martedì 8 gennaio 2019

Gomorra (R. Saviano)

Io so. Ed ho le prove.

Sono queste brevissime ma pesantissime frasi che mi rimbombano in testa da quando ho finito di leggere Gomorra.
Una sfida, per me, affrontare una lettura di questo tipo. Una lettura arrivata in casa su richiesta di mia madre che, invece, ama leggere storie di vita vera, ama l'attualità ed evita caldamente romanzetti di storie inventate, come li chiama lei.

Di Gomorra si è detto di tutto e di più. Queste mie parole altro non sono - ed altro non voglio essere - se non le considerazioni di una lettrice che, chiuso il libro, ci ha messo un po' per decidere da che parte cominciare per esprimere le sensazioni che le storie raccontate in 331 densissime pagine hanno alimentato in lei.

Merci, persone, affari, contatti, rispetto, violenza, morte, minaccia, dominio, armi, imprenditoria, droga, controllo... Da dove comincio?

Gomorra è un colpo allo stomaco perchè quel che vi si legge, che va oltre l'immaginazione, è verità. Se, in un romanzo, è tutto accettabile trattandosi di invenzione narrativa, questa volta ciò che sconvolge è la verità nel suo complesso.

Io so. Ed ho le prove.

Sono vere le uccisioni, le violenze, i soprusi, le minacce, le estorsioni.
Sono vere le donne di potere, veri gli uomini di malaffare, veri i ragazzini assoldati dalla camorra per fare ciò che nessun ragazzino della loro età dovrebbe nemmeno immaginare. Ed è tutto così normale, così abitudinario che sembra quasi non ci si faccia caso. Normale la morte, la violenza, l'omicidio, le torture... 
Tra le pagine di Gomorra si perde il senso della normalità.
Cos'è normale per un ragazzino poco più che quattordicenne quando si atteggia a boss navigato e viene ucciso con una pallottola in testa per avere disturbato i boss quelli veri? Cos'è normale per donne che prendono le redini dell'impresa di famiglia e tirano avanti seguendo le orme dell'uomo che hanno avuto accanto fino a che non è stato ucciso o non è finito in carcere? Cos'è normale per chi si alza al mattino pronto ad affrontare un giorno di lavoro nella sua bottega ma si trova a fare con le vetrine continuamente crivellate di colpi? Cosa è normale in una Napoli in cui soltanto uno sguardo troppo insistente può costarti la vita? In una Napoli i cui quartieri corrispondono a famiglie di potere, in costante contrapposizione l'una con l'altra per soldi e per affermare il proprio dominio?

Si perde il senso della normalità. Questa è la considerazione che mi sento di fare al termine di questa difficile ed impegnativa lettura.

Sono tanti i personaggi che affollano le storie raccontate da Saviano. Tanti i volti che, leggendo, sono andata a cercare per dare una faccia a quelle persone di cui leggevo. Tante le voci che ho avuto la sensazione di sentire in testa, tante le urla strazianti che inevitabilmente mi è sembrato di sentire in sottofondo, nel leggere con quanta facilità si muoia ammazzati (e si ammazzi), in quella Napoli.
E non riesco proprio a dire che un personaggio mi sia piaciuto più di un altro. 
Sarebbe troppo facile dire che mi è piaciuto Don Peppino Diana per quel che ha tentato di fare contro la camorra. Troppo facile. Così come sarebbe facile dire che mi è piaciuta la maestrina che non ha accettato di far finta di non vedere ed ha denunciato una violenza inaudita. Troppo facile anche questo.
Non è tanto un personaggio a colpire il lettore... è l'intero viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra che sconvolge.

Lo stile narrativo di Saviano é incalzante anche quando è elencativo. Nomi, luoghi, relazioni, parentele...
Il suo è un racconto fatto in prima persona di ciò che ha visto, sentito, vissuto. Il suo è un libro che ricostruisce le logiche legate sempre a doppio filo con il denaro, il potere, il dominio. E' un libro ricco di nomi, di luoghi, di collegamenti, di coperture, di legami inaspettati. 
E' un racconto vero.
Non ho letto giudizi in nessuno passaggio ma analisi oggettive dell'inquietante realtà che l'autore ha avuto attorno nel suo ambiente di vita.
Pensandoci bene, un personaggio che mi è piaciuto c'è. E' la voce narrante, l'autore, Roberto Saviano. Sì, lui. Il suo racconto in primissima persona, le sue reazioni davanti a ciò che gli è scorso davanti agli occhi... Un protagonista-testimone che mostra la sua Napoli, quella che lo ha cresciuto e che gli ha posto davanti una realtà rispetto alla quale non si è voltato dall'altra parte, una realtà che ha raccontato con dovizia di particolari assumendosene tutte le responsabilità.

Alcune parti mi sono sembrate un po' noiose perchè, purtroppo, alla fine alla violenza ci si abitua. Ci si abitua a scene di uccisioni selvagge proprio perchè - ecco che mi ricollego a quanto dicevo sopra - una volta entrati in quel meccanismo perverso in cui non si riesce più a capire cosa sia la normalità,  anche la più inimmaginabile violenza diventa di routine, già vista, noiosa.
Saviano cambia pagina ogni volta che cambia capitolo focalizzando le sue attenzioni su persone e situazioni differenti ma resta il denominatore comune della violenza, della fame di soldi e di fama. Non posso dire che ci sia un capitolo più sconvolgente dell'altro perchè sono tutti sconvolgenti, nell'insieme: le armi, il ruolo delle donne, l'economia del cemento, il Sistema... tutti tasselli di un puzzle che si compone quotidianamente e la cui immagine complessiva è agghiacciante.

E' una lettura che non dimenticherò. Di questo sono più che sicura.

Con Gomorra partecipo alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro con armi nella cover. Inoltre, partecipo alla nuovissima Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro da cui è stata tratta una serie tv.
***
Gomorra
Roberto Saviano
Mondadori Editore
331 pagine
€ 15.50

venerdì 4 gennaio 2019

Acqua passata (V. Corciolani)

Promosso a pieni voti. Acqua passata, di Valeria Corciolani, è un libro che mi sento di promuovere a pieni voti nonostante un iniziale scetticismo dovuto allo stile dell'autrice.
Stile che, pian piano, mi ha conquistata, stile che caratterizza i personaggi ed anche la storia.

Ma andiamo per gradi.

Siamo a Chiavari.
Alma è una colf che è dotata di uno spiccato spirito d'osservazione. Andando nelle case della gente per cui lavora ne conosce abitudini, particolarità e stranezze ed ogni minima cosa fuori posto le salta agli occhi.
Vive con sua suocera e con quattro figli, due coppie di gemelli. Suo marito l'ha lasciata per andare dall'altra parte del mondo dove ha formato un'altra famiglia.
E' una donna molto responsabile, affidabile, seria e precisa che non esce mai dai confini del suo ruolo. 
Quasi mai... perchè accade qualche cosa che le scombussola la vita ed incontra qualcuno che avrà un ruolo fondamentale in tutto ciò.

Nel momento in cui un uomo viene rinvenuto in fin di vita e dopo aver trovato il cadavere di una giovane editor che abita nel palazzo dove Alma lavora, questa tranquilla quarantenne si vede stravolgere la vita e si trova a collaborare con l'ispettore Jules Rosset che trova proprio in lei una valida - anche se inusuale - collaboratrice.
La loro collaborazione è un tantino anomala e le intuizioni di cui Alma rende partecipe Rosset non sono vere e proprie prove ma sono degli agganci preziosi per delle indagini che sembrano arenarsi ogni giorno di più.
Ci sono legami tra i due accadimenti? E le misteriose scomparse che si verificano nei giorni successivi hanno qualche cosa a che fare con tutto ciò? Chi è il colpevole? Sono forse più colpevoli che hanno agito separatamente? O magari collaborando e coprendosi a vicenda?

Ho molto apprezzato l'abilità dell'autrice di delineare alla perfezione il carattere dei personaggi, i loro punti di forza e le loro debolezze. 
Ciò che all'inizio mi ha fatto un po' storcere il nasto è stato il modo in cui l'autrice tronca le frasi lasciando il discorso in sospeso. Pian piano, però, questo modo di fare diventa una caratteristica stilistica che mi è proprio piaciuta così come mi è piaciuto lo stile ricercato e preciso nel fornire descrizioni, nell'imbastire ragionamenti, nei dialoghi che mi hanno anche strappato il sorriso in più occasioni. Anche la scelta di chiudere un capitolo con frasi che poi aprono il successivo, anche se in contesti diversi, mi è piaciuta.

Il personaggio che più mi ha colpita è stato un ragazzino, Filippo, che è un personaggio minore. Compare come un fulmine e colpisce per simpatia e per schiettezza. In modo altrettanto fulmineo scompare dalla storia.
Un dialogo, in particolare, con Alma, mi ha fatto innamorare di quel bambino. Alma è nera, i suoi figli sono marroncino chiaro... e il dialogo con quel ragazzino su questo dato di fatto è davvero divertente ma rende anche bene l'idea di quanto sia importante relazionarsi anche con i più piccoli in modo schietto e sincero. Su questo Alma è imbattibile.

E' lei, comunque, il personaggio che domina su tutti non solo per il suo ruolo nell'ambito delle indagini, per la sua capacità di osservare e di dedurre ma anche per la sua sensibilità, per l'incapacità di far fina di niente ma anche per la capacità di vedere nelle indagini che la coinvolgono un valido motivo per venir fuori da quell'esistenza anonima nella quale si è segregata.
 Per dieci maledetti anni si è sepolta viva in una noia mortale. E cosa ha ottenuto? Casini, solo casini. E allora tanto vale lanciarsi a doppio tuffo carpiato. Perchè adesso si è davvero rotta le scatole di nascondersi dalla vita come un ragno nei buchi.
Alma cresce durante il racconto e non intendo anagraficamente (la storia si snoda nell'arco di pochi giorni) ma rivaluta la sua persona, si scrolla di dosso la zavorra che un abbandono e che i dieci anni di vita che ne sono seguiti le hanno lasciato addosso.

Ho molto apprezzato anche l'abilità dell'autrice di inserire una storia nella storia. Alle indagini, ai delitti, ai misteri rispetto ai quali Alma collabora con Rosset, l'autrice somma una parentesi familiare importante dando a quell'anonima colf un'umanità ed una fragilità che la plasmano come persona, come madre prima che come collaboratrice familiare o collaboratrice nelle indagini. E' una donna fragile quella che fa i conti con una famiglia altrettanto fragile per un sacco di buoni motivi. Ma è anche una donna che sa trovare la sua forza nel quotidiano, quando affronta con il cuore problemi che mai avrebbe voluto vedere emergere attorno al suo focolare.

Molto interessanti anche le figure del prete e dell'ex detenuto. Mi piacerebbe conoscerli entrambi, tanto mi ha incuriosita l'autrice con le loro descrizioni.

Da ultimo, ma non per importanza, l'ispettore Rosset. Non è un supereroe di quelli che compiono imprese mirabolanti. E' un uomo un po' imbranato, con una matrimonio fallito alle spalle ed un figlio che vede poco, un uomo che sa ammettere i suoi limiti e sa accettare l'aiuto di chi può fare la differenza, nella vita come sul lavoro. Perchè Alma lo aiuterà sul lavoro, è vero, ma avrà un ruolo anche nella sua vita donandogli quel calore che tanto gli manca, calore familiare e senza alcuna declinazione sessuale, sia chiaro. 

Alma ha un carattere particolare, Rosset ha un carattere altrettanto particolare: si trovano, si comprendono, si detestano in alcuni momenti, si aiutano.

Suggerisco questa lettura - che poi è la prima di una serie che avrà per protagonista la coppia Alma/Jules - e partecipo alla challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro letto e recensito da Guerra. Inoltre, partecipo con questa lettura alla nuovissima Challenge Dalle tre Ciambelle in quanto libro con un minimo di 200 pagine.  
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Acqua passata
Valeria Corciolani
Editore Amazon Publishing
letto in e-book
334 pagine 
copertina flessibile € 9.99

mercoledì 2 gennaio 2019

Non fidarti del buio (Emme X)

La lettura che mi ha accompagnata tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019 potevo pure risparmiarmela!

Non fidarti del buio è un libro che ho scelto perché utile per la challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro dalla copertina prevalentemente rossa (anche se dalla foto non si vede!) e, lo ammetto, scaricabile in e-book nell'ambito dell'abbonamento unlimited di cui dispongo.
Diverse recensioni in cui mi sono imbattuta ne parlavano positivamente così ho pensato di leggerlo anche io.

Una delusione per me. 
Opinione personale, ovviamente, come sempre tra l'altro. .

Ho trovato la storia assurda, con delle situazioni inverosimili, personaggi poco credibili ed anche un e-book con diversi errori che mi hanno ulteriormente innervosita. Sono una lettrice pignola, chi legge le mie recensioni oramai lo sa. Sugli errori negli e-book sono disposta a soprassedere solo se la storia è piacevole, il libro ben scritto... solo se, insomma, ne vale la pena. Stavolta gli errori sono un'aggravante ulteriore.

Vivien è il personaggio attorno a cui ruota la storia. Ha subito un forte shock (e il lettore riesce a capire di cosa si tratta solo a lettura inoltrata) che l'ha ridotta a vivere una vita di solitudine, di paure e comportamenti alquanto scostanti. Le sue notti sono disturbate da continui incubi, le sue giornate sono fitte di temporanee amnesie che ne rendono l'esistenza difficile. E' pazza, come sua madre? Una donna, sua madre, che è stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico per via di un passato che torna a chiedere il conto ancora oggi, a distanza di anni. Ma era davvero una pazza quella donna? O c'è qualcuno che l'ha fatta passare come tale e che sta facendo lo stesso con Vivien, sua figlia? Qualcuno vicino, molto vicino ad entrambe?

Vivien vive con un marito che si occupa di lei soltanto imbottendola di farmaci e che ha la vita piena di lavoro, lavoro ed ancora lavoro. Le sue giornate si trascinano così, tra farmaci, riposini, amnesie e paure. Marito assente, nessuna prospettiva per il futuro e una minaccia latente che non si comprende da dove arrivi. 
Non c'è nessun altro, nella sua vita, se non un'amica che da anni la sostiene e le sta accanto. 
Beatrix è il suo nome ed è la prima persona che Vivien cerca, in avvio del libro, non appena si trova in un momento di difficoltà. Lei cerca Bea, ma chi corre è il marito di questa sua amica, Fabrizio.

Inizia già da qui l'assurdità di una situazione che vede Fabrizio innamorato di Vivien senza che lei si accorga di niente. Fabrizio che fa delle scelte piuttosto discutibili pur di cercare di difendere la donna che ama e che tiene dei comportamenti che in alcuni passaggi sono incomprensibili, almeno per me.
Le situazioni poco chiare a dire il vero sono più di una in un contesto di una storia che è una via di mezzo tra un romance e un thriller, entrambi poco riusciti secondo il mio parere.
Non c'è un personaggio che ho preferito.
Il tentativo di definire le personalità dell'uno o dell'altra dipinge personaggi particolari, molto particolari, ma secondo il mio parere nel contesto del libro è tutto poco credibile.   

L'unica cosa che credo di poter notare sulla storia è il messaggio che intende lanciare l'autrice: niente è come sembra e non ci si può fidare di nessuno. Un messaggio molto comune a tanti, tantissimi libri, decisamente più riusciti di questo.

Mi spiace ma non è proprio una lettura nelle mie corde e, lo ripeto, la mia è un'opinione del tutto personale che, magari, non corrisponde a quelle di altri lettori. Rispetto il lavoro dell'autrice ma la lettura è così: non tutto può piacere a tutti, non tutti i lettori sono uguali e... ci sono storie che prendono ed altre meno. 
Stavolta il mio è un pollice verso.
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Non fidarti del buio
Emme X
letto in e-book
243 pagine
copertina flessibile € 12.97

giovedì 27 dicembre 2018

La morte mi è vicina (C. Dexter)

Ho trovato La morte mi è vicina disponibile in biblioteca e l'ho scelto perché utile per due challenge a cui sto partecipando, perché mi piace il genere e perché adoro le edizioni Sellerio.
Non ho pensato di verificare se si trattasse, magari, di una serie e se ci fosse un preciso ordine di lettura. Cosa, questa, che ho fatto a lettura ultimata per togliermi una curiosità rendendomi conto di aver iniziato a conoscere l'ispettore Morse da uno dei libri più recenti che l'hanno come protagonista.
Non è la prima volta che mi capita e, sicuramente, mi sarò persa qualche cosa che mi avrebbe aiutato a mettere meglio a fuoco il personaggio. Fatto sta che la storia è autoconclusiva e che Morse si è presentato molto bene anche a chi, come me, non lo conosceva affatto.

L'ambiente in cui l'ispettore si trova ad indagare è quello di Oxford. Siamo alla vigilia della scelta di un nuovo rettore e sono solo due i candidati a tale carica. Entrambi hanno al loro braccio un'affascinante signora che non disdegna di utilizzare anche metodi piuttosto personali per agevolare la scalata al successo del marito. Ovviamente, le due donne si odiano ma non lo faranno mai capire!

In questo scenario Morse si trova ad indagare su alcune morti che sembrano legate da particolari coincidenze. 
Affiancato dal  sergente Robbie Lewis della Thames Valley Police, l'ispettore Morse conduce il lettore verso ragionamenti deduttivi che non sempre vanno verso la giusta direzione ma che, in ogni modo, hanno un loro perché.

Sono parecchi i personaggi che entrano in gioco e che reclamano un ruolo in una storia in cui ad essere importanti sono gli uomini ma dove sono le donne coloro che detengono realmente il potere. Con una buona dose di ironia, l'autore propone un'indagine che sembra portare da nessuna parte ma che analizza una serie di situazioni ben descritte e delineate al punto di rendere il lettore protagonista accanto a Morse di quelle deduzioni, di quei ragionamenti che, tra un capitolo e l'altro, non mancano di certo.

Ciò che più mi è piaciuto del libro è il rapporto che c'è tra Morse e Lewis. L'ispettore viene descritto come un uomo brutale, vulnerabile, arrogante e amabile con il quale Lewis ha lavorato spalla a spalla per tanti anni. Un uomo dai modi bruschi ma non cattivo, un uomo con difetti che non nasconde affatto e con delle fragilità che mi hanno fatto pensare al mio caro Harry Hole anche se siamo su due diverse tipologie di stili narrativi e diversa caratterizzazione dei personaggi.

Anche Morse ha un debole per la bottiglia, come Hole.
Anche Morse ha un carattere un po' burbero, come Hole.
Anche Morse è un uomo sostanzialmente solo, come Hole.
Le similitudini, però, finiscono qui. 
Il loro modo di operare è diverso. 
La loro tecnica investigativa è diversa così come è diverso lo stile narrativo dei rispettivi autori. 

Dicevo, il rapporto con Lewis: il sergente sembra succube del suo superiore ma questo non gli comporta alcuna sofferenza. I due uomini sono complici, si intendono anche senza parlare e ne' Morse si comporta volutamente in modo poco gentile con lui tantomeno Lewis soffre dell'atteggiamento spesso scostante del suo superiore. Si accettano così come sono e probabilmente sta qui la chiave della loro amicizia. Perchè prima che colleghi - questo ho inteso io - i due sono amici. Magari la lettura di altri libri della serie potrà aiutarmi a capire meglio certe dinamiche.

Ho apprezzato la tecnica deduttiva proposta ed anche le spiegazioni finali che arrivano con la deposizione del colpevole. Nulla rimane da chiarire, per il lettore, che scioglie ogni nodo leggendo, parola dopo parola, quanto successo.

Un'ultima nota: il libro che ho preso in prestito io era nuovo. Nuovo di zecca. Si sentiva tenendolo in mano, si vedeva guardando la copertina.... un vero peccato che nessun altro l'abbia chiesto in prestito perchè è una storia che si segue con piacere, ben scritta e - ma questa oramai è una mia fissa - di un bel formato comodo da tenere in borsa anche quando le pagine sono tante, come in questo caso.

Con questa lettura partecipo alla VisualChallenge che per questo ultimo mese di gara chiede una forchetta in copertina e la nuovissima  challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro con più di 400 pagine, 456 per la precisione.

sabato 22 dicembre 2018

Coraline (N. Gaiman)

Cercavo da tempo l'occasione giusta per leggere Coraline. E l'ho trovata grazie a due challenge a cui sto partecipando e che mi hanno spinta in biblioteca per chiedere in prestito il volumetto scritto da Neil Gaiman: sono la VisualChallenge che per questo ultimo mese di gara chiede una candela in copertina e la nuovissima  challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro per ragazzi.

Dal libro è stato poi tratto un film, proposto con la tecnica dello stop-motion.
Di solito non guardo i film tratti dai libri. Più volte sono rimasta delusa e preferisco che mi restino addosso le emozioni che mi trasmettono le pagine piuttosto che lo schermo.
Questa volta ho fatto il percorso inverso visto che anni fa ho avuto l'occasione di vedere il film senza sapere nulla del libro arrivato, a distanza di tempo, tra le mie mani.
L'aspetto positivo sta nel fatto che del film ricordo poco.

Così, quando mi sono messa alla lettura, la storia per me era quasi nuova se non per concetti molto generali.

Coraline è una bambina che vive con i suoi genitori un pochino distratti. Questa è l'impressione che mi ha dato quella famigliola impegnata in tante occupazioni quotidiane ma i cui membri mi sono sembrati distanti, troppo distanti, l'uno dall'altro. Distanti al punto tale che una carezza fatta da Coraline a suo padre suona strana.

Nella casa in cui vive dopo un trasloco, Coraline si trova alle prese con tante, tantissime porte. Tredici per la precisione - tante per una casa normale - che portano in altrettanti locali. La quattordicesima porta, però, non ha una destinazione. C'è un muro dall'altra parte.... oppure no? 
La curiosità della ragazzina, che si definisce un'esploratrice e che troppo spesso soffre di una pesantissima noia, è tale da portarla più volte ad aprire quella porta proibita fino a scoprire un corridoio buio che la porta in una casa uguale alla sua, con genitori uguali - più o meno - ai suoi. 
L'altra casa è abitata da l'altra-madre e dall'altro padre che sembrano uguali a quelli veri ma sono delle copie deformate con dei bottoni neri cuciti al posto degli occhi. Sguardi inespressivi, freddi, distaccati anche quando tentano di trasmettere amore. Un amore strano, però, diverso... falsato, morboso.

L'autore non risparmia scene un tantino paurose soprattutto per un giovane lettore: se i miei figli leggessero un libro così non dormirebbero... ne sono certa. Solo l'idea del buio - e sono il buio così come la nebbia grandi complici dell'autore nel creare l'ambientazione adatta per una storia di questo tipo - li lascerebbe ad occhi spalancati. Poi l'idea dell'altra-madre o dell'altro-padre con bottoni al posto degli occhi, soprattutto del tentativo dell'altra-madre di cucire bottoni al posto degli occhi di Coraline darebbe il colpo di grazia. Senza pensare allo zampettio dei topi che hanno, pure loro, un ruolo importante nell'intero racconto.
Niente di esagerato, sia chiaro,

Proprio sulla figura dei topi vorrei fare una riflessione: nella prima parte sono dei personaggi negativi, inquietanti, infestanti... cambia, invece, il loro ruolo alla fine del racconto. Un dettaglio che rende l'idea dell'evoluzione del racconto.

Nel complesso ho apprezzato il messaggio che lancia ai lettori e che Coraline riassume con chiarezza: 
Io non voglio tutto ciò che desidero. Nessuno lo vuole. Non veramente. Che divertimento sarebbe, se potessi avere tutto ciò che desidero, senza problemi? Non avrebbe nessun valore.
Coraline arriva a questa conclusione alla luce di ciò che le accade: l'altra-madre è una trasposizione della mamma che lei vorrebbe avere. Anche se non lo dice mai in modo esplicito, è una sorta di realizzazione di un desiderio ciò che trova dall'altra parte della porta. Ben presto, però, comprenderà che è prezioso ciò che si ha e cambia anche il suo atteggiamento nei confronti delle persone che ama.

E' un'avventura horror fantasy pensata per ragazzi ma che trovo adatta anche per lettori più maturi. Sempre tenendo conto che è nata per un pubblico giovane.
Se mi è piaciuta? Ni. Originale, senza dubbio, in alcuni passaggi mi ha però lasciata perplessa e, onestamente, non è un libro che rileggerei.

venerdì 21 dicembre 2018

Tatiana & Alexander (P. Simons) - Venerdì del libro

Ho amato Il Cavaliere d'inverno. Ho sofferto con Tatiana ed Alexander, ho gioito con loro. Li ho tenuti in un angolino del mio cuore fino a che non ho preso in mano il secondo volume della trilogia di Paullina Simons. In quel momento, i due protagonisti sono tornati a vivere tra le pagine ma, purtroppo c'è un ma, onestamente mi aspettavo qualche cosa di diverso.

Tatiana & Alexander è un tomo di 667 pagine, molte delle quali - secondo il mio parere - potevano essere risparmiate. Il peso del volume e la dimensione dei caratteri non hanno agevolato la lettura visto che io leggo spesso di sera, quando capita di essere un tantino stanca dopo il lavoro ed un'intensa giornata e, soprattutto, tenuto conto che porto sempre un libro in borsa per approfittare di ogni attimo di attesa (dal dottore, finchè i ragazzi non escono da palestra e così via). Con questo libro i caratteri piccini mi hanno messa a dura prova ed anche il peso del volume non mi hanno permesso di portarlo con me tutte le volte che avrei voluto. Ecco i motivi principali per cui la lettura è proseguita a rilento.
Poi a dare il colpo di grazia ci si è messa la storia.
La parte che ho apprezzato più di tutte in assoluto è stata quella che riguarda Alexander bambino. Il racconto della sua adolescenza mi ha fatto comprendere meglio il personaggio e mi ha permesso di meglio inquadrare alcuni suoi comportamenti. Il racconto su diversi piani temporali non mi è dispiaciuto anche se devo dire di non aver molto apprezzato la seconda parte del libro quanto la Simons si è dilungata su una sorta di riepilogo di ciò che il lettore del volume precedente sapeva già.

La storia, in un breve accenno, vede i due innamorati lontani l'uno dall'altra. Alexander vuole fare credere alla sua donna di essere morto, per proteggerla. Lei, dopo aver partorito suo figlio, non si perde d'animo e non smette mai di cercarlo anche quando tutto depone a favore della sua presunta morte. Proprio per ricongiungersi al suo amato ad un certo punto Tatiana molla il figlioletto e parte verso non si sa dove visto: inizia una ricerca alla cieca che mi è sembrata un tantino assurda, poco verosimile.

Non voglio dire altro anche se, partecipando al Gruppo di lettura relativo al questo libro, abbiamo spoilerato abbastanza.... dico solo che Tatiana dimostra di essere sempre una donna di carattere e il suo personaggio resta coerente con l'impressione data all'inizio anche se compie delle scelte, questa volta, che non ho affatto gradito anche se in nome dell'amore per il suo uomo. Alexander ad un certo punto diventa, secondo il mio parere, poco credibile per via di alcune vicende in guerra che lo rendono meno umano di quanto non lo fosse nel primo libro.

E poi non dico altro, suvvia! Non voglio togliere il gusto della lettura a chi avesse intenzione di conoscere da vicino questo secondo capitolo della trilogia. Sottolineo che è una trilogia per cui non si tratta di una storia autoconclusiva e bisogna proseguire per capire definitivamente come va a finire...

Propongo la lettura per il Venerdì del libro non tanto come lettura consigliata - credo di aver evidenziato il perchè - quanto per aprire un confronto sui sequel: vi è mai capitato di restare delusi dal seguito di un libro che avete amato alla follia? Se sì, avete poi proseguito per convincervi che, comunque, valesse la pena arrivare fino alla fine della storia?
Io ammetto di non avere, al momento, voglia di avventurarmi nell'ultimo capitolo della trilogia. Mi piace ricordare Alexander e Tatiana così come erano rimasti nel mio cuore.

Con questa lettura partecipo all'ultimo mese di gara della VisualChallenge visto che si tratta di una lettura bonus assegnata dalle organizzatrici.


mercoledì 19 dicembre 2018

La coda del diavolo (M. Maggi)

E' un uomo solo che vive con un grande peso sulle spalle. 
Ha scelto la solitudine e sente il bisogno di espiare una colpa che nessuno conosce, tranne lui.
Una colpa che ha un nome ben preciso, anzi due: quelli di due suoi coetanei, morti diciassette anni prima e la cui tragica scomparsa pesa addosso lui come un macigno, anche dopo tanto tempo.
Lui solo conosce la verità e tanto basta per vivere quotidianamente con un tormento che nessuno riesce a comprendere, nessuno può conoscere.

Sante Moras è il protagonista del libro La coda del diavolo. E' un uomo di legge, lavora come guardia carceraria in un carcere in cui arriva, in un giorno come tanti, il mostro. 
Ha rapito, nascosto, torturato ed infine ucciso, come se fosse un animale, una ragazzina appena tredicenne. 

E' un mostro e, per Sante, può rappresentare un'occasione di redenzione che però, diventerà, ben presto, qualche cosa di diverso.
A lui viene attribuito un omicidio che in molti avrebbero voluto commettere, lui stesso avrebbe voluto farlo. Ma non è stata la sua mano a colpire anche se tutto, attorno a lui, dice il contrario.
E' costretto a scappare e vuole cercare una verità diversa da quella che gli hanno cucito addosso.
Tra debiti da pagare, promesse di ingenti somme di denaro, la prospettiva di una vita fuori da quella prigione in cui lui stesso ha scelto di segregarsi, Sante diventa, ben presto, un fuggitivo. E' abituato ad affrontare il nemico anche grazie ai suoi trascorsi, non ha paura di nessuno, ed ha dalla sua parte quella forza che arriva dalla voglia di trovare un'occasione di riscatto. 

Quella di Sante Moras è una storia narrata con una fredda descrizione di ciò che può accadere quando si ha a che fare con gente senza scrupoli. E' la storia di un uomo che fa i conti con la sua coscienza, con il suo passato oltre che con il suo presente.

Ciò che più mi è piaciuto è il ritmo della narrazione. Sante mi è sembrato un Rambo dei giorni nostri e devo dire che nella mia mente gli ho anche dato una fisionomia molto simile a quella di Stallone!
Anche nei momenti in cui l'autore ha un po' calcato la mano rendendolo quasi invincibile non l'ho trovato .Ci sta, nel suo personaggio! Ci sta anche che possa svignarsela da una barca senza farsi notare anche quando c'è un manipolo di uomini ad un soffio da lui e qualunque altra persona normale si sarebbe fatta beccare all'istante, ci sta che possa colpire con la precisione di un cecchino un uomo armato e pronto a sua volta a sparare, ci sta che se la possa cavare anche in situazioni che sembrano senza via d'uscita. L'autore ha creato un personaggio prima che una storia. Questo è il mio parere.

Ciò che avrei preferito fosse maggiormente approfondita è la figura della giornalista Fabiana Lai che compare fin da subito nel racconto e alla quale avevo immaginato che venisse riservato un ruolo più determinante, con una maggiore definizione del personaggio. 

Mi è piaciuto quel modo di lasciare in giro indizi mettendo il lettore in condizione di capire ma senza giocare troppo a carte scoperte. Mi è piaciuto anche il racconto nel racconto con i flashback di quanto accaduto diciassette anni prima e di cui il lettore prende pienamente coscienza solo alla fine, proprio come avviene per la storia principale. Anche in merito ai due ragazzi morti diciassette anni prima, onestamente, mi sarebbe piaciuto sapere qualche cosa di più così come avrei voluto conoscere meglio Sante adolescente ma se così fosse stato il romanzo sarebbe stato decisamene diverso. A conti fatti, comunque, mi è piaciuto così!

Con questa lettura partecipo per l'ultima volta alla  Challenge Tutti ad Hogwarts con le 3 ciambelle in quanto titolo suggerito e partecipo anche alla nuova challenge Le quattro cavaliere dell'Apocalisse in quanto libro uscito nel 2018.