lunedì 26 febbraio 2018

Assalto a Villa del Lieto Tramonto (M. Lindgren)

Siamo arrivati al gran finale della Trilogia di Helsinki e, a dirla tutta, mi dispiace un po'. Siiri, Irma e Anna-Liisa, le tre nonnine protagoniste delle varie avventure alla Villa del Lieto Tramonto, mi mancano già.
Mi manca già, a lettura conclusa da poco, la loro ironia, il loro modo scanzonato di prendere la vita, la loro consapevolezza di avere il tempo oramai contato senza farne un dramma. Anzi. 

Sono tutte ultranovantenni e nel terzo volume della trilogia - Assalto a Villa del Lieto Tramonto - si trovano alle prese con situazioni misteriose, uno strano giallo tra le mura della struttura che le ospita e che, oramai, è stata trasformata in un contenitore senz'anima. E pure senza persone, a dire il vero, visto che

Villa del Lieto Tramonto in versione 2.0 è diventata un luogo asettico dove non mette piede quasi più nessuno oltre agli anziani ospiti. A distribuire le medicine ci pensa un robot così come è tutto meccanizzato in mensa allo stesso modo delle camere e di tutte le stanze che vanno sempre più strette alle nostre brave protagoniste. Sono fondamentalmente tutte persone sole quelle che vengono ospitata nella struttura, che non hanno parenti prossimi o che, pur avendoli, li hanno sparpagliati per il mondo e non hanno tempo per loro. E quando viene loro a mancare - dopo una ristrutturazione complessiva - anche quei minimi contatti umani che erano rappresentati dal personale oramai estinto, la situazione si raffredda sempre di più tanto che quando si verificano dei decessi (e, a dire il vero, se ne verificano più d'uno) i cadaveri vengono rinvenuti a distanza di tempo nonostante i ritrovati tecnologici che dovrebbero immediatamente allertare i soccorsi ad ogni anomalia.
Gli unici contatti umani sono quelli con dei soggetti che si presentano per diffondere la parola del Signore in un modo alquanto insistente e con palesi obiettivi che vanno oltre la vocazione religiosa.  Continue richieste di donazioni, tentativi di indurre qualcuno a lasciare ogni bene alla congregazione religiosa Il risveglio della fede, strani decessi di anziani circondati dalle macchine, un curioso black out elettrico, fanno pensare al perpetrarsi di continue violenze psicologiche e tecnologiche sugli anziani ospiti. Ma a chi denunciare il tutto se non c'è più nessuno di riferimento?

Le protagoniste arrivano in fretta a capire che l'aver rimpiazzato persone con le macchine è un'idea nata morta. Anzi, che fa morti. Però si accorgono in fretta che nessuno muove un dito. 

E ci pensano loro a farlo mettendo a punto un piano che le vede nuovamente protagoniste dopo le avventure del passato. Innanzitutto vogliono vederci chiaro su quella congregazione che, a quanto pare, era nata negli Stati Uniti e sbarcata in Finlandia negli anni Ottanta, impegnata in azioni di beneficenza non meglio identificate ed impegnata nel settore della cura degli anziani che, a quanto pare e stando dai conti correnti degli ospiti che si svuotano pian piano, è piuttosto redditizio.

E poi cercano un modo per liberarsi da quella gabbia in cui si sono ritrovate e dove non intendono continuare a perdere prezioso tempo che può essere investito in attività di gran lunga più serene di quanto non sia mangiare schifezze residue di altri pasti in mensa o sentirsi leggere ogni mattina versetti dei salmi da una voce metallica. 

Come già avvenuto in precedenza, le tre protagoniste si fanno amare. Hanno un modo così delicato e scanzonato di dire grandi verità che non le si può non amare. Come, per esempio, quando con le loro avventure mettono in risalto la condizione di anziani soli lasciati in strutture costosissime, che dovrebbero dare loro tutto ciò di chi hanno bisogno ma in cui manca qualche cosa di fondamentale: il calore umano. 
O come, per esempio, quando prendono con ironia il loro status di vecchiette sulla soglia del trapasso "Tic tac, tic tac, tic tac".
Irma, in particolare, con la sua disarmante innocenza che nasconde una donna geniale e coraggiosa. 
O la professoressa Anna-Liisa che vive un tormento personale che a fatica riesce a confidare alle amiche. 
O come la terza protagonista, Siiri, che ha trovato l'amicizia in quella struttura e che per niente al mondo getterebbe la spugna davanti alla necessità di difendere quanto ha di più caro e che, in quel preciso momento della sua vita, risponde al nome delle sue amiche.

Sono donne forti nonostante l'età. Donne che cercano di vedere l'aspetto positivo in ogni situazione e che appaiono anche ingenue più d'una volta ma che, invece, sono acute ed attente. Si lasciano anche passare per delle vecchiette rimbambite ma non lo sono affatto. 

Mi spiace davvero che la trilogia si sia conclusa. Ed anche che il tempo passi inesorabilmente per quelle simpatiche vecchine come potrebbero esserne tante di mia conoscenza. Per la mia nonnina il tempo è scaduto già da un po' ed è inutile dire che abbia visto un po' di lei in quelle descrizioni che l'autrice fa con dovizia di particolari sia su persone che circostanze.

Con questa lettura, che come credo si sia capito mi è piaciuta e, in alcuni punti, mi ha anche commossa oltre che divertita, partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto adatto per lo spicchio giallo, obiettivo 1 (parte di una serie).
   
Inoltre, partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina le nonnine indossano occhiali (anche se l'immagine è piccina) che rientrano tra gli oggetti dati come elementi da cercare in questo mese.

1 commento:

  1. Quanto ho amato questa trilogia! Tantissimo :-) e anche io mi sento già un po' orfano, quelle terribili vecchiette si erano conquistate un super posto nel mio cuore.

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