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domenica 5 marzo 2023

Il figlio prediletto (A. Nanetti)

  

Le copertine Neri Pozza sono bellissime. 

Bellissime le immagini scelte, bellissima la carta scelta.

E sono molto belle anche le storie. Questa, per lo meno, è una storia toccante e capace di arrivare al lettore con violenza, anche, in alcuni momenti.

Nelle more della narrazione si alternano due periodi storici differenti.

Tutto ha inizio una sera d'estate del 1970 con due ragazzi che si trovano a vivere un amore dolce, intenso ma inaccettabile nella comunità in cui vivono, un piccolo paesino della Calabria. Un segreto, il loro, che nel momento in cui verrà scoperto porterà a conseguenze tragiche. Nunzio e Antonio: erano i due ragazzi innamorati. Non intendevano infastidire nessuno, solo vivere il loro amore. Ma qualcuno ha deciso che non fosse possibile portare avanti una storia così, una storia di recchiuni tanto per citare il termine utilizzato nella lingua del posto. E finisce in tragedia con Antonio cadavere e Nunzio allontanato dalla sua casa, dalla sua terra, dalla sua famiglia con un profondo dolore che non lo abbandonerà più.

Anni dopo sua nipote Annina farà una scelta che la porterà sulle tracce dello zio. La ragazza vive in sofferenza le convenzioni del posto, le raccomandazioni della madre e della nonna che la vorrebbero sottomessa come meglio si addice ad una donna influenzano le sue scelte ma fino ad un certo punto. E suo padre, quell'uomo tutto d'un pezzo che decide cosa sia giusto e cosa non lo sia, quell'uomo che incombe su di lei come una figura a cui non si può mai dire di no ben presto diventerà una figura da cui prendere le distanze. Annina decide di farlo in maniera definitiva, sfidando tutto e tutti. Così come decide di mettersi sulle tracce dello zio per conoscere, finalmente, la sua storia, quella che tutti hanno cercato di nascondere.

Si alternano, dunque, i racconti di ciò che accade a lei e di ciò che, anni prima, era accaduto a lui. Due storie intense, nelle quali la ricerca della libertà e della proprio dimensione nel mondo porta i due protagonisti ad affrontare la vita di petto, con tutte le difficoltà che arrivano giorno dopo giorno. 

Lontani entrambi, seppur per motivi e scelte differenti, hanno preso le distanze delle rispettive famiglie: non per scelta lui, per scelta lei. 

Ho amato la figura di Nunzio. Mi sono sentita meno in sintonia con Annina: non si può pensare di apprezzare tutti allo stesso modo e poi è una questione di empatia... il meccanismo, almeno per quel che mi riguarda, è lo stesso che avviene con le persone che si incontrano quotidianamente. Lo stesso accade con i personaggi delle storie che leggo.

Entrambi, però, sono personaggi emozionanti e ben resi dall'autrice in contesti che hanno le loro regole  (sia quello d'origine di zio e nipote che in quello d'adozione). Ho letto questo libro con piacere pur essendo una storia triste. Io così, almeno, l'ho recepita.

Una storia, comunque, all'altezza della copertina.

Ps. i dialoghi che vengono proposti in dialetto non solo non infastidiscono, ma rendono meglio l'idea delle situazioni che i personaggi stanno vivendo.
***
Il figlio prediletto
Angela Nanetti

Neri Pozza Editore
pag. 232
16.50 euro copertina flessibile

venerdì 28 gennaio 2022

Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo (B. Alire Sáenz)

La storia in sé non mi è dispiaciuta ma non ho apprezzato lo stile. Tanti dialoghi brevi, brevissimi... il modo di dialogare con dei botta e risposta che a tratti lascia interdetto il lettore quando avrebbe, invece, bisogno di sapere qualche cosa di più. Ecco, questo mi è piaciuto poco in un libro che affronta anche efficacemente il tema dell'omosessualità e del diverso modo di fare i conti con ciò da parte dei due protagonisti. 

Aristotele Mendoza e Dante Quintana: sono loro i protagonisti che, con le rispettive famiglie, vivono a El Paso dopo essere emigrati dal Messico. 

Aristotele ama la solitudine e vive nel silenzio, in una famiglia che sembra aver fatto proprio dei silenzi la parola d'ordine. Silenzio per non riaprire vecchie ferite, silenzio per non lasciarsi andare alle emozioni, silenzio per rispettare il silenzio dell'altro: sono diversi i motivi per i quali è il non dire a farla da padrone in casa Mendoza. Ed anche se Aristotele soffre di tutto ciò, anche se vorrebbe fare tante domande ai suoi genitori soprattutto sull'esperienza in Vietnam del padre e su quel fratello che nessuno nomina più perchè in carcere, è stare in silenzio ciò che sa fare. Ed è quello che fa.

Dante ha un carattere diametralmente opposto: espansivo e solare, trova in Dante un amico vero e ben presto gli manifesterà i suoi sentimenti che vanno oltre l'amicizia. A Dante piace baciare i ragazzi e non l'ha mai detto ai suoi ma a Dante sì. Lo ha detto a quel ragazzo nei confronti del quale sente un sentimento profondo ma verso il quale nutre, in primis, un profondo rispetto. Dante non ricambia i suoi sentimenti perché a lui baciare i ragazzi non piace. E Dante lo rispetta pur essendo sempre trasparente  con lui.

Ciò che più mi è piaciuto di tutto il racconto è quella delicatezza che Dante manifesta nei confronti di quel ragazzo che sente di mare più di sé stesso. E mi è piaciuto il ruolo della famiglia di Ari: due genitori che, pur avendo fatto del non dire il proprio modo di vivere, conoscono bene il loro ragazzo e lo aiutano a trovare sé stesso.
***
Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo
Benjamin Alire Sáenz
Mondadori editore
360 pagine
19.00 euro copertina rigida, 9.99 Kindle

venerdì 16 aprile 2021

Rosso, bianco e sangue blu (C. McQuiston)

La storia di Alex ed Henry nasce, per stessa ammissione dell'autrice, con l'idea di creare un mondo parallelo, ironico e scherzoso. Pian piano è diventata una dimensione d'evasione, una storia alternativa ma comunque credibile, realistica. Una storia capace di portare gioia e speranza ma anche di far riflettere. 

 Ecco, dunque, che tra le mani dei lettori arriva la storia di due ragazzi che non sono certo persone qualunque.

Alex è il figlio della Presidente degli Stati Uniti d’America. Henry è un Principe in linea di successione al trono del Regno Unito. Sono più o meno coetanei ma tra loro non scorre buon sangue da quando si sono ritrovati, loro malgrado, in competizione sulle copertine dei tabloid. O, almeno, hanno sempre creduto (o voluto credere) di essere in conflitto l'uno con l'altro.

Ragazzo ribelle e un tantino sopra le righe, Alex. Giovane più riservato e tutto d'un pezzo, Henry. Appare anche un tantino antipatico, a dire il vero, e mentre Alex è impegnato politicamente a sostenere sua madre e ad aprirsi la strada per un futuro da protagonista nella politica negli Stati Uniti, Henry è cresciuto con la consapevolezza di dover stare al suo posto e comportarsi sempre in modo conveniente per la corona. Ovviamente in Inghilterra c'è una regina anziana (ogni riferimento a persone realmente esistenti è puramente casuale), la nonna di Henry, ed una madre che vive nell'ombra della corona soprattutto dopo aver perso suo marito, il padre del Principe morto anni prima. In America la Presidente è una donna separata e convivente con un nuovo compagno, donna dal carattere forte e pronta ad affrontare una nuova campagna elettorale per la sua elezione, al secondo mandato (qui nessun riferimento a persone realmente esistenti). 

In questo contesto si inserisce la storia di due ragazzi che hanno occasione di conoscersi veramente, non più e non solo per via del gossip che leggono reciprocamente dai giornali, e questa loro conoscenza riserverà delle soprese a loro ma anche al mondo intero a dire il vero! Sono entrambi sotto ai riflettori costantemente: cosa potrebbe accadere se, per caso, la loro frequentazione diventasse particolarmente assidua, tanto da sfociare in un sentimento profondo?

E' facile immaginare che la situazione non sarebbe affatto facile.  Ed è proprio così.

Devo ammettere che non è un libro di un genere che prediligo ma avevo immaginato la tipologia di storia che avrei avuto tra le mani e mi sono posta alla lettura con leggerezza. 

Ho trovato leggerezza, ironia, sentimenti ma anche tematiche importanti: su tutto, la difficoltà di essere se stessi in un ambiente che ha già deciso come si dovrebbe essere, cosa sarebbe conveniente fare e cosa non fare. C'è anche dell'altro ma non mi va di spoilerare...

La storia è piuttosto prevedibile per quanto riguarda il rapporto tra i due ragazzi, facilmente immaginabile ciò che può capitare loro viste le rispettive famiglie d'appartenenza, alla loro privacy. La scrittura è scorrevole ma, secondo me, alcuni passaggi avrebbero potuto essere molto più snelli. In più parti ho trovato una storia troppo diluita con lungaggini che avrebbero potuto essere tranquillamente eliminate alleggerendo un po'... ad un certo punto mi sono annoiata, lo ammetto, nell'attesa di sviluppi che tardavano ad arrivare. Ho anche trovato un linguaggio un po' troppo scurrile: se, da una parte, ci può stare in quanto abbiamo a che fare con giovani di poco più di vent'anni, dall'altra anche questo avrebbe potuto essere un tantino alleggerito. 

Le scene di sesso ci sono o no? 

Ci sono, non sono descrizioni sgradevoli ma ammetto che è la parte che mi è piaciuta meno: è un problema mio nel senso che preferisco che, da questo punto di vista, venga lasciato maggiore spazio alla fantasia del lettore. Ripeto, è una mia predisposizione personale e sono certa che chi ama questo genere apprezzerà sicuramente più di me.

Tutto questo non vuol dire che sia un libro da bocciare. No, perché comunque è una storia di evasione, una sorta di fiaba moderna in chiave LGBT che scorre e propone un argomento delicato, come quello dell'omosessualità. Ho molto apprezzato il modo in cui tale tematica è stata proposta: con normalità (come  dovrebbe essere ma come non è così scontato che sia, soprattutto in certi ambienti), con serenità ma anche in modo estremamente reale con una reazione facilmente immaginabile da parte, in particolare, della corona inglese. Sarebbe stato inverosimile qualche cosa di diverso.

Ed ho apprezzato anche la caratterizzazione dei personaggi, in particolare Henry che mi è piaciuto particolarmente (e per il quale non nego che, complice anche il suo nome, non ho fatto fatica ad immaginare un volto pensando, stavolta sì, a persone realmente esistenti).

Non mi dilungo oltre per non togliere il gusto della lettura a chi volesse leggere una storia in cui la politica fa da sfondo ad una storia d'amore che, anche se ho fatto qualche appunto del tutto personale, trasmette emozioni.
***
Rosso, bianco e sangue blu
Casey McQuiston
Hope editore
pag. 504
14.90 euro copertina flessibile - 4.99 Kindle

lunedì 25 gennaio 2021

The danish girl (D. Ebershoff)

Quella di Lili è una storia d'amore: l'amore di Greta, quando ancora Lili si chiamava Einar ed era suo marito. E' l'amore di una donna che avverte l'insoddisfazione e la sofferenza di un uomo nato tale per uno scherzo del destino, ma donna nella mente e nell'anima. 

E' l'amore di una moglie che non impedisce a suo marito di esprimere il suo io in modo autentico, che non si scandalizza davanti ad occhi lucidi, a mani che tremano, ad un desiderio di femminilità fino a quel momento inespresso. 

E' l'amore di una moglie che non lascia solo suo marito durante un delicato percorso che lo porterà a diventare in tutto e per tutto la donna che sente di essere.

Ma è anche l'amore di Lili per se stessa. Perché amarsi vuol dire fare anche scelte importanti, definitive a volte. E Lili lo fa.

Greta aiuta Einar a diventare Lili. Lo spinge a cercare la sua identità, a fare di tutto per conquistarla. E lo fa non certo per liberarsi di lui ma perché lo ama profondamente e non può più ignorare quella sofferenza che vestiti da uomo e atteggiamenti da uomo provocano in lui.

Quella di Einar e Greta è una storia complessa. Sono due personalità complesse che si incontrano e condividono una vita di coppia inizialmente uguale a tutte le altre. Per tanto tempo uguale a tutte le altre. Ma come tutte le altre non lo è proprio. 
 
E' una storia dolorosa, io così l'ho avvertita sulla pelle.
Perché realizzare di avere desideri femminili pur essendo un uomo è prima di tutto doloroso poi, quando si raggiunge un certo equilibrio, appagante.
Perché capire di avere avuto accanto una donna imprigionata nel corpo di un uomo è prima di tutto doloroso poi, in un secondo momento arriva la consapevolezza di voler fare di tutto pur di vedere la persona che si ama felice. Anche se questo vuol dire perdere per sempre quella persona.

Ma è anche una storia di coraggio.
Il coraggio di una moglie che fa scelte importanti per aiutare la persona che ama a raggiungere il suo vero equilibrio.
Il coraggio di una donna nata nel corpo sbagliato che lotta per essere chi sente davvero di essere.

Ed è una storia di solitudine.
Quella di Greta, che condivide con pochissime persone i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, le sue scelte.
Quella di Einar che realizza di essere infelice pur avendo accanto una moglie che lo ama e con cui si sente in perfetta sintonia.
Quella di Lili che vive momenti di smarrimento prima di realizzare davvero quale sia la strada per la sua felicità.
 
Siamo a Copenaghen con una storia che inizia nel 1925 quando Greta, che fa la pittrice, chiede a suo marito Einar - un uomo minuto, quasi trentacinquenne - di posare per lei vestito da donna per permetterle di terminare un quadro in assenza della modella. Dopo una iniziale ritrosia, Einar scopre di provare piacere nel toccare quelle sete, di sentirsi bene con addosso quei pizzi, di sentirsi diverso con i piedi in quelle scarpette. Ecco che improvvisamente compare Lili: la donna che Einar capisce di essere sempre stato e che ora, per gioco, prende corpo ed ha una identità tutta sua.
Un gioco. Uno scherzo. Una posa temporanea per un quadro. Nulla resta tale, però, quando Greta comprende il turbamento di suo marito e, pian piano, avverte il suo desiderio di esprimere la sua vera personalità. 

Lili è un personaggio realmente esistito, la sua è una storia vera seppur romanzata ed ha dato speranza, con le sue scelte ed il suo coraggio, a tante persone che, dopo di lei, hanno lottato per essere ciò che desideravano, ciò che sentivano essere realmente.

E' stata una storia molto coinvolgente. Ben scritta, per un argomento trattato con delicatezza ma in maniera molto calzante: le descrizioni molto efficaci sia per quanto riguarda la personalità dei protagonisti che gli ambienti, gli atteggiamenti, le situazioni. 
Mi è sembrato di poter toccare con mano la vulnerabilità di Lili ma anche la sua forza ed il suo coraggio. In modo molto discreto, mai sopra le righe, ha lottato per l'affermazione della sua personalità, della sua identità. 
Mi è anche sembrato di sentire i battiti del cuore di Greta che non si è trovata a fare delle scelte facili. Anzi, in alcuni punti avrei voluto urlarle dietro di non accelerare le cose, di pensarci bene prima di fare qualunque mossa o di dirle "...perchè lo fai???" ma alla fine l'ho compresa, mi sono sentita molto vicina a lei. Non so se avrei avuto il suo stesso coraggio se mi fossi trovata in una situazione simile.

Mi aspettavo un finale diverso, questo non posso negarlo. Un finale che si potesse considderare tale, anche se si intende come andranno a finire le cose... io ammetto di essere andata a cercare la vera storia di Lili Elbe per scrivere la parola fine dopo quelle ultime righe non scritte nel libro.

Non ho visto il film. Non conoscevo la storia di Lili per cui è stato il libro a trasmettermi tutto ciò che ho potuto apprendere sulla sua vita e sulla sua storia. Ora sono curiosa di vedere il film ed è una delle poche volte che mi capita visto che non amo stare davanti alla tv e solitamente, quando arrivano in tv storie tratte da libri che ho letto, preferisco evitare delusioni.
***
The danish girl
David Ebershoff
Giunti Editore
368 pagine
18.00 euro copertina rigida, 10.00 euro copertina flessibile - 6.99 Kindle

domenica 24 gennaio 2021

Con le ali sbagliate (G. Clima)

A volte penso ancora a come mi sentivo. Sbagliata, colpevole, un errore della natura come un uccello che non sa volare.

I pinguini non sanno volare

Perché hanno le ali sbagliate. Ti ci fanno sentire, in questo modo, Nino. Un uccello con le ali sbagliate. E alla fine arrivi a crederci. 

Io non lo so come sono le mie ali.

Nessuno lo sa, tesoro. Neanche i pinguini. Eppure eccolì lì, i pinguini e nessuno dice niente.Fai come i pinguini, Nino: fregatene, usale, le tue ali, non credere a chi ti dice che sono sbagliate.

Sì, sembra facile.

No, tesoro, è la cosa più difficile del mondo.

 

Mi sono permessa di riportare uno dei passaggi più significativi che ho trovato tra le pagine del libro Con le ali sbagliate, di Gabriele Clima. Un passaggio, uno scambio di battute tra Nino, il protagonista, ed una persona che gli sarà vicino in un momento difficile, che riassume il senso di questo libro e lancia uno dei messaggi più importanti che bisognerebbe fissare nella mente.

Nino è figlio unico, ha diciassette anni (da compiere tra qualche giorno) e si trova ad affrontare un particolare momento della sua crescita legato alla sua identità. Nino sa, da sempre, di essere un omosessuale ma in famiglia la situazione viene considerata come qualche cosa che vada contro la natura e che debba essere corretta.

Pronto a fare di tutto pur di compiacere la propria famiglia, Nino accetta di andare in una comunità religiosa che ha come scopo quello di proporre un percorso che aiuti persone come Nino a guarire.

E' una tematica delicata, quella affrontata dall'autore in un libro piccino che, in 170 pagine arriva nel profondo del lettore.

Nino potrebbe essere ognuno di noi, ma anche nostro figlio, nostra figlia. La sua storia mi ha fatto riflettere sotto diversi punti di vista. 

Il primo, in assoluto, su quanto sia difficile accettare la propria natura non come un errore ma come un modo di essere, da vivere appieno, spiegando le proprie ali, senza nasconderle fino a farle scomparire perchè il mondo, attorno, non è capace di comprendere, di rispettare... Difficile soprattutto per un adolescente che è vittima dei sorrisi e delle battute di compagni ma anche della propria difficoltà ad affrontare, da solo, un percorso personale importante. Una famiglia rigida nelle proprie posizioni da una parte e, dall'altra una comunità che, lo si capisce subito, non è la soluzione: correggere quello che è un errore, uno sbaglio, una devianza dalla retta via... non è questa la soluzione e Nino lo capisce in fretta. 

L'altra riflessione l'ho fatta come madre, come genitore: un padre rigido e chiuso nelle sue formule, in equilibri che non possono e non devono essere minacciati, mai, tantomeno da un membro della famiglia, dal suo unico figlio. Non è semplice accettare qualche cosa che, da sempre, si considera contro natura. Quel padre rappresenta una società che non è ancora in grado di accettare con serenità "...Nino, maschio, omosessuale". Una famiglia, ed una società, che ha sempre fatto sentire quel ragazzino un errore, uno sbaglio, un problema, un uccello che non sa volare.

Eppure Nino è pronto ad affrontare la vita nella consapevolezza del suo essere. Chi gli sta attorno, però, è pronto a tutto ciò? Chi gli è più vicino, la famiglia, riuscirà a tenere il suo passo, ad accettare la sua consapevolezza e la serenità che ne deriva?

Non mi sento di condannare quel padre: probabilmente, in buona fede, ha creduto che quello di suo figlio fosse davvero un errore da correggere ed ha tentato di trovare una soluzione. Ma lo ha ascoltato davvero, quel figlio? Ha cercato di parlare con lui, di sentire ciò che avesse da dire o ha camminato su un binario parallelo al suo? Ecco, questo me lo sono chiesta perchè nell'epoca che stiamo vivendo i nostri ragazzi sono sempre più silenziosi, più chiusi nelle loro stanze, più presi da amici virtuali ma hanno tanta voglia di aprirsi a chi li voglia ascoltare. Ecco, questa è stata una riflessione che, da madre, mi sono sentita di fare.

E' un libro che non fa sconti, quello di Gabriele Clima, che non indora la pillola anche quando le persone che Nino incontra potrebbero sembrare adatte a farlo. No. Dalla realtà delle comunità religiose di quel tipo fino alla brutalità della strada, passando per la leggerezza con cui gli adolescenti si pongono nei confronti degli altri e arrivando al dolore, al profondo dolore che si prova nel ritrovarsi soli a fare i conti con sé stessi.

Poche pagine ma intense. Una storia che fa riflettere e un libro pensato per ragazzi (consigliato dai 12 anni) ma che consiglio caldamente anche a lettori maturi.
***
Con le ali sbagliate
Gabriele Clima
Uovonero edizioni
176 pagine
14.00 euro copertina flessibile

martedì 6 giugno 2017

Dillo tu a mammà (P. Mandetta)

Sono reduce da una lettura che parla di chi va e di chi resta e che mi trovo nuovamente tra le mani? Una storia che parla di chi va e di chi resta, di chi sente il richiamo delle proprie radici e delle sue origini. Sarà il periodo, ma mi sono trovata nuovamente a riflettere sui legami familiari, sui legami con la propria terra e stavolta a guidarmi in questa riflessione è stato Samuele  nel libro Dillo tu a mammà.

E' un ragazzo del Sud, Samuele, che si trova da tempo a Milano per lavoro. Ha una nuova vita, un futuro di successi pronto a spianarglisi davanti, una serena vita affettiva accanto al suo amore: Gilberto.
Io suo è un amore maturato dopo tanto tempo di baci rubati, sentimenti nascosti, abbracci fugaci. Ed è intenzionato a sposarsi con il suo Gilberto. Prima, però, deve superare un grande scoglio: tornare nella sua terra d'origine e comunicare la sua decisione alla sua famiglia. Una famiglia ed un paese del Sud, appunto, che non sanno di aver lasciato andare un ragazzo gay che non si sposerà mai con una donna e che non avrà mai, con una donna, dei figli. Come vorrebbe la regola!

Dare una comunicazione del genere non è mica facile! Nemmeno se a fare da spalla a Samuele c'è la sua migliore amica pronta a sostenerlo sempre e comunque, come ha sempre fatto da quando si sono conosciuti.
Ed è ancora più difficile quando l'intero paese d'origine viene messo al corrente della volontà di Samuele di sposarsi ma con la persona sbagliata: una donna, colei che lo ha accompagnato ma che non è la sua compagna di vita! Eh sì, il padre di lui non ci pensa due minuti prima di prendere un microfono in mano e dare l'annuncio a tutti, nel corso di un momento di aggregazione, senza nemmeno dare al ragazzo il tempo di dire una parola.

Ecco che da un profondo equivoco prende le mosse un'avventura di paese che porterà Samuele a prendere coscienza delle sue paure, delle sue contraddizioni ed anche della sua voglia di scoprire se stesso.
Stanco di aspettare il momento giusto, stanco di nascondersi, consapevole di essere tornato a casa per esprimere finalmente il proprio "io", ha una missione da portare a termine. Una missione che si rivelerà ben più grande della semplice necessità (ammesso che si possa considerare semplice) di dare una comunicazione alla propria famiglia.
Una missione che lo porterà a fare i conti con il suo presente ma anche con il suo passato e a guardare con occhi diversi il suo futuro.

Di questo libro ciò che ho maggiormente apprezzato sono le descrizioni dei luoghi che mi hanno fatto venire la voglia di conoscerli davvero. I colori, i suoni, le voci sono davvero coinvolgenti. 
E poi mi ha positivamente colpita il modo così diretto che l'autore usa per parlare di un tema, quello dell'amore tra persone dello stesso sesso, che anche al giorno d'oggi non è così semplice da trattare e da trasmettere senza pregiudizi e senza impalcature. Mandetta riesce a fare questo: a trasmettere senza filtri la passione, le paure, le indecisioni legate ad un amore tra due uomini, il rapporto con una terra d'origine che si manifesta molto più aperta e moderna del previsto. Passione, paure ed indecisioni che non hanno sesso così come non hanno età, non hanno provenienza ne' ceto sociale: sono le stesse che possono presentarsi in ogni persona innamorata, chiunque essa sia e chiunque sia il destinatario del suo amore. 

Ecco, questo ho pensato nel leggere il libro.

Mi sono anche fatta delle grasse risate con alcuni personaggi davvero folkloristici, con espressioni tipicamente locali e modi di fare che rendono alla perfezione la vita di periferia.
Per me si è trattato di un libro diverso dai generi che più mi appassionano e che, lo ammetto, in alcuni punti è andato avanti a rilento ma non per questo la lettura è risultata pesante o non gradita. Va anche detto che sono in un periodo particolarmente pieno della mia vita, con poco tempo libero e pochi momenti nei quali dedicarmi a mente libera alla lettura. Probabilmente il ritmo di lettura è dovuta anche a questo.


Ciò che è emerso in modo piuttosto chiaro ai miei occhi è un senso di insoddisfazione di fondo: parecchi dei personaggi che l'autore propone sono insoddisfatti della vita che fanno e, per un motivo o per l'altro, non fanno nulla per cambiare la propria vita. Sono personaggi che preferiscono restare nella situazione attuale pur di non deludere la famiglia, pur di non far parlare il paese. Serpeggia una rassegnazione latente palpabile. E questo, a dire il vero, al di là della storia di Samuele, mi ha rattristata un po': nella realtà credo che possano esserci molte situazioni di questo tipo, più o meno palesi. Ed è anche stato motivo di riflessione per me: quanto siamo disposti a metterci in gioco per noi stessi? Per la nostra felicità? O siamo, invece, succubi di una rassegnazione che facciamo finta di non saper riconoscere ma che, nel nostro profondo, riconosciamo molto bene?

Con questo libro partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo assegnatomi da Laura La Libridinosa.
 

martedì 29 luglio 2014

Gli occhiali d'oro (G. Bassani)

Anche questa volta mi sono imbattuta in un libro piuttosto datato ed ambientato in un periodo di guerra. Ultimamente, pur non facendolo di proposito, mi è capitato in più occasioni.
Gli occhiali d'oro è un libro di un autore che mi era sconosciuto prima di imbattermi in questo testo preso in prestito in biblioteca. Sulla prima pagina c'è scritto che si tratta di una donazione che è andata ad arricchire il patrimonio bibliotecario già esistente.

Si tratta di un libro piccino che, sulle prime, non mi infondeva molta fiducia. Andando avanti nella lettura mi sono affezionata al personaggio e mi sono lasciata incuriosire dal suo modo di fare, dal suo modo di essere...

Il libro è ambientato in una Ferrara ricca nel periodo del fascismo. Il narratore è un giovane studente di origini ebree che racconta del suo incontro con il dottor Athos Fadigati: è un medico stimato, di buona fama che lascia, però, dietro di se, una scia di chiacchiere, di ipotesi, di dubbi... Ad alimentare tutto ciò è la sua presunta omosessualità che, nell'epoca in cui è ambientato il romanzo, era considerato un peccato mortale, segno di perversione assoluta. 

Fadigati è un uomo molto discreto e di animo buono. Persona di grande cultura, il dottore svela pian piano la sua profonda solitudine fino a che, azzardatosi ad intavolare una relazione con un ragazzo, si troverà ferito e bastonato, abbandonato di nuovo a se stesso ma con tante chiacchiere di più addosso e... parecchi beni materiali in meno.

La vita del narratore, del ragazzo ebreo, si intreccia con quella del dottor Fadigati, il professionista omosessuale. I due si trovano invinghiati in un'amicizia che, seppur mantenendo le dovute distanze per una serie di motivi, li porterà a trovarsi in sintonia e li guiderà verso un epilogo doloroso ed inaspettato.

Il linguaggio utilizzato dall'autore è piuttosto datato (non potrebbe essere altrimenti visto che è stato pubblicato per la prima volta nel 1958), non scade mai nel volgare descrivendo i personaggi in modo tale da far immaginare le loro caratteristiche anche dal punto di vista umano, non solo fisico.
Il dottore mi ha fatto una gran tenerezza, lo ammetto. L'ho immaginato imbarazzato, impacciato nei suoi dialoghi con le persone che gli stavano accanto nel tentativo di non lasciar trapelare troppo della sua vita. Quel poco che trapela, però, basta per il narratore per capirne l'indole e le debolezze, trasmettendole al lettore. Ho avuto l'impressione che il dottore vivesse con una certa difficoltà la sua omosessualità. Dai dialoghi, dai quali soprattutto all'inizio traspare il suo imbarazzo... dal modo con cui viene preso in giro dai bulli di turno... ho avuto l'impressione di una persona che non riuscisse a convivere con serenità con questa sua caratteristica.
L'epilogo, poi... non voglio svelare nulla per non togliere il gusto della lettura a chi non avesse avuto ancora modo di leggerlo ma posso dire che, chiuso il libro, mi è rimasta addosso una certa amarezza non solo per le vicende storiche che segnarono la vita delle persone che hanno vissuto all'epoca ma anche per quel dottore... lo stimato dottor Fadigati.

Ps. il titolo deriva dagli occhiali che il dottore indossava, divenuti quasi il segno distintivo della sua diversità.
Ho anche letto in giro che dal libro è stato tratto un libro ma ammetto di non averlo visto.