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mercoledì 26 agosto 2020

Ci proteggerà la neve (R. Sepetys)

Ho iniziato a leggere il libro Ci proteggerà la neve senza sapere nulla della trama. Quando ho capito - e non ci è voluto molto - che si trattava di una storia ambientata durante la seconda guerra mondiale ho sbuffato un po'... Dal momento che era arrivato tra le mie mani, però, l'avrei letto comunque, pur avendo l'impressione che sarebbe stata una storia simile a molte altre, di cui si intuisce con facilità la fine, nella quale si sa già chi vince e chi perde proprio come scritto nei libri di storia.

Una storia di guerra, di morte, di vincitori e sconfitti. Come tutti i libri di questo tipo. E' vero. Ma ho trovato, accanto a vicende storiche realmente accadute, storie personali di chi si è trovato ad affrontare e vivere una così terribile esperienza con altre persone portando il proprio bagaglio di segreti, di paure, di sofferenza, di disperazione ma anche di speranza.

Ci proteggerà la neve. Un titolo al plurale. Perchè il libro è strutturato al plurale. L'autrice propone diversi punti di vista, dà voce a diversi personaggi che raccontano le vicende che stanno vivendo gli uni accanti agli altri ma raccontano, allo stesso tempo, le loro singole storie. E lo fa in modo delicato e allo stesso tempo efficace, senza calcare la mano sulle brutture di una guerra che, pure, viene trasmessa al lettore in tutta la sua tragicità ma senza arrivare mai sopra le righe

Emilia è una ragazzina polacca che porta un segreto nel cuore. E non solo. E' una ragazzina innamorata allontanata dalla propria famiglia per amore, vive nel ricordo dell'amore di un padre che ha rinunciato a lei - il suo bene più grande - per proteggerla e darle un futuro.

Il poeta delle calzature faceva il calzolaio di mestiere: è convinto che le scarpe raccontino delle storie e riesce ogni volta a dimostrare che è così. E' un uomo anziano forte come un ragazzino e pronto a fare la sua parte, sempre e comunque.

Johana è pratica di medicina e questo le fornirà un'opportunità. Ma è lei che intende offrire opportunità agli altri mettendosi a disposizione per aiutare quante più persone possibile. Civili, donne, bambini ma anche soldati... e non importa da quale parte siano. 

Il bambino smarrito non ha più una famiglia. Tutti morti. E' solo ma ha trovato una nuova famiglia in quegli sconosciuti che lo hanno preso sotto la propria ala protettrice.

Un soldato. Florian. Un giovane misterioso che ha una missione da portare a termine. Sensibile ma con dei segreti che gli pesano ogni minuto di più. 

Persone diverse per provenienza, per sesso, per età, per origine, per le storie che si portano cucite addosso: eppure sono insieme. Formano un gruppo alquanto singolare ma affrontano insieme le difficoltà sempre crescenti che la guerra pone loro davanti.

Poi c'è lui: un marinaio un po' sciocco incapace di comprendere davvero il suo ruolo e anche, a dire il vero, ciò che gli sta succedendo attorno. 

Sono personaggi che si infilano nelle pieghe della storia e che diventano il cuore pulsante di un pezzo di storia che, probabilmente, non è poi così noto come altri episodi: è la sorte di una nave, quella che è considerata da tutti la nave della salvezza, nella quale polacchi, lituani e prussiani si trovano fianco a fianco per poter assicurarsi un posto verso un futuro, lontano dalla guerra e dai suoi orrori.

Sarà davvero la nave della salvezza per Johana, per Florian, Emilia e tutti gli altri? Io non conoscevo la storia di questa nave... e mi ha colpita nel profondo.

Ogni personaggio mi ha toccata le corde del cuore a modo suo. C'è chi lo ha fatto per la sua ingenuità, chi per il suo coraggio, chi per la sua tenacia, chi per la sua speranza. Ognuno ha qualche cosa da dire fino alla fine. Ognuno racconta un pezzetto di se, fino alla fine.

Mi è piaciuto lo stile dell'autrice. Uno stile fluido ma non banale che è stato il frutto di un'approfondita indagine. E mi ha fatto riflettere. 

No, non è la solita storia di guerra. Purtroppo la guerra è sempre la stessa ma in questo caso sono venuta a conoscenza di vicende che mi erano sfuggite (non ho mai amato la storia...) ma mi è anche sembrato di incontrare gli occhi di quei personaggi, di stringere le mani con quelle dita gelide, di sentire i passi di quegli stivali tirati a lucido, di ascoltare il peso dei passi dei soldati sul pontile e di sentire il grido d'aiuto di tutti coloro che, in un modo o nell'altro, hanno sacrificato qualche cosa per quella guerra che in pochi hanno compreso.

Bel libro (non posso dire bella storia perchè è una storia dolorosa). 

Lo consiglio anche a giovani lettori.

***
Ci proteggerà la neve
Ruta Sepetys
Garzanti Editore
361 pagine
10.90 euro copertina flessibile, 16.90 copertina rigida, 6.99 Kindle

martedì 18 agosto 2020

La figlia dimenticata (A. L. Correa)

Vive a New York da tanto tempo ma è francese d’origine. E’ stata adottata dallo zio materno alla fine della guerra e dei suoi anni precedenti non ricorda nulla.

E’ il passato, però, che viene a bussare alla sua porta raccontandole una storia che la colpisce come un pugno nello stomaco.

Con un viaggio nei ricordi che mai avrebbe immaginato di fare, Elise (la protagonista del libro La figlia dimenticata, letto in collaborazione con Thrillernord) scopre di aver avuto una famiglia diversa da quella che lei ricorda così come una madre che è stata costretta a fare delle scelte dolorose.

Scelte compiute per amore ma che per lei, ora che se ne rende conto, hanno avuto il sapore dell’abbandono. Scopre di essere cresciuta in una famiglia che ha dovuto affrontare le brutture di una guerra che ne ha segnato irrimediabilmente le sorti. 

Il racconto prende le mosse da una storia tristemente vera, quella che riporta all’attenzione il massacro effettuato dall’esercito nazista durante l’occupazione del sud della Francia, in un villaggio chiamato Oradur-Sur-Glane.

Il lettore va alla scoperta di quel passato assieme alla protagonista. Un passato che sembrava sepolto ma che, ora, reclama tutte le attenzioni di una donna che inizia a mettere assieme tasselli di cui non aveva memoria.

L’autore racconta di un villaggio che scompare… racconta il coraggio di una madre che, in un contesto del genere, deve rinunciare a ciò che ha di più caro. Racconta una guerra che ha tolto molto a tutti, che ha strappato figli alle proprie madri ma che ha anche spezzato vite innocenti senza alcun motivo. In questo contesto quella madre ha dovuto fare delle scelte che le hanno strappato l’anima ma che rappresentavano le uniche strade da percorrere per poter aspirare ad un futuro.

Io ammetto di aver avuto un dubbio fino alla fine e cioè quale fosse la figlia dimenticata… la storia propone diverse figure femminili addosso alle quali l’aggettivo di “figlia dimenticata” si cuce alla perfezione.

Si cuce addosso a Viera, destinataria delle curiose lettere che arrivano nelle mani di una Elise ormai anziana.

Si cuce a dosso ad Elise ma anche ad un’altra bambina che, per certi versi, è anche lei dimenticata o, se non altro, messa da parte. Questa, almeno, è la sensazione che ha. E questa cosa mi è piaciuta molto: l’autore è stato abile – almeno io così l’ho percepito – a lasciare qualche sospeso per il lettore che non riesce a sapere tutto e subito. Bello!

L’autore propone un racconto potente ma allo stesso tempo delicato.

Propone una storia di morte ma anche di speranza.  Una storia di distruzione ma anche di rinascita.

Propone, soprattutto, un viaggio nella memoria dimostrando come il passato non possa mai essere cancellato anche quando si ha l’impressione che sia così.

E’ una storia che mi ha commossa e mi ha fatto pensare ai racconti di mio nonno, quelli dei tempi di guerra. Siamo in un’altra nazione ma la guerra è guerra ovunque, così come gli occhi terrorizzati dei bambini sono gli stessi in qualsiasi parte del mondo.

Un unico appunto: avrei tanto voluto sapere qualche cosa di più in merito a Viera.
Ma chissà che l’autore non voglia raccontare la sua storia in un nuovo libro?

Secondo me Viera avrebbe molto da raccontare!

***
La figlia dimenticata
Armando Lucas Correa
Casa editrice Nord
384 pagine
17.67 euro copertina rigida - 9.99 Kindle

mercoledì 6 novembre 2019

Suite francese (I. Némirovsky)

Suite francese era da tempo tra gli e-book da leggere ma, evidentemente, aspettavo il momento giusto. Ed è arrivato.

Conoscevo questo libro di fama ma non avevo mai approfondito la trama così come la sua gestazione letteraria.
Ora ne so qualche cosina in più.
Non mi soffermerò sul fatto che si tratta di un'opera incompiuta - nata da una diversa idea dal punto di vista della struttura dell'opera - per via della sorte dell'autrice ma è evidente che la consapevolezza che la storia avrebbe dovuto proseguire e non finire così come è finita non può non influenzare il mio giudizio complessivo.

Siamo nel 1940 e la città di Parigi è stata appena bombardata.
I Francesi sono costretti, loro malgrado, a lasciare la loro città per cercare di salvarsi la vita. E' da qui che inizia il racconto, proposto attraverso le vicende di persone che si portano dietro non solo i propri bagagli (proprio dal punto di vista fisico) ma la propria storia, le proprie radici, la propria posizione sociale, le proprie convinzioni, le proprie speranze.

E' proprio questo un aspetto che mi sento di sottolineare: dalle vicende narrate emerge a chiare note che la guerra, la paura che ne consegue, non guardano in faccia a nessuno. Non che avessi bisogno di una conferma per convincermene ma è la primissima cosa che emerge dalla lettura. Ancora prima della sofferenza, della morte... è l'uguaglianza che si concretizza tra le persone a prescindere da tutto e da tutti, davanti alla guerra.

Si può essere visconti, artigiani, semplici operai... quando viene sganciata una bomba sopra la città non ci sono riguardi per nessuno. Si è tutti vittime. Anche gli stessi soldati tedeschi, arrivati in Francia e stabilitisi poi come vincitori, sono vittime. Vittime del loro ruolo, lontani da casa, privati degli affetti, pronti a fare il loro dovere ma pur sempre uomini.
Sono vittime le donne che restano e gli uomini che vanno al fronte, anche se non muoiono. Sono tutti vittime della guerra. Questo è stato il mio primo pensiero in assoluto.

La paura accomuna tutti così come la morte. 
Accomuna vinti a vincitori perchè sono sempre - la paura e la morte - dietro l'angolo. 
Accomuna chi ha la casa piena di provviste e chi vive di stenti. Chi ha fiducia nel futuro e chi, invece, si lascia andare agli eventi.

Ho molto apprezzato le capacità descrittive dimostrate dall'autrice che non solo riesce a rendere alla perfezione ambienti e personaggi ma riesce a trasmettere quell'inquietudine, quell'angoscia, quelle aspettative che i personaggi devono aver provato nelle varie circostanze. 
In molti romanzi mi è capitato di criticare descrizioni del tutto superflue ed inefficaci: non è questo il caso. Anzi, personalmente è ciò che più mi resterà nel cuore: quella capacità di trasmettere emozioni, suoni, colori, immagini filtrate con quella paura latente che è propria dei periodi di guerra. E, credo di poter dire, dalla sua esperienza personale.

Tanti i personaggi che, con la loro storia, aiutano a tratteggiare i colori complessivi di una vicenda che resta - è vero - in sospeso così come restano in sospeso le sorti di parecchi personaggi che, onestamente, avrei voluto seguire fino agli esiti delle loro scelte, delle loro avventure. 
Da una Parigi bombardata arriviamo alla partenza dei soldati tedeschi verso la Russia. E' questo l'arco temporale raccontato. E se è vero che, comunque, l'abbandono dei territori francesi da parte dei tedeschi è comunque un punto d'arrivo visto che l'invasore se ne va, non tutto viene compiuto.
Tenendo conto, però, di quanto detto in premessa, mi sento di essere indulgente e metto alla prova la mia immaginazione cercando un finale alla storia personale dei vari protagonisti, non tanto alla Storia del conflitto (sappiamo bene com'è andata a finire).

Quella raccontata dall'autrice è la guerra della gente comune in una Francia che sembra assopita, inerme (anche se i soldati l'hanno difesa ma di questo aspetto si parla pochissimo) davanti alla sorte che le è stata riservata. Quando, dopo la vittoria dei tedeschi, le famiglie del posto saranno costrette ad ospitare gli aggressori nelle loro case, si crea una situazione paradossale ma profondamente umana: il nemico pian piano perde le caratteristiche dell'aggressore per diventare un amico, un ragazzo dagli occhi dolci, dalle mani calde, dal cuore grande oppure un uomo che ha lasciato una moglie incinta di pochi mesi, una sorella malata, una madre morente. Qui trova spazio anche l'amore che è quello che, alla fine, più mi è rimasto impresso per i suoi paradossi. 
Sono Bruno (il tedesco) e Lucille (la moglie francese in attesa di un marito prigioniero di guerra ma che non ha mai amato e che, per di più, la tradiva manifestatamente) i personaggi che mi sono rimasti maggiormente nel cuore.
 
Lei che combatte contro la necessità di un amore.
Lui che spera di poter tornare da lei a guerra finita, senza più pesi sul cuore e sull'anima.
Entrambi che dimenticano di essere già sposati come se fosse solo un dettaglio.
Entrambi pieni dell'affetto (più o meno manifestato ma presente nell'aria) e della presenza, seppur silenziosa e discreta, dell'altro tanto da sfidare anche le convenzioni dell'epoca nonchè, nel caso di lei, l'atteggiamento ostile di una suocera che finisce per odiarla più di quanto non facesse già in precedenza.

Comunque tutti i personaggi hanno qualche cosa da raccontare e danno un contributo importante al racconto, a prescindere da quelli che sono piaciuti maggiormente a me.
Un classico, Suite francese, che ho scoperto con piacere. Per niente pesante, per niente noioso, per niente ripetitivo. Uno spaccato vero (triste) ed emozionante dell'epoca.
Non sarebbe male se lo leggessero anche i nostri giovani, giusto per avere un'idea...
***
Suite francese
Irène Némirovsky
Edizioni Fermento
435 pagine
Kindle Unlimited

mercoledì 5 giugno 2019

Le assaggiatrici (R. Postorino)

Sapevo che Adolf Hitler, terrorizzato dall'idea di essere prima o poi avvelenato, avesse l'abitudine di far assaggiare a qualcuno il cibo che era destinato a lui. Non avevo mai letto prima d'ora, però, una storia che avesse proprio loro come protagoniste, Le assaggiatrici.

Ecco perchè dico fin da subito che la storia raccontata la Rosella Postorino, pur riportando una situazione che conoscevo, per me è stata originale ed unica nel suo genere. Magari ci sono in circolazione altri libri che parlano della figura di coloro che assaggiavano il cibo del Fürer ma per me questa storia è una novità assoluta.

Rosa è una delle donne che vengono arruolate per mettere la propria vita a servizio di Hitler: ha il compito di assaggiare il cibo a lui destinato, assieme ad altre compagne di sventura, e viene anche pagata per questo. Non tanto per ingozzarsi. non è certo un premio quello che le viene riconosciuto,  quanto per verificare che sia tutto a posto e che non vi sia cibo avvelenato. In caso vi fosse, perderebbe la vita immolandosi sull'altare della difesa della vita del Fürer. Questo è il suo compito. Questa la sua via di scampo, la sua unica possibilità di avere un presente ed un futuro in un momento storico incerto e difficile.

E' un romanzo forte che fa arrivare al lettore il punto di vista di una protagonista tedesca che vive sulla sua pelle una serie di contraddizioni che le attanagliano l'esistenza.
Sa che potrebbe morire in ogni momento. Sa che il cibo con cui si sazia potrebbe essere letale. Sa anche che sta facendo quello che sta facendo in nome di una fedeltà che, a dire il vero, le va un po' stretta. Ma non ha avuto molta scelta.

Accanto a lei, che vive anche una tragedia personale dovuta ad un marito al fronte che viene dichiarato disperso, appaiono donne che si portano addosso il peso di esistenze di cui poco si sa, ma che hanno in ogni caso lasciato dei segni. 

La più misteriosa - ed anche il personaggio che ho preferito - è Elfriede che porta marchiata sulla pelle la storia di un'epoca.

E' un libro ricco di contenuto ma non pesante e mi è piaciuto.
Soltanto un aspetto mi ha un po' spiazzata: in diversi momenti l'autrice fa dei salti in avanti raccontando situazioni rispetto alle quali il lettore sente che manca qualche cosa. 
Non so se mi spiego in modo chiaro: in più punti il racconto inizia con una situazione alla quale la protagonista è arrivata ma che il lettore non sa come, non si rende nemmeno conto se c'è stato un salto temporale... Personalmente ho creduto, un paio di volte, di essermi persa qualche cosa, di aver letto qualche capitolo più distrattamente del solito perchè i conti non tornavano.
Non ero io ad essere distratta, no. 
Si tratta di una scelta stilistica dell'autrice che fai dei salti in avanti per poi fornire le spiegazioni dovute, quelle che sulle prime al lettore mancano per capire bene dove si sia arrivati o di cosa si stia parlando.

Mi è capitato soprattutto sul finale quando mi sono trovata davanti ad una situazione - rispetto alla quale nutrivo parecchia curiosità, non lo nascondo - che ho fatto fatica, sulle prime, a comprendere. Poi pian piano ho messo insieme i pezzi ed ho svelato l'arcano.

Per il resto, bel libro, tematica importante, stile equilibrato ed efficace.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Dalle 3 ciambelle in quanto libro ambientato nel '900. Questa è anche una delle ultime letture con cui partecipo all'attuale fase della challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse a cui sto partecipando.
***
Le assaggiatrici
Rosella Postorino
Feltrinelli Editore
285 pagine
17.00 euro

mercoledì 26 aprile 2017

La ragazza con la bicicletta rossa (M. Hesse)


Originale.

Ho trovato originale la storia narrata da Monica Hesse nel libro La ragazza con la bicicletta rossa. Il contesto storico è quello della Seconda Guerra Mondiale quando i Paesi Bassi, dopo essere stati violentemente invasi, subirono una serie crescente di restrizioni nei confronti della popolazione ebrea. Siamo nel 1943 ad Amsterdam ed è in questo contesto che l'autrice presenta Hanneke: una ragazza che ogni giorno procura di che vivere alla sua famiglia facendo delle consegne porta a porta scovando beni di diverso tipo e commerciandoli sul mercato nero. 
E' brava, Hanneke.
a questo mestiere per soldi e non ha tempo di provare sentimenti tra una transazione e l'altra, nel mezzo di una transazione o di un'altra.

Sentimenti.
Li ha sepolti completamente quando è morto il ragazzo che amava e della cui morte si sente responsabile. Le manca, Bas. Le manca il suo sorriso, le mancano i suoi occhi ma respinge il pensiero ogni volta, lasciandolo annegare nel mare della colpa che prova per la sua morte.
La storia viene narrata usando dei flash-back nei quali Hanneke rivela pezzetto dopo pezzetto la sua vicenda personale. Il suo passato, dunque, si somma al suo presente. Ad un presente in cui vige il coprifuoco, in un presente in cui ci sono persone che scompaiono e che non tornano più a casa, in un presente in cui è la paura il sentimento dominante.
In tale contesto Hanneke viene coinvolta in una vicenda più grande di lei: viene incaricata di cercare una persona scomparsa. Non una cosa, un oggetto ma una ragazza che era stata nascosta per sfuggire alla morte - che peraltro era toccata alla sua famiglia - ma che così, da un giorno all'altro, non si trova più nell'abitazione in cui le era stato offerto riparo. Nessuno sa nulla. Nessuno ha visto, nessuno ha sentito. Volatilizzata. Sparita. Nessun traccia da seguire, apparentemente.
Hanneke è titubante ma, alla fine, accetta. E lo fa, come di consueto, per soldi.

Riuscirà a restare distaccata davanti alle immagini che le sfileranno davanti agli occhi?
Riuscirà a non farsi coinvolgere in modo intimo e personale dalla sofferenza altrui?
Riuscirà a restare indifferente davanti al coraggio di chi, pur in un contesto di pericolo così elevato, mette in pericolo la propria vita per salvare quella di qualcun altro?
Soprattutto, sarà capace di trovare una persona con la stessa abilità con la quale scova oggetti?

Dicevo che ho trovato la storia originale. Le vicende storiche, purtroppo, sono tutt'altro che originali. Ciò che capitò in quegli anni è risaputo ed è stato raccontato in tanti romanzi storici, più o meno fedeli a quanto realmente accaduto. In tale contesto, la storia di Hanneke è originale perché lo è ciò che si trova ad avere per le mani.
E' un racconto che tenta di mettere in primo piano una normalità che, purtroppo, non è più tale quanto attorno impera la guerra, la violenza, l'odio razziale. 
Eppure, in un contesto del genere, ci sono dei giovani che cercano di non subire le vicende in modo passivo o rassegnato.

Ciò che mi ha maggiormente colpito in tutto il racconto, oltre alla particolare personalità di Hanneke - così forte e scaltra ma anche così profondamente fragile ed affamata d'affetto - è il ruolo della sua famigli. Una famiglia che resta in secondo piano mentre nel suo interno prende forma qualche cosa di grande, di importante e di pericoloso. I genitori di Hanneke pur stando in apprensione per lei quando non torna per l'ora del coprifuoco, non indagano più di tanto su ciò che fa la loro figlia, su cosa realmente la tiene fuori in orari tanto pericolosi. O, forse, non vogliono indagare perché preferiscono non sapere? Preferiscono l'incoscienza alla condivisione di qualche cosa di così grande come la Resistenza può essere. 
Sullo sfondo di un periodo storico che non si può dimenticare, parte una caccia all'uomo con le ore contate dove non ci sono commissari o ispettori nelle vesti dei protagonisti ma dove ci sono dei giovani che affrontano di petto una realtà che non intendono accettare.

Con questo libro partecipo alla gara di lettura The Hunting Word Challenge. La parola utile per la challenge è BICICLETTA che compare nel titolo ed è raffigurata in copertina.

mercoledì 1 febbraio 2017

Il Cavaliere d'Inverno (Paullina Simons)



Non vado matta per i romanzi storici, le storie d’amore non mi catturano mai più di tanto, libri troppo ingombranti mi demoralizzano perché non sono semplici da portare sempre al seguito, come io sono solita fare.

Il Cavaliere d’Inverno di Paullina Simons è un’eccezione a tutto ciò.
 
Romanzo storico, storia d’amore, quasi settecento pagine e mi è piaciuto. Mi ha appassionata, coinvolta, emozionata. Ho sofferto ed amato con Tatiana ed Alexander, ho avuto voglia di prendere a pugni Dimitri, ho tremato per le bombe lanciate dal cielo, ho avuto freddo nel momento in cui i protagonisti finivano nell’acqua gelida in mezzo al ghiaccio e tanto altro ancora. 

Il Cavaliere d’Inverno è un libro che non dimenticherò sia perché l’autrice propone dei personaggi indimenticabili che per la testimonianza storica che viene resa tra quelle pagine.

Siamo nel 1941 a Leningrado. In un giorno come tanti altri arriva un annuncio dalla radio: il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. E’ la guerra. Sarà la fame. Sarà la violenza, la disperazione ma Tatiana e la sua famiglia ancora non ne sono perfettamente consapevoli. Lei, 17 anni, esce per fare scorta di cibo ed incontra Alexander, un giovane ufficiale dell'Armata Rossa. Lei è poco più che una bambina ma quando i loro occhi si incontrano entrambi hanno la sensazione che siano state le rispettive anime ad essersi incontrate.
Inizia da qui una storia d’amore impossibile, che non potrà mai avere un futuro. Di ciò sono entrambi consapevoli così come sono consapevoli delle conseguenze che questo loro amore potrà avere sulle loro vite ma questo non basta per allontanarsi, per cancellare l’attrazione che provano l’uno per l’altra.
L’ambientazione è quella di una Leningrado che è sempre più sull’orlo del baratro: il cibo viene a mancare, gli approvvigionamenti sono sempre più rari, la vita non è più la stessa da quando è scoppiata la guerra. E siamo solo all'inizio. 

L'autrice descrive il periodo storico con estrema verosimiglianza rendendo appieno gli ambienti e le situazioni in cui i protagonisti si trovano.
Personaggi che - altro merito dell'autrice - vengono resi vivi con descrizioni minuziose non solo dal punto di vista fisico ma anche per via di personalità che emergono in modo chiaro.

Senza togliere il gusto della lettura svelando troppo la trama, posso dire che su tutti domina la figura di Tatiana: una ragazzina forte, coraggiosa, altruista, capace di pensare sempre agli altri prima che a se stessa in ogni circostanza, anche nella più tragica. 

E' testarda, Tatiana, e va dritta per la sua strada. Diventa ben presto una donna non solo per via del passare del tempo (all'inizio del romanzo ha 17 anni, alla fine 24) ma per via delle situazioni che si trova ad affrontare e che la fanno maturare in fretta. 
E' innamorata, Tatiana. Alexander è il suo primo amore in assoluto e non aveva mai provato, prima, nulla di simile a ciò che prova per lui. Le emozioni e le paure che si alimentano con questo amore ma anche le scelte che, in nome di tale amore, si troverà a fare, sono delle novità assolute per lei che fino al giorno prima della guerra amava giocare con i suoi amici, divertirsi ed ascoltare le confidenze di sua sorella.
E' fedele, Tatiana. Fedele alla sua famiglia fino alla fine, a sua sorella in particolare, tanto da sacrificare in suo nome il suo amore per Alexander. E' fedele al suo amato ma fa un po' di fatica a mantenere le promesse soprattutto quando queste le impongono di starsene in un angolo, al sicuro, ma senza un ruolo attivo negli eventi che, invece, riguardano da vicino le persone che ama.
E' coraggiosa, Tatiana. La guerra non le fa paura e l'affronta giorno per giorno con coraggio: andando a fare rifornimenti di derrate alimentari per se e per la sua famiglia, aiutando i feriti in ospedale ma anche facendo qualche cosa di più...
Sulle sue esili spalle Tatiana portava le insicurezze nascoste di tutti. Insicurezza, timidezza, paura. Ora però non aveva paura, non temeva la guerra. Era come essere colpita dal fulmine, un fulmine che si abbatte sulla città mille volte al giorno. No, non era la guerra a terrorizzarla. Era il caos che regnava nel suo cuore infranto.
Alexander, da parte sua, cela un segreto dietro ai suoi occhi intensi ed al suo modo di fare. Un segreto che lo lega ad una persona - Dimitri - che lo tradirà in più occasioni e che dimostrerà di pensare solo a se stesso. E' un uomo appassionato, innamorato pazzo di quella ragazzina con quel vestito bianco a fiori. E' un uomo di parola e per lui gli impegni presi hanno un valore anche quando comportano dei sacrifici. Sacrifici che hanno segnato la sua vita, a dire il vero, e che la segneranno fino alla fine.
Viene descritto come un soldato bellissimo e non faccio fatica a dargli un volto, una fisionomia ed anche un fisico. Tatiana lo descrive guardandolo con gli occhi dell'amore, è vero, ma l'immagine che ne dà e davvero bellissima! Un bel soldato non solo dal punto di vista estetico.
Come puoi capire questa è una guerra spietata, in cui gli uomini buoni e i meno buoni sono esposti ugualmente alla morte, e forse quelli buoni hanno più probabilità di morire. Se mi accadesse qualcosa, Tatia, non preoccuparti del mio corpo. La mia anima non si riunirà al corpo, né raggiungerà Dio. Volerà subito verso di te, a Lazarevo. Io non voglio stare tra gli eroi, né tra i principi, ma solo accanto alla regina del lago di Ilmen.
Dimitri, amico (diciamo così) di Alexander, è un soldato che non ha altro in mente se non lasciarsi alle spalle la guerra e tutto ciò che comporta. Pensa solo a se stesso e non teme di passare sopra ai cadaveri dei suoi amici pur di ottenere ciò che ha in mente. E' un codardo e lo mostrerà in più occasioni: il suo è un personaggio che l'autrice ha reso con estrema precisione tanto da farmelo odiare. Avrei voluto sferrargli un pugno in faccia in più passaggi se avessi potuto.

Dasha, sorella di Tatiana, è la chiave di volta nel rapporto tra i due innamorati. E l'amore che Tatiana prova per lei influenzerà di molto le vicende che li riguardano.

Questi i personaggi principali. Ho odiato Dimitri, amato Alexander, ammirato Tatiana (con la quale ho anche sofferto, diciamolo) e ho provato compassione per Dasha: un romanzo che riesce a provocare tali reazioni in un lettore credo che abbia proprio colpito nel segno.

Le pagine sono tante ed onestamente ho temuto che il ritmo della narrazione potesse rallentare. Ho anche temuto che il racconto fosse stato diluito con dettagli che non servivano: ammetto di aver avuto tale sensazione quando vengono descritte scene appassionate in un ambiente sereno e lontano dalla guerra. Ho pensato che si poteva rendere comunque l'idea senza dilungarsi così tanto. Mi sbagliavo. Arrivata all'ultima pagina mi sono resa conto che quelle descrizioni così dettagliate ed anche ripetute hanno avuto il compito di cullare il lettore prima della stangata finale. Una stangata che il lettore si aspetta, viste le circostanze.

Il finale è diverso da come l'avevo immaginato ma credo che sia il più verosimile tra i due. Lascia anche la porta aperta ad un seguito, pur dando l'impressione di essere piuttosto definitivo.

Non è semplice commentare un romanzo così restando in equilibrio tra un commento personale e il non voler svelare la trama. Spero che si sia capito che mi è piaciuto ed anche il perchè. E' una lettura che consiglio e che mi permette di partecipare alla gara di lettura The Hunting Word Challenge  visto che contiene la parola INVERNO.
Inoltre, questo libro ha la copertina blu per cui mi permette di partecipare alla challenge La ruota delle letture. Un libro dalla copertina blu è uno degli obiettivi che mi sono stati assegnati per questo giro di ruota.
 
Infine, con questa lettura partecipo anche alla challenge di Chiara del blog La lettrice sulle nuvole.