sabato 30 giugno 2018

La rinascita del fuoco blu (M. Astone)

Una pentola, un fuoco, una vendetta.
Sono questi gli elementi di fondo del primo volume della serie La Pentola e l'Occhio di Fuoco di Matteo Astone, fantasy per ragazzi che ho letto in questi giorni in e-book.
Una pentola, dicevo, un fuoco, una vendetta e due fratelli: Elena e Francesco. 

Elementi, questi, che danno vita ad una storia in cui la fantasia si somma con enigmi da decifrare, personaggi misteriosi, vendette da consumare, porte da aprire, elementi a cui dare un ordine ed un senso.

Il romanzo si struttura su diversi piani temporali ed in diverse epoche legando tra loro una misteriosa Pentola all'interno della quale si alimenta un  altrettanto misterioso fuoco con le sorti di un umile falegname che di cognome fa Fringuelli e che, non si capisce bene come (io per lo meno non credo di averlo capito), è il responsabile del crollo della Pentola di Fuoco con conseguente sterminio di esseri altrettanto misteriosi, suoi servitori. Ma quel Fringuelli avrà degli eredi ed è su di loro che viene lanciata la vendetta  di quei pochi servitori che sopravvissero allo sterminio: Fringuelli sono anche Elena e Francesco.
E saranno proprio loro che si troveranno a vivere quella che si prospetta come l'avventura che hanno sempre sognato ma che, a ben guardare, può essere più pericolosa del previsto.

In questo primo libro della serie tutta la storia si snoda attorno alla necessità di decifrare degli enigmi che si dispiegano attorno ai due ragazzini. Enigmi, misteri, indizi che richiedono un bel po' di logica ed intelligenza ma anche coraggio e curiosità. Ciò che ai due fratelli, di certo, non manca.

Onestamente non sono riuscita a trovare molto feeling con i personaggi e la storia non mi ha catturata come altri fantasy che, invece, ho adorato.
Probabilmente ciò è dovuto al fatto che la scrittura è piuttosto lineare perchè indirizzata a lettori giovani, magari anche alle prime armi con i fantasy.

I due protagonisti lasciano i loro genitori con molta facilità ed anche incoscienza, oserei dire.
E di quei genitori di cui si legge nelle prime pagine poi non si sa più nulla visto che la narrazione si sposta tutta attorno ai due ragazzini e ai luoghi misteriosi in cui vengono a trovarsi.

Devo essere sincera: avrei preferito maggiore approfondimento sui personaggi mentre il 
racconto si focalizza tutto sull'avventura dei due protagonisti. Avrei voluto conoscere meglio il Fringuelli, tanto per citare un esempio, e capire meglio il suo ruolo in questa avventura. Infondo i due ragazzini vengono coinvolti per causa sua, perchè contro i suoi eredi viene lanciata una vendetta ma io non sono riuscita a comprendere bene il suo ruolo nella vicenda. 
Un ruolo importante, viste le conseguenze. Avrei voluto poter disporre di maggiori elementi per mettere meglio a fuoco la sua figura ed il suo ruolo.

Anche i cattivi di turno, a dire il vero, sono personaggi poco approfonditi. Avrei preferito maggiori dettagli su di loro.

Insomma, mi è sembrato un racconto incentrato molto, troppo, sugli enigmi con poco spazio ai personaggi. Magari può piacere anche questo, ci mancherebbe, ma io avrei preferito un'impostazione diversa. Gusti personali, ovviamente.

E' comunque un racconto che consiglio a giovani lettori che amino il mistero e che vogliano mettersi alla prova con un'avventura di questo tipo. 

Io, onestamente, non mi sento incuriosita a proseguire la lettura con il secondo volume, almeno non per il momento. Proporrò la lettura a mia figlia che, magari, potrà darne un giudizio diverso. Vedremo...

Con questa lettura partecipo  al nuovo trimestre della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio azzurro, obiettivo 2, autore italiano.
Partecipo anche alla VisualChallenge in quanto libro contenente nel titolo la parola bonus per questo mese: fuoco.

mercoledì 27 giugno 2018

Città di carta (J. Green)

Città di carta è il secondo libro che leggo di John Green ed ho avuto la conferma di come questo autore sia capace di rendere molto verosimile il vissuto adolescenziale/giovanile che narra nelle sue storie.

In Cercando Alaska, l'altro che ho letto, così come in questo libro, i protagonisti sono giovani alle prese con problematiche proprie della loro età: questa volta stiamo parlando di diciottenni che mi appaiono però poco più che adolescenti - a dire il vero - dalla descrizione che l'autore fa del loro vissuto, delle loro scelte, del loro oggi.

Sono giovani alle soglie del diploma con un futuro ancora incerto davanti ed un presente fatto di giochi al computer, serate di divertimento e famiglie più o meno presenti.
Quentin e Margo sono due di questi giovani. 
Cresciuti insieme in qualità di vicini di casa e con una sintonia tale da far innamorare, già da bambini, Quentin di Margo, le loro strade si sono allontanate con la crescita per poi riavvicinarsi quando, una notte a qualche giorno dal dipoloma, Margo compare alla finestra della camera di Quentin per coinvolgerlo in una straordinaria avventura.
Un'avventura, però, che sarà l'ultima a vederli fianco a fianco visto che dalla mattina successiva Margo scompare.

Una scomparsa misteriosa attorno alla quale si inizia ad indagare, soprattutto da parte di Quentin che cerca ogni minimo indizio che la ragazza possa aver lasciato in giro. Non è nuova a colpi di testa di questo tipo, però, tanto che la famiglia non muove un dito limitandosi a lasciarla andare, forte soprattutto del fatto che è maggiorenne e che se vuole sparire è libera di farlo. Per suo padre e sua madre non c'è niente di sospettoso ma un epilogo naturale per una giovane esistenza che si è più volte distinta per comportamenti molto singolari.
Quentin non è dello stesso avviso e porta avanti una ricerca tutta sua, una ricerca in cui saranno coinvolti anche i suoi migliori amici.

Quella raccontata da Green è una storia calata alla perfezione nella vita di giovani - ragazzi e ragazze - che reagiscono in modo differente alla scomparsa di Margo ma che sono tutti accomunati dalla voglia di non mollare e di voler arrivare fino in fondo, spinti dalla caparbietà di Quentin che, una volta tanto, lascia da parte il suo carattere sostanzialmente insicuro per cercare la ragazza che ama da sempre. In lui si fa anche largo l'idea che possa essere morta e non ci sta a rassegnarsi semplicemente alla sua assenza come se fosse la cosa più normale del mondo.

All'inerzia della famiglia si contrappone la certezza di Q. (così viene chiamato da tutti, per semplicità, il protagonista) di riuscire a torvarla, di riuscire ad interpretare i segnali che ha lasciato per lui. Ne è convinto e non molla.

Di questa storia mi ha colpito la solidità dei legami. Legami che magari non sembrano poi tanto forti in una situazione di quotidiana serenità (ma chi può dire di essere veramente sereno?) ma che emergono con tutta la loro forza nel momento in cui sono messi in discussione. 
E' forte il legame tra Quentin e Margo: un legame non ben definito, con contorni ancora sfocati e che, forse, mai verranno messi a fuoco visto come stanno andando le cose.
E' forte il legame tra Quentin gli amici che si affiancano a lui nella ricerca: tra chi alza un po' troppo il gomito e il giorno dopo non ricorda niente, tra vendette per ipotetici torti subiti, l'amicizia che lega Quentin a Ben, Radar e Lacey è una di quelle con la A maiuscola. A loro aggiungiamo anche Margo, visto che è per lei che l'allegra combriccola si mobilita.
Allo stesso tempo emerge con forza la volontà di tagliare dei legami: quelli tra Margo e la sua terra, la sua città che le vanno strette e rispetto alle quali vuole prendere le distanze. Non è un rifiuto, il suo, un vole rinnegare le proprie origini quanto, secondo il mio punto di vista, la volontà di affermare il proprio diritto ad avere una vita diversa da quella che pare tracciata per lei da altri.

In alcuni punti ammetto di aver perso il filo del discorso. La narrazione a tratti mi è sembrata un tantino ingarbugliata, proprio come potrebbero essere i pensieri di giovani travolti dalle circostanze. Alcuni riferimenti mi sono sfuggiti e ammetto di non aver avuto voglia di approfondire preferendo andare avanti come se niente fosse. 
E credo anche di non essere riuscata a capire bene i discorsi ed i ragionamenti di Margo che, in più occasioni, mi è sembrata un po' troppo fuori dalle righe. E' una ragazza forte, a caccia di storie e in cerca di rivoluzioni. Un personaggio senza dubbio originale, una giovane che taglia i ponti con una vita che le va stretta, con una città a cui sente di non appartenere, con gente che non sente come parte del suo futuro. Una giovane che fa delle scelte anche con coraggio e che rifiuta di appiattirsi a quell'oggi che non sente essere suo. Una giovane sulla quale, però, mi è sembrato che si sia calcata un po' troppo la mano ma forse sono io che, da lettrice non tanto young, non sono riuscita a calarmi troppo nella parte. Ci può stare. 

Non è un libro che rileggerei, diciamo così. 

Con questa lettura partecipo al nuovo trimestre della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio azzurro, obiettivo 1.
Inoltre partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Dissennatori, libro di un autore straniero vivente.
 

Partecipo infine alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una tazza, utile per la gara nel mese di marzo, dovendo recuperare una lettura che mi era mancata.

venerdì 22 giugno 2018

Il richiamo della foresta (J .London) - Venerdì del libro

Ogni tanto mi piace leggere libri classici, quelli che spesso venivano dati da leggere a scuola e la cui lettura veniva affrontata come un obbligo più che come un diletto. Ne propongo uno per il Venerdì del libro di oggi.

Il richiamo della foresta di Jack London è uno di questi. Non ricordo di averlo letto in passato ma ne ho conservata una copia piuttosto datata che riporta al suo interno una dedica da parte di due nostre cugine per la comunione di mio fratello minore. 23.05.1982. Un'edizione piuttosto vecchia, con pagine ingiallite ma perfettamente leggibile e correlata da illustrazioni che accompagnano la lettura. In modo molto efficace.
Parto proprio da un'immagine che racchiude ciò che più mi è piaciuto di questa lettura: il rapporto che si crea tra l'uomo e il cane. Un uomo e un cane, Buck nello specifico, visto che non tutti gli uomini che questo bel cagnone incontra nella sua vita sono degni della sua fedeltà.

Buck è un cane piuttosto pigro che fa una bella vita. Una vita da ricchi. Vive in una grande casa, dispone di bei prati con alberi ed una veranda che permette l'accesso in casa con ampie scuderie sul retro della stessa. Ha quattro anni ed è sempre vissuto qui: il re indiscusso della casa e del giardino, pronto a fare compagnia alle figlie del giudice e ad accoccolarsi ai suoi piedi nelle serate d'inverno.
Improvvisamente, però, la sua vita cambia. Uno dei giardinieri lo sottrae alla sua bella vita e lo cede a cercatori d'oro che intendono aggiungerlo ad una muta di cani da slitta nelle fredde terre d'Alaska. Una cambiamento radicale, improvviso, violento che porta Buck a conoscere la sofferenza per le continue percosse, la fame, il freddo, la fatica. 

La prima parte mi ha indispettita un bel po' con descrizioni di cani domati a suon di bastoni, feriti, uccisi a volte per la sola necessità di sottometterli al giogo della fatica e del lavoro costante. Buck non viene risparmiato e nulla resta della regalità di un tempo. Regalità che, però, non perde nel suo carattere. Anzi, le nuove situazioni che si trova a vivere gli permettono di riscoprire istinti sopiti, di risvegliare quello spirito di sopravvivenza che mai ha avuto necessità, nei suoi quattro anni di vita, di far emergere.
Nel momento in cui incontra un uomo - John Thornton - che lo sottrae alle sofferenze inflitta da chi lo considera solo una macchina da lavoro, Buck si innamora dell'umano che ha accanto e diventa il suo compagno più fedele. E' una bella immagine quella che viene descritta dall'autore quando parla del legame che si stringe tra i due ed è ciò che più mi ha scaldato il cuore. E' a suo servizio come lo era per gli altri, questo è vero, ma le condizioni sono differenti: è considerato come un figlio e questo stringe i loro rapporti con un doppio nodo.
Buck aveva in sé la fedeltà e la devozione, che son cose del fuoco e del tetto, ma aveva anche la ferocia e la scaltrezza dell'animale primitivo. Era come se non fosse più un cane venuto dal dolce Sud e già segnato da generazioni e generazioni di antenati domestici, ma piuttosto un animale venuto da barbare terre a sedersi accanto al fuoco di John Thornton.
La sua vita, però, non si conclude davanti ad un rassicurante fuoco.
La vista, si sa, riserva sorprese ad ogni essere vivente e Buck non viene risparmiato in questo. Scoprirà di essere parte di una natura che lo reclama, che lo chiama e lo spinge a superare i suoi limiti imposti dal cane che era in passato e che, oramai, è solo un lontano, lontanissimo ricordo.

E' una storia ben scritta, non per niente Il richiamo della foresta viene definito come il libro capolavoro di London. Nonostante lo stile scorrevole ci ho messo più del previsto a leggerlo. Il pensiero di cani sanguinanti, di ossa spezzate, di lacerazioni e tagli mi ha un tantino rallentata. Non sono una lettrice impressionabile ma stavolta, forse perché protagonisti cani, mi sono un tantino innervosita.

E' comunque un bel classico che io ho letto nella sua edizione integrale: una storia di amicizia, di lotta per la sopravvivenza, dove le grandi protagoniste sono la vita e la natura con un protagonista che resta nel cuore.

Con questo libro partecipo al nuovo trimestre della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde, obiettivo 2, un classico.

martedì 19 giugno 2018

La scrittrice del mistero (A. Basso)

Non penserai mica di chiudere qui con la Vani, vero Alice? 
Scusa se mi permetto ma Vani Sarca è un personaggio che funziona, la sua è una storia che prende, il suo è un carattere che cattura, il commissario Berganza con cui si è ufficialmente fidanzata è un commissario che funziona e... le ghostwriter mi piacciono! Mi sento moooolto vicina a loro.


Come ho già avuto modo di dire nel presentare Vani Sarca (all'anagrafe Silvana Cassandra Sarca), si tratta di una giovane donna con un'anima dark e un grande dono: è capace di mettersi nei panni degli altri dando forma a quei pensieri che gli altri, da soli, non saprebbero mettere in ordine ed ai quali non saprebbero darla,  una forma.
Un dono che la rende molto brava nel suo lavoro: è una ghostwriter. La migliore. E' una scrittrice senza nome visto che il nome che appare su ciò che scrive non è mai il suo ed ora è anche una consulente del commissario Berganza, quel Romeo che - oltre ad averla coinvolta in indagini in cui la sua dote è stata preziosa - ha anche fatto breccia nel suo cuore al punto da iniziare una storia seria, una di quelle che vale la pena di essere vissute.
Vani è sempre alle prese con un lavoro - quello per la casa editrice L'Erica - che la mette in contatto con autori di diversa foggia e caratura: questa volta Enrico, il suo capo, ha un disperato bisogno di lei e del suo lavoro per poter risalire la china. Rischia di essere licenziato e lei rappresenta la sua sola ed unica possibilità. Stavolta non dovrà scrivere saggi di nessun tipo ma un thriller. In parallelo, viene coinvolta in un caso di minacce nei confronti di una persona molto particolare: Riccardo, il suo ex. 
Non sarà facile per lei districarsi in una situazione inizialmente difficile dal punto di vista piscologico - Riccardo è ancora innamorato di lei e fino a qualche settimana prima era deciso a riconquistarla - ma che ben presto si rivelerà più seria del previsto. 

In questa avventura Vani Sarca cambia. Non perde il suo spirito dark, per niente. Ma si rende conto che non è poi così bello stare distaccati dal resto del mondo - è sempre stata una personcina solitaria e poco avvezza a passare del tempo con altre persone - e, soprattutto, si rende conto che c'è chi ha bisogno di lei tanto quanto lei ha bisogno di loro. Inizia a fare i conti con i suoi sentimenti, quei sentimenti che fino a questo momento ha cercato di far finta di non avere. Ed azzarda... 

I rapporti Vani e gli altri personaggi - Berganza in primis - maturano, si consolidano. Lei cresce. Personaggio ironico e pungente, di grande cultura, conoscitrice di una vasta letteratura che richiama con non chalance davanti a chiunque, è una donna consapevole delle proprie capacità ma incapace di gestire, ancora, i suoi sentimenti. Ancora per poco, però, perchè matura anche il rapporto con il commissario dal quale si è lasciata avvicinare nell'avventura precedente e con il quale ora fa coppia fissa.

Adoro Vani Sarca, la sua intelligenza - i personaggi femminili dotati di un'intelligenza sopra la media mi piacciono davvero tanto - il suo modo di essere, il suo acume, la sua intuitività.
Ed anche Romeo Berganza mi piace. Un commissario discreto, mai sopra le righe, indole tranquilla e dai modi educati. Una coppia sui generis, verrebbe da dire, ma che a ben guardare ha molti punti di contatto e molti interessi in comune. Tutti da scoprire leggendo il libro, ovviamente,

In questo volume emerge anche la figura della sorella di Vani, Lara: l'opposto di Vani, la bella Lara si trova a vivere un momento di crisi familiare e a prendere in mano la propria vita con coraggio. E' molto curioso il rapporto tra le due sorelle, così diverse tra loro: nelle more del racconto Vani torna indietro nel tempo, di tanto in tanto, e questi salti temporali permettono al lettore di capire meglio i vari personaggi, le loro affinità, le loro diversità ed anche di capire meglio alcune dinamiche, soprattutto tra le due sorelle.

Ho molto apprezzato la mancanza di momenti romance che, in alcuni punti, si sarebbero ben prestati. Niente smancerie, niente descrizioni hot anche quando si lascia intendere che ci sono momenti particolarmente intensi. Altro punto al pallottoliere di Vani Sarca.

Anche la figura del suo ex, Riccardo, subisce una maturazione rispetto alla quale nulla posso dire per non rovinare il gusto della lettura.

Posso dire che Vani Sarca non delude. In alcuni punti ho trovato che l'autrice si sia dilungata un po' troppo ma niente di particolarmente ingombrante ai fini dei meccanismi narrativi.

Ribadisco: adoro la Vani, mi piace il modo di scrivere di Alice Basso e mi scuso per essermi rivolta a lei come se fosse una mia amica: un pochino la considero tale avendo letto tutti i suoi libri ed avendo oramai una certa familiarità con il suo personaggio di punta ma non volevo certo mancarle di rispetto.
Con questo libro partecipo al nuovo trimestre della Challenge Diche colore sei? per lo spicchio giallo, obiettivo 2 libro recensito dalle organizzatrici.
Ps. è il quarto libro di una serie per cui, per capire bene alcuni meccanismi, è necessario iniziare dal primo e fare le conoscenza per gradi dei vari personaggi. La storia si regge bene anche da sola ma se mancano tasselli importanti, che si conoscono leggendo in ordine i volumi precedenti, non c'è gusto!

lunedì 18 giugno 2018

Paolo Giordano - Divorare il cielo - Incontri con l'autore


Ho incontrato Paolo Giordano in occasione della presentazione del suo nuovo libro Divorare il cielo e devo dire che è stata una serata molto piacevole. L’occasione è stata fornita dall’anteprima di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) e nel corso della quale sarà proposta – da qui ad agosto - una interessante serie di incontri con autori.
Intervistato come di consueto da Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali), Giordano – per capirci, l’autore de La solitudine dei numeri primi - ci ha fatto conoscere nuovi personaggi in una nuova, intensa storia.
La storia si svolge quasi del tutto in Puglia, l'ambientazione è quella di una masseria...
"Teresa, che è uno dei protagonisti ed è la voce narrante, non è pugliese ma si affeziona molto a quella terra.
Cercavo un luogo, un nome che diventasse riconoscibile, che restasse familiare al lettore. La masseria è un luogo contadino e mi è sembrato il termine ed il luogo adatto. Ed è un luogo che cambia in parallelo con i personaggi: prima è una comune religiosa, poi un luogo di peccato, un luogo di agricoltura etica... In questo caso il luogo non è solo un'ambientazione ma è un vero e proprio protagonista".

Da dove arriva il titolo? E' tuo?
"E' opera mia ma anche no nel senso che il titolo è rubato ad un libro che c'è dentro il libro".

Cosa puoi dirci dei personaggi?
"Protagonisti sono tre fratelli-non fratelli. Vivono in questa masseria che è una specie di casa-famiglia con un padre, Cesare, che li prende in custodia (ha un solo figlio suo) e che è religioso a modo suo. Pregano al mattino e alla sera, fa loro lezione perchè non vuole che vengano contaminati dal mondo esterno: quello del padre è un personaggio bizzarro, con una visione tutta sua della vita, ma con una grande anima. Ha un'idea ben precisa in mente: se faccio il bene, se faccio conoscere ai miei figli solo il bene, loro cresceranno con una concreta idea di rettitudine e si comporteranno di conseguenza.
I tre figli, che non sono fratelli di sangue, sono molto uniti tra loro da piccoli ma gli insegnamenti che ricevono dal padre poi, negli anni, si declineranno in modo diverso per ognuno di loro fino a metterli in conflitto, l'uno contro l'altro.
Bern è il figlio che assorbe più profondamente gli insegnamenti di Cesare. Non è suo figlio di sangue ma gli somiglia molto e questo crea anche delle gelosie. Bern ad un certo punto è attirato da un bisogno di sfida e smette di credere e nel libro si racconta il vuoto che gli resta dentro.
Questi ragazzi ad un certo punto cercheranno la vita fuori dalla masseria e combineranno qualcosa che diventerà, per loro, un patto di segretezza..".

Questo senso di religiosità a volte eccessivo non è un po' prevaricante?
"Secondo me Cesare non è un padre oppressivo ma molto credente. Non mi sono mai sentito di condannare ne' lui ne' altri personaggi per i comportamenti o le scelte che fanno".

La storia narra di giovani che poi crescono. Quanto ti è stato facile (o difficile) riconoscerti in un uomo che cresce? L'autore Paolo Giordano è cresciuto?
"Tra La solitudine dei numeri primi e questo nuovo libro ci sono delle somiglianze. Attraversano entrambi lo stesso spazio temporale dei protagonisti ma mentre il precedente libro è stato scritto con tutti e due i piedi nella post-adolescenza, quest'ultimo libro è stato scritto con tutti e due i piedi fuori. Ora mi viene da parlare più di educazione, cosa che non avrei mai fatto dieci anni fa".

Quando un tuo libro viene tradotto all'estero, ti fidi del traduttore?
"Mi fido ma... un occhio ce lo butto. Parto dall'idea che i traduttori siano affidabilissimi, la mia è una fiducia intrinseca per aver letto tanti libri tradotti... ma un occhio ce lo butto comunque".

Quale potrebbe essere la colonna sonora giusta per leggere questo libro?
"C'è qualche cosa di intrinseco nel libro. Siamo a metà degli anni '90, erano gli anni del Festivalbar, nella cassetta dello walkman che viene lasciato a Bern c'è Robert Miles.... Non si sceglie dove l'anima va ad incastrarsi... a me si è incastrata nella musica di Robert Miles".

Che tipo di lettore è Paolo Giordano?
"Amo molto gli scrittori che ti fanno faticare e che poi, in una pagina, ti ripagano di tutta la fatica come Dostoevskij. La restituzione è pari a tutta la fatica accumulata fino a quel punto".

Il libro che hai sul comodino?
"Sotto il sole di satana di Georges Bernanos". 

***
DIVORARE IL CIELO
Paolo Giordano
Einaudi editore - collana Supercoralli
22,00 euro - p. 430

venerdì 15 giugno 2018

Foto 51: il segreto del DNA (C.V. Segré) - Venerdì del libro

Foto 51: il segreto del DNA è un romanzo frutto della fantasia di Chiara Valentina Segré ma non del tutto. Alcuni personaggi che compaiono sono realmente esistiti, il contesto storico non è affatto inventato così come non lo è la scoperta di cui si parla nel libro.

Tutto prende avvio dallo smarrimento di una misteriosa busta da parte di una donna che dà l'impressione di essere in fuga da qualcuno. Anne Fisher, una ragazzina piuttosto curiosa, raccoglie quella busta e nel momento in cui ne ha il contenuto tra le mani si rende conto che dev'essere qualche cosa di particolare.

Sono foto, ma non foto qualsiasi.
Con l'aiuto di due amici fidati Anne cercherà di mettersi sulle tracce del proprietario di quel misterioso pacchetto ma mai e poi mai avrebbe potuto immaginare quanto prezioso fosse. Si è trovata ad avere tra le mani un segreto destinato a cambiare le sorti del mondo, il tutto racchiuso in una busta, concentrato in una strana foto.

Devo dire la verità, la storia mi ha appassionata non solo per il buon ritmo proposto - tante sono le emozioni che vivono i protagonisti con dei colpi di scena ed anche un certo brivido - ma anche per i riferimenti a fatti realmente accaduti, a persone realmente accadute e delle quali, lo ammetto, non ero a conoscenza.

Anne si rende conto che la donna che ha perduto la busta era una scienziata. Sulle prime questa cosa sembra stonare in un mondo in cui le donne restano (negli anni '50 era così) in secondo piano nello svolgere mestieri di un certo tipo ma Anne è convinta che le donne possano fare tutto ciò che fanno gli uomini (e forse anche meglio) e difende questa sua idea a spada tratta.

Quella di Rosalind non sarà la sola figura femminile di una certa importanza nell'ambito delle ricerche sulla cristallografia del DNA: la storia ha avvio negli anni '50 ed arriva ai tempi moderni, diverse generazioni susseguono ed un'altra scienziata avrà un ruolo importante, donna intelligente e di gran fascino. La presenza di personaggi femminili che hanno fatto qualche cosa di importante - sul serio, e non solo nel romanzo - mi ha davvero fatto piacere.

Una buona dose di suspanse, ragazzini coraggiosi che vivono una particolare avventura, il futuro che si dispiega tra le mani di scienziati importanti: bella storia!

Anne è il personaggio chiave, al di fuori del mondo scientifico di riferimento: grazie alla sua tenacia, al suo intuito, alla sua curiosità la storia ha una importante svolta e procede lungo un certo binario.
E' un libro che fa parte della collana Rimbalzi, tra passato e presente, tra storie e Storia, tra parole e visioni, tra reale e immaginario della casa editrice Notes edizioni. Trovo che sia una collana molto interessante - se anche gli altri libri che ne fanno parte sono strutturati come questo - e cercherò qualche altro titolo.
Suggerito per questo Venerdì del libro a giovani lettori ma anche a lettori meno giovani che vogliano rispolverare argomenti importanti resi in un'originale chiave romanzata, dove la realtà si somma alla fantasia senza che l'una prevarichi l'altra, sminuendola.

Ps. Terminato il racconto viene proposto un elenco di date con reali riferimenti a quanto accaduto - e con nomi dei personaggi che hanno davvero fatto la storia - dal gennaio del 1951 al 1962, quando è stato conferito il Premio Nobel per la Medicina per la scoperta della struttura del DNA. Forte!

Con questo libro partecipo al nuovo trimestre della Challenge Diche colore sei? per lo spicchio azzurro, ragazzi autore italiano.
 
Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare un orologio sulla torre, utile per questo mese di gara.

martedì 12 giugno 2018

Per sempre mia (J. L. Armentrout)

Sasha ha avuto bisogno di dieci anni per poter riprendere tra le mani la sua vita e fare i conti con il passato. Dopo dieci anni è tornata da sua madre, in quel posto in cui ha vissuto un'esperienza terrificante, rapita, picchiata e seviziata da un uomo che era sul punto di ucciderla. Sasha è una sopravvissuta visto che è riuscita a scappare a colui che è stato identificato come Lo sposo: le donne che hanno subito un trattamento analogo prima di lei, almeno sei, non hanno potuto raccontarlo visto che sono state uccise. Lo sposo, così definito per le modalità con cui attuava il suo folle piano, si è tolto la vita quando stava per essere catturato, grazie alla testimonianza della sopravvissuta.

Dieci anni dopo tutto questo, dieci anni dopo aver lasciato tutto e tutti - compreso Cole, il ragazzo che amava - Sasha decide di riprendere in mano il suo sogno di gestire la locanda di famiglia e torna in quel posto che non ha mai dimenticato come luogo in cui venne rapita e tutto il resto. Quando, poi, ritrova Cole e si rende conto che il legame tra loro non si è mai spezzato, inizia a guardare alla sua vita attuale da un punto di vista diverso.

Il suo, però, oltre a non essere un ritorno semplice dal punto di vista psicologico, è anche motivo di scompiglio per una piccola comunità che non ha dimenticato. Tanto più quando alcuni terribili episodi si sommano in un arco temporale molto breve che coincide, guarda caso, con il ritorno di Sasha: altre donne vengono rapite ed uccise e le modalità fanno pensare che a lui.

Nel libro Per sempre mia, l'autrice Jennifer L. Armentrout somma elementi di un giallo con quelli di una storia d'amore degna dei migliori romanzi rosa.

La prima osservazione che ho fatto a me stessa è collegata alle forze dell'ordine: gli agenti che compaiono sono tutti dei gran pezzi d'uomo, descritti come delle bellezze fuori dal comune, ognuno con le proprie caratteristiche. E non è da tutti, soprattutto tenendo conto che spesso chi investiga sui casi ha un po' di pancetta o, comunque, non è descritto come un gran figo. In questo caso pare che siano tutti bellocci!

A parte questo dettaglio, nella prima parte ho mostrato un po' di impazienza visto che nessuno dei personaggi sembrava volermi far capire, in quanto lettrice, cosa fosse davvero accaduto dieci anni prima. Ogni tanto venivano dati degli indizi ma la storia è dovuta entrare nel pieno della narrazione per capire bene cosa avesse subito Sasha e come mai ne fosse stata segnata così profondamente. Se, sulle prime, questa cosa mi ha un po' spazientita, poi mi sono resa conto che era tutto in linea con la sua difficoltà a superare quanto le era accaduto e, di conseguenza, a parlarne.

Una piccola considerazione su un personaggio secondario: un giornalista che viene maltrattato da Sasha e da Cole ma che, a ben guardare, si rivelerà importante nel dare una svolta alle indagini. Da collega devo dire che sentire le considerazioni dei protagonisti su quel giornalista mi ha disturbata un po': nostro compito è quelli di andare a fondo delle notizie e trovare, se possibile, risposte. Ed è quello che quel giornalista fa. Certo è che l'immagine che traspare, sulle prime, non è delle migliori visto che è considerato come un opportunista, uno sciacallo annessi e connessi. Striker, questo è il suo nome, redime la figura dei giornalisti, checchè se ne dica!

Oltre che dal punto di vista fisico, Sasha subisce pesanti pressioni psicologiche e mi è sembrata una donna molto forte.  Personaggio, quello della protagonista, che all'inizio mi era sembrato un po' troppo labile e poco approfondito ma ho cambiato idea strada facendo.

Il finale? Tutto da gustare. L'autrice ha seminato parecchi indizi lungo il percorso ma la vera svolta si ha verso il 75% della lettura: il ritmo è sempre più incalzante e nella parte finale la storia d'amore passa in secondo piano rispetto al thriller. Poi recupera il suo spazio nell'epilogo.

Non male come lettura. E' stato davvero un bel suggerimento nell'ambito della Challenge Di che colore sei? per lo spicchio giallo.

Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una coppia, utile per questo mese di gara.