venerdì 7 luglio 2017

Wonder (R. J. Palacio) - Venerdì del libro



Wonder è uno di quei libri che avevo in wish list da un sacco di tempo. Aspettavo l’occasione giusta per leggerlo. Occasione che è arrivata con la challenge Leggendo Serialmente.


Occasione presa al volo.

Va detto che non amo leggere libri tanto pubblicizzati nelle immediatezze della loro pubblicazione perché spesso mi è capitato di imbattermi in recensioni gonfiate e poco veritiere per delle letture che, invece, mi hanno delusa probabilmente per via delle troppe aspettative nei loro confronti.
Stavolta ci sono andata con i piedi di piombo e, soprattutto, non si tratta di una nuovissima uscita per cui non siamo più nella scia dell’entusiasmo del “lancio” del libro.

Così ho incontrato August: è un ragazzino che riesce ad accettare se stesso con una buona dose di ironia ma che non nasconde le sue debolezze. Come ogni altro ragazzino della sua età, anche se per lui le prove sono più dure che per chiunque altro. Ha un aspetto diverso dagli altri. Un aspetto particolare, un viso che sembra sfuggito ad ogni legge anatomica. Eppure la descrizione di August arriva soltanto quando la lettura è inoltrata, quando è sua sorella che ne parla. Non prima.
August sa perfettamente di non essere come tutti gli altri e sa anche quanto gli altri, soprattutto suoi coetanei, possano essere cattivi.

Ratto. Mostro. Scherzo di natura. Freddy Krueger. ET. Disgustoso. Faccia di lucertola. Mutante. Lo so cosa mi dicono dietro. Ho frequentato abbastanza giardinetti da sapere che i ragazzi sanno essere crudeli.

August è un ragazzino molto forte. E' la vita che gli ha messo davanti continue prove e, di conseguenza, lo ha forgiato nell'animo e nello spirito. Così come le prove della vita hanno forgiato la sua famiglia: ho molto apprezzato la schiettezza di sua sorella, Via, quando ammette che - anche se per un nanosecondo - anche lei è rimasta un po' spiazzata dall'aspetto di suo fratello. Poi, ovviamente, l'amore supera tutto e l'aspetto passa in secondo piano. Non è un'ipocrita, Via, come non dovremmo esserlo noi: la diversità ci spaventa anche se ci mettiamo con la buona volontà nel dire che siamo tutti uguali, che non è l'aspetto che conta e tutto il resto. Siamo sinceri… 
Chi può dire di non lanciare uno sguardo un po' più insistente del solito davanti a qualcuno che non rientra nei canoni della normalità? Non lo si fa con cattiveria ma è così.

E' proprio questo che ho apprezzato nel libro: non ci sono ipocrisie così come non è il buonismo che impera. I ragazzini reagiscono in un modo forte perché, secondo il mio punto di vista, è questo che la diversità provoca in tutti noi. E sarebbe stato strano il contrario anche se in alcuni momenti l’autrice calca un po’ troppo la mano per far meglio passare il messaggio.
Certo, ci sono delle eccezioni e per fortuna che ci sono. 

Ma la diversità se non spaventa come minimo incuriosisce ed i personaggi a cui l'autore dà voce ne sono la prova. Spesso, poi, c'è chi reagisce alla paura che deriva dalla diversità, non alla diversità in se, in modo violento, facendo battute, con comportamenti sopra le righe. Non poteva mancare un personaggio come Julian perché se così fosse stato la storia, secondo il mio punto di vista, non sarebbe stata credibile. Il suo è un atteggiamento di difesa dettato – secondo il mio parere – più dalla paura di non essere all’altezza di relazionarsi con la diversità che non da effettiva cattiveria d’animo. Inqualificabile il comportamento della madre che però, a ben guardare, anche se in modo non così marcato fa emergere un comportamento che si trova spesso in madri delle nostre realtà quotidiane. Basta pensare alle nostre classi: non c’è sempre, forse, qualcuno che si lamenta se la classe resta indietro per via di un ragazzino in difficoltà? Magari ci si lamenta borbottando in modo ufficioso, non ufficiale, ma questo è quello che capita.

August è un personaggio che si fa amare: ironico quanto basta, sensibile e schietto. 
L’autrice non nasconde la sua fragilità ma fa emergere soprattutto la sua forza. 

Nella seconda parte del libro qualcosa cambia per August. Continua ad affrontare prove difficili anche quando sembra aver conquistato un minimo di normalità. Una normalità che potrebbe concretizzarsi con la partecipazione ad un camposcuola lontano dalla famiglia per qualche giorno, proprio come tutti gli altri ragazzini. Una prova importante: questa volta, in particolare, al cospetto dei più grandi la prova è davvero dura!

E sarà proprio questa circostanza a far emergere quanto di meglio possa esserci attorno a lui: i suoi amici. Quegli stessi che lo guardavano da lontano, che non mancavano occasione per prendere le distanze da lui (in un modo o nell'altro), nella parte finale del libro abbattono ogni barriera. Il finale è più che positivo anche se, lo ammetto, non credo che nella realtà sia tutto così facile. Per ragazzi come August le prove sono continue. Da bambini, da ragazzini ed anche da adulti.
La storia di August ha un lieto fine ma mi chiedo: quanto durerà? Quando ci vorrà prima che arrivi qualcun altro a far notare in modo pesante la sua diversità? Perché non si può essere ipocriti: August è diverso e resto dell’idea che la diversità – senza voler dare a questo termine alcuna accezione negativa – in ogni caso non passa inosservata anche se, soprattutto da adulti, si tenta di fare in modo che sia così. 

Ho trovato interessante il punto di vista del fidanzato di Via, la sorella di August: schietto, anche lui, nell'ammettere di aver avuto qualche problemino sulle prime nel relazionarsi con il fratello della sua amata. Mi è piaciuto molto il personaggio di Miranda che, secondo me, incarna alla perfezione tante adolescenti di oggi: si trovano ad adattarsi alla situazione, ad integrarsi in un gruppo per omologarsi ma senza rinunciare fino in fondo ai suoi sentimenti e all'amicizia.

Molto azzeccato, secondo me, il voler dare la parola ai vari personaggi anche nel raccontare la stessa situazione: i diversi punti di vista rendono l’insieme più completo.

Sono contenta di aver letto questo primo volume ed ora mi appresto a proseguire: lo suggerisco per il Venerdì del libro di oggi (è stato suggerito anche in precedenza per questa rubrica ma ci tenevo a lasciare il mio pensiero in merito) e l'ho anche consigliato a mia figlia, che ha 12 anni. Credo che sia adatto per la sua età e che possa trasmetterle molto. Questo non vuol dire che la lettura sia preclusa a lettori più adulti: assolutamente. Credo che faccia bene a tutti, senza limiti di età.

giovedì 6 luglio 2017

La gita a Tindari (A. Camilleri)

Due anziani coniugi scompaiono. Un giovane viene ucciso a sangue freddo. 
Anche se inizialmente gli è stato detto di occuparsi d'altro, di fatti minori (un'ammazzatina non è di certo un fatto minore), e di fare solamente da supporto al Capo della Mobile, ben presto la situazione cambia e ad indagare sarà proprio lui, Salvo Montalbano, assieme ai suoi uomini. 

C'è qualcosa che accomuna i due fatti? Sia gli anziani scomparsi che il ragazzo ucciso vivevano nello stesso palazzo ma, a parte questo, sembra che non ci siano altri contatti, altri legami. 
Ma, come si sa, le apparenze possono ingannare ed anche stavolta sarà l'abilità investigativa di Montalbano, saranno le sue intuizioni a portare le indagini lungo un'unica direttrice.

Montalbano è al suo solito: con un certo pititto che lo colpisce quando meno se lo aspetta, con la sua Livia sempre lontana e con la quale non riesce a trovare un punto di contatto che vada oltre sporadiche telefonate, i suoi colleghi che non si smentiscono mai.

Nel libro La gita a Tindari Camilleri ripropone il suo personaggio più riuscito e che non si smentisce affatto. I suoi metodi investigativi sono sempre sui generis così come le sue capacità di fare 2 + 2 sono sempre più affilate, anche quando la situazione appare piuttosto ingarbugliata. A ben guardare, infatti, il bandolo della matassa si snoda con una certa difficoltà e ciò che sembra essere chiaro come il sole, a ben guardare, non lo è affatto.

Montalbano avrà a che fare con mafiosi importanti e con il modo di fare che li contraddistingue. Questa volta la mafia la toccherà con mano, in modo più diretto di quanto non sia avvenuto in altri libri che lo hanno come protagonista. 

Uno dei passaggi che maggiormente mi ha colpito, al di là della trama, è quello che riguarda la squadra con cui il commissario Salvo Montalbano lavora: si capisce a chiare lettere che c'è chi ha poca fiducia in quel nucleo operativo così pittoresco come può essere quello che ha a capo Montalbano e che vanta personaggi come Mimì Augello (stavolta più che mai incasinato con fatti di donne) e lo spassoso Catarella. Quest'ultimo è la pedina che rende divertente il racconto, come in tutte le altre avventure che hanno Montalbano come protagonista. Quando lo scambiano per uno straniero, tanto è stretto il suo dialetto, mi sono proprio divertita nell'immaginare la situazione. 
Personaggi simpatici e ironici ma, non per questo, ridicoli o superficiali. Al centro della storia ci sono - come sempre - le indagini ma ciò che più mi piace della serie di Montalbano è il fatto che l'autore non si limita ad esse: Camilleri racconta altro. 
Racconta delle debolezze dei suoi personaggi (Augello che non riesce a resistere alle donne nemmeno quando è promesso sposo, Salvo che dal lato affettivo fa acqua da tutte le parti, le stesse vittime che hanno - nel caso specifico - tanto da dire soprattutto quando vengono a mancare). 
Montalbano non è un commissario indistruttibile, di quelli che superano ogni situazione come dei supereroi: è molto umano, molto reale. Ed è per questo che mi piace.

E poi la caratteristica dei romanzi di Montalbano: l'uso del dialetto in maniera predominante. Nel parlare di questa serie con dei conoscenti mi sono sentita dire che, alla lunga, questo stile stanca. Io non sono affatto d'accordo: se le storie di Montalbano venissero narrate in modo più lineare, in perfetto italiano, non renderebbero allo stesso modo soprattutto nelle situazioni più comiche... Certo, uno sforzo di interpretazione va fatto ma per chi non è nuovo a letture di questo tipo è solo un piacere, non una fatica. Almeno per me è così!

Il personaggio che mi è piaciuto di più? Bhè, Catarella senza ombra di dubbio. Mi diverte, ha un modo di fare comico ma, allo stesso tempo, spontaneo, tutt'altro che costruito. Posso solo immaginare come potrebbe essere il lavoro di un commissario con un collaboratore vero come lui tra i piedi! 
Il lettore magari si diverte, ma il commissario - ne sono certa - si divertirebbe un po' meno!

Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo 9: un libro che abbia vinto il Premio Bancarella. Camilleri, con La gita a Tindari, lo vinse nel 2001. 
Ps: io ci andrei molto volentieri in gita a Tindari. Non ci sono mai stata ma non mi dispiacerebbe affatto anche se sceglierei delle modalità diverse da quelle scelte da coloro che ne sono stati protagonisti. 

martedì 4 luglio 2017

Harry Potter e la pietra filosofale (J.K. Rowling)

Aspettavo da tempo l'occasione giusta per leggere la serie di Harry Potter e sono davvero contenta di essermi decisa ad andare in biblioteca e procurarmi i primi tre volumi. 
E' vero che si tratta di una serie pensata per i lettori più giovani ma io adoro lasciarmi andare sulle ali della fantasia con storie come questa e non m'importa proprio essere un tantino fuori quota.
Le storie non hanno età. Ed eccomi qui, a parlare del primo volume della serie: Harry Potter e la pietra filosofale.
Siamo agli inizi della storia di questo ragazzino che è orfano di padre e di madre. Sono morti in un incidente stradale: questo gli è sempre stato detto dai perfidi zii che se ne sono presi cura una volta rimasto solo. Ma quando compie 11 anni Harry scopre che non è un ragazzino come tutti gli altri ed anche i suoi genitori, scomparsi quando era in fasce, erano speciali.
Harry è un mago, così come lo erano i suoi genitori.
Inutile dire quale meraviglia tale notizia possa provocare in lui. Tanto più quando viene a sapere di essere anche piuttosto famoso proprio per via di ciò che gli accadde poco meno di undici anni prima: è vero, Harry è sopravvissuto alla tragedia che ha ucciso i suoi genitori ma non c'entrano niente incidenti stradali, auto, moto o veicoli di altro genere. I suoi genitori sono stati uccisi dal male fatto in persona, tale Voldemort l'innominabile, a cui solo il piccolo Harry è sfuggito per una misteriosa ragione. Quel bimbetto in fasce ha dimostrato, senza nemmeno rendersene conto, di essere più forte del male e porta su di se' i segni di un incontro così poco simpatico. Ha una cicatrice sulla fronte che ora, una volta svelato il suo passato, assume un significato diverso da quello che ha sempre avuto per il ragazzino.

Ad undici anni, dunque, inizia la storia del maghetto più famoso del mondo, con quei suoi occhialetti rotondi e quell'incredulità che si porta dietro. Non ci può credere di avere dei potere magici, di conoscere magie, di avere delle abilità di questo tipo. Mai e poi mai avrebbe pensato ad una cosa simile anche se, a pensarci bene, qualche avvisaglia durante la sua vita c'è stata. Eh sì! Qualche segnale sottovalutato da lui stesso così come da chi ha avuto attorno.

Ad undici anni arriva il riscatto dalla sua precedente vita fatta di soprusi da parte di due zii che non hanno mai avuto buoni rapporti con i suo genitori scomparsi (la zia era la sorella della madre) e che hanno fatto di tutto per ignorare la  natura magica del ragazzino loro ospite, ospite poco desiderato a dire il vero!

Comincia un'avventura che porterà il ragazzino in una prestigiosa scuola di magia e scoprirà di avere dei talenti. In questa scuola si troverà anche ad essere protagonista di una magica avventura. 

E' un'avventura tutta da scoprire, descritta in modo incalzante. La lettura è scorrevole anche se ci sono tanti nomi tra i quali ho dovuto districarmi. Ma ci si mette un attimo per avere in mente un'idea complessiva dei personaggi. 

Una delle parti che più mi è piaciuta è la partita a scacchi vivente che viene disputata verso la fine della storia da Harry e due suoi amici. Mi è proprio sembrato di vedere davanti agli occhi le mosse dei vari contendenti, la regina, il re!!!

Ho ammirato la pazienza di Harry nella prima parte del libro, davanti alle angherie dei suoi zii e di suo cugino e, onestamente, non vedo l'ora di andare avanti nella lettura dei prossimi libri della serie per capire come si relazionerà, ora che è consapevole della sua indole magica, con chi lo ha trattato tanto male!

Con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo serialmente: per la terza tappa, nella serie a scelta, ho preferito il genere ragazzi piuttosto che il romance. E sento che non me ne pentirò!

sabato 1 luglio 2017

L'amore addosso (S. Rattaro)

Moglie fortunata e figlia devota, donna appassionata e capace di sfuggire alle ipocrisie dettate dalla ingombrante presenza di sua madre. 
E' Giulia, la protagonista del libro di Sara Rattaro L'amore addosso.

E' una donna oppressa dalla presenza di una madre che ha sempre deciso per lei e che vive una vita piatta e scandita dalla routine accanto ad un uomo che sua madre ha scelto per lei o che, per lo meno, sua madre ha considerato adatto a sua figlia, al punto tale da indurla a sposarlo. 
E' anche una moglie distratta, appiattita da una quotidianità che non la stimola e che l'ha resa quasi indifferente anche quando vede suo marito con una giovane bionda ed inizia a sentirlo diverso.
E' anche una donna follemente innamorata, pronta a lasciarsi andare ad una passione che credeva dimenticata, pronta a fare progetti che sono oggettivamente difficili da realizzare ma che le riempiono l'anima e il cuore.
E' una donna che serba un segreto, una scheggia sottopelle che non le fa vivere una vita serena fino alla fine e della quale non riesce a liberarsi.
Tutto questo è Giulia, il personaggio che esce dalla penna di Sara Rattaro e che prende forma, pagina dopo pagina, ponendo il lettore davanti ad una storia che non è poi così assurda come può sembrare in un primo momento.
Due uomini finiscono nello stesso ospedale per due diversi motivi: un malore il primo, un incidente stradale il secondo. Sono Federico ed Emanuele. Per entrambi c'è una donna che accorre e che soffre. 

Giulia ha un marito ed un amante. Emanuele e Federico.
Giulia è una donna che tradisce e che è convinta di essere tradita.
Giulia è una donna con i suoi segreti e le sue debolezze, con le sue insicurezze e la sua capacità di arginare il carattere di una donna - sua madre - la cui presenza è sempre più ingombrante. 
E' lei che si trova in apprensione per entrambi ma con due stati d'animo completamente diversi. Ama Federico, il sua amante. Per Emanuele è preoccupata ma il suo cuore la porta sempre più vicino alla stanza dell'altro uomo, quello che ha una moglie accanto, a tenergli la mano.

Il libro di Sara Rattaro è scivolato via in fretta. L'avevo regalato a mia madre che, per via di un periodo di stop forzato a seguito di una caduta, aveva parecchio tempo libero e lei stessa lo ha letto in un giorno e mezzo, pur non essendo una lettrice accanita. Io ho fatto la stessa cosa.

Devo dire che il suo modo di scrivere mi piace. Intenso, scorrevole, capace di dare spessore ai personaggi descrivendo le loro azioni e i loro pensieri. 

Quello che più mi ha colpita, di personaggio, è stato la madre di Giulia. Una donna abituata ad avere il comando, a prendere decisioni per tutti - dalle più elementare alle più importanti come quale debba essere il marito adatto per le sue figlie - sempre attenta a difendere la buona reputazione della famiglia. Una donna che è convinta di essere la madre migliore al mondo così come è convinta che ogni sua scelta sia la scelta giusta. La sua corazza non si incrina mai, nemmeno davanti ai colpi bassi che le arrivano dalle persone che ha vicino. 
Mamma era così, non sarebbe mai uscita sconfitta. Non importava quanto le cose non tornassero, quanti fossero i dubbi o le frustrazioni. L'unica cosa fondamentale era che tutto rimanesse tra le frange del tappeto del salotto.
Credo che ce ne siano molte di donne così, che magari non vivono nello stesso benessere economico ma che tendono a monopolizzare la vita di chi ha accanto.

E poi c'è Giulia. Moglie e amante, comunque una donna capace di amare intensamente così come è capace di commettere degli errori.
Ma l'amore, secondo il mio punto di vista, non è un errore e non è a quello che mi riferisco. I suoi sono più che altro errori di valutazione che si concretizzano nell'incapacità di vedere le cose come stanno e di adoperarsi per cambiarle, laddove possibile.

No, l'amore non è affatto un errore nemmeno quando Giulia ne viene travolta, letteralmente travolta, e quando il destinatario non è suo marito. L'amore bugiardo, direbbe qualcuno. L'amore infedele. Io lo chiamo amore, punto e basta.  
E' sempre bello innamorarsi. Sì, è sempre bello anche se non puoi vivere l'amore, se ti devi nascondere o se sai che da adesso in poi non dormirai più. Ma, nonostante le avvertenze scritte in rosso, ti senti appagato, vivo e così giovane da pensare di ipotecarti ancora il futuro. Perchè a innamorarsi e a fare follie non sei quasi mai tu, ma la parte migliore di te, e questa a volte sembra essere più che sufficiente per infilarsi in un mare di guai.
Mi piace lo stile di questa autrice e mi è piaciuto il modo in cui ha proposto la storia di Giulia. 

Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quanto è uno dei titoli suggeriti dalle partecipanti. 

venerdì 30 giugno 2017

Afrodite bacia tutti (S. Signorelli) - Venerdi del libro

Originale. E' senza dubbio originale l'idea di Stefania Signorelli di inserire i miti greci in un'epoca contemporanea in cui personaggi che ne portano il nome ne incarnano, seppur in parte, le caratteristiche.
Nel libro Afrodite bacia tutti l'autrice raccoglie storie brevi di personaggi moderni con nomi antichi. Niente di straordinario, si potrebbe pensare: io conosco un signore che si chiama Sandokan eppure non ha niente a che fare con la Malesia. E invece no. In questo caso Pandora, Teseo, Arianna, Mida, Achille, Efesto, Megera e tutti gli altri portano addosso qualche cosa dell'antico mito da cui hanno preso il nome. Nel carattere, per lo più, così come nei comportamenti che richiamano la mitologia greca. Alcuni in modo più marcato (penso a Megera, che si comporta in linea con ciò che il suo nome richiama) ed altri meno così come alcuni racconti sono più efficaci di altri: ci può stare, in una raccolta, che non tutto ciò che viene raccontato piaccia allo stesso modo. Mentre in un romanzo è l'insieme che permette di farsi un'idea del libro, in una raccolta di racconti ci si può fare un'idea diversa per ognuno.

Io non amo i racconti, l'ho sempre detto e sono coerente con tale posizione: li trovo sempre troppo brevi per i miei gusti, poco strutturati e li considero a mo' di traccia per quello che avrebbe potuto essere un libro sviluppato con ognuno di essi. Questa volta, però, devo dire che la rapidità nella narrazione, l'immediatezza con cui i personaggi vengono resi al lettore, me li ha fatti considerare come racconti compiuti così come sono stati proposti.
Le storie sono brevi ed intense, alcune violente, altre più romantiche: in ogni racconto emerge la profonda umanità di ogni personaggio. Umanità che si esprime con momenti di profonda voglia di vendetta (come nel caso di Megera) o nella noia dovuta alla mediocrità di una routine oramai divenuta pesante (come nel caso di Achille), al perdersi e al ritrovarsi (come nel caso di Teseo), alla paura che altri vogliano soffiare da sotto il naso i propri averi (come nel caso di Mida). 

Un'umanità varia, quella proposta dalla Signorelli, che viene proposta in 13 racconti che fanno emergere le diverse facce di esistenze che hanno molto da dire oltre all'apparenza, alla quotidianità.

Scrittura asciutta, immediata, senza fronzoli, quella di Stefania Signorelli, in un volume dal formato che mi è molto gradito: piccino, non pesante, adatto per essere tenuto sempre in borsa (abitudine, questa, che ho oramai preso da un po' e che con pesanti tomi diventa una vera tortura). 

Mi è particolarmente piaciuto un personaggio che non porta il nome di un mito greco ma che mi è rimasto più simpatico degli altri: si tratta di Gino, l'ultra centenario che la fa da padrone nella casa di riposo Villa Serena. Mi è piaciuta una descrizione, in particolare, rispetto al suo modo di essere:
Gino lancia le parole per aria, gli cadono sotto il tavolo, spuntano da dietro il televisore e diventano un teatro, una città, un'amante già morta, un figlio che lo ha abbandonato, le rose della moglie che rifioriscono splendide per appena un attimo sul pavimento del salone.
Me lo immagino, Gino: un vecchietto che ama raccontare di tutto e di più, intrattenendo i presenti ma soprattutto se stesso, così vicino alla fine da non volerle dare troppo spazio, quello spazio che il silenzio potrebbe riservare a pensieri che della prossima morte avrebbero il sapore. Eppure Gino non riesce a sfuggire a pensieri negativi sulla sua salute, su quanto gli resti da vivere. E' un po' ciò che capita a tutte le persone avanti con l'età, no? Magari sono persone loquaci, anche troppo a volte, ma non si pensa mai che questo modo di relazionarsi con il mondo potrebbe essere un meccanismo di difesa rispetto alla consapevolezza del tempo che sta per scadere.

Ribadisco che si tratta di una lettura particolare ed originale.
Segnalo questo libro per il Venerdì del libro di oggi e partecipo, con questa lettura, alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo n. 4: un libro che nel titolo riportasse una parola con una consonante doppia vicina.
 

martedì 27 giugno 2017

Il rumore delle cose che iniziano (E. Greco)


Ada e sua nonna Teresa sono le protagoniste di una storia tenera ma profondamente triste, quella raccontata da Evita Greco nel libro Il rumore delle cose che iniziano. Tristezza: è quanto mi ha trasmesso questo libro che poi solo alla fine, grazie alle parole della stessa nonna Teresa, sono riuscita a mettere meglio a fuoco.
Non tristezza ma malinconia. Quella che pervade Ada convinta com'è di essere sempre alle soglie di un abbandono. Ad abbandonarla, per la prima volta nella sua vita, è stata sua madre. Ad aveva appena tre anni quando sua madre ha deciso di avere di meglio da fare che non prendersi cura di una bambina. Così, l'ha lasciata a sua madre, nonna Teresa che ha promesso a se stessa di amare quella creatura, di proteggerla e darle tutto ciò che la vita deve dare ad una bambina, prima, ad una ragazza ed una donna poi. Eppure Ada è pervasa da una malinconia costante. Non ha un lavoro e quando parla della lista dei lavori da fare parla di situazioni alquanto bizzarre che danno l'idea di quanto sia una giovane fuori dalla realtà. E' come se vivesse ad un metro da terra, in una bolla che la porta a destra e sinistra permettendole di affinare una sensibilità tutta sua ma anche un carattere particolare, infantile se vogliamo, ingenuo... 

Nonna Teresa si ammala e la vita prepara un altro abbandono per Ada che, ora più di quando aveva tre anni, non ha gli strumenti giusti per affrontare ciò che l'aspetta. Il suo legame con sua nonna è molto forte tanto che non ha altro motivo di vita. La nonna ha la precedenza anche su Matteo: quel ragazzo che le ha rubato il cuore ma che si comporta in modo un po' strano, a volte. 

Non sono del tutto imparziale rispetto a questo libro: è una storia che non propone grossi colpi di scena, quella di Ada e di sua nonna. Ma avendo ancora vivo il dolore per la perdite della mia, di nonnina, con la quale avevo un legame molto forte (anche se non paragonabile, soprattutto per le varie vicissitudini poste dalla vita, a quello di Teresa ed Ada visto che io non sono stata abbandonata da mia madre), la parte che riguarda loro due mi ha commossa e mi ha toccata. 

Matteo... Matteo è un amore strano. Ada non fa che parlare di lui con Teresa e con Giulia, l'infermiera della nonna che si è affezionata a tutte e due. Ed è proprio il rapporto che viene a crearsi tra Ada e Giulia che, secondo me, rappresenta una nota stonata. Soprattutto alla luce dei tanti discorsi che le due fanno sulla scala antincendio - loro luogo di ritrovo - dopo la fine del turno di lavoro di Giulia, che l'evolversi della storia mi è sembrato un po' inverosimile. Non posso dire altro, però... Posso dire che la svolta si intuisce con molta chiarezza e non rappresenta una grossa sorpresa.

Inutile dire che il personaggio che mi è piaciuto di più sia stato quello della nonna. Ho letto tenerezza in quegli occhi puntati nel vuoto, profondo amore in quelle mani nodose che accarezzano il viso di Ada... ed ammetto di aver rivisto la mia, di nonna, fino alla fine. Fino all'ultimo pensiero che ha riservato a sua nipote.

La storia tra Ada e Teresa è la parte principale del racconto che, dalla metà in poi, lascia più spazio a Matteo e al suo modo di amare.
Arriva proprio qui la parte più sconvolgente o che, almeno, vorrebbe essere tale visto come vanno le cose.

Non dico altro, non sarebbe corretto.
Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0.  

venerdì 23 giugno 2017

L'universo nei tuoi occhi (J. Niven) - Venerdì del libro

Risparmiati pure quel sorriso. Con me non attacca. Ti lamenti di sentirti isolato, ma il problema non sei tu, non il tuo disturbo. Fingi in continuazione di essere quello che gli altri si aspettano da te. E' questo che ti isola. Questo ti frega. Perchè non cerchi di essere semplicemente te stesso?
E' Libby che parla a Jack. Ed è lei a sintetizzare, nelle ultime pagine del libro, il messaggio che l'autrire lancia ai lettori.

Lui ha un disturbo molto particolare. Ha diciassette anni e non riesce a riconoscere il volto delle persone. Tutti gli appaiono costantemente come degli sconosciuti. Anche i suoi familiari. Serba questo segreto non senza fatica perchè non è facile nascondere un problema di questo tipo con le persone che si hanno accanto.
Libby è l'adolescente più grassa d'America. Così si descrive. E' ingrassata a tal punto che, qualche anno prima, sono dovuti intervenire i pompieri e demolire parte della sua casa per farla uscire. Ora è dimagrita rispetto ad allora ma non tanto da essere uguale a tutti gli altri studenti che si ritrova attorno. Quelli che non mancano di sgranare gli occhi al suo passaggio e, in più d'un caso, di ricoprirla di offese e gesti offensivi.

Jack e Libby. Due adolescenti soli pur se inseriti in un mondo fatto di persone. Soli nella loro diversità. 
E' questo che parla il libro L'universo nei tuoi occhi: di solitudine e di diversità. Ma parla anche di fragilità e di coraggio, di una vita che mette continuamente alla prova sia l'uno che l'altra ma che, anche se in un modo piuttosto bizzarro, li fa incontrare.
Sono talmente diversi tra loro che si attraggono.
Si attraggono e si respingono allo stesso tempo, tanto da farsi reciprocamente male anche se non lo vorrebbero.

E' un libro ben scritto, scorrevole e per niente banale. Il titolo potrebbe far pensare ad una banalissima storia d'amore. Non è affatto così.
Viene narrata una storia di sofferenza silente, di personalità fragili che si devono inventare una corazza per difendersi da un mondo che non è pronto ad accettarli per come sono. 
Ma in quale misura devono essere gli altri ad accettare la diversità prima che noi stessi siamo pronti a farlo? E' un interrogativo che emerge dal racconto. 

Libby, dei due, è il personaggio più forte. Non ha avuto una vita facile ma questo non le impedisce di inseguire i suoi sogni o di camminare a testa alta tra coloro che la scherniscono. E non è facile. Per niente facile, direi. La sua forza viene dalla sofferenza, che pure non le manca. Una sofferenza che, però, la spinge a relazionarsi con il mondo senza filtri e senza nascondersi. E' il suo modo di mordere la vita e gustarsela fino alla fine.
Jack, invece, pur essendo un bel ragazzo, pur avendo un bel gruppetto di amici (che però fa fatica a riconoscere ogni giorno) si adatta alla situazione. Nasconde il suo vero io e lo sacrifica sull'altare della serena convivenza con il resto del mondo.

Fino a che Libby e Jack non si incontrano. O, meglio, finchè non si scontrano.
Le loro vite saranno destinate a cambiare dopo quello che per Jack voleva essere un gioco per omologarsi al gruppo (perchè è questo che il gruppo si aspettava da lui) e che per Libby è una profonda umiliazione. 
Le loro vite cambiano e nessuno dei due può farci niente.

Bel libro, storia importante. 
In alcuni momenti ho fatto fatica a districarmi tra i nomi dei tanti personaggi che si alternano soprattutto tra gli amici dei due protagonisti e... devo ammettere di essermi sentita un po' come Jack!

Con questa lettura, che consiglio, partecipo alla terza tappa della The Hunting Word Challenge e la parola utile per la gara è OCCHIO che trovo nel titolo così come viene raffigurato in copertina.
Inoltre, partecipo anche alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quanto è uno dei titoli suggeriti dalle partecipanti. Colgo l'occasione per ringraziare chi lo ha suggerito: probabilmente se non fosse stato per questa gara e questo suggerimento non l'avrei mai letto! 
Infine, segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.