domenica 13 maggio 2018

Il matrimonio di mia sorella (C. Pennati)

Celeste si sposa. 
E' arrivato il grande giorno. 
Tutti i dettagli della cerimonia in grande stile che la unirà a Roberto sono stati definiti da tempo ed è iniziato il conto alla rovescia per il momento del sì. L'abito è fantastico, le scarpe da principessa con tacchi a spillo vertiginosi, l'acconciatura sistemata nei minimi particolari e la famiglia si sta radunando per l'occasione.

Anche Agnese fa parte della famiglia di Celeste. E' sua sorella maggiore. La sorella sempre disponibile per tutti, la mediatrice, qualla più equilibrata delle due, colei che, invece, una cerimonia in grande stile per il suo matrimonio non l'ha voluta. Quando sposò Luca, padre delle sue due figlie, fu la pietra dello scandalo soprattutto per quella madre che, oggi, si accinge a vivere quella cerimonia da sogno che ha sempre avuto in mente per un matrimonio degno di essere chiamato tale. E che dovrà essere perfetta.

Il matrimonio di mia sorella mette a nudo personaggi che, nell'arco di poche ore - quelle che mancano al matrimonio - si trovano ad affrontare le proprie fragilità, i propri dubbi, le proprie paure. E se è la promessa sposa una di coloro che si mette in discussione, la situazione diventa piuttosto precaria.

Ma non è la sposa la protagonista del libro. La protagonista è Agnese. E' lei che racconta ciò che accade, lei che - per prima - confessa a se stessa la sua insoddisfazione, lei che si trova a fare i conti non solo con i propri pensieri ma anche con situazioni del tutto inaspettate e storie che vengono alla luce in un momento in cui, di norma, si dovrebbe pensare solo a ciò che sta per accadere davanti all'altare.
Non c'è niente da fare, da quando sono diventata madre il metro con cui misuro le scelte sono le mie figlie. Le ho adorate da subito e credo sarà così per sempre. Ovviamente sono sfinita, come tutte le donne che hanno dei bambini di cui farsi carico. Una casa da mandare avanti. Un lavoro. Una madre che rompe. Un marito da accudire. E il solo pensarlo fa risultare la mia vita di una banalità sconcertante.
Sente di essere una madre incerta, di non essere abbastanza brava, abbastanza sicura, abbastanza giusta e, come se ciò non bastasse, non si piace. E' da sempre in conflitto con il suo corpo, ora più che mai. Ora che sente il proprio matrimonio come una minestra fredda rimasta troppo a lungo sulla tavola, ora che sente di aver bisogno di calore. Quel calore che non arriva come dovrebbe o che arriva, se vogliamo, da una direzione sbagliata.
Io vado in camera a leggere, lui è davanti alla televisione, lui sceglie il calcetto con gli amici, io il cinema. Io faccio le pulizie, lui va al parco con le bambine. Io vorrei sentirmi dire che sono brava, lui è stufo che glielo chieda. I gesti che fino a ieri erano piccoli sassi buttati uno sull'altro, oggi sono una montagna insormontabile.
Agnese si renderà conto, però, di non essere l'unica a dover affrontare delle difficoltà nel suo essere donna, figlia, moglie e madre. Se ne rende conto davanti ai dubbi di Celeste, davanti alla storia di Fiamma, davanti ai segreti di zia Rosa...

L'autrice ha imbastito una storia che è la somma di tante storie e lo ha fatto con delicatezza ed intensità. Da una pagina all'altra mi sono sentita vicina a quei personaggi - per lo più femminili visto che sono le donne della famiglia in primissimo piano - che hanno saputo toccarmi il cuore. Ognuno a modo suo. In modo più o meno intenso. Ma tutti l'hanno fatto. 

Mi è piaciuta Agnese. Mi ha intenerita e mi ha fatto pensare che molte donne si potrebbero rispecchiare in lei, in un modo o nell'altro. Anche io, a dire il vero. 

Più di tutti, però, ho amato la zia Rosa. Ho amato la sua discrezione, la sua delicatezza, la sua capacità di ascoltare senza mai giudicare, il suo modo di stare accanto alle sue nipoti ed anche la sua forza di volontà, il non volersi arrendere alla rassegnazione, la dignità con cui porta il peso del suo passato. E' una donna anziana, sola... e mi ha anche fatto riflettere su quanto poco, spesso, i membri di una stessa famiglia si conoscano davvero. Quanto poco si parli, quanto poco si condividano le proprie pene ma anche le proprie gioie tanto da diventare quasi estranei, a volte. 

Le descrizioni accurate dell'autrice mi hanno permesso di focalizzare l'immagine di quella vecchietta che mi ha fatto tanto pensare a mia nonna e a quanto poco io abbia prestato l'orecchio alla sua storia, alla sua vita.
Ho avuto la sensazione che l'unico aspetto rimasto in sospeso sia il rapporto di Agnese con suo marito. Chissà che l'autrice non voglia approfondire la faccenda in un futuro volume?

Narrazione scorrevole, intensa e mai banale, la storia si svolge - come accennavo - nell'arco di poche ore con qualche feedback che si alterna a scene correnti. In alcuni momenti ho avuto l'impressione di perdere la cognizione del tempo nel senso che non mi rendevo conto di quanto fossimo vicini o lontani dall'arrivo in chiesa e questo è l'unico appunto che potrei fare all'autrice: l'aver concentrato molto in un arco di tempo tanto breve. 

Ho apprezzato anche il formato del libro, comodo da tenere in borsa ed ho avuto la dimostrazione di come non sia necessario scrivere delle storie lunghissime per dare intensità ad un racconto.

Mi sento di consigliare questo libro in occasione della festa che si celebra oggi, la Festa della Mamma. Potrebbe essere una bella idea regalo per una mamma che voglia mettersi in gioco seguendo i ragionamenti delle varie donne - mamme, figlie o mamme mancate - che compaiono nel romanzo.

Ps. non lasciamoci ingannare dal titolo. Non è un romanzetto rosa. Per niente. L'amore aleggia tra le pagine ma è qualche cosa di diverso, di più profondo ed intenso.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Il ghirigoro come titolo suggerito dalle organizzatrici, che ringrazio per avermi fatto conoscere Agnese, zia Rosa e tutti gli altri, gatto compreso!
 

venerdì 11 maggio 2018

Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita? (A. Day) - Venerdì del libro


Chi non ha mai sognato di vivere in prima persona un’avventura letta in un libro? Chi non ha mai desiderato di essere l’eroina di turno, accanto all’affascinante protagonista maschile del libro che si preferisce? In tanti, credo.

Lo sa bene Violet che è pronta ad incontrare i protagonisti del film tratto dal suo libro preferito, un romanzo che conosce benissimo, un romanzo che ama, che potrebbe recitare a memoria e che non farebbe alcuna fatica a vestire i panni dell’eroina: Rose, la coraggiosa Rose. 

Il libro che Violet conosce a menadito, battuta dopo battuta, che ha letto e riletto – arricchito poi dai dettagli amplificati nel film che ne è stato tratto – è “La danza delle forche”. Rose è il suo personaggio preferito ed è proprio come sua cosplayer che sta andando, assieme a suo fratello minore Nate e alle sue amiche Alice e  Katie, ad un evento in costume alla presenza degli attori che hanno interpretato sotto ai riflettori la bella Rose ed il protagonista maschile, l’affascinante Willow.

Giunta al cospetto dell’attore accade qualche cosa di strano: urla, crolli, un corri corri generale al termine del quale Violet, Nate, Alice e Katie si trovano nel mezzo di uno scenario completamente diverso. Sono dentro la storia. Davvero.  Non per finta. Ci sono urla diverse da quelle che i quattro hanno lasciato all’evento in costume, persone diverse da quelle che avevano accanto. C’è Rose ma non è l’attrice. E’ la vera Rose che, però, viene colpita a morte e… nel libro non è proprio così che accade.

Violet non ci mette molto a comprendere di essere protagonista, assieme a suo fratello ed ai suoi amici, di una pericolosa avventura, quella nata dalla fantasia dell’autrice del libro e che ora, a quanto pare, reclama la sua presenza.

Fandom è un libro distopico, con un mondo violento dove ci sono dominatori e dominati, chi soffre e chi fa soffrire. Un genere che non mi è molto familiare e che faccio anche un po’ fatica a recensire, per la verità. Un libro che nei primi capitoli mi è sinceramente sembrato un tantino noioso e poco coinvolgente. Per fortuna il ritmo aumenta da un certo punto in poi e Violet cambia: il suo personaggio si evolve – sono le circostanze che impongono un cambiamento – e da ragazza insicura e sempre pronta a fantasticare sulle ali della sua storia preferita, si scopre coraggiosa e pronta a tutto per amore. Ma non sarà l’amore per un ragazzo a motivare il suo sacrificio bensì l’amore per quello che considera il suo popolo.

Il libro si apre con Violet che, preso il posto di Rose, è consapevole di avere un cappio al collo che l’aspetta: sarà impiccata per amore. Del suo popolo, appunto. Un sacrificio che è pronta fare con le intenzioni di riportare in linea tutti gli elementi necessari per poter tornare alla sua vita di sempre assieme a suo fratello e alle sue amiche lasciando che il libro torni ad essere solo un libro, una storia inventata.
Ma non sarà tutto così semplice e non è poi così scontato che tutto vada come previsto, come raccontato dall’autrice. L’arrivo di Violet e degli altri – non previsti dal romanzo - porta scompiglio nel canone della storia. Come si potrebbe pensare che tutto possa andare per il verso giusto, come se niente fosse?

Ci ho messo un po’ ad entrare nel racconto, probabilmente per via del fatto di non essere molto abituata a leggere il genere distopico. Devo dire, però, che una volta abbattuti gli steccati che probabilmente avevo eretto fin dalle prime pagine, sostenendo che non fosse il genere per me, la lettura è andata avanti spedita. E mi sono anche fatta catturare ed affascinare dai cambi di scenario, dai colpi di scena, dalle inaspettate situazioni che hanno avuto Violet come protagonista. Mi è piaciuto come Violet ha affrontato quella che è diventata la sua realtà, seppur in un mondo che conosceva solo come invenzione romanzata, con coraggio e a testa alta nonostante le delusioni, i tradimenti (o presunti tali), le perdite. Ammetto di non essermi trovata in sintonia con lei in alcuni momenti – quando, ad esempio, sceglie le sue amiche piuttosto che suo fratello – ma l’ho anche ammirata per alcune decisioni prese, soprattutto verso la fine. Decisioni che la Violet delle prime pagine del libro non sarebbe mai stata capace di prendere. Mi piacciono i personaggi che maturano strada facendo e che si dimostrano capaci di assumersi delle responsabilità.
Lei lo fa senza pensarci troppo.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti, però, non è quello della protagonista ma un personaggio secondario ne “La danza delle forche”: Ash. Si tratta di un bel giovane che, come la stessa Violet più volte sottolinea, nella storia originale è secondario ed è una specie di ombra di Rose. Ora che Violet è impegnata a salvare il suo popolo, però, Ash non è affatto secondario. E’ un ragazzo forte e coraggioso ma anche molto tenero ed onesto. Mi è rimasto positivamente in mente.
Un aspetto, in particolare, mi ha colpita: come la bellezza, una volta tanto, possa essere un ostacolo. L’amica di Violet, Alice, è troppo bella per poter affrontare senza problemi l’avventura che si pone loro davanti. Di solito la bellezza è un’arma in più per affrontare di petto la vita ma all’inizio del racconto per Alice non è così. E’ piuttosto un ostacolo avere delle gambe lunghe, dei morbidi capelli che accarezzano le spalle… Anche in questo caso si ha un capovolgimento di fronte che mi è piaciuto. Il ruolo che ha avuto Alice nella storia mi è piaciuto, seppur con le sue contraddizioni, le sue debolezze e le sue tentazioni. L’altra amica – Katie – resta in secondo piano rispetto ad Alice.
L’autrice ha imbastito una trama ricca, con tanti elementi e tante sfaccettature, nonostante un avvio a mio parere un po’ a rilento.

Il finale? Un po’ prevedibile ma giusto. E lascia anche aperta, secondo me, la possibilità di un sequel.
E’ un libro che consiglio agli amanti del genere e segnalo per questo Venerdì del libro. Lo consiglio anche a chi volesse avvicinarsi per la prima volta a storie di questo tipo.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Il ghirigoro. 
 
Partecipo inoltre alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio nero, obiettivo 2 (distopico).

mercoledì 9 maggio 2018

Dov'è finita Audrey (S. Kinsella)

Non sono particolarmente affezionata a Sophie Kinsella. Ho letto qualche suo libro ma senza andare pazza per la serie I love shopping, tanto per capirci. Quel poco che ho letto di suo, però, mi è bastato per iniziare a capirne lo stile leggero, divertente ma, non per questo, incapace di toccare anche temi importanti.

Con Dov'è finita Audrey ho avuto la conferma di tutto ciò.

Audrey è una ragazzina che racconta la sua storia. O meglio, racconta il suo oggi, accenna al suo ieri e vuole pensare positivo per il suo domani.

Oggi Audrey sta cercando di venire fuori dagli effetti di una situazione difficile alla quale accenna senza scendere mai troppo nei dettagli. Il suo oggi Audrey lo descrive così:
Fobia sociale, disturbo d'ansia generalizzato ed episodi depressivi. Episodi. Come se la depressione fosse una sit-com con la battuta divertente alla fine di una scena. O una serie televisiva con un sacco di suspense. L'unica suspense nella mia vita è "Mi libererò mai di questa merda?" e, credetemi, ormai lo trovo parecchio monotono.
Ieri Audrey era una ragazzina come tante che, però, si è imbattuta in qualche cosa che nessuno vorrebbe vedere lungo la propria strada, tantomeno lungo quella della propria figlia (o figlio che sia): ha avuto a che fare con pesanti episodi di bullismo che l'hanno segnata in modo profondo. Episodi perpetrati da ragazzine della sua età.

Il suo domani? Al momento è ancora incerto visto che sta seguendo un percorso ben preciso, aiutata dalla dottoressa Sarah - la sua analista - che registra pian piano dei progressi. Troppo presto per pensare ad un futuro lontano da quelle fobie che ancora l'attanagliano - ne è riprova l'incapacità di relazionarsi con gli altri, il voler tenere addosso sempre un paio di occhiali da sole per non incontrare lo sguardo altrui (nemmeno dei suoi familiari) - ma i progressi ci sono. Con alti e bassi ma ci sono.

Questo è il quadro. Il tutto, inserito in una famiglia un po' pazzerella, dove i delicati equilibri tra adulti ed adolescenti sono minacciati sempre più da vicino da un uso sconsiderato del computer, dipinge un quadro che fa sorridere (basta pensare alla scena iniziale della mamma che sta per buttare di sotto dalla finestra il pc del figlio) ma fa anche riflettere.

Un tema delicato, quello affrontato dalla Kinsella, in modo però non traumatico ma con un pizzico di ironia: il lettore viene portato a capire solo in linea di massima cosa possa essere successo ad Audrey nel passato ma tanto basta per dare un'idea delle conseguenze che ciò ha provocato nella ragazzina che, ora quattordicenne, ce la sta mettendo tutta per superare le sue difficoltà. La narrazione si focalizza sul presente con una protagonista che ha tanta voglia di tornare ad essere normale.
Le difficoltà nel relazionarsi con gli altri si assottigliano quando Audrey conosce Linus, un amico di suo fratello, di un anno più grande di lei. Con Linus si crea un'intesa che la porterà a fidarsi di quel ragazzino dai modi delicati e rispettosi tanto da indurla a comunicargli le sue paure, le sue emozioni, come non ha mai fatto con nessun altro.

Il personaggio che più mi ha divertita è stata la madre di Audrey. In lei credo si possa ritrovare ogni mamma: la volontà di difendere e aiutare i propri figli, di tutelarli ma anche la consapevolezza di non possedere una bacchetta magica che permetta di fare, in fretta, tutto ciò che è giusto fare. E' una madre in carriera che rinuncia alla propria carriera per stare accanto a sua figlia, è una donna vulcanica e intraprendente ma anche fragile in alcuni momenti. Come ogni madre, d'altronde.
In alcuni momenti è una pazza scatenata (capita a tutte le mamme di perdere le staffe, no?) ed in altri è una donna tenera ed attenta. 
Insomma, una di noi!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito per lo spicchio azzurro.

Partecipo inoltre alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un fiore, utile per questo mese di gara.

martedì 8 maggio 2018

Nuovi arrivi#36, in biblioteca#35

E' da un sacco di tempo che non faccio un riepilogo dei nuovi arrivi in fatto di libri e... un pochino mi spaventa! Racimolare tutti i libri che ho in giro per casa e che sono ancora da leggere e averne solo una vaga idea sono due cose diverse. La macchina fotografia è inclemente e mi mette davanti alla solita realtà: tanti, troppi libri ancora da leggere!

Sono sincera: non ho fatto una ricerca approfondita di tutti i nuovi arrivi che ancora attendono di essere letti perchè già questi mi sembrano abbastanza.
Il miniaturista l'avevo in mente da tempo, mi incuriosiva da un bel po': l'ho trovato in offerta stracciata in una libreria Giunti e l'ho preso al volo, senza pensarci.
Non ci ho pensato molto nemmeno sull'ultima avventura di Vani Sarca: attendevo da tempo il nuovo libro di Alice Basso e non ho proprio resistito.
Alcuni degli altri in foto li ho rilevati da una vecchia libreria privata (una libreria di casa, insomma) in dismissione: Il paese delle meraviglie, Postmortem, Arancia Meccanica. Non sono titoli nuovi ma, non avendoli letti, mi dispiaceva mandarli al macero e me li sono accaparrati senza pensarci troppo.
Nel nome di Lorys, Ricomincio dai tre e Una vita apparentemente perfetta li ho comprati per mia madre, così come quello di Floris. Puntualmente, però, una volta che lei li ha letti tornano da me per cui sono in attesa di lettura. Le biografie non mi attirano molto, in genere: devo proprio sentirmi ispirata. Mia madre ama le storie vere e spesso sente presentazioni di libri in tv prendendo nota dei titoli e rifilandomi poi una lista a volte anche piuttosto lunga.
Ne sono contenta, mi fa piacere che legga, ma non sempre i suoi gusti incontrano i miei per cui ciò che legge lei resta a lungo in lista d'attesa nella mia libreria.

Non mi faccio mancare nemmeno il solito giretto in biblioteca e, pur avendo in casa molto da leggere, posso forse tornare senza nemmeno un prestito? O magari due? 
Ecco dunque, i nuovi arrivi dai prestiti bibliotecari.
Al momento Dov'è finita Audrey è in lettura: sono a poco meno di metà e devo dire che mi sta prendendo parecchio.

Anche Polizia era un prestito e, visto che dovrò restituirlo da qui a qualche giorno, chissà che non mi venga in mente di prendere qualche altro titolo in prestito?!

Sempre da una libreria in dismissione arrivano poi alcuni altri vecchi titoli che mi riprometto di leggere, prima o poi. Sono libri in ottime condizioni e, anche se impolverati, non mi sono sentita di lasciare abbandonati a loro stessi.
Credo di essere ben fornita per un po'.

Un discorso a parte va fatto poi per i libri in e-book. Al momento ho in lettura Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita? 
Ultimamente mi capita di avere in lettura un cartaceo ed un e-book e li prendo in mano a seconda delle situazioni e dei momenti della giornata in cui ho tempo per leggere. Fandom, ad esempio, lo sto leggendo di sera quando faccio compagnia ai bimbi per addormentarsi e non voglio disturbarli più di tanto. Il cartaceo resta sempre il mio formato preferito ma ammetto che gli e-book sono comodi.

Che altro dire? Chi conosce i titoli di cui dispongo potrebbe darmi qualche dritta su quelli che meritano di essere inseriti ai vertici della lista d'attesa... Parliamone!

domenica 6 maggio 2018

Polizia (J. Nesbø)


Ad Oslo la spirale di violenza non si placa.

Due poliziotti sono stati assassinati. Entrambi nello stesso luogo di un omicidio irrisolto di cui si erano occupati come membri di una squadra investigativa. Gli omicidi originali erano a sfondo sessuale e sembra che la loro morte sia emulativa di quanto avvenne allora. Ed è solo l’inizio. La scia di morte non si ferma ed il numero di poliziotti assassinati, sempre sul luogo di vecchi delitti rispetto ai quali avevano indagato le vittime, aumenta in un breve arco di tempo.
Al lavoro, per cercare di fermare quello che viene soprannominato “il macellaio della polizia” è una squadra oramai collaudata ma alla quale manca il pezzo forte: Harry Hole.

Gunnar Hagen capo dell’anticrimine, Beate Lønn capo della scientifica, Bjiorn Horlm tecnico della scientifica: sono solo alcuni degli uomini che indagano su quanto sta accadendo. E’ una squadra affiatata ma monca. Di Harry Hole non si hanno più notizie da quando, piuttosto malconcio, uscì in malo modo da una sporca faccenda di droga conclusa con un omicidio irrisolto.

Polizia, decimo libro della serie Harry Hole, è caratterizzato dall’assenza del protagonista, almeno per le prime 150 pagine dove non se ne fa menzione se non per rimpiangere i tempi che furono, la sua abilità e il suo acume. La sua assenza pesa. Pesa alla squadra ma anche alla narrazione: tanta la carne al fuoco, tanti i personaggi introdotti (e trattandosi di nomi non semplici da memorizzare ho preso carta a penna per aiutarmi a memorizzare), diverse le storie che si intrecciano. 
Ma Hole non c’è. E non si capisce bene che fine abbia fatto: chi ha letto il libro precedente sa bene che non era uscito indenne da una sparatoria e nel momento in cui si apre il sipario su una stanza d’ospedale piantonata, con un uomo in coma… bhè, fare due più due è la prima cosa che la mente del lettore si prodiga a fare.

Nesbø è un illusionista, un autore capace di depistare il lettore con maestria, di convincerlo di essere sulla strada giusta, di avere tratto le dovute conclusioni salvo poi gettarlo nello sconforto, o gettarlo nelle braccia della meraviglia più inaspettata, qualche capitolo più avanti quando si rende conto di aver preso un abbaglio. E’ un’abilità che gli va riconosciuta ed è una caratteristica dei suoi  romanzi: niente è come sembra, bisogna tenerlo a mente. Lo è stato in precedenza e lo è anche in questo libro che, di abbagli, ne concede parecchi, fino alle ultimissime pagine.

E’ un libro che non consiglio di leggere a chi avesse perso i capitoli precedenti: i rapporti tra i vari personaggi, i precedenti, i sospesi che proiettano le loro ombre sulle vicende attuali, le personalità che si compongono storia dopo storia secondo il mio parere sono un retaggio di cui il lettore non può privarsi. Questa volta, in particolare, se non si conoscono certi precedenti si fa fatica a seguire appieno la storia perché verrebbero a mancare tasselli importanti.
L'autore, nelle prime pagine, offre un breve sunto di quanto accaduto in precedenza per agevolare la lettura di chi volesse iniziare da qui a conoscere Harry Hole ma secondo me servono anche altri elementi - svelati in precedenza - per godere appieno della storia.

Polizia è un giallo che mantiene un alto ritmo narrativo e che offre colpi di scena continui. La prima parte un po’ meno, lo ammetto. Poi il ritmo aumenta fino a portare il lettore alla necessità di approfittare di ogni secondo libero per scoprire come la storia va a finire. A me, per lo meno, ha fatto questo effetto (ma con Nesbø non mi meraviglio, anche con gli altri libri della serie è stato così).

Questa volta più che mai il corpo di polizia ne esce un po’ ammaccato: emergono segreti, compromessi, comportamenti tutt’altro che puliti messi a segno a nome di un’ambizione che sembra non avere limiti o di una vendetta che appare, a chi la compie, l’unica via da percorrere.

Cosa è legittimo tacere per quieto vivere? E’ davvero il quieto vivere che si intende proteggere oppure è egoismo puro ciò che motiva alcuni dei personaggi che, dall’interno del corpo della polizia, appaiono tutt’altro che integerrimi? 
Uno su tutti quel Michael Bellman che, giovane capo della polizia, non è affatto un esempio positivo. E’ uno di quelli che si porta dietro l’eredità di precedenti fatti, narrati nel libro precedente, che ancora pesano sulla sua testa e che influenzano, in un modo o nell’altro, le sue scelte attuali.

Bellman è uno di quei personaggi che mi hanno fatto venire l’orticaria: opportunista, pronto a pensare solo a se stesso e alla sua carriera, capace di prendersi i meriti di un lavoro che è stato portato avanti da altri anche a costo della loro vita, pronto a gettare fango su chi intralciasse il suo cammino, abile ricattatore, pronto a tutto per difendere la sua immagine di uomo in carriere con una bella famiglia alle spalle. E se, alla fine del libro, c’è qualche personaggio negativo che sembra redimersi, per Bellman non è affatto così: dritto per la sua strada, costi quel che costi.

Nesbø questa volta mette in luce le debolezze dei tutori della legge. Anche in passato, va detto, si sono avute avvisaglie di situazioni tutt’altro che legittime ma stavolta coloro che dovrebbero difendere l’umanità appaiono più fragili che mai, instabili in alcuni casi, dal punto di vista emotivo. 
Su tutto aleggia un interrogativo: quanto si conoscono le persone che si hanno accanto? Si può dire di conoscerle davvero?
Il personaggio femminile che più mi ha colpito è stato quello di Rachel: è la donna di Hole e più volte, anche in passato, è stata protagonista indiretta, volente o nolente, di quanto accadeva al suo uomo. La sua famiglia – ha anche un figlio, Oleg, che ha avuto un ruolo di primissimo piano nel libro precedente – è un prolungamento di Harry Hole tanto che chi ce l’ha con lui, prima o poi, arriva a loro. Questa volta Rachel si dimostra una donna più forte, più decisa di quanto non lo sia stata in passato, pronta a prendere decisioni importanti. E’ un personaggio più maturo quello che descrive Nesbø, non una figura marginale ma di primaria importanza in una storia che, ancora una volta, la coinvolge.
Alcune questioni restano aperte e l'impressione è quella di dover necessariamente leggere il libro successivo per chiudere definitivamente il cerchio. O, per lo meno, per avere alcune risposte che mancano.
Ps. Hole è sempre il mio preferito tra tutti i personaggi della serie, presente o assente che sia.
Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio giallo, autore straniero.


Partecipo anche alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Il ghirigoro per l'obiettivo autore nordico.