domenica 22 dicembre 2019

Quattro amiche e un paio di jeans (A. Brashares)

Diciamolo subito: ho iniziato la lettura del libro Quattro amiche e un paio di jeans senza troppe aspettative e senza sapere nulla dei suoi trascorsi. In particolare, non sapevo che da questa storia è nato un film con tanto di seguito. Non guardo molto la tv per cui il fatto che mi fosse sfuggito non mi ha meravigliata più di tanto.

Mi sono però dovuta ricredere: quella che credevo una storia leggera, un classico niente di che si è rivelata una profonda amicizia con storie che hanno fatto crescere le protagoniste mettendole alla prova individualmente, non come gruppo. In gruppo sarebbe stato tutto più facile!

Tibby, Lena, Carmen e Bridget sono quattro amiche inseparabili. Le loro madri si erano conosciute nel seguire corsi pre-parto quando loro erano nel pancione e, una volta nate, il loro legame è andato via via consolidandosi, prima grazie alle loro madri che sono rimaste in contatto, poi per loro scelta.
Ora sono adolescenti e si apprestano a vivere un'estate ognuna per conto proprio:
Tibby è l'unica che resterà a casa mentre Lena andrà in Grecia a trovare i nonni, Carmen raggiungerà suo padre per passare un'estate da sola con lui, Bridget andrà in Baja California, ad un campus estivo di calcio, la sua passione.
Staranno lontane ma non troppo perchè si sono ripromesse non solo di scriversi spesso ma anche di passarsi l'un l'altra quello che viene considerato un paio di jeans magici. Sarà il loro legame, i loro jeans viaggianti che le farà sentire sempre insieme anche se lontane.

Ognuna si troverà a vivere un'estate particolare. Ognuna dovrà affrontare delle difficoltà e sarà messa alla prova. Ognuna si scoprirà diversa, ad estate finita.
L'autrice racconta con leggerezza ma mai senza scadere nel banale storie di ragazze come tante, con le stesse debolezze, le stesse emozioni, gli stessi impulsi. Ragazze forti eppure fragili davanti alle prove della vita. Ragazze sole, in quel momento, ma che sanno di avere sempre qualcuno accanto. 

Sarà la loro amicizia la chiave di volta in situazioni che, seppur affrontate individualmente, alla fine le porta a ricongiungersi scoprendo un rapporto più forte di prima, più maturo perchè ognuna di loro è più matura.

La storia che mi ha colpita più di tutte è stata quella di Tibby: lei che sogna un futuro da regista, è pronta a passare la sua estate in città per realizzare un documentario. Quello che non sa, all'inizio dell'estate, è che farà la conoscenza con una persona che le segnerà la vita. Tibby si troverà a fare i conti con la malattia ma anche con la forza di una ragazzina che le darà molto. E' una storia delicata ma che non intende portare il lettore a far compatire la protagonista. Tutt'altro. Ed ho molto apprezzato questa scelta effettuata dall'autrice che ha dato dignità ad una ragazzina che sa di avere ormai il tempo scaduto ma che mai, in nessun momento, fa compassione al lettore. Mi ha trasmesso tanta forza.
In ordine di gradimento segue Carmen: figlia di genitori separati, si troverà davanti ad un padre che avrebbe voluto tutto per  se' ma che ha in serbo una sorpresa per lei. Sarà messa davanti ad un fatto compiuto, a qualcosa che lei non avrebbe mai immaginato, e questo la farà soffrire. Carmen reagisce come qualunque adolescente farebbe: il comportamento che mi ha fatto innervosire è stato, invece, quello del padre ma vi lascio scoprire il perchè leggendo...

Stile scorrevole, nei vari capitoli si alternano racconti delle giornate delle quattro ragazze e, ogni tanto, vengono riportate anche le lettere che si scambiano. 

L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere è il naso è il fatto che quei jeans, che viaggiano tanto e vengono indossati a turno dall'una e dall'altra, sulla base delle regole che le quattro amiche si sono date non debbono essere mai lavati. Mmmm... chissà in che condizioni arriveranno alla fine dell'estate!!!

Considerazione finale: saranno i jeans ad essere magici o il legame che c'è tra le quattro ragazze?
Lettura adatta a giovani lettori ma gradevole anche per lettori adulti che vogliano fare un tuffo nel passato e pensare a come si sarebbero comportati loro al posto delle protagoniste, nelle varie situazioni.
***
Quattro amiche e un paio di jeans
Ann Brashares
298 pagine
Bur Rizzoli edizioni
10.00 euro

venerdì 20 dicembre 2019

Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo. Lo scontro finale (R. Riordan) - Venerdì del libro

E' un libro per ragazzi, lo so bene. E io tanto ragazzina non lo sono da un po'.
Ma io sono sempre più convinta che non ci sia un'età giusta per leggere storie, soprattuto quando sono capaci di portare via il lettore e farlo volare lontano con la fantasia.

Il quinto capitolo della saga di Rick Riordan Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo mi ha tenuto compagnia nei giorni scorsi e devo dire che Percy e tutta la sua allegra compagnia già mi mancano.

Siamo oramai arrivati alla resa dei conti. 
Percy e gli altri semidei si stanno preparando allo scontro finale con i Titani che minacciano sempre più da vicino l'Olimpo. 
Spetterà a loro difendere il luogo in cui gli dei greci, loro genitori, hanno sempre vissuto in serenità (più o meno!).

Percy - per  chi non lo conoscesse - è un adolescente che ha scoperto di essere figlio di una madre umana e di un padre divino che risponde al nome di Poseidone. Dopo un'infanzia tranquilla, la sua adolescenza è stata segnata dalla notizia della sua semi-divinità e tutto ciò che essa comporta. E' entrato in contatto con altri ragazzi ed altre ragazze come lui ma anche con mostri più o meno pericolosi e divinità più o meno vendicative.
Non si è risparmiato lotte e pericoli, fino a qui, ma ora siamo arrivati alla vera resa dei conti. 
Crono vuole il potere assoluto. 
Vuole abbattere l'Olimpo e assumere il comando. 
La sua minaccia prende sempre più corpo, tanto più quando diversi dei, piuttosto potenti, si alleano con lui per vendetta o solo per sete di potere.
Ai ragazzi mezzosangue e ai loro compagni d'avventura spetta l'onere di affrontare la minaccia e proteggere l'Olimpo... c'è anche di mezzo una profezia che non lascia presagire niente di buono.

Non mi dilungo oltre sulla trama che non è nemmeno semplice da accennare senza spoilerare troppo. Mi vorrei soffermare, però, su ciò che mi ha maggiormente colpito di questo quinto capitolo.

Innanzitutto la consapevolezza di quanto l'unione faccia la forza. 
Percy non riesce ad unire tutti i mezzosangue e questa cosa rappresenterà una mancanza importante, anche se lui sembra non volerlo far pesare più di tanto. A tal proposito emerge la figura di Clarisse: colpita nell'orgoglio resta ferma nella sua posizione e non aiuta gli altri contro Crono. Ma nelle more del racconto qualche cosa cambierà e la sua figura mi ha fatto pensare a quante volte ognuno di noi resta fermo nelle sue posizioni nonostante tutto e a quanto sia difficile tornare sui propri passi. 
Ci vuole coraggio anche nel fare ciò! E a Clarisse tutto si può dire tranne che non sia coraggiosa!

Oltre che Clarisse, ciò che più mi è piaciuto in questo capitolo è il ruolo in generale delle figure femminili. Vengono valorizzate molto, si dimostrano all'altezza della situazione e danno anche qualche lezione al lettore. 
C'è chi si sacrifica per un amico.
C'è chi è pronto a combattere senza se e senza ma.
C'è chi riesce a tornare sui propri passi per il bene di tutti.
Sono ragazzi ma sono, soprattutto, ragazze i personaggi che trasmettono emozioni. 
Almeno per me è stato così.
La scena che ho amato di più in assoluto è quella che vede Talia scendere in campo con le sue combattenti: scena a dir poco mitica. Mi è proprio sembrato di vedere quel plotone di donne con lupi bianchi ai loro piedi pronte a difendere l'Olimpo. 
Alla faccia delle Barbie!!!

Anche il cattivo ha qualche cosa da trasmettere e la sorpresa finale mi ha colpita. 

La prima serie è arrivata alla fine ma Percy riserva ancora qualche sorpresa. Mi sono talmente trovata in sintonia con la mitologia greca che sono andata a cercare altro di questo autore... e presto avrò tra le mani il primo volume della serie successiva.

Riordan dimostra - ma non avevo certo bisogno di avere delle prove di questo, dopo quattro libri letti - di avere grande padronanza della mitologia greca e riesce a trasmettere tutta la magia e l'atmosfera che quei personaggi evocano. Tanti, tantissimi i dettagli. Le immagini delle battaglie si materializzano davanti agli occhi e sembra di essere lì in mezzo con la spada in mano!

Tra gli dei il mio preferito stavolta è Ade, dio delle ombre e dei morti: ha un passato che lo mette in contrapposizione con gli dei ed avrebbe più di un motivo per schierarsi con Crono ma il buonsenso lo porta a fare una scelta diversa, che meraviglia tutti. 
Ha una storia da raccontare, più di ogni altro ed è un personaggio che mi ha catturata.
Tra i mezzosangue, Percy domina su tutti per coraggio e per decisione: sa qual è la sua missione e non ha timori, mai. Degno figlio di Poseidone e orgoglio di mamma!
Tra i personaggi minori, ho adorato Paul, attuale compagno della mamma di Percy. Non dico perchè... non vorrei svelare troppo. Ma per quel poco per cui compare mi è sembrato davvero in gamba, il patrigno giusto per Percy.

La serie è conclusa ma credo ci rivedremo, io e te, caro Percy.
Avventure consigliate a giovani lettori e non solo. Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi.
***
Percy Jackson & gli dei dell'Olimpo. Lo scontro finale
Rick Riordan
Mondadori editore
361 pagine
11.00 euro

mercoledì 18 dicembre 2019

La forma muta (E. Ciurli)

E’ finito troppo presto. 
Questo è il pensiero che ho avuto appena ho terminato la lettura de La forma muta (recensito per Thrillernord), un po’ dispiaciuta perché avrei voluto stare in compagnia di Anita ancora un po’.
Anita è un personaggio che cattura: è un commissario imperfetto, una donna imperfetta, che deve affrontare i propri demoni personali prima di arrivare ad affrontare quelli che arrivano sul tavolo del commissariato della Squadra Mobile di Massa Carrara dove presta servizio.

Prima di tutto deve affrontare i demoni del suo passato, fatto di violenze in famiglia con un padre-padrone che, anche dopo la sua morte, sembra allungare i suoi artigli sulla vita di una figlia che ne rammenta le violenze come se fossero ancora attuali.

L’autrice pone la protagonista in una posizione altalenante tra un presente fatto di indagini su vite spezzate ed un passato fatto di vite messe in serio pericolo da un uomo che Anita chiama “babbo”, dando un tocco di affetto che mi ha fatto pensare a quanto amore, comunque, provi una figlia per un genitore, a prescindere da tutto. 

Una donna poco fortunata, Anita, anche per via di un amore sbagliato, di un marito che l’ha sempre mortificata già dal giorno del suo matrimonio, con il passaggio da una casa dominata da un demone ad un’altra, molto simile anche se avvezzo ad esprimersi con diverse modalità. Aldo, suo marito, è un personaggio violento in modo più sottile, che usava (parlo al passato perché stanno divorziando) armi psicologiche più che quelle reali come suo padre quando ci andava giù pesante con sua madre. Aldo è un personaggio presente solo come elemento di disturbo in una vita che fatica a trovare un equilibrio. E trovo che sia stata una scelta giusta quella di inserire un personaggio così: presente ma non più di tanto mentre il suo peso, nella storia personale di Anita, è piuttosto importante.
La scelta dell’autrice di proporre la narrazione con i ricordi della protagonista che spuntano di tanto in tanto nelle spire dell’indagine è, secondo il mio parere, azzeccata.

Lei è un personaggio difettoso e particolarmente vero, reale. Non è il commissario invincibile. Tutt’altro. Non sempre riesce a controllare le sue emozioni come vorrebbe, non sempre fa scelte azzeccate, anche se non lo ammette ha un profondo bisogno di affetto.
La sua storia personale è, secondo me, ciò che cattura maggiormente nel romanzo, ancor più e ancor prima dell’inchiesta, delle indagini, del mistero legato alla morte di una studentessa trovata cadavere all’interno di una statua.

Trama senza dubbio originale ma che, secondo me, scivola via troppo in fretta rispetto alle sue potenzialità. Avrei preferito maggiore approfondimento, indagini più strutturate, qualche pagina in più. Ovviamente si tratta di un’opinione personale che interpreto in chiave positiva: quando mi dispiace che un romanzo finisca troppo presto è perché la storia mi è piaciuta, mi sono affezionata ai personaggi (uno, in questo caso… non altri) e la richiesta di maggiore approfondimento risponde proprio a tutto ciò.

Ho scoperto un’autrice che non conoscevo e che, secondo me, con questo romanzo getta le basi di una possibile serie con protagonista una donna, imperfetta per di più… come tutte noi, no?
Perché chi può dire di non avere uno scheletro nell’armadio, anche se piccino piccino?
***
La forma muta
Elena Ciurli
Augh! Editore
160 pagine
11.90 euro

venerdì 13 dicembre 2019

Il mastino dei Baskerville (A. C. Doyle)


Mea culpa: Il mastino dei Baskerville è il primo libro in assoluto che leggo di Doyle e che ha come protagonisti Sherlock Holmes ed il suo fedele Watson. Ed il merito va a mia figlia. O meglio, alla sua insegnante di italiano del liceo che le ha dato da leggere questo libro il mese scorso, incuriosendo anche me.
Per lei l’ho trovato in biblioteca in una raccolta di racconti piuttosto datata: caratteri piccini e volume un po’ pesantino. Io l’ho letto in ebook e se ciò mi ha favorita con il formato e con i caratteri mi ha però penalizzata per via di errori che hanno reso la lettura meno scorrevole.

In particolare, ho trovato molti errori sugli è accentati, soprattutto nelle maiuscole e questa cosa mi ha dato un po’ fastidio. E’ un intoppo in cui non è incorsa mia figlia ma anche per lei la lettura è proceduta un po’ a rilento. Non ha molto gradito – mi par di capire che preferisca qualche cosa di più moderno - ed ha ammesso di essersi persa già nelle prime pagine.
Io devo dire che ho rilevato uno stile narrativo intrigante, semplice e accattivante anche se comprensibilmente datato. 
Siamo nella seconda metà del 1800 e i due investigatori sono alle prese con un mistero legato alla morte di un anziano signore, tale Charles Baskerville, ritrovato cadavere nel giardino della sua villa e la cui morte, secondo quanto viene raccontato, sarebbe legata ad una creatura arrivata dritta dall’inferno, con le sembianze di un mastodontico mastino. Sarebbe sua la colpa della morte di Charles Baskerville e la maledizione a lui collegata sarebbe pronta a colpire anche il prossimo erede della famiglia che si ritrova proprietario di quella stessa villa in cui l’anziano venne trovato cadavere.
Una vicenda che incuriosisce Holmes al punto tale da inviare Watson ad effettuare delle indagini dandogli di fatto un incarico molto delicato, in sua assenza.
Una scelta che mi ha fatto subito pensare: questo Holmes manda in prima linea il suo fedele collaboratore e lui intanto cosa fa? Si limita a fare deduzioni dai report che Watson gli invia? Per gran parte del racconto resta in seconda linea. E’ la sua assenza che si nota anziché la sua presenza. Non conoscendo il personaggio mi sono lasciata guidare dalla curiosità per meglio capire come operasse e quale fosse, in concreto, la strategia messa in campo per venire a capo di un mistero legato – secondo quanto detto – a qualcosa di soprannaturale.
E’ stato piacevole seguire lo sviluppo delle indagini ed anche arrivare alla svolta che spiega il ruolo di Holmes in tutto questo. Un personaggio capace di sorprendere pur non rubando la scena a nessuno.
Il finale mi è piaciuto, mi ha piacevolmente sorpresa e la lettura non mi è dispiaciuta affatto.
Rispetto a gialli più moderni lo stile è differente, meno cruento, con una suspense più sottile che non ha bisogno di violenza su violenza (certo… ci sono dei morti ma meglio non svelare troppo), di sangue che scorre a fiumi o di parole pesanti, volgari nei dialoghi come spesso a accade… 
L’autore ha la capacità di prendere per mano il lettore come se fosse lui fisicamente presente in quella brughiera che così tante volte viene nominata da diventare la protagonista principale di tutto il racconto. Non il cadavere, non l’erede, non gli investigatori e nemmeno il mastino. E’ la brughiera la protagonista con i suoi silenzi e i suoni spaventosi, con i suoi antri scuri e i viottoli difficili da percorrere. E’ la brughiera che sempre affascinare tutti i protagonisti, in un modo o nell’altro, anche lo stesso Holmes. Questa almeno è l’impressione che ho avuto io. L’ambientazione viene resa in modo così vivido che ora, ripensando alla trama, è proprio la brughiera la prima cosa a cui penso.
Ps: questo spaventoso mastino esisterà davvero oppure no? 
E se esiste… è davvero così diabolico oppure…
Se posso permettermi, è il personaggio che mi ha fatto più tenerezza di tutti, nel complesso!
***
Il mastino dei Baskerville
Arthur Conan Doyle
Newton Compton Editori
169 pagine
Kindle Unlimited

domenica 8 dicembre 2019

Gli occhi neri di Susan (J. Heaberlin)

Il silenzio.
Secondo il mio parere è il silenzio il protagonista del libro Gli occhi neri di Susan che mi ripromettevo di leggere da un po' e che solo oggi sono riuscita a concludere. Più e più volte avevo messo questo libro in cima alla lunga lista di libri da leggere ma ogni volta - non so come mai - tornava in coda. Poi è arrivato il momento giusto ed eccomi qui, ad esprimere il mio parere il merito.

Dicevo, il silenzio.
E' lui, per me, il protagonista.
O meglio, lo sono i silenzi. 
Quelli di Tessa: le risposte non date, i pensieri che restano aggrovigliati nella sua mente, le voci che sente solo lei e che, all'esterno, sono solo silenzio.
Ma anche i silenzi di tanti altri personaggi che le ruotano attorno, le verità non dette, le opinioni non espresse...
E poi il silenzio che ha accompagnato le Susan nel loro calvario: quello che ho immaginato le avesse avvolte nella loro triste fine... anche se... posso dire di averlo immaginato visto che quanto è accaduto a Tessa e alle altre ragazze coinvolte assieme a lei non l'ho capito del tutto. 

Eh sì... secondo me vengono forniti tanti brandelli di un racconto a volte delirante (comprensibilmente delirante, da quel che mi è parso di capire) ma un'immagine completa di quanto accaduto manca. E questa cosa non mi è piaciuta affatto perchè mi è rimasta comunque un'ombra di curiosità addosso in merito alle vicende per le quali un uomo è stato condannato all'esecuzione capitale.

Sono state ritrovate delle ossa, ok, questo è chiaro.
La stessa Tessa è stata rinvenuta in una fossa scavata in un terreno, in fin di vita tra ossa umane... ma non si dice molto di più e secondo me qualche cosa è mancato.

Comunque, in soldoni, la trama è piuttosto semplice: il presunto assassino sta per essere giustiziato quando Tessa inizia ad avere dei forti dubbi in merito alla sua colpevolezza, soprattutto dopo aver visto dei fiori - gli occhi neri di Susan, appunto - spuntare da sotto il suo balcone. Ciò le ha fatto fare un tuffo nel passato: sono passati venti anni da allora e quei fiori sono legati al suo calvario. Come è possibile che l'uomo ritenuto colpevole di tutto ciò - che peraltro è in isolamento in carcere in attesa della morte - abbia potuto avvicinarsi a lei in quel modo?
E se il vero colpevole fosse ancora libero e ci fosse stato un errore?
Ecco che Tessa cerca di tornare indietro nel tempo per far tornare alla luce dei dettagli che possano, in un modo o nell'altro, aiutarla a cancellare il seme del dubbio che si è insinuato in lei. E sarà un percorso molto doloroso oltre che non semplice.

Il punto di forza del libro, secondo me, sono le frasi ad effetto che l'autrice è stata capace sistemare ad hoc nei vari capitoli riacquistando quei punti persi con una narrazione a tratti lenta e a tratti capace di far andare fuori di testa anche il lettore più attento.
Frasi ben calibrate, capaci di far alzare la tensione in determinati punti e tali da farmi venire la tentazione di cercare carta e penna per prendere appunti.

Mi aspettavo di meglio, lo ammetto.
Non ho fatto fatica ad arrivare fino alla fine ma credo che il merito sia alla tecnica del lasciare correre... in alcuni punti, dove mi sono proprio persa, non sono stata a pensarci più di tanto sacrificando i dettagli sull'altare della comprensione del concetto generale. Credo che questo modo di fare mi abbia aiutata.

Il personaggio preferito... probabilmente è il genere maschile in generale: gli uomini che stanno attorno a Tessa vengono descritti tutti come dei bei figlioli, muscolosi, di bell'aspetto... non posso dire di più sulla personalità perchè non sono affatto approfonditi ne' loro ne' le donne, a dire il vero! Si punta più sul percorso psicologico che Tessa segue - oggi ma anche allora, visto che la narrazione avviene su due piani temporali - sacrificando secondo me molti dettagli che, invece, sarebbero stati utili per inquadrare meglio i personaggi.

Finale secondo me frettoloso anche se inaspettato.
***
Gli occhi neri di Susan
Julia Heaberlin
Newton Compton Editori
320 pagine
4.90 euro

sabato 30 novembre 2019

Le ragazze di New York (S. O. Schnall)

Olivia è una donna in carriera dei nostri tempi.
Charlotte è una studentessa in cerca di un lavoro che, agli albori degli anni '50, è stretta tra le decisioni di un padre dispotico e la voglia di coltivare le proprie aspirazioni.

Olivia vive un momento delicato nel suo lavoro (lavora nella pubblicità) ed è alla ricerca della svolta. Si imbatte, così, in una storia risalente alla fine degli anni '40, inizi anni '50, che la incuriosisce e può rappresentare quella svolta che cerca con tutta se stessa: è la storia del concorso di Miss Subways, concorso che si è realmente tenuto tra il 19541 e il 1976 a New York.
O meglio, è la storia delle ragazze che, all'epoca, sognavano di indossare la fascia di Miss.

Con le proprie fragilità, le proprie convinzioni, la voglia di affermarsi nelle rispettive società dell'epoca, Olivia e Charlotte vedranno le loro esistenze intrecciarsi per scoprire che ognuna ha lottato per affermarsi e per combattere quegli stereotipi e quei pregiudizi che, se potevano essere ammissibili anni fa, anche oggi sono purtroppo persistenti, anche se mascherati in altro modo.

Le ragazze di New York racconta la loro storia consegnando nelle mani dei lettori due donne diverse per età ed aspettative ma, a ben guardare, con tanti punti in comune.
Non mancano rispettivi problemi di cuore, più o meno seri, così come non mancano prove che la vita mette lungo il loro cammino. Allo stesso tempo, però, non manca quella  tenacia e quella forza di carattere che serve - in qualunque epoca si viva - per inseguire i propri sogni.

L'autrice usa uno stile non eccessivamente impegnato, tale da attribuire alla storia quella leggerezza che non è, però, sinonimo di superficialità.

Devo ammettere che nella prima parte del libro ho trovato una storia piuttosto scontata, con una trame piuttosto banale ed immaginavo già il finale senza paura di essere smentita. Sono stata sull'orlo della noia in diversi punti, lo ammetto!

A metà libro qualche cosa è cambiato. 
E' arrivata l'idea giusta al momento giusto con qualche complicazione che scompiglia le carte a dovere e devo dire che ho rivalutato la storia, soprattutto da metà libro in avanti, appunto.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti in assoluto è Ben: un vicino di casa di Olivia che mi ha affascinata fin da subito con la sua dolcezza, la sua tenerezza, la sua discrezione ed il suo modo di fare. Un personaggio positivo, un ragazzo che ogni donna vorrebbe incontrare e, ben presto lo si scoprirà, un ragazzo con il quale la vita non è stata magnanima ma rispetto alla quale ha trovato un ottimo modo per riscattarsi.
Vorrei segnalare un aspetto, dovuto probabilmente alla mia distrazione: da quanto letto mi era sembrato che Ben fosse molto più giovane di quanto invece non sia. Mi sono lasciata trarre in inganno da qualche descrizione che, probabilmente, ho preso troppo alla lettera.

Non posso dire, invece, che mi sia piaciuto Sam, fidanzato storico di Olivia che mi è sembrato un immaturo ed anche presuntuoso ad un certo punto della storia, per poi riconquistare qualche punto verso la fine.

In merito alle due protagoniste la figura di Olivia non mi ha particolarmente impressionata. Mi è piaciuta molto di più Charlotte... ma la Charlotte settantenne, non la ventenne che in alcuni passaggi e alcuni ragionamenti mi ha innervosita un bel po'.

Romanzo leggero, senza grosse pretese, che si lascia leggere anche in fretta ma che non posso certo considerare come tra i più belli letti questo mese.
Piacevole. Niente di più.
*** 
Le ragazze di New York
Susie Orman Schnall
Feltrinelli Editore
274 pagine
15.00 euro

mercoledì 27 novembre 2019

Zarina (E. Alpsten)

E' uno dei romanzi più appassionanti che mi siano capitati tra le mani quest'anno. Zarina è un romanzo che mi ha fatto conoscere la figura di una donna straordinaria la cui sorte ci è stata consegnata dai libri di storia ma che ha svelato tratti della sua vita sconosciuti ai più. 
A me, perlomeno!

Il romanzo prende avvio con la morte dello zar di Russia, Pietro il Grande. E' il febbraio del 1725 ed in quel momento Cateria I, sua moglie, si trova davanti ad un bivio: la polvere o la gloria.
Questo è l'avvio di una storia che porta il lettore indietro nel tempo, a quando una giovanissima Marta, umile lavandaia, inizia a muovere i passi in una società che ha le sue regole ed i suoi comandamenti. Figlia illegittima di un contadino, Marta (questo è il vero nome di Caterina) è destinata ad un radicale cambiamento nel momento in cui lungo il suo cammino incontra Pietro, zar di Russia. 

E' un romanzo che all'inizio mi ha messo un po' di paura visto che non è uno dei generi che prediligo e, per di più, con una mole di oltre 600 pagine. Le vicende storiche mi hanno sempre messo un po' in soggezione e, onestamente, credevo che questo potesse essere un ostacolo alla lettura. 
Mi sono dovuta ricredere.

Perchè se è vero, come è vero, che vengono narrate con dovizia di particolari le vicende storiche della Russia dell'epoca del dominio di Pietro il Grande fino alla sua morte, è anche vero che le attenzioni sono focalizzate su di lei, su una giovane donna che subisce numerosi soprusi, anche violenze fisiche, subisce scelte fatte da altri a suo danno ma che, ogni volta, ne esce a testa alta. 
Marta diventerà Caterina I: una donna intelligente anche se non ha mai imparato a leggere e scrivere, una donna saggia, orgogliosa, misericordiosa ma, prima di tutto, una donna.
Una donna prima che una sovrana, è questo l'aspetto che mi piace sottolineare. 
E' una donna con le sue paure, il suo orgoglio, le sue necessità.

Ciò che più mi ha messo in difficoltà in diversi punti è stato l'uso di tanti termini russi con i quali ho preso familiarità solo verso la fine. Anche con i nomi ho dovuto fare uno sforzo immane per non perdermi. A parte questo - e chiudendo un occhio su descrizioni di scene di sesso di cui avrei fatto volentieri a meno - ho apprezzato lo stile narrativo, il ritmo che l'autrice è riuscita a tenere fino alla fine e quella tensione che ho avvertito per tutto il racconto.
Sì, tensione! 
Perchè ho capito che vivere accanto ad un tipo come Pietro il Grande è come vivere continuamente appesi ad un filo.

Arrivata all'ultima pagina e soddisfatta della lettura mi sono ritenuta fortunata a non essere nata a quell'epoca: figlie femmine considerate come una disgrazia, torture, uccisioni, una guerra lunga e snervante che ha lasciato sul campo tante morti, quel puzzo di carne bruciata o di sangue che viene descritto in più e più parti che sembra arrivare davvero alle narici, Pietro che non si sottrae a violenze di ogni tipo anche nei confronti di qualcuno a lui molto vicino... 
E' una fortuna non essere nati lì, perchè anche per i più ricchi i momenti di gloria potevano diventare in fretta momenti di disperazione ei nemmeno la ricchezza, a quanto pare, era garanzia di serenità. 

E poi mi hanno colpita le numerose morti di bambini e bambine, neonati o bambini di pochi mesi. Una tristezza infinita... Così come mi ha colpita la sorte del primo figlio di Pietro, Alessio, in merito al quale non dico altro (per non spoilerare) ma che, alla fine, continuamente mortificato da suo padre, mi ha pure fatto pena, nonostante tutto!

Ultima osservazione - altro motivo per cui dico di essere fortunata di non essere nata all'epoca - è legata al rapporto dello zar con tutte le donne che ha avuto voglia di avere... Continui tradimenti fin da quando Caterina era la sua compagna (non ancora moglie) ma anche dopo, figli sparsi ovunque, amplessi consumati con altre donne anche davanti agli occhi della zarina.... un principio valido per lo zar, quello della libertà estrema dal punto di vista sessuale, ma esteso anche ad altri uomini che pur avendo moglie si concedevano di tutto e di più. 
E le donne? 
Eh no, loro non potevano mica tradire!!! Pena l'uccisione o l'esilio in un convento.
Non che io sia una tifosa dei tradimenti, ci mancherebbe... però questa cosa mi ha innervosita un bel po'. Poi, tenendo conto del periodo storico,  mi sono resa conto che era quello che permetteva la società dell'epoca.

Sono, infine, rimasta un tantino meravigliata dai fiumi di alcol che passano dalle coppe alle gole dei tanti protagonisti del racconto che, volenti o nolenti (perchè a volte erano vere e proprie torture), ingurgitavano di tutto. 
Anche la stessa zarina, in più occasioni, finiva ubriaca... e pure con il pancione.  

Bel libro. Lo consiglio. 
Un ultimo appunto: bellissima copertina ma la ragazza, secondo quanto ho capito dalle descrizioni, non somiglia affatto alla zarina... capelli scuri, boccoli... in copertina c'è un'altra donna.
***
Zarina
Ellen Alpsten
Dea Planeta
621 pagine
17.00 euro