mercoledì 6 aprile 2016

Incontri con l'autore. Giuseppe Catozzella - Il grande futuro


Ciò che mi ha colpita di più dell’incontro con Giuseppe Catozzella, autore del libro Il grande futuro, è stato il suo modo tranquillo e pacato di affrontare tematiche così delicate come quelle collegate all’Islam ed al mondo musulmano. Una pacatezza, quella usata nel proporre la conoscenza delle ragioni del nemico, che credo sia tutt’altro che scontata in un periodo in cui, come quello attuale, sono così vive le immagini degli attentati che sfilano in tv per ricordare quotidianamente cosa sta accadendo. In un periodo in cui è facile lasciarsi andare a giudizi spesso motivati dalla non conoscenza di ciò di cui si parla.
Ed ecco l’altro aspetto che tanto mi ha colpita in quest’uomo: la sua profonda conoscenza dell’argomento e la sua voglia di raccontarla a tutti come testimone diretto di ciò che non è solo un romanzo ma il racconto di un incontro che pone le sue basi sulla realtà.

L’incontro con Alì. Di questo sto parlando. Perché nel libro Il grande futuro è Alì che parla e che racconta di se, della sua vita, delle sue scelte. Il libro non l’ho ancora letto ma lo farò presto. Per il momento mi limito a raccontare il nostro incontro (nostro… io ero in platea tra tanti altri, non ho certo l’esclusiva!). 

L’occasione di questo incontro è stata favorita da un’iniziativa dell’Associazione Santa Croce (in collaborazione con la libreria Il Gatto con gli Stivali) che, nell’ambito della rassegna Incipit, ha voluto proporre un approfondimento su tematiche attuali grazie alla presenza di Catozzella.

Il grande futuro è il suo quarto romanzo.
Alì è un ragazzo di origini molto umili, discendente da una famiglia molto povera – racconta Catozzella nel presentare il protagonista del suo romanzo – e per rivendicare le sue  origini era entrato nel fondamentalismo da cui poi è uscito per amore”.

L’autore, tra l’altro nominato Goodwill Ambassador Onu, ha voluto conoscere da vicino il fenomeno che era alla base degli spostamenti di massa da paesi in guerra. Ha conosciuto da vicino la guerra ed ha voluto capirla per poi parlarne “…perché credo che la letteratura non debba per forza indietreggiare davanti al molto che all’autore è dato di vivere”. 

Ogni volta che ho incontrato Alì era con il volto coperto - dice Catozzella – perché come conseguenza delle sue scelte aveva messo in pericolo la sua vita. Quando entri nel fondamentalismo fai un giuramento e vieni protetto. Quando fai una scelta differente e vuoi uscirne metti in pericolo la tua vita. Durante i nostri incontri vedevo solo gli occhi. Molto intensi ma anche misteriosi. Inizialmente era molto titubante ma pian piano si è aperto e mi ha detto che voleva soltanto giustizia. Nel fondo di quegli occhi ho trovato me stesso. Se quello che avevo di fronte era il mio nemico bhe… avevamo tantissimo in comune. Le stesse speranze, le stesse paure, la stessa sete di giustizia. Ho capito che io e il mio nemico eravamo la stessa cosa. Evidentemente erano altre le motivazioni che ci avevano reso tali. Ho voluto dare voce al mio nemico”.

Una scelta coraggiosa, quella di Catozzella. Quando, poi, si era sul punto di pubblicare il libro la cronaca ha portato alla luce gli attentati più recenti e pubblicare un libro così poteva essere inopportuno. Alla luce di ciò, hai riflettuto sull’opportunità di pubblicarlo?

Erano anni che stavo lavorando al libro. Tutta la macchina editoriale era in moto. Sulle prime ho chiesto al mio editore di evitare la pubblicazione ma poi ci abbiamo pensato ed entrambi abbiamo ritenuto che, invece, andasse fatto. Lo abbiamo fatto. Provavo sentimenti contrastanti. Da un lato la rabbia viva per un grande attentato a casa nostra e, dall’altro, la conoscenza di quei luoghi, di quelle persone. È una cosa diversa la guerra di là e di qua. Sono felice dell'uscita di questo libro perché è forse un’occasione da non perdere per chi vuole di capire le ragioni del nemico ed anche le nostre, di ragioni”.

Questa volta la guerra non è più come la prima guerra mondiale: ora siamo l’uno dentro l'altro. Il nostro nemico abita a casa nostra e noi siamo a casa del nostro nemico, anche se questo non ci viene raccontato. Vorrei raccontare un episodio emblematico, a tale proposito. Quamdo Alì fa il battesimo del fuoco prende in mano un fucile e guarda la matricola: è una matricola che rimanda al produttore… ed il produttore è quel Paese nemico contro il quale il popolo di Alì combatte. E si domanda che razza di guerra sia quella in cui è il nemico ad armare i guerriglieri”.

Nello scrivere questo romanzo pensavi, come interlocutori, ai giovani come romanzo formativo?
Quando scrivo non ho un target in mente. Io giro molto le scuole ed ho scoperto che gli adulti hanno già delle nozioni acquisite ed è difficile raccontare ciò che ho visto. La verità è che queste cose non ce le hanno mai raccontate. I ragazzi invece hanno molta più sete di conoscenza, di sapere ed hanno meno preconcetti in mente di quanto, invece, non ne abbiano gli adulti. Questo posso dire: è più facile parlare con i giovani che con gli adulti ma non avevo un target preciso in mente”.

Davanti a tematiche così importanti, quali sono le domande più comuni, le curiosità più comuni da parte dei giovani che incontri?
La domanda più comune è quella di sapere quanto c'è di vero e quanto, invece, vero non lo é. I miei romanzi richiedono tanto lavoro sulla realtà ed io dico che tutto è vero e tutto è inventato”.

Che storia è, quella di Alì? Una storia di violenza, di paura, di guerra?
“Io racconto una storia di luce, di riscatto. Alì è servo figlio di servi. Vuole strapparsi da questo destino e fa un percorso in questa direzione. Va incontro alla felicità fino alla fine. La felicità è un diritto di tutti. Se la cerchi si fa trovare".

Che obiettivo ti eri posto nel pensare ad un libro così?
Ho fatto, per conto del lettore, un viaggio dentro l'anima di quello che noi consideriamo come il nostro nemico. Ho cercato di mettere in condizione il lettore di capire un po’ di più per farsi fregare un po’ di meno. Io credo che la letteratura non debba essere solo e sempre mero intrattenimento. Credo che possa essere anche qualche cosa di più importante. E’ questo il mio modo di intendere la letteratura. Ho cercato di far comprendere che ci sono grosse ragioni economiche che ci portano ad essere nemici. E questo solitamente non ce lo dicono. Spesso dimentichiamo che l’Islam, il mondo musulmano e la sua deviazione armata sono due cose diverse. Queste cose non ce lo dicono. Ci dicono che musulmano è uguale a fondamentalista. Costruiscono dentro alla gente la paura per il fondamentalismo facendo passare la sua equivalenza con il mondo musulmano. Non è così. I musulmani dicono che con i fondamentalisti non vogliono avere niente a che fare… la religione non è fondamentalismo. I fondamentalisti usano vari collanti per reclutare i tanti ragazzini che crescono con quella mentalità. Uno di questi sono i soldi: danno da mangiare a loro e alle loro famiglie, gli insegnano a leggere e scrivere. L’altro collante sono l’agire in nome di valori più altri: prendono alcune parti del Corano, le parti più violente e gli fanno il lavaggio del cervello. E il terzo collante è lo sfruttamento delle loro frustrazioni”.

Tanti altri sono stati gli spunti di riflessione emersi nel corso dell’incontro e che avrebbero richiesto ore di approfondimento su un tema così attuale. Ora non resta che leggere il libro e farsi la propria idea delle ragioni del nemico che sono quelle a cui Catozzella ha voluto dare voce.

lunedì 4 aprile 2016

La piccola mercante di sogni (M. Fermine)

La copertina di questo libro mi ha incantata. Il titolo ha fatto il resto. L'ho comprato a scatola chiusa senza nemmeno chiedermi di cosa parlasse. Quando ho potuto rigirarlo tra le mani ho avuto la conferma di quella che era stata la mia prima impressione: un bel libro, che si presenta più che bene ed ha il potere di catturare.

Così, pur avendolo comprato per mia figlia, ho fatto prima io a leggerlo. 

La piccola mercante di sogni: si tratta della storia di un ragazzino che, nel giorno del suo undicesimo compleanno, si trova a vivere una magica avventura. La trama ha preso ispirazione da un sogno fatto dalla figlia dell'autore e ne riporta i tratti. I tratti del sogno, con una storia ricca d'immaginazione e di personaggi fantastici.
La bambina in copertina è il personaggio chiave che Malo, questo è il nome del protagonista, incontra in questa sua straordinaria avventura. E come ben dice il titolo, la bambina vende sogni. Sogni contenuti all'interno di particolarissime e coloratissime scatole: solo loro, in quel mondo, sono colorate così come lo diventano coloro che le comprano. Gli altri sono avvolti nel grigiore di una vita parallela, quella del Regno delle Ombre in cui Malo è finito.

E' questa, in soldoni, la trama.
Devo dire che, a differenza delle grandi aspettative alimentate dalla bellissima copertina, la trama non mi ha entusiasmata più di tanto. Un racconto di fantasia che non ha nulla di eccezionale, un finale scontato ed emozioni - quelle emozioni che nella bandella del libro vengono tanto decantate, che stentano ad emergere. 
E' una storia di fantasia, per un viaggio immaginario tra personaggi particolari ma niente di più.
Avendolo letto dopo Olga di carta, che mi è tanto piaciuto, mi ha davvero lasciato con l'amaro in bocca.

Non che mi aspettassi una scrittura più elaborata, non è questo il punto. E' un libro per ragazzi per cui è giusto che sia un linguaggio semplice e diretto. Ma se la trama è interessante, intrigante, capace di emozionare e catturare non ha bisogno di una scrittura elaborata. Ecco, qui secondo me manca qualche ingrediente. La storia è carina, fantasiosa ma non lascia molto.

Nessun paragone con Olga di carta, lo devo dire!

Così come va detto che all'interno del libro sono presenti delle illustrazioni realizzate nell'ambito di un concorso organizzato dalal Editions Michel Lafon. 

Con questo libro partecipo alla Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 4: un libro con un mestiere nel titolo. In questo caso, mercante.

domenica 3 aprile 2016

Parlare di ISIS ai bambini (Pellai, Morin, Mazzeo, Montanari a cura di D. Ianes)

Non è un tema semplice da affrontare tra adulti. Tanto meno con i bambini. Parlare di ciò che sta accadendo nel mondo, delle immagini che la televisione propone quotidianamente con i bambini è un'impresa davvero difficile. Per me, almeno. 

Ma più che cambiare continuamente canale, più che evitare i telegiornali o le trasmissioni che parlano di questi temi, credo che sia necessario informarsi, conoscere, capire per poi poter avere qualche strumento in più per dare delle risposte che possano essere convincenti, verosimili (perchè credo che non si possano dire cose non vere giusto per soddisfare in malo modo una legittima curiosità) e, soprattutto, a misura di bambino.
Così, quando ho avuto l'occasione di leggere il libro edito da Erickson Parlare di ISIS ai bambini non ci ho pensato due volte ed ho iniziato a farmi una cultura
Il libro aiuta gli adulti a spiegare ai bambini in modo chiaro, semplice e completo una questione complicata come l’ISIS e il terrorismo islamico.
Questo è quanto si legge nella presentazione che la casa editrice propone. Questo è l'obiettivo del libro: essere d'aiuto, fornire qualche strumento in più. I destinatari di un libro di questo tipo non sono solo i genitori ma, in generale, tutti coloro che hanno a che fare con i bambini e che hanno, nei loro confronti, una certa responsabilità educativa. Genitori in primis, dunque, ma anche insegnanti che nel loro quotidiano si trovano accanto ai bambini anche in situazioni difficili come possono essere quelle legate ad atti terroristici, a morti, a tragedie che a loro arrivano in modo indiretto, ma arrivano.
Cosa rispondere davanti ad una richiesta di spiegazioni? Come rispondere per rasserenare un bambino che ha diritto di vivere serenamente la sua esistenza anche quando attorno a se si verificano situazioni che possono minacciare la sua quotidianità? 
Ecco, questo libro fornire elementi che poi ognuno potrà utilizzare per relazionarsi con i più piccoli.
Non solo, secondo me le nozioni che vengono fornite sono utili anche a chi non ha un contatto diretto con i bambini: il libro è strutturato in diverse parti, la più corposa delle quali è quella che fornisce dati storico-culturali che servono a comprendere.
Comprendere. Qui è la chiave di volta. Per affrontare argomenti così delicati prima bisogna conoscere, informarsi, capire le dinamiche che sono alla base di ciò che accade. Questo libro aiuta a fare ciò: ad apprendere nozioni, ad orientarsi ed a riflettere per poter poi confrontarsi in modo sereno con i più giovani ed aiutarli a, loro volta, a comprendere.  

Nella parte iniziale del libro viene proposta una riflessione sui comportamenti da tenere quando ci si trova ad affrontare tematiche di questo tipo, gli atteggiamenti da tenere al di là dei contenuti da proporre. 
Per quanto riguarda i contenuti bisogna passare alla sezione successiva, quando viene spiegato di chi se di cosa di sta parlando. Viene proposto un escursus storico con approfondimenti arricchiti anche da note inserite per permettere ulteriori approfondimenti. 
Nell'ultima parte vengono proposti spunti per riflettere su questi temi per poter comprendere l'ISIS e tutto ciò che rappresenta, nella sua complessità.

Trovo che questo libro non vada letto una volta ed accantonato per sempre. E' uno di quei libri che vanno approfonditi con calma e presi in mano più volte.

Non c'è da aspettarsi di trovare una risposta immediata ad interrogativi quali Mamma come mai c'è chi uccide così tanta gente? Perchè lo fa? Cosa si può fare per fermare queste persone?
Non è un libro con domande e risposte. No. Gli strumenti forniti al lettore non sono risposte preconfezionate ma argomenti da fare propri, su cui riflettere e modulare a seconda di come, poi, ci si pone nei confronti dei propri figli o studenti.

E' un libro che aiuta a conoscere e riflettere per poi avere maggiori elementi su cui basare le proprie risposte che, però, devono essere le risposte personali di ognuno, non risposte universali. 

Non è una lettura semplice, visto l'argomento non poteva essere altrimenti. Certi meccanismi sono difficili da comprendere anche per gli adulti. Ma è senza dubbio un aiuto per chi, come me, si sente impreparata sull'argomento.

Con questo libro partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n.1: un libro pubblicato nel 2016.
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Parlare di ISIS ai bambini
Pellai, Morin, Mazzeo, Montanari a cura di Dario Ianes
Erickson Editore
14.50 euro - disponibile qui a prezzo scontato

sabato 2 aprile 2016

Nuovi arrivi#22 e in biblioteca#21

La pausa pasquale ha portato una bella novità. L'ometto di casa è tornato a leggere con passione. Una pratica, questa, che per un periodo aveva abbandonato sostenendo "....a me non piace leggere". Non l'ho forzato, anche perchè nonostante tale sua dichiarazione ogni sera, prima di andare a letto, ha sempre continuato a chiedermi di leggergli qualcosa. 
L'ho lasciato stare mentre io e mia figlia abbiamo continuato lungo la nostra strada: amiamo entrambe leggere ed in casa abbiamo libri disseminati ovunque.
Durante le vacanze di Pasqua, in visita a casa di parenti, ho comprato due libri senza un destinatario particolare: Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare e Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
L'ometto di casa ha scelto quest'ultimo libro e, senza dire niente, ha iniziato a leggerlo. 
Sarà stata la storia, saranno stati i caratteri, saranno stati i capitoli non troppo lunghi bhè... ha iniziato a leggerlo con costanza e me lo ha messo in mano con orgoglio a lettura finita mentre mi raccontava ciò che aveva letto. 
"Mamma mi piace leggere!", ha detto. Ed io, senza troppa visibile esultanza ma con uno scintillio particolare negli occhi, le ho detto di esserne felice. 
Tornati a casa dalle vacanze ha iniziato a scegliere di libri dallo scaffale in cui conserviamo quelli che non abbiamo ancora letto ed ora, quando ha voglia, prende il suo libro in mano (al momento ne ha scelto uno di Geronimo Stilton) e si dedica alla lettura.
Potrei forse non esserne felice? Potevo forse non farmi prendere la mano e non acquistare qualche cosa di nuovo? 
Certo che no. 
Così, ho comprato due nuove avventure delle Cipolline, i protagonisti della serie Goal che abbiamo conosciuto qualche tempo fa e che ha appassionato sia l'ometto di casa che sua sorella. Si tratta dei due episodi successivi ai due volumi che possediamo già (uno lo abbiamo letto, l'altro è in lista d'attesa).
Per la principessa di casa, invece, ho preso due libri per lettori un pochino più esperti. Dopo la bella esperienza con Olga di carta che, tra l'altro, ha appassionato anche me, le ho preso La piccola mercante di sogni e Peter Nimble e i suoi fantastici occhi. Sono libri nuovi per me, che mi hanno attirata per la trama ma anche, in particolare nel caso della mercante di sogni, per la bella copertina. Lo dico subito: intendo leggerli entrambi anche io, pur essendo libri per ragazzi. Ho fatto delle belle scoperte tra i titoli consigliati per i lettori più giovani ed intendo continuare a farne.

Poi mi sono stati gentilmente concessi in lettura due libri delle edizioni Erickson che affrontano dei temi particolari. Uno riguarda la competizione che si crea sui banchi di scuola e si intitola Vorrei essere il numero due: dal titolo ben si capisce di che si tratta e credo che argomenti di questo tipo vadano affrontati più spesso in un mondo in cui si tende sempre a primeggiare - e a chiedere ai propri figli, in modo diretto o indiretto - di primeggiare fin da piccoli. L'altro riguarda un tema molto attuale: Parlare di ISIS ai bambini ed è indirizzato a genitori, insegnanti, educatori. A tutti coloro, insomma, che abbiano a che fare con dei bambini e che possono trovarsi a dover affrontare argomenti così delicati. Ne parlerò a tempo debito.

Per me, invece, l'ultimo arrivo è rappresentato dal libro di Catozzella, Il grande futuro: ho avuto modo di incontrare l'autore alla presentazione di questo suo nuovo libro ed anche di questo parlerò a tempo debito. Mi limito a dire che è stato un incontro molto interessante, persona di grande conoscenza dei temi di cui parla.

Infine, in biblioteca ho preso La signorina Euforbia maestra pasticcera: un libro che mi ha ispirato simpatia già a partire dalla copertina e che mi sembra prometta bene. Anche su questo saprò dire a tempo debito.

Il mese di aprile si è aperto con interessanti novità... Ah, dimenticavo. Ce n'è anche un'altra di novità. 
Anche l'ometto di casa a chiesto di poter avere il suo Barattolo del sorriso. Più che un vero e proprio barattolo si tratta di una scatolina che ha decorato a suo piacimento - "Anche io voglio decorare il mio barattolo del sorriso!" - e dentro alla quale ci sono già due bigliettini, per sua somma soddisfazione.
Aprile ha portato belle sorprese, no?

venerdì 1 aprile 2016

La tentazione di essere felici (L. Marone) - Venerdì del libro


Non è mia abitudine leggere libri di cui sento troppo parlare, quelli troppo recensiti, troppo consigliati, troppo sotto ai riflettori. Questa volta ho fatto un’eccezione e, a lettura terminata, non me ne pento. Ho appena terminato di leggere La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone.

Ultimamente mi sono imbattuta in tante recensioni, tanti pareri positivi e per questo, sulle prime, mi ero ripromessa di evitare per rinviare la lettura a quando, più avanti, le luci della ribalta si fossero spente. A dire il vero, ora che Marone di libro ne ha scritto un altro nuovo di zecca un pochino l’attenzione si è spostata per cui, alla fine, mi sono ricreduta e l’ho preso in prestito in biblioteca. 

Il protagonista del romanzo è un signore anziano che non intende mollare la presa: gli anni della giovinezza sono oramai lontani ma non ha alcuna intenzione di considerarsi una persona anziana. 
Non ha un bel carattere, Cesare. Lo sa e non lo nasconde. Non ha avuto un gran bel rapporto con la sua famiglia. Con una moglie che ha tradito. Con i figli che ha conosciuto poco pur avendo tentato di stare loro accanto. Con la sua stessa vita non ha avuto un buon rapporto. Una vita che non l’ha soddisfatto perché non è stato mai capace di scegliere, accettando ogni volta di subire gli eventi senza prendere una posizione netta.
A Cesare Annunziata è mancato il coraggio di fare delle scelte. Sa bene anche questo. E nemmeno questo nasconde.
Ora, che il tempo inizia a sfuggirgli di mano, ha una possibilità di riscatto. Il suo modo di essere, l’uomo che è stato, il padre e il marito che è stato, subiscono uno scossone per via di una serie di eventi che, all’inizio, tenta di farsi scivolare addosso, senza riuscirci del tutto.
Cesare non ha molte persone accanto a se. Non è mai stato molto socievole tranne che con le donne. Donne diverse da sua moglie, però.

Quella di Cesare è una storia non molto lontana da quella di tante persone che si possono incontrare ogni giorno: un amore sopito, la voglia di trovare nuove emozioni, il tentativo di essere un padre nonostante tutto ed ora, avanti con l’età, una vita autonoma, senza aver bisogno di nessuno. Ma è davvero così? Si può arrivare davvero alla fine dei propri giorni fregandosene del resto del monto?
Intanto lui non si lascia andare. Se la vecchiaia vuole avere la meglio su di me dovrà sudare sette camicie: è questo lo spirito con cui Cesare affronta la terza età. Perché sa che poi non ce ne sarà una quarta per cui bisogna vivere appieno, fino alla fine.

Le poche persone che gli gravitano attorno - si contano sulle dita di una mano, o poco più - avranno un ruolo fondamentale in questo periodo della vita. Una nuova conoscenza, in particolare, lo cambierà profondamente. Verrà a conoscenza di particolari della vita dei suoi cari che non conosceva e dei quali, in particolare in merito a suo figlio, non è stato tenuto al corrente da anni. Perchè noi per te eravamo invisibili, papà le dirà sua figlia quando lui cercherà delle spiegazioni su tutte quelle cose che gli sono state nascoste e di cui è venuto a conoscenza dopo tanto, troppo tempo.

Cesare cambierà. Non se lo sarebbe mai aspettato ma è così.

Il libro mi è piaciuto. Lettura scorrevole, personaggio che non nasconde la sua personalità, che non nasconde il suo carattere tutt'altro che simpatico, così come non nasconde la sua schiettezza e la sua - a volte - mancanza di tatto. Una persona non artefatta. Un anziano come ce ne potrebbero essere tanti.

Marone scrive in modo scorrevole ed efficace. I personaggi emergono senza complicazioni e il finale mi è sembrato un tantino aperto. Viene affrontato un tema delicato come la violenza in casa, cosa che non mi sarei mai aspettata, viste le premesse iniziali. Sopraggiungono sensi di colpa per non aver fatto qualche cosa di più, qualche cosa di diverso.

E poi le considerazioni che spuntano, di tanto in tanto, con estrema naturalità tra i dialoghi, nelle more della narrazione. Considerazioni che inducono alla riflessione.
Quando il dolore altrui si avvicina troppo, cominci anche tu ad avvertire una fitta.
Una volta in strada, ho già capito una cosa: se sbagli semina, non puoi aspettarti chissà quale raccolto.
L'amore col tempo sfuma, come i colori in una fotografia, però per fortuna restano i contorni a ricordarti l'attimo che fu. Per quarant'anni non ho amato Daria, ho amato l'idea di poterla di nuovo amare. 
Un libro che suggerisco per questo Venerdì del libro e con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 3: un libro che abbia vinto un premio letterario (Premio Stresa Narrativa 2015).

mercoledì 30 marzo 2016

La formula del professore (Y. Ogawa)

Lo scorso anno ho partecipato in modo attivo alla campagna di promozione della lettura #ioleggoperchè. Ho vestito i panni del Messaggero e mi sono impegnata su diversi fronti per diffondere il piacere della lettura. Nel corso della serata clou di tale iniziativa ho (o meglio, abbiamo) distribuito parecchi libri che vennero forniti in un particolare kit, il kit del Messaggero.
Per chi non avesse seguito l'iniziativa, l'Associazione Italiana Editori ha pubblicato e diffuso 24.000 copie di diversi libri da diffondere - grazie ai Messaggeri - in ogni dove. Dei libri che erano nel mio kit per me, personalmente, ne è rimasto solo uno: La formula del professore di Yoko Ogawa.

Sincera sincera? 

Non mi ispirava affatto e ne è prova il fatto che è rimasto per quasi un anno tra i libri da leggere, senza che io sentissi alcuna empatia nei suoi confronti.
Le copertine di tutti i libri che hanno fatto parte di questa iniziativa erano tutte simili e tutt'altro che accattivanti. La copertina non avrebbe fatto mai la differenza, nessun effetto catalizzante. 
Nell'ultima di copertina non è riportata una vera e propria trama ma solo qualche frase che pone, al centro del romanzo, i numeri. Per una come me, che la matematica non l'ha mai particolarmente amata, non c'era nemmeno la trama ad aiutare. 
Autrice per me sconosciuta. Nnon c'era nemmeno l'affezione per l'autrice a fare la differenza nonostante si trattasse (l'ho scoperto poi) della più importante scrittrice giapponese contemporanea.

Ma a fare la differenza sono arrivate le Lgs che hanno pensato bene, nell'ambito della challenge in corso, di inserire come obiettivo n. 4 la lettura di un libro che contenesse, nel titolo, un mestiere. Detto fatto: il professore citato nel titolo faceva proprio al caso mio. Ed ecco, dunque, che ho scelto questo libro per l'obiettivo n. 4 della seconda tappa.
Chiedo scusa per la lunga premessa ma era dovuta per spiegare come mai un libro con un titolo così e con un contenuto fuori dalle mie corde fosse arrivato tra le mie mani. 
E... l'ho letto in un giorno!

La storia è molto poetica, emergono i sentimenti, i delicati equilibri tra l'oggi, il domani e il ricordo di quello che è stato. 

Un anziano professore - ex docente universitario di Teoria dei numeri presso il Centro di ricerche di Matematica dell'Università, vittima anni prima di un incidente stradale che gli ha stroncato la carriera - soffre di una malattia per la quale la sua memoria dura solo 80 minuti. Dimentica tutto ciò che non rientra in questo arco di tempo. Ecco perchè per riportare alla mente le cose importanti si appiccica sui vestiti decine di foglietti su cui appunta ciò che va ricordato.
Quando viene assunta una governante per aiutarlo nella vita di tutti i giorni, succede qualche cosa di speciale, reso ancora più speciale dall'ingresso, nella vita dell'uomo, del figlio di lei. Ruto.
E' l'unico che viene chiamato per nome anche se non di un vero nome si tratta ma di un soprannome inventato dal professore e legato al mondo dei numeri.

Il professore, seppur nella sua stranezza, è un genio. Il suo mondo è racchiuso nei numeri, nelle formule, nei quesiti matematici. Un personaggio molto particolare, disinteressato a tutto il resto, anche per via del suo problema legato allo scherzo che la mente gli fa continuamente. Questo mondo verrà rivoluzionato quando incontra la governante che comprende la situazione e lo aiuta. Ancor più quando, conoscendo Ruto, il professore farà emergere una particolare affezione per i bambini, un senso di protezione innato e fino a quel momento sopito. 
Tra Ruto e il professore si crea un'aurea di delicatezza e schiettezza che li porta, nell'arco di tempo che è loro concesso dalla memoria, di diventare amici. Il professore gli trasmette (a lui ma anche a sua madre) il suo amore per i numeri con una passione ed una semplicità tali da far emergere tutta la maestosità che una formula matematica racchiude in sè. 
Ma ad accomunare Ruto e il professore sarà anche altro: la passione per il baseball.

La profonda amicizia che nasce e cresce tra i tre personaggi viene trasmessa al lettore con una scrittura fluida e pulita, intensa e capace di trasmettere emozioni. Il legame tra il professore e la sua governante non sfocia in nulla di sconveniente: non è questo che li lega. Lei è paziente e curiosa di apprendere tutto ciò che il professore le insegna. Anche se dopo 80 minuti non sa più chi sia quella donna e torna a chiederle data di nascita o peso alla nascita, lei è paziente e non si sconforta nemmeno quando deve ripetere continuamente le stesse cose che, in altri, sarebbero date come assodate.

E' una storia tenera, dove i sentimenti emergono con delicatezza ed intensità tanto da lasciarmi attaccata alle pagine anche senza la necessità di un colpo di scena. 
I numeri hanno un ruolo importante: i protagonisti scoprono dei legami inimmaginabili grazie a determinate combinazioni tra i numeri ed il professore trasmette tutto ciò che sa, tutto il suo genito e la sua sconfinata saccenza, con una naturalità che fa innamorare del mondo della matematica anche chi, come me, non ha mai avuto grande predisposizione.

Per me questo romanzo è stata una scoperta ed il professore si è impresso nella mia mente come una figura molto potente e tenera, allo stesso tempo.

martedì 29 marzo 2016

Il cane di terracotta (A. Camilleri)

Il commissario Salvo Montalbano mi ha tenuta compagnia il giorno di Pasquetta trascorso, come i precedenti, a casa di parenti. Un'abitazione isolata dal resto del mondo, una giornata un tantino uggiosa, un libro in mano. Le 273 pagine in cui Montalbano è alle prese con una delle sue avventure sono scivolate via senza fretta e con piacere.

Avendo letto altri due libri che lo hanno come protagonista, sapevo a che tipo di narrazione andavo incontro nello scegliere un'avventura di Montalbano. Il dialetto siciliano mi ha fatto perdere qualche breve passaggio per via dell'uso di termini a me del tutto sconosciuti ma si arriva comunque al senso del discorso per cui la lettura è risultata comunque scorrevole. 

Montalbano è un personaggio che richiama inevitabilmente l'immagine del personaggio televisivo ma questo non inficia affatto la narrazione. Io ammetto di non aver mai visto una puntata della serie pertanto per me ogni storia è una storia nuova. So che ad interpretarlo, come personaggio televisivo, è Zingaretti ma nulla più.

Montalbano è alle prese con un doppio mistero: uno dei giorni d'oggi e, un altro, che ha radici nel passato. Saranno le sue intuizioni, la sua ironia, il suo modo di fare luce sui dettagli che lo aiuteranno a portare avanti un'indagine che non è affatto semplice. 
Un misterioso sequestro di merci, un ritrovamenti straordinario: un doppio ritrovamento, a dire il vero, di un deposito d'armi ma anche di due cadaveri la cui morte risale ad almeno 50 anni prima. Ed un mistero che va letto con una chiave del tutto particolare visto che la posizione in cui i cadaveri vengono rinvenuti e la presenza di alcuni particolari oggetti lascia pensare ad una sistemazione rituale non certo realizzata a caso. Attorno a tutto ciò si snoda l'avventura e non mancheranno sorprese.

Camilleri fornisce ulteriori elementi che permettono al lettore di meglio conoscere il protagonista: il suo rapporto con Livia, la sua donna e poi il suo amore per la buona tavola, le sue emozioni che spesso non riesce a controllare lo rendono un commissario molto umano. Non uno di quei supereroi che arrivano dai thriller stranieri dove sembrano essere fatti d'acciaio. No. Salvo è uno come tanti. Uno che quando cade si fa male, che quando si becca una pallottola va a finire in ospedale e viene messo a riposo per un po'.

Sarà proprio in questo periodi di riposo che le sue indagini subiranno una importante svolta. E' un uomo deduttivo, molto acuto e dai metodi alquanto particolari. Accanto a lui gravitano dei personaggi che sono noti a chi ne segue le avventure ed anch'essi rivelano qualche cosa in più del proprio carattere, del proprio modo di essere.

Anche stavolta l'edizione che ho avuto tra le mani, come per gli altri due letti, è la Sellerio: un formato maneggevole ma caratteri piccini.

Mi è piaciuto ed intendo continuare a leggere le avventure di Montalbano: mi diverte con la sua ironia, con le sue battute, con il suo modo di fare. Mi intrigano le sue indagini ed è un personaggio simpatico. I morti non mancano ma non c'è quell'accanimento descrittivo che spesso si ha con altri autori ed anche questo mi piace.

Ps. a prosito di Livia. Continua ad arrabbiarsi ogni volta che Salvo le dà buca per via delle sue indagini e mi auguro che prima o poi si abitui a questa cosa. Mi spiace per lei, questo va detto, che vede spesso cambiare i suoi programmi per via degli impegni del suo uomo, legati al suo lavoro. Non credo, però, che questa cosa possa mai cambiare!
Livia, cara, se ami quest'uomo dovrai accettarlo così com'è ;-)

Con questa lettura partecipo alla Challenge Le Lgs sfidano i lettori.
Per la seconda tappa propongo questa lettura per il raggiungimento dell'obiettivo n. 2: un libro di un autore che abbia più di 60 anni. Andrea Camilleri ne ha più di 60.