lunedì 2 maggio 2016

Acquanera (V. D'Urbano)

Storie di donne.
Storie di vita e di morte.
Storie d'amore.
Un amore che lega una nonna ad una nipote.
Un amore negato da una madre ad una figlia.
Un amore mai concesso tra padre e figlia.
Un amore che va oltre l'amicizia e le cui maglie si stringono fino ad arrivare ad un punto in cui non c'è più ritorno.
Una storia di bugie e di verità, di cose dette e non dette.
Una storia che non si dimentica.

Tutto questo ho trovato nel libro Acquanera di Valentina D'Urbano
Tutto questo mi ha tenuta letteralmente attaccata alle pagine con effetto magnetico.
Sono storie di donne che mi resteranno addosso a lungo. Lo sento.
Già dai loro nomi: Clara, Elsa, Onda, Fortuna, Luce. Nomi che mi hanno subito colpita e che mi hanno fatto capire al volo che non sarei riuscita a scrollarmele di dosso con facilità, queste donne.
Donne forti, donne strane, donne sopra le righe, donne misteriose. 

L'autrice ha messo in piedi una storia originale, ben scritta, efficace e coinvolgente. Anche sconvolgente, a dire il vero.

Non è un genere che amo, quello che ha a che fare con i morti, con l'aldilà, le presenze. Ed è questo che ho pensato ad un certo punto. 
Più andavo avanti con la lettura, però, e più mi rendevo conto che non era ciò che avevo immaginato sulle prime.

In estrema sintesi.
Fortuna torna nel suo paese d'origine dopo un'assenza lunga dieci anni. Non torna a trovare sua madre, non è lei ad averla chiamata. A chiamarla è stato qualcun altro, qualcos'altro: è stato il ritrovamento dei resti di un cadavere che potrebbero appartenere ad una persona a lei molto casa, scomparsa anni prima.
Luce. Quei resti potrebbero essere di Maria Luce. La sua amica d'un tempo, Luce.
La narrazione parte dal ritorno di Fortuna ma poi va a ritroso, fino ad arrivare a raccontare la storia di tre generazioni di donne che custodiscono segreti e misteri. 

Quello tra le due ragazze è stato un legame molto particolare e svelare l'origine di questo legame vorrebbe dire togliere gran parte del piacere della lettura per cui mi limito a dire poco: sono tutte e due bambine lasciate in disparte dagli altri, seppur per motivazioni differenti e, volenti o nolenti, si trovano vicine, ogni giorno di più. Non solo dal punto di vista fisico in quanto compagne di banco, ma soprattutto dal punto di vista personale. Hanno due storie diverse come due alberi che hanno ognuno il proprio tronco ma i cui rami, pian piano, si aggrovigliano l'uno all'altro.

Scrittura mai banale (la storia si sarebbe prestata a divagazioni chissà quanto estrose), mai sopra le righe, storia ben strutturata e capace di offrire un finale inaspettato, ambientazione un tantino inquietante ma la storia è tutta lì, già anche nell'ambientazione scelta c'è una buona fetta del merito per aver dato vita ad una storia che non si farà dimenticare. Ammetto di non riuscire a paragonare questo libro con altri già letti e che mi siano rimasti in mente. Ci ho pensato e ripensato ma non riesco.
  
Lettura che consiglio, con il rischio che possa trasmettere un po' di inquietudine, quanto basta per intrigare il lettore.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

Nessun commento:

Posta un commento