venerdì 6 ottobre 2017

La sposa spagnola (K. McGregor) - Venerdì del libro

Per il Venerdì del libro di oggi segnalo un libro che mi ha letteralmente catturata: un libro d'avventura, un romanzo storico, una storia d'amore, un perfetto equilibro tra personaggi forti e capaci di catalizzare le attenzioni del lettore. 
Nel romanzo La sposa spagnola ho trovato tutto questo. Una profonda conoscenza del mondo del mare, quella dimostrata dall'autrice, che non nasconde una spiccata inclinazione per le storie capaci di proporre un colpo di scena dietro ogni angolo, dove i personaggi vengono proposti come personalità forti e particolari, dove forza e debolezza si completano, dove l'amore va a braccetto con la paura.

L'immagine di lei in copertina rende appieno la figura della protagonista, Soledad. Una donna bellissima, voluttuosa, dalle forme morbide ed invitanti. Un corpo che, appena fiorito, diventa la sua dannazione alla sua condanna. Bella, bellissima, dagli occhi di gatta e dal carattere forte. Seppur piegata dalle tante prove che la sua giovane vita le riserva, Soledad non si spezza ma riesce, alla fine, a riscattarsi. Un'esistenza votata alla sottomissione, la sua: in convento, quando viene punita per la sua eccessiva, peccaminosa bellezza; dal suo neo marito che è pronto a usare violenza su di lei fin dai primi minuti successivi al suo matrimonio; dai nemici della patria, che sono pronti ad usarla a loro piacimento allo scopo di torturare un marito che, invece di proteggerla, resta del tutto indifferente alla sua sorte.

Poi arriva lui. Jhon McFee. E' un pirata senza scrupoli, un uomo temuto da tutti, pronto a saccheggiare e a consegnare i suoi prigionieri ma altrettanto fedele ai suoi principi. L'incontro di Soledad con Jhon sarà un'arma a doppio taglio. Lui ne è catturato, rapito ma è pur sempre un pirata, un uomo dagli istinti incontrollabili che decide di farne la sua donna. La salverà da morte sicura ma diventerà sua, in tutto e per tutto. 

Lei è consapevole di essere stata salvata tanto quanto è consapevole di aver perso comunque la sua libertà, in balìa di un uomo che le mette paura ma la fa anche vibrare di emozioni mai provate prima. 
Lei è sua e nessuno, nessuno mai, potrà mancarle di rispetto o pensare di portargliela via. Costi quel che costi. E' pronto ad uccidere per difendere la sua donna.

Inizia così una storia ben costruita dove i personaggi sono capaci di emozionare con le loro avventure. Entrambi sono personaggi forti. Soledad e Jhon hanno la capacità di trasmettere emozioni contrastanti al lettore.

Jhon mi ha subito trasmesso un fascino difficile da descrivere. Il suo essere di origini indiane, quel suo animo inquieto, quel passato che affiora ogni tanto lasciando intendere ciò che solo alla fine verrà svelato, il suo senso di possesso, il suo istinto passionale e quel modo di proteggere la sua donna così totale... E' un personaggio che ho anche immaginato in carne ed ossa, grazie alla descrizioni che l'autrice ne fa. Dettagli su dettagli, sia per le ambientazioni che nel delineare i contorni di lui e di lei: un mix ben equilibrato che rende il libro decisamente magnetico.

Soledad... in alcuni passaggi l'avrei presa a schiaffi, sono sincera. Ma va anche tenuto conto del periodo storico in cui vive - siamo durante e dopo la presa di Panama del 1671 - della rigida educazione spagnola che le è stata impartita e delle abitudini del tempo in fatto di matrimoni, doti e tutto il resto. 

Il legame tra i due è chiaro fin da subito. Così come è chiaro fin da subito che quella tra Soledad e Jhon sarà tutto meno che una tradizionale e languida storia d'amore. Il loro è un legame profondo e controverso, odio e amore si sommano e si annullano in alcuni momenti ma nel profondo sono entrambi legati all'altro anche se la loro bocca o i loro gesti dicono altro.

Non mancano colpi di scena così come non sono risparmiate scene sensuali narrate con dovizia di particolari ma senza alcuna volgarità. L'autrice riesce a rendere alla perfezione le sensazioni provate dai protagonisti, lascia trasparire con chiarezza le contraddizioni di un rapporto così particolare e così profondo al tempo stesso.

Bello. Davvero un bel libro. Avvincente e ben scritto (anche se ho trovato alcuni termini ripetuti con una certa insistenza... come le nocchie delle mani di lui che diventano bianche ogni volta che reprime la sua rabbia serrando i pugni) ma nell'insieme sono davvero poca cosa.
Ho gradito la presenza di un glossario volto a spiegare il significato dei tanti termini usati nell'ambiente navale alcuni dei quali mi erano familiari, altri sconosciuti.

Se dovessi scegliere, il mio personaggio preferito sarebbe il pirata. Assassino, spregiudicato, violento è vero (è un pirata, o no?) ma capace di amare profondamente e con tutto se stesso. 

E' un libro che consiglio raccomandando di non farsi spaventare dalla mole di pagine da leggere (650).
Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo "leggi un libro con più di 400 pagine".

Inoltre, partecipo anche alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il secondo libro utile per le letture del mese di ottobre.

domenica 1 ottobre 2017

La stagione del biancospino (R. Bruni)

Il protagonista assoluto del libro di Riccardo Bruni La stagione del biancospino è il bosco. Il bosco con i suoi segreti, con i suoi suoni, con le creature che lo popolano. 
Il bosco da ascoltare, da comprendere, da vivere.

Poi c'è lui, Giulio. Porta un cognome illustre, Giulio: Rodari. Un cognome che fa venire in mente un autore di libri per bambini, non è vero? E a dire il vero un legame con il Rodari famoso c'è: Giulio scrive libri che hanno per protagonista uno gnomo ed è anche un illustratore. 
Ma questa non è la storia di un personaggio famoso che va nelle librerie a firmare copie.
Eh no! Rodari è agli arresti domiciliari in quanto accusato di aver ucciso - e poi occultato il cadavere - di Patrizia, la sua donna. 
Tanti sono gli elementi che depongono a suo sfavore: la seguiva, si appostava sotto casa sua, non accettava il suo rifiuto ed aveva anche apertamente minacciato di morte più di una persona.

Giulio sarebbe anche pronto a pagare se solo ricordasse come sono andate veramente le cose. Possibile che sia stato lui a farla fuori? L'amava... e non ricorda cosa è successo. Ora, costretto agli arresti domiciliari nell'hotel di famiglia - La Gherarda - Giulio cerca di ricordare qualche frammento, qualche immagine che possa poi comporre quel puzzle che potrebbe aiutarlo a fare chiarezza. Non è un'operazione semplice, lui lo sa bene. Ci prova, però, perchè non sopporta l'idea di non sapere se davvero può essere stato capace di uccidere la sua donna. 
Questo il contesto attorno al quale si snoda la storia. Una storia raccontata tra passato e presente, tra i dubbi di oggi e le certezze di ieri, tra i ricordi di tempi passati e le ombre di un arco temporale che, per Giulio, rischia di dilatarsi a dismisura. 

E non è solo la scomparsa di Patrizia a tenere banco nel villaggio di montagna in cui è costretto a vivere Giulio. Tornano alla mente storie mai dimenticate, echi lontani di esistenze irrequiete, segreti mai svelati e mezze verità.

Una storia che tiene un buon ritmo con personaggi che mostrano come l'animo umano possa essere fragile davanti alle prove della vita. 

Ho molto apprezzato la scelta dell'autore di rendere protagonisti anche tre gatti che si distinguono ognuno per una caratteristica - il bianco è il cattivo, il rosso è depositario di un vecchio segreto, il nero è quello che dimostra come i felini della sua specie vivano davvero sette vite - e che aggiungono un'alea di suggestione in più.
Non sono affatto personaggi secondari, a ben guardare, ed è davvero una trovata originale!

Nel momento in cui si arriva a comprendere quale sia stata la verità, si arriva a conoscere da vicino un pazzo omicida che è stato capace di celare la sua vera indole agli occhi di tutti. Un pazzo, non so come descrivere altrimenti quell'uomo che uccide con la facilità con cui si abbattono i pezzi nemici degli scacchi. Un pazzo con una precisa idea in mente, con complici altrettanto pazzi e spregiudicati e che non attribuisce alcun valore alla vita di chi si mette tra lui ed il suo sogno. Non avrei mai immaginato gli sviluppi davanti ai quali mi sono trovata. E non è stato tanto il colpevole a meravigliarmi quanto la facilità con cui  tenta di risolvere alla radice ai suo problemi: una vera e propria carneficina, compiuta come niente fosse. Un tantino inverosimile... ma è pur sempre un romanzo e possiamo concedere all'autore di lasciarsi un po' andare!

E' un libro avvincente, ben costruito, capace di sommare suspense a leggende e credenze d'altri tempi. Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il primo libro per il mese di ottobre: a dire il vero è stata la mia ultima lettura di settembre ma non sono riuscita a recensirla in tempo per essere computata, ai fini della gara, nel mese appena concluso.

venerdì 29 settembre 2017

La pietà dell'acqua (A. Fusco) - Il Venerdì del libro

Il Commissario Casabona torna con una nuova indagine. 

Un'indagine che lo porta sempre più lontano dai suoi affetti tanto da rischiare di darci un taglio netto.
Tommaso Casabona torna con un caso che si rivelerà più intricato del previsto e che lo porterà a lavorare fianco a fianco con una nuova collega che avrà un ruolo importante nella sua vita, in quel particolare momento storico. Oppure no? Credo che questo sia un elemento che potrebbe trovare degli sviluppi in futuro anche se, per come si mettono le cose, ci sono tutte le caratteristiche affinché sia una storia aperta e chiusa.

Anche questa volta mi ha un po' innervosita il modo di chiamare il Commissario per cognome in abbinamento a persone chiamate per nome.
Nel precedente libro era Casabona e Cristina, stavolta è Casabona e Monique. Come ho già detto, non c'è una regola da seguire ma a me suonano meglio due cognomi abbinati tra loro o due nomi.
Un dettaglio.

La storia è piuttosto intricata ma gli elementi emergono, pian piano, con una certa facilità.

Questa volta è un caso di vendetta. Una vendetta che si consuma in un borgo molto particolare ed in un periodo altrettanto particolare: siamo sulle colline toscane, ai confini di Valdenza. E siamo in un periodo storico particolare visto che dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, con il prosciugamento del lago torna alla luce il vecchio borgo di Torre Ghibellina. Tornano alla luce le case di pietra, il campanile ed anche un piccolo cimitero. Ma tornano alla luce, pian piano, anche vecchi delitti rimasti impuniti e risalenti al periodo nazista.

Qualcuno sapeva ma ha fatto finta di non sapere. Qualcuno ha preferito ignorare la verità. Ma alla verità si può mettere il bavaglio? Si può impedire alla verità di tornare alla luce?
E, soprattutto, per quanto tempo si può covare nel proprio profondo il desiderio di vendetta per atroci delitti dimenticati o sconosciuti ai più ma rimasti scritti sulla pelle di chi è sopravvissuto?

La pietà dell'acqua è il secondo libro della serie delle indagini del Commissario Casabona che leggo.
L'ho odiato per la facilità con cui ha dimenticato di avere una moglie e mi è sembrato anche un po' troppo semplice che gli venga permesso di tornare alla normalità come niente fosse. Anche nel suo caso, per quanto potrà la verità restare nascosta, per quanto potrà essere taciuta? Non so se sarà così ma ci sono tutte le carte in regola per poter dare un seguito alla vicenda personale. 

Certo è che un elemento caratterizzante di questo commissario è il suo rapporto altalenante con sua moglie. 
Un personaggio secondario, questo, che credo possa essere preso in considerazione - magari in futuro - per avere più spazio e per caratterizzarsi un po' meglio.
Questi commissari, che vita tormentata che hanno! Come non pensare a Montalbano e alla sua Livia? Alle difficoltà che si affrontano nel tenere in piedi un rapporto di coppia quanto si fa un mestiere in cui le emergenze sono all'ordine del giorno e dove non c'è vacanza che tenga?

Scrittura fluida, intreccio non eccessivamente complicato, colpo di scena finale al quale si arriva con una certa delicatezza. Quella stessa delicatezza che la situazione richiede. 

Sono sincera: dopo il primo romanzo che mi aveva convinta per metà, ora ho voglia di leggere altro di Fusco, vorrei proprio sapere come si sviluppa soprattutto la sfera personale del Commissario. Ed avere la curiosità di leggere altro credo che sia proprio un buon segno.

Letto in e-book, tranne un piccolissimo errorino del tutto trascurabile devo dire che non ho trovato errori o i classici strafalcioni che, in più d'una occasione, mi hanno fatto odiare i supporti telematici a tutto vantaggio del libro tradizionale.

Con questa lettura partecipo alla quarta tappa della The Hunting Word Challenge con la parola ACQUA che trovo nel titol e rappresentata in copertina visto che tra le abitazioni si vede il mare.

Inoltre, partecipo con Fusco al Venerdì del libro di questa settimana lasciando il mio pensiero su quello che è stato il suggerimento di lettura di Paola venerdì scorso.
Inutile dire che il genere mi piace un bel po'. Ho appena preso in mano un altro giallo e la lettura successiva sarà dello stesso genere (libro già preso in prestito in biblioteca e in attesa sulla libreria di casa).

lunedì 25 settembre 2017

Hamburger & Miracoli sulle rive di Shell Beach (F. Flagg)



Se avessi dovuto giudicare dalla copertina non avrei mai scelto il libro Hamburger & miracoli sulle rive di Shell Beach di Fannie Flagg. Pur avendo apprezzato l’autrice in passato, l’orrenda copertina proposta dall’edizione Bompiani che ho trovato in biblioteca mi avrebbe senza dubbio indotta a passare ad altro se non fosse per la Challenge a cui partecipo, la Ruota delle Letture, per la quale avrei dovuto leggere un libro di questa autrice. E quello con l’hamburger in copertina era l’unico disponibile in biblioteca in questo periodo!

Stendendo un velo pietoso sulla copertina, dunque, ho iniziato la lettura.

Una bambina racconta, in un vero e proprio diario, le sue giornate. Poche pagine ed ho pensato che sarei morta dalla noi. Tanti i personaggi introdotti, racconti che cambiavano contesto da una riga all’altra e tanti argomenti introdotti quasi senza un senso logico. Noia, di sicuro!

E invece no! La protagonista ha undici anni quando inizia a scrivere il suo diario e buona parte del libro riguarda il suo undicesimo anno di vita: scrive come una undicenne anche se racconta cose che, a volte, mi sembrano poco adatte ad una bambina della sua età come, per esempio, il fatto di bere birra ed essere una vera intenditrice di questo tipo di bevande. Poi si scopre che suo padre è un gran bevitore (sempre sbronzo, così lo definisce sua figlia) e che le birre sono il minimo sindacale che entra in casa sua… 

Daisy Fay, questo il suo nome, racconta con semplicità la vita degli anni ’50 in un angolo d’America sconosciuto ai più, nel profondo Sud degli Stati Uniti, nello stato del Mississippi. Shell Beach, questa è la località dove la bambina si trova a vivere con genitori che litigano di continuo fino a prendere due diverse strade. La sua, quella di Daisy Fay, è legata a doppio filo con suo padre “…perché ha bisogno di me”.

Daisy Fay, con l’ingenuità della sua età, diverte il lettore e propone una varietà di personaggi che dipingono un quadro piuttosto colorito. E’ una ragazzina curiosa, pronta a scattare per un nonnulla, con dei sogni ben precisi in mente. Tiene un diario in cui scrive di tutto e di tutti. E non ha filtri nel raccontare ciò che capita a lei e alle persone che le gravitano attorno. Daisy Fay diventa adolescente e arriva a due passi dal matrimonio: cresce e con lei crescono e prendono strade nuove anche i personaggi di cui racconta. Quello che descrive è lo spaccato di un’epoca in una zona in cui vive gente fuori dalle righe, un po’ pazzerella e lunatica. Daisy Fay non si lascia spaventare dai tanti personaggi stravaganti che ha attorno. Anzi, lei riesce ad esserlo ancora più degli altri e riesce a lasciare il segno.

Lettura ironica e divertente che, a differenza di quanto immaginato all’inizio, non mi ha affatto annoiata. 

Il personaggio che più mi è piaciuto (troppo scontato amare la protagonista) è quello di Jimmy: si è portato nella tomba un amore mai palesato ma che, da tanti particolari, si comprende chiaramente. Forse lo comprendono tutti tranne che la destinataria di tale sentimento.

E poi il padre di Daisy Fay è un personaggio che non passa inosservato. Ha dei problemi con la bottiglia, è vero, ma ha anche un cuore grande. E' anche lui un po' pazzerello tanto che, ad un certo punto, qualcuno dice qualcosa del genere: ...la ragazzina non avrebbe potuto essere diversa, visto il padre! Insomma, un personaggio particolare, con idee fuori dalle righe ma che sempre è stato vicino a sua figlia, anche quando lei può aver pensato che non fosse così!

venerdì 22 settembre 2017

Tempi duri per i romantici (T. Fusari) - Venerdì del libro

Il tempo non può cancellare un grande amore. Anche se è un amore d'infanzia, nato tra un pizzicotto e la sbucciatura di un ginocchio, tra un pacchetto di patatine sgranocchiate davanti ad un film ed uno zaino troppo pesante per spalle esili.
Il tempo non può cancellare le emozioni, le aspettative, le promesse. Non le cancella, anche se poi ci si può mettere di mezzo la distanza - soprattutto se improvvisa - a scompigliare le carte.

E' quello che è accaduto a Stefano ed Alice: vicini di casa, amici da sempre, legati da un sentimento più forte di una semplice amicizia e, seppur nell'ingenuità dei loro 12 anni, si promettono di non lasciarsi mai o, per lo meno, di ritrovarsi per realizzare insieme i propri sogni.
Un mattino, però, Stefano bussa alla porta di Alice e nessuno risponde.
Nessuno risponderà per giorni e giorni. Altrettanti giorni passeranno, mesi ed anni. Stefano non l'ha dimenticata anche se nel suo presente non c'è più spazio per lei. Nella sua mente e nel suo cuore, però, Alice è viva più che mai e quando, finalmente, si decide di andarla a cercare, scoprirà di essere sempre stato tanto vicino al ritrovare quell'amore di un tempo. Ci prova, Stefano. Parte e la raggiunge avendo pochi, pochissimi elementi utili per arrivare a lei. Quei pochi che, però, gli basteranno per ritrovarla e per accorgersi di quanto sia cambiata.

Ma è davvero così, o è la corazza che Alice indossa ogni giorno per difendersi dalle prove che la vita le ha messo e continua a metterle davanti?
Davvero non c'è più Stefano nei suoi pensieri? Lo ha dimenticato come un ricordo poco importante, eliminato come una vecchia ciabatta inutilizzabile? 

Stefano ed Alice mi hanno emozionata.
Mi ha emozionata Alice con il suo tentativo di respingere l'amore di un tempo.
Mi ha emozionata Stefano con il suo modo così autentico di aprire se stesso a quella bambina che ora ritrova, a 22 anni, in un corpo di donna. 

Troppo bello per essere vero, mi sono detta in diversi passaggi.
Troppa felicità ritrovata con troppa facilità.

Devo dire che Stefano mi è sembrato troppo romantico per essere vero poi mi sono detta che già dal titolo avrei dovuto capire che il romanticismo avrebbe avuto una parte importante nella storia per cui ci poteva stare. Così, ho abbonato a Stefano alcuni eccessi che, secondo me, nella realtà difficilmente si verificano (o solo in qualche sporadica eccezione) ed ho anche perdonato all'autore di non aver fatto cenno all'epilogo di un aspetto importante della vicenda. Stefano si trova davanti agli occhi un'Alice diversa. Un'Alice che lavora in un ambiente tutt'altro che rispettabile e che non ci pensa due volte a fare uso della micidiale polverina bianca tanto di moda in certi ambienti. Ebbene, mentre più volte l'autore parla di questa sua abitudine, improvvisamene non se ne fa più cenno come se la cosa non fosse stata più detta. Ecco, è un dettaglio ma mi sarei aspettate maggiore approfondimento su questo punto anche solo per far capire che non si trattava di una vera e propria dipendenza.
L'ho perdonato, perchè anche io avrei voluto essere Alice nel trovare un amore così: un passato in comune che torna vivo più che mai in un presente in cui entrambi, soli e lontani dall'amore vero, rischiavano di perdersi. 

Di Stefano ho molto apprezzato il coraggio. Tempo fa, leggendo il libro Per voce sola della Tamaro mi è rimasto in mente un passaggio che richiamo perchè, secondo me, molto pertinente: l'amore richiede forza. Bisogna essere coraggiosi per amare.
Stefano mi ha confermato quanto ciò sia vero. Stefano ha il coraggio di amare. Ha il coraggio di partire, di lasciare tutto, di ricominciare. Questo mi ha fatto riflettere molto anche a livello personale, in merito a circostanze che non sto qui a raccontare ma l'ho ammirato per questo. Ha avuto quel coraggio che io credo di non aver avuto in passato. Vabbè, questo non c'entra. E' solo per dire che ho sentito quasi sotto la mia pelle la storia di Stefano e di Alice con un epilogo di cui avevo un vago sentore ma che non volevo prendere come ipotesi. Troppo bello per essere vero, dicevo...

E' un libro che si legge in fretta. Scritto in modo scorrevole, con ironia, divertente ma mai sopra le righe, con passaggi scanzonati ma che propone una storia molto profonda ed un amore grande. Quell'amore che auguro a tutti di vivere anche se a nessuno auguro lo stesso epilogo.

Con questo libro, che suggerisco per questo Venerdì del libro, partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0.
Partecipo inoltre alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo STANZA LIBROSA, libro recensito da La Libridinosa nel 2016 o nel primo periodo del 2017.

lunedì 18 settembre 2017

Vacanze al faro maledetto (D. Luciani)

Prendi un ragazzino convinto di essere un acuto investigatore che si ispira al grande Sherlock Holmes. Prendi una punizione che si trasforma in una grande opportunità di vivere un'avventura unica. Prendi un faro abbandonato attorno al quale aleggiano leggende e dicerie che lo danno per maledetto ed infestato dai fantasmi. Prendi anche una bella ragazza dai lunghi capelli neri, un'amica con un cane dall'aspetto singolare e fai un bel mix.
Il risultato è una storia con un protagonista divertente ma anche acuto, un adolescente che fa un po' di pasticci ma che è anche capace di fare chiarezza su un mistero alimentatosi nel tempo. Il risultato è la storia narrata nel libro Vacanze al faro maledetto che ho letto in e-book.

Lui è Jerry, la punizione arriva da suo padre che vieta a tutta la famiglia di andare in vacanza a seguito di un vero e proprio abbaglio preso dal ragazzo, il faro è quello di una località che la dice lunga già dal nome: Lido Funesto.
E poi la bella ragazza dai lunghi capelli neri risponde al nome di Noemi passando poi Tilla (Domitilla) e il cane Morti (Mortimer) che hanno già vissuto un'avventura in precedenza accanto al nostro protagonista.

Eh sì! Perchè Jerry e Tilla sono stati protagonisti di un altro libro - che io non ho letto - e nel quale sono emerse le capacità investigative dei due. Capacità messe a dura prova, questa volta, da fantasmi, presunti cadaveri, uomini incappucciati e nascondigli misteriosi. Ingredienti giusti, questi, per un mistero in piena regola e per un'indagine in piena regola: quella che avvia Jerry alle spalle della sua famiglia che, alla fine, al richiamo delle vacanze ha ceduto spinta (il padre in particolare) da una straordinaria offerta speciale.

Sarà stato davvero un affare o una clamorosa fregatura?
Jerry, di certo, ci ha visto lungo ed il mistero che trapela già dal nome del posto non gli ha lasciato dubbi! Affare, senza dubbio un affare soprattutto per vivere una intrigante avventura.

Si tratta di un libro per ragazzi ben scritto, storia ben costruita, non mi sono imbattuta in errori (è un aspetto a cui faccio caso ogni volta che leggo un e-book, dopo aver avuto diverse esperienze negative) e l'ho letto volentieri. E' per ragazzi, è vero, ma questo non vuol dire che sia scritto in modo elementare o scontato. No. Testo piacevole, personaggio ironico e divertente, indagini vere portate avanti con tanto di deduzioni logiche ed intuizioni, mistero fitto, fittissimo con un epilogo inaspettato.

Il personaggio che più mi è piaciuto... bhè, è Mortimer! Spesso sottovalutato, considerato una sottospecie di cane per via del suo particolare aspetto porcino, dimostra di essere un grande amico, un fedele compagno d'avventure ed anche di avere un certo fiuto.

Un dettaglio mi ha colpita: Jerry dice di avere 14 anni e in più di un'occasione lo si vede con in mano alcolici... Sarà pure per fare scena - il calice di champagne o di vino (non ricordo bene) e un singolare aperitivo alcolico nelle prime ore del mattino - per creare atmosfera in quelle singolari situazioni che vengono narrate ma sono aspetti che hanno un po' stonato nell'insieme, riferimenti a cui avrei fatto volentieri a meno soprattutto se penso che è una lettura per ragazzi. Nulla danno alla storia e la loro assenza nulla avrebbe tolto, almeno secondo me.

Con questa lettura partecipo e concludo la terza tappa della The Hunting Word Challenge con la parola FARO che trovo nel titol e rappresentata in copertina.

venerdì 15 settembre 2017

Le madri (B. Bennet) - Venerdì del libro


Sono loro, “Le madri”, la voce narrante del libro che ne porta il nome: un potente esordio della venticinquenne Brit Bennet che offre ai lettori una storia importante e bellissima, a mio parere.
Bellissima non perché rose e fiori, assolutamente. Anzi, l’ho trovata piuttosto triste…

Bellissima perché narrata con forza e con intensità anche – e, forse, soprattutto – nei passaggi più tragici. 
Tutto ruota attorno alla Upper Room Chapel, centro propulsore della comunità nera della California del Sud. Qui operano “Le madri”: donne che impiegano la loro giornata a fare del bene, a pregare e a mantenere viva e vivace la vita della comunità con il loro buon esempio ma anche grazie al loro modo di spettegolare che appare così naturale e quasi casuale da mettere paura. 

Per ognuno c’è un commento, non sempre benevolo.

Tanto più per Nadia Turner: una ragazzina ribelle che si porta addosso il peso della perdita prematura e tragica della madre e che vive con un padre distante, troppo distante per comprenderla ed esserle di conforto. Troppo distante per capire che sua figlia, diciassettenne, si trova a prendere una decisione che le segnerà per sempre la vita: nonostante il suo carattere forte e deciso, la scelta di non tenere il figlio che cresce dentro di se, suo e di Luke Sheppard figlio del pastore, le lascerà addosso segni più profondi di quanto lei stessa non potrebbe immaginare.

La storia inizia così: con un bambino mai nato, un abbandono, un amore finito e distanze da conquistare. Distanze da un padre che le sembra sempre più lontano, da un ragazzo che credeva l’amasse ma che l’ha lasciata al suo destino pur avendole messo in mano le banconote necessarie per pagare un intervento, distanze da un’amicizia che, seppur apparentemente forte e viva, è ostacolata da un segreto troppo grande, troppo importante per restare per sempre tale. Ma anche distanze da una comunità che, però, le manderà forte e chiaro il suo richiamo fino a che Nadia non ne diventa parte integrante. 

Ciò che più mi è rimasto in mente è quel senso di tristezza latente che ho provato leggendo questo bellissimo libro. Una storia triste ma profonda in cui “Le madri” non sono solo quelle della comunità nera ma sono anche tutte le altre che entrano ed escono dal racconto.

Nadia è una madre mancata, per sua scelta.
La sua amica Aubrey è una donna che cerca con le unghie e con i denti la maternità che ancora le manca, fino a che non avrà un fagottino rosa tra le braccia.
La madre di Nadia: nessuno sa perché ha deciso di farla finita così come nessuno sa quanto la sua assenza pesi per quella ragazzina che non riesce a darsi risposte capaci di farla rassegnare ad una così importante perdita. Una madre assente ma comunque presente nei pensieri di una giovane che cerca un posto nel mondo con le unghie e con i denti ma che, alla fine, nonostante la sua smania di conoscere posti nuovi, non andrà tanto lontano.
La madre di Luke: una donna potente, orgogliosa e protettiva nei confronti di un figlio che intende proteggere fino alla fine.

Un discorso a parte meritano, poi, i padri che vengono proposti come personaggi secondari ma che, a ben guardare, un ruolo secondario non ce l’hanno affatto.
Se solo ci fosse stato maggiore dialogo tra Nadia e suo padre forse le cose sarebbero andate diversamente così come se il pastore avesse affrontato in modo diverso “il problema”, soprattutto alla luce del fatto di avere un ruolo così importante all’interno di una comunità che, volenti o nolenti, si fonda sulla preghiera e su precetti che dovrebbero difendere la vita, ad ogni stadio.
Invece no. I padri restano in secondo piano dall’inizio alla fine ma la loro ombra è ben visibile lungo tutto il racconto.

Il libro cattura il lettore. Almeno con me è stato così. Complice un fine settimana piovoso, l’ho letteralmente divorato e lo consiglio senza riserve per questo Venerdì del libro ringraziando Laura “La Libridinosa” per avermelo suggerito per uno dei due obiettivi che mi sono stati assegnati in seno alla Challenge La ruota delle letture.

   
Quello di Nadia è un personaggio forte e debole al tempo stesso: forte nel suo modo di reagire davanti alle difficoltà, forte nel suo essere una ragazza nera ribelle, forte nel modo di proporre una scelta importante come se non ci fosse alcuna possibilità di replica ne’ di opposizione, forte nel lasciare tutto e tornare ad accudire suo padre in un momento di difficoltà. Ma Nadia ha anche i suoi punti di debolezza nel non riuscire a rinunciare ad un amore che non può darle quello che vorrebbe, nel non riuscire ad essere sincera come l’amicizia vera vorrebbe. Nadia è una ragazza, una donna molto bella ma anche segnata nel profondo da sue scelte che non restano confinate nel passato ma le conseguenze spuntano con insistenza dal  profondo della sua anima.

Molto efficace la descrizione dei meccanismi che regolano la comunità così come molto efficace è la narrazione affidata alle madri. Donne che fanno delle considerazioni a voce alta e che quasi si compiacciono delle disgrazie altrui e delle difficoltà di chi non potrebbe sopravvivere senza il loro aiuto e sostegno. Ma è davvero così? O, magari, è vero l’esatto contrario?