mercoledì 14 giugno 2017

Il rumore della pioggia (G. Paoli)

Che bello trovare un giornalista tra i protagonisti principali di un libro avventuroso e coinvolgente! Sarà per deformazione professionale ma i discorsi fatti da Carlo Alberto Marchi sul mondo del giornalismo mi hanno fatto trovare a mio agio, tra colleghi!

Quell'incertezza in cui vivono costantemente le testate giornalistiche, l'on line che corre veloce e riduce le notizie cartacee a déjà vu, la mancata concezione del tempo quando si è sul lavoro, il battere dei tasti sulla tastiera: musica per le mie orecchie!

Lui, Carlo Alberto Marchi, è un tipo simpatico. Ironico, divertente, capace di sdrammatizzare ma anche acuto e curioso quanto basta per avere un ruolo importante in un'indagine di omicidio. Un uomo che va oltre la ricerca dello scoop e che ha un bel da fare tra il lavoro e la famiglia. Una famiglia ridotta ai minimi termini, a dire il vero, visto che è composta solo da lui e sua figlia ma tanto basta per riempirgli la vita visto che si tratta di una ragazzina alle soglie dell'adolescenza e che richiede le dovute attenzioni.

Sul piano personale, non ha grossi rapporti con il gentil sesso ed è piuttosto sfuggente anche davanti a chi vorrebbe conoscerlo un po' meglio. Ha diversi fallimenti alle spalle da cui ha dedotto di non avere un gran feeling con le donne. Purtroppo anche sua figlia rientra nella categoria femminile per cui anche con lei sembra che il feeling sia ridotto ai minimi termini.
Ho anche io una figlia di quell'età per cui posso comprendere la situazione: il correre quotidiano che impone una drastica riduzione del tempo da dedicare ai figli, una ragazzina che inizia a chiedere maggiore autonomia, la necessità di controllare ciò che fa quando non è a casa... un bel lavoro aggiuntivo per un papà single, non c'è che dire!

Molto suggestiva l'ambientazione del libro Il rumore della pioggia, di Gigi Paoli: una Firenze battuta da giorni da una pioggia incessante. Un quadro, però, che non impedisce all'autore di condurre il lettore in un viaggio tra le tante bellezze della città, nei vicoli, tra i palazzi.
Una città che cela dei segreti che non risparmiano il mondo ecclesiastico e nemmeno il palazzo di giustizia.

Il cadavere attorno al quale si è al lavoro è quello del commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze in via Maggio. Un signore di una certa età, tutto casa e lavoro, che sembra non avere mai avuto nemici, nessuno che potesse avercela con lui. Ma è morto accoltellato per cui è evidente che non è proprio così!
Le indagini procedono su due strade parallele: quella delle forze dell'ordine ma anche quella personale del giornalista che vuole vederci chiaro e soddisfare la sua curiosità, oltre le mere necessità di cronaca. E si possono incontrare delle sorprese lungo il cammino, anche quando sembra che il caso sia chiuso. Saranno poi così parallele le due strade?

Devo dire che la lettura è piacevole, coinvolgente e con le dovuta suspense e le dovute sorprese. Una positiva novità, per me, che di questo libro avevo sentito tanto parlare ma che è arrivato solo ieri mattina tra le mie mani, divorato in poche ore. L'ho letto in e-book e, stavolta, non ci sono stati refusi ne' errori di altro tipo. Per fortuna: ho avuto esperienze per niente positive con e-book colmi di errori. Segno, questo, che non si può fare di tutta l'erba un fascio.

Con questa lettura partecipo alla Challenge The Hunting Word Challenge. La parola utile per la gara è RUMORE che compare nel titolo.
 
Inoltre, questo libro mi permette di partecipare alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo "libro che La biblioteca di Eliza abbia recensito nel 2016".
 
Ed ancora, partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quando è uno dei titoli suggeriti.

domenica 11 giugno 2017

Il labirinto infernale (S. Giammetti)

Un fantasy con alcuni aspetti originali ed altri meno. Un'avventura che in alcuni punti è un po' rallentata con quelle che mi sono sembrate delle inutili ripetizioni ma un'ambientazione comunque suggestiva per chi ama la contrapposizione tra il bene e il male.
L'autrice del libro Il labirinto infernale Stefania Giammetti propone una dimensione fantasy ispirata alla mitologia dell'antica Roma e alla letteratura latina rispetto alla quale non mancano chiari richiami. 

Io ammetto di non essere una grande amante dei fantasy e tranne alcuni libri particolarmente ben scritti e ben costruiti posso dire che non sia una dimensione adatta a me. Ogni tanto mi lascio andare a letture di questo tipo per staccare un po', visto soprattutto che mi piace alternare i generi.  
Questa volta la mia scelta è stata motivata dalla necessità di trovare un libro adatto per partecipare alla Challenge The Hunting Word Challenge. La parola utile per la gara era LABIRINTO e in questo libro l'ho trovata sia nel titolo che raffigurata in copertina.
Più che soffermarmi sulla trama non riesco a reprimere quel senso di fastidio che ho provato imbattendomi in continui errori che mi hanno innervosita. Purtroppo non vado molto d'accordo con gli e-book - no fantasy, no e-book e allora che vuoi? - perché in più occasioni ho avuto la stessa sensazione: manca una revisione complessiva del testo che vada al di là dei contenuti.

Posto che la trama possa piacere, possa appassionare, che possa incuriosire la sorte di Lavinia e dei personaggi che le gravitano attorno, io non ce l'ho proprio fatta a sopportare continui errori che non sono riucita a considerare delle sviste. Spero che l'autrice non me ne voglia ma non ce la faccio proprio a passarci sopra.
Forse era finita in una vecchia cava utilizzata come magazzino, speriamo non sia chiusa a chiave.
Una frase di questo tipo, senza virgolettati, non ha senso. Se è didascalica, a chi si riferisce "speriamo": noi speriamo? Noi chi?
Niente distrazioni!, Si disse Giunio, la strada è ardua e potrebbe celare trappole di ogni tipo.
 Punto esclamativo, virgola, lettera maiuscola, nessuna virgoletta... io non mi raccapezzo!

Ed ancora (saranno problemi grafici dovuti alla conversione del testo per l'ebook? Non so cosa sto dicendo ma tento di trovare una scusante):
iniziarono a corriere a perdifiato;
carboni adenti;
non era come le se si fosse addormentata una mano;
il Magister era ferito, forse di prossimo alla morte;
mentre Flora si metteva in posizione per scoccare l'ultima freccia, Valerio Corvo si mise a correre a perdifiato verso la terrazza, richiamando l'attenzione delle arpie due creature.
So benissimo che dietro la scrittura di un libro c'è tanto impegno, c'è la fantasia dell'autore, il suo lavoro di produzione, il tempo rubato al sonno e alla famiglia e tutto il resto (e non intendo sminuire affatto tutto questo) però va anche detto che dall'altra parte ci sono i lettori che andrebbero agevolati nella lettura con uno stile scorrevole e corretto, non messi in difficoltà con errori palesemente sfuggiti ad un lavoro di editing evidentemente mancante o carente. Io abitualmente leggo in cartaceo. In questo periodo in cui la gara di lettura volge verso la fine ho dovuto abbattere i tempi e mi sono procurata alcuni titoli in e-book. In questo caso, purtroppo, ho storto il naso in diversi passaggi e devo dire che non è la prima volta che mi capita con gli e-book.
 
In merito alla trama, si svolge tutto molto velocemente e non ci sono dei personaggi che mi hanno particolarmente colpita più di altri. Ho apprezzato alcuni passaggi che denotano conoscenza, da parte dell'autrice, di ciò che scrive, un approfondimento da parte sua, ma devo dire che come libro non mi ha lasciato molto.

Lavinia è la ragazza mortale che viene rapita perché e ritenuta come la chiave di volta necessaria al comandante del regno degli inferi per dominare il mondo portando il Caos. Non si capisce bene come viene rapita, come fa a scomparire perché nessun accenno viene fatto in merito a ciò.
In aiuto della ragazza arrivano i Lari che, a differenza di ciò che fu, ora sopravvivono nell'oblio dimenticati da tutti.
 
Il Principe degli inferi, Incubus, ha dei comportamenti poco convincenti: se quella ragazza è così preziosa come dice e se dispone di un esercito di esseri infernali, ma come può permettersi di perdersela ben due volte? E poi mentre all'inizio dimostra di avere fiuto (quando, pur non vedendolo perchè invisibile, avverte la presenza di qualcuno accanto a Lavinia) andando avanti questo fiuto non ce l'ha più per niente perché si trova nella stessa stanza con un Laro in carne ed ossa e non se ne accorge affatto, finché lui non si manifesta.
Piccolezze che però un lettore nota.

Grande fantasia, comunque, quella dell'autrice, che ha proposto scenari apocalittici e spaventosi ad una povera umana che si è trovata in mezzo ad un'avventura decisamente più grande di lei.

sabato 10 giugno 2017

Le valigie di Auschwitz (D. Palumbo)

I soldati nazisti rubavano gli ebrei alle loro case e li portavano via. Alcuni mentre dormivano, altri mentre mangiavano, studiavano, giocavano, suonavano... Dicevano loro che sarebbero stati via a lungo ma che avrebbero fatto ritorno a casa. Per ingannarli facevano preparare una borsa per il viaggio, ma se qualcuno chiedeva dove erano diretti, i  tedeschi non rispondevano. 
Come fai a preparare una valigia se non sai dove stai andando? Non puoi sapere ciò che ti occorrerà. Allora, per non sbagliare, gli ebrei mettevano un po' di tutto nella borsa (...) gli oggetti cari, le cose di tutti i i giorni. Quelle stesse che avrebbero rimesso in valigia anche nel viaggio di ritorno, verso casa. 
Dopo un po' di tempo, però, avevano iniziato a capire che sarebbe stato difficile, perchè nessuno era mai tornato indietro da quel viaggio. 
Oggi sappiamo cosa accadeva a quelle persone: nessuna meta che non fosse la morte li aspettava. In quelle valigie rimanevano i sogni, le speranze, le aspettative di intere famiglie che si erano macchiate dell'unica colpa di essere ebree. Colpa. 
Questo era, una colpa! 
E venivano marchiati a vita per questo, in modo da poter essere riconosciuti, distinti, emarginati, eliminati.
Loro morivano. Le borse e le valigie su cui erano stati fatti scrivere i loro nomi venivano gettate dentro un grande magazzino. 
Oggi quelle valigie sono nel blocco 5, dietro un vetro. E si possono leggere i nomi, i cognomi, gli indirizzi scritti dagli uomini, dalle donne e dai bambini passati di lì. Così nessuno potrà mai dire che quelle persone non sono esistite. Nessuno potrà mai cancellare Auschwitz.
Nel libro di Daniela Palumbo Le valigie di Auschwitz si raccontano storie di famiglie, di bambini che improvvisamente vedono cambiare la loro vita così, da un giorno all'altro. Divieti, severità, imposizioni, violenza sembrano piovere dall'alto come una doccia gelata che non li lascia però bagnati ma li uccide. Qualcuno subito, in fretta, qualcun altro lentamente, ma li uccide.
L'autrice racconta storie come se ne potrebbero raccontare tante altre di quel periodo: sono per lo più bambini i protagonisti, coloro che hanno fatto più fatica a comprendere ciò che stava accadendo attorno a loro, coloro che hanno subito scelte incomprensibili e che hanno visto interrompersi rapporti personali - con amici, vicini di casa anche con gli stessi genitori - in modo improvviso e violento. 

Ciò che ho maggiormente apprezzato in questo libro è la scelta di fondo fatta dall'autrice: quella di raccontare come è cambiata la vita di Carlo, Hannah e Jacob, Emeline, Dawid da un momento all'altro fino a quando sono stati costretti a fare la loro valigia, senza però raccontare il dopo che viene lasciato intendere. Il lettore viene così invitato a mettere in moto la fantasia. In alcuni casi non si ha un lieto fine, in altri invece... 
Quelli di cui si parla sono bambini come tanti: con i loro sogni nel cassetto, i loro sentimenti che stanno sbocciando, amicizie nate da anni e improvvisamente messe alla prova. Sono bambini che amano la loro famiglia e non comprendono ciò che, da un momento all'altro, viene loro detto. Sono bambini e bambine che hanno il diritto di divertirsi: un diritto che improvvisamente viene loro negato, così come viene loro negato il diritto ad un'istruzione in una scuola assieme a tutti gli altri. 
Perchè loro sono diversi.

Tutti i protagonisti mi hanno commossa con la loro storia, con la loro ingenuità ma, allo stesso tempo, con la loro capacità di crescere velocemente alla luce di quanto accade loro accanto. Impossibile non commuoversi davanti a certe situazioni che, questo lo si sa benissimo, anche se nei libri vengono romanzate sono però realmente accadute.

Le valigie di Auschwitz è un libro per ragazzi che propone ai lettori, in punta di penna, storie per non dimenticare.
Con questa lettura partecipo alla Challenge The Hunting Word Challenge. La parola utile per la gara è VALIGIA che compare nel titolo così come è raffigurata in copertina.

giovedì 8 giugno 2017

Fulmini (D. Steel)


Finito, finalmente! E' quello che ho detto arrivata all'ultima delle 435 pagine del libro Fulmini di Danielle Steel. Un libro che avrebbe potuto risolversi tranquillamente con 200 pagine in meno se solo l'autrice avesse voluto evitare di portare alcuni momenti troppo per le lunghe.
Ho letto diversi libri di questa autrice che, lo ammetto, non mi ha mai catturata più di tanto. Ho imparato a riconoscerne lo stile e mi sono detta - appena preso in prestito il libro in biblioteca - che mi sarei concessa una pausa romantica, leggera, non impegnativa. 
E invece, la storia è di per se piuttosto angosciante e resa pesante durante la narrazione. Non credo che servissero tante pagine per rendere al meglio la situazione, che parla da sola, e si sarebbe comunque messa in mano ai lettori una storia non banale ma nemmeno originalissima.

Già l'inizio mi ha dato sui nervi: Alex e Sam, una coppia di successo, avvocato lei e uomo d'affari lui, che non vuole permettersi di perdere tempo con un figlio. Si amano, la loro è una vita felice ma un figlio non porterebbe altro che scompiglio e sarebbe un ostacolo per le rispettive carriere. Meglio abortire, dunque, quando Alex si rende conto di essere in attesa. Tanto sono giovani e ne avranno di tempo, giusto? Non fanno nemmeno in tempo a pensarlo che Alex perde il bambino spontaneamente.
Improvvisamente le cose cambiano e i due iniziano a fare carte false pur di avere quel figlio che, si rendono conto, avrebbe riempito la loro vita e non squilibrato il loro essere!!!
Arriva una bambina così come arriva una brutta notizia: un cancro al seno per Alex.
La situazione precipita e gli equilibri famigliari sono davvero, questa volta, minati alla radice. 
Ho odiato caldamente quell'uomo. Un bambino mai cresciuto, incapace di affrontare la vita con i suoi alti e i suoi bassi, incapace di stare vicino alla donna che ama e incapace di venire fuori da un passato che lo rende ancora fragile.
Ho odiato lei quando non l'ha cacciato di casa a calci nel sedere. 

Non sono mai passata in situazioni di questo tipo, per carità, ma leggere la storia di una donna letteralmente presa a pesci in faccia dal suo compagno di vita nonché padre di sua figlia a seguito di una malattia che le ha fatto quasi perdere la vita bhè... mi ha irritata!
Già le difficoltà legate ad una malattia come può essere il cancro la dicono lunga di quanto angosciante possa essere una storia simile, figuriamoci con un marito di quel tipo accanto. 
Nemmeno quando arriva un barlume di speranza che risponde al nome di Brock, collega di lavoro di Alex, la storia si alleggerisce. Eh no. Perché ora a cadere in disgrazia è Sam che torna a bussare alla porta di Alex con la coda tra le gambe. 
Sono arrivata alla fine del libro a fatica, non posso non ammetterlo. Mi aspettavo una storia più leggera, più scorrevole invece mi sono trovata a sbuffare più e più volte. E nemmeno il finale mi è piaciuto.
Anche la traduzione ci ha messo lo zampino non rendendo al meglio.

E poi alcune situazioni grottesche: una bambina che viene definita in una pagina di tre anni, in un'altra di quattro anni, in un'altra ancora di tre anni e mezzo... ebbe, una bambina di questa età che si esprime con frasi che nemmeno un ventenne sarebbe in grado di pronunciare. Non credibile!
Poi una donna che viene descritta come affascinante pur se non tanto alta ma che, qualche pagina dopo, ha delle lunghe gambe affusolate! Dettagli che, nell'insieme, hanno reso la lettura deludente.

Con questa lettura - di cui si può fare tranquillamente a meno - partecipo alla Challenge The Hunting Word Challenge. La parola utile per la gara è FULMINE che ho trovato nel titolo ed anche raffigurato in copertina (copertina che, peraltro, è terribile!).


martedì 6 giugno 2017

Dillo tu a mammà (P. Mandetta)

Sono reduce da una lettura che parla di chi va e di chi resta e che mi trovo nuovamente tra le mani? Una storia che parla di chi va e di chi resta, di chi sente il richiamo delle proprie radici e delle sue origini. Sarà il periodo, ma mi sono trovata nuovamente a riflettere sui legami familiari, sui legami con la propria terra e stavolta a guidarmi in questa riflessione è stato Samuele  nel libro Dillo tu a mammà.

E' un ragazzo del Sud, Samuele, che si trova da tempo a Milano per lavoro. Ha una nuova vita, un futuro di successi pronto a spianarglisi davanti, una serena vita affettiva accanto al suo amore: Gilberto.
Io suo è un amore maturato dopo tanto tempo di baci rubati, sentimenti nascosti, abbracci fugaci. Ed è intenzionato a sposarsi con il suo Gilberto. Prima, però, deve superare un grande scoglio: tornare nella sua terra d'origine e comunicare la sua decisione alla sua famiglia. Una famiglia ed un paese del Sud, appunto, che non sanno di aver lasciato andare un ragazzo gay che non si sposerà mai con una donna e che non avrà mai, con una donna, dei figli. Come vorrebbe la regola!

Dare una comunicazione del genere non è mica facile! Nemmeno se a fare da spalla a Samuele c'è la sua migliore amica pronta a sostenerlo sempre e comunque, come ha sempre fatto da quando si sono conosciuti.
Ed è ancora più difficile quando l'intero paese d'origine viene messo al corrente della volontà di Samuele di sposarsi ma con la persona sbagliata: una donna, colei che lo ha accompagnato ma che non è la sua compagna di vita! Eh sì, il padre di lui non ci pensa due minuti prima di prendere un microfono in mano e dare l'annuncio a tutti, nel corso di un momento di aggregazione, senza nemmeno dare al ragazzo il tempo di dire una parola.

Ecco che da un profondo equivoco prende le mosse un'avventura di paese che porterà Samuele a prendere coscienza delle sue paure, delle sue contraddizioni ed anche della sua voglia di scoprire se stesso.
Stanco di aspettare il momento giusto, stanco di nascondersi, consapevole di essere tornato a casa per esprimere finalmente il proprio "io", ha una missione da portare a termine. Una missione che si rivelerà ben più grande della semplice necessità (ammesso che si possa considerare semplice) di dare una comunicazione alla propria famiglia.
Una missione che lo porterà a fare i conti con il suo presente ma anche con il suo passato e a guardare con occhi diversi il suo futuro.

Di questo libro ciò che ho maggiormente apprezzato sono le descrizioni dei luoghi che mi hanno fatto venire la voglia di conoscerli davvero. I colori, i suoni, le voci sono davvero coinvolgenti. 
E poi mi ha positivamente colpita il modo così diretto che l'autore usa per parlare di un tema, quello dell'amore tra persone dello stesso sesso, che anche al giorno d'oggi non è così semplice da trattare e da trasmettere senza pregiudizi e senza impalcature. Mandetta riesce a fare questo: a trasmettere senza filtri la passione, le paure, le indecisioni legate ad un amore tra due uomini, il rapporto con una terra d'origine che si manifesta molto più aperta e moderna del previsto. Passione, paure ed indecisioni che non hanno sesso così come non hanno età, non hanno provenienza ne' ceto sociale: sono le stesse che possono presentarsi in ogni persona innamorata, chiunque essa sia e chiunque sia il destinatario del suo amore. 

Ecco, questo ho pensato nel leggere il libro.

Mi sono anche fatta delle grasse risate con alcuni personaggi davvero folkloristici, con espressioni tipicamente locali e modi di fare che rendono alla perfezione la vita di periferia.
Per me si è trattato di un libro diverso dai generi che più mi appassionano e che, lo ammetto, in alcuni punti è andato avanti a rilento ma non per questo la lettura è risultata pesante o non gradita. Va anche detto che sono in un periodo particolarmente pieno della mia vita, con poco tempo libero e pochi momenti nei quali dedicarmi a mente libera alla lettura. Probabilmente il ritmo di lettura è dovuta anche a questo.


Ciò che è emerso in modo piuttosto chiaro ai miei occhi è un senso di insoddisfazione di fondo: parecchi dei personaggi che l'autore propone sono insoddisfatti della vita che fanno e, per un motivo o per l'altro, non fanno nulla per cambiare la propria vita. Sono personaggi che preferiscono restare nella situazione attuale pur di non deludere la famiglia, pur di non far parlare il paese. Serpeggia una rassegnazione latente palpabile. E questo, a dire il vero, al di là della storia di Samuele, mi ha rattristata un po': nella realtà credo che possano esserci molte situazioni di questo tipo, più o meno palesi. Ed è anche stato motivo di riflessione per me: quanto siamo disposti a metterci in gioco per noi stessi? Per la nostra felicità? O siamo, invece, succubi di una rassegnazione che facciamo finta di non saper riconoscere ma che, nel nostro profondo, riconosciamo molto bene?

Con questo libro partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo assegnatomi da Laura La Libridinosa.
 

sabato 3 giugno 2017

Magari domani resto (L. Marone)

Di persone che hanno scelto di andare ne conosco diverse. Molte di più sono quelle che hanno deciso di restare. Tante volte mi sono chiesta quale fosse la scelta più coraggiosa, se lasciare tutto - affetti compresi - per ricominciare altrove o se restare ad affrontare i problemi quotidiani e dare un contributo affinchè qualche cosa potesse cambiare in meglio.

Bhè, mi sono detta che ci vuole coraggio in tutti e due i casi: il coraggio del distacco, del ricominciare senza avere nessuno accanto, dell'affrontare un ambiente nuovo ma anche il coraggio di farsi carico delle situazioni vicine, delle persone che si hanno accanto, dei problemi di ogni giorno.

Coraggio. 

E' quello che ho trovato nel libro di Lorenzo Marone, Magari domani resto.

Un libro di cui ho sentito tanto parlare e che ho in una copia autografata dall'autore, incontrato ad una presentazione organizzata nella mia zona. Ebbene, io ho trovato tanti esempi di coraggio in questa storia.
Luce è il personaggio principale ma io credo di poter dire che sono tutti importanti coloro che gli gravitano attorno. Tutti personaggi che hanno messo in campo una buona dose di coraggio.
Lo è sua madre: una donna abbandonata dal marito con due figli piccoli che, nonostante il suo modo di essere, i suoi silenzi e il suo modo di fare, ha avuto il coraggio di crescere due bambini da sola e di accettare una situazione più grande di lei.
Lo è sua nonna: una donna che le è stata accanto con affetto e che le ha trasmesso molto, una donna che ha avuto il coraggio di fare una scelta e di chiedere scusa a sua figlia, alla quale ha fatto un torto.
Lo è Carmen: una donna che ha il coraggio di ribellarsi ad un uomo potente e di affermare il suo amore per un figlio che non merita di diventare come lui, come quell'uomo che credeva di amare, che le aveva promesso agi e bella vita ma che si è rivelato per quello che è.
Lo è anche il marito di Carmen che, alla fine, ha il coraggio di abbandonare il suo ruolo di uomo potente che tutto può, e riconosce che è ora di smetterla di fare la guerra soprattutto quando di mezzo c'è un bambino.
E lo è anche lui, Kevin: un bambino che non sembra figlio dei suoi genitori, tanto è a modo, rispettoso, intelligente. Lui ha il coraggio di lasciarsi andare ai sentimenti, di riconoscere ciò che di bello ha attorno, di dare alle persone il giusto peso, di non rinunciare a seguire il suo piccolo ma grande cuore.
Lo è anche don Vittorio: un vicino di Luce che diventa per lei molto di più di un semplice conoscente. Un uomo che ha avuto il coraggio di troncare una storia che, secondo il suo punto di vista, non avrebbe avuto futuro ma che ha poi avuto la stessa dose di coraggio nell'ammettere che non si possono mettere bavagli all'amore. 
Ed Antonio? Il fratello che ha scelto di andare? Bhè, anche lui ha fatto una scelta coraggiosa assecondando un amore per una donna più grande, con un altro matrimonio alle spalle ed una figlia grane. Decide di tornare per affrontare la sua famiglia e per tentare di sentirsene nuovamente parte, seppur con la sua nuova situazione che non può essere che un arricchimento per tutti.

Luce. Non è più una ragazzina e la vita l'ha provata su più fronti. Una famiglia che non riesce quasi a considerare tale, viste le assenze che ha registrato da parte di un padre che ha abbandonato tutti, una madre assente pur nella sua presenza, una nonna vicina fisicamente ma lontana per un misterioso motivo, un fratello che se ne va. Lei resta. Decide di restare e di affrontare un presente fatto di sfide quotidiane, di solitudine, di senso di abbandono. Eppure, Luce scopre pian piano che tutti coloro che le stanno attorno hanno qualche cosa da darle. Ed anche quella causa che le viene affidata dal suo datore di lavoro - Luce è un avvocato - porterà qualche cosa di positivo nella sua vita.
E' una donna coraggiosa, testarda, con un carattere forte che la porta a tirare anche pugni se necessario. Ma mostra anche la sua debolezza, quella di una donna sola che è alla ricerca di un equilibrio in una vita in cui sente che manca qualcosa.
Luce mi ha trascinata nei vicoli di Napoli con delicatezza. Una Napoli - come aveva anticipato l'autore nel corso della presentazione del libro - che apre le sue porte senza necessariamente sottolineare la sua faccia più oscura che, comunque, in parte emerge dal racconto ma quasi di passaggio. E' una Napoli che cattura, che appassiona, che completa la figura di Luce e la sua storia.

Luce ha dei forti dubbi: vado? O resto?
A ben guardare, chi di noi non ha mai avuto dubbi di questo tipo rispetto alla propria vita o, semplicemente, ad una situazione che richiedeva una scelta del genere? Non è una scelta facile. E ci vuole coraggio. Quello che a Luce non manca.

Con questa lettura, che consiglio senza riserve, partecipato alla Challenge La ruota delle letture: un libro con la copertina blu (e sfumature).
 
E partecipo anche alla Challenge From Reader to Reader 2.0.