martedì 20 marzo 2018

L'amica geniale (E. Ferrante)


Lenù (Elena Greco figlia dell'usciere del comune) e Lila (Raffaella Cerullo figlia dello scarparo) sono le protagoniste del libro che apre la serie di Elena Ferrante, L'amica geniale.

Fino a metà lettura ero convinta che la "geniale" delle due fosse Lila: carattere forte, capace di dire la sua senza guardare in faccia a nessuno, intelligente al punto da prepararsi in latino e greco senza andare a scuola e prendendo libri in biblioteca, capace di scrivere in modo sublime, coraggiosa fino ad affrontare con un coltello in mano uno dei ragazzi più temuti della zona e fino al punto di rifiutare la proposta di matrimonio di uno dei più influenti giovani del posto. 

Invece no.

E' proprio Lila che definisce Lenù "la mia amica geniale" e sulle prime sono rimasta spiazzata perché tutto mi aveva portato verso un'altra direzione.

Il libro si apre con la scomparsa di una Lila oramai anziana che non lascia tracce. Scomparsa, svanita, cancellata anche dalla foto di famiglia da cui è stata tagliata abilmente la sua immagine. Come se non fosse mai esistita. Nel momento in cui suo figlio, disperato (o cercando di apparire tale), contatta Lenù a seguito di tale scomparsa, l'amica di sempre non si meraviglia più di tanto e inizia un racconto che parla della crescita di un'amicizia che diventerà intesa, complicità ma anche dipendenza, conflitto più o meno palese, rivalità più o meno manifesta. La dominante delle due è sempre stata Lila e Lenù ne è perfettamente consapevole, anche quando cerca di conquistare una sua dimensione che la possa, in qualche modo, emancipare nei suoi confronti.

E' la storia di due bambine che cercano di trovare un loro posto nel mondo in una Napoli in cui la miseria e le convenzioni d'altri tempi (siamo negli anni '50), impongono scelte obbligate soprattutto alle ragazze: un buon marito che possa garantire un futuro sereno, figli, vita di casa. Studiare e pensare ad un futuro diverso è considerata una sfida bella e buona e non tutte le famiglie sono disposte a fare dei sacrifici per questo, soprattutto se tra i banchi di scuola c'è una femmina.
Se nel periodo dell'infanzia le esistenze delle due bambine avanzano in parallelo, le cose cambiano con l'adolescenza per via di scelte differenti proprio sul fronte scolastico. Esistenze che, comunque, pur allontanandosi troveranno tanti punti di contatto anche quando sarà ora di pensare all'abito bianco e a ciò che un buon matrimonio si porterà dietro. 

Questo primo libro della serie mi è piaciuto.
Mi è piaciuto soprattutto il racconto di una quotidianità che non stupisce ma cattura.
Lo stile dell’autrice non ha nulla di mirabolante, è lineare, sobrio, ricco di dettagli ma senza calcare mai troppo la mano su colpi di scena che – seppur avvengono – entrano a far parte di una routine che coinvolge ma non sconvolge mai.
Mi ha particolarmente colpita il rapporto che si è creato, nel tempo, tra le due bambine. Un legame forte tanto da arrivare, a volte, a togliere il respiro. Un legame che - in particolare per Lenù - in alcuni momenti è apparso fin troppo stretto tanto da sentirsi spesso (se non sempre) sul secondo scalino di una ipotetica scala che abbia Lila all’apice.
Ma è davvero un rapporto che le va stretta?
O per Lenù la figura di Lila è sempre e comunque una sicurezza, un’ancora di salvataggio, un appiglio? Uno stimolo, anche, perchè no?
Io propendo più per questa seconda ipotesi. 

E’ vero, Lenù si sente in secondo piano anche quando lei è la ragazza acculturata a fronte di una Lila che lavora con suo padre scarparo. Si sente in secondo piano quando Lila diventa più corteggiata di lei, quando passeggia al braccio di un giovanotto capace di non farle mancare nulla. Credo che, però, nel fondo di quel dispiacere che emerge dai ragionamenti di Lenù, ci sia sempre l’orgoglio di avere Lila come amica da sempre. L’orgoglio di avere una come Lila per amica. Ecco, questa è l’impressione che ho avuto. 

Dei pesonaggi maschili mi è particolarmente piaciuto Rino. Non è un personaggio di punta, il fratello di Lila, ma non per questo mi è rimasto indifferente. Mi è sembrato di avvertire il suo tormento nel cercare di essere rispettato come lavoratore, nel tentare di percorrere una strada sua, nel continuo tentativo di dimostrare a suo padre che si potesse fare qualche cosa di diverso che non fosse l’accontentarsi di poco.

Tra i personaggi femminili, Lila secondo il mio parere è la geniale di turno. A lettura conclusa, resto della mia opinione iniziale. Le sue caratteristiche, il suo modo di fare, il suo modo di essere mi convincono ancora di più di quanto non lo fossi all’inizio.
Ovviamente si tratta di un'opinione personale!

La conclusione non è una vera e propria conclusione. E' d'obbligo proseguire con il secondo volume che cercherò appena possibile. 

Con questo libro partecipo  alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Tre manici di scopa.

 

venerdì 16 marzo 2018

Zitta e ferma Miss Portland! (V. Giorgi) - Venerdì del libro


Bel tipo la protagonista del libro Zitta e ferma Miss Portland! Un bel tipo davvero! Ragazza del 1800 che non incarna affatto lo stereotipo della donna dell'epoca. Non è in cerca di un buon partito per accasarsi, ama andare a cavallo e non disdegna il fioretto, a suo agio in abiti maschili, intelligente, dotata di spirito e capace di tener testa a chiunque si trovi lungo la sua strada. Tanto più se si tratta di un uomo che la corteggia e che vede, inizialmente, in lei la classica donna da sposare e con cui avere figli. 

Non che lei non lo sia. Non è questo il punto.
Il punto è che lei non ci sta a vestire i panni della ragazza incapace di avere un pensiero, incapace di esprimere questo suo pensiero, di farsi rispettare e, perchè no, di rivendicare la propria libertà. Che sia lo scrivere un libro, andare a cavallo o non rispettare le regole di buon comportamento dell'epoca poco importa. Quel che importa è avere il suo spazio, non dover negare la propria personalità e non dover relegare in un cassetto le proprie aspirazioni.
Non sono il tipo di donna che sopporta in silenzio, sono piuttosto testarda e non mi piace che mi si dica cosa devo fare e cosa non devo fare. 
Ecco come si descrive ed è una descrizione breve ma piuttosto calzante.

Quando una donna così incontra un uomo di gran fascino, un conte che non è poi così incline al matrimonio, che non ama le debuttanti in cerca di marito ma che subisce il suo fascino e cerca di conquistarla bhè... non possono essere che scintille.

Nasce così una storia di corteggiamenti, di rifiuti, di sottili allusioni... una storia d'amore che cresce, tra alti e bassi, tra cose dette e non dette ma che si intreccia anche con un'altra storia d'amore tormentata ma non per questo meno forte.
Lei è Miss Portland. 
Lui è il conte Maylon. 

Lei non ha il becco di un quattrino, nessuna dote, ma una forte personalità oltre che una particolare grazia e bellezza.
Lui non ha problemi economici e non avrebbe mai immaginato di essere attratto da una donna così: una donna bella e dannatamente sensuale ma anche intelligente, dotata di spirito e capace di tenergli testa. 
Gli ingredienti per una storia carica di soprese ci sono tutti, soprattutto se aggiungiamo la sorella di lui, capricciosa ed esuberante, legata da un amore impossibile con un uomo che proprio suo fratello gli ha impedito di sposare anni prima e che, però, torna all'attacco. Se si pensa che quest'uomo è legato da un'amiciza fraterna con Miss Portland, alimentando una buona dose di gelosia al conte Maylon così come a sua sorella il quadro è completo.

L'autrice propone una storia d'altri tempi nella quale emerge, con una sottile ironia, la figura di una donna che viaggia a grandi passi verso l'emancipazione, che si sa far voler bene anche per la sua insolenza e che sa usare con abilità gli strumenti che madre natura le ha concesso.
La storia mi ha divertita, anche se a tratti l'ho trovata un po' troppo mielosa ma ci può stare.
Inutile dire quanto la figura di Miss Portland mi sia piaciuta proprio per via del suo carattere: una donna che sa quello che vuole, che non sacrifica se stessa sull'altare di un amore al quale, comunque, non rinuncia ma chiarendo il suo pensiero ed ottenendo rispetto. 

Il conte Maylon, da parte sua, è un personaggio che pian piano si svela: ha sofferto la presenza di un padre collerico, dedito all'alcol e ad altri vizi ed ha fatto del tutto, da grande, per non assomigliargli. 
Ha lavorato per tutta la giovinezza per non diventare come lui. Anzi, aveva ben in mente l'idea di diventare un uomo giusto, rispettabile, affabile che mai avrebbe ritenuto a priori il suo giudizio superiore a quello degli altri.
Eppure, ad un certo punto della storia, si rende conto di aver commesso un errore...

Mi è anche piaciuto il rapporto di amicizia-rivalità che lega i due uomini protagonisti accanto a Miss Portland ma non dico oltre, non voglio togliere il gusto della lettura.

E' una lettura che consiglio per il Venerdì del libro di oggi e con la quale partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina c'è una tazza, uno degli oggetti utili per questo mese.
 
Inoltre, partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. 


ed alla Challenge Diche colore sei? in quanto rientrante nello spicchio rosa, obiettivo n.1 (autrice italiana).
 

mercoledì 14 marzo 2018

Forza e coraggio (G. Sintini con F. Parravicini)

Ho conosciuto Giacomo (Jack) Sintini un paio di anni fa, in occasione della presentazione della sua biografia dal titolo Forza e coraggio.
Per quasi due anni ho lasciato il libro a sedimentare tra tanti altri. L'ho prestato, me lo sono rigirato tra le mani più e più volte ma solo in questi giorni mi sono sentita pronta di leggere la sua testimonianza.

In occasione della presentazione mi sono emozionata parecchio: un ragazzone così alto ed atletico con un microfono in mano e con la sua anima a nudo davanti ad un pubblico attento, pronto a condividere il calvario che è stata la sua malattia. Quel cancro che lo ha aggredito con violenza quando era all'apice della sua carriera e che ha rischiato di mandare in frantumi la sua vita, il suo presente ed il suo futuro.
E ricordo di essermi ripromessa, in quel momento, che avrei affrontato la lettura al momento giusto.  Quel momento è arrivato, grazie anche alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle per l'obiettivo "biografia", nell'ambito della macro-categoria Tre manici di scopa.
  
Jack si racconta. E' un ragazzo fortunato: una bella famiglia alle spalle, una fortunata carriera nello sport che ama (la pallavolo) e nuove soddisfazioni all'orizzonte, una donna arrivata quasi per caso nella sua vita e diventata la sua compagna di vita, una figlia che ha consolidato il loro legame.
All'improvviso arriva il mostro con la sua buona dose di paura, sofferenze atroci, una battaglia da combattere ed una strada da percorrere tutta in salita.

Giacomo racconta i suoi pensieri più intimi, le sue paure, le sue sofferenze, il suo rapporto con Dio, quel Dio che in diversi momenti sembra essersi dimenticato di lui ma che Giacomo sente sempre al suo fianco. Racconta del suo rapporto con una donna, sua moglie, che si è fatta forza per tutti. Racconta il dolore fisico e il calvario che lo ha portato, poi, a fare la tragica scoperta: un linfoma non Hodgkin a grandi cellule b lo sta consumando. Paroloni che si sintetizzano con estrema semplicità: cancro e tutto ciò che comporta. Ospedali, mascherine, cure debilitanti e tanta, tanta sofferenza senza mai perdere, però, la voglia di combattere.

Giacomo non smette mai di lottare, nemmeno quando le sofferenze sembrano essere arrivate al di là di ogni limite: non combatte solo per se stesso ma anche per le persone che ama e in più passaggi sottolinea come la consapevolezza di dover lottare anche per loro lo abbia aiutato a non mollare.
Se è solo per me che lotto, so di poter arrivare fino ad un certo punto; se invece lo faccio per la mia famiglia, per la mia squadra, allora non c'è nessuno che possa fermarmi.
Combatte anche quando non si riconosce più: nel libro descrive i momenti più difficili senza voler strappare per forza compassione, senza voler impressionare il lettore, senza mai andare sopra le righe. E' come se si raccontasse ad un amico senza filtri ma anche senza voler spettacolizzare nulla. Ed ho apprezzato questa sua caratteristica: l'umiltà.

Il libro è scritto in modo chiaro e lineare. Leggere una riga dopo l'altra è stato come ascoltare la sua voce. E' stato capace di trasmettere tutte quelle sensazioni che ha vissuto sulla sua pelle (con le dovute proporzioni, è evidente) e mi ha fatto riflettere molto. E' lui stesso a rendere partecipe il lettore di una convinzione di fondo: nulla è importante quanto la salute, la vita. A tutto si può porre rimedio - ad un infortunio, ad una partita persa - ma quando c'è di mezzo la vita il discorso cambia e bisogna dare a tutto il giusto peso.

Credo di poter dire - non me ne vorrà - che è stato fortunato più di altri nella sua stessa situazione: non tutti riescono a dire di aver vinto la battaglia contro il cancro, anche se ce la mettono tutta. E' stato tenace, determinato è vero, ma gli è anche andata bene e credo che ci sia una componente che non possa essere riferita alla sua volontà e nemmeno alle cure. 
Era destino che per lui andasse bene, per altri non è stato così. Credo.
 
Giacomo non molla e il suo racconto vuole trasmettere fiducia a chi si trovasse in situazioni simili: lui lotta e vince. Non è spoiler, questo, perché già in copertina il sottotitolo dice "come ho sconfitto il cancro e sono tornato a vincere". Superata la fase più difficile, mi è sembrato di vivere sulla mia stessa pelle la difficoltà di rientrare in un ambiente, quello sportivo, che spesso non fa sconti. Anche in questo Jack è stato fortunato: l'ambiente della pallavolo non lo ha dimenticato e non lo considera come un malato ma come un atleta che, pur dovendo recuperare, ha ancora molto da dare. 
Ed ecco che arriva l'occasione del riscatto. 
 
Ho sofferto con lui, ho pianto con lui e per lui. Mi sono emozionata!
Ho ammirato quel Jack che non ha mai abbassato la testa nemmeno nei momenti più difficili e la sua forza, la sua determinazione.

Ho letto con piacere i riferimenti al mondo della pallavolo: un mondo che amo e che ora amo ancora di più dopo aver saputo il trattamento che ha riservato a lui.

lunedì 12 marzo 2018

Una fiamma nella notte (S. Tahir)

Piaciuto più del primo. Una fiamma nella notte è il seguito del libro Il dominio del fuoco e mi ha tenuta incollata alle pagine più dell'altro. Considerando che l'altro mi era già piaciuto parecchio credo di rendere l'idea.
Sangue a fiumi, diciamolo subito. Carneficine continue, uccisioni compiute senza pensarci troppo ed efferatezze perpetrate in continuazione (non a caso uno degli ambienti in cui si svolge la storia è un carcere... inutile dire ciò che vi capita all'interno). Avendo letto i primo libro ero preparata per cui tutto ciò non mi ha sconvolta più di tanto. Un aspetto, questo, che di certo mi ha impressionata maggiormente nel libro precedente quando ancora non sapevo quale piega avrebbe preso il racconto.

Elias e Laia tornano ad essere le voci narranti: li abbiamo lasciati in fuga. 
Elias scappa da un regime di violenza del quale non vuole più sapere, a una quotidianità fatta di sangue, di uccisioni, di repressioni. Scappa verso la libertà ma si trova sul patibolo per via delle sue scelte.
Laia è alla ricerca di suo fratello: rapito e confinato in un carcere noto per il trattamento riservato ai suoi ospiti, aiuterà Elias a salvarsi la pelle a condizione di essere a sua volta aiutata a trovare suo fratello.
Due giovani provenienti da mondi diversi si trovano a condividere una fuga che li vedrà fianco a fianco nonostante le molteplici avversità che si susseguono nel loro cammino.

Questa volta c'è una terza voce narrante, quelle di Helene. E' al servizio dell'imperatore, è la sua mano armata ed ha il compito di trovare - per poi giustiziare pubblicamente - il disertore. Un compito che fa fatica ad eseguire visto che da una parte c'è la sua promessa di servire l'Impero qualunque cosa accada e, dall'altra, c'è il legame che ha con Elias visto che il disertore nonché fuggitivo è lui. E' il ragazzo con cui è cresciuta, con cui ha condiviso momenti importanti della sua vita, colui che c'è sempre stato e del quale si è innamorata. 

La quarta figura che mi sento di segnalare in questo capitolo della serie è quella di Darin: finalmente diventa un personaggio concreto anche se ad un certo punto ho pensato che non lo sarebbe mai stato. Quel fratello di cui Laia parla continuamente nel primo volume ma che non compare mai, ora diventa un personaggio più importante e con un ruolo chiave, visto soprattutto che oramai è chiaro che non si tratta di un ragazzo come tanti, ma di qualcuno che potrebbe cambiare le sorti dei contrasti in atto nel regno. 

Si tratta di un fantasy in cui non sono netti i confini tra la vita e la morte, in cui i personaggi si dimostrano capaci di sopportare torture indicibili, dove compaiono dei poteri che fanno pensare a vera e propria magia. Non mancano i cattivi e alla cattivissima del primo volume, la madre di Elias, se ne affiancano di altri che sembrano relegarla ad un ruolo secondario anche se tutto gravita sempre e comunque attorno a lei. 
E' un libro dal ritmo serrato, con continui capovolgimenti di fronte, con sorprese inaspettate e con un consolidamento della figura di Laia che, se nel primo libro ha dimostrato di avere carattere, questa volta si afferma come personaggio chiave che nulla ha più a che fare con quella figura di ragazzina insignificante che compare nelle prime pagine del primo volume. 

Non posso non sottolineare che i personaggi femminili, in generale, assumono un peso determinante, anche se sono secondari. E' un mondo di violenza, di tradimenti, di ricatti e torture ma non per questo le figure femminili sono relegate in un angolo, a subire gli eventi. Tutt'altro. Ne sono prova Laia ma anche Helene, così come la madre di Elias e molti altri personaggi minori, tutti pezzi importanti di un puzzle che si compone alla perfezione. 

Ben scritto, descrizioni di ambienti e situazioni molto calzanti, personaggi che escono letteralmente dalle pagine e che trasmettono al lettore le loro sensazioni, i loro dubbi, le loro sofferenze. 
Mi è piaciuto e (cosa che non è affatto scontata) è una delle rare volte in cui non vedo l'ora di leggere il seguito che, per il momento, è ancora in gestazione a quanto pare.  
Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto rientrante nello spicchio nero, obiettivo n. 1 (libro recensito da una delle due organizzatrici). E con questo ultimo slalom finale ho concluso tutti gli obiettivi che le organizzatrici della Challenge ci hanno proposto per il trimestre che si chiude oggi.
 

sabato 10 marzo 2018

Shatter me (T. Mafi)

Bello! Bellissimo!
Ho apprezzato fin dalle primissime pagine lo stile dell'autrice e fin dallo stato embrionale una storia intrigante, misteriosa, dolorosa anche. 
Shatter me è un libro che mi ha tenuta incollata alle pagine e che mi ha riempita di dispiacere quando sono arrivata alla fine. Fine che, tra l'altro, non viene svelata trattandosi di una trilogia. 
E' una di quelle poche volte in cui sento il bisogno di leggere subito il secondo volume per capire come la storia va a finire. E non è sempre così

Juliette (già il nome mi piace) è lei.
Adam (anche questo nome mi piace) è lui.

Lei è segregata da tanto tempo, vittima di quella che chiama malattia ma che, strada facendo, si rivelerà essere un dono più che una malattia. Le sue mani, il suo corpo, la sua pelle possono essere letali per chi la tocca tanto che, a seguito di un incidente, si è macchiata di un delitto che non avrebbe mai avuto commettere e che la tortura ogni minuto della sua vita. Vita? Può forse chiamarsi vita l'essere stata abbandonata al suo destino da una famiglia che non ha mai cercato di capirla? Può forse chiamarsi vita ritrovarsi in una struttura per malati psichiatrici in compagnia del silenzio, del buio e delle urla degli altri? Può forse chiamarsi vita essere tenuta a distanza da tutti per il terrore di essere uccisi al solo tocco?
Improvvisamente, però, la sua vita cambia nel momento in cui qualcuno vuole usare il suo dono per conquistare potere, per sottomettere gli infedeli, per torturare i ribelli. Quel qualcuno, un giovane diciannovenne a capo della Restaurazione che risponde al nome di Warner, considera Juliette un'arma e non intende mollare la presa su di lei nonostante le sue resistenze.
Juliette non vuole fare del male a nessuno.
Non vuole essere strumento di morte.
Non ha intenzione di toccare qualcuno al solo scopo di procurargli dolore.

Lui è uno dei soldati di Warner, scelto (offertosi) per farle da sentinella, per controllarla, per evitare che fugga o si faccia del male. Il suo capo la vuole viva e in perfetta forma. Adam deve assicurarsi che sia così e che accetti le condizioni che le sono imposte.

La Restaurazione applica un regime di violenza, Warner è un pazzo assassino che si dimostra capace di tenerezza solo nei confronti di Juliette, colei che - invece - non ne vuole sapere di lui ma che, ne è certo, prima o poi prenderà consapevolezza di ciò che è capace di fare e vorrà condividere con lui una vita di dominio e di potere. Perchè no, anche d'amore.

Ma nei piani di Adam tutto ciò non è contemplato e ben presto mischierà le carte in tavola: lui può sopportare il tocco di Juliette e l'ama da sempre. L'ama da quando erano compagni di classe, da quando erano ragazzini ed ha continuato ad amarla nel momento in cui è scomparsa. Tanto da cercarla con tutto se stesso e proporsi come volontario nel terrificante piano che Warner ha messo in piedi per lei, con lei, sfruttando lei.

La storia prende una piega diversa da quello che si immagina all'inizio e non mancheranno i colpi di scena. Si tratta di un'avventura ben strutturata, dalla trama originale e dai risvolti inaspettati.
Lo stile, dice all'inizio, è magnetico. Dalle righe emerge la sofferenza, lo smarrimento, la confusione, la sorpresa, lo spavento... uno stile immediato, asciutto, efficace! Bello, davvero molto bello. Di solito con i fantasy non mi trovo mai tanto entusiasta ma questo libro mi è proprio piaciuto a partire dalla copertina e passando per tutto il resto.

Adam è un ragazzo che si fa voler bene (un guerriero dal cuore grande, bel fisico, pronto al sacrificio e con un passato difficile alle spalle) e che, in certi punti della storia, sembra invincibile. Le violenze che vengono perpetrate su di lui metterebbero a ko chiunque ad un terzo della loro attuazione. Ma siamo in un fantasy in cui ci sono uomini addestrati per uccidere ma anche per subire per cui ci può stare.
Juliette si scopre diversa dalla diciassettenne impaurita delle prime pagine. Quella che si vuole far passare per pazza tanto da isolarla per un tempo che sulla sua pelle appare lunghissimo. Si scopre coraggiosa, capace di fare cose che non avrebbe mai immaginato di poter fare. 
Nel momento in cui i due incontrato Kenji sul loro cammino - un compagno di Adam ma che rivelerà essere molto di più - le cose  cambiano ed anche lo stile narrativo si adatta alla nuova situazione. Mentre nella prima metà del libro ho sempre avuto l'impressione che i personaggi fossero perennemente avvolti nel buio, poi in mente si è fissata un'ambientazione di luce.
Trattandosi di una trilogia credo che ci siano margini, in futuro, per approfondire ancora di più i personaggi, soprattutto quelli secondari. Warner in primis. E' il cattivo di turno ma ha una personalità complessa più del previsto... non escludo sorprese in futuro.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro adatto per lo spicchio nero, obiettivo 1 (recensito dalle organizzatrici). 
Promosso a pieni voti e consigliato!

giovedì 8 marzo 2018

Dead Man. Il fuorilegge della magia nera (D. Finn)


E' la prima volta in assoluto che leggo un libro fantasy in cui la magia la faccia da padrona. Non mi ha mai attirata questo genere così come non mi attirano storie di zombie, di vampiri annessi e connessi. Ebbene, leggendo le avventure di Cisco Suarez ho trovato tutto questo. 

Dead Man è un libro che non posso dire mi sia piaciuto del tutto proprio perché si tratta di un genere che non mi attira. Senza ombra di dubbio, però, racconta una storia piena di azione, un'avventura originale e dal ritmo altissimo con un personaggio - Cisco - che ha tutte le caratteristiche per essere il figo di turno anche se non è questo l'aspetto che emerge tra le pagine.

Non c'è traccia di romanticismo tranne che per qualche accenno alla sua storia con la sua precedente fidanzata. 
C'è la perdita della propria famiglia con annesso senso di colpa per non essere stato in grado di difenderla.
C'è un amico che, a distanza di 10 anni, Cisco fa fatica a riconoscere come tale per via delle scelte che ha fatto strada facendo.
C'è la morte di mezzo.

Dunque... non mi sarà facile raccontare questa storia e chiedo perdono se non sarò molto efficace. 

Dicevo, Cisco Suarez è il protagonista: è un animista, un essere umano in grado di entrare in contatto con gli spiriti per ottenere energia magica. Negromante, incantatore di ombre, fuorilegge della magia nera. Così lui stesso si definisce.
E' un uomo morto. Cioè, è morto dieci anni prima ed ora si ritrova vivo e vegeto ma con un buco profondo nella mente: non ricorda come è morto, non ricorda cosa ha fatto in questo arco di tempo. Niente di niente. Quasi non si rende conto, sulle prime, di essere tornato nei posti in cui ha vissuto ma dieci anni dopo. E' evidente che molto è cambiato, dalle persone agli ambienti, alla tecnologia. E' stato riportato alla vita da una magia molto potente e fin dal primo momento in cui si rende conto di essere vivo, ritrovatosi dentro un cassonetto, Cisco deve guardarsi le spalle da qualcuno, o qualcosa, che è evidentemente potente lo è ancora di più. 
Trae la sua forza dalla magia, dall'oscurità e si difende anche a grazie a tatuaggi magici che non ricorda di aver mai fatto ed ha un fisico da culturista che non gli appartiene. Segno, questo, che nei dieci anni di buio completo della sua mente deve essersi allenato parecchio. Ma non lo ricorda.

Ha una gruppo di personcine non troppo a modo alle calcagna e le intenzioni non sono delle migliori. Evidentemente, ma lui non lo ricorda, deve aver fatto qualche cosa (o aver posseduto qualche cosa?) che questi signori intendono rivendicare con coltelli, pistole e tutto ciò che possa essere usato come arma.

Pian piano si rende conto di essersi immischiato in qualche cosa di sporco, talmente sporco da avere a che fare con morti, zombie, vampiri ed è mosso non solo dalla voglia di difendersi ma anche di avere delle risposte e, soprattutto, di vendicarsi.

Nel momento in cui va alla ricerca della sua famiglia e apprende che sono stati tutti brutalmente uccisi - padre, madre e sorella - la situazione si complica ancora di più. Ora non ha solo la sua, di morte, da vendicare ma anche quella dei suoi cari. 

Cisco è un personaggio misterioso che, però (e l'ho molto apprezzato) pian piano si svela e fornisce chiare spiegazioni ai profani e lo fa in modo diretto, rivolgendosi direttamente ai lettori. Spiega questioni legate alla magia nera, alle ombre, agli zombie, ai suoi poteri. Aiuta lettori come me - poco inclini a storie di questo tipo - a capire qualcosina in più.

Lui è decisamente magnetico. La descrizione fisica permette di avere davanti agli occhi un bel fusto capace di prendersi un proiettile nel petto e sentirlo appena. Quella canotta che gli avvolge i pettorali lascia ben immaginare il contenuto e il suo modo di fare - senza paura e consapevole delle proprie capacità - lo identifica come un duro a tutti gli effetti anche se emergono alcuni aspetti meno invincibili e più umani.
Mi sembra davvero strano fare questi discorsi, parlare di soprannaturale, di morti viventi e tutto il resto ma per questa storia è così. 

La storia di fondo funziona. Non mancano rivelazioni sconvolgenti, personaggi secondari che non sono come appaiono, un amore d'altri  tempi oramai perduto. La storia è autoconclusiva ma non del tutto visto che restano in sospeso alcune questioni lasciate da parte per alimentare una serie.
Per chi ama il genere è più che consigliato. Io per ora non ho molta curiosità di capire cosa combinerà Cisco ma chissà... magari più avanti mi tornasse la voglia di cani zombie e uomini morti-non morti!!

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto libro adatto per lo spicchio nero, obiettivo 1 (recensito dalle organizzatrici).