sabato 8 novembre 2014

Se chiedi al vento di restare (Paola Cereda)

Solitamente non mi lascio attirare più di tanto dalle nuove uscite, soprattutto quando sono troppo pubblicizzate e quando si leggono ovunque recensioni positive già prima che il libro fosse in libreria. Se chiedi al vento di restare è una nuova uscita. Ci siamo incontrati - io ed il libro - in occasione della visita a casa di parenti nel pote del primo e due novembre. Mi ha attirata la copertina e l'ho comprato. 
Non sapevo di cosa parlasse, non conoscevo l'autrice, non avevo letto alcuna recensione ne' come presentazione ne' come commento critico. L'ho portato con me alla cassa e, dopo aver pagato - ed aver ascoltato la ragazza alla cassa che cercava di convincermi a comprare un'altra ultima uscita quella, sì, molto pubblicizzata - l'ho infilato in borsa.

Ho capito subito che si trattava di un libro un po' strano. Strano perchè avvolto da un alone di mistero, di suggestione, di cose dette-non dette che mi hanno catapultata in una storia molto singolare. Singolare è la protagonista, Agata. Singolare è il luogo in cui vive, l'isola senza nome. Così come singolare è la nascita di sua figlia Isola... una bambina molto particolare e che avrà un ruolo determinante nello svolgimento della storia.

Anche questo libro inizia con la nascita di un bambino. Una bambina, per la precisione. Ultimamente mi sono imbattuta in parecchi libri in cui protagonisti sono dei bambini: Agata viene alla luce contemporaneamente alla morte della madre che l'ha partorita e la sua infanzia non sarà affatto semplice. A dire il vero, la sua vita non sarà mai semplice: lei, però, si dimostrerà coraggiosa, fiera ed anche ribelle in determinate situazioni.
Incontrerà qualcuno che le starà accanto anche e soprattutto quando tutti gli altri tendono ad allontanarsi da lei.

Non vorrei dire molto sulla trama perchè merita di essere letto. Mi limito a riportare la presentazione del libro che si trova sulla bandella interna, la stessa proposta nel sito della casa editrice, Piemme:
Agata non sa nulla dell’amore e della bellezza. È una ragazza semplice, cresciuta su un’isola nel mezzo del Mediterraneo, da un padre distante, che è solo capace di toccare il ferro della sua fucina, e una zia bigotta, invecchiata anzitempo e terrorizzata all’idea di volerle bene.
Al posto di una madre, un’assenza, sotto forma di un vestito azzurro sepolto in un armadio. Al posto delle carezze che meriterebbe, parole dure che feriscono come schiaffi.
È la scoperta della passione a cambiare per sempre il corso della sua esistenza. Per la cucina, grazie alla creazione di una salsa capace di dispensare il buonumore e far gustare il mondo. Per un giovane addestratore di cavalli in un circo, Dumitru, che le fa capire, in un muto linguaggio di soli gesti, che la vita non è un inferno, come le hanno fatto sempre credere. È il piacere di un istante, un paio di scarpe rosse che danno scandalo, un ballo silenzioso con l’uomo amato e la pienezza che si prova solo realizzando i propri sogni.
Così Agata inizia finalmente e vivere, a ribellarsi a un mondo chiuso, schiacciato dal moralismo, dalla corruzione, dalla prepotenza. Ma lì è nata, e lì vuole rimanere.
Capirà che l’amore e la bellezza, in fondo, sono come il vento. Se non chiedi loro di restare, rimarranno a riempire i tuoi giorni.
Un romanzo mediterraneo, forte, fantasioso, originale, allegro e profondamente umano.
Il romanzo è scritto in modo molto originale, somma un pizzico di magia con suggestioni di luoghi incantati. Una favola moderna, se vogliamo, che stupisce con quei dialoghi che spuntano all'improvviso senza che il lettore se lo aspetti...
E' vero, Agata è una ragazza semplice alla quale è mancata la figura della madre. Nessuno le ha mai parlato di lei. A nessuno la bambina ha mai chiesto nulla. Cresce praticamente da sola e da sola incontra i segni della sua crescita: la maturità sessuale, la maturità e l'indipendenza professionali grazie ad una invenzione che sa di miracoloso...

I personaggi che incontra lungo la sua strada sono molto particolari, ognuno sembra avere qualche cosa di speciale (anche se non sempre in modo positivo). Agata avrà il coraggio di prendere la sua vita in mano e, con essa, anche quella di molte altre persone. La sua vita sarà segnata da gioie e dolori ma mai ha camminato a testa bassa tra la gente, mai ha fatto un passo indietro davanti agli altri. 

Cosa c'è di più bello di una carezza in un giorno di dolore?
Se lo chiede l'autrice ad un certo punto della narrazione ed è un interrogativo che mi ha trasmesso molto calore pensando alle carezze ricevute proprio in momenti di dolore... ma anche vuoto, per le carezze che avrei voluto ricevere in quei momenti e che non sono arrivate.

Insomma... è un romanzo particolare che si lascia leggere e che appassiona il lettore che voglia lasciarsi andare e che voglia credere nei sogni. Perchè, come ben si dice nel libro... ciò che conta di un sogno, è esserci nel mezzo.
***
Se chiedi al vento di restare
Paola Cereda
edizioni Piemme
14.50 euro

venerdì 7 novembre 2014

Baby Ranocchio (J. M. Strid) - Il Venerdì del libro

Questa è la storia di Baby Ranocchio, che precipitò dalle stelle e combinò un sacco di pasticci.
E' la storia di come scappò di casa e viaggiò attraverso pianure deserte.
E' anche la storia di come rotolò giù dalla montagna e finì nella fredda neve.
Ed è la storia di coloro che lo trovarono e di come alla fine tutto finì per il meglio.
Baby Ranocchio è il protagonista, assieme alla sua famiglia adottiva, del libro che porta il suo nome. E' un ranocchio piovuto dal cielo e diventato parte integrante di una famiglia di normali ranocchi tutti verdi e piuttosto tranquilli. Lui, però, tanto tranquillo non è visto che ne combina di tutti i colori... tanto che viene sempre sgridato e alla fine decide di scappare di casa...

Il libro che proponiamo oggi per questo Venerdì del libro ha delle belle illustrazioni ed un testo scritto con caratteri molto simpatici e ben leggibili. La storia strappa anche qualche sorriso anche se il finale, per Baby Ranocchio, sembra segnato... sembra, ma non lo è.

Nella sua semplicità questo libro affronta - a ben guardare - il tema dell'integrazione, della diversità (perché Baby Ranocchio, a differenza dei suo fratelli adottivi, è proprio cattivissimo) e di come l'amore possa superare ogni ostacolo, anche quello che sembra insuperabile. 

Il racconto è divertente ma, onestamente, il finale mi ha lasciato l'amaro in bocca. Non certo perché la storia abbia un lieto fine, ci mancherebbe... Ciò che mi è sembrato poco educativo è il fatto che tutte le piccole malefatte messe in atto da Piccolo Ranocchio alla fine diventano delle opere d'arte ammirate da tutti... come se i dispetti che ha compiuto da bambino fossero qualche cosa da ammirare, da esaltare.

L'aver messo il telefono in forno o aver dipinto nel sonno la faccia di Papà Ranocchio viene raccolto in immagini che diventano delle opere d'arte... insomma, tutte le sue cattive azioni vennero esposte in un museo e gente da tutto il mondo vene da ogni parte del mondo per vederle... Insomma, non si lascia intendere che si può diventare famosi ed ammirati anche compiendo cattive azioni? Io ho avuto questa impressione. Magari i bambini nemmeno ci fanno caso però, a ben guardare.... voi che ne dite?

lunedì 3 novembre 2014

Philomena (M. Sixsmith)


Il titolo del libro - Philomena - è fuorviante. Lascia pensare alla storia di una donna... una donna a cui è stato tolto suo figlio (come si dice nell'ultima di copertina) ma, a ben guardare, si narra la storia di un bambino che è stato strappato a sua madre. La storia è la stessa, è vero, e si tratta di una storia vera, di una vicenda realmente accaduta... ma faccio notare questa cosa del titolo perché io mi aspettavo che la storia fosse incentrata sulla madre... invece per il 90% del libro si parla del figlio di lei. 
Certo, la storia parte con Philomena e a Philomena torna a per la maggior parte del libro, per la maggior parte delle 457 pagine, si parla della vita di Mike, nato Anthony ma ribattezzato Michael una volta adottato da una famiglia di genitori americani.

Le primissime pagine narrano dell'avvio di un'indagine da parte di un giornalista, l'autore del libro, incaricato da una donna di fare delle ricerche...
Ed inizia la storia. La storia di Philomena: una giovane incinta e senza marito, una peccatrice abbandonata dalla sua famiglia in un convento. La giovane partorisce un bel bambino che resta con lei in convento fino all'età di tre anni dopo di che... arriva il momento della separazione. Il bambino viene dato in affidamento e lei deve lasciare il posto in cui ha vissuto con lui dalla nascita fino a quel momento. E' una separazione traumatica per entrambi, attuata con metodi a dir poco ortodossi da parte dell'istituto religioso. Sono gli anni '50 ed è un periodo in cui in Irlanda, luogo in cui si trova il convento, si moltiplica il numero dei bambini e delle bambine nate in luoghi di quel tipo e dati in adozione con metodi di questo tipo. 

Dal momento del distacco dalla mamma e fino al 1995 la storia di Mike viene narrata con dovizia di particolari, di anno in anno. La storia di Philomena, dal 1956 al 1989 viene riassunta in una ventina di pagine, quelle finali... 

Ecco perché dico che il romanzo è incentrato sulla figura di suo figlio e non sulla sua come, invece, il titolo mi aveva fatto pensare. Si parla molto della sua omosessualità e di come abbia dovuto tenerla nascosta proprio per via del suo lavoro, dell'ambiente in cui si è trovato a lavorare... ma si parla anche con una certa insistenza di locali gay, di un angolo di vita piuttosto libertino da questo punto di vista ed ho fatto fatica a conciliare i due aspetti: il rigore mantenuto nel luogo di lavoro (dove, alla fine... tutti sapevano ma nessuno parlava) e le notti sfrenate in certi locali.
Era un uomo gay in un partito omofobico, un orfano senza radici in un mondo di certezze radicate.
Titolo fuorviante - il titolo in lingua originale dice ben altro "The lost child of Philomena Lee" - che credo abbia anche qualche cosa a che fare con il film che dal libro è stato tratto... ma comunque resta un romanzo che non mi ha delusa.
Ben scritto, racconta di un periodo storico molto particolare - Mark vive in America ed ha un ruolo di spicco a livello politico - racconta i tormenti ed i vuoti lasciati in un bambino prima, ragazzo e uomo poi dall'allontanamento da sua madre. Nessuno gli ha mai raccontato la verità e lui sente di aver bisogno di sapere, di conoscere, di comprendere il perché... Si sente continuamente abbandonato, Mike. Rifiutato. Non voluto. Ma a ben guardare non sono gli altri che non l'accettano, tutt'altro. Il problema è dentro di lui. Non si sente meritevole di quella felicità che, di volta in volta, si lascia volontariamente sfuggire. 
"Sono sempre stato un orfano. Non ho mai avuto legami in questo mondo, e quando ho desiderato trovarne le suore mi hanno allontanato. Poi ho cercato di costruirmi un'identità, ma l'ho fraintesa. Il partito mi ha dato un luogo di cui sentivo di poter far parte, ma Rudy ha ragione: per averlo ho dovuto vendermi. E più di tutto ho desiderato l'amore e il conforto di stare con te, Pete, ma l'ho distrutto....".
I suoi stati d'animo sono palpabili, il suo sentirsi inadeguato anche nei momenti di maggiore successo lo si respira nell'aria... 

All'inizio ho fatto un po' di fatica a mettere a fuoco la situazione. Si parla di un'indagine, poi si parla di politica, poi di un orfanotrofio, poi ancora di politica... e poi ho trovato tanti nomi, un susseguirsi di nomi e di luoghi che mi hanno un po' disorientata... ma nell'insieme è la storia che è piuttosto complessa e, come nella vita vera, sono tanti i personaggi che interagiscono tra loro ed in diversi livelli sia temporali che sociali.
Ho trovato qualche errore di battuta nello scrivere alcune parole ma per il resto il libro scorre e coinvolge... Pensare, poi, che è stata una storia vera e che quel Mike è Mike Hesse, personaggio di spicco nella politica americana di quei tempi... bhè... fa riflettere.
Lei, Philomena Lee, ha anche avuto dei contatti con Papa Francesco... la sua è una storia che simboleggia il sistema delle adozioni di quel tempo in Irlanda. 
Nel leggere questo libro credo di aver commesso un solo errore: ho sbirciato la sezione finale, quella delle foto, e le immagini mi hanno svelato l'epilogo... non avrei dovuto farlo... Ho comprato tempo fa questo libro perché incuriosita da un editoriale di Alfonso Signorini che ne suggeriva la lettura facendo riferimento al magico legame che esiste tra madri e figli. Sono contenta di aver seguito il suo consiglio.
E lo consiglio a mia volta.
***
Philomena. Una storia vera
Martin Sixsmith
Edizioni Piemme
18.50 euro

venerdì 31 ottobre 2014

Tu grande e io piccolo (G. Solotareff) - Venerdì del libro

Un cucciolo di elefante ed il Re della foresta: il loro è un incontro magico e suggestivo... per l'elefantino più che per il Re. Almeno è quel che si percepisce all'inizio della storia anche se poi...

Lui - l'elefante - è piccino, il Re è maestoso e potente.
Lui non è intimorito da quella figura anzi... la rispetta vi si rivolge con modi rispettosi.
Il Re sulle prime non si comporta molto bene con lui... ma presto cambierà idea tanto che i due diventeranno dei grandi amici. 

Ed è proprio una storia di amicizia quella che viene raccontata nel libro "Tu grande e io piccolo" che ci è stato letto in occasione dell'ultimo laboratorio di lettura a cui abbiamo partecipato in biblioteca. Grazie a delle grandi immagini colorate, essenziali ma molto efficaci, la storia è stata proposta ai bambini (e ai grandi che erano con loro) sommando l'effetto delle parole a quello delle illustrazioni. Le lettrici che hanno tenuto il laboratorio non hanno sfogliato e mostrato il libro ma hanno mostrato delle fotocopie a colori delle pagine del libro permettendo a tutti di poterle vedere mentre si leggeva la storia ad alta voce.

Tornando alla storia... Dove eravamo rimasti??? Dunque.... Ah si... 

Il tempo passa... l'elefantino non è più un cucciolo. E' cresciuto e con lui è cresciuta l'amicizia che lo lega al Re. Un Re che si è sentito di doverlo allontanare perchè, diventato grande, quell'elefante così maestoso era una minaccia per la sua figura, per la sua autorevolezza.
"Sei diventato più grande di me..." arriva a dire il Re "...e devi andartene".
Il leone non vuole stare sotto l'ombra di nessuno... nemmeno se si tratta di un amico come l'elenfate.
E l'elefante non farebbe mai un torto al Re della foresta. Per questo, se ne va per la sua strada. Ma il tempo passa e le cose cambiano. Un bel giorno l'elefante - che aveva sempre portato con se il ricordo del suo amico - si imbatte in un leone che dorme per terra, abbandonato a se stesso... vi ritrova il suo amico e...

Per sapere il resto bisogna leggere questo libro. Basti sapere che si tratta di una storia di amicizia che va oltre il passare del tempo, di un'amicizia che va oltre un torto subito... 

Bella storia. Carica di significato e che ben si è prestata per una lettura a voce alta in biblioteca con successivo laboratorio. Era la seconda di due storie che avevano per protagonisti animali e la consigliamo... Parlo al plurale perchè oltre a me anche i miei figli hanno seguito con attenzione la storia e l'hanno promossa.
Vorremmo proporre questa storia per questo Venerdì del libro che cade in un giorno molto particolare... non abbiamo letture a tema Halloween da proporre e, onestamente, non abbiamo avuto voglia nemmeno di cercarle. Meglio una bella storia di amicizia.

Ancora una volta Babalibri non ci ha deluso.

domenica 26 ottobre 2014

Il principe tigre (C. Jiang Hong) e... laboratorio di lettura in biblioteca.

Quella che abbiamo ascoltato in occasione del laboratorio di lettura che si è svolto ieri pomeriggio in biblioteca è la storia di una tigre e di un bambino.
Una tigre alla quale gli uomini hanno portato via i suoi cuccioli e che, di conseguenza, è diventata una minaccia per le città.
Un bambino nelle cui vene scorre il sangue reale e che è l'unico che può proteggere le città contro una tigre così feroce.
Il libro si intitola Il prinicipe tigre, è edito da Babalibri e propone una storia poetica, magica, con il riavvicinamento tra il mondo degli uomini e quello della natura seguendo una modalità che non è affatto scontata. 
Un bambino, un cucciolo d'uomo, riesce a portare la pace nell'animo di una bestia così maestosa, resa feroce proprio dalla cattiveria umana. 

La storia è accompagnata da immagini molto belle, suggestive, che completano la narrazione. Durante il laboratorio di letture sono state mostrate in fotocopia su un grande cartellone e tutti i bambini hanno potuto seguire ciò che veniva letto guardando anche le splendide immagini.

E' indicato come libro per bambini dai tre anni in su ma credo che venga meglio apprezzato da bimbi più grandicelli. Non che bisogna essere maggiorenni per capire il messaggio che lancia la storia, non voglio dire questo, ma forse bimbi così piccoli possono godere delle immagini, della lettura ma senza riuscire a fare proprio il messaggio. Questo, almeno, il mio pensiero. La mia sensazione a pelle! 

E' un libro molto bello, adatto anche per un bellissimo dono. Di grandi dimensioni, le illustrazioni sono un importante valore aggiunto: il testo non è lunghissimo e, nel complesso, si tratta di una lettura che consigliamo. Parlo al plurale perchè anche i bimbi hanno detto di aver apprezzato la storia per cui... libro promosso a pieni, pienissimi voti.
Al termine del laboratorio di lettura, come avvenuto nei precedenti appuntamenti, è stato proposto un laboratorio manuale che riguardava gli animali: anche l'altra lettura proposta - ad ogni laboratorio di lettura in genere ne vengono proposte due - aveva degli animali come protagonisti, magari ne parliamo in altro post.

Ai bambini è stato chiesto di colorare delle tessere che raffiguravano degli animali: erano le tessere di un domino che poi hanno potuto portare a casa per giocarci. Avremmo dovuto anche ritagliare le schede dopo averle attaccate su dei cartoncini colorati ma abbiamo usato le forbicine a casa visto che si era fatto tardi.
Questa volta di bimbi al laboratorio in biblioteca ce n'erano più del solito ed il tempo è proprio volato via.
Ora a casa abbiamo due domino con gli animali: uno della principessa (su fondo verde) ed uno dell'ometto di casa (su fondo giallo). Dopo le storie ed il laboratorio manuale, via al gioco!!!
***
Il principe tigre
C. Jiang Hong
Babalibri
18.00 euro

venerdì 24 ottobre 2014

Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza (D. Maraini) - Venerdì del libro

"Cara scrittrice..."
"Cara Chiara..." leggevo io. Lei ascoltava con attenzione, con i piccoli occhi socchiusi ma attenti, il volto disteso come se la mia voce l'aiutasse a dimenticare tutto il resto.

"Cara scrittrice..."
"Cara Chiara..." proseguivo io. Lei assentiva con la testa e con le mani, delicatamente appoggiate sul bordo del lenzuolo bianco, sembrava volesse farsi carico di ciò che stava sentendo, quasi come se quel modo di tenerle l'una sull'altra fosse un modo per mettere tutto il corpo in ascolto.

"Cara scrittrice..."
"Cara Chiara..." concludevo io. Lei mi guardava e mi interrompeva con voce lieve facendo riferimento a degli ipotetici colloqui tra Chiara e San Francesco.

Chiara era Santa Chiara d'Assisi.
La scrittrice Dacia Maraini. 
Lei, mia nonna.

Avevo scelto questo libro - Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza - per farle compagnia in ospedale ed avevo continuato a leggere per lei, con lei, una pagina dopo l'altra, la sera in cui era stata dimessa. Sono arrivata appena ad una cinquantina di pagine... e lei mi ha lasciata. Ho continuano da sola a leggere quel libro ed ora che sono arrivata alla fine resta in me un gran vuoto dovuto non certo a quanto letto, ma a ciò che questo libro significa per me.
L'ultimo libro che mia nonna ha ascoltato. L'ultima storia che le ho proposto tra le tante che, fino a qualche settimana prima, aveva letto da sola. L'ultima, prima di raggiungere Santa Chiara... non oso pensare tra i Santi, questo no... ma tra le anime delle persone che hanno lasciato un segno, questo si! Non appena ho chiuso il libro, arrivata all'ultima pagina, è stato inevitabile pensare a lei, a quanto avrei voluto arrivare fino alla fine con i suoi occhi azzurri puntati addosso. Quella sera è stata lei a dirmi di smettere perchè era stanca. "Grazie... ora però basta", mi aveva detto. E le avevo promesso di tornare da lei la sera successiva per andare avanti... non ne ho avuto occasione! 
Non avrei mai voluto finire di leggere quelle pagine perchè restare con quella storia nella mente era come avere ancora un contatto con lei... ma il libro è finito... e lei non c'è...

E' il primo libro di Dacia Maraini che ho letto: trovo che sia il frutto di un'attenta ricerca, ricco di spunti di riflessione e carico di interrogativi che hanno lasciato in me qualche quesito irrisolto come, credo, in molti altri lettori.

Non sono una grande conoscitrice della vita dei Santi. Questo libro mi aveva attirata per la copertina così particolare ed anche per il formato: un libro piuttosto grande ma non un "mattone", di tantissime pagine, che si apre con uno scambio epistolare tra una giovane Chiara, Chiara Mandalà, siciliana di origine, e la scrittrice, Dacia Maraini.

Questa giovane sconosciuta esorta l'autrice a scrivere un libro su Santa Chiara. La Maraini è molto reticente ma alla fine... è proprio quello che fa. E lo fa con intensità, si lascia coinvolgere in prima, primissima persona. Si pone e pone al lettore tanti interrogativi che riguardano la vita dell'epoca, la vita monacale, la scelta di Chiara di estrema povertà e il suo ruolo di badessa a servizio delle altre suore a differenza del ruolo di molte altre sue pari-grado che, invece, esercitavano in altro modo il proprio potere e la propria posizione predominante. 
Non si tratta di una biografia ma di un nitido ritratta di una Santa che è, prima di tutto, donna. Una donna che sceglie non solo la povertà estrema - che predica fino alla fine dei suoi giorni - ma che vive con estrema serenità il tormento del suo corpo infliggendosi delle "pene" (si racconta che non dormisse di certo su un letto con cuscino di piume, tanto per citare un esempio) fino a vivere la sua malattia come dono del Signore.

Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253
Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d'Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall'esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l'Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)
Questa è Santa Chiara. La Chiara di cui parla la Maraini è una donna che segue la sua, di regola, nonostante quelle - molto restrittive soprattutto quando si parla di donne - che impone la Chiesa dell'epoca. 

La Maraini ha fatto delle approfondite ricerche sull'epoca in cui Chiara è vissuta, sulla sua persona, sulle testimonianza che l'hanno portata ad essere Santa e si capisce. La storia non è romanzata e, a ben guardare, non è una storia. Non si dice "... Chiara nasce, vive, decide di fare... muore..." ma si tracciano i contorni di tanti tasselli che, tutti messi insieme, danno l'immagine di una donna che ha fatto una scelta radicale da giovanissima e che, fino alla fine, è stata testimone della bellezza della vita in povertà. Certo, anche San Francesco viene nominato spesso ma è sempre lei che resta in primissimo piano anche quando l'autrice si lascia andare a riflessioni su situazioni collaterali ma a lei collegate. 

Chiara Mandalà ad un certo punto scompare. Lo scambio epistolare termina e l'autrice resta sola con se stessa, sola con la Santa. Nello scrivere della Santa l'autrice parla anche di se e si mette a nudo in più passaggi. 
Cosa farei senza i libri? Ne ho la casa piena, eppure non mi bastano mai. Vorrei avere una giornata di trentasei ore per potere leggere a mio piacere. Tengo libri di tutte le dimensioni: da tasca, da borsa, da valigia, da taschino, da scaffale, da tavolo. E ne porto sempre uno con me. Non si sa mai: se trovo un momento di temo, se mi fanno aspettare in un ufficio, che sia alla posta o dal medico, tiro fuori il mio libro e leggo. Quando ho il naso su una pagina non sento la fatica dell'attesa. E, come dice Ortega y Gasset, in un libro mi "impaeso" a tal punto che mi è difficile spaesarmi. Esco dai libri con le pupille dilatate. Lo considero il piacere più grande, più sicuro, più profondo della mia vita.
Chiara Mandalà torna a contattare l'autrice quando, oramai, il libro volge verso la fine. Ha fatto una scelta, una scelta importante. Ed ora è una persona diversa. E' lei che fa delle riflessioni, poi condivise con l'autrice, sulle scelte fatte da Santa Chiara.
Mi sembra pericoloso giudicare Chiara con gli occhi di oggi. Dobbiamo prenderla con il suo mistero, con le sue contraddizioni. Che non erano contraddizioni quando lei è vissuta, ma aderenza alla realtà. Se vogliamo avvicinarla, dobbiamo capire gli enormi ostacoli che si è trovata davanti, e che ha superato grazie alla fedeltà granitica dei suoi principi, che però non è mai scivolata in protervia, rancore, odio, violenza, fanatismo. Cosa rarissima fra gli esseri umani che vivono non conformandosi ma imponendo una loro visione del mondo. Cosa che ha pagato sulla sua pelle. Una fedeltà che ci ha emozionati e ci emoziona ancora. In un'epoca di infedeltà teorizzate e praticate con disinvoltura, la costanza durissima di monna chiara credo ci possa ancora insegnare qualcosa. Un esempio straordinario. Io lo sento e vorrei che lo sentisse anche lei.
Mi scuso se per questo Venerdì del libro mi sono lasciata andare e sono stata un po' troppo sdolcinata (e mi sono anche dilungata un bel po') ma sento che questo libro mi resterà nel cuore e non potevo non spiegare il perchè.

Se lo consiglio? Si... mi sento di consigliarlo non solo per conoscere meglio la figura di Santa Chiara ma anche per apprezzare una Dacia Maraini che non risparmia critiche alla Chiesa e che solleva parecchi interrogativi attorno alla scelta della Santa ma che a me è piaciuta. Non ho letto altro di suo per cui non posso fare confronti con altri libri. Questo elogio della disobbedienza mia ha catturata fino all'ultima riga.
***
Chiara di Assisi. Elogio alla disobbedienza
Dacia Maraini
Rizzoli Editorie
17.50 euro

mercoledì 22 ottobre 2014

Storie per tutte le stagioni (AA. VV.)

Cercando delle letture che riguardassero l'autunno - giusto per restare in tema con il periodo (a proposito... dopo temperature primaverili quella di oggi è decisamente una giornata fredda... come da previsioni, tra l'altro!) ci siamo imbattuti in un libro dalla copertina tutta colorata e che promette, nel titolo, Storie per tutte le stagioni.
A ben guardare non sono storie molto articolate ma rime, filastrocche e storielle che si leggono in un batter d'occhio. I testi arrivano da autori vari così come le illustrazioni inserite all'interno non arrivano da una sola penna ma da più illustratori.

E' un libro consigliato dai tre anni in su. Sono piacevoli letture e solo in alcuni casi si stratta di storie un pochino più lunghe come nel caso de La sorpresa di Natale o de Le uova della gallinella Giustina. Per lo più si tratta di poche frasi in rima che vengono accompagnate da coloratissime immagini.

I miei bimbi, che iniziano a sentirsi grandicelli, hanno apprezzato più le storielle lunghe rispetto alle filastrocche di una paginetta seppur simpatiche. Questione di gusti: i miei figli hanno sempre preferito le storie piuttosto che le rime. Che ne so... nel leggere alcune brevissime storielle in rima sono rimasti un po' perplessi...

In tutto, in 120 pagine sono riportate 28 tra storie, storielle, rime e filastrocche e le illustrazioni sono molto frequenti e si capisce che si tratta di penne diverse, di diversi autori intendo io. Alcune sono più "dolci", con immagini arrotondate e delicate, altre sono invece più spigolose... Ogni illustratore propone il suo stile.
 
 
 
Sono storielle allegre, divertenti, leggere e se le si propone come lettura della buona notte... bhè, bisogna leggerne di sicuro più di una perchè sono piuttosto brevi.
E' un formato molto maneggevole ed è anche comodo da tenere in borsa giusto per intrattenere i bimbi in momenti di attesa... Sono all'antica, vero? Meglio un tablet o una consolle? E vabbè... sono un'irriducibile della lettura ed ancora non sono riuscita a convertirmi alla tecnologia, tantomeno ad ammettere che per far passare del tempo in serenità ad un bambino sia per forza necessario avere in borsa qualche oggettino tecnologico.
*** 
Storie per tutte le stagioni
AA.VV.
Einaudi Ragazzi
8.20 euro