venerdì 16 dicembre 2016

Il vero Babbo Natale sono io! (I. Ostheeren - C. Unzner) - Venerdì del libro

E se Babbo Natale venisse sulla terra e si accorgesse che la sua figura è più che inflazionata?
Cosa potrebbe succedere? 
Bhè, lo si può scoprire leggendo il libro Il vero Babbo Natale sono io! della casa editrice Nord-Sud.

Si tratta di un bel libro dal sapore natalizio che mia figlia ha molto gradito. L'ometto di casa si è fatto anche una grassa risata quando un poliziotto, non riuscendo a riconosce il vero Babbo Natale, stava per fargli una multa perchè non aveva ruote a norma sulla slitta!
 
Babbo Natale è pronto a consegnare i suoi doni quando si accorge, arrivato sulla terra, che è diventato davvero semplice farsi passare per lui. Nei supermercati, nelle palazzine dei pompieri, nella piazze: Babbo Natale alto, basso, magro, grasso, con gli occhiali da sole e le scarpe da tennis.

Quando, poi, una signora impedisce alla sua bambina di ricevere dalle sue mani una bambola che tanto desiderava perchè "...non si può dare confidenza agli sconosciuti" allora crolla del tutto.

Sente di non essere più utile, di non servire più a nessuno e se ne torna per la via di casa con tutto il suo carico di doni incartati con nastri luccicanti.
Incontra, però, una vecchina che gli fa capire che c'è ancora chi crede in lui.

E' una bella storia, capace di far riflettere sulla figura di Babb Natale (esiste? non esiste? c'è da crederci oppure no?) con delle belle immagini e un testo capace di fare una fotografia della situazione attuale. Si può forse negare che si trovi un Babbo Natale in ogni angolo? Figura inflazionata, super inflazionata, tanto che i bambini sono davvero frastornati davanti a tutti questi uomini barbuti in rosso che li invitano a consegnare nelle loro mani la propria letterina in cui sono indicati tutti i desideri che vorrebbero vedere realizzati.

Non so dire se questo libro sia ancora in commercio. Quella che ho avuto in prestito io da una biblioteca della zona è un'edizione del 1999.
Un bel racconto natalizio che suggerisco per questo Venerdì del libro, così vicino al Natale. Si tratta di un libro scritto da Ingrid Ostheeren e illustrato da Christa Unzner, testo in italiano di Cristina Trom bara.

E voi, ci credete a Babbo Natale?

mercoledì 14 dicembre 2016

Il muro invisibile (H. Bernstein)

In realtà quello che avevamo lì era un ghetto in miniatura, poichè c'era un muro invisibile fra le due parti, e sebbene lo spazio che le separava fosse solo di pochi metri, in quanto la strada era molto stretta, la distanza sociale avrebbe potuto essere chilometri e chilometri. Era una piccola strada tranquilla, che si notava difficilmente in mezzo alle altre ben più ampie, ma ciò che la rendeva eccezionale era il fatto che noi vivevamo da una parte e loro dall'altra. Noi eravamo gli ebrei e loro i cristiani.
E' concentrato qui, in queste righe, il senso del libro Il muro invisibile. La voce narrante è quella di un bambino, Harry, che vive sulla sua pelle la realtà di quell'epoca: la rigida divisione tra ebrei e cristiani. 
Quel piccolo Harry mi ha fatto pensare immediatamente all'autore. La sua storia personale, quella della sua famiglia, ha ispirato il romanzo e credo che ci sia molto di autobiografico. A partire dalla foto di copertina che mi ha fatto pensare ad una vera foto d'altri tempi, al vero Harry.

Siamo nel periodo della prima guerra mondiale. Harry ha quattro anni. Vive con suo padre, sua madre e cinque fratelli nel quartiere operaio del Lancashire. Sono una famiglia povera, con un padre assente ed impegnato solo nel lavoro e nello sperperare ogni danaro nei pub della città. Sua madre, una donna che non ha mai avuto la forza di opporsi agli atteggiamenti despotici del marito, tira avanti la baracca con quel poco di cui dispone.

La famiglia vive in una strada caratterizzata da una netta separazione tra ebrei e cristiani. Quel muro invisibile a cui l'autore fa riferimento nel titolo è ciò che separa le due comunità. Un muro che non si vede ma la cui presenza incombe, costantemente, su tutto e su tutti. Non c'è persona che non sappia della sua esistenza. Tutto sommato e malgrado l'esistenza di questo muro, le famiglie dei due lati della strada cercavano di avere dei buoni rapporti. Ma questo non bastava per fare in modo che quel muro cadesse. Le differenze c'erano e in più d'una occasione sarebbero emerse con estrema violenza.
E' proprio Harry a raccontare tutto ciò con una narrazione chiara e profondamente toccante, con descrizioni molto verosimili e tali da dipingere davanti agli occhi quelle situazioni e quelle persone.

E' un libro scritto molto bene. Un libro scritto con il cuore. E si sente.

Accanto a lui sfilano personaggi che, seppur secondari, non restano in ombra ma hanno tutti un ruolo importante nella narrazione.

Tante le emozioni alimentate da questa lettura: la rabbia per un passato che nessuno può cambiare ma che ha portato tanta sofferenza, paura per una guerra che porta via tutto e tutti, profonda pena per quei giovani che non possono veder coronato il loro amore in quanto l'uno ebreo e l'altra cristiana o viceversa. Mi sono commossa davanti alla sorte spettata a Freddy, mi sono arrabbiata per gli insulti subiti in particolare dagli ebrei... Ho provato orgoglio per il coraggio di un personaggio femminile che mi è molto piaciuto: Lily, sorella maggiore di Harry, ha avuto il coraggio di seguire il suo cuore sfidando tutto e tutti pur avendo dovuto subire delle umiliazioni per mano, in particolare, del padre. Ho provato tanta rabbia per la figura di quel padre così assente ma, allo stesso tempo, così dominante su tutta la famiglia. Un uomo capace di terrorizzare tutti senza alzare un dito. Un padre che nessuno sente come tale e del quale viene anche narrata la storia per far comprendere al lettore da dove arrivassero quei modi di fare.

Lily è senza dubbio il personaggio che mi è piaciuto di più.              
Quanto ad Harry... ho sentito quella voce narrante molto vicina, proprio come se l'autore stesse mettendo sul piatto ricordi ancora vivi nel suo profondo. A lui va dato merito di aver raccontato la vita di quel tempo senza mirare alla compassione del lettore di oggi, senza calcare la mano su situazioni che si sarebbero ben prestate ad essere spettacolarizzate. Il suo è un racconto lucido e molto toccante, racchiuso in un libro che non può certo essere definito leggero. Non è un libro leggero perchè, comunque, ricalca una storia di vita vera che è assimilabile a quella di tanti nostri nonni, ragazzini di allora, che hanno vissuto la guerra sulla loro pelle. La scrittura è fitta fitta tanto che le 314 pagine di cui consta il libro sembrano molte di più in fatto di contenuti.

Come non soffrire davanti all'arrivo di quella piccola postina che portava notizie di morte nelle case con telegrammi che nessuno avrebbe voluto ricevere?
Come non soffrire con Lily che vede spezzate le sue aspirazioni per via di un padre tiranno che ha deciso altro per lei? 
Come non gioire per ciò che un bambino appena nato può significare per un'intera collettività?
Come non soffrire per Sarah e con Sarah, chiamata a scontare la colpa di essersi innamorata di un cristiano!
Questo libro mi è piaciuto per la capacità di arrivare dritto al cuore del lettore pur narrando una storia che è stata - seppur non con gli stessi protagonisti - raccontata in tanti modi e da tanti autori.
E' anche un invito a superare le divisioni, di qualunque tipo esse siano.

Il muro invisibile è un libro che consiglio senza ombra di dubbio. Mi permette, tra l'altro, di partecipare alla Challenge di Chiara del blog La lettrice sulle nuvole e ringrazio chi lo ha suggerito: è un libro molto bello, che non si dimentica. Harry resta nel cuore, con i suoi modi, il suo occhio attento, il suo cuore grande ed anche con tutta la sofferenza che racconta e che gli è rimasta addosso, segnata con tratti indelebili. 
Inoltre,  mi permette di partecipare anche alla quarta tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: un libro ambientato nel Regno Unito. 
       

venerdì 9 dicembre 2016

Riccardo Cuor di Leone (R. Romano) - Venerdì del libro

Non è frutto di fantasia ma il racconto della vita di un uomo che ha lasciato il segno e di cui si parla nei libri di storia.
Ed è proprio con quel poco che ho acquisito dai libri di storia - peraltro all'epoca dei miei studi oramai lontani - che mi sono avvicinata al libro di Roberto Romano (collana I Condottieri, Graphe.it edizioni) sulla figura di Riccardo Cuor di Leone
Un cattivo figlio, un cattivo marito e un cattivo re, ma un valoroso e magnifico soldato
Così lo definisce Sir Steven Runciman.
Un uomo fuori dal comune, singolare ed eccessivo in tutte le palesi manifestazioni della sua personalità, alla ricerca, potremmo dire, di una sorta di "rivincita" in grado di compensare gli aspetti manchevoli della sua esistenza.
Questo dice di lui Régine Pernoud.

Ma quanto c'è di suo in queste descrizioni inserite in premessa dall'autore? Quanto emerge della sua vera personalità e quanto, invece, viene mascherato dal suo atteggiamento imposto dal suo ruolo?

E' questo il viaggio che propone l'autore. Un viaggio nella storia, è vero, ma anche nella personalità complessa di un uomo con le sue ambizioni, i suoi vizi, le sue abilità, le sue sofferenze.

Riccardo viene descritto come un normanno primitivo, brutale, avido di ricchezze, inaffidabile, volubile e sanguinario. Superbia, cupidigia e lussuria gli sono attribuite senza mezzi termini ma appare anche un uomo spiritoso visto che a chi lo apostrofa sottolineando tali sui vizi lui risponde (secondo fonti storiche) "...faccio dono della mia superbia ai Templari e agli Ospitalieri, della cupidigia ai Cistrecersi, della lussuria a tutto il Clero!".
Secondo l'autore - a cui va dato merito di una profonda conoscenza storica - "...se tre sono i tipi umani che sovrastano dalla cintola in su tutti gli altri mortali - l'eroe, il genio e il santo - non v'è dubbio  che egli resta per noi l'eroe". 

Va detto che non amo la storia, non vado mai alla ricerca di romanzi storici tantomeno di testimonianze di questo tipo, che propongono un viaggio approfondito e circostanziato nella vita di un personaggio storico realmente esistito, un viaggio ricco di riferimenti a vicende storiche, a personaggi realmente esistiti e così via discorrendo. Questa volta, però, grazie al libro che mi è stato gentilmente inviato dalla casa editrice, mi sono avvicinata alla lettura con curiosità.
Sì, perchè quel Cuor di Leone lì mi ha sempre incuriosita (come pochi altri dei personaggi di cui si parla nei libri di storia). Ricordo il suo coraggio, le sue imprese... ma con questa lettura ne ho conosciuto il lato umano, i vizi, le caratteristiche personali.

Ho molto apprezzato la precisione nella ricostruzione delle vicende che lo hanno riguardato da vicino: dai rapporti familiari (il giovane Riccardo si sentì schiacciato dalle personalità dei suoi genitori, personalità forti, più forti della sua in quella particolare fase di vita che è stata la sua giovinezza) alla sua ascesa al potere che lo portò a diventare Re d'Inghilterra nel 1189. Le crociate, le conquiste ma anche le sconfitte ed il declino che lo vide ridotto in carcere si alternano a vicende personali che lo vedono, in particolare, alle prese con scappatelle fuori natura. Scappatelle che puntualmente confessava pubblicamente ai vescovi del suo seguito, pentendosi.
Le vicende della cattura e della prigionia di Riccardo sembrano tratte da un romanzo: l'autore non ha dubbi in merito e quanto viene poi raccontato in proposito conferma tale asserzione. Ma non è un romanzo... di vita vera si tratta, pur avendo tutte le caratteristiche per imbastire un romanzo a tutti gli effetti!

L'Inghilterra dovette organizzarsi per pagare un sostanzioso riscatto per riavere Riccardo libero e questo impose sacrifici a tutta la popolazione. Il riscatto venne pagato e Riccardo venne restituito alla sua gente a sua madre che, oramai più che settantenne, tanto aveva fatto per lui.

Una figura, quella di Eleonora (madre di Riccardo) che spicca senza mezzi termini anche da anziana.

La prigionia non aveva affatto infiacchito Cuor di Leone che tornò ad essere Re d'Inghilterra nel 1194 con una nuova incoronazione. Ed ancora vittorie... ma anche ancora fornicazione. Il Re era nuovamente ricaduto nel peccato dell'omosessualità anche se su questo punto, dice l'autore, le opinioni sono controverse e alcuni storici cerchino di negarlo.

Riccardo morì a soli 41 anni nel 1199 e, secondo l'autore, nella sua vita mostrò più spesso la maschera di quanto non mostrò il suo vero essere. L'influenza del Cristianesimo, in particolare, i suoi doveri di sovrano, gli imposero comportamenti mitigati rispetto alla sua indole sanguinaria e viziosa. Una ostentata religiosità, il pentimento davanti ai vescovi, la generosità di cui dava forzatamente sfoggio servivano per crearsi un'alibi, un contraltare che mascherasse la cupidigia di ricchezze, per stupire i beneficati.
Nonostante ciò, arriva a noi il suo essere eroe prima di tutto.

E' stata una lettura appassionante, devo ammetterlo. Ho molto apprezzato i linguaggio chiaro usato dall'autore, voluto per arrivare a tutti. Anche a chi, come me, non avesse particolare inclinazione ad approfondire argomenti di questo tipo. Ho apprezzato la franchezza con cui l'autore racconta la storia ed anche i precisi riferimenti storici con tanto di una ricca documentazione finale che arricchisce ancora di più il racconto.

Per questo Venerdì del libro propongo una lettura insuale, dunque, per conoscere meglio quel personaggio che, nell'immaginario collettivo, dentro e fuori dalla Gran Bretagna, è assurto a simbolo dello chevalier sans peuro e sans repcohe. Uno dei più grandi condottieri inglesi, un soldato di altissimo valore e di ineguagliabile ardimento; sempre fra i primi, con l'esempio trascinava i suoi uomini a nuovi atti di eroismo.
Un uomo che è, comunque, un uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti e che, come molti, è costretto a non mostrare il suo vero volto.

Con questa lettura partecipo alla quarta tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 3: libro con un personaggio realmente esistito.

mercoledì 7 dicembre 2016

Acqua passata (J. Bauer)

Io: "Ho appena finito di leggere un libro molto bello e mi piacerebbe che lo leggessi anche tu".
Lei: "Quale, questo? Non si direbbe dalla copertina!".
Io: "Perchè non ti piace? Non ti sembra che possa essere un bel libro?".
Lei: "No, decisamente no".

L'impressione avuta da mia figlia, guardando la copertina del libro Acqua passata di J. Bauer non è del tutto infondata.
I colori spenti che richiamano un'immagine di altri tempi non attirano certo l'attenzione di un potenziale lettore. Anche a me, sulle prime, la copertina ha fatto questo effetto. 
Ma non mi sono affatto lasciata influenzare ed ho fatto bene, più che bene visto che si tratta di un libro molto bello che consiglio senza riserve.

Si tratta di un libro della collana Gaia Junior Mondadori, con il bollino rosa: una collana di libri che propone storie, voci e immagini di ragazze nei più bei romanzi al femminile.

La protagonista è Ivy Breedlove: nella sua famiglia, per tradizione, sono tutti avvocati o magistrati e la stessa sorte sembra oramai segnata anche per lei. Suo padre è convinto che debba seguire le orme dei suoi antenati e studiare legge.
Lei, però, è di un altro avviso. Lei ama la storia e vorrebbe farne il suo mestiere: impensabile per un Breedlove che si rispetti!
Spinta dalla sua passione per la storia, Ivy è alle prese con la ricostruzione delle vicende della sua numerosa famiglia. Raccoglie testimonianze utili per poter mettere insieme tutti i tasselli di una lunga tradizione familiare e sarà proprio durante quste ricerche che scopre figure straordinarie di donne che nulla hanno avuto a che vedere, nel tempo, con la pratica forense ma che si sono comunque fatte rispettare ed amare. Una di esse è ancora in vita, anche se lontanta da anni. E' la zia Jo. Una zia un po' strana - così le dicono - allontanatasi dalla famiglia anni prima per condurre una vita solitaria. Non parlano bene di lei gli altri familiari che non hanno condiviso la sua scelta di vita.  Ma Ivy è curiosa e sente che è quella la tessera mancante per poter davvero ricostruire la storia della sua famiglia, di tutta la sua famiglia. 
Si mette sulle tracce della zia dopo aver ottenuto, non senza fatica, l'autorizzazione di suo padre e nel momento in cui avvia la ricerca parte per una particolarissima avventura in mezzo alla natura.

Quello di Ivy sarà un viaggio alla ricerca di se stessa prima ancora che di sua zia. E' una storia di coraggio che mi ha anche commossa negli ultimi capitoli.

Ivy è una ragazzina che non si trova a suo agio nei panni che i suoi parenti (è orfana di madre) le hanno cucito addosso. O che tentano di cucirle addosso.

Le figure femminili di spicco mi sono piaciute molto.
Ivy, la ragazzina stretta in una morsa da cui sente di non potersi liberare e Jo, la zia Jo, che da quella morsa si è liberata tanti anni prima. Due donne, due storie, diverse generazioni ma la stessa sofferenza: non poter essere ciò che si è!

E' grazie all'incontro tra queste due donne - fortemente voluto e cercato dalla più giovane - che entrambe vivranno una svolta.  Due donne che si somigliano molto e non solo fisicamente, si trovano, si scoprono e si aiutano a vicenda a dare una svolta alla loro vita.
Non posso dire altro per non rovinare il piacere della letture che merita davvero!

...esistono tanti tipi di persone, al mondo, e sono fatte in modo diverso l'una dall'altra. So che non facevate apposta ma tutti, a parte Tib, volevate impedirmi di essere diversa da voi. Io non so se la mia personalità spaventasse la gente o la facesse arrabbiare, ma era chiaro che il giudizio dei Breedlove dipendeva comunque da quanto una persona era simile a loro, e quindi in grado di far parte del gioco. Io non valevo niente né su un fronte né sull'altro, e i Breedlove mi hanno tagliata fuori. La famiglia ha fatto a me quello che papà ha fatto a te.
Per Ivy questo incontro è ciò che mancava per affermare la sua personalità, il suo modo di essere senza, per questo, essere tagliata fuori.
Avevo imparato che io non ero la copia esatta di nessuno e che non avevo bisogno di esserlo. E, infine, che la comprensione nasceva dall'accettazione.
Non è un libro nuovissimo ma merita di essere cercato e letto non solo da lettori adulti ma anche da giovani lettori (è consigliato dagli undici anni). Non è affatto banale, tutt'altro.
Un piccolo appunto alla copertina: oltre al discorso dei colori, i pantaloncini corti non ce li vedo proprio. Avrei visto meglio un pantalone pesante e più caldo... Ai lettori sta capire perchè!

Questo libro mi permette di partecipare alla quarta tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 5: libro con uno dei quattro elementi nel titolo.

martedì 6 dicembre 2016

La libreria dei nuovi inizi (A. Banerjee)

Un esordio letterario che propone un pizzico di magia abbinata al mondo dei libri. E' quello di Anjali Banerjee con La libreria dei nuovi inizi.
E' un libro che parla di libri e del loro potere salvifico, della loro capacità di dare delle risposte, di arrivare al momento giusto o, semplicemente, di indicare una direzione da seguire.
E' un libro che narra la storia di una ragazza, Jasmine, che non ha un bel rapporto con i libri - non ha certo tempo da dedicare alla lettura, lei, impegnata com'è! - o, meglio, non ha proporio rapporti con loro. Lei ha le sue presentazioni per i clienti, i suoi obiettivi professionali e come può fare posto in tutto questo per un libro. 
Eppure...
Eppure da bambina non era così...
Eppure è l'unica che può aiutare sua zia nella gestione di una libreria molto singolare. Una libreria che sembra uguale a molte altre ma che, a ben guardare, uguale alle altre non è affatto.
E' una libreria speciale e sarà proprio lei a rendersene conto, nonostante una iniziale resistenza. 
Nessuno l'ha preparata a ciò che avrebbe trovato in quella libreria ed ha l'impressione che le persone che si trova accanto si aspettino qualche cosa da lei. Ma cosa?

Pian piano Jasmine si renderà conto di ciò che le sta succedendo accanto anche se, a dire il vero, non è poi così perspicace... 

La scrittura è fluida, chiara e quel pizzico di magia che si respira nell'aria rende la storia piacevole. Però è anche un tantino prevedibile.
Già a metà libro il lettore capisce ciò che accadrà cento pagine più avanti e non in una sola occasione.
La malattia della zia Ruma che chiede a Jasmine di prendersi cura della sua libreria, un misterioso amore... Si capisce in fretta ciò che viene svelato solo parecchio più avanti. 

Come struttura di fondo la storia è gradevole ma non mi è sembrata così originale e, soprattutto, in alcuni punti il ritmo del racconto rallenta. Alcuni difettucci che, comunque, non incidono sul giudizio finale che resta positivo.
Mi sono divertita ad immaginare quella libreria polverosa con le poltrone sfondate così come ho cercato di immaginare alcuni dei personaggi descritti con dovizia di particolari.

Jasmine mi ha fatto tenerezza. E' una donna tradita dall'amore della sua vita. Un amore che non riesce a scollarsi di dosso nonostante tutto ciò che le ha combinato. E' una donna che si è chiusa a riccio e non ha più fiducia negli altri, in particolare nel sesso maschile da cui intende tenersi alla larga.
Riuscirà nel suo intento? O sarà la libreria con gli spiriti degli scrittori che vi aleggiano dentro ad aiutarla nella sua ricerca della felicità?
Anche se vuole autoconvincersi di non aver bisogno di nessuno (ci sono caduta una volta, ora non ci casco più!) Jasmine ha - invece - un profondo bisogno di calore, di attenzioni, di affetto e di tenerezza. In questo cosa può una libreria polverosa?

Il personaggio che mi è piaciuto di più è stato quello della zia: una donna che ha un atteggiamento misterioso ma non troppo (solo Jasmine mi par di capire che sia decisamente fuori strada rispetto a quanto sta accadendo alla zia) e che mi ha trasmesso tanta positività.

Nelle more del racconto viene chiamata in ballo più volte la tradizione indiana - l'India è la terra d'origine di Jasmine - con colori, sapori ed odori che sembrano davvero palpabili.
Pur non potendolo promuovere a pienissimi voti, ho letto senza fatica questo libro che ho gradito in quanto omaggio alla letteratura. Un po' mi sono anche rivista in Jasmine: anche io sono stata a lungo lontana dai libri, impegnata com'ero a fare altro... solo che non ho avuto nessuna zia che mi abbia chiesto di darle una mano con la sua libreria!

Questo libro è uno degli ultimi bonus assegnati nell'ambito della quarta tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori.

sabato 3 dicembre 2016

Nuovi arrivi#33 e in biblioteca#33

Dicembre si è aperto con l'arrivo di nuove letture, tutte da gustare.

Oltre al Quarto e Quinto viaggio nel Regno di Fantasia di Geronimo Stilton, regalati a mia figlia, ci sono interessanti novità anche per me.
Grazie a Chiara ho ricevuto direttamente nella mia cassetta della posta il libro Cosa indossare al primo appuntamento che mi fa pensare ad una leggera, tutta da godere in estremo relax.
L'ho vinto a seguito dell'estrazione mensile di un premio che Chiara mette in palio nell'ambito della Challenge di lettura From Reader to Reader a cui sto partecipando. Evidentemente la Dea Bendata era di passaggio dalle mie parti e sono stata estratta come vincitrice mensile. 
Grazie Chiara!!!
Il muro invisibile l'ho preso in prestito nella biblioteca del mio comune mentre sono riuscita ad avere in prestito La libreria dei nuovi indizi (al momento in lettura) grazie al prestito interbibliotecario. Mi è arrivato dalla biblioteca di Fusignano!!! Un bel viaggetto prima di arrivare da me.

Ho fatto anche un acquisto per mia madre: La paranza dei bambini di Saviano.
E' un genere che mia madre ama e cerco sempre di farle trovare qualche cosa di nuovo da leggere anche se, in questo periodo, sta andando un po' a rilento visto che è in ripresa da un piccolo intervento agli occhi.

Ecco, per oggi è tutto. E' iniziato il conto alla rovescia per il Natale e mi auguro di trovare qualche libro sotto l'albero. Intanto, in attesa dell'arrivo di Babbo Natale, buone letture!

venerdì 2 dicembre 2016

Wolf (R. Graudin) - Venerdì del libro

Il primo capitolo di una straordinaria serie.
Ecco cos'è Wolf. La ragazza che sfidò il destino.
E non sono io a dirlo. No no. Nella bandella del libro il messaggio è lanciato forte e chiaro.
Appassionatevi alla storia di Yael, alla sua missione,  perchè sentirete a lungo parlare di lei!   

Per questo primo venerdì di dicembre propongo un genere con cui non ho molta empatia ma al quale mi sono avvicinata con curiosità. Wolf è un libro distopico: viene proposta una società immaginaria con situazioni e tendenze sociali estremizzate in maniera vistosa. Un genere di fantasia - questo ho sempre pensato, prima di familiarizzare con il distopico ho sempre pensato che fossero racconti fantastici punto e basta. Ma in questo caso la fantasia ha fondamenta storiche, con la presenza di situazioni reali (seppur estremizzate) e richiami a personaggi realmente esistiti.

Un pizzico di trama, tanto per capirci qualche cosa.
Siamo nel 1956. Ed è già tutto un dire. In gran parte del mondo impera l'alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l'impero giapponese. Con cadenza annuale, per celebrare la Grande Vittoria, viene organizzata una spettacolare e spericolata gara, una corsa motociclistica che porta i concorrenti da Germania a Tokyo. Chilometri su chilometri da cui uscirà un solo vincitore: il più forte, il più degno di rappresentare la razza ariana e l'unico che potrà essere invitato a partecipare al Ballo del Vincitore ed incontrare il Führer. 
Golosa occasione, questa, per pianificare un attentato da parte della Resistenza che ha emesso una condanna a morte per Hitler e punta tutto su una ragazza. Una ragazza speciale, forgiata negli anni per essere tale. Per essere diversa e speciale. Unica. O almeno così crede. 
Yael è il suo nome, ha 17 anni ed è la detenuta 121358ΔX, sopravvissuta ai campi di concentramento e nelle mani della quale è stata affidata una missione che potrebbe cambiare le sorti del mondo: uccidere Hitler in modo tale che tutto il mondo possa vedere la sua fine. 
Yael dovrà vincer la gara, il Tour dell'Asse, farsi invitare al Ballo del Vincitore, ballare con il Führer ed eliminarlo davanti a tutti per poi eclissarsi dopo aver consegnato al mondo, grazie alla sua impresa, un nuovo futuro.

Semplice, no?
E invece no.
No. Proprio no. E ne sono tutti consapevoli. Ma Yael è speciale. Perchè per via di crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta da bambina, quando è stata selezionata per sopravvivere alle camere a gas ma destinata a diventare una vera e propria cavia, ha la capacità di modificare il suo aspetto. Grazie ad una vera e propria metamorfosi - dote conquistata con sofferenze atroci a seguito degli esperimenti effettuati su di lei - Yael potrà prendere il posto della vincitrice uscente del Tour: Adele Wolf. Dovrà correre al suo posto, vincere e portare a termine la missione. Tutto è nelle sue mani.
Roba da poco... giusto per fare qualche cosa di alternativo!!!

Questa è la traccia. Ciò che si può dire della trama. Ma a ben guardare questo libro è molto di più. Al di là dell'assurdità di diverse situazioni (la metamorfosi, ragazzini poco più che adolescenti che compiono imprese da supereroi) e che fanno parte del genere letterario proposto, alla base del racconto c'è una ricerca storica di cui va dato merito all'autrice.
Il quadro generale, le abitudini di quell'epoca, le regole imposte ed i trattamenti riservati a chi non apparteneva alla razza superiore, alla razza ariana... bhè, sono trasmesse con forza dall'autrice che riesce a far trapelare tutta la sofferenza che quella ragazzina si porta addosso. Un dolore profondo, una rabbia ancora più profonda, una voglia di vendetta che affonda radici in un intero popolo straziato dalla scellerate scelte di quel tempo.
Questo è l'elemento che più mi è piaciuto di tutto il romanzo: il dolore che l'autrice riesce a trasmettere con ogni parola, con ogni immagine evocata.
Molto efficaci anche le descrizioni degli ambienti in cui si svolgono i vari momenti del racconto anche se, devo dirlo, in alcuni punti mi sono un po' annoiata... La descrizione di tutte le tappe del Tour in alcuni passaggi mi ha dato la sensazione di rallentare la narrazione farcita, come dicevo sopra, da alcune estremizzazioni di troppo.

Ho provato una gran pena per Yael. Sì, è proprio così. Una ragazzina straziata dagli aghi in passato e straziata nel presente da tutto ciò che quegli aghi si sono portati dietro. Straziata dai ricordi che non intende lasciare in sordina. Consapevole di avere tra le mani un compito importantissimo da cui deriva il tutto.

Il finale mi ha stupita e ne devo dare merito all'autrice. Un finale aperto che lascia chiaramente intendere che incontreremo di nuovo Yael. La parte finale è quella che mi è piaciuta di più di tutto il libro.

Ho anche provato a dare un volto ad alcuni dei personaggi descritti. Tutti ragazzini cresciuti troppo in fretta per una serie di vicissitudini.... Non ce l'ho fatta a dare loro un volto.

Questo libro - che, nonostante alcune pecchè, mi sento di promuovere, è uno dei bonus assegnati nell'ambito della quarta tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori.