martedì 2 ottobre 2018

Non siamo amici (E. Valle)

Lo devo ammettere... non amo molto i Self. Più volte mi sono trovata tra le mani delle storie scritte male, zeppe di errori e, onestamente, anche di prendermi gli insulti degli autori/delle autrici che non hanno gradito le mie recensioni. Così, per scelta, mi tengo alla larga da libri di questo tipo più che posso. Per quest'ultimo periodo di gara, però, della Challenge Di che colore sei? una delle varie proposte di letture dello spicchio rosa/romance è proprio il Self.  
Ed eccomi qui con un romanzo rosa, scritto da una giovanissima autrice che mi è del tutto nuova ma che deduco essere tale (giovanissima) proprio leggendo tra le righe.

Lo deduco dalle tematiche scelte per imbastire le storie dei suoi personaggi ma anche dallo stile di scrittura che è piuttosto giovanile ed ingenuo, a tratti, ma con delle potenzialità.
L'idea di fondo è originale: l'ambiente scelto è quello di una scuola piuttosto elitaria dove - e questo mi è piaciuto poco - sembra proprio che gli insegnanti siano succubi di un certo gruppo di studenti, quelli che appartengono a dei gruppi organizzati (Cavalieri, Margherite) che raccolgono vip e lasciano da parte i classici outsider. 

Una scuola esclusiva, in quel di Como, dove Elena si ritrova, suo malgrado, per via di scelte familiari che l'hanno portata proprio nell'istituto frequentato dalle sue due sorelle gemelle e dove sua madre è la preside. Sorelle e madre che frequenta poco visto che, al momento della separazione dei suoi genitori, Elena ha scelto di vivere con suo padre a Roma da dove ora proviene. 
Qui incontra delle vecchie conoscenze delle quali non serba affatto un buon ricordo essendo stata bullizzata da bambina: situazione, questa, di cui porta ancora addosso le cicatrici.
Ma le persone possono cambiare?
Possono cambiare al punto tale da mostrarsi completamente differenti da ciò che sono state in passato?
Qualcuno sì, qualcuno no. Anzi, se da una parte c'è chi ha capito di aver sbagliato e cerca in tutti i modi di rimediare, dall'altro c'è chi è decisamente peggiorato passando da bulletto di turno a vera e propria minaccia per la vita altrui.
In un contesto di questo tipo Elena si trova a districarsi con una sfida personale piuttosto importante, con meccanismi familiari con i quali fare i conti, con un ambiente scolastico molto particolare e con i battiti cardiaci che a volte accelerano per un bel ragazzo ma anche, a volte, per la paura di incontrare qualcuno di decisamente pericoloso.
Questa è la storia di fondo.  

In un contesto del genere la prima cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata la scelta dei nomi. 
Mattia e Matteo, detti Mat (Matty) e Tia, che fantasia!
E poi Elena che si fa chiamare Len.
Ed ancora le due sorelle gemelle, i cui nomi vengono ovviamente accorciati e che ho fatto anche fatica a distinguere... Un gran casino con nomi e nomignoli (una volta i personaggi vengono chiamati per nome, una volta per cognome, una volta con il nomignolo...) che, secondo me, avrebbe potuto essere risparmiato semplicemente scegliendo nomi differenti. 
Una scelta, quella dell'autrice, che rende il tutto molto adolescenziale ma che, secondo me, alla fine stanca.

La storia riserva anche qualche sorpresa ma in parecchi passaggi avrei approfondito maggiormente ip personaggi. Si è voluta mettere tanta carne al fuoco riducendo spesso i dialoghi o a scambi di battute decisamente troppo adolescenziali per avere dei diciassettenni come protagonisti o, in alternanza, a complessi e decisamente forzati in un contesto di adolescenti. 

Non che la storia mi sia dispiaciuta, non dico questo, solo che in diversi passaggi ho trovato la narrazione troppo superficiale, forzatamente ironica a tratti. Avrei gradito maggiore approfondimento sulle situazioni familiari, tanto per cominciare: sia la famiglia di Elena che quella dei due ragazzi protagonisti – Mat e Tia – avrebbero potuto dare una svolta alla narrazione se si fossero approfondite maggiormente le dinamiche che hanno creato le condizioni per separazioni, tradimenti, allontanamenti e riavvicinamenti. Già solo le due famiglie in causa avrebbero fornito materiale sufficiente per scrivere un libro.

Credo che l'autrice abbia buone possibilità di maturare e di proporre anche personaggi e storie capaci di maturare con lei ma Non siamo amici non è un libro che rileggerei, considerando anche che mi sono imbattuta in diversi errorini di cui avrei fatto volentieri a meno. 
Lettura che non boccio ma che promuovo con un appena sufficiente per i miei gusti.

sabato 29 settembre 2018

Più forte del buio (O. Tapia)

Non guardo la tv quasi mai. Quando mia madre mi ha chiesto di comprarle il libro autobiografico del campione di Ballando con le stelle proprio non sapevo cosa dovessi cercare tanta era la mia ignoranza in merito. Lei ama le storie vere, storie di vita... non ha feeling con i romanzi perché, come dice lei "...so che sono tutte invenzioni". Con le storie vere, invece, è tutta un'altra storia.

Oney Tapia, campione paralimpico (ed io che ero convinta che il termine corretto fosse paraolimpico!) nella disciplina lancio del disco nonché vincitore di una delle ultime edizioni di Ballando con le stelle: mai sentito nominare.

Se devo essere sincera la vita di uno sconosciuto non mi interessava più di tanto ma visto che per la Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle mi è stato chiesto di leggere una biografia, perché non chiedere in prestito a mia madre la storia di quell'atleta cieco che sa anche ballare?

Nel libro Più forte del buio è lui stesso che racconta la sua storia da quando era ragazzino al momento in cui è salito sul podio delle Paralimpiadi del 2016, cinque anni dopo aver perso la vista per via di un incidente sul lavoro. Poi, alla medaglia d'argento nel lancio del disco si è aggiunto anche il successo televisivo, altra testimonianza di come la cecità non vada vista come un ostacolo alla realizzazione personale o un limite alle proprie aspirazioni. Il ballo, come lo sport, Oney ce l'ha sempre avuto nel sangue e l'invito della Carlucci gli ha aperto le porte per una nuova possibilità, su un fronte molto lontano dal suo ma, comunque, stimolante. Un'altra occasione di riscatto, un altro motivo per guardare avanti con fiducia.

E' questo il messaggio che Oney lancia con il suo libro: non perdere mai la speranza 
...perché una luce, pure in fondo al tunnel più scuro, può sempre accendersi e illuminare il nostro cammino. 
Nel racconto appare evidente che il successo televisivo sia solo una esperienza marginale che si somma al grosso del risultato ottenuto nello sport: è con lo sport che Oney si realizza, lo sport è per lui una lezione di vita, l'occasione per relazionarsi con altra gente, magari cadendo per poi rialzarsi, condividendo esperienze ed errori, sentendosi parte di una squadra, di un gruppo anche quando la disciplina è individuale perché lo sport unisce, non divide. Eppure, accanto al successo alle Paralimpiadi, anche quanto accaduto davanti alle telecamere è importante per avere delle conferme di quanto i risultati, se si lavora con impegno e convinzione, prima o poi arrivino.

Nella prima parte del libro, quando parla della sua adolescenza e giovinezza, mi è rimasto impresso il suo carattere forte, deciso, anche un po' ribelle in alcuni momenti. Poi la maturità, la famiglia, l'incidente e una nuova vita che, per prima cosa, va accettata per poi lanciare sempre nuove sfide. Oney non è un perdente e non ci sta ad abbassare la testa.

Dal momento dell'incidente in avanti ho apprezzato la grinta che traspare da ogni pagina: Oney ha saputo fare tesoro della sua cecità non solo affinando gli altri sensi (con l'udito ha anche avuto qualche problema di concentrazione al momento delle gare) ma rendendosi conto - grazie anche all'influenza di sua madre - che può sempre accadere di peggio e che si ha la possibilità di reagire anche nei momenti peggiori, se solo si ha la forza e la volontà di farlo.

Le parti più noiose, per me, sono state quelle in cui la narrazione si è intrattenuta su particolari degli allenamenti, su aspetti prettamente sportivi. Probabilmente è un mio limite ma devo dire che quelle parti mi hanno proprio fatto sbadigliare. 
Ammetto anche di essermi chiesta quanto operazioni di questo tipo - scrivere libri sulla scia di un temporaneo successo - siano da accogliere con favore oppure no.

Alla fine della lettura mi sono detta che, comunque, si tratta di una testimonianza positiva, di una vita sconvolta da un incidente sul lavoro ma che non per questo è meno luminosa di quanto non lo sarebbe stata se ciò non fosse accaduto. E credo che così vada presa: una testimonianza, un messaggio di speranza e di positività, nonostante le difficoltà.

Il protagonista assoluto del libro è Oney ma attorno a lui ruotano dei personaggi minori, alcuni dei quali sono delle semplici comparse ma che, comunque, hanno un ruolo importante nella sua vita. Tra questi, ho preferito in assoluto la figura di sua madre: me la immagino modesta, non vistosa ma con un bel carattere, capace di trasmettere tanta fiducia a quel ragazzone di suo figlio e capace di affrontare le difficoltà - che lungo il cammino non sono mancate - a testa alta.
Chi si arrende perde ancora prima di cominciare.

martedì 25 settembre 2018

Fra me e te (M. Erba)

Edoardo e Chiara sono due adolescenti che frequentano la stessa scuola. Si saranno forse incontrati qualche volta all'uscita o nei momenti d'intervallo ma non hanno nulla a che fare l'uno con l'altra.

Lui è arrabbiato, molto arrabbiato. E' arrabbiato con il mondo, con tutto ciò che lo circonda. Odia la sua città, non sopporta sua madre che - a suo dire - è una nullità ed è colpevole di aver fatto allontanare suo padre, odia i suo insegnanti che non sanno nulla di lui e che lo vedono come un bravo ragazzo, con buoni voti, buon comportamento senza mai interessarsi davvero alla sua persona, odia la malattia che sta consumando suo padre un giorno dopo l'altro.
Ma più di tutti Edoardo odia gli stranieri. 
In particolare, odia i cinesi da quando a dei cinesi attribuisce il fallimento del negozio di famiglia a seguito del quale suo padre si è ammalato e si è ridotto su un letto d'ospedale.

E quando in classe arriva proprio un ragazzino cinese, Yong, che si piazza accanto al suo banco, in Edo scatta una molla che fa venir fuori tutto il disagio che ha accumulato nel tempo, tutta la rabbia tenuta faticosamente a bada. Edoardo si scopre ribelle, capace di compiere gesti che non gli appartengono e che sono lontani anni luce da quel bravo ragazzo. Eppure, si sente forte più che mai, si sente un guerriero pronto a tutto, con una certa soddisfazione.

Chiara è una ragazza molto brava. Una ragazza modello non solo a scuola che, però, si sente sola, distante da quelle ragazze dietro alle quali i maschi sbavano. 
Non è il suo mondo, quello che guarda, ammirata, da lontano. 
Si sente un bruco che, prima o poi, spiccherà il volo nelle vesti di una splendida farfalla. Quel momento arriva molto in fretta quando, grazie a Facebook che facilita i rapporti ed agevola le conoscenze, per lei si apre un mondo diverso fatto di trucco pesante agli occhi, abiti nuovi e nuove compagnie così come nuove abitudini. Vive con suo padre dopo che sua madre è morta quando lei era piccola. Ma la nuova Chiara con quel padre non riesce più a relazionarsi: ora ha un ragazzo che le fa girare la testa e pazienza se a suo padre non piace o se la sua migliore amica la mette in guardia! Eric è tenero, affettuoso, ha occhi solo per lei. E' un gran bravo ragazzo, anche se le persone a lei più vicine le dicono il contrario. 
Sono tutti invidiosi! 
Meglio lasciarli stare!

Le vite di Edoardo e Chiara si sfiorano in alcuni momenti per poi incrociarsi in modo definitivo. E lo fanno in un percorso fatto di sofferenza, di difficoltà, di delusioni, di violenza, di perdono. Entrambi i personaggi - che poi sono le due voci narranti (anche se in alcuni capitoli si alterna più volte la voce narrante maschile) - vivono una profonda crisi esistenziale che nel caso di Edoardo si manifesta con comportamenti violenti che snaturano la sua figura di ragazzo perbene mente nel caso di Chiara appaiono come momenti di disinibizione che, però, non le appartengono.

Con Fra me e te l'autore - insegnante di italiano e latino in un liceo del milanese oltre che giornalista -  scatta una fotografia di quel periodo, l'adolescenza, in cui i giovani si trovano davanti a contraddizioni, a dubbi, all'incapacità di capire quale sia il loro posto del mondo. 
Sia Edo che Chiara indossano delle maschere. Vogliono essere accettati in un ambiente che, fino a poco prima, non li vedeva neanche. E ad un certo punto realizzano che questa maschera non è poi così difficile da indossare. Anzi, ci si toglie anche qualche bella soddisfazione!

L'autore tocca un tema delicato come il razzismo e lo fa senza concedere sconti. 
In questo contesto secondo il mio parere spicca la figura di Yong. Quel ragazzino arrivato da lontano che sembra la preda ideale per i bulli di turno, quel muso giallo che pretende pure di salutare ed essere simpatico alla classe! E' lui il personaggio chiave del racconto ed è anche colui che ho preferito anche se i protagonisti sono Edoardo e Chiara.
Yong è un ragazzo molto intelligente, parla molto bene italiano, viene da una famiglia di lavoratori regolari ed onesti che vive da anni in Italia, gioca molto bene a calcio e dimostra di essere altruista oltre che gioviale e pronto a mettere il bene di un amico prima del suo. Darà una bella lezione ad Edoardo e non solo a lui.

Amico: ma come si permette di pronunciare quella parola! 
Vorrà mica pretendere, quel muso giallo, di essere considerato amico di qualcuno!

Checché Edoardo ne dica, sarà proprio quel ragazzino, quell'amico, la chiave di volta.

La narrazione è fluida, il racconto scorrevole anche se molto forte in alcuni passaggi soprattutto considerato che è un libro per ragazzi. In biblioteca, dove l'ho preso in prestito attirata dalla copertina e nel tentativo di valutare se fosse adatto a mia figlia (che di anni ne ha tredici) hanno apposto un'etichetta con su scritto +16 anni e credo che sia più che giusto. 

L'autore non usa filtri, non fa sconti a nessuno. Quando racconta comportamenti razzisti, bullismo in seno all'ambiente scolastico lo fa senza romanzare più di tanto. Perchè, purtroppo, quello che viene raccontato è ciò che troppo spesso capita nelle nostre scuole, nelle vie delle nostre città, tra i vicoli dei nostri quartieri.
Così come non usa filtri rosa nemmeno nel raccontare i fragili equilibri familiari, pronti a crollare come un castello di carte ad un solo balito di vento.

Mi ha molto ferita il modo in cui Edoardo si relaziona con sua madre. Da mamma, mi ha davvero colpita al cuore ed il solo pensiero che uno dei miei figli possa riservare a me, per un qualsiasi motivo, un trattamento del genere, mi ha gelato il sangue.
Fa riflettere, adolescenti e non solo!
 
Con questa lettura partecipo alla fase finale della della Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle.
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono un paio di scarponi ai piedi della ragazza ed anche alla Challenge Di che colore sei? utile per lo spicchio verde obiettivo 2.

lunedì 24 settembre 2018

L'odore della notte (A. Camilleri)

Salvo Montalbano non delude. Era da un po' che non leggevo le sue avventure e con L'odore della notte ho avuto la conferma di quanto sia piacevole stare in sua compagnia. 
Camilleri, con Montalbano, è capace di farmi sorridere, di farmi riflettere oltre che offrirmi l'occasione di ragionare attorno ad un delitto, un mistero e di emozionarmi. Perchè se è vero che le avventure che narra sono fondamentalmente dei casi da risolvere, non manca mai la parte più personale, quella che scopre l'anima di una Montalbano che ha una vita sua oltre all'impegno con le indagini in corso. 

Prima di passare alla storia, però, una considerazione è d'obbligo: l'uso del dialetto è una caratteristica di questa serie. Non solo nei dialoghi ma nella narrazione: chi legge Montalbano lo sa. Come sa che l'effetto di questo utilizzo, soprattutto nelle parti più divertenti, è fondamentale e, ne sono certa, non sarebbe lo stesso se il racconto fosse in perfetto italiano.

E, altra osservazioni, il formato è il mio preferito: adoro i libri Sellerio così piccini e maneggevoli, che stanno senza problemi in borsa e si possono portare ovunque!

Questa volta Camilleri si ispira ad un vero fatto di cronaca (è lui stesso a dirlo nelle note) anche se, poi, usa la notizia solo come spunto e le situazioni si evolvono in modo diverso. Il nodo da sciogliere è legato alla scomparsa di una persona immischiata in un sordido giro di truffe a danno dei cittadini, amici di Montalbano. Sembrava così serio ed affidabile, quel ragioniere Emanuele Gargano che corrispondeva interessi gonfiati ad arte che nessuno mai avrebbe immaginato che se la sarebbe data a gambe con i soldi di tutti coloro che si erano fidati di lui! E mentre tutti lo cercano per reclamare il proprio denaro, c'è una sola persona che gli resta fedele nonostante tutto: Mariastella Cosentino, fedelissima segretaria - innamorata persa di lui - che attende in estrema buona fede il ritorno del suo capo.

Il caso viene affidato al dottor Guarnotta che si trova ben presto alle prese non con una ma con due sparizioni. Oltre a Gargano scompare anche il suo braccio destro, Giacomo Pellegrino. Guarnotta è convinto che dietro a tutto ci sia la mafia ma Salvo non è dello stesso avviso. E pur non essendo incaricato ad indagare, le sue indagini le porta avanti comunque.

Entrano in ballo la delusione e la furia dei truffati, questioni sospese in fatto di sentimenti, segreti mai svelati, l'appetito di Montalbano che non manca mai - le scene in cui è a tavola sono davvero spassose e rendono ben l'idea di quanto Salvo ami mangiare... quasi quasi ha fatto venire l'acquolina in bocca anche a me - i rapporti con i suoi collaboratori che, come al solito, sono spassosi anche nei momenti più difficili. E poi Livia. 

Letto con piacere e con il sorriso, con questo libro partecipo alla Challenge Diche colore sei? utile per lo spicchio giallo (da cui sia stato tratto un film o una serie tv).

venerdì 21 settembre 2018

Non è detto che mi manchi (B. Marconero) - Venerdì del libro

Parto subito col dire che di questo libro mi sono piaciuti molto i nomi scelti per i protagonisti. Osservazione singolare, questa, lo so. Ma è quello che ho pensato mentre leggevo le loro avventure: Emi, Pietro detto Fosco (per via del suo cognome), Alessandro ed Alice.
I due protagonisti principali sono Fosco ed Emi e sono le loro due voci che si alternano nella narrazione. Una formula un po' troppo sfruttata, questa, che però funziona e rende comunque gradevole la lettura.

Lei è una ragazza che ha puntato tutto sulla sua immagine, sul suo corpo, sulla sua bellezza. A dirla tutta questa è l'idea che le hanno inculcato sua madre ed il suo compagno, tra l'altro il suo agente, perchè Emi nel suo intimo ama cucinare, adora i fornelli, gli aromi, gli ingredienti.

Lui ama i videogiochi e lavora in una redazione giornalistica. E' un po' il gatto nero con il pelo un po' arruffato in una famiglia di splendidi esemplari tutti bianchi e a pelo lungo: genitori di successo, fratelli impegnati all'estero in mestieri di successo e poi c'è lui... Fosco. Fa di tutto per dimostrare ai suoi di non essere un fallito e di non aver bisogno di nessuno.

Le loro vite si incrociano all'improvviso e si sconvolgono a vicenda sulla scia di un sentimento che nasce un po' in sordina ma che cresce e si alimenta di giorno in giorno.
Ma non è tutto rose e fiori e i due si troveranno a fare i conti prima di tutto con loro stessi, con le loro famiglie e poi con il loro rapporto.

In questo contesto interagiscono anche Alessandro (ricco cugino di Fosco che, tra l'altro, è anche il suo datore di lavoro visto che per mantenersi lavora in una redazione giornalistica) ed Alice, amica di Fosco da sempre, amica acquisita di Emi.
Devo ammettere che ho fatto il tifo anche per Alessandro ed Alice, oltre che per i protagonisti, ed avrei visto bene sviluppi del loro rapporto verso una storia diversa dall'amicizia che, seppur profonda, tale resta. Chissà, potrebbe essere lo spunto per il prossimo libro: partire da dove ci siamo lasciati ma senza tirare dentro Fosco ed Emi per puntare tutto su Alessandro ed Alice, dando loro un'opportunità. Chissà!

Non è una lettura impegnativa, lo stile è scorrevole e moderno, fresco, immediato.
Ciò che più mi ha innervosita è la figura della madre di Emi che considera sua figlia come un oggetto da vendere al migliore offerente. Non esagero, è questa la sensazione che mi è rimasta addosso: un rapporto, quello che le lega, che non ha niente a che fare con l'amore di una madre per una figlia e viceversa quanto, piuttosto, un rapporto fondato sulla voglia di Emi di essere alle altezza delle aspettative di una donna che, senza farsi troppi scrupoli, cerca di piazzare sua figlia nel modo più conveniente possibile sia dal punto di vista professionale che personale.
Devo dire che, soprattutto all'inizio, anche la figura di Emi non mi è piaciuta molto. Ho apprezzato molto più la semplicità e la schiettezza di Alice. Poi, pian piano, Emi mi ha dato modo di ricredermi nei suoi confronti. Buona cosa! E' un personaggio che matura, che cresce e fa delle scelte importanti. 
Fosco... Bhè, Fosco ha un bel caratterino. Testardo, indipendente, restìo a chiedere aiuto, piuttosto schivo e sempre pronto ad evitare il confronto fino a che, però, non arriva il momento di fare una netta inversione ad U e cambiare modo di fare, se non altro per un chiarimento.

Ho letto questo libro sul kindle e mi sono imbattuta in due errori di battuta - due dico due... non di più - ma nulla tolgono, nel complesso, alla lettura.

Amore, amicizia, carriera, ambizioni, sogni, scelte difficili: c'è un po' di tutto in questa storia che, pur essendo un tantino prevedibile in alcuni punti, riserva comunque qualche sorpresa.
La consiglio per il Venerdì del libro di oggi (non è la prima volta che segnalo un suo libro) e partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compaiono degli occhiali, oggetto utile per questo mese di gara.

lunedì 17 settembre 2018

Paula (I. Allende)

Isabel Allende è la mia autrice preferita. In tutti i suoi libri che ho letto ho trovato una narrazione ricca sotto ogni punto di vista: ricca di contenuti, di descrizioni, di riferimenti storici, di sentimenti. In Paula è soprattutto quest'ultimo aspetto che colpisce: il dolore per la situazione di sua figlia Paula, nata il 22 ottobre del 1963 e che a 28 anni si è ammalata di una gravissima malattia - la porfiria - che l'ha costretta in coma su un letto d'ospedale.

Si tratta di uno scritto autobiografico con una donna, una madre che cerca di stare accanto a sua figlia sfruttando la magia della scrittura - una vera e propria magia sembra essere quella che guida la sua penna - in un racconto ricco di particolari, di emozioni, di vita. E' come se, raccontando la sua vita, la sua e della famiglia, Isabel volesse respingere la morte che allunga, di giorno in giorno, i suoi tentacoli su sua figlia.
Parlando a Paula dai fogli che riempie giorno dopo giorno la Allende guida il lettore in un viaggio lungo la storia della sua famiglia, dei suoi antenati, lungo la sua vita di bambina, di ragazza e di donna. 
Isabel resta accanto a sua figlia per lungo tempo, senza mai perdere la speranza e senza mai nascondere le emozioni che prova nei pochi minuti che le sono concessi accanto a sua figlia.

In questo periodo matura anche il rapporto con suo genero, appena diventato tale visto che si è sposato da poco con Paula e si scopre in intimità con lui, condividendo l'amore per quella donna che da quel letto di ospedale non può fare altro che ricevere amore senza avere la possibilità di ricambiare.

L'abilità della Allende nel dipingere un quadro a tinte nitide e vivaci non mi è nuova: anche questa  volta, come peraltro avvenuto in precedenti suoi libri, la storia è più ricca di quel che si potrebbe pensare. 

Chi si avvicina a questa lettura pensando ad un romanzo resterà deluso. Ed anche chi si aspettasse un racconto quotidiano di ciò che accade a Paula resterà deluso visto che accanto al racconto dell'evolversi della malattia della figlia, la Allende punta molto sulla parte autobiografica: chi volesse approfondire la storia dell'autrice, della sua famiglia, i suoi sogni, le sue aspettative, i suoi desideri verrà pienamente soddisfatto e conoscere anche la parte più dolorosa della vita di questa donna che riesce a sintetizzare un mondo con la sua scrittura. 

Emergono alcune figure, in particolare, come la madre di Isabel o suo nonno. Le loro vite, le loro scelte, il loro carattere vengono resi alla perfezione dall'autrice che, come al solito, riesce ad ammaliare il lettore anche quando parla di vicende storiche o di situazioni che potrebbero interessare meno ma che, ai fini del quadro generale, si rivelano fondamentali.

Ho trovato un po' limitanti i caratteri usati per la scrittura, molto piccoli e fitti fitti. Leggendo, poi, una edizione piuttosto vecchia trovata in biblioteca e dalle pagine ingiallite ho avuto una certa difficoltà nella lettura, soprattutto serale, e sono andata avanti più lentamente del previsto. 

Con questo libro partecipo alla Challenge Diche colore sei? utile per lo spicchio verde, autrice straniera. 
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un volatile con becco, utile per questo mese di gara.

mercoledì 12 settembre 2018

I ragazzi della II C (M. Migliavacca)

E' un libro un po' vecchiotto quello che mia figlia ha avuto come testo di narrativa a scuola, l'anno scorso, quando frequentava la seconda media. Vecchiotto come edizione (si tratta della quindicesima ristampa del 2002 ma la prima uscita è del 1989) ma la storia raccontata è piuttosto attuale.

Quattro amici che frequentano la seconda classe del liceo condividono la passione per la musica: hanno messo in piedi una band e si ritrovano sistematicamente in uno scantinato usato come sala prove. Scrivono canzoni inventando testi e musiche e sognano il successo.

Sono quattro amici molto diversi tra loro i protagonisti del libro I ragazzi della IIC. 

Ludo è una ragazza di ricca famiglia ma, oltre ai soldi, non conosce la serenità e la felicità di una situazione familiare stabile. I suoi sono separati e cercano di comprare il suo affetto a suon di regali o di soldi.
Patsy è un ragazzone grande e grosso che vive in una famiglia modesta che non naviga certo nell'oro ed alla quale vorrebbe iniziare a dare una mano in fatto di entrate.
Morgana è orfana di padre e sua madre la cresce, non senza fatica, facendo traduzioni e dispensandole tanto amore.
Max è figlio di un salumiere arricchito ma la sua è e resta una famiglia di ceto medio che sgomita per poter apparire diversa.
Quattro vite differenti, quattro banchi nella stessa aula, nella stessa scuola, un'unica passione per la musica.

Improvvisamente arriva l'occasione della loro vita ed hanno la possibilità di portare un loro brano inedito ad un produttore che, però, ruba testo e musica facendo cantare il brano ad una ragazza del suo team. Da questa situazione antipatica nasce la vera occasione per loro visto che, nel momento in cui una collaboratrice del tipo che li ha fregati denuncia l'accaduto, su di loro e sulla loro musica si accendono i riflettori ed arrivano davvero al successo. Un successo improvviso, capace di trasformare tutto in lustrini e paillettes nascondendo bene la realtà: gli impegni sono pressanti e le vite dei quattro ragazzi vengono sconvolte.
Così, a sedici anni, si trovano a prendere una decisione che potrebbe cambiare la loro vita: sono pronti a lasciare tutto per seguire i ritmi del successo oppure no?

Ognuno reagirà diversamente agli impulsi che gli arrivano da quel mondo e da quel successo tanto agognato ma arriverà il momento di crescere e di prendere una decisione importante. Ognuno farà le sue valutazioni e le proprie scelte.

Dicevo molto attuale perché, in effetti, non sono certo così rare baby band che arrivano alla ribalta improvvisamente con artisti che, seppur tali, sono e restano dei ragazzini che hanno degli impegni ber precisi come, in primis, la scuola e la famiglia.
Così come non credo che sia raro, nel mondo dello spettacolo, imbattersi in situazioni imbarazzanti, in veri e proprio sgambetti in nome di un successo che tutti vorrebbero raggiungere percorrendo la strada più breve possibile.

Il carattere dei quattro ragazzi è ben tracciato, la storia scorre gradevolmente anche se mi sono imbattuta in un paio di errori di stampa che, però, nulla tolgono all'insieme. Anzi, devo dire di aver apprezzato una nota dell'editore che, nelle primissime pagine subito dopo la copertina dice che la realizzazione di un libro presenta aspetti complessi e richiede particolare attenzione nei controlli. Nessuno è perfetto, qualche cosa può sfuggire ed i lettori sono invitati a segnalare eventuali errori o a far pervenire suggerimenti. Magari li segnalo io!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? utile in quanto titolo utile per lo spicchio azzurro, obiettivo 2 (autrice italiana). Con lui chiudo questa fase di gioco in attesa dei nuovi obiettivi di domani e devo dire di aver fatto fatica, questa volta, a tenere il ritmo, per una serie di motivi che spero non si ripresentino in futuro.