tra un incontro e l'altro... ed ho approfittato!

La prima, primissima considerazione che mi è venuta in mente è che non si tratta di un libro semplice, da affrontare a cuor leggero.
E' una favola spirituale, quella che viene proposta da Coelho e che ha per protagonista Santiago, un giovane pastore che ha scelto la sua professione perchè amava viaggiare.

E' un ragazzo dalle idee chiare, Santiago, e nel momento in cui gli verrà prospettata la possibilità di trovare un tesoro, si troverà a fare un viaggio che - anche se non se ne rende immediatamente conto - sarà un viaggio alla scoperta di se stesso, delle proprie convinzioni, della propria spiritualità. 
Santiago incontra personaggi molto particolari durante il suo cammino ed ognuno lo segnerà in modo differente. Anche i personaggi negativi, quelli che non portano propriamente gioia nella sua vita, lo faranno crescere. E devo ammettere che lungo il cammino le idee chiare non le ha avute più di tanto, il pastorello!

Lungo il cammino verso il tesoro, Santiago scopre il Linguaggio Universale che lo pone in sintonia con l'universo. E' un linguaggio che parte dal cuore, dall'anima. E spesso non servono nemmeno le parole per comprenderlo e per farsi comprendere dagli altri.

Non è un libro facile. 
Non è una storiella da leggere con superficialità. 
O meglio... se la si legge con superficialità lascia il tempo che trova: è una favola in cui si ha una buona dose di magia, di suggestione e di frasi ad effetto. 
Ma se la si legge con spirito critico, da lettore "maturo", allora le cose cambiano. E' un invito a leggere la propria spiritualità in chiave differente, a dare un senso ai segni che la vita ci pone davanti, a comprendere come l'universo proponga un linguaggio che spesso gli esseri umani dimenticano di conoscere.
La via per il tesoro non è tracciata i nessuna mappa, ne' per Santiago ne' per altri. 
Ognuno dovrebbe impegnarsi a leggere i segni che incontra lungo il proprio cammino, facendo tesoro degli incontri che fa per arrivare al tesoro. Al proprio tesoro. Qualunque esso sia!

Devo ammettere che mi aspettavo qualche cosa di diverso. 
Dopo aver sentito tanto parlare di questo libro mi aspettavo altro, non so nemmeno io cosa. 
Certo è che all'inizio mi sono trovata un po' spiazzata, portata fuori strada da aspettative molto alte e dalla mia scarsa abitudine e a testi spirituali di questo tipo. 
E' stata comunque una lettura interessante ed ora sono piuttosto impaziente di confrontarmi con mia figlia, quando avrà terminato la lettura.  
***
L'Alchimista
Paulo Coelho
La nave di Teseo
217 pagine
13.00 euro

venerdì 27 dicembre 2019

La locanda del bianco Natale (C. Wright)

Quanto avrei voluto essere anche io, questo Natale, nella locanda di Jeanne e Tim, nel Vermont! 
Quell'ambientazione così suggestiva, quella neve, quel focolare mi hanno attirata fin dalle prime pagine di un libro perfetto nel periodo natalizio e capace, davvero, di scaldare il cuore.

E' una storia un po' magica ma che potrebbe realmente accadere. E se c'è un pizzico di magia, è quella che il Natale porta con se'.

Il posto è descritto con dovizia di particolari sia dal punto di vista estetico che dei comfort che offre così come della cucina: sembra quasi di sentire i profumi speziati, di avvertire la croccantezza dei dolcetti, la freschezza del pane appena cotto.
Sono descrizioni che contribuiscono a rendere tutto ancora più magico.

Nella locanda si incontrano persone diverse, ognuno con la sua storia, ognuno con le sue aspettative e le sue speranze. Complice una tormenta di neve che ha reso necessario la chiusura delle strade, alla locanda arriverà anche chi non era prenotato e chi non avrebbe proprio dovuto fare tappa in quel posto. Ognuno, alla fine della storia, si è invece trovato nel posto giusto, al momento giusto. E un piccolo grazie va dato anche alla tormenta di neve, a ben guardare, che ha permesso che si verificassero alcune particolari circostanze.

E' una lettura che consiglio a chi abbia voglia di una storia capace di strappare un sorriso e di riscaldare il cuore, a chi crede nella magia nel Natale o vuole tornare a crederci. La consiglio anche a giovani lettori e giovani lettrici: la storia è scorrevole, scritta con garbo ed in modo efficace, con uno stile semplice ma non banale.
Probabilmente era il momento giusto ma devo dire che questa lettura mi è proprio piaciuta!

I personaggi principali, o per lo meno quelli che mi sono piaciuti di più...
Molly: è colei con cui si apre il libro. Scrive storie per bambini ed è in cerca dell'ispirazione per il suo libro: non è in formissima, a dire il vero, ed ha cercato un luogo adatto per risvegliare il suo estro. Farà un incontro importante, che potrebbe cambiarle la vita. Di Molly ho apprezzato la schiettezza, la semplicità ma anche la paura... la puara di non riuscire, di non essere apprezzata, di non essere all'altezza.
Luke: è il personaggio che mi è piaciuto più di tutti. Nipote dell'ex proprietaria della locanda, che tuttora vi lavora, viene descritto come un bel ragazzo davvero a modo, atletico, umile (è l'umiltà la caratteristica che ho letto prima di tutte le altre), rispettoso, pronto a fare la sua parte senza voler mai stare al centro dell'attenzione. E' il classico bravo ragazzo che ogni ragazza vorrebbe incontrare nella sua vita!
Geoffrey: parsonaggio un po' burbero che mi ha subito incuriosita. Avevo intuito che fosse un personaggio misterioso ma non avevo ben capito fino a che punto. E' stata una positiva sorpresa, la sua presenza.

Il più odioso? Trevor, senza ombra di dubbio. Irritante, pieno di se', convinto di poter fare e disfare a suo piacimento, altrettanto convinto che tutto gli sia dovuto... Non è un personaggio con il quale si può avere feeling sia per come si comporta che per la descrizione, soprattutto caratteriale, che l'autrice traccia. 
E' comunque un personaggio importante, necessario ai fini della storia. Ma ciò non toglie che sia odioso.

E' un libro che ho anche consigliato ad un'amica che cercava una storia da regalare a Natale: sono certa di averci visto giusto. Piacerà ad animi romantici e non solo!
***
La locanda del bianco Natale
Colleen Wright
Newton Compton Editori
279 pagine
9.90 euro