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lunedì 16 dicembre 2024

Hunger Games (S. Collins)


Il distopico è un genere che non mi ha mai attirata più di tanto. 

Troppo fantascientifico per i miei gusti. Proprio come Hunger Games che, invece, mi sono trovata ad apprezzare seppur in netto ritardo rispetto agli entusiasmi che sono stati manifestati su più fronti quando il primo libro della serie è uscito.

Devo ammetterlo, però: non avrei mai deciso di leggerlo se non avessi visto la prima puntata della serie tv che, contro ogni mia aspettativa, mi è piaciuta.

Le caratteristiche della storia sono proprie di ogni distopico che si rispetti: un governo violento che si impone a modo suo, una realtà spaventosa, una sorte ingiusta, un futuro incerto, un presente fatto di sottomissione per i più. E poi morti, tanti morti ed una considerazione pari quasi a zero per la vita umana.

Ho iniziato, come più si conviene, dal principio: Hunger Games è il primo libro dell'omonima trilogia nata dalla penna di Suzanne Collins, una serie di romanzi distopici ambientata in un'America post-apocalittica dove si vive in 12 distretti controllati da Capitol City, che ogni anno organizza gli Hunger Games, un reality show dove 24 giovani concorrenti, due per ogni Distretto, di un’età compresa tra i 12 e i 18 anni, debbono sfidarsi in un’arena ed eliminarsi a vicenda fino a che non ne sopravviva solo.

I partecipanti a questo massacro vengono estratti a sorte, anno dopo anno. Quando per il distretto 12 esce il nome della sorellina di Katniss, lei si fa avanti come volontaria pure di salvarla. Inizia qui la sua avventura accanto a Peeta, estratto a sorte come partecipante maschile per il suo stesso distretto.

Viste le premesse è facile immaginare come si sviluppi la storia. Mi aspettavo molta violenza, scene macabre, situazioni estreme ma in questo devo dire che l’autrice è stata brava. Muoiono in tanti, sì. Questo sì. Ma se non altro le descrizioni non sono poi così meticolose.

Lo stile è scorrevole, la scrittura efficace senza eccessi, anche quando la situazione lo richiederebbe e questo, devo ammetterlo, mi ha permesso di apprezzare l’idea di avere quella tipologia di lettura tra le mani. Fuori dalla mia comfort zone, senza ombra di dubbio, ma non mi è dispiaciuto affatto.

Ovviamente, l’idea della spettacolarizzazione della morte fa rabbrividire. La facilità con cui si uccide, altrettanto. E il fatto che tutto questo debba ripetersi anno dopo anno, a danno di ragazzini (sarebbe la stessa cosa se avvenisse a danno di adulti, siamo chiari… ma si parla anche di dodicenni ammazzati in modo feroce per puro spettacolo… del tutto inaccettabile) è uno scenario che rientra appieno nel genere ma che non è per niente piacevole. Quando dico, dunque, che la lettura mi è piaciuta, non intendo dire che mi sono piaciute le situazioni descritte. Tutt’altro.

Ho provato tanta rabbia, la voglia di alzarmi e sbattere il libro contro un muro… quella stessa rabbia che in un modo o nell’altro inizia a respirarsi, da un certo punto in avanti, quando vengono introdotti elementi che fanno pensare ad una ribellione. Tema che, ne sono certa, caratterizzerà i volumi successivi.

Ora capisco perché questa storia è piaciuta tanto agli estimatori del distopico, del fantascientifico.

Il finale lascia le porte aperte al prosieguo della storia anche se non sono riuscita a capire bene cosa possa ancora succedere…
Appuntamento al volume II.
***
Hunger Games
Suzanne Collins
editore Mondadori
pag. 418

venerdì 6 agosto 2021

Il blu delle rose (T. Laudadio)

 

Una favola distopica che propone un mondo non troppo lontano dal nostro dal punto di vista temporale ma molto lontano sul fronte della ricerca scientifica in fatto di Dna e manipolazione genetica.

Quella raccontata da Tony Laudadio nel libro Il blu delle rose è una storia nella quale l'umanità subisce gli effetti di scelte scientifiche che mirano ad attuare una politica preventiva contro la nascita di potenziali delinquenti individuando - ed eliminando - feti che presentino il gene C che determina, appunto, un potenziale pericolo.

I feti che presentano quel gene sono potenzialmente dei criminali per cui vanno eliminati prima ancora di nascere. 

Questo porta a vivere un'esistenza tranquilla ma porta anche con se' una questione morale davanti alla quale la scienziata Elisabetta Russo si è sempre posta antecedendo gli interessi della società e della scienza a quelli personali di chi mette in dubbio che si possa agire in questo modo. Si è arrivati ad avere una precisa legge che impone aborti a gestanti che portano in grembo un potenziale criminale e chi non si attiene a quanto previsto è di per se un fuorilegge.

Quando, però, venticinque anni dopo l’entrata in vigore della legge Genesi (così è denominata la legge introdotta dal governo sulla base dei risultati delle ricerche scientifiche di cui Elisabetta è stata un attore fondamentale) le certezze della donna iniziano a vacillare mettendola in pericolo, gli equilibri fino a quel momento raggiunti iniziano a vacillare. 

La storia è terribile: se si pensa che si possa fare pulizia di chi potenzialmente potrebbe essere pericoloso, obbligando donne ad abortire per il bene della società e, soprattutto, eliminando non solo un potenziale criminale ma anche - chi lo sa - un potenziale sportivo, un artista, un abile artigiano e così via discorrendo, la prospettiva è davvero terribile.

Soprassedendo sulla facilità con cui si gestisce il problema, trovo la trama estremamente prevedibile con personaggi che si comportano in modo facilmente immaginabile fin dalle primissime pagine. Opinione personale, ovviamente. Gli eventi si susseguono con estrema facilità senza dare il giusto peso (soprattutto sul fronte morale) a scelte che vanno a limitare in modo definitivo la libertà delle persone. La figura di Elisabetta, pur con le sue contraddizioni e i suoi sensi di colpa, è molto superficiale dal mio punto di vista e non si va oltre una favola che lascia presagire al lieto fine senza dare, in realtà, un finale definitivo. I cambiamenti su più fronti sono tanto improvvisi e veloci quanto prevedibili.

Avrei potuto fare tranquillamente a meno di questa lettura. E non perché il distopico non è propriamente il mio genere preferito quanto per la superficialità di una trama che parte con una terribile originalità ed anche con dovizia di particolari sul fronte della terminologia scientifica ma poi si perde in sviluppi frettolosi e poco approfonditi.

Per me è un no ma, lo ribadisco, è una opinione personale.
***
Il blu delle rose
Tony Laudadio
NN Editore
272 pagine
17.00 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

lunedì 31 agosto 2020

Legend (Marie Lu)


Mi spiace che sia finito e non vedo l'ora di continuare la serie. Non mi capita spesso ma con Legend è stato così. Avevo conosciuto l'autrice tempo fa con la lettura di Warcross e stavolta mi è piaciuta ancora di più. Ha imbastito una storia capace di catturare il lettore che voglia farsi prendere la mano da un distopico per ragazzi - così è stato pensato - che riesce ad essere coinvolgente senza esagerazioni (leggiamo un distopico, per cui bisogna essere consapevoli di ciò che si ha tra le mani) con una narrazione efficace, personaggi ben strutturati ed una storia che cattura.

June e Day: due mondi diversi, i loro, impegnati su due diversi fronti, l'una da una parte e l'altro dall'altra. Due giovani - molto, troppo giovani forse - che hanno delle grandi responsabilità per le mani e che hanno delle caratteristiche che li rendono speciali, diversi da giovani della loro età.

June è uno dei soldati di punta della Repubblica.

Day è uno dei più famosi criminali che la Repubblica non è ancora riuscita a catturare e punire.

Vivono entrambi in una realtà in cui i bambini vengono selezionati sulla base di una prova a punti, il cui risultato ne decreta il successo o... la morte. Quanto Day si imbatte in Metias, fratello di Day, generale di punta della Repubblica, toccherà a sua sorella June il compito di scovarlo perchè accusato dell'omicidio di quel Metias che, però, Day ricorda di aver solo ferito ad una spalla. Perchè Day non è un criminale. Non uccide. E' capace di rubare, di sabotare, di portare scompiglio tra i soldati della Repubblica ma non è un assassino. Eppure viene cercato come tale e per lui è prevista la pena capitale: una pena esemplare da eseguire davanti al mondo intero, come monito!

In un mondo in cui vige un rigido sistema imposto dalla Repubblica, in cui un morbo misterioso si diffonde ed uccide la popolazione delle fasce più povere, in cui la Repubblica ha il potere di mettere a punto vaccini che altrettanto misteriosamente fanno scomparire quel morbo che, tempo dopo, si presenterà puntualmente con una diversa aggressività e con diverse caratteristiche ma sempre pronto ad uccidere... bhè, o si sta da una parte o dall'altra.

E se questi due mondi si incontrano negli sguardi di un ragazzo e di una ragazza, se ci si rende conto che qualche cosa non torna nelle circostanze che hanno messo quei due giovani l'uno contro l'altra, tante certezze iniziano a vacillare fino a scompigliare del tutto le carte in tavola e minacciare da vicino gli equilibri fino a quel momento mantenuti.

Mi è piaciuto molto il modo in cui l'autrice ha reso i personaggi: forti ma anche fragili a loro modo, un po' sopra le righe visto che entrambi sono giovanissimi (il più famoso criminale del Regime ha appena 15 anni, forse questo ha stonato un po' soprattutto nelle scene di violenza dove davanti agli occhi ho avuto pur sempre dei ragazzi dell'età piò o meno dei miei figli) e la stessa selezione avviene in bambini piccoli (ad appena dieci anni). Sono personaggi che fanno delle scelte importanti, che hanno dei principi forti, che si mettono in discussione nel momento in cui quei principi iniziano a vacillare. 

Accanto a June ci sono anche altri personaggi femminili molto forti: l'autrice non ci sta a far passare in secondo piano le donne, anzi! Mette nelle loro mani grandi poteri e grandi responsabilità, a qualunque sfera sociale appartengono.

Non mancano scene di violenza, con gente che viene uccisa a sangue freddo - nei distopici situazioni di questo tipo non mancano mai - ma devo dare merito all'autrice di non aver calcato troppo la mano su questo aspetto. 

Inoltre l'autrice punta molto sui rapporti tra le persone: un ruolo di prim'ordine hanno i legami tra fratelli (nel caso di entrambi i protagonisti) e mi sono anche commossa in alcuni passaggi...

Spero di avere al più presto l'occasione di leggere il seguito. Eh sì!!!
***
Legend
Marie Lu
Piemme Edizioni
262 pagine
6.50 copertina rigida - 6.99 Kindle

domenica 4 agosto 2019

DreiW 2036 (A. Cadamuro)

Non amo i distopici, chi mi conosce o semplicemente mi segue lo sa. Partecipando a della challenge di lettura, però, capita spesso di trovare questo genere tra gli obiettivi così mi trovo, puntualmente, a leggerne uno.
Stavolta ho scelto un autore del tutto sconosciuto per me, Alessio Cadamuro, che propone una storia in cui ha sommato distopia, viaggi nel tempo, presente e futuro, amore ed avventura. 
Un romanzo che si legge facilmente, non complicato e scorrevole anche se - non posso non dirlo - mi sono imbattuta in diversi errori che andrebbero corretto, per lo meno nella versione e-book. Non so dire se si ripetano nella cartacea ma mi auguro di no.

Non è un racconto stilisticamente ricercato, questo anche va detto. La narrazione è semplice e piuttosto acerba ma non per questo meno gradevole.

L'avventura è ben strutturata, il protagonista cattura fin da subito l'attenzione e le sfide che si trova davanti offrono anche una certa vivacità ad una storia che riserva qualche sorpresa.

Dico fin da subito che mi è piaciuto il finale e trovo che sia il frutto di una positiva intuizione.

DreiW 2036: siamo in un futuro in cui il governo domina la vita di tutti grazie a social network e anche alle www - le drei W - di internet che non solo tengono tutti schedati ma anche controllati a vita.
Non siamo molto lontani dall'oggi che stiamo vivendo e, a ben guardare, oggi siamo sulla strada giusta per arrivare agli eccessi del 2036 dove gli uomini sono dipendenti in tutto e per tutto dalle tecnologie, sempre connesso con un unico, potente social network che permette alle informazioni di circolare, che permette a tutti di sapere tutto di tutti gli altri. Soprattutto al governo. Un governo totalitario che ha vietato l'uso della carta (considerato un reato) ed ha obbligato, invece, l'uso di questi dispositivi utilizzando anche un braccio armato - le DreiW - che ha il compito di mantenere il controllo e riportare sulla retta via coloro che si discostassero da ciò che il governo impone. Giorno dopo giorno la libertà appare sempre più lontana, sacrificata sull'altare del controllo supremo.

Fantascienza, distopia e cyberpunk si sommano in una storia in cui il protagonista - un giovane e promettente fisico che risponde al nome di Martin Freis - ha perso le gambe in un incidente sul lavoro e, a seguito di ciò, si trova a lavorare per il governo al Dipartimento Numerale di Derna, l'ente incaricato di analizzare e catalogare le tendenze del Social. Un lavoro tranquillo, che non gli crea nessun problema. Sarà proprio lui, però, la chiave di volta: a lui spetterà un incarico delicato e di fondamentale importanza per tutta l'umanità. Entrerà in contatto con un futuro in cui gli uomini - così come concepiti - si saranno del tutto estinti e dove sarà la cibernetica a mantenere in vita esseri bionici con il cervello umano.

L'ho letto in una giornata e con la voglia di sapere come la storia andasse a finire. Pur non amando il genere, lettura promossa. Non posso dire a pienissimi voti ma promossa.
***
DreiW 2036
Alessio Cadamuro
229 pagine
Kindle Unlimited

lunedì 22 aprile 2019

Fahrenheit 451 (R. Bradbury)

Non vado molto d'accordo con i distopici. 
Non li cerco ma sono loro che di tanto in tanto vengono a cercare me.
Questa volta grazie non ad una ma a due challenge di lettura a cui sto partecipando.
Il resto lo ha fatto la mia abituale biblioteca dove ho trovato disponibile una ristampa del 2012 di Fahrenheit 451.

Per me non è stata una lettura facile. Questa è la mia primissima considerazione. Situazioni che ho fatto fatica a comprendere, dialoghi che mi hanno spiazzata: probabilmente non essendo in sintonia con questo genere faccio più fatica di quanto non capiti a lettori più abituati al distopico.
E' un libro scritto in modo un po' troppo strano, per me. E' come se l'autore desse per scontate delle situazioni che, invece, a me sono sfuggite. Probabilmente è un mio limite!
In un mondo in cui ci sono pompieri che non sono chiamati a spegnere gli incendi ma ad appiccarli, ce n'è uno che ha una crisi di coscienza. Da sempre dà alle fiamme libri: questo è quello che impone la legge e questo è il lavoro che Guy Montag, questo il nome del protagonista, è chiamato a svolgere. Lo ha sempre fatto senza porsi troppi interrogativi fino a che l'incontro con una giovane sconosciuta (incontro che, a dire il vero, mi ha lasciata una certa perplessità addosso) e la triste sorte di una vecchia amante dei libri non lo portano a cambiare il suo punto di vista e lo fanno sprofondare in una crisi profonda. Una crisi tale da portarlo dall'altra parte della barricata, fino a diventare un ricercato, un assassino, un fuggitivo.
E' una storia emblematica, un classico che richiama un regime che mira ad appiattire le menti, a togliere in ognuno il senso critico, l'apertura mentale che vanno di pari passo con la lettura di libri. Un rischio, quello evocato da Bradbury, che fa estremizza la volontà di manipolare il pensiero altrui, di togliere il discernimento in chi, privato della possibilità di arricchirsi con la lettura, si appiattisce all'unico pensiero comune che è quello ammesso e avvalorato dal regime. E' una sorta di allarme per ciò che potrebbe accadere qualora un regime di questo tipo potesse davvero fare capolino in futuro. L'arco temporale di riferimento del libro non è ben chiaro. Venne scritto nel 1953, si accenna ad una guerra ma non sono forniti elementi che possano permettere di definire uno spazio temporale preciso.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti in assoluto è la vecchietta che contribuisce a mettere in crisi Montag. Mi sono rivista nei suoi comportamenti, nella sua volontà di difendere i suoi libri, di non volerli abbandonare alla triste sorte a loro riservata. E' un'anziana donna che non accetta una vita senza i suoi libri. E' una figura molto bella, secondo il mio parere, e che richiama la passione per la lettura e la consapevolezza della grande perdita che conseguirebbe alla scomparsa dei suoi libri.

Il personaggio che mi ha colpita, ma non positivamente, è stata la moglie di Montag: una donna che rappresenta tutti gli altri, coloro che si sono assoggettati al sistema e che rifuggono con terrore l'idea di poter avere a che fare con un libro, al punto tale da compiere un atto che porterà a conseguenze estreme per la sua famiglia.
***
Fahrenheit 451
Ray Bradbury 
Oscar Mondadori
180 pagine
9.00 euro

venerdì 11 maggio 2018

Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita? (A. Day) - Venerdì del libro


Chi non ha mai sognato di vivere in prima persona un’avventura letta in un libro? Chi non ha mai desiderato di essere l’eroina di turno, accanto all’affascinante protagonista maschile del libro che si preferisce? In tanti, credo.

Lo sa bene Violet che è pronta ad incontrare i protagonisti del film tratto dal suo libro preferito, un romanzo che conosce benissimo, un romanzo che ama, che potrebbe recitare a memoria e che non farebbe alcuna fatica a vestire i panni dell’eroina: Rose, la coraggiosa Rose. 

Il libro che Violet conosce a menadito, battuta dopo battuta, che ha letto e riletto – arricchito poi dai dettagli amplificati nel film che ne è stato tratto – è “La danza delle forche”. Rose è il suo personaggio preferito ed è proprio come sua cosplayer che sta andando, assieme a suo fratello minore Nate e alle sue amiche Alice e  Katie, ad un evento in costume alla presenza degli attori che hanno interpretato sotto ai riflettori la bella Rose ed il protagonista maschile, l’affascinante Willow.

Giunta al cospetto dell’attore accade qualche cosa di strano: urla, crolli, un corri corri generale al termine del quale Violet, Nate, Alice e Katie si trovano nel mezzo di uno scenario completamente diverso. Sono dentro la storia. Davvero.  Non per finta. Ci sono urla diverse da quelle che i quattro hanno lasciato all’evento in costume, persone diverse da quelle che avevano accanto. C’è Rose ma non è l’attrice. E’ la vera Rose che, però, viene colpita a morte e… nel libro non è proprio così che accade.

Violet non ci mette molto a comprendere di essere protagonista, assieme a suo fratello ed ai suoi amici, di una pericolosa avventura, quella nata dalla fantasia dell’autrice del libro e che ora, a quanto pare, reclama la sua presenza.

Fandom è un libro distopico, con un mondo violento dove ci sono dominatori e dominati, chi soffre e chi fa soffrire. Un genere che non mi è molto familiare e che faccio anche un po’ fatica a recensire, per la verità. Un libro che nei primi capitoli mi è sinceramente sembrato un tantino noioso e poco coinvolgente. Per fortuna il ritmo aumenta da un certo punto in poi e Violet cambia: il suo personaggio si evolve – sono le circostanze che impongono un cambiamento – e da ragazza insicura e sempre pronta a fantasticare sulle ali della sua storia preferita, si scopre coraggiosa e pronta a tutto per amore. Ma non sarà l’amore per un ragazzo a motivare il suo sacrificio bensì l’amore per quello che considera il suo popolo.

Il libro si apre con Violet che, preso il posto di Rose, è consapevole di avere un cappio al collo che l’aspetta: sarà impiccata per amore. Del suo popolo, appunto. Un sacrificio che è pronta fare con le intenzioni di riportare in linea tutti gli elementi necessari per poter tornare alla sua vita di sempre assieme a suo fratello e alle sue amiche lasciando che il libro torni ad essere solo un libro, una storia inventata.
Ma non sarà tutto così semplice e non è poi così scontato che tutto vada come previsto, come raccontato dall’autrice. L’arrivo di Violet e degli altri – non previsti dal romanzo - porta scompiglio nel canone della storia. Come si potrebbe pensare che tutto possa andare per il verso giusto, come se niente fosse?

Ci ho messo un po’ ad entrare nel racconto, probabilmente per via del fatto di non essere molto abituata a leggere il genere distopico. Devo dire, però, che una volta abbattuti gli steccati che probabilmente avevo eretto fin dalle prime pagine, sostenendo che non fosse il genere per me, la lettura è andata avanti spedita. E mi sono anche fatta catturare ed affascinare dai cambi di scenario, dai colpi di scena, dalle inaspettate situazioni che hanno avuto Violet come protagonista. Mi è piaciuto come Violet ha affrontato quella che è diventata la sua realtà, seppur in un mondo che conosceva solo come invenzione romanzata, con coraggio e a testa alta nonostante le delusioni, i tradimenti (o presunti tali), le perdite. Ammetto di non essermi trovata in sintonia con lei in alcuni momenti – quando, ad esempio, sceglie le sue amiche piuttosto che suo fratello – ma l’ho anche ammirata per alcune decisioni prese, soprattutto verso la fine. Decisioni che la Violet delle prime pagine del libro non sarebbe mai stata capace di prendere. Mi piacciono i personaggi che maturano strada facendo e che si dimostrano capaci di assumersi delle responsabilità.
Lei lo fa senza pensarci troppo.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti, però, non è quello della protagonista ma un personaggio secondario ne “La danza delle forche”: Ash. Si tratta di un bel giovane che, come la stessa Violet più volte sottolinea, nella storia originale è secondario ed è una specie di ombra di Rose. Ora che Violet è impegnata a salvare il suo popolo, però, Ash non è affatto secondario. E’ un ragazzo forte e coraggioso ma anche molto tenero ed onesto. Mi è rimasto positivamente in mente.
Un aspetto, in particolare, mi ha colpita: come la bellezza, una volta tanto, possa essere un ostacolo. L’amica di Violet, Alice, è troppo bella per poter affrontare senza problemi l’avventura che si pone loro davanti. Di solito la bellezza è un’arma in più per affrontare di petto la vita ma all’inizio del racconto per Alice non è così. E’ piuttosto un ostacolo avere delle gambe lunghe, dei morbidi capelli che accarezzano le spalle… Anche in questo caso si ha un capovolgimento di fronte che mi è piaciuto. Il ruolo che ha avuto Alice nella storia mi è piaciuto, seppur con le sue contraddizioni, le sue debolezze e le sue tentazioni. L’altra amica – Katie – resta in secondo piano rispetto ad Alice.
L’autrice ha imbastito una trama ricca, con tanti elementi e tante sfaccettature, nonostante un avvio a mio parere un po’ a rilento.

Il finale? Un po’ prevedibile ma giusto. E lascia anche aperta, secondo me, la possibilità di un sequel.
E’ un libro che consiglio agli amanti del genere e segnalo per questo Venerdì del libro. Lo consiglio anche a chi volesse avvicinarsi per la prima volta a storie di questo tipo.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Il ghirigoro
 
Partecipo inoltre alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio nero, obiettivo 2 (distopico).