venerdì 31 gennaio 2014

Camillo Fusillo. Una storia davvero al dente (C. Patarino) - Venerdì del libro



Ebbene si! Ammetto di essere stata io a prendere in prestito, in biblioteca, il libro “Camillo Fusillo. Una storia davvero al dente” di Chiara Patarino, con illustrazioni di Elena Prette.

A dire il vero l’ho intrufolato tra quelli dei miei bimbi e l’ho fatto registrare a loro come prestito ma… aveva incuriosito me e a loro era passato del tutto inosservato. Poi, però, una volta a casa…
Bhè, mi è capitato di leggerlo in bagno (eh si… capita spesso di ritrovarmi in bagno a leggere ma non solo nel caso in cui debba servirmi del bagno… avete capito, insomma… ma anche quando voglio rifugiarmi in una stanza tranquilla mentre nel resto della casa gli altri guardano la partita, giocano con gli aerei, giocano al dottore con i peluche) e me lo sono proprio gustato.

Poi, l’altra sera, andando a letto, si avvicina mia figlia e mi fa: “Hai letto Camillo Fusillo?”.
Io: “Si, mi è rimasto appoggiato sulla mensola del bagno”.
Lei: “Infatti l’ho trovato lì e l’ho letto anche io. Ti posso fare qualche domanda?”.
Io, pronta per l’interrogazione le ho detto di sì e lei mi ha letteralmente interrogata chiedendomi chi erano i personaggi, quali erano i buoni e quali i cattivi, quali i maschi e quali le femmine, se c’era un lieto fine oppure no. 
Lei, ovviamente, era pronta a correggermi. Alla fine mi ha detto: “Brava… è un libro carino”.

Probabilmente se avessi lasciato lei o suo fratello scegliere in biblioteca, così come non se ne sono fatti attirare sul posto, non l’avrebbero mai avuto tra le mani. Ho fatto bene a prenderlo comunque sia per soddisfare la mia curiosità che, a quanto pare, per stuzzicare la loro. Della principessa di casa, per lo meno, il piccoletto non so se l’ha mai preso tra le mani.
La storia di “Camillo Fusillo” mi è sembrata simpatica per questo Venerdì del libro oltre che adatta per far conoscere, ai più piccoli, il mondo della pasta.
Oltra alla storia di Camillo e dei suoi amici, che si svolge in dispensa e che racconta avventure e disavventure con altri amici della sua specie ma anche con un matterello dispettoso, alla fine del libro viene proposto un divertente approfondimento sui vari tipi di pasta che si possono trovare in dispensa, una semplice ricetta per gustare i fusilli a tavola ed anche un po’ di storia della pasta. Storia vera narrata a misura di bambino.

C’è anche uno spazio dedicato ai genitori visto che sono proposti dei consigli in tavola per mamma e papà. Nelle ultime pagine è inserito dello spazio per scrivere una ricetta personalizzata che riguardi la pasta, una ricetta “pastosa” che si realizzi con un ingrediente speciale a proprio piacimento. Per mia figlia l’ingrediente speciale è l’olio visto che non ama molto i condimenti mentre, se dovessi chiedere al piccoletto di casa, potrei avere un ventaglio di risposta visto che lui è più di buona forchetta.
Si tratta di un libro dal formato tascabile che risale al 2009 e che a noi è piaciuto un bel po’.

I testi sono scritti con caratteri piuttosto grandi e ben leggibili per cui lo trovo adatto anche a bambini che stiano imparando a leggere: il piccoletto di casa, che ha sei anni, lo potrebbe leggere senza problemi. Magari per i più piccini è un po' troppo lungo (sono 51 pagine tra testo e illustrazioni) visto che per bambini abituati a leggere brani corti o libri di poche pagine e con testi brevi potrebbe risultare un po' troppo e si potrebbero annoiare. Si potrebbe, però, arrivare ad un compromesso: un pochino potrebbe leggere il bimbo ed un po' la mamma o il papà così nessuno si stanca e si arriva alla fine della storia senza problemi.
***
Camillo Fusillo. Una storia davvero al dente
Chiara Patarino
Carthusia Edizioni
9.90 euro

martedì 28 gennaio 2014

Libri... variazioni sul tema: esperimenti

Avreste dovuto vedere la meraviglia negli occhi dei miei bimbi quando hanno fatto uno degli esperimenti che hanno trovato in coda ad un libro. Non un libro qualunque, ma ad uno dei libri di cui ho già avuto occasione di parlare. Si tratta della collana "Il mondo del Signor Acqua". Chi mi segue penserà che sono un po' ripetitva ma in questo post vorrei sottolineare un aspetto particolare di quei libri: quello pratico.
Eh si, perchè dopo aver letto tanta teoria tra le pagine del libro i bambini hanno anche modo di provare di persona a realizzare qualche cosa di sorprendente.

L'esperimento in oggetto si trova in coda al libro "Come è nato il Signor Albero" e si intitola "Il fiore magico".
Cosa serve?
* un foglio di carta
* matite colorate
* forbici
* un cucchiaio
* una ciotola
* acqua
Per prima cosa bisogna disegnare un fiore su un foglio di carta per poi colorarlo a piacere. Noi ne abbiamo fatti due, uno ciascuno per la principessa di casa ed il piccoletto. Poi visto che l'esperimento ci è piaciuto, abbiamo fatto altri fiori di altri colori.

Il fiore va ritagliato facendo attenzione a non staccare i petali dal centro.

Ritagliato il fiore, i petali vanno ripiegati verso il centro in modo tale che siano rivolti verso l'alto.
Fatta tale operazione, basta prendere una ciotola e riempirla d'acqua con un cucchiaio: noi di ciotole ne abbiamo prese due, ovviamente, e di acqua ne abbiamo messa un po' di più di un cucchiaio, senza esagerare.
Il fiore di carta va appoggiato sull'acqua e.... magia!
Pian piano il fiore sboccia come se fosse un fiore vero...

Meraviglia delle meraviglie per loro!

L'acqua entra nei tubicini sottili di cui è fatta la carta proprio come entra nelle radici delle piante per portare nutrimento fino alle foglie.
Visto che con la principessa di casa stiamo studianto proprio le piante, come si nutrono e come si riproducono, questo esperimento è caduto proprio a fagiuolo!! Noi, a dire il vero, abbiamo aggiunto anche una fase aggiuntiva: una volta sbocciato il fiore era tutto bagnato perchè la carta aveva assorbito l'acqua. Noi abbiamo lasciato il fiore sul tappeto del bagno e quando siamo tornati a riprenderlo era asciutto...

Come mai? Cosa sarà successo?
Ci ha pensato la principessa di casa a darci una spiegazione, proprio alla luce di quello che sta studiando a scuola dicendoci che "...le foglie (e penso anche i fiori) eliminano l'acqua che hanno in più al loro interno sottoforma di vapore, per mezzo degli stomi. Il fiore avrà fatto lo stesso eliminando l'acqua da minuscoli fori che non riusciamo a vedere e si è perfettamente asciugata!".

Abbiamo anche fatto un esperimento con la Signora Aria... un palloncino, una macchinina... ma ne parleremo in separata sede... Ora abbiamo in animo di fare l'esperimento che permette di simulare un vulcano, contenuto nel libro dedicato proprio ai vulcani ma per il momento siamo a corto di materiali e, visto che è un po' più complesso di quello dei fiori dovremo prepararci a dovere.

Ps. nella foto finale non è che il fiore abbia cambiato colore... è un altro dei fiori realizzati per l'esperimento (di quello giallo non ho fatto la foto da asciutto). Si era capito, vero? ;-) ;-)

domenica 26 gennaio 2014

L'isola del faro (S. R. Mignone)

Secondo Daniel Pennac, uno dei diritti imprescindibili del lettore è quello di leggere qualsiasi cosa. Ed io l'ho esercitato appieno nello scegliere il libro L'isola del faro che è catalogato come letteratura per ragazzi ma che, secondo il mio parere, è un'avventurosa storia che può piacere anche ai grandi.

Come dice l'autore in coda al libro, si tratta di un omaggio alla figura di Robert Louis Stevenson che è, in effetti, il protagonista della storia. Luly, questo è il nome del protagonista, altri non è se non Stevenson nell'età dell'adolescenza, coinvolto in una memorabile avventura assieme a suo cugino Bob e a suo padre, un ingegnere specializzato nella costruzione di fari. Tale è nel libro, tale è stato nella realtà il signor Thomas Stevenson. Luly/Robert Louis Stevenson, diventarà uno dei più grandi scrittori di libri di avventure di tutti i tempi.

All'interno del libro vengono proposte anche delle illustrazioni che danno vita ai personaggi che, di capitolo in capitolo, Luly incontra nella sua avventurosa tasferta in Italia. Si tratta di illustrazioni di Manuele Fior.

Eh si, perchè il ragazzino scozzese, suo padre e suo cugino, hanno raggiungo proprio l'Italia (siamo nel 1864) per costruire un faro. O meglio, per portare a termine la costruzione di un faro, rimasta a metà da tempo. La storia è ambientata in Puglia, si parla dell'Isola Grande e dei suoi isolotti, di fronte a Porto Cesareo.

Luly è adolescente, malaticcio (come è stato nella realtà) ma voglioso di vivere avventure da grandi e, in Italia, ne ha l'occasione. Nel periodo in cui suo padre si trattiene per la costruzione della parte mancante del faro, il ragazzino e suo cugino vivono avventure che mai avrebbe immaginato e che mai dimenticherà.
La narrazione è scorrevole e lineare, non ci sono pensieri troppo elaborati e non potrebbe essere altrimenti per un libro che nasce come libro indirizzato ad una giovane (in termini di età) fascia di lettori.
Io l'ho preso in prestito in biblioteca e mi è sembrato di capire che nessuno l'avesse avuto in prestito prima di me visto che il volumetto arrivato tra le mie mani mi è sembrato nuovo di zecca. 
Fa parte della collana Storie e Rime della casa editrice Einaudi Ragazzi e lo consiglio a chi volesse vivere avventure di altri tempi tra briganti, isole e misteri. La storia vanta dei riferimenti storici ben precisi che, comunque, non appesantiscono la storia.

Con questa lettura partecipo alla gara di lettura in corso Monthy keyword reading challenge
http://serenaricominciadaqui.blogspot.it/2013/12/2014-monthly-keyword-reading-challenge.html
Nel titolo compare la parola chiave FARO, nella copertina si vede un FARO, si vede un ALBERO ed anche un OCCHIO visto che sono ritratte delle persone.

sabato 25 gennaio 2014

27 gennaio - Giorno della Memoria. Libri in uscita

Non è mia abitudine parlare di libri che non conosco, che non ho letto o che sono in uscita. Oggi, però, farò un'eccezione nel segnalare due libri in uscita in ebook in concomitanza con il Giorno della Memoria, il 27 di gennaio.
Si tratta di libri scritti da due autrici indipendenti che, dopo aver fatto approfondite ricerche e dopo aver raccolto numerose testimonianze, hanno deciso di scrivere due romanzi incentrati sull'Olocausto. 

Si tratta di Quando dal cielo cadevano le stelle (di Sofia Domino) e di La mia amica ebrea (di Rebecca Domino).

Perchè ho deciso di fare un'eccezione al mio abituale modo di parlare di libri solo dopo averli letto o, al massimo, dopo aver incontrato personalmente gli autori?
L'idea che due nuove autrici abbiano voluto impegnarsi nel proporre una tematica così delicata ed importante come l'Olocausto mi sembrata meritevole di segnalazione per fare in modo, come le stesse autrici dicono "....che nessuno possa dimenticare gli orrori del passato e così che non possano ripetersi". 

La trama dei due libri, da quel che ho visto, è facilmente reperibile in rete in molteplici blog che ne hanno parlato e ne stanno parlando. La propongo anche io, così come predisposta dalle autrici.

LA MIA AMICA EBREA, di Rebecca Domino 
Amburgo, 1943. La vita di Josepha, quindici anni, trascorre fra le uscite con le amiche, le lezioni e i sogni, nonostante la Seconda Guerra Mondiale. Le cose cambiano quando suo padre decide di nascondere in soffitta una famiglia di ebrei. Fra loro c'è Rina, quindici anni, grandi e profondi occhi scuri.
Nella Germania nazista, giorno dopo giorno sboccia una delicata amicizia fra una ragazzina ariana, che è cresciuta con la propaganda di Hitler, e una ragazzina ebrea, che si sta nascondendo a quello che sembra essere il destino di tutta la sua gente.
Ma quando Josepha dovrà rinunciare improvvisamente alla sua casa e dovrà lottare per continuare a sperare e per cercare di proteggere Rina, l'unione fra le due ragazzine, in un' Amburgo martoriata dalle bombe e dalla paura, continuerà a riempire i loro cuori di speranza.
Un romanzo che accende i riflettori su uno dei lati meno conosciuti dell'Olocausto, la voce degli "eroi silenziosi", uomini, donne e giovani che hanno aiutato gli ebrei in uno dei periodi più bui della Storia.
pagine: 300
prezzo: 1.99 (ebook)
data di pubblicazione: 27 gennaio 2014 (Giornata della Memoria).
canale di distribuzione: Lulu
Breve biografia dell'autrice: sono nata nel 1984, e da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo aver messo da parte questa mia grande passione per molti anni, sono tornata a scrivere e adesso è  ciò che mi piace di più fare. Sono anche un'appassionata viaggiatrice e lettrice. "La mia amica ebrea" è il mio primo romanzo.

QUANDO DAL CIELO CADEVANO LE STELLE, di Sofia Domino 

Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l’unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.
Quella determinazione che le farà amare la vita, e che le ricorderà che anche le ragazzine ebree hanno il diritto di sognare. Perché non esistano mai più le casacche a righe, perché nessuno sia più costretto a vivere in base a un numero tatuato su un braccio o in base a una stella cucita sulla veste.
Perché dal cielo non cadano più le stelle.
pagine: 496
prezzo: 1.99 (ebook)
data di pubblicazione: 27 gennaio 2014 (Giornata della Memoria).
canale di distribuzione: Lulu
Breve biografia dell'autrice: sono nata nel 1987 e sin da quando ero piccola mi piaceva scrivere temi e racconti. Adesso la scrittura è la mia passione principale. Oltre a scrivere mi piace leggere e viaggio non appena posso. "Quando dal cielo cadevano le stelle" è il mio primo romanzo.

Mi limito a segnalare... sulla qualità dei due prodotti non posso dire nulla e mi rimetto ad un'eventuale lettura futura a cui potrebbero seguire recensioni. 

venerdì 24 gennaio 2014

I materiali della natura - Venerdì del libro

Un viaggio alla scoperta di tutti materiali di cui sono fatte le cose che si usano ogni giorno: la carta, la gomma, il legno ed i metalli ma anche il petrolio e la plastica fino ad arrivare ai tessuti ed al vetro. Quello proposto da I materiali della natura, libro edito da Franco Panini Ragazzi Editore, della collana Come nasce, è un viaggio per bambini curiosi e, allo stesso tempo, per adulti che hanno voglia di imparare la giusta modalità per spiegare determinati argomenti ai più piccoli. 
E' un libro cartonato che abbiamo trovato in biblioteca durante una delle nostre ultime incursioni: le illustrazioni sono di Agostino Traini (e lo si capisce al volo!), le pagine sono piene zeppe di informazioni, i testi sono scritti con caratteri STAMPATI e non mancano approfondimenti grazie a  schemi riassuntivi (sempre per immagini e con brevi testi) ed anche un glossario che viene proposto alla fine di ogni approfondimento. 

Non si tratta della narrazione di una storia ma di tante storie che spiegano la realtà con un linguaggio chiaro e concepito a misura di bambino.
Abbiamo trovato questo libro molto interessante ed istruttivo. Allo stesso tempo, lo abbiamo trovato anche divertente e stimolante dal punto di vista grafico. Dalla penna di Traini nascono personaggi che non possono non ispirare simpatia, frutto di un tratto inconfondibile per chi, come noi, con i suoi personaggi ha una certa confidenza.
Per questo Venerdì del libro ci è sembrato un libro adatto, da suggerire senza ombra di dubbio per chi ha tanta voglia di imparare grazie all'aiuto di un libro.

Segnalo, poi, un dettaglio, del quale mi sono accorta solo in un secondo momento quanto ho acquistato un fascicoletto più piccino nel formato, non cartonato ma arricchito da adesivi e sempre in linea con lo stile di Agostino Traini e con il filone informativo di Come nasce...

Nel leggere, sull'ultima di copertina, l'elenco di tutti i titoli dei fascicoletti che si trovano in commercio, su diverse tematiche (quello che abbiamo comprato noi è sulla terra, in linea con gli argomenti che la principessa di casa sta studiando in geografia a scuola) ho trovato anche i singoli titoli degli argomenti che compaiono nel libro cartonato dei materiali... Insomma, il libro preso in biblioteca altro non è che una raccolta - proposta in una bella edizione cartonata - di diversi fascicoletti che si possono acquistare anche singolarmente.

Sia i fascicoli che la raccolta cartonata sono ottimi strumenti per aiutare i più piccoli a scoprire il mondo che li circonda divertendosi. Nei fascicoli, poi, sono anche presenti degli adesivi che vanno sistemati in una delle pagine finali, in una sorta di riepilogo, in cui sono disegnati degli appositi riquadri. Come nel libro cartonato, anche nell'ultima pagina dei fascicoli viene proposto il glossario per le parole difficili.

Davvero ben fatto e consigliato al 100%. Ottima idea per un regalo che, credo, verrebbe apprezzato sia da maschietti che da femminucce.
***
I materiali della natura
Franco Panini Ragazzi Editore
14.00 euro

giovedì 23 gennaio 2014

Un segreto nel cuore (N. Sparks)

Ho sempre considerato Nicholas Sparks un autore di romanzi d'amore punto e basta. Ma la mia valutazione era collegata più a ciò che avevo sentito dire di lui che non ad un'effettiva esperienza in merito. Fino a qualche giorno fa, a sabato scorso a dire il vero, non avevo letto nulla di suo. Sabato mattina, in biblioteca, ho preso in prestito "Un segreto nel cuore" e mi sono immersa nella lettura senza troppe aspettative.
"Ecco - mi sono detta dopo i primi capitoli - sono alle prese con una classica storia d'amore piuttosto scontata"... Mi sbagliato come mi capita spesso quando mi azzardo a fare valutazioni troppo affrettate.

Miles è il padre di uno splendido bambino di sette anni. E' vedovo ed è solo con suo figlio. Di mestiere fa lo sceriffo. 
Sarah è una insegnante. E' l'insegnante di Jonah, il figlio di Miles. E' una donna sola, reduce da un matrimonio durato troppo poco e interrottosi dolorosamente.

Miles è ossessionato dalla morte della moglie: Missy è morta in un incidente stradale che, per suo marito, non è stato un incidente ma un omicidio. Nulla, però, ha portato a scoprire chi fosse il colpevole e questo viene considerato di Miles un suo fallimento personale, considerato il mestiere che fa.
Sarah incontra Miles per via di suo figlio: Jonah ha qualche problema a scuola e l'insegnante si offre di aiutalo. Le vite di Sarah e di Miles si incontrano, si incrociano e - ad un certo punto della storia - si scontrano.

La narrazione è chiara, coinvolgente, scorrevole. Ho notato qualche errore di battuta con qualche vocale o consonante sfuggita ma non ho dato troppo peso a questa cosa perchè il libro, nel suo complesso, mi è piaciuto.

Mi è piaciuto non solo lo stile narrativo ma anche il modo in cui è stata concepita la storia ed anche il modo con cui i fatti vengono narrati. Al racconto vero e proprio si aggiunge una voce fuori campo. E' la voce di colui che, nel libro, parla in prima persone: colui che ha investito Missy, colui che dopo l'incidente è scappato facendo perdere traccia di se.
Il racconto in prima persona e la narrazione dei fatti è molto efficace. Almeno secondo il mio giudizio. 

Passando da un capitolo all'altro mi sono poi resa conto che Sparks ha "architettato" non solo una storia d'amore ma anche un vero e proprio giallo con tanto di colpi di scena. Insomma, un libro che non mi aspettavo... Non avendo letto altro di questo autore non so dire se è in linea con il suo modo di scrivere o se è qualche cosa di diverso. In ogni caso, quel che ho letto mi è piaciuto ed il fatto di averlo letto in fretta, questa volta, è dovuto alla "voracità" di lettrice con cui volevo conoscere gli sviluppi dell'una o dell'altra situazione.

L'ho preso in prestito spinta dalla gara in corso Monthy keyword reading challenge
Nel titolo compaiono due parole chiave quali SEGRETO e CUORE inoltre in copertina compare un uomo che ha in spalle un bambino: pur essendo di profilo, si vede un OCCHIO.

domenica 19 gennaio 2014

La vita a passi di musica (L. Forani)


Critiche, commenti, suggerimenti saranno graditi!
Nel recensire il libro "La vita a passi di musica" di Lucia Forani - scrittrice alla sua prima esperienza letteraria - parto dall'ultima frase in assoluto che lei stessa scrive, a pagina 83, nei classici ringraziamenti finali.
Mi auguro che le critiche, i commenti ed i suggerimenti siano davvero graditi perchè, lo dico subito, questo libro non mi è proprio piaciuto. Non è mia abitudine lasciare i libri a metà ma già dalle prime pagine mi sono resa conto che avrei fatto una gran fatica ad arrivare fino alla fine e così è stato.
L'ho letto in un giorno, lo ammetto: sono poco meno di 80 pagine e l'ho letto in poche ore perchè... volevo sbarazzarmene in fretta. Sono sincera. Chi recensisce libri non può mentire, non può sottacere la delusione che prova quando si imbatte in un libro che, non solo non è nelle sue corde, ma ha qualche cosa che stona... Ed, ovviamente, non può non motivare le proprie affermazioni.

Per prima cosa voglio dire che mi è piaciuta moltissimo la copertina. Davvero molto bella e capace di rispecchiare le intenzioni dell'autrice: raccontare una storia d'amore abbinando ogni accadimento a della musica, in particolare a canzoni più o meno contemporanee, i cui testi vengono considerati adatti per l'una o per l'altra situazione.

La storia si snoda attorno a due personaggi - Anna e Filippo - che si incontrano e s'innamorano in un battibaleno, altrettanto velocemente vanno in crisi per una situazione che, secondo le intenzioni dell'autrice, dovrebbe far insinuare il dubbio e la gelosia nella coppia. Situazione che ha anche un risvolto doloroso così come viene inserito anche un risvolto tragico con una disgrazia accaduta alla mamma di lei. Il tutto avviene con una velocità tale che i personaggi non vengono affatto approfonditi, i dialoghi sono estremamente semplicistici e a volte "montati", gonfiati con paroloni che nella realtà due innamorati non userebbero mai in un dialogo spontaneo. Ovviamente si tratta di un mio parare personale e non ho alcuna pretesa di dare un giudizio assoluto.

Mi sono trovata spiazzata anche dal modo di scrivere. In più pagine ho dovuto rileggere più volte un periodo per capire cosa si volesse dire. I periodi troppo lunghi non mi piacciono già in partenza, anche quando ben articolati. Quando poi c'è qualche cosa che scricchiola mi innervosisco. Sarà un mio limite, probabilmente. Non lo so.
E poi non mi piace quando, in una sola, lunghissima frase, si usano due volte i due punti. Altro mio limite, probabilmente.

Un esempio, dal libro:
"Il concerto, dopo quasi tre ore, terminò con la suddetta canzone e Filippo, alla fine di ogni esibizione, la dedicava alla sua Anna e lei lo sapeva benissimo ma nessun altro poteva addentrarsi in quella loro dimensione in cui sguardi e ammicamenti, seppur lontani, facevano centro nel mirino del cuore di entrambi: una telepatica comunicazione che trascende i limiti della materialità e trasvola sugli occhi indiscreti della gente, librandosi in volo sopra tutto e tutti per raggiungere quella leggerezza che offre alla loro spettacolare comunicazione la peculiare caratteristica di cui è formata: l'invisibilità".
Se dovessi mettere una faccina, di quelle che si usano nei telefonini inviando sms, metterei uno smile perplesso...

Un altro passaggio:
"Anna si fece accompagnare dal padre in ospedale e là la tragica scoperta: era la vista di sua mamma sul letto dell'ospedale, sensazione questa ai suoi primi esordi, perchè mai aveva e avrebbe immaginato sua madre indifesa, immobile, senza alcuna espressione in quel gelido letto, in balia del momento e il momento è ciò a cui ci si aggrappa quando si sa che le cose possono cambiare in un battere di ciglia e... aspettare, aspettare è un'arma a doppio taglio perchè non sempre le cose vanno come speriamo ma lo si deve fare comunque".
Altra faccina perplessa.

Nel narrare la storia di Anna e Filippo, poi, l'autrice offre delle divagazioni che vogliono essere profonde ma che, secondo me, nulla danno alla storia se non elementi per aiutare il lettore a perdersi ancora di più di quanto non farebbe se questi incisi fossero evitati. Per riprendere il discorso dopo le divagazioni l'autrice usa anche un metodo poco poetico... dice "tornando ai protagonisti", o qualche cosa di simile... oppure in un passaggio si riferisce direttamente a "voi lettori"... in altri parla al plurale chiamando in causa un "noi" che non risco proprio a considerare utile ai fini della scorrevolezza della narrazione. 

L'uso delle canzoni? La musica come terapia, come sottofondo alla vita di ognuno... il tentativo non è del tutto vano anche se i continui intermezzi con parti di testi di canzoni è un po' ripetitivo... e contribuisce ancora di più a spezzare la narrazione.

Mi scuso con l'autrice ma è quel che penso: chi scrive un libro, in coda al quale viene anche stampato un prezzo di vendita, sa di doversi sottoporre al giudizio di chi quel prezzo si trova a sborsarlo in libreria.

Io sono sincera, non l'ho comprato ma l'ho avuto in prestito da una mia amica che ne possiede una copia autografata. Mi è stato suggerito mentre ero alla ricerca di qualche libro adatto per partecipare alla gara in corso Monthy keyword reading challenge
 
Per quanto riguarda la gara, nel titolo compare la parola "MUSICA", nella copertina compare la "MUSICA" visto che ci sono tante note musicali (e già una sola nota musicale è musica) e compare anche un "ALBERO" con una singolarissima chioma di note al posto delle foglie.

Mi è stato utile ai fini della gara ma, non me ne voglia l'autrice, sono contenta di averlo terminato in fretta.

sabato 18 gennaio 2014

La figlia della fortuna (I. Allende)

Se non fosse stato per la ricerca messa in atto nel partecipare alla gara Monthy keyword reading challenge probabilmente non avrei mai avuto tra le mani il libro "La figlia della fortuna" di Isabel Allende.
Ho avuto la sensazione che sia stato il libro a cercare me... non so come spiegarmi...
Ero alla ricerca di titoli che mi permettessero di accumulare più punti alla gara in corso che prevede, come ho avuto occasione di dire, di leggere dei libri che contengano delle parole chiave. Io cercavo qualche libro che avesse la parola "FORTUNA" nel titolo e tra i tanti che ho visto in elenco, a ricerca effettuata, in una delle mie biblioteche della zona ho trovato disponibile questo libro della Allende. L'ho preso anche se, a prima vista, mi aveva dato la sensazione che fosse il classico "mattone". I caratteri piuttosto piccoli, le tante pagine, la copertina con una immagine invecchiata di una ragazza, il periodo storico in cui si svolgeva la storia: tutto contribuiva a demoralizzarmi. Mai, come in questo caso, la prima sensazione - quella sentita "a pelle" nel momento del prestito - si è rivelata sbagliata.

"La figlia della fortuna" è un libro bellissimo. Un libro che narra la storia di un personaggio femminile che mi ha ammaliata: una bambina, prima, una ragazza poi e una donna infine che ha dimostrato tenacia, coraggio, capacità di rincorrere i propri sogni in un'epoca che non riservava grossi spazi di movimento al sesso femminile.
Il periodo storico che fa da cornice alla storia è quello che va dal 1843 al 1853: non amando i romanzi storici anche questo, sulle prime, mi aveva fatto storcere il naso. Invece... L'autrice mette nero su bianco un'avventura dai risvolti inaspettati, una storia d'amore, il ritratto di un'epoca in cui la febbre dell'oro ha cambiato la vita a molti, la storia di una famiglia molto singolare, una storia di incontri, di delusioni e di coraggio. 

Eliza è la protagonista. E' una bambina che non conosce le sue origini visto che le è stato sempre raccontato di essere stata trovata in una cesta, abbandonata da genitori sconosciuti. E' cresciuta in una famiglia perbene, con una donna che l'ha educata per essere una signorina dalle buone maniere, un buon partito per un marito perbene. Ha sempre vissuto tra le mura di una casa che era tutto il suo mondo fino a che, nel periodo dell'adolescenza, non scopre che il mondo è altro, ed è ben più vasto.
Eliza scopre l'amore e si fa travolgere da quella passione che la indurrà a fare una scelta che le cambierà la vita fino a partire alla ricerca di quel ragazzo che le ha rubato il cuore e che lo tiene stretto, prigioniero, tra le sue mani pur avendo scelto di andarsene per percorrere le vie dell'oro.
Non dico altro sulla trama perchè merita davvero di essere letto.

Vorrei sottolineare, però, la gran capacità dell'autrice di rapire il lettore intrecciando storie nella storia. I personaggi diventano tutti protagonisti, pur essendo personaggi minori visto che la storia principale di Elisa viene intercalata con il racconto di spezzoni di vita di tutti coloro che si trovano ad interagire con lei più da vicino.
Ecco, dunque, che si apprende la storia di Miss Rose, la donna che ha cresciuto Eliza come una figlia, dei suoi fratelli John e Jeremy ma anche di Tao Chi'en che, da personaggio minore, diventa co-protagonista andando avanti nella lettura. E poi il mito di Joaquìn Andieta: quell'amore segreto con cui Elisa sembra stringere una sorta di patto di sangue duro a sciogliersi fino a che....

Vengono narrate le vicende di un'epoca: gli emigrati che lasciano tutto alla ricerca dell'oro, le prostitute dei bordelli, le donne cinesi la cui vita vale poco più di niente... Questo dettaglio mi ha fatto tornare in mente uno degli ultimi libri letti - Voglio prenderti per mano - dove, pure, ho conosciuto storie di bambinie cinesi abbandonate per il solo fatto di essere figlie femmine: mi sono resa conto che il tempo passa, cambiano le epoche, ma certe cose sono difficili da cambiare.

Il libro conta 333 pagine scritte con caratteri molto fitti ma invito a non lasciarsi impaurire da ciò: per chi ama l'avventura, le storie d'amore, le storie d'altri tempi ma anche i risvolti inaspettati è un libro che dispiace lasciare la sera quando è ora di andare a letto o che dispiace non poter prendere tra le mani quando si va al lavoro... Credo che dopo aver letto un libro così, sarà difficile trovarne un altro altrettanto appassionante....

Con questa lettura partecipo alla gara
 
Nel titolo compare la parola "FORTUNA" che è una delle parole chiave che attribuisce anche un bonus e compare un "OCCHIO" in copertina visto che viene proposto il ritratto di una ragazza... di Eliza. 

Ps. non avevo mai letto libri della Allende ma credo proprio che, se tanto vale tanto, leggerò altro di suo. Bellissimo libro!

venerdì 17 gennaio 2014

I segreti di Pétronille (F. Rouliè - S. Mandine) - Venerdì del libro

Quanto è difficile custodire un segreto? Quando poi i segreti sono tanti, quanta fatica!!!
La storia di Pétronille ruota attorno a ciò. Pétronille è una bambina che custodisce i segreti ma ciò le costa molta molta fatica. I segreti le rimbombano in testa tanto da non farla nemmeno riposare nel sonno. Ecco che diventa indispensabile trovare un rimedio...
La storia narrata nel libro I segreti di Pétronille è breve e semplice ma il libro molto bello. Molto belle le illustrazioni, delicate, fanno sognare ad occhi aperti. Azzeccati anche i colori che catapultano in un mondo dei sogni dai toni tenui.
I testi sono scritti con caratteri piuttosto grandi, sono usate frasi brevi ed alcune paroline sono evidenziate: è un testo che può essere letto anche da bimbi che sono alle prime armi con la lettura.
E' molto bello anche come edizione: è un libro cartonato piuttosto elegante ma non esageratamente ricercato. Le pagine iniziali e finali richiamano la carta da pacchi e quella stessa carta appare sullo sfondo delle immagini. Dettaglio molto particolare e gradevole nell'insieme.
Si tratta di uno degli ultimi libri che abbiamo preso in prestito in biblioteca, edito da Lineadaria Editore e scritto da autori francesi. Il titolo, all'interno del libro, viene proposta in francese: Les secrets de Pétronille ma poi il testo è tutto in italiano. Ho notato un dettaglio (sarò troppo fiscale?): in copertina il titolo in italiano inizia con la lettera minuscola mentre quello interno, in francese, con la maiuscola. Probabilmente è stata una scelta, non un errore, però un pochino questa cosa mi ha disturbata.... troppo fiscale, si si... lo ammetto!
Mi è sembrata una proposta originale per questo Venerdì del libro.
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I segreti di Pétronille
Fabienne Roulié, Selma Mandine
Lineadaria Editore
euro 14.00

mercoledì 15 gennaio 2014

In biblioteca...

Abbiamo fatto un giretto in un paio di biblioteche della zona... non siamo riusciti a resistere...

Si tratta nella maggior parte di libri presi in prestito dai miei bimbi, alcuni sono stati già letti e riletti visto che in una delle due biblioteche visitate siamo stati la settimana scorsa. 
Magari prima o poi ne recensisco qualcuno...
Ci siamo anche trattenuti un po'... volevamo restare ancora di più ma c'erano i compiti da svolgere per il giorno dopo ed il dovere ci ha richiamati all'ordine.
Ne conoscete qualcuno? Quelli della Mucca Moka credo di si... ne abbiamo diversi anche in casa e ne abbiamo letti parecchi ma la cara Moka va sempre di moda. Stesso discorso per i libri ed i personaggi di Nicoletta Costa.

Buone letture a tutti.


martedì 14 gennaio 2014

Voglio prenderti per mano (A. Hood)

Una bellissima bambina in copertina, fiocchetto rosso in testa, abitino rosso, occhi a mandorla. Il libro che mi è stato regalato a Natale dalla mia amica Cristiana, che ringrazio per l'azzeccatissimo dono, è stata una delle prime letture di questo nuovo anno. 
Dopo aver letto il libro della Murgia che parla di eutanasia e di maternità, mi sono trovata tra le mani un libro che parla di voglia di maternità, di abbandoni, di adozioni, di maternità. 
Libri diversi, luoghi diversi ma pur sempre situazioni collegate a bambini e a madri.
In questo caso, nel libro Voglio prenderti per mano l'autrice - Ann Hood - parte da un'esperienza vissuta per dare vita ad un libro che, seppur non del tutto autobiografico, narra situazioni che lei stessa ha vissuto da vicino.

La storia è ambientata a Providence, nel Rhode Island.
Maya ha un'agenzia di adozioni che si chiama Filo Rosso, come quel filo che lega ogni bambina - così dice - alla madre a cui è destinata. Bambine. Solo bambine. Perché Maya si occupa di adozioni di bambine dagli occhi a mandorla abbandonate nel loro Paese, dalle loro madri, dalle loro famiglie. Quelle bambine, spesso abbandonate su un gradino o sotto un ponte, sono destinate a diventare - anche se non tutte - bambine felici, amate, allegre e spensierate, lontane però da quella cultura nella quale sono viste come esseri inutili e non desiderati, solo perché femmine. 

Ho fatto un segno su una delle ultime pagine nella quale è condensata la realtà che si ha dietro agli abbandoni di figlie femmine in Cina.
...centocinquantamila neonate abbandonate in Cina ogni anno, forse di più; una politica del figlio unico che prediligeva i maschi; il fatto che in Cina fossero i maschi a ereditare proprietà e denaro anche di antenati morti da tempo; in alcune province (...) si poteva avere un secondo figlio solo se il primo era femmina.
"Capisci Charlie?" diceva "Possono tentare di avere un maschio, ma se anche la seconda volta è femmina allora viene abbandonata". 

E' questo, in sintesi, il quadro relativo agli abbandoni di bambine in Cina. 

L'autrice narra, in parallelo, la storia di coppie che non riescono ad avere figli e quella di donne che sono costrette ad abbandonare le loro figlie in Cina. I capitoli non hanno un titolo ma il loro titolo è un nome: il nome del personaggio, o della coppia, di cui l'autrice intende parlare. Si avverte, in questo modo, il netto contrasto tra donne che soffrono per la loro mancata maternità e che darebbero tutto pur di avere un figlio, le paure di una coppia che è sul punto di decidere per un'adozione, con la disperazione di donne a cui viene strappata una creatura dalle braccia, con l'inganno o che, per necessità, si trovano a dover assecondare gli ordini di un uomo che non ne vuole sapere di un'altra femmina in casa. Si passa da una storia all'altra in un turbinio di sentimenti che rende la storia palpitante. In tutto ciò, tra le coppie, le donne rimaste senza le loro bambine e le piccole in attesa di adozione, c'è anche la storia di Maya che non è solo colei che permette il ricongiungimento dei due capi di quel filo rosso, ma che è una donna, ed una madre. Su di lei non posso dire di più perché svelerei dettagli del racconto che meritano di essere scoperti pian piano dal lettore.

Posso dire che il libro mi è piaciuto e mi ha fatto molto pensare alla mia doppia maternità. Leggendo quelle storie ho rivisto me stessa in attesa, della prima poi del secondo figlio, ho riportato alla mente quelle sensazioni e quelle paure. Ma mi sono anche potuta immedesimare, seppur in parte, in tutte le altre donne di cui si racconta una storia unica e particolare, diversa da tutte le altre seppur accomunata dalla maternità, in un senso o nell'altro, mancata o agognata, conquistata o perduta.

L'unico passaggio in cui sono rimasta un po' perplessa è relativo al fatto che viene raccontato di una donna sola che adotta una di quelle bambine. Sulle prime, a dire il vero, ho anche avuto delle perplessità sulla possibile esistenza di un'agenzia che si occupa di adozioni ma poi, non conoscendo il settore, l'ho preso come un dato di fatto attorno al quale non discutere. Sull'adozione da parte di una donna sola ho delle perplessità...

lunedì 13 gennaio 2014

Accabadora (M. Murgia)

Non è una nuova uscita ma raramente mi capita di leggere libri appena usciti, tantomeno se sono molto pubblicizzati. Il libro "Accabadora" mi è stato suggerito in biblioteca: ero alla ricerca di un libro di un autore italiano ma non avevo idee precise circa la storia. Mi sono ritrovata tra le mani un libro che ha vinto il Premio Campiello nel 2014 di un'autrice che conoscevo solo di fama non avendo ancora letto nulla di suo.
E' un libro che mi ha incuriosita già dalla copertina e che, una pagina dopo l'altra, mi ha permetto di conoscere una terra (anche se in un modo molto particolare) che non conosco più di tanto: la Sardegna.

Dalle prime righe del libro, capitolo primo:
Fillus de anima. 
E' così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. 
Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai.

Bonaria Urrai è una donna che non ha avuto figli suoi ma che ha preso con se la piccola Maria. 
Maria è una bambina che ha vissuto, con equilibrio, la situazione di figlia naturale di una donna che l'ha ceduta ad un'altra che, a sua volta, l'ha amata e cresciuta come figlia sua.
Bonaria Urrai è una donna misteriosa. Rispettata nel paese per qualche cosa di misterioso che la piccola Maria non riesce ad afferrare appieno fino a che non si troverà davanti ad una realtà che la sconvolge. La donna che l'ha cresciuta è una "Accabadora", colei che finisce. E' una donna che pone fine alle sofferenze di chi si trova sul letto di morte.

L'autrice affronta il tema dell'eutanasia proponendo una storia che arriva dalla sua terra, dalle sue radici. Una storia che invita a riflettere e che pone la stessa Maria in una situazione di iniziale rifiuto assoluto ma successivo momento di riflessione. 

Il libro mi è piaciuto. Non avevo mai letto nulla su un argomento tanto delicato e, se non me l'avessero consigliato in biblioteca, probabilmente non sarei mai andata a cercarlo.

Nel corso della narrazione capita spesso che l'autrice usi il suo sardo: all'inizio questa cosa mi ha un po' indispettita perchè pensavo di fare fatica a seguire alcuni passaggi del discorso ma poi, pian piano, mi sono abituata a questo modo di scrivere e mi sono immedesimata ancora di più in quella terra, in quegli ambienti. Nei ringraziamenti posti in coda al libro ho letto un ringraziamento dall'autrice ad una persona "...per avermi guarita dalla paura di usare il mio sardo". Leggendo queste poche parole mi sono resa conto che, come è capitato anche a me, l'autrice in partenza si è posta il problema di usare o meno il sardo. Credo che la scelta sia stata azzeccata.

Con questa lettura partecipo alla gara di lettura Monthy keyword reading challenge.
Nel titolo non c'è nessuna delle parole chiave indicate ma nella copertina compare l'OCCHIO ed anche il FUOCO delle candele.