lunedì 11 giugno 2018

Arancia meccanica (A Burgess)

Non è semplice recensire un libro oramai considerato un capolavoro da cui è stato tratto un film, capolavoro anch'esso. E non ho nessuna velleità a tal proposito. La mia voce è un nonnulla nel mare di opinioni di critici blasonati. Come è mia abitudine, però, vorrei lasciare la mia opinione di semplice lettrice che, tra l'altro, il film non l'ha nemmeno visto.

Parlare di Arancia Meccanica vuol dire evocare violenza con la V maiuscola. Questo è assodato. Ed è un libro che trasuda violenza da ogni pagina. Non è stato certo questo a catturare la mia attenzione e spingermi verso questa lettura quanto, piuttosto, la curiosità che è cresciuta in me dopo aver trovato questo volumetto in uno scatolone che mi è stato donato da un'amica che ha liberato una vecchia casa e non aveva posto per sistemare tutti i libri lasciati dalla precedente proprietaria.

Il libro era pressoché intatto, nessun segno di essere stato sfogliato, sgualcito, consumato. Niente di niente. 

Ed ho iniziato a leggerlo. Arrivata a pagina sessanta ho avuto bisogno di smettere. Alex - questo è il nome del protagonista e del narratore - usa un gergo difficile da comprendere, un gergo giovanile di sua invenzione che rende difficile la comprensione delle frasi e mi ha fatto andare a rilento. L'ho abbandonato per qualche giorno, ho letto altro poi sono stata tentata di riprenderlo in mano e pian piano ho iniziato ad abbinare determinati termini e significati che, secondo me, erano i più adatti a dare un senso alle frasi. E pian pianino sono andata avanti. Lettura lenta, molto lenta per questo. Ed anche se procedendo ci si abitua si fa fatica ad andare avanti spediti. Questo è stato il limite maggiore, secondo il mio punto di vista. In alcuni momenti ho dovuto smettere a fronte di un mal di testa che stava lentamente facendosi avanti... mai successo prima!

La storia di Alex è quella di un ragazzino - è appena quindicenne - che rappresenta il picco della criminalità giovanile degli anni Cinquanta quando i giovani, agitati e cattivi, insoddisfatti del mondo del dopoguerra, violenti e distruttivi, si aggiravano per vie e vicoli alla ricerca di qualche cosa da fare. Qualche cosa di violento da fare, aggiungerei. Per puro divertimento, senza un particolare motivo, o per rubare qualche soldo con cui mantenersi. 

Quello che viene narrato nel libro è il tentativo di fare fronte alla crescente criminalità con una terapia nuova, che permetta di risparmiare i soldi dei contribuenti visto che prigione o riformatori a poco servono, e che prevede un facile condizionamento, una specie di terapia del disgusto, che permetta di associare l'atto di violenza con malessere, nausea, rifiuto.

Una terapia, questa, che impedisce al soggetto ogni possibilità di scelta: Alex, da giovane cattivo e violento per scelta, diventa buono per costrizione.

A ben guardare, anche lo Stato compie una violenza su Alex: gli viene applicata una punzione che agisce a livello involontario in modo tale da essere derubato - questo è il termine che usa l'autore - della sua capacità di scegliere. Dopo il trattamento punitivo Alex non può più scegliere, è questa la reale violenza che viene applicata su di lui.
Non voglio scendere in analisi di nessun tipo circa il messaggio che viene trasmesso perchè, come dicevo in apertura, non me ne sento all'altezza. 

Posso dire, però, che la figura di Alex, seppur debitamente caricata (secondo il mio punto di vista) non è poi lontana da quella di tanti bulli di oggi che, magari, sono meno violenti da come viene descritto nel libro ma non per questo meno consapevoli o meno colpevoli di Alex. 
E' un libro che va capito e che offre parecchi spunti di riflessione: i rapporti tra ragazzi difficili e la loro famiglia, i meccanismi punitivi messi in atto da uno Stato che, per essere garante nei confronti della collettività, usa tecniche piuttosto dubbie, il disagio giovanile dell'epoca - la prima stesura del libro risale agli anni Sessanta - ma, di riflesso, anche il disagio di oggi che, seppur con le dovute proporzioni, somiglia molto al disagio di allora.

Trovo che sia un libro non facile sia per l'argomento trattato che per lo stile narrativo utilizzato.

Alex non è un personaggio positivo - anche se il finale lascia spazio ad una certa speranza - così come non è una lettura rilassata. Trasmette una certa inquietudine, questo è sicuro. 

Sono comunque contenta di aver ripreso il libro in mano e terminato la lettura perchè ero proprio curiosa di sapere che fine avrebbe fatto il piccolo Alex. 
 
Con questa lettura partecipo  alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde in quanto libro da cui è stato tratto un film.

domenica 10 giugno 2018

Quanta stella c'è nel cielo (E. Bruck)

Anita non ha ancora compiuto sedici anni ed è una sopravvissuta. E' sopravvissuta ai campi di concentramento e lo stesso non si può dire della sua famiglia, perduta per sempre. Ora è in fuga da u un orfanotrofio, diretta verso la casa della zia Monika che è il suo unico legame con una famiglia oramai decimata. A farle da guardia del corpo è Eli, giovane cognato di Monika, che la sta accompagnando in Cecoslovacchia: un Paese che la vedrà entrare da clandestina e dove non può certo dire di aver raggiunto la libertà.

Quanta stella c'è nel cielo - titolo che mi ha lasciata un po' perplessa ma che, spiega l'autrice, altro non è se non il primo versodi una ballata di un poeta ungherese - è un libro che mi ha lasciata molta amarezza addosso. 

Non mi è piaciuto.
Non che la storia di Anita non sia toccante: non è questo il punto. E' la costruzione delle vicende che la riguardano che mi sono sembrate molto forzate ed artefatte.

Anita è una ragazzina che fugge dall'olocausto ma che non vuole dimenticare ciò che ha visto e che le è successo accanto. Tutti gli altri, invece, sono propensi a non parlarne come se ciò potesse dare loro l'illusione che certe barbarie non si siano mai verificate.
E' questo l'aspetto che più mi ha colpita: il voler reprimere, ad ogni costo, la necessità di Anita di parlare, di condividere con qualcuno le proprie esperienze, di aiutarla a rendere un pochino più leggere quel fardello che si porta dietro da quando ha perso tutto, anche la sua dignità di persona. 

Tutto il resto mi ha delusa. Mi ha delusa Eli, un ragazzo che usa Anita in modo quasi animale, per soddisfare le proprie voglie approfittando della necessità della ragazzina di avere un po' di calore umano accanto a se. 
Mi ha delusa il modo in cui lei si è arresa a questo stato di cose e mi hanno delusa quegli zii che non ha saputo - o voluto - capire ciò che accadeva ogni notte nella stanza in cui i due ragazzi erano stati relegati. Due zii che non hanno nemmeno notato il gonfiore di un ventre sempre più teso sotto gli abiti consumati, cose se essere incinta di cinque mesi volesse dire poco più di niente.
Mi ha delusa nuovamente Eli per la brutalità con cui ha deciso di sbarazzarsi del problema.

Non mi ha delusa ma mi è sembrato un tantino assurdo quanto accade davanti al dottore incaricato di far abortire una ragazzina al quinto mese di gravidanza.

L'epilogo, poi, deludente anche quello. Un finale un po' troppo frettoloso (avendo poche pagine da leggere mi sono chiesta quale travolgente epilogo potesse essere concentrato in così poche pagine) e non all'altezza dell'argomento dominante del libro: quello degli orrori della selezione. 

Con questa lettura partecipo  alla Challenge Di che colore sei? per lo spicchio verde in quanto libro da cui è stato tratto un film (Anita B.).
Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una coppia, utile per questo mese di gara.

sabato 9 giugno 2018

Se ti accorgessi di me (S. H. Roat)


Ho bisogno di qualcosa che mi ricordi che io esisto al di fuori di internet e che qualcuno, nel mondo reale, mi voglia qui più di quanto i miei follower mi vogliano lì.
No, non è un'assurdità. Nell'epoca dei social non è poi così strano sentire frasi di questo tipo. Leggerle in un libro lo è ancora meno soprattutto nel caso in cui, come Se ti accorgessi di me, narra la storia di un'adolescente dei tempi moderni che è alla prese con una grande sfida: superare le proprie paure e affermare se stessa per quello che è.

Vicky è il suo nome. Ha sedici anni e lotta contro quella che potremmo definire sociopatia o ansia sociale. Ne soffre al punto da provare dolore fisico per la paura di avere gli occhi addosso da parte delle persone che le stanno accanto, da avere difficoltà motorie quando le viene richiesto di parlare o, semplicemente, le viene rivolta la parola. Solo con la sua amica Jenna riesce a superare queste paure: è l'amica di sempre, quella che l'ha sempre sostenuta e le è stata accanto nonostante tutto. Solo con lei riesce ad ammettere le sue difficoltà: Vicky non lo fa nemmeno con i suoi. Con sua madre, in particolare, ha un rapporto che definirei di opportunità: sente di non essere all'altezza delle sue aspettative e cerca di mostrarsi ai suoi occhi come lei vorrebbe vederla. Ma mente. Costantemente. Mente sapendo di mentire e sapendo che, solo in questo modo, sua madre potrà trovare in lei qualche cosa che non sia un disastro assoluto.
Quando, però, Jenna si trasferisce con la sua famiglia, qualche cosa cambia. Nonostante i contatti continui tramite telefono, le cose non sono più le stesse e Vicky si sente più esposta che mai. 
Per difendersi, in qualche modo, crea un'identità falsa su Instagram: @vicurious diventa così famosa da dare a Vicky una specie di vita parallela che, comunque, va gestita. Da questa nuova finestra sul mondo Vicky si accorge che ci sono tante persone che vivono le sue stesse difficoltà e, contro ogni sua aspettativa, @vicurious diventa un'ancora di salvataggio per molti. Crea una spirale di accettazione e gentilezza, tanto da iniziare a sentire, nella vita reale, gli effetti di ciò che lei cerca di fare nella rete: vedere chi sente di essere invisibile, esserci per chi crede di essere solo.

Eppure... questo non basta. Non basta perchè Vicky si rende conto di aver, sì, aiutato molti nella vita virtuale ma di non esserci state per la sua amica in un momento di difficoltà reale. E questo fa indubbiamente riflettere: la vita è fuori dalla rete, nella vita di ogni giorno c'è chi aspetta una carezza o un sorriso, un semplice ciao. Non bisogna perdere la cognizione della realtà soprattutto quando il virtuale tende a dominare su tutto.

Vicky potrebbe essere un'adolescente qualunque. Anche la nostra vicina di casa, nostra nipote o nostra figlia. E' una ragazza fragile, sofferente, che vorrebbe tanto superare le sue paure ma che non ce la fa. Ciò che più mi ha sconvolta di questa storia è il pensiero che possa essere una situazione molto comune, ai nostri tempi. Ed anche il pensiero che tutto ciò possa accadere sotto lo sguardo di un genitore mi ha messo paura. Perchè la mamma di Vicky, pur rendendosi conto che c'è qualche cosa che non va in sua figlia, non riesce ad individuare il tipo di malessere che la attanaglia. La considera timida, ma il peso che la opprime è qualche cosa di diverso.

Tra i personaggi che interagiscono con la protagonista (che è la figura dominante, inutile dirlo) quello che ho amato di più è quello di Lipton. E' un coetaneo di Vicky, suo compagno di classe che diventerà importante nella sua vita. E' un ragazzino timido, preso in giro dagli altri per i suoi modi di fare, un ragazzo carino, dolce ed attento. Un ragazzino che non si lascia scoraggiare dai muri che Vicky tenta di costruirsi attorno e che le sarà di grande aiuto.

E' un libro che si legge tutto d'un fiato e che suggerisco agli adolescenti ma anche agli adulti per riflettere un po'. 

Con questa lettura partecipo  alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito per lo spicchio azzurro.
Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una coppia, utile per questo mese di gara.

venerdì 8 giugno 2018

Il nonno bugiardo (A. Zei) - Venerdì del libro

Un nonno che racconta tante storie e tante avventure ricche di dettagli a volte incredibili sarà davvero un nonno bugiardo o solo un concentrato di esperienze che, pian piano, vengono a galla in un modo un po' particolare? 

Andonis - protagonista del libro Il nonno bugiardo - se lo chiede spesso, ogni volta che il nonno gli racconta qualche cosa, qualsiasi cosa. Dai suoi amori passati alla sua vita quotidiana: è sempre tutto così scenografico, così teatrale che vien da pensare che sia un nonno bugiardo, bravo ad inventare e a mettere in scena quelle avventure che narra ma che, probabilmente, ha solo vissuto nella mente. Trova sempre una spiegazione per i suoi ritardi o per le sue piccole mancanze: è un ex attore di teatro e suo nipote è propenso a credere che continui a recitare anche nel quotidiano, pur avendo da tempo smesso con i palcoscenici.

Eppure, quel nonno bugiardo ha così tanto da raccontare ed è così convinto di ciò che dice!
Sono così tante le esperienze che vuole condividere, così ricca la sua conoscenza tanto da renderne partecipe il suo nipotino. Quel nipotino che, però, tra tante storie, ne cerca una alla quale il nonno non accenna mai: quella della nonna.
Perchè non c'è una nonna nel presente ma, a quanto pare, non c'è nemmeno stata nel passato, del nonno? Può essere possibile? Cosa può essere successo? Eppure ci deve essere stata una donna che ha dato vita al padre di Andonis... non può essere altrimenti.
Se lo chiede e tenta anche di chiederlo a suo nonno. Sulle prime capisce che dev'essere una storia particolare visto che nessuno pare aver voglia di parlarne ma, alla fine, la sua curiosità ha la meglio.

Quella del nonno è una figura affascinante ed a tratti misteriosa: parla di un vecchio amore con il calore di un giovanotto in attesa, racconta storie importanti con una leggerezza tale da non sembrare credibile, non si lascia mai prendere dallo sconforto.

E' un uomo positivo anche se particolare: i genitori di Andonis sono entrambi in secondo piano, viene narrato un rapporto quasi esclusivo tra nonno e nipote ed è un bel racconto.
E' una figura che mi è molto piaciuta: il bambino in alcuni passaggi, soprattutto quando usa l'appellativo bugiardo parlando di suo nonno, non mi è piaciuto molto poi, però, a lettura terminata mi sono resa conto che era un appellativo affettuoso tanto che mai, in nessun momento, quel nonno ha mostrato di esserne offeso o dispiaciuto.
Lui sì che mi è piaciuto! Quell'anziano signore dai toni pacati, mai sopra le righe, pronto a dispensare consigli ed insegnamenti di vita importanti - si parla anche di pregidizi, di razzismo e di amore oltre ogni frontiera - quell'artista che ancora ha degli allievi che lo rispettano e lo attendono quotidianamente, mi è piaciuto tanto, mi ha trasmesso tanta dolcezza ed avrei voluto correre ad abbracciarlo in alcuni punti. 

La loro storia mi ha anche fatto pensare a quanto poco, a volte, si dialoghi con gli anziani: spesso non si ha voglia di starli a sentire, non si dimosta interesse per quello che raccontano, magari perchè sono storie farcite di dettagli superflui per chi ascolta ma importanti per chi racconta. Ecco, ho letto in questa storia un invito ad aprire maggiormente il cuore alle persone anziane anche quando danno l'impressione di raccontare bugie. Andonis lo fa, ascolta suo nonno e si confronta con lui anche se dimostra - questa è stata la mia impressione - di essere più vecchio di lui con certi ragionamenti!
Trattandosi di una storia scritta da un'autrice greca per ragazzi (nomi di persone e luoghi sono, ovviamente, grechi), tradotta per i lettori italiani, ho avuto l'impressione che qualche passaggio - reso in italiano - fosse un po' forzato ma ci può stare. 
L'aspetto emotivo non ne soffre affatto e suggerisco questa storia per il Venerdì del libro di oggi.

I volume è di un formato comodo da tenere in borsa, ad alta leggibilità con caratteri non troppo piccoli ed arricchito anche da illustrazioni in bianco e nero che danno forma ai pensieri... 
L'immagine più bella e significativa di tutte è quella che poi è riportata, a colori, in copertina.
Se me ne vado... e vedi un uccello volare, potrebbe essere la mia anima...
Emerge anche la figura di una mamma particolarmente assente. E' il lavoro che la porta lontano da suo figlio. Fa l'archeologa ed è spesso fuori per lavoro. Suo figlio si chiede come mai la mamma ami più gli scavi di quanto non ami il suo bambino ma si tratta di un interrogativo destinato a restare nella sua mente, senza un riscontro in quanto la mamma non compare se non come un'ombra nell'esistenza di un ragazzino che non riesce a comprendere le esigenze lavorative di una donna che vorrebbe avere maggiormente accanto. Altro punto di riflessione, questo, sulla figura della mamma lavoratrice.

Lettura che consiglio, pensata per i più giovani, essendo un libro per ragazzi, ma è una storia che non farebbe male nemmeno ad un adulto.

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio azzurro, pubblicato nel 2018.

 
Inoltre partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Piton in quanto libro dalla copertina blu.
 

mercoledì 6 giugno 2018

Chi manda le onde (F. Genovesi)


Io amo l’estate, vivo in una località di mare ed una copertina come Chi manda le onde di Fabio Genovesi non poteva non attirarmi, soprattutto in questo periodo.
Mi ha attirata nonostante le quasi 400 pagine e la mole del libro che – a questo ho pensato subito – non sarebbe stato agevole portare in borsa. Nessun problema, l’ho letto a casa ed il problema del peso del volume è stato risolto.
Genovesi mi incuriosiva da un po’ ma di solito lascio passare qualche tempo dal lancio di nuovi libri, per far sbollire l’entusiasmo del momento e gustarmi la lettura al netto dei tanti commenti che si susseguono prima o a ridosso dell’uscita.
Ed eccolo qui.
Luna è una bambina albina. E’ tutta bianca e deve proteggersi da quel sole che tanto ama e dal quale, invece, vorrebbe essere sempre baciata.
Luca è suo fratello maggiore: è un ragazzo in gamba, adorato da tutti e che ora è impegnato a solcare le onde con il surf in un viaggio tanto desiderato, assieme ai suoi amici. Ha diciassette anni e il giorno del suo 18° compleanno non sarà a casa a festeggiare con Luna e con sua madre Serena. No. Tornerà il giorno dopo quando il suo viaggio sarà concluso.
Ma le onde, si sa, oltre che tanto divertimento possono anche travolgere sogni e speranze. Ed è proprio quello che accade lasciando sulla riva i cocci di un’esistenza, più d’una, a dire il vero, messe a dura prova.
Attorno a Luna gravitano personaggi molto particolari.

Il mio preferito è Zot: è una bambino abbandonato dai suoi genitori, arriva da Chernobyl e vive con Ferro, un anziano che chiama nonno, ma che nonno in realtà non è. E’ un personaggio positivo che mi ha stappato qualche risata ma che mi ha anche fatto tanta tenerezza. E’ un bambino sfortunato, preso in giro da tutti (anche dai grandi, ogni tanto) eppure è sempre positivo, sempre entusiasta di ciò che lo circonda ed anche nei momenti di tristezza riesce a trovare l’aspetto positivo di ogni cosa. E’ un bambino che sorride sempre. Un bambino che quando non sorride, ride di gusto.
Il suo modo di parlare, i suoi termini troppo grandi per un bambino della sua età, il suo modo di esprimere i propri sentimenti e di relazionarsi con gli altri me lo hanno fatto entrare nel cuore. Un bambino sfortunato che, invece, non si sente tale. Anzi, si sento fortunato, più di tanti altri. Un bambino che potrebbe essere un esempio per tutti coloro che sono abituati a lamentarsi di tutto e di tutti.

Ferro è un uomo ruvido, che non si lascia andare alla tenerezza e che si atteggia come una persona che non vuole scendere a compromessi con nessuno, tantomeno dare spazio ai sentimentalismi. Eppure… eppure ama Zot e lo tiene con se nonostante tutto, nonostante una figlia che lo ha preso in affido per poi lasciarlo a lui per andarsene all’estero, nonostante il cibo che manca o un passato che torna a galla di tanto in tanto. Si sente responsabile per quel ragazzino che spesso prende a schiaffi con le parole: Zot sa che non vuole fargli male ma che è il suo modo di relazionarsi con lui e lo ama a più non posso.
Poi ci sono loro, tre amici sgangherati, quarant’anni ognuno ma che danno l’impressione – per via dei loro comportamenti – di non averne nemmeno la metà. Sono dei bambinoni troppo cresciuti, privi di esperienze che li abbiano davvero fatti crescere e capaci di gesta sconsiderate come solo degli incoscienti potrebbero fare.
Luna, da parte sua, è una bambina sensibile e legata ad un fratello che sente sempre vicino a se anche quando non c’è. Crede nel destino, crede nei segni che la vita le manda e crede negli altri fino a che non viene a trovarsi davanti alla realtà, alle bugie che gli adulti raccontano costantemente anche se a fin di bene. Le bugie sono sempre bugie e lei si sente trattata come una stupida. Anche Luna è un personaggio positivo, accanto ad una mamma che perde ogni stimolo a vivere la propria vita, che si trascura e la trascura fino a che non si renderà conto di quale piega stia prendendo la sua vita e non si fa retromarcia.

Non ho nominato, volutamente, Serena tra i protagonisti: è la mamma di Luca e Luna. Una donna che ha cresciuto da sola i suoi due figli e che si trova a dover affrontare una grande prova, un grande peso che rischia di schiacciarla. E' un personaggio che va conosciuto a fondo e con il quale si deve entare in sintonia tanto da provare sulla propria pelle le sue stesse emozioni, la sua apatia, il suo modo di essere, la sua sofferenza, il suo coraggio.

Chi manda le onde mette in contatto tra loro tanti personaggi che prendono la parola l’uno dopo l’altro dando vita ad un intreccio ricco ed intenso. E’ anche una storia di diversità, di paura, di delusione e di speranza. E’ una storia di amore.
Amore declinato in tanti modi diversi ma pur sempre amore.
Una storia di sogni…
Un sogno quando comincia non importa se durerà una vita o cinque minuti: un sogno comincia sempre per durare in eterno.
Lo stile narrativo è particolare: la narrazione è affidata ai vari personaggi che si alternano ma principalmente a Luna che è una bambina di dieci anni e si esprime come tale. Anche gli adulti, a dire il vero, si esprimono in modo un po’ infantile ma nell’insieme tutto ciò mi è piaciuto.
Ha contribuito a rendere la storia più vera.

In alcuni punti avrei preso a schiaffi quei tre amici - Sandro, Rambo e Marino - ma avrei anche abbracciato forte quei due bambini, quella madre... Sono personaggi che lasciano il segno, ognuno a suo modo.

Bel libro. La lettura è andata avanti un po' più a rilento del previsto, le pagine sono parecchie e la storia molto ricca. Sono contenta di aver incontrato Luna e Zot, avrei avuto piacere di conoscere meglio Luca. Ma così è...

Con questa lettura partecipo  alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio azzurro, libro recensito da una delle due organizzatrici.

domenica 3 giugno 2018

Miss Marple alla riscossa (A. Christie)

Ho dovuto attendere parecchio per avere tra le mani il libro Miss Marple alla riscossa: l'ho ordinato in libreria (non era disponibile) e mi hanno fatto aspettare quasi tre settimane visto che - così mi hanno detto - era in ristampa. Così mi sono trovata in mano un libro in versione quasi tascabile, comodo da portare in borsa e che ho letto in fretta, complici i primi giorni di relax al mare. 

Miss Marple è la protagonista di sette racconti brevi che mettono in risalto un apparente controsenso: la figura di una donnina modesta, che fa la calza ed ascolta quasi con indifferenza i discorsi altrui da una parte e, dall'altra, una donna molto abile a risolvere casi misteriosi aiutando in un modo o nell'altro Scotland Yard che viene battuta sistematicamente sul tempo.

Dai sette racconti emerge un personaggio discreto, che sembra stare sempre in un angolino a farsi i fatti suoi ma a ben guardare non è proprio così: è abile nel dare la caccia ai colpevoli senza troppo clamore e che ha una sottile capacità di farla sotto al naso a tutti. Emerge una figura modesta, quasi di secondo piano che però, ogni volta, dimostra di sapere il fatto suo.

Le scene del crimine non vengono descritte in modo cruento e questo rende la lettura adatta anche a lettori più giovani che volessero avvicinarsi al genere giallo. Ne è la prova il fatto che l'edizione che ho io è pubblicata nella collana Oscar Mondadori Junior.

Lei si pone come una donnina a modo e non va mai sopra le righe: aspetto, questo, che la rende simpatica al lettore e che dà l'impressione quasi di prendere in giro tutti senza che nessuno se ne accorga, riuscendo a fare deduzioni che, gli altri appunto, sono lontanissimi dal fare. E' come se a lei venisse tutto naturale mentre gli altri stanno percorrendo una strada decisamente sbagliata. 

Nel primo racconto nasce il Club del Martedì sera: un gruppo di amici decidono di ritrovarsi ogni martedì sera per mettersi alla prova con racconti di misteri non risolti per vedere quale sia la mente più brillante, la più adatta ad arrivare alla soluzione. Nessuno dei membri del club avrebbe potuto immaginare che un gioco del genere potesse interessare alla cara nonnina seduta in disparte a fare la calza. Ciò che mi è piaciuto maggiormente di questo primo racconto è il modo con cui Miss Marple si fa avanti: con discrezione, elogiando l'intelligenza altrui ed ammettendo di non essere sicuramente all'altezza ma sostenendo di poter provare a partecipare essendo una profonda conoscitrice dell'animo umano. Mi è piaciuta la delicatezza con cui si è infilata in un discorso dal quale era stata esclusa perchè non considerata forse all'altezza: ebbene, già in questo primo racconto mostra gli artigli anche se nessuno se ne accorge. 
Inizia il racconto: una morte per avvelenamento. Chi racconta conosce tutti i dettagli e li propone con particolare enfasi... Guarda un po' chi risolve il mistero? Miss Marple lo fa con una logicità disarmante, mettendo sul piatto un ragionamento che non fa una grinza e che spiazza gli altri!

Quando poi è Miss Marple che propone un racconto - la signora Rhodes trovata morta accoltellata nel suo letto - sono gli altri ad essere messi alla prova ma alla fine dovrà essere lei a svelare l'arcano.

Nel terzo racconto non ci sono morti ma misteriose sparizioni di gioielli. Tra governanti e ricchi padroni di casa, Miss Marple - sempre con garbo - fornisce qualche imbeccata all'ispettore Slack che, senza quasi rendersene conto, fa tesoro delle parole di quella simpatica vecchietta e si prende tutti i meriti della soluzione del caso. A Miss Marple non interessa: in questo racconto, più che in altri, emerge come non vada in cerca della gloria ma della verità. Altro punto al suo pallottoliere.

Nel quarto racconto Miss Marple entra in gioco in quanto vicina di casa di una sfortunata signora, trovata morta in casa ma ben presto più che come testimone viene sentita come esperta. Volenti o nolenti gli investigatori hanno bisogno di lei ed ancora una volta la nonnina fornisce la sua umile consulenza. Questa volta sembra che tutti la trattino con sufficienza, quasi non volessero dare soddisfazioni di nessun tipo a Miss Marple ma sotto sotto gli investigatori sanno che lei ha ragione, pur non volendolo dare a vedere.

Un apparente annegamento si rivelerà qualche cosa di ben diverso dopo che Miss Marple nota alcuni dettagli piuttosto dubbiosi sulla vicenda e lascia tutti a bocca aperta con le sue semplici ma logiche deduzioni. Niente è come sembra e sono tanti i dettagli di cui bisogna tenere conto ogni volta.

Ne La maledizione della straga Miss Marple si sente un po' depressa, quasi inutile. Ma quando il dottore le porta la medicina adatta la musica cambia. Non è uno sciroppo ne' una compressa ma una storia dattiloscritta. Un mistero. Medicina molto efficace!

L'ultimo racconto è quello che mi è piaciuto più di tutti: mi è sembrato il più articolato, quello in cui il lettore viene maggiormente coinvolto. Anche qui abbiamo a che fare con un annegamento ma verrà a galla una storia d'amore, di gelosia piuttosto singolare. Ed anche stavolta l'ispettore viene debitamente imbeccato da Miss Marple che gli mette in mano un foglietto con il nome del colpevole e lo sfida a motivare questa sua presa di posizione mettendo insieme tutti gli elementi noti.

E' un modo di fare molto particolare quello di Miss Marple, un personaggio che cattura con garbo. La narrazione è scorrevole, senza troppe ricercatezze al punto che un lettore più esigente potrebbe trovarla un tantino piatta. In questo momento non mi sentivo di leggere niente di più impegnato per cui queste storie mi sono andate bene così!

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Piton in quanto libro scritto da autrice morta.

 
Partecipo inoltre alla VisualChallenge in quanto in copertina compare una penna, oggetto utile per questo mese di gara.

martedì 29 maggio 2018

Il delta di Venere (A. Nin)

Pornografia per un dollaro a pagina. Questo è quanto un misterioso committente, collezionista di libri, offrì ad Henry Miller nel 1940 per scrivere su commissione racconti erotici. Lui accettò finendo, però, nel coinvolgere Anaïs Nin nello scrivere una certa dose di pornografia. Così l'autrice stessa racconta nel prologo de Il delta di Venere dove racconta anche di aver coinvolto un gruppo di poeti attorno a se per offrire al collezionista ciò che cercava.

Scrivere su commissione ma anche con dei paletti ben precisi: lasciar stare la poesia e le descrizioni di tutto ciò che non fosse sesso per concentrarsi solo su quest'ultimo. Questa la richiesta circostanziata di un committente che non ne vuol sapere di romanticherie di alcun tipo. Ed è questo che ci si ritrova tra le mani.

L'autrice, assieme agli altri poeti, arriva ad odiare il committente per le sue richieste e glielo fa sapere.
Lei non sa cosa si perde con il suo esame al microscopio dell'attività sessuale, con l'esclusione degli aspetti che sono il carburante che la infiamma. Componenti intellettuali, fantasiose, romantiche, emotive. Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni. Lo sta facendo appassire, morir di fame, ne sta prosciugando il sangue.
Eppure, nonostante ciò, la Nin scrive assieme agli altri senza sosta, permettendo la pubblicazione di quel Diario che - così sostiene in prefazione - letto dopo diversi anni da quando venne scritto, mira a lasciar trasparire il tocco femminile, il punto di vista femminile in un mondo, quello dell'erotismo, che fino a quel momento era stato di solo dominio maschile. I suoi personaggi non vogliono essere soltanto delle macchine da sesso come il collezionista vorrebbe ma sono capaci di amare con intensità, di soffrire, di godere dell'atto sessuale senza limiti. I paletti imposti dal committente valgono fino ad un certo punto.

In quindici racconti viene dipinto un quadro dal quale le donne, a dire il vero, escono come ninfomani e, in più di un caso, pronte a darsi a chiunque.
I personaggi che compaiono sono a dir poco eccentrici, particolari, ognuno con le proprie fissazioni, manie e particolarità. E non tutti positivi, secondo me.

Non vengono risparmiati particolari, su questo c'è da stare tranquilli. Il rapporto intimo è reso con intensità, con dovizia di particolari e, secondo me amplificando un tantino le descrizioni. E' questo che è stato commissionato, d'altronde!
Devo dire che è piuttosto efficace: se si pensa alla lettura dal solo punto di vista fisico l'effetto erotico dei vari racconti non manca. C'è, però, l'aspetto mentale, psicologico delle varie situazioni che, in più d'una, non sono riuscita proprio riuscita ad afferrare.

Già con il primo racconto, L'avventuriero ungherese, non siamo partiti con il piede giusto. Per niente proprio. Il protagonista è un uomo che ama viaggiare, abituato a sposare una donna ricca ogni volta che ha bisogno di denaro per poi lasciarla ed andarsene altrove. Ma non è tanto questo che mi ha negativamente colpita. No. E' il fatto che abbia rapporti sessuali con bambine e addirittura con due sue figlie ad avermi disgustata.

Matilde, nel secondo racconto, è una modista di Parigi che viene sedotta dal Barone appena ventenne. Ma non è certo solo il Barone il suo compagno di giochi. Incontra anche Antonio, tra gli altri, che è uno strano soggetto, abituato a violare le donne niente di meno che con un coltello. Pessimo personaggio anche lui.

Nel racconto Il collegio il lettore è posto davanti ad un abuso collettivo. Magari l'immaginario erotico può essere stuzzicato da un'idea del genere. Il discorso, però, non vale per me. Racconto bocciato.

In un altro racconto protagonista è un anello, usato come strumento di castità. Racconto piuttosto breve e che non mi ha lasciato niente.

In Maiorca si narra di incontri ravvicinati in acqua per passare ad un racconto più complesso con Artisti e modelle. In questo caso si cerca di creare una storia ma la situazione è simile ad altre con una donna che riesce a tenere in piedi due relazioni segrete che, ad un certo punto, diventano difficili per lei ma che le piacciono sia per via del pericolo che rappresentano che per l'intensità dei rapporti che le offrono.

Lilith viene presentata come una moglie sessualmente fredda, pur capace di fingere alla perfezione. In questo caso la protagonista mostra la sua fragilità, la sua difficoltà dal punto di vista psicologico prima che fisico ed è forse uno dei pochi casi che si incontrano tra i vari racconti in cui il lettore si sofferma - almeno così è stato per me - sui tratti psicologici del protagonista.  

Marianne è una giovane donna che batte a macchina i racconti scritti dall'autrice per essere poi consegnati al collezionista. Una donna che sembra ancora vergine pur avendo avuto delle esperienze intime che, però, non le hanno lasciato nulla. Marianne incontra Fred che ha dei comportamenti particolari e riesce a stuzzicarla a dovere... 

Arrivati al racconto di Elena la struttura narrativa sembra cambiare: il racconto è più lungo e mi ha dato l'impressione di non finire mai con incontri, tradimenti, allontanamenti e sesso a volontà. Tante pagine senza una storia che possa appassionare il lettore oltre le descrizioni di sesso. Il risultato mi è risultato pesante.

Nel racconto Il Basco e Bijoux il personaggio più curioso è quello di una donna che gestisce una casa di piacere: è curiosa in quanto ha la capacità di comprendere un uomo guardando i cavallo dei suoi pantaloni (diciamo così). Questo racconto mi ha strappato anche qualche sorriso con tanti personaggi che si incontrano e trovano una buona intesa l'uno con l'altro... dico solo che interviene anche un cane... e questo poteva essere evitato!

Nella storia di Pierre tornano a fare capolino dei minorenni... e non mi è piaciuto per niente quello che viene narrato mentre ho provato tenerezza per Manuel che è un esibizionista e finisce per sposare una donna che non ha pretese di nessun tipo nei suoi confronti se non quella di stare a guardare. Con Linda arriviamo ad orge in maschera (scena molto sfruttata nell'immaginario erotico collettivo) per concludere con l'estate meravigliosa di Marcel.

So bene che sono racconti datati, che la Nin è entrata a pieno titolo nell'olimpo della letteratura erotica, ma non è una lettura che ho apprezzato. E' anche vero che preferisco le storie, i romanzi strutturati, non i racconti... un mio limite, probabilmente. 
Che posso dire? L'amante di Lady Chatterley è un'altra cosa. Ho anche rivalutato Histoyre d'O: è uno dei pochi che ho avuto voglia di rileggere e che ho interiorizzato - soprattutto dal punto di vista della storia di fondo - con il tempo.
Questi racconti non mi hanno lasciato molto anzi, alcuni mi hanno disgustata in più passaggi e non sono riuscita ad apprezzare appieno lo sforzo dell'autrice di rendere il punto di vista femminile. Se le donne devono essere rese in questo modo, meglio evitare.
 Elena moriva dalla voglia di essere violentata ogni giorno.
Come posso apprezzare racconti in cui si dice ciò? Sarà un modo di dire, lasciando intendere che amava essere presa con la forza ma io proprio non ho apprezzato.
Mi spiace.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio verde, libro da cui è stato tratto un film.
Partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Piton in quanto raccolta di racconti.
 
infine partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un'ombra, utile per questo mese di gara.