domenica 4 settembre 2016

Il segreto di Ortelia (A. Vitali)

Il segreto di Ortelia è il secondo libro di Andrea Vitali che mi capita di leggere. L'altro, a dire il vero, era un audiolibro. Stavolta è un libro classico che, peraltro, si presenta davvero bene con una gradevole copertina ed un piacevole formato.
Diciamo subito che questa lettura mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 4: un libro nella cui copertina compaia un cappello.
A dire il vero di cappelli ce ne sono due, in testa a due donne, ma me ne basta uno per l'obiettivo.
Oltre che essermi utile per la gara, la copertina è in linea con la storia: siamo nel 1919 e il parroco di Bellano è intento a celebrare il matrimonio che darà inizio a tutto. 
Si tratta del matrimonio tra Amleto e Cirene. Un matrimonio studiato nei dettagli da Amleto che è spinto più dagli affari che non dall'amore per la ragazza: Amleto mira ad ereditare la macelleria di lei e riuscirà nel suo intento. 
Amleto, però, oltre alla soddisfazione dal punto di vista commerciale della sua ambizione, non troverà molto di più nel matrimonio, nonostante tutti gli sforzi messi in campo. Ed ecco che dovrà dare sfogo alle sue pulsioni carnali in qualche modo alternativo, come gli suggerisce il fidato medico di famiglia, al di fuori del letto matrimoniale. Troverà un'allegra compagnia e, allo stesso tempo, un equilibrio matrimoniale nel quale rientra anche Ortelia, figlia sua e di Cirene, concepita subito dopo il matrimonio.

Vitali racconta una saga familiare d'altri tempi, usando anche termini d'altri tempi a dire il vero. Dimostra come certe abitudini non abbiano età e come le donne, vere protagoniste di questo libro, sapessero il fatto loro anche allora.

Cirene ed Ortelia sono le due protagoniste principali. Entrambe le figure partono sottotono e ricoprono un ruolo secondario nella parte del libro per poi arrivare alla ribalta nella parte finale. A dire il vero, fino a metà libro mi sono chiesta se il titolo non fosse sbagliato visto che di Ortelia si parlava pochissimo. Poi la svolta con l'assunzione di un ruolo decisivo.

La narrazione del Vitali è scorrevole nonostante l'uso di termini sorpassati che, però, ben rendono le situazioni del momento. Le scene vengono dipinte con i giusti toni e quella copertina d'altri tempi assume un significato ben preciso solo a lettura ultimata.

La trama è piuttosto semplice, in se, ma l'autore riesce a rendere interessante anche il racconto di un pranzo di nozze con tanto di elencazione del menu. I suoi personaggi sono ben descritti, fanno divertire e il libro nel suo complesso è divertente, nell'assurdità della situazione che, però, passa come una situazione che può davvero verificarsi.
Le due donne trovano il giusto riscatto e non solo loro, a dire il vero.
Quel ruolo di secondo piano, di personaggi sbiaditi e di second'ordine viene ribaltato con abilità. 

Vitali non è mai volgare anche quando racconta situazioni che ben si presterebbero. Propone una lettura gradevole, leggera, senza troppe pretese. 
Libro letto volentieri e che mi fa aggiungere un punto al pallottoliere di questo autore che tornerò a cercare in biblioteca.

venerdì 2 settembre 2016

Matilde di Canossa e la freccia avvelenata (V. Cercenà) - Venerdì del libro

Non ho mai particolarmente amato i romanzi storici ma non so da dove arrivi questa mia convinzione. Di veri romanzi storici, infatti, non ne ho letti molti per  cui credo che siano più che altro i miei pregiudizi rispetto a letture che ritengo a priori impegnative ad avermi convinto di ciò.

Il libro della serie Si, io sono, Lapis edizioni, collana che propone le avventure di grandi personaggi quando ancora grandi non erano mi è piaciuto e lo consiglio caldamente.
Ho cercato in biblioteca Matilde di Canossa e la freccia avvelenata. Il titolo mi aveva incuriosita quando mi era capitato davanti agli occhi nel corso di una ricerca sul sistema on line delle biblioteche della mia zona. L'ho cercato ed al primo tentativo non ho avuto fortuna visto il bibliotecario a cui l'ho chiesto, pur avendolo disponibile nel registro, non lo aveva trovato.
Non avevo insistito ma sono tornata di recente alla carica ed ho avuto fortuna: mi sono trovata tra le mani un volume nuovo di zecca, probabilmente mai sfogliato, con 143 pagine destinate a giovani lettori visto che si tratta di un libro per ragazzi.
Questo non mi ha di certo fatta desistere  visto che non disdegno affatto - chi mi segue oramai lo sa bene - letture per ragazzi che possano permettermi di intervallare letture più impegnative.

Ebbene, prima di iniziare la storia - correlata anche da immagini con scene tratte dal libro - vengono brevemente presentati i personaggi e l'illustratore (Alfredo Belli) dà loro un volto. Il volto che poi, ovviamente, riprende nelle varie immagini interne ai capitoli.

L'autrice, Vanna Cercenà, racconta la storia della piccola Matilde e, seppur romanzata, parla della sua vera storia: la vita agiata, l'essere destinata a diventare una donna di potere, la tragica morte del padre, il nuovo matrimonio della madre, la prigionia per arrivare ad uno sguardo fiducioso verso il futuro.

La storia è narrata con riferimenti a vicende storiche bene precise senza però che la narrazione diventi pesante. Assolutamente. Devo dire che la fine è arrivata in fretta ed avrei letto volentieri anche altre 200 pagine se l'autrice avesse voluto continuare a raccontarmi la sua storia... non dico fino alla sua morte, ma per qualche altro anno! Poi, però, mi sono ricordata della dicitura che appare in copertina: le avventure dei grandi personaggi quando ancora grandi non erano. Ecco fatto: la storia per forza doveva restare ancorata ad una Matilde bambina.

Credo che sia una lettura da suggerire a giovani lettori (e non solo) che possano appassionarsi a personaggi importanti realmente esistiti. Io ammetto di essere andata a fare qualche ricerca in rete per meglio conoscere questa ragazzina prima, donna potente poi! Eh si... ho concluso la lettura con una forte curiosità rispetto a questo personaggio ed ho imparato qualche cosa di nuovo.

Positivo, no? Sono anche andata a cercare informazioni sul resto della collana e vengono proposte le storie di un sacco di personaggi interessanti in questa collana come Dante, Freud, Michelangelo, Agatha Christie, Goldoni, Boccaccio e tanti altri.

Ho notato un solo errore (secondo me lo è) nella frase:
Due lacrime le rotolano sulle guancie arrossate dall'aria fresca...
Da quel che so io di grammatica il plurale di guancia non è guancie ma guance... Mi sbaglio io?
E poi ho anche notato l'uso di un verbo un po' difficile, soprattutto se penso che è un libro per ragazzi: l'uso, in un passaggio, del verbo aborrire
 ...lisci capelli color carota che lei aborre.
Io non avrei mai usato questo verbo, pur essendo giustissimo e corretto. Magari avrei scritto che lei odia o che non sopporta. Più semplice ed allo stesso modo efficace, ma questa è una mia opinione del tutto personale e non intendo di certo contraddire l'autrice. Solo che mi sembra un tantino difficile per un giovane lettore essendo un verbo che si usa poco.
A parte questi particolari che nulla tolgono nel complesso al libro (lungi da me il pensiero di voler fare la maestrina... è solo che a certe cose ci faccio caso e poi mi viene spontaneo segnalarle) consiglio questa lettura ai lettori più giovani a partire da mia figlia, che è qui accanto a me, e che ha già scelto questo libro come sua prossima lettura. E cercherò anche gli altri della collana, senza ombra di dubbio.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 5: un libro con un nome proprio femminile nel titolo.
Ps. ottima idea regalo. Il libro si presenta bene sia esteticamente che nei contenuti. E non costa nemmeno molto: 8.50 euro. Segnalarlo per questo Venerdì del libro mi sembra in minimo!

giovedì 1 settembre 2016

L'unico figlio (A. Holt)

E' il terzo libro della serie di Hanne Wilhelmsen (dell'autrice norvegese Anne Holt) che leggo e devo dire che mi è piaciuto parecchio.
Questa autrice è convincente, sempre di più e continuerò a leggere altro di suo. Mi piace il suo modo di scrivere, mi piace la fluidità dei racconti, di questo in particolare, così come mi piace Hanne. è stata promossa ad ispettore capo, non è più un semplice detective, ma la sua indole non viene meno anche se dovrebbe limitarsi a dare ordini.

Hanne stavolta non ha accanto Håkon Sand, il  politiadjutant che le è stato accanto in precedenza

Si tratta di una figura che esiste nell’ambito della polizia norvegese e: un giurista, superiore di grado ai normali funzionari in forza alla polizia, ma che stavolta non compare nel romanzo se non fosse per un breve passaggio nel quale Hanne mette al corrente il lettore del fatto che Sand ha preso un congedo per un anno per via della nascita di sua figlia. Hanne, stavolta, ha accanto un detective grande e grosso, Billy T., che la aiuta in un'indagine che sembra non portare da nessuna parte: è stata uccisa la direttrice di una casa famiglia e non si riesce a risalire al colpevole. Contestualmente, un ragazzino di 12 anni scappa da quella casa famiglia e scattano le ricerche. Ci sono legami tra le due vicende? Olav, questo è il nome del ragazzino, a qualche cosa a che fare con quel coltello conficcato fino al cuore della direttrice, con una violenza tale da ucciderla?

L'autrice mi ha lasciata incollata alle pagine: architetta una trama che cattura l'attenzione del lettore e lo rende quasi dipendente da quelle righe. L'ho letto tutto d'un fiato e in alcuni momenti ho sentito il bisogno fisico di prendere il libro tra le mani per capire come evolvesse la situazione.

Vengono narrate storie personali di personaggi che si mostrano in tutta la loro fragilità. 
Olav, in particolare, è un ragazzino difficile, con una difficile situazione familiare ed una vita segnata dall'intervento dei servizi sociali che l'hanno confinato in una struttura che non gli piace.
La sua fuga apre una parentesi importante nella storia: mentre lui scappa e fa perdere le sue tracce, le indagini vanno in una direzione ben precisa che, però, a lungo sembra portare ad un vicolo cieco fino a che entrambi - sia Hanne che Billy - sono convinti di aver individuato il colpevole. 
Ma sono due colpevoli diversi quelli a cui sono arrivati. 
Chi avrà ragione? 
Avrà ragione uno dei due, oppure no?

Si assiste a delle continue sorprese, gli investigatori dimostrano di aver intuito qualche cosa che al lettore sfugge ma ben presto si troveranno a scoprire le carte per arrivare al colpevole.

Il finale lascia senza fiato. Un finale inaspettato per come si sono evolute alcune situazioni. Un finale tragico, triste al di là del fatto che sia morta una persona (già di per se piuttosto triste e tragico di suo). Quando ho letto l'ultima parola ammetto di aver  chiuso il libro e di essere rimasta per qualche minuto a pensare. Cosa che fino ad ora non mi era mai capitata.

Il personaggio di Hanne cresce non sono in quanto arriva ad un incarico superiore ma cresce nella mente del lettore che, soprattutto se ha letto (come ho fatto io) i due libri precedenti della stessa serie, ora ha qualche elemento in più per delineare la personalità della donna, i suoi lati deboli e i suoi punti di forza.
Pur avendo come protagonista un personaggio che appare in tutta una serie di libri, L'unico figlio può essere letto anche senza aver letto gli altri due. I legami sono minimi, in particolare per quanto riguarda la figura di Sand e per vicende personali che riguardano Hanna. Per il resto, non è indispensabile aver letto prima gli altri sui pur essendo, però, consigliabile.

Letteralmente divorato, lo consiglio a chi ama il genere. Non vengono proposte descrizioni forti, truculente ma l'autrice riesce a trasmettere benissimo emozioni forti anche senza esagerare con dettagli macabri. Ancora una volta, caratteristica apprezzata.

Con questo libro partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: libro scritto da un'autrice. 

mercoledì 31 agosto 2016

Piccola (G. Brisac)

Non è un romanzo ma una storia di vita vera. Quella di Nouk, una ragazzina che decide di non mangiare più e, di riflesso, di non crescere più. E' la storia autobiografica dell'autrice, Geneviève Brisac, che lascia una testimonianza del periodo in cui era malata di una malattia che risponde al nome di anoressia.

Piccola - Petite nella versione originale - è il titolo di un libro piccino piccino, di cento pagine appena, che sembra quasi adattarsi alla figura esile della ragazza di cui si parla.

E' un libro che si legge in fretta ma che, al di là dell'argomento trattato, mi è sembrato scritto in modo un po' confuso. Mi spiego meglio. L'autrice alterna momenti in cui parla in prima persona a repentie virate nelle quali parla in terza persona, poi fa dei salti nel passato in modo improvviso... mi ha spiazzata. 
Credo che sia stata una scelta precisa quella di utilizzare uno stile così eterogeneo, quasi a voler dare conto del turbinio di pensieri che vengono in mente all'autrice nel raccontare un periodo tanto doloroso della sua vita. Però, secondo me, alla fine è il contenuto stesso che ne perde. Sembrano degli appunti messi insieme senza cercare omogeneità che non sia la storia stessa. Un'impressione mia, ovviamente.
E' comunque un libro veloce, troppo veloce, forse, tanto da lasciare alcuni sospesi importanti. Il finale arriva in fretta e lascia qualche cosa di indefinito, non so come dire, ma è questa la sensazione che ho provato. Mentre andavo avanti con le pagine mi chiedevo ma come avrebbe potuto l'autrice articolare un finale nelle poche pagine che restavano. E in effetti un finale vero e proprio non c'è, lo si lascia intendere ma sembra arrivare tutto così in fretta da lasciare un po' d'amarezza. 

Emerge comunque la sofferenza della ragazzina, il suo sentirsi inadeguata, la sua voglia di normalità senza, però, trovare la giusta motivazione per arrivare a tale normalità. Nemmeno le cure a cui viene sottoposta le sono efficaci realmente. Esternamente, forse, ma non nell'anima. 
Poi accade qualche cosa che la cambia. E la storia prende un'altra direzione. Molto velocemente, a dire il vero, forse troppo. Avrei preferito a questo punto un finale un po' più strutturato. 
Forse, però, la sofferenza ha guidato la penna dell'autrice e con la sofferenza non si scende a patti.

Alla fino del nono capitolo l'autrice riconosce di aver fatto un po' di confusione e chiede quasi scusa al lettore.
Mi rendo conto che non è molto onesto ammucchiare, come sto facendo, un po' di ricordi alla rinfusa. Se si racconta una storia, non va bene farlo a metà. Ma i primi amori non vanno toccati. Se fosse un romanzo, invece... Ne farò un romanzo, e allora potrò far ridere, o far piangere, con queste immagini che ho dimenticato. Questa, invece, è solo la storia di Nouk, una Nouk smarrita, devastata a sua insaputa, fermamente decisa a non amare più nessuno, confortata nella sua paura degli uomini, come un paranoico che vede il suo delirio confermato dalla realtà.
 Questo libro mi permette di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 1: libro scritto da un'autrice. 

martedì 30 agosto 2016

La briscola in cinque (M. Malvaldi)

Dopo aver letto con piacere Il telefono senza fili di Marco Malvaldi sono tornata alle origini delle storie ambientate al BarLume, con La briscola in cinque. E mi sono divertita ancora una volta con quei vecchietti, il loro modo di parlare... mi hanno davvero fatto pensare a persone che conosco e, seppur con un diletto differente, tengono più o meno gli stessi comportamenti.

Malvaldi in questo primo libro presenta i personaggi, con Massimo in testa, il "barrista", colui che si trova - suo malgrado - alle prese con una indagine che lo vede innanzitutto come persona informata sui fatti visto che è stato lui, su indicazione di un ragazzo, a trovare un cadavere. 
E' il cadavere di una giovane, rinvenuto nottetempo in un cassonetto dell'immondizia.

Ha inizio proprio da qui l'avventura che vedrà Massimo impegnato in un'indagine parallela a quella del commissario Fusco. Accanto a lui irrompono le figure di quattro vecchietti che sono davvero uno spasso.
Ampelio Viviani è il nonno di Massimo il barrista, ha 82 anni ed è un ferrovieri in pensione, ex ciclista dilettante; Aldo ha un ristorante poco distante dal BarLume; Gino Rimediotti ha 75 anni ed è un pensionato delle poste mentre Pilade Del Tacca, anni 74, è un ex dipendente comunale.
Sono dei clienti fissi del bar e sono la cassa di risonanza di tutte le chiacchiere del paese. E' questo il filo conduttore delle avventure che Malvaldi inventa attorno a Pineta, località inventata in cui si svolgono dei gialli proposti con dialoghi in rigoroso toscano. Il toscano dei quattro vecchietti, soprattutto, che durante i loro più o meno seri dialoghi non possono certo stare a pensare all'italiano o alla cadenza giusta della parole!

L'indagine: bhè, Massimo dà una grossa mano al commissario che ha dei metodi alquanto discutibili ed un acume ancor più discutibile. Il suo è un aiuto esterno all'indagine ma di fondamentale importanza: grazie al suo intuito, al suo spirito d'osservazione, Fusco verrà messo al corrente di elementi che gli erano sfuggiti e che saranno importantissimi per risolvere il caso.

E' una storia divertente pur avendo a che fare con la morte di una giovane. 
E' un giallo che si dipana sotto gli occhi del lettore e, alla fina, sarà proprio il barrista a chiarire al lettore alcuni passaggi che lo hanno indirizzato verso la giusta direzione.
Divertente, ben scritto, i dialoghi in toscano mi fanno davvero risuonare alle orecchie quel modo di parlare che è sempre così simpatico. Di riflesso, i quattro vecchietti non possono che risultare simpatici così come anche Massimo viene proposto in chiave positiva. 

I personaggi si ritroveranno anche in altre storie (l'ultima della serie è proprio quella che io ho letto per prima qualche giorno fa, come al solito sbagliando l'ordine di uscita!) e non escludo di leggere altro di questo autore che conferma, come aveva già fatto peraltro, di essere una penna simpatica.

Con questa lettura partecipo alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori. Si tratta di uno degli ultimi libri bonus proposti.

lunedì 29 agosto 2016

In biblioteca#29 e nuovi arrivi#29

Non c'è niente da fare: io non posso resistere al richiamo delle biblioteche (anche delle librerie, ma delle biblioteche ancor meno!) e appena ho potuto, durante le ferie, ho approfittato di quelle aperte per restituire dei prestiti e fare nuovo rifornimento di titoli che mi terranno compagnia in quest'ultimo squarcio d'estate.

Un libro l'ho comprato, lo ammetto, Tutto quello che siamo di Federica Bosco: avevo un piccolo residuo di un buono acquisto che mi è stato donato dalle mamme dei bimbi della classe di mia figlia, alla fine dell'anno scolastico, per ringraziarmi del mio lavoro di rappresentante di classe ed ho approfittato.

Gli altri li ho presi tutti in prestito in due biblioteche della zona.
Nella prima ho chiesto ed avuto L'unico figlio di Anne Holt - autrice che non leggo da un po' ma che ricordo con piacere e rispetto alla quale mi ero ripromessa di leggere altro - e La briscola in cinque. Marco Malvaldi mi aveva fatto sorridere ed intrigato al punto gusto con Il telefono senza fili ed ho cercato altro di suo. Questo libro è ora in lettura ed è molto scorrevole... credo che lo terminerò in fretta.

Nella secondo ho preso un libro per ragazzi che cercavo da un po': Matilde di Canossa e la freccia avvelenata. E' un libro nuovo di zecca che credo nessuno prima di me abbia letto e che mi incuriosisce davvero. La protagonista è un personaggio che conosco per le notizie storiche che se ne sono avute ma in questo caso la protagonista è una Matilde bambina e mi intriga.
Poi ho preso Piccola, di Geneviève Brisac che parla di un'adolescente che soffre di anoressia. La copertina, a dire il vero, mi mette addosso una gran tristezza. In precedenza ho letto altri libri sull'argomento e mi incuriosisce conoscere il taglio che l'autrice ha dato alla storia di questa ragazzina che tanto triste mi appare dalla copertina. E' sempre una sofferenza leggere libri che raccontano queste storie, soprattutto se si pensa che situazioni di questo tipo sono molto comuni nella realtà...
Accanto ad un libro per ragazzi e ad una storia piuttosto importante ho aggiunto quella che credo possa essere una storia più leggera e divertente con Andrea Vitali con il libro Il segreto di Ortelia. Anche questo è piuttosto nuovo... o meglio, proprio nuovo nuovo! La copertina mi sembra intrigante: una fotografia d'altri tempi, proprio me le storie che racconta Vitali. Ho letto un solo suo altro libro ma se mantiene quello stile mi farà di certo sorridere.

Ecco qui, questo è il rifornimento di fine agosto. 
Ne conoscete qualcuno? Che mi dite, ho scelto bene?

Ora mi restano da visitare altre due biblioteche della zona, in cui devo fare per forza tappa per restituire dei libri che ho letto nelle scorse settimane: volete che non ci sia qualche altro libro interessante da portare a casa? Vedremo.
Per ora, per chi è ancora in vacanza, auguro di concludere al meglio l'estate. Per chi, come me, torna al lavoro... bhè, non pensiamoci che è meglio! E buone letture a tutti!

domenica 28 agosto 2016

Bibbi esci dall'acqua (B. De Rossi)

Barbara De Rossi si racconta. E lo fa in un libro - Bibbi esci dall'acqua - che ho comprato tempo fa su richiesta di mia madre.
L'attrice racconta alcune vicende che hanno segnato la sua vita, legate in particolare ad amori sbagliati. Il suo racconto si interseca con quello di un'altra donna, incontrata per caso su un treno e diventata una sua amica e confidente, che porta sulle sue spalle quel peso che solo un amore sbagliato, un amore violento può lasciare. Ma si interseca anche con storie di altre donne, quelle che la De Rossi ha raccontato nella trasmissione Amore Criminale e che le hanno lasciato dentro dei segni profondi.

Un plauso alle intenzioni: far capire alle donne che un amore violento non può essere amore, che i maltrattamenti sono maltrattamenti e non vanno d'accordo con una storia d'amore tra un uomo e una donna; far capire alle tante, troppe donne che preferiscono tacere, che è solo dando voce al loro dolore che possono venire fuori da storie che tutto sono meno che storie d'amore. Una testimonianza forte, quella delle De Rossi, che però non entra nel merito di quanto le è accaduto con il suo amore sbagliato, accennano a lui - a quell'incantatore di serpenti - in più punti ma senza raccontare poi molto di quanto è accaduto realmente. In quanto personaggio pubblico le cronache hanno parlato a lungo di quella storia ma da lettrice avrei letto volentieri la sua versione, quella della donna e non del personaggio dello spettacolo. Rispetto, comunque, la sua scelta anche se credo che al racconto sia mancato qualcosa.

E la mia non è curiosità fine a se stessa, assolutamente. Credo solo che il racconto di quella particolare esperienza avrebbe fatto capire ancora di più, ai lettori, come anche un'attrice di successo sia una donna come tutte le altre quando si tratta di sentimenti ed emozioni. 

Non mi ha convinto molto la struttura del libro: scritto in modo semplice e chiaro, si passa da un racconto in prima persona a dialoghi che interrompono la narrazione, per poi arrivare a parlare all'amica conosciuta in treno e tornare poi ad un racconto che avrei visto molto meglio se strutturato in altro modo. Personalmente avrei raccontato la storia di Barbara e della sua amica a due voci con una struttura diversa. Ovviamente io non sono una scrittrice e le mie osservazioni sono quelle di una lettrice.

Ammetto, poi, di aver iniziato la lettura senza troppo entusiasmo. Non vado matta per le biografie di personaggi dello spettacolo e ogni volta che mi sono capitate tra le mani la scelta è stata un po' forzata. Questa volta è stato il primo libro che ho trovato a disposizione in casa avendo terminato la lettura di quello che avevo portato con me per una breve vacanza, il primo che rispondesse alle caratteristiche che mi avrebbero permesso di partecipare alla terza tappa della Challenge Le Lgs sfidano i lettori, per l'obiettivo n. 2: un libro con una donna raffigurata in copertina.
E l'ho portato al mare con me per gli ultimi sprazzi di ferie, sob!!!
Ovviamente i contenuti del libro non mi hanno lasciata indifferente. Non si può restare indifferenti davanti al dolore che un rapporto insano provoca. Mi ha fatto pensare ad altri libri letti su questo stesso argomento e mi auguro che questa testimonianza possa servire davvero ad aiutare donne che al momento non hanno la forza di dire basta.