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mercoledì 5 settembre 2018

Barbara Fiorio - Vittoria - Incontri con l'autore

Ci ho messo un po' prima di raccontare il mio incontro con Barbara Fiorio ma non perchè sia stato noioso... tutt'altro! Dovevo solo trovare il momento giusto. Ed è arrivato.

L'occasione mi è stata fornita da uno degli incontri al calendario di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) nel corso della quale è stata proposta un'interessante serie di incontri con autori. 

Nel ruolo dell'intervistatrice, come di consueto, Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali).
E poi lei. 
Simpatica, dalle mille risorse, un fiume in piena. Una donna ironica, Barbara, diretta, senza filtri.
Con lei, Vittoria.

Vittoria.  
Una donna.
Una storia. 

Da dove arriva il titolo?
Il titolo è mio e sono molto felice di questo. Questo libro si è intitolato così fin dall'inizio.

Il gatto in copertina?
I gatti sono presenti anche nella mia vita e, a dirla tutta, ho prestato a Vittoria il mio, di gatto, Brodo. Pur amando i gatti non di razza, in copertina c'è un siamese che, da quel che mi dicono, pare abbia attirato parecchio. Ho messo Vittoria in situazioni piuttosto difficili ed ho pensato di prestarle, almeno, un mio amico. 

Dove si svolge la storia?
Siamo a Genova ma la città non è molto presente visto che la storia di Vittoria viene vissuta per lo più tra quattro mura con pochi momenti in esterna. Conosciamo Vittoria in un momento delicato della sua vita ed ha bisogno di un ambiente protetto, intimo.
Genova c'è, la si sente, anche nel cibo ad esempio, ma resta discretamente fuori dalla porta.

Parlaci della protagonista...
Vittoria è un'artista che, però, non riesce più a creare. La sua arte si esprime con le foto: tutti noi abbiamo un lato creativo ed ognuno lo declina come preferisce. Nel caso di Vittoria corrisponde al suo mestiere ma anche alla sua identità. Si trova a vivere una profonda crisi creativa e quando il suo uomo la lascia la situazione precipita. Si ritrova senza lavoro e senza una fonte di sostentamento, si ritrova povera pur avendo una casa, un cellulare, una macchina. Si può essere poveri anche quando, pur possedendo dei beni, non ci si può più permettere l'abituale tenore di vita.
Per fortuna ci sono gli amici. 
Vittora può contare su degli amici che le ricordano il suo valore ma lei non lo coglie immediatamente. Nel momento in cui realizza ciò, torna ad essere la Vittoria di sempre.
E' intollerante ai lieviti ed ascolta Rock duro!

Una curiosità. Vittoria ha la mania delle liste. Ce l'hai anche tu?
E' anche una mia mania, lo confesso. Faccio le liste per fare la valigia prima di un viaggio, per le cose da fare, per la spesa e se, per caso, metto nel carrello qualche cosa che nella lista non c'è bhe... aggiungo alla lista e cancello! La verità è che sono peggio di Vittoria su questo fronte!

Cosa ci insegna la storia di Vittoria, che è meglio avere tanti amici veri piuttosto che un amore fasullo?
Bhè, secondo me l'amicizia è cibo per l'anima e Vittoria ne ha la prova materiale. 
Gli amici la nutrono, la accudiscono, fanno in modo che resti in vita. Ecco, questa è l'amicizia: cibo per il corpo ma, soprattutto, per l'anima.

E la storia d'amore fallita? Che ci dici in proposito?
A 46 anni, con tre anni di convivenza alle spalle, un amore che fallisce è come aver digitato il terzo tentativo di PIN! Federico, il suo uomo, se n'è già andato di casa ma il lettore vive la loro storia percorrendo i ricordi di Vittoria. 

Oltre al gatto, hai fatto un altro dono importante a Vittoria...
Sì, le ho donato Alice, la mia migliore amica. E' un'amica che a volte liquida i problemi con leggerezza e questo spezzo irrita Vittoria. Alice, però, è quella che sa esserci sempre e che affronta la vita con la leggerezza buona che non va scambiata per superficialità.  

Nel tuo romanzo compaiono anche i social. Che rapporto ha Vittoria con loro?
Lei non ha un buon rapporto con i social che, però, le portano molte cose positive. Su Facebook ha visto evaporare il suo rapporto! Va detto, comunque, che nei social come in tutto il resto c'è del buono così come del cattivo. Facebook è uno spazio sociale che crea dipendenza: non è mia intenzione demonizzare i social ma è vero che è arrivato il momento di affrontare questo problema: ho visto persone che conosco essere diverse sui social rispetto a ciò che sono. 

Il libro è sul mio comodino. Inizierò la lettura a breve. Per ora ho solo il giudizio - lapidario - di mia madre che lo ha letto prima di me: "Parte lento ma poi accelera e mi è piaciuto". Vedremo.

lunedì 18 giugno 2018

Paolo Giordano - Divorare il cielo - Incontri con l'autore


Ho incontrato Paolo Giordano in occasione della presentazione del suo nuovo libro Divorare il cielo e devo dire che è stata una serata molto piacevole. L’occasione è stata fornita dall’anteprima di #Leggerestate, rassegna estiva che viene proposta a Porto Sant’Elpidio (Fm) e nel corso della quale sarà proposta – da qui ad agosto - una interessante serie di incontri con autori.
Intervistato come di consueto da Giovanna Taffetani (Libreria Il Gatto con gli stivali), Giordano – per capirci, l’autore de La solitudine dei numeri primi - ci ha fatto conoscere nuovi personaggi in una nuova, intensa storia.
La storia si svolge quasi del tutto in Puglia, l'ambientazione è quella di una masseria...
"Teresa, che è uno dei protagonisti ed è la voce narrante, non è pugliese ma si affeziona molto a quella terra.
Cercavo un luogo, un nome che diventasse riconoscibile, che restasse familiare al lettore. La masseria è un luogo contadino e mi è sembrato il termine ed il luogo adatto. Ed è un luogo che cambia in parallelo con i personaggi: prima è una comune religiosa, poi un luogo di peccato, un luogo di agricoltura etica... In questo caso il luogo non è solo un'ambientazione ma è un vero e proprio protagonista".

Da dove arriva il titolo? E' tuo?
"E' opera mia ma anche no nel senso che il titolo è rubato ad un libro che c'è dentro il libro".

Cosa puoi dirci dei personaggi?
"Protagonisti sono tre fratelli-non fratelli. Vivono in questa masseria che è una specie di casa-famiglia con un padre, Cesare, che li prende in custodia (ha un solo figlio suo) e che è religioso a modo suo. Pregano al mattino e alla sera, fa loro lezione perchè non vuole che vengano contaminati dal mondo esterno: quello del padre è un personaggio bizzarro, con una visione tutta sua della vita, ma con una grande anima. Ha un'idea ben precisa in mente: se faccio il bene, se faccio conoscere ai miei figli solo il bene, loro cresceranno con una concreta idea di rettitudine e si comporteranno di conseguenza.
I tre figli, che non sono fratelli di sangue, sono molto uniti tra loro da piccoli ma gli insegnamenti che ricevono dal padre poi, negli anni, si declineranno in modo diverso per ognuno di loro fino a metterli in conflitto, l'uno contro l'altro.
Bern è il figlio che assorbe più profondamente gli insegnamenti di Cesare. Non è suo figlio di sangue ma gli somiglia molto e questo crea anche delle gelosie. Bern ad un certo punto è attirato da un bisogno di sfida e smette di credere e nel libro si racconta il vuoto che gli resta dentro.
Questi ragazzi ad un certo punto cercheranno la vita fuori dalla masseria e combineranno qualcosa che diventerà, per loro, un patto di segretezza..".

Questo senso di religiosità a volte eccessivo non è un po' prevaricante?
"Secondo me Cesare non è un padre oppressivo ma molto credente. Non mi sono mai sentito di condannare ne' lui ne' altri personaggi per i comportamenti o le scelte che fanno".

La storia narra di giovani che poi crescono. Quanto ti è stato facile (o difficile) riconoscerti in un uomo che cresce? L'autore Paolo Giordano è cresciuto?
"Tra La solitudine dei numeri primi e questo nuovo libro ci sono delle somiglianze. Attraversano entrambi lo stesso spazio temporale dei protagonisti ma mentre il precedente libro è stato scritto con tutti e due i piedi nella post-adolescenza, quest'ultimo libro è stato scritto con tutti e due i piedi fuori. Ora mi viene da parlare più di educazione, cosa che non avrei mai fatto dieci anni fa".

Quando un tuo libro viene tradotto all'estero, ti fidi del traduttore?
"Mi fido ma... un occhio ce lo butto. Parto dall'idea che i traduttori siano affidabilissimi, la mia è una fiducia intrinseca per aver letto tanti libri tradotti... ma un occhio ce lo butto comunque".

Quale potrebbe essere la colonna sonora giusta per leggere questo libro?
"C'è qualche cosa di intrinseco nel libro. Siamo a metà degli anni '90, erano gli anni del Festivalbar, nella cassetta dello walkman che viene lasciato a Bern c'è Robert Miles.... Non si sceglie dove l'anima va ad incastrarsi... a me si è incastrata nella musica di Robert Miles".

Che tipo di lettore è Paolo Giordano?
"Amo molto gli scrittori che ti fanno faticare e che poi, in una pagina, ti ripagano di tutta la fatica come Dostoevskij. La restituzione è pari a tutta la fatica accumulata fino a quel punto".

Il libro che hai sul comodino?
"Sotto il sole di satana di Georges Bernanos". 

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DIVORARE IL CIELO
Paolo Giordano
Einaudi editore - collana Supercoralli
22,00 euro - p. 430