venerdì 12 agosto 2016

Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi (A. Gavalda) - Venerdì del libro

Un altro libro di racconti mi è capitato tra le mani. Stavolta mi ha attirata la copertina. Mi era sembrata intrigante. Solo in un secondo momento ho letto che si trattava di racconti e quando ho iniziato a leggerlo ho cercato di farlo a mente libera, senza pregiudizi dovuti al fatto che a me i racconti proprio non piacciono.
E non ho cambiato idea. Finiscono troppo presto, mi lasciano l'amaro in bocca, i personaggi se ne vanno via veloci e mi lasciano poco. 
Anche stavolta è stato così anche se, a differenza di altre volte, devo dire che non ho fatto alcuna fatica ad arrivare all'ultima pagina. I racconti sono ben scritti, i personaggi sono ironici ed anche un po' assurdi in alcuni casi. Sono racconti brevi che terminano con la narrazione di ciò che è accaduto all'autrice quando ha proposto questo libri ad una casa editrice. 

Non posso dare un giudizio generale perchè i racconti propongo personaggi differenti, con storie differenti: alcuni mi sono piaciuti altri no. Alcuni sono pure piuttosto forti. In ogni caso c'è qualcuno che è alla ricerca di qualche cosa. Di un amore, per lo più. C'è chi cerca le emozioni forti e vede smontarsi tutto a causa di uno squillo inatteso del telefono, c'è chi consuma la propria vendetta senza alcuna paura, c'è chi si trova davanti ad una strada senza uscita. Sono uomini e donne che si raccontano in fretta. O meglio, l'autrice propone uomini e donne raccontando la loro storia in fretta. E in diversi casi si tratta di storie piuttosto importanti, come nel caso di una tragedia sulla strada o di un aborto. 

Questo libro - Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi - è piaciuto molto ai francesi tanto che la sua traduzione ha beneficiato di un contributo del Ministro francese della Cultura - Centro Nazionale del Libro.
Cercando in rete ho trovato parecchie copertine diverse per la versione francese, nelle varie edizioni (anche per quella italiana la copertina dell'edizione che ho avuto io tra le mani non è stata l'unica) ma personalmente quella che preferisco in assoluto è proprio quella che mi ha attirato dallo scaffale della biblioteca. Rende l'idea della velocità, i colori ed i tratti sfocati dei personaggi ben si addicono alle modalità narrative utilizzate nel dare conto della loro storia senza scendere troppo nei particolari.

Suggerisco questa lettura per il Venerdì del libro di oggi, a chi fosse alla ricerca di qualche cosa di non troppo impegnativo. Personalmente non mi ha convinta del tutto e credo di aver spiegato bene il perchè però credo che possa essere adatto per una lettura veloce e poco impegnativa.

Io l'ho letto in fretta, in una giornata di pioggia (purtroppo qui da me piove da due giorni... e la chiamano estate!) e consiglio di avvicinarsi a questo libro senza troppe aspettative anche se qualche spunto di riflessione su temi importanti arriva. Con modalità particolare ma arriva.

Questo libro mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: libro scritto da un'autrice. 

giovedì 11 agosto 2016

Olivia ovvero la lista dei sogni possibili (P. Calvetti)

Lettura che è andata avanti con lentezza. E non me lo aspettavo, davvero! Mi era sembrato così snello nel vedere il volume che avevo immaginato una lettura più veloce.

Olivia mi ha annoiata in diversi punti, mi è sembrata ripetitiva, scontata. E quella sua ironia buttata là in modo forzato, in alcuni punti, mi ha un po' innervosita. Così come mi ha innervosita lo stile di scrittura che l'autrice usa del dare la parola ad Olivia. 
Avrei potuto fare una pazzia davanti a lui e alla tizia traumatizzandoli. Avrei potuto salire sull'ascensore. O dirgli che il mio cuore richiedeva manutenzione.
Invece. 
Ero andata nel bosco. A scegliermi un albero.
Quell'invece con il punto subito dopo proprio non mi piace ma fa parte del modo che l'autrice usa per comunicare il modo di essere di Olivia visto che con Diego non lo fa.

Lui, Diego, mi è sembrato subito più simpatico. Mi è sembrato di avvertire a pelle il suo dolore, la sua ferita ancora aperta per la perdita di suo fratello. Così come mi è sembrato di sentire nell'aria il momento della svolta.
Personaggi diversi che hanno trasmesso sensazioni diverse, in modo diverso e toccando diversamente le corde del cuore. Eh si, perchè entrambi hanno raccontato una storia che, comunque, arriva al cuore del lettore, in un modo o nell'altro.

Olivia e Diego non si conoscono e non sanno che le loro vite si sono avvicinate più volte, a partire da quel giorno in quel cimitero in cui ognuno era alle prese con il proprio dolore, la propria perdita.

Il romanzo di Paola Calvetti - Olivia ovvero la lista dei sogni possibili - non mi è piaciuto pienamente ma nemmeno mi è dispiaciuto del tutto. La figura di Olivia resta la più controversa, per me. A lettura ultimata mi è sembrato che Diego e Olivia fossero il frutto di due mani e due menti differenti. E credo che di questo vada dato merito all'autrice che ha reso i personaggi nella loro diversità e peculiarità. Resta il fatto che lei mi ha un tantino annoiata, mi è sembrata un po' ripetitiva mentre lui no. Lui mi ha catturata maggiormente.

Olivia ha appena perso il lavoro in un'agenzia di comunicazione dove è, di fatto, non era mai stata assunta. Il mondo le crolla addosso e non riesce a reagire. 
Diego è alle prese con un momento molto delicato della sua vita. Un momento in cui affrontare il proprio dolore a testa alta. 
Le loro vite si sfiorano in più occasioni ma loro non se ne rendono conto. Si trovano nello stesso posto l'una all'insaputa dell'altro fino a che.... bhè, il finale secondo me è stato ben concepito e mi ha intenerito, strappandomi anche un sorriso nell'immaginare la situazione.

E' un po' come se si fossero sempre cercati, come se l'uno stesse attendendo l'altra senza però rendersene conto. Ognuno vive la propria, gnuno con il suo carico di problemi, di paure ma anche di speranze. L'epilogo mette in contatto due personalità differenti ma che cercano entrambe l'amore. L'amore fatto di tenerezza, di confronto, di parole, di affinità e condivisione. Se ne rendono conto nel momento in cui i loro sguardi si incrociano per la prima volta in modo consapevole.

A mio modo di vedere l'autrice propone un finale aperto, che potrebbe dare il la ad un seguito.

Non mi sento di promuovere questo libro a pieni voti ma nemmeno di bocciarlo. Oggi va così!

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori. Si tratta di uno dei libri bonus proposti.

lunedì 8 agosto 2016

In biblioteca#28 ergo... ciò che leggerò questa estate!

Parlare ora delle mie letture estive vuol dire arrivare un tantino in ritardo visto che per me l'estate è iniziata da un po'. Non le ferie, sia chiaro, ma il periodo estivo: avendo il mare a pochi passi da casa per me l'estate inizia il primo giorno in cui posso andare al mare e, nonostante condizioni meteo un tantino ballerine, devo dire che il mese di giugno su questo fronte non è stato avaro, se non altro nei giorni in cui io potevo materialmente approfittare.
Delle prime letture di questa estate, dunque, ho già parlato nei post precedenti ma ora arriva il momento di fare il punto su quelle che, invece, mi faranno compagnia nel mese di agosto.

Per fare un giusto rifornimento tra ieri ed oggi ho passato al setaccio le biblioteche della zana. Due, per la precisione, visto che la terza l'ho trovata chiusa per ferie fino al 20 agosto e dalla quarta non ho preso nulla essendo in attesa di un prestito interbibliotecario che non so se arriverà in tempo utile, proprio per via del periodo estivo. Molte biblioteche interrompono il servizio di prestito esterno ma io ci ho provato comunque.

Con ordine.
Ieri ho presto in prestito Olivia ovvero la lista dei sogni possibili di Paola Calvetti che è attualmente in lettura: le prime pagine non mi hanno entusiasmato ma non voglio sbilanciarmi in un giudizio che al momento sarebbe un tantino prematuro. Vedremo a lettura ultimata.

Oggi ho preso Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi di Anna Gavalda: non amo i racconti ma la copertina di questo libro mi ha incuriosita. Poi un libro per ragazzi, che non deve mai mancare: La grande Gilly Hopkins sempre della collana Il battello a vapore che ultimamente mi ha riservato delle positive sorprese. A chiudere la carrellata un libro che ha fatto un po' sorridere la ragazza che sta svolgendo il servizio civile nella mia biblioteca comunale: Prima di questo letto è il titolo. E non credo proprio che sia un libro per ragazzi ;-)
Tutto a tempo debito.

Sono tornata a casa un po' delusa dalla biblioteca numero tre, trovata chiusa. Avrei dovuto chiamare, prima. Di solito lo faccio sempre, avrei dovuto farlo a maggior ragione in un periodo estivo come questo. E' andata così, pazienza. Avevo in mente un bell'elenco di libri da chiedere in prestito:
Matilde di Canossa e la freccia avvelenata (ho proprio voglia di leggerlo, anche in questo caso è un libro per ragazzi. Il titolo mi intriga);
I love shopping: libro da ombrellone per eccellenza. Ho sempre evitato questa serie della Kinsella, troppo pubblicizzata per i miei gusti, ma ho una gran curiosità di conoscere questo stile che ha ammaliato tante lettrici;
Il segreto di Ortelia: Andrea Vitali mi chiama e dovrò rispondere, prima o poi;
Il bambino con i petali in tasca: è l'ultimo di questa breve lista perchè credo che sia il più impegnativo ed in questo periodo ho bisogno di leggerezza. Comunque mi intriga.
Ecco, questi sono i libri che avrei chiesto nella biblioteca trovata chiusa ma niente paura: sarò di certo la prima, primissima utente alla riapertura dopo ferragosto!

E se questa è la mia wish list dei libri da prendere in prestito, se dovessi pensare a qualche nuovo acquisto ho un titolo ben chiaro in mente: La bambina e il sognatore di Dacia Maraini. Lo corteggio da un po' e sto temporeggiando sull'acquisto visto che cerco di mantenere fede alla promessa di evitare di comprare libri nuovi avendone ancora parecchi da leggere, in casa.
Resisterò?

Oppure, visto che il 19 agosto è il mio compleanno, chissà che qualcuno non voglia farmi un regalo tanto gradito? Marito? Hai sentito? Ci sei? Ti è chiaro il discorso? ;-)

E voi? Quali letture vi faranno compagnia in vacanza?

L'arduo apprendistato di Alice lo Scarafaggio (K. Cushman)

Cosa mi ha insegnato Alice? Che non bisogna mai mollare, che bisogna avere fiducia nelle proprie capacità e che bisogna lottare per ciò in cui si crede.
E me l'ha insegnato da protagonista di un libro per ragazzi.

Chi mi segue oramai sa benissimo che non mi dispiace affatto concedermi qualche lettura nata e pensata per i lettori più giovani. Mi piace alternarle a letture più impegnati e non sempre sono leggere come si potrebbe pensare. A volte ci sono storie per ragazzi che fanno riflettere anche gli adulti. 
L'arduo apprendistato di Alice lo Scarafaggio (che nella sua versione originale aveva un titolo molto meno cervellotico quale The Midwife's Apprentice) non è un libro pesante. No, non è questo che intendo. Voglio dire che non si tratta di una storiella superficiale e di scarso significato. Alice ha qualche cosa da dire e lo fa con chiarezza rivolgendosi, secondo me, a lettori piccoli e grandi.

Di recente ho apprezzato molto Il mistero di Agenes Cecilia e sono tornata ad attingere alla stessa collana: la serie rossa de Il Battello a Vapore, Piemme Junior.

Questa volta la storia è meno strutturata dell'altra, compaiono meno personaggi e la protagonista emerge con le sue caratteristiche e fragilità. 
Lei non è nessuno. Non ha famiglia, non ha nulla, non appartiene a nessuno. Non ha nemmeno un nome visto che la chiamano Marmocchia. 
Poi diventa Scarafaggio. 
Scarafaggio è il nomignolo che le viene affibbiato perchè viene trovata spesso tra i rifiuti. Qualche cosa nella sua vita cambia quando inizia a fare l'apprendista levatrice, al cospetto di una donna esperta ma burbera e dai modi assai ruvidi. Scarafaggio si convince ogni giorno di più di  meritare tutti gli appellativi dispregiativi che le vengono affibbiati già a partire dalla sua stessa padrona.
O meglio, crede di meritare tutti quegli appellativi perchè ha una scarsa fiducia in se stessa, è convinta di non contare nulla e di essere quasi invisibile al cospetto degli altri.

Scoprirà, però, che non è affatto così. C'è qualcuno che ha fiducia nelle sue capacità, qualcuno che la cerca e chiede il suo aiuto, qualcuno che la vorrebbe avere accanto. 
Scarafaggio si dà un nome: Alice. Diventa Alice per tutti. Alice lo Scarafaggio per qualcuno. Comunque è Alice. 
Scoprirà pian piano di essere in grado di fare del bene e di avere qualcuno che le è riconoscente.
Stenta a crederci, tanta è l'abitudine a sentirsi dire di non valere nulla.
Stenta a crederci, tanta è l'abitudine a far finta di non avere quelle qualità che, invece, pian piano emergono in lei.

Il suo apprendistato non è semplice ma Alice è una ragazzina sveglia e capace di apprendere, anche quando è nascosta dietro ad un cespuglio o dietro ad una finestra semichiusa. E' curiosa ma non coraggiosa. Il coraggio è una dote che le manca almeno fino a che non si rende conto di quanto ingenerosi siano tutti quegli appellativi che le vengono gridati dietro quotidianamente. 

La storia è scritta in modo chiaro, dipingendo personaggi che fanno da cornice ad un'epoca storica in cui la levatrice era un'autorità, un personaggio meritevole di rispetto e necessario ad una comunità. Siamo nel XII secolo e nel momento in cui la levatrice del paese accetta Scarafaggio come sguattera per lei inizia una nuova vita che, però, non è affatto in discesa.
La vera svolta per lei arriverà solo nel momento in cui prenderà consapevolezza delle proprie capacità, della propria identità. La svolta arriva nel momento in cui sceglie di chiamarsi Alice.
A questo punto qualche cosa cambia.

E' una lettura che consiglierò a mia figlia e che, ne sono certa, apprezzerà. Non so dire se questo libro sia ancora in commercio: io ne ho trovata una copia nella biblioteca comunale del mio comune ed è il secondo titolo di questa collana che leggo con piacere. Come nel caso di Agnes Cecilia, protagonista è una ragazzina che vive vicissituni differenti ma che è, comunque, un personaggio positivo, nonostante tutto.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 5: un libro con un nome proprio femminile nel titolo.

sabato 6 agosto 2016

Cari mostri (S. Benni)

Credo di essere stata la prima in assoluto a leggere il libro Cari mostri, di Stefano Benni, che ho preso in prestito dalla biblioteca del mio comune. Quello specifico volume, intendo, visto che mi è sembrato nuovissimo, mai sfogliato. Probabilmente - questo ho pensato - dev'essersi trattato di uno degli ultimi arrivi visto che si tratta di una pubblicazione piuttosto recente.

E' il primo libro che ho letto di questo autore e non so bene da dove cominciare. Ho tante idee in testa ma faccio fatica a trovare un filo logico da seguire nel dire ciò che ha alimentato in me la lettura delle 25 storie che l'autore propone in questo libro.

Partiamo da qui. Si tratta di venticinque racconti... e a me i racconti non piacciono molto. Io amo leggere storie, sì, ma non strutturate in singoli racconti che - come in questo caso - non hanno personaggi in comune e apparentemente sono slegati del tutto l'uno dall'altro.
Poi, a ben guardare, un filo conduttore ce l'hanno pure: sono i mostri, intesi non necessariamente come esseri dalle fattezze orripilanti o dai comportamenti fuori dal normale ma intesti come espressioni del male inteso in senso ampio. Molto ampio.

Ed è proprio questa la particolarità del libro. Benni propone una carrellata di situazioni da cui emerge il lato mostruoso dei vari personaggi proposti, delle situazioni paventate. Sono storie per lo più violente ma anche in questo caso la violenza viene proposta sono diverse accezioni.

Benni scrive bene, su questo non ci sono dubbi. Ma scrive in modo molto particolare, partendo da situazioni immaginarie, per lo più inverosimili, per indurre il lettore ad una riflessione su ciò che si nasconde dietro alla quotidianità di ognuno, dietro alla normalità dei comportamenti, ai sorrisi tirati o alle situazioni abitudinarie. 
Benni lascia emergere il lato più oscuro dei personaggi che propone e strappa anche qualche sorriso. Sono situazioni per lo più violente nelle quali il male emerge senza troppa fatica. Alcuni racconti hanno lasciato intendere troppo facilmente l'epilogo, altri sono un tantino più complessi, altri ancora proprio non li ho capiti, ne non ho capito il senso. Probabilmente è un mio limite.

A metà lettura ho pensato anche di gettare la spugna ed abbandonare ma poi la curiosità mi ha spinta ad andare avanti. E di questo non posso che dare merito all'autore: avermi indotta, pur non apprezzando il genere e lo stile così particolare, ad andare avanti e ad arrivare fino all'ultima riga. Non è forse questo l'obiettivo di un autore, quello di incuriosire il lettore - in un modo o nell'altro - e farlo arrivare fino alla fine? 

Ed io alla fine ci sono arrivata. Non è un libro che rileggerei ma ammetto che alcune situazioni mi sono ronzate per la testa a lungo, anche quando il libro era chiuso e nonostante la particolarità della narrazione che mi ha lasciato l'amaro in bocca.

Benni mi incuriosisce un bel po' e credo proprio che leggerò altro di suo, se non altro per capire se è proprio questo il suo stile o se si è trattato dell'ultimo esperimento narrativo punto e basta.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 3: un libro recensito nel blog Desperate Bookswife.

venerdì 5 agosto 2016

Magie di Lavinia & C. (B. Pitzorno) - Venerdì del libro

Bianca Pitzorno è un'autrice che mi incuriosiva da tempo. Di tanto in tanto mi capita di leggere libri per ragazzi e l'altro giorno ho sentito che fosse arrivato il momento di fare la sua conoscenza. Così, ho iniziato a leggere Magie di Lavinia & C. che avevo preso in prestito in biblioteca non molto tempo fa. La scusa (ma, poi, serve forse una scusa per chiedere in prestito un libro per ragazzi?) era quella di proporre una nuova lettura a mia figlia ma alla fine l'ho letto molto volentieri io per prima. Ora, a lettura ultimata, sento di poterlo consigliare anche a lei.

Si tratta di una raccolta di storie tutte collegate tra loro. Quattro, per la precisione, che hanno il sapore di quattro capitoli di una storia unica anche se sono stati proposti, nel tempo, in volumi separati. Una raccolta la cui protagonista credevo fosse una fata di nome Lavinia. Invece no.
Lavinia non è la fatina con il vestito azzurro e lo strano cappello luccicante in testa che si vede in copertina e, ogni tanto, nelle illustrazioni interne. No no. Lavinia è quella bambina che le sta accanto e che avrà dalla Fata Madrina (ecco chi è quella in azzurro) un dono speciale: un anello magico che le permette di trasformare tutto ciò che vuole in... cacca.

Eh si. In cacca fumante e puzzolente. Lavinia è una piccola fiammiferaia, sola al mondo e sfortunata. Dal momento in cui, però, la Fata Madrina entra nella sua vita, le cose per lei cambiano. E sarà lei l'artefice dei cambiamenti che l'avranno per protagonista perché sarà lei a dover decidere come e quando usare l'anello magico per cambiare la sua condizione.
Se a ciò aggiungiamo, poi, una bambola altrettanto magica, che grazie ad un bottoncino che ha dietro l'orecchio può trasformarsi in una bambina vera che, alimentata con acqua o liquidi produce nel pannolino lingotti d'oro, ecco che le storie fantastiche sono due. Si intrecciano, si completano e divertono il lettore.

Le storie sono divertenti, scorrevoli e accompagnata da illustrazioni in bianco e nero (di Quentin Blake). Illustrazioni che, a dire il vero, aiutano anche ad inquadrare meglio i personaggi e che compaiono non solo durante la narrazione ma nelle quattro pagine iniziali per presentare i personaggi di tutte le storie. 

Questo libro mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 4: un libro nella cui copertina compaia un cappello. Un cappello un po' particolare, ma sempre cappello è!
Lo consiglio per questo Venerdì del libro così come l'ho consigliato ai miei figli: è un libro carico di avventure, con personaggi simpatici e particolari, scorrevole... l'unico piccolo neo è la pesantezza del volume. E' un libro con copertina rigida ed è poco adatto per essere tenuto agilmente in borsa, visto che pesa un pochino. E' comunque un peso sopportabile ed essendo un libro per ragazzi - come tale è stato pensato - i giovani lettori non hanno certo la mania di tenere libri in borsa per averli sempre al seguito come capita a me anche se, devo ammettere, mia figlia sta prendendo il mio stesso vizio ma ha anche deciso che per i libri "da viaggio" c'è un elenco di libri leggeri mentre gli altri, quelli da leggere a casa, possono essere anche un po' più grandi e pesantini.

mercoledì 3 agosto 2016

Inés dell'anima mia (I. Allende)

Inés Suárez si racconta. O meglio, Isabel Allende racconta la storia di quella donna che combattè nell'America meridionale all'epoca della conquista del Cile. L'autrice rende Inés voce narrante della sua storia e non solo visto che per il suo racconto passa la storia della conquista del Cile in un arco temporale che va dal 1500 al 1553.


Ancora una volta la Allende pone al centro di un suo romanzo una donna. Non una donna qualunque, stavolta. E, soprattutto, non una donna che è frutto della sua fantasia: Inés è realmente esistita ed a lei viene riconosciuto il merito di aver difeso la città di Santiago dall'attacco dei Mapuche. E quando dico "aver difeso" non lo dico in senso lato: spada alla mano, Inés ha letteralmente difeso la città di Santiago al pari di un qualsiasi altro valoroso guerriero! E questo è solo un dettaglio, solo una piccola parte della vita avventurosa che viene narrata in quello che vuole essere un memoriale che Inés lascia a sua figlia. O, meglio, alla sua figliastra visto che di figli suoi, nonostante amori travolgenti, non ne ha avuti.

Dopo due anni di studi attorno alla figura di Inés, la Allende ha dato vita ad un romanzo appassionato, intenso, da cui emerge la figura di una donna forte, capace di restare all'ombra del proprio uomo pur essendo, invece, dominatrice. E' una donna caparbia, che ha saputo rialzarsi dopo le delusioni che la vita le ha riservato e che ha saputo vivere appieno le esperienze che si sono susseguite nel tempo. Inés è una donna coriacea, coraggiosa, decisa, capace di prendere decisioni importanti e di guidare il suo uomo a decisioni altrettanto importanti senza mai travalicarlo e nel pieno rispetto del suo orgoglio maschile.
Non era uomo incline a chiedere apertamente consigli, e men che meno a una donna, ma nell'intimità con me rimaneva zitto, passeggiando per la stanza, finchè io non trovavo il momento giusto di esporre la mia opinione. Cercavo di porgergliela in modo vago, di modo che alla fine potesse credere che la decisione fosse sua. Questo sistema mi ha sempre dato buoni risultati. Un uomo fa quello che può, una donna fa qeullo che lui non può.
Inés è una donna che combatte per i suoi ideali, per la sua terra, per il suo sogno. Suo e dell'uomo con cui lo ha condiviso.

Tre sono stati gli uomini della sua vita e ne parla con passione e rispetto, anche quando ha dovuto inghiottire bocconi amari. 

La Allende propone personaggi realmente esistiti e aggiunge un tocco di fantasia e la affilata capacità narrativa per dare vita ad un romanzo che può essere definito romanzo storico a tutti gli effetti. Non sono avvezza a catalogare romanzi nell'uno o nell'altro genere ma i tanti riferimenti a vicende storiche che hanno portato alla conquista del Cile portano il lettore in un'epoca da cui non riesce a sfuggire, dalla prima all'ultima pagina.
Romanzo storico, è vero. Ma anche grande storia d'amore. Io ho letto una storia d'amore molto intensa, quella tra Inés e Pedro de Valdivia. L'eroina spagnola vivrà tre importanti storie d'amore: quella con Juan de Málaga, che sposa contro la volontà della sua famiglia ma che la abbandona per cercare fortuna nel Nuovo Mondo e che perderà in quanto morto in battaglia. C'è poi la storia d'amore con Pedro de Valdivia: Pedro è sposato ma abbandonato quel matrimonio deludente e privo di sentimento per andare a combattere per la Corona. Incontra Inés e se innamora profondamente tanto da compiere un grande sacrificio pur di salvarla. I due non si possono sposare in quanto lui una moglie ce l'ha già... E suo marito diventerà Rodrigo de Quiroga, con cui passerà trent'anni d'amore e felicità. Sopravvivrà a tutti e tre e, oramai settantenne e vicina all'appuntamento con la morte, Inés decide di raccontare la sua storia affinché venga lasciata memoria non tanto della sua figura quanto di ciò che accadde.

La Allende conferma le sue capacità narrative delle quali, a dire il vero, non avevo molti dubbi. Va detto che si tratta di un libro molto intenso e ricco di riferimenti storici che a volte lo rendono poco scorrevole. La lettura non è difficoltosa, non è questo che intendo. Voglio solo dire che 322 pagine di Isabel Allende, in particolare in questo libro, sono molto più ricche di 322 pagine di un qualsiasi altro romanzo meno impegnativo.

Ecco, spero di essermi spiegata! 

Sapevo che non sarebbe stata una lettura veloce ma mi ha comunque coinvolta anche, se, lo ammetto, avrei fatto volentieri a meno delle descrizioni delle violenze perpetrate a danno dei popoli indigeni, delle torture, delle morti e delle atrocità che sono state commesse durante la guerra, durante la conquista. Ma la guerra è così. E la Allende pur avendo romanzato alcune parti del racconto, su altri credo proprio che sia stata molto fedele alla realtà dell'epoca.
Era ritenuto esemplare lo spagnolo che si rivelava crudele e ammazzava quanti più indios poteva, e codardo chi non seguiva tale esempio. Valdivia deplorò questi episodi, convinto che lui avrebbe spauto evitarli, ma capiva anche che nel disordine della guerra potessero aver luogo, come lui stesso aveva constatato di persona durante il Sacco di Roma. Dolore, e ancora dolore, sangue per strada, sangue delle vittime, sangue che degrada gli oppressori.
Spesso vengono usati termini che non sono immediatamente comprensibili e che richiedono un certo approfondimento per meglio capire ciò di cui si sta parlando, come nal caso dei mapuche, o del cabildo, o degli yanaconas. Per chi, come me, non ne sa più di tanto della cultura di quei luoghi e di quell'epoca, credo che per afferrare appieno il significao di ciò che si legge sia necessario fare qualche ricerca man mano che compaiono termini di questo tipo. 

La Allende rende alla perfezione la cultura dell'epoca. Un esempio?
Una cosa era violentare in guerra e spassarsela con le indie che non contavano nulla, un'altra aggredire una vedova spagnola che era stata ricevuta dal governatore in persona.
Bhè, certo, come se la violenza di un uomo su una donna avesse un diverso valore in base a chi la subisce! Ma siamo nel 1500... allora era così!
Concludo riportando la nota dell'autrice all'edizione del 2006 (Universale Econominca Feltrinelli).
Inés Suárez (1507/1580), spagnola nata a Plasencia, intraprese il viaggio verso il Nuovo Mondo nel 1537 e partecipò alla Conquiesta del Cile e alla fondazione della città di Santiago. Ebbe grande influenza politica e potere economico. Le imprese di doña Inés Suárez, menzionate dai cronisti dell'epoca, furono dimenticate dagli storiografi per oltre quattrocendo anni. In queste pagine narro gli avvenimenti così come sono stati documentati. Mi sono limitata a filarli con un esercizio minimo di immaginazione. Questa è opera di intuizione ma qualsiasi somiglianza con eveni e personaggi delal Conquista del Cile non è casuale. Mi sono anche presa la libertà di modernizzare il castigliano del XVI secolo per evitare il panico dei miei eventuali lettori.
Pur essendo una storia d'amore, non è una lettura adatta a chi ama romanzi rosa, storie leggere, letture che richiedono poca concentrazione: qui c'è da perdersi nei meandri delle vicende se ci si pone alla lettura con superficialità. 
Consigliato a chi ama l'avventura, perché la vita di Inés cosa è stata se non una grande avventura?

La Allende, la mia autrice preferita, mi permette di partecipare con questo libro alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: libro scritto da un'autrice.