martedì 2 giugno 2020

Il fu Mattia Pascal (L. Pirandello)

Se l'ho letto da ragazzina, per obblighi scolastici, non me lo ricordo.
Ora, quando l'idea degli obblighi scolastici è un bel po' lontana, ho scelto di leggere Il fu Mattia Pascal che è finito in casa mia in doppia copia.

Quella cartacea è frutto di un prestito bibliotecario a cui abbiamo attinto prima del lock down visto che la lettura era stata assegnata a mia figlia come compito mensile dall'insegnante di italiano. Il formato e-book l'ho scaricato io perchè eravamo a ridosso della data di scadenza del prestito e non ero ancora riuscita a leggerlo. Che non sia mai che un libro passa per casa mia senza che venga letto da me!! Così mi ero organizzata. Poi il virus, le biblioteche chiuse e... Mattia Pascal in versione cartacea è rimasto con noi ben più a lungo del mese di prestito.

Ecco perchè ho potuto disporre di tutti e due i formati.
Prediligo il cartaceo ma, visti i caratteri piccini piccini e visto che spesso mi trovo a leggere di sera, con tutta la stanchezza addosso della giornata lavorativa, ho approfittato volentieri dell'e-book che da questo punto di vista è di grande aiuto.

Ed è stata una scelta azzeccatissima. Mattia mi ha divertita, mi ha fatto riflettere, mi ha anche un pochino fatto compassione in alcuni tratti. E lo stile di Pirandello... che dire? Ho avuto voglia di declamare quelle pagine ad alta voce tanto mi sono sembrate musicali. Ovviamente si tratta di uno stile d'altri tempi, che in alcuni passaggi è anche un po' ridondante, ma molto piacevole.

Evidentemente era giunto il suo momento e credo che Mattia Pascal sarà uno dei personaggi che non dimenticherò. 
Non  ho ne' le competenze ne' l'ambizione per fare un'analisi critica del testo. Non è certo questa la mia intenzione. Mi permetto di fare delle riflessioni da semplice lettrice che non si pone 

Mattia è un simpatico perdigiorno che decide di raccontare, non senza ironia, la sua storia. E' sempre vissuto di rendita anche quando le cose per la sua famiglia, dopo la morte del padre, non si sono messe troppo bene. Anche il suo lavoro alla biblioteca cittadina, trovato per intercessioni a livello comunale, che pur gli permette di guadagnarsi qualcosina non lo affatica più di tanto...
Prende la vita con la dovuta leggerezza quasi subendo gli eventi: ne sono la prova le sue vicende amorose che sembrano piombargli tra capo e collo senza che sia capace di dare importanza alla conseguenze delle sue scelte.

Seppur vissuta con la dovuta leggerezza, quella vita stretta tra matrimonio e biblioteca inizia a togliergli il fiato tanto da indurlo a concedersi una pausa che gli frutterà un bel gruzzoletto al casinò. 
Pronto a tornare a casa dopo diversi giorni di assenza - senza ovviamente aver dato comunicazione ad alcuno del suo allontanamento - si imbatte in un articolo di giornale nel quale si comunica la sciagurata fine di Mattia Pascal, morto suicida e riconosciuto da sua moglie e da tutti i suoi concittadini in quel cadavere malamente ritrovato in paese.

Ecco l'occasione che cercava. 
Libertà. 
Nessuna moglie, nessun obbligo, nessuna suocera, nessun lavoro, nessuno a cui render conto, un bel gruzzoletto per viaggiare e mantenersi sotto mentite spoglie. E' davvero l'occasione per riconquistare la libertà perduta. 

In un continuo alternarsi tra realtà ed illusione, Mattia diventa Adriano Meis, uomo senza documento d'identità, con un passato tutto da inventare ed un futuro da uomo libero. Questo immagina il protagonista per rendersi ben presto conto che la realtà è un'altra cosa. La sua non identità è la vera schiavitù, costretto a vivere in un castello di menzogne giorno dopo giorno più grande, senza affetti, senza legami. La consapevolezza di questa situazione diventa tale che ad un certo punto la figura della moglie presunta vedova e del suo lavoro in quella biblioteca gli vengono in mente quasi come liberazione da questo status.

Ed ecco, al di là di ogni critica letteraria che lascio ad altri, la riflessione: quando si può dire di essere veramente liberi? Cosa limita davvero la nostra libertà? 

Non so dire se mi piaccia di più Mattia o Adriano. Seppur identici nell'aspetto sono due persone diverse o, almeno, questo è l'intento del protagonista che, alla fine, deve trovare il modo per venir fuori dalla situazione in cui si è infognato.

Si rende conto di aver fatto soffrire delle persone lungo il suo cammino ma deve recuperare quel minimo di normalità che gli permette di considerare la sua esistenza come tale. Il suo non essere non è vita. La libertà di un fantasma può essere tale solo all'inizio, sotto l'effetto dell'ebrezza del momento, ma nel lungo termine diventa schiavitù. 

Mattia lo scoprirà a sue spese.
E il lettore con lui.
***
Il fu Mattia Pascal
Luigi Pirandello
Feltrinelli
212 pagine
6.00 euro - Kindle Unlimited

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