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domenica 31 gennaio 2021

Favole da incubo (R. Bruzzone - E. Valente)

Ho avuto occasione di conoscere Roberta Bruzzone ad un incontro nel corso del quale si parlava di femminicidio e violenza contro le donne. L'altra autrice di questo libro non la conosco ma ho ritrovato, tra le pagine di Favole da incubo, la lucidità, la chiarezza e quel modo diretto di dire le cose che ho trovato nella Bruzzone, in quell'occasione.

Ed ho trovato tanto dolore tre queste pagine. 

Il dolore delle donne morte un giorno dopo l'altro, sotto la minaccia costante di uomini che, alla fine, le hanno punite. Le hanno uccise nella gran parte dei casi ma, in altri, le hanno mutilate dal punto di vista emotivo togliendo loro ciò che avevano di più caro.

Ho trovato il dolore dovuto all'indifferenza di una società che non è capace di vedere o che, quando vede, fa finta che non sia affar suo. Quello dovuto alla sordità di quelle istituzioni che, anche davanti a denunce circostanziate, raccomandano alle vittime di "fare le brave" non tenendo conto di ciò che viene denunciato se non quando, oramai, è troppo tardi.

Tutto molto doloroso. Così come è dolorosa l'analisi di come i media hanno dato conto dei vari fatti di cronaca che, a ben guardare, sono una piccola goccia in un immenso oceano di violenze che purtroppo vengono continuamente perpetrate. La cronaca di questi giorni ne è la prova.

Il libro non è un romanzo. No. E' l'analisi di storie vere finite in tragedia. Di femminicidi di cui dare conto in modo oggettivo, senza fronzoli e senza ipotesi dovute al chiacchiericcio di paese che, pure, in situazioni così dolorose ha il suo peso accanto all'indifferenza collettiva.

Il femminicidio è, prima di tutto, frutto di un retaggio culturale di cui si fa fatica a liberarsi. E non è un problema che riguarda solo le donne. No. Riguarda tutti indistintamente, comprese quelle piccole vittime che sono i figli di coppie in cui si consumano violenze e che, spesso, subiscono i riflessi di tutto ciò. Anche di questo si parla in un libro che vuole raccontare per fare in modo che situazioni di questo tipo non si verifichino più.

Dieci storie (più una) di femminicidi da raccontare per impedire che accadano ancora. Nel sottotitolo del libro è indicata la spiegazione del contenuto. 

Alcune delle storie narrate le ricordavo dai resoconti avuti dalla tv però ammetto che presto sono storie che cadono nell'oblio dei più, dimenticate dopo poco, soppiantate da nuove storie, da nuove violenze, da nuove morti. Purtroppo è quello che accade.

Ho avvertito il bisogno di guardare negli occhi quei mostri ma anche di incontrare lo sguardo delle vittime e durante la lettura ho cercato informazioni aggiuntive. Tutto troppo vero, purtroppo. Mi sono sentita piccola piccola davanti a tragedie tanto grandi. E mi sono chiesta come sia possibile tanta indifferenza attorno a tanto dolore, prima che tutto si trasformasse ogni volta in tragedia!

Noemi Durini: massacrata, accoltellata e sepolta viva da Lucio Marzo il 3 settembre del 2017.

Guerrina Piscaglia: uccisa da Gratien Alabi, viceparroco che ne ha occultato il cadavere il primo maggio 2014.

Elena Ceste, uccisa dal marito Michele Buoninconti il 24 gennaio 2014.

Barbara Cicioni, strangolata dal marito Roberto Spaccino all'ottavo mese di gravidanza, tra il 24 e 25 maggio del 2007.

Arianna Flagiello, istigata a suicidarsi gettandosi dal balcone dal convivente Mario Perrotta, il 19 agosto 2015.

Roberta Ragusa. Scomparsa. Il marito Antonio Logli è stato condannato per omicidio e occultamento di cadavere, 13/14 gennaio 2012.

Valentina Pitzalis, bruciata dal marito Manuel Piredda, sopravvissuta. 16/17 aprile 2011.

Ilaria Palummieri, uccisa assieme al fratello Gianluca da Riccardo Bianchi, ex fidanzato di lei ed amico di lui, 23 giugno 2011.

Andrea e Davide, dodici e nove anni, soffocati e bruciati dal padre, Pasquale Iacovone, per vendetta nei confronti della madre, Enrica Patti, 16 luglio 2013.

Maria Cristina Omes, uccisa insieme ai figli Giulia e Gabriele, quattro anni e venti mesi, dal marito e padre Carlo Lissi, 14 giugno 2014.

A loro si somma l'undicesima storia... quella di un bambino che ha visto papà uccidere mamma e che ne porta tutt'ora i segni psicologici addosso.

Ho voluto riportare i loro nomi perché sono storie concrete, che non possono essere sottintese parlando di vittime, di donne uccise... Sono persone che hanno sofferto prima ancora di essere uccise e contro le quali si è continuato, in gran parte dei casi, a gettare fango e insinuare dubbi anche dopo la morte.

Il libro, oltre a raccontare i fatti nei vari capitoli, propone un approfondimento sugli stereotipi che si concretizzano nei vari casi (e che spesso si ripetono e si integrano tra loro) ma racconta anche come si è comportata la stampa nei vari casi e che tipo di immagine ha restituito ai lettori oltre che un'analisi degli insegnamenti che possono arrivare dai singoli casi.

Un libro duro, doloroso ma necessario. Perchè solo parlando di tutto ciò, solo contribuendo ad alimentare la consapevolezza di quanto il femminicidio sia un problema di un'intera società e non di un singolo si può sperare che tutto ciò non accada ancora.
Da leggere.
***
Favole da incubo
Roberta Bruzzone, Emanuela Valente
De Agostini editore
304 pagine
15.90 euro copertina flessibile - 7.99 Kindle

venerdì 28 agosto 2020

Tre. Una storia vera di violenza e rinascita (A. Panciroli – L. Spohr) - Venerdì del libro

Quella raccontata da Alberto Panciroli e Lorna Spohr è una storia vera. E’ la storia, conosciuta grazie ad una collaborazione con Thrillernord, di una donna ma ne racchiude tante altre che potrebbero essere uguali alla sua: la storia di una donna che ha sognato una vita serena accanto ad un uomo che l’amasse ma che si è trovata a fare i conti con un uomo violento come mai avrebbe potuto pensare.

Nel momento in cui Nalin incontra quell’uomo gentile, incrocia i suoi occhi con quello sguardo carico di sentimento, immagina che sia arrivato il momento di prendere una decisione che le cambierà la vita. E sarà proprio così, lei non può immaginare quanto.

Perché la scelta di scappare con quell’uomo per sposarlo non le cambia la vita solo perché la vede andare via dal suo villaggio (e non scendo in considerazioni legate alla sua cultura di appartenenza e alle modalità con cui le famiglie affrontano il discorso matrimonio) e dalla sua famiglia per affrontare una vita da donna sposata, in una famiglia tutta sua ma, soprattutto, perché poco tempo dopo il fatidico “sì” sarà la violenza a cambiarle la vita.

Quella che si troverà a subire ogni giorno da quell’uomo che tanto gentile le era sembrato tempo prima e che ha la capacità di trasformarsi in un mostro tra le mura di casa, quando decide di scaricare su di lei tutta la sua rabbia.

E’ una storia che nessuno vorrebbe raccontare ma che, purtroppo, è più comune di quel che si possa pensare.

La storia di Nalin viene raccontata in modo semplice e lineare da due operatori che la donna ha incontrato nel suo cammino quando ha deciso di dire basta e di farsi aiutare. Due operatori che non hanno certo velleità di romanzieri ma che fanno da tramite tra la voce di Nalin e il mondo, affinchè si conosca la sua storia e possa essere d’aiuto per tante altre donne nella sua stessa situazione.

La prima cosa che ho pensato è che il libro è finito troppo in fretta. Non perché avessi voluto conoscere maggiori dettagli dell’agonia vissuta dalla protagonista, non è questo il punto, ma proprio perché la rapidità con cui il libro finisce sembra lasciare qualche cosa di incompiuto nel lettore, come se non fosse sufficientemente strutturato. Come se non ci fosse molto altro da dire oltre alla rapida descrizione dei tre periodi: la speranza di una vita migliore, la violenza, la sopravvivenza.

Ma forse è solo la coscienza di ognuno che viene messa a nudo davanti a situazioni di questo tipo tanto in fretta quanto in modo profondo.

Perché se è vero come è vero che quanto scritto somiglia più ad un racconto breve che non ad una storia meglio strutturata è anche vero che non servono troppi fronzoli per trasmettere il messaggio che si legge chiaramente: non è più possibile che vengano perpetrate violenze di quel tipo tra le mura di quello che dovrebbe essere un sicuro focolare domestico. La violenza va sempre condannata, è vero, ma qui stiamo parlando di un contesto specifico quello che, per antonomasia, dovrebbe essere il più sicuro e protetto: la famiglia.

E non si può più pensare che una donna continui a considerarsi responsabile dei gesti violenti di un uomo perché

“…magari me lo sono meritato perché ho parlato a sproposito, mi sono mossa a sproposito, l’ho provocato”...

Non è semplice, soprattutto quando ci sono anche dei figli… ma è necessario. Ogni uomo violento va denunciato, allontanato, isolato e le sue scuse, le sue suppliche, i suoi “…non lo farò più” debbono cadere nel nulla. Ogni donna va aiutata a venire fuori da situazioni di questo tipo. 

***
Tre. Una storia vera di violenza e rinascita
Alberto Panciroli – Lorena Spohr
Bookabook
136 pagine
11.00 euro copertina flessibile - Kindle Unlimited

martedì 25 novembre 2014

Storie di donne...

Lo sanno anche i muri. Il 25 novembre, oggi, si celebra la Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
In rete mi sono imbattuta in molteplici contributi: pensieri, immagini, commenti...
Io vorrei dare il mio contributo, nel celebrare questo giorno, proponendo una serie di letture che hanno per protagoniste donne.
Donne coraggiose, donne che camminano a testa alta, donne che hanno trovato la loro strada nella vita nonostante tutto.
I libri che propongo sono una selezione di quelli che mi sono rimasti maggiormente in mente e nel cuore ma parto con il suggerimento di una lettura che ancora mi manca e che mi attende nella libreria di casa.

Io ci sono. La mia storia di non amore, di Lucia Annibali con Giusi Fasano.
Gli anni che verranno saranno quelli di un'altra Lucia. La donna che sono stata finora non esiste più e non è che la rinneghi. E' che davanti allo specchio ce n'è una nuova più consapevole, più forte, più determinata, più coraggiosa e, anche se può sembrare strano, più bella. Mi sento bella nella mia dignità e nel mio orgoglio; amo il mio viso più di quanto lo amassi quando era perfetto, lo amo perchè mi sono sudata ogni piccolo, piccolissimo passo in avanti per vederlo migliorare.
E poi una carrellata di libri che ho letto già:

Nessuno può toglierti il sorriso, di Valentina Pitzalis.
Amare non vuol dire annullarsi. Ora lo so e vorrei tanto che tutte le donne ne fossero consapevoli: non sono la tua bambola, ho il mio cervello e devo potermi confrontare con gli altri per arricchire la relazione. Altrimenti si resta isolati e non si cresce. Ci si deve staccare dal "male" e bisogna cercare specialisti che possano aiutare i nostri mariti e compagni, perchè noi non siamo psicologhe o medici e l'amore non basta.
La mia 'ndrangheta, di Rosy Canale/Emanuela Zuccalà.
Questo libro non contiene rivelazioni eclatanti o segreti taciuti: l'unica verità in queste pagine è l'essenza delle sue protagoniste. I fatti di cronaca, spesso atroci, sono serviti per contestualizzare la narrazione che si sviluppa in maniera parallela. Ma questo, nonostante tutto, non è banalmente un libro di 'ndrangheta. Chi lo considera tale alimenta le tenebre, negando la possibiltà di vedere altro in San Luca, in Calabria, nel mondo. E' invece un racconto di speranza che vorrebbe premiare la volontà e la fede di chi ha fatto parte di quest'esperienza unica e straordinaria: il Movimento delle donne di San Luca.
Philomena, di Martin Sixsmith.

Philomena è la storia straordinaria di una donna straordinaria. Philomena Lee era un'adolescente ingenua, il cui unico peccato fu quello di rimanere incinta al di fuori del matrimonio. "Segregata" in un convento da una società irlandese dominata dalla Chiesa cattolica, diede alla luce un bellissimo bambino. Per tre anni si prese cura del piccolo Anthony, lavorando per tutto il tempo nelle lavanderie del convento. Poi, come migliaia di altre "donne perdute", Philomena fu costretta a rinunciare a suo figlio per poter essere liberata dalla condizione di schiavitù o quasi in cui si trovava.
Avevo 12 anni, ho preso la mia bici e sono partita per andare a scuola di Sabine Dardenne.
... mi sono isolata volontariamente per mettere insieme i pezzi di questo gigantesco e spaventoso puzzle, in mezzo al quale ero sopravvissuta Voglio classificarlo nella mia memoria a modo mio, in un modo che spero definitivo. Solo un libro sullo scaffale. E poterlo dimenticare molto presto.
Io, Nojoud, dieci anni, divorziata, di Nojoud Ali.
Nojoud viene dallo Yemen. Nojoud ha solo dieci anni. Nojoud non è che una bambina. Una bambina divorziata. Perché anche se ha un lieto fine, questa non è una favola. E la storia di una battaglia, invece. La storia di una bambina che, in un paese in cui le donne sono spesso schiave inermi, ha saputo combattere con il cuore e il coraggio di una leonessa. E stata costretta a sposare un uomo che non aveva mai visto. Un uomo di trent'anni. Lei non ne aveva che otto. E stata picchiata. E stata obbligata a rinnegare la sua infanzia. Nojoud aveva paura. Nojoud voleva giocare. Voleva andare a scuola. Nojoud non è che una bambina. Ha pianto così tanto, ma nessuno la ascoltava. Ha supplicato suo padre, sua madre, sua zia. "Non possiamo fare niente. Se vuoi, vai in tribunale da sola" le hanno risposto. Così, una mattina, Nojoud è scappata dalla sua casa-prigione. Si è incamminata da sola verso il tribunale di Sana'a. Si è ribellata alla legge degli uomini. Ha chiesto il divorzio. In un paese in cui oltre la metà delle spose sono bambine tra gli otto e i dieci anni, Nojoud ha trovato il coraggio di dire no.
Queste sono le storie di donne che mi vengono in mente a pelle... senza pensarci troppo. Donne che hanno subito violenza seppur in modo diverso, con diversa intensità e con differenti modalità ma che, in ogni caso, hanno saputo reagire con coraggio.
Sono tutte storie vere... poi ci sono anche i romanzi che però non sono delle testimonianze di vita ma storie inventate... ma si questa è un'altra storia...
Mi impegno ad aggiornare questo post qualora mi venisse in mente qualche altro titolo di storie che hanno come protagoniste donne. Storie vere, storie di speranza e di coraggio. Storie di donne. 

domenica 3 agosto 2014

Nessuno può toglierti il sorriso (V. Pitzalis)

Ho letto il libro di Valentina Pitzalis - Nessuno può toglierti il sorriso - in poche ore. Non perchè sia una lettura superficiale e che non meritasse attenzione... tutt'altro. Non so ben spiegare le sensazioni che ho provato durante la lettura ma ci proverò... Nel leggere la prima parte ho provato tanta rabbia ed incredulità. Mi sono detta: "...ma come è possibile che una ragazza intelligente come ritengo sia Valentina non abbia capito che si trovava accanto ad una persona pericolosa, instabile, malata e che prima o poi ne avrebbe fatto le spese?". 

Mi è sembrato così strano che Valentina non fosse riuscita a dare il giusto peso ai tanti segnali che le arrivavano dal suo uomo... In più passaggi mi sono detta: "...ma come si fa a non capire cosa le sta accadendo? Come si fa a non reagire?".

Ma si è trattato di un momento. 

Più andavo avanti con la lettura e più realizzavo che quando si ama una persona incondizionatamente si tende a vedere solo ciò che di positivo c'è in lei. Il resto viene visto come qualche cosa di superabile, di poco importante e di passeggero, di guaribile. E non certo per ingenuità quanto sulla scia di un sentimento puro ed intenso che tende ad offuscare i contorni di ciò che non ci piace nella persona che abbiamo accanto e ad enfatizzare tutto ciò che, invece, amiamo in lei.

Per Valentina è stato proprio così. Per lei come per tante altre donne, giovani o meno giovani, che si trovano ad amare intensamente compagni che hanno dei problemi seri che non possono essere guariti con l'amore. Lo si pensa, è vero, proprio come dice Valentina: si è portati a pensare di poter essere d'aiuto alla persona amata con il proprio amore ma, poi, la realtà è un'altra e ce se ne accorge - spesso - quando è troppo tardi.

Cosa è successo a Valentina? Ha sposato un uomo che amava e che l'amava... l'amava di un amore morboso e malato che lo portava a tenerla chiusa in casa, a farle tagliare i ponti con tutti i suoi amici, conoscenti ed anche parenti. Questa sua indole, però, si è manifestata solo dopo il matrimonio... non prima se non per piccoli sporadici episodi.
Lei lo ha assecondato per un lungo periodo fino a che, dopo una serie di vicissitudini, ha detto basta. A questo punto la situazione è degenerata e si è ritrovata cosparsa di cherosene da parte del suo uomo che le ha dato letteralmente fuoco ed è morto nel compiere questo gesto. Lei è sopravvissuta. O meglio... Valentina, quella che c'era prima di quel giorno, è morta il 17 aprile 2011 e al suo posto c'è un'altra persona... una donna nuova che, seppur sfigurata da quanto le è accaduto, resa disabile da ciò che ha dovuto subire per salvarsi, non ha mai smesso di combattere ed ora grida al mondo intero la sua voglia di vivere cercando di aiutare altre donne a venir fuori da situazioni di coppia malate, insane, che potrebbero arrivare a tragedie simili alla sua. 

Dopo quel giorno Valentina ha dovuto sopportare delle sofferenze indicibili, inimmaginabili... dalla lettura del libro si può arrivare a comprendere solo in parte - credo - la grande sofferenza che ha dovuto sopportare. Sofferenza fisica ma anche psicologica che, però, non l'hanno portata ad abbattersi ma a reagire con forza, coraggio, ironia e, grazie anche all'amore ed al sostegno della sua famiglia e delle persone che ha avuto vicino, anche con la consapevolezza di poter essere d'aiuto a tante donne... Con un nuovo volto, una mano amputata ed il braccio destro soggetto a molteplici operazioni per riaverne la funzionalità, Valentina non è più lei. Ora è Morgana... una donna nuova che ha soppiantato la vecchia Valentina non solo nell'aspetto ma anche nel modo di essere. Oggi è una donna matura, che ha saputo imparare dai propri errori. Sa di averne commessi, di errori, e da loro vuole ripartire per aiutare tante altre donne che si trovano a vivere situazioni simili alla sua.

Nella prima parte del libro Valentina racconta della sua vita da ragazza innamorata, prima, e da donna sposata (e sempre più innamorata), poi. Racconta di come l'amore del suo uomo nei suoi confronti sia andato via via degenerando in un morboso e malato attaccamento, di come lei abbia tentato di aiutarlo a cambiare. Racconta poi dell'epilogo di un rapporto fatto di alti e bassi, di allontanamenti e riavvicinamenti, fino a quel maledetto giorno.
Da quel momento in avanti il racconto è quello di una persona ridotta quasi in fin di vita che, aiutata da medici e familiari, lotta per la vita. E' un racconto di sofferenza, di piccoli ma grandi progressi, di forza di volontà, di speranza. Poi Valentina racconta delle tante persone che, pur non conoscendola, le sono state vicine. Sono i suoi "angeli": coloro che la seguono nel profilo FB aperto a suo tempo per lei, Un sorriso per Vale. Parla anche di situazioni poco piacevoli legate al suo modo di essere ma lo fa con eleganza e senza rancore...
Ecco un punto fondamentale: rancore... Non prova rancore soprattutto nei confronti dell'uomo che le ha irrimediabilmente cambiato la vita. Non odia il suo carnefice perchè sa che, a modo suo, l'amava... Sa che era a sua volta vittima di un amore malato e che non è riuscito a controllare i suoi gesti.

Io non so, onestamente, se riuscirei a perdonare. Sono sincera: non so se ce la farei. Valentina/Morgana ha sempre preteso che non si facesse passare il suo uomo per un mostro ma per una persona malata, quale era. Anche in occasione di un'apparizione in tv, una condizione che ha imposto prima di accettare è stata proprio questa: non demonizzare quell'uomo ma considerarlo così com'era... una persona malata, legata a lei da un amore malato.

La parte finale è un appello a chi si trova a vivere situazioni analoghe alla sua: è un invito a non tacere, a non voler fare a tutti i costi le "crocerossine" perchè ci sono esperti che possono aiutare mariti o compagni che danno segni di difficoltà nel gestire in modo "sano" un rapporto di coppia. E' un invito a non annientarsi mai per amore dell'altro perchè amare l'altro non è questo... 
Amare non vuol dire annullarsi. Ora lo so e vorrei tanto che tutte le donne ne fossero consapevoli: non sono la tua bambola, ho il mio cervello e devo potermi confrontare con gli altri per arricchire la relazione. Altrimenti si resta isolati e non si cresce. Ci si deve staccare dal "male" e bisogna cercare specialisti che possano aiutare i nostri mariti e compagni, perchè noi non siamo psicologhe o medici e l'amore non basta.
Credo che sia un libro che meriti di essere letto da tutti, non solo da ragazze o donne. Come indicato in copertina, quella di Valentina è una storia d'amore e di violenza. Una lezione di coraggio e di speranza.
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Nessuno può toglierti il sorriso
Valentina Pitzalis
Mondadori Editore
euro16.00 - disponibile anche in ebook