venerdì 14 luglio 2017

Il libro di Julian (R.J. Palacio) - Venerdì del libro

In continuità con la proposta dello scorso Venerdì, per l'appuntamento del Venerdì del libro di oggi propongo Il libro di Julian della serie Wonder Story.

Un intero libro dedicato ad uno dei personaggi che più hanno dato addosso ad August fin dal primo giorno di scuola. Uno di quei bulletti che, secondo il mio parere, erano spinti più dalla paura della diversità che non da un'effettiva cattiveria.
Un'impressione, la mia, che ha trovato piena conferma nel momento in cui a prendere la parola è stato proprio lui, Julian, che ha raccontato la sua voce ed ha proposto il suo di punto di vista.

La sua reazione, la sua aggressività nei confronti di August arriva da lontano, da trascorsi che ancora si porta addosso.
Certo è che il comportamento di sua madre non aiuta: quei continui tentativi di giustificare i comportamenti di Julian non lo aiutano certo a crescere, a capire come affrontare le prove della vita, a maturare.

Più che Julian ad emergere sono due personaggi a lui molto vicini: la figura di una madre iper-protettiva, pronta a difendere a spada tratta suo figlio anche quando l'evidenza dei fatti dovrebbe indurre a comportamenti diversi; e poi la figura di sua nonna. Senza ombra di dubbio è la nonna la figura chiave della storia ed arriva da lei la chiave di volta per qual ragazzo che si trova improvvisamente diverso.

Una donna dolce, la nonna, che apre il suo cuore per aiutare suo nipote a crescere. Una donna che non ci pensa due volte a mettersi a nudo anche se gli costa sofferenza ma nella consapevolezza di poter essere d'aiuto ad un ragazzino - suo nipote Julian - che ha tanto bisogno di essere guidato, non protetto. 

Julian all'inizio del libro non teme di manifestare i propri sentimenti: non è pentito di quello che ha fatto, il suo è stato un meccanismo di difesa del quale non si pente.
Ed anche stavolta ho apprezzato la schiettezza, quel modo così diretto di mostrare quello che è un atteggiamento che ritengo molto comune nei confronto di chi ha qualche cosa di diverso dalla massa.
Quella paura che induce ad innescare meccanismi di difesa e che porta a credere di aver fatto la cosa giusta è una molla che credo si possa rinvenire molto spesso nella nostra vita quotidiana. E' un po' come alzare un muro di difesa per non dover avere più paura anche se non si ha intenzione di far male a nessuno.

Julian non vuole fare del male ad August. Non è quel ragazzino con il volto così strano che Julian vuole allontanare ma è la sua stessa paura della diversità, questo è il demone contro il quale un ragazzino alle soglie dell'adolescenza si trova a combattere, mettendo in campo le poche armi che ha a disposizione.

Il finale dimostra, però, che le cose possono cambiare e ancora una volta August dimostra di essere una grande persona e dà a tutti noi una grande lezione. 

Inutile dire che non vedo l'ora di leggere la terza tappa della serie Wonder Story.

Con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo Serialmente.

giovedì 13 luglio 2017

Harry Potter e la camera dei segreti (J.K. Rowling)

Se si è alla ricerca di un libro avventuroso non ci si può negare la lettura della saga di Harry Potter. Con il secondo volume della serie - Harry Potter e la camera dei segreti - ne ho avuto conferma. 
Pur non amando il genere fantasy devo dire che Harry Potter, con i suoi occhialetti rotondi e la sua scuola per maghi, mi sta facendo ricredere. Ci sono fantasy e fantasy: non è il genere che non mi piace... sono le storie e come sono scritte a fare la differenza.
Harry mi è simpatico e tutta la struttura della storia che lo vede come protagonista mi ha convinta. Mi aveva già convinta con il primo volume - quello in cui si svelano le origini dell'avventura - per averne conferma ora, con il secondo.

Avevamo lasciato Harry pronto a trascorrere le vacanze estive con i suoi zii, quei Babbani da cui avrebbe volentieri fatto a meno di tornare. Eppure sono loro la sua famiglia, ora, e non può farci niente. Ma ben presto capirà di non poter resistere in quell'ambiente e scappa via per ritrovarsi ospite da una famiglia amica che gli trasmetterà quel calore che dagli zii non ha mai avvertito nemmeno lontanamente. Il tutto farà da prologo al suo rientro a scuola anche se, stavolta, ci sono dei segnali che gli fanno pensare che ci sia qualche cosa di strano. Parecchio strano, a partire da quella strana creatura che piomba nella sua stanza - prima di fuggire dalla casa degli zii - per dirgli che sarebbe bene che Harry Potter non tornasse a scuola perchè c'è una congiura contro di lui. 

Vero? Non vero? Da dove arriva quella creatura? Chi l'ha mandata? C'è da fidarsi?

In effetti a scuola lo aspettano delle novità. Non tutte positive. C'è un nuovo insegnante - Gilderoy Allock - che millanta chissà quali conoscenze ed avventure per poi rivelarsi per quello che realmente è - ma, soprattutto, si verificano degli strani attentati. L'intera scuola è avvolta nel mistero e nella paura: un gatto, prima, e poi diversi studenti vengono pietrificati. 
L'intera scuola è in difficoltà davanti a tutto ciò e si inizia a mormorare qualcosa che ha a che fare con una vecchia leggenda, quella della Camera dei Segreti. 

Un'avventura con tutti i canoni per tenere il lettore attaccato alle pagine. Pur non essendo una ragazzina - si tratta di una saga per ragazzi - ammetto di aver atteso con apprensione di conoscere l'evolversi della situazione. 

Harry Potter viene proposto con le sue caratteristiche magiche ma anche - e questo l'ho molto apprezzato - con le sue fragilità, le sue paure. Non è un personaggio invincibile, anche lui ha paura, soffre, ha delle debolezze. La sua parte umana - pur non essendo un discendente di Babbani ma da una famiglia di maghi - non è sacrificata per meglio rendere il suo essere mago. Tutto ciò rende il personaggio più simpatico. Anche stavolta scopre delle doti di cui non era a conoscenza e mi ha fatto particolarmente sorridere il continuo riferimento ai Babbani: sono le persone normali, coloro che non hanno sangue magico che scorre nelle loro vene. Bhè, mi ha divertito l'idea di tale appellativo per tutto noi. Perchè siamo tutti Babbani, no?
A dire il vero in questo capitolo della storia è proprio la caccia ai Babbiani che è alla base dei misteri che si verificano tra le mura della scuola e sono i mezzosangue (coloro che hanno sangue di Babbano che scorre nelle loro vene) ad essere presi di mira.

Si delinea maggiormente la figura di Silente e quell'intesa che si manifesta tra lui e Potter è un'alchimia particolare che non deriva dal loro essere maghi ma dalla loro sintonia a livello personale, prima di tutto. E ne escono delle belle immagini.

Il professor Allock, il personaggio nuovo, non perde occasione per rendersi ridicolo: si pavoneggia continuamente, vanta meriti non suoi e quanto viene messo davanti alle sue responsabilità, quando gli viene chiesto di dimostrare ciò che vale è davvero ridicolo. 

Libro promosso a pieni voti e che mi fa venire voglia di continuare con il terzo volume. Anche stavolta l'anno scolastico finisce nelle ultime pagine del libro ed Harry è pronto a tornare dagli zii. Cosa capiterà stavolta durante le vacanze estive? 

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della The Hunting Word Challenge e la parola utile per la gara è SEGRETO che trovo nel titolo.
Il secondo volume della saga Harry Potter mi permette anche di partecipare alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettiv 5 - libro di una casa editrice maggiore. E' un libro edito da Salani Editore che fa parte del gruppo GeMs.
Inoltre, partecipo alla challenge Leggendo serialmente.

lunedì 10 luglio 2017

Vita bassa e tacchi a spillo (P. Williams)

Classica lettura da ombrellone: questo mi sono detta quando ho avuto tra le mani il libro Vita bassa e tacchi a spillo di Polly Williams. Mi aspettavo una lettura leggera, una storia non troppo strutturata che avrei affrontato senza troppe aspettativee che magari sarebbe stata talmente sdolcinata da farmi anche ingrassare di un chiletto.

Invece...
Invece ho letto una storia che, seppur non eccessivamente impegnativa, è stata proposta con una buona dose di ironia, con una protagonista che mi è piaciuta parecchio, personaggi che mi hanno strappato un sorriso pur nelle situazioni più assurde, una storia ben costruita con i dovuti colpi di scena e ribaltamenti di fronte.

Amy è una neo mamma. La sua vita è cambiata da quando quel piccolo e dolce esserino che risponde al nome di Evie è entrato a far parte della sua vita. Sono cambiati i suoi ritmi, le sue abitudini ma, soprattutto, è cambiata lei. Non è più la Amy di una volta, si sente fuori forma, non ha più alcun interesse ad apparire curata ed in forma perchè ha altro per la testa. E per altro non si intende solo il cambio del pannolino, la poppata e tutto il resto. Ha anche in testa il sospetto di un tradimento da parte del suo compagno Joe, beccato al parco in compagnia di una misteriosa lei in un atteggiamento piuttosto equivoco. Se poi si pensa che nel momento di tale scoperta Amy aveva ancora il pancione, il resto è presto detto. La sua vita scorre piatta tra le abitudini imposte da Evie e il timore di non essere l'altezza di un uomo che, oramai, cerca una donna sicuramente più giovane e frizzante di lei. 
Amy si sente pesante, una mucca da latte senza interessi e senza prospettive. 
Come può piacere al suo uomo? 
Come può piacere al mondo intero? 
Ma le interessa davvero piacere a qualcuno o si accontenta della fetta di mondo che si è ritagliata accanto alla sua piccola?
Tra gruppi di donne appena diventate madri, amiche vecchie e nuove, Amy si troverà a riflettere su se stessa, sulla sua vita, su cosa vuole e cosa cerca. 

Amy è un personaggio vero, concreto, con le sue debolezze e le sue paure. Quale mamma non si rivedrebbe in lei, con il seno che tira quando resta per qualche ora di troppo lontanda da sua figlia o quando il passeggino fa fatica a camminare sulla sabbia? Quale donna non si rivedrebbe in lei, con un guardaroba che non le va più, con la bilancia che dice qualche cosa di diverso da ciò che si vorrebbe e con la consapevolezza di non avere nulla di particolarmente interessante da fare che richieda di andare dal parrucchiere con costanza?

Poi arriva il momento della scossa. Deve fare qualcosa. Una scossa che arriva grazie agli stimoli di un'amica - Alice - che si propone di aiutare Amy.
Dove porterà tutto ciò? Riconquisterà la fiducia perduta? Il suo uomo? Fiducia nel futuro?

Amy mi è piaciuta molto come personaggio ed ammetto che in diverse situazioni mi sono rivista anche io. E' impacciata, a volte (spesso), non riesce a tirare fuori tutto ciò che dovrebbe tanto da portarsi dietro il retaggio di anni ed anni di sofferenza (penso all'abbandono di suo padre) ma anche mesi di silenzi impostati per quieto vivere (penso ai dubbi sul suo uomo). Si trova in gruppi di neo mamme che non fanno altro che parlare di pannolini e pappine, tettarelle e seggiolini per auto ed in alcuni punti le situazioni descritte sono davvero comiche ma molto vicine alla realtà, come quando descrive la sua esperienza con il corso di massaggio quando tutti gli altri bambini sembrano in estasi mentre la sua appare indemoniata! Troppo forte! Alcune situazioni mi hanno fatto ripensare alle mie gravidanze, ai miei due figli quando erano piccini... mi sono proprio divertita.

Il finale mi è piaciuto così come le varie sorprese proposte lungo il racconto.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della The Hunting Word Challenge e la parola utile per la gara è TACCO che trovo nel titolo (seppur al plurale) così come viene raffigurato in copertina.

venerdì 7 luglio 2017

Wonder (R. J. Palacio) - Venerdì del libro



Wonder è uno di quei libri che avevo in wish list da un sacco di tempo. Aspettavo l’occasione giusta per leggerlo. Occasione che è arrivata con la challenge Leggendo Serialmente.


Occasione presa al volo.

Va detto che non amo leggere libri tanto pubblicizzati nelle immediatezze della loro pubblicazione perché spesso mi è capitato di imbattermi in recensioni gonfiate e poco veritiere per delle letture che, invece, mi hanno delusa probabilmente per via delle troppe aspettative nei loro confronti.
Stavolta ci sono andata con i piedi di piombo e, soprattutto, non si tratta di una nuovissima uscita per cui non siamo più nella scia dell’entusiasmo del “lancio” del libro.

Così ho incontrato August: è un ragazzino che riesce ad accettare se stesso con una buona dose di ironia ma che non nasconde le sue debolezze. Come ogni altro ragazzino della sua età, anche se per lui le prove sono più dure che per chiunque altro. Ha un aspetto diverso dagli altri. Un aspetto particolare, un viso che sembra sfuggito ad ogni legge anatomica. Eppure la descrizione di August arriva soltanto quando la lettura è inoltrata, quando è sua sorella che ne parla. Non prima.
August sa perfettamente di non essere come tutti gli altri e sa anche quanto gli altri, soprattutto suoi coetanei, possano essere cattivi.

Ratto. Mostro. Scherzo di natura. Freddy Krueger. ET. Disgustoso. Faccia di lucertola. Mutante. Lo so cosa mi dicono dietro. Ho frequentato abbastanza giardinetti da sapere che i ragazzi sanno essere crudeli.

August è un ragazzino molto forte. E' la vita che gli ha messo davanti continue prove e, di conseguenza, lo ha forgiato nell'animo e nello spirito. Così come le prove della vita hanno forgiato la sua famiglia: ho molto apprezzato la schiettezza di sua sorella, Via, quando ammette che - anche se per un nanosecondo - anche lei è rimasta un po' spiazzata dall'aspetto di suo fratello. Poi, ovviamente, l'amore supera tutto e l'aspetto passa in secondo piano. Non è un'ipocrita, Via, come non dovremmo esserlo noi: la diversità ci spaventa anche se ci mettiamo con la buona volontà nel dire che siamo tutti uguali, che non è l'aspetto che conta e tutto il resto. Siamo sinceri… 
Chi può dire di non lanciare uno sguardo un po' più insistente del solito davanti a qualcuno che non rientra nei canoni della normalità? Non lo si fa con cattiveria ma è così.

E' proprio questo che ho apprezzato nel libro: non ci sono ipocrisie così come non è il buonismo che impera. I ragazzini reagiscono in un modo forte perché, secondo il mio punto di vista, è questo che la diversità provoca in tutti noi. E sarebbe stato strano il contrario anche se in alcuni momenti l’autrice calca un po’ troppo la mano per far meglio passare il messaggio.
Certo, ci sono delle eccezioni e per fortuna che ci sono. 

Ma la diversità se non spaventa come minimo incuriosisce ed i personaggi a cui l'autore dà voce ne sono la prova. Spesso, poi, c'è chi reagisce alla paura che deriva dalla diversità, non alla diversità in se, in modo violento, facendo battute, con comportamenti sopra le righe. Non poteva mancare un personaggio come Julian perché se così fosse stato la storia, secondo il mio punto di vista, non sarebbe stata credibile. Il suo è un atteggiamento di difesa dettato – secondo il mio parere – più dalla paura di non essere all’altezza di relazionarsi con la diversità che non da effettiva cattiveria d’animo. Inqualificabile il comportamento della madre che però, a ben guardare, anche se in modo non così marcato fa emergere un comportamento che si trova spesso in madri delle nostre realtà quotidiane. Basta pensare alle nostre classi: non c’è sempre, forse, qualcuno che si lamenta se la classe resta indietro per via di un ragazzino in difficoltà? Magari ci si lamenta borbottando in modo ufficioso, non ufficiale, ma questo è quello che capita.

August è un personaggio che si fa amare: ironico quanto basta, sensibile e schietto. 
L’autrice non nasconde la sua fragilità ma fa emergere soprattutto la sua forza. 

Nella seconda parte del libro qualcosa cambia per August. Continua ad affrontare prove difficili anche quando sembra aver conquistato un minimo di normalità. Una normalità che potrebbe concretizzarsi con la partecipazione ad un camposcuola lontano dalla famiglia per qualche giorno, proprio come tutti gli altri ragazzini. Una prova importante: questa volta, in particolare, al cospetto dei più grandi la prova è davvero dura!

E sarà proprio questa circostanza a far emergere quanto di meglio possa esserci attorno a lui: i suoi amici. Quegli stessi che lo guardavano da lontano, che non mancavano occasione per prendere le distanze da lui (in un modo o nell'altro), nella parte finale del libro abbattono ogni barriera. Il finale è più che positivo anche se, lo ammetto, non credo che nella realtà sia tutto così facile. Per ragazzi come August le prove sono continue. Da bambini, da ragazzini ed anche da adulti.
La storia di August ha un lieto fine ma mi chiedo: quanto durerà? Quando ci vorrà prima che arrivi qualcun altro a far notare in modo pesante la sua diversità? Perché non si può essere ipocriti: August è diverso e resto dell’idea che la diversità – senza voler dare a questo termine alcuna accezione negativa – in ogni caso non passa inosservata anche se, soprattutto da adulti, si tenta di fare in modo che sia così. 

Ho trovato interessante il punto di vista del fidanzato di Via, la sorella di August: schietto, anche lui, nell'ammettere di aver avuto qualche problemino sulle prime nel relazionarsi con il fratello della sua amata. Mi è piaciuto molto il personaggio di Miranda che, secondo me, incarna alla perfezione tante adolescenti di oggi: si trovano ad adattarsi alla situazione, ad integrarsi in un gruppo per omologarsi ma senza rinunciare fino in fondo ai suoi sentimenti e all'amicizia.

Molto azzeccato, secondo me, il voler dare la parola ai vari personaggi anche nel raccontare la stessa situazione: i diversi punti di vista rendono l’insieme più completo.

Sono contenta di aver letto questo primo volume ed ora mi appresto a proseguire: lo suggerisco per il Venerdì del libro di oggi (è stato suggerito anche in precedenza per questa rubrica ma ci tenevo a lasciare il mio pensiero in merito) e l'ho anche consigliato a mia figlia, che ha 12 anni. Credo che sia adatto per la sua età e che possa trasmetterle molto. Questo non vuol dire che la lettura sia preclusa a lettori più adulti: assolutamente. Credo che faccia bene a tutti, senza limiti di età.

giovedì 6 luglio 2017

La gita a Tindari (A. Camilleri)

Due anziani coniugi scompaiono. Un giovane viene ucciso a sangue freddo. 
Anche se inizialmente gli è stato detto di occuparsi d'altro, di fatti minori (un'ammazzatina non è di certo un fatto minore), e di fare solamente da supporto al Capo della Mobile, ben presto la situazione cambia e ad indagare sarà proprio lui, Salvo Montalbano, assieme ai suoi uomini. 

C'è qualcosa che accomuna i due fatti? Sia gli anziani scomparsi che il ragazzo ucciso vivevano nello stesso palazzo ma, a parte questo, sembra che non ci siano altri contatti, altri legami. 
Ma, come si sa, le apparenze possono ingannare ed anche stavolta sarà l'abilità investigativa di Montalbano, saranno le sue intuizioni a portare le indagini lungo un'unica direttrice.

Montalbano è al suo solito: con un certo pititto che lo colpisce quando meno se lo aspetta, con la sua Livia sempre lontana e con la quale non riesce a trovare un punto di contatto che vada oltre sporadiche telefonate, i suoi colleghi che non si smentiscono mai.

Nel libro La gita a Tindari Camilleri ripropone il suo personaggio più riuscito e che non si smentisce affatto. I suoi metodi investigativi sono sempre sui generis così come le sue capacità di fare 2 + 2 sono sempre più affilate, anche quando la situazione appare piuttosto ingarbugliata. A ben guardare, infatti, il bandolo della matassa si snoda con una certa difficoltà e ciò che sembra essere chiaro come il sole, a ben guardare, non lo è affatto.

Montalbano avrà a che fare con mafiosi importanti e con il modo di fare che li contraddistingue. Questa volta la mafia la toccherà con mano, in modo più diretto di quanto non sia avvenuto in altri libri che lo hanno come protagonista. 

Uno dei passaggi che maggiormente mi ha colpito, al di là della trama, è quello che riguarda la squadra con cui il commissario Salvo Montalbano lavora: si capisce a chiare lettere che c'è chi ha poca fiducia in quel nucleo operativo così pittoresco come può essere quello che ha a capo Montalbano e che vanta personaggi come Mimì Augello (stavolta più che mai incasinato con fatti di donne) e lo spassoso Catarella. Quest'ultimo è la pedina che rende divertente il racconto, come in tutte le altre avventure che hanno Montalbano come protagonista. Quando lo scambiano per uno straniero, tanto è stretto il suo dialetto, mi sono proprio divertita nell'immaginare la situazione. 
Personaggi simpatici e ironici ma, non per questo, ridicoli o superficiali. Al centro della storia ci sono - come sempre - le indagini ma ciò che più mi piace della serie di Montalbano è il fatto che l'autore non si limita ad esse: Camilleri racconta altro. 
Racconta delle debolezze dei suoi personaggi (Augello che non riesce a resistere alle donne nemmeno quando è promesso sposo, Salvo che dal lato affettivo fa acqua da tutte le parti, le stesse vittime che hanno - nel caso specifico - tanto da dire soprattutto quando vengono a mancare). 
Montalbano non è un commissario indistruttibile, di quelli che superano ogni situazione come dei supereroi: è molto umano, molto reale. Ed è per questo che mi piace.

E poi la caratteristica dei romanzi di Montalbano: l'uso del dialetto in maniera predominante. Nel parlare di questa serie con dei conoscenti mi sono sentita dire che, alla lunga, questo stile stanca. Io non sono affatto d'accordo: se le storie di Montalbano venissero narrate in modo più lineare, in perfetto italiano, non renderebbero allo stesso modo soprattutto nelle situazioni più comiche... Certo, uno sforzo di interpretazione va fatto ma per chi non è nuovo a letture di questo tipo è solo un piacere, non una fatica. Almeno per me è così!

Il personaggio che mi è piaciuto di più? Bhè, Catarella senza ombra di dubbio. Mi diverte, ha un modo di fare comico ma, allo stesso tempo, spontaneo, tutt'altro che costruito. Posso solo immaginare come potrebbe essere il lavoro di un commissario con un collaboratore vero come lui tra i piedi! 
Il lettore magari si diverte, ma il commissario - ne sono certa - si divertirebbe un po' meno!

Con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo 9: un libro che abbia vinto il Premio Bancarella. Camilleri, con La gita a Tindari, lo vinse nel 2001. 
Ps: io ci andrei molto volentieri in gita a Tindari. Non ci sono mai stata ma non mi dispiacerebbe affatto anche se sceglierei delle modalità diverse da quelle scelte da coloro che ne sono stati protagonisti. 

martedì 4 luglio 2017

Harry Potter e la pietra filosofale (J.K. Rowling)

Aspettavo da tempo l'occasione giusta per leggere la serie di Harry Potter e sono davvero contenta di essermi decisa ad andare in biblioteca e procurarmi i primi tre volumi. 
E' vero che si tratta di una serie pensata per i lettori più giovani ma io adoro lasciarmi andare sulle ali della fantasia con storie come questa e non m'importa proprio essere un tantino fuori quota.
Le storie non hanno età. Ed eccomi qui, a parlare del primo volume della serie: Harry Potter e la pietra filosofale.
Siamo agli inizi della storia di questo ragazzino che è orfano di padre e di madre. Sono morti in un incidente stradale: questo gli è sempre stato detto dai perfidi zii che se ne sono presi cura una volta rimasto solo. Ma quando compie 11 anni Harry scopre che non è un ragazzino come tutti gli altri ed anche i suoi genitori, scomparsi quando era in fasce, erano speciali.
Harry è un mago, così come lo erano i suoi genitori.
Inutile dire quale meraviglia tale notizia possa provocare in lui. Tanto più quando viene a sapere di essere anche piuttosto famoso proprio per via di ciò che gli accadde poco meno di undici anni prima: è vero, Harry è sopravvissuto alla tragedia che ha ucciso i suoi genitori ma non c'entrano niente incidenti stradali, auto, moto o veicoli di altro genere. I suoi genitori sono stati uccisi dal male fatto in persona, tale Voldemort l'innominabile, a cui solo il piccolo Harry è sfuggito per una misteriosa ragione. Quel bimbetto in fasce ha dimostrato, senza nemmeno rendersene conto, di essere più forte del male e porta su di se' i segni di un incontro così poco simpatico. Ha una cicatrice sulla fronte che ora, una volta svelato il suo passato, assume un significato diverso da quello che ha sempre avuto per il ragazzino.

Ad undici anni, dunque, inizia la storia del maghetto più famoso del mondo, con quei suoi occhialetti rotondi e quell'incredulità che si porta dietro. Non ci può credere di avere dei potere magici, di conoscere magie, di avere delle abilità di questo tipo. Mai e poi mai avrebbe pensato ad una cosa simile anche se, a pensarci bene, qualche avvisaglia durante la sua vita c'è stata. Eh sì! Qualche segnale sottovalutato da lui stesso così come da chi ha avuto attorno.

Ad undici anni arriva il riscatto dalla sua precedente vita fatta di soprusi da parte di due zii che non hanno mai avuto buoni rapporti con i suo genitori scomparsi (la zia era la sorella della madre) e che hanno fatto di tutto per ignorare la  natura magica del ragazzino loro ospite, ospite poco desiderato a dire il vero!

Comincia un'avventura che porterà il ragazzino in una prestigiosa scuola di magia e scoprirà di avere dei talenti. In questa scuola si troverà anche ad essere protagonista di una magica avventura. 

E' un'avventura tutta da scoprire, descritta in modo incalzante. La lettura è scorrevole anche se ci sono tanti nomi tra i quali ho dovuto districarmi. Ma ci si mette un attimo per avere in mente un'idea complessiva dei personaggi. 

Una delle parti che più mi è piaciuta è la partita a scacchi vivente che viene disputata verso la fine della storia da Harry e due suoi amici. Mi è proprio sembrato di vedere davanti agli occhi le mosse dei vari contendenti, la regina, il re!!!

Ho ammirato la pazienza di Harry nella prima parte del libro, davanti alle angherie dei suoi zii e di suo cugino e, onestamente, non vedo l'ora di andare avanti nella lettura dei prossimi libri della serie per capire come si relazionerà, ora che è consapevole della sua indole magica, con chi lo ha trattato tanto male!

Con questa lettura partecipo alla challenge Leggendo serialmente: per la terza tappa, nella serie a scelta, ho preferito il genere ragazzi piuttosto che il romance. E sento che non me ne pentirò!

sabato 1 luglio 2017

L'amore addosso (S. Rattaro)

Moglie fortunata e figlia devota, donna appassionata e capace di sfuggire alle ipocrisie dettate dalla ingombrante presenza di sua madre. 
E' Giulia, la protagonista del libro di Sara Rattaro L'amore addosso.

E' una donna oppressa dalla presenza di una madre che ha sempre deciso per lei e che vive una vita piatta e scandita dalla routine accanto ad un uomo che sua madre ha scelto per lei o che, per lo meno, sua madre ha considerato adatto a sua figlia, al punto tale da indurla a sposarlo. 
E' anche una moglie distratta, appiattita da una quotidianità che non la stimola e che l'ha resa quasi indifferente anche quando vede suo marito con una giovane bionda ed inizia a sentirlo diverso.
E' anche una donna follemente innamorata, pronta a lasciarsi andare ad una passione che credeva dimenticata, pronta a fare progetti che sono oggettivamente difficili da realizzare ma che le riempiono l'anima e il cuore.
E' una donna che serba un segreto, una scheggia sottopelle che non le fa vivere una vita serena fino alla fine e della quale non riesce a liberarsi.
Tutto questo è Giulia, il personaggio che esce dalla penna di Sara Rattaro e che prende forma, pagina dopo pagina, ponendo il lettore davanti ad una storia che non è poi così assurda come può sembrare in un primo momento.
Due uomini finiscono nello stesso ospedale per due diversi motivi: un malore il primo, un incidente stradale il secondo. Sono Federico ed Emanuele. Per entrambi c'è una donna che accorre e che soffre. 

Giulia ha un marito ed un amante. Emanuele e Federico.
Giulia è una donna che tradisce e che è convinta di essere tradita.
Giulia è una donna con i suoi segreti e le sue debolezze, con le sue insicurezze e la sua capacità di arginare il carattere di una donna - sua madre - la cui presenza è sempre più ingombrante. 
E' lei che si trova in apprensione per entrambi ma con due stati d'animo completamente diversi. Ama Federico, il sua amante. Per Emanuele è preoccupata ma il suo cuore la porta sempre più vicino alla stanza dell'altro uomo, quello che ha una moglie accanto, a tenergli la mano.

Il libro di Sara Rattaro è scivolato via in fretta. L'avevo regalato a mia madre che, per via di un periodo di stop forzato a seguito di una caduta, aveva parecchio tempo libero e lei stessa lo ha letto in un giorno e mezzo, pur non essendo una lettrice accanita. Io ho fatto la stessa cosa.

Devo dire che il suo modo di scrivere mi piace. Intenso, scorrevole, capace di dare spessore ai personaggi descrivendo le loro azioni e i loro pensieri. 

Quello che più mi ha colpita, di personaggio, è stato la madre di Giulia. Una donna abituata ad avere il comando, a prendere decisioni per tutti - dalle più elementare alle più importanti come quale debba essere il marito adatto per le sue figlie - sempre attenta a difendere la buona reputazione della famiglia. Una donna che è convinta di essere la madre migliore al mondo così come è convinta che ogni sua scelta sia la scelta giusta. La sua corazza non si incrina mai, nemmeno davanti ai colpi bassi che le arrivano dalle persone che ha vicino. 
Mamma era così, non sarebbe mai uscita sconfitta. Non importava quanto le cose non tornassero, quanti fossero i dubbi o le frustrazioni. L'unica cosa fondamentale era che tutto rimanesse tra le frange del tappeto del salotto.
Credo che ce ne siano molte di donne così, che magari non vivono nello stesso benessere economico ma che tendono a monopolizzare la vita di chi ha accanto.

E poi c'è Giulia. Moglie e amante, comunque una donna capace di amare intensamente così come è capace di commettere degli errori.
Ma l'amore, secondo il mio punto di vista, non è un errore e non è a quello che mi riferisco. I suoi sono più che altro errori di valutazione che si concretizzano nell'incapacità di vedere le cose come stanno e di adoperarsi per cambiarle, laddove possibile.

No, l'amore non è affatto un errore nemmeno quando Giulia ne viene travolta, letteralmente travolta, e quando il destinatario non è suo marito. L'amore bugiardo, direbbe qualcuno. L'amore infedele. Io lo chiamo amore, punto e basta.  
E' sempre bello innamorarsi. Sì, è sempre bello anche se non puoi vivere l'amore, se ti devi nascondere o se sai che da adesso in poi non dormirai più. Ma, nonostante le avvertenze scritte in rosso, ti senti appagato, vivo e così giovane da pensare di ipotecarti ancora il futuro. Perchè a innamorarsi e a fare follie non sei quasi mai tu, ma la parte migliore di te, e questa a volte sembra essere più che sufficiente per infilarsi in un mare di guai.
Mi piace lo stile di questa autrice e mi è piaciuto il modo in cui ha proposto la storia di Giulia. 

Con questa lettura partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0 in quanto è uno dei titoli suggeriti dalle partecipanti.