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lunedì 26 dicembre 2022

Un estraneo al mio fianco (A. Rule)

 

Questo libro non finisce mai. 

Questo è il pensiero più frequente rimbalzatomi nella mente nel lettere Un estraneo al mio fianco, la storia vera di Ted Bundy, il più feroce serial killer americano raccontata da una donna che lo ha conosciuto, lo ha avuto vicino, ha condiviso alti e bassi della sua esistenza. 

Il libro di Anne Rule mi ha dato l'impressione di non finire mai perché, di fatto, la storia di Ted Bundy sembrava non finire mai visto che nel momento in cui avevo pensato di essere sul punto di scrivere "fine" alla storia accadeva qualche cosa che ne procrastinava l'evento clou.

Quella proposta è la storia di un vero criminale, realmente esistito, che più volte ha rapito, ucciso, torturato ma che, nel tempo, in quanto uomo molto colto e carismatico è diventato una vera e propria star tanto da avere anche numerose fans al suo seguito.

Anne Rule, per sua stessa ammissione, aveva in mente un resoconto giornalistico di cronaca nera di diversi omicidi irrisolti che hanno avuto per vittime diverse ragazze. Da giornalista, l'autrice non era affatto nuova a scritti di questo tipo e avrebbe dovuto essere scritto, com'è normale che sia, in modo distaccato ed impersonale come ogni resoconto giornalistico che si rispetti dovrebbe essere. La ricostruzione dei crimini, però, divenne ben presto una questione molto personale visto che l'autrice si rese conto che colui di cui si parlava non gli era per niente estraneo. Era un suo amico, una persona con la quale si sentiva in sintonia, conosciuta nel 1971 e che per 18 anni cambiò, in un modo o nell'altro, la sua vita.

L'idea di parlare della mano che era dietro la scomparsa e l'uccisione di diverse ragazze era nata prima che Anne si rendesse conto di avere a che fare con un amico... e strada facendo quello che avrebbe dovuto essere un resoconto impersonale è diventato altro. 

Il resoconto è piuttosto preciso, le vicende processuali vengono sviscerate in modo molto dettagliato.

Ci sono domande che resteranno senza risposta anche dopo aver letto l'ultima riga dell'ultima pagina. Quello che è certo è che tanti sono stati i dubbi sulla colpevolezza di Ted, tante le difficoltà nel mettere insieme prove che quel ragazzo, prima, uomo poi, era considerato come studente modello, persona intelligente e caparbia, attenta e premurosa, di una bellezza capace di catalizzare le attenzioni di molti... Un uomo che avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi ma che, a quanto pare, ha fatto una scelta di gran lunga diversa. 

Un killer spietato, un uomo senza coscienza, con disturbi della personalità che mai hanno però messo in dubbio la sua capacità di intendere e di volere. Un uomo che ha seviziato e ucciso giovani donne, molte delle quali non sono mai state seppellite perché i loro resti non sono mai stati trovati.

Un mostro.

Eppure... in molti - anche nella stessa Ann - è emersa la necessità di difenderlo, di tentare di salvargli la vita, di dargli comunque un futuro. Quel futuro che lui, però, ha strappo via a quelle ragazze che ha ucciso.

Ecco, dunque, che al di là del caso specifico, dei dettagli delle indagini, delle vittime e delle loro famiglie ci si interroga sulla pena di morte, sull'opportunità di togliere la vita a qualcuno, seppur palesemente colpevole. 

Lo stile dell'autrice è molto dettagliato ed ho apprezzato il fatto che siano state aggiunte delle appendici più recenti per dare conto di come sia andato a finire il tutto e di cosa sia accaduto in tempi più recenti. Ciò che non ho proprio apprezzato - ma non so se sia da attribuire alla traduzione - è stato l'uso di "E però" dopo il punto, ad inizio di una nuova frase. Più volte mi sono imbattuta in questo modo di aprire le frasi e, onestamente, non mi è piaciuto affatto. Mi sembra qualche cosa di desueto e che non suona bene. Una congiunzione avversativa che io avrei reso in altro modo, più scorrevole e moderno dal punto di vista linguistico. Ovviamente si tratta di un'osservazione personale.
***
Un estraneo al mio fianco
Ann Rule
Tea Editore
560 pagine
16.00 euro copertina flessibile, 8.99 Kindle

giovedì 13 gennaio 2022

La signorina Crovato (L. Boccardi)

Luciana è una bambina che impara presto a fare i conti con le difficoltà della vita. 

Vive in un periodo storico particolare, siamo a Venezia nel 1936, e in una famiglia che si trova a vivere diverse vicissitudini in un contesto sociale in continuo cambiamento. 

Si troverà ben presto a fare i conti con quella che sarà definita, da tutti, la disgrazia: un incidente che segnerà la vita di suo padre e di tutta la famiglia, di riflesso, con una madre che è costretta ad arrangiarsi per tirare avanti e lei che vuole fare la sua parte imparando a fare di tutto. 

Si tratta di un romanzo di formazione che racconta la crescita, non solo fisica, della bambina: a segnare la sua infanzia e la sua adolescenza saranno una serie di distacchi, di separazioni che le bruciano sulla pelle come veri e propri abbandoni. Un libro autobiografico che - per ammissione della stessa autrice - è il primo di una trilogia e lo si capisce alla perfezione visto che il finale lascia nel lettore la necessità di sapere altro, di conoscere quale sarà la strada che si spiana davanti a quella bambina.

Luciana si sente sola e ogni volta che riesce a trovare un legame, una sintonia con la realtà familiare con cui entra in contatto, all'improvviso quel legame viene reciso come se non potesse meritare un equilibrio o qualche cosa di simile a quella famiglia che sente di aver perduto.

Ma è davvero così? Luciana ha davvero perduto al sua famiglio o ogni allontanamento è una sorta di protezione dagli effetti che la disgrazia possono provocare anche su di lei? Non è semplice dare una interpretazione di questo tipo a ciò che le accade soprattutto tenendo conto che si tratta di una bambina. E proprio perché è lei la voce narrante la sua storia è raccontata in modo semplice e lineare, anche con quel pizzico di ingenuità che, se fosse mancato, avrebbe reso artefatto un racconto di questo tipo.

Ho molto gradito i capitoli brevi, i titoli esplicativi ed il punto di vista della bambina che cerca di dare un perché a ciò che le accade. Così come ho molto gradito la presentazione che l'autrice fa dei tanti personaggi che entrano in scena con indicazione di parentele e caratteristiche dell'uno o dell'altro. Una presentazione d'obbligo, questa, per non perdersi tra i tanti personaggi che vengono citati. 

Cresce, Luciana, e dimostra di essere in grado di sfruttare al meglio i suoi talenti affrontando prove che non dovrebbero presentarsi ad una bambina così piccola. La sua è un'infanzia rubata me è anche la consapevolezza che ognuno ha un posto ben preciso nel mondo e che nulla accade per caso così come nulla arriva dal cielo. Non un lavoro, non la stabilità economica ma nemmeno un gesto d'affetto, una carezza.

Il libro è un racconto molto personale che arriva dalla stessa autrice-protagonista che, purtroppo, è venuta a mancara ieri: un viaggio nei ricordi della sua famiglia che mi ha fatto pensare alle tante storie analoghe che ognuno dei nostri nonni potrebbe raccontare.

Nelle intenzioni dell'autrice, La Signorina Crovato doveva essere "...il primo libro di una trilogia che va da metà '800 ai suoi 18 anni. Poi dai 19 anni ai 60 anni come ha raccontato in 'Dentro la vita' e infine alla vecchiaia".

Ps. bellissima la copertina, autoritratto dell'autrice del 1934, immagine che ho ritrovato tra le pagine, nelle precise descrizioni offerte con quei due occhioni pronti a mordere la vita pur nelle difficoltà.

***
La signorina Crovato
Luciana Boccardi
Fazi Editore
340 pagine
18.00 euro copertina flessibile, 9.99 Kindle

martedì 24 agosto 2021

La festa dei limoni (M. Braico)

 Una storia raccontata con il cuore e con quell'ironia che rende più leggero un fardello per sua natura molto pesante.

È quella raccontata da Marco Braico nel libro La festa dei limoni. Una storia, la sua storia, che vede un uomo combattere con un mostro arrivato all'improvviso a sconvolgere i suoi piani e a consumarlo, giorno dopo giorno, senza alcuna clemenza. Quel mostro ha un nome ben preciso: Leucemia, con la lettera maiuscola, come lo stesso autore precisa, per rispetto nei suoi confronti. Un rispetto che non diventa mai, però, sottomissione. No, perché il protagonista, il professor Longo (professore di matematica e fisica al liceo) lotta con tutte le sue forze, per sè e per la sua famiglia, per quel figlio che lo segue da casa tenendo i conti dei suoi valori del sangue e quella moglie che si trova improvvisamente senza il suo compagno di vita con il quale sa di non poter combattere.

A motivare l'autore un doppio obiettivo, per sua stessa ammissione: cercare di raccogliere fondi con la vendita del libro per poter comprare attrezzature per l'ospedale in cui è stato curato ma anche dare una testimonianza di come ha vissuto la malattia in ospedale e lanciare un messaggio di speranza per l'epilogo che la malattia ha avuto.

Una prima osservazione: dalla copertina non si riesce a risalire in nessun modo al tipo di storia narrato. 

Accanto all'immagine si legge:

Un padre, un figlio. Ci sono legami che possono salvarti la vita.

Ammetto di aver pensato ad una storia diversa da quella che ho trovato tra le pagine. Non che mi sia dispiaciuto ciò che ho letto. No. Ma mi aspettavo una storia del tutto incentrata sul rapporto tra padre e figlio mentre a farla da padrone è il rapporto tra il protagonista e la malattia. In questo contesto si inserisce l'intuizione di suo figlio - dieci anni - che dimostra un grande spirito di osservazione ed una gran perspicacia nel suggerire delle considerazioni che saranno utili ai medici per comprendere qualche cosa in più in merito alla vicenda del professor Gabriele Longo.

Lo stile narrativo è molto scorrevole e capace di coinvolgere il lettore anche grazie a quella capacità di sdrammatizzare che il protagonista dimostra nel suo quotidiano. Pur essendo scritto da una mente matematica, il risultato raggiunge l'obiettivo: arrivare al lettore in modo semplice e diretto, senza eccessive pretese.

Gabriele è un uomo forte che non teme di mostrare, però, anche i suoi momenti di smarrimento, le sue debolezze, le sue paure. Perché nella lotta con la malattia non è possibile non avere paura: quello che può cambiare è l'atteggiamento con il quale si affronta la lotta e il nostro professore sa il fatto suo.

Tutti gli altri personaggi restano in secondo piano davanti alla lotta del professore con la malattia e all'ambiente ospedaliero. Resta in secondo piano sua moglie così come suo figlio che, pur avendo un ruolo importante nella vicenda, lascia spazio al vero protagonista della storia senza reclamare in alcun modo la luce dei riflettori. Entrambi, assieme all'ambiente scolastico e ai suoi studenti, sono la vera forza motrice che sta alla base dell'atteggiamento del professore: lotta per loro, prima che per sè stesso, senza tregua!

Mi sono piaciuti i richiami agli studenti, gli stralci delle loro lettere, dei loro pensieri, ulteriori motivi per amare la vita, quella che Gabriele vuole tenersi stretta.
***
La festa dei limoni
Marco Braico
Piemme editore
210 pagine
18.00 euro copertina flessibile - 8.99 ebook (dal sito della casa editrice)

martedì 31 dicembre 2019

Nelle terre estreme (J. Krakauer)

Ho chiuso l'anno con la lettura di Nella terre estreme.
Il libro narra la storia vera di Chris McCandless, un giovane che nell'aprile del 1992 decide di inziare un viaggio verso l'Alaska. Solo. Con pochi mezzi (per scelta) a sua disposizione.
Il suo obiettivo è quello di lasciare la civiltà del tempo per immergersi in modo autentico nella natura. Vuole dimostrare a se stesso che può farcela da solo, senza l'aiuto di nessuno. 
Lascia la sua famiglia in modo netto, definitivo, senza lasciare traccia.
Il suo viaggio, però, non ha un positivo epilogo: viene ritrovato cadavere - morto di stenti - da un cacciatore. 
Il libro nasce dall'interesse del giornalista Jon Krakauer per il caso di questo giovane, per la sua storia, per la sua scelta di vita.

Il libro non è un romanzo ne' una biografia. L'autore, dopo aver raccolto diverse testimonianze - da parte della famiglia, da parte di coloro che lo hanno incontrato - e dopo aver ricostruito seppur con difficoltà il suo percorso da un diario che venne ritrovato accanto al cadavere, propone ai lettori non solo la storia di Chris intesa come viaggio fisico ma anche come viaggio psicologico alla ricerca di un equilibrio che, nella sua quotidianità, mancava.

Innanzitutto il lettore parte da una consapevolezza: Chris muore. Si sa già il finale della storia, si conosce come termina in viaggio. Essendo stato un fatto di cronaca molto discusso all'epoca ed avendo utilizzato il vero nome ed i veri riferimenti del ragazzo, era inevitabile che fosse così. Quello che propone l'autore è un approfondimento del suo essere, delle sue convinzioni, delle motivazioni che hanno mosso Chris così come altre persone che, nel tempo, hanno fatto una scelta analoga alla sua.

Ciò che mi ha maggiormente colpita di questa storia è l'atteggiamento di Chris: quel suo modo di tagliare ponti in modo netto e senza sofferenza, quella sua voglia di vita pura ed intensa lontano da ricchezze ed agi di qualsiasi tipo, il suo rapporto arrugginito con i familiari. 
A Chris non piaceva che gli si dicesse cosa doveva fare, e sarebbe stato scontento di chiunque. Sostanzialmente il suo problema non erano i suoi, ma il concetto stesso di genitori.
Partì all'avventura attirato dalla natura selvaggia, senza particolare conoscenze che avrebbero potuto aiutarlo nella propria sopravvivenza e senza alcuna aspettativa nell'intervento di qualcuno che potesse arrivare in suo aiuto. Un viaggio in solitaria, un viaggio consapevole in solitaria. Anche quando ha incontrato persone che si sono affezionate a lui, nel momento dell'addio non ha lasciato a nessuno il modo di raggiungerlo, di aiutarlo, di salvarlo dai rigori dell'Alaska e dagli stenti. 

La notizia della sua morte alimentò un vivace dibattito con molte persone che criticarono la sua scelta in modo colorito. Questa cosa mi ha fatto riflettere su come le scelte di ognuno, tanto più quando così estreme, possano provocare reazioni differenti negli altri. 

Le descrizioni dei luoghi sono molto dettagliate. L'autore rende alla perfezione momenti di vita del protagonista... in alcuni punti ho avuto l'impressione di avere freddo, lascio a voi immaginare il perchè!

La parte del libro che mi è piaciuta di più è quella in cui la sua famiglia - una famiglia che ha molto sofferto per la scelta di Chris - ne traccia i caratteri: la sua voglia di superare i propri limiti, l'insofferenza davanti alle regole, il suo opporsi ad ogni genere di istruzione che gli permettesse di perfezionarsi, la facilità con cui otteneva ottimi risultati con il minimo sforzo. I ricordi condivisi dai suoi familiari, dalle persone che lo hanno conosciuto, mi hanno permesso di conoscere a fondo il protagonista. Ne emerge un ragazzo dalla personalità complessa con dei palesi controsensi, come nel caso del suo rapporto con il denaro. 

Considerava la ricchezza qualcosa di vergognoso, corruttivo, intrinsecamente maligno, ma ironicamente possedeva un'innata indole da capitalista e riusciva a riempirsi le tasche con prodigiosa destrezza.

Il libro racconta una vita, non si limita a raccontare un viaggio. Ed è piuttosto coinvolgente. Mi spiace, però, che sia finita come è finita.
***
Nelle terre estreme
Jon Krakauer
Corbaccio Editore
266 pagine
16.60 euro

domenica 17 novembre 2019

Veleno. Una storia vera (P. Trincia)

Ho letto il libro Veleno. Una storia vera di Pablo Trincia in pochissimo tempo ma non per questo posso dire che sia stata una lettura semplice. 
Scorrevole perchè ben scritto, quello sì, ma non semplice perchè si tratta di una storia vera. E' una terribile storia vera che ha per protagonisti bambini, bambine, padri, madri, fratelli, sorelle, zii e zie, anche preti. Ha per protagonista un'intera comunità che, all'improvviso, da un tranquillo luogo come tanti altri, nel quale tutti si conoscono e dove tutti sanno tutto di tutti scopre di essere teatro di una realtà fatta di violenze, pedofilia, riti satanici, omicidi...e nessuno si è mai accorto di niente!

Pablo Trincia racconta un terribile fatto di cronaca sparito poi dai giornali fino a che la storia non è stata da lui stesso ricostruita, assieme ad Alessia Rafanelli, facendo emergere un serie di falle nelle indagini, negli interrogatori, nelle procedure che fanno accapponare la pelle.

E' una storia che risale a venti anni fa e che ha inizio con un bambino allontanato dalla propria famiglia - con delle difficoltà economiche - e che diventerà poi il bambino zero, colui dal quale tutto ha inizio. Inizia a raccontare delle cose strane: Dario, così viene chiamato, racconta di violenze, di riti satanici, di uomini incappucciati, percosse a lui e ad altri bambini da parte dei suoi genitori ma anche di altre persone. Nomi si sommano a nomi, descrizioni a descrizioni, racconti su racconti, sempre più aberranti, sempre più ricchi di dettagli. Indagini, perquisizioni, interrogatori: esplode un caso che lascerà dietro di se tanta sofferenza, che allontanerà bambini e bambine alle proprie famiglie, lascerà anche diversi morti oltre che una scia d'incertezza che permarrà anche dopo le sentenze che seguiranno a tutto ciò.

Trincia racconta i fatti e arriva a sollevare degli interrogativi importanti.
I racconti di quei bambini sono attendibili? 
Anche quando appaiono inverosimili, esagerati, improbabili vengono sempre considerati come attendibili. Da qui accuse nei confronti di persone rispetto alle quali non sono mai state trovate prove vere. Allora cosa è realmente successo per arrivare a quel punto? 
Che si sia avuto a che fare con un incredibile ed inimmaginabile caso di suggestione collettiva? 
Perchè? A che fine? Chi ne ha tratto vantaggio?

Non entro nel merito del racconto perchè questo richiederebbe pagine e pagine: mi limito solo a dire che viene narrata una storia terribile per tutti. In tanti hanno sofferto e ancora oggi, dopo tanti anni, non si è riusciti a voltare definitivamente pagina: cinque processi lenti e dolorosi, più di venti persone accusate di crimini orrendi, madri e padri a cui i propri figli sono stati letteralmente strappati dalle braccia per essere poi dipinti come dei veri e propri mostri, 16 bambini da zero a dodici anni allontanati per sempre dalle loro famiglie e tante ferite ancora aperte.
Non può lasciare indifferenti una storia come questa. 
Da qualunque punto di vista la si voglia leggere non si riesce a restare indifferenti.
E se, da una parte, i contenuti sono forti, sono potenti, con una storia capace di catturare l'attenzione del lettore a prescindere da tutto, dall'altra la narrazione è precisa, piena di particolari, con descrizioni efficaci e condivisione di quei pensieri che hanno guidato l'inchiesta portata avanti da Trincia prima di arrivare a scrivere il libro. Un'inchiesta coraggiosa, delicata, difficile da portare avanti e che mi ha fatto riflettere a lungo su quanto sia difficile stabilire dove sia la ragione e quale sia il limite, in questo caso così come anche in tanti altri, tra la realtà e la fantasia.

All'autore devo riconoscere il merito di avermi fatto conoscere una storia che magari ho anche sentito venti anni fa ma che ho del tutto rimosso. Una storia che non può essere seppellita sotto un ammasso di forse perchè quella gente non lo merita. 

Trincia è bravo non solo nel descrivere luoghi e situazioni ma anche nel trasmettere emozioni dando un'anima a coloro che, tra le pieghe delle pagine, potrebbero restare come dei personaggi come tanti altri. In questo caso no. Ho avuto l'impressione di sentire la sofferenza di quelle madri, di sentire le vocine di qui bambini impauriti, smarriti, si avvertire il tremito della voce di coloro che sono stati chiamati a rispondere di orrori che hanno sempre negato, fino alla fine.

E' un libro terribile perchè terribile è la storia raccontata. Lo sarebbe stato se tutto ciò che venne raccontato da quei bambini fosse stato provato ma lo è stato anche con assenza di prove, con vite e famiglie distrutte per sempre.

Ora, a lettura conclusa, oltre al dispiacere per quanto accaduto, mi resta l'amaro in bocca per un interrogativo che mi ronza nel cervello: qualcuno proverà dei sensi di colpa per quanto accaduto, per come sono andate le cose? Me lo chiedo e credo che continuerò a farlo a lungo, anche senza voler dare giudizi di nessun tipo.

Molto bella la scena finale: commovente, descritta con delicatezza ma allo stesso tempo con efficacia. E' questa, credo di poterlo dire, la caratteristica della narrazione di Trincia. Racconta con delicatezza e rispetto e lo fa anche quanto mette in dubbio procedure, dichiarazioni, fatti. 
Con delicatezza ed efficacia, senza essere mai pesante.

Ora mi viene da dire: il caso è definitivamente chiuso? Possiamo dire così?
Ha davvero pagato chi doveva pagare? 
Ed ancora, chi ha pagato doveva davvero pagare?
Resta in me questo dubbio e, credo, resti anche in tanti altri. 
Trincia compreso.
***
Veleno. Una storia vera
Pablo Trincia
Einaudi Editore - Stileliberoextra
284 pagine
18.50 euro

sabato 29 luglio 2017

Mio fratello rincorre i dinosauri (G. Mazzariol)

Ho letto Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più  questa mattina al mare. Chi mi ha vista avrà pensato che fossi una fanatica della lettura sulla mia seggiolina, piazzata in riva al mare, accompagnata dallo sciabordio delle onde e dalle voci dei bimbi che si divertivano in acqua. 
Sarò pure una fanatica, ma la storia di Giacomo e Giovanni mi ha proprio presa e non ho staccato la testa da quelle pagine nemmeno per un minuto. O meglio, mi sono spostata dalla sedia alla sdraio, questo si, ma per rituffare il naso tra le pagine. Ed è passata un'intera mattinata al sole, con il libro il mano.

Così ho conosciuto Giacomo e Giovanni. 
Sono due fratelli diventati famosi per via di un video amatoriale, realizzato da Giacomo e che ha per protagonista Giovanni affetto dalla sindrome di Down, condiviso poi su youtube e visto da tantissimi utenti.
Da qui la fama ma io, lo ammetto, non ne sapevo niente. Avevo sentito dire da qualche parte - forse avevo letto qualche cosa in rete, non ricordo bene - di un ragazzo che aveva realizzato un video di questo tipo ma quando ho comprato questo libro per mia madre (lei lo ha letto prima di me) non avevo proprio collegato le due cose.

Giacomo ha un papà, una mamma, due sorelle. Una famiglia come tante. All'età di cinque anni lui e le sue sorelle vengono messi al corrente dell'arrivo di un fratellino: è una gioia immensa per tutti ed inizia il conto alla rovescia per il nuovo arrivo. A metà della strada da percorrere fino al momento del lieto evento, però, vengono messi al corrente di una particolarità: il fratellino sarà speciale. 
Un supereroe con i poteri, pensa il piccolo Giacomo. 
E lo aspetta immaginandolo con la S sul petto e chissà quale potere nascosto. Lo aspetta senza riuscire a capire bene come mai il nuovo arrivato sarà così.

Quando Giovanni viene al mondo è chiaro a tutti che è speciale.
Pian piano, però, Giovanni realizza che non è proprio come si aspettava. Anzi, non solo non avrà superpoteri ma suo fratello avrà delle difficoltà in più degli altri. 

E diventa un problema.
Non in casa, non è lì il problema. Fuori. 
Un problema al punta tale che per Giacomo la soluzione migliore fu quella di fare finta - fuori dalle mura di casa - di non avere un fratello. Due sorelle. Punto. Punto e basta.
Mamma diceva che amare un fratello non vuol dire scegliere qualcuno da amare ma ritrovarsi accanto qualcuno che non hai scelto, e amarlo.
Ecco, scegliere di amare, non scegliere la persona da amare. Ma io non ci riuscivo. Perchè ero io che avevo bisogno di essere amato. E volevo che i primi ad amarmi fossero i miei amici, i miei compagni, Avevo paura che se avessero saputo di Gio avrei perso le loro attenzioni, la loro stima.
Poi succede qualche cosa che tocca Giacomo nel profondo. 
E qualche cosa cambia in lui, nel suo rapporto con suo fratello. Si rende anche conto che la reazione dei suoi amici non è poi quella che teme anche se - come sempre accade - ci sono delle eccezioni.

Giacomo racconta la sua vita accanto a Giovanni e lo fa in modo schietto, diretto, senza filtri. Mette a nudo la sua anima quando mostra la sua fragilità, le sue paure, il suo senso di colpa per il rifiuto di suo fratello che si concretizza con il nascondere a tutti la sua esistenza.

Ho molto ammirato la mamma ed il papà di Giovanni e Giacomo. Il loro modo di affrontare le difficoltà, la diversità del piccolo Giò ma anche la capacità di sdrammatizzare e dare il giusto valore alle cose: non è semplice, spesso, accettare la diversità in una persona a noi vicina. 
E come ben dire Giacomo, la gente prende in giro ciò che non capisce, ciò di cui ha paura. Ed il confronto con il resto del mondo non è semplice per chi ha un problema, in primis, ma anche per chi gli stà accanto. La storia di Giacomo ne è la prova.
E' una storia che fa riflettere, che fa sorridere ma anche che commuove. Una storia che ognuno di noi dovrebbe leggere e fissare bene in mente. Se poi al lettore viene voglia di andare a cercare il video da cui il libro ha preso le mosse, come è capitato a me, finirà di commuoversi del tutto! 

Con questo libro partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quanto è uno dei titoli suggeriti . E ringrazio chi lo ha suggerito. Di cuore.

Ps: Letto in una mattinata, è vero, ma sono tornata a casa con un piccolo problemino... gli occhi a panda essendo stata ore sotto il sole a leggere ma con gli occhiali da sole sul naso!!!

giovedì 9 giugno 2016

Pesce d'aprile (D. Spada - C. Bocci)

Cesare Bocci è un mio conterraneo. E' un attore marchigiano del quale, lo ammetto, non conoscevo la storia personale. Non ne conoscevo il coraggio, l'amore, la capacità di guardare avanti con fiducia davanti a difficoltà che, per molti, potrebbero essere insormontabili.
Quello che racconta nel libro scritto a quattro mani con sua moglie Daniela, Pesce d'aprile, è lo scherzo del destino che li ha resi più forti. Così dice il sottotitolo. 

Si tratta di un libro che ho avuto in prestito da mia madre. L'ho comprato per lei come regalo per la festa della mamma. Lo ha letto in pochissimi giorni e me lo ha portato a casa accompagnandolo con un "...bellissimo libro, bellissima storia".
Quella narrata è una storia d'amore. Di un amore profondo, che non viene intaccato nemmeno quando una tragedia si abbatte su Dany e Cesare. Anzi, viene reso più forte.
E' una storia di sofferenza, di disabilità e di tutte le difficoltà che da ciò possono derivare.
E' una storia di rinascita e di fiducia verso il futuro.

Cesare e Daniela raccontano di come si sono conosciuti, innamorati, amati. Di come è arrivata Mia a renderli una famiglia vera. E Mia era davvero piccina quando Daniela è stata colpita da un ictus post partum che le ha cambiato la vita. Ha cambiato la vita a lei così come al suo compagno. Ed anche alla sua bambina.

Raccontano delle tante difficoltà che si sono loro presentate lungo il loro cammino. Ed una costante che ho trovato è la forza. La forza di guardare al presente con coraggio, la forza di affrontare le difficoltà a testa alta, la forza di non mollare anche quando tutto giocava conto, la forza di pensare ad un futuro. La forza di vivere. 

Non conoscevo la loro storia e mi sono trova a pensare quanto, a volte, il destino riservi davvero delle brutte sorprese. Ho visto Daniela con gli occhi pieni di gioia appena nata Mia. L'ho vista qualche giorno dopo attaccata ad un respiratore. L'ho vista con lo sguardo perso nel vuoto, l'ho vista lottare contro tutto e tutti per riacquistare la propria indipendenza. L'ho vista piangere quando sua figlia non la riconosceva come madre.

L'ho vista. Perchè dal racconto a due voci - quella di lui e quella di lei che si alternano - esce l'immagine di quella donna che lotta per la propria vita e di quell'uomo che è accanto a lei, sempre e comunque con una nitidezza ed una naturalità tali che sembra di essere lì, accanto a quell'uomo che attende in sala d'aspetto, accanto a quella donna costretta in carrozzina ed impossibilitata a governare il suo corpo come vorrebbe.
E' un racconto vivido, vero, reale. Una testimonianza diretta ed incrociata, che trasmette tanta forza. 

Leggere questo libro mi ha trasmesso tanta forza. Quella che spesso manca anche semplicemente davanti a prove di gran lunga più modeste di quella che hanno affrontato Cesare e Daniela. 

E' un libro che consiglio. Un libro che "fa bene", sotto diversi punti di vista. Spero che Cesare e Daniela mi lascino passare questa affermazione che mi auguro possa rendere l'idea.

Chiudo con alcune parole di Daniela, la Daniela di oggi: 
Ho più di cinquant'anni e moltissime cose non le avrò mai più, ma ora ho Mia e non tornerei certo indietro per cancellare il parto... al limite, solo per organizzarmi, per tutelarmi, per fare in modo che - se proprio doveva partire un embolo - anzichè schiantarsi sul mio ignaro cervelletto cambiasse traiettoria... Potendo, l'avrei eliminato dal mio corpo con un semplice colpo di tosse.
Oltre a Mia, poi, ho tutta la mia vita: difficile, storta, anomala, faticosa e particolare, ma comunque mia.
Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.

lunedì 3 novembre 2014

Philomena (M. Sixsmith)


Il titolo del libro - Philomena - è fuorviante. Lascia pensare alla storia di una donna... una donna a cui è stato tolto suo figlio (come si dice nell'ultima di copertina) ma, a ben guardare, si narra la storia di un bambino che è stato strappato a sua madre. La storia è la stessa, è vero, e si tratta di una storia vera, di una vicenda realmente accaduta... ma faccio notare questa cosa del titolo perché io mi aspettavo che la storia fosse incentrata sulla madre... invece per il 90% del libro si parla del figlio di lei. 
Certo, la storia parte con Philomena e a Philomena torna a per la maggior parte del libro, per la maggior parte delle 457 pagine, si parla della vita di Mike, nato Anthony ma ribattezzato Michael una volta adottato da una famiglia di genitori americani.

Le primissime pagine narrano dell'avvio di un'indagine da parte di un giornalista, l'autore del libro, incaricato da una donna di fare delle ricerche...
Ed inizia la storia. La storia di Philomena: una giovane incinta e senza marito, una peccatrice abbandonata dalla sua famiglia in un convento. La giovane partorisce un bel bambino che resta con lei in convento fino all'età di tre anni dopo di che... arriva il momento della separazione. Il bambino viene dato in affidamento e lei deve lasciare il posto in cui ha vissuto con lui dalla nascita fino a quel momento. E' una separazione traumatica per entrambi, attuata con metodi a dir poco ortodossi da parte dell'istituto religioso. Sono gli anni '50 ed è un periodo in cui in Irlanda, luogo in cui si trova il convento, si moltiplica il numero dei bambini e delle bambine nate in luoghi di quel tipo e dati in adozione con metodi di questo tipo. 

Dal momento del distacco dalla mamma e fino al 1995 la storia di Mike viene narrata con dovizia di particolari, di anno in anno. La storia di Philomena, dal 1956 al 1989 viene riassunta in una ventina di pagine, quelle finali... 

Ecco perché dico che il romanzo è incentrato sulla figura di suo figlio e non sulla sua come, invece, il titolo mi aveva fatto pensare. Si parla molto della sua omosessualità e di come abbia dovuto tenerla nascosta proprio per via del suo lavoro, dell'ambiente in cui si è trovato a lavorare... ma si parla anche con una certa insistenza di locali gay, di un angolo di vita piuttosto libertino da questo punto di vista ed ho fatto fatica a conciliare i due aspetti: il rigore mantenuto nel luogo di lavoro (dove, alla fine... tutti sapevano ma nessuno parlava) e le notti sfrenate in certi locali.
Era un uomo gay in un partito omofobico, un orfano senza radici in un mondo di certezze radicate.
Titolo fuorviante - il titolo in lingua originale dice ben altro "The lost child of Philomena Lee" - che credo abbia anche qualche cosa a che fare con il film che dal libro è stato tratto... ma comunque resta un romanzo che non mi ha delusa.
Ben scritto, racconta di un periodo storico molto particolare - Mark vive in America ed ha un ruolo di spicco a livello politico - racconta i tormenti ed i vuoti lasciati in un bambino prima, ragazzo e uomo poi dall'allontanamento da sua madre. Nessuno gli ha mai raccontato la verità e lui sente di aver bisogno di sapere, di conoscere, di comprendere il perché... Si sente continuamente abbandonato, Mike. Rifiutato. Non voluto. Ma a ben guardare non sono gli altri che non l'accettano, tutt'altro. Il problema è dentro di lui. Non si sente meritevole di quella felicità che, di volta in volta, si lascia volontariamente sfuggire. 
"Sono sempre stato un orfano. Non ho mai avuto legami in questo mondo, e quando ho desiderato trovarne le suore mi hanno allontanato. Poi ho cercato di costruirmi un'identità, ma l'ho fraintesa. Il partito mi ha dato un luogo di cui sentivo di poter far parte, ma Rudy ha ragione: per averlo ho dovuto vendermi. E più di tutto ho desiderato l'amore e il conforto di stare con te, Pete, ma l'ho distrutto....".
I suoi stati d'animo sono palpabili, il suo sentirsi inadeguato anche nei momenti di maggiore successo lo si respira nell'aria... 

All'inizio ho fatto un po' di fatica a mettere a fuoco la situazione. Si parla di un'indagine, poi si parla di politica, poi di un orfanotrofio, poi ancora di politica... e poi ho trovato tanti nomi, un susseguirsi di nomi e di luoghi che mi hanno un po' disorientata... ma nell'insieme è la storia che è piuttosto complessa e, come nella vita vera, sono tanti i personaggi che interagiscono tra loro ed in diversi livelli sia temporali che sociali.
Ho trovato qualche errore di battuta nello scrivere alcune parole ma per il resto il libro scorre e coinvolge... Pensare, poi, che è stata una storia vera e che quel Mike è Mike Hesse, personaggio di spicco nella politica americana di quei tempi... bhè... fa riflettere.
Lei, Philomena Lee, ha anche avuto dei contatti con Papa Francesco... la sua è una storia che simboleggia il sistema delle adozioni di quel tempo in Irlanda. 
Nel leggere questo libro credo di aver commesso un solo errore: ho sbirciato la sezione finale, quella delle foto, e le immagini mi hanno svelato l'epilogo... non avrei dovuto farlo... Ho comprato tempo fa questo libro perché incuriosita da un editoriale di Alfonso Signorini che ne suggeriva la lettura facendo riferimento al magico legame che esiste tra madri e figli. Sono contenta di aver seguito il suo consiglio.
E lo consiglio a mia volta.
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Philomena. Una storia vera
Martin Sixsmith
Edizioni Piemme
18.50 euro