giovedì 18 febbraio 2021

Il figlio giusto (S. Zecchi)

Il libro di Stefano Zecchi Il figlio giusto ha coperto una distanza di 400 chilometri per arrivare da me. L'ho avuto in virtù di uno scambio. Non lo cercavo, non avevo nemmeno idea che esistesse ma mi ha incuriosita e sono contenta di averlo letto.

Quello proposto dall'autore è il romanzo di una maternità cercata a tutti i costi. La narrazione è proposta dal punto di vista di lei, Francesca, e di lui, Andrea. Una coppia ben equilibrata che si trova a fare i conti con una realtà ben diversa da quanto immaginato: un figlio che non arriva, seppur fortemente voluto.

 

Dando voce ai pensieri della coppia l'autore pone interrogativi importanti: è giusto che una donna insista a voler avere un figlio ad ogni costo, andando anche oltre i limiti imposti dal proprio corpo? È indispensabile avere un figlio per essere completi come coppia? La mancanza di un figlio può mettere in discussione un equilibrio consolidato nel tempo tra marito e moglie?

Francesca vuole un figlio. Dopo aver usato per anni contraccettivi di ogni tipo per evitare tale evenienza sente che è arrivato il momento e propone a suo marito Andrea di coronare il sogno di maternità. Un desiderio normale, la normale estensione di un rapporto di coppia felice ed equilibrato. Quella normalità tanto desiderata, però, non arriva. Dopo vari tentativi Francesca ed Andrea si rendono conto che il tempo passa e il loro desiderio di avere un figlio tarda a realizzarsi. La loro storia viene messa a dura prova dal susseguirsi degli eventi: iniziano a perdersi, ad allontanarsi, a reagire in modo differente a ciò che sta capitando loro.

E non è più il desiderio di un figlio a motivare le loro scelte, quelle di Francesca, in particolare, quanto i bisogno di maternità in quanto tale, quasi la sfida al proprio corpo affinché si decida a svolgere il compito a cui è chiamato.

La prima parte del libro è dedicata a Francesca, ai suoi pensieri, ai suoi ricordi, alle sue aspettative e alle sue decisioni. Parla con un'amica, Francesca. Si confronta con lei, si mette a nudo, riporta a galla ricordi importanti e mette sul piatto aspettative ancora più importanti.

La seconda parte è dedicata ad Andrea: il punto di vista di un uomo, padre mancato, professionista di successo che sente in modo diverso il problema, reagisce in modo diverso e fa il suo percorso, proprio come Francesca decide di fare il suo.

Prima innamorati e complici, poi determinati e calcolatori fino a diventare quasi due estranei. La storia di Francesca ed Andrea non può non risentire di una situazione sempre più pesante che segna in modo profondo il corpo di lei ma anche l'anima di entrambi. Tra loro si fa largo, lentamente ma in modo costante, un'infelicità profonda.

Sono tanti gli interrogativi che si pongono nel leggere una storia di questo tipo. Una storia intensa, dolorosa, toccante. Ci si interroga sui risvolti non solo fisici (perché Federica soffre anche fisicamente) ma soprattutto psicologici di una situazione di questo tipo. 

Personalmente mi sono trovata davanti ad un mio grosso limite: la mancata capacità di consolare, di stare accanto a chi mi è vicino ed ha vissuto o vive una situazione di questo tipo. Mi sono interrogata a lungo su cosa dire, cosa fare e mi sono resa conto di non essere stata presente quanto avrei dovuto ed ora so con chiarezza perché: non ho gli strumenti giusti, non so cosa fare, cosa dire. Sarei scontata, banale, anche irritante, credo. Me lo ha fatto capire Francesca con le sue reazioni davanti a chi si è posto nei suoi confronti, in estrema buona fede, ma con le solite frasi fatte... magari avendo pure alle spalle delle gravidanze portate felicemente a termine (ovviamente non che si possa fare loro una colpa di questo... ma nella situazione di Francesca anche questo incide). Questo libro mi ha posto davanti agli occhi e all'anima il dolore e le difficoltà che una mancata gravidanza provoca nella donna, in primis, ma anche nel suo uomo e, in generale, negli equilibri di un rapporto di coppia. Chi non vive una situazione del genere credo che non possa capire e non possa essere in grado di consolare... Ne ero già consapevole ma Zecchi mi ha fatto toccare con mano i risvolti psicologici a cui, magari, avevo dato poca importanza.

Anche se in alcuni punto o trovato i dialoghi un po' artefatti, un po' troppo strutturati e costruiti per essere spontanei, è una lettura che mi ha toccato le corde dell'anima. E non me lo aspettavo. 

In particolare ho trovato tanta delicatezza e tanta sensibilità da parte dell'autore che riesce a rendere appieno la personalità, i dubbi, i timori, il dramma vissuto da entrambi i protagonisti.
***
Il figlio giusto
Stefano Zecchi
Mondadori editore
255 pagine
17.50 copertina rigida - 7.00 euro copertina flessibile

martedì 16 febbraio 2021

Serenata senza nome. Notturno per il Commissario Ricciardi (M. De Giovanni)

Vincenzo non la vuole una nuova vita. Rivuole la sua e in fretta.

Vincenzo se n'era andato non per timore della guerra... no, non era stata la paura di essere arruolato al fronte ad indurlo a lasciare la sua amata e ad imbarcarsi su quella nave. 

Se n'era andato per sfuggire alla mancanza di speranze che aveva lì, nella sua terra. Aveva in mente un futuro di successo e soldi in mano per tornare e coronare il suo sogno d'amore.
Ma se ogni sua scelta è stata dettata dalla voglia di tornare a casa, alla sua Cettina, per chi è rimasto la vita è andata avanti. E lui, in quella vita, non ha più posto.

Vincenzo, diventato Vinnie Sannino in America dove ha trovato la sua strada su un ring, quando torna nella sua terra non trova più Cettina, il suo unico amore, ad attenderlo. Ora è una donna, non più una ragazzina innamorata. E' una moglie che, ben presto, diventa una vedova. 

Suo marito, un facoltoso commerciante che ha risollevato le sorti del negozio di famiglia di lei e di suo fratello, viene trovato morto in un vicolo, perito sotto i colpi violenti di un'aggressione. E se il colpo decisivo che ne ha determinato la morte è molto simile al colpo che ha reso famoso Vinnie sul ring, è facile puntare contro di lui il dito accusatore.

Troppo semplice, però. Troppo insistenti e decise le accuse contro di lui. Il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi non è per le soluzioni frettolose. Lui, Ricciardi, è sempre alla ricerca della verità, costì quel che costi. Inizia, così, un'indagine che farà emergere rapporti rimasti sotto traccia in un'esistenza ben diversa da quella mostrata dal commerciante di successo. Un'indagine, questa, che corrisponde anche a dei risvolti personali nelle vicende che riguardano Ricciardi e Maione: Ricciardi non si è ancora liberato del peso che lo opprime, della dannazione che gli impedisce di pensare ad un futuro con una donna accanto; Maione, da parte sua, si trova coinvolto in una faccenda che lo tocca da vicini, pur non rigurdano la sua famiglia. Entrano in ballo affetti, amori, rispetto, compassione, speranze di una Napoli che torna a mostrarsi come un elemento fondamentale per i racconti della serie nata dalla penna di Mauzio De Giovanni.

Le vicende personali di Ricciardi arrivano ad una svolta importante ed era inevitabile, prima o poi, che questo momento arrivasse. Ma il suo tormento, no... quello non se ne va.  

L'inferno, si disse Ricciardi. Se l'inferno esiste, che cosa potrà riservarmi di peggio? Quanto dolore dovrò ancora sentirmi arrivare addosso prima di avere pace? Lanciò un'occhiata in tralice all'uomo al suo fianco. Tu credi di essere disperato, pensò. Dovresti affacciarti per un solo secondo sul panorama della mia anima.

Altra storia ben scritta, che tocca le corde delle emozioni (pur non essendo stata la più emozionante in assoluto, letta fino adora) e che rende al lettore un Ricciardi sempre più tormentato. Un personaggio che non si può non amare.
Almeno per quanto mi riguarda.

L'indagine è autoconclusiva ma non lo sono le vicende personali del Commissario per seguire le quali è necessario andare avanti con il volume successivo che, guarda caso, ho già!
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Serenata senza nome. Notturno per il Commissario Ricciardi
Maurizio De Giovanni
Einaudi editore
374 pagine
19.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

lunedì 15 febbraio 2021

Un tempo ingiusto (G. Tinning)

Un tempo ingiusto è un romanzo che si ispira a vicende storiche reali. La manifattura tessile Ruben – ambientazione principale della storia – è davvero esistita ed è stata, dal 1857 al 1927, uno dei più grandi luoghi di lavoro dell’epoca con manodopera femminile. Così come erano reali le condizioni di lavoro misere, i pericoli sul lavoro tra quelle mura, per quelle donne che si chinavano sui telai o mettevano in ammollo le mani nella candeggina per strizzare i filati. Ed altrettanto vero è che proprio da lì, da quell’azienda, prese le mosse il primo sciopero femminile in Danimarca con a capo una donna di cui si hanno scarse informazioni ma che riuscì a smuovere le coscienze e ad aprire una nuova epoca. E che, seppur con un nome inventato, ritroviamo nel romanzo. 

E’ lei la grande protagonista.

Nel leggere questo romanzo ho provato tante emozioni. Ho anche pensato che la narrazione stesse rallentando, ad un certo punto, per poi accorgermi che era tutto necessario per arrivare al fulcro del racconto.

L’autrice è abile nel proporre una storia importante prendendo anche in contropiede il lettore perché i personaggi che si immagina possano essere protagonisti nel leggere la prima parte cederanno poi il passo ad altri. Una sorpresa, questa scelta, che ho gradito. Sarebbe stato tutto troppo scontato altrimenti.

Molto efficaci le descrizioni degli ambienti, delle situazioni: ho avuto l’impressione di essere perennemente al freddo, al buio e tra odori molto particolari (quelli della fabbrica, dei vicoli, delle bettole, delle camere, della prigione) che quasi ho avuto la sensazione di sentire davvero.

Molto efficace anche la descrizione dei personaggi sia dal punto di vista fisico che umano. Dico “umano” perché li ho visti come persone, prima di tutto, non come operaie, contadini, accattoni, prigionieri. Mi è arrivato il lato umano di ognuno: le loro aspettative, le loro ambizioni ma anche il loro dolore e lo smarrimento davanti a situazioni inaspettate e del tutto diverse da quanto si potesse immaginare.

L’ambientazione storica mi ha fatto pensare a quanto studiato sui libri: la rivoluzione industriale, la necessità di produrre sempre di più e a prezzi sempre più bassi, il bisogno di lavorare anche a condizioni indecenti pur di potare a casa un tozzo di pane per famiglie numerose, il dover stare sempre a testa bassa per non rischiare una detrazione sulla paga o addirittura il licenziamento.

Le figure femminili sono dominanti. Si incrociano le vite di donne coraggiose, di donne capaci di lottare e di affrontare i problemi (piccoli o grandi che siano) a testa alta, anche a costo di perdere tutto. Quelle maschili passano decisamente in secondo piano ma sono perfettamente in linea con la situazione dell’epoca: un padre attento ad un matrimonio favorevole della propria figlia pur di sollevare le proprie sorti (…ma che c’entra l’amore?), un uomo certo di poter sposare una donna solo perché povera e perché lui potrebbe rappresentare la svolta, un datore di lavoro che non compare mai in prima persona ma che si affida a persone fidate e senza scrupoli, forze dell’ordine (uomini) attente a tutto meno che a fare giustizia in nome di interessi superiori…

Ci sono anche dei personaggi maschili positivi: Johannes che mi ha fatto tanta compassione e un giornalista che avrà un ruolo importante in tutta la vicenda. Su tutti, però, dominano le donne. Le loro convinzioni, le loro scelte, il loro modo di combattere che non ha nulla da invidiare a coloro che, per antonomasia, portano i pantaloni.

Bel libro. L’ho letto con piacere - in collaborazione con Thrillernord - pur avendo sofferto molto per quanto accaduto. Mi sono sentita piccola piccola, impotente. Ammetto di aver anche pensato di essere fortunata ad essere nata qui e ora.

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Un tempo ingiusto
Gertrud Tinning
384 pagine
Mondadori editore
16.90 copertina rigida - 8.99 Kindle

domenica 14 febbraio 2021

Gli ultimi giorni di quiete (A. Manzini)

Non riesco a decifrare la sensazione che mi è rimasta addosso, chiusa l'ultima pagina del libro di Antonio Manzini, Gli ultimi giorni di quiete.

Amarezza. Credo che si tratti di amarezza. 

Ed un profondo senso di impotenza, di perdita, di sconfitta. Ed anche tristezza.

Quando avvengono eventi tragici che sconvolgono le esistenze, la sofferenza è palpabile da più parti. O, almeno, è vissuta da più parti anche se qualcuno riesce a mascherarlo più di altri.

Così, mentre Nora e Pasquale si trovano a fare i conti - in modo ancora molto vivido anche dopo cinque anni dall'accaduto - con la morte del figlio Corrado, anche colui che ha provocato tale morte si porta addosso un peso che nessun carcere può cancellare. Pietro ha pagato la sua colpa, per la giustizia italiana ha saldato il suo debito a soli cinque anni dall'accaduto o poco più, ma Nora e Pasquale vivono questa situazione come un dramma nel dramma e fanno fatica a convivere con il loro dolore, oggi più che mai.

Manzini mette su carta un dolore profondo, autentico, inconsolabile: quello di due  genitori che dall'accaduto hanno perso ogni motivo per vivere. Sono andati avanti in silenzio per cinque anni, quasi ignorandosi ed ignorando i loro sentimenti fino a che Nora, per uno strano scherzo del destino, non incontra Pietro. 

Pietro ha pagato il suo debito davanti alla giustizia, è vero, ma la legge è fredda, distaccata, oggettiva, non tiene conto dei sentimenti, non può essere emotiva. Ecco, dunque, che si apre una voragine ai piedi di quei due genitori che cadono sempre più verso il basso mentre Pietro, all'inizio, è ignaro di tutto. Ha cercato di rifarsi una vita, di riscattare quell'esistenza macchiata da un grande sbaglio. Uno sbaglio per il quale, però, ha pagato.

Ma Pietro ha diritto a vivere la sua vita mentre Corrado se l'è vista strappare via proprio dalle sue mani? E' questo l'interrogativo che porta Nora e Corrado sempre più verso il fondo. 

Quello che si consuma sotto gli occhi del lettore è un vero e proprio dramma di quelle esistenze che non riescono ad avere pace. Sono persone sole, fondamentalmente sole. Perché davanti al dolore si è sempre soli anche quando si ha tanta gente attorno. E questa solitudine porta ognuno a fare delle scelte che segneranno la rispettiva vita.

Quello che si incontra in questo libro è un Manzini diverso dagli altri, da quello che i suoi lettori più fedeli hanno imparato a conoscere con i precedenti libri. E' un Manzini che indaga ed invita il lettore ad indagare nell'animo umano facendolo entrare nella testa dei personaggi, rendendolo partecipe dei loro pensieri oltre che dei loro dialoghi e delle loro azioni. 

A ben guardare, quella narrata è una storia di persone normali come ce ne possono essere tante: un giovane che si macchia di un delitto (è successo... anche se lui non voleva la morte di quel ragazzo) e che paga la sua colpa, un giovane che rivendica il suo diritto a continuare a vivere ma anche due genitori che non riescono a scendere a compromessi con la loro perdita, con il loro immenso dolore. 

Un libro che mi ha tenuta attaccata alle pagine, è una lettura che consiglio senza riserve, è un libro autoconclusivo che non ha nulla a che fare con altri scritti da Manzini ed è vortice di sensazioni che non possono lasciare il lettore indifferente.

Ho anche ritrovato una terra che conosco, luoghi a me familiari... e questo ha reso la lettura ancora più piacevole.

Ps. Una curiosità. Ad ispirare questo romanzo, come ha avuto occasione di svelare l'autore, è stato un vecchio episodio che però gli è rimasto impresso nella mente e nel cuore. Un uomo gli raccontò di aver incontrato l'assassino di suo figlio... la storia ha preso le mossa da qui. E' rimasta sotto la cenere per un po' ed è ora su carta, con una potenza tale da sconvolgere l'anima.
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Gli ultimi giorni di quiete
Antonio Manzini
Sellerio Editore
240 pagine
14.00 euro copertina flessibile - 9.99 Kindle

martedì 9 febbraio 2021

Isolati (I. Bonetti)

Ramon Perez è un ex studente che, da tre anni, vive isolato nella sua camera. Ha chiuso letteralmente il mondo fuori.

Ryan Walsh è uno scrittore irlandese in cerca della propria identità professionale: nessuno lo conosce come tale perchè, fino ad ora, ha sempre fatto il gosthwriter per un autore di successo.

Matt Horley è un poliziotto ormai tagliato fuori per aver messo il naso in questioni che non avrebbe mai dovuto conoscere.


Maurice Duris è un medico francese che non è riuscito a salvare la vita a suo figlio.

Javier Hernandez è un narcotrafficante in cerca di vendetta.

Avril Flores
è un'aspirante attrice.

Sono gli unici superstiti dei 318 passeggeri che erano a bordo di un aereo precipitato e inabissato nell'Oceano Indiano il 27 dicembre alle ore 10.20. 

Il mare li ha restituiti alla terraferma in un luogo non meglio identificato nel quale attendono che qualcuno li vada a cercare. Ma nessuno lo sa. I giorni passano e nessuno li cerca. Si rendono ben presto conto che il loro soggiorno forzato in quel posto sarà molto più lungo e duro del previsto.

Quella che avrebbe potuto essere una trama sfruttatissima (tante sono le storie di persone che si trovano a vagare su isole deserte sulle quali sono arrivate per via di incidenti di diverso tipo e in attesa che qualcuno li porti in salvo) ha riservato, contro ogni aspettativa, tante positive sorprese.

Nel conoscere i sei protagonisti, nella prima parte del libro, ho avuto l'impressione che la storia di ognuno potesse essere il soggetto di un libro a sé stante. Penso alla storia di Ramon, che chiude fuori il mondo e vive da hikikomori all'interno delle quattro pareti di una cameretta diventata - per scelta - la sua prigione. Penso al poliziotto che non fa altro che il suo dovere ma si trova a scoprire traffici che coinvolgono persone insospettabili ed intoccabili, tanto da rischiare di giocarsi la carriera. O al narcotrafficante che avrebbe una lunga storia da raccontare. 

Questo è stato il pensiero che mi ha accompagnata per tutta la parte del racconto. 

Quando le esistenze di queste persone si incrociano su una spiaggia sconosciuta, ognuno ha un bagaglio di esperienze e di vita che, però, scelgono di lasciare nell'ombra per mostrare solo ciò che ritengono di far sapere agli altri. Dal mix di queste esistenze che si incrociano su quella spiaggia l'autrice imbastisce una storia di amore e paura, di follia e coraggio, di fantasia e leggenda, realtà ed invenzione che non risparmia alta tensione, colpi di scena, momenti di puro terrore ma anche tenerezza, coinvolgimento, scoperte ed anche oscure presenze. 

In quella terra che aveva vinto tutte le battaglie contro il progresso e vedeva le loro vite come un'anomalia, i sei sopravvissuti si troveranno ben presto a fare i conti con la ricerca di un equlibrio che, volenti o nolenti, va affermato. Non mancherà una certa tensione dovuta alla definizione di tali equlibri soprattutto perchè si incontrano - e si scontrano - sensibilità diverse e un diverso modo di concepire la vita ed il rapporto con gli altri.

Cinque uomini e una donna. Isolati in chissà quale posto del mondo. Lontani da tutto e da tutti. Apparentemente soli. L'ago della bilancia, in quel luogo in cui le regole si erano spogliate di secoli di civiltà ed erano tornate al punto zero, è lei: Avril. Ben presto si rende conto che quel posto le ha tolto ogni possibilità di scelta e che il suo destino, in quelle circostanze, è chiaro seppur lontano dalla sua volontà. Ben presto si rende conto di non appartenere più a se stessa: il destino ha scelto per lei e si rende conto di non potersi opporre in nessuno modo. Per il bene di tutti. Ma il suo, di bene? Qui potrei aprire un lungo discorso che non è il momento di fare per non svelare troppo. Magari chi avesse letto questo libro e avesse voglia di confrontarsi sul ruolo e sulle scelte (più o meno volontarie) di Avril faccia un fischio!

Ben presto i sei compagni d'avventura si rendono conto di non essere soli e di avere a che fare con una comunità che vive allo stato selvaggio. Ma non è questa la scoperta più sconvolgente. A terrorizzarli è la presenza di creature demoniache alle quali quei selvaggio pagano dei tributi in termini di vite umane in cambio di una tranquilla esistenza.

A questo punto la lotta per la sopravvivenza si fa ancora più dura. Non posso dire altro sulla trama. Il libro merita di essere letto. 

Mi permetto di dire che secondo il mio parere il personaggio centrale è Avril. Ed ho anche riflettuto a lungo sul titolo: isolati perchè finiti su un'isola... ma nel dare uno sguardo alle loro vite, ognuno dei sei non è forse isolato rispetto al resto del mondo per via di scelte personali, circostanze o situazioni?

Ho trovato qualche errore che mi auguro sia stato corretto nella versione cartacea ma nel complesso del romanzo, ben scritto e articolato, è poca cosa. I personaggi mi sono arrivati con le loro particolarità: un ulteriore approfondimento delle loro storie e delle loro personalità, come dicevo in apertura, avrebbe richiesto un romanzo per ogni loro storia. Chissà che l'autrice non voglia farci un pensierino per il futuro! Io leggerei volentieri la storia di Ramon, di Javier e di tutti gli altri a prescindere dall'avventura sull'isola e dall'epilogo.

Positiva scoperta. Lettura lunga ma che non mi ha annoiata affatto.
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Isolati
Iris Bonetti
486 pagine
16.64 euro copertina flessibile - 3.49 euro Kindle

lunedì 8 febbraio 2021

Domeniche da Tiffany (J. Patterson - G. Charbonnet)

Un libro scritto a quattro mani nel quale, secondo il mio parere, dominano quelle femminili. Ne esce una storia romantica e magica, adatta a lettori che amino lasciarsi andare all'amore sdolcinato e che si lasciano andare alla fantasia. Perché di fantasioso, in questa storia, c'è molto.

E' un libro scorrevole sia per lo stile di scrittura che per la storia decisamente poco impegnativa. 

I personaggi non sono molto approfonditi dal punto di vista psicologico e le situazioni si susseguono, soprattutto nella seconda parte, con una certa fretta. Quasi come se gli autori avessero fretta di concludere il discorso.

La protagonista è Jane: compare come una bambina rapita dagli occhi azzurri e dalla dolcezza, oltre che dall'attenzione e dalla cura, del suo amico immaginario Michael. E' l'unico che si prende cura di lei perché sua madre - separata da una scia di mariti - è troppo impegnata con gli impegni che la compagnia teatrale che dirige ha in agenda. 

Ma un amico immaginario non è per sempre. Questo vuole la regola (regola stabilita da chi?) e quando la ragazzina è alle soglie dei nove anni resta definitivamente sola perché Michael scompare. Probabilmente gli verrà assegnato un altro bambino e così via, andando avanti nel tempo.

Ma se dopo venti anni Jane incrocia quegli stessi occhi azzurri che le hanno fatto battere il cuore un tempo e se sa che appartengono proprio a Michael, cosa può succedere? Sulle prime crede di essere impazzita ma ben presto realizza che no, non è così. Michael è tornato e lei lo ama più che mai. Ora ha trent'anni e la situazione è diversa da quando era una ragazzina anche se la madre, Vivienne, ha sempre lo stesso atteggiamento distratto, scostante e quella tendenza a mortificare Jane-cara, la sua eterna bambina. 

Devo ammettere di non aver compreso la natura di quell'amico immaginario. La mia parte razionale ha avuto la meglio su quella che, invece, si lascia andare alla fantasia. Alla fine, però, ho smesso di cercare elementi che mi permettessero di fare chiarezza ed ho preso la storia così come veniva proposta. Una storia di fantasia.

Inutile dire che la figura più strana e particolare sia quella di Michael ma, come per tutti gli altri, non è una figura approfondita. Si comprende ben poco di lui e, da quel che si legge, lui stesso fa fatica a darsi delle risposte su ciò che gli accade. 

La figura più odiosa è quella di Vivienne, la più falsa quella di Hugh (fidanzato di Jane e attore di professione) e poi c'è Jane. Io non so se avrei resistito come ha fatto lei all'atteggiamento di sua madre...

Come lettura di disimpegno ci può stare, magari per staccare dopo qualche cosa di più impegnativo. 

Magari essendo arrivata la settimana che porta a San Valentino può essere una lettura adatta soprattutto per i sognatori, per chi crede che l'amore possa tutto, che in ogni storia ci sia un pizzico di magia e che il principe azzurro possa davvero esistere. 

Per chi ama le storie d'amore più realistiche... meglio scegliere altro. 

Ps: ho avuto il libro nell'ambito dell'iniziativa Libro in viaggio, organizzata per far circolare libri da un lettore all'altro. Ogni libro è accompagnato da una quadernino su cui ogni lettore appunta dei pensieri, delle sensazioni, delle osservazioni e durante la lettura, a matita, ognuno ha lasciato sottolineature e commenti tra le pagine. Ora il libro tornerà alla sua proprietaria visto che io sono l'ultima lettrice della lista e non sarà più lo stesso che è partito - nuovo nuovo - tempo fa. Bella iniziativa!
***
Domeniche da Tiffany
J. Patterson - G. Charbonnet
Casa editrice Tea
258 pagine
15.60 copertina rigida, 9.00 euro copertina flessibile, 1.99 Kindle

domenica 7 febbraio 2021

Enola Holmes. Il caso del marchese scomparso (N. Springer)

Chi l'avrebbe mai detto che l'acuto Sherlock avesse una sorella minore? E, soprattutto, che fosse estremamente intelligente, abile, agile, acuta, osservatrice e furba al punto giusto?

Di certo non i suoi fratelli maggiori che, pur sapendo della presenza di questa giovane creatura nata quasi per sbaglio quando loro erano oramai grandi, poco sanno di lei e quel che credono di sapere si dimostra del tutto sbagliato. 

Oltre a Mycroft - tutto d'un pezzo, attento alle convenzioni dell'epoca e fratello maggiore - ecco che arriva lei: una ragazzina piena di telanti coltivati all'ombra non di un ombrellino parasole come le convenzioni dell'epoca vorrebbero ma di all'aria aperta, sotto un bell'albero o in riva ad un fiume. Sa leggere, sa scrivere e fare di conto, ama esplorare nidi di uccelli e vermi, ama pescare ed andare in bici. Questo è quanto lei stessa ammette. Ma Enola è molto di più di tutto ciò e lo dimostra nella sua prima avventura.

Siamo alla fine del 1800 quando da una ragazzina ci si aspetterebbe una certa postura, un certo contegno, modi aggraziati. Enola, però, sfida le convenzioni dell'epoca, coltiva abilità ben diverse da quelle che il resto dalla società si aspetterebbe da una ragazzina come lei e quando si accorge che sua madre se n'è andata decide di non rassegnarsi ma di cercarla. 

Quando i suoi impettiti fratelli arrivano nella sua grande casa e si trovano davanti "...una ragazzina selvaggia educata da una donna selvaggia" e alla quale riconoscono un quoziente d'intelligenza al di sotto della media (sulla base di cosa, poi, i due arrivano a tali giudizi non l'ho mica capito! Tanto più se l'ultima volta che l'hanno vista aveva quattro anni!) decidono - in particolare Mycroft - che è il momento di darle una vera educazione in una struttura adatta. Di cercare la mamma, Eudoria (rimasta vedova quando la bambina era piccola) sembra interessarsi solo lei perché per i fratelli ciò non appare una priorità.

Quella ragazzina considerata poco più di una sciocca, però, dimostra di essere più sveglia del suo geniale fratello e anche del sapiente fratello maggiore, tanto da farla ad entrambi sotto al naso.

Mentre è impegnata a sfuggire ai suoi fratelli e alla strada che hanno in mente per lei, non dimentica il suo obiettivo: cercare sua madre. E' proprio in questo contesto che si imbatte nella scomparsa di un giovane marchese...

Senza scendere troppo nei dettagli della trama devo dire che nella prima parte ho fatto un po' fatica ad ingranare il ritmo di lettura. Mi sono distratta spesso ed ho notato che ogni piccolezza era buona per fare altro... dalla metà in avanti è andata un po' meglio.  

Un libro per ragazzi, è vero, ma devo dire che ne ho letti altri di questo genere che mi hanno catturata molto di più. Avrei gradito maggiore approfondimento sui personaggi, almeno. Avrei tanto voluto conoscere meglio la personalità di quella madre che è protagonista di gran parte della storia ma per la sua assenza,n on oper la sua presenza. Avrei gradito capire cosa potesse esserci sotto alla necessità di andarsene e di lasciare da sola una ragazzina... Credo che ci sarebbe stato da lavorare perchè il personaggio si presta (anzi, i personaggi si prestano) ad un approfondimento maggiore. Anche lo stesso Mycroft... sarebbe stato bello conoscerlo meglio. Sherlock è noto già  di suo ma gli altri no!

Sherlock Holmes non fa una gran bella figura in questa avventura sia per i suoi commenti piuttosto pesanti e segno di una mentalità molto molto gretta sia nei confronti della madre che della sorella (...delle donne in generale) ma anche per... non posso dire per che cosa ma sul finale la situazione mi ha fatto davvero sorridere. Per essere uno che ha fama di risolvere chissà quali misteri mi è sembrato un tantino distratto e poco attento.

Che altro dire... non è un libro che rileggerei e avevo immaginato una lettura molto più scorrevole e coinvolgente di quella che mi sono trovata tra le mani.

E poi mi chiedo.... marchese e visconte sono sinonimi? I conti non tornano... lascio ai lettori capire perché.
***
Enola Holmes. Il caso del marchese scomparso
Nancy Spinger
De Agostini Editore
224 pagine
14.90 copertina rigida - 6.99 Kindle