martedì 17 maggio 2016

Urla nel silenzio (A. Marsons)

I thriller mi piacciono per cui mi sono avvicinata senza remore alla lettura del libro di Angela Marsons Urla nel silenzio.

Per scelta ho evitato di leggere recensioni per cui ho iniziato la lettura senza sapere cosa mi aspettasse pur immaginando - conoscendo il genere e guardando la copertina oltre che leggendo il titolo - una storia in cui ci sarebbero stati dei morti e qualcuno pronto ad indagare.
Così ho fatto la conoscenza di Kim. E' una detective che ha un passato con il quale fa quotidianamente i conti, soprattutto quando inizia ad avere a che fare con il ritrovamento dei resti di un corpo che toccherà a lei identificare affinchè il colpevole possa essere punito come merita. Ma non sarà l'unica morte con cui Kim avrà a che fare e la storia di colei a cui quei resti appartengono le faranno violentemente tornare in mente il suo, di passato. Un passato che, a dire il vero, non ha mai dimenticato e mai dimenticherà ma che con le indagini in corso sembra più vivo e doloroso che mai.

Kim è una donna solitaria. Ha un carattere forte, agisce d'istinto e non ci pensa due volte ad usare le maniere forti quando serve. Tiene a bada a stento la rabbia che le stori che le arrivano agli occhi alimentano in lei. Fa fatica a non tirare in faccia un pugno a persone che ritiene di essere meritevoli di essere picchiate ma, consapevole del suo ruolo, fa di tutto per agire con professionalità e correttezza. Kim ha un cuore grande e lo dimostrerà senza troppi clamori.

La storia che viene raccontata dai vari indizi e ritrovamenti, oltre che omicidi, che si susseguono davanti ai suoi occhi è una storia di sofferenza, di equivoci, di violenza, di indifferenza, di silenzio.

C'è qualcuno che ha commesso dei terribili crimini in passato e che non può farla franca. Le vittime di allora sono adolescenti e questo rende tutto ancora più inaccettabile per Kim.
Agli omici di allora si sommano anche delle uccisioni di oggi. Ci sono legami tra le varie vicende? Quali? Dove va cercato il filo conduttore?

Kim ha una squadra su cui poter contare e non ha un bel caratterino, come capo. E' sempre piuttosto diretta ed ha poco tatto con la gente. E' una dura
 
Mi ha fatto venire in mente un suo omologo, Harry Hole a cui sono tanto affezionata. Hanno delle caratteristiche comuni ma storie diverse. Entrambi sono intenzionati a scovare i colpevoli costi quel che costi. Harry a volte somiglia ad una specie di supereroe ed anche Kim, va detto, ad un certo punto sembra essere invincibile quando un umano normale, come tutti gli altri, sarebbe invece crollato al suolo senza troppi complimenti. Ma ci può stare. Il detective deve necessariamente essere un po' supereroe, deve far trionfare il bene sul male per cui deve per forza essere così!
Hole mi ha abituata a scene piuttosto forti per cui ciò che accade a Kim non mi ha sconvolta più di tanto. Mi è piaciuto il ritmo incalzante, l'autrice riesce ad indurre il lettore nell'errore e questa cosa mi è piaciuta parecchio. 

Devo ammettere che la scena della detective che si azzarda ad andare da sola, senza avvertire nessuno, in un luogo pericoloso non è per niente nuova. 
Sarà che di trhiller ne ho letti parecchi, ma questa scena mi è piuttosto comune. Comunque non ci stona pur essendo un passaggio un tantino prevedibile.

La parte finale mi ha coinvolta molto più di quella iniziale e devo dire che ci ho anche perso qualche ora di sonno... non perchè abbia avuto paura ma perchè volevo a tutti i costi sapere come andava a finire e sono rimasta sveglia fino a che non sono arrivata all'ultimo punto.

Ho apprezzato la lettera finale dell'autrice che, tra le righe, svela un possibile sequel visto che dice che si tratta della prima avventura dell'agente Kim Stone.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa si tratta di uno dei libri bonus proposti da Daniela.

1 commento:

  1. Contenta che tu lo abbia apprezzato! Dopo tanta attesa della famosa telefonata... ahahahahahah

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