mercoledì 7 maggio 2014

La mafia non lascia tempo. Incontri con l'autore: Anna Vinci, Gaspare Mutolo

Mutolo a sinistra, Anna Vinci a destra
Quello che era stato annunciato come un collegamento telefonico si è trasformato in una testimonianza dal vivo: il super pentito di mafia Gaspare Mutolo ha preso parte di persona, di recente, alla presentazione del libro La mafia non lascia tempo di cui è coautore assieme ad Anna Vinci e nel quale si parla della sua storia. Viene narrata la storia di un uomo che, da braccio destro di Totò Riina ha deciso di diventare collaboratore di giustizia e da ventidue anni vive nell’anonimato, sotto la protezione dello stato. Mutolo ha partecipato con il volto coperto da una maschera, per ovvi motivi di sicurezza, e la sua presenza ha dominato la serata. 
Alcune opere di Gaspare Mutolo
Ora la sua vita è funzionale all’arte. L’arte che lo ha fatto rinascere e che lo ha reso libero di esprimersi. 
Nel racconto della Vinci e dello stesso protagonista, sono state ricordate le tappe della vita di un uomo che è stato accusato di tremendi delitti, delitti di mafia. Un uomo che, nel 1992, ha voltato le spalle ai corleonesi e si è messo a disposizione della giustizia portando, con le sue confessioni, ad arresti importanti. A segnare la svolta è stato il colloquio con Giovanni Falcone
Da quel momento ho iniziato a vivere – ha raccontato Mutolo – dopo essermi spogliato di tutto ciò che fino a quel momento avevo fatto”. Oggi è diventato un pittore, e concentra sui pennelli quelle attenzioni che invece, fin da quando era un ragazzino, aveva dedicato al crimine. 

Il libro l’ho comprato a mia madre che ama questo genere. Lo sta leggendo in questo periodo e mi dice che è un racconto molto preciso e circostanziato, nel quale si dice molto di quella realtà. Io non l’ho ancora letto e, onestamente, al momento non mi sento attirata da un libro così… L’incontro con l’autore – perché è anche Mutolo autore assieme alla Vinci – mi ha da una parte incuriosita, questo lo ammetto, ma mi ha anche fatto uno strano effetto perché, comunque, avere davanti agli occhi, a pochi metri, un uomo che ha ammesso di aver commesso tutti i crimini tranne tre (crimini commessi alla prostituzione, alla pedofilia e un altro che non ricordo ma non era l’omicidio… quello si, lo ha commesso) mi ha fatto uno strano effetto. 
Sarà pure un pentito – ho pensato – ma comunque un assassino reo confesso”… l’ho pensato… che ci posso fare? 
E’ stata, in ogni modo, una testimonianza forte ed anche il segno che dalla mafia si può venir fuori anche se si è arrivati ad alti livelli. Non senza rischi, questo è vero… così come è vero che a nessuno, qualunque cosa abbia fatto, è preclusa la possibilità di redimersi senza dover attendere necessariamente la vita dell’aldilà (se si crede che ci sia, ovviamente).
La serata mi è piaciuta. E’ stato un incontro senza dubbio fuori dal normale, diverso da qualunque altro incontro con autori a cui avessi partecipato fino a quel momento.

Poi, a ciascuno la libertà di pensare ciò che vuole sull’essere “pentito” di mafia… 

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martedì 6 maggio 2014

La nave pirata. L'Attraversalibro!

Avete mai avuto tra le mani un Attraversalibro

Si, esatto: un Attravarsalibro
Si tratta di un libro attraverso il quale è possibile passare. Non ha un buco... ce ne sono di libri con dei buchi al centro, ne abbiamo avuti diversi. Non è questo il caso, però. L'Attraversalibro è una collana di libri per bambini edita da La Coccinella che permette ai bambini di seguire una breve storia e dare spazio alla fantasia grazie alle immagini che... passano attraverso il libro.

Noi abbiamo La nave pirata e ad attraversare il libro altro non è se non... il mare. Non che ci sia dell'acqua, intendiamoci... Non è questo il punto. Al centro del libro, grazie a degli inserti in plastica trasparente inseriti in pagine appositamente ritagliate, si possono vedere dei pesciolini che galleggiano nell'acqua e tanto altro ancora. 

Le pagine sono in cartoncino pesante, doppio e non sono rilegate nel modo classico ma a mo' di fisarmonica. Quanto il libro è chiuso si vedono tanti pesci... quando pian piano si aprono le pagine si vede per benino che in ognuna di esse ci sono alcuni pesci che poi, a libro chiuso, si sommano agli altri, sempre sul fondo trasparente. Simpatico, no?

Il testo è molto breve, strutturato in rime e, come mi ha fatto puntualmente notare il piccoletto di casa nel momento della lettura della buonanotte "...è un libro da piccoli e c'è poco da leggere... la storia finisce subito!". E' vero, però le immagini e la "scenografia" che in trasparenza si crea aiutano a stimolare la fantasia e si possono inventare tante storie oltre a quella principale che viene narrata sulla parte alta della pagine.
Non è un libro edito di recente visto che risale al 1994 ma si mantiene bene... 

Non è un libro preso in prestito in biblioteca, ne' comprato. Nemmeno ricevuto in regalo, a dire il vero. L'abbiamo preso lo scorso anno, aderendo ad una iniziativa proposta dalla Biblioteca Comunale di Civitanova Marche (MC). "La Befana vien coi libri". Così si chiamava. Gli utenti della biblioteca (e noi lo siamo, pur non essendo la biblioteca del nostro comune di residenza) sono stati invitati a lasciare uno o più libri scelti tra quelli che sia avevano in casa e che fossero adatti a ragazzi e bambini tra i 3 e i 14 anni, in buone condizioni ed evitando enciclopedie e dizionari. Il tutto al fine di mettere in moto il meccanismo di scambio: lasciando un libro la biblioteca lasciava all'utente un cartoncino che gli dava diritto a ritirare, il giorno dell'Epifania ed in un banchetto allestito appositamente, un libro lasciato da un altro utente che a sua volta avrebbe fatto lo stesso. Noi abbiamo lasciato quattro libri e quattro ne abbiamo presi. Ovviamente, più tardi si arrivava al banchetto e minore era l'assortimento di libri disponibile. La nave di pirati è stato uno dei libri scambiati aderendo a questa iniziativa. Carina, no?
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lunedì 5 maggio 2014

La fabbrica dei sogni (S. Schwartz)

Alzi la mano chi non si è mai chiesto, nemmeno una volta, da dove arrivino i sogni e quale sia il meccanismo che li genera. Non so voi ma io me lo sono chiesta tante volte e non ho mai trovato spiegazioni chiare e comprensibili come mi è accaduto nel leggere, ai miei bimbi, il libro La fabbrica dei sogni.
Si tratta di un libro preso in prestito in biblioteca come lettura della buonanotte e che si è rivelato essere un piccolo compendio scientifico con spiegazioni a misura di bambino.
Si tratta di un libro che nasce come risposta alle tante domande che i bambini pongono ai grandi sui sogni. Lo si legge nei ringraziamenti finali quando si dice che "...l'autore e l'editore desiderano ringraziare tutti i bambini che hanno contribuito, con le loro domande, a questo lavoro. Senza di loro questo libro non sarebbe entrato nello scaffale della Piccola Biblioteca di scienza".

La fabbrica dei sogni fa parte della Piccola Biblioteca di scienza, appunto, ed è un libro edito da Edizioni Dedalo: si tratta di una collana pensata per lettori piccoli e grandi, da 9 a 99 anni, che abbiano voglia di conoscere sempre cose nuove ed approfondire tematiche scientifiche in modo piacevole e divertente.
Confermo che si tratta proprio di un libro concepito in questo modo: alcuni bambini pongono delle domande ad uno scienziato che li aiuta, in modo preciso e dando risposte scientifiche, a fare chiarezza sul perchè si sogna, su cosa succede mentre si dorme, sull'origine delle immagini che popolano i nostri sogni e così via discorrendo. Al termine del libro sono proposte anche delle attività che aiutano a vedere immagini che non esistono oppure ad amplificare le figure ed altri esperimenti simili, collegati al discorso dei sogni.

Io trovo che sia un libro davvero ben fatto ed utile anche agli adulti, non solo ai piccini, per fare chiarezza sul mondo dei sogni in modo semplice ma con basi scientifiche. In poco meno di 60 pagine vengono fornite moltissime informazioni, con l'uso dei termini adatti ma in modo discorsivo.

Segnalo un piccolo dettaglio: io l'ho proposto ai miei bimbi come lettura prima della buona notte ma la mia bimba a metà lettura mi ha detto di smettere di leggere.
"Devo pensare a troppe cose - mi ha detto - ed è meglio che lo leggiamo di giorno!". Evidentemente voleva seguire attentamente ogni passaggio e di sera, magari in preda alla stanchezza, mi ha chiesto di leggere qualche cosa di più... spensierato! Con questo non voglio dire che sia un libro pesante ma per capire bene le spiegazioni bisogna essere ben recettivi perchè, seppur proposte a misura di bambino, sono pur sempre informazioni scientifiche quelle che vengono proposte.
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La fabbrica dei sogni
Sophie Schwartz
edizioni Dedalo
7.50 euro
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domenica 4 maggio 2014

Il tempo della verità (G. Cooper)

Mi sono imbattuta nel racconto - perchè è di questo che si tratta - di Glenn Cooper Il tempo della verità mentre sbirciavo tra i titoli disponibili in e-book. Quando è comparso il costo ZERO dell'operazione l'ho scaricato senza pensarci su. Infondo i tre libri della serie iniziata con La biblioteca dei morti mi erano piaciuti, il genere non mi dispaceva affatto, la copertina mi sembrava intrigante, il modo di scrivere di Cooper mi era piaciuto... l'ho scaricato.

Si tratta di un racconto che, dal punto di vista temporale, si sistema tra il secondo e il terzo libro della trilogia, tra Il libro delle anime e I custodi della biblioteca ed il protagonista è sempre lui, Will Piper. Sarà un racconto che ha a che fare con la biblioteca? Eh si. Proprio così.
E' un racconto scritto prima dell'ultimo della trilogia ma io ne sono venuta a conoscenza solo per caso, facendo zapping tra gli e-book. E' stato distribuito sono in versione digitale per cui la copertina che tanto mi era piaciuta non si è mai trasformata in una cover cartacea da aggiungere agli altri tre. Formato digitale e basta. 
A dire la verità si tratta della prima volta in cui mi capita di leggere un racconto e non un vero e proprio libro e dalla sua definizione (appunto, racconto) avrei dovuto capire che si sarebbe trattato di uno scritto da leggere in fretta. Così è stato.

Will Piper si trova ad indagare, in modo ufficioso e non ufficiale, sulla morte di un neonato, figlio di un importante personaggio politico candidato alla Casa Bianca. Tutti gli indizi portano ad una persona a servizio nella famiglia del piccolo e si tratta di un amico di vecchia data di Will. 
Piper si trova ad indagare in contemporanea con la sua compagna che, a differenza sua, lo fa a pieno titolo nell'esercizio delle proprie funzioni. 
La storia si dipana in fretta, si arriva alla soluzione in brevissimo tempo... il resto è tutta pubblicità. Voglio dire che la storia termina quando si arriva a leggere il 60% del formato digitale. Per il resto si tratta di estratti dell'ultimo libro della trilogia con pubblicità varie dei libri di Cooper.
Trovo che il racconto avrebbe potuto essere un buon canovaccio per un altro libro collegato alla biblioteca: avrebbe potuto essere un buon punto di partenza per una storia in stile Cooper ma l'autore ha preferito fermarsi qui... e da un'intervista letta tempo fa mi è parso di capire che non abbia intenzione di portare avanti ancora la storia della biblioteca anche se con l'ultimo libro qualche spiraglio per un potenziale sequel era stato lasciato.

Si legge in fretta ma, proprio per questo, appare un tantino scontato. L'ho letto in poche ore. Nulla dà e nulla toglie alla trilogia... 

Una piccola considerazione sugli e-book: io non sono ancora molto convinta in merito alla lettura di libri telematica. Fino ad ora mi sono lanciata in letture alla cieca, in fatto di e-book, senza rendermi conto di quanta mole di pagine ci fossero da leggere e se si trattasse di versioni integrali oppure no. Forse sono io che ancora non so districarmi in questo mondo... ma resto ancora fedele al caro, vecchio libro pur concedendomi, ogni tanto, qualche lettura all'insegna della modernità.
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sabato 3 maggio 2014

La grande invenzione di Bubal (A. Cerasoli)

Mia figlia ha inserito il libro La grande invenzione di Bubal tra quelli che le sono piaciuti di più negli ultimi tempi. 
Lo abbiamo preso di recente in biblioteca su mio suggerimento: era tra i nuovi arrivi e l'ho fatto notare alla mia bimba che, inizialmente, si era indirizzata verso un'altra sezione. Mi ha dato retta e l'abbiamo preso in prestito.

Bello, bello, bello: questa è stata la sua valutazione di un libro che mi ha raccontato con entusiasmo (stavolta non l'abbiamo usato come lettura della buonanotte ma lo ha letto da sola con particolare interesse) chiedendomi, innanzitutto, se secondo me Bubal potesse essere o meno un nome da femmina. Visto che si tratta di una bambina della preistoria abbiamo convenuto sul fatto che si, poteva essere un nome femminile. "Ok... allora non c'è nessun errore!", mi ha detto.

Bubal è una bambina preistorica che ha l'importante compito di accudire il gregge di pecore. E' un incarico importante per lei, incarico che ha intenzione di svolgere con la massima serietà. Sarà per via di una piccola avventura vissuta con lo smarrimento di una pecorella che Bubal si rende conto di dover trovare un modo per poter controllare meglio le sue pecorelle: deve poterle contare per essere certa che tutte rientrino... potrebbe dare ad ognuna un nome, riconoscerle da qualche particolare somatico ma quando sarebbe difficile tutto ciò? Pensa e ripensa, alla fine Bubal trova il modo per risolvere il problema ed inventa i numeri.
La storia è costruita facendo in modo che, alla fine, si capisca che era la maestra a raccontare alla sua scolaresca le avventure di Bubal per spiegare come fossero nati i numeri. I bambini, assieme alla maestra, continuano a fare degli interessanti ragionamenti sui numeri a completamento del discorso iniziato con la piccola primitiva.

Testo ben scritto, in modo chiaro, scorrevole ed accattivante. Le illustrazioni, di Desideria Guicciardini, fanno il resto rendendo la lettura ancora più gradevole.
Bubal è davvero simpatica sia per il suo aspetto che per il suo modo di fare.

Trovo che sia un libro adatto anche per un dono ad un bimbo che inizia ad avere familiarità con i numeri: viene proposta una riflessione sul percorso logico da cui è scaturita la più grande invenzione dell'intelletto umano cioè quella dei numeri. Molto interessante e gradevole da leggere. Consigliato (prima di tutto dalla principessa di casa e poi dalla sua mamma).
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La grande invenzione di Bubal
Anna Cerasoli
Emme Edizioni
9.50 euro
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venerdì 2 maggio 2014

Il bambino della Casa numero 10 (A. Philps - J. Lahutsky) - Venerdì del libro

Per questo Venerdì del libro propongo un libro che non è per bambini ma che parla di bambini. Un libro che parla di bambini abbandonati negli orfanotrofi della Russia degli anni '90. Il protagonista è Vanja: un bimbo dichiarato irrecuperabile alla luce di una delle tante diagnosi frettolose che all'epoca venivano fatte in strutture di quel tipo e che vive segregato una struttura nella quale la dignità umana non ha spazio. I bambini sono trattati in modo disumano, soggetti a vere e proprie violenze fisiche e psicologiche, in una struttura che per loro è l'unica casa conosciuta, una struttura dove il personale di servizio ha il ferreo divieto di avere contatti umani con i bambini. 
Vanja all'età di sei anni finisce in un manicomio per adulti pur essendo un bambino intelligente, spigliato, sveglio e capace di dare molto. Viene anche sedato oltre che trascurato sotto tutti i punti di vista e la sua sorte è segnata. Ma Vanja è un bambino dalle mille risorse: riesce a mandare un messaggio di aiuto ad una donna in visita nella struttura e da quel momento si innesca un meccanismo che tenterà di portare il bambino fuori da quell'inferno. Vanja, come tutti i bambini della struttura peraltro, ha solo bisogno di essere trattato in modo umano, come qualsiasi altro bambino. Ha bisogno dell'affetto di una famiglia, degli stimoli che arrivano da una vita serena: segregato in una struttura in cui vive in un lettino con le sbarre, lasciato tra i suoi stessi escrementi all'interno del manicomio, senza parlare mai con nessuno e costretto a subire l'indifferenza del personale, la sua non è una condizione umana... 

Questo è, in sintesi, lo scenario davanti al quale mi sono trovata nel leggere il libro Il bambino della Casa numero 10. La Casa numero 10 è la struttura che lo ha ospitato e lui è uno dei tanti bambini abbandonati nella Russia di quegli anni.

Non si tratta di un romanzo ma di una storia vera. Uno degli autori è lui, John Lahutsky (Vanja nella sua Russia, John nella sua terra d'adozione) e dedica il libro ai bambini che non ce l'hanno fatta e che, mi par di capire che siano stati tanti.

Nella prefazione, a firma dello stesso protagonista, John dice:
Ciò di cui sono stato testimone nei luoghi della mia detenzione è visto attraverso i miei occhi, tuttavia gran parte della storia è narrata da due persone che mi sono molto care: Vika, una giovane donna russa che ha dedicato mesi e mesi della sua vita nel tentativo di salvarmi, e Sarah, cui non ho dato pace finchè non è riuscita a darmi la possibilità di sfuggire ad un sistema assassino.
In effetti la narrazione vede alternarsi più voci, una serie di testimonianze che si sommano, si accavallano in modo estremamente ordinato e preciso, con dettagli capaci di far rabbrividire.

Ho letto il libro con una certa lentezza perchè non è stato facile accettare che quanto veniva raccontato potesse essere realmente accaduto. Tra una pagina e l'altra sono anche stata tentata di cercare in rete qualche informazione in più sugli orfanotrofi russi, sulla condizione dei bambini abbandonati dalle madri, sulle adozioni internazionali e sui meccanismi che si possono innescare per mettere i bastoni tra le ruote a chi volesse salvare uno di quei bambini condannati alla detenzione a vita in un lettino con sbarre di ferro. Non è una lettura pesante ma dolorosa.

Ho sofferto nel nel leggere la storia di Vanja ed ho ammirato l'istinto vitale di quel bambino che, ad un certo punto della sua vita, era stato ridotto ad un fantoccio. 
Era questa la logica mostruosa dell'assistenza pediatrica sovietica. I comunisti avevano esautorato la famiglia, decretando che era lo stato a doversi prendere cura dei bambini destinati a non diventare forza lavoro; il che, di fatto, voleva dire segregarli e nasconderli agli occhi della società, privandoli di qualsiasi contatto con la famiglia, dell'istruzione e delle cure mediche. L'avvento del capitalismo aveva poi permesso a pochi privilegiati di fuggire all'estero. Se c'era la possibilità che un bambino potesse essere "esportato" e che un'agenzia specializzata in adozioni internazionali ci guadagnasse su, si provvedeva a curare il piccolo in ospedali che altrimenti gli sarebbero stati preclusi. A quel punto i dottori russi facevano del loro meglio per trasformare "merce scadente" in un prodotto di qualità esportabile.
Ciò che ho pensato è stato come fosse possibile che i trattamenti riservati a quei bambini non fossero denunciati come vere e proprie violenze... La mia è stata la stessa reazione che, credo, avrebbe avuto chiunque non conoscesse i meccanismi in atto in Russia in quell'epoca.
Mentre osservavo le membra scheletriche di quell'emaciato bimbo di sei anni, cercavo di immaginare come avrebbe reagito un estraneo che non fosse al corrente del funzionamento dell'assistenza sanitaria fornita dalla Russia all'infanzia abbandonata. L'ipotetico estraneo si sarebbe stupito di constatare che nessuno degli esperti, seduti attorno al tavolo da tè, prendeva il telefono e chiamava la polizia per denunciare un grave caso di maltrattamento ai danni di un minore. Al contrario, tutti i presenti sapevano benissimo che il modo in cui Vanja era stato trattato veniva considerato accettabile dallo stato e assolutamente legale. Negli istituti gestiti dallo stato la colpa delle proprie deplorevoli condizioni era sempre del bambino: era colpa sua se era malato o idiota. Non solo: secondo il punto di vista ufficiale, le istituzioni non sbagliavano mai. In compenso, tutti noi avevamo un'opinione diametralmente opposta: era il sistema a ridurre il bambino intelligente a un invalido scheletrico.
La mia reazione è stata proprio quella dell'estraneo a cui si fa riferimento a pag.182 del libro ed ho reagito così solo leggendo la storia di Vanja, figuriamoci se fossi stata testimone diretta delle sue condizioni come lo sono state Vika e Sarah.

Un ultimo stralcio e poi credo che non serva dire altro:
Sarah era sconvolta: "Quello che accade in questi orfanotrofi è criminale. Accolgono i bambini prematuri e li trasformano in storpi. Invece di incoraggiarli a camminare impediscono loro di muoversi. Li confinano nei lettini o in girelli legati al box, dove restano immobili con le gambe ripiegate sotto il corpo".
Nel leggere i tanti ostacoli che si sono presenti ed il lungo lasso di tempo che è stato necessario per strappare Vanja a quella terrificante struttura ammetto di essermi innervosita, indignata, intristita, commossa... ma alla fine l'epilogo fa riapparire un barlume di fiducia... Vanja ce l'ha fatta, ma quanti sono stati i bambini che, invece, non sono mai usciti da strutture come la Casa numero 10 se non in una bara?

E' un libro che consiglio di leggere per riflettere... e per apprezzare ancora di più la vita. Più di quanto ognuno non faccia già.

L'ho comprato in occasione di una vendita di libri a peso per 2,55 euro e si tratta di una toccante testimonianza che non risparmia dettagli così come non si risparmia di dispensare emozioni.
E' uno di quei libri che, senza dubbio, non dimenticherò.

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giovedì 1 maggio 2014

Monthly Keywords Reading Challenge! Torna la gara

Anche una gara può aiutare a promuovere la lettura o, se non altro, a far divertire chi decide dei accettare la sfida. Io l'ho accettata nel mese di gennaio quando la Monthly Keywords Reading Challenge! è partita. 

Si tratta di una gara di lettura che prevede di accumulare punti leggendo libri che presentino nel titolo o nella copertina una parola, o più di esse, di quelle che vengono periodicamente fornite da Serena che ha proposto il tutto.

Per questo mese le parole sono le seguenti:

La parola REGINA è il jolly che permette di accumulare più punti ma che, allo stesso tempo, può essere presente solo nel titolo, non nella cover e senza che siano previsti collegamenti.

Mi sto divertendo molto nel partecipare ed ammetto che all'inizio mi sono fatta prendere parecchio: la scelta dei libri da leggere è sempre stata molto meticolosa cercando, prima di tutto, nei libri a mia disposizione in casa (visto che ne ho diversi ancora da leggere), poi nelle biblioteche della zona, infine (in extremis) in libreria. Ho sempre cercato di trovare titoli che mi permettessero combinazioni di parole in modo da accumulare più punti... poi c'è stato lo stop del mese di aprile quando la gara si è momentaneamente fermata. Torna ora, nel mese di maggio. Ho provato a cercare alcuni libri adatti e, a dire la verità, alcuni li ho trovati. Questa volta, se possibile, vorrei evitare di comprare altri volumi perchè ne ho parecchi in attesa di essere letti e spero di torvarne il più possibile in biblioteca o in prestito da qualche amico ;-)

Sono sempre graditi suggerimenti: qualcuno di voi ha in mente qualche cosa che possa fare al caso mio?
Ho creato una pagina di riepilogo con tutte le parole che sono state fino ad ora date - e l'aggiornerò anche in futuro, per tutta la durata della gara - e nella quale ci sono anche i punteggi che ho accumulato fino ad ora. Per chi fosse curioso, la trova qui.

Allora? Qualche titolo da suggerirmi (meglio se con più parole combinate tra loro o presenti sulla copertina)?
http://www.libri-stefania.blogspot.it/2014/04/il-mio-contributo-per-il-maggio-dei.html