lunedì 7 aprile 2014

Libri... variazioni sul tema... Didò, Pongo, pasta da modellare fatta in casa

Oggi il piccoletto è tornato strano da scuola... Appena ha fatto pranzo è uscito un po' con il monopattino, si è stancato ed accaldato... Il risultato? Quando sono tornata da lavoro era ancora più strano di quanto non lo fosse appena uscito da scuola... ha anche avuto il tempo di farsi male cadendo dalla sedia mentre tentava di fare i compiti così... l'ho convinto ad andare un po' a riposare.
Cosa fare con la sua sorellina mentre lui era a nanna? Qualche cosa di silenzioso ma che non la facesse annoiare... qualche cosa di interessante, stimolante, divertente...
Così abbiamo deciso di sperimentare una ricettina molto particolare: non un dolce, non biscotti ma... didò fatto in casa. La classica pasta da modellare che piace tanto ai bambini...
Ne ho trovate  diverse in rete e devo dire che non mi sono mai cimentata in questo esperimento casalingo prima d'ora.

Stendendo un velo pietoso sull'orrenda tovaglia che abbiamo usato per contenere i pasticci, gli ingredienti sono di uso comune:
  • due tazze di farina,
  • mezza tazza di sale fino
  • mezza tazza di amido di mais
  • due cucchiai di succo di limone
  • due cucchiai di olio
  • una tazza di acqua bollente
  • coloranti alimentari.
Abbiamo mescolato prima gli ingredienti secchi per poi aggiungere quelli liquidi: l'acqua è bollente per cui bisogna fare attenzione nell'impastare visto che l'impasto è caldo. Prima abbiamo impastato con un cucchiaio di legno poi via con le mani. Come per ogni impasto che si rispetti, per far amalgamare gli ingredienti nel modo giusto bisogna impastare a lungo... e più si impasta più il calore dell'acqua bollente si attenua.
Impasta, impasta, impasta... il piccoletto di casa si è svegliato e ci ha dato una vigorosa mano!

Per far lavorare tutti e due ho diviso a metà l'impasto. Ottenuti due panetti lisci e morbidi abbiamo scelto i colori: il piccoletto di casa ha scelto il blu e la principessa di casa il lilla. Per il blu abbiamo usato un solo colorante (quello blu, appunto) mentre per il lilla abbiamo sommato il blu al rosso. A dire il vero per ottenere un colore decente abbiamo usato due fialette di rosso e mezza di blu.

Impasta, impasta, impasta, ecco il risultato. Ci abbiamo giocato un po' per poi ricomporre i panetti e conservarli in due contenitori di plastica che abitualmente uso per conservare il cibo: i barattolini del didò vuoti non li ho mai conservati per cui ho dovuto usare ciò che era in casa.
Ora vediamo per quanto tempo si mantengono morbidi.
Ps. io avrei preferito il rosso al lilla... ma i gusti sono gusti... quel lilla lì mi sembra davvero anonimo. La prossima volta cercheremo di realizzare varianti più allegre.

domenica 6 aprile 2014

La prima stella della notte (M. Levy)

L'ultimo libro letto nel mese di marzo, che solo ora riesco a recensire, è arrivato tra le mie mani per caso. Mi ha attirata il titolo ed anche la copertina: quest'ultima, in particolare, mi ha fatto pensare ad un viaggio, un'avventura... e non mi sono nemmeno curata di leggere la trama sul retro della copertina. Sbagliando. Eh si. Non perchè non sia un libro gradevole da leggere ma perchè si tratta di un libro che riprende la storia di due personaggi - Adrian e Keira - che erano già stati protagonisti di un altro libro di Levy dal titolo Il primo giorno.

Le due storie non sono di per se collegate ma ci sono dei personaggi che i protagonisti hanno chiaramente incontrato in precedenza (ed io non ne conosco le circostanze...) e situazioni che sono conseguenza di quanto accaduto nel libro precedente. Non si tratta di un vero e proprio sequel visto che la storia narrata ne La prima stella della notte si regge bene anche da sola. Manca, però, qualche tassello che, se avessi fatto più attenzione, avrei potuto conoscere partendo dal primo libro e non da questo. Avrò imparato la lezione? Non è la prima volta che mi capita... Scelgo un libro sulla scia dell'entusiasmo di un momento poi mi rendo conto che avrei dovuto fare più attenzione e mi trovo a leggere libri al contrario, partendo dal secondo e tornando poi, magari, al primo.

Si tratta di un libro che propone una buona dose di avventura in un ambiente - quello della paleontologia, dello studio delle stelle, dei popoli antichi e delle loro origini - rispetto al quale ho poca familiarità ed al quale mi sono avvicinata con interesse. Eh si, perchè anche attraverso un romanzo si possono acquisire nozioni (o risvegliare quelle acquisite al tempo della scuola) oramai dimenticate.

Adrian è convinto che la sua Keira non sia veramente morta come tutti gli dicono. Sono stati entrambi vittime di un incidente finendo in auto in un fiume ma il corpo della donna non è mai stato ritrovato. Adrian sente che non è morta e non smette di cercarla fino a che non arriva un misterioso personaggio che lo indirizza verso un luogo che gli permetterà di riabbracciare la sua donna. Da qui inizia una nuova avventura alla ricerca di un antico manufatto, ridotto in frammenti, che è la chiave di volta di una importante scoperta ma che si rivelerà anche una pericolosa arma contro l'umanità. 
La storia si snoda attorno a tutto ciò e non manca una buona dose di romanticismo che fa da sfondo all'intera avventura. Non mancano i buoni sentimenti - l'amore, l'amicizia - ma nemmeno tradimenti, spionaggio, pedinamenti ed anche violenza pur di impedire ai due ricercatori di arrivare alla fine della loro avventura con nuove conoscenze.

Senza svelare oltre la trama mi limito a dire che in diversi passaggi mi sono persa tra un personaggio e l'altro. Sono tanti i personaggi che fanno capolino da un capitolo all'altro. Capitoli che alternano diversi luoghi e diverse situazioni, momenti anche contemporanei ma che fotografano situazioni di diverse parti del mondo.
I due protagonisti si trovano a girare il mondo con una facilità esagerata. Con la stessa facilità i due vengono sempre e comunque pedinati, rintracciati, controllati... Questo un po' mi è sembrato esagerato ma visto che si parla di Nazioni che si muovono per salvare l'umanità... bhè, tutto ci può stare, soprattutto in un'opera di fantasia.

Il finale mi ha lasciata un po' perplessa ma non voglio dire il perchè, sarebbe davvero una cattiveria nei confronti di chi il libro non lo ha letto ed avesse intenzione di farlo.

Se mi è piaciuto? Si ma senza troppo entusiasmo. Ho apprezzato le nozioni scientifiche che vengono dispensate, seppur in pillole, anche se in alcuni passaggi ci si è dilungati un po' troppo in dialoghi attorno ad argomenti di questo tipo. Una volta fatta mente locale tra i tanti personaggi e messo a fuoco il problema, la lettura scorre via veloce... 
*** 
La prima stella della notte
Marc Levy
Bur Rizzoli
10.50 euro


venerdì 4 aprile 2014

Un papà tra le nuvole (D. Luchetta) - Venerdì del libro

Per questo Venerdì del libro avevo in mente un libro totalmente diverso da proporre. Un libro da grandi che dovrà attendere almeno un'altra settimana visto che ho cambiato idea sul filo di lana. 
Così, eccomi a parlare di Un papà tra le nuvole. Si tratta di un libro edito da Edizioni EL risalente al 1998, trovato in biblioteca in occasione di una delle nostre recenti incurisoni. Lo abbiamo preso in modo distratto, perchè ci è piaciuta la copertina e senza dare troppa importanza alla storia: non avevamo letto di cosa parlasse e, quando abbiamo iniziato a leggerlo come lettura della buonanotte (il gatto, la notte, le stelle... prometteva bene), ammetto di averlo fatto in modo altrettanto distratto.
Fa parte della collana Le letture e sul retro ha una legenda precisa che spiega il livello di difficoltà dei libri appartenenti a tale collana in base al colore della copertina. Il rosso è per chi comincia a leggere, il verde per chi si sente un po' bravo, il blu per chi legge con facilità, il giallo per chi vuole qualcosa di difficile, l'arancio per chi oramai legge tutto o quasi. Ci siamo trovati con un arancio in mano... e nemmeno a questo avevamo dato tanta importanza.
Il testo è scritto in caratteri piuttosto grandi e con pochissime immagini, giusto due o tre. Come lettura della buonanotte non ce l'abbiamo fatta a leggerlo in una sola sera ma ce ne sono volute quattro di serate per arrivare alla fine.
Solo dopo qualche pagina mi sono resa realmente conto di ciò di cui stavamo parlando. 
Marco è un papà che viene improvvisamente a mancare e lascia sua moglie e i suoi due bambini, Andrea e Carolina. Si trova in un posto in cui ricorda solo tutto ciò che di bello ha vissuto fino a quel momento ed i primi della lista sono i suoi figli. Non li vuole lasciare e per questo non riesce a librarsi nel cielo, tra le stelle e tra le nuvole, come dovrebbe. Incontra un gatto che ha ancora una delle sue sette vite da vivere: i due iniziano a parlare e il gatto si offre di tornare a vivere accanto ai suoi figli per vegliare su di loro in sua assenza e permettergli di ristabilire, in quel modo, un contatto con loro. 
Il viaggio di Nebbia non sarà semplice perchè non è semplice per un gattino farsi adottare dalla sua famiglia. Ce la farà? Riuscirà a portare a termine la sua missione? Marco riuscirà ad arrivare finalmente tra le nuvole?

E' una storia scritta da Daniela Luchetta, mamma di Andrea e Carolina, vedova di Marco, un giornalista RAI morto nel 1994 a Mostar mentre stava realizzando un servizio sugli orrori della guerra in Bosnia Erzegovina. Inutile dire, dunque, quante emozioni siano concentrate tra le righe. Le emozioni che, nella realtà, l'autrice ha avuto la forza di scrivere su carta partendo dalla sua triste esperienza rispetto alla quale, però, è riuscita a trovare la spinta giusta per tornare ad apprezzare la vita nonostante la tragedia che ha turbato la serenità della sua famiglia. 

L'autrice è molto delicata nel descrivere quanto accade a Marco ed anche nell'esprimere la voglia di un padre di non lasciare quella famiglia che, non certo per scelta, si è trovato invece a lasciare.

E' un libro che aiuta a riflettere sulla morte e su ciò che comporta sia per chi se ne va che per chi resta.
Nebbia èun personaggio chiave nella storia: un gattino che esiste realmente nella vita dei bambini veri, orfani di Marco. 

Quando mia figlia, mentre ascoltava la lettura, mi ha detto: "Mamma... ma Marco è morto!", mi sono resa conto di quanto i bambini siano attenti e sensibili a quello che viene letto loro o a quello che leggo. La parola morte non compare mai eppure il messaggio viene trasmesso loro con una delicatezza commovente. 

Marco non ebbe il tempo di capire niente: un lampo, un botto ed era già tutto finito. FINITO... finito che?

Il libro si apre con queste parole e, tra un sogno ricorrente e la voglia di leggerezza, Marco viene descritto come un papà legato da un immenso amore ai suoi figli. Anche questo viene trasmesso con un'immensa tenerezza. Così come tutto il resto.

Non è un libro facile per bambini troppo piccoli ma se avessi fatto attenzione al colore della copertina e della relativa legenda me ne sarei accorta prima. Ci sono molte parole difficili che hanno richiesto delle spiegazioni (viste le puntuali interruzioni di mia figlia che proprio non ci sta a lasciare correre una frase se non ne capisce il senso) ma nonostante questo la lettura è stata compresa in ogni minimo dettaglio. Dopo la prima sera, quando siamo tornati a leggere e siamo ripartiti da dove avevamo lasciato, la principessa di casa mi ha chiesto di ripetere insieme quello che avevamo letto la sera prima: a dire il vero ha fatto tutto lei e lo stesso è stato anche nelle sere seguenti.
Il piccoletto di casa credo che non sia riuscito a seguire più di tanto visto che per lui la storia era davvero un tantino difficile e... dopo pochi momenti l'ho sempre trovato addormentato. Mia figlia, invece, ha ascoltato tutto con molta attenzione.

Io ammetto che il pensiero più che ad un papà tra le nuvole è andato ad una mamma tra le nuvole. Un'amica... che ha lasciato tutti noi troppo presto...

giovedì 3 aprile 2014

La nostra "Giornata internazionale del libro per ragazzi"

Si festeggia il 2 di aprile dal 1967 in tutto il mondo per ricordare la nascita di Hans Christian Andersen. E' la Giornata internazionale del libro per ragazzi che noi abbiamo festeggiato con un giorno di ritardo visto che ieri, per impegni vari, non ci siamo potuti muovere da casa. 

L'abbiamo festeggiata oggi andando a visitare la biblioteca comunale del nostro capoluogo di provincia che, al piano terra dello stabile in cui è sistemata, vanta una sezione per ragazzi. I bimbi hanno trovato un ambiente colorato ed accogliente: c'eravamo solo noi per cui si sono sentiti liberi di prendere tra le mani tutto ciò che avevano davanti agli occhi.

 
Abbiamo anche approfittato per realizzare un loro desiderio: vedere (e possibilmente toccare) un libro antico. La bibliotecaria della sezione per ragazzi si è informata circa la possibilità che ci venisse mostrato un libro antico dalla sezione storica e... così è stato!
Dopo aver preso un po' di confidenza con gli spazi destinati ai più piccoli ed avere avuto tra le mani tanti libri per loro, ci siamo spostati al piano superiore dove ci attendeva Luca (che ringraziamo per la disponibilità e gentilezza) con un libro antico tra le mani.
Ci ha spiegato a quanto risaliva il libro (più di quattrocento anni fa, quelli più antichi non potevano essere toccati... ma per noi è bastato), di cosa fosse fatta la copertina, le pagine, come è stato rilegato e come è stato stampato. 

Come ha raccontato la principessa di casa nel suo diario, appena arrivati (quasi) a destinazione "...abbiamo chiesto a due ragazzi dov'era, di preciso, la biblioteca. Era grande e Luca, il bibliotecario, ci ha detto com'era fatto un libro antico (era diverso da quelli di oggi). La copertina era fatta con la pergamena, le pagine erano più scure e Luca ci ha fatto anche vedere che era un libro tascabile perchè entrava nelle tasche del cappotto di mamma".

Li ho visti molto attenti durante la spiegazione e molto interessati. Abbiamo anche fatto un giro all'interno delle vari sezioni della biblioteca "dei grandi". Appena siamo arrivati, dopo essere stati per un po' con Luca nella sala dell'accoglienza dove ci ha fatto vedere il libro antico, la principessa di casa davanti a tutti quei corridoi carichi di libri mi ha detto: "...sono queste le biblioteche che piacciono a me!". E vedere i suoi occhi spalancati per cercare di cogliere ogni dettaglio, così come vedere la curiosità del piccoletto che cercava di capire come mai alcuni libri fossero archiviati in un certo modo (alcuni anche dietro a delle sbarre... ho spiegato loro che facevano parte della sezione storica) è stato davvero bello...
Abbiamo concluso il pomeriggio dedicando anche un po' di tempo al divertimento "classico", non mentale, per di più in un parco giochi che i bambini non conoscevano e che hanno apprezzato un bel po'. Giornata archiviata con un 10 +

domenica 30 marzo 2014

Earth Hour 2014 - Ora della terra #2

Avevamo tanto attesto #EarthHour 2014 - l'Ora della Terra che averla vista sfumare così in fretta ci è dispiaciuto un po'.
Come avevo anticipato qualche giorno fa, anche il mio comune ha aderito alla mobilitazione globale lanciata dal WWF che, partendo dal gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, è tornata a coinvolgere cittadini, istituzioni e imprese in azioni concrete per dare al mondo un futuro sostenibile e vincere la sfida del cambiamento climatico.

Ci eravamo anche messi al lavoro per preparare delle artigianali lanternine e... finalmente il momento è arrivato.
Le luci nella piazza della mia città sono state spente, come in altre parti del mondo, alle ore 20.30 per un'ora ma il gesto simbolico è stato accompagnato da iniziative pensate su misura per i più piccoli a partire dalle ore 18.00. Ludobus, giochi in legno, letture, musica e tutti invitati a partecipare vestiti da Spiderman - testimonial dell'edizione 2014 dell'iniziativa - in attesa del suo arrivo.

Noi abbiamo cercato di calarci nella parte... ma mi sono risparmiata il costume da Uomo Ragno ;-) In piazza si sono ritrovati tanti piccoli Spiderman che si sono divertiti a giocare con giochi realizzati nel massimo rispetto della natura: giochi in legno ai quali non si è più abituati ma che hanno coinvolto e divertito grandi e piccini. Noi siamo arrivati un po' più tardi del previsto e ci siamo persi le letture ma siamo arrivati in tempo per giocare un po' e per iniziare il gran conto alla rovescia per lo spegnimento delle luci. Poi... la magia!

Poco prima di iniziare il conto alla rovescia per lo spegnimento delle luci sono state distribuite delle lanterne che, da lì a poco, avrebbero popolato il cielo. 

Quando sono state spente le luci, il municipio è stato illuminato con suggestivi giochi di luce e tutti coloro che erano presenti in piazza sono stati invitati ad accendere le lanterne.

L'effetto è stato davvero suggestivo con i monumenti che si trovano sulla piazza illuminati in modo molto particolare, grazie anche alla luce delle lanterne che, pian piano, si sono librate in volo. E' stato un momento molto emozionante, accompagnato da una musica molto suggestiva.

Tutti con gli occhi al cielo, abbiamo assistito ad uno spettacolo che ci ha lasciati a bocca aperta.


Alle 21.00 in punto è arrivato lui: Spiderman. Si è calato dalla Torre Gerosolimitana per la gioia di grandi e piccini. 

Ha fatto il suo ingresso in piazza scendendo dall'alto, come più si conviene ad uno Spiderman che si rispetti poi si è allontanato in sella ad un singolarissimo sidecar guidato dal suo amico Batman un tantino fuori forma, però ;-)
L'Assessorato alla Cultura, Turismo, Politiche Giovanili e Servizi Sociali del mio Comune ha chiesto la collaborazione del CAI di Fermo per poter avere uno Spiderman atletico e preparato per compiere la sua discesa dalla torre.

Inoltre, per la riuscita della serata, si è avuta la collaborazione anche della biblioteca comunale e di una lettrice volontaria che hanno curato le letture di storie per i bambini, dell'Associazione Puffy Park che ha preparato succulente piadine alla nutella e del Vespa Club della mia città che ha fornito il mezzo di trasporto "terrestre" per i due supereroi presenti.


E le nostre lanterne? Quelle che avevamo fatto a casa con tanto amore? In effetti non ci sono servite, per lo meno in piazza visto che le lanterne volanti l'hanno fatta da padrone. 

Tornati a casa, però, le abbiamo sistemate in terrazzo e le abbiamo accese comunque, proseguendo la nostra "Ora della Terra" a modo nostro. Bella serata davvero.


sabato 29 marzo 2014

Percy Jackson & gli Dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini (R. Riordan)

Ho scoperto solo un paio di settimane fa che Percy Jackson è un personaggio molto noto soprattutto tra i più giovani, amanti delle storie fantasy. Un giovane eroe mezzosangue di cui ero del tutto all'oscuro. 
Per me era un perfetto sconosciuto salvo poi venire a sapere che Perseus, questo è il suo vero nome poi reso in modo più familiare come Percy, è diventato anche un personaggio in carne ed ossa grazie alla trasposizione cinematografica della saga composta da 5 libri che ha spopolato tra i giovani lettori.

Ebbene, da non-troppo-giovane lettrice quale può essere una quarantenne come me, posso dire che Percy mi è proprio simpatico. Quel suo essere mezzo uomo e mezzo dio in modo così inconsapevole me l'ha reso simpatico.
Io ho letto quello che poi ho scoperto essere il primo libro della saga, quello in cui viene spiegata l'origine della sua condizione di figlio di un dio dell'Olimpo: Percy Jackson &gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini
Il suo divino padre non avrebbe dovuto avere figli per via di una precisa regola vigente tra dei: un figlio terrestre, invece, l'ha avuto... e pure coraggioso!

La storia è ambientata a New York: come viene spiegato nelle more del racconto, i dei dell'Olimpo sono vivi e vegeti, solo che si sono spostati in una città dei tempi nostri, nel suo caos e nella sua routine. Percy non si è mai reso conto di essere un mezzosangue e tutti coloro che gli sono vissuti attorno hanno fatto in modo di creare le condizioni affinchè vivesse nell'inconsapevolezza il più a lungo possibile. Perchè? Perchè un piccolo dio come lui attira i mostri che vogliono eliminarlo... Cosa che effettivamente accadrà e che gli permetterà di iniziare a capire che qualche cosa della sua normale vita di adolescente non è poi così normale.
Percy scoprirà di essere il figlio di un dio molto potente dell'Olimpo, uno dei più potenti. E sarà anche il protagonista di una fantastica avventura: dovrà portare a termine una importante missione nel recuperare la Folgore di Zeus che è stata rubata ed è il pomo della discordia. Gli dei dell'Olimpo sono sull'orlo di una distruttiva guerra e proprio Percy potrà fare in modo che ciò non accada.
Accanto a lui ci saranno degli amici e compagni d'avventura molto particolari.... Per chi ancora non conoscesse la storia evito di raccontare la trama... Mi limito a dire che ho fatto un bel ripasso sulla mitologia greca ed è stato un viaggio davvero avventuroso tra i tanti personaggi, buoni o cattivi che siano, che popolano l'Olimpo.
Percy è un personaggio positivo: è un ragazzo come tutti gli altri suoi coetanei, adolescenti di New York, ma scopre di essere qualche cosa di più. Dimostrerà coraggio ma anche attaccamento ai suoi affetti e il finale del libro lascia una porta aperta per quello che, poi, in effetti sarà il sequel.
Pur non essendo un genere che amo, ho letto Percy Jackson con piacere e sono anche curiosa di conoscere le altre sue avventure. Chissà che prima o poi non mi decida di leggere anche il resto? 
Per ora mi sento di consigliare questo fantasy adatto a giovani lettori e non c'è paragone tra questo personaggio e l'altro giovane protagonista di un altro fantasy che ho letto di recente e che, invece, non mi è piaciuto affatto: Il principe dei fulmini. Questo ragazzino mi piace. L'altro invece no.

venerdì 28 marzo 2014

Tutti i bambini hanno gli stessi diritti - Venerdì del libro

Ci sono libri che affascinano a prescindere dalla storia che propongono. Per come sono realizzati, per i materiali, per le immagini, per alcuni dettagli che li rendono particolari. Poi ci sono quelli che affascinano sia per come si presentano che per ciò che propongono al loro interno.
In uno di questi mi sono imbattuta in occasione di una delle ultime incursioni in biblioteca: non cercavo nulla di particolare, i miei bimbi stavano cercando qualche lettura a loro misura ed io mi sono lasciata catturare daun libro apparentemente uguale a tanti altri ma carico di colori e di volti di bambini in copertina. Disegni, non foto. Disegni abbinati ad un titolo che ha catturato ancor di più la mia attenzione: Tutti i bambini hanno gli stessi diritti. Potevo forse resistere e non sfogliarlo? Ebbene, l'ho sfogliato e l'ho subito amato. Per i messaggi che ho trovato tra le righe e per il modo con cui tali messaggi sono stati lanciati.
La nostra proposta per questo Venerdì del libro, dunque, è Tutti i bambini hanno gli stessi diritti, Gallucci Editore, euro 18.00.
Cosa avrà di tanto speciale questo libro? 
Innanzitutto è realizzato non usando le classiche pagine, nemmeno il pop up ma un meccanismo particolare che permette alle pagine di dispiegarsi in modo tale da abbinare diversi testi tra loro ed anche testi con immagini fino ad arrivare, tirando (delicatamente, aggiungo io) le due estremità del libro verso l'esterno, ad avere un collage di volti di bambini di tutto il mondo.

Il meccanismo è di sicuro effetto, tale da originare stupore in ogni persona che si trova ad averlo tra le mani. Mentre registravo il prestito in biblioteca, la ragazza che era dall'altra parte del tavolo, davanti al pc, mi ha dato un'occhiata ed è rimasta stupita nel vedere il mio particolare interesse a far "muovere il libro". Ha guardato meglio cosa stavo facendo e mi ha detto: "Ma pensi... non me ne ero accorta! E' un nuovo arrivo e non sapevo come funzionasse". Bhè, ora lo sa anche lei...
Al di là dell'estetica, il contenuto merita una citazione a se. Nei vari cartoncini vengono proposte delle dichiarazioni attribuite e diversi bambini, provenienti da tutto il mondo, e nel cartoncino che si trova sotto o sopra le parole dei bambini viene fornita una spiegazione: si tratta per lo più di situazioni difficili, rese con le parole di chi tali situazioni si trova a viverle davvero.  Un esempio? Fatima, 10 anni, dello Yemen dice: "Mi alzo verso le quattro del mattino, vado a prendere l'acqua, poi sveglio i bambini perchè si preparino per andare a scuola. Io, però, non ci vado...". In abbinamento alle parole di Fatima viene spiegato che nello Yemen  le bambine orfane vengono spesso nascoste, nel momento in cui muoiono i loro genitori, per essere sfruttate dalle loro famiglie allargate. Non viene data solo questa informazione in negativo viene anche detto che ci sono dei progetti attuati da alcuni soggetti (nello specifico la fondazione Al Rahma) per mettere fine a questa pratica e permettere alle bambine di vivere come ogni altra bambina della loro età. E questo è solo una delle tante voci che vengono riportate nel libro.

Alfonso, 12 anni, Nicaragua: "Ho 12 anni e combatto. Quando sarò più grande mi piacerebbe essere un bambino". Non credo che un'affermazione di questo tipo abbia bisogno di commenti per rendere l'idea di quale sia la situazione dei bambini soldato  nei paesi interessati da conflitti armati.

Tante le testimonianze raccolte, diverse le storie ma un unico, comune denominatore: i bambini sono bambini. Tutti. Qualunque sia la loro origine e la società in cui vivono. Tutti hanno gli stessi diritti: in primis quello di essere dei bambini. E delle bambine, ovviamente.

Le illustrazioni sono di Aline Bureau, i testi di Dieter Berstecher e Thierry Delahaye, la traduzione di Francesca Novajra. E' un libro che consiglio, un utile strumento non solo per i grandi, affinchè riflettano su realtà spesso dolorose ma che comunque offrono una visione positiva sull'affermazione dei diritti dei minori, ma anche per avvicinare i bambini alla conoscenza dei loro diritti e delle tante realtà positive che si occupano della loro affermazione anche in realtà difficili. 
Difficili e reali. 
Purtroppo.